RADIOVATICANA
RADIOGIORNALE
Anno XLIX n.
229 - Testo della trasmissione di mercoledì 17 agosto 2005
IL
PAPA E LA SANTA SEDE:
OGGI IN PRIMO PIANO:
CHIESA E SOCIETA’:
Si conclude oggi la 43° Assemblea generale dell’Episcopato
brasiliano: ieri il saluto del Pontefice
Allarme epidemia di colera in Iran
Emergenza Niger: parte questa settimana dall’Italia un
nuovo ciclo di aiuti del PAM
“La globalizzazione sta danneggiando le lingue”.
Lo denuncia la “National Science Foundation”
Mostra fotografica a Ferrara sui rifugiati di
guerra, a cura anche della Caritas diocesana
Torna il corallo rosso nelle acque del mare Mediterraneo
Più di 40 morti
in Iraq per tre attacchi dei ribelli presso
una stazione di taxi e un ospedale
Il Bangladesh scosso
oggi da più di 200 attentati dinamitardi, opera forse di un gruppo islamico
17 agosto 2005
“UNA NOTIZIA TERRIFICANTE”: COSÌ IL PAPA ALL’UDIENZA GENERALE A CASTEL
GANDOLFO ESPRIME IL PROPRIO DOLORE PER
L’UCCISIONE, IERI, PER MANO DI UNA SQUILIBRATA, DI FRÈRE ROGER SCHUTZ,
FONDATORE E PRIORE
DELLA COMUNITÀ ECUMENICA DI TAIZÈ
- intervista con il Priore di Bose enzo Bianchi -
“Una
notizia terrificante”: Benedetto XVI non ha nascosto oggi il suo grande dolore
e la sua costernazione per l’uccisione ieri di Frère Roger Schutz, fondatore
della comunità ecumenica di Taizé, che il 12 maggio scorso aveva compiuto 90
anni. Il Papa ha parlato a braccio durante l’udienza generale del mercoledì
davanti ai fedeli raccolti nel cortile del Palazzo Apostolico di Castel
Gandolfo. Ascoltiamo le sue parole:
**********
Ho ricevuto stamattina una notizia molto tristee terrificante , cioè
che durante i Vespri di ieri sera il caro Frère Roger Schutz, fondatore della
Comunità di Taizé è stato accoltellato, ucciso, probabilmente da una squilibrata.
E’ morto.
Questa tristissima notizia mi colpisce tanto più perchè avevo ieri,
proprio ieri, ricevuto una sua lettera molto commovente, molto amichevole,
nella quale dice che nel fondo del suo cuore intenderebbe dire
(... qui il Papa inizia a leggere uno stralcio della lettera in francese):
con tutto il cuore è con me e con tutti quanti si riuniscono a Colonia. E poi
ha detto che a causa delle sue condizioni di salute purtroppo lui personalmente
non potrà venire a Colonia, ma sarà spiritualmente presente con i suoi fratelli
che saranno presenti.
E alla fine mi dice in questa lettera che ha il desiderio di venire
quanto prima a Roma per incontrarmi. E per dirmi (... qui
il Papa fa un’altra citazione in francese dalla lettera ricevuta ieri da Frère
Roger): “come tutta la comunità di Taizé ha l’intenzione di camminare insieme
col Papa”. E poi ha scritto di propria mano (... qui il Papa fa un’altra
citazione): “Santo Padre, sia sicuro dei miei sentimenti di profonda
comunione”.
In questo momento di tristezza possiamo solo affidare alla bontà del
Signore l’anima di questo suo fedele servitore e sappiamo che dalla tristezza,
come abbiamo sentito ora, rinascerà la gioia; che è nelle mani della bontà
eterna e dell’amore eterno, arrivato alla gioia eterna. E lui ci ammonisce di
essere fedeli lavoratori nella vigna del Signore, sempre, anche in situazioni
tristi, sicuri che il Signore ci accompagna e ci dà la sua gioia.
**********
Ma
veniamo al tragico episodio accaduto ieri sera a Taizé. Ce ne parla Francesca
Pierantozzi:
**********
Frère Roger è stato aggredito da
una donna, probabilmente una squilibrata, durante la celebrazione della sera,
intorno alle 20.30. E’ stato colpito per tre volte con un coltello. La donna,
una romena di 36 anni, è stata subito fermata e arrestata dagli agenti. Si
ignorano per il momento i motivi del suo gesto. E’ stato Frère Emile, membro
della comunità da oltre 30 anni, a raccontare quanto accaduto: Frère Roger si è
accasciato al suolo, è stato subito soccorso da due medici presenti alla
preghiera, ma non c’è stato nulla da fare. Roger Schutz aveva fondato la Comunità
ecumenica internazionale di Taizé nel 1940. Secondo la comunità, Frère Roger,
90 anni, avrebbe lasciato le sue funzioni di priore entro la fine di
quest’anno.
Francesca Pierantozzi, da Parigi, per la Radio Vaticana.
**********
Ma sulla figura di Frère Roger
ascoltiamo il servizio di Sergio Centofanti:
**********
“Siate
presenti nel vostro tempo. Amate i diseredati. Amate il vostro prossimo,
qualunque sia la sua visione religiosa e ideologica”. Questo il messaggio di
Frère Roger Schutz, testimone di Cristo, uomo della riconciliazione: nato nel
1915 a Provence, in Svizzera, nel 1940, in un’Europa sconvolta dagli orrori
della guerra e del nazismo, ebbe l’intuizione di fondare la Comunità monastica
di Taizé, in Francia, basata sul dialogo ecumenico, sull’accoglienza e sulla
fratellanza universale. Braccato dalla Gestapo per l’aiuto dato ai
perseguitati, di ogni sorta, dovette lasciare Taizé per poi tornarvi a guerra
finita.
