2007-04-08 15:05:51

Tra paure e speranze, la Pasqua vissuta dai cristiani nelle terre afflitte dalla violenza e dalla povertà


- Nel giorno di Pasqua, dal Medio Oriente, giungono segnali di speranza per la liberazione del caporale israeliano Gilad Shalit, rapito da miliziani palestinesi il 25 giugno scorso. Lo Stato ebraico ha, infatti, ricevuto una lista di nomi di detenuti palestinesi da liberare in cambio di Shalit. Si tratta di un passo avanti nelle trattative, dunque, che sembra raccogliere l’invito a “spezzare il cerchio di altre violenze” lanciato stamani dal patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, durante la liturgia eucaristica pasquale, presieduta nella Basilica del Santo Sepolcro. Ci riferisce Graziano Motta:

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I cristiani di Gerusalemme vivono stamani la pienezza della Pasqua per la forza della speranza che ci viene dalla Risurrezione, ha detto il patriarca Sabbah nell’omelia della Messa solenne celebrata proprio dove questa avvenne, davanti al sepolcro vuoto di Gesù. Attorno a lui, nella rotonda dell’Anastasi, pellegrini venuti da ogni parte del mondo. La sua meditazione si è sviluppata sulla gioia spirituale per la vittoria di Gesù sulle sue sofferenze e sulla morte. Il mistero della sofferenza, ha affermato, è ancora la strada della vita; "il mistero del peccato che apparve fin dall’inizio della storia umana con un fratricidio, continua finora ovunque nel mondo e qui nella nostra terra…” Bene e male si aggrovigliano nella nostra vita personale e nei rapporti tra i popoli. E tuttavia abbiamo ricevuto da Dio l’ordine di essere perfetti e Santi, come Egli è, il che significa che "ci ha dato il potere di adempiere quel che ci chiede”. Da qui l’esortazione del patriarca, con le parole della prima lettera di san Pietro, a ubbidire alla verità, ad amarci tutti come fratelli, a comportarci da uomini liberi “senza utilizzare la libertà come un velo”. Lo spirito della Pasqua, ha aggiunto, invita tutti coloro che in questa terra della Risurrezione e della libertà hanno la responsabilità della pace e della guerra a far cessare finalmente un secolo di conflitto e di impotenza umana a superarlo, quarant’anni di occupazione e di impotenza a rimuoverla. Ha rivolto poi un invito a ricorrere a nuovi criteri, a una nuova visione che spezzi il cerchio di altre violenze. Un appello segnato dall’augurio agli israeliani, agli ebrei, di celebrare una Pasqua di santità, di libertà e di pace, e dall’augurio di libertà e di fine delle sofferenze al popolo palestinese, a cristiani e musulmani . “La nostra festa di Pasqua - ha concluso - è una preghiera per tutti, un rinnovamento del nostro amore per tutti”.

 
Per la Radio Vaticana, Graziano Motta.

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- Ci spostiamo ora in Asia, dove la Pasqua è stata anticipata dal fuso orario: particolarmente toccanti le celebrazioni nelle isole Salomone, in Oceania, duramente colpite dallo tsunami della settimana scorsa, mentre a Timor Est è risuonato l’appello ed evitare le violenze lanciato dal presidente Xanana Gusmao, in vista delle elezioni presidenziali di domani. Nuovi Battesimi si registrano invece in Cina, come riferisce Bernardo Cervellera:


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Almeno 800 adulti sono stati battezzati, ieri notte, nelle diverse chiese ufficiali di Pechino; più di mille se si includono anche quelli della chiesa non ufficiale, celebrati di nascosto. Fra i nuovi battezzati, vi sono persone benestanti, professionisti, professori universitari, giovani studenti e poveri migranti. Nel Paese dominato da decenni di materialismo comunista e poi dall’egoismo consumista, la domanda religiosa è altissima. Non diminuisce però la persecuzione. Due sacerdoti della diocesi di Wenzhou sono stati condannati a 9 e 11 mesi di prigione: erano andati a Roma in pellegrinaggio, uscendo illegalmente dalla Cina. Molte comunità sotterranee non hanno avuto le celebrazioni pasquali perché la polizia, in occasione delle feste, ha aumentato il dispiego delle forze. Nuovi Battesimi sono stati celebrati in Hong Kong, Mongolia, Giappone, India, Vietnam, Cambogia. Anche in Thailandia vi sono nuovi cristiani, anzitutto fra le tribù dei monti, per i quali diventare cristiano significa entrare in un mondo dove non si ha più paura degli spiriti cattivi, e dove si riceve aiuto nell’educazione e nella sanità. Ma vi sono conversioni anche fra i buddisti delle città, grazie soprattutto all’amicizia e all’amore quotidiano dei cristiani. In Sri Lanka, le chiese del sud hanno inviato gli aiuti raccolti durante la Quaresima ai 200 mila profughi del nord e nord est, sotto le violenze della guerra fra esercito e Tigri Tamil, che cerca di dividere il Paese. In Corea, la Pasqua come vittoria della Vita, è focalizzata contro la cultura di morte dell’aborto e la manipolazione degli embrioni, con forti critiche al governo che finanzia laboratori per lo studio di cellule staminali embrionali. In Indonesia, Iraq, Pakistan, pur nella tensione creata dal terrorismo islamico, i fedeli non hanno rinunciato alle celebrazioni pasquali. Anche qui vi sono Battesimi di adulti, ma spesso di nascosto per evitare le accuse di proselitismo o di apostasia dall’Islam.

 
Per la Radio Vaticana, Bernardo Cervellera.
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- Anche oggi l'Afghanistan si conferma un Paese "segnato da crescene inquietudine e instabilità", come ricordato da Benedetto XVI: sarebbe, infatti, stato ucciso dai talebani Admjal Nashkbandi, l'interprete del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo. Lo ha detto il portavoce del capo militare dei ribelli, il mullah Dadullah, intervistato dall'agenzia Reuters, spiegando che l'esecuzione di Nashkbandi è avvenuta per il riufiuto del governo afgano di effettuare uno scambio con i combattenti detenuti. La vittima era stata rapita il 5 marzo scorso nella provincia di Helmand, nell'Afghanistan meridionale, insieme a Mastrogiacomo.

- E il terrorismo non concede tregua neppure in Iraq, neanche nella domenica di Pasqua: almeno 17 i morti e 20 i feriti nell’esplosione di un’autobomba a Mahmudiya, cittadina sciita a sud di Baghdad. Intanto, è stata fissata per il 3 e 4 maggio prossimi la conferenza internazionale per la sicurezza e la stabilizzazione del Paese. L’incontro si terrà a Sharm el Sheik, in Egitto, e vedrà la partecipazione, tra gli altri, di Siria, Iran, Stati Uniti e Italia.

- È stata invece rinviata la conferenza di riconciliazione per la Somalia, programmata per il 16 aprile. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri somalo, Ismail Hurre, ribadendo che comunque le Corti islamiche non siederanno al tavolo delle trattative. L’Africa continua, dunque, ad essere un continente martoriato. Ma nel giorno di Pasqua, si vedono anche semi di speranza. Ce ne parla Giulio Albanese:

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Mary è una ragazza della baraccopoli di Kybera, a Nairobi: all’età di 8 anni inizia a battere le strade della città chiedendo l’elemosina, con gli altri “street children”, i bambini di strada. Poi, d’accordo con la mamma alcolizzata, inizia a prostituirsi per guadagnare qualcosa in più. Ha appena 12 anni. Per lei la scuola costa troppo e dunque rimane un sogno nel cassetto. Racconta che sua madre aveva una mano ruvida con cui la schiaffeggiava, se la figlia non trovava clienti e un’altra liscia con cui l’accarezzava se invece faceva il suo dovere. Il giorno in cui quella povera madre muore di AIDS, il giorno di Pasqua del 2000, Mary gliele bacia tutte e due, tra un bagno di lacrime. Oggi Mary ha 20 anni, un figlio senza padre e gestisce un piccolo chiosco di frutta e verdura alla periferia della capitale kenyana. Per lei, la Pasqua è la festa della Risurrezione di Cristo e coincide con la Messa in suffragio di sua madre. Il suo parroco è riuscito a strapparla di strada: sì, oggi Mary non fa più la prostituta. “Dobbiamo ammettere – racconta padre John – che questa ‘sindrome di Caino’, patologia che seppellisce un bambino al battere di ogni secondo, 60 ogni minuto, 3.600 ogni ora, 86.400 ogni 24 ore, rende imbarazzante guardare le lancette dell’orologio. Questa civiltà che riduce i bimbi al rango di mendicanti nelle periferie, è la stessa che distrugge i raccolti, ignora il buco nell’ozono, abbatte il bestiame, spreca di milioni di ettolitri di latte. Eppure, ipernutriti o affamati, ricchi o poveri, occidentali o africani, appartengono tutti alla stessa famiglia: misteriosamente umana e divina, che vuole ‘passare le acque del Mar Rosso’”. Per Mary, questa è Pasqua.

 
Per la Radio Vaticana, Giulio Albanese.

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- Andiamo ora in America Latina, dove nella Domenica della Risurrezione è tradizione portare in corteo l’immagine di Maria addolorata e quella del Cristo Risorto. Il servizio di Luis Badilla:

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“Domingo de gloria” più che Pasqua: infatti, nella quasi totalità delle nazioni latinoamericane si preferisce usare la prima espressione per indicare la massima solennità dell’anno liturgico e con ciò si desidera esaltare la condizione nuova e la gloria del Cristo Risorto, nonché le energie divine che scaturiscono dalla sua vittoria sul peccato e sulla morte. E la pietà popolare, seguendo l’affermazione liturgica, secondo cui Dio ha riempito di gioia la Vergine nella Risurrezione del Figlio, associa il Figlio alla Madre nell’ora del dolore e della morte ma anche nell’ora del gaudio e della Risurrezione. In molti luoghi della regione, la mattina di Pasqua, due cortei, l’uno recante l’immagine della Madre addolorata, l’altro quella del Cristo risorto, s’incontrano per significare che la Vergine fu la prima e piena partecipe del mistero della Risurrezione del Figlio. E come accade da diversi secoli, anche oggi, sarà così dal Rio Grande alla Patagonia. I popoli latinoamericani, alla gioia per il Cristo risorto che dona la vita nuova associano Maria Vergine, affidando alla sua intercessione le speranze per il futuro, in particolare, la famiglia, la realtà sociale più insediata non solo dai venti tempestosi del laicismo e del relativismo morale ma anche dalle grandi iniquità sociali nonostante la ricchezza complessiva sia in crescita. Risuona così, da un confine all’altro, un’accorata invocazione in difesa della vita umana poiché, come ha ricordato il cardinale Julio Terrazas, arcivescovo di Santa Cruz in Bolivia, “senza la Pasqua non ci sono soluzioni per i problemi dell’umanità”.

 
Luis Badilla, Radio Vaticana.
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- Ci spostiamo in Europa, precisamente in Spagna, da dove arrivano segnali di distensione tra il governo e l’Eta. In un’intervista rilasciata al giornale locale ‘Gara’, i separatisti si dicono pronti ad una tregua definitiva se cesserà l’offensiva spagnola contro la regione basca e se il partito militante di Batasuna, ritenuto fuori legge, potrà partecipare alle prossime elezioni locali.

- Infine, in Italia, a Roma: oggi migliaia di persone hanno aderito alla Marcia contro la pena di morte organizzata, tra gli altri, dalla Comunità di Sant’Egidio, da Nessuno Tocchi Caino e dal Campidoglio. Insieme al presidente del Consiglio, Romano Prodi, hanno sfilato anche molti ministri. L’iniziativa vuole sostenere il governo italiano per la presentazione di una risoluzione per una moratoria della pena di morte presso l’assemblea generale dell’ONU. Partito dal Piazza del Campidoglio, il corteo ha raggiunto Piazza San Pietro dove ha assistito alla Benedizione ‘Urbi e Orbi’ del Papa. (A cura di Isabella Piro)
 







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