RADIOVATICANA

RADIOGIORNALE

Anno XLVIII n. 149 - Testo della trasmissione di venerdì 28 maggio 2004

 

Sommario

 

 

IL PAPA E LA SANTA SEDE:

Restate sempre fedeli ai vostri valori cristiani per fare dell’Europa una vera famiglia di popoli:  è l’appello lanciato oggi dal Papa alla Slovenia incontrando il premier di questo Paese, Anton Rop

 

Di fronte alla diffusione del materialismo e del relativismo nelle società occidentali, serve un rinnovato  impegno per l’evangelizzazione: così il Papa ad un gruppo di vescovi americani in  visita ad Limina

 

Pubblicati i Lineamenta in vista dell’11.ma Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi che si terrà in Vaticano nell’ottobre del 2005.

 

OGGI IN PRIMO PIANO:

Forse 2150 i morti per le alluvioni ad Haiti e Repubblica Dominicana:ai nostri microfoni il vescovo ausiliare di Port-au-Prince, Pierre Dumas

 

I bambini della Colombia in movimento per la pace: ce ne parla Mayerly Sanchez

 

L’Arena di Verona celebra il centenario di Madama Butterfly: presentato l’82.esimo cartellone lirico: con noi i protagonisti Franco Zeffirelli e Placido Domingo e il Sovrintendente Claudio Orazi

 

CHIESA E SOCIETA’:

Ha preso il via oggi in Messico il terzo Vertice Unione Europea - America Latina

 

L’Islam è una religione di pace e il Corano vieta di uccidere: lo ha affermato un’alta autorità musulmana durante i lavori della Conferenza sul dialogo islamo-cristiano, in corso in Qatar

 

Ciascuno di noi è chiamato a testimoniare la grazia e l’amore di Dio nel mondo. E’ l’auspicio espresso dai presidenti del Consiglio Mondiale delle Chiese pubblicato per la Pentecoste, il prossimo 30 maggio

 

A Roma, il convegno dell’Oim sulla tratta degli esseri umani

 

Esortazione dei vescovi colombiani ai guerriglieri delle Farc, a liberare gli ostaggi e ad aprirsi alla politica a 40 anni dall’inizio della lotta armata

 

E’ morto nella sua casa torinese il presidente della Fiat, Umberto Agnelli.

 

24 ORE NEL MONDO:

Scontri sporadici a Kufa, dove Moqtada Sadr ha rinunciato a tenere il solito sermone del venerdì. Uccisi due giornalisti giapponesi e rilasciati i 4 della tv americana Nbc

 

In un attentato presso Rafah morti i due kamikaze palestinesi e ferito un soldato israeliano. Sempre nella striscia di Gaza colpito a morte un palestinese.

 

 

IL PAPA E LA SANTA SEDE

28 maggio 2004

 

 

RESTATE SEMPRE FEDELI AI VOSTRI VALORI CRISTIANI PER FARE DELL’EUROPA

UNA VERA FAMIGLIA DI POPOLI:  E’ L’APPELLO LANCIATO OGGI DAL PAPA ALLA SLOVENIA INCONTRANDO  IL PREMIER DI QUESTO PAESE,

ANTON ROP

- A cura di Sergio Centofanti -

 

Restate sempre fedeli ai valori cristiani che costituiscono parte integrante della vostra storia e della vostra cultura: è l’appello lanciato oggi dal Papa al popolo sloveno, durante l’incontro in Vaticano con il premier della Slovenia, il liberal-democratico Anton Rop, che attualmente guida una coalizione di centro-sinistra.

 

Giovanni Paolo II, ricordando l’ingresso di questo Paese nella nuova Europa a 25  il 1° maggio scorso, ha sottolineato il contributo della Slovenia per rendere il Continente “una vera famiglia di Popoli in un contesto di libertà e di mutua cooperazione, salvaguardando al tempo stesso la propria identità culturale e spirituale”. Il Papa ha quindi auspicato che la Slovenia possa “progredire costantemente sulla via dello sviluppo e della pace”.

 

Oggi, dopo lo scambio degli Strumenti di ratifica, che è avvenuto nel Palazzo Vaticano alla presenza del premier sloveno e del cardinale segretario di Stato Angelo Sodano, è entrato in vigore l’Accordo fra la Slovenia e la Santa Sede su alcuni temi giuridici di comune interesse. L’intesa, che si può definire storica, giungendo dopo 10 anni di trattative, riconosce alla Chiesa cattolica uno status giuridico e – ha detto il Papa – testimonia l’impegno di questo Paese a “mantenere buoni rapporti con la Sede Apostolica”. Rapporti - ha aggiunto - “fondati sul mutuo rispetto e sulla leale collaborazione” a vantaggio di tutti gli abitanti dello Stato. La Slovenia indipendente dal 1991, conta 2 milioni di abitanti, dei quali oltre il 70% sono cattolici.

 

 

DI FRONTE ALLA DIFFUSIONE DEL MATERIALISMO E DEL RELATIVISMO NELLE SOCIETA’ OCCIDENTALI, SERVE UN RINNOVATO IMPEGNO PER L’EVANGELIZZAZIONE:

 COSI’ IL PAPA NEL DISCORSO AD UN GRUPPO DI VESCOVI AMERICANI,

 RICEVUTI IN VATICANO AL TERMINE DELLA VISITA AD LIMINA

- A cura di Alessandro Gisotti -

 

E’ necessaria un’efficace proclamazione del Vangelo nelle società contemporanee occidentali per contrastare la diffusione dell’agnosticismo e del relativismo. E’ l’avvertimento di Giovanni Paolo II ad un gruppo di presuli degli Stati Uniti, ricevuti stamani al termine della Visita ad Limina. Il Papa ha rammentato che la missione profetica spetta ad ogni cristiano ed in particolare ai vescovi, messaggeri del Vangelo e maestri della fede. Quindi, si è soffermato sulle sfide che oggi deve affrontare la Chiesa americana. Il servizio di Alessandro Gisotti:

