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Sommario del 12/01/2008

Il Papa e la Santa Sede

  • Il Papa riceve il presidente del Benin: al centro dei colloqui la difficile situazione socio-economica del Paese
  • Benedetto XVI nomina il cardinale Ouellet relatore generale del Sinodo dei Vescovi che si terrà ad ottobre sul tema della Parola di Dio
  • Altre udienze e nomine
  • Nella Solennità del Battesimo del Signore il Papa presiede la Messa nella Cappella Sistina
  • Inaugurato il 79.mo Anno giudiziario in Vaticano. L'avvocato Nicola Picardi: è necessario stringere rapporti di cooperazione con polizia e magistrature internazionali
  • Convegno, a Roma, a 25 anni dalla promulgazione del Codice di Diritto Canonico: l'intervento del cardinale Bertone
  • Diplomazia e speranza nelle parole di Benedetto XVI: la riflessione di padre Lombardi
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • I giovani, protagonisti della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato: il messaggio del Papa
  • Nei cinema in Italia il film "Cous Cous", del regista tunisino Abdellatif Kechiche, sulle sfide dell'integrazione etnica in Francia
  • Il commento di don Massimo Serretti al Vangelo della Domenica
  • Chiesa e SocietÓ

  • Il Patriarca Alessio II alla rivista "30 giorni": la testimonianza del Vangelo, base dell'unità dei cristiani
  • Messaggio della Conferenza episcopale della Corea del Sud per la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani
  • In Vietnam una veglia di preghiera dei cattolici per chiedere al governo la restituzione di un terreno dei Padri Redentoristi
  • I vescovi delle Filippine esortano i fedeli a contrastare politiche che possano promuovere l’aborto nel Paese asiatico
  • Filippine: 80 mila fedeli a Manila per la festa del "Nazareno nero"
  • Iraq: “Aiuto alla Chiesa che soffre” teme una “pulizia religiosa”
  • "Si tratta di un buon segnale": così i vescovi europei sulla Carta dei musulmani in Europa
  • Emergenza nell’Africa australe. Milioni di persone colpite dalle inondazioni
  • In Colombia è stato catturato l'omicida del vescovo di Arauca ucciso nel 1989
  • “Festival della carità”: è la rassegna promossa a favore dei più poveri dalla diocesi di Parigi
  • Regno Unito: bocciato emendamento, sostenuto dai vescovi, a legge anti-omofobia
  • Catalogo elettronico dell'Osservatore Romano con oltre mezzo milione di fotografie della Santa Sede dal 1930 al 1975
  • 24 Ore nel Mondo

  • Il presidente Bush dal Kuwait elogia i progressi fatti in Iraq e ammonisce Iran e Siria a non sostenere i terroristi
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il Papa riceve il presidente del Benin: al centro dei colloqui la difficile situazione socio-economica del Paese

    ◊   Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina nel Palazzo Apostolico Vaticano il presidente della Repubblica del Benin, Thomas Yayi Boni, che successivamente ha incontrato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati.

    “Nel corso dei cordiali colloqui – riferisce la Sala Stampa vaticana - ci si è soffermati sulla difficile situazione socio-economica che il Paese sta sperimentando, aggravata anche dalle inondazioni dello scorso mese di ottobre. Ci si è compiaciuti, infine, dei buoni rapporti esistenti fra Chiesa e Stato ed il presidente ha ringraziato, come aveva fatto in precedenza incontrando il Pontificio Consiglio "Cor Unum", per il significativo contributo che i cattolici offrono allo sviluppo del Paese, nei campi dell’educazione, della salute e della promozione umana”.

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    Benedetto XVI nomina il cardinale Ouellet relatore generale del Sinodo dei Vescovi che si terrà ad ottobre sul tema della Parola di Dio

    ◊   Benedetto XVI ha nominato l'arcivescovo di Québec, il cardinale Marc Ouellet, relatore generale del prossimo Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio, e segretario speciale mons. Wilhelm Emil Egger, vescovo di Bolzano-Bressanone.

    Mancano ormai meno di nove mesi alla Dodicesima Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che avrà luogo in Vaticano dal 5 al 26 ottobre di quest’anno, sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”: in vista di questo importante evento sono numerosissime le iniziative delle Chiese di tutto il mondo per riportare la Parola di Dio al centro della vita dei fedeli, con convegni di studio e preghiera e incontri di Lectio divina. Diversi vescovi e Conferenze episcopali hanno scelto come programma pastorale tematiche ad essa connesse.

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    Altre udienze e nomine

    ◊   Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina anche il cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli; mons. Beniamino Stella, arcivescovo titolare di Midila, presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica. Questo pomeriggio riceverà il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i Vescovi.

    Il Papa ha nominato nei Consigli Speciali della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi il cardinale Nicolás de Jesús López Rodríguez, arcivescovo di Santo Domingo, membro del Consiglio Speciale per l’America; mons. Cornelius Fontem Esua, arcivescovo di Bamenda, membro del Consiglio Speciale per l’Africa.

    Il Santo Padre ha nominato nunzio apostolico in Bangladesh mons. Joseph Marino, al presente consigliere nella nunziatura apostolica in Gran Bretagna, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Natchitoches, con dignità di arcivescovo. Mons. Joseph Marino è nato a Birmingham (U.S.A.) il 23 gennaio 1953 ed è stato ordinato sacerdote il 25 agosto 1979. Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 15 luglio 1988, ha prestato successivamente la propria opera nelle rappresentanze pontificie nelle Filippine, Uruguay, Nigeria, nella Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, e in Gran Bretagna. Conosce l’italiano, il francese e lo spagnolo.
     Infine, il Papa ha nominato membro della Congregazione per i Vescovi mons. Nikola Eterović, arcivescovo titolare di Sisak, segretario generale del Sinodo dei Vescovi.

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    Nella Solennità del Battesimo del Signore il Papa presiede la Messa nella Cappella Sistina

    ◊   Domani, nella Solennità del Battesimo del Signore, che chiude il Tempo di Natale, Benedetto XVI presiederà nella Cappella Sistina una celebrazione eucaristica durante la quale amministrerà il sacramento del Battesimo ad alcuni bambini. La Radio Vaticana seguirà il rito in diretta a partire dalle 9.50. Per comprendere meglio questa festa Giovanni Peduto ha intervistato il padre monfortano Corrado Maggioni, officiale presso la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Anzitutto gli ha chiesto perché Giovanni Battista restò scandalizzato dal fatto che Gesù volle farsi battezzare:


    R. – Giovanni Battista si è scandalizzato, come potremmo scandalizzarci anche noi, per il fatto che Gesù è l’innocente che non ha peccato: che bisogno ha di lavarsi nell’acqua del Giordano? Ma Gesù, l’innocente, si mette in fila con i peccatori, non perché abbia bisogno di essere purificato da Giovanni, ma per adempiere il volere del Padre, che lo vuole figlio obbediente. L’obbedienza di Gesù al volere del Padre ci santifica, santifica le acque, santifica le anime, che si lasciano raggiungere dalla grazia, dalla morte e della resurrezione del Signore. E Sant’Agostino, proprio parlando del Battesimo di Gesù, dice più o meno queste parole: “Gesù è stato battezzato nel Giordano per te. Sei tu che attraverso di lui, sei stato santificato. Colui che non aveva peccato e, dunque, non aveva bisogno di purificazione, si è sottomesso al Battesimo per insegnarti la via della vita eterna, della liberazione dal male”.

     
    D. – Questa festa del Battesimo del Signore per l’uomo di oggi che significato acquista?

     
    R. – Tra i vari significati, mi pare certamente che insegni a prendere Gesù come maestro, un maestro di vita, un maestro da ascoltare, da seguire, da amare, da imitare. Mettersi sul suo esempio, con il suo aiuto, nelle mani di Dio, con sincera obbedienza, per mettere in pratica ciò che piace a Dio nella nostra vita.

