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Sommario del 10/01/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Benedetto XVI celebra in San Pietro i 40 anni del Cammino neocatecumenale a Roma. Intervista con Kiko Argüello
  • Udienze e nomine
  • Il Papa concede l'indulgenza plenaria in occasione dell'Incontro mondiale delle famiglie a Città del Messico
  • Bellezza della famiglia: editoriale di padre Lombardi
  • “La forza del diritto contro la barbarie del diritto della forza": così il cardinale Bertone all’inaugurazione dell’Anno giudiziario in Vaticano. La relazione del prof. Picardi
  • Le reliquie dei genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino nella Basilica di San Pietro: la riflessione del cardinale Comastri
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Gaza: appello di Abu Mazen per la fine dei combattimenti
  • L'Africa ricorda Chiara Lubich
  • Il commento di don Massimo Serretti al Vangelo della Domenica
  • Chiesa e SocietÓ

  • Le associazioni cattoliche si schierano in difesa dei diritti umani a Gaza
  • India: i cristiani di Orissa denunciano la mancanza di sicurezza
  • Onu: cresce il numero dei profughi nel mondo
  • Caritas Internationalis denuncia la difficile situazione dello Zimbabwe
  • Kenya: varato piano d’emergenza nazionale per la popolazione a rischio fame
  • Le autorità kenyane si impegnano per negoziare il rilascio delle due suore italiane
  • Ampio documento dei vescovi di Panamá sulle sfide del Paese
  • Dura condanna dei vescovi francesi per l’attentato alla sinagoga
  • Nelle Filippine le celebrazioni per il “Nazareno Nero”
  • Si è spento a New York padre Neuhaus, figura di spicco del cattolicesimo americano
  • Gran Bretagna: sdegno per la campagna pubblicitaria che nega l'esistenza di Dio
  • Italia: la Conferenza episcopale del Triveneto a confronto sull’Islam
  • La comunità cattolica di Alessandria festeggia i 130 anni della testata “La Voce”
  • 24 Ore nel Mondo

  • Lontana da una soluzione la crisi del gas tra Russia e Ucraina
  • Il Papa e la Santa Sede



    Benedetto XVI celebra in San Pietro i 40 anni del Cammino neocatecumenale a Roma. Intervista con Kiko Argüello

    ◊   A 40 anni dall’inizio del Cammino neocatecumenale a Roma, oggi pomeriggio alle 17.00 Kiko Argüello, Carmen Hernandez e padre Mario Pezzi presenteranno al Papa nella Basilica di San Pietro, la prima Comunità neocatecumenale della parrocchia romana dei Santi Martiri Canadesi ed i frutti dati alla Chiesa in questi anni, da questa esperienza di iniziazione cristiana. Il Cammino è oggi presente in 120 Paesi del mondo con 20 mila comunità in 5.500 parrocchie. Nel corso dell’incontro di oggi, il Papa invierà 14 comunità di Roma che andranno ad aiutare le parrocchie nelle zone più difficili e più secolarizzate alla periferia della capitale; 14 “Missio ad gentes” in zone scristianizzate di grandi città come Colonia e New York ma anche tra gli aborigeni australiani; ed oltre 200 famiglie che andranno in missione in varie parti del mondo. Alla celebrazione di oggi si prevede la partecipazione di oltre 25 mila persone. Roberto Piermarini ha chiesto all’iniziatore del Cammino neocatecumenale Kiko Argüello, cosa ha rappresentato per la Chiesa universale in questi 40 anni, questa esperienza ecclesiale:
     

     
    R. – La cosa più importante è l’iniziazione cristiana che si apre nelle parrocchie, come un itinerario di ritorno per i lontani dalla Chiesa. Oggi, di fronte a tutta la secolarizzazione e al cambiamento globale del mondo, pensiamo sia molto importante aiutare i cristiani nelle parrocchie perché abbiano una fede più adulta. Questo credo che sia molto importante per la Chiesa.

     
    D. – L’approvazione degli Statuti, lo scorso anno, ha dato nuovo impulso al Cammino Neocatecumenale?

     
    R. – Senza dubbio è stato per noi una conferma meravigliosa: dopo tante sofferenze, dopo tanto lavoro in tutto il mondo, alla fine siamo stati riconosciuti dalla Santa Sede come una modalità diocesana di iniziazione cristiana, messa al servizio dei vescovi; uno strumento per la nuova evangelizzazione.

     
    D. – Come è nata l’ispirazione di inviare nelle parrocchie, alla periferia di Roma, comunità che hanno terminato il loro itinerario neocatecumenale?

     
    R. – Possiamo dire che noi non abbiamo progettato nulla, siamo sempre un poco come i figli di Abramo che la lascia la sua terra e sempre segue il piano di Dio. Anche noi ci troviamo a seguire gli eventi che Dio sta preparando. Per esempio, la prima volta che si è realizzata una cosa simile è stata a Parigi quando l’allora cardinale Lustiger, nominò parroco il presbitero della comunità neocatecumenale della parrocchia molto borghese di “Saint’Honoré de l’eau”, in una zona completamente piena di extracomunitari di Parigi, e anche in un ambiente di prostitute, di transessuali, nella parrocchia della “Bonne Nouvelle”. Trovando difficoltà a mandare lì altri preti, perché in quella parrocchia non c’erano praticamente cattolici e visto che la parrocchia era molto difficile, chiese alla comunità neocatecumenale di Saint’Honoré di accompagnare il loro presbitero alla “Bonne Nouvelle”. All’inizio, noi non abbiamo capito questa richiesta, ma poi abbiamo visto che è stato provvidenziale perché i fratelli hanno trovato un appartamento vicino a quella zona, hanno iniziato ad annunciare il Vangelo nelle case e oggi la parrocchia è rifiorita: hanno più di sette comunità con molti lontani, eccetera. Questo, da un lato. Il secondo evento è stato che noi a Roma abbiamo parrocchie che hanno 28 comunità, 25 comunità, una cosa enorme, e ci sono altre parrocchie in cui i presbiteri si trovano in difficoltà soprattutto perché sono pieni di migranti. Abbiamo pensato che forse è arrivato il momento, come dice il Vangelo, che “chi ha due tuniche ne dia una a chi non c’è l’ha” e che le parrocchie che hanno molte comunità, ne avrebbero potuto inviare alcune per aiutare queste parrocchie in periferia. E così, abbiamo radunato i parroci, abbiamo radunato i responsabili e tutti erano completamente d’accordo. Abbiamo parlato con il cardinale vicario Vallini, che è stato molto contento, e anche con il Santo Padre. E adesso, abbiamo già le prime 14 comunità che partono per le zone più difficili di Roma. E questo “esperimento missionario” lo stanno aspettando anche in tante altre parti del mondo: anche a Madrid ci sono molte periferie piene di migranti e se non si aiutano questi migranti, sono presi dalle sette o sono attratti dall’ambiente completamente secolarizzato.

     
    D. – In San Pietro verranno inviati anche 14 “Missio ad gentes”. Si inizia a vedere anche qualche frutto della missione “ad gentes” nelle zone più scristianizzate d’Europa?

     
    R. – Il Papa ha inviato le prime sette “Missio ad gentes” due anni fa; abbiamo pensato, per esempio, alla città dell’ex DDR, Germania dell’Est, ex-comunista, che si chiamava “Karl-Marx-Stadt”, e che oggi è tornata a chiamarsi “Chemnitz”, che è un esempio di quello che ha fatto il comunismo. Anche dopo la caduta del Muro di Berlino la verità qual è? Che oggi è una città senza lavoro, è tutto un fallimento. Ma la cosa più terribile è che 70 anni di comunismo hanno distrutto la fede: in quasi tutte le parrocchie protestanti – in maggioranza luterane - oggi non c’è quasi nessuno, e nemmeno nelle parrocchie cattoliche. Perché in questa città il 98% della gente non è battezzata. Abbiamo scelto Chemnitz per questo. Abbiamo parlato con il vescovo cattolico che è stato molto contento dell’aiuto che avremmo dato. Abbiamo fondato due “Missio ad gentes”. Cosa vuol dire: “Missio ad gentes”? E’ una forma nuova della presenza della Chiesa, non è esattamente una parrocchia ma è quasi come una parrocchia: è una missione. E la bellezza di questa missione è che non si parte dal tempio, ma si parte, come la Chiesa primitiva, da una comunità cristiana come il tempio di Cristo, come il corpo di Cristo risorto. Sono partite quelle famiglie che hanno già concluso il percorso neocatecumenale, piene di figli adulti, e tutti loro hanno accettato di cambiare università, casa, e andare in queste zone così difficili. Visitano le case, predicano per le strade, annunziano il kerygma e invitano la gente nelle proprie case ad “scrutare” la Parola di Dio, a conoscere Gesù Cristo e siamo molto contenti di come vanno le cose. Troviamo gente poverissima, gente distrutta, divorziata, gente alcolizzata… c’è una situazione, in Europa, catastrofica. La secolarizzazione sta portando ad un’apostasia totale e la gente che ha perso la fede è in una situazione di difficoltà grandissima. Così abbiamo voluto una “Missio ad gentes” anche ad Amsterdam. Il vescovo di Amsterdam ha voluto questa esperienza, in una città satellite alla periferia della città completamente nuova, fatta sulla carta, dove non c’è nessuna presenza di chiesa. Anche nel Sud della Francia, i vescovi del Sud della Francia, il vescovo di Avignone, di Montpellier, di Toulon, hanno voluto altre “Missio”, e siamo contenti: e lo sono anche i fratelli che sono lì i quali ripetono che stare in missione, anche se si soffre, è la cosa più bella e più grande della vita!

