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Sommario del 25/01/2008

Il Papa e la Santa Sede

  • Benedetto XVI: il dialogo ecumenico ha bisogno di una profonda armonia di mente e cuore. Stasera, il Papa chiude la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani a San Paolo fuori le Mura
  • Il Codice di Diritto Canonico difende le cose di Dio e i più deboli: così il Papa a 25 anni dalla promulgazione del testo
  • Altre udienze e nomine
  • Il Papa chiede di pregare per la Chiesa in Africa
  • Sinodo sulla Parola di Dio: continuano i lavori preparatori
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Accorato appello per il dramma umanitario di Haiti
  • Libano: nuovo attentato in un quartiere cristiano di Beirut
  • Primo incontro con i media del nuovo preposito generale dei Gesuiti, padre Nicolás: fedeli al Papa ieri e oggi
  • Speranza e vita eterna al centro di un incontro al Teatro Argentina di Roma con mons. Fisichella e il prof. Botturi
  • 25 anni fa la Beatificazione di suor Gabriella Sagheddu: ha offerto la sua vita per l’unità dei cristiani
  • Chiesa e SocietÓ

  • In vista dell’Anno Paolino i vescovi della Turchia invitano i cristiani all’unità e al dialogo con l'islam
  • Raggiunta intesa Stato-Chiesa a Praga sull’utilizzo della Cattedrale di San Vito
  • ‘Orientamenti Pastorali’ dei vescovi dell’Andalusia in vista delle elezioni politiche
  • Raduno ‘per la vita, la famiglia e la libertà’ domenica prossima a Barcellona
  • A Butare, nello stato africano del Rwanda, fervono i preparativi per il prossimo Sinodo dei vescovi per l’Africa
  • Maria Santissima “icona delle donne migranti”, nel discorso di mons. Marchetto al Convegno Nazionale del Centro Italiano Femminile
  • Presentata in Germania la Giornata dei cattolici 2008
  • Inaugurata a Lima, in Perù, una nuova cappella per l’Adorazione perpetua per riparare i peccati dovuti all’aborto e sostenere i sacerdoti
  • Un missionario Salesiano premiato in Thailandia per l’impegno in favore dei non-vedenti
  • La Turchia ammette il velo islamico nelle università del Paese
  • Assistenza pastorale agli immigrati polacchi al centro della prossima visita del Primate inglese Murphy-O’Connor
  • In memoria della Shoah una cerimonia presso la stazione centrale di Milano ricorda la deportazione degli ebrei verso i campi di sterminio
  • Domenica prossima la Carovana della Pace dei giovani dell’ACR
  • 24 Ore nel Mondo

  • In Italia, al via le consultazioni dopo la caduta del governo Prodi
  • Il Papa e la Santa Sede



    Benedetto XVI: il dialogo ecumenico ha bisogno di una profonda armonia di mente e cuore. Stasera, il Papa chiude la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani a San Paolo fuori le Mura

    ◊   Gratitudine per i 100 anni di ecumenismo spirituale che hanno radicalmente cambiato il volto - migliorandolo - del dialogo fra le varie confessioni cristiane. L’ha espressa questa mattina Benedetto XVI nel discorso al Gruppo misto di lavoro formato da membri del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani e del Consiglio Ecumenico delle Chiese. Il Papa ha parlato del contributo all’ecumenismo offerto in particolare dalla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che lo stesso Benedetto XVI concluderà presiedendo oggi pomeriggio, alle 17.30, i Vespri solenni nella Basilica di San Paolo fuori le Mura. Evento che la Radio Vaticana seguirà in diretta. Il servizio di Alessandro De Carolis:


    Il Papa lo aveva detto due giorni fa all’udienza generale e lo ha ripetuto ancora davanti agli esperti del dialogo interconfessionale: è quando i “cristiani pregano insieme” che “il traguardo dell’unità appare più vicino”, grazie ad una presenza di Gesù resa più evidente da alcuni segnali concreti:

     
    A profound harmony of mind and heart…
    Una profonda armonia della mente e del cuore: siamo in grado di guardare alle vicende in un modo nuovo e di rafforzare la nostra determinazione a superare ciò che ci tiene separati”.

     
    Da questa certezza, scaturisce la gratitudine che Benedetto XVI ha espresso nei riguardi di quelle “molte persone” - ha detto - che in questi 100 anni “hanno cercato di diffondere la pratica dell’ecumenismo spirituale attraverso la preghiera comune, la conversione del cuore e la crescita nella comunione”. Gratitudine per il “movimento ecumenico”, alimentato anche dalla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ma anche aperto apprezzamento per la collaborazione che da oltre 40 anni lega la Chiesa cattolica e il Consiglio Mondiale delle Chiese e che “ha offerto - ha riconosciuto il Pontefice - una vivida espressione della comunione già esistente tra i cristiani”. Il Gruppo misto, ha affermato Benedetto XVI:

     
    Has worked assiduously to strengthen the ‘dialogue of life’…
    Ha lavorato assiduamente per rafforzare il 'dialogo della vita', che il mio predecessore, Papa Giovanni Paolo II, aveva chiamato il 'dialogo della carità' (...) Anche noi rendiamo grazie per il dialogo ecumenico, che ha prodotto frutti abbondanti nel secolo scorso. La ricezione di tali frutti è di per sé un importante passo avanti nel processo di promozione dell'unità dei cristiani, e il Gruppo misto di lavoro è particolarmente adatto a studiare e a incoraggiare questo processo”.

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    Il Codice di Diritto Canonico difende le cose di Dio e i più deboli: così il Papa a 25 anni dalla promulgazione del testo

    ◊   Il cristiano è l'essenza del diritto canonico e la legge canonica deve essere legata a quel fondamento teologico che le fornisce ragionevolezza. E’ quanto ha sottolineato Benedetto XVI ricevendo stamani in udienza i membri del Pontificio Consiglio per i testi legislativi nel XXV anniversario della promulgazione del Codice di Diritto Canonico, alla cui redazione ha contribuito anche il Papa, quando era arcivescovo metropolita di Monaco – Frisinga. Il dicastero per i testi legislativi – ha detto il Santo Padre – “veglia sulla completezza e sull’aggiornamento della legislazione della Chiesa e ne assicura la coerenza”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:


    Benedetto XVI ha ricordato lo stretto legame tra la legge canonica e la vita della Chiesa secondo il volere di Gesù Cristo. Non si tratta – ha detto il Papa - solo di “un insieme di norme prodotte per questo speciale popolo che è la Chiesa di Cristo”. L’insieme di realtà giuridiche, indicato dal codice – ha osservato il Santo Padre – compone un mirabile mosaico nel quale sono raffigurati “tutti i volti di tutti i fedeli, laici e pastori, e di tutte le comunità, dalla Chiesa universale alle Chiese particolari”. E l’essenza del diritto – ha detto il Papa riprendendo le parole del beato Antonio Rosmini – è la persona umana. L’essenza del diritto canonico – ha poi aggiunto – è la persona del cristiano nella Chiesa. Questo impianto legislativo – ha quindi affermato Benedetto XVI - deve essere formulato "in modo chiaro, sempre in sintonia con le restanti leggi della Chiesa":
     
    “È pertanto necessario abrogare le norme che risultano sorpassate; modificare quelle che necessitano di essere corrette; interpretare - alla luce del vivente Magistero della Chiesa - quelle che sono dubbie e, infine, colmare le eventuali lacunae legis. Vanno - come disse il Papa Giovanni Paolo II alla Rota Romana - tenute presenti ed applicate le tante manifestazioni di quella flessibilità che, proprio per ragioni pastorali, ha sempre contraddistinto il diritto canonico”.
     
    Il Codice di Diritto Canonico - ha osservato il Papa - contiene poi le norme prodotte dal Legislatore ecclesiale "per il bene della persona e delle comunità nell’intero Corpo mistico che è la santa Chiesa". Come ha detto Giovanni Paolo II nel promulgare il Codice di Diritto Canonico il 25 gennaio 1983, la Chiesa - ha spiegato Benedetto XVI - "è costituita come una compagine sociale e visibile; come tale essa ha bisogno di norme: sia perché la sua struttura gerarchica e organica sia visibile; sia perché l'esercizio delle funzioni a lei divinamente affidate, specialmente quella della sacra potestà e dell'amministrazione dei Sacramenti, possa essere adeguatamente organizzato; sia perché le scambievoli relazioni dei fedeli possano essere regolate secondo giustizia, basata sulla carità, garantiti e ben definiti i diritti dei singoli; sia, finalmente, perché le iniziative comuni, intraprese per una vita cristiana sempre più perfetta, attraverso le leggi canoniche vengano sostenute, rafforzate e promosse”.