     
    D. – La festa del Battesimo del Signore è anche un’occasione per riflettere sul nostro Battesimo...

     
    R. – Certamente, si riflette anzitutto sul fatto che è un dono gratuito che non abbiamo meritato, ma che il Signore ci ha elargito. Il Battesimo dei bambini sottolinea proprio questa gratuità di Dio. Allora direi anzitutto che l’atteggiamento sia quello del ringraziamento, del ringraziare Dio per averci battezzati nel suo Figlio con il sacramento. Il secondo atteggiamento, mi sembra quello del riscoprire l’esigenza del Battesimo. Siamo invitati a vivere da battezzati. Il rendimento di grazie è essere consapevoli dell’esigenza che l’essere rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo comporta.

     
    D. – Come aiutare a far capire il significato del Battesimo a chi l’ha ricevuto e poi se ne è dimenticato?

     
    R. – Penso che la strada per riscoprire il grande dono del Battesimo sia quella di riscoprire, entrare maggiormente nella conoscenza del mistero di Cristo: la riscoperta incessante della fede. Aiutare una persona a crescere nella fede o a riscoprire la fede significa anche aiutarla a riscoprire la grandezza della vocazione battesimale.

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    Inaugurato il 79.mo Anno giudiziario in Vaticano. L'avvocato Nicola Picardi: è necessario stringere rapporti di cooperazione con polizia e magistrature internazionali

    ◊   Gli organi giudiziari e di polizia del Vaticano maggiormente aperti alla cooperazione internazionale - ad esempio con l’adesione all’INTERPOL - perché i procedimenti di tipo penale o civile siano snelliti nella burocrazia e velocizzati nei tempi. E’ l’auspicio di sintesi che spicca nella relazione tenuta questa mattina dal promotore di giustizia vaticano, l’avvocato Nicola Picardi, all’inaugurazione del nuovo Anno giudiziario. Prima dell’intervento del giurista, la giornata è iniziata con una Messa presieduta dal cardinale Angelo Comastri, vicario del Papa per la Città del Vaticano. Facendo il punto sulle vicende giudiziarie dell’anno appena trascorso, l’avvocato Picardi ha invocato anche migliorie al Codice penale in uso in Vaticano sulla base di un caso particolare e delicato registrato nei mesi scorsi. Il servizio di Alessandro De Carolis:


    Detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti all’interno della Città del Vaticano: è questo il reato con il quale si sono dovuti confrontare Gendarmeria, magistratura e tribunale pontifici in assenza di uno specifico articolo che configurasse reato e pena per questo tipo di crimine. Il fatto, reso noto dal promotore di giustizia, l’avvocato Picardi, è stato uno dei casi di rilievo della sua relazione riferita al 2007, corredata come di consueto da dati, tabelle di comparazione e richieste rivolte all’autorità legislativa per una evoluzione istituzionale e professionale del lavoro giudiziario in Vaticano. Dopo una tradizionale “finestra” storica - quest’anno dedicata a Pio VII e al Codice di procedura civile che entrò in vigore sotto il suo Pontificato il primo gennaio 1818 - l’avvocato Picardi ha inaugurato il lavoro del 79.mo anno giudiziario, soffermandosi - alla presenza fra gli altri del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone - sulle cifre che hanno caratterizzato quello da poco concluso. Gli affari giudiziari trattati dagli organi vaticani, ha detto, sono stati complessivamente 1510, un terzo in più del periodo precedente, nel quale erano ammontati a 1113. In particolare, ha riferito il relatore, il carico giudiziario per il comparto civile è aumentato da 341 a 582 processi, mentre è lievemente diminuito quello penale, passato da 486 processi a 472. E proprio in ambito penale, la Città del vaticano ha dovuto affrontare l’anno scorso uno dei casi più spinosi della sua storia. Descritto così dallo stesso avvocato Nicola Picardi al microfono di Giovanni Peduto:

     
    “Per il penale c’è stato un caso delicato di uno spacciatore di droga all’interno dello Stato Città del Vaticano, consumo e spaccio di droga. Qui non c’è una legge: il codice che si applica è il Codice Zanardelli che è del 1882 e non prevede nulla. Dunque il promotore di giustizia, sulla base di una vecchia legge che non era stata mai applicata, ha chiesto che venisse rinviato a giudizio. C’è stata una grossa discussione e alla fine il tribunale ci ha dato ragione e con una bella sentenza – recentissima, dell’ottobre scorso - ha condannato questo spacciatore di droga. Faccio presente che con questo sistema il tribunale ha evitato che la Città del Vaticano si trasformasse in una “zona franca” per carenza legislativa, nella quale potesse essere liberalizzato lo spaccio. Tuttavia, la sanzione applicata, in base a quella vecchia legge, è risultata ridicola: un arresto di sei mesi. Una sanzione più in linea con la gravità del reato viene allora richiesta e quindi si segnala all’autorità legislativa di introdurre una modifica a questo proposito”.

     
    Per quanto riguarda l’attività dei tribunali vaticani, il promotore di giustizia ha fornito le cifre di un lavoro che se è quantitativamente di ottimo livello per ciò che riguarda l’estinzione dei processi specialmente di tipo civile - con una media di 19 giorni calata a 8 nel 2007 e, in generale, con il 98% del lavoro annuale portato a conclusione e una percentuale ancora migliore per l’arretrato - non lo è altrettanto per ciò che concerne la durata dei processi. L’avvocato Picardi ha denunciato lungaggini specialmente per le procedure che richiedono collaborazione con le magistrature di altri Paesi. In assenza di accordi bilaterali, l’iter si dilata in modo inaccettabile. Abbiamo 15 procedure molto delicate, ha affermato l’avvocato Picardi, che “durano da 3163 giorni”.

     
    Anche il numero dei reati denunciati alle autorità giudiziarie vaticane nel 2007 ha registrato la solita sproporzione di rapporto rispetto al numero della popolazione vaticana residente. Un’anomalia spiegata dall’avvocato Picardi al microfono di Giovanni Peduto:

     
    “Normalmente il numero va rapportato con il numero della popolazione: per esempio in Italia ci sono 57 milioni di abitanti e abbiamo un sette per cento di procedimenti civili e un 4,3 per cento di procedimenti penali. E nello Stato della Città del Vaticano, se dovessimo usare questo criterio, dovremmo dire che gli abitanti sono 492 e quindi avremmo nel civile una percentuale del 118 per cento e nel penale una percentuale del 95 per cento. E’ assurdo! La verità è che noi ci troviamo in un’enclave, un’enclave composta sia, è vero, dai cittadini, ma anche da coloro che entrano come pellegrini o come visitatori nello Stato, in modo particolare nella Basilica e soprattutto nei Musei Vaticani, come numero, e noi abbiamo calcolato che coloro che entrano nella Città del Vaticano, a vario titolo, sono 18 milioni in un anno. Allora se calcoliamo il numero delle cause, in rapporto questa volta non ai 492 abitanti ma ai 18 milioni di persone che transitano per lo Stato, ci troviamo con una percentuale di contenzioso civile e contenzioso penale inferiore allo zero per cento”.

     
    Ricordando poi che il nodo della sicurezza della salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro ha visto l’entrata in vigore dal primo gennaio 2008 di una nuova e articolata legge in materia, il promotore di giustizia ha terminato la relazione con una serie di considerazioni e di richieste, fra le quali quella di una maggiore cooperazione internazionale, che - ha affermato - “non si può limitare al solo ambito processuale, ma deve estendersi all’ambito informativo, investigativo, e di polizia giudiziaria. A fine 2006, ha ricordato l’avv. Picardi, la Gendarmeria vaticana partecipò al primo incontro di capi di Polizia dei Paesi appartenenti all’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Un passo ulteriore, ha auspicato, potrebbe essere quello dell’adesione all’INTERPOL, per difendere la qualità del lavoro giudiziario vaticano dal rischio di una “involuzione”.

