2003-12-26 12:28:36

Il Natale e la pace, intervista con il card.Martini a Betlemme


In queste ore difficili per la Terra Santa è in pellegrinaggio a Betlemme anche il cardinale Carlo Maria Martini.
Fabio Colagrande lo ha raggiunto telefonicamente per chiedergli il senso della preghiera per la pace che si leva da molte parti del mondo per il Medio Oriente.
R. – Significa promuovere, soprattutto, quelle azioni di intesa, di dialogo e linee comuni. E anche noi cerchiamo di portare a Betlemme un segno di pace.

D. – Il Natale è occasione di scambio di auguri, come quelli che si rivolgono molte persone in queste giornate di festa. Passato il periodo natalizio, cosa resterà di questa euforia, di questa allegria?
R. – Certamente molte di queste cose sono un po’ retoriche, perché si pensa che il momento del Natale abbia in sé qualche cosa di risolutivo, che invece non ha. Il Natale vale come memoria di ciò che Dio ha fatto per il bene dell’umanità e come premessa ed attesa di ciò che Dio farà quando metterà a posto ogni cosa, quando vi saranno cieli e terra nuovi dove abiterà stabilmente la giustizia. Allora, tutti i gesti che vanno in quel senso, rimarranno: tutti i gesti che vanno nel senso della giustizia e della riconciliazione porteranno frutto ed avranno un seguito. Tutte le parole vane, invece, passeranno.

D. – In questo senso, che augurio fa ai nostri ascoltatori per questo Natale?

R. – Anzitutto un augurio di pace interiore con se stessi e di riconciliazione con Dio, nella famiglia e con gli amici. E un augurio a guardare a chi è diverso da noi con occhio attento e benevolo: così faremo un buon cammino.







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