RADIOVATICANA

RADIOGIORNALE

Anno XLVIII n. 220 - Testo della trasmissione di sabato 7 agosto 2004

 

Sommario

 

IL PAPA E LA SANTA SEDE:

Telegramma di Giovanni Paolo II per le celebrazioni del centenario dell’ordinazione sacerdotale di Giovanni XXIII, in programma martedì prossimo a Sotto il Monte

 

Ieri, Giovanni Paolo II, ricordando Paolo VI, ha sottolineato la coincidenza di date nella sua biografia. Ai nostri microfoni il teologo mons. Ignazio Sanna

 

Cresce l’interesse verso le trasmissioni televisive delle cerimonie pontificie e dei principali eventi religiosi. Lo conferma mons. Foley ringraziando per il sostegno offerto i Cavalieri di Colombo.

 

OGGI IN PRIMO PIANO

Sempre in primo piano l’allarme terrorismo. In particolare l’Italia vede rinnovate le minacce di Al Qaeda. Il commento di Maurizio Calvi

 

Gli economisti preoccupati per il caro petrolio. Ai nostri microfoni, Luigi Campiglio

 

Appello di Kofi Annan: mai più l’orrore di Hiroshima e Nagasaki. Ne parliamo con Massimo Teodori

 

Sempre più giovani a Santiago de Compostela per il pellegrinaggio europeo

 

Seconda “maratona delle donazioni di sangue nelle parrocchie”: in corso nel Lazio fino a domani. Interventi di mons. Mauro Parmeggiani e Francesco Storace

 

Inaugurata, ieri, la 25.ma edizione del Rossini Opera Festival con il riallestimento di un sontuoso “Tancredi”. Con noi, Alberto Zedda.

 

Dal Vangelo di domani l’invito ad essere sempre pronti per la venuta del Figlio dell’uomo: la riflessione del teologo P. Rupnik.

 

CHIESA E SOCIETA’:

Organizzazioni musulmane, cristiane ed internazionali si stanno attivando per il sostentamento delle vittime delle piogge torrenziali che hanno devastato il Bangladesh

 

Lettera di mons. Bürcher, presidente della ‘Catholica Unio Internationalis’, al patriarca Emmanuel Karim III Delly, presidente dell’Assemblea dei vescovi cattolici dell’Iraq, sui recenti attentati alle chiese cristiane nel Paese

 

Emergenza alimentare in Kenya. Il Pam chiede 82 milioni di dollari per la popolazione

 

In Nepal le minacce dei ribelli maoisti e il fenomeno dei bambini rapiti e addestrati all’uso delle armi

 

Stasera a Roma la mostra fotografica “Immagini dell’altro mondo – riflessioni e scatti dove non arriva la tv”. L’iniziativa è dedicata alle popolazioni dell’Eritrea, della Nigeria e del Congo

 

La Mauritania invasa dalle cavallette. Il governo chiede aiuto alla Comunità internazionale per fronteggiare le devastazioni delle riserve alimentari del Paese.

 

24 ORE NEL MONDO:

In Iraq decapitato un ostaggio americano e 7 morti in scontri a Baghdad. Allawi chiede ad Al Jazeera di sospendere per un mese le corrispondenze dall’Iraq, mentre Al Qaeda rivolge nuove minacce all’Italia

 

210 ribelli si consegnano al governo del Sudan che notifica l’accettazione del piano di smilitarizzazione dalla regione del Darfur.

 

 

IL PAPA E LA SANTA SEDE

7 agosto 2004

 

 

TELEGRAMMA DI GIOVANNI PAOLO II PER LE CELEBRAZIONI DEL CENTENARIO

DELL’ORDINAZIONE SACERDOTALE DI GIOVANNI XXIII,

IN PROGRAMMA, LA SETTIMANA PROSSIMA, A SOTTO IL MONTE,

LUOGO DI NASCITA DI PAPA RONCALLI

- A cura di Alessandro De Carolis -

 

Un “grande pastore” che seppe, attraverso il suo “fecondo ministero”, “introdurre la Chiesa nella stagione conciliare”. Sono le parole di Giovanni Paolo II contenute nel telegramma inviato a mons. Loris Capovilla, in occasione del centenario dell’ordinazione sacerdotale del Beato Giovanni XXIII. In vista delle celebrazioni organizzate a Sotto il Monte, paese natale di Papa Roncalli, Giovanni Paolo II ha inviato un saluto alle autorità e a quanti interverranno all’evento ed ha auspicato che l’amore a Dio e all’umanità dimostrati in vita da Giovanni XXIII siano “di esempio per ogni persona di buona volontà”.

 

 

IERI GIOVANNI PAOLO II RICORDANDO PAOLO VI,

HA SOTTOLINEATO LA COINCIDENZA DI DATE NELLA SUA BIOGRAFIA:

CI SPIEGA COME VALUTARE LA COINCIDENZA  NELLA STORIA DELL’UOMO

- Ai nostri microfoni, il teologo mons. Ignazio Sanna -

 

 

“Paolo VI portava nel suo cuore la luce del Tabor e con quella luce camminò sino alla fine”: con queste parole ieri Giovanni Paolo II ha tracciato il profilo spirituale di Paolo VI, sottolineando una significativa coincidenza di date nella biografia di Papa Montini. Il servizio di Ignazio Ingrao:

 

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Nel ricordare la figura di Paolo VI nel 26.mo anniversario della sua morte, Giovanni Paolo II ha messo in risalto che il 6 agosto del ’64, festa della Trasfigurazione di nostro Signore, Papa Montini tracciava il programma del suo Pontificato con l’Enciclica “Ecclesiam suam”, e proprio lo stesso giorno di 14 anni dopo, Paolo VI si spegneva nella residenza estiva di Castel Gandolfo. Prendendo spunto dalle parole del Papa, abbiamo chiesto a mons. Ignazio Sanna, teologo e pro-rettore della Pontificia Università Lateranense, una riflessione sul significato di questa coincidenza:

 

R. – Direi che le coincidenze hanno sempre un profondo significato. Anatole France ha scritto che il caso non esiste. Il caso è quando Dio si firma con lo pseudonimo. Penso che Paolo VI abbia dato, con il suo magistero, la possibilità di leggere la firma di Dio nelle vicende della storia. In fondo, io paragonerei il periodo in cui viviamo ai 10 giorni tra il 40.mo giorno dell’Ascensione e il 50.mo giorno della Pentecoste, cioè un periodo in cui Gesù non è più presente fisicamente ma lo è spiritualmente. Bene, gli Apostoli hanno imparato a sentire la presenza di Gesù in un modo diverso ma reale sino alla luce della Pentecoste, cioè la luce dello Spirito. Penso che il magistero di Paolo VI abbia contribuito a dare questo supplemento di luce ad un mondo oscurato dai messaggi di consumismo, di edonismo, di riduzionismo biologico. E’ la luce della fede che trasfigura, che riesce a trasfigurare tutte le vicende della vita.