 

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Negli Stati Uniti, ha detto il Papa, la Chiesa è chiamata ad una nuova evangelizzazione per “rispondere ai profondi bisogni religiosi e alle aspirazioni di una società, che rischia sempre più di perdere le sue radici spirituali cedendo ad una visione del mondo senz’anima e puramente materialista”. Affrontare questa sfida, ha avvertito, richiede un’attenta lettura dei “segni dei tempi”, in vista di una “persuasiva presentazione della fede cattolica”. In particolare, ha proseguito il Santo Padre, “bisogna preparare i giovani al dialogo con i propri contemporanei sul messaggio cristiano e la sua rilevanza per la costruzione di un mondo più giusto, umano e pacifico”.

 

In tale contesto, ha affermato, è quanto mai l’ora dei fedeli laici che sono chiamati “a portare avanti la missione profetica della Chiesa, evangelizzando le varie sfere della vita famigliare, sociale, professionale e culturale”. E qui ha ricordato l’impegno profetico dei vescovi americani fin dal Concilio Vaticano II su importanti questioni sociali come il rispetto della vita umana, la difesa della famiglia, della giustizia e della pace. Un elemento essenziale per la Chiesa nel dialogo con la società odierna, ha detto ancora, è “la corretta presentazione, nella catechesi e nella preghiera, della relazione tra fede e ragione”. L’autentica comprensione biblica degli atti di fede, infatti, servirà ad apprezzare meglio il ruolo della Chiesa.

 

 “La parola di Dio – ha esortato – non deve essere incatenata, ma deve risuonare ovunque in tutta la sua verità liberatrice quale parola di grazia e salvezza”. Nello sforzo di una nuova evangelizzazione, ha affermato, la Chiesa deve mobilitare tutte le sue risorse “per parlare coraggiosamente e con voce unita nell’affrontare i grandi temi morali e spirituali” dei nostri tempi.

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ALTRE UDIENZE E NOMINE

 

Questa sera alle 18,45 il Papa riceverà il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

 

Oggi il Santo Padre ha nominato membri del Consiglio Speciale per l'Asia della Segreteria Generale del Sinodo dei vescovi il cardinale Crescenzio Sepe, prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, e mons. Joseph Cheng Tsai‑fa, arcivescovo di Taipei.

 

 

PUBBLICATI I LINEAMENTA IN VISTA DELL’11.MA ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA

DEL SINODO DEI VESCOVI CHE SI TERRA’ IN VATICANO NELL’OTTOBRE

DEL 2005 SUL TEMA DELL’EUCARISTIA, FONTE E CULMINE DELLA VITA DELLA CHIESA

 

Sono stati pubblicati i Lineamenta in vista dell’11a Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi che si terrà in Vaticano dal 2 al 29 ottobre del 2005 sul tema “L’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”.

 

Si tratta di un documento destinato a sollecitare lo studio, la consultazione e la risposta da parte di tutte le forze vive della Chiesa. Il testo è stato elaborato secondo le indicazioni del Consiglio della Segreteria Generale del Sinodo, con l'aiuto di esperti, per proporre alla riflessione, in grandi linee, i contenuti del tema. Per facilitare la discussione è stato redatto un Questionario. Dalle risposte e dalle osservazioni dipenderà la completezza e l'attualità dell'elaborazione dell'Instrumentum laboris.

 

Il testo dei Lineamenta è composto di sette capitoli riguardanti l’Eucaristia e la natura e la missione della Chiesa. In particolare si afferma che l’Eucaristia è memoriale del mistero pasquale e sacramento della presenza permanente del Signore,  dono continuamente da scoprire.

 

L’Eucaristia – leggiamo nei Lineamenta -  è vincolo di carità, è farmaco di immortalità e lievito di vita nuova nei rapporti tra le persone e nella costruzione di un mondo di pace, di giustizia e di amore. Il Questionario, composto di 20 domande, ha lo scopo di sollecitare risposte che partano dalle condizioni delle diverse Chiese particolari, in modo da percepirne aspetti positivi da condividere ed eventuali deficienze da colmare in un dialogo leale e costruttivo. 

 

Le riflessioni che perverranno alla Segreteria Generale del Sinodo dei vescovi permetteranno di elaborare l’Instrumentum laboris e procedere nella verifica pastorale a livello di Chiesa universale sul tema sempre attuale dell’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa.

 

 

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OGGI SU “L’OSSERVATORE ROMANO”

 

 

Nella prima pagina de L’Osservatore Romano l’Udienza del Santo Padre al Primo Ministro della Repubblica di Slovenia e la Visita ad limina dei Vescovi Americani delle province ecclesiastiche di Indianapolis, Chicago e Milwaukee (articoli nelle pagine interne). Iraq: mentre Mosca dice “sì” alla risoluzione dell’Onu ma solo con un Governo rappresentativo, Pechino giudica necessario l’invio di una forza armata multinazionale. Piano d’emergenza della Caritas per soccorrere le popolazioni sconvolte dalle alluvioni ad Haiti e nella Repubblica Dominicana. Sudan: l’Onu offre una mediazione per il Darfur.

 

Nelle pagine vaticane, l’articolo di Gabriele Nicolò dal Qatar sul convegno interreligioso tra Cristiani e Musulmani. Una pagina dedicata al Congresso Mariano svoltosi a Benevento

 

Nelle pagine estere, lo scambio degli Strumenti di Ratifica dell’Accordo fra la Santa Sede e la Repubblica di Slovenia su questioni giuridiche firmato a Ljubljana il 14 dicembre 2001.

