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Sommario del 09/01/2008

Il Papa e la Santa Sede

  • Il Papa all'udienza generale presenta Sant'Agostino: uomo di passione e di intelligenza altissima che cercava la verità e incontrò Cristo. Benedetto XVI parla del calcio: educhi all'onestà e alla fraternità
  • Altre udienze e nomine
  • La Fondazione Migrantes illustra il Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Migrazioni
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • L'attenzione del mondo laico all'auspicio del Papa per un dibattito internazionale sulla sacralità della vita umana. L'opinione di Pierluigi Battista, vicedirettore del Corriere della Sera
  • Appello dell'ACNUR a sostegno dei 4 milioni di profughi iracheni
  • Hillary Clinton batte Barack Obama nelle primarie democratiche in New Hampshire. Tra i repubblicani affermazione del senatore McCain
  • “Karol Wojtyla. Alle fonti del rinnovamento”: pubblicato uno studio del 1972 dell’arcivescovo di Cracovia sull’attuazione del Concilio Vaticano II
  • La pittura americana dell'800 protagonista in una mostra a Brescia
  • Chiesa e SocietÓ

  • Iraq: il premier tenta di rassicurare i cristiani dopo gli attacchi di domenica scorsa contro chiese e conventi
  • Il cordoglio dei vescovi del Venezuela per l'uccisione di un sacerdote cattolico a Caracas
  • India: campagna della Chiesa per sostenere i contadini in difficoltà
  • Anche i vescovi della Corea del Sud per una moratoria nazionale dell’aborto
  • In Vietnam, manifestazione dei cattolici di Hanoi per la restituzione dei terreni della parrocchia di Thai Ha
  • Cile e Perù avviano la Missione continentale per rilanciare l'evangelizzazione
  • L'arcidiocesi di Città del Messico chiede al governo federale maggiore protezione per le zone più povere
  • Messaggio dei vescovi francesi in occasione della Giornata mondiale del migrante
  • Turchia: celebrato ieri ad Istanbul l'antico rito ortodosso delle benedizione delle acque
  • In Uganda sembra vicina alla conclusione l'epidemia di Ebola
  • “Utilizzati anche forum di videogame e playstation” per diffondere materiale pedopornografico. La denuncia dell’Associazione Meter
  • “Un sacerdote è per la vita, non solo per Natale e Pasqua”. E’ lo slogan del calendario 2008 della diocesi di Leeds con le storie di 12 preti
  • 24 Ore nel Mondo

  • Iniziata la visita di Bush in Medio Oriente: oggi colloqui in Israele
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il Papa all'udienza generale presenta Sant'Agostino: uomo di passione e di intelligenza altissima che cercava la verità e incontrò Cristo. Benedetto XVI parla del calcio: educhi all'onestà e alla fraternità

    ◊   La vita di Sant’Agostino è un esempio dell’opera della grazia divina che dirige le complicate vicende dell’uomo verso la conoscenza della definitiva Verità, verso l’unione con Cristo e verso il servizio alla Sua Chiesa. Ha sintetizzato così Benedetto XVI la biografia del vescovo di Ippona riprendendo oggi le sue catechesi sui Padri della Chiesa. Vasto l’influsso esercitato da Agostino nella letteratura cristiana e numerose le opere da lui lasciate; a queste e alla vicenda interiore del presule africano, ha detto il Papa, saranno dedicate le catechesi delle prossime udienze generali. Il servizio di Tiziana Campisi:


    “Uomo di passione e di fede, di intelligenza altissima e di premura pastorale instancabile”: con queste parole Benedetto XVI ha definito Sant’Agostino - “il più grande padre della Chiesa latina”, nato a Tagaste, nell’odierna Algeria, nel 354 - “spesso conosciuto, almeno di fama, anche da chi ignora il cristianesimo o non ha consuetudine con esso”:

     
    “Di rado una civiltà ha trovato uno spirito così grande, che sapesse accoglierne i valori ed esaltarne l’intrinseca ricchezza, inventando idee e forme di cui si sarebbero nutriti i posteri, come ha sottolineato Papa Paolo VI: “Si può dire che tutto il pensiero dell’antichità confluisca nella sua opera e da essa derivino correnti di pensiero che pervadono tutta la tradizione dottrinale dei secoli successivi”.

     
    Educato alla fede cristiana dalla madre Monica, il giovane Agostino abbandonò presto la Chiesa cattolica, ma dentro di lui rimase qualcosa:

     
    “E’ rimasto sempre affascinato dalla figura di Gesù Cristo, dice anche che ha sempre amato Gesù, ma si è allontanato sempre più dalla fede ecclesiale, dalla pratica ecclesiale, come succede anche oggi per molti giovani”.

     
    Pur essendosi allontanato dalla prassi ecclesiale, Agostino, ha detto poi il Papa, era un appassionato ricercatore della Verità e mosso da questa passione legge l’Ortensio di Cicerone, oggi perduto:
     
    “Questo libro svegliò in lui l’amore per la sapienza, come scriverà ormai vescovo nelle Confessiones: 'quel libro cambiò davvero il modo di sentire, tanto che all’improvviso perse valore ogni speranza vana e desideravo con incredibile ardore del cuore l’immortalità della sapienza'”.

     
    Ad interessare Agostino saranno i manichei, che promettevano una fede razionale e presentavano il mondo diviso tra due principi: quello del bene e quello del male. Nel manicheismo – che contava tante personalità influenti – il promettente retore trova anche l’apertura a “facili prospettive di carriera”, ma in seguito ne resta deluso per non avervi risolto i propri dubbi. Si trasferisce quindi a Roma e poi a Milano, dove aveva ottenuto un posto di prestigio, presso la corte imperiale. “Allo scopo di arricchire il suo bagaglio retorico”, comincia ad ascoltare le prediche del vescovo Ambrogio e rimane affascinato dalle sue parole che lo conducono ad una corretta lettura delle Scritture. Quelle che da adolescente gli erano parse rozze gli mostrano ora il cammino verso Gesù, “l’unità del mistero di Cristo nella storia” e la “sintesi tra filosofia, razionalità e fede nel Logos, in Cristo Verbo eterno che si è fatto carne”. “Alla lettura degli scritti dei filosofi, Agostino fece così seguire quella rinnovata della Scrittura”. Giunge in questo modo alla conversione Sant’Agostino, ha spiegato Benedetto XVI, dopo “un lungo e tormentato itinerario interiore”. Battezzato il 24 aprile del 387 da Ambrogio, torna in Africa con il desiderio di dedicarsi a vita monastica, tra preghiera e studio. Nel 391, però, contro la sua volontà, viene ordinato sacerdote e nel 395 è consacrato vescovo di Ippona. Qui ha svolto il suo ministero per 35 anni, esercitando una vasta influenza nella guida della Chiesa cattolica dell’Africa romana e più in generale nel cristianesimo del suo tempo, fronteggiando tendenze religiose ed eresie tenaci e disgregatrici come il manicheismo, il donatismo e il pelagianesimo, che mettevano in pericolo la fede cristiana nel Dio unico e ricco di misericordia:

     
    “Fu un Vescovo esemplare nel suo instancabile impegno pastorale: predicava più volte la settimana ai suoi fedeli, sosteneva i poveri e gli orfani, curava la formazione del clero e l’organizzazione di monasteri femminili e maschili”.

     
    Agostino, ha affermato il Papa, si è affidato a Dio “ogni giorno, fino all’estremo della sua vita”, quando nel 430, colpito da febbre, chiese che gli venissero trascritti i salmi penitenziali, per poterli leggere, affissi contro la parete, stando a letto. Nel rivolgere i suoi saluti ai pellegrini, Benedetto XVI ha espresso infine un pensiero particolare per i dirigenti e i calciatori della Serie D. Il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete ha regalato al Santo Padre un pallone. In dono il Papa ha anche ricevuto una maglia azzurra con la scritta “Benedetto XVI”. “Possa il gioco del calcio – ha concluso il Papa – essere sempre più veicolo di educazione ai valori dell’onestà, della solidarietà e della fraternità, specialmente fra le giovani generazioni”.