     
    La legge della Chiesa – ha detto inoltre il Papa – è prima di tutto lex libertatis: "legge che ci rende liberi per aderire a Gesù".
     
    “Perciò, occorre saper presentare al Popolo di Dio, alle nuove generazioni, e a quanti sono chiamati a far rispettare la legge canonica, il concreto legame che essa ha con la vita della Chiesa, a tutela dei delicati interessi delle cose di Dio, e a protezione dei diritti dei più deboli, di coloro che non hanno altre forze per farsi valere, ma anche a difesa di quei delicati 'beni' che ogni fedele ha gratuitamente ricevuto - il dono della fede, della grazia di Dio, anzitutto - che nella Chiesa non possono rimanere senza adeguata protezione da parte del Diritto”.
     
    In occasione del 25.mo anniversario della promulgazione del Codice di Diritto Canonico, il Pontificio Consiglio per i testi legislativi ha promosso il convegno di studio, conclusosi oggi, dal titolo: “La legge canonica nella vita della Chiesa. Indagine e prospettive nel segno del recente magistero pontificio”. Questo dicastero aiuta il Papa nel suo compito di principale promotore, garante e interprete del diritto della Chiesa.

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    Altre udienze e nomine

    ◊   Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina alcuni presuli sloveni, in visita ad limina, e il cardinale Raffaele Farina, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, e seguito, per la presentazione di Opere della Biblioteca Apostolica Vaticana.

    Benedetto XVI ha, quindi, nominato vescovo della diocesi di Quelimane (Mozambico) mons. Hilário Da Cruz Massinga, O.F.M., finora vescovo della diocesi di Lichinga.

    Il Papa ha nominato vescovo ausiliare della diocesi di Santa Ana (El Salvador) padre José Elías Rauda Gutiérrez, O.F.M., finora responsabile dell’Ufficio per gli Affari Giuridici della Curia Provinciale dei Frati Minori Francescani con sede in Guatemala, assegnandogli la sede titolare vescovile di Foraziana. Padre José Elías Rauda Gutiérrez è nato a Agua Caliente, diocesi di Chalatenango, il 20 luglio 1962 e ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 1° aprile 1989.

    Il Santo Padre ha nominato ausiliare della diocesi di Sibu (Malaysia) il rev.do Joseph Hii Teck Kwong, parroco della parrocchia "Immacolata Concezione" di Kapit, assegnandogli la sede titolare vescovile di Castel mediano. Il rev.do Joseph Hii Teck Kwong è nato il 25 giugno 1965 a Sibu ed è stato ordinato sacerdote il 25 marzo 1993 ed incardinato nella Diocesi di Sibu.

    Il Papa ha nominato vescovo ausiliare di Trujillo (Perú) il rev.do Tarcicio Pusma Ibáñez, del clero della diocesi di Chulucanas, economo diocesano e vicario cooperatore della parrocchia della Chiesa cattedrale, assegnandogli la sede titolare vescovile di Carpi. È nato il 19 aprile 1967, nel villaggio di Nangali, nel Distretto di Huancabamba (Dipartimento di Piura) ed è stato ordinato sacerdote il 31 maggio 1997 incardinandosi nella diocesi di Chulucanas.

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    Il Papa chiede di pregare per la Chiesa in Africa

    ◊   Alla Chiesa in Africa è dedicata l’intenzione missionaria del Papa per il mese di gennaio. Benedetto XVI prega e chiede di pregare perché la Chiesa che si prepara a celebrare, nell’ottobre 2009, il secondo Sinodo per l’Africa, “continui ad essere segno e strumento di riconciliazione e di giustizia in un continente ancora segnato da guerre, sfruttamento e povertà”. Nell'intervista di Fausta Speranza, a ricordare innanzitutto le aree di maggiore crisi ma anche le potenzialità è Enrico Casale di "Popoli", mensile internazionale di cultura e informazione missionaria della Compagnia di Gesù:


    R. – La forte crisi del Darfur, dove si scontrano le popolazioni di origine araba ed i nomadi con le popolazioni stanziali di origine africana; la Somalia, che sono quasi 17 anni che è senza un governo; e, la situazione dell’est della Repubblica Democratica del Congo, una regione ricchissima, che è straziata da una guerra da parecchi anni. Queste sono le tre crisi – a mio parere – maggiori e alle quali si sono poi aggiunte nel tempo crisi minori, come la recente crisi del Kenya, della Costa d’Avorio, che pur essendo minori causano vittime e sofferenze.
     
    D. - Come la Chiesa è, e può essere, in Africa al servizio di riconciliazione, giustizia e pace?

     
    R. – Anzitutto attraverso la preghiera e poi attraverso le opere e l’educazione per formare le classi dirigenti, ma anche e soprattutto per formare le coscienze delle singole persone. Attraverso poi le opere materiali: la Chiesa può infatti essere utile alla causa della giustizia anche attraverso un continuo dialogo con le confessioni religiose cristiane – penso ai copti ortodossi, ma penso anche alle confessioni protestanti – e laddove sia possibile con i rappresentanti dell’Islam.

     
    D. – Benedetto XVI parla di “grandissime potenzialità dell’Africa”. Come riconoscerle tra tanta informazione che parla di conflitti e povertà?

     
    R. – Spesso sono state portate via le ricchezze materiali dell’Africa, ma anche - soprattutto in passato e con un’opera che continua tuttora – le è stata portata via la sua ricchezza culturale, perché la globalizzazione ha spesso snaturato la cultura e la tradizione delle persone. Penso, quindi, ad un recupero delle culture locali africane attraverso anche un processo di inculturazione della fede cristiana e cattolica in particolare nelle singole culture locali. Questo significa dare un fondamento religioso e, allo stesso tempo, permettere un recupero delle radici profondo della cultura africana che, come diceva il Papa, è fatta di profonda spiritualità, ma anche di profonda generosità.

     
    Negli Anni Novanta si parlava di “rinascimento” in Africa per l’avviarsi di forme istituzionali più democratiche e liberali, rispetto al passato, come spiega il prof. Giampaolo Calchi Novati, docente di storia moderna e contemporanea dell’Africa all’Università di Pavia:

     
    R. – In questo passaggio ebbe un certo ruolo la Chiesa, perché in molti Paesi africani le conferenze nazionali, in questa transizione tra regimi militari o civili autoritari a regimi pluralistici, furono presiedute dall’arcivescovo o dal cardinale locale. Il 1994 fu un anno contraddittorio: da una parte, ci fu la fine del sistema razzista in Sudafrica, ma, dall’altra, ci fu anche la tragedia del Rwanda. Un segno che questa evoluzione degli anni Novanta aveva ancora molte contraddizioni al suo interno. Da molte di queste guerre sono uscite nuove classi dirigenti e governi che, senza essere democratici come spesso la retorica li ha definiti, credono nello stato di diritto e soprattutto credono nella legalità come mezzo di sviluppo. Si può dire che dagli anni Novanta in poi si siano affermati in molti Paesi africani dei governi che sia pure all’interno di un sistema che li penalizza – perché l’Africa resta la periferia del sistema e non riesce a partecipare attivamente alla globalizzazione – credono nella internazionalizzazione dell'economia e della loro società e credono anche nelle regole che sovrintendono al processo di integrazione e – come si dice – di globalizzazione. Questo è l’aspetto più interessante. E’ stata elaborata una nuova organizzazione a livello continentale, l’Unione Africana, che cerca di evitare interferenze da parte della politica internazionale, perché la politica internazionale spesso strumentalizza anche le crisi dell’Africa a fini che non hanno come obiettivo la soluzione dei problemi africani. Pensiamo per esempio all’esportazione in Africa della crisi del Medio Oriente, che ha soprattutto in Sudan e in Somalia i suoi teatri operativi.

