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Sommario del 07/01/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Il Papa nella prima udienza generale del 2009: solo nell'unione con Cristo realizzata nella fede e nei sacramenti si compie il culto vero
  • Nomine
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Sì di Israele a una tregua di tre ore al giorno a Gaza
  • Si inasprisce la guerra del gas tra Russia ed Ucraina
  • Solennità di Natale per le Chiese Orientali. Kirill presiede la Messa a Mosca
  • Funerali di Nicola Sarpi a Napoli. Padre Masala: ridiamo la speranza ai giovani
  • Sistema preventivo e diritti umani al centro di un Congresso internazionale promosso dai salesiani
  • Il bando degli spot nella Tv di Stato in Francia riapre il dibattito sul ruolo dei servizi pubblici in Europa

  • Chiesa e SocietÓ

  • L'Associazione Papa Giovanni XXIII e "Misereor" in soccorso dei civili a Gaza
  • Epifania in clima dimesso a Betlemme per la guerra a Gaza
  • Accessibili per i pellegrini tutti i principali luoghi della Terra Santa
  • Africa centro-orientale: oltre 9 milioni gli sfollati
  • Nei Paesi arabi quasi il 40% della popolazione è analfabeta
  • L’Angola chiude la frontiera con il Congo per bloccare la diffusione dell’ebola
  • Il vescovo pakistano di Faisalabad chiede alle religioni di costruire un mondo di pace
  • India: collaborazione Chiesa-governo nell'assistenza ai malati di Aids
  • Sri Lanka: la Chiesa chiede protezione e assistenza per gli sfollati
  • Malaysia: vietata la pubblicazione ad un settimanale cattolico perché usa la parola Allah
  • Brasile: critiche dei vescovi alla campagna governativa per la distribuzione di anticoncezionali
  • A Panama si concluderanno domani i lavori dell’Assemblea episcopale
  • Vietnam. Il vescovo di Vinh Long al governo: dimostrate di proteggere le religioni
  • La parrocchia cinese di Yin Chuan apre il mese della Sacra Scrittura
  • Mongolia: nel 2009 la prima scuola cattolica
  • Messaggio augurale di mons. Paglia agli ortodossi italiani per il Natale
  • Il messaggio del Papa all'arcivescovo di Reggio Calabria per il terremoto del 1908
  • La Croce Rossa accoglie a Jesolo 45 immigrati provenienti da Lampedusa
  • 24 Ore nel Mondo

  • Messico: 13 morti in scontri tra bande di narcotrafficanti
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il Papa nella prima udienza generale del 2009: solo nell'unione con Cristo realizzata nella fede e nei sacramenti si compie il culto vero

    ◊   Il Papa ha tenuto questa mattina nell’Aula Paolo VI in Vaticano la prima udienza generale del nuovo anno proseguendo la sua catechesi su San Paolo. Il servizio di Sergio Centofanti.

     
    Benedetto XVI ha salutato i pellegrini presenti, giunti da tutto il mondo, scusandosi per una leggera raucedine:

     
    “Cari fratelli e sorelle, purtroppo mi manca la voce ma spero di farmi comprendere”.

     
    (applausi)

     
    Ha quindi rinnovato i suoi auguri per l’anno appena iniziato:

     
    “Ravviviamo in noi l’impegno di aprire a Cristo la mente ed il cuore, per essere e vivere da veri amici suoi. La sua compagnia farà sì che quest’anno, pur con le sue inevitabili difficoltà, sia un cammino pieno di gioia e di pace. Solo, infatti, se resteremo uniti a Gesù l’anno nuovo sarà buono e felice”.

     
    Nella sua catechesi ha spiegato il concetto paolino di culto spirituale: è il nuovo culto inaugurato da Cristo sulla Croce. “Il vecchio culto con i sacrifici degli animali nel tempio di Gerusalemme” per il perdono dei peccati “è finito”. Un culto simbolico è sostituito da un culto reale: ora è il Figlio stesso di Dio a prendere su di sé le colpe degli uomini:

     
    “Nel suo cuore si scioglie la massa triste del male compiuto dall’umanità e si rinnova la vita”.

     
    Gesù aveva predetto la fine del tempio annunciando un altro tempio “non fatto da mani d’uomo – il tempio del suo corpo resuscitato”. Questo sviluppo – spiega tuttavia il Papa – può far nascere due malintesi. Il vero culto, “la vera adorazione è l’uomo unito alla volontà di Dio”, ma si può rischiare “una spiritualizzazione della religione” staccata dalla comunità dei credenti. D’altra parte, vero culto è onorare Dio nella vita concreta, ma c’è il pericolo di ridurre la fede a moralismo: “l’uomo farebbe tutto da sé con il suo sforzo morale”. Il vero culto spirituale – spiega il Papa – è possibile solo se siamo divenuti “uno in Cristo Gesù”:

     
    “Nella comunione con Cristo, realizzata nella fede e nei sacramenti, diventiamo, nonostante tutte le nostre insufficienze, sacrificio vivente: si realizza il culto vero”.

     
    Vivendo in Cristo l’uomo può divenire ciò che non può essere con le sue forze, e cioé sacrificio vivente, gradito a Dio. Un culto non moralistico, in cui “i veri sacrifici sono le opere di misericordia”:

     
    “Sant’Agostino ha chiarito tutto questo in modo meraviglioso nel 10.mo libro della sua Città di Dio. Cito solo due frasi: ‘Questo è il sacrificio dei cristiani: pur essendo molti siamo un solo corpo in Cristo’…’Tutta la comunità (civitas) redenta…viene offerta a Dio mediante il Sommo sacerdote che ha donato se stesso”.

     
    Compito “sacerdotale” della Chiesa – afferma il Papa - è allora quello di “annunciare il Vangelo per unire i popoli nell’unico corpo del Cristo risorto” perché il mondo stesso diventi “gloria di Dio”:

     
    “L’autodonazione di Cristo implica la tendenza di attirare tutti alla comunione del suo Corpo, di unire il mondo. Solo in comunione con Cristo, l’uomo-esemplare, uno con Dio, il mondo diventa così come tutti noi lo desideriamo: specchio dell’amore divino. Questo dinamismo è presente sempre nell’Eucaristia – questo dinamismo deve ispirare e formare la nostra vita. E con questo dinamismo cominciamo il nuovo anno ... e grazie per la vostra pazienza!”.

     
    (applausi)

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    Nomine

    ◊   Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Kara (Togo), presentata da mons. Ignace Baguibassa Sambar-Talkena, in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico. Gli succede mons. Jacques Danka Longa, coadiutore della medesima diocesi.

    Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Iguatu (Brasile), presentata da mons. José Doth de Oliveira, in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico. Il Papa ha nominato vescovo di Iguatu (Brasile) il padre carmelitano João José da Costa, priore e formatore nel Convento di São Cristóvão nell’arcidiocesi di Aracajú. Padre João José da Costa è nato il 24 giugno 1958, a Lagarto, diocesi di Estância, ha emesso la professione religiosa nel 1986 ed è stato ordinato sacerdote il 12 dicembre 1992.

    Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Três Lagoas (Brasile), presentata da mons. Izidoro Kosinski, per raggiunti limiti di età. Gli succede il rev. José Moreira Bastos Neto, del clero della diocesi di Caratinga, coordinatore diocesano della pastorale e amministratore parrocchiale. Il rev. José Moreira Bastos Neto è nato il 25 gennaio 1953 a Simonésia, diocesi di Caratinga ed è stato ordinato sacerdote il 28 ottobre 1979.

    In data 6 gennaio, il Santo Padre ha nominato vescovo ausiliare di Trujillo (Perú) il padre claretiano José Javier Travieso Martín, collaboratore del Collegio Claretiano di Trujillo e professore nel Seminario e nell’Università Cattolica di Trujillo, assegnandogli la sede titolare vescovile di Tubusuptu. Padre José Javier Travieso Martín è nato a Don Benito, Provincia di Badajoz (Spagna), diocesi di Plasencia e Cáceres, il 5 febbraio 1952. Ha emesso la professione religiosa il 19 marzo 1976 ed è stato ordinato sacerdote il 26 giugno successivo.
     
    Il Papa ha nominato vescovo ausiliare di Monterrey (Messico) il rev. Jorge Alberto Cavazos Arizpe, del clero della medesima arcidiocesi, parroco della parrocchia di "Corpus Christi", assegnandogli la sede titolare vescovile di Isola. Il rev. Jorge Alberto Cavazos Arizpe è nato a Monterrey il 31 luglio 1962. È stato ordinato sacerdote il 31 gennaio 1989 per l’arcidiocesi di Monterrey.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Nell’informazione internazionale, riguardo alla situazione in Vicino Oriente, un articolo di Luca M. Possati dal titolo “Tra Hamas e Al Fatah la Palestina impossibile”.

    Al teatro davano Goldoni ma il pubblico voleva Pulcinella: in cultura, Claudio Ceresa ricorda il soggiorno del commediografo veneziano a Roma tra il 1758 e il 1759.

    Ancora in cultura, il saggio di Michael Levey sulla mostra - alla Casa dei carraresi di Treviso - dedicata a Canaletto e ai vedutisti.

    Carte nautiche per l’Arca di Noè: Agostino Paravicini Bagliani recensisce due volumi pubblicati dalla Biblioteca Apostolica Vaticana su uno dei più importanti documenti testuali e iconografici del periodo avignonese.

    Il tema della solitudine dell’apostolo nel “Diario di un curato di campagna” di Georges Bernanos analizzato da Enrico dal Covolo.

    Nell’informazione religiosa, l’omelia del cardinale Tarcisio Bertone nella Messa a conclusione del centenario di fondazione del Santuario di Gesù Bambino di Arenzano.