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    Altre udienze e nomine

    ◊   Ieri pomeriggio Benedetto XVI ha ricevuto il cardinale Joachim Meisner, arcivescovo di Colonia (Germania).

    Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Barretos, in Brasile, presentata da mons. Antônio Gaspar, per raggiunti limiti di età. Il Papa ha nominato nuovo vescovo di Barretos il rev. Dom Edmilson Amador Caetano, della Congregazione di San Bernardo dell’Ordine Cistercense, finora Abate del Monastero "Nossa Senhora de São Bernardo" nella diocesi di São João da Boa Vista. Il rev. Dom Edmilson Amador Caetano è nato nella città di San Paolo il 20 aprile 1960 ed è stato ordinato sacerdote il 12 dicembre 1985.

    Sempre in Brasile, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di São Miguel Paulista presentata da mons. Fernando Legal, salesiano, per raggiunti limiti di età. Gli succede mons. Manuel Parrado Carral, finora vescovo titolare di Giunca di Bizacena e ausiliare di San Paolo. Mons. Manuel Parrado Carral è nato il 29 settembre 1946 a San Roman-Santiso, Provincia di La Coruña in Spagna, trasferendosi poi in Brasile in tenera età con la famiglia, nella città di Santo André, Stato di San Paolo. È stato ordinato sacerdote il 10 dicembre 1972. Il 3 gennaio 2001 è stato nominato vescovo titolare di Giunca di Bizacena e ausiliare di San Paolo ed ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 10 marzo successivo.

    In Togo, il Papa ha nominato vescovo di Atakpamé mons. Nicodème Anani Barrigah-Benissan, consigliere di nunziatura in Israele. Mons. Nicodème Anani Barrigah-Benissan è nato ad Ouagadougou (Burkina Faso), da genitori Togolesi, il 19 maggio 1963, ma è rientrato a Lomé (Togo) con la famiglia in tenera età. È stato ordinato sacerdote per l’arcidiocesi di Lomé l’8 agosto 1987, nella Cattedrale di Atakpamé. Ha ottenuto una Licenza in Teologia ad Abidjan ed una in Teologia Biblica a Roma, oltre al Dottorato in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Urbaniana. Nel 1993 è entrato nella Pontificia Accademia Ecclesiastica.

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    La Fondazione Migrantes illustra il Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Migrazioni

    ◊   “I giovani migranti: risorsa e provocazione”: questo il titolo e il sottotitolo con cui la Fondazione CEI Migrantes ha illustrato stamani il Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si svolgerà domenica prossima, 13 gennaio. La presentazione è avvenuta presso la Sala Marconi della nostra emittente. L’ha seguita per noi Isabella Piro:


    Sono 28 milioni gli immigrati nell’Unione Europea, e 3.690.000 quelli in Italia: questi i dati del dossier Caritas/Migrantes 2007. Anche a loro è dedicata la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato per la quale il Santo Padre ha scritto un Messaggio, intitolato “I giovani migranti”. In Italia, la Fondazione CEI Migrantes ha aggiunto il sottotitolo “Risorsa e provocazione”. E’ indubbio, infatti, che i ragazzi fino a 25 anni sono una percentuale crescente dei migranti: tra i giovani italiani residenti all’estero, ad esempio, essa arriva al 33%, mentre solo tra i Sinti e i Rom presenti in Italia si supera il 40%. Come considerare, allora, la loro presenza? Mons. Piergiorgio Saviola, Direttore Generale della Fondazione Migrantes:

     
    “Sono un capitale da valorizzare, da non trascurare, tanto meno da sciupare. Sono un capitale, una risorsa. Sul piano demografico, visto il progressivo declino quantitativo e l’invecchiamento della nostra popolazione, sul piano economico-lavorativo si continua ad avere bisogno di manodopera straniera, almeno oggi. Sul piano dell’integrazione, sono una risorsa. E’, infatti, più agile, direi più spontaneo e quotidiano il rapporto tra italiani e stranieri sui banchi della scuola, nel campo sportivo, sulla strada”.
     
    Di qui la necessità, ribadisce mons. Saviola, che la società laica ed ecclesiale si assuma le proprie responsabilità di fronte agli immigrati. Le loro tante potenzialità e ricchezze, afferma il presule, non si dispiegheranno a beneficio comune se non saranno incoraggiate da gesti concreti. Nessuna idealizzazione, quindi, del giovane immigrato, ma molta attenzione alle sue fragilità:

     
    “Questi stranieri, inoltre, hanno un altro bagaglio piuttosto pesante da trascinarsi dietro: il bagaglio proprio della loro specifica condizione di migranti. Basti accennare alla doppia appartenenza che, se da un lato esprime opportunità e ricchezza, dall’altro potrebbe indicare mancanza di una specifica identità”.
     
    E proprio a questa problematica della doppia identità il Messaggio del Santo Padre offre una soluzione. Mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e segretario della Commissione Episcopale per le Migrazioni:

     
    “Spazi d’impegno per uscire da queste problematiche il Papa ce le indica molto bene: la scuola e la famiglia. La scuola non può essere asettica e stare a guardare, perché si possono costruire percorsi non separati ma abbastanza integrati e, nello stesso tempo, anche con degli obiettivi uguali per tutti”.
     
    Un altro punto fondamentale riguarda la libertà religiosa, che spesso la laicità, dice mons. Sigalini, assimila alla neutralità:

     
    “La libertà religiosa spesso è strumentalizzata da un laicismo per cancellarne ogni traccia, sognando un cittadino non solidale, ma neutro. La laicità della scuola non è cancellare la domanda religiosa, ma permettere l’espressione nel massimo del rispetto e della libertà di tutti, dentro un progetto educativo e dentro le certezze che ci dà pure la nostra Costituzione”.
     
    Per favorire una vera integrazione degli immigrati in Italia, mons. Sigalini suggerisce inoltre un maggior ricorso al microcredito e la concessione della cittadinanza di diritto per chi nasce in Italia, passando così dallo ‘jus sanguinis’ allo ‘jus soli’.

    Interessante, infine, la prima indagine conoscitiva sulle abitudini pastorali degli immigrati nelle parrocchie della diocesi di Roma, resa nota oggi. Lo studio, svolto su 142 parrocchie della capitale, rivela, nella totalità di esse, la partecipazione di stranieri alla Messa domenicale, così come nelle attività pastorali. Nel 73% delle comunità, i bambini immigrati frequentano il catechismo, mentre nel 57% gli adulti sono catechisti. Particolare inoltre la percentuale – pari al 45% - della parrocchie romane in cui si svolgono celebrazioni ed incontri di preghiera dedicati ai migranti. Un ulteriore passo avanti sulla via dell’integrazione.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Riflessioni di monsignor Massimo Camisasca, superiore generale della Fraternità sacerdotale dei missionari di san Carlo Borromeo, sul tema dell'adorazione eucaristica come dialogo che Dio vuole instaurare con ciascun uomo.

    Nell'informazione internazionale, il duro monito del presidente Usa, George W. Bush, a Teheran: l'incidente nello stretto di Hormuz "è stato un atto provocatorio".

    In cultura, un'anticipazione - con testi di Lorenzo Perrone, Osvalda Andrei e un'intervista a Francesca Calabi - della giornata di studio alla Biblioteca Universitaria di Bologna su "La Storia Ecclesiastica di Eusebio: alle origini della storiografia cristiana".

    Intervista di Marcello Filotei ad Arcangelo Paglialunga, decano della Sala Stampa della Santa Sede, sull'opera di don Lorenzo Perosi, maestro della Cappella Musicale Pontificia Sistina dal 1898 al 1956.