 

Nella pagina culturale: due articoli di Mario Gabriele Giordano e di Franco Patruno a commento del recente film televisivo dedicato alla figura di Nerone. La morte di Vittore Branca.

 

Nelle pagine italiane, La morte del Presidente della Fiat Umberto Agnelli. I commenti al discorso programmatico del neopresidente di Confindustria Montezemolo.

 

 

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RADIO VATICANA

Radiogiornale

 

OGGI IN PRIMO PIANO

28 maggio 2004

 

OLTRE 2.000 MORTI NELLA REPUBBLICA DOMINICANA ED HAITI.

I MILITARI AMERICANI AIUTANO LA POPOLAZIONE,

MA NON RESTERANNO OLTRE GIUGNO

- Intervista con mons. Pierre Dumas -

 

Aumenta il numero delle vittime ad Haiti e nella Repubblica Dominicana, causate dalle recenti alluvioni. I morti si contano ormai a migliaia e gravissimi sono i danni per l’agricoltura. Il servizio è di Salvatore Sabatino:

 

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Un bilancio definitivo ancora non c’è. Il numero delle vittime di questa alluvione, la più grave nella storia contemporanea di Haiti e Santo Domingo, va dai 915 morti, ai 2150. Le fonti sono svariate, così come le cifre. A mettere ordine, però, sono le Nazioni Unite, che nella sola parte haitiana dell’Isola di Hispanola hanno calcolato circa 1500 vittime, tra morti e dispersi. La situazione più grave si registra a Mapou, ad Haiti, dove sotto il fango sono stati rinvenuti oltre 1.000 cadaveri. La città è stata completamente sommersa dalle acque, che ritirandosi hanno lasciato un denso letto di fanghiglia. 158, invece, i corpi recuperati a Fond Verettes, una città di circa 40mila abitanti. Nella Repubblica Dominicana, il centro urbano più colpito è Jimani, dove il lago Enriquillo è esondato provocando devastazioni. Sempre sul versante dominicano tre piccoli centri abitati sono stati spazzati via dal Rio Soleil.

 

Dal 1912 il letto di questo fiume era secco e per questo negli anni sessanta e settanta erano sorti i tre villaggi. Il presidente della Repubblica Dominicana Hipolito Mejia ha dichiarato oggi un giorno di lutto nazionale. Intanto i militari americani presenti a Port-au-Prince per riportare l'ordine dopo le tensioni dei mesi scorsi, si sono mobilitati nell'opera di soccorso alla popolazione; ma Washington ha già comunicato che la missione militare non proseguirà oltre giugno, così come stabilito precedentemente. Anche le Nazioni Unite hanno inviato esperti in situazioni di emergenza che stanno rapidamente valutando i bisogni e coordinando i primi soccorsi. Si è attivata pure la Caritas ed hanno offerto aiuti Messico e Spagna.

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E, come dicevamo, la situazione è particolarmente grave ad Haiti dove le piogge torrenziali rappresentano un’ulteriore prova a cui viene sottoposta la popolazione duramente provata dalla povertà e dall’instabilità socio-politica. Lucas Duran ha raccolto telefonicamente l’appello alla Comunità internazionale di mons. Pierre Dumas, vescovo ausiliare di Port-au-Prince. Ascoltiamolo:

 

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R. – Ci sono molte persone nella zona di Fond Verrettes - più di 3 mila abitanti - che si ritrovano praticamente senza niente. Tutta la zona è accessibile solamente con l’elicottero; le strade sono impraticabili, non si può arrivare neanche per portare aiuti e soccorso alla popolazione. Le autorità stanno cercando di fare qualcosa portando da mangiare ma in particolare l’acqua potabile. Haiti e la Repubblica Dominicana sperano che la comunità internazionale possa fare qualcosa ed andare incontro alle necessità delle due popolazioni. Noi siamo anche molto grati al Santo Padre per il messaggio di vicinanza, di prossimità, di comunione che ha inviato sia alla popolazione haitiana che alla popolazione dominicana.

 

D. – Mons. Dumas, le piogge stanno continuando ancora in queste ore?

 

R. – Grazie a Dio da ieri ha smesso di piovere. Speriamo ora che il bel tempo – il sole adesso è ritornato – la temperatura, il clima rimanga come è oggi. Una cosa è certa: queste località sono state colpite dalle piogge ma la stagione dei cicloni in verità dovrà iniziare tra poco. La situazione rimane, quindi, sempre instabile e chiediamo alla Comunità internazionale di avere un’attenzione maggiore perché si tratta di una zona già molto povera che è stata nuovamente colpita.

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I BAMBINI DELLA COLOMBIA IN MOVIMENTO PER LA PACE

- Intervista con Mayerly Sanchez -

 

Un Paese la Colombia in guerra con se stesso, teatro di un incessante conflitto civile che va avanti da oltre 50 anni, e che vede la lotta politica intrecciarsi con la criminalità organizzata e il terrorismo. Dal 1985 oltre 10 milioni i morti e ad oggi 3500 civili muoiono ogni anno in questi scontri. E tra questi anche molti minori. Roberta Gisotti ha incontrato, qui a Roma, Mayerly Sanchez, fondatrice in Colombia del Movimento dei bambini per la pace, giunta in Italia per ritirare un Premio. Ascoltiamo il servizio.

