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Sommario del 28/01/2008

Il Papa e la Santa Sede

  • Ogni progresso scientifico sia anche progresso d'amore: l’esortazione di Benedetto XVI ai partecipanti al Convegno interaccademico su “L’identità mutevole dell’individuo”
  • Dal Papa, in visita "ad Limina", i vescovi greco-cattolici dell'Ucraina. Intervista con il cardinale, Lubomyr Husar
  • Altre udienze e nomine
  • Raoul Follereau e la piaga della lebbra, malattia che ancora miete vittime soprattutto in Africa. Intervista di Giovanni Peduto col cardinale Javier Lozano Barragán
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Lutto nel mondo cristiano per la morte dell’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Christodoulos, protagonista nel dialogo ecumenico
  • Nuove violenze in Kenya: decine le vittime
  • La Chiesa celebra la memoria di San Tommaso d'Aquino
  • La miseria dei "Bambini di strada" di molte parti del mondo nelle fotografie di Mauro Sioli esposte a Roma
  • Chiesa e SocietÓ

  • La chiusura a Gerusalemme della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani
  • A Cuba numerose iniziative per ricordare il decimo anniversario della visita di Giovanni Paolo II nel Paese
  • I vescovi filippini contro il traffico illecito di organi e il “turismo dei trapianti”
  • Vietnam: ad Hanoi continua la preghiera dei cattolici nel giardino della nunziatura di cui la Chiesa rivendica la proprietà
  • Cresce l’interesse per la Bibbia in Cina: una casa editrice ne stamperà oltre un milione di copie al mese
  • In India migliorano le condizioni dei Dalit, i cosiddetti "fuori casta"
  • Servono progetti concreti per aiutare la Chiesa irachena: è l'appello dell'arcivescovo di Kirkuk
  • Repubblica Democratica del Congo: si apre la seconda settimana della vita consacrata
  • In Canada, il prossimo Congresso eucaristico internazionale lancerà una campagna sociale
  • In Italia venduto ieri, in quasi mille piazze, il “miele della solidarietà” per la Giornata mondiale dei malati di lebbra
  • Il primo febbraio liturgia eucaristica presieduta dal cardinale Bertone per i 40 anni dalla fondazione della Comunità di Sant'Egidio
  • L’Osservatore Romano “adotta” cinque bambini ugandesi
  • Dal 31 gennaio, con Famiglia Cristiana, i grandi film sulla Bibbia
  • La fede diventi criterio valutativo: così il cardinale Caffarra durante la celebrazione per la memoria di San Francesco di Sales
  • Il padre passionista Antonio Rungi invita i fedeli cattolici campani “a rimboccarsi le maniche” per dare una risposta concreta all’emergenza rifiuti
  • 24 Ore nel Mondo

  • Rilasciati i bambini e gli insegnanti presi in ostaggio in Pakistan
  • Il Papa e la Santa Sede



    Ogni progresso scientifico sia anche progresso d'amore: l’esortazione di Benedetto XVI ai partecipanti al Convegno interaccademico su “L’identità mutevole dell’individuo”

    ◊   L’identità dell’uomo, in relazione con il Suo Creatore, e il progresso scientifico sono stati i temi forti del discorso che Benedetto XVI ha pronunciato stamani in Vaticano. Occasione, l’udienza ai partecipanti al Convegno su “L’identità mutevole dell’individuo”, promosso dalla Accademia delle Scienze di Parigi e dalla Pontificia Accademia delle Scienze. L’indirizzo di saluto al Papa è stato rivolto dal cancelliere dell’Istituzione scientifica parigina, Gabriel de Broglie. Il servizio di Alessandro Gisotti:


    “Nella nostra epoca, in cui lo sviluppo delle scienze attrae e seduce per le possibilità che offre, è importante più che mai educare le coscienze dei nostri contemporanei, affinché la scienza non divenga il criterio del bene”: è il richiamo di Benedetto XVI, che nel suo discorso ha ribadito che l’uomo va “rispettato come il centro della creazione”. L’uomo, è stata la sua esortazione, “non sia oggetto di manipolazioni ideologiche, né di decisioni arbitrarie, né dell’abuso dei più forti sui più deboli”. Tanto più, ha rilevato, di fronte ai “pericoli dei quali abbiamo conosciuto le manifestazioni nel corso della storia umana e in particolare nel XX secolo”:

     
    Toute démarche scientifique doit aussi être une démarche d’amour...
     
    Ogni sviluppo scientifico, ha detto il Papa, deve anche essere un progresso d’amore, chiamato a mettersi al servizio dell’uomo e dell’umanità. Amore di cui Gesù è il modello per eccellenza. Nel momento in cui le “scienze esatte, naturali ed umane” hanno conseguito prodigiosi progressi sulla conoscenza dell’uomo e dell’universo, ha aggiunto, bisogna rifuggire dalla tentazione di “circoscrivere totalmente l’identità dell’uomo”, che ha “un suo mistero proprio” . “Nessuna scienza – ha affermato – può dire chi è l’uomo, da dove viene e dove tende”:

     
    L’homme est toujours au-delà de ce que l’on en voit
     
    L’uomo, è stata la sua riflessione, “è sempre oltre ciò che si vede e si percepisce attraverso l’esperienza”. Ignorare la domanda sull’essere uomo, ha avvertito, “porta inevitabilmente a rifiutare la ricerca oggettiva sull’essere nella sua integralità”. E così, “non si è più capaci di riconoscere le fondamenta sulle quali riposa la dignità dell’uomo, di ogni uomo, dallo stato embrionale alla morte naturale”. In questa ricerca, ha costatato, la filosofia e la teologia possono essere d’aiuto “nel percepire l’identità dell’uomo che è sempre in divenire”.

     
    L’homme n’est pas le fruit du hasard...
     
    “L’uomo non è frutto del caso – è stato il monito del Papa - né di un fascio di convergenze e determinismi e neppure d’interazioni fisico-chimiche”. L’uomo è un essere che gode di una libertà che nel tener conto della sua natura trascende quest’ultima. Una libertà che è “segno” del mistero dell’alterità che distingue questa natura. Come sottolineava Pascal, ha detto il Papa, “l’uomo supera infinitamente l’uomo”. Il mistero dell’uomo è “segnato dall’alterità”. L’uomo è creato da Dio, “è amato e fatto per amare”. In quanto uomo, ha ribadito, egli non è mai “chiuso in se stesso” ma è portatore d’alterita e sin dalle sue origini è in interazione con gli altri esseri umani. La libertà, “propria dell’essere umano”, ha proseguito, fa sì che gli uomini “possano orientare la propria vita verso un fine”. Attraverso gli atti che compie, ha aggiunto, “l’uomo può dirigersi verso il bene al quale è chiamato per l’eternità”. E’ questa libertà che dà un senso all’esistenza dell’uomo:

     
    Dans l’exercice de son authentique liberté...
     
    “Nell’esercizio della sua libertà autentica, la persona realizza la propria vocazione” e “conferisce forma alla sua identità profonda”. Sempre nell’esercizio di questa libertà, ha avvertito, l’uomo “esercita la propria responsabilità”. In questo senso, ha rilevato, “la dignità particolare dell’essere umano è al tempo stesso un dono di Dio” e una promessa di avvenire. L’uomo, ha detto, porta con sé una capacità specifica, posta in lui da Dio “come un sigillo”: “discernere ciò che è bene”. Mosso da questa capacità, “l’uomo è chiamato a sviluppare la sua coscienza” a condurre la sua esistenza “fondandola sulle leggi essenziali: la legge naturale e quella morale”. Benedetto XVI ha concluso il discorso augurando agli scienziati di seguire le orme di San Tommaso d’Aquino, di cui oggi si celebra la memoria, nella ricerca della verità.

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    Dal Papa, in visita "ad Limina", i vescovi greco-cattolici dell'Ucraina. Intervista con il cardinale, Lubomyr Husar

    ◊   Dopo aver ricevuto in visita ad Limina, quattro mesi fa, la parte ucraino-cattolica di rito latino, da oggi, e fino al 2 febbraio, Benedetto XVI riceve in udienza i vescovi dalla Chiesa greco-cattolica ucraina. Un primo gruppo di presuli, guidato dal cardinale Lubomyr Husar, arcivescovo maggiore di Kviv-Halic, è stato accolto stamattina dal Papa. L'insieme della Chiesa cattolica in Ucraina - Paese a maggioranza ortodossa - ha in quello di rito bizantino il blocco numericamente più consistente, con oltre cinque milioni di fedeli, che rappresenta anche la Chiesa cattolica orientale numericamente più grande. Al microfono di padre Taras Kotsur, lo stesso cardinale Husar spiega lo scenario attuale di un Paese dalla complessa struttura socioreligiosa:


    Oggi, la situazione è tale che ancora la vita cristiana nella parte occidentale si sviluppa abbastanza bene ed è intensa, con vari aspetti che regolano la vita religiosa, sociale, educativa. Questi aspetti sono ben rappresentati, vista la situazione di questa transizione. Invece, la parte orientale, settentrionale e meridionale, dell’Ucraina - che ha fatto parte dell’Unione Sovietica per 70 anni - trova delle difficoltà. La gente è aperta a Dio: di atei dichiarati e militanti non ce ne sono più e alcuni atei non sono comunque militanti. La maggior parte delle persone, infatti, è aperta, cerca Dio, sia fra gli adulti che fra i giovani. Mancano però le strutture. Per questo, molte sette religiose entrano e cercano di riempire il vuoto che si è creato. Così, nello sviluppo della Chiesa tradizionale, sia cattolica che ortodossa, c’è ancora molto, molto da fare. Per i bisogni della popolazione, le strutture sono ancora troppo deboli.