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    Convegno, a Roma, a 25 anni dalla promulgazione del Codice di Diritto Canonico: l'intervento del cardinale Bertone

    ◊   “Il Codice di Diritto Canonico al servizio della missione della Chiesa”: questo il tema del convegno tenutosi ieri presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. Un pomeriggio di studio per riflettere sul testo normativo della Chiesa a 25 anni dalla sua promulgazione. Tra i presenti al convegno, anche il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. Il servizio di Isabella Piro:
     
    “L’ultimo documento del Concilio Vaticano II”: così Giovanni Paolo II definiva il Codice di Diritto Canonico, da lui promulgato il 25 gennaio del 1983. E a distanza di un quarto di secolo, il testo normativo è vivo ed attuale e contribuisce alla missione della Chiesa. Ma in che modo? Lo ha spiegato chiaramente mons. Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi: il diritto canonico, ha detto, non è una semplice legge prodotta da un legislatore esterno, ma è una normativa riferita a ciò che gli uomini sono ed hanno grazie al Battesimo. Ciò significa, ha aggiunto il presule, che il legislatore è Cristo stesso e che i diritti e i doveri derivanti dal diritto canonico sono una parte incancellabile dell’uomo, in quanto persona.

     
    Sul legame tra Chiesa universale e Chiese particolari si è invece soffermato il cardinale Tarcisio Bertone. Sottolineando il rapporto di amicizia tra il Papa ed i vescovi, intesa come ‘amicizia di Cristo’, il porporato ha aggiunto:

    “Ogni Chiesa particolare è fatta ad immagine della Chiesa universale. Ciò significa che le Chiese particolari sono l’esito e - allo stesso tempo - l’inizio, sempre nuovo nel tempo, della cattolica nella misura in cui non sono autonome ed autosufficienti, ma in comunione tra loro e con Roma”.

    A margine del convegno, il cardinale Bertone è tornato sul discorso pronunciato giovedì scorso da Benedetto XVI agli amministratori di Roma e Lazio. Ribadendo il rapporto di dialogo e collaborazione tra la Santa Sede ed il Comune capitolino, il segretario di Stato ha, quindi, affermato:

     
    “Il discorso del Papa riguardava il positivo e il negativo e, peraltro, anche il presidente della Regione, il presidente della Provincia e il sindaco Veltroni avevano richiamato nei loro discorsi alcuni aspetti problematici e di sofferenza della città. Ma di lì a farne tutta una interpretazione politica, ce ne passava tanta di acqua. E un po’ voi giornalisti avete forzato l’interpretazione e la strumentalizzazione politica. Il Papa ha ricevuto le autorità della Regione, della Provincia e del Comune di Roma proprio come vescovo di Roma, che è bene informato dei problemi della città”.

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    Diplomazia e speranza nelle parole di Benedetto XVI: la riflessione di padre Lombardi

    ◊   Diplomatici a servizio della speranza. Un modo diverso di vedere il lavorio dei negoziatori che in tutto il mondo cercano di sciogliere pacificamente i nodi di crisi evitando derive violente. Con questa visione, Benedetto XVI si è congedato dal Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nell'udienza di lunedì scorso. Su questo aspetto, e sugli altri importanti appelli lanciati dal Papa in quella circostanza, ritorna con questo editoriale il direttore della Sala Stampa vaticana, e nostro direttore generale, padre Federico Lombardi:


    “La Chiesa è profondamente convinta che l’umanità costituisca una famiglia”. In apertura del suo grande discorso al Corpo Diplomatico, il 7 gennaio scorso, Benedetto XVI riprende quello che è stato il tema del Messaggio per la recente Giornata della Pace, mettendo quindi i due interventi in continuità nel passare in rassegna i problemi dei diversi continenti. Il Papa sottolinea che la comunità internazionale ha oggi davanti a sé il compito fondamentale di rispondere ai desideri di pace e giustizia del mondo. Per uno sviluppo equo e sostenibile, è necessario un clima di pace, di sicurezza, di stabilità. Non solo, occorre lavorare sul fondamento solido di ciò che è permanente ed essenziale alla persona umana, alla sua grandezza e dignità. Grande può essere quindi il ruolo delle istituzioni internazionali come le Nazioni Unite, se continuano ad impegnarsi per l’attuazione della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo. Ed allora, dopo il voto sulla moratoria per la pena di morte, sarà bene discutere a livello internazionale sulla difesa della vita e sul carattere sacro di questa, riconoscere l’importanza della famiglia e la necessità della libertà religiosa. Assicurando la partecipazione della Chiesa allo sforzo comune, il Papa conclude con parole di alta ispirazione per chi opera nel mondo internazionale e nei rapporti fra i popoli: “La diplomazia è, in certo modo, l’arte della speranza. Essa vive della speranza e cerca di discernerne persino i segni più tenui. La diplomazia deve dare speranza”. Nella sua enciclica Benedetto XVI ci ha invitato tutti alla speranza: anche la diplomazia e la politica trovano in questa prospettiva il loro significato più nobile ed alto.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   “Il bombardamento mancato” è il titolo di un commento di Anna Foa, in prima pagina, alle dichiarazioni su Auschwitz del presidente Bush.

    In cultura, Maurizio Fontana intervista il nuovo direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci. Il racconto del primo mese alla guida del “museo dei musei”.

    Un articolo di Luca Possati su Giovanni Duns Scoto.

    Nell'informazione religiosa, interviste all’arcivescovo Nikola Eterovic e al vescovo Wilhlem Emil Egger, segretario generale e speciale del Sinodo dei vescovi, che terrà la 12.ma Assemblea generale ordinaria dal 5 al 26 ottobre prossimi, e al priore della comunità di Taizé, fratel Alois, sull’incontro di Ginevra.

    In rilievo, nell’informazione internazionale, il Kenya, dove s'inaspriscono le contrapposizioni. Nuovo appello del segretario generale delle Nazioni Unite al dialogo tra governo ed opposizione.

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    Oggi in Primo Piano



    I giovani, protagonisti della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato: il messaggio del Papa

    ◊   Saranno i giovani, domani, i protagonisti della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. E’ stato il Papa a sollecitare quest’anno particolare attenzione verso i giovani migranti, che volontariamente o forzatamente lasciano i loro Paesi. Nel suo Messaggio per questo evento, che interessa davvero tutti i Paesi del mondo, Benedetto XVI pone in evidenza le sfide di cui le istituzioni pubbliche ma anche la Chiesa devono farsi carico, guardando ai giovani come una preziosa risorsa per il futuro dell’umanità. Il servizio di Roberta Gisotti:
     
    Una Giornata istituita nel 1914 da Pio X, negli anni delle grandi emigrazioni italiane verso le Americhe, ma anche alla vigilia della prima guerra mondiale che vide il nuovo Papa Benedetto XV da subito sollecito nel prendersi cura dei profughi. Da allora la Chiesa non ha mai smesso di guardare al fenomeno dell’emigrazione su tutti i fronti: etici, culturali, assistenziali, sociali e politici. Ed oggi Benedetto XVI richiama le istituzioni statali ma anche le comunità ecclesiali a fare di più per i migranti, in particolare per i giovani sempre più numerosi con il crescere della mobilità in un mondo globalizzato. E così accade - osserva il Papa – “che dai Paesi d’origine se ne va spesso la gioventù dotata delle migliori risorse intellettuali, mentre nei Paesi che ricevono i migranti vigono normative che rendono difficile il loro effettivo inserimento”. I giovani migranti alle prese con la “difficoltà della duplice appartenenza”, come spiega il Santo Padre: da un lato il bisogno di non perdere la cultura d’origine, dall’altro il desiderio di inserirsi nella società che li accoglie:

     
    In Italia la Giornata verrà celebrata sotto lo slogan: “Giovani migranti, una risorsa ed una provocazione”. Ma in che modo la Chiesa si sta facendo carico di questi giovani? Mons. Domenico Sigalini, segretario della Commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale italiana:

     
    R. – Anzitutto la Comunità cristiana mette a disposizione tutti i suoi strumenti educativi. Noi abbiamo anche delle strutture – vedi oratori, vedi pensionati, vedi scuole cattoliche – che sono a disposizione. Ci sono già delle bellissime esperienze. Evidentemente ci sono sempre i problemi dell’integrazione ed i problemi della convivenza, ma mi pare anche che la comunità cristiana possa fare di più, come sempre.