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    Oggi in Primo Piano



    L'attenzione del mondo laico all'auspicio del Papa per un dibattito internazionale sulla sacralità della vita umana. L'opinione di Pierluigi Battista, vicedirettore del Corriere della Sera

    ◊   Due giorni fa, nell’atteso discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Benedetto XVI si era tra l’altro riferito alla moratoria della pena di morte, di recente adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, accompagnando l’apprezzamento per la scelta dell’ONU con questo auspicio: “Faccio voti che tale iniziativa stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana”. Per la Chiesa, e per la coscienza cristiana, la vita è sempre stata dichiarata e difesa dal suo concepimento fino alla morte naturale. Su questo tema, anche il mondo laico sta mostrando una rinnovata attenzione, come nel caso della moratoria dell’aborto proposta dal direttore del quotidiano italiano Il Foglio, Giuliano Ferrara. E analoga condivisione delle parole del Papa si coglie anche nell’opinione del vicedirettore del Corriere della Sera, Pierluigi Battista. Fabio Colagrande lo ha intervistato:


    R. – Sono assolutamente d’accordo. Non occorreva aspettare la risoluzione dell’ONU sulla pena di morte, per discutere dell’aborto, discutere dei problemi della vita, di capire – insomma – quali sono le implicazioni etiche, antropologiche, culturali, religiose di un problema così gigantesco: questa riflessione è assolutamente essenziale e fondamentale.

     
    D. – Come non-credente, cosa pensa della proposta del direttore de “Il Foglio” di chiedere una moratoria anche sull’aborto?

     
    R. – Guardi, io non so quali siano le soluzioni concrete, che cosa questo significhi, se basti un’aggiunta a qualche comma della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo; io ho sostenuto che dobbiamo sgomberare il terreno da un grande equivoco: pensare che discutere dell’aborto, dell’orrore dell’aborto, significhi immediatamente la rimozione di una legge. Cominciamo dal poco che si può fare. Il poco che si può fare è che si può passare da un clima di indifferenza, di faciloneria, come se tutto fosse normale e naturale, cominciare a pensare quali sono appunto le implicazioni di un aborto, che cosa significhi sopprimere una vita. Dato che questo non riesce a passare, non riesce a perforare la corazza dell’indifferenza, atteniamoci a questo. Se si ricominciasse a discutere, in ambienti che non sono necessariamente ambienti – appunto – di credenti, ma tra noi, laici, lasciare – come diceva Norberto Bobbio in un’intervista del 1981 – lasciare il monopolio della difesa della vita solo ai credenti, forse per chi oggi si sente laico costituisce una grande sconfitta.

     
    D. – Secondo lei, perché la difesa della vita nascente, così come pure la difesa della vita del malato terminale, è restata – come scrive lei – monopolio morale dei credenti?

     
    R. – Perché la cultura laica non è stata sufficientemente laica da capire che i progressi della scienza cambiano i quadri di riferimento, e quindi la possibilità da parte dell’uomo, attraverso gli strumenti della scienza e della tecnica, in modo così massiccio, di poter incidere sui fattori fondamentali della vita e sui fattori fondamentali della morte: a questo grande cambiamento la cultura laica non è riuscita ad adeguarsi mentalmente.

     
    D. – Lei crede che, così come auspicato più volte da Joseph Ratzinger anche prima di diventare Papa, sia possibile stabilire un dialogo sereno, costruttivo, tra cristiani e non-credenti?

     
    R. – Assolutamente sì. Dialogo costruttivo, anche conflitto, quando occorre, ma avere un atteggiamento di apertura mentale: questo sì!

     
    D. – Quindi, lei in conclusione dice: 'noi laici non possiamo chiamarci fuori da questi dibattiti!'

     
    R. – Noi laici ci chiamiamo fuori, purtroppo, e non solo, ma lanciamo invettive contri chi invece solleva problemi. C’è una clamorosa inversione di ruoli. Nel senso comune, il laico è chi è aperto al dubbio, è aperto alla discussione, è aperto al confronto, è aperto al dialogo; e invece, oggi i laici sembrano mossi da una crociata, da una guerra di religione e questo a me sembra poco laico.

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    Appello dell'ACNUR a sostegno dei 4 milioni di profughi iracheni

    ◊   Nonostante una forte diminuzione degli attentati in Iraq, come recentemente riferito dallo stato maggiore statunitense, continua a rimanere drammatica la situazione nel Paese. Secondo il governo di Baghdad e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che hanno appena pubblicato uno studio congiunto, dall’inizio del conflitto nel marzo 2003 sono morti almeno 151 mila iracheni. Una cifra impressionante che va ad affiancarsi a quella resa nota dall’ACNUR, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che stima in oltre 4 milioni di persone gli iracheni che sono dovuti fuggire dalle proprie città d’origine. Una situazione che ha provocato una vera e propria diaspora verso gli altri Paesi dell’area, come la Siria, la Giordania, l’Iran, l’Egitto, il Libano, la Turchia e diversi Stati del Golfo Persico. Di qui l’appello dell’ACNUR ai governi dei Paesi donatori perché oltre alla cifra prevista per il finanziamento dei programmi nel 2008, venga stanziata anche una somma aggiuntiva di 261 milioni di dollari per fare fronte a tutte le emergenze sia all’esterno che all’interno del Iraq. Nel corso dell’anno passato, l’ACNUR per far fronte a questa crisi ha usufruito di un finanziamento di 152 milioni di dollari. Stefano Leszczynski ha intervistato Laura Boldrini, portavoce per l’Italia dell’ACNUR:


    R. – La situazione in Iraq continua a destare preoccupazione e soprattutto desta preoccupazione la sostenibilità della presenza di oltre due milioni di rifugiati nei Paesi confinanti, specialmente in Siria e in Giordania. A questi oltre due milioni si aggiungono altrettante persone che sono sfollate all’interno del Paese. Quindi, parliamo comunque del più grande spostamento di popolazioni in Medio Oriente dal 1945, da quando venne istituito lo Stato di Israele. Per cui, è una situazione unica, epocale. Questi 261 milioni di dollari serviranno anche, però, ad assistere gli sfollati all’interno dell’Iraq.

     
    D. – Quali sono queste situazioni di crisi? Di chi stiamo parlando, e quali situazioni abbiamo in Iraq?

     
    R. – Gli sfollati interni, che sono oltre due milioni, sono comunque persone che sono fuggite dalle proprie abitazioni a causa della violenza e dell'instabilità che sconvolgono l'Iraq. Questa realtà tocca specialmente la regione di Baghdad: abbiamo visto che molte famiglie hanno deciso di lasciare i quartieri dove abitavano perchè sono state minacciate da gruppi di milizie , e quindi si sono dovute rifugiare in altri quartieri o sono dovute andar via dalla stessa capitale, per trasferirsi in altre regioni del Paese. Non c’è un governatorato in Iraq che non sia colpito da questa situazione.

     
    D. – Stiamo parlando di una vera e propria diaspora irachena in tutta l’area del Medio Oriente. Quanto rischia, anche, di essere destabilizzante per questi Paesi, un così imponente flusso di profughi che, tuttavia, cercano di ospitare?

     
    R. – La preoccupazione dei Paesi confinanti, infatti, è proprio quella della destabilizzazione. Ci sono centinaia di migliaia di palestinesi che vivono da anni in Siria; in Iraq, c’è un piccolo gruppo di palestinesi; ormai, parliamo di circa 15 mila persone, che sono oggetto sistematico di violenza da parte delle milizie. Queste persone tentano inutilmente di trovare un rifugio altrove, ma per loro non è possibile neanche uscire dal Paese. Molti di loro sono bloccati alla frontiera da mesi e mesi! Questo dimostra che sia la Siria sia la Giordania temono, in qualche modo, che poi queste persone non rientrino più in Iraq stabilizzandosi poi in questi Paesi. E questo potrebbe creare anche un problema di alterazione degli equilibri.

