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Sommario del 12/01/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Il Papa agli amministratori del Lazio: politiche solidali per le fasce sociali povere e mutuo sostegno con la Chiesa per battere la crisi
  • Il cordoglio di Benedetto XVI per la morte del cardinale Pio Laghi "fedele servitore del Vangelo"
  • Nomine
  • Il cardinale Bertone, Legato pontificio all'Incontro mondiale delle famiglie, anticipa tappe e temi del suo prossimo viaggio in Messico
  • Mons. Tomasi: la comunità internazionale intervenga per fermare le violenze a Gaza e favorire il dialogo
  • Il Battesimo è un dono di Dio che arricchisce bambini e genitori: la riflessione del teologo Bux sulle parole del Papa alla Messa nella Cappella Sistina
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Il Consiglio ONU per i diritti umani condanna l'offensiva israeliana a Gaza
  • Il Papa: il Tempo ordinario dell'Anno liturgico ci invita a vivere in quotidiana amicizia con Gesù
  • Chiesa e SocietÓ

  • Marcia contro la violenza in Guatemala
  • Colletta della Chiesa per il terremoto in Costa Rica
  • Mozambico: 18 morti per le piogge torrenziali
  • Ad un ginecologo congolese il premio Olof Palme
  • Giovedì prossimo inaugurazione a Parigi dell’Anno internazionale dell’Astronomia
  • Nel 2013 sorgerà a Cracovia il 'Centro Giovanni Paolo II Non abbiate paura!'
  • Aiuti ai pescatori dello Sri Lanka fuggiti dalla guerra tra Tigri ed esercito
  • Sri Lanka: la Chiesa segue con attenzione la bozza della nuova legge anti-conversioni
  • Portogallo: petizione per chiedere la sospensione della legge sull’aborto
  • Cina: 500 fedeli hanno celebrato il Natale nella steppa mongola
  • Burundi: nuova congregazione religiosa a Gitega
  • A febbraio assemblea dei vescovi indiani di rito Latino sulla Parola di Dio
  • “Christimes” nuovo periodico della Chiesa cattolica indiana
  • Svizzera: colletta della Chiesa per le mamme in difficoltà
  • Senegal: a Sédhiou il primo diacono autoctono
  • Riprende oggi a Roma la lettura pubblica delle opere di Origene
  • Spettacolo di Natale della tradizione russa ortodossa a Roma
  • 24 Ore nel Mondo

  • Bruxelles: vertice Ue, Russia e Ucraina sulla crisi del gas
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il Papa agli amministratori del Lazio: politiche solidali per le fasce sociali povere e mutuo sostegno con la Chiesa per battere la crisi

    ◊   La crisi economica mondiale ha “inevitabili ricadute” anche su Roma e sul territorio del Lazio. Per questo, i responsabili della cosa pubblica hanno il dovere di impostare le rispettive politiche nel segno della “solidarietà” e della “sobrietà”, rafforzando la collaborazione con le strutture della Chiesa che lottano contro il disagio sociale. L’esortazione di Benedetto XVI è stata rivolta questa mattina al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al presidente della Regione Lazio, Pietro Marrazzo, e al presidente della Provincia capitolina, Nicola Zingaretti, ricevuti nella tradizionale udienza di inizio anno agli amministratori locali. Il servizio di Alessandro De Carolis:


    La sfida è “ardua” e ciò che è grave a livello globale lo è anche nell’ambito di una gestione più ristretta. Benedetto XVI ha colto le “preoccupazioni”, ma anche le “speranze”, di chi amministra una grande città come Roma, e chi il territorio provinciale e regionale, e ha risposto ribadendo - come fatto più volte negli ultimi tempi - che l’attuale crisi economica mondiale è anzitutto una crisi “strutturale, culturale e di valori”. Una crisi, ha detto il Papa, che ha bisogno certo di “amministratori illuminati” ma - al fondo - di un sostanziale rinnovamento delle coscienze:

    “Forse mai come oggi la società civile comprende che soltanto con stili di vita ispirati alla sobrietà, alla solidarietà ed alla responsabilità, è possibile costruire una società più giusta e un futuro migliore per tutti (…) Ecco perché priorità inderogabile è la formazione al rispetto delle norme, all’assunzione delle proprie responsabilità, a una impostazione di vita che riduca l’individualismo e la difesa degli interessi di parte per tendere insieme al bene di tutti, avendo particolarmente a cuore le attese dei soggetti più deboli della popolazione, non considerati un peso, bensì una risorsa da valorizzare”.
     
    Soggetti deboli che Benedetto XVI ha elencato spostando il proprio intervento dalla dimensione dei principi a quello delle “risposte concrete” che anche la Chiesa - attraverso la Caritas diocesana e le altre associazioni cattoliche – porta, ha ricordato, a quanti “sono nel bisogno”, affiancando le “politiche economiche e sociali” dello Stato senza chiedere né vantare “privilegi”:

     
    “Penso qui alle famiglie, soprattutto a quelle con figli piccoli che hanno diritto a un avvenire sereno, e agli anziani, molti dei quali vivono in solitudine e condizioni disagiate; penso all’emergenza abitativa, alla carenza di lavoro e alla disoccupazione giovanile, alla non facile convivenza tra gruppi etnici diversi, alla grande questione dell’immigrazione e dei nomadi”.
     
    In particolare ai giovani Benedetto XVI ha dedicato un intero paragrafo del suo discorso. Giovani, ha osservato, le cui esistenze spesso prive di punti di riferimento pongono in seria evidenza la questione dell’“emergenza educativa”, che oggi, ha puntualizzato il Pontefice, richiede “la più ampia collaborazione possibile”:

     
    “Si affievoliscono, specie tra le giovani generazioni, i valori naturali e cristiani che danno significato al vivere quotidiano e formano ad una visione della vita aperta alla speranza; emergono invece desideri effimeri e attese non durature, che alla fine generano noia e fallimenti. Tutto ciò ha come esito nefasto l’affermarsi di tendenze a banalizzare il valore della stessa vita per rifugiarsi nella trasgressione, nella droga e nell’alcool, diventati per taluni rito abitudinario del fine settimana”.

     
    E dunque, davanti al “nichilismo che pervade in maniera crescente il mondo giovanile”, la Chiesa - ha proseguito il Papa - invita tutti a dedicarsi seriamente ai giovani”:

     
    “A non lasciarli in balìa di se stessi ed esposti alla scuola di ‘cattivi maestri’, ma ad impegnarli in iniziative serie, che permettano loro di comprendere il valore della vita in una stabile famiglia fondata sul matrimonio. Solo così si dà loro la possibilità di progettare con fiducia il loro futuro”.

     
    E qui, Benedetto XVI ha detto di confidare in un rafforzamento del “muto sostegno” con le amministrazioni locali per dotare di parrocchie e oratori i “quartieri che ne sono sprovvisti”. Un auspicio che il Papa in modo analogo ha espresso per quanto riguarda le strutture sanitarie cattoliche, tributando in questo caso un riconoscimento alla Regione Lazio per i “segnali positivi” colti in questo ambito lungo l’arco del 2008.

     
    In precedenza, i tre massimi responsabili delle tre amministrazioni territoriali avevano espresso al Papa gli auguri di buon anno a nome dei propri dipendenti, ribadendo ciascuno gli impegni, nei rispettivi ambiti di competenza, a contrastare le derive indotte dalla crisi economica soprattutto in difesa delle fasce sociali più deboli.

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    Il cordoglio di Benedetto XVI per la morte del cardinale Pio Laghi "fedele servitore del Vangelo"

    ◊   Benedetto XVI ha espresso in un telegramma il cordoglio personale per la morte del cardinale Pio Laghi, spentosi a Roma nella notte tra sabato e domenica scorsi, all’età di 86 anni. “Ha suscitato viva commozione nel mio animo”, scrive il Papa ai nipoti del porporato, la “scomparsa del vostro caro zio”, ricordato con gratitudine dal Pontefice nel “suo lungo e generoso servizio alla Santa Sede”, in particolare come prefetto per la Congregazione per l’Educazione Cattolica. Benedetto XVI conclude il telegramma invocando da Dio “il premio promesso - scrive - ai fedeli servitori del Vangelo”.

    I funerali del cardinale Pio Laghi saranno celebrati domani alle 11 nella Basilica di San Pietro e saranno presieduti dal cardinale decano, Angelo Sodano. Al termine della Messa esequiale, Benedetto XVI scenderà in Basilica per rivolgere la parola ai presenti e presiedere il rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio.

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    Nomine

    ◊   In Papua Nuova Guinea, il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Kundiawa, presentata da mons. Henk Te Maarssen, per sopraggiunti limiti d’età. Il Pontefice ha nominato a succedergli mons. Anton Bal, finora vescovo titolare di Tamalluma e ausiliare della medesima diocesi.

    Negli Stati Uniti d’America, il Papa ha nominato vescovo di Knoxville mons. Richard F. Stika, del clero dell’arcidiocesi di Saint Louis, finora parroco della Church of the Annunziata a Ladue.

    Il Papa ha nominato nunzio apostolico in Panamá l’arcivescovo Andrés Carrascosa Coso, finora nunzio apostolico nella Repubblica del Congo e in Gabon.

    Il Santo Padre ha nominato nunzio apostolico in Honduras mons. Luigi Bianco, finora consigliere della nunziatura apostolica in Spagna, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Falerone, con dignità di arcivescovo.