 

D. – Mons. Sanna, dunque nella storia della Chiesa le coincidenze non vanno interpretate solo come frutto di una casualità ma è necessario scorgere dietro di esse un messaggio o un progetto?

 

R. – Il messaggio è questo: apparentemente noi pensiamo di essere i padroni della storia, i padroni della nostra vita, delle nostre vicende umane. Pensiamo di riuscire con la nostra capacità, con la nostra intelligenza, con la nostra ragione, a dare una soluzione ai problemi della vita e, invece, Dio ci ricorda che è Lui la guida della storia, è la guida attraverso questi uomini che ci ricordano la presenza reale, efficace di Dio nella storia e nella vita dei singoli, anche della società.

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IN CRESCITA, A LIVELLO MONDIALE,

L’INTERESSE VERSO LE TRASMISSIONI TELEVISIVE

DELLE CERIMONIE PONTIFICIE E DEI PRINCIPALI EVENTI RELIGIOSI:

A DALLAS, MONS. FOLEY HA RILEVATO TALE TENDENZA,

RINGRAZIANDO PER TALI RISULTATI L’IMPORTANTE SOSTEGNO

OFFERTO DAI CAVALIERI DI COLOMBO

- A cura di Alessandro De Carolis -

 

“Mai nella storia della Chiesa così tante persone hanno ascoltato la Parola di Dio” grazie “alle trasmissioni televisive internazionali che voi avete reso possibili in questi trent’anni”. Con questa esclamazione di riconoscenza, l’arcivescovo John P. Foley, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, ha concluso il suo intervento alla 122.ma Convention dei Cavalieri di Colombo, che si è tenuta nei giorni scorsi a Dallas, in Texas.

 

Nati nel 19.mo secolo, precisamente nel 1882, per conferire una maggiore incisività alla presenza cattolica negli Stati Uniti, all’epoca piuttosto osteggiata, i Cavalieri di Colombo sono divenuti col tempo una delle più importanti associazioni laicali del mondo cattolico, spesso in prima linea, con offerte generose di tempo e denaro, nel sostegno del clero locale e della Santa Sede. Tra le ultime realizzazioni rese possibili dal contributo dei Cavalieri di Colombo, mons. Foley ha ricordato l’istallazione di un sistema audio-video, di un’area climatizzata, di nuove sedie e di un nuovo tetto per la Vatican Film Library dell’Università di St. Louis. Ma, in particolare, il presidente del dicastero vaticano si è soffermato sull’andamento positivo dei dati di uno dei fiori all’occhiello dei Cavalieri di Colombo: il sostegno alle trasmissioni televisive delle grandi cerimonie pontificie, come il Natale e la Settimana Santa, ma anche – ha evidenziato mons. Foley – di avvenimenti speciali come il 25.mo di pontificato di Giovanni Paolo II e la Beatificazione di Madre Teresa di Calcutta. Dati, ha osservato mons. Foley, che dimostrano come l’interesse per le trasmissioni degli eventi papali “sia in aumento e non in diminuzione”.

 

Tra le cifre citate dal presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali, emblematiche sono proprio quelle riguardanti l’evento della Beatificazione di Madre Teresa, seguito da 87 networks di 52 nazioni, tra i quali Paesi come l’Indonesia, il Kosovo, l’Albania, la Macedonia o le reti radiotelevisive di Stati arabi che mai finora avevano trasmesso avvenimenti riguardanti la Chiesa. Il vostro aiuto – ha affermato mons. Foley – ha reso possibile “un reale lavoro di evangelizzazione”, o perlomeno “di informazione religiosa in aree dove alcune persone non avevano mai ascoltato la proclamazione del Vangelo di Cristo”. Altri dati significativi enunciati dal presule hanno riguardato la benedizione natalizia “Urbi et Orbi” del Papa, seguita da 83 reti di 51 Paesi; la Messa di Natale (77 di 49), la Messa di Pasqua (65 di 43); c’è poi il raffronto relativo ai dati della Via Crucis del Venerdì Santo: nel 2003, erano stati 56 i network di 40 nazioni collegati in diretta dal Colosseo. Nel 2004, si è passati a 65 network di 43 Stati.

 

Da Dallas, attraverso un video-messaggio registrato, Mons Foley ha rivolto un saluto e una serie di esortazioni anche ai membri della Catholic Academy of Communications Arts Professional, invitandoli, sulla scorta della frase del Papa: “Non abbiate paura!”, a proclamare la Buona Novella di Cristo “con coraggio ed entusiasmo”, attraverso un uso “propositivo” e non solo “reattivo” dei mass media.

 

 

NOMINE

 

 

Giovanni Paolo II ha nominato membri della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli i cardinali James Francis Stafford, penitenziere maggiore della Penitenzieria apostolica, Julián Herranz, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi, l’arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, l’arcivescovo di Kwangju (Corea) Andreas Choi Chang‑mou, nonché padre José Rodríguez Carballo, ministro generale dell'Ordine dei Frati Minori, e padre Antonio José da Rocha Couto, superiore generale della Società portoghese per le Missioni.

 

Il Papa ha nominato difensore del Vincolo, presso il Tribunale della Rota Romana, il sacerdote Pius Eheobu Okpaloka, notaro del medesimo Tribunale.

 

 

 

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OGGI SU “L’OSSERVATORE ROMANO”

 

 

“Orribili scenari di una guerra senza nome” apre, con forte evidenza, la prima pagina, in riferimento alla situazione in Iraq, dove dilaga la rivolta sciita, con un grave bilancio di morti e di feriti.

Sempre in prima, il telegramma di Giovanni Paolo II in occasione del centenario di ordinazione sacerdotale di Giovanni XXIII.

 

Nelle vaticane, una pagina dal titolo: “Presentato il volume ‘Ministero e paternità’ sulla testimonianza dell’arcivescovo Trabalzini (1923-2003)”.