 

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Candidata tre volte al Premio Nobel per il suo instancabile sforzo di dare una risposta alle violenze che devastano il suo Paese, ma anche al degrado che affligge soprattutto le periferie più povere delle metropoli, e di cui sono prime vittime i più giovani, cui viene negata l’infanzia, e perfino in molti casi il diritto alla vita. Così come è capitato 8 anni fa al piccolo Milton, rimasto ucciso in un sobborgo di Bogotà, in uno scontro tra gang giovanili. Era il migliore amico di Mayerly che allora aveva solo 12 anni. Da quel drammatico episodio la decisione di unire le forze dei bambini per dire ‘no’ alla violenza. Oggi Mayerly ha 20 anni e sta portando avanti la sua battaglia anche attraverso l’Unicef. Ma cosa è cambiato in questi 8 anni di militanza di Mayerly per dare un futuro diverso ai giovani nel suo Paese. 

 

R. - YO CREO QUE ….

Quella che è cambiato credo sia la coscienza di quanto avviene in questi quartieri per quanto riguarda i bambini. Questi bambini hanno insegnato ai loro genitori la giustizia sociale, i diritti umani, i doveri. Chi mai avrebbe potuto immaginare una cosa simile: che un bambino insegni ad un adulto, quando accade sempre il contrario. Questa è una prima cosa. Secondo, il loro vivere insieme è differente, prima non potevano parlare, non si potevano vedere. Ora vivono tutti in armonia e in pace perché i loro stessi figli hanno insegnato loro che la cosa migliore resta sempre la pace. Una volta che nella tua casa c’è la pace, è possibile poi uscire e parlare con le altre persone per aiutarle a cominciare a vivere in modo pacifico, con tolleranza, libertà e combattere così la violenza. Attraverso i bambini noi non vogliamo fare come i mezzi di comunicazione che parlano solo di violenza e di morti, etc. Noi vogliamo informare, illustrare questa realtà cercando di trovare delle soluzioni ai problemi.

 

D. - Il suo Paese vive tutt’oggi gravi problemi dei quali soffre in particolare l’infanzia. Lei si sente mai scoraggiata? Cosa fa per vincere il pessimismo che a volte sicuramente ci sarà anche nel suo animo?

 

R. – SI, HAY MOMENTOS …

Sì, ci sono dei momenti in cui si è tentati di lasciare tutto perché succedono tante cose. Nonostante io sia una costruttrice di pace alla quale ho dedicato tutta la mia gioventù, sono anche un essere umano che soffre. Ho perso mio padre quattro mesi fa in un atto di violenza. Ma io non voglio seguire quella strada; molta gente lo fa, causando ancora morte e violenza. Ma quando vengono i bambini, chiedendo insegnamento e aiuto, bambini che sono stati costretti ad abbandonare le loro case, che non sanno come convivere con gli altri, e per questo ci chiedono aiuto, tu ti trasformi in un esempio per loro. E al tuo fermarti, si blocca un intero processo. Io dico sempre: è solo l’inizio di un cammino verso la pace, una pace che la nostra generazione non conoscerà pienamente, ma sono i primi passi affinché la prossima generazione possa convivere in pace e continuare a lottare per la realizzazione dei propri ideali.

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L’ARENA DI VERONA CELEBRA IL CENTENARIO DI MADAMA BUTTERFLY:

PRESENTATO L’82.ESIMO CARTELLONE LIRICO

- Con noi Franco Zeffirelli, Placido Domingo e il sovrintendente Claudio Orazi -

 

Madama Butterfly di Giacomo Puccini, Aida, Trovatore, Traviata e Rigoletto di Giuseppe Verdi le opere dell’82esimo cartellone dell’Arena di Verona, l’anfiteatro all’aperto più grande del mondo e il primo per numero di spettatori. Il festival lirico, presentato alla stampa estera, si inaugura il 19 giugno prossimo e proseguirà fino al 31 agosto. A.V. ha raccolto le voci dei protagonisti. Sentiamo Franco Zeffirelli:

 

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“Dobbiamo proprio a Verona, a questa sua straordinaria, ostinata continuità nel far opera nei grandi spazi se l’opera attraversa una stagione così felice sia dal punto di vista popolare che da quello delle nuove leve di cantanti. E’ veramente la capitale del melodramma oggi nel mondo”.

 

Franco Zeffirelli e l’Arena, un binomio che si rinnova sin dall’apertura del Festival, con la regia di Madama Butterfly:

 

“La Butterfly è un’opera intimista come soggetto, come tema, come libretto però è una delle opere più ricche, strumentali, di vocalità che ci sia nel repertorio italiano ed anche soprattutto pucciniano. Questa doppia marcia è forse il fascino di questa opera che io non ho mai fatto, è la prima volta che la faccio a Verona”.

        

A 100 anni dalla composizione è un dramma moderno, quello di Butterfly, spiega Placido Domingo:

 

“Penso che questo purtroppo esiste oggi. Oggi si continua a fare il mercato dei bambini e delle bambine in molti Paesi, dove c’è ancora questa differenza di classi sociali. Vanno delle persone e qualcuno che è l’equivalente del Goro nella Butterfly trova questi elementi. Goro a tutte le altre ragazze trovava dei marinai e tutto andava bene, ma Madame Butterfly aveva una sensibilità diversa, straordinaria che crea questo dramma”.

 

L’incontro fra la giapponese Cho cho San e l’americano Pinkerton è anche la storia di una colonizzazione culturale e di civiltà lontane, che non riescono a dialogare. Ancora Placido Domingo:

 

“C’è già una tradizione che questo capiti. Oggi l’Europa unita sarà molto più responsabile di quello che capita nel mondo. Bisogna rispettare i diritti di tutti i Paesi. L’Europa unità può essere una forza veramente straordinaria”.