     
    D. – Quale contributo danno le famiglie in missione alla nuova evangelizzazione nelle diocesi dove vengono inviate su richiesta dei vescovi? Ne verranno inviate dal Papa oltre 200, di queste famiglie …

     
    R. – Abbiamo tantissime famiglie già in missione, circa 700; tutti dicono grazie alle famiglie ed anche i vescovi – che le hanno richieste - restano impressionati del fatto che le famiglie, con tutti i figli, lasciano le loro comodità, le loro case, il lavoro, la macchina, e partano per zone completamente nuove, senza conoscere la lingua. In Cina, per esempio, abbiamo più di 50 famiglie. Lì ci dicono i vescovi che senza le famiglie sarebbe stato impossibile evangelizzare, perché le famiglie aprono la strada a Gesù Cristo, perché la famiglia dà una vera testimonianza in quanto comunione di persone e immagine della Santissima Trinità. Questa è una cosa enorme! Anche le comunità in missione mostrano quello che dice Cristo: “Come il Padre ha inviato me, così io invio voi. Come tu Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi un cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”. Cioè arrivare a che una comunità viva la perfetta unità che c’è nella Trinità: questa è la testimonianza che sta aspettando il mondo.

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    Udienze e nomine

    ◊   Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina mons. Francesco Monterisi, segretario della Congregazione per i Vescovi; mons. Elio Sgreccia, vescovo tit. di Zama minore, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita; la Signora Mary Ann Glendon, ambasciatore degli Stati Uniti d’America, in visita di congedo; la Signora Raychelle Awuor Omamo, ambasciatore del Kenya, in visita di congedo.

    Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Chioggia (Italia), presentata da mons. Angelo Daniel, per raggiunti limiti di età.

    Il Papa ha accettato la rinuncia all’ufficio di ausiliare dell’arcidiocesi di Milano presentata da mons. Marco Ferrari, per raggiunti limiti di età.

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    Il Papa concede l'indulgenza plenaria in occasione dell'Incontro mondiale delle famiglie a Città del Messico

    ◊   Benedetto XVI concede l’indulgenza plenaria ai fedeli che parteciperanno al sesto Incontro mondiale delle famiglie che si terrà a Città del Messico dal 13 al 18 gennaio. La Penitenzieria Apostolica ha pubblicato oggi il relativo Decreto, ricordando che l’indulgenza si può ottenere alle solite condizioni: Confessione sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Papa, con l'animo totalmente distaccato dall'affetto verso qualunque peccato. Potranno conseguire l’indulgenza plenaria, alle stesse condizioni, anche i fedeli di tutto il mondo se, uniti con lo spirito e con il pensiero a quanti partecipano agli eventi di Città del Messico, reciteranno in famiglia il “Padre Nostro”, il “Credo” e altre preghiere, particolarmente nei momenti in cui le parole e i messaggi del Pontefice verranno trasmessi per televisione e radio.

    Il Decreto ricorda che la famiglia, “istituita da Dio stesso”, “deve esercitare, senza sosta fino alla fine dei tempi, il precipuo compito di istruire le nuove generazioni al bene naturale e soprannaturale, così da sostenerle ed aiutarle a formare personalità in armonia con i valori e atte a plasmare la propria vita sull’esempio di Cristo”. Da parte loro – si aggiunge – “la Chiesa e lo Stato, in collaborazione fra loro per raggiungere questi desiderabili intenti, con le scuole, le parrocchie e i vari gruppi ecclesiali, ciascuno per la propria parte, dovranno offrire il loro contributo”.

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    Bellezza della famiglia: editoriale di padre Lombardi

    ◊   Si avvicina dunque l'Incontro Mondiale delle Famiglie di Città del Messico, che si svolgerà presso il Santuario della Madonna di Guadalupe. L'evento sarà dedicato a un tema significativo: “La famiglia, formatrice ai valori umani e cristiani”. Ascoltiamo in proposito la riflessione del nostro direttore padre Federico Lombardi.


    Tutti sanno che la famiglia è in difficoltà nel nostro tempo, che una mentalità diffusa ne mina la stabilità, negando il valore di un impegno durevole e non riconoscendo all’unione feconda fra un uomo e una donna il carattere privilegiato di cellula fondamentale della società umana. Tutti sanno anche che la Chiesa cattolica è schierata con decisione dalla parte della famiglia e non risparmia gli interventi a suo favore, anche a costo di apparire insistente e perfino impopolare.

     
    Ma forse non tutti hanno capito che con questo impegno la Chiesa non fa una battaglia di retroguardia o di interesse per sé. Cerca semplicemente il bene degli uomini e delle donne di oggi e di domani; vuole salvare per loro il luogo fondamentale dell’amore e della gioia di vivere. Nella massima parte dei casi i bambini senza genitori uniti non sono felici, o perlomeno hanno delle difficoltà in più. Molte persone sole o divise non sono felici. Invece, una famiglia unita dall’amore è non solo un luogo di gioia per i suoi membri, ma è anche capace di accoglienza, luogo di amore e sorgente di gioia per altri meno fortunati, luogo naturale di trasmissione della vita e del modo di viverla bene. Le famiglie cristiane si incontrano in Messico da tutto il mondo non per lanciare anatemi, ma per dare a tutti un messaggio di speranza e di gioia. E’ bello volersi bene in famiglia. E’ anche possibile. Chi ne vive il grande dono lo vuole testimoniare per invitare tutti a continuare a credere nell’amore.

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    “La forza del diritto contro la barbarie del diritto della forza": così il cardinale Bertone all’inaugurazione dell’Anno giudiziario in Vaticano. La relazione del prof. Picardi

    ◊   La Santa Messa con l’Omelia del cardinale Tarcisio Bertone e la relazione del promotore di giustizia Nicola Picardi: questi i momenti chiave della cerimonia di inaugurazione del nuovo Anno giudiziario vaticano, alla presenza delle massime autorità giudiziarie italiane. Il servizio di Fausta Speranza:
     

    La storia dei sistemi normativi in Vaticano a partire dal 1929, anno dei Patti Lateranensi: l’ha ripercorsa il prof. Picardi sottolineando che si celebrerà presto l’80.mo anniversario. Per poi soffermarsi sulla “recentissima legge che ha avuto molte contestazioni”. Si tratta della legge datata 1 ottobre 2008 e in vigore dal primo gennaio. Smentendo alcune speculazioni dei media, il prof. Nicola Picardi ha ricordato la sostanza della nuova legge:

     
    “La legge delle fonti sostituisce una legge delle fonti numero due del ‘29. Nello Stato Vaticano, non c’è una costituzione formale, quindi non c’è un procedimento legislativo capace di irrigidire una parte della normativa. Tutte le leggi dello Stato hanno la stessa natura. Tuttavia, si distinguevano nel ’29 e si distinguono ancora, fonti principali e fonti sussidiarie. Le fonti principali: l’ordinamento canonico, leggi fondamentali dello Stato, altre leggi e decreti emanati dalla Città del Vaticano. In più, oggi, l’ordinamento giuridico vaticano si conforma alle norme di diritto internazionale generale e a quelle derivanti dai Trattati e dagli accordi, di cui la Santa Sede è parte. E poi esistono le fonti sussidiarie. Le fonti sussidiarie sono la legge e gli atti normativi emanati dallo Stato Italiano, sempre che risultino applicabili in concreto nella Città del Vaticano e comunque, previo recepimento”.