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    Il cardinale Bertone, Legato pontificio all'Incontro mondiale delle famiglie, anticipa tappe e temi del suo prossimo viaggio in Messico

    ◊   Sarà “un viaggio straordinario”: così il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, ha definito la sua prossima missione di Legato pontificio al VI Incontro mondiale delle famiglie, che avrà luogo dal 14 al 18 gennaio a Città del Messico, sul tema “La famiglia formatrice ai valori umani e cristiani”. Il porporato ha parlato del programma della sua visita e degli obiettivi dell’Incontro con la stampa messicana e di altri Paesi latinoamericani. Ascoltiamo alcune sue riflessioni in proposito.


    R. – Vado con sentimenti di grande stima, di grande affetto e ammirazione per questo popolo così profondamente cristiano e cattolico, e così apertamente mariano. Naturalmente, il tema che concentra l’attenzione mondiale a Città del Messico è il tema che impegna il popolo messicano, un tema assolutamente centrale nella promozione della Chiesa, nella coscienza ecclesiale e, direi anche, nell’impegno della società per un rinnovamento a misura del progetto di Dio sull’uomo e sulla donna.

     
    D. – Quale sarà il suo itinerario?

     
    R. – Incomincerò a Città del Messico dal 16 gennaio con un incontro con il presidente; avremo colloqui anche di carattere socio-politico forse con altre autorità. Poi incontro subito tutta l’Assemblea della Conferenza episcopale messicana, che è una delle più importanti dell’America Latina e del mondo. Quindi avrò gli incontri dell’Assemblea delle famiglie e farò i miei interventi. Il discorso più importante sarà sulla famiglia come promotrice, fautrice dell’educazione alla giustizia e alla pace, quindi sul ruolo educativo e anche socio-politico della famiglia, che metteremo bene a fuoco. Poi, andrò in un’altra diocesi, a Quéretaro, il 19 gennaio, per l’incontro con il mondo universitario e rivolgerò un discorso a professori e studenti. I temi saranno quelli del rapporto fede-ragione, scienza e fede che sono i temi che stanno molto a cuore al nostro Papa Benedetto XVI ed anche a me in particolare.

     
    D. – Pensa che il Messico sia una piattaforma adatta per lanciare un messaggio a tutto il mondo in favore della vita e della famiglia?

     
    R. – Credo di sì, senz’altro. Non solo per l’ascendenza, per l’estrazione cattolica e anche - nonostante tutti i problemi delle società moderne, anche delle società latinoamericane - per la robustezza di fede, la robustezza di visione antropologica del Messico, sia dei vescovi, degli operatori pastorali, sia anche dei pensatori messicani. Poi, è un Paese emergente, un Paese di grande importanza anche nello scacchiere politico-economico mondiale. Quindi, credo che sia una bella piattaforma per lanciare dei messaggi forti non solo per la famiglia in America Latina, ma per la famiglia in tutto il mondo.

     
    D. – La situazione attuale della famiglia comporta molte minacce, però, per la famiglia stessa nella nostra società e anche nei Paesi cattolici, Messico compreso…

     
    R. – C’è un problema che il Papa ha toccato esplicitamente anche nel suo discorso all’Onu. In questo nostro tempo c’è una deriva a favore dei diritti individuali, come diritti assoluti, senza tener conto della fondatezza dei diritti individuali come diritti naturali, come diritti fondati sulla natura dell’uomo e della donna. Ora, si accentuano molto i diritti puramente individuali e non si riconoscono i diritti della famiglia, come cellula portante, viva della società, e come cellula intermedia tra l’individuo e lo Stato, e le società intermedie e lo Stato. E questa è una carenza della nostra società, anche delle società più evolute.

     
    D. – Come parteciperà il Papa all’evento messicano?

     
    R. – Sarà presente, come voi sapete, con due interventi. Manderà un messaggio preciso e pronuncerà un discorso importante all’incontro serale delle famiglie, e poi concluderà la Santa Messa, il 18, con un discorso finale, e impartirà la benedizione; assisterà alla Santa Messa attraverso i collegamenti video-televisivi che saranno opportunamente approntati. E quindi, sarà spiritualmente intensamente presente.

     
    D. – La Santa Sede è preoccupata per la situazione in Messico, a causa dell’insicurezza. Come valuta la guerra intrapresa dal Governo messicano contro il narcotraffico?

     
    R. – La lotta contro il narcotraffico è un dovere e purtroppo vediamo anche l’insicurezza di altri Paesi vicini al Messico e vediamo quali disastri produce questa insicurezza e questa lotta delle bande e dei gruppi armati. La lotta contro il narcotraffico è un dovere perché è il modo più subdolo e più terribile di uccidere la dignità e la personalità soprattutto dei giovani. La Chiesa si preoccupa, partecipa a questa lotta, soprattutto attraverso l’educazione delle coscienze e auspica che soprattutto i giovani vengano liberati da questa schiavitù deprimente e degradante, che non permette loro di sviluppare le proprie personalità e doti.

     
    D. – Lei ha parlato del ruolo educativo della Chiesa in questo campo, per combattere questa situazione. Potrebbe avere anche senso pensare ad una specie di scomunica pubblica dei narcotrafficanti da parte della Chiesa?

     
    R. – Certamente, la scomunica è un mezzo deterrente molto severo che la Chiesa ha usato di fronte ai delitti più gravi nella sua storia, fin dai primi secoli. Devo, però, osservare, che la scomunica è un elemento, è una punizione che tocca solo coloro che hanno in qualche modo una coscienza ecclesiale, una educazione ecclesiale. La conversione delle coscienze noi la invochiamo da Dio, perché certamente è un dono di Dio ed è anche l’effetto di un impegno coraggioso, anche di annuncio evangelico, di amicizia e di minaccia del giudizio di Dio. Quindi, dobbiamo pregare e la Chiesa prega perché ha fiducia nella potenza di Dio sui cuori umani, anche se il cuore umano può ribellarsi a Dio e resistere anche all’onnipotenza di Dio.

     
    D. – Noi vediamo che purtroppo è in corso una grave crisi economica mondiale, che può colpire soprattutto le fasce più povere, più deboli. La Santa Sede è preoccupata anche per il Messico?

     
    R. – Certamente, la situazione economica mondiale è gravissima e tocca soprattutto le famiglie, tocca i popoli anche più poveri. La Chiesa si preoccupa e il Papa ha lanciato diversi messaggi. Anche in occasione delle feste natalizie ha parlato di impegni di sobrietà e di solidarietà, che coinvolgano tutti, in modo da non scaricare, non delegare solo alle autorità politiche o economiche, finanziarie, ai governatori delle banche centrali, il compito di affrontare questa crisi. Tocca tutti e ci tocca tutti personalmente. Proprio in questo ambito preciso della sobrietà e della solidarietà.

     
    D. – Come giudica in questo momento le relazioni fra il Messico e la Santa Sede? Potrebbero ancora migliorare in qualche direzione?

     
    R. – Io credo che le relazioni siano buone, anche molto buone. Qualche problema nasce naturalmente quando un Parlamento nazionale o un Parlamento regionale promuove una legge che non collima con la visione antropologica della Chiesa, con i principi fondamentali di cui la Chiesa si fa portatrice. Allora, ci sono dei confronti ed anche dei confronti serrati, ma c’è la libertà di espressione e anche la libertà religiosa che impone alla Chiesa, ai pastori della Chiesa di essere una coscienza critica in certi momenti, in certi cambi della situazione, pensando sempre che la legislazione recepisca – ed io lo capisco – il cambiamento della società, del costume della società. Ma la legislazione e lo Stato devono essere sempre un mezzo di educazione. Una legislazione che vada alla deriva su certi principi fondamentali diseduca concretamente il popolo e soprattutto i giovani.

     
    D. – Nel continente americano ci sono tantissimi cattolici, più della metà dei cattolici del mondo, e però vi è il grande problema dell’influenza crescente delle sette. Cosa fa la Chiesa in America Latina?

     
    R. – Faccio due osservazioni che saranno ‘spietate’, ma che bisogna fare: le sette hanno molto ‘dinero’ e con il ‘dinero’ purtroppo si comperano anche le coscienze, e poi predicano ricette facili, proclamano ricette facili. Perché molti cattolici – una percentuale relativamente alta di cattolici – è catturata dalle sette? Molte volte, purtroppo, per la povertà della vita e le necessità materiali, e molte volte per l’ignoranza. Allora bisogna recuperare una nuova catechesi, una catechesi più efficace, e la grande missione continentale che è stata promossa da Aparecida certamente è un cammino di recupero, non solo di rafforzamento della fede nei cattolici.

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    Mons. Tomasi: la comunità internazionale intervenga per fermare le violenze a Gaza e favorire il dialogo

    ◊   La comunità internazionale intervenga attivamente per porre fine alla strage a Gaza e per far cessare ogni forma di confronto tra israeliani e palestinesi: è l’accorato appello lanciato dall’arcivescovo Silvano Maria Tomasi alla IX sessione speciale del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, in corso a Ginevra. L’Osservatore vaticano all’Onu ha chiesto inoltre alla comunità internazionale di impegnarsi, con soluzioni durature, a rimuovere le cause del conflitto. E questo, ha notato, perché risulta evidente che le parti belligeranti non sono in grado di spezzare da sole il circolo vizioso della violenza senza aiuti esterni. Richiamando poi le parole di Benedetto XVI all’Angelus domenicale del 4 gennaio, ha ribadito che proprio il rifiuto del dialogo ha prodotto le sofferenze inenarrabili della popolazione di Gaza, vittime dell’odio e della guerra.