     
    D. – Benedetto XVI chiede anche ai giovani emigranti di farsi promotori di se stessi, di capire l’importante ruolo che possono svolgere sia per i loro Paesi di origine, sia per i Paesi ospiti…

     
    R. – Come sempre, secondo me, il mondo giovanile non va assistito, ma va aiutato a diventare protagonista con atteggiamenti educativi che siano capaci sempre di offrire ragione di vita e di aiutare ad uscire dalle ‘secche’ in cui tutto il mondo giovanile si colloca. Mi pare che questo discorso del Papa colpisca proprio nel segno, perché un giovane ha grinta, ha voglia di futuro, ha capacità di immaginazione e non possiamo tarpare le ali a questi ragazzi. Anche dal punto di vista dell’evangelizzazione, quindi, questi ragazzi sono i primi capaci di trascinare le proprie famiglie in un rinnovamento della propria fede, perché a contatto con questi nostri mondi vengono a contatto con le nostre domande ed anche con le nostre proposte.

     
    D. – Nel messaggio il Papa cita in particolare anche gli studenti stranieri…

     
    R. – Questa è un’altra grande fetta di persone che sono in Italia per seguire gli studi nelle Università, anche nelle Università Pontificie: io nella mia diocesi ne ho almeno una ventina. Ci sono certo difficoltà perché ciascuno ha il suo progetto, ha le sue possibilità. Ma sono da aiutare!

     
    D. – Eccellenza, questi giovani migranti hanno sovente anche una domanda religiosa che viene disattesa...

     
    R. – Sì, e questo perché noi crediamo che il loro problema principale sia trovare la casa, trovare lavoro, sopravvivere. Supponiamo che questo sia vero all’inizio, ma bisogna poi cominciare ad andare a fondo di queste realtà, perché non si può separare la religione dai problemi della vita quotidiana.

     
    D. – Eccellenza, cosa c’è da auspicare per promuovere una giusta identità della persona emigrata?

     
    R. – Io credo che sia necessario che ci siano delle leggi che aiutino l’integrazione, dove ci siano dei diritti alla base. Certo, i diritti sono evidentemente seguiti anche dai doveri. Dentro questo spazio di rispetto dei principi fondamentali della convivenza, ciascuno si ‘colora’ poi del suo modo di vedere la vita.

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    Nei cinema in Italia il film "Cous Cous", del regista tunisino Abdellatif Kechiche, sulle sfide dell'integrazione etnica in Francia

    ◊   E' arrivato nelle sale italiane il film Cous Cous, terzo lungometraggio di Abdellatif Kechiche, in cui sono trattati con spirito di commedia neorealista i difficili e urgenti problemi dell’integrazione etnica e culturale in Francia. Servizio di Luca Pellegrini:


    La saggia Souad sa cucinare un couscous inimitabile e irresistibile. Abdellatif Kechiche gira un film sublime e intelligente. In un mondo che ci riserva troppo spesso notizie di incontrollati scontri e opposizioni tra culture e religioni, all’ultima edizione della Mostra cinematografica di Venezia è stato presentato, vincendo il Premio Speciale della Giuria e quello cattolico Venezia-Cinema dell’Ente dello Spettacolo, questo intenso e illuminato capolavoro.

     
    Il regista tunisino racconta in Cous Cous un’intima epopea familiare, toccando l’anima e il cuore dello spettatore. Già le origini del regista sono una garanzia: la multiculturalità vissuta tra Paese di nascita e Paese adottivo, la Francia, lo porta a guardare all’integrazione come un fatto doveroso, non procrastinabile. Le strade per arrivarci possono essere molte e fitte di ostacoli. Quella perseguita da Slimane – siamo nei dintorni di Marsiglia dove l’immigrazione è irreversibile, la cultura araba un fatto acquisito e la convivenza necessaria – passa attraverso le vicissitudini di un lavoro precario, di una famiglia numerosa e variopinta con tutti i complessi problemi relazionali e passionali, di piccole e grandi cose, di amicizie, di ideali molto terreni rivolti alla propria personale realizzazione per non sentirsi dei figli e cittadini figli di una civiltà e di un Paese minore, pur tutelando il diritto alla differenza. Ora la meta di Slimane e dei suoi è quella di aprire un ristorante a conduzione familiare su una vecchia barca in disuso. I cittadini francesi pongono inizialmente ostacoli, la sua amabile cocciutaggine lo farà benvolere, figli e nipoti si convertiranno all’impresa.

     
    I fuochi delle banlieues parigine sembrano lontani. Tutto è risolto in un film che adatta il tempo della vita a quello dello schermo: un pranzo in un giorno di festa è vissuto nella sua verosimiglianza e dura davvero quanto un pranzo, la nascita di una emozione e lo sgorgare di una lacrima sono descritti senza artifici e ti prendono il cuore, tutti sono protagonisti, tutti hanno la medesima dignità, piccoli e grandi, giovani e vecchi, poveri e ricchi.

     
    Come nella vita, però, vi sono imprevisti, tradimenti, passioni incontrollate, generosità inaspettate: la cena inaugurale, meta raggiunta con corale disciplina ed entusiasmo, riserverà alcune amarezze delle quali lo spettatore non ne conoscerà le conseguenze. Ecco, questa sospensione, questo non voler imporre un finale precostituito e falsato, rende schietta e sincera la confessione del regista: la vita è sempre dono, noi dobbiamo arricchirlo ogni giorno. Dando senso anche al dolore, alla tristezza, all’abbandono.

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    Il commento di don Massimo Serretti al Vangelo della Domenica

    ◊   Nella Solennità del Battesimo del Signore la Liturgia ci presenta il Vangelo in cui si racconta lo svolgimento di questo evento straordinario. Giovanni non comprende perché il Cristo voglia farsi battezzare da lui e non avvenga invece il contrario. Ma Gesù spiega che deve essere così per adempiere “ogni giustizia”. Appena battezzato, Gesù esce dall'acqua: ed ecco, si aprono i cieli e lo Spirito di Dio scende come una colomba su di lui. Ed una voce dal cielo dice:

    «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto».

    Su questa Solennità ascoltiamo il commento del teologo, don Massimo Serretti, docente di Cristologia alla Pontificia Università Lateranense:
     

     
    Gesù discende, discende dalla Galilea alla Valle del Giordano, discende nel fiume che nella radice ebraica del nome porta il significato dello “scendere” del “descensus”. Discende e si abbassa, allineandosi alla fila dei peccatori penitenti, confondendosi con quei poveri peccatori, come facciamo noi che siamo peccatori, quando stiamo in fila di fianco al confessionale. Gesù discende fino a farsi battezzare da colui che stava preparando il battesimo definitivo, che Lui stesso avrebbe istituito. E a questo movimento di abbassamento, senza limite, a questa caduta libera verso le bassezze nelle quali il peccato aveva condotto l’uomo, che risponde lo squarcio delle più grandi altezze. “Gli si aprirono i cieli’, a Lui si aprirono i cieli, dice il testo, e il Padre - il Padre che riconosce il Figlio, lo riconosce nel suo abbassamento e a motivo del suo abbassamento – invia su di Lui lo Spirito e ora sarà anche sopra di Lui e lo guiderà. Il Padre lo riconosce come suo, “il mio Figlio”, come l’amatissimo. L’amore ha chiamato l’amore. L’amore del Figlio che discende ha fatto scendere l’amore del Padre che è nelle altezze.