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    Sinodo sulla Parola di Dio: continuano i lavori preparatori

    ◊   In vista del prossimo Sinodo di ottobre sulla Parola di Dio si è riunito in Vaticano per la sesta volta, nei giorni 21 e 22 gennaio, l’XI Consiglio ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. All’ordine del giorno è stato posto l’esame della prima bozza dell’Instrumentum laboris, documento destinato alla discussione della futura assemblea sinodale, redatto sulla base delle numerose risposte al Questionario del primo documento di consultazione, i Lineamenta, inviate dai Sinodi dei Vescovi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, dalle Conferenze Episcopali, dai Dicasteri della Curia Romana, dall’Unione dei Superiori Generali. L’introduzione del segretario generale, mons. Nikola Eterović, ha aiutato i presenti a percepire distintamente l’oggetto dei lavori, cioè la Chiesa Cattolica, rappresentata dall’episcopato mondiale, con a capo il Vescovo di Roma, come comunità di discepoli impegnati ad annunciare con gioia che Gesù Cristo è morto, ma è risorto ed è presente in mezzo ai suoi, soprattutto tramite la Parola di Dio e l’Eucaristia. Ha fatto poi seguito un primo scambio di opinioni tra i membri, i quali poi si sono riuniti in due gruppi linguistici, inglese ed italiano, per approfondire ed arricchire la discussione del testo della bozza dell’Instrumentum laboris. Successivamente in sessione plenaria è continuato lo scambio di opinioni sulle proposte emerse nei gruppi. Le conclusioni hanno permesso poi di procedere ad una revisione dell’intero documento, che raccoglie unitariamente gli emendamenti e i perfezionamenti strutturali, letterari, dottrinali che i membri hanno concordato di apportare.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   A conclusione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani Benedetto XVI ha incontrato il Gruppo misto di lavoro tra la Chiesa cattolica e il Consiglio ecumenico delle Chiese. Il Papa ha ricordato che, quando i cristiani pregano insieme, il traguardo dell'unità è più vicino.

    Venticinquesimo anniversario dalla promulgazione del Codice di Diritto Canonico. In cultura l'udienza di Benedetto XVI ai partecipanti al convegno di studi organizzato dal Pontificio Consiglio per i testi legislativi sul tema "La legge canonica nella vita della Chiesa. Indagini e prospettive nel segno del recente Magistero Pontificio". In primo piano anche una sintesi dell'intervento del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, in conclusione della prima giornata dei lavori.

    Nel servizio religioso un articolo di Gosbert Byamungu, del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, dal titolo "Il dialogo alla prova delle sfide del secolarismo. Nuove frontiere nelle relazioni con il Consiglio ecumenico delle Chiese".

    In rilievo, nelle pagine dell'informazione internazionale, la situazione in Kosovo. Dopo colloqui con i rappresentanti dell'Unione Europea e della Nato, il primo ministro kosovaro Hashim Thaci si è detto certo che l'indipendenza è solo "questione di giorni".

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    Oggi in Primo Piano



    Accorato appello per il dramma umanitario di Haiti

    ◊   “L’unico modo di dare un aiuto al popolo di Haiti è quello di condividere le loro sofferenze”. Così una delegazione dell’organizzazione “Aiuto alla Chiesa che soffre” rivolge un appello in favore del piccolo Paese latinoamericano, lacerato e sfinito da lunghi anni di instabilità politica. Il servizio di Luis Badilla:


    La comunità ecclesiale e insieme quella internazionale sono chiamate “ad amare questo popolo che si sente dimenticato e addirittura rifiutato” ribadisce l’associazione commentando la situazione del Paese caraibico, tra i più poveri del mondo e il più instabile politicamente. In pochi sembrano voler ricordare le sofferenze di questo piccolo Paese, dove il 75% degli abitanti (8.500.000 circa) “vive” al di sotto della soglia della povertà, e dal quale, negli ultimi 15 anni, è fuggita almeno il 20% della popolazione, diretta verso gli USA, il Canada, “o verso la morte nel cuore del Mare caraibico”. Pochi ricordano che ad Haiti circa il 6% della popolazione è contagiata dal virus dell’HIV e quasi nessuno dispone dei farmaci necessari. Tra loro numerosi sono i bambini, i neonati e gli adolescenti. In sostegno della popolazione l’organizzazione “Aiuto alla Chiesa che soffre” finanzia e porta avanti ad Haiti 60 progetti nell’ambito della promozione umana e del supporto al lavoro pastorale delle diocesi, in alcune delle quali si registra una crescita delle vocazioni. Mons. Louis Kébreau, vescovo di Hinche, neo presidente della Conferenza episcopale, incontrando alcune settimane fa la delegazione dell’associazione, ha confermato quanto “sia delicata la situazione in cui vive il Paese. In molte parrocchie lontane dalle città la povertà è tale che i preti, così come i fedeli e gli abitanti, spesso non hanno cibo. Anzi, quel poco che c’è viene condiviso privilegiando bambini e anziani”. “Siamo nel cuore della notte - ha aggiunto mons. Kébreau - ma proprio per questo abbiamo tanta speranza: alla fine del buio c’è sempre la luce dell’alba”. Tra i segni di speranza e di fiducia per il futuro il presidente dei vescovi haitiani ha ricordato la grande fede e l’impegno apostolico dei cattolici, in particolare dei giovani, così come l’aumento delle vocazioni sacerdotali e religiose. “L’8 dicembre scorso - ha concluso mons. Kébreau - oltre 20 mila haitiani hanno partecipato insieme all’episcopato e alle autorità dello Stato all’atto di affidamento della nazione a «Nuestra Señora del Perpetuo Socorro», un momento di grande gioia e comunione presieduto da oltre 100 sacerdoti. Quello stesso giorno abbiamo dato inizio alla Grande missione continentale voluta dalla Conferenza di Aparecida. Inoltre, nel luglio scorso, più di 6 mila giovani hanno preso parte al primo Congresso della gioventù haitiana”.

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    Libano: nuovo attentato in un quartiere cristiano di Beirut

    ◊   Un nuovo attentato questa mattina a Beirut, in Libano, ha provocato almeno 4 morti e oltre 30 feriti. L’esplosione, provocata da un’autobomba, si è verificata nel quartiere cristiano di Furn al-Shebbak. Tra le vittime un alto ufficiale dei servizi di sicurezza interna, anche se stando alle notizie fornite dai canali televisivi vicini ad Hezbollah il vero obiettivo dell’attentato era un importante magistrato. Ma come si può leggere questo inasprimento del terrorismo in Libano? Stefano Leszczynski lo ha chiesto a Roger Bouchaine, direttore dell’Osservatorio di geopolitica mediorientale:
     
    R. – Già da parecchio tempo si è accertata in territorio libanese la presenza di gruppi salafiti legati ad al Qaeda. Questo inasprimento del terrorismo era già nell’aria da parecchio tempo. Da quando, cioè, l’esercito libanese è intervenuto nel nord del Libano, e precisamente nel campo profughi palestinese di Nahr al-Bared, per fermare ed eliminare tutte le attività del gruppo salafita che aveva preso il controllo del campo profughi palestinese. Chiaramente questi attentati sono il prezzo che l’esercito e la polizia libanese stanno pagando per avere riportato la stabilità in quell’area del Paese.

     
    D. – Lei ritiene dunque che questi attentati siano più legati alla attività di sicurezza interna esercitata negli ultimi mesi, che non alla crisi politica in atto nel Paese...

     
    R. – Entrambe le cose sono fortemente legate tra loro, perché tutto quello che sta accadendo è riconducibile al comportamento di ciascun politico libanese, sia egli un leader di partito, un rappresentante istituzionale o un responsabile della sicurezza.

    D. - Sembra che in questo periodo l’attenzione della comunità internazionale non sia particolarmente concentrata sul Libano. Come si può leggere quello che sta avvenendo?

     
    R. - Ogni volta che accade un attentato in Libano sembra sempre che la Comunità internazionale non possa occuparsi della sicurezza e della salvaguardia della vita delle persone. Questo, nonostante la presenza massiccia dell’ONU, presente sul territorio libanese con migliaia di soldati. Ogni volta sembra che una soluzione della crisi sia a portata di mano, ma è una sensazione che viene smentita ogni volta che un attentato provoca decine di vittime. E l’ONU non può fare nulla, il contingente internazionale sta lì a guardare.

     
    D. - Come si potrebbe immaginare una soluzione della crisi libanese?

     
    R. - Finché in Libano ci sarà una milizia, come quella di Hezbollah, con a disposizione più armi dell’esercito, e che rappresenta un vero e proprio Stato dentro lo Stato, resterà uno squilibrio tra chi vuole applicare la democrazia nel Paese e chi preferisce lascia il Paese in mano a bande sostenute da forze esterne.