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    Oggi in Primo Piano



    Sì di Israele a una tregua di tre ore al giorno a Gaza

    ◊   Le forze armate israeliane hanno interrotto i bombardamenti sulla Striscia di Gaza dalle 12 (ora italiana) per una tregua di tre ore e lo faranno ogni giorno “al fine di facilitare gli aiuti umanitari, permettere alla popolazione di approvvigionarsi e facilitare il lavoro delle organizzazioni umanitarie”. Nei bombardamenti israeliani della notte e delle prime ore della mattina sono rimasti uccisi due miliziani palestinesi e altre sette persone. Dall'inizio delle ostilità, 680 palestinesi sono stati uccisi e altri 3.000 feriti, di cui – denuncia Save the Children – oltre 100 bambini. Non sono mancati anche diversi razzi palestinesi sparati dalla Striscia di Gaza su Ashdod, Ashqelon e Sderot. Degli sviluppi sul piano politico e diplomatico, ci parla il servizio di Fausta Speranza.

     

     
    Oltre alla tregua di tre ore Israele sta per annunciare un corridoio umanitario. Ma intanto, il Consiglio di difesa del governo israeliano è in corso, dodici giorni dopo l'inizio dell’operazione 'Piombo fuso' sferrata contro Hamas. E l’alternativa sembra porsi tra l’estendere ulteriormente le operazioni militari sul terreno oppure cedere alle crescenti pressioni diplomatiche per un cessate il fuoco immediato. Ieri Olmert ha dichiarato: niente sospensione delle ostilità se non si raggiunge l’obiettivo “di impedire ogni attività terroristica da Gaza verso Israele e il contrabbando di armi” dall'Egitto verso la Striscia. Ma c’è anche la dichiarazione dell'ambasciatore di Israele alle Nazioni Unite: lo Stato ebraico “prende molto seriamente” la proposta egiziana per un cessate il fuoco a Gaza. Il piano messo a punto dal presidente egiziano Mubarak, con il presidente francese Sarkozy, sembra favorevolmente accolto da Paesi europei, Paesi arabi, Palestina, e Stati Uniti, che lo hanno definito una buona base di partenza per sbloccare la situazione. Si aspetta un pronunciamento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, riunito sotto la presidenza di turno del ministro degli Esteri francese Kouchner. Aprendo la sessione, il segretario generale Ban Ki-moon ha avuto parole molto dure contro Israele, giudicando inaccettabile qualsiasi attacco contro le strutture dell'Onu a Gaza. Ban ha annunciato che è sua intenzione recarsi la prossima settimana in Israele e nei Territori, anche in Paesi arabi, verosimilmente in Egitto e in Siria.

     
    Gli israeliani sapevano che era una scuola e che vi avevano trovato riparo i profughi: è quanto sostiene l’Unrwa, l’ufficio delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi, smentendo la versione israeliana dopo l’attacco all’edificio dell’Onu a Jabaliya dove sono rimasti uccisi oltre 40 civili. Secondo l’esercito da lì i miliziani di Hamas avrebbero sparato colpi di mortaio contro un’unità di fanteria. Ma l’agenzia dell’Onu nega. Francesca Sabatinelli ha raggiunto telefonicamente a Gerusalemme Filippo Grandi, vicecommissario generale dell’Urnwa:


    R. - Nella scuola colpita ieri non c’erano elementi delle milizie armate di Hamas e non c’erano attività militari che potrebbero aver provocato una reazione di legittima difesa. Tutte le nostre strutture sono registrate con l’esercito israeliano, le coordinate geografiche sono registrate, quindi loro sanno dove noi ci troviamo. In più, sanno – negli ultimi giorni – che stiamo utilizzando alcune di queste strutture – soprattutto le scuole – per ospitare gli sfollati che scappano dalle zone più pericolose. Quindi, tutte queste informazioni erano e sono nelle mani dell’esercito israeliano.

     
    D. – Filippo Grandi, che reazioni ci sono state alle vostre dichiarazioni di oggi da parte degli israeliani?

    R. – Il governo e l’esercito mantengono la loro linea: che hanno reagito ad un attacco, non abbiamo avuto altre reazioni specifiche.

     
    D. – A Gaza è in corso la tregua umanitaria di tre ore, saranno sufficienti per avviare un’efficace distribuzione degli aiuti?

    R. – Ma tre ore sono largamente insufficienti per ristabilire un’operazione umanitaria a Gaza, per non parlare di tutti gli altri servizi che in questo momento sono interrotti. La situazione è catastrofica: gli ospedali non hanno benzina, quindi funzionano con i gruppi elettrogeni che stanno per smettere di funzionare, la centrale elettrica non funziona, un milione di persone sono senza elettricità, 700 mila persone senz’acqua. Il problema è che durante i periodi di ostilità – e quindi quasi tutto il tempo – possiamo far entrare soltanto pochi aiuti e soprattutto non possiamo trasportarli e distribuirli attraverso la striscia di Gaza; quindi, le misure di facilitazione che gli israeliani hanno effettivamente messo a disposizione, non sono sufficienti, perché nessuna operazione umanitaria può svolgersi regolarmente a Gaza in presenza di un’operazione militare delle dimensioni che abbiamo tutti visto.

     
    Ci sono tuttavia anche le accuse ad Hamas di usare i civili come scudi umani. Giancarlo La Vella ne ha parlato con Francesco Battistini corrispondente a Gerusalemme del Corriere della Sera:


    R. – E Israele da tempo lo dice, ma anche diverse organizzazioni non governative sostengono che in moschee, scuole, ospedali, vengono usati civili per proteggere miliziani di Hamas, e questo è un problema che già si pone da un po’ di giorni.

     
    D. – La diplomazia internazionale ha avuto un’accelerazione dopo la giornata di ieri; quali speranze ci sono che vada in porto la proposta egiziana, sostenuta da Sarkozy, di una tregua immediata?

     
    R. – Le speranze sono ancora molto poche; è vero che c’è una disponibilità di massima da parte di Hamas ad accettare, ma i due inviati che hanno parlato sono personaggi di secondo piano, che non hanno poteri decisionali. Dal lato israeliano, anche qui non ci sono stati ancora prese di posizioni ufficiali, anche se l’apertura di Olmert per un corridoio umanitario di tre ore fa capire che Israele è disponibile, in qualche modo, a diventare un po’ più flessibile. L’accordo prevederebbe – per quel che si sa – una via di uscita meno umiliante per Hamas, e, dall’altra parte, la garanzia a Israele di poter controllare il valico di Rafa, che è il vero punto della questione, perché tutta l’operazione militare è stata fatta per evitare che continuasse il lancio di razzi, i razzi che partono dal Sudan e attraversano l’Egitto, arrivano a Gaza: e interesse di Israele è bloccare questo traffico e quindi chiudere questi tunnel.


    Il presidente della Caritas Internationalis, il cardinale Rodriguez Maradiaga, in un comunicato afferma che per nessuno la guerra può essere una scelta giustificabile. “Le argomentazioni sulla proporzionalità degli attacchi – dice il porporato – sono moralmente ripugnanti di fronte alla vita di bambini innocenti”. La Caritas Internationalis e la Croce Rossa da giorni chiedono di poter entrare nella Striscia di Gaza in aiuto della popolazione civile. Sentiamo Francesco Rocca, commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, intervistato da Giancarlo La Vella:


    R. –Manca tutto: mancano i beni di prima necessità, i farmaci, le coperte. Siamo già impegnati da diversi anni, insieme alla Mezza Luna palestinese, in un progetto sui minori. Assistiamo circa 9 mila minori l’anno per aiutarli a superare il trauma della guerra. Ovviamente il lavoro adesso aumenterà. Fino a pochi giorni fa i nostri centri, anche nella Striscia, funzionavano. E’ ovvio che in questo momento le attività sono sospese. Il nostro delegato è a Ramallah e non può entrare nella Striscia. Non abbiamo notizie, non abbiamo contatti telefonici e siamo molto preoccupati.

     
    D. – Possiamo dire che mai come questa volta è stato difficoltoso per i volontari operare a margine di un conflitto...

     
    R. – E’ sempre difficoltoso. In questo momento c’è un conflitto armato strada per strada, per cui c’è proprio un problema di sicurezza importante e, oltretutto, comunque, non è consentito l’accesso se non in maniera straordinaria. L’altro giorno ad una équipe chirurgica è stato consentito l’ingresso, ma agli operatori umanitari che lavorano sui civili per il sostegno materiale e morale delle vittime del conflitto non è consentito l’accesso.

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    Si inasprisce la guerra del gas tra Russia ed Ucraina

    ◊   Si inasprisce sempre di più la guerra del gas tra Russia ed Ucraina. Kiev ha annunciato lo stop di tutti i rifornimenti di gas russo destinati all'Europa Occidentale. Smentite da parte di Mosca, che parla di una semplice riduzione dell’erogazione. Ma in Austria, Polonia, Ungheria, Croazia, Slovenia e Repubblica Ceca già da questa mattina si segnalano le prime difficoltà. Intanto la Commissione Europea, in attesa del vertice di domani a Bruxelles tra Russia e UE, si è detta pronta ad inviare propri osservatori nell’area per misurare il volume di gas transitante tra i due Paesi. Da Bruxelles giunge anche un appello affinché le forniture riprendano da domani, “altrimenti la presidenza Ue dovrà prendere nuove iniziative”. A dichiararlo il premier ceco, Mirek Topolanek, presidente di turno dell'Ue, che ha preannunciato una dichiarazione congiunta presidenza-Commissione Ue per questo pomeriggio. Da parte sua, il presidente ucraino Viktor Iushenko ha inviato un messaggio al collega russo Dmitri Medvedev per chiedere di riprendere le trattative sul gas. La nuova crisi è scoppiata dopo che il monopolista russo del gas, Gazprom, ha tagliato le forniture a Kiev il 1° gennaio. Il colosso energetico accusa l’Ucraina di non avere pagato i debiti pregressi e di sottrarre illecitamente decine di milioni di metri cubi di gas al giorno. Quali scenari si potrebbero aprire a questo punto, sia dal punto di vista politico che energetico? Salvatore Sabatino lo ha chiesto a Fulvio Scaglione, vice-direttore di Famiglia Cristiana ed esperto di area ex sovietica.