 

Il celebre tenore spagnolo dirigerà il capolavoro pucciniano domani a Torre del Lago, mentre a Verona sarà ospite il 4 agosto per la serata-evento “La corona di pietra”. Un progetto sugli anfiteatri del Mediterraneo illustrato dal Sovrintendente dell’Arena, Claudio Orazi:

 

“Sette Paesi, attraverso la rappresentanza di sette antichi teatri romani del bacino del Mediterraneo. Un’occasione straordinaria per realizzare un grande abbraccio, nel segno della fratellanza con oltre 500 artisti, che si esibiranno da questi antichi monumenti della nostra cultura e con l’Arena di Verona che sarà protagonista in rappresentanza della cultura musicale italiana nel mondo”.

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CHIESA E SOCIETA’

28 maggio 2004

 

 

HA PRESO IL VIA OGGI IN MESSICO IL III VERTICE UNIONE EUROPEA-AMERICA LATINA. AL CENTRO DEI LAVORI COESIONE SOCIALE E MULTILATERALISMO

 

GUADALAJARA. = Occorre lavorare insieme per costruire governi mondiali più giusti. E’ l’invito espresso dai vescovi della Commissione degli episcopati della Comunità Europea (Comece) e dal Consiglio episcopale dell’America Latina (Celam), in occasione del terzo vertice America Latina e Caraibi-Unione Europea, iniziato oggi in Messico. Nel documento, i presuli chiedono ai dirigenti politici “di riconoscere l’importanza dei valori comuni e di un fondamento spirituale per la coesione sociale”, sottolineando “l’eredità comune della fede cristiana”. “L’America Latina - si legge nel testo - è chiamata a comportarsi in maniera etica nella sfera fiscale, mentre l’Unione Europea a modificare le politiche ingiuste per l’accesso al mercato e nelle sovvenzioni alle esportazioni”. Obiettivo della consultazione, oggi a Guadalajara, è quello di individuare e pianificare strumenti e programmi atti a ridurre la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale e di sviluppare meccanismi di consultazione tra le due regioni, nell’ambito degli organismi internazionali o multilaterali. Tra i diversi ambiti di discussione figurano la promozione e protezione dei diritti umani, l’adozione di programmi e progetti a sostegno della donna, collegati con le aree prioritarie della “Dichiarazione di Pechino”, la cooperazione in materia ambientale, in particolare nel caso di disastri naturali, la creazione di progetti di aiuto ai Paesi meno sviluppati, il coordinamento nell’azione di contrasto al narcotraffico e al traffico illecito di armi e la collaborazione biregionale nel campo dell’istruzione e della ricerca tecnologica. In concomitanza con il vertice, organizzazioni sociali e civili europee e americane hanno organizzato una serie di incontri, manifestazioni e seminari “alternativi” imperniati su tre assi tematici: sovranità, democrazia, pace; diritti economici, sociali, culturali, ambientali; impatto degli accordi economici sugli Stati americani più poveri, con particolare riferimento all’Area di Libero Commercio delle Americhe. (B.C.)

 

 

L’ISLAM E’ UNA RELIGIONE DI PACE E IL CORANO VIETA DI UCCIDERE:

LO HA AFFERMATO UN’ALTA AUTORITA’ MUSULMANA DURANTE I LAVORI

DELLA CONFERENZA SUL DIALOGO ISLAMO-CRISTIANO, IN CORSO IN QATAR

- A cura di Rabih Abi Abdallah -

 

DOHA. = Il Qatar continua ad essere il fulcro, in questi giorni a Doha, dei lavori della Conferenza sul dialogo islamo-cristiano. La giornata di oggi è stata interessata dalle sessioni di lavoro a porte chiuse della Commissione per i rapporti religiosi con i musulmani, che ha visto la partecipazione di esperti musulmani, allo scopo di favorire un confronto aperto sulla libertà religiosa che è proprio il tema della Conferenza. Ieri pomeriggio, si è svolto un incontro sul tema “Le religioni e la pace”, erano ospiti, da parte musulmana lo Sheikh Fawzi Fadel al Zafzaf, presidente del Comitato permanente per il dialogo con le religioni monoteistiche, e, da parte cristiana, il dottor Youssef Kamal el Hage, consultore nella Commissione per i rapporti religiosi con i musulmani del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Lo Sheikh al Zafzaf ha ribadito che l’Islam è una religione di pace che rispetta la vita umana e il Corano - ha ricordato - vieta ai credenti musulmani di uccidere. Il dottor el Hage ha parlato invece dei quattro pilastri della pace indicati nella “Pacem in terris” del Papa Beato Giovanni XXIII e cioè la verità, la giustizia, l’amore e la libertà. Ha inoltre detto che la pace vera e genuina si costruisce intorno all’essere umano e sul rispetto dei diritti umani. 

 

 

CIASCUNO DI NOI E’ CHIAMATO A TESTIMONIARE LA GRAZIA E L’AMORE DI DIO

 NEL MONDO. E’ L’AUSPICIO ESPRESSO DAI PRESIDENTI DEL CONSIGLIO MONDIALE

DELLE CHIESE PUBBLICATO PER LA PENTECOSTE, IL PROSSIMO 30 MAGGIO

- A cura di Barbara Castelli -

 

