2009-11-04 15:49:46

Guinea Conakry: appello al dialogo del presidente della Conferenza episcopale


Un pressante invito al dialogo tra tutte le parti guineane è stato rivolto da mons. Vincent Coulibaly, arcivescovo di Conakry e presidente della Conferenza episcopale della Guinea, in un messaggio alla nazione, che è stato pubblicato dalla stampa locale e ripreso dall'agenzia Fides. Mons. Coulibaly sottolinea la preoccupazione dei vescovi per la grave crisi politica scoppiata con il golpe del dicembre 2008, aggravatasi a fine settembre all’indomani della sanguinosa repressione di una manifestazione dell’opposizione. L’arcivescovo di Conakry ricordando la sua partecipazione all’Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, avverte che la situazione della Guinea rischia di sfociare in una crisi simile a quelle vissute da altri Paesi africani: “Pensando alle testimonianze commoventi dei vescovi della Repubblica Democratica del Congo e del Rwanda durante il Sinodo, mi domando se non corriamo lo stesso pericolo”. Mons. Coulibaly, esprime “la solidarietà della Chiesa al nostro popolo sofferente” e sottolinea che “nessuna ingiustizia, nessun attentato alla pace, alla vita, ai diritti fondamentali dell’uomo può lasciare indifferente la Chiesa”. Riportando le conclusioni del Sinodo, il presidente della Conferenza episcopale sottolinea che è compito dei guineani prendere in mano il proprio destino e mette in guardia sulle possibili interferenze straniere nella crisi guineana, che sono dettate dal desiderio di sfruttare le immense ricchezze del Paese. “I guineani devono superare le loro divergenze con il dialogo". Mons. Coulibaly conclude il messaggio invitando la giunta militare, l’opposizione e la società civile a negoziare per far uscire la Guinea dalla crisi. L’arcivescovo di Conakry chiede inoltre ai rappresentanti dei Paesi stranieri in Guinea di astenersi da illecite interferenze e di osservare la “stretta neutralità”. Infine lancia un appello a non sfruttare la religione a fini politici: “invito i protagonisti della crisi a non parlare mai a nome e per conto dei leader religiosi, né a utilizzare la religione per le proprie ambizioni”. (R.P.)







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