    R. – Dal punto di vista politico e dal punto di vista energetico, perché ovviamente le risorse energetiche fanno politica. Io credo che si arriverà in tempi non lunghissimi ad una riapertura delle trattative. Credo che questo di Mosca sia un gesto assolutamente dimostrativo e che non sia destinato ovviamente a durare troppo per le evidenti ragioni, perché l’Europa occidentale ha bisogno di gas e perché l’Ucraina non può essere costretta alla fame e al gelo e così via.

     
    D. – Alcuni osservatori ritengono che Mosca voglia, attraverso questa mossa, imporsi sulla scena internazionale come superpotenza capace di condizionare l’intera Europa. Quanto questa analisi, secondo te, può essere veritiera?

     
    R. – Credo che in certa parte Mosca sia già in grado di condizionare il quadro politico internazionale, Europa e non Europa. Non credo ovviamente che a Mosca convenga mettersi sulla strada dello scontro frontale con l’Europa, perché l’Europa è un ottimo cliente delle risorse energetiche che Mosca mette in vendita e quindi taglierebbe così una delle fonti principali di introito per la Russia stessa. D’altra parte io non vorrei che fosse sottovalutata anche la posizione da questo punto di vista dell’Ucraina, perchè anche l’Ucraina fa un gioco geopolitico e geostrategico: l’Ucraina conta proprio sul fatto che Mosca non può tagliarle i rifornimenti senza in qualche modo danneggiare anche l’Europa e mettersi in urto con l’Europa. E’ per questo che l’Ucraina mantiene il punto. E' anche questo un fattore che non andrebbe, secondo me, troppo sottovalutato.

     
    D. – Quella tra Russia ed Ucraina è una storia di rapporti difficili che va avanti da tanto tempo...

     
    R. – Sì, fin troppo. Sembrano due Paesi fatti apposta per mettersi in urto, perché la Russia specula sulle risorse energetiche, come si diceva anche da un punto di vista politico, e l’Ucraina, che dipende totalmente dalla Russia per i suoi rifornimenti energetici e non solo, ha adottato questa politica antirussa un po’ frenetica e un po’ insensata, che ovviamente la mette in diretta rotta di collisione con Mosca.

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    Solennità di Natale per le Chiese Orientali. Kirill presiede la Messa a Mosca

    ◊   Le Chiese Orientali che seguono il calendario giuliano celebrano oggi il Natale. Ieri il Papa all’Angelus ha rivolto i suoi auguri per questa occasione. A Mosca, nella cattedrale di Cristo Salvatore, il reggente della Chiesa ortodossa, il metropolita Kirill, ha celebrato la Messa di Mezzanotte alla presenza di alcune migliaia di fedeli. Presenti anche il capo di Stato Medvedev e il nunzio apostolico Antonio Mennini, rappresentante della Santa Sede nella Federazione Russa. Da Mosca, Giuseppe D'Amato:

     
    Il rito è stato trasmesso in diretta in televisione che ha mostrato in contemporanea immagini di un’analoga celebrazione in Carelia, dove, mischiato tra la gente, era presente il premier Vladimir Putin. Il metropolita Kirill ha invitato tutti a farsi forza in un periodo di grave crisi economica internazionale e ha invocato l’aiuto divino per il presidente in tempi non facili. La parola “crisi”, ha spiegato Kirill, viene dal greco e significa “giudizio”. Oggi il "giudizio" riguarda alcuni atteggiamenti, come il desiderio di possedere sempre di più dimenticando i veri valori. Commozione tra i fedeli ha suscitato la lettura del messaggio che il Patriarca Alessio II aveva già preparato per le feste natalizie prima della sua inattesa scomparsa avvenuta all’inizio di dicembre. Il defunto capo della Chiesa ortodossa ricordava i festeggiamenti in giugno per i 1020 anni della cristianizzazione della Rus’ Kieviana, invitando a vivere non secondo la propria volontà ma secondo quella di Dio. “Ricordiamoci – ha scritto Alessio II – che la vera pace la dà solo il Signore”. Nel messaggio si legge anche che “di nuovo nel mondo non vi è tranquillità. In molti luoghi scorre il sangue e la gente soffre. Noi crediamo che il Signore aiuterà noi, cristiani ortodossi, con il suo buon esempio a mostrare la strada per la riconciliazione e la soluzione pacifica dei dissidi”. Poi le parole di Serafino di Sarov: “Se ognuno di noi ha la pace nell’anima questa condizione personale sarà provata da tutti”.

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    Funerali di Nicola Sarpi a Napoli. Padre Masala: ridiamo la speranza ai giovani

    ◊   A Napoli, ultimo commosso saluto ieri ai funerali di Nicola Sarpa, il ventiquattrenne ucciso da una pallottola vagante esplosa nel corso dei festeggiamenti per il Capodanno. Gli amici di Nicola hanno portato la bara attraverso i vicoli dei Quartieri Spagnoli. Durante la Messa funebre il parroco della chiesa di San Matteo, il padre mercedario Giacinto Masala, ha lanciato un accorato appello a deporre le armi e a non inseguire la vendetta. Il sacerdote si è anche rivolto ai fedeli auspicando che il sacrificio del giovane “possa servire a far riflettere e a cambiare le persone”. Sui funerali di Nicola ascoltiamo, al microfono di Fabio Colagrande, proprio padre Giacinto Masala:


    R. – C’erano moltissime persone, amici, persone dell’ambiente e della zona, erano molto attenti e hanno partecipato alla celebrazione.

     
    D. – Qual è il principale rischio che corrono i giovani della sua parrocchia?

     
    R. – Quello di lasciarsi sopraffare da questo desiderio di usare la forza, di sopraffare gli altri con la forza e la violenza, anziché usare il metodo del dialogo, del confronto, dell’aiuto vicendevole, dell’aggregazione. Avevamo un bel gruppo di giovani e anche questo, piano piano, si è sfaldato, perchè i giovani vengono attratti in questa situazione generale dall’ambiente.

     
    D. – Quindi, lei dice che i giovani della sua parrocchia purtroppo si stanno allontanando anche in relazione al clima di violenza, per la presenza della camorra?

     
    R. – Purtroppo è così.

     
    D. – Lei ha approfittato anche dell’occasione di ieri per rilanciare l’appello del cardinale Sepe...

     
    R. – Il cardinale invitava a mettere i coltelli da parte. Qui si vedono molto evidentemente, con sfacciataggine, pistole, armi di tutte le specie, apertamente, senza timore di nulla.

     
    D. – Qualcuno ha risposto al suo appello?

     
    R. – Ancora non ho visto niente.

     
    D. - Una ragazza, parlando dall’altare, durante i funerali, ha descritto un quartiere che vive nell’abbandono, di un’area senza speranza. Alcuni giovani hanno detto: “Qui la Polizia non viene”...

     
    R. – La Polizia arriva quando deve fare una retata. Non c’è una presenza continua, una presenza di prevenzione. Manca la presenza dello Stato nella zona.

     
    D. – Nonostante tutto padre Giacinto lei conserva la speranza?

     
    R. – Sì, credo che la cosa più bella che noi possiamo trasmettere ai giovani, come Chiesa e come comunità, sia proprio quella di dare loro una possibilità: la possibilità di trovare un modo di vivere da persone civili, ma ancora più da cristiani. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Sistema preventivo e diritti umani al centro di un Congresso internazionale promosso dai salesiani

    ◊   Un impegno solenne per l’educazione alle libertà fondamentali e per il sostegno ai diritti umani: lo hanno preso i partecipanti al Congresso internazionale “Sistema preventivo e diritti umani”, che si è concluso ieri a Roma. L’evento è stato promosso dalla Congregazione Salesiana e organizzato dal Volontariato internazionale per lo sviluppo (Vis). Ma quali linee programmatiche sono emerse dal Congresso, sulla scia degli insegnamenti di Don Bosco? Isabella Piro lo ha chiesto a don Pascual Chávez Villanueva, rettore maggiore dei Salesiani:


    R. – Si è parlato delle scelte strategiche per il futuro: la prima riguarda il carisma salesiano e la nostra responsabilità per i diritti umani. Noi, come Congregazione, non abbiamo motivo di esistere se non per la salvezza integrale dei giovani; oggi non ci sarebbe possibile guardare negli occhi un bambino o un adolescente sfruttato, calpestato, se non ci facessimo promotori anche dei loro diritti. La seconda grande scelta è la centralità della qualità dell’educazione. Siamo convinti che solo l’educazione può promuovere un mondo nuovo, in cui ogni uomo, ogni donna, ogni bambino possano vivere in pace una vita libera, dignitosa. L’educazione è il mezzo più radicale per rimuovere quelle cause che impediscono tale promozione. Noi ci troviamo già con delle scelte molto tipiche del nostro carisma: la scelta di ripartire dagli ultimi, educando alla responsabilità per i diritti umani in tutte le nostre attività e opere; la scelta di rinnovare l’educazione integrale, in cui educazione ed evangelizzazione sono come due facce di una stessa medaglia; la scelta di una reciprocità tra sistema preventivo e diritti umani. Il sistema preventivo offre ai diritti umani un approccio educativo unico ed innovativo rispetto al movimento di promozione e protezione dei diritti umani che finora è stato caratterizzato dalla prospettiva della denuncia di violazioni già commesse. Il sistema preventivo offre invece ai diritti umani un’educazione preventiva, ossia l’azione, la proposta ex ante, e anche come credenti possiamo dire che il sistema preventivo offre ai diritti umani un’antropologia che si lascia ispirare dal Vangelo, che vede come fondamento dei diritti umani la dignità di ogni persona. Allo stesso tempo, i diritti umani offrono al nostro sistema preventivo nuove opportunità di dialogo, di collaborazione in rete con altri soggetti, sempre al fine di individuare e rimuovere le cause di ingiustizia, di iniquità, di violenza.