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GINEVRA. = In un mondo drammaticamente tormentato dalla “povertà, l’ingiustizia, le guerre, l’Aids, l’inquinamento, il terrorismo e le tensioni interetniche, che seminano disperazione in diverse regioni” del pianeta, siamo chiamati a tendere la mano al prossimo, “attraverso la preghiera e gesti concreti”. Questo, in sintesi, il cuore del messaggio che i presidenti del Consiglio Mondiale delle Chiese – organismo che riunisce 342 Chiese cristiane di 120 Paesi di tutti i continenti - hanno pubblicato in occasione della prossima Pentecoste, domenica 30 maggio. La vocazione alla solidarietà di ciascuno di noi trova un’ispirata similitudine nella trama e l’ordito di un tessuto. Solo uniti gli uni agli altri, infatti, grazie all’opera silenziosa e costante dello Spirito Santo, sarà possibile costruire un domani di vera pace. “Quale che sia il nostro sesso, la nostra razza, la nostra età o la nostra condizione sociale - si legge nel documento - siamo chiamati ad andare incontro al prossimo, per testimoniare il potere che lo Spirito Santo ha nel tessere la grazia e l’amore di Dio per tutta l’umanità”. Ciascuno di noi, quindi, è chiamato a “sottomettersi alla misericordia di Dio”, a lasciarsi istruire nell’arte del tessere, che assume un significato profondo in questa Pentecoste. La “natura umana è sotto la minaccia della cupidigia, dell’egoismo e della disperazione”, concludono i presidenti del Consiglio Mondiale delle Chiese, ma Gesù ha promesso che “la venuta dello Spirito Santo ci unirà gli uni agli altri e ci renderà capaci di persuadere, di insegnare e di testimoniare il suo amore e la sua pace”.

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A ROMA, IL CONVEGNO DELL’OIM SULLA TRATTA DEGLI ESSERI UMANI.

APPELLO DEI PARTECIPANTI AI GOVERNI DEL PIANETA, PERCHE’ RATIFICHINO PRESTO

IL DOCUMENTO CONTRO L’ABERRANTE FENOMENO

- A cura di Stefano Lesczcinsky -

 

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ROMA.= Potenziare le attività di ricerche e di raccolta dati per poter efficacemente contrastare il traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento. E’ questo l’obiettivo primario che gli oltre 80 esperti delle Organizzazioni internazionali, governative e della società civile, riunite a convegno a Roma, si sono proposti di raggiungere. Il problema principale - sottolinea l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) – è l’indeterminatezza dei dati statistici esistenti e la necessità, quindi, di una maggiore condivisione delle informazioni per poter avere un quadro realistico del fenomeno. Al momento le uniche certezze – spiega alla Radio Vaticana Giuseppe Calandruccio dell’Oim al Cairo – è che il fenomeno esiste ed è forte in tutto il mondo, con flussi estremamente diversificati ed influenzati dalle condizioni internazionali. Impossibile quindi usufruire di dati statistici certi per quanto concerne la magnitudine del fenomeno della tratta. Ciò non di meno alcuni dati possono avvicinarsi ad ipotesi considerare realistiche dagli esperti. Il governo degli Stati Uniti nel Rapporto annuale sulla tratta, calcola tra le 600 mila e le 800 mila vittime all’anno nel mondo. Approssimativamente l’80 per cento delle vittime della tratta sono donne e sempre, secondo i dati ufficiali di Washington, il 70 per cento di queste sono destinate al mercato dello sfruttamento sessuale. L’Africa è ancora il continente dal quale partono i flussi più intensi, in particolare la Nigeria è il Paese che soffre il maggior numero di vittime. In misura minore, ma tuttavia sempre numericamente consistente, è il traffico di bambini e di uomini adulti, destinati allo sfruttamento lavorativo in condizioni di para-schiavitù. Tutti gli organismi, che hanno preso parte alla conferenza, concordano sulla necessità di adottare misure e standard comuni per contrastare la tratta e in particolare l’adesione dei vari governi alla Convenzione di Palermo sulla criminalità transnazionale organizzata del 2000, che in Europa è stata ratificata solo da Francia e Spagna.

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“DATE UN SEGNO DI SPERANZA AL PAESE: LIBERATE GLI OSTAGGI

E APRITE ALLA POLITICA”: QUESTA L’ESORTAZIONE DEI VESCOVI COLOMBIANI

AI GUERRIGLIERI DELLE FARC,

A 40 ANNI DALL’INIZIO DELLA LOTTA ARMATA

 

BOGOTA’. = “Quaranta anni di guerra sono sufficienti; celebrate il vostro anniversario cercando un modo definitivo per iniziare altri 40 anni ma di impegno politico non violento”. La Conferenza episcopale colombiana, attraverso le parole del suo vicepresidente, l’arcivescovo di Tunja Luis Augusto Castro, ha lanciato un nuovo invito alla distensione ai guerriglieri delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia), che celebrano i quattro decenni dalla nascita del movimento armato, datata 27 maggio 1964: giorno in cui prese avvio la cosiddetta “Operazione Marquetalia”. A mons. Castro, ha fatto eco – riferisce la Misna - il cardinale Pedro Rubiano Sáenz, arcivescovo di Bogotá e presidente della Conferenza episcopale, esortando gli uomini di Manuel ‘Tirofijo’ Marulanda “a contemplare il dolore del popolo colombiano, un popolo che soffre per la violenza, per la guerra, per la morte di tante persone care, per i sequestri”. Secondo il porporato, il modo migliore per ricordare i 40 anni delle Farc “sarebbe un segno di speranza, uno segno di amore per la Colombia, liberando gli ostaggi”. Per i colombiani, colpiti da un conflitto che non sembra ancora avere sbocchi, il cardinale Rubiano li ha invitati a seguire l’esempio degli spagnoli, dopo gli attentati di Madrid dell’11 marzo scorso: “Non possiamo continuare a rimanere indifferenti di fronte a quello che succede in Colombia. Guardiamo alla Spagna dove non c’è stato un solo cittadino che non è sceso in strada a protestare e levare la sua voce contro i terroristi. Lì non si sono mobilitati solo alcuni, si sono mobilitati tutti, ed è quello che dobbiamo fare in Colombia”. (A.D.C.)

 

 

 

E’ MORTO NELLA SUA CASA TORINESE IL PRESIDENTE DELLA FIAT, UMBERTO AGNELLI.

AVEVA PRESO LE REDINI DELLA CASA AUTOMOBILISTICA UN ANNO FA,

ALLA SCOMPARSA DEL FRATELLO GIANNI.