“Moltissimi
– diceva – sono coloro che oggi aspirano ad una umanità liberata dalle minacce
di violenza”. E se alcuni <<2sono in preda all’inquietudine per il futuro
e si sentono immobilizzati, ci sono anche in tutto il mondo giovani capaci di inventiva
e di creatività”. E sono numerosi e attivi perché hanno scoperto “che Dio non
ci ha creato per essere passivi”. Per loro – aggiungeva – “la vita non è
soggetta alla fatalità del destino e dunque cercano con tutta la loro anima di
preparare un avvenire di pace e non di sventura”. Ma ascoltiamo la voce dello
stesso Frère Roger:
“Come possiamo prepararci a
costruire la pace e la riconciliazione in un momento in cui in tutto il mondo
questa pace è minacciata dall’odio e dalla violenza? Cominciamo a sperimentare
all’interno di noi stessi la pace del cuore, l’unità interiore! Oggi sta per
suonare l’ora dei cristiani: dobbiamo mostrare al mondo l’essenziale, Cristo,
la sorgente della riconciliazione, per costruire la pace dell’intera famiglia
umana”.
Tutto
parte dalla preghiera secondo Frère Roger: “la preghiera diceva non allontana
dalle preoccupazioni del mondo. Al contrario non c’è nulla di più responsabile
della preghiera: più si vive una preghiera umile e semplice più si è portati ad
amare e a manifestarlo con la propria vita”. I giovani che pregano –
sottolineava – “sono portatori di pace dove ci sono situazioni di crisi e di
contrasto: la loro forza è una semplicissima fiducia in Dio”.
E
infatti il suo invito era proprio questo: avere uno “spirito di semplicità” che
non pretenda di capire tutto di ogni aspetto della fede ma che abbia nel cuore
la compassione “per alleviare le sofferenze dove c’è la malattia, la povertà,
la fame”. “Senza fare inutili astinenze – affermava – attenetevi alle opere che
Dio comanda: portate i fardelli degli altri accettate le ferite meschine di
ogni giorno”.
Grande
amico di Giovanni Paolo II, Frère Roger Schutz era ricevuto ogni anno dal
Pontefice in udienza privata. Papa Wojtyla inviava sempre dei messaggi per gli
incontri internazionali di Taizé e visitò la comunità il 5 ottobre 1986. In quell’occasione
ebbe a dire:
“Si
passa a Taizé come si passa accanto ad una fonte. Il viaggiatore si ferma, si
disseta e continua il cammino”.
**********
Qual è
stato il carisma di Frère Roger? Sergio Centofanti lo ha chiesto al priore della
comunità ecumenica di Bose, Enzo
Bianchi, che lo stesso Frère Roger aveva invitato ad avviare il ramo cattolico
della famiglia monastica di Taizé:
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R. – Era questo carisma di parlare al cuore degli uomini per parlare
di Cristo. Aveva una grande passione per Cristo, Frère Roger; aveva sempre gli
occhi fissi su di lui e poi tutto questo, certamente, in lui diventava passione
per l’unità della Chiesa, passione per la comunione tra i cristiani, un uomo
pieno di mitezza, profetico, sì, ma che ha avuto sempre un atteggiamento evangelico
del pacifico, del non violento, dell’uomo che aspetta la Parola di Dio e cerca
che i fratelli l’ascoltino con lui ... E aveva questo grande dono davvero
visionario di intravedere come il Signore è ancora presente in questa umanità segnata
da tante divisioni e tanta violenza.
D. – Quindi, un uomo pacifico, mite, morto però violentemente ...
R. – Ma anche questo è significativo. Lui, uomo dell’unità, l’uomo che
ha cercato per primo il dialogo con le Chiese dell’Europa dell’Est e con le
Chiese di Occidente; lui, che tanto ha lavorato per una più profonda comunione
tra gli ortodossi ed i cattolici ... muore poi in una morte quasi banale,
violenta, mentre è in preghiera, mentre è nella chiesa ... ecco, questa è
un’epifania del mite, di chi ha speso la vita e non si è difeso pur essendo
altamente esposto, e non si è neppure protetto. E’ un segno da capire di chi
davvero ha amato Gesù fino alla fine.
D. – Un suo ricordo personale, lei che era grande amico di Frère Roger
...
R. – Ne ho parecchi perché sovente ero ammesso nella sua cella e
spesso mi chiamava e ricordo questa sua capacità di toccare subito il cuore. In
lui si sentiva davvero che c’era questa presenza di Dio che lo dominava, che faceva
di lui un servo. Quante volte lui si rivolgeva a me, quasi con poche parole del
Vangelo, che in quel momento lui percepiva e comunicava con una innocenza, con
uno spirito di purezza, di infanzia. Era un uomo capace di parlare al cuore
degli uomini giovani e anziani, ricchi e poveri, un grande testimone di Cristo.
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NELLA CATECHESI
ALL’UDIENZA GENERALE IL PAPA INVITA AD AVERE SEMPRE FIDUCIA IN DIO ANCHE
“QUANDO SI È IMMERSI NEL TEMPO DELLA PROVA, DELLA
PAURA, DELLA
MINACCIA ESTERNA E
DELL'OPPRESSIONE INTERIORE”
E torniamo all’udienza generale, dove il Papa ha invitato avere sempre fiducia
in Dio, anche nel tempo “della minaccia esterna e dell’oppressione interiore”.
Un invito poi alla preghiera per la GMG di Colonia. Il servizio di Roberta Gisotti:
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“Dio nostra
gioia e nostra speranza”: dal Salmo 125, che richiama il Libro di Isaia, ha
preso spunto oggi la catechesi del Papa. Lì si racconta il nuovo esodo – il
ritorno di Israele dall’esilio babilonese – dove la salvezza del popolo eletto
diventa “prova limpida dell’esistenza efficace e potente di Dio presente e
attivo nella storia”. Un Canto di “preghiera del popolo di Dio nel suo
itinerario storico, irto di pericoli e di prove, ma sempre aperto alla fiducia
in Dio… sostegno dei deboli e degli oppressi”, per cui “chi semina nelle
lacrime mieterà con giubilo”. Qui il salmista – ha osservato il Santo Padre –
condensa “la grande lezione sul mistero di fecondità e di vita che può
contenere la sofferenza”:
“Sotto il peso
del lavoro, a volte il viso si riga di lacrime: si sta compiendo una semina
faticosa, forse votata all’inutilità e all’insuccesso. Ma quando giunge la
mietitura abbondante e gioiosa, si scopre che quel dolore è stato fecondo.”