     
    D. - Al Convegno hanno partecipato circa 300 educatori, salesiani e laici, provenienti da 130 Paesi diversi: quali problemi educativi sono emersi?

     
    R. – Prima di tutto, la mancanza del diritto all’educazione in tante parti del mondo. Altri problemi riguardano l’educazione al servizio del mercato o una situazione in cui molti, dopo essere stati formati, educati, non trovano le condizioni proprie per il lavoro ed inserirsi socialmente. Una cultura in cui sembra che tutto debba piegarsi al valore assoluto dell’economia.

     
    D. – Ma qual è oggi l’attualità del sistema educativo di Don Bosco?

     
    R. – Il problema, oggi, è proprio che si parla tanto di educazione, ma non si riesce a capire che si deve mettere al centro dell’opera educativa il giovane, il ragazzo, con i suoi bisogni, le sue aspirazioni, le sue attese. E a volte si fa prevalere la gestione di strutture anche se non si sta rispondendo ai bisogni reali del giovane. A questo si aggiunga che si superano – attraverso il sistema preventivo – tre grossi problemi, quello innanzitutto della mancanza di fiducia che i giovani hanno nei confronti degli adulti, e da questo punto di vista viene automaticamente squalificato l’educatore. Il secondo è una situazione in cui si trovano, con mancanza di speranza per affrontare un futuro che a loro sembra cupo e chiuso, e infine la difficoltà di una vera convivenza sociale cui deve rispondere il sistema preventivo. Noi pensiamo che veramente il sistema preventivo riesca a superare queste grandi sfide.

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    Il bando degli spot nella Tv di Stato in Francia riapre il dibattito sul ruolo dei servizi pubblici in Europa
     

    ◊   E’ partita in Francia la ‘rivoluzione’ del presidente Nicolas Sarkozy in campo televisivo. Niente pubblicità nei Canali pubblici. La riforma approvata dall’Assemblea nazionale nel dicembre scorso aspetta ancora il sì definitivo del Senato, ma i vertici di France Television hanno già bandito gli spot. Il servizio di Roberta Gisotti:


    L’aveva promesso, Sarkozy, all’inizio del suo mandato presidenziale: liberare la Tv di Stato dalla pubblicità. E cosi è stato: da lunedì scorso niente spot nei 4 canali generalisti e regionali del Servizio pubblico. Per ora il divieto vale dalle 20 alle 6 del mattino, ma entro il 2011 il bando sarà totale. Ieri i primi dati di ascolto della serata di esordio: tre milioni in più gli spettatori sintonizzati sulle reti pubbliche. Del resto in un recente sondaggio i francesi si erano detti in grande maggioranza favorevoli alla soppressione della pubblicità.

     
    Al nostro microfono è il dott. Luca Borgomeo, presidente del Consiglio Nazionale degli Utenti (CNU) in Italia, il Paese dove la pubblicità rispetto agli altri Paesi europei è maggiormente presente nella tv pubblica:

     
    D. - Dott. Borgomeo, possiamo parlare di svolta storica in Francia, e quali effetti potrà avere nel dibattito sul ruolo dei Servizi pubblici europei?

     
    R. – Possiamo sicurmante parlare di un fatto molto positivo, e probabilmente senz’altro, per la Francia, di una svolta. Quanto alla possibilità che possa essere esportata in altri sistemi – mi riferisco in particolare all’Italia – c’è da valutare una serie di problemi collegati soprattutto all’anomalia del sistema radiotelevisivo italiano, che è basato su un duopolio formale, ma nei fatti da una concentrazione di potere mediatico che non ha pari in nessun altro Paese occidentale.

     
    D. - Cosa rispondere a chi tra gli oppositori della riforma francese denuncia che Sarkozy avrebbe fatto un 'regalo' ai suoi amici imprenditori delle Tv commerciali?

     
    R. – Sta di fatto che liberare la Tv pubblica dalla pubblicità – anche sull’esempio della BBC britannica – è un salto di qualità per l’informazione, per l’intrattenimento e per gli spettacoli, e la Televisione pubblica è tenuta ad un alto livello di qualità nei confronti degli utenti e dei telespettatori. Per quanto riguarda la vicenda del vantaggio alle private che Sarkozy avrebbe in questo modo assicurato, c’è da dire che contemporaneamente al divieto di pubblicità nei Canali pubblici, c’è anche l’aumento dell’imposizione fiscale sui gettiti derivanti dalla pubblicità per le private; questo significa che una parte di risorse transita nella fiscalità generale e quindi può finanziare la Tv pubblica.

     
    D. - Un'altra importante novità nella Tv francese è stata l’introduzione lo scorso anno del “Qualimat”, il rilevamento qualitativo degli ascolti, intaccando il monopolio del rilevamento quantitativo dell’Istituto “Mediametrie”, pari all’Auditel italiano…

     
    R. – Anche questo è un altro obiettivo importantissimo, e vorremmo quantomai che anche in Italia avvenisse una cosa analoga, in quanto il potere dell’Auditel, che è una struttura privata, senza controllo pubblico, è talmente forte che condiziona la programmazione, la pubblicità e tutta l’attività radiotelevisiva italiana. Uno strumento di controllo, di rilevazione che sia sottratto alle logiche degli interessi privati, è auspicabile; quindi, anche in questo caso, guardiamo con grande interesse e, oserei dire anche una punta d’invidia, a quanto avviene oltralpe.

     
    D. – Ma sappiamo che in Italia, da molti anni, si aspetta un “Qualitel” anche per la Televisione pubblica italiana…

     
    R. – Sì, se ne parla tanto, ma si fa poco; oserei dire che non si fa niente. E oltretutto, al di là delle discussioni che possono essere esclusivo interesse degli addetti ai lavori, credo che l’utenza si renda conto che è fondamentale che ci sia un salto di qualità nelle trasmissioni, e questa qualità non può non essere che rilevata attraverso strumenti che ci sono e ci potrebbero essere, ma che purtroppo in Italia non ci sono. Lo stesso contratto di servizio fra Rai e Governo impone alla Rai alcuni strumenti per la misurazione della qualità , ma “verba volant, flatus vocis”, scritti sull’acqua.

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    Chiesa e SocietÓ



    L'Associazione Papa Giovanni XXIII e "Misereor" in soccorso dei civili a Gaza

    ◊   “Condanniamo con forza l’inaudita violenza messa in atto dall’azione militare israeliana, e il lancio di razzi da parte palestinese”. E’ la denuncia fatta dai "Caschi Bianchi", dell’Associazione Papa Giovanni XXIII fondata da Don Benzi, e dal “Corpo nonviolento di Pace”. Le due associazioni presenti nei territori limitrofi, stanno cercando di entrare nella Striscia di Gaza per portare aiuti e soccorrere i tanti civili martoriati dalla guerra. In un documento firmato dai due responsabili, Paolo Ramonda e Antonio De Fillippis, si legge: “riteniamo sia inconcepibile pianificare un’operazione militare su così vasta scala in un’area così densamente popolata. Un’azione del genere non può non considerare l’enorme rischio che civili inermi restino coinvolti”, prosegue ancora il comunicato, “crediamo che il terrore, la paura, la morte e la distruzione che questa nuova esplosione di violenza sta provocando, darà come unico risultato quello di far rinvigorire la rabbia nei confronti dell’altra parte”. Da parte sua, il "Corpo nonviolento di Pace", che ha come missione quello di promuovere spazi di riconciliazione e pace, annuncia, come riporta il quotidiano Avvenire, che nei prossimi giorni cercherà di entrare nella città di Sderot colpita dai bombardamenti per portare aiuto alle persone in difficoltà. Intanto la sede tedesca dell'opera assistenziale "Misereor" ha stanziato 30mila euro per gli ospedali di Gaza, che si trovano ad operare in condizioni di emergenza senza gli strumenti primari. (F.C.)