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    Altre udienze e nomine

    ◊   Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina anche mons. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga.

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    Raoul Follereau e la piaga della lebbra, malattia che ancora miete vittime soprattutto in Africa. Intervista di Giovanni Peduto col cardinale Javier Lozano Barragán

    ◊   Ha "compiuto" 55 anni, la Giornata Mondiale per i Malati di Lebbra, che l'ultima domenica di gennaio di ogni anno ripropone all'attenzione del pianeta le dimensioni di una malattia dai contorni meno drammatici di un tempo e tuttavia non ancora debellata. Fu il giornalista e poeta francese, Raoul Follereau, a lanciare l'iniziativa di questo appuntamento, e sono oggi i membri dell'Associazione che porta il suo nome a difendere nel mondo i diritti dei lebbrosi, in particolare nei Paesi africani. Giovanni Peduto ne ha parlato col presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale della salute, il cardinale Javier Lozano Barragán, autore fra l'altro dell’introduzione al libro intitolato "Una guerra d’amore", edito da Cantagalli, che raccoglie gli appelli ai giovani, lanciati da Raoul Follereau tra il 1961 e il 1977:


    R. - Raul Follereau è sempre riuscito a vedere nel volto degli ammalati di lebbra, di quelle persone abbandonate da tutti, il volto del Signore Gesù. La sua caratteristica primaria è stata quella della compassione universale e questa sua apertura ha inizio nella coscienza stessa della sua anima - completamente unita al Signore Gesù - e nel suo cuore, che è anzitutto un cuore compassionevole, in nome di Cristo, verso coloro che sono fra i più malati e i più dimenticati di quel tempo. Non c’erano ancora, a quel tempo, malattie tanto drammatiche come oggi, ma c’era certamente la lebbra, che di per sé è un flagello orribile, che ha percorso e continua a percorre l’umanità attraverso i secoli.

     
    D. - Cosa è riuscito a fare Raoul Follereau e nel cuore di chi ha cercato di far breccia in particolare?

     
    R - Potremmo dire che Raoul Follereau, scegliendo di farsi apostolo dei lebbrosi e riuscendo a coinvolgere tanta gente in questa sua azione, è un “ridestatore” di coscienze, poiché è riuscito a risvegliare quei valori fondamentali - come scrivo nell’introduzione del libro - nei giovani, facendo comprendere loro che oltre a correre per accumulare ed avere ricchezze, piacere e potere - anche politico - è necessario nella loro vita anzitutto condividere gli ideali più profondi di solidarietà: e questo significa per primo aver cura dei malati, specie di quelli che sono dimenticati ed abbandonati. Raoul Follereau ha sempre rivolto questo forte appello ai giovani, affinché riuscissero ad avere una reale ragione di vita. E questa ragione di vita è prima di tutto quella di preoccuparsi del proprio vicino, del prossimo, specialmente quando si trova in condizioni particolarmente difficili come quelle in cui si trova a vivere un lebbroso.

     
    D. - La lebbra, vista per millenni come un flagello biblico, oggi come si pone in quanto problema sanitario?

     
    R. - C’è ancora una presenza forte dei lebbrosi: ogni anno ci sono 220 mila nuovi malati nel mondo. Ci sono dei Paesi nei quali - almeno statisticamente - possiamo dire che la lebbra sia scomparsa, come in Europa. Ma è anche molto importante comprendere che in queste statistiche, molti governi spesso non segnalano e non rendono noti all’opinione pubblica i casi di malati di lebbra. Ci sono anche alcuni Paesi dove la malattia è ancora presente e sono molti i casi di lebbra che si registrano. Ma dove viene proibito di fare statistiche, o di condurre ricerche relative alla lebbra, noi non possiamo dire di possedere dei dati affidabili e reali. Quelli che abbiamo, ci aiutano comunque a comprendere e a seguire l’evoluzione della malattia: in Africa, ad esempio, rispetto alle ultime statistiche del 2005, ci sono stati 45.179 nuovi casi; in America, specialmente in Brasile, si sono registrati 41.952 nuovi casi; nel Mediterraneo orientale, ci sono stati 3.133 casi; nell’Asia sudorientale sono stati 201.635, dove è presente anche l’India; in Europa non è presente alcun dato. Io auspico che questo voglia significare che non vi sia nessun caso e che la lebbra sia stata debellata, anche se purtroppo non possiamo essere certi di questo, tanto più che c’è sempre qualcuno che sostiene che in qualche zona circoscritta questo flagello esista tuttora. Non dimentichiamo che la lebbra è stata portata in Europa dai soldati di Alessandro Magno dall’Asia e che è arrivata anche dall’Egitto con Pompeo. Nel Medio Evo, in Europa, la lebbra ha rappresentato un flagello veramente molto grande. Ora sembra - grazie a Dio - che in Europa sia superata. Ma purtroppo in Africa, in Asia (specialmente in India) e in America (soprattutto in Brasile) questa malattia rappresenta ancora un flagello molto forte.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Benedetto XVI riceve in udienza i membri delle Accademie Pontificie delle scienze e delle scienze sociali, delle Accademie delle scienze, delle scienze morali e politiche e dell’istituto cattolico di Parigi. Nel suo discorso il Pontefice ha sottolineato l’importanza che “la scienza non diventi il criterio del bene”.

    Nelle pagine culturali, in primo piano la presentazione in anteprima del volume “Le religioni nel mondo” del cardinale Paul Paupard, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura e del Pontificio Consiglio per Dialogo Interreligioso. Del testo viene pubblicata l’introduzione del porporato francese.

    Articolo di Gianni Festa dal titolo “San Paolo? Freddo. Anzi esplosivo”: l’apostolo delle genti secondo il poeta Mario Luzi.

    Nelle pagine del servizio religioso, appello dei leader cristiani alla comunità internazionale per fermare la drammatica situazione umanitaria dei palestinesi nella Striscia di Gaza.

    Nell’informazione internazionale in rilievo la crisi in Kenya. La violenza dilaga nell’Ovest del Paese. Decine di morti, tra cui anche un sacerdote.

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    Oggi in Primo Piano



    Lutto nel mondo cristiano per la morte dell’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Christodoulos, protagonista nel dialogo ecumenico

    ◊   E' morto questa mattina, l'arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Christodoulos, spentosi all’alba nella sua casa. Protagonista del dialogo ecumenico: un anno fa in Vaticano, lo storico incontro con Benedetto XVI. I suoi funerali si svolgeranno giovedì 31 gennaio nella cattedrale di Atene, dove il corpo dell’arcivescovo Christodoulos sarà trasportato in giornata perché i fedeli possano nei tre giorni di lutto nazionale rendere omaggio alle sue spoglie. Il servizio di Roberta Gisotti:

     Aveva 69 anni ed era malato di tumore, l’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia. Lo piange un’intera nazione per la quasi totalità di religione cristiana ortodossa. Solo un anno fa, il 14 dicembre 2006, il “bacio fraterno della carità” scambiato da sua beatitudine Christodoulos con Benedetto XVI, per la prima volta in visita ufficiale al Papa e alla Chiesa di Roma, dopo avere accolto calorosamente nel maggio 2001 Giovanni Paolo II, a sua volta primo pontefice a toccare il suolo ellenico, dopo lo scisma del 1054. Due incontri memorabili nella storia - sovente dolorosa dei rapporti tra Roma ed Atene - per ravvivare “la grande tradizione cristiana” sorta e sviluppatasi in quel glorioso Paese - come Benedetto XVI aveva definito in quell’occasione la Grecia - e per affrontare insieme, gli aveva fatto eco l’arcivescovo Christodoulos, “i problemi del mondo attuale”, in particolare per arginare la corrente “che propugna la progressiva scristianizzazione del Continente europeo e mira all’esclusione della Chiesa dalla vita pubblica e la sua marginalizzazione sociale”. La sua firma resta impressa nella Dichiarazione comune sottoscritta con Benedetto XVI per “superare nell’amore” “le tante difficoltà e le esperienze dolorose del passato”, “in vista di ristabilire la piena unità dei cristiani”.
     Per alcuni Christodoulos “era un conservatore e tradizionalista ma la sua tradizione era quella del Vangelo”, cosi ha commentato il presidente della Conferenza episcopale greca, mons. Franghiskos Papamanolis. “Attendiamo, ora, con ansia - ha proseguito - quello che lo Spirito vorrà suscitare per il prosieguo del cammino ecumenico intrapreso e dal quale non si può tornare indietro. Le difficoltà non mancano ma la speranza non deve abbandonarci”.

