2014-10-30 13:39:00

Sud Sudan: a Juba, riapre Radio Bakhita. Scontri nel Nord


Ancora violenti scontri nella parte settentrionale del Sud Sudan, in particolare nella città petrolifera di Bentiu. L’esercito ha respinto un attacco dei ribelli, dopo ormai 10 mesi di violenti scontri tra truppe fedeli al capo di Stato Salva Kiir e forze vicine all’ex presidente Riek Machar, con un bilancio difficile da quantificare: fonti internazionali parlano di migliaia di morti e quasi due milioni di sfollati. In questo quadro di tensioni, sta per riaprire ufficialmente Radio Bakhita, l’emittente dell’arcidiocesi di Juba, chiusa a fine agosto dalle autorità per la sicurezza nazionale, per essersi occupata di notizie politiche del Paese. Nelle scorse settimane la radio era stata autorizzata a riprendere le trasmissioni, senza però informare sugli argomenti politici. Giada Aquilino ne ha parlato con Enrica Valentini, direttrice del Catholic Radio Network, la Rete delle radio cattoliche del Sud Sudan:

R. – L’arcivescovo Paulino Lukudo Loro ha dato il via libera per la riapertura della radio. Si è arrivati a questo traguardo dopo più o meno due mesi di lavoro: inizialmente la chiusura è stata richiesta dal governo per questioni legate al notiziario e, dopo alcune settimane di chiusura, con la confisca delle chiavi, queste sono state riconsegnate all’arcivescovo. Ci sono stati colloqui tra l’amministrazione dell’arcidiocesi di Juba e le autorità locali, quindi l’amministrazione dell’arcidiocesi ha costituito un comitato per supervisionare la radio. Ora stiamo lavorando, c’è stato un piccolo problema di elettricità e parte del materiale necessario per andare in onda è stato danneggiato, quindi stiamo cercando di rimettere in funzione il trasmettitore. Ma si prevede che nel giro di un paio di giorni la radio possa andare in onda.

D.  – In particolare di cosa si era occupato il notiziario?

R. – Di notizie relative ad uno degli scontri accaduti nella zona del Greater Upper Nile e in particolare una notizia che includeva una versione dell’opposizione rispetto a ciò che era successo.

D. – E invece il governo cosa ha chiesto ultimamente a tutti i media locali?

R. – In generale di diffondere solo versioni approvate dal governo.

D. – Tra l’altro sono in corso nuovi violenti scontri tra forze fedeli al presidente Salva Kiir e ribelli di Riek Machar nella città petrolifera di Bentiu: perché?

R. – Le notizie che arrivano qui a Juba non sono molto attendibili ma la zona è strategica perché ricca di petrolio e quindi il controllo di quest’area si presume dia poi accesso a risorse anche finanziarie desiderabili da tutte le parti.

D. – Nelle scorse settimane erano stati avviati colloqui di distensione: a che punto sono?

R. – Ci sono stati colloqui in Tanzania e da entrambe le parti c’era stato uno spiraglio di speranza verso la pace, per risolvere la questione tramite il dialogo. Ora i colloqui stanno riprendendo ad Addis Abeba, ma non ci sono aggiornamenti particolari. Passi avanti concreti non se ne vedono ancora.

D.  – Cosa manca per una reale intenzione di pacificazione?

R.  – Innanzi tutto un vero cessate il fuoco, che sia rispettato. Quello è sicuramente l’elemento principale che la gente si aspetta e più si avvicina dicembre più la gente è intimorita e teme che si ripetano episodi e violenze come l’anno scorso.

D. - Qual è l’auspicio in questo senso della Chiesa cattolica e del Network delle radio cattoliche, che diffondono il messaggio della Chiesa?

R. – Che veramente ci sia la pace. Questo è ciò che la Chiesa desidera, che il messaggio di pace, il Vangelo della Chiesa venga diffuso, che ci possa essere speranza per la popolazione, anche attraverso le radio, con l’impegno per il futuro di diffondere messaggi di pace, speranza, aiutando a ricostruire il Paese.








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