Un Canto
anche di speranza per la “gioia generata dalla libertà, dalla pace e dalla prosperità,
che sono frutto delle benedizione divina”, cui ricorrere quando si è immersi
nel tempo della prova, della paura, della minaccia esterna e dell’oppressione
interiore”. Un appello per tutti “a vivere i propri giorni e a compiere le
proprie scelte in un clima di fedeltà:
“La
perseveranza nel bene, anche se incompresa e contrastata, alla fine giunge sempre
ad un approdo di luce, di fecondità, di pace.”
Al termine
della catechesi il pensiero del Papa è andato al grande raduno giovanile in
Germania, alla vigilia della sua partenza per Colonia, dove ieri si è aperta la
XX GMG:
“A tutti chiedo di accompagnarmi
con la preghiera nel pellegrinaggio apostolico che inizierò domani per prendere
parte a Colonia alla Giornata Mondiale della Gioventù. Si tratta di un
importante appuntamento ecclesiale che tutti ci auguriamo porti ricchi frutti
spirituali per l’intera Chiesa, che conta molto sull’impegno e la testimonianza
evangelica dei giovani”.
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ALLA GMG DI COLONIA, I GIOVANI
ATTENDONO L’ARRIVO, DOMANI, DI BENEDETTO XVI. COMMOZIONE TRA I RAGAZZI PER LA
MORTE DI FRÈRE ROGER,
MENTRE SI MOLTIPLICANO LE INIZIATIVE DI PREGHIERA
E I MOMENTI DI RIFLESSIONE
A Colonia, si vive con gioia l’attesa per l’arrivo, domani, di Benedetto
XVI, che già oggi da Castel Gandolfo si è unito spiritualmente ai ragazzi della
GMG. D’altro canto, la notizia dell’uccisione del fondatore della Comunità di
Taizé ha destato profonda commozione tra i ragazzi affluiti in Germania per la
GMG da ogni angolo del pianeta. In tutte le funzioni religiose della Ventesima
Giornata Mondiale della Gioventù, ha dichiarato il cardinale Karl Lehman -
presidente dei vescovi tedeschi – i giovani pregheranno per Frère Roger, “il nostro
grande amico e pioniere di una ecumene spirituale”. Con questo spirito, dunque,
si svolge questa seconda giornata della GMG, dopo la festosa apertura di ieri
sera. Oggi, il cuore dell’evento ecclesiale è il duomo di Colonia, come ci
riferisce il nostro inviato Massimiliano Menichetti:
**********
Colonia
è entrata nel secondo giorno delle GMG, giornate di festa, di preghiera,
soprattutto orientate all’incontro con Cristo. Ma questa mattina, qui, i ragazzi
di tutto il mondo si sono svegliati con la tragica notizia dell’assassinio di
Frère Roger. Molti i ragazzi che si sono riuniti in preghiera con l’intenzione
di accompagnare in cielo “un uomo – come ha ribadito il presidente della
Conferenza episcopale tedesca, il cardinale Lehmann – che ha dedicato la sua
vita al messaggio di Gesù”. Questa mattina vicino al Duomo della città, su un
palazzo che guarda la cattedrale, due gigantografie, una di Giovanni Paolo II e
l’altra di Benedetto XVI. Lì sotto un gruppo di ragazzi, uno dei tanti,
commosso, pregava per il priore di Taizé, così come in tutte le funzioni
religiose della GMG. Ma oggi Colonia 2005 vive anche il calore della festa,
della riconciliazione, delle catechesi, ormai entrate nel vivo.
Solo
ieri pomeriggio l’apertura ufficiale della XX Giornata mondiale della gioventù
con tre Messe celebrate a Colonia, Düsseldorf e Bonn. Più di 400 mila
pellegrini si sono iscritti fino ad ora, ma per la veglia e la Messa con il
Papa, sabato e domenica, sulla spianata del Marienfeld, è atteso almeno il
doppio delle presenze. “Vi do il benvenuto con la gioia nel cuore – ha sottolineato
ieri il cardinale di Colonia, Meisner – salutando circa 50 mila giovani riuniti
nello stadio della città, che al suo ingresso reca la scritta, tema della GMG:
“Siamo venuti per adorarlo”. E questa scritta è duplicata un po’ ovunque nelle
vie centrali della città, a ricordare il cammino dei Magi che incontrarono
Cristo. Da tutto il globo intanto continuano ad arrivare giovani, dopo i
tedeschi, gli italiani con quasi 100 mila presenze, ma ci sono anche
delegazioni dalla Costa d’Avorio, dalla Georgia, da Haiti, dalla Palestina,
dalla Cina. Incontrando dei giovani rwandesi mi hanno detto: “Cristo è l’unica
via. Il Papa, i Papi, sono un faro che ci porta a Lui. Grazie Benedetto XVI”. E
naturalmente cresce l’attesa per il primo incontro domani con il Santo Padre
sulle rive del Reno. Impegnati nelle confessioni, nella preparazione
spirituale, oltre 10 mila sacerdoti, 759 vescovi, di cui 60 cardinali. Circa 25
mila i volontari a lavoro, migliaia i ragazzi tuttora in pellegrinaggio al
Duomo di Colonia, che cantano e pregano, vivono la fede in Cristo.
All’interno
della struttura, protette dalle due torri, alte 157 metri, sono custodite le
reliquie dei Magi. Francesca Fialdini ha raccolto alcune testimonianze:
D. – Matteo, sei qui da quanto tempo?
R. – Siamo arrivati ieri mattina con il pullman. E’ stato un viaggio
lungo e faticoso, però fa parte del pellegrinaggio: la rinuncia e la
sofferenza. Fa tutto parte di questa esperienza molto bella, molto
significativa.
