2008-02-08 15:58:19

Il premier palestinese Fayyad spegne le speranze di un accordo nel 2008 con Israele


Il primo ministro palestinese Salam Fayyad, in visita negli Stati Uniti, ha affermato ieri di ritenere improbabile che venga concluso un accordo di pace duraturo con Israele nel 2008, malgrado i rinnovati sforzi diplomatici per risolvere il conflitto israelo-palestinese. Questa dichiarazione scompagina i piani della Casa Bianca. Nel suo primo viaggio in Medio Oriente, lo scorso gennaio, il presidente George W. Bush aveva infatti affermato di ritenere che un trattato di pace fra Israele e palestinesi sarebbe stato concluso prima della fine della sua presidenza. Quali sviluppi ci si può aspettare ora? Salvatore Sabatino lo ha chiesto a Eric Salerno, esperto di area mediorientale del quotidiano “Il Messaggero”:RealAudioMP3


R. – Sicuramente la dichiarazione di Fayyad fatta negli Stati Uniti è un messaggio a Washington ancora più che ad Israele. E’ un segnale delle difficoltà che ci sono in questo momento e della necessità per gli Stati Uniti di fare pressione su Israele – quello che stanno chiedendo i palestinesi da molti giorni – per fermare le continue incursioni a Gaza, ma soprattutto in Cisgiordania, dove l’Autorità Nazionale, sotto Fayyad e sotto il presidente Abbas, sta cercando di normalizzare la situazione. Teoricamente è possibile fare un accordo entro l’anno, la questione è il clima. Perché certamente questo clima non può consentire un negoziato serio.

 
D. – Le azioni diplomatiche internazionali e in primis quella statunitense, secondo lei, sono state efficaci o c’è stato quale elemento che ha ritardato o che ha di fatto non evidenziato reali problemi?
 
R. – Io credo che i problemi siano chiari a tutti. Non è improbabile che sia in corso, nonostante tutto quello che sta dicendo Fayyad, un negoziato segreto, che mi sembrerebbe l’unica maniera per far avanzare in qualche modo il processo. Al di là di questa trattativa segreta, è chiaro che è necessario un altro clima. Abbas deve far capire al suo popolo che le cose vanno meglio con lui, che tutto sommato Hamas è isolata e che la questione di Gaza si risolverà in qualche modo. Assistiamo invece al rafforzamento di Hamas dopo l’accordo con l’Egitto sul valico di Rafah ed assistiamo all’incertezza degli israeliani che non sembrano in grado di decidere quale strada prendere, anche in merito agli insediamenti. Si continua a costruire mentre dovevano essere abbattuti una serie di avamposti di altri insediamenti. E’ molto difficile, quindi, per Abbas e per la sua gente convincere il popolo – ma questo sarà necessario un giorno, quando ci sarà forse un accordo scritto – di andare avanti su quella strada.







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