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    Chiesa e SocietÓ



    Il Patriarca Alessio II alla rivista "30 giorni": la testimonianza del Vangelo, base dell'unità dei cristiani

    ◊   "La testimonianza comune dei valori evangelici è una delle basi principali sulle quali procedere nel cammino verso l'unità dei cristiani". Ad affermarlo è il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Alessio II in un'intervista che verrà pubblicata sul prossimo numero del mensile “30Giorni”, in uscita il 16 gennaio, nella quale il Patriarca affronta il delicato tema dell'unità tra cattolici e ortodossi. Secondo Alessio II, “ogni divisione nell’ambito ecclesiale è frutto della volontà umana peccatrice, mentre l’unità è dono dello Spirito Santo”. “Il processo di ricostruzione dell’unità – ha commentato – richiede tempi lunghi e un impegno serio”. Nell'intervista ripresa dall'Agenzia Zenit, il Patriarca si è detto “profondamente convinto che la fedeltà all’antica tradizione apostolica e all’eredità patristica possa diventare il fondamento della collaborazione tra la Chiesa romano-cattolica e quella ortodossa nella loro testimonianza dei valori del Vangelo di fronte al mondo contemporaneo”. La necessità di questo “è evidente, in quanto la cultura del relativismo morale imposta alla società, il consumismo, la tendenza irrefrenabile al benessere e ai piaceri non sono in grado di accontentare la sete spirituale che è sempre presente nell’uomo”. Per “la costruzione di un dialogo autentico e ampio, che non si rinchiuda soltanto nell’ambito ufficiale”, ha sottolineato Alessio II, i contatti personali e le iniziative comuni dei rappresentanti delle due Chiese significano molto. Riguardo al dialogo con la Chiesa cattolica Alessio II afferma che “La Chiesa ortodossa russa, alla quale appartiene la stragrande maggioranza della popolazione, è attentissima a rispettare il diritto dei cattolici a una propria vita ecclesiastica in Russia, e per questo tende alla costruzione di relazioni cordiali e di mutuo rispetto con la comunità cattolica russa”. In questo senso, ha osservato il Patriarca, il dialogo “‘dal basso’ è semplicemente insostituibile. E se c’è da entrambe le parti questa volontà, allora un tale dialogo deve aiutare a eliminare nei nostri rapporti le tracce delle passate incomprensioni e a evitarne di nuove”. La comprensione è stata un elemento fondamentale anche per ritrovare l’unità con la Chiesa ortodossa russa all’estero, avvenuta nel maggio scorso con la firma di un documento di riunificazione tra Alessio II e il Metropolita Laurus, leader della Chiesa ortodossa all’estero, con sede a New York. Per Alessio II, si è trattato di “un avvenimento di importanza epocale nella vita della nostra Chiesa e in quella del popolo russo in generale”. (R.P.)

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    Messaggio della Conferenza episcopale della Corea del Sud per la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

    ◊   “La preghiera è parte integrante della vita cristiana ed è il fondamento della comunione della Chiesa, istituita da Cristo”. E’ quanto si legge nel messaggio della Conferenza episcopale della Corea del Sud in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si celebrerà dal 18 al 25 gennaio. Il documento, intitolato “Pregate senza sosta”, è firmato da mons. Hyginus Kim Hee-joong, presidente della Commissione per la promozione dell’unità dei cristiani e il dialogo interreligioso. “La nostra preghiera per l’unità, che si unisce a quella formulata da Gesù, nello Spirito Santo – si sottolinea nel messaggio ripreso dall’agenzia Fides - può essere un autentico punto di partenza per un ecumenismo spirituale”. “I nostri cuori e le nostre menti – spiega poi mons. Hyginus Kim Hee-joong - sono influenzate dalla preghiera quando noi cerchiamo di tradurre quella preghiera nella pratica”. Quindi il presule esorta tutti i fedeli a meditare e a fare sforzi personali sul sentiero dell’ecumenismo, sottolineando che “la preghiera per l’unità dei cristiani conduce tutti i credenti, chiamati alla gloria di Dio, a riconoscere come la nostra realtà di divisione sia contraria alla Sua volontà”. I vescovi invitano inoltre tutte le comunità cristiane presenti nel Paese ad invocare lo Spirito Santo e a compiere così un passo in avanti verso l’unità dei cristiani. Si esprime infine l’auspicio che il movimento ecumenico continui in un cammino quotidiano, e non episodico. (A.L.)

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    In Vietnam una veglia di preghiera dei cattolici per chiedere al governo la restituzione di un terreno dei Padri Redentoristi

    ◊   Per la prima volta dal 1975, quando sono saliti al potere i comunisti, si è svolta ieri sera ad Ho Chi Minh City una veglia di preghiera presso il convento dei Redentoristi. La manifestazione anti-governativa ha avuto come scopo quello di dare solidarietà ai sacerdoti di Hanoi ai quali il governo ha confiscato terreni di 60mila metri, appartenenti all’ordine religioso, ora occupati da edifici governativi ma in parte anche rivenduti ad altri enti. Già lo scorso 7 gennaio, come scrive Asianews, il Superiore provinciale dei Redentoristi, padre Giuseppe Cao Dinh Tri, aveva inviato un messaggio a tutti i presuli presenti nel Paese per chiedere giustizia di fronte alle espropriazioni di appezzamenti appartenenti alla Chiesa. I sacerdoti hanno avuto diversi problemi nell’organizzare la protesta: il loro sito Internet, che conteneva le informazioni utili per partecipare, è stato attaccato da pirati informatici ed è ripartito soltanto lo scorso 10 gennaio. A sostegno della loro richiesta, i Redentoristi hanno ricordato di non aver mai firmato alcun accordo per cedere la terra al governo neanche in condizioni di coercizione. I cattolici ricordano la Costituzione, che salvaguardia la libertà religiosa ed i luoghi di culto, ed in particolare sottolineano una norma che impone alle autorità di ridare ai proprietari i beni ed i terreni confiscati nel tempo, se questi non sono più necessari al governo per scopi prioritari. (B.C.)

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    I vescovi delle Filippine esortano i fedeli a contrastare politiche che possano promuovere l’aborto nel Paese asiatico

    ◊   Nelle Filippine l’aborto è vietato e “vogliamo che si continui a difendere la sacralità della vita umana”. Lo affermano i vescovi del Paese asiatico che si sono sempre espressi con chiarezza contro politiche per la promozione dell’aborto. I presuli esortano inoltre i fedeli a contrastare le diverse proposte e ordinanze che emergono nelle amministrazioni locali o a livello nazionale, per legalizzare l’interruzione volontaria della gravidanza nelle Filippine. I vescovi – riferisce l’agenzia Fides - stigmatizzano poi i metodi di controllo demografico che puntano sulla contraccezione o sulla penalizzazione della vita umana. Il vescovo di Cubao, mons. Honesto Ongtiogo, ha sottolineato che i fedeli sono chiamati a fare una convinta obiezione di coscienza rispetto a metodi o a sistemi che diffondono una cultura di morte. La Chiesa, ha aggiunto il presule, non rimarrà silente sulla questione: “In quanto cattolici, crediamo fermamente e con fede nella Verità che il Signore Gesù Cristo ha consegnato alla sua Chiesa”, preannunciando anche possibili manifestazioni di preghiera per la vita se il paese dovesse imboccare una deriva abortista. La Conferenza Episcopale delle Filippine ha approfondito nel 2007 il suo impegno in favore della cultura della vita, organizzando una conferenza internazionale e diversi seminari dedicati ai temi della bioetica, invitando numerosi esperti, studiosi, teologi e medici di livello mondiale. (A.L.)