D. – Cosa significa pellegrinare?
R. – Arrivare ad una meta, che può essere l’obiettivo di una vita,
quindi la crescita spirituale, o capire appieno la propria vocazione.
D. – Lorena, siete in cammino verso una meta. In questo momento, dopo
aver fatto dei passi da pellegrini, vi incontrerete con un Sacramento. Quali
sono le aspettative?
R. – Grazie al pellegrinaggio di stamattina abbiamo avuto modo di
prepararci al Sacramento della Riconciliazione, riflettendo sulla nostra vita,
sul nostro rapporto con Dio e con il prossimo. Quindi, penso che anche la
visita al Duomo, che ha completato il pellegrinaggio, insieme alla preghiera
sulle reliquie dei Magi, ci ha aiutato nella riflessione e nella preparazione
alla penitenza.
L’organizzazione
della GMG aveva rimarcato che sarebbe stato possibile passare sotto le reliquie
dei Re grazie ad una struttura rialzata, come per ricevere la benedizione di
questi tre grandi testimoni della fede. Ma in realtà oggi è possibile ammirare
il reliquiario solamente girandogli intorno. Comunque, quella stella, che i
Magi seguirono e che qui è replicata sulle grandi insegne sparse ovunque o
impressa sulle magliette dei ragazzi, è quasi visibile sopra il Duomo come ad
indicare ai giovani l’amore assoluto di Cristo per l’intera umanità.
Da
Colonia, Massimiliano Menichetti, Radio Vaticana.
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Sulle
orme dei Re Magi, dunque, migliaia di giovani hanno intrapreso un lungo e
intenso pellegrinaggio per rinvigorire, rinnovare la propria fede. Sulle figure
dei Magi e il loro legame speciale con Colonia e la Ventesima GMG, Massimiliano
Menichetti ha raccolto la riflessione di Guzmàn Carriquiri, sottosegretario del
Pontificio Consiglio dei Laici:
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R. – Possiamo dire che i giovani vengono a Colonia a venerare le
reliquie dei Magi, compiendo questo pellegrinaggio, che è poi così presente in
ogni Giornata mondiale. Come hanno fatto i Magi seguendo una stella, si
prostrano in adorazione di fronte alla presenza reale di Dio, nel Mistero
dell’Incarnazione.
D. – Ma cosa portano i Magi nel loro cuore e quindi ai giovani?
R. – I Magi portano nel loro cuore un senso di attesa, di ricerca, il
presentimento di qualcosa di fondamentale che accadrà nelle loro vite, la
risposta ai desideri di verità, di sapienza, di ricerca che li muove. I
giovani, in questi tempi bui, sono come illuminati da questa stella nel cammino
verso l’incontro con Cristo, che è la ragion d’essere, lo scopo e la realtà
viva dell’avvenimento delle Giornate mondiali dei giovani.
D. – Un messaggio anche all’Europa in cui i giovani sono chiamati ad
essere costruttori di pace?
R. – Ma certamente. Il gesto del pellegrinaggio di centinaia di
migliaia di giovani verso Colonia è un gesto di forza, di coraggio e di
speranza. Per questa Europa che ha vissuto, negli ultimi mesi, tantissime
difficoltà e che si presenta invecchiata dal punto di vista demografico e
stanca dal punto di vista economico; si mostra con grande difficoltà ad avere
un’autocoscienza di sé, delle proprie radici cristiane, della propria
tradizione, del proprio impeto ideale per costruire la sua unità.
D. – La grande affluenza dei giovani, la festa, la preghiera: che cosa
vede quindi il vecchio continente?
R. – La vitalità di una Chiesa sempre giovane, capace di ridare
speranza alla missione della Chiesa, ma ridare speranza anche a quest’Europa
per il suo avvenire.
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Ma torniamo all’apertura della Ventesima GMG,
avvenuta ieri sera. Le celebrazioni si sono svolte in tre città tedesche: Bonn, Düsseldorf ed
ovviamente a Colonia con la Messa nello stadio cittadino, celebrata dal
cardinale Joachim Meisner, alla presenza di migliaia di giovani. Il servizio di
Francesca Sabatinelli:
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(canti)
“Celebriamo la prima Giornata Mondiale della Gioventù con
due Papi, con Giovanni Paolo II, che ci segue dal cielo, e con Benedetto XVI,
che ci accompagna sulla terra. Sarà certamente una grandissima festa della fede!”.
Con queste parole, il cardinale Joachim Meisner, arcivescovo di Colonia ha
ufficialmente dato il via con una Messa nello stadio della città alla XX
Giornata Mondiale della Gioventù. In contemporanea le Messe in altre due città,
Bonn e Düsseldorf, alla presenza di circa 20 mila pellegrini. “Vi do il
benvenuto con gioia di cuore - ha detto ai giovani il porporato - in questi
giorni non vi incontrate da stranieri, ma come parenti, perché la fede ha
origine comune in Dio, e come compagni di viaggio, perché la ricerca di una
vita che abbia un senso e che valga la pena di vivere, cioè una vita con Dio,
porta sulla stessa strada”. Ed ha aggiunto: “Così come la forza di attrazione
esercitata da Dio spinse duemila anni fa i Re Magi a cercare Cristo, così oggi
quella stessa forza ha portato questi ragazzi a Colonia, per cercare e trovare
Cristo, colui che garantisce un grande futuro, una vita realizzata”.
A questi giovani, pellegrini di tutto il mondo, il
cardinale Meisner ha spiegato come essi siano il futuro della Chiesa e del
mondo, “un mondo che non vive in primo luogo e solamente di numeri di
produzione, missili e simili, ma soprattutto del suo legame con il Dio vivente
e quindi con la fonte della sua vita”. “La GMG di Colonia non è un evento che
riguarda soltanto i cattolici, ma tutto il mondo”, ha quindi concluso l’arcivescovo
di Colonia. “Cristo non è un latifondista cristiano: è il Signore del mondo. E
in questi giorni - ha aggiunto - noi non cerchiamo Cristo solo per noi stessi,
ma anche per i nostri fratelli e sorelle, ai quali saremmo felici di poter donare
la gioia della fede in Cristo”.