     Per tracciare un profilo di Sua Beatitudine Christodoulos, Giovanni Peduto ha interpellato mons. Eleuterio Fortino, sottosegretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani:


    R. – Un uomo di Chiesa, che ha amato il suo popolo e dedicato con generosità il suo servizio pastorale, prima come vescovo locale, come metropolita di Volos, e poi come arcivescovo di Atene e primate della Chiesa di Grecia. Ha prudentemente, ma in modo progressivo, promosso un contatto reale con tutte le categorie della Chiesa. Il suo interesse era di riportare nella pastorale della Chiesa di Grecia l’attenzione per la soluzione dei problemi reali, culturali, economici, sociali e soprattutto religiosi.

     
    D. – Cosa può dirci, mons. Fortino, sull’opera, sull’impegno ecumenico di Christodoulos e sui suoi incontri, prima con Giovanni Paolo II e poi con Benedetto XVI?

     
    R. – Rimarrà di lui l’impressione fondata che ha promosso i contatti della Chiesa di Grecia con il mondo cristiano. Lo ha fatto in modo progressivo e prudente. In questo contesto, per quanto riguarda le relazioni con Roma, si può dire che abbia operato nello stesso senso.

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    Nuove violenze in Kenya: decine le vittime

    ◊   Sembra non esserci tregua per il Kenya, percorso da sanguinosi scontri tra sostenitori del presidente Kibaki e seguaci del leader dell’opposizione, Odinga, scoppiati dopo le elezioni del 27 dicembre che hanno riconfermato al potere il capo dello Stato. A fianco dei contrasti politici, anche le rivalità etniche tra Kikuyu, a cui appartiene Kibaki, e Luo, base elettorale di Odinga. Almeno 13 persone sono morte la scorsa notte nelle città di Nakuru e Naivasha, nella Rift Valley. Le vittime si sommano alle altre 64, i cui corpi straziati sono stati portati all’ospedale di Nakaru. Il bilancio provvisorio delle violenze supera ormai gli 800 morti: tra questi, anche padre Michael Kamau Ithondeka, vice rettore del seminario Mathias Mulumba di Tindinyo, ucciso sabato scorso proprio nella Rift Valley. Il rettore dell’istituto, padre Dominic Kimemgiph, all’Agenzia Fides ricorda il religioso assassinato come “un bravo insegnante, che desiderava trasmettere ai suoi studenti” la conoscenza delle Sacre Scritture. Sulla situazione oggi in Kenya, Giada Aquilino ha raggiunto telefonicamente a Nairobi il padre comboniano Renato Kizito Sesana, da 20 anni nel Paese africano:


    R. – In Kenya, come in tutta l’Africa, l’appartenenza etnica è importante. Qui, però, non è mai arrivata ad un punto tale da diventare una forma di sopraffazione verso gli altri. Devo anche dire che, negli ultimi due anni, l’opposizione ha lavorato molto sulla questione etnica, ripetendo continuamente alla gente questa frase: “E’ arrivato il nostro turno. Dopo i Kikuyu, che sono stati al potere con il primo e il secondo presidente, adesso è il nostro turno, è il turno dei Luo”. In realtà, poi, questa identificazione etnica è molto artificiosa e fasulla, tanto più che la vera divisione in Kenya non è fra i Luo ed i Kikuyu, ma fra ricchi e poveri.

     
    D. – In base a quali dinamiche c’è tale divisione fra ricchi e poveri?

     
    R. – C’è un Paese che dall’indipendenza ad oggi ha sempre seguito una politica capitalistica e di libero mercato. I due contendenti appartengono a due fra le famiglie più ricche del Kenya. In questi giorni hanno purtroppo ottenuto il risultato di far sì che i poveri si uccidessero a vicenda, a loro nome.

     
    D. – Quali sono oggi le ricchezze del Kenya?

     
    R. – Il the, il caffè e il turismo, ma soprattutto la vera ricchezza è la gente. Il Kenya ha una serie di università che sfornano intorno ai 10-15 mila laureati ogni anno ed è diventato un polo di tecnologia informatica. La ricchezza del Kenya è stata pure la stabilità del Paese, con Nairobi che è divenuta in questi anni il centro commerciale più importante di tutta la zona, ma anche il centro per gli aiuti umanitari per i Paesi vicini. Non dimentichiamo che, a parte la Tanzania, tutti i Paesi confinanti col Kenya (Somalia, Etiopia, Sudan, Uganda) sono stati coinvolti in guerre, in disastri e in calamità di vario genere.

     
    D. – E invece l’altro Kenya?

     
    R. – E’ quello povero. La maggioranza degli immigrati nelle città è accorsa per realizzare il sogno di una vita migliore e si trova invece in ghetti, dai quali non si riesce ad uscire.

     
    D. – Qual è la speranza della Chiesa per il Kenya?

     
    R. - Coloro che hanno fatto le manifestazioni e causato i morti rappresentano una percentuale minima della popolazione del Kenya. La maggioranza della popolazione resta profondamente buona. Sono, quindi, sicuro che sarà questa gente a rappresentare la base da cui partire per la ricostruzione della società civile nel Paese.

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    La Chiesa celebra la memoria di San Tommaso d'Aquino

    ◊   Dunque, oggi si celebra la memoria di San Tommaso d’Aquino, sacerdote domenicano, dottore della Chiesa e patrono delle scuole cattoliche. Benedetto XVI più volte ne ha tratteggiato la figura. Ce ne parla Sergio Centofanti.

     
    San Tommaso d'Aquino nasce nel castello di Roccasecca presso Frosinone nel 1225 circa. Diciottenne vuole entrare nell’Ordine domenicano ma i genitori, che non ritengono la scelta consona alla dignità della loro casata, lo fanno rinchiudere per un anno in una cella del castello nella speranza che rinunci. Tommaso, pervicace, si fa domenicano. In breve diventa una delle menti più alte dell’Europa: insegna all’università di Parigi, poi torna in Italia. E’ mite e molto silenzioso. “Lo chiamano il “bue muto”, anche per la sua corpulenza. Sant’Alberto Magno, suo maestro, vede lontano: “con la sua dottrina – dice - emetterà un muggito che risuonerà in tutto il mondo”. Obbediente e innovatore San Tommaso - afferma il Papa – “offre un valido modello di armonia tra ragione e fede”:

     
    “Secondo il pensiero di san Tommaso, la ragione umana, per così dire, ‘respira’: si muove, cioè, in un orizzonte ampio, aperto, dove può esprimere il meglio di sé. Quando invece l'uomo si riduce a pensare soltanto ad oggetti materiali e sperimentabili e si chiude ai grandi interrogativi sulla vita, su se stesso e su Dio, si impoverisce”. (Angelus 28 gennaio 2007)

     
    San Tommaso ci invita dunque “a riscoprire in modo nuovo la razionalità umana” aperta alla luce della fede:

     
    “Quando è autentica la fede cristiana non mortifica la libertà e la ragione umana; ed allora, perché fede e ragione devono avere paura l'una dell'altra, se incontrandosi e dialogando possono esprimersi al meglio? La fede suppone la ragione e la perfeziona, e la ragione, illuminata dalla fede, trova la forza per elevarsi alla conoscenza di Dio e delle realtà spirituali. La ragione umana non perde nulla aprendosi ai contenuti di fede, anzi, questi richiedono la sua libera e consapevole adesione”. (Angelus 28 gennaio 2007)

     
    San Tommaso, grande teologo e filosofo, ama predicare alla povera gente: “un atto di carità – dice – merita la vita eterna”. Scrive il “Pange lingua” per la festa del Corpus Domini istituita nel 1264 l’anno dopo il miracolo di Bolsena che stravolge un sacerdote boemo che nutriva dubbi sull’Eucaristia. Il 6 dicembre 1273 vive un’esperienza mistica che gli fa esclamare: “Tutto quello che ho scritto è solo paglia”. Non riesce più a studiare e scrivere: sa solo pregare. Poco prima di morire a Fossanova, nei pressi di Latina, a 49 anni, afferma: “sottopongo tutta la mia dottrina al giudizio della Chiesa”. “Se cerchi un esempio di obbedienza – esortava San Tommaso - segui colui che si fece obbediente al Padre fino alla morte”.