Due articoli su santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), martire, religiosa, Compatrona d’Europa: il 9 agosto si celebra la sua festa liturgica.  

 

Nelle estere, Sudan: il Governo concorda con l’Onu il disarmo delle milizie del Darfur.

 

Nella pagina culturale, un articolo di Paolo Miccoli dal titolo “Frontiere della vita e dignità della persona”: rilevanze etiche e giuridiche del corpo umano.

 

Nelle pagine italiane, un servizio dal titolo “Articolati interventi in Toscana in favore degli anziani”: la Caritas di Firenze, la Comunità di Sant'Egidio e gruppi di volontari impegnati d’estate.

 

 

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OGGI IN PRIMO PIANO

7 agosto 2004

 

 

SEMPRE IN PRIMO PIANO L’ALLARME TERRORISMO.

IN PARTICOLARE, L’ITALIA VEDE RINNOVATE LE MINACCE DI AL QAEDA

- Intervista con Maurizio Calvi -

 

 

L'ultimatum sta per scadere. A ricordarlo, all'Italia, sono le Brigate Abu Hafs al Masri, il gruppo terroristico che afferma di essere collegato ad Al Qaeda e che il 1° agosto aveva dato al nostro Paese 15 giorni di tempo per ritirarsi dall'Iraq. Sull’attendibilità delle dichiarazioni pubblicate via internet sussistono ancora molte perplessità, ma l’allarme non viene sottovalutato. Sentiamo in proposito il commento di Maurizio Calvi, presidente del centro Alti studi per la lotta al terrorismo, intervistato da Stefano Leszczynski:

 

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R. – La scadenza dell’ultimatum rientra nel modo di procedere del terrorismo di matrice islamica integralista: si parte da un avvertimento, poi si passa alla minaccia contro gli infedeli e infine al vero attacco. La battaglia di questa notte a Nassiriya contro le truppe italiane, ad esempio, è una conferma che le minacce ormai si stanno concretizzando.

 

D. – Ecco, per quanto riguarda la situazione irachena, che è molto caotica, ci sono sempre nuove sigle, nuovi gruppi che emergono ...

 

R. – In Iraq la rete di Al Qaeda è molto frastagliata e accanto a gruppi che si rifanno alla rete di Osama Bin Laden ci sono i cosiddetti “cani sciolti”, gruppi isolati dediti al banditismo. Ovviamente, in questa fase, in questo momento, in Iraq la situazione è diventata incandescente!

 

D. – Tornando all’Europa, per quanto riguarda le Olimpiadi di Atene, il terrorismo islamico sembra essere passato in secondo piano rispetto ad un altro tipo di terrorismo ...

 

R. – Io ho sempre sostenuto che la vera minaccia proviene dagli ambienti dell’anarchia, perché la presenza di anarchici in Grecia cresce e molto fortemente, anche se lo scorso novembre è stato decapitato tutto il gruppo dirigente.

 

D. – Diversamente dal terrorismo anarchico, il terrorismo islamico sembra invece avere degli obiettivi politici e strategici ben precisi. E’ questo un cambiamento di strategia?

 

R. – Non v’è dubbio che rispetto alla fase iniziale del terrorismo di Al Qaeda c’è stata una forte evoluzione all’interno della rete di Al Qaeda: ha cambiato connotazione sia dal punto di vista organizzativo, sia dal punto di vista politico. La strategia di Al Qaeda ha, oggi, essenzialmente obiettivi politici diretti anche ad influenzare le scelte e le decisioni dei singoli governi nazionali.

 

D. – Questo potrebbe forse rappresentare un vantaggio nel contrasto del terrorismo?

 

R. – Direi che è certo che l’Occidente si è attrezzato in maniera molto adeguata rispetto alla spinta e alla minaccia terroristica di Al Qaeda. Non v’è dubbio però che l’accentuazione degli interessi politici della rete di Al Qaeda potrebbe avere un effetto dirompente, anche nel nostro Paese.

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GLI ECONOMISTI PREOCCUPATI PER IL CARO PETROLIO

- Ai nostri microfoni, Luigi Campiglio -

 

 

Ha chiuso in ribasso ieri il petrolio al mercato di New York. Il greggio con consegna a settembre ha terminato gli scambi a 43,90 dollari al barile. In giornata comunque aveva fatto registrare la quotazione record di 44,77 dollari. Sulla possibilità di ribassare le accise ai prezzi dei carburanti, l'Unione Europea si aspetta che l’Italia “rispetti la strategia concordata in giugno dai ministri delle Finanze dell'Ecofin”, e dunque eviti azioni unilaterali. Ma ancora oggi il viceministro alle Attività Produttive, Adolfo Urso, ha ribadito la necessità, per l’immediato, di intervenire con la leva fiscale e per il futuro di riaprire il capitolo del nucleare. Alessandro Guarasci ha sentito il parere dell’economista Luigi Campiglio:

 

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R. – Occorre rimettere mano a programmi seri e strutturali di risparmio dell’energia. Quando c’è stata la “grande frustrata” del primo shock petrolifero, i risultati da quel punto di vista si erano visti. In secondo luogo, perché se gli Stati Uniti hanno enorme riserve strategiche, le nostre non possono essere aumentate in misura sostanziale? D’altronde il quadro di instabilità mondiale è destinato ad aumentare e non a diminuire.

 

D. – Tutto dipende dall’esplosione dell’economia cinese?

 

R. – Un Paese che cresce a tassi dell’8 per cento all’anno rappresenta una domanda mondiale per tutto e non soltanto per il petrolio. Da qui a sette o otto anni, come risultato di questa esplosione della domanda mondiale e di una offerta che comincia ad incontrare i primi limiti, i prezzi tenderanno a salire.

 

D. – Per intervenire sui prezzi dei carburanti l’unica via è ridurre le accise…

 

R. – L’aumento dei carburanti – e questo nessuno lo dirà mai – non è, tutto sommato, a livello di entrate una cattiva notizia, perché significa un aumento del gettito dell’IVA. Deve esserci una politica probabilmente di maggiore e più ampio respiro. Quello che si fa di più fatica a capire è come mai questa impennata mondiale dei prezzi. D’altronde, a fronte di una crescita della Cina, che è grande ma lo deve ancora diventare in maniera definitiva, abbiamo tutta un’area economica, che è quella dell’Europa, che ristagna. Non parliamo poi di Paesi come l’Italia.