     
    E il prof. Picardi ricorda i punti fermi da soddisfare perché le normative italiane vengano recepite:

     
    “Non devono andar contro i precetti del diritto divino; non devono violare i principi generali del diritto canonico; non devono essere in contrasto con i Patti Lateranensi ed i successivi accordi. Proprio in questi giorni – non credo che sia ancora finita perché fino a ieri i giornali erano pieni di polemiche su questo punto – si è creduto che la nuova legge abbia prodotto il passaggio dal principio della recezione automatica della legislazione italiana, dell’Ordinamento vaticano che sarebbe stata prevista dal ’29, alla necessità di un previo recepimento di ogni singola normativa da parte delle competenti autorità vaticane. E se ne è dedotto che lo Stato vaticano ha mutato orientamento ed oggi vorrebbe elevare i principi della Chiesa ad unico criterio di legittimazione non solo delle leggi italiane ma addirittura, qualcuno ha detto, nelle leggi mondiali. A giudizio di questo ufficio ... la polemica si basa su un falso presupposto”.

    C’è una smentita importante: “Non è vero – afferma Picardi – che la legge del ’29 avesse previsto una ricezione automatica della legge italiana”: "quindi non è cambiato nulla sotto questo aspetto.” E ricorda pertanto norme non recepite:

     
    “Non furono mai recepiti in Vaticano i testi unici di pubblica sicurezza. Non furono mai recepite le leggi razziali, non furono recepiti i codici Rocco, Penale e Procedura penale. Se fossero stati automaticamente recepiti nell’ordinamento vaticano ci sarebbe stato, ci doveva essere, un provvedimento di esclusione. Non c’è stato e non ci doveva essere perché non sono mai entrati e quindi non potevano essere esclusi. Il provvedimento non c’è stato e non doveva essere emanato. Altre volte, invece, per dimostrare il contrario, il legislatore vaticano ha fatto un rinvio alla legge italiana. Faccio due esempi: legge del 28 giugno ‘93, sulle persone giuridiche civili: qui ha fatto non solo il rinvio e ha detto che recepiva la legge italiana alle successive modifiche che si sarebbero verificate nel tempo, quindi un rinvio libero e mobile. Infatti si legge: le eventuali modifiche ed evoluzione della legislazione in materia si intenderanno in futuro, automaticamente, recepite. Ecco che automaticamente significa automaticamente nel rinvio libero ma non nel rinvio recettizio. La stessa cosa dicasi per il decreto 14 maggio ‘96, sullo smaltimento dei rifiuti: anche qui un rinvio mobile. In sostanza, a giudizio di questo ufficio, nulla è cambiato con il passaggio dalla vecchia alla nuova normativa.”

     
    In definitiva il prof. Picardi focalizza la reale novità relativa ai codici:

     
    “Le limitazioni sono le stesse che c’erano nella vecchia normativa ma con una sola in più perché prima erano dieci ed adesso sono 11 le limitazioni. L’undicesima è costituita dai rapporti di lavoro che restano riservati alla normativa vaticana ed abbiamo una normativa recentissima.”

    Nella relazione del prof. Picardi non manca il rendiconto dell’attività giudiziaria nel 2008: 1255 processi sopravvenuti e 1240 eliminati. Ma le considerazioni importanti da fare non sono sulla quantità ma sulla qualità, spiega Picardi: le cause giudiziarie sono sempre più complesse e caratterizzate da vincoli di interdipendenza. E’ proprio il contenzioso che si presenta sempre più complicato. Niente di sorprendente nell’era della globalizzazione – dice Picardi - e in particolare per uno Stato che proprio per la sua piccola dimensione si fa transnazionale. Sul piano internazionale, dunque, ricorda l’accettazione del Vaticano nell’Interpool avvenuta nel 2008 e auspica per il futuro lo stesso per l’agenzia europea Eurojust che da sei anni svolge attività contro il terrorismo.

     
    C’è poi da ricordare la riflessione del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone alla Messa per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario: “Ciò che deve guidare coloro che operano nel campo della giustizia – ha raccomandato - non è la soddisfazione personale, ma la tutela del bene comune”. Bene comune, armonia fra le persone, opzione in favore del più debole: sono i punti fermi – spiega il cardinale Bertone - quando si parla di amore e di giustizia. E il segretario di Stato ricorda che la “legge è da sempre la forza di chi è più debole, ha cioè in sé la forza del diritto, che fa superare la barbarie del diritto della forza”. Quanti a titolo diverso sono “amministratori” dell’umana giustizia – afferma – “siano sempre rispettosi della verità e attenti a tutte le esigenze della dignità dell’uomo”. “Il principio dell’amore alla persona umana – ricorda - costituisce fondamento di ogni ordinamento sociale e giuridico”. Dunque, bene comune, centralità della persona, verità. C’è bisogno però di guardare anche oltre la dimensione umana: del “timor di Dio”: cioè “la consapevolezza di rispondere ad una giustizia superiore”. Il cardinale Bertone mette subito in luce quello che definisce “un reale pericolo ai danni della solidarietà”: “l’individualismo moderno di cui l’odierna ideologia del nichilismo – sottolinea - rappresenta l’espressione più nefasta”. “Di conseguenza – aggiunge il cardinale Bertone - l’esistenza umana viene a perdere di significato e ad assumere il valore contingente del calcolo economico”. Il cardinale parla di “alienazione” e di effetti pesanti come “la non curanza per qualsiasi forma di sana tradizione, il disinteresse per i doveri provenienti dalle varie forme di vita associativa, l’indifferenza ai doveri della giustizia e della solidarietà umana”.

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    Le reliquie dei genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino nella Basilica di San Pietro: la riflessione del cardinale Comastri

    ◊   L’urna con le reliquie dei Beati Luigi e Zelia Martin, i genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino, è da oggi nella Basilica di San Pietro: è stata accolta questa mattina presso l’Altare della Cattedra dal cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica Vaticana, e qui resterà per 4 giorni alla venerazione dei fedeli. Martedì 13 gennaio, alle ore 17.00, si terrà in San Pietro una Santa Messa in onore dei Beati, presieduta dal vicepostulatore della causa di beatificazione, il padre carmelitano Antonio Sangalli. Mercoledì 14 gennaio, dopo l’Udienza Generale di Benedetto XVI, la famiglia Schilirò con il piccolo Pietro, il bambino guarito miracolosamente per l’intercessione dei coniugi Martin, consegnerà in dono al Papa un reliquiario dei Beati. Sul significato dell’evento ascoltiamo il cardinale Angelo Comastri, al microfono di Sergio Centofanti:

     
    R. – Santa Teresa di Lisieux è legata in modo particolare a San Pietro ed anche suo papà perché nel 1887 vennero in pellegrinaggio a Roma e Santa Teresa racconta, nel suo manoscritto, con tanta emozione, proprio l’ingresso in San Pietro, l’incontro con Leone XIII, incontro al quale lei aveva legato, in qualche modo, anche il suo ingresso al Carmelo. Pertanto, la presenza delle reliquie dei coniugi Martin nella Basilica di San Pietro è un gesto di particolare significato che si ricollega al senso di comunione ecclesiale che si respirava in quella famiglia. I genitori di Santa Teresa di Lisieux sono il clima, il terreno, nel quale è sbocciata la vocazione di Santa Teresa. Lei stessa, nel manoscritto, quando parla della sua famiglia, scrive: “Io sono nata in una terra santa” e la terra santa erano i suoi genitori. La mamma morì quando Santa Teresa aveva appena quattro anni, quindi l’aveva appena conosciuta ma dalle testimonianze che noi abbiamo, testimonianze storiche, si ricava che era una donna di una fede straordinaria. Il papà visse più a lungo, vide tutte le figlie entrare in convento, vide anche la stessa Teresa entrare nel Carmelo di Lisieux e poi morì, si può dire, nell’abbraccio ideale di tutte le sue figlie consacrate al Signore. Oggi ritornano in Basilica, in San Pietro; per noi è un motivo di festa, è un motivo di gioia e soprattutto di invocazione, di benedizione per tutte le famiglie. Se ci fossero tante famiglie come la famiglia di Santa Teresa di Lisieux, oggi avremmo nel mondo dei figli meravigliosi, figli pieni di Dio perché la trasmissione della fede ai figli, avviene attraverso l’esempio dei genitori e questi sono esempi che oggi parlano in modo particolare.

     
    D. – Siamo a pochi giorni dall’Incontro mondiale delle famiglie a Città del Messico: di cosa ha bisogno, oggi, la famiglia?