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    Hillary Clinton batte Barack Obama nelle primarie democratiche in New Hampshire. Tra i repubblicani affermazione del senatore McCain

    ◊   Negli Stati Uniti, prosegue la corsa alla Casa Bianca che culminerà con il voto del prossimo novembre. Per le primarie in New Hampshire, tenutesi ieri, i sondaggi davano per certa, in campo democratico, la vittoria di Barack Obama, così come avvenuto in Iowa. Ma Hillary Clinton è riuscita a sovvertire i pronostici. L'ex first lady – che soltanto ieri veniva data come vicina al ritiro – ha infatti staccato di due punti percentuali il suo avversario: 39% a 37%. Tra i Repubblicani, invece, affermazione del senatore John Mc Cain. Da New York, ci riferisce Elena Molinari:


    Il New Hampshire si conferma la terra del riscatto dei Clinton. Bill nel ’92, dopo ben 5 sconfitte, avviò nel piccolo Stato del New England la sua cavalcata verso la Casa Bianca. E ieri Hillary ha messo a segno una rimonta sorprendente, che ha smentito tutti i sondaggi della vigilia. La sua riscossa, infatti, fa il paio con un altro dato: un’affluenza enorme con il doppio dei votanti, rispetto a quattro anni fa, ad affollare i seggi. Quindi, nuovi elettori, soprattutto giovani ed indipendenti, sarebbero andati a lei e non al senatore Obama, come gli esperti pensavano. Giornata di rivincita anche per John Mc Cain, in campo repubblicano. Il senatore dell’Arizona ha sconfitto, infatti, sia il magnate mormone, Mitt Romney, che il pastore battista Huckabee, che aveva trionfato in Iowa, distanziando nettamente l’ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani. (Da New York, Elena Molinari, per la Radio Vaticana)

    Ma che cosa è cambiato nell’ultimo voto rispetto alle precedenti primarie? Giancarlo La Vella lo ha chiesto al prof. Massimo Teodori, docente di Storia americana all’università di Perugia:


    R. – Mi pare che le primarie dell’Iowa, con il trionfo di Obama, avevano suscitato eccessivi entusiasmi, che erano stati proiettati sull’intera vicenda presidenziale, il che non è corretto. In questo momento, mi pare che il confronto tra le candidature di Obama e della Clinton, riprende la strada seria del dibattito tra due personalità, tra due posizioni, tra due profili assolutamente diversi. Credo, tuttavia, che per avere un’idea di quello che effettivamente accadrà, bisognerà attendere altre prove più importanti, come il Super-martedì del 5 febbraio, quando ci saranno le primarie in una ventina di Stati.

     
    D. – Quali saranno i temi fondamentali che sicuramente caratterizzeranno la campagna elettorale democratica e repubblicana?

     
    R. – La questione della guerra in Iraq e, più in generale, della guerra al terrorismo è diminuita molto di importanza negli ultimi mesi. I temi sui quali probabilmente si decideranno le elezioni sono: innanzitutto, il problema delle tasse, cioè se confermare o respingere il taglio dei tributi effettuato dall’amministrazione Bush; poi c’è il problema dell’immigrazione, tenendo presente che ci sono una decina di milioni di immigrati illegali, provenienti soprattutto dall’America Centrale e dal Messico, rispetto ai quali le opinioni – sia dei democratici che dei repubblicani – sono alquanto diverse. Questo punto è importante anche per sapere l’orientamento dei cosiddetti “latinos”, gli americani di origine latino-americana, che oggi costituiscono, con un totale 45-50 milioni, la minoranza più importante, decisiva nelle elezioni presidenziali negli Stati del Sud-Ovest; infine, a me pare che la situazione economica si faccia sempre più difficile e quindi le proposte e le soluzioni su questo argomento influenzeranno molto il voto.

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    “Karol Wojtyla. Alle fonti del rinnovamento”: pubblicato uno studio del 1972 dell’arcivescovo di Cracovia sull’attuazione del Concilio Vaticano II

    ◊   Nel 1972, il cardinale arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla, raccolse le sue riflessioni sul Concilio Vaticano in un volume dal titolo “Alle fonti del Rinnovamento”. Quel testo, dedicato ai fedeli della sua diocesi, viene ora riproposto in una nuova edizione con prefazione del cardinale Camillo Ruini. Il volume, pubblicato dalla Rubbettino editore e dalla Fondazione Novae Terrae, sarà presentato il 16 gennaio all’Istituto pastorale “Redemptor Hominis” della Lateranense, alla presenza del rettore, l’arcivescovo Rino Fisichella. Il curatore della nuova edizione, il prof. Flavio Felice della Lateranense, si sofferma, nell’intervista di Alessandro Gisotti, sull’attualità di questo testo di Papa Wojtyla:


    R. – Il libro, questo suo studio sull’attuazione del Concilio, entra nel cuore del dibattito dell’epoca, che è un dibattito segnato, ovviamente, dagli anni nei quali è stato scritto, ma proprio perché ci parla di una verità perenne, resta un punto fondamentale nel dibattito che in questi ultimi anni ha preso di nuovo vigore.

     
    D. – Fin dai primi anni dopo il Concilio, annota il cardinale Ruini nella prefazione al volume, si sono contrapposte due ermeneutiche, quella della “rottura” e quella della “continuità”, della riforma. Cosa ci dice al riguardo questo studio di Karol Wojtyla?

     
    R. – Wojtyla ha sempre sostenuto che si sarebbe dovuti fuoriuscire da una logica – potremmo dire – di un’ermeneutica di destra-sinistra, conservatrice-progressista nell’interpretazione del Concilio. La tesi progressista della rottura o la tesi conservatrice, così come sono state presentate dalle varie scuole, in Karol Wojtyla non trovano grande cittadinanza. Wojtyla, invece, non perdeva occasione per mettere in evidenza l’elemento pastorale e religioso del Concilio, ed era solito – appunto – sostenere che il Concilio fosse un momento eminentemente teologico-pastorale. Quindi, questo carattere sicuramente dà ragione alla versione – potremmo dire – “continuista” del cardinale Ruini e dell’attuale Papa.

     
    D. – Si può dunque parlare di perfetta continuità tra Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, sull’interpretazione ed attuazione del Concilio Vaticano II...

     
    R. – Certo! Si può parlare di continuità tra i due Pontefici e anche si può parlare – credo – di continuità rispetto al loro interesse a che il Concilio venga studiato, analizzato, approfondito e le risultanze di questo studio vengano diffuse il più possibile. Un tentativo che noi, come Fondazione “Novae Terrae”, abbiamo tentato di svolgere proprio riproponendo questo volume. Sentiamo sempre più l’esigenza che il metodo di Wojtyla, che poi è diventato anche il metodo di Papa Ratzinger, entri nella pastorale ordinaria del nostro Paese e anche, ovviamente, di tutta l’umanità.

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    La pittura americana dell'800 protagonista in una mostra a Brescia

    ◊   Prosegue, fino al prossimo 4 maggio al Museo di Santa Giulia a Brescia, la mostra “America! Storie di pittura dal Nuovo mondo”. Per la prima volta in Italia 450 opere della pittura americana dell’800 tra dipinti, sculture, fotografie, oggetti della cultura indiana e dell’epopea di Buffalo Bill. Importanti i prestiti da parte di 50 musei degli Stati Uniti per un grande evento frutto di tre anni di lavoro. Il servizio è di Paolo Ondarza.


    (musica)

     
    Meraviglia e stupore: emozioni vissute dai coloni che nell’800 scoprivano gli spazi sconfinati del Nuovo Mondo. Oggi a Brescia è possibile rivivere quell’entusiasmo attraverso lo sguardo di Thomas Cole, John Sargent, e di altri pittori. Originale l’arte americana con il suo amore per il dettaglio paesaggistico, ma anche incuriosita dal linguaggio figurativo del Vecchio Continente: attenta alla pittura inglese di Constable e Turner, a quella tedesca di Friedrich e affascinata dalla rivoluzione del colore operata dagli impressionisti francesi. Il curatore Marco Goldin:

     
    “Pure all’interno di immagini che sembrano desunte dalle opere di Monet, noi troviamo una devozione al senso della descrizione delle cose, che non era qualcosa che apparteneva ai grandi impressionisti francesi”.