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    La miseria dei "Bambini di strada" di molte parti del mondo nelle fotografie di Mauro Sioli esposte a Roma

    ◊   Bambini nelle fogne che sniffano colla e che giocano a fare i grandi. Sono solo alcune immagini raccolte nella mostra: “Bambini di strada” in allestimento a Roma fino al 3 febbraio al Museo dei bambini. Pose scattate, nel corso degli anni e in diversi Paesi del mondo, dal fotoreporter Mauro Sioli nelle quali si getta una luce sull’infanzia negata. Il servizio di Benedetta Capelli:


    I rumori della strada come sottofondo ideale per raccontare chi sulla strada vive. Nel museo dei bambini di Roma si assiste ad un’inattesa armonia tra le foto appese sulle pareti dell’ex rimessa degli autobus e la via Flaminia con gli inevitabili echi della quotidianità. Immagini, frutto di un reportage fotografico, che ritraggono la realtà dei bambini costretti a rovistare tra i rifiuti per mangiare e ad accontentarsi delle fogne per dormire. Un’esperienza, quella di Mauro Sioli, iniziata nel 1999 in Moldavia, proseguita in Messico, Colombia, Nicaragua, Romania, Kenya e Bangladesh. Ma qual è l’approccio usato con i bambini affinché una foto non risulti né un’invadenza né una forzatura. Mauro Sioli racconta la sua prima esperienza in Moldavia:

     
    "E’ stato un feeling mediato a livello umano. Gli ho detto: 'Ragazzi, faccio il fotografo e voglio raccontare la vostra giornata, andiamo a mangiare'. Riempivo i tavoli dei ristoranti moldavi e vi assicuro che era un piacere vederli mangiare ed erano felici. Una grande difficoltà l’ho incontrata in Kenya, dove anche il bambino che vive in strada, il ragazzo, ha un’aggressività probabilmente mutuata dalle condizioni di vita, per cui a lui non importa nulla se fai il fotografo e ti interessa quella realtà".

    Un’infanzia negata dalla povertà e dalla miseria. Ma dove cercare le responsabilità di un bambino che è in strada? Secondo Sioli, sono proprio le difficili condizioni in cui vivono che spingono numerosi minori a lasciare il loro contesto familiare, solitamente caratterizzato dalla violenza:

    "Questi bambini non è che vengano abbandonati, ma sono loro stessi ad andarsene; sono loro che scelgono di uscire da una realtà forte, violenta. Se ne vanno perché pensano che, nel giardino o nella piazza dove andranno a vivere, possono trovare altri come loro, che hanno vissuto queste esperienze e dunque per loro è più facile".

    Eppure nulla è perduto: lo si vede dalle stesse foto. Dietro la pelle sporca e gli stenti in cui vivono, i bambini restano comunque dei bambini con il sorriso, certo più amaro, con le pose da uomini forti e con un’inattesa solidarietà tra di loro. Ne è convinto lo stesso fotoreporter:

     
    "Questi sono bimbi che se tu riesci a relazionare tra loro ti seguono: non sono dei bulli di strada, nonostante alcuni vadano a commettere reati; sono bambini ipersensibili. Questa, secondo me, è la cosa drammatica".

     
    Ipersensibilità che si avverte nei loro sguardi nei quali ancora è possibile percepire un guizzo di vitalità, segno di speranza per il futuro.

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    Chiesa e SocietÓ



    La chiusura a Gerusalemme della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

    ◊   E' terminata ieri a Gerusalemme la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, iniziata un po' più tardi rispetto alla data ufficiale, come ogni anno, per la diversità di calendario delle varie chiese cristiane, per cui, si attende la fine delle feste natalizie di tutte le confessioni cristiane: gli armeni ortodossi, infatti, hanno terminato di celebrare il loro Natale solo pochi giorni fa. La settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, nella Città santa, è un appuntamento tradizionale che riunisce capi, fedeli e religiosi delle varie confessioni cristiane ogni giorno presso una diversa chiesa: cattolica, ortodossa o protestante. Inaugurata sabato 19 nella basilica della Risurrezione, con l'ufficio dei vespri celebrato dai greci ortodossi presso il Calvario, la preghiera ha avuto luogo, nelle sere successive, nella chiesa anglicana di San Giorgio, nella concattedrale del Patriarcato Latino, quindi nella chiesa Luterana a pochi passi dal S. Sepolcro, e ancora presso la cattedrale di S. Giacomo, dagli armeni ortodossi. Il cuore della settimana: la celebrazione del giovedì, al Cenacolo. Presieduta dal priore benedettino dell'abbazia della Dormitio sul monte Sion, la liturgia al Cenacolo è stata anche quest'anno un momento intenso, culminato nella preghiera del Padre nostro, recitata all'unisono dai partecipanti, ciascuno nella propria lingua. I suggestivi incontri dei giorni seguenti sono stati ospitati dalle chiese ortodosse dei copti, degli Etiopi, e infine, ieri sera, dai melkiti, nella chiesa greco cattolica dell'Annunciazione. In Terra Santa gli appuntamenti di preghiera, consistenti essenzialmente in una liturgia della parola, si differenziano gli uni dagli altri per le diverse sottolineature date alla celebrazione dalla chiesa ospitante, per i segni caratteristici dei diversi riti e per la lingua. Proprio grazie alla multiforme presenza cristiana, questa settimana di preghiera costituisce nella Città santa un evento dal valore unico. (A cura di Sara Fornari)

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    A Cuba numerose iniziative per ricordare il decimo anniversario della visita di Giovanni Paolo II nel Paese

    ◊   “Quante volte, in quei giorni di vera grazia, abbiamo visto l’azione misteriosa e meravigliosa dell’amore di Dio manifestarsi nella persona del suo supremo pastore, qui, a Cuba, tra noi!”. Con queste parole l’arcivescovo dell’Avana, card. Jaime Ortega Alamino, ha ricordato la visita di Giovanni Paolo II a Cuba avvenuta, dal 21 al 26 gennaio del 1998. Sono state diverse le iniziative, organizzate in tutte le diocesi e chiese, per ricordare il pellegrinaggio di dieci anni fa. Tra le molte celebrazioni, l’arcivescovo di Camagüey, mons. Juan García Rodríguez, ha ricordato il percorso della visita. Prima della Santa Messa, è stato anche proiettato un video con alcuni dei discorsi di Giovanni Paolo II. Dopo la Messa, i fedeli hanno poi intonato una canzone, dal tipico ritmo cubano. Le celebrazioni a Cuba continueranno tutto l’anno e in particolare nel mese di febbraio, dal 20 al 26 febbraio, quando è prevista la visita del segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone. A Santa Clara, città dove Giovanni Paolo II ha celebrato la sua prima eucaristia in terra cubana, sarà inaugurata inoltre una statua del pontefice. Presso l’Università della capitale, dove interverrà il cardinale Bertone così come fece Giovanni Paolo II, sarà scoperta una targa commemorativa. In quest’occasione, il Papa aveva sottolineato: “L’evangelizzazione della cultura è un’elevazione della sua anima religiosa”, che le infonde un dinamismo nuovo e potente: il dinamismo dello Spirito Santo, che la porta alla massima attuazione delle sue potenzialità umane”. “In Cristo ogni cultura – aveva aggiunto - si sente profondamente rispettata, valorizzata e amata; poiché ogni cultura è sempre aperta, nella sua più autentica parte, ai tesori della Redenzione”. Domenica, intanto, è stato pubblicato un numero speciale della rivista della arcidiocesi dell’Avana, “Calabra Nuova” con numerosi articoli, scritti da vescovi, sacerdoti e laici, in cui si ricorda il viaggio del Papa e si analizza il cammino della Chiesa cubana in quest’ultimi dieci anni. (L.B.)

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    I vescovi filippini contro il traffico illecito di organi e il “turismo dei trapianti”

    ◊   I vescovi delle Filippine chiedono al governo “regole più severe” in materia di donazione di organi, condannando “ogni forma di vendita e traffico illecito di organi”, soprattutto di reni. Le Filippine sono infatti tra quei Paesi che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) giudica a rischio di “turismo dei trapianti”. “La vendita e il commercio di organi - afferma mons. Angel Lagdameo, arcivescovo di Jaro e presidente della Conferenza episcopale - è moralmente inaccettabile”. Nella nota a firma dell’arcivescovo – rende noto l’agenzia Sir - i presuli denunciano l’abuso della vendita di reni, sfruttando la povertà di tanta gente. “Comprendiamo i poveri, che non dovrebbero essere biasimati per questo; sono esseri umani e non possono essere trattati come merci”. Incoraggiamo invece – si legge nel testo - la donazione volontaria di organi dopo la morte e anche da donatori viventi". I vescovi filippini esortano perciò il governo a “imporre le leggi più severe contro i trafficanti coinvolti nella commercializzazione o vendita di organi”, con priorità nelle donazioni per i pazienti locali e “restrizioni per i pazienti stranieri”. Secondo il Dipartimento della salute filippino, il costo di un rene è stimato intorno ai 3.600 dollari, dei quali il donatore riceve solo un terzo della somma; i due terzi vanno ad intermediari. Secondo un recente studio dell’OMS numerosi siti web filippini propongono “pacchetti trapianto”, che vanno da 70.000 a 160.000 dollari. (A.L.)