 

D. – Professor Campiglio, ieri il ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, si è incontrato con i rappresentanti della grande distribuzione per cercare di frenare i prezzi. Serve un intervento in questo senso, secondo lei?

 

R. – Un accordo con la grande distribuzione certamente aiuta, anche se forse non è l’accordo con i principali responsabili della tendenza all’aumento dei prezzi, perché nella grande distribuzione l’aumento dei prezzi è stato relativamente più contenuto. Si tratta semmai di avere rapporti non solo fra imprese, ma anche fra grandi rete di imprese e rappresentanza di consumatori che contrattualizzino l’aumento dei prezzi.

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 ARGINARE IL FENOMENO DELLA PROLIFERAZIONE NUCLEARE

PUO’ ESSERE UNA DELLE STRATEGIE AFFINCHE’,

COME NELL’APPELLO LANCIATO DA KOFI ANNAN,

NON SI RIPETA PIU’ L’ORRORE DI HIROSHIMA

- Intervista con il prof. Massimo Teodori -

 

 

Un appello alle nazioni del mondo affinché agiscano in modo che “l’orrore vissuto dagli abitanti di Hiroshima e Nagasaki nel 1945 non si ripeta mai più”. A lanciarlo, ieri, il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, in un messaggio per commemorare il 59. mo anniversario del lancio della bomba atomica su Hiroshima. Per un commento alle parole di Annan, Dorotea Gambardella ha intervistato Massimo Teodori, ordinario di “Storia ed istituzioni degli Stati Uniti”, presso l’Università di Perugia:

 

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R. – L’appello lanciato da Annan ha un grande valore morale, nel senso che viene dall’unica autorità internazionale, le Nazioni Unite, che – per quanto in crisi, – comunque costituiscono l’unica sede nella quale c’è un rapporto tra Paesi. Certamente, da un punto di vista politico e dei rapporti internazionali, non hanno alcuna efficacia, nel senso che in questi anni, soprattutto dopo la fine della guerra fredda, la riduzione delle armi nucleari e degli arsenali nucleari è andata avanti grazie ai negoziati tra quelle potenze che posseggono tali ordigni.

 

D. – Ma in che modo è possibile concretizzare queste parole di Annan?

 

R. – Io direi che oggi il problema più importante non è tanto quello dei grandi Paesi come gli Stati Uniti o l’Inghilterra, che posseggono ordigni nucleari, quanto quello della proliferazione e del fatto che armi di questo tipo possono cadere in mano sia di Stati che non hanno un controllo democratico al loro interno, sia anche di gruppi terroristici. Questo, oggi, è il vero problema: trovare la maniera di mettere sotto controllo e di intervenire laddove ci possa essere una diffusione di questi ordigni.

 

D. – Ma, tornando al 1945: era proprio necessaria quella prova di forza da parte dell’amministrazione americana?

 

R. – La discussione sul fatto se fosse necessaria o meno, per porre fine alla guerra sullo scacchiere orientale di fronte ad un Giappone che, magari, sarebbe andato avanti ad oltranza, è una discussione che, tra gli storici, è tuttora aperta. Però, per quello che possiamo sapere, dopo il 1945 noi abbiamo avuto per 50-60 anni una pace mondiale fondata sull’equilibrio del terrore, quindi in effetti quelle bombe sono state così terribili che poi non sono più scoppiate deflagrazioni mondiali e quindi hanno avuto un effetto non solo sulla fine della seconda guerra mondiale nello scacchiere orientale, ma nei rapporti internazionali in tutti gli anni che sono venuti. Siamo andati vicini al disastro nucleare durante la crisi di Cuba, magari durante la crisi di Berlino o, prima ancora, in Corea; ma poi, in realtà, le grandi potenze di allora, cioè gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, hanno trovato modo di dialogare e di accordarsi proprio di fronte all’umanità che era sul baratro. Certo, resta tutto il dramma di quanto è successo.

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CONTINUANO AD ARRIVARE I GIOVANI A SANTIAGO DE COMPOSTELA,

PER IL PELLEGRINAGGIO EUROPEO DEI GIOVANI.

DOMANI, LA MESSA CELEBRATA AL MONTE GOZO

- Servizio di Marina Tomarro -

 

 

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Serviamo il Vangelo della speranza: è il tema della terza giornata del pellegrinaggio europeo dei giovani a Santiago. Questa mattina, nella Plaza dei Lobradori, si è svolta la cerimonia di accoglienza del delegato Pontificio, il cardinale Antonio Maria Ruoco Varela, che ha invocato la protezione di San Giacomo sui giovani arrivati da tutta Europa per vivere queste giornate che sono una preparazione alla Giornata mondiale della gioventù con il Papa, che si svolgerà a Colonia l’anno prossimo. Il cardinale Varela ha poi aggiunto una preghiera, affinché i ragazzi capiscano quali siano le loro reali vocazioni e che possano vivere la famiglia, che oggi attraversa un periodo di crisi, come Chiesa domestica e scuola della vita cristiana. Intanto, continuano le catechesi guidate dai vescovi. Per l’Italia ha presenziato l’arcivescovo di Loreto, mons. Angelo Comastri, che ha invitato i ragazzi a prendere come esempi da seguire nella loro vita i grandi santi come San Giacomo, San Francesco, ma anche quelli più recenti, come padre Pio e la Beata Madre Teresa di Calcutta. Loro – ha spiegato mons. Comastri – hanno saputo immergere la conchiglia, simbolo dei pellegrini che arrivavano a Santiago, e riempirla dell’amore che Dio ci dona. “Infatti - ha continuato – la nostra missione è quella di offrire i nostri doni a servizio della Chiesa per la costruzione di una società piena di speranza e di pace”.

 

Marina Tomarro, per la Radio Vaticana.