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CORDOGLIO DEL PAPA PER LA MORTE DI 17 SOLDATI
SPAGNOLI
NELLO
SCHIANTO DI UN ELICOTTERO IN AFGHANISTAN
Profondo cordoglio di Benedetto XVI per la morte, ieri, di
17 militari spagnoli nello schianto di un elicottero in Afghanistan. In un
telegramma a firma del cardinale segretario di Stato, Angelo Sodano,
indirizzato all’arcivescovo ordinario militare di Spagna, mons. Francisco Pérez
Gonzàlez, il Papa esprime il proprio dolore ed esprime la sua vicinanza
spirituale ai famigliari delle vittime. Il Pontefice impartisce, infine, la sua
confortatrice benedizione apostolica a quanti sono stati colpiti da questa
tragedia.
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Apre
la prima pagina il titolo “La Giornata mondiale della gioventù con la Novità e
il sapore della prima”; il primo viaggio apostolico di Benedetto XVI: a Colonia
con i giovani.
Servizio
vaticano - La preghiera del Papa per le vittime del disastro aereo a Cipro.
Il
cordoglio del Santo Padre per la morte di Frère Roger, il fondatore della
Comunità di Taizé, brutalmente assassinato.
Servizio
estero - In rilievo la notizia dell’uccisione di due sacerdoti in Colombia.
Servizio
culturale - Un articolo di Vittorino Grossi dal titolo “La verità e la carità,
radici dell'antropologia di Antonio Rosmini.
Servizio
italiano - CDL: nuove polemiche sulla leadership; botta e risposta Berlusconi-Casini.
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17
agosto 2005
INIZIATA
L’EVACUAZIONE FORZATA NELLA STRISCIA DI GAZA.
UNA COLONA EBRAICA SI DA’ FUOCO PER
PROTESTARE CONTRO IL RITIRO
-
Interviste con Yossi Bar e Ali
Rachid -
In Medio Oriente, è in corso lo sgombero forzato nella Striscia di
Gaza: centinaia di soldati, scortati da bulldozer, stanno sfidando la resistenza
di chi non vuole partire. L’evacuazione delle colonie ha generato, profonde
fratture nella società israeliana. La protesta più drammatica è quella di una colona
ebraica che si è data fuoco per ribellarsi al ritiro. Nello Stato ebraico,
intanto, una bomba a mano è stata scagliata contro un gruppo di militari
all’interno di una base israeliana ferendo almeno 5 persone. Per capire
ripercussioni abbia avuto per gli israeliani, la decisione di Sharon di optare
per il ritiro, Yossi Bar, corrispondente del quotidiano israeliano ‘Yedioth
Aoronoth’, intervistato da Stefano Leszczynski:
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R. – E’ chiaro che Sharon, decidendo di ritirarsi da
questi territori, ha preso un rischio abbastanza grande e ha dato un segnale
molto chiaro a tutto il mondo: lo Stato di Israele è disposto a concedere dei
territori in cambio della pace. Speriamo che i palestinesi comprendano il
valore di questo disimpegno e riescano a sviluppare questa zona.
D. – Il fatto che questo ritiro
venga vissuto come una vittoria dell’Intifada, è una tesi molto diffusa tra i
palestinesi?
R. – Io penso che i palestinesi
siano contenti. Forse i sentimenti popolari fanno ritenere che loro abbiano
vinto e che Israele se ne va. Questo ritiro è anche una prova per il nuovo
presidente palestinese, Abu Mazen. Tocca a lui prendere le redini del suo governo
e far aprire ai palestinesi gli occhi sul fatto che questa è una opportunità
enorme: si può aprire una nuova fase nelle relazioni fra israeliani e
palestinesi.
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La notizia del ritiro
unilaterale da Gaza viene vissuta con sentimenti contrastanti anche da parte
palestinese dove alla gioia per la presa di possesso di questo territorio si
aggiunge la preoccupazione per un futuro incerto. Ascoltiamo, al microfono di
Stefano Leszczynski, il commento di Ali Rachid, primo segretario della
delegazione generale palestinese in Italia:
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R. – E’ una giornata importante per i palestinesi, anche
se non rientreranno in possesso pieno del territorio di Gaza, perché Israele
mantiene la sua sovranità sulle coste, sui punti di passaggio e di confine e
sul cielo di Gaza. Ma questo non significa che il ritiro israeliano non
rappresenti un piccolo passo, un passo importante verso una soluzione vera.
Questo disimpegno dal punto di vista palestinese, non è altro che l’inizio.
D. - Tuttavia si può definire
uno sforzo di buona volontà il ritiro dei coloni israeliani da Gaza. E quale
sarà, secondo lei, la risposta dei movimenti palestinesi più combattivi?
R. – Loro ritengono che questo
sia un passo importante. Ma lo giudicano comunque insufficiente. Per il
momento, credo sia prevalente il buon senso. E’ inutile nasconderlo: il
dibattito all’interno del popolo palestinese è caratterizzato dall’entusiasmo
per la liberazione di una piccola parte del territorio della Striscia di Gaza,
ma anche dall’insicurezza, perché i palestinesi non si fidano di Israele.