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    Primo incontro con i media del nuovo preposito generale dei Gesuiti, padre Nicolás: fedeli al Papa ieri e oggi

    ◊   “L’Asia mi ha cambiato” e penso che la sua ricchezza culturale e spirituale, di cui poco si sa in Occidente, possa molto aiutare la Chiesa universale. E’ il messaggio pastorale che il nuovo preposito generale della Compagnia di Gesù, padre Adolfo Nicolás, ha lasciato ai giornalisti, incontrati nella tarda mattinata di oggi per un saluto e un ringraziamento per l’attenzione mostrata ai lavori della 35.ma Congregazione generale, che lo ha eletto la scorsa settimana. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Sono uno “sconosciuto”, perfino in Spagna i giornalisti sono costretti a una specie di “caccia al tesoro” per scoprire qualcosa sul mio passato. Non ha lesinato in humour il nuovo preposito generale dei Gesuiti, padre Adolfo Nicolás, nel suo primo incontro con i rappresentanti della stampa. Una ventina di minuti di pensieri e considerazioni per raccontare qualcosa di sé, del suo ministero passato e per ribadire l’assoluta fedeltà del suo Ordine al Papa, oltre che per richiamare l’attenzione sull’Asia, un continente che, ha affermato, ha lasciato un’impronta certamente indelebile sulla sua persona:

     
    "La maggior parte della mia vita l’ho passata in Asia. Sono andato in Asia, quando avevo 24 anni. L’Asia è stata una sfida, una vera sfida per molti, molti aspetti. L’Asia mi ha cambiato. In questo contesto ho dovuto studiare la teologia e questo è stato interessantissimo, perché era come ritrovare la propria fede, non soltanto nel contesto del Vaticano II, ma nel contesto dell’Asia, in un contesto dove il buddismo, lo scintoismo e altre religioni hanno avuto un’influenza molto profonda".

     
    Padre Nicolás ha presentato a volo d’aquila la realtà dei Gesuiti in Asia, dalle storiche missioni in Giappone o nelle Filippine - nelle quali il neo preposito molto ha vissuto e lavorato - fino alle ultime presenze in Cambogia e Myanmar. Ma in precedenza, e a più riprese, padre Nicolás si è rifatto alle modalità con le quali i media hanno tentato di tracciare un suo profilo per replicare a ciò che, ha detto, non sempre è stato scritto correttamente. A cominciare, da una sua presunta “distanza teologica” da Benedetto XVI - tutt’altro, ha affermato, “ho studiato sui libri del prof. Ratzinger perfino a Tokyo” - per finire con i consueti luoghi comuni sui contrasti fra la Campagnia di Gesù e il Papa. Questa la pacata risposta di padre Nicolás:

     
    “Tutto questo non è vero. La Compagnia di Gesù è stata sempre, fin dal principio e continua ad esserlo, in comunione con il Santo Padre. Siamo lieti di esserlo. Questa è una tensione artificiale, creata al di fuori della Compagnia. Se alcune difficoltà vi sono, principalmente è perché siamo così vicini, non fisicamente certo, ma spiritualmente. Ma la Compagnia di Gesù vuol collaborare con la Santa Sede: questo non è cambiato e credo che non cambierà".

     
    Il preposito generale non si è voluto sbilanciare sul futuro. Sono in attesa di "ascoltare" e di “obbedire” alle indicazioni che scaturiranno dalla Congregazione generale, ha detto. E ai giornalisti che in questi giorni si sono spinti a ritrarlo come più somigliante al preposito uscente, padre Kolvenbach, o al precedente, padre Arrupe, ha replicato:

     
    “Io non sono Arrupe. Amo Arrupe e lo ammiro. E’ stata una persona di grande influenza. L’ho avuto come mio superiore per quattro anni in Giappone, e anche prima di andare in Giappone l’ho avuto a scuola, dove ci ha parlato della bomba atomica, dell’esperienza di Hiroshima. L’ho ammirato, ma io non sono Arrupe e, ovviamente, non sono Kolvenbach, per molte ragioni. Allora, chi sono io? Se chiedessero a me, direi che sono fatto per la realtà nella quale mi trovo. Sono in procinto di diventare quello che Dio vuole. Se poi potrò rispondere a ciò o meno, non lo so: questo resta sempre aperto".

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    Speranza e vita eterna al centro di un incontro al Teatro Argentina di Roma con mons. Fisichella e il prof. Botturi

    ◊   “La vita eterna alienazione o speranza?” è stato il tema dell’incontro organizzato dal Coordinamento dei Collegi Universitari di Roma in collaborazione con l’Ufficio per la Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma, che si è svolto ieri sera presso il Teatro Argentina della capitale. Protagonisti della serata mons. Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense e Francesco Botturi, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il servizio di Marina Tomarro.


    La vita eterna può diventare un ostacolo al desiderio di vivere? La paura della morte, che un giorno finisca tutto, può togliere gioia alla vita? Questi sono alcuni interrogativi, cui mons. Rino Fisichella, durante l’ incontro con gli studenti universitari di Roma, ha cercato di dare risposta. Ascoltiamo il suo commento:

    “La vita eterna è la speranza, nel senso che è ciò che permette ad ognuno di noi di non fermarsi a ciò che siamo. E’ ciò che ci consente di non rimanere bloccati a quello che è il limite che ci viene dato dalla morte. Io credo che nessuno di noi voglia morire. Kierkegaard aveva una bella espressione: nei suoi diari scriveva che anche chi si toglie la vita, anche il suicida, quando lo fa, lo fa per una vita migliore. Io credo che noi non possiamo fermarci a quello che è il dramma dell’esistenza che si conclude. L’uomo dentro di sé ha un senso di infinito che nessuno gli può togliere. E’ proprio questo senso di infinito cui bisogna dare spazio. Allora, a questo senso di infinito bisogna dare anche un nome, e questo nome è una vita che non termina, una vita che non finisce, perchè l’uomo ha il desiderio di vivere, non il desiderio di morire”.
     
    E ciò che ci fa vivere in comunione con Dio, è soprattutto la speranza ha spiegato monsignor Fisichella, sorella più piccola della fede e della carità, ma tra le tre la più forte perché è quella che conduce le altre verso la felicità eterna:

    “Penso che di speranza oggi ci sia particolarmente bisogno. A me piace dire che dobbiamo parlare della fede, rivestendola del linguaggio, degli abiti della speranza. L’uomo di oggi, come l’uomo di sempre, ha bisogno di speranza, perché non può guardare soltanto al presente. Se guarda solo al presente diventa triste, perchè vede il limite, vede la contraddittorietà. Deve essere capace di andare un po’ più in là, di guardare al di là di se stesso, del presente. E per dare significato anche al presente ha necessariamente bisogno del futuro, un futuro che non è alienazione, ma non deve essere neanche utopia, deve essere appunto la certezza di una speranza, di una promessa che trova compimento”.

    Ma quanto conta la speranza nella vita dei giovani? Ascoltiamo alcuni di loro presenti all’incontro:

    R. – La speranza è credere che ci sia un qualcosa di positivo, sempre, in tutto ciò che si fa, e che il dolore o le sofferenze che uno può affrontare, trovare nella vita, possano avere sempre uno sbocco positivo nel momento della vita quotidiana, ma soprattutto nel credere e nello sperare che qualcosa dopo ci aiuti e ci renda felici per l’eternità.

     
    R. – La speranza è l’amore per la persona umana, verso Dio, verso il progetto di noi stessi. Per me la speranza è il significato vero dell’esistenza dell’uomo, perché senza non ci sarebbe la vita stessa.

     
    R. – La speranza è qualcosa che mi spinge ad osare dove da solo non potrei osare. E’ quello che mi dà il coraggio anche in situazioni difficili di avere la consapevolezza che ci sia qualcosa che va ben oltre la nostra vita terrena. Quindi, ti dà anche la consapevolezza che il Signore ci aiuta in questo e ci è sempre vicino.