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SECONDA “MARATONA DELLE DONAZIONI DI SANGUE NELLE PARROCCHIE”:

IN CORSO NELLA REGIONE LAZIO, IN ITALIA, FINO A DOMANI 

SU INIZIATIVA DELLE AUTORITA’ LOCALI IN ACCORDO CON IL VICARIATO

 

 

La seconda “Maratona delle donazioni di sangue nelle parrocchie” è in corso fino a domani nella regione Lazio, in Italia. L’iniziativa, lanciata dalle autorità locali e ricordata ieri al Vicariato di Roma, è stata promossa in seguito agli ottimi risultati ottenuti con la prima campagna nel marzo scorso. L’accordo tra Vicariato e Regione è voluto per sensibilizzare il maggior numero possibile di cittadini su una necessità che interessa tutto il territorio e che si acuisce in estate. Il servizio di Francesca Smacchia:

 

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“Prima salva una vita, poi goditi l’estate”, è lo slogan della campagna estiva – la seconda da quest’anno – in occasione della maratona delle donazioni di sangue nelle parrocchie. La proposta è stata lanciata dalla Regione Lazio in accordo con il Vicariato, e punta a rilanciare in modo organico il ruolo delle parrocchie nell’ambito della raccolta di sangue. Sono 350 i parroci, nella sola provincia di Roma, che si sono dichiarati disponibili a collaborare, e più di 100 le giornate di donazioni già realizzate. Da marzo fino ad ora, si sono raggiunti dei risultati positivi, essendo state prelevate in 31 parrocchie 897 unità di sangue, con una media per chiesa di 28,9 donatori. Per questa nuova iniziativa, considerato l’incremento del fabbisogno di sangue nei mesi estivi e il calo delle donazioni, sono state coinvolte anche 16 parrocchie di località turistiche e balneari. Mons. Mauro Parmeggiani, segretario generale del Vicariato di Roma, ha sottolineato l’importanza dell’accordo tra la Chiesa e la Regione Lazio al fine di sensibilizzare tutti i cittadini:

 

“La Chiesa è sempre stata in prima linea, già da prima che si lanciassero queste campagne, noi – proprio in virtù dell’amore cristiano – ci siamo sempre dati da fare e continueremo a farlo, ancora di più, proprio per aiutare l’uomo, l’uomo in difficoltà. E certamente, questa campagna non può non vedere anche la nostra adesione, perché dove al centro c’è l’uomo, l’interesse per l’uomo, la Chiesa è sempre presente. E quindi, volentieri anche ai romani che prima di lasciare la città, la regione per andare in vacanza, vogliamo ripetere: pensate anche a chi in vacanza non ci va o a chi durante le vacanze sarà costretto ad affrontare la malattia, la sofferenza. Doniamo il sangue, lasciamo la riserva di sangue, per ch ne avrà bisogno”.

 

Francesco Storace, presidente della Regione Lazio, ha ribadito che l’obiettivo non è solo rivolto al raggiungimento dell’autosufficienza regionale del sangue, ma anche al diffondersi del valore della donazione:

 

“All’amministrazione regionale interessa un modello culturale, cioè: anche se noi avessimo sangue a sufficienza, capire il valore della donazione, della solidarietà, e della prevenzione personale quando si dona il sangue. Queste sono cose per le quali val la pena di spendersi”.

 

Per questa nuova iniziativa, considerato l’incremento del fabbisogno di sangue nei mesi estivi e il calo delle donazioni, sono state coinvolte anche 16 parrocchie di località turistiche balneari.

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INAUGURATA IERI LA 25.MA EDIZIONE DEL “ROSSINI OPERA FESTIVAL”

CON IL RIALLESTIMENTO DI UN SONTUOSO “TANCREDI”.

QUESTA SERA “ELISABETTA, REGINA D’INGHILTERRA” PRESENTATA IN PRIMA MONDIALE NELL’EDIZIONE CRITICA DELLA FONDAZIONE ROSSINI

- Con noi, Alberto Zedda -

 

 

Si è inaugurata ieri sera la venticinquesima edizione del Rossini Opera Festival con il riallestimento di un sontuoso “Tancredi”. La manifestazione prosegue questa sera con “Elisabetta, regina d’Inghilterra” presentata in prima mondiale nell’edizione critica curata dalla Fondazione Rossini e con “Matilde di Shabran”, melodramma giocoso la cui regia è stata affidata a Mario Martone. Il servizio di Luca Pellegrini:

 

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Un’asettica ed elegante architettura razionalista contaminata da sontuosi elementi neoclassici che si alzano e si abbassano, con grande effetto teatrale, racchiude il dramma dell’eroe Tancredi e della bella Amenaide. Un’inaugurazione, quella di ieri sera, che ha confermato il livello altissimo di qualità degli allestimenti pesaresi e la sicurezza artistica di Pier Luigi Pizzi che ha riallestito questa memorabile edizione dell’opera rossiniana a cinque anni di distanza, firmando anche la regia ed i costumi, giocati tutti sui colori del bianco, del nero e del rosso. Il melodramma eroico in due atti, che era in controtendenza rispetto all’epoca per il finale tragico, era stato scritto dal musicista per il Teatro di Ferrara nel 1813. “Tancredi” è stato diretto da Víctor Pablo Pérez alla guida dell’Orchestra Sinfonica della Galizia.

 

Due splendide ed interessanti protagoniste hanno ricevuto convinti applausi dal pubblico del Palafestival: Marianna Pizzolato, uno dei più freschi talenti rivelatisi negli ultimi anni, e Patrizia Ciofi, soprano dalla voce limpida e sicura. Entrambe impegnate in una gara vocale vertiginosa e di comprovata professionalità. Il Rossini Opera Festival prosegue, dunque, al giro di boa del quarto di secolo con grande vitalità, la sua fondamentale missione di ricerca e proposta del catalogo rossiniano. Come ci conferma il Maestro Alberto Zedda, direttore artistico del Festival, che illustra le linee portanti della manifestazione:

 

“Con questi autori, che hanno un codice molto particolare, e per Rossini è il caso di dire più unico che particolare, occorrono chiavi di lettura molto appropriate perché è facile fraintenderli. Quindi, in questo momento lo sforzo è quello di mettere a fuoco i problemi dell’esecuzione e dell’interpretazione rossiniana, prima di tutto dal punto di vista artistico, canto, voci, orchestra, strumenti. Per esempio, abbiamo un vecchio problema sugli strumenti antichi: ci chiediamo se riprenderli o non riprenderli. Ma soprattutto, abbiamo interrogativiper quanto riguarda la messinscena. Ci si trova incerti tra un teatro astratto, un teatro dell’assurdo ma anche un teatro che non può evitare sempre un confronto con il realismo. Insomma, questi sono i problemi che in questo momento affrontiamo e che cerchiamo di portare avanti”.

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IL VANGELO DI OGGI

 

 

Domani, 19.ma Domenica del Tempo ordinario, la liturgia ci presenta il brano evangelico in cui Gesù sollecita i suoi discepoli a “tenersi pronti” per la venuta del Figlio dell’Uomo, e li invita così:

 

“Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, la sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa”.