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    Filippine: 80 mila fedeli a Manila per la festa del "Nazareno nero"

    ◊   Sono stati almeno 80.000 a rinnovare a Manila una tradizione antica 400 anni: la festa del Nazareno nero, “Black Nazarene”, per una statua del Cristo in legno nero giunta nelle Filippine con i primi missionari agostiniani nel 1606. La statua, ritenuta miracolosa dai fedeli, ha attraversato le strade del centro cittadino in un clima di fervente devozione e di composto entusiasmo. Smentendo i timori della vigilia, scrive l’Osservatore Romano, tutto si è svolto senza incidenti e sotto l'attento controllo di circa settecento agenti di polizia che per ore hanno vigilato le vie d'accesso al percorso del corteo religioso. Alto era ritenuto, infatti, il rischio di attentati, anche dimostrativi, contro la processione e la sacra effigie. Questo è stato anche il motivo per il quale la statua portata per le strade della città era solo una copia dell'originale, che invece si trova conservata all'interno della chiesa di Quiapo. Proprio qui, di fronte all'antica immagine, l'arcivescovo di Manila, il cardinale Rosales, in precedenza, all'alba, ha celebrato la messa. Il porporato ha sottolineato come la festa del “Black Nazarene” «rappresenta il desiderio che ogni cattolico deve provare: prendere sulle spalle la propria croce ad imitazione di Cristo». Dai cattolici di Manila, infatti, il “Black Nazarene” — nei giorni seguenti alla processione si celebrano numerose messe e si svolgono anche incontri e feste popolari — è ritenuto un'importante occasione per testimoniare in maniera pubblica e visibile il proprio desiderio di crescita spirituale e di espiazione dei peccati. Non sono pochi, per esempio, coloro che, in segno di penitenza, percorrono a piedi nudi il percorso della processione. Manifestazioni che taluni ritengono eccessive, ma che comunque esprimono il genuino sentimento religioso della popolazione. (R.P.)

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    Iraq: “Aiuto alla Chiesa che soffre” teme una “pulizia religiosa”

    ◊   Si fa sempre più drammatica la situazione dei cristiani in Iraq. L’ “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), sulla base di testimonianze raccolte sul campo, ha lanciato l’allarme per i cristiani iracheni che dopo gli ultimi attentati contro le Chiese temono una vera e propria “pulizia religiosa”. Stando a quanto riporta l’agenzia Zenit, l’ACS rivela che “gli attacchi mirano a spaventare i cristiani affinché abbandonino la regione e a far desistere quelli iracheni emigrati in attesa di tornare nel proprio Paese”. Per l’istituzione di diritto pontificio, i pochi danni causati dall’esplosione degli ordigni confermerebbero questa visione. Gli agguati contro sei chiese sono avvenuti nel giorno dell’Epifania a Baghdad e Mosul, tre giorni dopo due auto-bomba sono saltate in aria a Kirkuk. Secondo monsignor Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk, si tratta di gesti con una chiara connotazione politica finalizzati a intimorire la comunità cristiana. Nell’impossibilità di dare dati precisi sulla presenza cristiana in Iraq, l’ACS sostiene che nel 2003 il loro numero era pari a 1,2 milioni. Secondo alcune stime non ufficiali riferiti dall'agenzia “Fides”, nell’ottobre 2004 il numero degli esuli, rifugiatisi per la maggior parte in Giordania e Siria, arrivava a quota 400 mila. Dati più recenti sostengono che il numero dei cristiani iracheni fuggiti all’estero è di 150 mila. (B.C.)

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    "Si tratta di un buon segnale": così i vescovi europei sulla Carta dei musulmani in Europa

    ◊   “E' un buon segnale ma nel testo si usano termini generosi che mancano di precisione”. E’ il parere, riportato dall’agenzia Sir, di padre Hans Voecking, responsabile della sezione Islam in Europa del CCEE, il Consiglio delle Conferenza episcopali europee, riguardo alla “Carta dei musulmani in Europa”. Il documento è stato presentato giovedì a Bruxelles dalla Federazione europea delle organizzazioni islamiche e sottoscritto da 400 organizzazioni e associazioni di musulmani dell’Unione Europea. Nella Carta si chiede “il riconoscimento dei musulmani come comunità religiosa europea”, esortandoli poi ad integrarsi senza perdere “l’identità musulmana”. Il testo condanna il terrorismo e la violenza della Jihad invitando al rispetto delle altre religioni, dei diritti umani e della “uguaglianza fra uomo e donna”. Secondo padre Hans Voecking, si tratta di un primo passo che dimostra come all’interno della stessa comunità musulmana si aprano delle discussioni sulla loro presenza in Europa e della necessità di trovare un modo di parlare con gli europei per “costruire un futuro comune”. (B.C.)

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    Emergenza nell’Africa australe. Milioni di persone colpite dalle inondazioni

    ◊   Zambia, Mozambico e Zimbabwe sono solo alcuni dei Paesi colpiti dalle inondazioni che hanno provocato numerose vittime e gravi danni materiali. Nel sud dello Zambia, in particolare, oltre 3 mila persone non hanno più la casa perché spazzate via dall'acqua del fiume Magone, che ha rotto gli argini nella regione di Muzabuka. Secondo le autorità dello Zambia, circa 1 milione e mezzo di persone potrebbero essere evacuate a cause delle alluvioni. Migliaia di persone sono già state costrette a fuggire portandosi dietro solo quel poco che hanno potuto salvare dalla furia delle acque. Difficile la situazione anche in Zimbabwe, dove si registrano notevoli danni sulle strade tanto da rendere difficile la distribuzione degli alimenti. In Mozambico almeno 6 persone hanno perso la vita a causa delle piogge torrenziali che hanno interessato la valle dello Zambesi, già ingrossato dalle alluvioni nello Zimbabwe. Tre isole sul fiume Zambesi sono state evacuate per il rischio che possano essere sommerse dalle acque. Si osserva con attenzione la situazione della diga di Cahora Bassa e si teme l’ingrossamento di altri corsi d’acqua. A preoccupare la Croce Rossa è la possibile crisi alimentare perché i raccolti sono andati distrutti ma si teme pure per la situazione sanitaria. Metà delle 250mila persone interessate dalle inondazioni sono bambini e molti di essi potrebbero essere colpiti dalla diarrea. Anche il Malawi, secondo quanto scrive l’agenzia Fides, è stato colpito dalle inondazioni e buona parte della sua rete stradale è impraticabile. (B.C.)

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    In Colombia è stato catturato l'omicida del vescovo di Arauca ucciso nel 1989

    ◊   E’ stato catturato a Bogotà, in Colombia, Carlos Marin Guarin, leader dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN). L’uomo si era macchiato dell’omicidio del vescovo di Arauca, mons. Emilio Jaramillo Monsalve, ucciso nell’ottobre 1989. Un assassinio che colpì profondamente l’opinione pubblica perché il presule, che più volte aveva denunciato l’ELN, venne torturato e poi ucciso davanti ad alcuni sacerdoti che lo accompagnavano nella sua missione pastorale. Il vescovo, prima di morire, aveva scritto: “Voglio che la morte realizzi, come ultimo atto, la mia incorporazione con Cristo e sia una riproduzione del suo dolore ed un’espiazione dei peccati miei e degli altri”. Guarin è considerato dalle forze dell’ordine responsabile dell’assalto, il 25 febbraio 1995, alla base militare di Cararabo, in Venezuela. Nell’attacco, rimasero uccisi otto appartenenti all’Armata e alla Guardia Nazionale del Venezuela e altri dodici rimasero feriti. Divenuto membro della direzione nazionale dell’ELN dal 2006, Marin comandava ben tre delle sette divisioni del gruppo sovversivo.(B.C.)

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    “Festival della carità”: è la rassegna promossa a favore dei più poveri dalla diocesi di Parigi

    ◊   Tre gli obiettivi che il “Festival della carità”, in programma nella diocesi di Parigi dal 28 gennaio al 5 febbraio, intende perseguire: “rendere visibile ciò che esiste” come impegno della Chiesa verso i poveri; “misurare ciò che resta da fare” riguardo alla emergenza delle nuove povertà e “chiamare nuove persone a rispondere a questi nuovi bisogni”. Ad indicarli nella conferenza stampa di presentazione della rassegna padre Olivier Ribadeau Dumas, vicario episcopale per la solidarietà. Diverse le iniziative in calendario come una mostra fotografica, un “Forum sull’impegno” e una tavola rotonda riservata ai giovani di 16-25 anni sul servizio ai più poveri. Almeno il 75% delle parrocchie di Parigi si è impegnato a contribuire alla manifestazione, i cui dettagli sono contenuti all’interno di un dossier di 25 pagine. Nella pubblicazione sono resi noti anche alcuni dati sulla povertà: nella capitale parigina il 12% delle famiglie vive in condizioni d’indigenza con un salario di 817 euro; il 16% dei giovani al di sotto dei 20 anni si trova in una situazione economica di precarietà. (B.C.)