     
    R. – La famiglia ha bisogno di trovare il legame profondo con il mistero di Dio. La famiglia non è un frutto del caso, neanche il frutto di un capriccio, neanche un frutto di una cultura, neanche un frutto di una civiltà; la famiglia fa parte del progetto di umanità così come l’ha voluto Dio. Senza padre e senza madre non si nasce. Senza padre e senza madre non si cresce; senza padre e senza madre non si capisce chi siamo, non ci si apre alla vita e non ci si apre al senso della vita. La famiglia ha bisogno di riscoprire la sua vocazione perché soltanto attraverso famiglie vere, famiglie autentiche, noi possiamo avere una società sana, una società anche nella quale i figli potranno maturare con equilibrio e potranno aprirsi al senso della vita, amando la vita ed impegnando se stessi per dare il meglio nella società.

     
    D. – Santa Teresina diceva: “Quando vedo pregare i miei genitori, vedo come pregano i Santi”. Quanto è importante la preghiera nelle famiglie?

     
    R. – Madre Teresa di Calcutta, che ebbe una famiglia straordinaria, diceva: “Quando una famiglia prega, una famiglia sta in piedi perché è appoggiata a Dio”. La preghiera è il respiro della famiglia e non possiamo immaginare quanto faccia bene ai figli vedere i genitori in preghiera, per avere così la sensazione che dietro il loro amore, c’è un altro amore che li sostiene, dietro il loro amore c’è una sorgente che li alimenta, dietro il loro amore c’è una presenza che riempie la casa e la rende anche bella e rende autentici gli affetti, autentici i legami che si formano all’interno della famiglia. Madre Teresa diceva a riguardo dei suoi genitori: “Prima che andassi al catechismo e prima che mi dicessero che Dio è amore, io l’avevo già capito, ma non perché ero più intelligente degli altri, ma perché guardando l’amore bello, l’amore pulito, l’amore fedele dei miei genitori, io avevo intuito che dietro a quell’amore, c’era Dio e se dietro a quell’amore c’era Dio, Dio doveva essere necessariamente amore”. Lo potessero dire tutti i figli!

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   "O Dio, tu resti muto senza la nostra voce": in prima pagina, una riflessione di Chino Biscontin sulle omelie.

    In evidenza, nell'informazione internazionale, la situazione in Vicino Oriente: l'Egitto cerca un'intesa tra israeliani e palestinesi.

    In cultura, intervista di Marco Bellizi al senatore Giulio Andreotti.

    Gaetano Vallini recensisce il volume di Hans Magnus Enzensberger che ripercorre la parabola del generale Hammerstein alla fine della Repubblica di Weimar.

    Senza occhiali e documenti l'economista svanì senza lasciare traccia: Marco Testi sulla nuova edizione del libro di Ermanno Rea "L'ultima lezione. La solitudine di Federico Caffè scomparso e mai ritrovato".

    Marcello Filotei su un volume che raccoglie i canti di tradizione non liturgica dell'alto medioevo.

    Nell'informazione religiosa, le sintesi dell'omelia del cardinale Tarcisio Bertone e della relazione del promotore di giustizia Nicola Picardi per l'inaugurazione dell'anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano.

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    Oggi in Primo Piano



    Gaza: appello di Abu Mazen per la fine dei combattimenti

    ◊   Diplomazia internazionale al lavoro per fermare le violenze nella Striscia di Gaza. Al Cairo prosegue l’iniziativa egiziana mentre sul terreno si segnalano scontri alla periferia di Gaza City. La cronaca di queste ultime ore, nel servizio di Marco Guerra:


    Dopo il no di Israele e Hamas alla risoluzione Onu per cessate il fuoco, le speranze della comunità internazionale sono tutte riposte sull’iniziativa diplomatica dell’Egitto. Oggi al Cairo il presidente egiziano Mubarak ha incontrato il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, che ha ribadito la sua richiesta per un cessate il fuoco immediato, ha ammonito Israele ad accettare il piano egiziano e si è detto favorevole al dispiegamento di un contingente internazionale all’interno alla Striscia di Gaza. A raffreddare l'idea è intervenuto però il portavoce del ministero degli Esteri egiziano, secondo cui finora non ci sono state iniziative concrete per l'allestimento di una forza multinazionale nell'area. Nella capitale egiziana sono giunte anche due delegazioni di Hamas che domani dovrebbero comunicare la valutazione sull'iniziativa franco-egiziana per il raggiungimento di una tregua definitiva. In realtà, secondo le indiscrezioni riportate dal britannico Times, le diplomazie starebbero lavorando per permettere il ritorno a Gaza dell'Anp e l'invio di osservatori internazionali. Sul terreno intanto sono in corso, per il quarto giorno consecutivo, le tre ore di tregua per consentire la distribuzione di beni di prima necessità da parte dell’Onu che ha ripreso l'intervento umanitario. Per l'intera notte e anche questa mattina sono proseguite però le incursioni aeree israeliane su ogni settore della Striscia: una quarantina i raid che hanno preso di mira postazioni missilistiche, arsenali e tunnel per il contrabbando di armi. Combattimenti si sono segnalati anche a terra, e si registra la presenza dei soldati israeliani alla periferia di Gaza City. Continua anche il fitto lancio di razzi sul sud dello Stato Ebraico. Il bilancio di questa prima parte del 15.mo giorno dell’operazione “Piombo fuso”, parla di quindici miliziani di Hamas e otto civili palestinesi rimasti uccisi e cinque soldati israeliani feriti. Oltre 800 le vittime dall’inizio dell’offensiva.

    Ma come sta vivendo la popolazione della Striscia di Gaza? Sentiamo la testimonianza di un’insegnante cristiana - per sicurezza preferisce mantenere l’anonimato - che vive a Gaza City, raggiunta telefonicamente da Gabriella Ceraso:


    R. – Male, molto male: bombardano dappertutto, tutta la notte e tutto il giorno, non c’è un posto sicuro, è proprio terribile. C’è una ragazza che è cristiana, nostra vicina, di 15 anni: è morta dalla paura.

     
    D. – Nelle ore di tregua che cosa potete fare?

     
    R. – Andiamo fuori per prendere qualcosa da mangiare, o l’acqua; per dodici giorni non abbiamo avuto elettricità.

     
    D. – E’ così immediata la ripresa dei combattimenti, appena finisce la tregua?

     
    R. – Alle quattro ed un minuto riprendono di nuovo.

     
    D. – E voi che cosa fate?

     
    R. – Niente, siamo a casa, non possiamo andare da nessuna parte; abbiamo sempre paura. E preghiamo: preghiamo la Madonna, preghiamo il Rosario; sento che la Madonna è veramente con noi. Solo Dio può fare qualcosa.

     
    D. – Tu vivi in una zona in cui non ci sono altri cristiani, sei tra i musulmani: qual è la vita tra voi, in questi giorni di difficoltà?

     
    R. – Veramente noi proviamo ad amare tutti, ogni persona che possiamo. Per esempio, se noi abbiamo qualcosa di più, lo diamo a chi gli manca quella cosa, e anche loro hanno sentito quest’amore e rispondono, ed è bello, molto, molto bello, è veramente un’esperienza stupenda. Prima, per esempio, eravamo ognuno chiuso nella sua casa; adesso ognuno visita l’altro, chiede cosa manca, cosa può fare per l'altro.

     
    D. – Per le strade che cosa c’è?

     
    R. – I soldati non sono entrati fin qui; le strade sono quasi vuote. C’è un supermarket che ha aperto, alcune macchine, ma non è una vita normale. Non sappiamo veramente che giorno è oggi.

     
    D. – Pensate che i soldati arriveranno?

     
    R. – Sì, adesso non c’è niente che non è possibile. Non capiamo niente, veramente, di questa guerra. Io dico che devono smettere.

     
    D. – E’ possibile trovare un accordo?

     
    R. – Sì, è possibile. Se vogliono, tutti e due, è possibile. Io accuso tutti e due di questa tragedia.

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    L'Africa ricorda Chiara Lubich

    ◊   Con la celebrazione del rito del “Cry day”, ossia “fine del lutto”, l’Africa ricorda oggi Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, scomparsa il 14 marzo scorso. Per l’occasione a Fontem, in Camerun, è prevista la presenza di oltre 10 mila persone appartenenti a diverse tribù, insieme alle autorità civili e religiose della regione africana. Una solenne cerimonia segnerà inoltre il passaggio del titolo di “Mafua Ndem” e cioè “Regina inviata da Dio” conferito a Chiara nel 2000, alla nuova presidente dei Focolari, Maria Voce. L'amicizia tra il Movimento e il popolo Bangwa è cominciata oltre 40 anni fa e ha dato vita ad una cittadella in cui convivono in armonia cristiani e seguaci delle religioni tradizionali legati dalla volontà comune di vivere secondo l'amore evangelico. Ma che valore ha la celebrazione del “Cry day”? Al microfono di Adriana Masotti, Martin Nkafu, nativo di Fontem e professore di cultura, pensiero e religione africani nelle Pontificie Università Lateranense e Gregoriana di Roma:


    R. – Ha un valore di consegna definitiva alla vita eterna per il compianto; quindi il popolo, con questo atto che viene fatto a tutte le persone affinché possano essere ricordate, invocate e pregate, in questo modo vengono consegnate come antenati, cioè come i santi della tradizione del popolo.