 ESPRESSIONI DI CORDOGLIO DA TUTTO IL MONDO

- A cura di Giampiero Guadagni -

 

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TORINO.= Una vita dedicata alla Fiat, con una parentesi di tre anni in politica dal 1976 al 1979, come senatore della Democrazia Cristiana. Umberto Agnelli era presidente della casa automobilistica torinese dal febbraio 2003, subentrato al fratello Gianni scomparso un mese prima. Un anno difficile per il più grande gruppo industriale italiano, alle prese con una crisi economica dalla quale si sta faticosamente riprendendo anche grazie alle doti manageriali del Dottore, come era comunemente chiamato. Carattere decisamente più riservato rispetto all’Avvocato, Umberto Agnelli ha drammaticamente condiviso col fratello i lutti per la perdita a distanza di poco tempo dei rispettivi figli, Giovannino ed Edoardo. Proprio Giovannino era l’erede designato alla guida della Fiat. Inevitabilmente, in queste ore, ci si chiede quale decisione prenderà la famiglia Agnelli con i più stretti collaboratori. Grande fiducia c’è nell’amministratore delegato, Giuseppe Morchio, ma il futuro si chiama Lapo Elkann, giovane nipote da tempo nel Consiglio d’amministrazione del gruppo. La morte di Umberto Agnelli è giunta nello stesso giorno dell’insediamento al vertice di Confindustria di Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari, da sempre strettamente legato alla famiglia Agnelli. Messaggi di cordoglio dal mondo industriale, politico e sindacale, dai presidenti di Senato e Camera, Pera e Casini,e il capo dello Stato Ciampi sottolinea l’impegno nell’economia, nel sociale, nella politica e nella cultura fino al suo ultimo grande sforzo per il rilancio della Fiat. L’Italia – scrive Ciampi – è grata a Umberto Agnelli.

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24 ORE NEL MONDO

28 maggio 2004

 

- A cura di Fausta Speranza -

 

Militari americani si sono scontrati oggi con miliziani iracheni di Moqtada al Sadr attorno alla moschea di Kufa, vicinissima alla città santa  sciita di Najaf. E’ accaduto all’indomani della tregua tra il leader radicale e le forze Usa. Il nostro servizio:

 

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Il leader ribelle radicale sciita, Moqtada al Sadr, ha rinunciato al sermone del venerdì nella moschea di Kufa. La decisione annunciata dopo gli scontri in mattinata fra le sue milizie e le forze americane. Fonti giornalistiche parlano, in realtà, di colpi sporadici che avrebbero infranto però la tregua dichiarata 24 ore fa, dopo 7 settimane di combattimenti.  L’impegno, assunto ieri da ambo le parti, era di posare le armi: accettando, i miliziani, di lasciare il controllo alla polizia irachena; rinunciando, gli americani, a provvedimenti contro al Sadr.

 

Da Baghdad giunge notizia che l'esercito americano ha rimesso in libertà un nuovo gruppo di detenuti dal carcere di Abu Ghraib, ormai noto per le torture da parte di soldati Usa. Oggi i detenuti rilasciati dovrebbero essere 600. Nelle ultime due settimane ne erano stati liberati oltre 700. Da riferire, poi, che  due giornalisti free lance giapponesi, di cui uno molto noto dai tempi dei reportage dal Vietnam, sono stati uccisi nella notte nei dintorni di Baghdad. E la notizia di un rilascio: si tratta dei quattro giornalisti della televisione americana Nbc, sequestrati per più di 48 ore nella città sunnita di Falluja. Ieri, a sud di Baghdad, una donna membro del Consiglio provvisorio di governo è scampata ad un attentato, in cui è rimasto, però, ucciso suo figlio.

        

E intanto non sembrano più tanto stretti i tempi per l’annuncio del nuovo governo iracheno. Fonti ufficiali non parlano più di lunedì prossimo ma sottolineano che ''non c'è una data fissata''. La Russia aveva fatto sapere che la formazione dell'esecutivo deve precedere la discussione sulla risoluzione. Poco fa l’annuncio che Putin e Bush avranno presto al proposito uno scambio di idee telefonico. Resta il fatto che sulla proposta di risoluzione di Gran Bretagna e Usa, già diversi Paesi hanno chiesto importanti aggiustamenti.

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E’ stato rivendicato dalla Jihad islamica l'attentato di stamani presso Rafah, nella Striscia di Gaza, in cui due kamikaze palestinesi hanno fatto esplodere una jeep carica di tritolo al passaggio di un convoglio israeliano. Sono morti gli attentatori e due soldati israeliani sono rimasti feriti. Un palestinese invece è stato ucciso da spari, presumibilmente israeliani, a sud di Gaza. Intanto, il premier israeliano Sharon si prepara a sottoporre domenica al voto del governo un piano in quattro fasi per un ritiro graduale dalla Striscia di Gaza. Il primo ministro deve innanzitutto superare l’opposizione interna al suo partito, Likud, e in particolare quella del ministro delle Finanze, Netanyahu. Ma riuscirà Sharon a ottenere l’assenso dell’esecutivo? Giada Aquilino lo ha chiesto ad Antonio Ferrari, inviato speciale del “Corriere della Sera” ed esperto di Medio Oriente:

 

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R. – Sulla prima fase del piano credo di sì. Essa prevede il ritiro da tre soli insediamenti su 21 e dalle anticipazioni delle radio israeliane si può capire che alcuni ministri che erano critici, probabilmente, daranno il sostegno a Sharon. Ma il rischio è che questo piano fatichi a decollare nella sua interezza, quell’interezza che aveva convinto anche il presidente Bush a dare il suo sostegno a Sharon. Il rischio, infatti, è che i nemici di estrema destra del premier, già contrari all’idea dello smantellamento anche di una sola colonia, continueranno ad essere ostili anche se il piano è stato diluito nel tempo.