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    Regno Unito: bocciato emendamento, sostenuto dai vescovi, a legge anti-omofobia

    ◊   Il governo britannico ha bocciato un emendamento ad un disegno di legge che vuole punire i reati di omofobia. L’emendamento al “Criminal Justice and Immigration Bill” è stato presentato da un deputato laburista cattolico Jim Dobbin con il sostegno dai vescovi cattolici e anglicani, che lo scorso novembre avevano presentato un memorandum congiunto per chiedere modifiche al testo. Il provvedimento punisce il reato di incitamento all’odio contro gli omosessuali con un massimo di sette anni di carcere, una pena superiore a quella prevista per lo stupro. A preoccupare in particolare la Chiesa cattolica e anglicana è il fatto che le nuove misure non distinguono tra attacchi contro gli orientamenti sessuali delle persone e diritto a criticare condotte sessuali non conformi alle proprie convinzioni etiche, ma sempre “nel pieno rispetto di chi le pratica ”, come sottolineava il memorandum. Più voci si sono levate nel Regno Unito contro il testo evidenziando come esso si presti facilmente ad abusi. (L.Z.)

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    Catalogo elettronico dell'Osservatore Romano con oltre mezzo milione di fotografie della Santa Sede dal 1930 al 1975

    ◊   Il servizio fotografico del quotidiano “L’Osservatore Romano” mette a disposizione del pubblico il formato elettronico dei “Quaderni Giordani”. Si tratta di un archivio di 367 pagine con catalogazione elettronica e annotazioni, degli scatti di Francesco Giordani, fotografo della Santa Sede dal 1930 al 1978. La documentazione - rende noto l'agenzia Zenit - non include immagini ma consente di individuare e richiedere fotografie. E’ possibile effettuare ricerche ed individuare immagini che si riferiscono a Papa Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI ma anche a personaggi storici come Guglielmo Marconi, Benito Mussolini, Alcide De Gasperi e sovrani di molti Paesi. Si stima che siano state catalogate più di 500 mila fotografie. Si può richiedere qualsiasi foto del “Fondo Giordani”. Dopo la sua localizzazione, verrà digitalizzata con scanner professionali e si potrà stampare su carta del servizio fotografico nel formato desiderato. Il costo verrà definito caso per caso, in base al tipo di ricerca e al numero di negativi da visionare. (A.L.)

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    24 Ore nel Mondo



    Il presidente Bush dal Kuwait elogia i progressi fatti in Iraq e ammonisce Iran e Siria a non sostenere i terroristi

    ◊   Prosegue la missione diplomatica del presidente statunitense George W. Bush nei Paesi arabi. A Kuwait City, dove è giunto ieri, il capo della Casa Bianca ha incontrato il comandante delle operazioni militari in Iraq, il generale David Petraeus, e ha parlato della situazione nel Paese del Golfo puntando il dito contro Siria ed Iran. Il nostro servizio:


    In Iraq sta tornando la speranza perché al Qaeda ha subito colpi duri in questi ultimi mesi. Il presidente Bush, incontrando i soldati americani, ha confermato la strategia statunitense, che, come previsto, mira a ritirare 20 mila uomini entro il prossimo mese di luglio. Dunque le cose vanno bene - secondo il presidente USA - e sarebbero numerosi i progressi fatti nell’ultimo anno, ma - afferma - non bisogna abbassare la guardia perchè c’è ancora tanto lavoro da fare. In questo quadro Bush ha spezzato una lancia a favore del governo di Baghdad, affermando che è quasi impossibile “passare all'istante dalla tirannia alla democrazia”. Oggi fra l’altro il parlamento iracheno ha approvato una misura molto attesa per la riconciliazione nazionale che prevede la riabilitazione degli ex membri del Baath, il partito di Saddam Hussein. Il Capo della Casa Bianca ha quindi sottolineato che un successo a lungo termine in Iraq è di vitale importanza per la stabilità in tutto il Medio Oriente. Per questo tutti i Paesi dell’area devono dare il proprio contributo. Senza mezzi termini il presidente si è rivolto alla Siria chiedendo a Damasco di bloccare il flusso di terroristi che seminano violenza in Iraq. Ancora più forte il monito all’Iran, che - afferma Bush - deve smetterla “di appoggiare le milizie irachene nei loro attacchi contro le truppe statunitensi e le forze governative locali”.

    La visita di Bush in Terra Santa
    Il presidente Bush è arrivato oggi in Bahrain e successivamente visiterà gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita e l’Egitto. Tra i vari obiettivi della suo tour, quello di sollecitare ancora i Paesi arabi a sostenere i negoziati di pace fra israeliani e palestinesi. Un intento rilanciato con forza anche nei giorni scorsi durante la sua prima missione in Terra Santa. Ma come valutare proprio questa visita nei Territori e in Israele? Philippa Hitchen Lo ha chiesto all’arcivescovo emerito di Washington, cardinale Theodore Edgar McCarrick:


    R. – I think it was a good visit...
    Penso che sia stata una visita positiva e che alle persone che già avevano la speranza gliene abbia data ancora di più e a quelle che non ne avevano gliene abbia donata almeno un po’. E’ realista il presidente? Io spero di sì. Spero che, lavorando tutti insieme, riusciremo ad arrivare ad una soluzione. Non risolverà tutti i problemi che esistono. Per esempio, il problema di Gaza andrà avanti probabilmente ancora per un po’. Ma darà forse la sensazione alla gente che si sta concludendo un lavoro che è stato avviato da tempo e che talvolta non ha avuto sviluppi.

    D. – Il presidente Bush ha parlato apertamente dell’occupazione israeliana nei territori palestinesi. C’è un cambio di atteggiamento da parte americana che potrebbe insistere sull’abbandono dei territori da parte di Israele?

     
    R. – I think it marks another stage...
    Penso che sottolinei un altro stadio nel viaggio verso una duplice soluzione. Credo che il presidente non avrebbe usato questa espressione se gli avessero anticipato che avrebbe creato qualche perplessità in alcune zone di questa area. Penso tuttavia che mostri che egli sia più realista di quanto possiamo pensare, e che creda che, comunque si chiami la situazione che stiamo affrontando, ci deve essere una soluzione, e che questa soluzione debba avvenire il più presto possibile.

    Raid turchi nel Kurdistan iracheno
    Improvvisa escalation militare nel Kurdistan iracheno, dove l’esercito turco ha scatenato ieri una nuova offensiva nella provincia di Dahuk. Secondo Ankara, nel nord Iraq troverebbero riparo i guerriglieri curdi del PKK, responsabili di numerosi attentati in Turchia, l’ultimo contro la città turca di Diyarbakir, il 3 gennaio scorso, in cui sono morte sei persone. Dal mese di dicembre, inoltre, sembra essersi rafforzata la cooperazione tra Washington ed Ankara contro le basi del PKK nel Kurdistan iracheno. Quanto sono alti dunque i rischi che Ankara intensifichi le proprie operazioni militari nel nord dell’Iraq? Stefano Leszczynski lo ha chiesto a Paolo Quercia, analista del Centro militare di studi strategici:


    R. – Erdogan è più prudente rispetto ai militari e alla parte secolare nazionalistica in quanto la sua piattaforma di islam moderato lo porta a non enfatizzare l’elemento nazionalista od etnica e tenta, quindi, di ridurre l’effetto delle operazioni.

     
    D. – E’ possibile che gli Stati Uniti abbiano cambiato la loro politica nei confronti della questione curda, lasciando così – tutto sommato – mano libera alla Turchia nell’Iraq settentrionale?