    Mons. Tomasi non ha mancato di esprimere la solidarietà e la vicinanza della Santa Sede alla popolazione palestinese di Gaza e a quella israeliana delle città di Sderot e Ashkelon colpite da questa escalation di violenza. Quindi, ha ricordato la giornata di preghiera per la pace promossa domenica 4 gennaio dai Patriarchi delle Chiese di Gerusalemme. E’ loro convinzione, ha detto il presule, che il perseverare della violenza non condurrà alla pace e alla giustizia, ma alimenterà più odio e ostilità tra i due popoli. Mons. Tomasi ha fatto così suo l’appello dei Patriarchi affinché si metta fine alle violenze e si lavori per appianare le differenze attraverso mezzi pacifici. (A.G.)

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    Il Battesimo è un dono di Dio che arricchisce bambini e genitori: la riflessione del teologo Bux sulle parole del Papa alla Messa nella Cappella Sistina

    ◊   “Il bambino non è proprietà dei genitori, ma è affidato dal Creatore alla loro responsabilità”, affinché essi “lo aiutino ad essere un libero figlio di Dio”: è uno dei passaggi forti dell’omelia del Papa nella Messa presieduta, ieri nella Cappella Sistina, durante la quale è stato amministrato il Battesimo a 13 bambini. Su questa dimensione del Sacramento battesimale, sottolineata da Benedetto XVI, Alessandro Gisotti ha raccolto la riflessione di don Nicola Bux, consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede:


    R. – Chi non crede in Dio, ovviamente ritiene che il bambino sia di sua proprietà. Talvolta, però, anche chi afferma di credere in Dio si comporta come chi non crede, cioè con quel “possessivismo” che ritiene di determinare, di programmare anche la vita. Anzi, ancor più prima che venga la vita, si cerca di programmarla. Questo aspetto della non proprietà dell’essere umano, sottolineato dal Papa, ognuno di noi lo sperimenta a pelle quando qualcuno vuole, in un certo senso, condizionarci in vario modo e allora, immediatamente – d’istinto potremmo dire – ci liberiamo.

     
    D. – Con questo sottolineare che il bambino non è proprietà dei genitori, come ogni uomo non è proprietà di un altro uomo, si sottolinea la sacralità, l’inviolabilità della persona…

     
    R. – Certamente. Credo che questo ciascuno lo può verificare riflettendo su quella che una volta era definita la “regola aurea”, che noi ritroviamo anche nel Vangelo: “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”.

     
    D. – Soffermandosi proprio sul significato del Sacramento del Battesimo, il Papa ha sottolineato che con il Battesimo non si fa violenza ai bambini; non è un’imposizione, bensì un dono che dà ricchezza al bambino…

     
    R. – Sì, questo indubbiamente. Basterebbe anche osservare un fenomeno: tutti i genitori sanno che, a un certo punto, devono mandare il bambino a scuola; qualcuno potrebbe anche porre il quesito: “Ma non è una violenza, il bambino non capisce cosa sia la scuola, non è meglio che scelga di andare a scuola quando diventa grande?” In genere, dinanzi a questa obiezione, nasce un certo imbarazzo… L’obiezione più grande al Battesimo dei bambini – talvolta purtroppo anche all’interno della Chiesa, da taluni ecclesiastici – è questa: non si può fare violenza, il bambino sceglierà quando diventa grande. Ma, con lo stesso presupposto, non si dovrebbe mandare il bambino a scuola, anzi, oserei dire ancora di più arretrando, non si dovrebbe farlo nascere, bisognerebbe chiedere il permesso prima di farlo nascere! E’ chiaro che si dà al bambino la fede, come si dà la cultura; è chiaro che tutto è proporzionato all’età dell’essere umano. E’ paradossale ritenere che non si possa trasmettere la fede dei genitori, degli adulti, ai piccoli fermo restando che poi è chiaro che questa fede dev’essere più specificamente personalizzata, fatta propria, man mano che cresce, ma questo avviene per tutti i fenomeni, anche per la scuola.

     
    D. – Il Papa ha detto ai genitori dei bambini battezzati in Cappella Sistina di impegnarsi ad educarli nella fede. Quindi, il Battesimo, chiaramente, oltre che Sacramento fondamentale, è anche inizio di un percorso per il bambino e per i genitori stessi…

     R. – Esatto. Credo che vada proprio rimarcato questo termine: inizio di un percorso; non a caso si chiama iniziazione. E’ un inizio; come tutti gli inizi umani, naturalmente va curato, seguito con attenzione da parte degli adulti.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Sobrietà, solidarietà e responsabilità per superare individualismo e interessi di parte: in prima pagina, il discorso di Benedetto XVI ai responsabili di Regione Lazio, Provincia e Comune di Roma.

    Il telegramma di cordoglio del Papa per la morte del cardinale Pio Laghi.

    Nell'informazione internazionale, intervento della Santa Sede a Ginevra - alla sessione speciale del Consiglio dei diritti dell'uomo dell'Onu - sulla situazione nei Territori occupati palestinesi e nella Striscia di Gaza.

    Il sabotaggio della speranza: in cultura, lo scrittore e giornalista John Waters racconta il proprio itinerario di conversione, e i sogni e le delusioni della generazione del Sessantotto.

    Le ingegnose pratiche del mastro architetto: Tullio Gregory sulla ristampa anastatica di "Castelli e ponti" di Niccola Zabaglia (1743).

    Chiesa e crisi economica, il monito della dottrina sociale: anticipazione dell'articolo di Simona Beretta nel numero del bimestrale "Vita e pensiero" che uscirà il 16 gennaio.

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    Oggi in Primo Piano



    Il Consiglio ONU per i diritti umani condanna l'offensiva israeliana a Gaza

    ◊   Non si ferma l'offensiva israeliana a Gaza: in 17 giorni i palestinesi uccisi sono saliti ad oltre 900, di cui 277 bambini, 95 donne e 92 anziani. I feriti sono 3.950. Lo annuncia il capo dei servizi di emergenza della Striscia. Raid israeliani nella notte hanno colpito dodici obiettivi. Da Gaza il lancio dei razzi è ricominciato in mattinata: hanno colpito aree non raggiunte finora ma al momento senza fare vittime o danni. Intanto, in fine mattinata è giunto il pronunciamento del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, riunito in sessione straordinaria a Ginevra. Il servizio di Fausta Speranza:


    La risoluzione del Consiglio ONU “condanna con forza” l'offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza. E chiede l'invio di una missione internazionale indipendente di inchiesta per indagare sulle violazioni dei diritti umani e della legge umanitaria internazionale da parte di Israele. Il testo è stato approvato dai 47 Paesi membri del Consiglio con 33 voti a favore, un voto contrario e 13 astensioni. I Paesi dell'Ue membri del Consiglio, tra cui l'Italia, si sono astenuti, giudicando la risoluzione squilibrata. Il Canada ha votato contro. Sul terreno c’è da dire che anche stamattina Israele ha rispettato il cessate il fuoco di tre ore per permettere l'afflusso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Intanto, il viaggio al Cairo, in programma per oggi, di Amos Gilad, consigliere politico e diplomatico del ministro della Difesa, Barak, è stato rinviato di almeno un giorno. Da parte sua, l'emissario del Quartetto per il Medio Oriente, Tony Blair, proprio dal Cairo, al termine di un incontro con il presidente egiziano, Mubarak, si è detto convinto che “esistono gli elementi per realizzare un cessate il fuoco a Gaza”: l'ex premier britannico ha parlato però di una "fase delicata” sottolineando l’importanza di punti come la cessazione del traffico di armi a Gaza o l'apertura dei valichi. Per poi affermare che raggiunto il cessate il fuoco si dovrà mettere a punto una nuova strategia per portare a una riunificazione palestinese e all'unità fra Cisgiordania e Gaza. Bisogna riferire però anche dell’ultima dichiarazione della ministro degli Esteri Livni: sarà solo Israele a decidere quando porre fine alle ostilità a Gaza in conformità con i suoi interessi.

    La drammatica situazione a Gaza riporta in primo piano le profonde divisioni che segnano la vita dei popoli della Terra Santa. Su questo aspetto del conflitto israelo-palestinese, si sofferma Charlie Abou Saada, responsabile dell’unica rivista e dell’unica radio cristiana in lingua araba della Terra Santa. L’intervista è di Philippa Hitchen del nostro programma inglese:


    R. – Oltre al muro che divide noi palestinesi dagli israeliani, ci sono anche vari muri invisibili tra cristiani e musulmani, tra i musulmani stessi, tra musulmani ed ebrei. Quindi, attraverso la cultura cerchiamo di cambiare la società, partendo soprattutto da noi stessi perché per cambiare la società, dobbiamo cambiare prima noi stessi, la nostra parrocchia, la nostra scuola, l’università, la famiglia. Dieci anni fa, le relazioni tra cristiani e musulmani, in tutto il Medio Oriente, non solo qui in Terra Santa, erano migliori di oggi. Purtroppo, soprattutto il problema di New York, gli eventi del 2001, hanno cambiato tante cose e stiamo purtroppo pagando i fatti del 2001. Abbiamo chiesto ad un musulmano di scrivere sul nostro periodico per incoraggiare i nostri giovani a non aver paura. Abbiamo inoltre un programma radio, su una radio locale, Radio Mawal, e cerchiamo di utilizzare questa radio per parlare del cristianesimo, dei rapporti tra noi ed i musulmani e gli ebrei, e parlare dell’importanza del dialogo, dell’amore, del rispetto dell’altro, in un Paese dove non c’è, purtroppo tutto questo; in realtà non ci conosciamo: anche se i miei vicini di casa sono musulmani, quando mai sono andato da loro e quando mai loro sono venuti da noi per parlarci e conoscerci!