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    Vietnam: ad Hanoi continua la preghiera dei cattolici nel giardino della nunziatura di cui la Chiesa rivendica la proprietà

    ◊   Più di 3 mila cattolici si sono radunati anche ieri a pregare nel giardino della nunziatura apostolica di Hanoi per chiedere la restituzione dell’antica sede apostolica, sequestrata dal governo nel 1959 e che le autorità vietnamite vogliono utilizzare per costruire ristoranti e night club. Intanto l’arcivescovo di Hanoi, mons. Joseph Ngô Quang Kiệt ha diramato oggi un comunicato in cui rivendica il diritto dei cattolici a manifestare in un’area della Chiesa cattolica, sottratta ingiustamente dallo Stato. Sabato scorso il Comitato del popolo di Hanoi ha emesso un comunicato, minacciando “azioni estreme” se le manifestazioni e il sit in - che continua dal 23 dicembre scorso – non termineranno. La dichiarazione a firma della vice-presidente Ngo Thi Thang Hang, esige dall’arcivescovo della città di ordinare ai cattolici di togliere la statua della Madonna, presente nel giardino della nunziatura, e la croce che i fedeli hanno piantato davanti all’entrata dell’edificio. Ieri in tutte le messe nella capitale, i cattolici sono stati informati sull’ultimatum. Ma nonostante ciò, essi hanno deciso di manifestare ancora davanti alla nunziatura, con canti e preghiere. Oggi l’ufficio dell’arcidiocesi di Hanoi ha emesso un comunicato in cui si criticano i media statali di non presentare in modo “accurato” gli eventi di questi giorni. L’arcivescovado, ricordando che la Costituzione vietnamita  difende la libertà religiosa e i luoghi di preghiera, sostiene che “il governo non ha alcuna prova che la Chiesa del Vietnam gli ha donato l’edificio, né vi è un decreto di confisca. Essa è perciò ancora proprietà della diocesi”. Da questo punto di vista, i raduni e le preghiere su una proprietà della Chiesa sono perfettamente legali e non possono essere interpretati come “raduni illegali su aree pubbliche”. Anche la statua della Vergine e la croce “erano lì in origine. I fedeli – precisa il comunicato dell’arcivescovado - li hanno solo riportati dove erano prima”. (R.P.)

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    Cresce l’interesse per la Bibbia in Cina: una casa editrice ne stamperà oltre un milione di copie al mese

    ◊   In Cina si moltiplicano le pubblicazioni della Bibbia e i gruppi di studio. Un numero sempre maggiore di religiosi e di laici – sottolinea il quotidiano della Santa Sede L’Osservatore Romano – la pongono “al centro dell’attività pastorale”. Una casa editrice cristiana, l’Amity printing, stamperà a Nanchino un milione di copie al mese. Recentemente è stata superata la quota di 60 milioni di copie. L’interesse per la Bibbia cresce non solo tra giovani sacerdoti, seminaristi e religiose. Crescono, soprattutto, nella comunità cristiana cinese le opportunità per approfondirne la conoscenza. “I cristiani cinesi – si legge nell’articolo del quotidiano della Santa Sede- hanno scoperto che questo libro è vicinissimo al loro modo di pensare e hanno compreso che le modalità dell’insegnamento biblico sono simili a quelle adoperate nella loro esperienza tradizionale”. Una sete di conoscenza che, per alcuni osservatori, è legata anche alla crescita economica del Paese in questi anni. Soddisfatti i bisogni primari – sostengono gli analisti – i cinesi cercano ora risposte alle domande dello spirito trovandole, sempre più spesso, nel cristianesimo. Secondo statistiche ufficiali, in Cina i cristiani sono oltre 30 milioni ma secondo altre stime sarebbero più di 100 milioni. (A.L.)

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    In India migliorano le condizioni dei Dalit, i cosiddetti "fuori casta"

    ◊   In India migliorano le condizioni di vita per i Dalit, i cosiddetti "fuori casta", che vivono in pochi Stati, tra cui quello dell'Andhra Pradesh, dove i cristiani sono numerosi. E’ quanto ha detto padre Piero Gheddo, missionario del Pontificio Istituto Missione Estere (PIME) che ha visitato vari Paesi, ma ha focalizzato la sua attività soprattutto nel continente indiano. I Dalit sono oltre duecento milioni e vivono in genere in condizioni di povertà. Per offrire loro delle opportunità di inserimento sociale e migliori condizioni di vita, il PIME ha fondato con l'impegno di padre Augusto Colombo due facoltà universitarie, ingegneria e medicina, nella diocesi di Warangal. Nell'arcidiocesi di Hyderabad è stato inoltre avviato il progetto per la realizzazione di una quindicina di abitazioni. “Iniziano ad esserci condizioni più positive - sottolinea padre Piero Gheddo - grazie anche alla progressiva apertura del governo”. “Certamente - aggiunge la mentalità è ancora fortemente discriminatoria, in quanto i Dalit vengono considerati impuri o intoccabili, in base al sistema delle caste, ma anche per noi evangelizzatori l'opera è diventata più facile”. Secondo il missionario, il forte sviluppo economico e, di conseguenza sociale, che caratterizza l'attuale fase storica del continente, sta contribuendo al cambiamento generalizzato di mentalità verso i Dalit. In india il sistema delle caste comprende un complesso ordinamento di gruppi sociali che trae origine da una suddivisione del lavoro su base funzionale. L'origine di tale organizzazione sociale è molto antica e trova le radici storiche nell'invasione del continente da parte delle popolazioni indo ariane. Le differenze di status sono tradizionalmente giustificate dalla dottrina religiosa del karma, la credenza secondo cui il ruolo di ciascuna persona nella vita sia determinato dalle proprie azione compiute in un’esistenza precedente. Ogni persona, inoltre, viene considerata appartenente alla casta di nascita e resta nella medesima casta fino alla morte. Dalle originarie quattro caste, il sistema si è sviluppato fino a comprenderne alcune migliaia, le cosiddette sotto caste. Da tutto questo restano fuori i Dalit, i "fuori casta". Ma la Costituzione indiana vieta la pratica dell'intoccabilità e diverse leggi hanno confermato tale divieto. (L.B.)

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    Servono progetti concreti per aiutare la Chiesa irachena: è l'appello dell'arcivescovo di Kirkuk

    ◊   “Solidarietà e donazioni non bastano; alla Chiesa irachena servono progetti concreti”: è quanto scrive in una lettera pobblicata dall’agenzia AsiaNews, l’arcivescovo caldeo di Kirkuk, mons. Louis Sako, che la scorsa settimana ha partecipato a diversi incontri in Germania per sensibilizzare l’Europa sulla difficile situazione dei cristiani in Iraq. Serve un serio impegno della stessa Chiesa irachena – scrive il presule – per una riorganizzazione interna, per avviare negoziati con il governo curdo e dare nuovo impulso alla missione. Dopo le bombe esplose tra il 6 e il 17 gennaio,  il tema della sopravvivenza della Chiesa assiro-caldea in Iraq – si legge nella lettera - è tornato sotto i riflettori di media e opinione pubblica occidentale. C’è grande solidarietà – aggiunge l’arcivescovo – ma “noi stessi leader religiosi iracheni non abbiamo detto al mondo cosa ci aspettiamo”. Secondo il presule, il futuro della Chiesa caldea-assira è in Iraq: “Qui – scrive mons. Louis Sako - si è formata la sua storia e il suo patrimonio, parte importante del più vasto patrimonio  cristiano universale”. La nostra Chiesa – osserva - deve riorganizzarsi e aggiornare non solo la sua struttura, ma anche il suo discorso: “Per sopravvivere a questi tempi ci serve una Chiesa forte, con una chiara visione pastorale e politica, con precisi piani non solo per proteggere i suoi fedeli, ma anche per favorire la riconciliazione”. Quasi la metà dei cristiani, religiosi e laici – sottolinea l’arcivescovo di Kirkuk - vivono come rifugiati nei Paesi confinanti. E altri continuano a lasciare le loro case. “Un primo passo potrebbe essere aiutare questa gente a fare ritorno ai loro villaggi di origine nel più sicuro nord, piuttosto che incentivarne la fuoriuscita”. A tal fine – conclude il presule - è indispensabile “negoziare con il governo regionale del Kurdistan iracheno per creare posti di lavoro, edificare abitazioni e studiare progetti mirati a breve e lunga scadenza”. (A.L.)

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    Repubblica Democratica del Congo: si apre la seconda settimana della vita consacrata

    ◊   Comincia oggi la seconda settimana della vita consacrata nella Repubblica Democratica del Congo. L'iniziativa si apre con una celebrazione eucaristica presieduta da mons. Daniel Nlandu Mayi, ausiliare di Kinshasa. Domani verrà approfondito il tema "Giustizia, pace e integrità del Creato". La dimensione profetica della vita consacrata sarà invece al centro della seconda conferenza prevista il 31 gennaio. La parrocchia del Santissimo Sacramento di Binza, a Kinshasa, ospiterà poi l'adorazione eucaristica venerdì primo febbraio. Il giorno successivo, saranno infine elevate particolari intenzioni di preghiera in occasione della presa di possesso dell'arcidiocesi di Kinshasa da parte del nuovo arcivescovo, mons. Laurent Monsengwo Pasinya. (A.L.)

