2007-10-08 14:38:58

Si apre a Ravenna la plenaria della Commissione mista cattolico-ortodossa per il dialogo teologico


Si apre questa sera a Ravenna la 10.ma Assemblea plenaria della “Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme”, organismo istituito da Giovanni Paolo II e dal Patriarca Ecumenico Dimitrios I il 30 novembre 1979, festa di Sant’Andrea, Patrono della Chiesa di Costantinopoli. La Commissione - composta da 30 membri ortodossi e da altrettanti rappresentanti cattolici - è attualmente impegnata nello studio del documento dal titolo “Conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa – Conciliarità e Sinodalità nella Chiesa”. L’incontro si apre ufficialmente alle 19.30 con la Liturgia dei Vespri nella Basilica di Sant’Apollinare in Classe, presieduta dall’arcivescovo di Ravenna-Cervia, mons. Giuseppe Verucchi, con la partecipazione dei rappresentanti cattolici e ortodossi. Al termine della sessione verrà emesso un comunicato per informare sullo svolgimento dei lavori. Ma come procede il dialogo teologico tra ortodossi e cattolici? Giovanni Peduto lo ha chiesto a mons. Eleuterio Fortino, sottosegretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e co-segretario cattolico della Commissione mista:RealAudioMP3


R. – E' necessario fare dei progressi. Probabilmente il tema preciso del ruolo del Papa nella Chiesa non sarà esaurito in questa sessione, ma è necessario porre dei presupposti concordati, comuni, per cui si possa discutere il problema. Già nel documento di Valamo, nel 1988, si era detto che è nella prospettiva della comunione tra le Chiese locali che potrebbe essere affrontato il tema del primato nell’insieme della Chiesa, e in particolare quello del primato del Vescovo di Roma. E’ in questa linea e in questa prospettiva che si spera di poter fare dei progressi nella comprensione e negli accordi.

 
D. – Cosa fare allora per una migliore comprensione reciproca tra cattolici e ortodossi?

 
R. – Questo dialogo ha sottolineato due aspetti: la dimensione del dialogo della carità e quello teologico, che è proprio della Commissione mista. Il dialogo della carità si è svolto con grande profitto e ha creato le condizioni per progredire anche nel dialogo della verità, nel dialogo teologico. Attualmente, in questo dialogo della carità partecipano molte Chiese locali. Noi leggiamo dalla stampa iniziative che promuovono contatti tra diocesi cattoliche e diocesi ortodosse, fra facoltà teologiche cattoliche e ortodosse. Di recente, nel mese di settembre, si è tenuto a Tinos un incontro tra l’Istituto di spiritualità francescana della Pontificia Università Antonianum e la Facoltà teologica dell’Università Aristotele di Salonicco. La ricerca inoltre che si fa negli istituti teologici specifici e l’insegnamento che avviene nelle facoltà teologiche cattoliche e ortodosse possono dare un grande contributo per l’approfondimento delle relazioni. Quindi, ci sono delle relazioni di fraternità tra le Chiese, come espresso in modo generale, comprendendo anche i protestanti a Sibiu, nella terza Assemblea ecumenica europea, ed in altre iniziative di questo tipo che riguardano i rapporti di fraternità e di aiuto. E all’interno del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani noi abbiamo un comitato cattolico di collaborazione culturale con le Chiese ortodosse, che offre borse di studio ad ortodossi per la specializzazione in facoltà teologiche cattoliche. Anche questo è un aspetto, uno strumento per una migliore comprensione.

 
D. – Mons. Fortino, una maggiore armonia tra cattolici e ortodossi può favorire il dialogo anche con le Chiese protestanti?

 
R. – Quando è stato dichiarato aperto il dialogo teologico cattolico-ortodosso nel 1979, quando Papa Giovanni Paolo II ha fatto visita al Patriarcato ecumenico, ed è stata resa nota la Commissione mista, i nomi della Commissione mista cattolico-ortodossa, è stato detto che si sperava che questo dialogo potesse aiutare anche gli altri dialoghi aperti nel mondo fra la Chiesa cattolica ed altre Chiese e comunità ecclesiali, e fra altre Chiese tra di loro in cui non era impegnata la Chiesa cattolica. Io credo che la ragione sia progredire nella visione di un modello di unità fra cattolici e ortodossi che rispetti l’unità nella fede, nei sacramenti e nella organizzazione gerarchica. Questo contribuirà ed influirà almeno sulle esigenze presenti in tutti gli altri dialoghi.







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