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    Epifania in clima dimesso a Betlemme per la guerra a Gaza

    ◊   In un ambiente rattristato dalla guerra tra palestinesi e israeliani nella Striscia di Gaza, la comunità cattolica ha celebrato ieri l’Epifania, la festa dei Magi, nella città natale di Gesù. Triste anche l’animo dei cristiani ortodossi, che oggi celebrano il Natale nella Basilica della Natività. Il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, è stato salutato nel suo cammino verso Betlemme, come di consueto, da palestinesi e israeliani, ma stavolta in un silenzio sommesso. Dopo il canto del Te Deum - rende noto l'agenzia Zenit - il parroco di Santa Caterina, fra Samuel Fahim, si è rivolto così all’assemblea: “Quello che sta avvenendo in questi giorni nella nostra regione è molto triste e ci fa toccare con mano quello che è scritto nel Vangelo, quando tanti bambini innocenti sono stati massacrati”. “Ma, come a quel tempo Gesù era in mezzo a loro, Egli lo è anche oggi. È per questo motivo che ci rivolgiamo a Lui, supplicandolo di trasformare la nostra tristezza in gioia, e la guerra in pace”. “È con questo spirito - ha aggiunto - che vorremmo vivere la festa dell'Epifania”. Da parte sua, il vicario della Custodia, fra Artemio Vitores, rispondendo alle domande dei giornalisti ha sottolineato: “Siamo passati attraverso la porta dell’umiltà, la porta dell’umiliazione. Se lo spirito del Natale ci porta più facilmente a celebrare il dono della Vita, oggi la situazione ci porta invece a sperimentare l’umiltà e la debolezza di Dio che si incarna”. “Eppure, questo bambino, nato qui, in questa povertà, è il Principe della Pace. In questi giorni - ha detto fra Artemio Vitores - ciò che dobbiamo fare è soprattutto pregare, invocando questa pace, e non perdere la speranza”. Nel pomeriggio, ha spiegato la Custodia, “la processione dei re Magi che portano oro incenso e mirra al Bambino Gesù, ha radunato una moltitudine di pellegrini e cristiani locali, che ha invocato ancora il Principe della Pace, rivelatosi alle nazioni”. (A.L.)

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    Accessibili per i pellegrini tutti i principali luoghi della Terra Santa

    ◊   La drammatica situazione nella Striscia di Gaza non ferma i pellegrinaggi in Terra Santa: dal 22 dicembre sono oltre 5500 i turisti e i pellegrini italiani che hanno visitato i luoghi Santi. In Israele si registra una situazione di sicurezza e la crisi rimane circoscritta alla regione palestinese. Sono aperti – rende noto il quotidiano Avvenire - tutti i luoghi turistici e religiosi nella parte settentrionale del Paese. E’ aperta, come di consueto, anche la via lungo la valle del Giordano. Solo per l’ingresso nelle aree di Benyamin ed Etzion – zone non di interesse turistico – è richiesta un’approvazione da parte delle autorità locali. Tutti i luoghi santi e turistici di Gerusalemme, compresa la città vecchia, sono accessibili. Un’unica limitazione potrebbe riguardare l’area in corrispondenza con il Monte degli ulivi, la cui sicurezza viene monitorata in tempo reale. Anche la via verso il mar Morto è aperta. (A.L.)

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    Africa centro-orientale: oltre 9 milioni gli sfollati

    ◊   Sono 9 milioni e 100.000 gli sfollati interni censiti dalle Nazioni unite nelle regioni dell’Africa orientale e centrale nel 2008. Lo si apprende da un rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli Affari umanitari (Ocha) ripreso dall'agenzia Misna, precisando che il numero segna un calo (400.000 persone in meno) rispetto all’anno precedente. Un dato quello della diminuzione che, comunque, secondo l’Onu non rappresenta il risultato di condizioni migliorate, ma solo il normale fluttuare degli spostamenti di popolazione. Secondo il rapporto, a spingere le persone alla fuga (abbandonando abitazioni e terre) per spostarsi in altre zone dello stesso paese, sono soprattutto i disastri provocati dal maltempo (dalla siccità alle alluvioni) e i conflitti interni di alcuni paesi della regione. La metà degli sfollati delle due regioni si trova in Sudan (4.576.250): 2 milioni e 700.000 si questi solo nella regione occidentale sudanese del Darfur, teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno. “Spesso – si legge nel rapporto – guerre e avverse condizioni climatiche si registrano contemporaneamente, creando emergenze umanitarie complesse”. La scarsità di fondi, l’accesso limitato all’uso di terre e processi di pace e riconciliazione incerti, concorrono a ritardare il ritorno nelle aree di origine, di centinaia di migliaia di sfollati anche quando vengono risolte le crisi che ne provocarono la fuga. Oltre agli sfollati, l’Africa centrale e quella orientale contano anche 1 milione e 800.000 profughi, accolti principalmente in Ciad, Tanzania e Kenya. (R.P.)

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    Nei Paesi arabi quasi il 40% della popolazione è analfabeta

    ◊   Si chiude oggi a Tunisi la conferenza regionale promossa dall’Istituto per la formazione permanente dell’Unesco di Amburgo, dall’Ufficio Unesco di Beirut, dall’Organizzazione islamica internazionale per l’educazione, le scienze e la cultura e dal governo tunisino, dedicata alla formazione degli adulti nei Paesi arabi. L’incontro, su “Investire nell’educazione degli adulti: costruire società della conoscenza e dell’apprendimento nei Paesi arabi”, ha inteso, si legge in una nota ripresa dall'agenzia Sir, fare il punto della situazione per “definire nuove linee d’azione per promuovere investimenti nel settore, in particolare programmi di alfabetizzazione”, e costituisce il quinto meeting preparatorio della Sesta Conferenza internazionale sull’educazione degli adulti (Confintea VI) in programma a Belém, in Brasile, dal 19 al 22 maggio prossimi. Presenti ministri dell’educazione, delegati di governi, organismi multilaterali e Ong, esperti e rappresentanti di università dei 22 Stati della regione araba. Nonostante i progressi raggiunti nell’istruzione di base e nella scolarizzazione, secondo l’Unesco “nei Paesi arabi quasi il 40% della popolazione con più di 15 anni (circa 70 milioni di persone) è analfabeta”. A conclusione dell’incontro verrà adottato un rapporto di sintesi dei diversi rapporti nazionali, e un piano d’azione per la regione. (R.P.)

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    L’Angola chiude la frontiera con il Congo per bloccare la diffusione dell’ebola

    ◊   Il governo dell’Angola ha ordinato la chiusura della frontiera nordorientale con la Repubblica Democratica del Congo nel tentativo di arrestare la propagazione del virus dell’ebola, recentemente riscontrato nella provincia congolese del Kasai occidentale. Lo ha reso noto l’agenzia di Stato “Angop”, precisando che l’obiettivo è di impedire il passaggio di persone, potenzialmente infettate dal virus, tra i due Stati. Il ministero della Salute dell’Angola ha inoltre rafforzato la campagna di informazione per prevenire la diffusione dell’ebola. Nel Kasai il virus ha provocato, finora, la morte di almeno 11 persone. La malattia è mortale nel 90% dei casi. Due anni fa nella regione – ricorda Avvenire – i casi direttamente collegati al virus sono stati 26. In totale, le vittime sono salite a 187 per le epidemie correlate di febbre tifoidea, malaria e dissenteria. (A.L.)

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    Il vescovo pakistano di Faisalabad chiede alle religioni di costruire un mondo di pace

    ◊   “Guerre e rivolte sociali sono un problema che riguarda l’umanità intera, non un singolo Paese o una religione in particolare. Per questo dobbiamo lavorare, uniti, per costruire un mondo di pace”. È quanto sottolinea mons. Joseph Coutts, vescovo di Faisalabad, nel corso di una conferenza stampa organizzata dalle commissioni diocesane per il dialogo interreligioso, e di Giustizia e pace di Faisalabad, insieme alla Organizzazione mondiale per la tolleranza. I promotori del convegno - riferisce l'agenzia AsiaNews - riprendendo il Messaggio di Benedetto XVI in occasione della Giornata mondiale della pace, condannano la morte di civili innocenti nei conflitti in tutto il mondo e chiedono solidarietà per le vittime. “La Pace è un bene comune – ribadisce mons. Coutts – e dobbiamo percorrere tutte le strade possibili per dirimere guerre e conflitti”. Il presule invita inoltre a “pregare” e a promuovere “una cultura della pace”. Padre Bonnie Mendes, attivista per i diritti umani, sottolinea che è “giunto il tempo in cui i fedeli di tutte le religioni, con una sola voce, lancino un messaggio di pace” e che la loro invocazione sia “ascoltata per portare un cambiamento davvero positivo”. I leader cattolici chiedono inoltre che le Nazioni Unite, l’Unione europea e l’Organizzazione della conferenza islamica svolgano un ruolo di primo piano nella risoluzione dei conflitti. Condanne sono state espresse per il conflitto a Gaza, per le guerre in Afghanistan e in Iraq e per le violenze contro i cristiani e i musulmani in India. (R.P.)


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    India: collaborazione Chiesa-governo nell'assistenza ai malati di Aids

    ◊   Il Centro Jeevodaya era un lebbrosario gestito dai sacerdoti Pallottini nella diocesi di Raipur. Oggi accoglie anche malati di Aids e di tubercolosi. Alla recente inaugurazione delle nuove strutture del Centro, - riferisce l'agenzia Fides - approntate per accogliere e curare questi altri tipi di malattie, è intervenuto mons. Joseph Augustine Charankunnel, arcivescovo di Raipur, che ha detto: “Le porte sono aperte ai ‘lebbrosi di oggi’, che sono i malati di Aids. La Chiesa svolge quest’opera con la forza che viene da Dio. Come in questo felice caso, siamo pronti ad accettare una collaborazione delle istituzioni civili, per iniziare altri progetti di assistenza sociale”. Il Centro Jeevodaya, che si trova nei pressi della città di Raipur, è stato fondato nel 1969 dai religiosi Pallottini per accogliere i malati di lebbra. Si occupa anche di bambini lebbrosi, accompagnandoli nel processo di guarigione e reinserendoli nella società. Si è sempre sostenuto grazie alle offerte di benefattori da tutto il mondo. Il nuovo settore di cura dei malati di Aids e di tubercolosi è stato pensato e inaugurato grazie alla cooperazione fra la Conferenza episcopale indiana e il governo. La Chiesa afferma che la collaborazione istituzionale messa in campo nel caso del Centro Jeevodaya può essere un modello per tutta l’India e costituisce un’esperienza felice, da replicare in altri Stati e per altre opere sociali. La Chiesa, in tal modo, può mettere a disposizione le sue energie, il personale religioso, le strutture e le competenze per assistere i segmenti di popolazione più svantaggiati o emarginati nella società indiana. James Veliath, della Commissione episcopale per la Salute, ha reso noto che la Chiesa indiana sta potenziando la sua presenza nell’opera di assistenza ai malati di Aids in India, grazie a nuovi centri di cura sorti negli stati di Chhattisgarh, Gujarat, Orissa, Bengala Occidentale e Bihar. (R.P.)