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17
agosto 2005
TERMINANO OGGI I LAVORI DELLA 43° ASSEMBLEA
GENERALE
DELL’EPISCOPATO BRASILIANO:
IERI, PER I VESCOVI, IL SALUTO DEL PONTEFICE
- A cura di Silvonei Protz -
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ITAICI. = Si chiudono oggi ad
Itaicì i lavori della 43° Assemblea generale dei vescovi del Brasile: nove
giorni di incontri durante i quali più di 300 vescovi hanno affrontato i temi
che coinvolgono la Chiesa e la società brasiliane. Sono stati presentati, inoltre,
diversi documenti. Tra questi la dichiarazione sulla crisi politica che coinvolge
i membri del Partito del presidente Lula, accusati di corruzione. E la
dichiarazione di appoggio al referendum sul commercio di armi in Brasile. I vescovi
chiedono, rispettivamente, una purificazione della politica brasiliana e di
votare per il divieto del commercio delle armi. Nel corso dell’Assemblea è
stato presentato, in 97 pagine, anche
il nuovo Direttorio di catechesi. Ieri, infine, penultimo giorno di lavoro, è
stata letta la Dichiarazione sulle esigenze etiche in difesa della vita, contro
l’aborto. Nel testo c’è anche un appello al presidente brasiliano Lula affinché
non accetti un progetto di legge sulla legalizzazione dell’aborto e
dell’eutanasia. E sempre nella giornata di ieri i vescovi brasiliani hanno
ricevuto un messaggio di Benedetto XVI, a firma del Sostituto, mons. Leonardo
Sandri. Il Santo Padre sottolinea di essere unito spiritualmente a tutto
l’episcopato brasiliano, con l’auspicio che, ispirato nella luce di Cristo,
assuma con ottimismo e determinazione gli autentici valori della fede che sempre
sono stati presenti nella storia di questa grande nazione.
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ALLARME EPIDEMIA DI COLERA IN
IRAN: IN UN MESE
SEI PERSONE SONO MORTE E OLTRE 400 SONO STATE
INFETTATE
TEHERAN. = Una violenta epidemia
di colera si sta diffondendo rapidamente in Iran. Nell’ultimo mese, infatti,
sei persone sono morte e almeno 477 sono state infettate in tredici province
del Paese, sebbene appena una settimana fa i casi denunciati dalle autorità
iraniane erano solo 56. Secondo quanto dichiarato dal ministero della Sanità:
“Oltre il 60 per cento degli infettati ha un’età superiore ai 25 anni e questo
è indice del rischio che il contagio diventi epidemico”. Le autorità sanitarie
hanno invitato la popolazione ad evitare il consumo di frutta, ortaggi e
ghiaccio venduti nei mercati. (R.P.)
EMERGENZA NIGER: PARTE QUESTA
SETTIMANA DALL’ITALIA UN NUOVO CICLO DI AIUTI DEL PROGRAMMA ALIMENTARE DELLE
NAZIONI UNITE
NIAMEY.
= Partiranno in settimana dalla città di Brindisi alla volta del Niger due
aerei carichi di aiuti umanitari allestiti dal Programma
Alimentare Mondiale (PAM) delle Nazioni Unite. Il Paese africano, infatti, è
colpito da una grave carestia che ha ridotto in condizioni critiche oltre due
milioni e mezzo di persone. Così entro il prossimo 23 agosto, un “Ilyushin-76”
e un “Boeing 747” noleggiato dal PAM lasceranno la Base di pronto intervento
umanitario dell’ONU di Brindisi, con a bordo 950 tonnellate di mais di soya ad
alto contenuto nutrizionale, con destinazione finale Niamei. Il carico si
aggiungerà alla distribuzione di cibo già in corso questa settimana nei
villaggi. Obiettivo della distribuzione sarà fornire aiuti alimentari a 1
milione 850 mila persone. Le restanti 800 mila, dichiarate in condizione di “urgente
bisogno” dal Sistema Nazionale di preallertamento del Governo, riceveranno il sostegno
delle ONG “Plan” e “Catholic Relief Services”. Ma si tratta solo di una prima
fase di nterventi. Un secondo ciclo di distribuzione, infatti, è previsto per
il prossimo mese, prima del raccolto di ottobre. “Stiamo
facendo del nostro meglio per nutrire i nostri beneficiari nella maniera più
veloce possibile nelle prossime sei settimane”, ha detto detto Khaled Adly,
direttore dell'Ufficio PAM dell'Africa occidentale aggiungendo che “questo
significa non solo movimentare per via aerea il cibo più urgente, ma anche
aumentare il numero di convogli via terra che trasportano riso dal porto di
Lomé, nel vicino Togo, e accelerare l'arrivo dei camion carichi di mais provenienti da Cotonou, nel Benin. Lo scorso
mese il Programma Alimentare Mondiale e il suo partner privato, Tpg-Tnt - la
compagnia che si occupa di servizi di posta, espresso e logistica - hanno
trasportato da Brindisi in Niger più di 100 tonnellate di biscotti ad alto
contenuto energetico. (R.P.)
“LA GLOBALIZZAZIONE STA DANNEGGIANDO LE LINGUE”: 3
MILA GLI IDIOMI
A RISCHIO NEI PAESI PIU’
POVERI. LO DENUNCIA UNO STUDIO DELLA
“NATIONAL SCIENCE
FOUNDATION” DI WASHINGTON
WASHINGTON. = Un numero crescente di lingue e
dialetti sarebbe a rischio di estinzione per via della globalizzazione. È
questo l’allarme lanciato dalla National Science Foundation (NSF).
L’associazione, che ha già impegnato quasi cinque milioni di dollari per
salvare 70 idiomi a rischio, chiama ancora una volta a raccolta gli scienziati
di tutto il mondo per utilizzare altri due milioni di dollari per finanziare
progetti destinati alla salvaguardia delle lingue morenti. I progetti dovrebbero
riguardare in particolare le regioni meno evolute del mondo dove ogni mese si
registra la scomparsa di almeno due lingue e non si esclude che in futuro possano
estinguersi circa 3 mila idiomi su un totale di 7 mila (10 mila secondo alcuni
studiosi). “La gente preferisce svolgere affari e comunicare in
inglese, cinese, hindi, spagnolo e russo” ha scritto Nicolle Rager Fuller della
NSF, aggiungendo che altri fattori come internet e la televisione stanno
contribuendo al “linguicidio” in corso. Un fenomeno, questo, da non
sottovalutare visto che, secondo i ricercatori, provocherebbe la scomparsa di
intere culture e identità, impoverendo il mondo dal punto di vista umano. Più
alto è il numero delle lingue in uso, infatti, maggiori sarebbero le
possibilità di esplorare il potenziale e i limiti della mente e quindi di
custodire un patrimonio unico di “conoscenze locali”. Cosa che consentirebbe di
comprendere meglio, in ultima analisi, la “storia dell’umanità”. Ma le
considerazioni della National Science Foundation si spingono anche oltre. Secondo
gli esperti infatti: “coloro che parlano una delle principali lingue del mondo possono
non capire che cosa significa la perdita di un idioma e possono perfino pensare
che il mondo sarebbe migliore se parlassimo tutti la stessa lingua. In realtà,
l’imposizione di usare una sola lingua si associa spesso alla violenza. Governi
repressivi proibiscono certe lingue e certe consuetudini come forma di controllo.