     
    Pitture, sculture, armi, oggetti di uso quotidiano e l’ausilio delle nuove tecnologie documentano il vecchio West e l’affascinante mondo degli indiani, i nativi americani. Ancora Goldin:

     
    “Nel 1881, Frederic Remington arriva per la prima volta nel West. Arrivando con la cassetta dei colori, gli viene chiesto: ‘Cosa sta arrivando a fare?’ ‘Sono venuto a raccontare il West’. E la persona che gli risponde gli dice: ‘Ma il West è già finito’. Quando Remington comincia a dipingere il West lo fa con un senso di memoria e di ricordo, perché proprio in quel preciso istante gli indiani sono ormai quasi completamente chiusi nelle riserve”.

     
    Un percorso articolato e ricco di suggestioni quello di "America!": dai paesaggi raffiguranti le cascate del Niagara al fascino lontano dei paesaggi esotici e italiani. Fino alle scene di vita con la città, il calore degli interni e l’intensità dei ritratti.

     
    (musica)

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    Chiesa e SocietÓ



    Iraq: il premier tenta di rassicurare i cristiani dopo gli attacchi di domenica scorsa contro chiese e conventi

    ◊   Il premier iracheno, Nouri al-Maliki, ha garantito l’impegno del suo governo per assicurare un’adeguata protezione dei cristiani in Iraq. Il primo ministro incontrando ieri il nunzio apostolico in Iraq e in Giordania, mons. Francis Assisi Chullikatt, ha dichiarato inoltre che “cristiani e musulmani sono uniti nel fronteggiare terroristi e fuorilegge”. Le violenze nel Paese - ha aggiunto Nouri al-Maliki - “colpiscono tutti i gruppi religiosi”. In un comunicato del governo iracheno, si precisa poi che l’obiettivo è di promuovere “i forti legami di amicizia con le comunità cristiane”. Parole di “condanna e denuncia per gli attentati terroristici” di domenica scorsa sono arrivate anche dal vice presidente iracheno, Tareq al-Hashemi, che esprime la propria “vicinanza ai fratelli cristiani”. Gli attacchi di domenica scorsa, contro chiese e conventi a Baghdad e a Mosul, hanno provocato il ferimento di almeno 4 persone. Secondo il nunzio apostolico in Iraq, le azioni sono state coordinate e questo tipo di attacco costituisce “una triste novità”. Se gli attentati fossero compiuti solo alcune ore prima – ha poi precisato mons. Francis Assisi Chullikatt - ci sarebbe stata una strage spaventosa”. In Iraq, dunque, la situazione resta difficilissima e continua ad essere alto il rischio di sequestri di sacerdoti: padre Hani Abdel Ahad, rapito lo scorso 6 giugno a Baghdad, ha dichiarato all’agenzia AsiaNews che non è solo il denaro a muovere l’industria dei sequestri: i terroristi – ha spiegato il sacerdote iracheno - nutrono un “odio profondo verso i cristiani”, che vogliono cacciare dall’Iraq. La fede – ha concluso – è “l’unica speranza che ci fa andare avanti”. (A cura di Amedeo Lomonaco)

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    Il cordoglio dei vescovi del Venezuela per l'uccisione di un sacerdote cattolico a Caracas

    ◊   In Venezuela, l’arcivescovado di Caracas ha confermato l’assassinio del sacerdote 50.enne Pedro Daniel Orellana Hidalgo. Il suo corpo è stato ritrovato, con evidenti segni di strangolamento, la mattina del 6 gennaio. La notizia dell’omicidio del sacerdote si è diffusa proprio mentre il presidente dell’episcopato, mons. Ubaldo Santana, arcivescovo di Maracaibo, nella sua relazione di apertura dei lavori della 89.ma Plenaria episcopale si era soffermato sull’accresciuta “insicurezza cittadina”. Padre Daniel Orellana, nato a Caracas, aveva svolto per molti anni la sua opera pastorale nell’arcidiocesi di Cumaná e poi, rientrato nella capitale venezuelana, è stato insegnante in diverse strutture formative, tra cui l’Università nazionale sperimentale della Forza Armata (UNEFA). Attualmente, non ricopriva incarichi e celebrava la Messa nella parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, nel quartiere El Rosal di Caracas. In un comunicato, il cardinale Jorge Urosa Savino, arcivescovo della città, e i vescovi ausiliari della capitale “fanno giungere le proprie condoglianze ai suoi familiari ed elevano preghiere la sua anima”. “Con questa grave perdita si corrobora la necessità di efficaci politiche di sicurezza cittadina per tutti i Venezuelani”, si legge ancora nel comunicato. Intanto, nella residenza del sacerdote, nel quartiere Manzanares di Caracas, la polizia avrebbe constatato il furto di un televisore, di una somma di denaro e di altri oggetti. Per questo motivo, gli inquirenti pensano che la morte del prete possa legata al mondo della criminalità, in aumento nel Paese. Le autorità venezuelane hanno più volte espresso preoccupazione per l’aumento della delinquenza. Nei giorni scorsi anche mons. Ubaldo Santana ha sottolineato come “il persistere dell’insicurezza civile e giuridica rappresenti una violazione dei diritti della persona”. Secondo dati del governo, nel 2007 i sequestri a scopo di estorsione sono aumentati del 48,6%. Secondo l’ONG umanitaria “Provea” nel 2007 si è registrata infine una crescita di oltre il 10 per cento degli omicidi. (A cura di Luis Badilla)

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    India: campagna della Chiesa per sostenere i contadini in difficoltà

    ◊   In India, negli ultimi dieci anni l’eccessivo indebitamento è stata la causa che ha portato molti contadini al suicidio. Si stima che negli ultimi dieci anni siano almeno 150 mila quelli che si sono tolti la vita per questo motivo. Secondo diverse ONG, a rendere estremamente difficile la situazione sono, in particolare, le discutibili politiche delle multinazionali che hanno messo in commercio semi che richiedono più acqua, fertilizzanti pesticidi. I costi più alti diventano allora un problema spesso insormontabile. L’agenzia cattolica Ucanews sottolinea che da quando, nel 1991, “l’India ha aperto i propri mercati alla globalizzazione, i poveri sono diventati ancora più poveri”. La Chiesa cattolica, minoranza nel Paese, ha deciso di sostenere i contadini: Caritas India - ricorda l'agenzia SIR - ha recentemente lanciato ad esempio una campagna di aiuto e un programma per ridurre il numero dei suicidi in 70 comunità. Viene incentivata, in particolare, l’adozione di tecniche di contabilità moderne e pratiche agricole scientifiche in modo da rendere tutto più sostenibile il ciclo produttivo. Per le vedove e gli orfani dei contadini si moltiplicano, inoltre, iniziative che prevedono consulenze post-trauma e forme di sostegno a carattere psicologico e sociale. Sugli effetti negativi della globalizzazione si è espresso, domenica scorsa, anche Benedetto XVI: “Non si può dire – ha detto il Papa durante l’omelia nella Basilica Vaticana nella solennità dell’Epifania - che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale”. I conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime – ha aggiunto il Santo Padre - rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale”. (A.L.)