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    Sri Lanka: la Chiesa chiede protezione e assistenza per gli sfollati

    ◊   Il conflitto in Sri Lanka è entrato in una fase in cui l’esercito regolare sta mettendo in campo il massimo sforzo bellico per piegare la resistenza dei ribelli del Liberation Tiger of Tamil Eelam (Ltte). Nel nord dello Sri Lanka i combattimenti sono violentissimi e la popolazione civile sta soffrendo i disagi della guerra e dello sfollamento. Nei giorni scorsi le truppe di Colombo hanno occupato la cittadina di Kilinochchi, quartier generale e “capitale politica” dei separatisti delle Tigri Tamil, assestando ai guerriglieri uno dei più duri colpi da anni a questa parte. La Chiesa cattolica ha sempre chiesto moderazione nel conflitto, tutela dei civili e assistenza agli sfollati. In occasione del Natale i vescovi cristiani dello Sri Lanka, di tutte le confessioni, avevano chiesto una tregua, ma il loro appello non è stato accolto dalle parti. Le Chiese cristiane invitavano governo e Ltte di lavorare in coordinamento con la Croce rossa internazionale per creare una zona franca, libera dagli scontri, in cui i civili potessero trovare riparo dalle violenze. Mons. Thomas Savundaranayagam, vescovo di Jaffna, ha lanciato un appello per gli oltre 200mila civili che nella sua diocesi sono stati costretti a lasciare le loro case e vivono da “rifugiati interni” in aree più lontane dal conflitto: “Sono molto preoccupato. I civili si trovano nel bel mezzo del fuoco incrociato. Lasciano case e villaggi e non sanno cosa fare e dove andare. Urgono aiuti umanitari e assistenza medica. Ai convogli umanitari non è consentito giungere in queste zone. Possa il Signore - ha detto il presule - proteggere le famiglie da questa guerra”. (R.P.)

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    Malaysia: vietata la pubblicazione ad un settimanale cattolico perché usa la parola Allah

    ◊   In Malaysia, il governo ha proibito al settimanale cattolico “The Herald” di stampare l’edizione in lingua malese. Con questa ingiunzione - spiega il direttore del periodico, padre Lawrence Andrews – si vuole impedire che il termine “Allah” sia usato da un mezzo di informazione cattolico per indicare Dio. Funzionari del ministero degli Interni della Malaysia hanno anche dichiarato che la parola “Allah” può essere utilizzata solo da musulmani. Secondo diversi studiosi, il divieto è però in contrasto con il contesto normativo e culturale del Paese. La Costituzione dello Stato asiatico – sottolinea l’Osservatore Romano – garantisce, infatti, libertà di parola e di espressione. In lingua malese, inoltre, non c’è un altro termine, oltre a quello di “Allah”, per indicare Dio. In Malaysia solo pochi cattolici conoscono l’inglese o il mandarino o il tamil, le altre tre lingue in cui si stampa il settimanale. Studiosi e accademici ricordano, poi, che il termine “Allah” è stato utilizzato in Medio Oriente per la prima volta da arabi cristiani. Successivamente, è stato ripreso dall’Islam. In Malaysia, dove gli abitanti sono più di 25 milioni, i musulmani sono più del 60%. I cattolici sono oltre 850 mila. I lettori del periodico cattolico sono circa 50 mila. (A.L.)

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    Brasile: critiche dei vescovi alla campagna governativa per la distribuzione di anticoncezionali

    ◊   “Il governo vuole diminuire la popolazione con la distribuzione massiccia di pillole e profilattici, invece di educare alla maturità nell’esercizio della sessualità”. E’ quanto afferma mons. Antonio Augusto Dias Duarte, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Rio de Janeiro, commentando l’iniziativa del governo brasiliano che prevede, nel 2009, la distribuzione gratuita alla popolazione di ben 1,2 miliardi di profilattici, settanta milioni di confezioni di pillole anticoncezionali e mezzo milione delle cosiddette pillole del “giorno dopo”. Senza analoghi precedenti nel mondo – scrive l’Osservatore Romano - la “campagna di prevenzione dell’Aids, delle malattie veneree e delle gravidanze indesiderate”, è stata annunciata dal ministero della Sanità. L’episcopato brasiliano ribadisce la sua ferma posizione di fronte a tali programmi, che sarebbero suffragati da relazioni scientifiche su allarmanti questioni demografiche nel Paese. I presuli brasiliani – riferisce il quotidiano della Santa Sede - riaffermano il principio della legge naturale e dell’insegnamento cristiano sulla sessualità umana, sul matrimonio e sulla famiglia. Riaffermano, cioè, il principio di una “paternità consapevole ed eticamente responsabile”. I vescovi del Brasile sottolineano anche che si tratta non solo di contrastare i forti interessi economici legati all’introduzione dei metodi contraccettivi, ma di tornare a denunciare e a contrastare una nuova rivoluzione sessuale. Una rivoluzione che fatalmente diviene “liberazione sessuale” da ogni legge morale, non soltanto cristiana. Tale “liberazione” ha portato ad uno scadimento del valore della sessualità, che sembra non avere più limiti. In questo contesto, segnato dall’indebolimento dell’istituto familiare, da rapporti promiscui e dalla crescita del numero di aborti, è sempre più evidente lo sfilacciamento del tessuto sociale. Già nell’agosto dello scorso anno, la Conferenza episcopale del Brasile aveva pubblicato un documento - al termine di un congresso internazionale in difesa della vita, organizzato in collaborazione con le Conferenze episcopali dell'America Latina - che potrebbe diventare un punto di riferimento fondamentale per la difesa della vita nel Continente. In particolare, il documento denuncia una serie di organizzazioni mondiali che promuovono e finanziano la legalizzazione dell’aborto e, in sostanza, un’ideologia di morte in America Latina. Nel testo viene presentata una lista di vari organismi, agenzie, federazioni. Si tratta di una “rete internazionale” che promuove azioni contrarie alla difesa della vita. I presuli brasiliani citano, in particolare, la “Dichiarazione di Aparecida in difesa della vita”, nella quale si sottolinea che “l’aborto, chimico o chirurgico, è stato usato dai Paesi sviluppati come strumento principale per sostenere una politica globale di controllo della popolazione”. Il testo parla, inoltre, di “un progetto che include la diffusione di una mentalità anti-natalista, comprendente l’imposizione degli anticoncezionali, l’aborto legale e altri attacchi contro la vita”, all’interno di una prospettiva geopolitica ed eugenetica per la quale, nell’ambito della lotta alla povertà, si impedisce ai poveri “di avere una discendenza, invece di investire nello sviluppo economico”. All’interno di questa nuova prospettiva, la contraccezione, l’aborto e anche l’eutanasia diventano “parte di una politica demografica, integrata da una politica più ampia di globalizzazione, che mira al monopolio economico”. (A.L.)

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    A Panama si concluderanno domani i lavori dell’Assemblea episcopale

    ◊   Con una concelebrazione eucaristica nella cattedrale metropolitana di Città di Panamá, l'episcopato locale concluderà domani i lavori dell'assemblea plenaria. La riunione si è aperta lunedì scorso con l’obiettivo di definire gli ultimi preparativi del lancio della Missione continentale, fissato per la prima domenica della Quaresima nella città di Atalaya. Secondo il vescovo di David, mons. José Luis Lacunza Maestrojuán, presidente della Conferenza episcopale, la Messa “sarà una preghiera corale dell'intera nazione per chiedere pace e riconciliazione”. I presuli, oltre ad analizzare l'andamento dei piani pastorali nelle singole diocesi - dove da quasi due anni si lavora per applicare gli orientamenti del documento di Aparecida - tracceranno le linee del coordinamento ecclesiale per il 2009. Mons. José Luis Lacunza Maestrojuán ha anche confermato che sarà analizzata la delicata e complessa situazione nazionale, con particolare riferimento ad alcuni preoccupanti fenomeni. Tra questi, particolare rilievo verrà dato alle conseguenze della crisi economica e sociale e della crescita galoppante dei prezzi del cibo. Un altro fenomeno allarmante è l’ondata di violenza che ha colpito alcuni settori urbani. I vescovi panamensi sono anche preoccupati per l'imminente campagna elettorale che porterà i cittadini ad elezioni generali, il prossimo 3 maggio. Si voterà per il rinnovo del presidente della Repubblica che dovrà subentrare al capo di Stato uscente, Martin Torrijos Espino, del "Partido Revolucionario Democrático" (Prd). La stampa locale ha sottolineato che ’opinione pubblica e i cattolici attendono con molto interesse il documento conclusivo della plenaria episcopale, poiché in un momento di grande smarrimento, occorrono orientamenti al di sopra delle parti. Il popolo panamense, con l’avvicinarsi della consultazione elettorale, ha visto crescere gli antagonismi: tutto, infatti, sembra polarizzarsi in funzione del candidato presidenziale che si desidera votare. Questa contrapposizione ha impedito, giorni fa, la firma di un “Patto etico” sostenuto dai vescovi panamensi e da numerose organizzazioni sociali, sindacali, imprenditoriali e culturali. Il Patto aveva lo scopo di garantire una campagna politica serena e trasparente. Aveva come obiettivo anche quello di assicurare l’impegno, da parte di tutti i candidati, ad accettare lealmente i risultati. Per il momento, i partiti dell’opposizione hanno rifiutato la firma del documento chiedendo delle garanzie al governo del presidente uscente: in particolare, chiedono che l’ex capo di Stato non intervenga nella campagna e che non siano prese misure per favorire alcuni candidati. Si chiede anche che siano resi pubblici tutti i dati personali dei candidati, in particolare quelli economici e patrimoniali. Mons. José Dimas Cedeño Delgado, vice presidente dell’episcopato e arcivescovo della città di Panamá, ha lamentato questa situazione augurandosi che si tratti “solo di un rinvio”. “Voglio ricordare - ha aggiunto il presule - che la firma di questo Patto può rappresentare un segnale molto positivo per tutti, per il Paese, per gli elettori e per l’opinione pubblica internazionale”. I vescovi panamensi torneranno sulla questione del Patto: mons. Lacunza ha affermato infatti che si parlerà dei principi fondamentali per le scelte dei cattolici, quando con discernimento si dovranno valutare i vari programmi. (A cura di Luis Badilla)