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    In Canada, il prossimo Congresso eucaristico internazionale lancerà una campagna sociale

    ◊   Il 49.mo Congresso eucaristico internazionale, in programma in Québec dal 15 al 22 giugno prossimi, lancerà una campagna di lotta alla povertà e di aiuti agli immigrati e ai rifugiati. Lo ha annunciato l’arcivescovo della città di Québec, cardinale Marc Oullet. “L’Eucaristia, dono di Dio per la vita del mondo” è il titolo del Congresso, durante il quale verrà promossa una raccolta fondi. Al termine dei lavori, la somma ricavata verrà donata ad una fondazione istituita per promuovere l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati. Tra le altre iniziative in programma, ci sarà anche spazio per le opere sociali a favore dei migranti, in cui si cercherà di valorizzare le tematiche della famiglia, in particolare le sue problematiche e le sue potenzialità derivanti dalla missione della Chiesa nel mondo. Inoltre, sull’esempio della Croce della Giornata Mondiale della Gioventù, un oggetto simbolico chiamato “arca della nuova alleanza” sta attualmente percorrendo il Paese per intensificare la preghiera e la catechesi eucaristica nelle comunità cristiane. Il suo pellegrinaggio terminerà nella città di Québec per la Festa del Corpus Domini. Sottolineando la dimensione ecumenica del Congresso, il cardinale Oullet ha ricordato il Simposio teologico che precederà l’evento: in programma dall’11 al 13 giugno, vedrà la presenza di teologi cattolici, ortodossi, anglicani e di altre confessioni. (I.P.)

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    In Italia venduto ieri, in quasi mille piazze, il “miele della solidarietà” per la Giornata mondiale dei malati di lebbra

    ◊   Sono state 978 le piazze italiane che hanno ospitato ieri l’iniziativa “Il miele della solidarietà” organizzata dalla “Associazione italiana amici di Raoul Follereau” (AIFO) in occasione della 55.ma Giornata mondiale dei malati di lebbra. Nei banchetti sparsi per la penisola – riferisce l’agenzia Misna - i volontari dell’associazione hanno venduto barattoli di miele provenienti dal circuito del commercio equo e solidale: “Una scelta – scrive sul suo sito l’AIFO – che intende confermare l’impegno nella creazione di rapporti basati sulla giustizia e sulla solidarietà”. Lo slogan dell’iniziativa “Lebbra: una malattia dimenticata” è stato scelto per sottolineare la volontà di sensibilizzazione, educazione e informazione su una malattia che sta facendo registrare un aumento dei nuovi casi. “Rimaniamo convinti della necessità – ha detto Rigo Peeters, presidente della Federazione internazionale degli organismi anti-lebbra – di continuare a lavorare incessantemente per assicurare che si sostengano azioni efficaci contro la lebbra dovunque ce ne sia bisogno. Ciò richiederà una costante integrazione tra le attività di controllo e gli altri servizi sanitari”. La Giornata mondiale dei malati di lebbra fu promossa per la prima volta nel 1954 da Raoul Follereau, saggista e giornalista francese, che l’anno precedente aveva finanziato la costruzione in Costa d’Avorio di una “Città dei lebbrosi” che permise ai malati della città di Adzopé di uscire dallo stato di emarginazione in cui erano reclusi. (A.L.)

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    Il primo febbraio liturgia eucaristica presieduta dal cardinale Bertone per i 40 anni dalla fondazione della Comunità di Sant'Egidio

    ◊   Il primo febbraio la Comunità di Sant’Egidio celebrerà il 40° anniversario di fondazione, con una liturgia eucaristica presieduta dal segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, in San Giovanni in Laterano. Lo Spirito Santo – ha detto all’agenzia Sir Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio - ha voluto che questa storia andasse al di là dei confini di Roma. Impegno per l’Africa, lotta all’Aids, moratoria contro la pena di morte, dialogo interreligioso sono alcuni dei tanti campi di azione che dominano la fitta agenda della Comunità nel mondo. L’incontro personale – ha aggiunto Marco Impagliazzo - è un itinerario privilegiato nel coinvolgimento dei cuori che si lasciano toccare. "Sentiamo urgente – ha spiegato - la domanda sui valori di tanti che hanno perso i riferimenti ideali e religiosi”. Fondata a Roma da Andrea Riccardi il 7 febbraio del 1968, la Comunità è oggi presente in 70 Paesi nel mondo con 50.000 membri. È un'associazione pubblica di laici della Chiesa e la vita della Comunità è scandita da tre momenti fondamentali: la preghiera, l'evangelizzazione, l'aiuto ai poveri. La preghiera è la prima “opera”: ogni sera le diverse comunità si riuniscono come una famiglia di discepoli attorno a Gesù, portando al Signore le necessità particolarmente dei poveri. La comunicazione del Vangelo è l’altro momento fondamentale di vita. Nella Comunità questo avviene nella semplicità e nella quotidianità della vita ma anche attraverso una “fraternità missionaria” in molti luoghi del mondo. L'aiuto ai poveri, infine, ha contraddistinto dall’inizio l'operato di Sant’Egidio. Dagli anziani agli stranieri, dai detenuti ai malati, la Comunità non ha mancato di far sentire il suo aiuto materiale e soprattutto l’amicizia con i poveri. Oltre a queste tre opere fondamentali, la Comunità esprime una vocazione profetica di pace tra gli uomini le religioni del mondo. Per avere ulteriori informazioni, si può consultare il sito http://www.santegidio.org (A.L.)

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    L’Osservatore Romano “adotta” cinque bambini ugandesi

    ◊   Sono stati raggiunti importanti obiettivi con l’iniziativa di carità promossa dal quotidiano della Santa Sede, “L’Osservatore Romano”, incentrata sul tema “A Natale apriamo una porta verso il futuro”. I fondi raccolti con la vendita del giornale in piazza San Pietro durante le festività natalizie hanno permesso, infatti, di adottare cinque bambini ugandesi. Il ricavato dell’iniziativa benefica – riferisce l’agenzia Fides - è stato consegnato dal direttore del quotidiano della Santa Sede, Giovanni Maria Vian, ad uno dei responsabili dell’Associazione volontari servizio internazionale (AVSI), che dal 1972 sostiene progetti in favore di bambini nei Paesi in via di Sviluppo. Sono almeno 80 mila quelli che hanno potuto beneficiare delle attività educative di questa associazione e più di 700 gli operatori locali. Il bilancio del 2007 è di circa 26 milioni di euro, provenienti da donazioni private e da istituzioni internazionali. (A.L.)

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    Dal 31 gennaio, con Famiglia Cristiana, i grandi film sulla Bibbia

    ◊   Saranno in edicola con “Famiglia cristiana”, a partire dal 31 gennaio, i grandi film sulla Bibbia realizzati da Lux Vide per la Rai. Si comincia con la “Genesi” di Ermanno Olmi che mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura, definisce “il più bello di tutti”. Si tratta – spiega mons. Ravasi – di “una grande operazione popolare”. L’esperienza della Bibbia televisiva – aggiunge - ci insegna che “i palati dei telespettatori hanno bisogno anche di queste mediazioni”. L’obiettivo - sottolinea poi il presidente del Pontificio consiglio della cultura - è far sì che lo spettatore moderno “si sforzi di fare un passo ulteriore e vada a leggere il testo biblico”. Da vedere in famiglia o in parrocchia – si legge inoltre in una nota ripresa dall’agenzia Sir – i 14 dvd sono un’occasione per “ripercorrere la storia della salvezza, dalla Creazione a Gesù di Nazareth fino all’Apocalisse”. Ogni settimana, “Famiglia cristiana” pubblicherà inoltre delle guide ai temi dei film. A questa iniziativa si aggiunge anche quella della mostra “La Parola tradotta insieme. La Bibbia nelle iniziative cristiane comuni dal Concilio Vaticano II ad oggi” che verrà inaugurata il 29 gennaio a Roma, nella sede della Biblioteca don Bosco dell’Università pontificia salesiana. Interverranno, tra gli altri, mons. Nikola Eterovic, segretario del sinodo dei vescovi, e Valdo Bertalot, segretario della Società biblica in Italia. (A.L.)