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    25 anni fa la Beatificazione di suor Gabriella Sagheddu: ha offerto la sua vita per l’unità dei cristiani

    ◊   25 anni fa, proprio a conclusione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, Giovanni Paolo II proclamava Beata, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, suor Maria Gabriella Sagheddu, monaca trappistina d’origine sarda. La religiosa era morta venticinquenne, nel 1939 a Grottaferrata, nei pressi di Roma, dopo aver offerto la sua vita al Signore per la causa dell’unità dei cristiani. Sulla sua figura ascoltiamo suor Augusta Tescàri, monaca trappistina del Monastero di Vitorchiano, intervistata da Giovanni Peduto:

     
    R. – Era una giovane sarda di Dorgali che è entrata in Monastero a 21 anni, una monaca come tutte le altre, soltanto che a causa di un episodio successo nella sua vita, questa ragazza si è sentita spinta a offrire la sua vita per l’unità dei cristiani. La sua badessa, una donna eccezionale, madre Pia Gullini, era appassionata alla causa dell’unità e leggeva in comunità i dépliant che le venivano dall’abbé Couturier che era suo amico: la ragazza sentendo questo appello dell’abbé Couturier alla preghiera e al sacrificio per l’unità dei cristiani, ha chiesto alla badessa di poter offrire la vita.

     
    D. – La Sagheddu ha offerto tutta la sua vita e le sue sofferenze per l’unità dei cristiani: vogliamo approfondire questo aspetto...

     
    R. – L’offerta indubbiamente è stata un’ispirazione dello Spirito Santo, perché non si spiega diversamente in una ragazza ben formata, sì dell’Azione Cattolica, ma che non aveva una grande esperienza della divisione dei cristiani. Senza dubbio, dunque, l’ispirazione è venuta dallo Spirito Santo. La sua offerta è stata accettata con molta fatica, dopo tante tergiversazioni da parte della badessa, che poi le ha detto: se si vuole offrire alla volontà di Dio, io non le dico né di sì, né di no, ne parli con il cappellano. Gabriella, dopo la sua offerta, non ha più detto niente, ma da quel momento non è più stata bene.

     
    D. – Quale messaggio ci lascia Gabriella Sagheddu?

     
    R. – Penso sia molto semplice: Gabriella si era innamorata del Signore e ha cercato di imitarlo in tutto. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore, dice San Paolo. Oggi che è proprio la festa della Conversione di San Paolo, le parole che mi vengono in mente sono: vivere per me è Cristo e morire un guadagno. Certo nessuno di noi è chiamato a offrire la propria vita nel senso di accettare veramente una sofferenza volontaria, questo no, perché questo è un dono che il Signore ha fatto a suor Maria Gabriella, però ognuno di noi deve offrire la propria vita e la propria morte al Signore completamente.

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    Chiesa e SocietÓ



    In vista dell’Anno Paolino i vescovi della Turchia invitano i cristiani all’unità e al dialogo con l'islam

    ◊   Un appello all’unità dei cristiani e al dialogo con il mondo musulmano è stato lanciato dai vescovi della Turchia nella Lettera pastorale redatta in vista dell’Anno Paolino, indetto da Benedetto XVI, dal giugno 2008 al giugno 2009, per il bimillenario della nascita di San Paolo. “Prima di essere cattolici, ortodossi, siriani, armeni, caldei, protestanti, siamo cristiani - sottolineano i presuli - Non lasciamo che le nostre differenze generino diffidenze e vadano a scapito dell’unità di fede; non permettiamo che chi non è cristiano s’allontani da Cristo a motivo delle nostre divisioni”. Un invito che muove anche dalla necessità di rafforzare i legami fra le comunità cristiane, una minoranza all’interno del Paese a prevalenza musulmana. “Proprio questa situazione – si legge nel documento - per alcuni aspetti simile a quella delle prime comunità viventi in diaspora, ci impone una più chiara coscienza della nostra identità”. Un’esigenza che non esclude tuttavia l’apertura al dialogo con credenti di fedi diverse, ma che piuttosto elegge i fedeli musulmani quali interlocutori privilegiati. Nella Lettera pastorale i vescovi invitano ad “intensificare il dialogo con il mondo musulmano: il dialogo della vita, dove si convive e si condivide; il dialogo delle opere, dove cristiani e musulmani operano insieme”; il dialogo “dell’esperienza religiosa” e quello “degli scambi teologici”. Un’apertura che – spiegano – “non significa mettere da parte le proprie convinzioni religiose”, ma dialogare mantenendo “intatta la propria identità di fede”. (CDL)

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    Raggiunta intesa Stato-Chiesa a Praga sull’utilizzo della Cattedrale di San Vito

    ◊   Stato e Chiesa nella Repubblica Ceca hanno raggiunto oggi a Praga un accordo sull’utilizzo della celebre Cattedrale di San Vito, simbolo della capitale assieme al famoso Castello. Nel 1954 la Cattedrale era stata dichiarata di proprietà pubblica dall’allora regime comunista al potere. In base all’accordo sottoscritto ieri tra il Governo e le autorità ecclesiastiche, lo Stato sosterrà in futuro tutti i costi di gestione e manutenzione, mentre la Chiesa pagherà un affitto simbolico di 500 corone al mese, circa 20 euro, per l’usufrutto a fini liturgici della Cattedrale. Tutte le attività della Chiesa dovranno essere a titolo gratuito e per l’accesso nel luogo sacro non potranno essere richiesti biglietti di ingresso a pagamento. L’intesa arriva un giorno dopo l’accordo raggiunto sui risarcimenti per i danni subiti dalla Chiesa durante il regime comunista. Il patto tuttavia non riguarda i diritti di proprietà della Cattedrale su cui Stato e Chiesa sono in disaccordo da oltre 15 anni. In tal senso, l’ultima sentenza del tribunale aveva stabilito che la Cattedrale fosse di proprietà dello Stato. La Chiesa aveva però impugnato la sentenza e aveva annunciato di essere intenzionata ad arrivare fino alla Corte europea per far valere i suoi diritti. (C.C.)

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    ‘Orientamenti Pastorali’ dei vescovi dell’Andalusia in vista delle elezioni politiche

    ◊   I vescovi della regione Andalusa, a sud della Spagna, si sono riuniti in Assemblea il 22 e 23 gennaio per diffondere alcuni Orientamenti Pastorali in vista delle prossime elezioni generali del 9 marzo. Secondo i vescovi, la consultazione elettorale rappresenta un’occasione per tutti di domandarsi con serenità che tipo di comunità umana e politica desideriamo per noi e per il futuro. Le elezioni mettono la comunità cristiana nella condizione di “riflettere su quali beni preziosi essa apporta al mondo contemporaneo, sostenendoli con il proprio voto” e permettono alla società di “dialogare serenamente ed apertamente sulle politiche che meglio possono contribuire alla costruzione del bene comune ed alla promozione di una libertà autentica”. Libertà che, come ribadiscono i vescovi, deve necessariamente basarsi sulla libertà religiosa, “fonte di tutte le altre libertà”. I presuli segnalano quindi alcuni criteri decisivi nel momento di valutare le proprie scelte politiche, basati sulla “laicità positiva” che garantisca ad ogni cittadino il diritto a vivere la propria religiosità con autentica libertà, anche nell’ambito pubblico. Tra i suggerimenti più importanti: “la tutela della vita dal concepimento alla sua fine naturale” e “il sostegno alla famiglia e al matrimonio fondato sull’unione tra l’uomo e la donna”. Per questo, proseguono i vescovi, “i progetti, più o meno espliciti, di ampliare la legge sull’aborto o di aprire la strada all’eutanasia, devono essere chiaramente scartati dal progetto culturale e politico”. “Con queste riflessioni - concludono - invitiamo i fedeli e tutti i cittadini ad affrontare la chiamata alle urne con la coscienza che la costruzione di una società migliore richiede anche un impegno costante e quotidiano nel contribuire alla vita comune”. (C.C.)