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    Anche i vescovi della Corea del Sud per una moratoria nazionale dell’aborto

    ◊   La risposta delle Chiese dell'Asia alla proposta della moratoria internazionale sull’aborto, dopo quella sulla pena di morte, non si è fatta attendere. Sulla scia della dichiarazione nei giorni scorsi del cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai, anche i cattolici sudcoreani hanno accolto la proposta della moratoria internazionale. Padre Casimiro Song, segretario nazionale del ‘Movimento per la vita 31’, a nome della Conferenza episcopale della Corea del Sud, ribadisce ad AsiaNews il "proprio pieno sostegno ad una moratoria nazionale contro l’aborto, che includa anche la manipolazione genetica, la ricerca sulle cellule staminali embrionali, la fecondazione artificiale e la distruzione dei feti deformi". "Questi - ha spiegato - sono fenomeni che colpiscono con violenza il continente asiatico, dove si prediligono i maschi alle femmine, i sani ai malati”. “Il nostro impegno – ha proseguito padre Song – deve essere la creazione di una cultura della vita. L’aborto uccide embrioni e feti innocenti, disarmati, senza voce e vulnerabili". Il cardinale Oswald Gracias aveva ricordato che ogni vita è perfetta e preziosa in quanto voluta da Dio e invitato tutti i cristiani a sostenere la campagna contro l’aborto, partendo dai piccoli gesti di vita quotidiana. L'aborto - aveva affermato l'arcivescovo - è un “male orrendo e una delle principali minacce alla dignità umana”. Il cardinale aveva anche auspicato che la campagna contro l’aborto si diffonda non solo in India, ma in tutto il mondo. (A cura di Chiara Calace)

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    In Vietnam, manifestazione dei cattolici di Hanoi per la restituzione dei terreni della parrocchia di Thai Ha

    ◊   La parrocchia di Thai Ha ad Hanoi è affidata ai redentoristi presenti in Vietnam fin dal 1925 per svolgere la loro missione in varie province del nord. I redentoristi nel 1928 hanno acquistato sei ettari di terreno a Thai Ha, dove hanno costruito un convento e una chiesa. Quando nel 1945 il Vietnam è stato diviso in due Stati, i redentoristi hanno ripiegato verso il sud. Ad Hanoi è comunque rimasta una piccola comunità intorno alla parrocchia di Thai Ha, anche se le autorità locali si sono impadronite di gran parte del terreno della parrocchia, riducendolo a 2.700 metri quadrati, contro gli originali 60 mila. Attualmente, i parrocchiani presenti a Thai Hai si sono riuniti per chiedere la restituzione di quella parte dei 60 mila metri quadrati venduti o affidati a compagnie statali e a strutture governative. Il 6 gennaio hanno protestato dal mattino fino a tarda notte dopo che la polizia è intervenuta per fermare un’analoga manifestazione pacifica ad Hanoi per la restituzione del complesso della vecchia delegazione apostolica. Anche se il governo non è d’accordo sulle controversie riguardanti i beni immobili nel territorio che un tempo era della Chiesa, la protesta sembra quantomeno aver bloccato ulteriori appropriazioni indebite da parte dello Stato. (C.C.)

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    Cile e Perù avviano la Missione continentale per rilanciare l'evangelizzazione

    ◊   A quasi sette mesi dalla V Conferenza generale degli Episcopati latinoamericani e caraibici, si mettono in moto in diversi Paesi della regione numerose iniziative pastorali nella cornice della Grande missione continentale chiamata ad affrontare le sfide della nuova evangelizzazione. In Cile si è aperta nei giorni scorsi la “Missione Paese 2008” con la Santa Messa presieduta dall’arcivescovo di Santiago, il cardinale Francisco Javier Errázuriz Ossa. Dal 4 gennaio, più di 2500 giovani universitari cattolici, dal nord al sud del Paese, trascorrono giorni di vacanza “in chiave missionaria per collaborare con la missione evangelizzatrice della Chiesa e testimoniare che un vero discepolo di Cristo deve essere sempre, e ovunque, un vero missionario”. L'iniziativa è organizzata dal servizio pastorale della Pontificia università cattolica del Cile. E’ incentrata sul tema “Per l’incontro con Cristo, la mia consegna verso un Cile missionario” e coinvolge giovani di 56 università. In Perú, intanto, l’arcivescovo di Lima, cardinale Juan Luis Cipriani Thorne, ha annunciato l’inizio della “Grande Missione di Lima”, un’iniziativa che intende rispondere all’invito alla missione continentale lanciato dalla V Conferenza generale di Aparecida. L’inizio ufficiale è previsto per domenica 27 aprile, festa di Santo Toribio di Mogrovejo. Tra gli scopi della missione, c’è anche quello di “rafforzare l’identità di figli della Chiesa Cattolica”. “Vogliamo offrire - ha affermato il porporato - quel tesoro meraviglioso che ci è stato donato, l’appartenenza alla Chiesa, l’identità con Cristo”. “Abbiamo bisogno non solo di ascoltare ed imparare il catechismo - ha continuato il cardinale - bensì di avere modelli cui fare riferimento: persone, giovani, uomini, donne, bambini, sposati e celibi, religiosi e civili”. La grande missione di Lima culminerà nel 2010, con un Congresso eucaristico e mariano. (A cura di Luis Badilla)

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    L'arcidiocesi di Città del Messico chiede al governo federale maggiore protezione per le zone più povere

    ◊   Una protezione migliore per le regioni più povere e per i residenti più vulnerabili: è quanto chiede al governo messicano l’arcidiocesi di Città del Messico, che si dice preoccupata per la crescita delle importazioni agricole prive di tassazione, provenienti dagli Stati Uniti. Secondo l’arcidiocesi, infatti, ciò potrebbe costringere molti piccoli agricoltori messicani ad abbandonare le zone rurali e a trasferirsi negli Stati Uniti. Il portavoce dell’arcidiocesi, Hugo Valdemar, ha espresso preoccupazione per quanto riguarda l’impatto che il North American Free Trade Agreement (NAFTA) potrà avere sugli agricoltori messicani dopo il primo gennaio, data di entrata in vigore dell’esenzione fiscale per quattro prodotti alimentari: granturco, fagioli, canna da zucchero e latte in polvere. “La Chiesa è profondamente preoccupata per l’entrata in vigore dell’accordo”, ha detto Valdemar ai giornalisti, aggiungendo che esso potrebbe “accrescere la povertà e l’immigrazione negli Stati Uniti”. (I.P.)

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    Messaggio dei vescovi francesi in occasione della Giornata mondiale del migrante

    ◊   Dare una “chance” ai giovani immigrati perché possano “esprimere le loro ricchezze culturali, religiose e spirituali”. “Apriamo loro le nostre braccia, le porte e gli sguardi perché possano condividere i loro tesori”. E’ il messaggio scritto da mons. Claude Schockert, vescovo di Belfort-Montebéliard e responsabile della pastorale dei migranti della Conferenza episcopale francese in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si celebrerà domenica 13 gennaio sul tema: “I giovani migranti: risorsa e provocazione”. Il messaggio francese si apre con il ricordo dei due adolescenti della Guinea trovati morti nell’agosto del 1999 nella stiva di un aereo atterrato a Bruxelles. “Questi drammi – commenta il presule – la dicono lunga sul clima di paura vissuta dai giovani oggi e sui numerosi tentativi di fuga verso l’inaccessibile”. “I bisogni del mondo e le richieste di aiuto di questi nostri fratelli – scrive il vescovo - sono i luoghi privilegiati dell’incontro della volontà di Dio”. La Conferenza episcopale francese – rivela l’Agenzia SIR - ha mantenuto sempre una linea critica nei confronti delle politiche migratorie adottate dal governo francese. (A.L.)

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    Turchia: celebrato ieri ad Istanbul l'antico rito ortodosso delle benedizione delle acque

    ◊   Il Patriarca ecumenico Bartolomeo I ha celebrato ieri l’antico rito ortodosso delle benedizione delle acque con il lancio di una croce in mare, a simboleggiare il Battesimo di Cristo. La cerimonia - riferisce l'agenzia AsiaNews - è avvenuta nel Corno d’Oro, ad Istanbul, poco distante dalla sede patriarcale. Al rito, fortemente voluto ed inaugurata proprio da Bartolomeo I nel 2003, hanno partecipato rappresentanti del corpo diplomatico, delle altre confessioni cristiane e migliaia di persone. Poco prima dell’inizio del rito, il Patriarca rivolgendosi ai gruppi convenuti da varie parti del mondo, ha espresso il suo ottimismo per il futuro del mondo cristiano e del patriarcato in Turchia. Ha anche invitato i fedeli ad accompagnare con le preghiere, l’aiuto morale ed il pellegrinaggio l’opera della sede patriarcale. “In questo angolo della nostra città - ha detto Bartolomeo I - c’è una secolare istituzione al servizio di nostro Signore, la grande Chiesa di Cristo, dove hanno, da secoli, trovato rifugio i sogni le speranze i ricordi e i desideri del mondo cristiano”. Bartolomeo I ha evidenziato infine l’importanza che ha per la Turchia la sede del Patriarcato ecumenico ed ha espresso la speranza che nel 2008 le autorità riconoscano il suo ruolo e permettano la riapertura della scuola teologica di Halki. (A.L.)