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    La fede diventi criterio valutativo: così il cardinale Caffarra durante la celebrazione per la memoria di San Francesco di Sales

    ◊   “La Chiesa, testimone fin dalle origini della predicazione e delle azioni con cui Gesù ha annunciato il Regno, esiste per comunicare agli uomini questa bella notizia”. Lo ha detto l’arcivescovo di Bologna, cardinale Carlo Caffarra, nel corso della celebrazione eucaristica che ha chiuso, sabato scorso, i lavori del tradizionale incontro regionale promosso dall’Unione Cattolica Stampa Italiana per celebrare la festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. La vostra opera – ha detto il porporato – tende a rendere i media più capaci di trasmettere e lasciar trasparire il messaggio evangelico”. Il cardinale ha anche rilevato l’esigenza che “la fede sia sempre più pensata perché diventi chiave interpretativa e criterio valutativo di ciò che accade”. La “Chiesa – ha poi sottolineato l’arcivescovo di Bologna citando Giovanni Paolo II – comprende che per comunicare il Vangelo non basta usare i mezzi di comunicazione per diffondere il messaggio cristiano”; “occorre integrare il messaggio stesso in una nuova cultura creata dalla comunicazione moderna”. Nel corso della relazione incentrata su “Comunicazione e compito educativo” – riferisce l’agenzia Zenit - il vescovo ausiliare e delegato della Conferenza episcopale regionale per le comunicazioni, mons. Ernesto Vecchi, ha criticato “i falsi maestri” che hanno generato ideologie nichiliste e irragionevoli. Quest’opera decostruttiva – ha concluso il presule – ha favorito il disorientamento di alcuni movimenti giovanili che, ancora oggi, “teorizzano e praticano la cultura della violenza come strumento di lotta politica e di equità sociale”. (A.L.)

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    Il padre passionista Antonio Rungi invita i fedeli cattolici campani “a rimboccarsi le maniche” per dare una risposta concreta all’emergenza rifiuti

    ◊   Se l’immondizia continuerà a non essere raccolta dalle strade del napoletano, scendano in campo i cattolici per portare via la spazzatura. E’ la proposta che lancia padre Antonio Rungi, passionista e già direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Sessa Aurunca, che invita i fedeli a trasformarsi in “operatori ecologici per la difesa della salute”. Compito dei cristiani – aggiunge - è “rimboccarsi le maniche anche in questa situazione di estrema emergenza e far tutto ciò che è nelle proprie possibilità per migliorare la condizione igienico sanitaria della propria città, del proprio quartiere”. Si può cominciare – afferma padre Antonio Rungi - facendo pulizia "attorno alle proprie case e parrocchie e impegnarsi concretamente per assicurare un minimo di igiene, primo passo verso una accurata raccolta differenziata". Denunciando la situazione di immobilismo in molti comuni campani, il sacerdote esorta infine le parrocchie ad iniziare “a distribuire la domenica sacchetti e contenitori per la raccolta differenziata “. (A.L.)

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    24 Ore nel Mondo



    Rilasciati i bambini e gli insegnanti presi in ostaggio in Pakistan

    ◊   Sono stati rilasciati e sono tutti in buone condizioni i bambini e gli insegnanti di una scuola di Domail in Pakistan presi in ostaggio da un gruppo di militanti integralisti. Secondo le prime ricostruzioni ufficiali, subito dopo essere entrati nella scuola i sette (altre fonti parlano di cinque) militanti talebani, hanno subito liberato tutti gli studenti e gli insegnanti escluso 25 persone, che hanno tenuto come ''assicurazione'' per ottenere il salvacondotto, avuto dopo due ore. Un poliziotto è stato ferito e un militante ucciso nello scontro tra le forze dell'ordine e il gruppo di integralisti prima che questi riuscissero a penetrare nella scuola. Tra le prime notizie era stato detto che si trattava di circa 200 bambini in ostaggio. La provincia di Bannu si trova nella regione frontaliera di nord ovest ai confini con l'Afghanistan, dove da mesi è in corso una guerra tra militanti talebani ed esercito pachistano.

    Lutto nazionale in Libano dopo gli scontri di ieri
    Una calma carica di tensione si registra nella mattinata di oggi alla periferia meridionale di Beirut, dove ieri otto persone sono rimaste uccise in scontri tra manifestanti dell'opposizione sciita e esercito, mentre uno dei feriti è deceduto la in nottata. La manifestazione era cominciata come protesta contro le continue interruzioni di elettricità. L’esercito sostiene che i soldati hanno soltanto sparato in aria. Dal canto suo, l’OTV, l'emittente televisiva vicina al leader cristiano d'opposizione, Michel Aun e Al-Manar - la tv del movimento sciita libanese Hezbollah alla guida dell'opposizione - afferma che gli scontri scoppiati ieri pomeriggio nel quartiere di Shiyah, e poi estesisi ad altre zone della periferia sud di Beirut e del Libano, sarebbero stati provocati da “cecchini” che, dai tetti di alcuni edifici, avrebbero aperto il fuoco contro i manifestanti. La scorsa notte, ad aggravare ulteriormente il clima di tensione alla periferia sud di Beirut, una bomba a mano è stata inoltre lanciata nel quartiere di Ain al-Rummaneh, a maggioranza cristiana e confinante con quello di Shiyah, che è invece a maggioranza sciita. Sono rimasti feriti sette giovani cristiani. Oggi, il Paese osserva una giornata di lutto nazionale decretata dal governo. Gli scontri sono avvenuti nelle stesse ore in cui la Lega Araba si riuniva al Cairo per discutere della crisi in Libano. E questa mattina i lavori si sono conclusi con un ennesimo appello alla maggioranza e all'opposizione del Libano affinchè eleggano presidente il generale Michel Suleiman durante la prossima seduta del parlamento, fissata per l'11 febbraio. Le istituzioni libanesi sono paralizzate da più di un anno, dopo le dimissioni di tutti i ministri e dallo scorso 24 novembre il Paese è anche senza capo di Stato. Già tredici sedute del parlamento per l'elezione del nuovo presidente si sono concluse con un nulla di fatto. Del ruolo della Lega Araba ci parla il padre gesuita Samir Khalil Samir, nell’intervista di Cristopher Altieri:


    R. - La Lega Araba sta cercando di trovare una soluzione. Il motivo è che per il mondo arabo il Libano è veramente essenziale. E’ un modello di società non perfetta, ma che cerca di offrire una soluzione accettabile per un Paese multiculturale, che potrebbe essere anche parzialmente utile ad altri Paesi. La crisi viene dal fatto che c’è un contrasto forte, c’è una parte della popolazione che dice: “Basta con questo governo troppo legato all’Occidente, ai soldi. Vogliamo cambiare le cose”. E c’è il governo che dice: “Siamo un governo legale e in tutti i Paesi c’è un governo e un’opposizione. Non facciamo niente di anomalo”. La Lega sta cercando, dunque, di avvicinare i punti di vista e di offrire una soluzione. In questa situazione, i cristiani offrono anche un esempio interessante: da una parte, si trovano sia nel governo che nell’opposizione, quasi a parità. Dall'altra, offrono servizi nelle scuole, in particolare, e in ambito sociale per tutti, non solo per la comunità cristiana. Gli ospedali cristiani sono frequentati quasi in parità da musulmani e cristiani.

    Gaza
    Le autorità militari israeliane sono in stato di allerta molto elevata, lungo i 300 chilometri di confine con l'Egitto: secondo informazioni di intelligence, nel Sinai sono in fase avanzata di preparazione una ventina di attentati anti-israeliani. Questi scenari, spiegano fonti militari a Tel Aviv, sono una diretta conseguenza del crollo del muro di confine fra Gaza ed Egitto che ha consentito a numerosi miliziani palestinesi di Gaza di raggiungere il Sinai. Sulla stampa odierna, viene riferito che i Servizi di sicurezza egiziani sono già entrati in azione e che “decine di palestinesi armati” sono stati fermati nei giorni scorsi nel Sinai. Ma in Israele l'allerta resta egualmente elevata anche perchè lungo il confine con l'Egitto non esistono in genere reticolati di separazione. Nei giorni scorsi, i responsabili israeliani alla sicurezza hanno lanciato appelli allarmati ai loro connazionali affinché lascino immediatamente il Sinai. Intanto, secondo testimoni, ieri sera l'aviazione israeliana ha compiuto due incursioni aeree contro la Striscia di Gaza senza causare né morti né feriti. I due raid avevano come obiettivo installazioni dell'ala militare del movimento integralista Hamas, a nord della città di Rafah, situata a cavallo della frontiera tra la Striscia e l'Egitto. Un portavoce dell'esercito israeliano si è rifiutato di confermare o smentire la notizia.


    L’Afghanistan, è un paese in ginocchio per il freddo. Centinaia i morti, soprattutto tra le fasce più deboli, bambini e anziani, vittime delle temperature bassissime. Si lanciano appelli alla comunità internazionale, affinché intervenga con aiuti. Drammatica la richiesta di intervento da parte della organizzazione non governativa Action Aid. Francesca Sabatinelli ha intervistato il portavoce italiano, Daniele Scaglione:


    R. - Noi abbiamo grida di allarme che arrivano soprattutto dalle zone rurali, cioè lontani dai centri urbani. Alcune zone sono addirittura completamente isolate. Quindi, non si riesce neanche ad avere informazioni, e meno che mai ad alleviare con facilità le necessità della gente. Parliamo di qualcosa come migliaia di famiglie colpite. Già la perdita di bestiame è stata stimata in decine di migliaia di capi di bestiame. E questa è un’emergenza drammatica, perché, passato il freddo, le persone che vivono in queste zone si troverebbero, e si troveranno, senza mezzi di sostentamento.