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    Raduno ‘per la vita, la famiglia e la libertà’ domenica prossima a Barcellona

    ◊   Domenica prossima, presso il Palazzo dei Congressi di Barcellona, avrà luogo un grande raduno dal titolo “Per la vita, la famiglia e la libertà. Uniti possiamo!”. L’iniziativa è organizzata dal “Patto per la Vita e la Dignità”, una piattaforma che raccoglie un centinaio di associazioni cristiane. È prevista la partecipazione di circa 5 mila persone. Il raduno avrà inizio alle 10.30 con una Santa Messa presieduta dall'arcivescovo di Barcellona, il cardinale Lluís Martínez Sistach. Gli organizzatori intendono promuovere i valori della famiglia, educazione, insegnamento, delle istituzioni insostituibili come matrimonio, paternità, maternità e discendenza, e della libertà, compresa quella religiosa. Al tempo stesso l'incontro ha come obiettivo quello di “opporsi a quanti attentano al diritto alla vita con l'aborto; ottenere l’effettiva applicazione delle leggi; difendere i diritti dei genitori e delle scuole rispetto all’introduzione della materia di ‘educazione alla cittadinanza’ e ai decreti che vogliono condizionare la libertà di pensiero dei centri educativi; evitare che una nuova legge limiti la libertà religiosa, il diritto di culto e il diritto a riunirsi”. Prenderanno parte all'evento la socialista Mercedes Aroz; il presidente della Federazione delle Associazioni di Genitori delle Scuole Libere (FAPEL), Antoni Arasanz; del rettore dell’Università Abat Oliba (UAO), Josep Maria Alsina; del presidente del Gruppo di Entitats Catalani (GEC), Daniel Arasa, e di alcuni rappresentanti dell'associazione Pro-vita. (C.C.)

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    A Butare, nello stato africano del Rwanda, fervono i preparativi per il prossimo Sinodo dei vescovi per l’Africa

    ◊   Fioriscono le iniziative in attesa del secondo Sinodo speciale dei vescovi per l’Africa, in programma in Vaticano per ottobre 2009. L’incontro, nei giorni scorsi, del Consiglio permanente dell’Aceac, l’Associazione delle Conferenze episcopali dell’Africa centrale che riunisce i vescovi di Rwanda, Burundi e Repubblica Democratica del Congo, ha individuato nei temi della giustizia, la riconciliazione e il perdono i punti nodali della futura assemblea dei vescovi. Tra le iniziative in programma - riporta il SIR - l’istituzione di un Forum dei giovani con sede a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo, e delegati dallo stesso Paese e da Burundi e Rwanda; la formazione di operatori pastorali impegnati nella costruzione della pace; l’organizzazione di incontri tra vescovi e teologi sull’impegno della Chiesa in Africa centrale; e celebrazioni per il Giubileo d’argento dalla fondazione dell’Aceac, con Messe, pellegrinaggi e incontri che si terranno a Kinshasa dal 30 novembre al 6 dicembre 2009. (CDL)

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    Maria Santissima “icona delle donne migranti”, nel discorso di mons. Marchetto al Convegno Nazionale del Centro Italiano Femminile

    ◊   La figura della “donna migrante” è stata al centro del discorso con cui l’arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, è intervenuto questa mattina a Roma al Convegno Nazionale del Centro Italiano Femminile (CIF). Prendendo le mosse da una riflessione sul femminismo religioso, misurato, impegnato, imparziale, descritto dalla scrittrice Romana Guarnieri, l’arcivescovo Marchetto si è addentrato nella descrizione di un femminismo nuovo, distante da quello che si identifica con la lotta per l’emancipazione della donna e la parità di questa con l’uomo. Privilegiando la prospettiva dei popoli migranti, il presule ha quindi tratteggiato la figura della donna migrante, responsabile negli anni più recenti di una “femminizzazione” delle migrazioni. Se un tempo ad emigrare erano soprattutto gli uomini – ha spiegato all’assemblea l’arcivescovo – oggi la componente femminile è sempre più rilevante e autonoma, capace, una volta raggiunta l’integrazione con le nuove comunità, di raggiungere condizioni di sicurezza economica e sociale, e di promuovere la crescita culturale e professionale delle successive generazioni. La “femminizzazione” del fenomeno migratorio sfocia così in una sorta di nuovo e naturale “femminismo” che riconosce la specificità della donna e ne valorizza le peculiarità e le aspirazioni, riconoscendola nella sua diversità, biologica ed ontologica, come complementare all’uomo. Un femminismo che – ricorda mons. Marchetto – ben descrisse Papa Giovanni Paolo II nella lettera del giugno 1995, pubblicata in vista della IV Conferenza Mondiale della Donna. Una filigrana di osservazioni, sublimazioni, ringraziamenti, appelli, tessuti attorno al “genio della donna”, culminante nell’immagine della più lucente icona delle donne migranti, Maria Santissima, Regina dell’Amore. (CDL)

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    Presentata in Germania la Giornata dei cattolici 2008

    ◊   Si svolgerà ad Osnabruck, tra il 21 e il 25 maggio prossimo, la tradizionale Giornata dei cattolici di Germania. Il programma dell’evento, dal titolo “Dar forma al futuro”, è stato presentato da Hans Joachim Meyer, presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi, e da mons. Franz-Josef Bode, vescovo della città. Il “Katholikentag” di Osnabruck – sottolinea mons. Bode – “non costituisce solo una grande offerta di manifestazioni ed eventi ma rappresenta in realtà il risultato di una concentrazione coerente di temi e manifestazioni”. Un evento che mostra “una grande forza di attrazione” per molti settori della pastorale. (CDL)

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    Inaugurata a Lima, in Perù, una nuova cappella per l’Adorazione perpetua per riparare i peccati dovuti all’aborto e sostenere i sacerdoti

    ◊   Sarà luogo di preghiera in riparazione dei peccati dovuti all’aborto nel mondo e a sostegno dei sacerdoti. E’ la nuova cappella per l’Adorazione perpetua del Santissimo Sacramento inaugurata a Lima, in Perù, presso la Parrocchia “Santa Rosa”. La terza nel suo genere presente nell’arcidiocesi della capitale peruviana. “La creazione di una cappella per l’Adorazione perpetua nella nostra parrocchia nasce, innanzitutto, dalla necessità di adorare il Signore giorno e notte - dice all’agenzia Fides il parroco, padre Hugo Berrío - In secondo luogo, per chiedere al Signore la riparazione per i tanti peccati commessi nel mondo. Infine, poiché la nostra è una comunità parrocchiale che ama molto Gesù presente nell’Eucaristia”. Per assicurare la continuità della preghiera i parrocchiani hanno costituito 168 gruppi di adorazione, in preghiera ciascuno per un’ora alla settimana, coordinati da 24 responsabili dell’ora, 4 leader di gruppo e un supervisore. “In questo momento gli adoratori iscritti sono 1.170 – sottolinea padre Berrío - quotidianamente molte altre persone, sebbene non iscritte e provenienti da altre parrocchie, vengono ad adorare il Signore durante la giornata”. Nella città di Lima altre due cappelle per l’adorazione eucaristica si trovano nelle parrocchie “Nostra Signora della Gioia” e “Santa Maria di Nazareth”; nella circoscrizione ecclesiastica sono circa cinquanta le cappelle per l’Adorazione al Santissimo. (CDL)

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    Un missionario Salesiano premiato in Thailandia per l’impegno in favore dei non-vedenti

    ◊   Un importante riconoscimento per l’impegno profuso a sostegno delle persone disabili è stato assegnato a don Carlo Velardo, Salesiano missionario in Thailandia, dall’Assemblea Legislativa dello Stato. Nel Paese asiatico il religioso, riconosciuto come “Outstanding Person in the Field of Disability” (Persona straordinaria nell’ambito della disabilità), è infatti responsabile di un “Centro per l’istruzione e la formazione professionale per non-vedenti” che vede impegnati circa 90 Salesiani in 5 istituti di istruzione e 3 scuole tecniche professionali. Il Centro di formazione nasce nel 1978 a Pakkred, a nordest di Bangkok, per aiutare i ragazzi ciechi, strapparli all’emarginazione e alla miseria ed insegnare loro una professione che ne consenta l’autonomia. In pochi anni, grazie ad un curriculum di studi appropriato, che comprende braille, informatica, etica e fisiologia, i ragazzi non vedenti, almeno 50 iscritti ogni anno, diventano operatori professionali altamente specializzati. Una formazione che prepara all’esercizio di quelle professioni che valorizzano le abilità manuali, nelle quali i non vedenti dimostrano particolare attitudine. Fra queste la fisioterapia, i massaggi, la riflessologia e il trattamento e la riabilitazione dei disturbi dell’apparato muscolo-scheletrico. Al termine del percorso di studi – riferisce l’agenzia Fides – circa il 90 per cento degli studenti trova un valido impiego: un dato che ha guadagnato alla struttura il riconoscimento ufficiale dei Ministeri del Lavoro e della Sanità. (CDL)

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    La Turchia ammette il velo islamico nelle università del Paese