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    In Uganda sembra vicina alla conclusione l'epidemia di Ebola

    ◊   Si attende a breve la dimissione dall’ospedale di Bundibugyo dell’ultimo paziente ricoverato per Ebola: lo riferisce oggi la stampa ugandese auspicando che l’epidemia scoppiata lo scorso agosto nell’ovest del Paese, ma confermata solo il 24 novembre, si stia avviando a una possibile conclusione. I responsabili sanitari del distretto di Bundibugyo, quello più colpito, hanno confermato che da venerdì scorso non è stato registrato alcun nuovo caso di contagio per la febbre emorragica. Al momento – ricorda l’agenzia MISNA - non esistono ancora cure né vaccini. Il direttore generale dei servizi sanitari ugandesi, Sam Zaramba, ha però avvertito che “è ancora presto per “festeggiare” la fine di Ebola. “Potremo dichiarare che il Paese libero da Ebola – ha precisato - solo 42 giorni dopo che sarà stato dimesso l’ultimo paziente”. In totale, secondo l’ultimo bilancio ufficiale, l’epidemia ha provocato 37 vittime e 149 casi di contagio. (A.L.)

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    “Utilizzati anche forum di videogame e playstation” per diffondere materiale pedopornografico. La denuncia dell’Associazione Meter

    ◊   “Non possiamo mai abbassare la guardia sullo sfruttamento sessuale dei bambini. Un'emergenza sociale, perché anche loro sono diventati oggi più di ieri ‘immondizia da vendere a peso d’oro’ per i perversi di questa società”. E’ quanto dichiara don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente di Meter (www.associazionemeter.org), commentando la scoperta, nei giorni scorsi, di migliaia di messaggi pedofili, diffusi su portali esteri pieni di materiale pedopornografico che riversavano foto e video su un portale bolognese creato per videogiochi. Materiali sequestrati e oscurati grazie alla scoperta dei volontari di Meter e alla loro denuncia alla polizia postale. La gravità dell’episodio, spiegano da Meter, consiste nel fatto che “il forum di discussione dei videogame veniva utilizzato per lo scambio e la diffusione di siti pedofili situati in tutto il mondo”. Per Meter – rende noto l’Agenzia SIR - “si tratta di una scoperta significativa al vaglio degli investigatori; non esistono solo siti preposti alla diffusione di materiale ma anche motori di ricerca - con database aggiornato online - che includono nel proprio archivio tutti i siti web che riescono ad individuare, attualmente, 361 portali pedofili”. (A.L.)

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    “Un sacerdote è per la vita, non solo per Natale e Pasqua”. E’ lo slogan del calendario 2008 della diocesi di Leeds con le storie di 12 preti

    ◊   Un calendario con le storie di 12 preti per far conoscere ai fedeli la vita di chi ha scelto la via del sacerdozio. È l’iniziativa della diocesi di Leeds, che ha lanciato il calendario 2008 con lo slogan “Un sacerdote è per la vita, non solo per Natale e Pasqua”. Accanto alle fotografie dei preti,c'è una breve spiegazione del motivo per cui hanno seguito la loro vocazione e qualche nota su che cosa conta davvero nelle loro vite. La diocesi spera che il calendario, che viene venduto in questi giorni in case, uffici e scuole, aiuti chi intende diventare prete. Il vescovo di Leeds, mons. Arthur Roche, auspica che il calendario aiuti a vedere il lato umano dei sacerdoti. "I preti non provengono dal nulla", afferma, "nascono in famiglie comuni e hanno sogni e aspirazioni come qualunque persona. Hanno anche preoccupazioni e ansie". "Ma nonostante questo - aggiunge il presule - si offrono con generosità al servizio della Chiesa". L'idea di preparare il calendario è venuta a don Simon Lodge, un membro dell'ufficio diocesano per le vocazioni. Tra i sacerdoti in calendario vi è don Neil Byrne di Harrogate, cappellano nella prigione di Wealstun a Wetherby, nel Nord di Inghilterra. Quando gli viene chiesto che cosa avrebbe fatto se non fosse diventato sacerdote, risponde: “Forse sarei finito in prigione. ”. (A.M.)

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    24 Ore nel Mondo



    Iniziata la visita di Bush in Medio Oriente: oggi colloqui in Israele

    ◊   Esistono “nuove opportunita” per giungere ad una “pace durevole” tra israeliani e palestinesi. È quanto ha dichiarato il presidente americano, George W. Bush, al suo arrivo oggi in Israele. Il nostro servizio:

    “Cerchiamo una pace duratura - ha detto Bush durante la cerimonia di benvenuto - Cerchiamo una nuova opportunità per la pace in Terra Santa e per la libertà attraverso tutta la regione”. In un clima di eccezionale confidenza ma anche di grande solennità, Bush è stato ricevuto all'aeroporto dal presidente israeliano, Shimon Peres, dal primo ministro Olmert e da una fitta schiera di dignitari politici e religiosi. Nel suo discorso di benvenuto, Peres ha detto che il presidente Bush “ha spianato la strada della pace”. Ha parlato poi della “minaccia iraniana”, affermando che non va sottovalutata, e della “pazzia di Hamas, Hezbollah ed Iran” dicendo che è necessario fermarla. I colloqui veri e propri con Peres ed Olmert sono in programma nel pomeriggio a Gerusalemme. Poi, domani, la visita prosegue in Cisgiordania, a Ramallah, per l’incontro con il presidente palestinese, Abu Mazen. Previste inoltre tappe successive in altri cinque Paesi: Kuwait, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita ed Egitto. Al centro della visita, secondo quanto dichiarato alla vigilia dallo stesso Bush, ci sono il rilancio del negoziato di pace tra israeliani e palestinesi, sulla scia della Conferenza di Annapolis, e il coordinamento con gli alleati arabi delle iniziative per fronteggiare la questione Iran. In ogni caso, le milizie palestinesi della Striscia di Gaza hanno segnato l'arrivo del presidente Bush con un intenso lancio di razzi Qassam verso il territorio di Israele: undici in poche ore. Uno ha centrato un'abitazione di Sderot senza provocare vittime. I soldati israeliani hanno risposto uccidendo un miliziano della Jihad islamica e ferendone almeno altri quattro. Dure critiche anche da Hamas: in un comunicato ha definito il presidente Bush “il grande diavolo”.

    Iraq
    Tre soldati americani sono rimasti uccisi nella regione a nord di Baghdad, mentre erano impegnati in operazioni antiterrorismo: lo ha reso noto il comando USA nella capitale irachena. In uno scarno comunicato, il comando precisa solo che i soldati sono attaccati ieri nella provincia di Salaheddin e che altri due soldati sono rimasti allo stesso tempo feriti. Sale così a 3.915 il numero dei soldati americani morti in Iraq dall'inizio del conflitto, nel marzo del 2003, in base ad un conteggio non ufficiale ma attendibile.

    Iran
    Un'organizzazione iraniana per i diritti umani guidata dall'avvocatessa Shirin Ebadi, Premio Nobel per la Pace, ha protestato per le amputazioni di arti inflitte nei giorni scorsi a cinque condannati in seguito ad una sentenza emessa da un giudice sulla base della legge islamica. “Condanniamo queste esecuzioni e sottolineiamo la necessità di rivedere le leggi penali secondo i tempi e le situazioni”, afferma il Centro per la difesa dei diritti umani in una nota inviata oggi all'ANSA. Nei giorni scorsi, la stessa organizzazione aveva protestato per il forte incremento del numero delle impiccagioni in Iran, molte delle quali sulla pubblica piazza, a partire dall'anno scorso. “Le violazioni dei diritti umani non solo sono aumentate, ma hanno assunto anche nuove forme”, sottolinea ancora l'organizzazione guidata dalla Ebadi, riferendosi ora alle amputazioni della mano destra e del piede sinistro di cinque uomini condannati per rapina a mano armata e sequestro di persona. Le esecuzioni sono avvenute nel carcere di Zahedan, nel sud-est del Paese.