     
    D. – Quanto è importante la voce dei cristiani in Terra Santa?

     
    R. - La nostra voce è molto importante come ci ha detto anche Giovanni Paolo II quando venne, nel 2000, qui in Terra Santa: dobbiamo far sentire la nostra voce, quella voce cristiana che cerca di unire. La nostra presenza, quindi, è molto importante qui, in Terra Santa e dobbiamo anche aiutare, nel nostro piccolo, i nostri giovani, a rimanere qui, malgrado tutto. Il patriarca Sabbah, nella sua ultima lettera, ha detto che la Chiesa di Gerusalemme, la Chiesa della Terra Santa, è la Chiesa del Golgota. Quindi, ciascuno di noi, deve prendere la sua croce e salire sul Golgota. Questa è ormai la missione dei cristiani in Terra Santa, che vediamo ogni giorno la nostra fede provata da tante cose. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Il Papa: il Tempo ordinario dell'Anno liturgico ci invita a vivere in quotidiana amicizia con Gesù

    ◊   La Chiesa vive oggi l’inizio del Tempo ordinario. Dopo la celebrazione del Natale i cristiani sono chiamati a far entrare nella vita ordinaria lo straordinario mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio. Il servizio di Sergio Centofanti.

     
    Madre Teresa di Calcutta diceva che la santità è vivere le piccole cose ordinarie di tutti i giorni con straordinario amore. Benedetto XVI così spiega la particolarità del Tempo ordinario dell'Anno liturgico:

     
    “La bellezza di questo tempo sta nel fatto che ci invita a vivere la nostra vita ordinaria come un itinerario di santità, e cioè di fede e di amicizia con Gesù, continuamente scoperto e riscoperto quale Maestro e Signore, Via, Verità e Vita dell'uomo”. (Angelus del 15 gennaio 2006)

     
    Nel Vangelo odierno c’è l’esortazione di Gesù: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».San Francesco d’Assisi affermava che nella fede siamo sempre tutti principianti perché ogni giorno bisogna ricominciare da capo e dire sì a Cristo: è riscoprire tutti i giorni la gioia di cercarlo e di trovarlo:

     
    “La gioia più vera, infatti, sta nel rapporto con Lui incontrato, seguito, conosciuto, amato, grazie ad una continua tensione della mente e del cuore. Essere discepolo di Cristo: questo basta al cristiano. L'amicizia col Maestro assicura all'anima pace profonda e serenità anche nei momenti bui e nelle prove più ardue. Quando la fede si imbatte in notti oscure, nelle quali non si ‘sente’ e non si ‘vede’ più la presenza di Dio, l'amicizia di Gesù garantisce che in realtà nulla può mai separarci dal suo amore (cfr Rm 8, 39)”. (Angelus del 15 gennaio 2006)

     
    Il Tempo ordinario ci invita così a riprendere, all'inizio di un nuovo anno, un cammino di fede mai concluso nella ricerca di Cristo, sorgente inesauribile di verità e di vita:

     
    “Per il credente è sempre un'incessante ricerca e una nuova scoperta, perché Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre, ma noi, il mondo, la storia, non siamo mai gli stessi, ed Egli ci viene incontro per donarci la sua comunione e la pienezza della vita. Chiediamo alla Vergine Maria di aiutarci a seguire Gesù, gustando ogni giorno la gioia di penetrare sempre più nel suo mistero”. (Angelus del 15 gennaio 2006)

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    Chiesa e SocietÓ



    Marcia contro la violenza in Guatemala

    ◊   “Questa marcia rappresenta il bisogno assoluto di raggiungere per tutti la sicurezza nei quattro punti cardinale del Paese!”. Così, sabato scorso, il cardinale Adolfo Quezada Toruño, arcivescovo di Città del Guatemala ha voluto sintetizzare il senso della mobilitazione di oltre 20 mila persone che hanno pregato per la fine della violenza nella nazione centroamericana. La manifestazione è cominciata con la celebrazione eucaristica dopo l’arrivo nella “Plaza de la Constituciòn” di diversi cortei formati principalmente da famiglie, le più preoccupate per l’incremento della violenza urbana. Il 2008 è terminato con 6.292 omicidi, tra cui 600 donne e 427 tra bambini e adolescenti. Tra le migliaia di persone ad ascoltare le riflessioni del cardinale Quezada Toruño c’era anche il presidente della Repubblica Alvaro Colom, diversi suoi ministri, autorità del potere giudiziario, delle forze armate e della polizia. Rilevando che il 2008, come dimostrano i dati ufficiali, “è stato terribile”, il porporato ha chiesto tutti gli sforzi necessari non “solo per combattere questa violenza, ma soprattutto a non abituarci” a questa piaga. “È dovere di tutti - ha proseguito - condannare questa violenza poiché anticristiana, antievangelica e disumana. Dobbiamo implorare Dio chiedendo assistenza e protezione perché questa strada porta alla distruzione del Guatemala”. “Il nostro cuore - ha osservato - deve essere di carne e non di pietra e perciò fa parte della lotta contro questo flagello il saper esprimere solidarietà alle vittime”. Il porporato ha poi ricordato che sono vittime anche le tante vedove, gli orfani, i genitori o gli stessi figli. “Non possiamo abituarci a questa follia”, ha ribadito il cardinale Quezada che, rivolgendosi al presidente guatemalteco, ha chiesto alle autorità di raddoppiare “i loro sforzi per dare assistenza ai più poveri e bisognosi”. “Violenza e povertà – ha detto - insieme con l’odio e le vendette possono distruggere la nostra convivenza nazionale. Si deve anche ricordare che il 25% degli abitanti della capitale sopravvive in condizioni non umane”. Il cardinale ha sottolineato che, nonostante tutti gli sforzi realizzati in Guatemala, i livelli di povertà e miseria aumentano. Secondo diversi dati, nel solo 2008 i poveri sono cresciuti di un milione. A questa povertà, ha spiegato l’arcivescovo, va aggiunta un’altra realtà ugualmente negativa, l’iniquità sociale: “Le differenze sociali sono abissali. Una maggioranza enorme non possiede i beni essenziali per condurre una vita dignitosa, mentre un settore minoritario possiede beni oltre il necessario, al limite dell’opulenza”. L’arcivescovo, riferendosi al Messaggio di Benedetto XVI per la recente Giornata mondiale della pace, ha affermato infine che “senza combattere la povertà, sarà difficile raggiungere una convivenza pacifica. Senza una profonda conversione dei cuori - ha rilevato - non saremo mai capaci di vivere come fratelli e costruire una patria giusta e solidale per tutti”. (A cura di Luis Badilla)

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    Colletta della Chiesa per il terremoto in Costa Rica

    ◊   Almeno 18 vittime e 85 dispersi: è questo il bilancio fornito dalla Commissione nazionale per le emergenze, dopo il terremoto di 6,2 gradi della scala Richter che giovedì ha colpito in Costa Rica una regione centrale del Paese. “Al termine di tre giorni di operazioni di soccorso – scrive oggi il quotidiano di San José ‘La Nacion’ – centinaia di tonnellate di detriti coprono ancora persone, case e strade. La terra, poi, continua a tremare”. L’epicentro del sisma è stato localizzato nei pressi del vulcano Poas, in una zona di montagna molto frequentata dai turisti. Secondo il bilancio della Commissione, tra le vittime ci sono cinque cittadini britannici e due canadesi. Per i giornali locali, è ancora difficile stimare l’entità dei danni. Il governo – rende noto l’agenzia Misna - ha riferito che una centrale idroelettrica è stata danneggiata in modo grave. Distrutti anche alberghi, strade, ponti, case e molti campi di fragole, voce importante delle esportazioni verso gli Stati Uniti. In questa drammatica situazione non mancano iniziative promosse dalla Chiesa cattolica: domenica prossima è prevista, in particolare, una colletta nazionale in tutte le parrocchie a sostegno delle vittime del sisma. “Dobbiamo essere generosi - ha detto l'arcivescovo di San Josè, mons. Hugo Barrantes Ureña - e dare non quello che ci è superfluo, ma anche ciò di cui abbiamo necessità, perchè l’emergenza ha raggiunto livelli senza precedenti”. (A.L.)

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    Mozambico: 18 morti per le piogge torrenziali

    ◊   Sono almeno 18, di cui 16 solo nella provincia centrale di Manica, le vittime delle piogge torrenziali che da fine dicembre si abbattono sul Mozambico. A renderlo noto è il quotidiano di Maputo “Noticias”, secondo il quale ci sarebbero anche migliaia di sfollati costretti ad abbandonare le loro case dopo tre settimane di pioggia battente. Le aree più colpite risultano essere le province centrali e meridionali. Proprio in queste zone, sono numerosi i ponti crollati, e molte le strade interrotte per l’esondazione di fiumi e torrenti. Diversi i villaggi rimasti isolati. Intanto, riporta l’Agenzia Misna, sono in corso le stime dei danni per avviare al più presto l’opera di ricostruzione. (F.C.)