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    Vietnam. Il vescovo di Vinh Long al governo: dimostrate di proteggere le religioni

    ◊   “Dimostrate che il governo protegge tutte le religioni”: è la richiesta che il vescovo di Vinh Long, mons. Thomas Nguyen Van Tan, rivolge alle autorità in una lettera relativa alla vicenda del convento delle suore della Congregazione di San Paolo di Chartres, alle quali si dice “in piena unità”. “Vivo a Vinh Long – scrive ancora il vescovo ripreso dall’agenzia AsiaNews – dal primo settembre 1953. Allora, accanto all’antica cattedrale, c’erano una scuola, un convento ed una cappella, appartenenti alle suore della Congregazione di San Paolo. Ora tutto è stato ridotto ad un vuoto pezzo di terra. Chiedo al governo di riconsiderare la decisione di demolire il convento e la cappella per realizzare un piazzale sulla proprietà nella quale sorgevano”. A dare il polso di come si sta sviluppano la vicenda, getta luce anche un’altra lettera, scritta dalla superiora delle suore, Huynh Thi Bich Ngoc, che parte dalla decisione del 12 dicembre scorso, con la quale il Municipio ha ordinato la trasformazione della loro casa – abbattuta in un primo momento per farne un albergo di lusso - e del terreno circostante in un’area pubblica. “La Congregazione di San Paolo – racconta – è stata invitata per uno scambio di idee e una discussione, ma non ci sono stati né scambio, né discussione”. La suora si riferisce ad una lettera del Comitato del popolo che le invitava ad una riunione. “Nguyen Van Dau, capo del Municipio, ha semplicemente annunciato la decisione di trasformare il monastero in un piazzale pubblico”. “All’incontro – prosegue il documento – erano presenti giornalisti dei media governativi i quali hanno registrato e ripreso immagini e, malgrado il fatto che tutte le suore presenti si siano alzate ed abbiano protestato con veemenza, i media pubblici hanno raccontato che le religiose erano contente per la decisione presa e che la loro presenza era una conferma della loro soddisfazione”. (R.P.)

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    La parrocchia cinese di Yin Chuan apre il mese della Sacra Scrittura

    ◊   Domenica scorsa, nella parrocchia di Yin Chuan, cattedrale della diocesi della regione autonoma di Ning Xia, una zona a prevalenza musulmana, è stato inaugurato il mese della Sacra Scrittura dell’Anno Paolino. Come riferisce l’agenzia Fides, prima della solenne celebrazione Eucaristica, sono state distribuite ai parrocchiani ben 600 copie della Sacra Scrittura. Secondo il parroco, durante tutto il mese di gennaio la Parola di Dio sarà particolarmente valorizzata ed onorata nella Santa Messa domenicale. Inoltre si intensificheranno, sia nella parrocchia che nelle altre cappelle del territorio come nelle stazioni missionarie, attività legate alla lettura, allo studio, alla meditazione e allo scambio di esperienze sulla Sacra Scrittura, come anche altre iniziative riguardanti la sua comprensione e trasmissione, senza tralasciare anche la processione con la Sacra Scrittura. L’obiettivo principale è far sì che tutti i membri della comunità approfondiscano la loro conoscenza della Sacra Scrittura, permettendone così una predicazione autentica e convincente, insieme alla testimonianza della propria vita. La storia dell’evangelizzazione della diocesi di Ning Xia risale al 1879, grazie all’opera di padre Karel Van Sante e di padre Alfons Bermyn, Missionari di Scheut. Nel 1922 fu istituito il vicariato apostolico e il 18 marzo dello stesso anno venne formata la provincia di Ning Xia. La Congregazione diocesana delle Missionarie di Maria venne fondata dall’allora Vicario Apostolico mons. Gaspar Scotte, nel 1931. Oggi la diocesi di Ning Xia conta oltre 8.000 fedeli, 14 chiese, un vescovo ed un coadiutore. Le religiose gestiscono 3 cliniche. Ogni anno in diocesi ci sono circa 200 battezzati. (R.P.)

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    Mongolia: nel 2009 la prima scuola cattolica

    ◊   A renderlo noto è mons. Wenceslao Padilla, prefetto apostolico di Ulaanbaatar in una lettera inviata in occasione del Natale al rettore maggiore dei salesiani don Pasqual Chávez Villanueva. Nella stessa lettera il presule oltre ad esprimere gratitudine alla congregazione dei figli di Don Bosco per l’opera di evangelizzazione in Mongolia, esprime il desiderio e l’augurio di veder crescere la presenza della Chiesa nel suo Paese. Presente con le prime missioni dal 1992, la chiesa cattolica in Mongolia oggi conta circa 500 fedeli. Nella lettera mons. Padilla ripercorre gli avvenimenti più significativi che hanno segnato la vita della comunità cattolica mongola nell’anno appena passato. Tra gli altri, come riporta L’Osservatore Romano, la visita di studenti universitari e medici della Corea del Sud e di Taiwan. I primi hanno partecipato alle attività di volontariato organizzate dalla Chiesa locale, mentre i medici hanno curato i poveri che vivono nelle zone dove operano i missionari. Tra gli avvenimenti più importanti della comunità cattolica locale è il battesimo di cento fedeli e l’ingresso nel seminario della Corea del Sud del primo aspirante sacerdote mongolo. Il presule ribadisce in chiusura della lettera, il suo obiettivo primario per il futuro, quello cioè di accrescere l’attività della chiesa nel Paese e la costruzione della prima scuola cattolica. (F.C.)

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    Messaggio augurale di mons. Paglia agli ortodossi italiani per il Natale

    ◊   “Un augurio fraterno ai fratelli ortodossi che vivono in Italia e che oggi festeggiano il Santo Natale”. A lanciarlo tramite il Sir, è mons. Vincenzo Paglia, presidente della Commissione Episcopale per l'ecumenismo e il dialogo della Cei a tutti gli ortodossi che oggi celebrano il Natale. “Vorrei esprimere in questo giorno – scrive mons. Paglia nel suo messaggio di auguri - la mia vicinanza ai vescovi, ai monaci, ai preti e ai diaconi, e a tutti i fedeli delle Chiese Ortodosse. Nasce nella debolezza Colui che (come leggiamo nella lettera agli Ebrei) tutto sostiene con la Sua Parola e il mondo, pur travagliato da tanti dolori e afflitto dalla violenza della guerra, che sfigura il Creato, è illuminato dalla luce dell’Emmanuele, che vuol dire Dio con noi. Che il Signore Gesù, che si mostra al mondo, sia con voi!”. “In particolare – prosegue mons. Paglia - rivolgo un pensiero alle donne e agli uomini che festeggiano questo tempo lontani dalla loro terra, spesso anche dalla loro famiglia, trovandosi nel nostro Paese per lavorare: la luce del Natale illumini e sostenga anche la vostra speranza e il vostro impegno per un futuro migliore. L’augurio, in questa festa grande che tutti ci unisce, è dunque quello di un Natale di pace e di un nuovo anno ricco di frutti spirituali”. Secondo l’ultimo Rapporto Caritas/Migrantes, con l’immigrazione dall’Est Europa si è radicata in Italia una presenza di tipo nuovo, costituita da ortodossi testimoni di un’eredità cristiana che ha resistito a decenni di ateismo di Stato. Nel 2006 gli immigrati ortodossi (918.000) hanno superato di più di 100.000 unità i cattolici e distano meno di 300.000 unità dai musulmani. Più di quattro romeni su cinque sono ortodossi, mentre il 5% è cattolico. (R.P.)

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    Il messaggio del Papa all'arcivescovo di Reggio Calabria per il terremoto del 1908

    ◊   Il ricordo del “tragico” terremoto del 1908 che ha colpito Reggio Calabria e Messina “susciti rinnovata adesione ai perenni valori evangelici e promuova uno spirito di autentica fraternità verso i bisognosi e quanti versano in condizioni difficili”. E’ quanto ha scritto papa Benedetto XVI all’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, Vittorio Mondello, in occasione della “Giornata della Gratitudine” voluta dalla diocesi per ricordare quel tragico evento e per pregare per le vittime e per quanti si sono prodigati nei soccorsi. “La solidarietà che si è manifestata in occasione del terremoto – ha detto ieri sera il presule durante una solenne celebrazione eucaristica nella Cattedrale – fu l’elemento più evidente dell’Unità d’Italia”. Il presule - riporta l'agenzia Sir - ha evidenziato il ruolo di alcuni ecclesiastici che si sono impegnati a favore dei feriti e dei senza tetto: don Luigi Orione, l’allora vescovo di Mileto, mons. Giuseppe Morabito e San Gaetano Catanoso, entrambi reggini, e il papa Pio X che aveva espresso il desiderio di compiere una visita nelle due città terremotate per portare conforto e soccorso ai supersiti personalmente. Fu lui ad aprire ai feriti l’Ospizio “Santa Marta” in Vaticano e ad autorizzare alcuni istituti religiosi a fare altrettanto, oltre che a stanziare fondi per le opere di assistenza. (R.P.)