 

Sul significato di questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del teologo gesuita padre Marko Ivan Rupnik:

 

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Cristo ci invita ad essere svegli e attendere la Sua venuta. La tradizione trovava in questi testi diversi significati. Il primo più immediato è quello dell’arrivo del Signore all’ora della nostra morte, perciò un invito ad una vita sobria, per essere pronti all’incontro definitivo. Un altro significato dischiude l’attesa della seconda venuta del Signore. Quest’attesa mette a fuoco un giusto atteggiamento verso la storia. Guardare la storia e la vita stessa degli uomini nella chiave della parusia, del compimento di tutto in Cristo, dove tutto sarà approvato alla misura di Cristo e del suo amore. Ma il significato più immediatamente spirituale, che i santi padri trovavano in questi testi, è quell’attenzione nel cuore per discernere i pensieri e cogliere quelli che sono di ispirazione spirituale, cioè dare il peso e seguire quei pensieri che orientano la nostra vita verso Cristo, che fanno sì che la nostra vita diventi molto più simile a Lui, cioè più Sua.

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CHIESA E SOCIETA’

7 agosto 2004

 

 

ORGANIZZAZIONI MUSULMANE, CRISTIANE ED INTERNAZIONALI

SI STANNO ATTIVANDO PER SOSTENERE LA VITA DI MILIONI DI SENZATETTO,

VITTIME DELLE PIOGGE TORRENZIALI CHE HANNO DEVASTATO IL BANGLADESH.

STUDIATI INTERVENTI DI RICOSTRUZIONE

 

DHAKA. = Le inondazioni che hanno colpito il Bangladesh nelle ultime 4 settimane, provocando 638 morti, non prostrano la tenacia dei bengalesi nel risollevarsi dalle sofferenze. La popolazione, infatti, continua a reagire con grande forza e coraggio e soprattutto le zone meno colpite cercano di portare aiuti alimentari a coloro che hanno più bisogno. I danni non sono solo in termini di vite umane: le violente piogge hanno provocato ingenti perdite economiche al Paese e più di un milione e mezzo di persone, nei 4994 rifugi allestiti per i soccorsi, combatte ogni giorno contro la mancanza di acqua potabile, cibo e servizi sanitari. Le autorità religiose musulmane che dirigono alcuni centri d’accoglienza si stanno impegnando per fronteggiare l’emergenza umanitaria. Anche diverse strutture cattoliche si stanno attrezzando per garantire almeno riparo alle vittime. Lo scorso 3 agosto si è svolto a Dhaka un meeting organizzato dall’ONU con diverse ONG per reperire fondi necessari agli interventi di ricostruzione. Anche la Caritas internazionale, oltre ai primi soccorsi, sta studiando piani per la riabilitazione del Paese. ( F.S.)

 

 

MONS. PIERRE BÜRCHER, PRESIDENTE DELLA “CATHOLICA UNIO INTERNATIONALIS”,

HA INVIATO UNA LETTERA AL PATRIARCA EMMANUEL KARIM III DELLY,

PRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA DEI VESCOVI CATTOLICI DELL’IRAQ,

DOPO I RECENTI ATTENTATI ALLE CHIESE CRISTIANE NEL PAESE

 

LOSANNA. = La recente ondata di violenza che si è abbattuta sulle chiese cristiane in Iraq rende ancora più preoccupante la situazione nel Paese.”Questi atti terroristici contro i luoghi di culto cristiani sono in contraddizione con il rispetto delle persone e la libertà di religione”: è quanto sostiene mons. Pierre Bürcher, vescovo ausiliare di Losanna, Ginevra e Friburgo e presidente della Catholica Unio Internationalis, in una lettera inviata al patriarca caldeo cattolico dell’Iraq, nella quale esprime tutta la sua apprensione per le crescenti tensioni tra cristiani e membri delle altre confessioni. Le minoranze religiose in Iraq, e soprattutto i cristiani, rappresentano il 3 per cento della popolazione, all’incirca 80 mila persone su un totale di 24 milioni di iracheni, per la maggior parte musulmani sunniti e sciiti. “L’auspicio – ha concluso mons. Bürcher – richiamandosi alle parole espresse dal Santo Padre, è un ritorno alla calma e alla solidarietà per fronteggiare violenza e timori. (F.S.)

 

 

In KenYa è emergenza alimentare per più di due milioni di persone.

l’agenzia delle Nazioni Unite Pam chiede 82 milioni di dollari

per la popolazione

 

Nairobi. = E’ emergenza alimentare in Kenya per più di due milioni di persone. Il 60 per cento dei raccolti, infatti, è andato perduto in cinque delle otto province del Paese afflitto da una delle più gravi siccità della sua storia. All’appello lanciato a metà luglio dal presidente keniano Mwai Kibaki si aggiunge così quello del Pam, il Programma alimentare mondiale dell’ONU, secondo cui la situazione potrebbe precipitare nei prossimi sei mesi se le piogge previste per la fine dell’anno saranno scarse come quelle precedenti.  Per questo, l’agenzia delle Nazioni Unite per gli aiuti alimentari ha chiesto ai “donors” internazionali lo stanziamento urgente di 82 milioni di dollari. Intanto la popolazione deve fare i conti con l’aumento dei prezzi provocato dalla scarsa disponibilità di cibo: in molti vendono il bestiame di cui sono in possesso o raccolgono legna da ardere per poi rivenderla. Ed è in aumento il numero di coloro che per sopravvivere si nutrono ormai di tuberi selvatici. A complicare la situazione c’è poi la vicenda del mais contaminato contenuto negli aiuti umanitari distribuiti dal governo alle regioni più colpite dalla siccità. Il problema, per il ministro della Sanità Charity Ngilu, sarebbe stato causato da un fungo sviluppatosi per le pessime condizioni di stoccaggio. (R.P.)