     
    D. –Ma che cosa significa il fatto che il popolo Bangwa dichiari, tra i suoi antenati, una donna bianca, cristiana, come Chiara Lubich?

     
    R. – La storia di Chiara Lubich con il popolo Bangwa non è di oggi, c’è una grande affinità; è un ricordo maturato nel tempo, per quanto Chiara è stata per il popolo, cosicché non possono fare a meno di ricordarla, perché è una di loro, quindi non è bianca per i Bangwa, quanto una persona, un modello di vita, di carità, di amore.

     
    D. – Il primo contatto del Movimento dei focolari con questo popolo, risale ad oltre 40 anni fa, e i primi sono stati dei medici ad andare a Fontem; però non è stato subito facile tra Bangua ed occidentali, nonostante le buone intenzioni...

     
    R. – Si, ma come potrebbe avvenire in qualsiasi incontro tra una cultura e l’altra, non potrebbe andare tutto liscio. Il miracolo di Fontem è proprio questo: attraverso le esperienze di convivenza, promosse dal Movimento, si va creando un popolo nuovo in cui ognuno ha un suo posto, anzi, quelle differenze che prima sembravano essere ostacoli, diventano ricchezze, che compongono quel mosaico del popolo nuovo – così l’ha definito Chiara – nato dal Vangelo. Immaginate dei capi di tribù che vengono a chiedere ai cristiani di venire a raccontare loro del Vangelo: questa è una novità.

     
    D. – Quindi i rapporti all’interno di questo popolo, fra le tribù e anche con i popoli dei villaggi vicini, è improntato all’amore evangelico; ma che cos’è che ha spinto questa domanda: raccontateci del Vangelo?

     
    R. – In Africa, l’evangelizzazione e la promozione umana vanno di pari passo, quindi qui non si può parlare della salvezza senza dar da mangiare a coloro che ne hanno bisogno. Gli africani sono concreti, talmente concreti che nessun messaggio teorico gli interessa; quindi, bisogna vivere, bisogna vivere il Vangelo, in quel caso tutti son pronti ad ascoltarlo.

     
    D. – Che cosa ha rappresentato invece – e rappresenta ancora oggi – per il Movimento dei focolari, questa ricca esperienza africana?

     
    R. – Io credo che il Movimento si trovi a vivere un’esperienza che non ha mai pensato prima. Chiara stessa quando era qui a Fontem, in diversi momenti, ha prospettato:“Qui sorgerà una città, in cui tutti correranno a vedere come si fa ad amare”. Quindi penso che è un’esperienza in corso, dove pian piano matura sempre di più il cristiano, cioè il popolo nuovo, che vive la legge del Vangelo, e questo rinnova necessariamente la società.

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    Il commento di don Massimo Serretti al Vangelo della Domenica

    ◊   Con la Festa del Battesimo del Signore si conclude il Tempo di Natale. La Liturgia ci presenta il Vangelo in cui Giovanni battezza Gesù nel Giordano. Il Signore, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba, mentre una voce dal cielo diceva:

    «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento».

    Ascoltiamo il commento del teologo, don Massimo Serretti, docente di Cristologia all'Università Lateranense:


    (musica)

     Il punto del fiume Giordano, nel quale Gesù si fa battezzare da Giovanni, è il punto in cui il Signore aveva aperto le acque al popolo eletto, perché potesse compiersi la promessa dell’ingresso nella terra. Attraverso le acque, il Signore compie la promessa e ci conduce nella nostra terra, nella terra che c’è assegnata. Le acque sono l’elemento instabile e quindi l’elemento dal quale si è circondati, travolti e sommersi. L’attraversamento delle grandi acque è un’immagine della lotta e del combattimento della vita. Gesù entra nell’acqua del Giordano, Lui stesso vi entra, e uscendo dall’acqua il Padre lo consacra con il dono dello Spirito quale nuovo Mosè, che condurrà il nuovo popolo vittoriosamente attraverso le acque profonde e tumultuose della vita e della storia.

     
    (musica)

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    Chiesa e SocietÓ



    Le associazioni cattoliche si schierano in difesa dei diritti umani a Gaza

    ◊   Un’indagine sulle violazioni commesse da entrambe le parti nel conflitto che oppone israeliani e palestinesi, ma anche la difesa della vita dei civili e il rafforzamento del diritto umanitario internazionale: è quello che chiedono a gran voce alcune organizzazioni cattoliche, con in testa Caritas Internationalis, in una lettera inviata a Ginevra al Consiglio per i Diritti umani dell’Onu. “Stiamo esortando Israele a porre fine alla punizione collettiva indiscriminata della popolazione civile a Gaza e a fermare l’uso eccessivo della forza – riferisce all’agenzia Zenit il responsabile Caritas della delegazione internazionale a Ginevra, mons. Robert Vitillo – e stiamo anche esortando Hamas a porre fine ai suoi attacchi missilistici illegali contro i civili israeliani”. Nell’appello alle Nazioni Unite, insieme a Caritas Internationalis (una confederazione di 162 organizzazioni cattoliche attiva in oltre 200 Paesi), Pax Romana, associazione internazionale di professionisti presente in 80 Paesi, Dominicans for justice and peace, che riunisce le attività dei Dominicani in favore dei poveri, e International young catholic students, rete di 85 movimenti nazionali di studenti di scuole secondarie e università di sette regioni continentali. Le organizzazioni chiedono alle parti in causa un immediato cessate il fuoco per permettere agli aiuti umanitari di raggiungere la Striscia di Gaza: “La tregua di tre ore è un primo passo – ha concluso mons. Vitillo – ma non è sufficiente”. (R.B.)

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    India: i cristiani di Orissa denunciano la mancanza di sicurezza

    ◊   Condizioni di vita pietose nei campi profughi, nessuna garanzia in materia di sicurezza, nuovi gruppi che promettono altra violenza contro i cristiani e un uso sempre più fazioso dei media: il presidente dell’All India Christian Council e dell’United Christian Forum for human rights, John Dayal, ha fatto il punto sulla situazione attuale nello Stato indiano dell’Orissa. Qui, tra il 24 e il 27 dicembre 2007, si verificò un’improvvisa e drammatica ondata di violenza contro i cristiani, ispirata dal Vishwa Hindu Parishad e dal suo vicepresidente Laxamananda Saraswati, assassinato il 23 agosto 2008, episodio che innescò ulteriori scontri. Secondo quanto detto da Dayal e riportato da Asianews, la situazione dei campi del distretto di Kandhamal è ben lontana dall’essere pacificata: una delegazione della Commissione europea ha visitato recentemente questi campi, come pure quelli nell’Andhra Pradesh, e ha rilevato condizioni igienico-sanitarie terribili, soprattutto nelle donne incinte e nei piccoli nati all’interno, malnutrizione. Inoltre, poiché molti agricoltori di piccoli terreni si trovano nei campi di rifugio, il grande raccolto nelle risaie è rimasto inutilizzato. Per quanto riguarda la sicurezza, ci si trova in una situazione di “calma apparente”, come affermato da Balakrishnan, il presidente della Corte Suprema. La Corte Suprema indiana, inoltre, ha rivolto un avvertimento al governo dell’Orissa: “Dimettetevi se non potete proteggere le minoranze”, monito che però è rimasto ignorato sia dai ministri della coalizione che dalla polizia. Sembra che il governo dello Stato stia usando i cosiddetti comitati di pace, fortemente ostili alle minoranze religiose, per imporre il ritiro delle denunce presentate dai cristiani contro le violenze; già nel gennaio 2008, quando i rapporti furono depositati presso la polizia, la Commissione nazionale per le minoranze (Ncm) scoprì che su 127 casi registrati, solo a cinque seguì un’inchiesta. Le iniziative di pace, poi, sempre secondo la relazione di Dayal, sono tutte velate per mancanza di trasparenza e per l’approccio unilaterale dei rappresentanti dello Stato, sottomessi in modo totale ai membri del governo appartenenti al Bharatiya Janata Party. Quanto ai gruppi violenti emergenti, sembrano essere fondamentalmente due: una milizia civile sponsorizzata dal governo e pagata con fondi statali, e un’ottantina di giovani tornati armati e addestrati dal Gujarat, che promettono uccisioni di cristiani il 23 di ogni mese in ricordo dell’assassinio di Saraswati. Secondo Michael Pinto dell’Ncm, inoltre, molti cristiani nella zona vivono sotto la minaccia della conversione forzata all’induismo e questo “non è accettabile, perché è materia che riguarda il Freedom of Religion Act in vigore anche in Orissa”. In conclusione, Dayal tocca l’argomento media: i mezzi di comunicazione locali continuano a prendere di mira politici cristiani, capi religiosi e attivisti per i diritti umani. (R.B.)