E i popoli conquistati attuano la loro resistenza parlando la loro lingua e conservando
le proprie abitudini”. Infine i linguisti sottolineano il fatto che la varietà
linguistica è anche sinonimo di arricchimento di un idioma rispetto ad un
altro. Valga per tutti l’esempio dell’inglese che è diventato sempre più
articolato e complesso proprio grazie ai “prestiti” acquisiti dalle altre
lingue. Attualmente, per gli idiomi in pericolo, accanto all’attività svolta
dalla National Science Foundation, esistono altri progetti come il “Rosetta
project”, una specie di biblioteca linguistica digitale, e l’“Ailla”, un
archivio degli idiomi indigeni dell’America latina, preziosa documentazione per
le centinaia di lingue parlate in tutto il Paese,dal confine messicano con gli
Stati Uniti fino al sud del Cile. (R.P.)
FINO AL 21 AGOSTO, NELLA CITTA’ ITALIANA DI
FERRARA,
UNA MOSTRA FOTOGRAFICA SU RIFUGIATI
DI GUERRA, CON IL CONTRIBUTO,
TRA GLI ENTI PROMOTORI, DELLA CARITAS DIOCESANA
FERRARA. = Il dolore della
guerra in Serbia e la sofferenza dei profughi in Afghanistan negli scatti della
reporter Kristina Andjelkovic e dal geologo e fotografo ferrarese Michele
Ungaro. Le immagini sono in mostra fino al 21 agosto a Ferrara, negli spazi
allestiti in occasione del festival musicale ‘Buskergarden’. Si tratta di una
cinquantina di pannelli che documentano in particolare la vita nel campo profughi
della provincia afghana di Helmand, dove vivono oltre 30 mila persone. L'iniziativa
nasce nell'ambito del progetto europeo Equal Orizzonti, teso a facilitare i
processi di inserimento dei rifugiati. A gestire la mostra e le attività
collaterali a favore di cittadini stranieri richiedenti asilo: la Caritas
diocesana di Ferrara - Comacchio e l’Ecipar Ferrara, capofila del progetto.
(R.P.)
TORNA IL CORALLO ROSSO NELLE ACQUE DEL MARE
MEDITERRANEO.
LO SI PUÒ ESSERVARE ANCHE
A BASSE PROFONDITÀ IN VARIE REGIONI ITALIANE
ROMA. = Torna nel Mare
Mediterraneo il corallo rosso. Depredate per decenni a scopi commerciali, le
colonie di corallo hanno subito una forte regressione, ora, soprattutto nelle
aree marine protette, si stanno riaffacciando. Lungo le coste italiane sono
sempre più numerose le pareti coperte dei preziosi rametti rossi di 5-10
centimetri. Il corallo ama l’ombra, si trova in particolare nelle grotte o
sotto pareti di roccia, al riparo dalla luce del sole. Si può trovare a 50 o
anche ad una decina
di metri di profondità. (T.C.)
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A cura di Amedeo Lomonaco e Andrea Cocco -
In Iraq almeno 43 persone, tra le quali donne e bambini,
sono morte in seguito a tre attentati compiuti a Baghdad nei pressi di una
stazione di taxi e di un ospedale. Le azioni della guerriglia hanno scosso
anche il nord del Paese: a Kirkuk un agguato ha causato la morte di sei soldati
iracheni. Il nostro servizio:
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Un denso fumo nero ha avvolto stamani il centro di
Baghdad, sconvolto da tre attentati dinamitardi condotti in rapida sequenza.
Due auto imbottite di esplosivo hanno colpito una stazione di taxi. La terza
autobomba, esplosa molto vicino all’ospedale al Kindi, ha investito il
personale medico e gli agenti sopraggiunti per soccorrere le vittime delle prime
due esplosioni. La polizia ha reso noto che il primo attentato è stato compiuto
da un kamikaze. Un portavoce del ministero dell’Interno ha detto, inoltre, che
il bilancio delle vittime è ancora provvisorio ed è purtroppo destinato ad
aumentare. Gli inquirenti concordano su un dato: la potenza delle esplosioni è
stata terrificante. Uno degli ordigni utilizzati dai ribelli ha addirittura
scavato nel terreno un cratere ampio più di due metri. Nel cosiddetto triangolo
sunnita, è stato assassinato a Samarra un ufficiale di polizia. Episodi di
violenza sono avvenuti anche nel nord del Paese, dove sei soldati della forza
di protezione delle istallazioni petrolifere sono rimasti uccisi in
un’imboscata tesa da uomini armati nei pressi di Kirkuk. Una fonte del
ministero dell’Interno ha riferito, infine, che una persona è morta per un attacco
perpetrato da guerriglieri ad est di Baghdad.
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La Russia ritiene che sarebbe “controproducente e
pericoloso” usare la forza contro l’Iran per risolvere l’annosa questione del
programmi nucleare di Teheran. Lo ha affermato oggi il portavoce del ministero
degli Esteri di Mosca, Mikhail Kamynin, pochi giorni dopo l’intervista
rilasciata dal presidente statunitense George Bush nella quale il capo di Stato
americano non aveva escluso un intervento militare contro Teheran.