 

 

TENSIONE E PAURA DILAGANO NELLE COMUNITA’ CRISTIANE IN NEPAL

E CRESCE L’ALLARME PER I BAMBINI-SOLDATO COSTRETTI DAI GUERRIGLIERI MAOISTI AD ARRUOLARSI NELLE FILA DELLA RESISTENZA

 

KATHMANDU. = Continuano in Nepal le minacce dei ribelli maoisti e aumenta il fenomeno dei bambini rapiti e addestrati all’uso delle armi. Già il 30 per cento dei combattenti è costituito da giovanissimi sequestrati nelle scuole e negli orfanotrofi, Istituti a rischio di irruzione, di solito gestiti da Congregazioni religiose. La comunità cattolica si occupa di 23 scuole frequentate soprattutto da alunni non cristiani. Dal giugno scorso, tutte le strutture, comprese le scuole cattoliche, rimangono chiuse per i continui attacchi dei guerriglieri, mentre il territorio resta militarizzato con posti di blocco ovunque. Le missioni hanno risentito, negli ultimi anni, dello scontro fra governo e ribelli maoisti, una guerra civile che ha provocato circa 9 mila morti in sette anni. Nonostante si contino quasi 6 mila cattolici su 23 milioni di abitanti, in Nepal la Chiesa di Roma non ha ancora avuto il riconoscimento giuridico ufficiale da parte del governo ed è considerata come un’Organizzazione Non Governativa. (F.S.)

 

 

L’OBIETTIVO DELLA MACCHINA FOTOGRAFICA PER NON DIMENTICARE.

SARA’ PRESENTATA STASERA NELLA CAPITALE ITALIANA LA MOSTRA FOTOGRAFICA

“IMMAGINI DELL’ALTRO MONDO – RIFLESSIONI E SCATTI DOVE NON ARRIVA LA TV”.

L’INIZIATIVA E’ DEDICATA ALLE POPOLAZIONI DELL’ERITREA, DELLA NIGERIA E DEL CONGO

 

ROMA. = L’obiettivo della macchina fotografica per cogliere spezzoni di realtà troppo spesso dimenticate dalla telecamera. E’ questa l’essenza della mostra italiana dedicata all’Africa dal titolo “Immagini dell’altro mondo – riflessioni e scatti dove non arriva la tv”.  L’iniziativa, promossa dalle Associazioni Castellum e Fare Verde, sarà presentata stasera a Roma, alle 19.00, in via delle Tre Fontane. Si tratta della seconda parte del percorso fotografico inaugurato con gli scatti dedicati all’Iraq e all’Afghanistan nell’ambito della manifestazione dell’Estate Romana “All’ombra del Colosseo … quadrato”.  Lo scopo è quello di far luce sulle condizioni disastrose in cui versa il continente africano, dove i contrasti religiosi e le emergenze sanitarie sono all’ordine del giorno e le persone continuano a vivere nell’indigenza malgrado l’incessante sfruttamento delle risorse naturali. Il tutto per non dimenticare e per far riflettere sulla scarsità dei tentativi fatti dall’Occidente per il riscatto di Paesi quali l’Eritrea, la Nigeria e il Congo. Secondo il direttore della manifestazione, Francesco Quintiliani, infatti, “l’attenzione è sempre meno rivolta verso quelle aree e poche voci, tra cui quella del Santo Padre, si levano a difesa dell’Africa”. (R. P.)

 

 

LA MAURITANIA INVASA DALLE CAVALLETTE.

IL GOVERNO DI NOUAKCHOTT HA CHIESTO AIUTO ALLA COMUNITA’ INTERNAZIONALE

PER FRONTEGGIARE LE DEVASTAZIONI DELLE RISERVE ALIMENTARI DEL PAESE

 

NOUAKCHOTT. = 15 aeroplani, 600 mila tonnellate di fitosanitari, 20 milioni di dollari: è l’aiuto che la Mauritania ha chiesto, nelle ultime ore, alla comunità internazionale per fronteggiare l’invasione di cavallette che si è abbattuta sulla capitale e su altre zone del Paese. Gli insetti stanno distruggendo i raccolti e mangiando la vegetazione, inclusa l’erba dei giardini del palazzo presidenziale. Al momento, 10 squadre speciali sono attive nelle zone colpite, col compito di spruzzare fitosanitari che proteggano le piante, ma il direttore del centro anti-locuste del ministero dell’Agricoltura mauritano, Mohamed Abdallahi Ould Babah, ha spiegato che ne servirebbero almeno 60. Gli sciami hanno raggiunto anche il Ciad, arrivando fino alla zona orientale dell’Africa e minacciando direttamente il Gambia, dove il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza, e il Senegal. (F.S.)

 

 

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24 ORE NEL MONDO

7 agosto 2004

 

 

- A cura di Dorotea Gambardella-

 

Non si arresta la spirale di violenza in Iraq. Aspri scontri tra guerriglieri sciiti e truppe americane si sono registrati a Najaf e a Sadr City, il quartiere sciita di Baghdad. Colpita anche la zona verde della capitale, sede del governo ad interim iracheno: cinque i feriti. Decapitato un ostaggio americano, mentre giungono nuove minacce contro l’Italia da parte di un gruppo terroristico che si dice collegato alla rete di Osama Bin Laden. Il nostro servizio:

 

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Almeno sette persone sono rimaste uccise e altre 29 ferite, comprese cinque donne e altrettanti bambini, a causa dei nuovi furiosi combattimenti tra truppe statunitensi e miliziani fedeli all’imam radicale, Moqtada al-Sadr, scoppiati nel sobborgo sciita di Baghdad. Continua, inoltre, lo stillicidio di soldati americani. Secondo quanto riferito dal comando statunitense, un militare è rimasto ucciso in un attacco con lanciarazzi contro una pattuglia Usa, in un quartiere occidentale della capitale irachena. Notte tranquilla, invece, a Nassiriya, dove resiste la nuova tregua raggiunta ieri tra il governatore locale, i leader dei ribelli e i vertici del reggimento Serenissima dei Lagunari. In merito alla vicenda dei rapimenti, in un video su un sito Internet è stata mostrata la decapitazione di un ostaggio americano da parte degli uomini del “numero due” di Al Qaeda in Iraq, Abu Musab al-Zarqawi, che hanno rivendicato la responsabilità dell’esecuzione. Lo stesso gruppo è tornato a minacciare di morte il premier iracheno ad interim, Iyad Allawi. Quest’ultimo, che ha concesso l’amnistia ai ribelli che non si siano macchiati di omicidio, avrebbe ordinato all’emittente televisiva, Al Jazeera, di chiudere per un mese il suo ufficio di corrispondenza di Baghdad. Ritornando alla questione degli ostaggi, in un altro video, questa volta consegnato ad un’agenzia di stampa della capitale saudita Dubai, un gruppo islamico, che ha rapito un camionista turco, ha minacciato l’uccisione dell’ostaggio entro 48 ore se la sua compagnia non abbandonerà l’Iraq. Con un comunicato diffuso mediante un sito Internet, infine, un movimento integralista islamico ha avvertito che le sue cellule italiane colpiranno entro il 15 agosto prossimo, scadenza di un ultimatum di due settimane già impartito in precedenza, se il governo di Roma prima di tale data non avrà richiamato le proprie truppe dall’Iraq.