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    Onu: cresce il numero dei profughi nel mondo

    ◊   Il numero dei rifugiati in tutto il mondo è salito a 11 milioni. Questo è quanto emerge da un rapporto presentato dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), Antonio Guterres, al Consiglio di Sicurezza. Guterres ha esortato il Consiglio a “trovare le risposte per porre fine alle persecuzioni e alle gravi violazioni dei diritti umani, e alle minacce alla pace e alla sicurezza che causano lo spostamento forzato”. Attualmente sono 26 milioni le persone in tutto il mondo costrette a fuggire a causa dei conflitti, delle catastrofi naturali conseguenza dei cambiamenti climatici, e dalle ingiustizie economiche e sociali. L’Alto Commissariato Onu nella nota redatta, chiede alle nazioni ricche di aiutare concretamente i Paesi che accolgono i profughi. Poi, riporta l’Agenzia Misna, parlando della situazione in Somalia, in Nord Kivu, in Darfur e nel Medio Oriente sottolinea che “non ci possono essere soluzioni umanitarie durevoli a queste crisi senza una soluzione politica appropriata e una gestione migliore dei contesti post conflitto”. Guterres in conclusione chiede politiche efficaci, eque e globali per aiutare i Paesi colpiti dal forte flusso migratorio. (F.C.)

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    Caritas Internationalis denuncia la difficile situazione dello Zimbabwe

    ◊   Caritas Internationalis lancia un appello al mondo per denunciare la situazione nello Zimbabwe, dove circa cinque milioni di persone, la metà della popolazione, riescono a sopravvivere soltanto grazie agli aiuti umanitari. Ogni mese l’organizzazione porta nel Paese africano razioni di cibo che sfamano 164mila persone, pasti per 88mila bambini che frequentano la scuola, e provvede alla formazione agricola in circa 4600 abitazioni. Ma nonostante ciò, soltanto a una percentuale compresa tra il 5 e il 10% del totale della popolazione, arrivano gli aiuti: la maggior parte, per sopravvivere, è costretta a raccogliere prodotti selvatici, a vendere i propri animali o i beni familiari e, nel peggiore dei casi, a prostituirsi. Un’indagine condotta dalla Caritas a livello nazionale, tra ottobre e novembre 2008, ha evidenziato che il 70-90% delle famiglie che lavorano, riescono appena a procurarsi il cibo e l’organizzazione si aspetta che la situazione peggiori ulteriormente da questo mese fino a marzo, quando sopraggiunge il picco della “stagione della fame”. Si calcola che già 200 bambini abbiano avuto svenimenti a scuola a causa della mancanza di nutrimento. Le categorie più a rischio, ovviamente, sono donne, bambini e anziani, specialmente nelle regioni di Masvingo, Bulawayo e Hwange, seguite da Gokwe, Mutare e Gweru, quindi Harare e Chinhoyi. A peggiorare la situazione, un’epidemia di colera che negli ultimi cinque mesi ha ucciso oltre 1700 persone, su 36mila casi registrati. Per ostacolare il contagio, Caritas si è impegnata a fornire a 16mila case, l’accesso all’acqua corrente e a portare nozioni mediche di base a cinquemila persone. (R.B.)

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    Kenya: varato piano d’emergenza nazionale per la popolazione a rischio fame

    ◊   In una riunione del Comitato per la sicurezza alimentare presieduto dal presidente Mwai Kibaki, il Governo kenyano ha varato un piano per affrontare l’emergenza nazionale che coinvolge circa 10 milioni di persone esposte alla fame a causa di siccità e scarsa produzione. Questi i dati drammatici riportati dall’agenzia Misna: in Kenya circa un milione e mezzo di bambini mangiano solo grazie ai pranzi nei refettori scolastici; inoltre ci sono due milioni e mezzo di orfani e malati, compresi i sieropositivi e affetti da Aids. Il Governo ha deciso alcune misure per incentivare la produzione agricola: l’importazione di cinque milioni di sacchi di mais; l’autorizzazione a rinunciare alle tasse d’importazione per altri cinque milioni di sacchi, al fine di contenere i costi al dettaglio; la vendita agli agricoltori attraverso sussidi, o la distribuzione ai contadini più poveri, di tonnellate metriche di fertilizzanti; la distribuzione gratuita di sementi e la riduzione, pari a cinque scellini, del costo delle stesse. Anche la Croce Rossa conferma la grave situazione che affligge l’intero Corno d’Africa, dove circa 20 milioni di persone sono a rischio fame a causa, soprattutto, della siccità, della morìa del bestiame, ma anche del peggioramento delle condizioni di sicurezza in Somalia. (R.B.)

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    Le autorità kenyane si impegnano per negoziare il rilascio delle due suore italiane

    ◊   Il ministro kenyano per la Sicurezza interna George Saitoti si è detto pronto a fare “tutto il possibile” per far rilasciare le due suore italiane rapite nel suo Paese e trasportate in Somalia. Durante un incontro con la delegazione italiana guidata dall’onorevole Margherita Boniver, il ministro del Kenya, come riporta l'Agenzia Misna, si è impegnato a negoziare di concerto con le autorità somale per risolvere la situazione. Intanto il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini ha fatto sapere che le due missionarie del movimento contemplativo “Charles de Foucauld”, rapite nella notte tra il 9 e il 10 novembre scorso da miliziani somali in Kenya, “stanno bene”. Nella giornata di ieri, una foto di suor Maria Teresa Olivero e suor Caterina Girando, è stata esposta in Campidoglio. “Con questa iniziativa vogliamo lanciare un appello e testimoniare la vicinanza e la solidarietà della città di Roma nei confronti delle due religiose”, così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha commentato l’iniziativa. Ottimismo giunge anche dall’ambasciatore italiano a Nairobi, Pierandrea Magistrati, che sulla vicenda ha riferito di “un’ottima collaborazione tra la nostra intelligence e quella del Kenya”. (F.C.)

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    Ampio documento dei vescovi di Panamá sulle sfide del Paese