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    Ad un ginecologo congolese il premio Olof Palme

    ◊   Il premio Olof Palme, assegnato ogni anno a chi si è distinto nell'impegno per la pace e contro la guerra e le violazioni dei diritti umani, è stato assegnato a Denis Mukwege, 53 anni, ginecologo congolese. Mukwege è cofondatore del centro ospedaliero di Panzi, a Bukavu, capoluogo del Sud Kivu nella Repubblica Democratica del Congo, dove ricevono assistenza migliaia di donne vittime della violenza sessuale. “Il suo lavoro – si legge nella nota della Fondazione Olof Palme ripresa dall’agenzia Misna – costituisce un esempio eccellente di ciò che il coraggio, la tenacia e la speranza possano realizzare a vantaggio dei diritti umani e della dignità della persona”. Il conflitto nelle regioni del Sud e Nord Kivu, sia durante la guerra sia nella successive fasi di ripresa degli scontri, è tra quelli in cui sembra evidente l’uso sistematico dello stupro di donne e bambine, utilizzato come arma di guerra. Il premio Olof Palme è stato istituito in memoria del primo ministro svedese, strenuo antimilitarista e difensore della pace, assassinato da ignoti nel 1986. Quest'anno verrà consegnato a Stoccolma il prossimo 30 Gennaio. Tra i premiati nelle precedenti edizioni, l’ex-presidente ceco Vaclav Havel e l’ex-segretario generale dell’Onu Kofi Annan. Recentemente, il medico congolese e il suo ospedale hanno ricevuto anche un riconoscimento Onu per i diritti umani. (A.L.)

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    Giovedì prossimo inaugurazione a Parigi dell’Anno internazionale dell’Astronomia

    ◊   Verrà inaugurato il 15 e 16 gennaio a Parigi, presso l’Unesco, l’Anno internazionale dell’Astronomia, indetto dalle Nazioni Unite in questo 2009, quarto centenario delle prime osservazioni al telescopio di Galileo Galilei. L’Anno internazionale, di cui ha parlato anche Benedetto XVI nell’Angelus dello scorso 21 dicembre, prevede iniziative in quasi 140 Paesi cui parteciperà anche la Nasa. Tra queste, le “100 ore dell’astronomia” che dal 2 al 5 aprile riuniranno in tutto il mondo milioni di astronomi amatoriali. Sotto l’egida di Onu, Unesco e Unione astronomica internazionale, l’Anno è “un’occasione per tutti – si legge in una nota ripresa dall’agenzia Sir - per riscoprire il proprio ruolo nell’universo attraverso l’osservazione del cielo”. Intende anche “informare il pubblico sulle scoperte più recenti nel settore e porre in evidenza il ruolo essenziale dell’astronomia nell’educazione scientifica”. All’inaugurazione interverrà, tra gli altri, Koïchiro Matsuura, direttore generale Unesco. Universi paralleli, vita e morte delle stelle e buchi neri saranno alcuni temi degli incontri. Tra gli Stati e i centri aderenti, la Specola Vaticana partecipa attivamente alle manifestazioni dell’Anno ed è presente alle cerimonie iniziali con alcuni suoi scienziati: il direttore, padre José Funes, argentino, esperto di galassie, il padre Guy Consolmagno, statunitense, esperto di scienze planetarie e il padre Pavel Gabor, ceco, impegnato nello studio di strumenti per la ricerca di pianeti extrasolari. Tra le iniziative dell’Osservatorio vaticano figurano un convegno internazionale in giugno sul ruolo dell’astronomia nella società contemporanea, la pubblicazione di un volume sulla Specola e sui rapporti tra Chiesa e astronomia, in collaborazione con il Governatorato dello SCV, e una mostra di strumenti astronomici storici presso i Musei vaticani, con il concorso delle Gallerie pontificie e dell’Istituto Nazionale (italiano) di Astrofisica. (A.L. - M.V.)

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    Nel 2013 sorgerà a Cracovia il 'Centro Giovanni Paolo II Non abbiate paura!'

    ◊   Sorgerà nella periferia di Cracovia, dove era situata la fabbrica ‘Solvey’ in cui lavorò come operaio il giovane Karol Wojtyla, il ‘Centro Giovanni Paolo II Non abbiate paura!’. Il complesso, i cui lavori dovrebbero terminare entro il 2013, sarà costituito da una Chiesa, un museo multimediale, un Istituto di ricerca e documentazione, un centro conferenza e uno per la formazione del volontariato. E’ prevista anche una struttura per l’accoglienza. Una grande croce d’acciaio, circondata da un cumulo di sassi che i giovani di Cracovia avevano simbolicamente donato a Benedetto XVI nel corso della sua visita in Polonia nel giugno 2006, è stata innalzata all'ingresso del cantiere. Cantiere - ricorda poi Avvenire - che è stato aperto lo scorso ottobre, in occasione del trentesimo anniversario della sua elezione a pontefice, con una solenne cerimonia presieduta dall'ideatore del Centro, il cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia. L’elemento centrale del complesso, a circa un chilometro dalla Basilica della Divina Misericordia di Lagiewniki, dove il giovane Karol si fermava a pregare al ritorno dal lavoro, è la Chiesa a due piani: la cappella sotterranea e la basilica superiore a forma ottagonale, dominata da una torre di circa 55 metri di altezza. Alla destra della Chiesa sorgerà invece il museo multimediale della vita e delle opere del papa polacco e l'Istituto di ricerca e documentazione con la biblioteca. Oltre al centro conferenze e a quello per la formazione del volontariato, che nasceranno alla sinistra della Chiesa, sono previsti inoltre una casa per i ritiri spirituali e una struttura di accoglienza, composta da un albergo, una casa del pellegrino e un campeggio. “L’idea di un Centro in memoria del Santo Padre Giovanni Paolo II – ha spiegato il cardinale Stanislaw Dziwisz - scaturisce da un bisogno del cuore, da un sentimento di profonda gratitudine per tutto quello che ha fatto per la Chiesa e per il mondo”. “Non sarà solo un luogo di ricordi - ha aggiunto il porporato - ma anche un luogo di ricerca e di approfondimento degli ideali e degli insegnamenti di Giovanni Paolo II. I visitatori avranno l’opportunità di vivere tutto questo partecipando a incontri, conferenze, preghiere ed esercizi spirituali. Scopo del Centro è promuovere la spiritualità e la cultura di Karol Wojtyla divenendo così stimolo per la nuova evangelizzazione. E sarà un luogo di accoglienza per tutti, un luogo privilegiato per la difesa dei diritti dell'uomo, della libertà dei popoli e della sacralità della vita”. “Sarà una casa – ha concluso il cardinale - dove ritrovarsi fraternamente nel nome di colui che per 27 anni è stato il Pietro dei nostri tempi”. (A.L.)

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    Aiuti ai pescatori dello Sri Lanka fuggiti dalla guerra tra Tigri ed esercito

    ◊   Un aiuto ai pescatori di Aripputhurie oggi rifugiati nell’area di Nanattan, pochi chilometri a sud di Mannar, a causa della guerra tra le Tigri tamil e l’esercito di Colombo. Il National Fisheries Solidarity Movement (NAFSO) - riferisce l'agenzia AsiaNews - ha destinato loro due motori per imbarcazione, reti per la pesca e altro materiale per un valore totale di oltre 4 milioni di rupie srilankesi (poco più di 28mila euro). Sfollati nel 2007 a causa del conflitto i pescatori stanno cercando di continuare la loro attività tra mille ostacoli. Sebbene il governo dichiari "sicura" l'area in cui sono, essi hanno ricevuto il permesso di pescare solo con la luce del giorno - che “è un momento inutile”, spiega uno di loro - e il divieto di muoversi dalla zona. Le donazioni del NAFSO sono un segno di solidarietà che giunge dal sud del Paese. Alla cerimonia di consegna, il presidente del movimento e segretario generale del World Forum for fisher people, Herman Kumara, ha affermato: “ Sappiamo che questo [materiale] non è sufficiente, ma confidiamo nella nostra capacità di far crescere la nostra solidarietà per voi. Come organizzazione di persone non ci basta portarvi soccorso, ma possiamo comprendere come ci si sente quando si perdono i mezzi di sostentamento. La nostra intenzione è di far crescere la comprensione, l’unità e la fraternità tra i pescatori”. Nella zona di Nanattan vivono 102 famiglie di pescatori e agricoltori. Una cinquantina di pescatori hanno partecipato alla consegna della donazioni nelle mani di padre Seemanpillai Jayabalan, principale coordinatore nella zona dell’Internally Displaced People (IDP), al quale è affidata la distribuzione degli aiuti. (R.P.)