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    La Croce Rossa accoglie a Jesolo 45 immigrati provenienti da Lampedusa

    ◊   Tutto pronto nella sede della Croce Rossa Italiana di Jesolo per ospitare i 45 immigrati provenienti da Lampedusa, attesi in serata con un volo speciale. “Le camere per accoglierli sono pronte - spiega Baldessarelli, ufficiale della riserva selezionata e del corpo militare della Croce Rossa - così come i luoghi nei quali gli ospiti potranno consumare i pasti o conversare”. “La struttura di Jesolo, per mezzo secolo una colonia marina - aggiunge Baldessarelli - è attualmente in grado di garantire il soggiorno a 300 persone”. Si estende in un'area verde di 60 mila metri quadri, composta da cinque palazzine, tre delle quali in funzione. Nella prima vi sono 60 stanze, nella seconda 34 e nella terza trovano spazio la sala mensa e le cucine, in grado di sfornare sino a 400 pasti. “Siamo pronti dal momento in cui ci è stato comunicato l'arrivo dei profughi. Per noi non cambia nulla che siano 80 o 45, come sembra dalle ultime informazioni”. Non è la prima volta, che la sede della Croce Rossa Italiana di Jesolo diventa centro di accoglienza per stranieri: tra il 1979 e il 1980 è stata utilizzata come centro di coordinamento per l’assistenza di 1.000 profughi vietnamiti; dal 1986 al 1987 ha ospitato 250 profughi polacchi e dal '91 al '98 vi hanno trovato rifugio 1.344 cittadini della ex Jugoslavia. (A.L.)

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    24 Ore nel Mondo



    Messico: 13 morti in scontri tra bande di narcotrafficanti

    ◊   Almeno 13 persone sono state uccise ieri nel nord del Messico in una serie di episodi legati alla feroce guerra in atto tra bande di narcotrafficanti. A Camargo, non lontano dalla frontiera con gli Stati Uniti, un ragazzo di 13 anni è rimasto ucciso da una sventagliata di mitra esplosa sull'auto su cui si trovata assieme ai genitori, secondo quanto ha reso noto la Polizia. Altre 12 persone sono state assassinate a Ciudad Juarez, città simbolo della criminalità più violenta, che detiene il record degli omicidi in Messico.

    Libano
    Centinaia di migliaia di sciiti libanesi simpatizzanti del movimento sciita Hezbollah stanno dando vita oggi ad una grande manifestazione in occasione di un’importante ricorrenza religiosa sciita, ma anche per protestare contro l'offensiva israeliana a Gaza. Dal leader del movimento Hezbollah, il Sayyed Hassan Nasrallah, un discorso sulla situazione a Gaza. Si era pronunciato anche nei giorni scorsi in occasione delle celebrazioni per l'Ashura. L'Ashura è la commemorazione del martirio nel 680 di Hussein, nipote di Maometto, da parte delle truppe del sovrano sunnita.

    Iraq
    In coincidenza con la celebrazione della festività sciita dell'Ashura, le autorità irachene hanno proibito alle donne per ragioni di sicurezza l'accesso al santuario Imam Musa al-Kazim, nel quartiere sciita di Kazimiya, a Baghdad, già teatro nei giorni scorsi di un attentato kamikaze. Lo riferisce la Bbc nella sua edizione on line. L'attentato compiuto domenica da un kamikaze all'ingresso del santuario sciita aveva provocato la morte di almeno 35 persone e lasciato ferite altre decine, per lo più pellegrini sciiti. In un primo momento si era pensato che il kamikaze fosse una donna, ma successivamente si è appreso che era un uomo. Già nei giorni scorsi le autorità avevano rafforzato le misure di sicurezza in previsione dell'Ashura, quando milioni di pellegrini affluiscono nella città santa sciita di Karbala, 110 km. a sud-ovest di Baghdad.

    Afghanistan
    Le Forze della coalizione americana hanno ucciso 32 presunti ribelli, tra i quali una donna, nel corso di un’operazione ieri nella provincia di Laghman, ad est di Kabul. Lo ha annunciato oggi la Coalizione.

    Nigeria
    La nave del gruppo francese Bourbon - attaccata e sequestrata con il suo equipaggio nella notte tra sabato e domenica da sconosciuti armati al largo della coste della Nigeria, nei pressi di un importante terminale petrolifero e di gas - è stata liberata con tutto l'equipaggio. ''I nove membri dell'equipaggio (5 nigeriani, 2 ghanesi, un camerunese e un indonesiano) della Nourbon Leda sono in buona salute'', ha fatto sapere la società. L'attacco non è stato rivendicato. Non si conoscono le circostanze della liberazione. Il Delta del Niger è regolarmente teatro di violenze ad opera di gruppi armati che dal 2006 hanno moltiplicato i sequestri di dipendenti del settore petrolifero, gli attacchi alle installazioni petrolifere e i sabotaggi.

    Grecia
    Il premier conservatore greco, Costas Karamanlis, ha compiuto un ampio rimpasto nel Governo da lui diretto, minato da scandali di corruzione e sotto tiro per la recente ondata di violenza urbana. Il cambio più importante riguarda il ministero dell'Economia e Finanze, dove Georges Alogoskoufis cede la poltrona a Yammis Papathanassiou, fino ad oggi sottosegretario. Conservano i loro dicasteri i ministri degli Esteri, Dora Bakoyannis, quello dell'Interno, Prokopis Pavlopoulos, e quello alla Difesa, Evangelos Meimarakis. Cambiano di titolare invece altri otto ministeri: Giustizia, Sviluppo, Pubblica istruzione, Sviluppo agricolo, Cultura, Trasporti, Turismo e quello per la Macedonia e la Tracia. I nuovi ministri presteranno giuramento domani mattina davanti al presidente della Repubblica, Karolos Papoulias.

    Giappone
    Il Giappone ha celebrato oggi 20 anni di Regno dell'imperatore Akihito, da molti ritenuto il primo sovrano moderno del Sol Levante. Akihito, 75 anni compiuti lo scorso 23 dicembre, reduce da alcuni disturbi fisici dovuti allo stress per i numerosi impegni ufficiali, ha presieduto stamani la cerimonia di commemorazione per i 20 anni dalla morte del padre Hirohito, l'imperatore Showa indelebilmente legato alla disfatta della Seconda guerra mondiale. Alla cerimonia nel mausoleo imperiale di Musashino, a Tokyo, hanno partecipato circa 80 persone, tra cui il principe Akishino e la principessa Kiko (genitori del futuro erede al trono Hisahito) e il premier Taro Aso, mentre il principe ereditario Naruhito e la consorte Masako hanno presenziato a una liturgia commemorativa al Palazzo imperiale, vestendo costumi tradizionali. Akihito, che secondo la genealogia millenaria è il 125esimo discendente della Dea del Sole, in compagnia della fedele consorte Michiko (nozze d'oro il prossimo 10 aprile) ha saputo 'svecchiare' negli anni l'antica immagine inviolabile e defilata della casa del Crisantemo, impegnandosi in un'inedita 'diplomazia imperiale' che ha contato visite ufficiali e non in 39 nazioni. All'attuale imperatore viene riconosciuta inoltre una niente affatto scontata oggettività nei confronti delle responsabilità storiche - soprattutto belliche - del Giappone: nell'ottobre del 1992 Akihito è divenuto il primo sovrano nipponico a recarsi in visita ufficiale in Cina, facendosi portatore - come oggi - di un forte messaggio di pace e fratellanza tra i popoli.

    India terrorismoL'India manterrà tutte le opzioni aperte per smantellare ''organizzazioni terroristiche'' dopo gli attacchi a Mumbai dello scorso novembre. Lo ha detto oggi il ministro indiano della Difesa che, senza nominare esplicitamente il Pakistan, non ha nascosto la frustrazione crescente di fronte alla convinzione che il Paese vicino non intenda indagare pienamente sugli attacchi. ''Anche dopo il 26 novembre - data degli attacchi di Mumbai - non c'è alcun serio tentativo in atto per smantellare le reti terroristiche ed è questa la maggior preoccupazione'', ha detto A.K. Antony ai giornalisti a New Delhi. ''Faremo di tutto per impedire tutto questo e a tale scopo stiamo esaminando tutte le possibili opzioni disponibili, ma non posso dire ora quali'', ha aggiunto. Il primo ministro indiano, Manmohan Singh, ha accusato ieri il Pakistan di ''isteria da guerra'', dopo che lunedì l'India aveva consegnato al Pakistan i risultati delle indagini sugli attentati di Mumbai, dai quali emergerebbero coinvolgimenti ''dell'establishment'' pachistano. Ufficiali indiani hanno intanto oggi riferito che ci sono finora sette morti -tre soldati e quattro militanti - nella battaglia combattuta da una settimana tra soldati indiani ec un piccolo gruppo di separatisti nascosti nella remota zona montagnosa del Poonch, nel Kashmir. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)

     

     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 7

     
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