    ◊   Ricordando che il Concilio Vaticano II ha affermato che “non esiste problema umano che non trovi eco nel cuore della Chiesa”, ieri, al termine dell’assemblea plenaria, i vescovi di Panamá hanno pubblicato un ampio documento per sostenere la popolazione nella sfera religioso-spirituale, ma anche nel campo di altre questioni culturali, economiche e politiche "in un momento di particolare importanza, per via delle grandi opportunità di crescita e progresso, ma anche perché all’orizzonte - scrivono i vescovi - appaiono minacce e ombre” rischiose per la nazione, in particolare per i più poveri. La Repubblica panamense, che il 3 maggio eleggerà il nuovo presidente, sta vivendo “momenti delicati” per via della “mancanza di politiche in favore della sicurezza cittadina” messa a repentaglio dall’incremento “del flagello della violenza negli ultimi mesi”. Temendo che simili fenomeni possano riversarsi anche sulla campagna elettorale i presuli, citando un loro documento del 2001 ribadiscono che “la democrazia non si conquista in un istante e per sempre poiché, in verità, è frutto di un lavoro continuo di ogni generazione ed esige la partecipazione responsabile di ciascuno. Richiede educazione e allenamento, al fine di creare consenso morale, istituzioni efficaci, regole condivise e, soprattutto senso del bene comune”. Oltre alla violenza, la democrazia è a rischio anche quando si lascia contaminare, come accade in Panamá, dal “flagello della corruzione”, osservano i presuli che, rivolgendosi a tutti i cittadini, in particolare ai cristiani, ricordano che al momento di votare occorre tenere presente i “valori supremi e superiori” sui quali si regge una comunità vera e rispettosa dell’integrità della vita, delle norme etiche, della dignità e dei diritti dell’uomo, della centralità e autentica natura della famiglia e del matrimonio. Dall’atra parte, l’Episcopato panamense, anche se, come ha detto in conferenza stampa il presidente, mons. José Luis Lacunza Maestrojuán, vescovo di David, non ha ricevuto risposte da parte dei partiti politici, rinnova il suo appello affinché sia firmato “un patto etico elettorale” che garantisca un confronto leale, trasparente, basato su idee e programmi, che eviti ogni caduta di stile, linguaggio e atteggiamento. “La Chiesa non può e non deve sostituire lo Stato, ma ciò non vuol dire che debba restare al margine della lotta per la giustizia”. Anzi: “alla luce del Vangelo e degli insegnamenti di Cristo” non deve smettere mai di dare il suo contributo in difesa della centralità dell’uomo e della sua dignità “in ogni processo di cambiamento, di sviluppo, di crescita integrale e di formazione dei valori”. Il documento dei vescovi panamensi sottolinea con forza il ruolo del laicato, dei singoli cristiani, che “in quanto tali sono chiamati ogni giorno a dare conto della propria fede in tutte le realtà della convivenza nazionale”. Prima di concludere, i presuli ricordano le parole di Benedetto XVI durante la recente visita ad Limina: “Riveste un'urgenza particolare che la Chiesa a Panamá non smetta di offrire luci che contribuiscano alla soluzione dei pressanti problemi umani esistenti, promuovendo un consenso morale della società sui valori fondamentali”. La fede in Cristo risorto, “le cui verità e insegnamenti sono il centro della missione continentale” (per il cui lancio i vescovi hanno previsto un momento specifico la prima domenica di Quaresima presso la Basilica minore di Jesús Nazareno de Atalaya, nella diocesi di Santiago) - concludono i presuli - “sia la nostra fonte di speranza contro ogni fatalismo”. (A cura di Luis Badilla)

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    Dura condanna dei vescovi francesi per l’attentato alla sinagoga

    ◊   In un comunicato del Servizio nazionale della Conferenza dei vescovi di Francia per le relazioni con l’ebraismo, i presuli condannano duramente l’attentato compiuto alla sinagoga di Tolosa, nel sud della Francia, il 5 gennaio scorso. L’esplosione di una macchina piena di bottiglie molotov, avvenuta davanti alla sinagoga, non aveva causato nessuna vittima. Nel comunicato, riportato dall'agenzia Zenit, i vescovi scrivono che “nessun atto antisemita o razzista, nessuna violenza, possono essere giustificati dai gravi fatti che si svolgono attualmente in Israele e a Gaza”, e rivolgendosi poi, direttamente alla comunità ebraica di Francia, ribadiscono la loro solidarietà, condannando un “così deplorevole e doloroso avvenimento”. L’associazione “Amitié judéo-chrétienne de France" in una nota, rivolta ai responsabili religiosi ebrei, cristiani e musulmani, affinché invitino al rispetto, alla tolleranza e al riconoscimento dell’altro, ricordano “la libertà di opinione di tutti i cittadini e la separazione che va rispettata, fra l’impegno politico e l’appartenenza religiosa”. (F.C.)

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    Nelle Filippine le celebrazioni per il “Nazareno Nero”

    ◊   Migliaia di fedeli hanno festeggiato ieri a Manila, nelle Filippine, il “Nazareno Nero”. Il 9 gennaio di ogni anno, una statua di legno nero, rappresentante il Cristo che porta la croce verso il Calvario, viene portata in processione per le vie delle capitale seguita da migliaia di pellegrini. La celebrazione, come riporta AsiaNews, è iniziata al mattino con la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Gaudencio Rosales, arcivescovo di Manila, alla quale hanno partecipato 50 tra vescovi e preti. Alla statua, portata a Manila dai primi missionari agostiniani il 31 maggio 1606, e salvatasi da un incendio che distrusse la nave che la trasportava, vengono attribuiti poteri miracolosi. La festività, che richiama migliaia di pellegrini, rappresenta una delle tradizioni popolari più sentita per i cattolici del Paese. Per evitare il ripetersi degli incidenti, frequenti durante questa celebrazione, le autorità hanno modificato il percorso scegliendo vie più larghe per contenere la calca umana. (F.C.)

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    Si è spento a New York padre Neuhaus, figura di spicco del cattolicesimo americano

    ◊   Padre Richard John Neuhaus, ex pastore luterano convertito al cattolicesimo è morto in un ospedale di New York all'età di 72 anni in seguito ad un tumore. Diventato negli anni Novanta una delle figure di spicco del mondo cattolico statunitense, padre Neuhaus, era il leader dei pensatori 'neocon' insieme al politologo, teologo e filosofo George Weigel. Padre Neuhaus, presidente dell'Institute on Religion and Public Life, e' stato fondatore nel 1990 della rivista ''First Things'', una palestra di alta elaborazione intellettuale, che si occupa di religione, democrazia e cultura. Neuhaus e' autore di molti libri come: ''Le ultime parole di Gesu' dalla croce”, ''Solidarietà e profitto. La sfida del capitalismo cristiano'' e ''Lo splendore della verità. Perchè sono diventato cattolico e perchè sono felice di esserlo''. Padre Neuhaus era considerato molto vicino al presidente George W. Bush, che si professa cristiano protestante metodista ed avrebbe introdotto il capo della Casa Bianca al concetto di ''cultura della vita'', che connette la posizione contro l'aborto ai temi dell'eutanasia, procreazione, adozione, veto alla ricerca sulle cellule staminali, clonazione. Bush ha riconosciuto pubblicamente di dovere a padre Neuhaus la sua posizione contro l'aborto. Ordinato sacerdote cattolico a 54 anni dall'allora cardinale di New York John O'Connork, Neuhaus raccontava di aver avuto una svolta intellettuale nel 1973, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti legalizzò l'aborto. Di li' a poco avrebbe abbandonato il luteranesimo per abbracciare la fede cattolica, farsi prete e divenire uno dei piu' convinti sostenitori prima del pontificato di Giovanni Paolo II e poi di Benedetto XVI. (R.P.)

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    Gran Bretagna: sdegno per la campagna pubblicitaria che nega l'esistenza di Dio

    ◊   “Probabilmente Dio non esiste. Smetti di preoccuparti e goditi la vita”: all’inizio di gennaio questo slogan pubblicitario è apparso su oltre 800 autobus in tutta la Gran Bretagna e nella metropolitana di Londra, scatenando la reazione dei cristiani inglesi. Come riportato dall’agenzia Zenit, la campagna pubblicitaria è sostenuta dall’Associazione umanista britannica, finanziata con oltre 140mila sterline (150mila euro) e dovrebbe essere riproposta, su scala minore, anche in Spagna. Il direttore nazionale dell’associazione Christian Voice, Stephen Green, ha dunque presentato una denuncia presso l’Advertising standards authority (Asa) accusando la pubblicità di essere ingannevole e di violare il codice “a meno che chi promuove l’annuncio non dimostri che probabilmente Dio non esiste”. Nel regolamento dell’Asa, infatti, si legge che “la pubblicità non può disorientare i consumatori. Ciò significa che chi la promuove deve avere prove che dimostrino ciò che annuncia sui suoi prodotti o sui servizi prima che l’annuncio compaia”. Secondo un portavoce dell’Asa, infine, l’authority ha accettato la denuncia e la valuterà nei prossimi giorni, riservandosi di decidere se contattare o meno chi ha promosso l’annuncio. (R.B.)

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    Italia: la Conferenza episcopale del Triveneto a confronto sull’Islam

    ◊   Dedicata a conoscere meglio gli Islam presenti in Europa, in Italia e in particolare nella realtà triveneta, si è conclusa ia Cavallino, in provincia di Venezia, la “due giorni” annuale di studio e approfondimento dei vescovi del Nordest, con la partecipazione di collaboratori ed esperti delle rispettive diocesi. Ad aprire i lavori è stata la relazione di padre Samir Khalil Samir, gesuita egiziano ed islamologo residente a Beirut. Il suo intervento ha approfondito i caratteri fondamentali della religione musulmana, le diverse “ondate” di immigrazione musulmana nel continente europeo verificatesi in questi decenni e quindi le sfide più urgenti lanciate oggi alle comunità cristiane. In particolare, padre Samir ha invitato a non temere l’incontro e a promuovere un’amicizia autentica tra il cristianesimo e l’Islam, senza preconcetti, ma anche senza ingenuità. Questa è la via, secondo il padre gesuita, attraverso la quale i cristiani possono testimoniare il Vangelo quotidianamente, ad iniziare dalla carità. Diversi i temi affrontati successivamente dai relatori, tra cui l’importanza di garantire a tutti i diritti fondamentali, come la libertà religiosa, ma anche di definirne i criteri applicativi, la complessità e la fragilità dei matrimoni interreligiosi; l’insegnamento della religione nelle scuole, la necessità di luoghi adatti a promuovere la conoscenza reciproca tra cristiani e musulmani, le forme di assistenza spirituale e pastorale negli ospedali e nelle carceri. A conclusione dei lavori, il cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia e presidente della Conferenza Episcopale Triveneta, ha ribadito che per i cristiani “una cosa è evidente: parlare degli Islam significa per le nostre chiese stare all’interno dei processi della storia perché siamo figli di un Dio incarnato. I processi si risolvono vivendoli dall’interno, orientandoli criticamente”. (I.P.)