     
    D. - Da quelle che sono le informazioni che arrivano dai vostri collaboratori locali, quali sono le necessità più urgenti? Cosa serve?

     
    R. - Servono innanzitutto coperte, vestiti caldi per i bambini e poi alimenti di base, come farina, olio e zucchero. Ma ancora serve il foraggio, il foraggio per gli animali.

     
    D. - Action Aid come intende operare?

     
    R. - Action Aid ha già parlato con le autorità e ha già organizzato un piano di intervento con le varie autorità provinciali. Noi siamo presenti in Afghanistan con centinaia di persone che fanno parte del nostro staff e che quindi interverranno. Ma in particolare, abbiamo tutta una rete di organizzazioni locali, basate sul territorio, con cui stiamo lavorando e con cui stiamo facendo una sorta di catena di passaggio di alimenti e di altri beni di prima necessità, per potere farli giungere direttamente alle popolazioni colpite. D‘altra parte, noi ci aspettiamo che la risposta internazionale sia pronta e immediata, anche perchè l’Afghanistan è un Paese di cui si conoscono bene i problemi. E noi speriamo che altri organismi internazionali, che hanno mezzi anche più potenti dei nostri sappiano intervenire prontamente.
     
    Iraq
    Due civili sono morti e cinque sono rimasti feriti in una zona a sud est di Baghdad in seguito all'esplosione dell’ennesimo ordigno artigianale fatto detonare al passaggio di una pattuglia di polizia. Nelle stesse ore, un vasto incendio è scoppiato nell'edificio della Banca centrale della capitale, ma per ora non si registrano vittime.

    Iran
    L'Iran avrà “una seria e logica reazione” se il Consiglio di Sicurezza dell'ONU approverà una nuova risoluzione contro Teheran - la quarta - per il suo rifiuto di sospendere l'arricchimento dell'uranio. Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri, Manuchehr Mottaki, citato dall'agenzia Fars. Il 23 gennaio scorso, i ministri degli Esteri del gruppo "cinque più uno", cioè i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU (USA, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) più la Germania, si sono riuniti a Berlino e hanno raggiunto un'intesa su una nuova risoluzione che dovrebbe rafforzare sanzioni già decise nei mesi scorsi nei confronti della Repubblica islamica. “Consigliamo all'organismo delle Nazioni Unite - ha detto Mottaki - di non prendere alcuna decisione prima della prossima riunione del Consiglio dei governatori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA)”. Questa sessione è prevista in marzo. In quella occasione, il direttore generale dell'agenzia, Mohammed el Baradei, presenterà un rapporto sul grado di collaborazione mostrato da Teheran per fare piena chiarezza sul suo programma e fugare i dubbi su un suo uso a fini militari. L'Iran si era già impegnato a fare completa trasparenza entro la fine del 2007 e ha poi chiesto altre 4 settimane.

    Somalia
    Due somali e due cooperanti di Medecins sans frontieres (MSF) sono stati uccisi dallo scoppio di una bomba vicino a Kisimayo, città portuale nel sud della Somalia. Lo riferiscono testimoni. Kisimayo, a 500 km dalla capitale Mogadiscio, è sotto il controllo del clan locale e non del governo centrale ad interim.

    Germania
    L'esito delle elezioni regionali di ieri in Assia e Bassa Sassonia pone problemi di governabilità in modo particolare nel primo dei due Laender tedeschi nei quali si è votato, e che hanno fatto registrare entrambi pesanti perdite per la Cdu del cancelliere Angela Merkel, al governo nelle due regioni negli ultimi cinque anni. Mentre infatti in Bassa Sassonia la Cdu, pur perdendo poco meno del sei percento, conserva una maggioranza sufficiente con gli alleati liberali della Fdp, in Assia, il Land di Francoforte, la formazione di un nuovo governo appare decisamente non facile.

    Crisi di governo in Italia
    In Italia, terzo giorno di consultazioni del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che intende verificare se vi sia uno spazio di manovra per un esito diverso dalle elezioni anticipate. Questa mattina al Quirinale sono stati ascoltati i rappresentanti di Lega, UDC, Rifondazione comunista e Alleanza nazionale. Domani, nell'ultimo giorno di consultazioni, il presidente della Repubblica vedrà quelli di Forza Italia e del Partito Democratico. Infine, sarà la volta degli ex presidenti della Repubblica Frncesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Azeglio Ciampi. Il servizio di Giampiero Guadagni:

     
    Sembra davvero difficile al momento l’intesa per un governo di transizione. Le posizioni restano distanti. Alleanza nazionale e Lega hanno ribadito che soltanto elezioni subito possono garantire la stabilità. Rifondazione comunista ha proposto un esecutivo di scopo per realizzare la riforma elettorale. L’UDC prova a fare da pontiere: per Casini serve un governo di pacificazione con le forze responsabili di centrodestra e centrosinistra. Ma se si va alle urne subito, ha aggiunto, vanno introdotte le preferenze in questa legge elettorale per dare la facoltà di scelta dei propri rappresentanti direttamente ai cittadini e non ai vertici di partito. Per domani, ultimo giorno di consultazioni, è facile prevedere che il capo dello Stato registrerà il muro contro muro, mentre Berlusconi si dice pronto a portare milioni di persone in piazza a Roma se non sarà concesso il voto anticipato. E con il Partito democratico di Veltroni che rilancerà l’esigenza di un governo che in autunno faccia le principali riforme istituzionali. Intanto, l’ex segretario generale della CISL, Savino Pezzotta, che fu portavoce del Family day,  sostiene che anche con questa legge elettorale e contro gli attuali centrodestra e centrosinistra,  potrebbe presentarsi una forza riformista  dove laici e cattolici possano contribuire alla governabilità. Resta nel frattempo in piedi l’ipotesi che Napolitano dia un incarico esplorativo al presidente del Senato, Franco Marini. Ma i toni sono già da campagna elettorale. Lega ad una parte, Comunisti italiani dall’altra, si schierano contro l’ipotesi che sia il Governo uscente a fare le circa 600 nomine in scadenza delle aziende pubbliche, tra le quali Eni, Enel e Poste. E il portavoce di Prodi, Silvio Sirchia, precisa: queste nomine saranno il frutto di decisioni del prossimo Governo.

    Via libera per la missione dell’Unione Europea in Ciad
    I ministri degli Esteri della UE hanno dato il via libera alla missione europea composta da 3.700 uomini in Ciad e Centroafrica per la protezione dei profughi del Darfur. La missione europea di peacekeeping in Ciad e Centroafrica è finalizzata alla protezione dei profughi del Darfur, sulla base della risoluzione 1778 (2007) delle Nazioni Unite. Si tratta del più grande impegno militare per la politica di difesa della UE. Gli uomini e l'equipaggiamento saranno forniti da 14 Stati membri, ma la parte del leone spetterà alla Francia, che metterà a disposizione tra i 2.000 e 2.100 uomini sui 3.700 complessivi. Forze significative verranno anche da Olanda, Polonia, Svezia, Austria e Irlanda. L'Italia contribuirà con un ospedale e un centinaio di uomini (personale sanitario militare e un plotone di trasmissione) che opererà ad Abechè, nel Ciad orientale. Il mandato della missione ha una durata di 12 mesi, ma dopo i primi sei mesi è prevista una valutazione di metà mandato, in accordo con l'ONU, per decidere un eventuale prolungamento.

    Thailandia
    Samak Sundaravej, leader del Partito del potere del Popolo (PPP), è stato designato primo ministro dal Parlamento thailandese, a 16 mesi dal golpe militare che aveva spodestato il miliardario Thaksin Shinawatra, ora in esilio. Già governatore di Bangkok e fervente monarchico, anche se con molti nemici a palazzo, Samak, 72 anni, non ha mai nascosto la sua affiliazione politica a Thaksin ed ha più volte ribadito che si adopererà per farlo rientrare in Thailandia al più presto. Thaksin, 58 anni, magnate delle televisioni sul quale gravano accuse di corruzione, si è rifugiato in Gran Bretagna dove ha anche acquistato la squadra del Manchester City. Il nuovo premier Samak ha vinto le elezioni del 23 dicembre scorso e dovrà ricevere formalmente l'incarico dal re la settimana prossima. Ha precisato che l'azione di governo sarà mirata al rilancio dell'economia.

    Indonesia
    L'ex dittatore indonesiano, Suharto, morto ieri ad 86 anni, è stato sepolto nel mausoleo di famiglia durante i funerali di Stato con onori militari. Il feretro di Suharto, avvolto nella bandiera biancorossa dell'Indonesia, è stato ricoperto di petali di gelsomino e rosa prima di essere portato nella tomba di famiglia nella piccola città di Matesih, nel centro di Giava. Migliaia di indonesiani si sono raccolti lungo il tragitto del convoglio funebre nell'antica città reale di Solo per rendere l'ultimo omaggio all'ex dittatore. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)


    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LII no. 28

     

     
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