2008-02-13 20:10:57

ALGERIA L'arcivescovo di Algeri commenta la condanna di un sacerdote ad Orano


ALGERI, 13FEB08 - “Questo episodio, certamente spiacevole, non può tuttavia cancellare i buoni rapporti consolidati da anni di collaborazione nel campo culturale e sociale”. Così mons. Henri Tessier, arcivescovo di Algeri, a commento della condanna a un anno di prigione con la condizionale inflitta da un tribunale di Orano al sacerdote Pierre Wallez. L’accusa al sacerdote è stata di aver violato la legge che proibisce la pratica religiosa non musulmana al di fuori degli edifici adibiti a tale scopo. Intervistato da ‘L’Osservatore Romano’, mons. Tesseir ha precisato che lo scorso 29 dicembre, don Wallez ha recitato una preghiere con un gruppo di cristiani del Camerun che dal 1999, assieme a migliaia di altri africani sub-sahariani, vivono nella baraccopoli di Maghnia (al confine con il Marocco) ma non è stata celebrata alcuna messa e per questo motivo, secondo il presule, la condanna appare “esagerata”. Tuttavia, “la legge è legge e vale per tutti i cristiani” ha aggiunto l’arcivescovo di Algeri, e “non c'è dubbio che l'obiettivo del governo era quello di bloccare un modo di fare proselitismo aggressivo, porta a porta, ovvero la distribuzione delle bibbie per le strade o le conversioni facili di musulmani attraverso metodi non proprio irreprensibili da un punto di vista pastorale. Non a caso l'ordinanza punisce chiunque inciti, obblighi o utilizzi mezzi persuasivi per spingere un musulmano ad abbracciare un'altra religione. I cattolici, in quanto a comportamenti, non possono essere assimilati, e le autorità algerine lo sanno bene, a questi nuovi gruppi evangelici”. Monsignor Tessier ha sottolineato che in Algeria, dove la comunità cristiana è una piccola minoranza di alcune migliaia di persone, “esistono esempi consolidati di incontro, collaborazione, amicizia, sia nella vita quotidiana sia a livello accademico” con i musulmani; “i cattolici sono inseriti stabilmente nella realtà sociale e culturale algerina e questa è già una forma di dialogo fra persone di religioni differenti […] Con gli amici musulmani, grazie ai quali ci siamo inseriti, c'è rispetto e stima reciproca, e molti di essi ci danno un aiuto, anche in denaro, per lo svolgimento delle nostre attività pastorali”. Interrogato sulla presunta emergenza in Algeria di un’ondata di radicalismo islamico, monsignor Tessier risponde in questi termini: “Non bisogna confondere il terrorismo o il fondamentalismo con l'Islam. La situazione è totalmente diversa rispetto agli anni Novanta, quando il paese venne sconvolto dalla guerra civile. Furono anni, quelli, di repressione, di censura dell'informazione, di arresti di natura politica. […] Oggi, grazie anche alla maggiore stabilità politica, si può parlare di un faticoso cammino di pace che prosegue. Comunque, è sbagliato dire che i cattolici sono nel mirino. L'introduzione di misure di controllo riguardanti l'esercizio delle pratiche di culto non musulmano non significa che ai cristiani sia stata proibita la professione della loro fede nei luoghi autorizzati.”
(L’Osservatore Romano, Misna-MANCINI)










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