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    La comunità cattolica di Alessandria festeggia i 130 anni della testata “La Voce”

    ◊   “La Voce alessandrina”, settimanale della diocesi di Alessandria compie 130 anni. Ieri nei festeggiamenti il vescovo Giuseppe Versali ha messo in risalto i fondatori, che “in tempi in cui i mezzi di comunicazione di massa non erano così diffusi, hanno intuito il significato di una presenza della Chiesa nella cultura e nella vita sociale”. Fondato nel 1879, è tra le più antiche testate diocesane piemontesi, e ha visto varie volte il cambio del titolo. Nel 1920 diventa “La Libertà”, e nel 1940 per l’intervento delle autorità fasciste cessa le pubblicazioni. Contemporaneamente nasce “La Voce alessandrina”, ancora oggi pubblicato. Il direttore attuale Marco Caramagna, definisce il giornale “Un impegno di uomini e donne che contribuiscono a mantenere in vita un settimanale che, ancora oggi, può contare su contributi di giovani e meno giovani per continuare la sua presenza nella nostra comunità”. La diocesi poi, riferisce il quotidiano Avvenire, per celebrare l’anniversario di fondazione, organizzerà una mostra ed un volume storico. (F.C.)

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    24 Ore nel Mondo



    Lontana da una soluzione la crisi del gas tra Russia e Ucraina

    ◊   Il colosso russo Gazprom accusa il presidente ucraino, Viktor Iushenko, di non aver ancora firmato l’intesa, raggiunta ieri, sul monitoraggio dei flussi di gas che dalla Russia arrivano in Europa passando per l'Ucraina. La mancata decisione, secondo il portavoce di Gazprom, impedisce ancora una volta la ripresa delle forniture di metano verso l’Europa. Anche il presidente russo Putin, dopo l’incontro con la presidenza di turno dell’Ue, ha confermato che "malgrado gli sforzi, la crisi peggiora". Intanto, il consiglio dell’energia dell’Unione Europea ha convocato una riunione di emergenza per lunedì.

    Siberia: disperso elicottero
    Un elicottero della compagnia energetica Gazpromavia è scomparso nella repubblica russa dell'Altai, in Siberia. A bordo del velivolo viaggiavano tre membri dell'equipaggio e otto passeggeri, fra cui il rappresentante del presidente russo presso la Duma - la camera bassa del parlamento - Alexander Kosopkin e il vicepremier della repubblica dell'Altai, nonché parlamentari e funzionari locali.

    Stati Uniti: lotta al terrorismo ed economia
    L’America di Barack Obama terrà fede ''ai suoi più alti valori e ideali'' e combatterà il terrorismo senza ricorrere alla tortura, nel rispetto della Convenzione di Ginevra. È quanto ha reso noto il successore di Bush, durante la presentazione dei nuovi vertici della CIA e dell'apparato di intelligence. I particolari nel servizio di Virginia Volpe:

     
    A due giorni dal settimo anniversario dell'apertura della prigione di Guantanamo (i primi detenuti arrivarono nella base navale a Cuba l'11 gennaio 2002), Obama ha spiegato quale sarà la linea con cui intende affrontare “il mondo di sfide non convenzionali” che si è delineato in questi anni. Al nuovo direttore della Cia, l'italoamericano Leon Panetta, al prossimo Direttore nazionale dell'intelligence, l'ammiraglio Dennis Blair e al capo dell'antiterrorismo alla Casa Bianca, John Brennan, Obama ha detto di aver dato “un mandato chiaro”. La direttiva è che non ci saranno torture e gli Stati Uniti rispetteranno le norme internazionali sui prigionieri di guerra, “non solo perché è ciò che siamo come Paese - ha spiegato - ma anche perché alla fine questo ci renderà più sicuri e ci aiuterà a cambiare i cuori e le menti nella nostra lotta contro l'estremismo”. Nella stessa occasione, Obama ha parlato dell'Iran, spiegando che questa Nazione rimane una minaccia per gli Stati Uniti. Ma Washington - ha precisato – deve “trovare la volontà di dare il via a un'iniziativa diplomatica” con la Repubblica islamica. Ma non è solo il terrorismo a preoccupare il successore di Bush: “Un piano di stimoli per l'economia – ha detto - è urgente”. La disoccupazione a dicembre è salita al 7,2%, il valore più alto dal 1993. A dicembre negli Stati Uniti sono stati persi 524 mila posti di lavoro. Il dato è inferiore alle attese degli analisti, che si aspettavano 550 mila posti di lavoro in meno, contro la discesa di 584 mila posti a novembre. In totale, nell’anno appena trascorso sono stati persi negli Usa 2,6 milioni di posti di lavoro, la cifra più alta dal 1945. La situazione non è rosea nemmeno in Europa, dove la percentuale di persone senza un impiego nel mese di novembre è salita al 7,8%. Ad ottobre era al 7,7. Nelle zone dell’euro sono stati persi oltre 200 mila posti di lavoro. Particolarmente allarmante è la situazione in Spagna. Solo nel 2008 i disoccupati sono aumentati di un milione, con un incremento del 46,9% rispetto al 2007.
     
    Nuovi sbarchi a Lampedusa
    Nuova massiccia ondata di sbarchi di immigrati a Lampedusa. Nella notte, almeno 490 persone hanno raggiunto l’isola su due diverse imbarcazioni, una delle quali è stata soccorsa nelle acque del canale di Sicilia dalla Marina militare italiana. Il centro di prima accoglienza ora è di nuovo al limite della capienza con circa 1500 ospiti. Era dai giorni di Natale che non si registravano più arrivi, quando in 48 ore circa duemila persone erano approdate sulle coste lampedusane. I maxi sbarchi seguono di poche ore la visita del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, giunto sull’isola proprio per discutere nuove misure contro l'immigrazione irregolare. In Italia il governo ha dato parere negativo sull’emendamento della Lega Nord che propone il pagamento di 50 euro per ottenere il permesso di soggiorno.

    Somalia
    È stata rilasciata dopo il pagamento di tre milioni di dollari la petroliera saudita Sirius Star catturata dai pirati somali il 15 novembre. Il riscatto è stato paracadutato ieri da un piccolo aereo che ha lanciato un sacco sulla nave. Poco dopo, i pirati sono sbarcati e hanno lasciato a bordo l’equipaggio, 25 persone tra croati, britannici, filippini e polacchi e sauditi, che ha ripreso il possesso dell’imbarcazione e si è allontanato.

    Afghanistan
    Il vicepresidente americano eletto Joe Biden è giunto oggi in Afghanistan. Reduce da una visita in Pakistan, ha in programma un incontro con il presidente Hamid Karzai. Poco dopo il suo arrivo, Biden si è incontrato con il generale americano David McKiernan che comanda i circa 70.000 uomini degli Usa e della Nato nel Paese. Intanto continuano gli scontri: cinque soldati statunitensi sono stati uccisi in due attentati nelle ultime 48 ore. È salito così a dieci il bilancio dei militari stranieri morti dall'inizio dell'anno.

    Nuove vittime nella Parigi-Dakar
    Nonostante abbia mutato il suo tracciato, la Parigi-Dakar continua a mietere vittime. Dopo il decesso del motociclista francese Pascal Terry per edema polmonare, sono morte altre 2 persone in uno scontro tra un camion addetto alla logistica e una vettura. L'incidente è avvenuto la scorsa notte nella località di Pejerreyes, 400 chilometri a nord di Santiago del Cile, lungo il percorso della nona tappa, in programma lunedì da La Serena a Copiapo. Ben 54 persone hanno perso la vita nella Parigi-Dakar dal 1979 anno della creazione della corsa. (Panoramica internazionale a cura di Virginia Volpe e Marco Guerra)

     

     Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 10

     
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