    Libano
    Il segretario generale della Lega Araba, Amr Mussa, è atteso nel pomeriggio di oggi a Beirut per una missione di due giorni in cui promuoverà un piano arabo per porre fine alla crisi politica libanese. Mussa cercherà di ottenere l'approvazione della maggioranza antisiriana al potere e quello dell'opposizione guidata dal movimento sciita Hezbollah per il nuovo piano, che ha già ottenuto il benestare dei ministri degli Esteri arabi, domenica scorsa al Cairo. Il piano chiede l'elezione “immediata” del comandante dell'esercito generale, Michel Suleiman, alla presidenza della Repubblica e la formazione di un governo “di unità nazionale”. La maggioranza ha già accolto con favore il piano, mentre l'opposizione insiste nel chiedere un potere di “veto” nel futuro nuovo esecutivo. Mussa si incontrerà con il presidente del parlamento, Nabih Berri, con il premier, Fuad Siniora, e con i leader politici dei due schieramenti. Berri ha detto al quotidiano as Safir che i suoi colloqui con Mussa saranno incentrati sull'elezione di Suleiman. Il parlamento libanese dovrebbe riunirsi sabato prossimo per procedere all'elezione del nuovo presidente. Ma la sessione, già rinviata 11 volte in tre mesi, potrebbe essere di nuovo posticipata in attesa di un accordo.
     
    Siria
    Le autorità siriane hanno arrestato un altro oppositore siriano appartenente al raggruppamento "Dichiarazione di Damasco", piattaforma dell'opposizione tollerata fino al dicembre scorso. Lo ha riferito oggi il sito d'informazione Akhbar al-Sharq (Notizie del Levante) vicino ai Fratelli musulmani siriani, formazione illegale dal 1980. Citando fonti dell'Organizzazione nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), il sito ha precisato che Muhammad Hajj Darwish, 47 anni, è stato arrestato lunedì dai Servizi di sicurezza di Damasco. Sempre secondo la Ondus, Darwish era presente al congresso della "Dichiarazione di Damasco", tenutosi a Damasco ai primi di dicembre e al quale avevano partecipato 168 esponenti dell'opposizione e della società civile. Con l'arresto di Darwish, sono ora 9 gli oppositori finiti in carcere dal 9 dicembre, da quando le autorità siriane hanno avviato una campagna di arresti contro i principali rappresentanti della "Dichiarazione di Damasco", tra cui la neoeletta presidente, Fidaa Hurani, e il noto editorialista, Fayyez Sara.

    Kenya
    Kibaki, presidente eletto del Kenya con una vittoria molto contestata, dopo aver varato ieri a sorpresa un governo definito di “larga apertura”, seppur non completo, ha oggi dichiarato che l'esecutivo è pronto all'ingresso di esponenti dell'opposizione. Ma l'ipotesi appare al momento irrealistica. Anzi, il varo dell'esecutivo ha suscitato reazioni violente sia sul piano delle dichiarazioni politiche che sul campo: incidenti seri si sono avuti a Kisumu, nell'ovest dello Stato, dove vi erano già stati nei giorni scorsi con un centinaio di morti. Fortissima, di nuovo, anche la tensione a Nairobi. Intanto, John Kufuor, capo di Stato del Ghana e presidente di turno dell'Unione Africana, ha avviato una difficile mediazione. Incontra Kibaki, e poi il leader dell'opposizione Odinga. Ma sembra che non riesca a mettere i due allo stesso tavolo alla sua presenza, che era invece l'obiettivo della sua missione. Kibaki accetta di incontrare Odinga ma da presidente della Repubblica e senza la presenza di mediatori internazionali. Ipotesi che il leader dell'opposizione neanche prende in considerazione.

    Algeria
    Quattro guardie comunali e due militari sono rimasti uccisi e 7 feriti durante un'operazione di rastrellamento vicino a Costantine, 400 km ad est di Algeri, secondo la stampa. Da giorni si susseguono le voci di scontri sulle montagne della regione che sarebbero esplosi dopo il ritrovamento di quattro uomini sgozzati in un villaggio alla periferia della città, ma nessuna conferma è ancora arrivata dalle autorità. Secondo il quotidiano El Watan, dopo le numerose segnalazioni degli abitanti della zona, l'esercito sarebbe partito all'inseguimento di un gruppo terroristico composto da una ventina di elementi. Almeno due presunti terroristi sarebbero morti negli scontri e altri sarebbero stati feriti dai bombardamenti effettuati dagli elicotteri. Intanto in Cabilia, regione montuosa ad est di Algeri nota per essere il covo prediletto dei gruppi armati di matrice islamica, “la situazione si sta degradando in maniera inquietante”, ha dichiarato Mohamed Ikherbane, presidente della provincia di Tizi Ouzou ( capoluogo della Cabilia, 100 km ad est di Algeri). “La psicosi sta dilagando tra la popolazione, la situazione è preoccupante. È necessario agire immediatamente”, ha aggiunto. Il 2 gennaio a Naciria, nella regione berbera 50 km ad est di Algeri, un'auto guidata da un kamikaze si è lanciata contro una caserma di polizia. Bilancio dell'attacco rivendicato da Al Qaida per il Maghreb islamico, 4 morti e 25 feriti.

    Risultati definitivi in Georgia per le presidenziali
    Il presidente uscente Saakashvili ha vinto al primo turno le elezioni presidenziali in Georgia con il 52,21% dei voti mentre il leader dell’opposizione, Gaceciladze, avrebbe avuto il 25,26%: sono i risultati definitivi annunciati dalla Commissione elettorale del Paese. L'opposizione georgiana continua a contestare i risultati della commissione elettorale (CEC), parlando di manipolazione di dati e è decisa a ricorrere in tribunale per dimostrare che Saakashvili non è riuscito a raggiungere il quorum del 50% dei voti nel primo turno del voto. L'opposizione intende radunare cento mila persone per una manifestazione di protesta a Tbilisi il 13 gennaio, sotto il motto “difendi i nostri voti”. Saakashvili, intanto, ha già diramato gli inviti per la cerimonia di insediamento presidenziale.

    Sri Lanka
    L'esercito dello Sri Lanka ha occupato un'area del territorio nel nord-ovest dell'isola, nel distretto di Mannar, appannaggio dei ribelli delle Tigri Tamil, e il numero di questi rimasti uccisi nelle operazioni è salito oggi a 44. In una serie di scontri nel nord, ieri erano morti 38 ribelli, altri sei sono rimasti uccisi oggi tra cui uno dei leader dell'organizzazione, noto come Shankar. “Abbiamo preso un chilometro quadrato”, ha detto un portavoce dei militari, Udaya Nanayakkara, “stiamo intensificando la pressione per guadagnare terreno, li affronteremo ogni volta che sarà necessario”. È la reazione dell'esercito ai due attentati di ieri, attribuiti ai ribelli delle Tigri Tamil, nel primo di questi è rimasto ucciso il ministro dell'edilizia D.M. Dassanayake. I militari stanno conducendo intense operazioni per contrastare gli attentati intensificatisi dopo l'annuncio del governo, nei giorni scorsi, del ritiro da un accordo per il cessate-il-fuoco del 2002, ormai da tempo violato pesantemente da entrambe le parti, e l'uccisione di circa 100 ribelli nell'ultima settimana. Il conflitto tra governo e separatisti Tamil è in corso da circa 30 anni ed ha provocato, secondo stime internazionali, tra 60 e 70 mila vittime, 6 mila delle quali dal solo 2005. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)


    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LII no. 9

     
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