     
    R. – Certo gli Stati Uniti hanno avuto questo problema: da un lato la Turchia come alleato strategico di lungo periodo degli americani, mentre i curdi del nord dell’Iraq come alleato tattico – di breve periodo – ma utile per evitare il deterioramene totale della situazione irachena. Il Kurdistan iracheno è infatti la parte più pacifica di tutto l’Iraq. Ovviamente gli americani hanno molta paura che queste operazioni della Turchia nell’Iraq settentrionale portino ad una destabilizzazione totale dell’Iraq in un momento in cui qualche passo avanti sulla stabilizzazione si inizia ad intravedere.

     
    D. – A queste operazioni, secondo lei, potrebbero corrispondere dei prossimi attacchi in territorio curdo da parte del PKK?

     
    R. – Questa è una domanda veramente difficile a cui rispondere. Bisognerebbe chiedersi perché il PKK ha rotto l’armistizio: se si è trattato di un fenomeno etnico la cui logica è tutta interna all’elemento curdo o se ci sono stati, invece, attori esterni che hanno agito sulle strutture del PKK per creare un problema geopolitico agli Stati Uniti d’America.

    Campagna di Amnesty International per la chiusura di Guantanamo
    A sei anni dall’apertura del carcere americano di Guantanamo a Cuba, Amnesty International rilancia la campagna per la chiusura del penitenziario e la fine delle detenzioni illegali nel contesto della “guerra al terrore”. Un documento firmato da oltre 1.200 parlamentari di tutto il mondo è stato presentato dall’organizzazione all'amministrazione statunitense, mentre a Washington la polizia ha fermato 81 persone che protestavano, nel corso di una manifestazione non autorizzata, davanti alla Corte Suprema contro il mantenimento del carcere. Paolo Ondarza ha intervistato Paolo Pobbiati, presidente di Amnesty International Italia:


    R. – Il risultato più importante è stato quello di accrescere la sensibilità su quanto avviene in questo carcere. Oggi sono diverse le istituzioni internazionali che si sono mobilitate in molti governi che hanno chiesto o stanno chiedendo la chiusura di Guantanamo all’amministrazione statunitense. Bush si è pronunciato sulla chiusura di Guantanamo, ma purtroppo a queste affermazioni non è seguito alcun elemento concreto.

     
    D. – Vogliamo ricordare cosa accade a Guantanamo?

     
    R. – A Guantanamo sono oggi detenute circa 300 persone. La maggior parte di queste sono state arrestate in maniera assolutamente illegale ed una sola di loro è stata processata. Le 500 persone circa che sono state rilasciate in questi sei anni, sono state rilasciate senza che fosse emessa a loro addebito alcuna accusa, senza che venisse rilevata alcuna colpevolezza da parte loro. L’85 per cento delle persone che sono transitate per Guantanamo, addirittura, non sono state nemmeno ar-restate dagli americani, ma sono state arrestate da loro alleati o addirittura da bande di cacciatori di taglie che spesso in questa pesca a strascico hanno bloccato e fermato persone che avevano l’unico torto di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Questa sorta di limbo giuridico in cui si trova Guantanamo, al di fuori delle tutele previste dalle Convenzioni di Ginevra e al di fuori anche delle tutele previste dalla legge americana, fa sì che queste persone abbiano anzitutto un limitatissimo accesso ai diritti fondamentali e, quindi, alla contestazione stessa della legittimità della propria detenzione e al diritto ad avere un processo. Ma l’utilizzo di pratiche che possono essere tranquillamente configurate come torture o come trattamenti inumani e degradanti, la volontà di annichilimento nei confronti di queste persone, sono poi quelle che noi abbiamo verificato anche attraverso tante testimonianze.

    Opposizione in testa nelle elezioni a Taiwan
    Urne chiuse questa mattina a Taiwan dove sedici milioni e mezzo di votanti si sono recati ai seggi per il rinnovo del Parlamento. In lizza 423 candidati di 12 partiti per i 113 posti di deputato al parlamento nazionale. Secondo quanto riferito dalla tv locale, il Partito Nazionalista d’opposizione è al momento in testa con 57 seggi conquistati, mentre i democratici progressisti sono indietro con soli 12 seggi, dei 69 finora scrutinati. Con questa tornata elettorale si apre un periodo cruciale per le relazioni tra Taiwa e la Repubblica Popolare cinese, che considera Taipei una sua provincia ribelle. Dopo aver rinnovato il Parlamento, gli elettori taiwanesi saranno chiamati, in marzo, ad eleggere un nuovo presidente.

    Libano: ennesimo rinvio dell'elezione del nuovo presidente
    L'elezione del nuovo presidente della Repubblica libanese è stata rinviata al 21 gennaio, per la dodicesima volta dal 25 settembre scorso. Le divergenze sulla composizione del nuovo governo hanno indotto il presidente dell'assemblea e capo dell’opposizione Nabih Berri a rinviare la sessione, nonostante gli sforzi del segretario generale della Lega Araba, Amr Mussa, di far accettare ai leader rivali il piano arabo per metter fine alla crisi che da mesi paralizza la vita istituzionale del Paese.

    Pakistan: ‘no’ ad inchiesta ONU sull'omicidio di Benazir Bhutto
    Il presidente pakistano Pervez Musharraf ha escluso la possibilità di un’inchiesta ONU sull’omicidio della leader dell’opposizione Benazir Bhutto, avvenuto il 27 dicembre scorso. A chiedere un intervento delle Nazioni Unite era stato il Partito popolare della Bhutto, mentre Musharraf ha ribadito che il Pakistan è in grado da solo di svolgere le indagini grazie anche all’aiuto della polizia londinese di Scotland Yard.

    Colombia: Uribe rifiuta di mediare con le FARC
    Il presidente colombiano Alvaro Uribe ha respinto la proposta del suo collega venezuelano, Hugo Chavez, di ritirare la definizione di ‘terroristi’ per i guerriglieri delle FARC al fine di risolvere il problema degli ostaggi attraverso il dialogo. Il governo colombiano proseguirà la “lotta fino a sconfiggere questi gruppi”, ha fatto sapere un portavoce di Uribe.
     
    Kenya: appello dell'ONU per la ripresa delle trattative
    In Kenia è necessario il dialogo per uscire dalla crisi che si è innescata dopo le contestate elezioni dello scorso dicembre. E’ il nuovo appello del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che si è rivolto al presidente Mwai Kibaki, accusato di estesi brogli, e il leader dell’opposizione Raila Odinga, ufficialmente sconfitto nella tornata elettorale. Anche gli Stati Uniti hanno esortato le parti a riprendere le trattative, definite “imperative”. In Kenya secondo stime Onu a due settimane dallo scoppio delle violenze il numero dei morti è arrivato a 500 persone, mentre 250 mila sono gli sfollati.

    Darfur: l'UE invierà rinforzi
    Francia, Belgio e Polonia invieranno aiuti militari in Africa. Le forze per il mantenimento della pace verranno impiegate nel Ciad orientale e nella Repubblica Centrale Africana, dove si trovano circa 234 mila rifugiati del Darfur e circa 200 mila sfollati interni. La Francia si è impegnata a fornire all’Eufor (forza di pace dell’UE) circa 1.300 uomini, che potranno diventare fino a 3.500 ed è pronta a schierare da subito sul terreno mezzi di trasporto, tra cui una decina di elicotteri e un aereo da trasporto.

    Emergenza rifiuti in Italia
    Prosegue l’emergenza rifiuti in Italia, con nuovi disordini a Cagliari davanti alla villa del presidente della Regione Sardegna, Renato Soru, dove questa notte una folla si è radunata per protestare contro l’arrivo dei rifiuti dalla Campania. Dura la condanna da parte del premier Romano Prodi che ha difeso il senso di responsabilità e di solidarietà dimostrato da Soru nell’accogliere i rifiuti campani. Negli scontri anche il sagrato dalle Basilica di Nostra Signora di Bonaria è stato seriamente danneggiato, mentre oggi un'altra nave piena di rifiuti è partita da Napoli. Martedì prossimo la questione approderà al Parlamento europeo.


    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LII no. 12 

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