 

D. - Ma si potrebbe, addirittura, arrivare alle dimissioni di Sharon?

 

R. - Il rischio c’è. Ma esiste anche una seconda possibilità. Se Sharon dovesse correre il rischio di cadere proprio per una sfiducia da parte del suo governo, o da parte della Knesset, avrebbe sempre la possibilità di cambiare maggioranza: potrebbe cioè tornare alla vecchia idea di un governo di unità nazionale con i laburisti. Insomma i veri nemici di Sharon sono all’interno della coalizione e del suo stesso partito.

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Lo sciopero generale organizzato ieri dalla confederazione nazionale dei sindacati libanesi, e successivamente degenerato in violenti scontri di  piazza, ha lasciato sul terreno a Beirut sei morti (cinque dimostranti e  un soldato) e oltre 30 feriti (fra cui 13 militari), mentre si parla di ''strumentalizzazione'' della protesta a fini politici. Lo riferiscono oggi quasi tutti i quotidiani libanesi tra cui quello di proprietà del premier che, citando fonti attendibili, scrive che ''la classe politica del Paese è concorde nel condannare quanto accaduto e ritiene che gli scontri sarebbero stati organizzati e compiuti con il preciso scopo di strumentalizzare la manifestazione per protestare contro l'attuale governo più che sull'aumento del costo dei carburanti''. 

   

Il presidente turco, Ahmet Necdet Sezer, ha rinviato al parlamento la legge sulla parificazione  delle scuole per imam, chiedendo un nuovo esame e sollevando dubbi di costituzionalità. La legge, votata il 13 maggio scorso, facilita l’accesso degli studenti dei licei religiosi a tutti i rami universitari, permettendo loro di arrivare ad occupare posti di lavoro del settore pubblico. Le scuole, invece, sono state istituite e organizzate solo per formare imam predicatori. Il governo del primo ministro, Erdogan, è stato accusato di cercare, attraverso questa riforma, di attentare al principio costituzionale della laicità.

 

Si apre oggi in Slovacchia l’Assemblea parlamentare della Nato. Ieri a Bratislava sono state trovate delle sacche di potente esplosivo vicino al palazzo che ospiterà l’incontro per cinque giorni. L’attentato è stato sventato grazie ad una telefonata di un cittadino insospettito dalle borse.

 

Per il 2 giugno e la visita di Bush in Italia ''si profilano minacce gravi, che ci preoccupano ma non ci spaventano''. E’ quanto ha affermato il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, intervenendo al congresso di Forza Italia. Definendo la prossima ''una settimana impegnativa per chi ha la responsabilità di garantire l'ordine e la sicurezza pubblica'', Pisanu ha detto: “non lasceremo nessuno spazio alla violenza'' ed ha aggiunto che ''il presidente Bush viene in Italia e in Europa per cercare una ragionevole via di uscita dalla tragedia irachena, per consolidare la pace e restituire libertà e sovranità ad un popolo martoriato dalla dittatura e da tre guerre negli ultimi venti anni''. ''Ma il viaggio in Italia del presidente Bush - ha aggiunto Pisanu - ricorda anche altri viaggi: quelli senza ritorno delle decine di migliaia di giovani americani che 60 anni fa lasciarono la loro vita sulle spiagge italiane e su quelle della Normandia''.

 

La fiducia nella capacità di dialogo dell'Islam, nel riconoscimento della sua diversità e  nel rispetto delle sue tradizioni'', fa parte di un ''comune sentire dei Paesi europei''. E’ quanto afferma il presidente della Repubblica italiano nel messaggio inviato al Vertice del Centroeuropa, in corso sul Mar Nero. Questa fiducia - spiega Carlo Azeglio Ciampi - ''al di là delle differenze emerse nella crisi irachena, nasce dalle passate esperienze, dal rifiuto del colonialismo, dalla conoscenza della complessità del Medio Oriente, dalla consapevolezza dell'urgenza di una svolta sul fronte israelo-palestinese''. L'Europa - ricorda il capo dello Stato - ha sviluppato ''un proficuo modello di integrazione basato sulla pace, sulla stabilità, sui valori di dialogo fra culture diverse'', un modello che ora può essere proposto quale punto di riferimento nelle relazioni internazionali''. Con tutto ciò – aggiunge Ciampi - ''c'è da essere fieri'' che l'Europa si sia dedicata alla redazione di una Carta dei diritti fondamentali da inserire nel nuovo Trattato costituzionale.

 

Vigilia di polemica per il vertice dell’Ue con l’America Latina e i Paesi caraibici che si svolge oggi e domani a Guadalajara, in Messico. Fidel Castro ha rivolto parole forti di critica alle politiche dell’Unione e Bruxelles ha risposto che si interessa alla situazione nella regione e particolarmente alla situazione dei diritti umani a Cuba. ''Noi siamo preoccupati per i diritti dell'uomo dappertutto nel mondo e particolarmente a Cuba dove sono fortemente calpestati'', ha dichiarato Chris Patten, commissario per le relazioni esterne.

  

 Almeno una decina di dissidenti cinesi sono stati messi agli arresti domiciliari dalle autorità per evitare proteste pubbliche in occasione del 15mo  anniversario del massacro di piazza Tien An Men del 4 giugno 1989.  Lo afferma il Centro d'informazione sui diritti umani e la democrazia di Hong Kong in un documento inviato oggi agli organi d'informazione stranieri in Cina. Il Centro aggiunge che uno dei dissidenti, Yang Jing, è stato arrestato. Yang, che prende parte dal 1979 ad attività a favore della democrazia in Cina, ha già trascorso in passato nove anni in prigione. 

 

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