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    Sri Lanka: la Chiesa segue con attenzione la bozza della nuova legge anti-conversioni

    ◊   La Chiesa cattolica in Sri Lanka sta seguendo con estrema attenzione l’iter di approvazione della nuova Legge anti-conversioni che è stata presentata nei giorni scorsi al Parlamento del Paese. Si tratta di un provvedimento fortemente voluto dai partiti politici di ispirazione buddista, che ora sarà sottoposto al vaglio parlamentare. La legge, sul modello di quelle approvate in diversi Stati dell’India, - riferisce l'agenzia Fides - intende “impedire la conversione di una persona da una religione all’altra, se operata con l’uso della forza, con l’inganno o con mezzi fraudolenti”. E’ intenzione del governo coinvolgere nella discussione, e nelle successive elaborazioni e modifiche che l’Assemblea legislativa apporterà alla bozza presentata, tutte le componenti della società, soprattutto le comunità religiose presenti nel paese, per “preservare l’armonia religiosa della nazione”. A tal fine è stata creata una apposita Commissione per valutare il provvedimento, esaminarne implicazioni positive e negative, proporre eventuali correzioni. Nella Commissione è stato chiamato, in qualità di rappresentante di una delle comunità religiose dello Sri Lanka, mons. Oswald Gomis, arcivescovo di Colombo, che ha subito messo in rilievo il pericolo che il documento “violi la libertà religiosa garantita dalla Costituzione dello Sri Lanka”. Il documento è stato già sottoposto al vaglio della Corte Suprema dello Sri Lanka, che lo ha fortemente emendato, evidenziando diversi passi del testo in contrasto con la Costituzione del Paese. Sta ora al Parlamento recepire le indicazioni della Corte, iniziare un dibattito e apportare le necessarie modifiche al testo, prima che esso diventi legge. I vescovi dello Sri Lanka hanno più volte ribadito di essere anch’essi fortemente contrari alle “conversioni non etiche”, condannano i mezzi fraudolenti o quanti fanno proselitismo con l’inganno o il denaro. "Approvare una legge che vieta le conversioni - secondo i vescovi - non risolverà il problema: al contrario, essa potrebbe creare difficoltà, disarmonie, conflitti, violazioni della libertà religiosa, o anche, se usata male, l’oppressione delle minoranze religiose nel paese". (R.P.)

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    Portogallo: petizione per chiedere la sospensione della legge sull’aborto

    ◊   Una petizione per chiedere la sospensione della legge sull’aborto verrà consegnata mercoledì prossimo al Parlamento portoghese. Secondo quanto riferisce l’Agenzia Ecclesia, la petizione collettiva è stata promossa dai movimenti pro-vita, che hanno raccolto in pochi mesi circa 4.500 firme. Sarà consegnata al presidente dell’Assemblea della Repubblica e al presidente della Commissione parlamentare per la Salute. In alcune dichiarazioni all’agenzia della Conferenza episcopale portoghese, Luís Botelho Ribeiro, uno dei promotori dell'iniziativa, ha sottolineato l’importanza di mantenere vivo il dibattito sul tema dell'aborto, che molti hanno considerato chiuso dopo il referendum del 2007. “La questione dell’aborto è tutto fuorché terminata”, ha dichiarato, lamentando l'attuale “liberalizzazione” della pratica e gli “abusi intollerabili” della legge esistente, che non rispetta “lo spirito del legislatore”. Il testo della petizione sottolinea che la legge dell'aborto “non ha eliminato il problema degli aborti clandestini, come si proponeva”, aggiungendo che questo provvedimento legislativo “contribuisce all'aggravamento del tasso di natalità e all'invecchiamento della società portoghese. Allo stesso modo, la petizione rimarca le “inaccettabili pressioni sul codice deontologico dei medici” e sostiene che la legge “ha trasformato l'aborto in un metodo contraccettivo di fatto, permettendo aborti multipli, già verificatisi, e l''eugenetica liberale'”. “Nonostante siano riconosciuti ai professionisti sanitari, i diritti costituzionalmente consacrati dell’obiezione di coscienza – si legge infine nel testo ripreso dall’agenzia Zenit - non vengono estesi ai cittadini-contribuenti che ritengono un attentato grave per la propria coscienza vedersi costretti dallo Stato a fornire la propria collaborazione materiale, attraverso le imposte, alla realizzazione di aborti”. (A.L.)

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    Cina: 500 fedeli hanno celebrato il Natale nella steppa mongola

    ◊   Guardando per la prima volta il presepio, con Gesù Bambino posto al centro, l’albero di Natale con un messaggio evangelizzatore, i fedeli della comunità di Dong Sheng della città di Ordos, nella diocesi di Bao Tao della provincia autonoma della Mongolia Interna, sono rimasti profondamente commossi. Per la prima volta infatti, gli oltre 500 fedeli di questa piccola comunità cattolica in una zona sperduta della steppa mongola, hanno potuto celebrare il Natale in una “cappella”, ovvero un modestissimo edificio ricavato da 4 piccole stanze, con la celebrazione della Santa Messa. Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, fin dal pomeriggio della vigilia di Natale, il cortile di questa piccola “chiesa” ha cominciato a riempirsi. Nel pomeriggio ha avuto inizio la solenne Eucaristia seguita dall’adorazione a Gesù Bambino, che è proseguita fino alla mezzanotte. Ma nessuno ha voluto andarsene dalla loro “casa” sia pure modesta: hanno fatto i fuochi artificiali per festeggiare il Natale del Signore e un incontro fraterno mettendosi sotto la protezione di Gesù Bambino. Secondo il “Manuale della Chiesa in Cina” dell’He Bei Faith Press, pubblicato nel 2006, il Vangelo è arrivato nella steppa mongola tra il Duecento ed il Trecento, soprattutto nella zona di Bao Tou. Grazie al lavoro dei missionari della Società per le Missioni Estere di Parigi, ai Lazzaristi ed ai missionari di Scheut, la comunità ha avuto un grande sviluppo tra la fine dell’ '800 e l’inizio del '900. Dopo l’istituzione della gerarchia in Cina, la Mongolia interna venne divisa in 7 diocesi. Oggi ci sono più 250.000 cattolici nella steppa mongola. La comunità cattolica di Bao Tou ne conta circa 40.000, con 8 sacerdoti e 14 suore che curano 13 parrocchie e cappelle, e 5 stazioni missionarie. (R.P.)

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    Burundi: nuova congregazione religiosa a Gitega

    ◊   L'arcidiocesi di Gitega ha approvato da poco una nuova famiglia religiosa, la Congregazione di Maria Regina del Santo Sacerdozio. La Congregazione è stata fondata dal sacerdote diocesano don Avit Vyumvuhore il 15 agosto 1976, con la missione di santificare il Popolo di Dio e di mettere in luce il ruolo insostituibile del sacerdozio nella vita ecclesiale. Il carisma proposto dal Fondatore (che è stato missionario in Africa e in Europa) è quello di pregare e operare per la santità di tutti i battezzati e in modo speciale per la santità dei sacerdoti, diffondendo la spiritualità dell'amore che Gesù ha raccomandato ai suoi Discepoli: “Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” (Mt 5,44). L'Istituto comprende un ramo maschile e uno femminile, fondato più recentemente. Il 23 marzo 2007 l'arcivescovo di Gitega ha approvato la Congregazione, che ha sede nella parrocchia di Rukundo a Muharuro. Mons. Simon Ntamwana ha sottolineato l'eredità di San Giovanni Crisostomo, patrono della Famiglia religiosa, il quale “ci ha mostrato come le difficoltà, la corruzione, la violazione dei diritti delle persone, possano condurre ugualmente verso l'amore per i nostri nemici, fino a perdonarli nel nome di Cristo. E' proprio questo stile – ha affermato l’arcivescovo – che deve farci vivere, operare e pregare ogni giorno per la santità, uno stile che appartiene pienamente ai membri della Congregazione di Maria Regina del Santo Sacerdozio”. Alla cerimonia di riconoscimento diocesano era presente anche il Fondatore, che ha ripercorso gli anni delle prime esperienze fino all'approvazione finale, ricordando che “i nostri fratelli propongono la dignità del sacerdozio e nello stesso tempo la santità dei laici, dimostrando in questo modo che essi operano come dei veri missionari nel mondo di oggi”. Il ramo femminile ha accolto da poco le prime tre novizie, provenienti da Kiganda, Mwaro e Giheta. (R.P.)

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    A febbraio assemblea dei vescovi indiani di rito Latino sulla Parola di Dio

    ◊   Approfondire e attualizzare in India le indicazioni emerse dal Sinodo sulla Parola di Dio tenutosi in Vaticano nell’ottobre scorso: questo l’obiettivo dell’Assemblea dei Vescovi indiani di rito Latino, che si svolgerà nella diocesi di Mysore, nella parte sudoccidentale del Paese, dal 12 al 18 febbraio prossimi. La Conferenza dei Vescovi di rito Latino – riferisce l’agenzia Fides - comprende in India 128 diocesi e conta nel complesso 170 presuli. L’Assemblea dei Vescovi sarà centrata sul tema “La Parola di Dio, fonte di vita per il popolo in India” e vedrà la partecipazione del nunzio apostolico, mons. Pedro Lopez Quintana, che presiederà la Santa Messa inaugurale. I lavori si svolgeranno in sessioni plenarie e in diverse sotto-commissioni che saranno chiamate a discutere e analizzare le diverse implicazioni del tema a livello pastorale, nella liturgia, nella catechesi, nelle opere sociali. Una preghiera particolare sarà rivolta al Signore in favore di tutti i cristiani che in India stanno soffrendo o hanno dato la vita per testimoniare e vivere la Parola di Dio, come negli Stati di Orissa, Karnataka, Tamil Nadu, Gujarat. I vescovi hanno recentemente ribadito che i cristiani presenti in India chiedono il rispetto delle garanzie e dei diritti costituzionali e intendono contribuire allo sviluppo umano, spirituale, civile, economico e sociale della nazione. Di recente ha suscitato un’eco positiva nella comunità cristiana il pronunciamento della Corte Suprema dell’India, che ha chiesto al governo dell’Orissa di aumentare le misure di sicurezza per la protezione dei cristiani. E’ stata anche criticata l’amministrazione civile per il grave ritardo con cui è la polizia è intervenuta per fermare le violenze iniziate lo scorso mese di agosto. (A.L.)