    ◊   Il velo islamico, fino a ieri vietato nei corridoi delle università turche, tornerà in tutti gli atenei pubblici e privati del Paese. E’ il frutto di un accordo tra l'Akp, il filo-islamico Partito per la Giustizia e il Benessere del premier Recep Tayyip Erdogan, e il gruppo nazionalista Mhp, formazione-chiave dell'opposizione, decisi a collaborare per abrogare l'attuale divieto di indossare il velo negli atenei. «La questione del velo è stata valutata in termini di diritti e di libertà, e si continuerà adesso a lavorare sugli aspetti tecnici della questione» si legge in una nota congiunta dei due partiti. Una decisione che se da un lato incontra il consenso della maggioranza islamica, dall’altro potrebbe suscitare le proteste dell'elite laica, cui appartengono in particolare i generali ai vertici dell'esercito e molti giudici e rettori universitari, i quali considerano il divieto vitale per una separazione netta tra Stato e religione. Sulla base dell'intesa saranno modificati gli articoli 10 e 42 della Costituzione, che riguardano rispettivamente l'eguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge e il diritto di tutti a ricevere un'istruzione. (CDL)

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    Assistenza pastorale agli immigrati polacchi al centro della prossima visita del Primate inglese Murphy-O’Connor

    ◊   Nel marzo prossimo il cardinale Cormac Murphy-O'Connor, presidente della Conferenza episcopale inglese e gallese sarà in Polonia su invito dei vescovi polacchi. La visita segue quella compiuta nel 2004 a Londra dal suo omologo mons. Jósef Michalik, arcivescovo di Przemysl e i loro regolari incontri in sede di Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE). Il primate inglese interverrà il 5 marzo alla plenaria dei vescovi polacchi. L’incontro sarà un’occasione per proseguire lo scambio di informazioni sulla situazione ecclesiale dei rispettivi Paesi, ma soprattutto per parlare dell’assistenza pastorale alla sempre più numerosa comunità polacca residente nel Regno Unito per lavoro. Una cura affidata dal 1940 alla Missione Polacca in Inghilterra, che oggi, con i nuovi flussi migratori si trova davanti a nuove sfide e necessità. “Con i miei confratelli polacchi – ha spiegato il cardinale Murphy-O’Connor - stiamo studiando come accogliere nel modo migliore gli immigrati polacchi, che sono benvenuti nel nostro Paese. In particolare, dobbiamo fornire un’assistenza pastorale adeguata alla nuova situazione in modo da venire incontro alle loro esigenze spirituali”. Anche se il Regno Unito è lontano dall’essere la principale meta migratoria dei polacchi (nell’Unione Europea il primato è detenuto dalla Germania), la loro presenza in questo Paese ha subito un’impennata dopo l’ingresso della Polonia nella UE nel 2004, anche perché la Gran Bretagna ha applicato subito la libera circolazione. Secondo i dati della Caritas, nel 2006 si contavano 23mila presenze, concentrate per lo più a Londra e nei grandi agglomerati urbani. (L.Z.)

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    In memoria della Shoah una cerimonia presso la stazione centrale di Milano ricorda la deportazione degli ebrei verso i campi di sterminio

    ◊   Giunge quest’anno all’undicesima edizione l’iniziativa promossa dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Comunità ebraica di Milano per commemorare le vittime della Shoah. “Coloro che non hanno memoria del passato sono condannati a ripeterlo”. Questo lo slogan della manifestazione che, da tradizione, avrà luogo il prossimo 30 gennaio alla stazione centrale del capoluogo lombardo, in ricordo dell’inizio delle deportazioni. Era il 30 gennaio del 1944 quando a Milano centinaia di ebrei venivano stipati nei convogli ferroviari e condotti verso i campi di sterminio. Un drammatico rituale che si sarebbe ripetuto per mesi. La cerimonia - riferisce il SIR - avrà inizio nei sotterranei della stazione, gli stessi da cui partivano i treni diretti ai lager. Qui, dove ancora oggi si possono vedere i binari e i vecchi vagoni, Liliana Segre, partita all’età di tredici anni per Auschwitz proprio il 30 gennaio 1944, porterà la sua testimonianza di sopravvissuta. Il corteo sosterà quindi davanti alla lapide commemorativa in prossimità dei binari, mentre la musica e le canzoni di un coro di bambini rom accompagnerà il ricordo del Porrajmos, lo sterminio degli zingari. Saranno presenti tra gli altri Giuseppe Laras, presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia, Douglas Greenberg, direttore esecutivo dell’“Usc Shoah Foundation” di Los Angeles, Khalid Chaouki, ex presidente Giovani musulmani d’Italia, e Giovanna Massariello dell’Aned (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti). (CDL)

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    Domenica prossima la Carovana della Pace dei giovani dell’ACR

    ◊   Domenica prossima partirà la Carovana della Pace, evento incentrato sul tema della ‘strada’ che Gesù ha preparato per ognuno di noi, luogo di incontro con gli altri. La manifestazione che si svolgerà a Roma si colloca al termine del cosiddetto ‘Mese della Pace’, in cui i ragazzi dell’Azione cattolica (ACR) di Roma, con i loro educatori e genitori, hanno portato e porteranno domenica per le strade della città la loro testimonianza di pace. Parteciperanno alla Carovana della Pace i piccoli dell’ACR, insieme ai ragazzi di tutte le parrocchie della città e alle scuole non statali elementari e medie. La scoperta che i ragazzi hanno effettuato durante il percorso di preparazione alla marcia finale è quella che molte persone che incontrano sulla loro strada non conoscono la vera pace, che solo Gesù dona, e quindi non vivono in armonia con gli altri. Le attività della giornata cominceranno alle ore 8.30 con un raduno in piazza Navona, per proseguire in Piazza San Pietro, dove il cardinale Camillo Ruini rivolgerà un pensiero ai ragazzi e ai loro genitori ed educatori. Infine, i presenti prenderanno parte alla preghiera dell’Angelus, al termine della quale il Papa libererà due colombe, segno di pace. I ragazzi raccoglieranno anche offerte che saranno devolute alla costruzione di scuole nel Malawi e nella Sierra Leone. (C.C.)

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    24 Ore nel Mondo



    In Italia, al via le consultazioni dopo la caduta del governo Prodi

    ◊   Inizieranno questo pomeriggio le consultazioni del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per risolvere la crisi apertasi ieri sera con la sfiducia del Senato ricevuta dal governo Prodi e le conseguenti dimissioni del presidente del Consiglio. I primi a salire al Quirinale saranno i presidenti di Senato e Camera, Franco Marini e Fausto Bertinotti. Intanto, il premier uscente ha invocato la riforma elettorale prima di andare alle urne. Il servizio di Giampiero Guadagni:
     
    Scioglimento delle Camere, con ritorno immediato alle urne, oppure governo istituzionale di transizione per riformare la legge elettorale. Sono queste le due principali ipotesi di lavoro sul tavolo del presidente della Repubblica, Napolitano, che da oggi avvia le consultazioni. A favore delle elezioni anticipate, c’è un vasto schieramento trasversale: tutto il centrodestra, anche se l’UDC cerca  alternative; e poi anche UDEUR, Italia dei valori e Comunisti italiani. Ma per il leader del Partito democratico, Walter Veltroni, il voto immediato farebbe precipitare il Paese in una drammatica crisi. Il sindaco di Roma deve intanto fronteggiare i malumori della sinistra e anche dei prodiani del suo stesso partito, che lo accusano di aver destabilizzato la coalizione con l’annuncio dei giorni scorsi di voler correre da solo alle prossime elezioni. Un annuncio che, viene fatto osservare, avrebbe accelerato lo strappo dell’UDEUR di Clemente Mastella, già con un piede fuori dalla maggioranza dopo il via libera della Corte costituzionale ai quesiti referendari che puntano a rafforzare il sistema elettorale maggioritario. La scelta dell’ex Guardasigilli ha trascinato quella di altri senatori da tempo a disagio nell’Unione come Lamberto Dini e Domenico Fisichella. Ed è naturalmente dovuta anche alle indagini di giudici campani che riguardano lui e sua moglie. Indagini che hanno finito per riaccendere il conflitto tra politica e magistratura. Un conflitto da superare, ha detto oggi il presidente della Corte di Cassazione, Carbone, inaugurando l’anno giudiziario della Suprema Corte alla presenza del capo dello Stato e del premier dimissionario, Prodi, anche nella veste di ministro della Giustizia ad interim. Intanto, l’Unione Europea auspica per l’Italia stabilità politica, anche perché secondo il Rapporto sul programma di stabilità reso noto ieri, i conti pubblici italiani nel 2008 rischiano di deteriorarsi.(Per la Radio Vaticana Giampiero Guadagni)

    Medio Oriente
    Le forze dell’ordine egiziane hanno iniziato la chiusura della frontiera con la Striscia di Gaza dopo il transito di migliaia di persone, nei giorni scorsi, da Rafah verso il Sinai. Una misura concordata anche con la polizia di Hamas. Stamani, non sono mancati momenti di tensione con il ricorso agli idranti da parte dei soldati egiziani per impedire l’accesso ai varchi. Intanto, nell’area proseguono i raid israeliani: 7 le vittime nelle ultime due azioni nel sud della Striscia di Gaza. Difficoltà sono da registrare in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, perché ancora non è stato raggiunto un compromesso su una dichiarazione comune riguardo alla crisi in atto nei Territori palestinesi.