Ondata di attentati dinamitardi in Bangladesh. Sono più di
200 le esplosioni che stamani hanno scosso il Paese asiatico. Una quindicina
sono avvenute nella capitale, Dacca. Il bilancio, ancora provvisorio, è di
almeno un morto e di quasi 40 feriti. Secondo il ministro degli Interni,
Luftuzzaman Babar, si tratta di attacchi condotto da una rete organizzata che
vuole destabilizzare la nazione. Accanto ad alcuni ordigni, di fattura
artigianale, sono stati trovati volantini di un gruppo islamico fuori legge, il
‘Jamaatul Mujahidin’. Ma come spiegare questo ritorno alla violenza? Dorotea
Gambardella lo ha chiesto al padre saveriano, Alfio Coni, raggiunto
telefonicamente a Dacca:
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R. – E’ da ricondurre soprattutto alla situazione
politica. Qui in Bangladesh il partito principale ha vinto le elezioni con
l’aiuto di islamici fondamentalisti. Questi, quando sono saliti al potere,
hanno cercato di imporre in qualche modo una visione più musulmana, e ciò ha
portato a delle posizioni estremiste. Una cosa che non si sa in Occidente è che
anche in Bangladesh ci sono dei campi di addestramento di fondamenstalisti. Il
governo lo ha sempre negato, però ci sono migliaia di stranieri che vengono qui
e non si sa esattamente che attività svolgano.
D. – Nella vita di tutti i
giorni come si manifesta la discriminazione del governo nei confronti delle
minoranze religiose?
R. – Nella vita di tutti i
giorni si manifesta, per esempio, sui posti di lavoro. Se c’è da assegnare un
posto e la persona che si presenta al colloquio è un musulmano, questa viene
favorita rispetto ad altri che sono di altre religioni.
D. – Secondo lei quali misure si
dovrebbero adottare per cercare di risolvere questa situazione?
R. – Si potrebbe promuovere una
presa di posizione da parte dei governi occidentali per spingere il governo ad
osservare di più i diritti umani.
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“Ogni articolo
dell’accordo di pace sarà scrupolosamente attuato”. Con queste parole il
presidente indonesiano, Yudhoyono, ha confermato il pieno impegno del governo
di Giakarta a rispettare la pace firmata lunedì con gli ex separatisti della
provincia di Aceh. Oggi 285 ribelli del GAM, il movimento separatista di Aceh,
saranno liberati, dalle carceri indonesiane. Alla decisione, che rientra negli
impegni presi dal governo con l’accordo di lunedì, dovrebbe seguire il rilascio
di altri 1500 prigionieri entro la fine del mese. E mentre da tutto il mondo
sono giunte le felicitazioni per un accordo definito storico, il Paese festeggia
il sessantesimo anniversario della sua indipendenza dal Giappone. Una celebrazione
importante, che al contrario del passato, quest’anno sembra essere stata accolta
con tranquillità anche nella provincia di Aceh.
Prosegue l’inchiesta sugli attentati di Londra. “L’ordigno
confezionato da Hamdi Issac per uno dei quattro attentati del 21 luglio scorso
a Londra era costituito da polvere da
sparo, farina di mais, chiodi e due sostanze chimiche a riprova del fatto che
voleva uccidere”. Lo ha fatto sapere
oggi l’avvocato Paolo Iorio, rappresentante della Gran Bretagna. Intanto la
Corte d’Appello di Roma ha deciso che l’etiope sarà estradato entro 35 giorni
in Gran bretagna il termine di 35 giorni è stato fissato per consentire alla
procura di eseguire ulteriori accertamenti.
Sono giunte ad un punto morto le trattative
tra il governo colombiano e le Forze Armate Rivoluzionarie (FARC), per la
liberazione degli ostaggi in mano alla guerriglia. Ieri le Farc hanno respinto
la proposta dell’esecutivo di intraprendere i colloqui nel villaggio di Aures e
chiedono all’esercito di ritirarsi da alcune zone del Paese come condizione per
avviare il dialogo. L’ipotesi è stata respinta dal presidente Alvaro Uribe.
Nelle ultime 48 ore, è stata attribuita alle Farc l’uccisione di 11 persone di
cui due sacerdoti.
Un aereo charter venezuelano con
a bordo 220 passeggeri è stato costretto a un atterraggio di emergenza nello
scalo salvadoregno di Comalpa, 44 chilometri a sud-est di San Salvador, a causa
di un guasto all’impianto idraulico di uno dei carrelli. Intanto, il ministro
francese dei territori d’Oltre Mare, Francois Baroin, è arrivato questa mattina
in Martinica, per incontrare i membri della cellula di crisi predisposta dopo
l’incidente aereo di ieri in Venezuela, che ha causato la morte di 160 persone.
In Perù, la nomina del nuovo
primo ministro ha messo ufficialmente fine alla crisi di governo scoppiata la
scorsa settimana. Il nuovo esecutivo si insedia a seguito delle dimissioni
dell’ex premier Carlos Ferrero, in aperto contrasto con il presidente Toledo
per la decisione di nominare come nuovo ministro degli Esteri Fernando Olivera,
che aveva appoggiato la proposta di legalizzare la coltivazione di coca
avanzata dal governatore della regione di Cusco. Ieri, a prendere il posto di
Ferrero è stato Pablo Kuczynski, ex ministro dell’Economia. A lui sarà affidato
il compito di traghettare il Paese fino alle elezioni presidenziali previste
per il prossimo aprile.
In Etiopia, nella regione del Somali, tre
partiti dell’opposizione hanno annunciato di voler boicottare le elezioni
parziali del prossimo 21 agosto, accusando le autorità di frodi. Le operazioni
di voto si svolgeranno in 23 regioni in cui non si è ancora votato per problemi
di sicurezza e in altri 32 distretti dove sono state riscontrate irregolarità
durante le elezioni di maggio. Nel resto del Paese è comunque tornata la calma
dopo le violente contestazioni che hanno accompagnato il voto di maggio
provocando oltre 40 morti.
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