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    “Christimes” nuovo periodico della Chiesa cattolica indiana

    ◊   E’ nato per dare buone notizie, per annunciare il Vangelo e dare voce ai poveri e agli emarginati: “Christimes”, “Il tempo di Cristo”, è il nuovo periodico cattolico che si pubblica a Bangalore, nello stato indiano del Karnataka. Il giornale è stato ideato ed è gestito dalla Provincia dei salesiani di Don Bosco nella città indiana. Il direttore del giornale, padre salesiano Gilbert Choondal, è entusiasta del nuovo progetto ed ha affermato che “vogliamo ricondurre i fedeli che ci leggeranno a quel mondo di 2.000 anni fa, con lo scopo di far rivivere, nei tempi di oggi, la storia dell’Incarnazione, per rendere quell’evento significativo, rilevante e formativo”. Il sottotitolo del Giornale riporta una citazione dal libro del profeta Isaia “Portate la Buona Novella” (Is 61,1). “Il nostro obiettivo - riferisce l'agenzia Fides - è quello di evangelizzare, di diffondere una Notizia capace di informare, formare e trasformare la vita di ogni uomo”, sottolinea padre Gilbert. Il primo numero del giornale è stato diffuso in oltre 5.000 copie, un bel successo e un grande incoraggiamento per i salesiani. Le pubblicazioni saranno periodiche e il prossimo numero, già in elaborazione, parlerà della Pasqua. Attraverso “Christimes”, i salesiani di Bangalore hanno risposto alle sollecitazioni dei vescovi indiani: da alcuni anni la Chiesa indiana ha messo fra le sue priorità quella di rafforzare la presenza nel campo dei mass-media e di utilizzare al meglio “i nuovi pulpiti” per l’evangelizzazione, cioè tutti i moderni mezzi di comunicazione che le nuove tecnologie forniscono alla società. (R.P.)

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    Svizzera: colletta della Chiesa per le mamme in difficoltà

    ◊   La Conferenza episcopale svizzera lancia un appello affinché la colletta di ieri, sia destinata alle mamme e alle famiglie in difficoltà. In particolare, i presuli invitano a versare il denaro raccolto durante le Messe domenicali di ieri al “Fondo di solidarietà per la madre ed il bambino (SOFO)” ed all’associazione “SOS Future mamme”. “Per donare ad un bambino una vita felice – scrivono i presuli in una nota – è necessaria una buona collaborazione tra genitori, scuola, politica e servizi sociali. Per questo, le associazioni non a scopo di lucro hanno sempre più un ruolo insostituibile”. “A volte – continuano i vescovi svizzeri – basta poco a sconvolgere un budget già ridotto: la fattura di una visita odontoiatrica non rimborsabile dalla sanità pubblica, la perdita del lavoro, la malattia di un membro della famiglia…Ma basta ugualmente poco per aiutare qualcuno al momento giusto, ridare coraggio ad una giovane donna, riconoscere la sua gravidanza come un dono e non come un pericolo”. Infine, la Conferenza episcopale svizzera esprime la propria riconoscenza per l’opera svolta dalle associazioni SOFO e da “SOS Future mamme”, entrambe di stampo cattolico, ed incoraggia i fedeli a rafforzare la loro opera di carità. (I.P.)

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    Senegal: a Sédhiou il primo diacono autoctono

    ◊   In Senegal, la parrocchia di San Giovanni di Sédhiou ha il suo primo diacono autoctono. Fondata nel 1875, quando i missionari francesi giunsero ai piedi del fiume Casamance, la parrocchia ha sempre avuto al servizio della comunità cristiana religiosi provenienti da altri Paesi. Ora anche Laurent Adioye, questo il nome del neo-diacono, potrà occuparsi di assistenza sociale e di dialogo tra le comunità oltre al disbrigo di pratiche amministrative. La sua ordinazione, è stata accolta con gioia dai fedeli che presto lo vedranno anche sacerdote. Mons. Jean Pierre Bassène, vescovo della diocesi di Kolda, che ha pronunciato la formula di consacrazione, ha ricordato ai fedeli che il diaconato è un ministero che possono svolgere sia le persone sposate, sia quelle che intendono diventare sacerdoti. “Il diacono è un uomo di Dio – ha detto il presule – e deve mettersi in ascolto di Dio, essere aperto alla parola di Dio, per apprendere come servire a cuore aperto. E una volta arricchitosi della grazia di Dio – ha proseguito – il suo servizio diviene sociale e si concretizza e assume forme molteplici”. Il nuovo diacono si impegnerà anche nel dialogo islamo-cristiano, cercando anche di sostenere gli sforzi per il consolidamento della pace a Casamance. (T.C.)

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    Riprende oggi a Roma la lettura pubblica delle opere di Origene

    ◊   Inizia oggi a Roma il XIII ciclo di letture delle opere di Origene, teologo e scrittore nato in una famiglia cristiana di lingua greca di Alessandria d’Egitto e vissuto tra il II e il III secolo d.C. L’iniziativa - si legge in un comunicato ripreso dall’agenzia Zenit - si svolgerà sotto il patrocinio dell’Università Pontificia Salesiana e dell’Ufficio per la Pastorale Universitaria di Roma. Il ciclo di letture sarà dedicato quest’anno, in occasione dell’Anno Paolino, al Commento di Origene alla Lettera di Paolo ai Romani. La novità principale è che l’iniziativa sarà “itinerante”: sono previsti incontri in varie sedi accademiche romane, tra cui l’Università La Sapienza (oggi 12 gennaio, con Gaetano Lettieri), l’Università Salesiana (9 febbraio, con Antonio Castellano), l’Università Roma Tre (9 marzo, con Carla Noce) e l’Angelicum (20 aprile, con Rosario Scognamiglio). Il ciclo si concluderà all'Augustinianum l’11 maggio, con la lettura di Francesca Cocchini, coordinatrice dell’iniziativa insieme con Enrico dal Covolo e Mario Maritano. Il testo origeniano viene sistematicamente letto e commentato, offrendo poi la possibilità di “un sobrio dibattito”. Tra i testi della Bibbia, la Lettera ai Romani è l’unico di quelli commentati da Origene di cui si possiede l’interpretazione completa perché Rufino lamenta di non aver trovato tutti i quindici volumi del Commento origeniano e di avere dovuto ridurre l’opera a dieci libri. Il Commento della Lettera ai Romani rappresenta una delle punte più eloquenti dell’esegesi di Origene, che attribuiva alle lettere paoline l’autorità propria dei Vangeli e le definiva una raccolta di “libri di architettura”, in cui l’Apostolo, da “abile architetto”, indica come si debba edificare la Chiesa di Cristo. (A.L.)

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    Spettacolo di Natale della tradizione russa ortodossa a Roma

    ◊   “Gloria al Bambino che è nato … La terra ha una grande gioia… Betlemme è lontana, ma con il nostro pensiero le siamo vicini”: queste canzoni che da secoli esprimono i sentimenti religiosi, l’anima popolare della Russia ortodossa sono state riproposte a Roma, nel pieno delle celebrazioni natalizie secondo il calendario giuliano, a iniziativa dell’Associazione Santa Caterina d’Alessandria. Interpreti sabato e domenica scorsa, nel salone dell’omonima parrocchia, i cinque componenti della famiglia Teplove, gruppo artistico di Mosca che perpetua, con straordinaria bravura, la più genuina tradizione nazionale. Nel loro spettacolo – che è itinerante tra le case dei fedeli nel tempo dello “Sviatki”, i dodici giorni segnati delle feste solenni del Natale e del Battesimo di Gesù – hanno riacquistato l’antico splendore anche filastrocche, favole, racconti sopravvissuti nella memoria e recuperati da questa famiglia in remote regioni del nord e del sud, un patrimonio prezioso di sentimenti atavici che ha resistito alle persecuzioni del comunismo ateo e viene partecipato adesso con una freschissima comunicatività espressiva. Fra i canti natalizi una “Ninna-nanna” di struggente dolcezza, resa visivamente da una culla dondolata da Masha, la bambina di quattro anni, l’ultima della famiglia di attori, che hanno rappresentato nel “Vertep”, animando cioè dei burattini in un minipalcoscenico mobile a due piani, la Natività di Gesù, con angeli, pastori e Re Magi, e la strage degli Innocenti ordita da re Erode, tra la stupefatta immedesimazione dei bimbi spettatori; che poi, insieme con i loro genitori, sono stati coinvolti in una successione di scene comiche, fantasiose o surreali, e di indovinelli premiati da dolci casalinghi. Lo spettacolo è stato concluso con un simbolico omaggio alla vita, il lancio augurale di chicchi di grano. La famiglia Teplove era già stata a Roma due anni fa, anche allora invitata dall’igumeno Filip, parroco di Santa Caterina. Gode di meritata fama in Russia e ha raccolto sempre grandi successi anche in parecchi paesi europei, fra cui Germania e Inghilterra. (A cura di Graziano Motta)