    Iraq
    Intervenendo ad una cerimonia nella città di Kerbala, nel sud dell’Iraq, il premier Al Maliki ha annunciato l’invio di rinforzi nella provincia di Ninive per sconfiggere Al Qaeda. In questa regione, si sono rifugiati numerosi attivisti dopo la dura offensiva dalle forze USA e irachene in particolare nelle zone vicine a Baghdad. Intanto, si contano oltre 40 vittime negli ultimi giorni a Mossul, capoluogo della provincia di Ninive, perite in due distinti attacchi.

    Pakistan
    Testato con successo in Pakistan il lancio di un missile balistico a media gittata, in grado di portare anche testate nucleari e di colpire obiettivi collocati fino a 700 chilometri di distanza. “Elevati standard e eccellenti risultati”, così ha commentato l’esperimento il capo delle Forze armate, Ashfaq Kayani, che ha rassicurato l’opinione pubblica sostenendo che gli arsenali atomici non finiranno nelle mani degli integralisti.
     
    India-Francia
    Un accordo sullo sviluppo della cooperazione nucleare è stato siglato tra India e Francia nel corso della visita del presidente francese, Nicolas Sarkozy, a New Delhi. L’intesa prevede scambi su reattori, l’approvvigionamento di combustibile e la gestione dei siti. I due Paesi hanno anche raggiunto un compromesso nel campo della difesa nella cooperazione allo sviluppo.

    Borse
    Al termine di questa settimana difficile, le borse riprendono quota. Avvio positivo oggi per quelle europee mentre Milano risente della crisi di governo. Intanto, negli Stati Uniti, particolarmente toccati dal "lunedì nero" dei mercati, il presidente americano, George W. Bush, ha espresso fiducia per l’economia USA. La dichiarazione arriva dopo l’accordo raggiunto tra la Casa Bianca e il Congresso sul pacchetto di incentivi economici per aiutare la crescita.
     
    Davos
    Prosegue in Svizzera il World Economic Forum di Davos. Nel corso della riunione, il magnate di Windows, Bill Gates, ha annunciato lo stanziamento di 306 milioni di dollari a favore dell’agricoltura africana. Secondo i dati della Banca Mondiale, tre quarti su oltre un milione di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno dipendono dall'agricoltura per il loro sostentamento. A Davos, anche l’attualità ha avuto spazio: Francia, USA e Regno Unito hanno fatto appello alla comunità internazionale perché si faccia pressione sul regime di Myanmar per il rispetto dei diritti umani. Ieri, l’Autorità nazionale palestinese (ANP) aveva denunciato la grave crisi umanitaria a Gaza, mentre Israele aveva esortato i grandi del mondo a boicottare l’Iran.

    Kenya
    Torna la tensione in Kenya, dopo il faccia a faccia di ieri tra il presidente Kibaki e il leader dell’opposizione Odinga, a Nairobi, conclusosi con una stretta di mano ma con sorrisi di circostanza. Mentre prosegue la mediazione dell’ex segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, Odinga ha escluso in modo perentorio la possibilità di diventare primo ministro nel nuovo governo Kibaki, uscito vincitore dalle elezioni del 27 dicembre. Ha chiesto poi che l’Unione Africa, nella riunione di fine mese ad Addis Abeba, non riconosca la validità del voto. Cresce intanto il numero delle vittime delle violenze interetniche: nella notte, altre 8 persone sono rimaste uccise in una serie di scontri a Molo e Nakuru. Morti che fanno salire il bilancio delle proteste a oltre 800 persone.

    Repubblica Democratica del Congo
    “Abbiamo vinto una grande battaglia. Ma le sfide sono immense e l’applicazione del piano sarà lunga e non senza ostacoli”: così si è espresso il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Joseph Kabila, in chiusura della Conferenza per la pace e lo sviluppo del Nord e Sud-Kivu a Goma. Il testo adottato prevede la cessazione immediata delle ostilità, la creazione a breve termine di una zona-cuscinetto controllata dai caschi blu della Missione ONU nel Paese, il progressivo disarmo, il rispetto dei diritti umani.

    Kosovo-indipendenza
    Prosegue il giro di colloqui a Bruxelles per il premier kosovaro Thaci. Oggi, in programma l’incontro con il segretario generale della NATO, Jaap de Hoop Scheffer: l’Alleanza atantica guida infatti la missione internazionale KFOR nella provincia serba a maggioranza albanese. Ieri, Thaci ha parlato dell’indipendenza del Kosovo senza però fissare alcuna scadenza precisa. Un’ipotesi ancora una volta bocciata dal presidente russo Putin. Il servizio di Giovanni Del Re:

    La dichiarazione di indipendenza del Kosovo ormai è solo questione di giorni, non di settimane. Il premier di Pristina, Hashim Thaci, lo ha detto a chiare lettere anche se non ha voluto dare una data precisa e dunque non ha confermato l’insistente voce che indica la scadenza al 6 febbraio. Ci aspettiamo, ha comunque detto, un ampio riconoscimento contemporaneamente da Stati Uniti e Unione Europea, oltre che dagli Stati della regione. Saremmo pronti anche oggi stesso, ha proseguito Thaci, abbiamo già stabilito inno, simboli, bandiera, ma vogliamo procedere in coordinamento con Bruxelles e Washington. Vogliamo, ha detto ancora il premier kosovaro, che questa dichiarazione sia un successo. Quanto alla Serbia e al secondo turno delle presidenziali 3 febbraio, Thaci è stato molto laconico: quanto accade in quel Paese, ha detto, non ci riguarda e non ci influenza. L’Unione Europea, dal canto suo, è stata più cauta: l’Alto rappresentante per la politica estera di difesa, Javier Solana, dopo un colloquio con il premier, ha affermato di non aver parlato di date, mentre il commissario all’allargamento, Olli Rehn, tramite un portavoce, ha affermato di aver detto a Thaci che l’Europa si assumerà le sue responsabilità, aggiungendo di auspicare una soluzione concordata e guidata sullo status finale del Kosovo. Del resto, sulla questione del riconoscimento è altamente improbabile che vi sarà una posizione comune dell’UE. Alcuni stati membri, anzitutto Cipro ma anche la Romania e la Slovacchia sono decisamente restii a riconoscere l’indipendenza. (Da Bruxelles, per la Radio Vaticana, Giovanni Del Re, Aki)

    Unione Europea-riunone
    Prende il via oggi a Brdo, in Slovenia, la riunione informale dei ministri degli Interni dell'Unione Europea. Sul tavolo, la cooperazione in materia di diritto di asilo, il terrorismo, e il sistema di informazione dopo l'allargamento ai nuovi membri dell'area Schengen. Intervenendo al vertice, il vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini, ha affermato che resta prioritaria per i 27 Paesi membri la questione del terrorismo.

    Francia-banca
    Scandalo finanziario in Francia. La Société Générale, la seconda banca francese, ha scoperto una frode che ammonta a quasi 5 miliardi di euro realizzata da un suo dipendente. L’uomo, ora latitante, aveva ammassato enormi posizioni scommettendo sugli indici dei mercati azionari europei. I vertici della banca erano all’oscuro delle operazioni. Il governatore della Banca Centrale Francese, Christian Noyer, ha parlato di un raggiro “inimmaginabile” e della necessità di introdurre nuove norme per prevenire altri casi del genere. Intanto, come primo provvedimento la Banca Centrale ha deciso un aumento di capitale. (Panoramica internazionale a cura di Benedetta Capelli)

     
     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LII no. 25

     

     
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