2014-11-10 17:05:00

Baghdad conferma: ferito il capo dello Stato islamico


Il ministero dell'Interno iracheno conferma che il 'califfo' dello Stato Islamico, Abu Bakr al Baghdadi, è rimasto ferito in un raid aereo nel quale altri leader dell'Is sono rimasti uccisi. Il Pentagono però non conferma. Il servizio di Debora Donnini:

Il califfo dell’Is è stato ferito. La notizia viene confermata dal  ministero dell’Interno di Baghdad, secondo cui aerei hanno colpito una scuola nella provincia di Al Anbar. Al Baghdadi sarebbe poi stato trasferito in Siria dai suoi miliziani per essere curato. Nel bombardamento sarebbero rimasti uccisi o feriti 40 combattenti. Precedentemente gli americani avevano detto di aver compiuto un attacco contro un convoglio dell'Is vicino a Mosul, anche se la presenza del capo dello Stato islamico in quel convoglio non poteva essere confermata. Sempre Baghdad smentisce la notizia comparsa su twitter e attribuita al ministro degli esteri iracheni, che al Baghdadi sia stato ucciso: "l'account Twitter attribuito al ministro Jaafari su cui compare la dichiarazione non e' autentico", si fa sapere. Sulle notizie circolate il Pentagono dice di non poter confermare né se sia stato ferito né se sia stato ucciso. Intanto secondo una registrazione pubblicata sempre su twitter, gli jihadisti egiziani del gruppo Ansar Beit al-Maqdess, che in precedenza erano associati ad Al-Qaeda, hanno giurato oggi la loro fedeltà allo Stato islamico. 

 

Ma quali scenari potrebbero aprirsi con l’eventuale eliminazione della leadership del cosiddetto Stato Islamico (Is)? Marco Guerra lo ha chiesto all’ricercatore dell’Ispi, l'Istituto per gli studi di politica internazionale, Paolo Maggiolini:

 

R. - E’ chiaro che - se la notizia fosse confermata - per il fronte che sta combattendo Is il morale dovrebbe essere rinsaldato e sarebbe un grande successo. D’altra parte, per la struttura dello Stato islamico, è verosimile pensare che proprio grazie a questa struttura, ove esista veramente, ci dovrebbe essere o ci potrebbe essere già una linea di successione, che chiaramente non correrebbe sulla linea semplicemente carismatica, però potrebbe garantire comunque la tenuta del gruppo e del progetto.

D. - Qualora lo Stato islamico perdesse la sua leadership, c’è anche il rischio che cellule impazzite possano colpire indiscriminatamente un po’ in tutto il mondo, anche in Occidente?

R. - Chiaramente, si apre una fase che va attentamente letta e compresa sul piano internazionale o regionale. D’altra parte, nella componente diciamo localizzata del fronte siriano ed iracheno, lì va valutata effettivamente la forza della struttura. Il progetto è stato quello di rappresentare, appunto, non tanto un gruppo, ma uno Stato, con delle istituzioni e quindi anche con un certo grado di organizzazione. Ecco, sul fronte locale la componente carismatica è chiaramente importante e rilevante, però l’Is sembrerebbe cercare di superare questa dimensione squisitamente carismatica, offrendo un modello di riferimento più ampio. Per conformazioni e gruppi esterni, la successione prevede che questo riconoscimento venga rinnovato al successore. E quindi possiamo attenderci una fase di intermezzo, di valutazione. Quindi, in realtà, a livello internazionale, la minaccia per il resto rimane del tutto intatta: non è nelle sorti di un singolo individuo.

D. - Intanto, Obama annuncia una nuova fase: cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime settimane e nei prossimi mesi?

R. - Obama ha aumentato la presenza militare - però siamo sempre in numeri molto piccoli, perché arriviamo ora ad una quota di tremila - e ha chiesto al congresso di aumentare il budget per le operazioni militari contro lo Stato islamico. Le operazioni condotte soltanto attraverso gli attacchi aerei sono state ritenute per ora necessarie per guadagnare principalmente tempo: questo è quello che, in realtà, Washington stesso ha dichiarato. Dall’altra parte, invece, la consapevolezza che un’operazione di terra sarà necessaria è evidente. Chi poi la farà, questo è l’altro punto. Anche perché il nemico è uno, lo Stato islamico, mentre i fronti e le problematiche che i fronti presentano - sia dal punto di vista militare, sia dal punto di vista delle risposte politiche che vanno date - sono differenti. Nel caso iracheno, la via da percorrere passa attraverso l’esercito iracheno. Nel caso siriano, questa forza militare locale è da creare. Quindi, in realtà, è difficilmente prevedibile la rapidità e la lunghezza di questo percorso, dato che l'Is per essere efficacemente combattuto deve essere affrontato anche sul piano politico ed economico. D’altronde, la sfida che ha posto in questo caso questa nuova, diciamo, "incarnazione" di un movimento più ampio è una sfida politica ed è una sfida economica, più che militare.








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