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Medio Oriente. Secondo fonti palestinesi, quattro uomini delle Brigate dei martiri di Al-Aqsa sono stati arrestati da soldati israeliani durante un’incursione dell’esercito a Tulkarem, nel nord della Cisgiordania. Nella Striscia di Gaza, un adolescente palestinese armato è stato ucciso nei pressi di una barriera di sicurezza a Sufa. E un secondo palestinese sarebbe stato catturato. Sul piano politico, si registrano le dimissioni di due ministri palestinesi, motivate dal deterioramento della situazione nei Territori. Si tratta dei titolari dei dicasteri della Giustizia e della Pianificazione.

 

Nella regione sudanese del Darfur, 210 ribelli, tra cui dieci comandanti, si sono consegnati alle autorità di Khartoum, congiungendosi all’esercito regolare. Il governo sudanese, intanto, ha notificato alle Nazioni Unite l’accettazione del piano operativo di 30 giorni per la crisi umanitaria della provincia e l’impegno a cominciare il disarmo delle milizie illegali che hanno terrorizzato e massacrato la popolazione nera del Darfur. L’accordo era stato raggiunto mercoledì, ma è stato perfezionato nella notte. Saranno otto gli osservatori per i diritti umani che l’Onu invierà nel Paese. Da Khartoum, Beatrice Luccardi:

 

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Gli osservatori si chiedono come sarà possibile disarmare in meno di un mese le milizie che, dette Janjaweed, hanno terrorizzato le popolazioni del Darfur, provocando la morte di circa 30 mila persone e spingendo a sfollare o a riparare all’estero oltre un milione e 200 mila civili. Tra i più fiduciosi, nella riuscita dell’accordo, vi è l’inviato speciale dell’ONU, Yan Pronk, che ha sottolineato come esso permetta di aumentare decisamente l’invio di aiuti umanitari e, al contempo, allontani il rischio che lo Stato africano venga nuovamente sottoposto a sanzioni politico-economiche. D’altro lato, il presidente Omar Al-Bashir ha affermato che il Sudan attraversa una fase cruciale a causa della campagna ostile lanciata, secondo lui, per giustificare un’ingerenza straniera proprio nel Darfur.

 

Per Radio Vaticana, Beatrice Luccardi.

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Brusca marcia indietro del governo di Mosca sul caso Yukos, il colosso petrolifero russo che, nel giro di 24 ore, si è visto accordare e poi revocare le facilitazioni per coprire le spese legate all’attività di trasporto ed esportazione del greggio. Immediata la discesa in Borsa del titolo, che ieri a Mosca ha fatto segnare un calo di circa l’8 per cento. Ce ne parla Giuseppe D’Amato:

 

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L’ennesima giornata difficile per la Yukos. “I suoi conti bancari restano congelati”, ha confermato il Ministero della Giustizia. Lo Stato esige il pagamento di una montagna di tasse arretrate. Secondo ambienti internazionali, la Yukos ha pagato gli oleodotti per il transito del suo petrolio fino al 10 agosto, dopodiché non si sa cosa succederà. Così, la speculazione impazza: voci incontrollate, trattative segrete, strategie mirate. A Mosca la Borsa è in continua altalena da mesi. Nel 2003 la Yukos ha prodotto oltre 80 milioni di tonnellate di greggio, circa il 20 per cento della produzione totale. La Russia è il maggior produttore al di fuori dell’OPEC. Attualmente in gioco vi sono 1,7 milioni di barili giornalieri della Yukos, circa il 2 per cento della produzione mondiale. Se anche questi dovessero venire a mancare, sul mercato internazionale il prezzo dell’oro nero andrà ulteriormente alle stelle.

 

Da Mosca, per la Radio Vaticana, Giuseppe D’Amato.

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Sono dieci i minatori morti nell’esplosione di gas avvenuta all’interno di una miniera di carbone nella provincia di Xinhua, in Cina. Risultano disperse cinque persone. L’incidente è avvenuto mentre un gruppo di 99 minatori stava lavorando. La maggior parte di essi ha fatto in tempo a scappare. Ancora sconosciute le cause della deflagrazione.

 

E’ di due morti e quattro feriti il bilancio dell’esplosione avvenuta a sud di Karachi, città portuale del Pakistan meridionale. Un ordigno è deflagrato davanti ad un esercizio di autonoleggio, colpendo i dipendenti del negozio. Gli inquirenti ritengono sia un atto intimidatorio nei confronti del proprietario dell’attività, anche se il Pakistan, da quando ha garantito il suo appoggio agli Stati Uniti nella guerra all’Iraq, è colpito frequentemente da attentati.

 

Ad una decina di giorni dal referendum sulla revoca del mandato del presidente venezuelano, Hugo Chavez, l’Unione Europea ha invitato le parti affinché la consultazione si tenga in modo “equo e  trasparente”. Intanto, il ministro degli Esteri del Paese, Jesús Perez, ha annunciato che gli Stati Uniti si stanno mostrando meno ostili nei confronti di Chavez, perché sicuri della sua vittoria.

 

Sale la tensione in Afghanistan: nel mirino dei taleban ancora una volta i dipendenti degli uffici elettorali. Nell’agguato di ieri sera nella provincia centrale dell’Uruzgan, 80 taleban hanno colpito un convoglio di quattro auto, uccidendo due scrutatori, mentre un’altra persona e due soldati afghani sopraggiunti per inseguire i guerriglieri, sono dati per dispersi.

 

In Paraguay, si ridimensiona il bilancio dell’incendio scoppiato domenica in un supermercato di Asunción. Sono 369 i morti, 53 i non identificati e più di 400 i feriti. La ripetizione di alcuni nomi aveva fatto salire la cifra del bilancio. Sulle cause dello scoppio, gli inquirenti escludono l’attentato.

 

Il presidente dello Zimbawe, Robert Mugabe, ha attaccato l’Occidente, definendo “nemici” il governo di Londra e tutti i suoi alleati. Nel mirino anche i suoi oppositori, accusati di continuare a pianificare, con l’aiuto della Gran Bretagna, la sua destituzione.

 

 

 

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