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    24 Ore nel Mondo



    Bruxelles: vertice Ue, Russia e Ucraina sulla crisi del gas

    ◊   Le delegazioni russa e ucraina, volate a Bruxelles per fare il punto con le istituzioni europee sull'evoluzione della crisi del gas, incontreranno nel pomeriggio i ministri Ue dell'energia riuniti in un vertice straordinario. Se non ci saranno altri ostacoli, l’accordo di monitoraggio firmato con Bruxelles prevede che gli osservatori Ue verifichino - ai due lati del confine russo-ucraino - il passaggio di gas nel sistema dei gasdotti ucraini verso i Paesi Ue. Ma tale controllo potrà risolvere la disputa? Risponde Massimo Nicolazzi, consulente energetico della rivista di geopolitica Limes, intervistato da Giada Aquilino:


    R. - Il controllo serve solo a dire dov’è il problema. Se il gas non arriva, non è che risolva di per sé la disputa. Il controllo serve fondamentalmente a sedare la polemica sul fatto se vi siano furti di combustibile o se invece vi sia qualcun altro che non metta le condotte sotto pressione. Finora, è mancata la definitiva emancipazione dell’Ucraina, dal punto di vista economico, dall’essere stata parte del sistema sovietico prima e russo poi: sono mancate cioè le condizioni di sviluppo economico che possano consentire all’Ucraina di comprare gas a prezzi di mercato dalla Russia, anziché a prezzi agevolati come era prima.

     
    D. - Ma dietro la controversia del gas si celano altre dispute?

     
    R. - C’è sempre una tendenza a mettere tutto in politica. Sicuramente, se ci fosse da parte dell’Ucraina la possibilità di comprare gas senza pesare in maniera enorme sul deficit statale - allo stesso prezzo a cui lo paghiamo noi - la controversia non sarebbe sul gas. Poi, per il resto, possiamo parlare di maggiori o minori “inspessimenti” della controversia dovuti al sospetto che l’Ucraina voglia entrare nella Nato o al fatto di volerla riportare sotto l’orbita russa. Ma questi mi sembrano fatti abbastanza marginali, rispetto al fondamento economico e commerciale della disputa che c’è.

     
    D. - Quale passo andrebbe compiuto?

     
    R. - Mi sembra vi siano le basi, come già fatto in passato, perché si lavori principalmente ad un accordo di riallineamento dei prezzi su una base di medio-lungo periodo, anziché su una base istantanea, che consenta all’Ucraina di farvi fronte. Dall’altro lato, mi sembra siano sul tavolo delle proposte di aumento delle tariffe del Propalin che dovrebbero aiutare ulteriormente l’Ucraina da questo punto di vista.

     
    D. - Questi riallineamenti basteranno all’economia ucraina?

     
    R. - Bastano, quanto meno, per avere più tempo per arrivare a pagare dei prezzi pienamente di mercato.


    Per il braccio di ferro sul gas, diversi Paesi dell’est Europa e dei Balcani hanno già vissuto giorni molto difficili. Il servizio di Iva Mihailova da Sofia:


    Sono ormai sei giorni consecutivi che la Bulgaria vive senza rifornimenti di gas naturale, essendo l’unico Paese in Europa senza altre fonti di approvvigionamento oltre a quelle della Russia. In un inverno gelido - con temperature che arrivano fino a -14 gradi e neve fino a 24 centimetri - il riscaldamento è ridotto al minimo. In molte case, la temperatura è -6 gradi e diverse scuole sono rimaste chiuse. E problemi hanno affrontato anche gli ospedali. Attualmente, la Bulgaria prende il gas dal proprio deposito, mentre le industrie - eccetto quella a ciclo ininterrotto - non ricevono più nessun rifornimento di gas naturale. Le perdite degli industriali, secondo le stime della Confederazione dei datori di lavoro, ammontano in Bulgaria a circa 300 milioni di euro. Anche quando la Russia darà di nuovo il via del gas, ci vorranno 36 ore prima che il combustibile arrivi in Bulgaria ed altri due giorni perché le centrali di riscaldamento che sono passate adesso ad olio combustibile, ritornino al gas naturale. Secondo i calcoli dell’Unione Europea - pubblicati oggi - attualmente la Bulgaria usa un terzo della quantità di gas di cui ha bisogno e possiede riserve per altri due-tre giorni. Il problema principale è che il gasdotto di Sofia non è legato né al sistema romeno, né a quello greco per poter attingere da essi. Situazione difficile anche in Slovacchia - l’altro Paese totalmente dipendente dal gas russo: i rifornimenti sono fermi al 97% ed il governo slovacco ha indetto situazione critica per l’economia. Di emergenza si parla anche in Croazia ed in Bosnia Erzegovina. Migliore invece è la situazione in Romania, che dispone di risorse di gas naturale proprie.

    Iraq
    È di almeno 9 morti e 26 feriti il bilancio di una raffica di attentati avvenuti tutti nelle prime ore della mattina a Baghdad. Vari ordigni e un’autobomba sono esplosi in varie zone della città, provocando l’uccisione di militari e civili. Anche un militare americano è rimasto ucciso ieri dall'esplosione di un ordigno artigianale. Intanto, sul piano politico quattro partiti curdi hanno deciso di ritirarsi dal governo regionale del Kurdistan iracheno, accusandolo di aver ignorato le loro richieste di adottare misure concrete per combattere la corruzione amministrativa, e di essere stati emarginati nell'ambito delle istituzioni locali. La Federazione islamica, il Partito socialista, la Riunione islamica e il Partito dei lavoratori, che hanno deciso di ritirarsi, hanno inoltre chiesto le dimissioni del governo regionale.

    Iran-Usa
    “Aspettiamo di vedere quali cambiamenti sostanziali saranno portati dalla nuova amministrazione Usa”. Lo ha detto oggi il portavoce del Ministero degli esteri iraniano, Hassan Qashqavi, dopo che ieri il presidente eletto americano, Barack Obama, aveva preannunciato che il suo futuro governo avrebbe agito “velocemente” per cercare di risolvere il braccio di ferro con Teheran. “È importante che non vi sia una ripetizione delle precedenti affermazioni” ostili usate dall'amministrazione uscente, ha sottolineato Qashqavi durante la sua consueta conferenza stampa settimanale. Ma ha aggiunto che sarà necessario vedere in concreto quali iniziative prenderà il nuovo inquilino della Casa Bianca.
     Somalia - combattimenti
    Ieri, nel centro della Somalia, almeno 30 persone sono morte ed altre 50 sono rimaste ferite. Le vittime, sono state provocate dai combattimenti scoppiati tra i militanti di al Shabab, movimento integralista sostenitore dell'imposizione della Sharia, e i miliziani di AlHu Sunna. I due gruppi, che si contendendo il controllo della città di Griel, sono in lotta da quando le truppe etiopiche hanno annunciato il loro ritiro dalla Somalia, dove intervennero alla fine del 2006 per aiutare le truppe governative a sconfiggere le Corti islamiche. Secondo fonti locali, la situazione ora sarebbe calma, ma molti abitanti stanno fuggendo per il timore della ripresa degli scontri.

    Sudafrica
    La suprema corte sudafricana ha rovesciato la decisione di un giudice che aveva prosciolto dalle accuse di corruzione il leader dell'African national congress (Anc), Jacob Zuma, aprendo così la strada ad un nuovo processo. La decisione giunge a qualche mese dalle elezioni e riapre un caso che potrebbe danneggiare l'immagine di Zuma in un momento politico cruciale. Il 12 settembre 2008, un giudice dell'Alta Corte aveva prosciolto per vizi formali lo stesso Zuma da varie accuse - tra le quali frode e corruzione - ed aveva ipotizzato un'interferenza contro il leader dell'Anc da parte del presidente della repubblica, Mbeki. Zuma può ancora fare appello alla Corte costituzionale, il più alto tribunale sudafricano.
     Indonesia
    Sono 245 i dispersi nel naufragio di un traghetto avvenuto al largo dell'isola di Sulawesi. A renderlo noto è stato il governo indonesiano. A causare la sciagura, avvenuta nella notte tra sabato e domenica scorsi, sarebbero state - secondo il racconto dei 22 superstiti - le cattive condizioni del mare. Il ministro dei Trasporti indonesiano, Jusman Syafìi Djamal, in una conferenza stampa ha fatto sapere che il governo indagherà sull’accaduto.

    Cina
    Sono 296 mila i neonati cinesi che si sono ammalati per aver bevuto il latte in polvere contaminato con la melamina. La cifra, resa nota dal Ministero della sanità di Pechino, è leggermente superiore a quella comunicata in precedenza. Il latte, adulterato con la melamina - sostanza tossica che aumenta il valore calorico del liquido - ha provocato la morte di almeno sei neonati. Il caso, denunciato da un’azienda neozelandese partner della Sanlu - una delle maggiori produttrici di prodotti caseari cinesi - è scoppiato a settembre dello scorso anno. I dirigenti della Sanlu sono stati processati e rischiano la pena di morte. Le compagnie cinesi, produttrici di latte, hanno chiesto scusa ai consumatori con un sms, chiedendo di essere perdonati. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)
     

     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 12

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