2013-03-25 13:09:06

Omelie del card. Bergoglio: l'amore di Maria insegna a prendersi cura della vita


Forte da sempre il legame di Papa Francesco con la Vergine, testimoniato - solo per citare riferimenti recenti - dal suo primo atto dopo l'elezione: la visita alla Vergine Salus Popoli Romani nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Ma anche dall'uso nel suo stemma della Stella, simbolo, secondo l'antica tradizione araldica, della Vergine. La Madonna è, dunque, al centro della sua spiritualità. Nella Messa per la Vita celebrata il 25 marzo del 2011, Solennità dell'Annunciazione, l'allora cardinale arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, ripercorreva la vita della Vergine per esortare a prendersi cura della vita con coraggio e amore come fece la stessa Maria che accompagnò suo Figlio, nelle gioie e nei dolori, e poi la Chiesa. Ricordiamo le sue parole di allora con il servizio di Debora Donnini:RealAudioMP3

E’ la vita stessa di Maria a raccontare concretamente cosa significhi accompagnare la vita. Per farlo arrivare al cuore dei fedeli, il cardinale Bergoglio ripercorreva l’esistenza della Vergine di Nazareth, che “accompagna la vita di suo Figlio e accompagna la sua morte”. Proprio nel giorno dell’Annunciazione comincia, infatti, il cammino di accompagnamento di Maria. Fin da quando sta per dare alla luce, deve intraprendere un viaggio per rispettare la legge, per il censimento, accompagna Gesù nella nascita senza alcuna comodità e, dopo la grande gioia al ricevere i pastori e i Magi, arriva la minaccia di morte e la fuga in Egitto. Come con delicate pennellate, l’arcivescovo di Buenos Aires descriveva la Vergine che accompagna quella vita che cresce, “accompagna la sua solitudine” quando “lo torturarono tutta la notte”: è Lei ai piedi della Croce, Lei che nella sua profonda solitudine non perde la speranza e poi “accompagna la sua Risurrezione piena di gioia”. E infine il suo stesso Figlio le affida la Chiesa nascente, che da allora Lei accompagna e “continua - diceva il cardinale Bergoglio - ad accompagnarci nella vita della Chiesa perché vada avanti”.

Sembra quasi un Cantico quello del porporato su questa “donna del silenzio, della pazienza, che sopporta il dolore” e che “sa rallegrarsi profondamente” con l’allegria di suo Figlio. La contemplazione della vita della Vergine porta ad una domanda centrale che il cardinale Bergoglio rivolgeva ai fedeli: “Sappiamo accompagnare la Vita?”. Il porporato parla della vita dei figli ma anche di quelli che “perdonino l’espressione – dice - sembrano essere ‘figli di nessuno’”. “Mi preoccupano anche a me?”, chiedeva. L’arcivescovo esortava a farsi una serie di domande: “Qualche volta ho pensato che quello che spendo per prendermi cura di un piccolo animale potrebbe essere alimento ed educazione per un bambino che non ce l’ha?”. E ancora: “Come stanno i tuoi genitori? Come stanno i tuoi nonni?...Li accompagni?”, domandava. "Il peggio che ci possa capitare" - afferma - è che abbiamo troppo poco amore per prenderci cura della vita.

Maria, infatti, è “la donna dell’amore”, sottolineava il cardinale Bergoglio: “se non c’è amore non c’è posto per la vita”, c’è l’egoismo. E dunque, proseguiva, “amore" e “coraggio” sono ciò che bisogna chiedere oggi a Maria per “prenderci cura della vita”. Qualcuno potrebbe chiedersi come portare l’amore nel mezzo di tante contraddizioni e prendersi cura della vita fino alle sue ultime conseguenze. Il porporato citava Pio XI che diceva: “Il peggio che ci accade non sono i fattori negativi della civilizzazione ma il peggio che ci accade è la sonnolenza dei buoni”. “Maria – concludeva il cardinale Bergoglio – non concesse anestesie all’amore”. E la preghiera che l’arcivescovo di Buenos Aires Le rivolgeva era quella di poter amare seriamente, di non essere “sonnolenti”, e di “non rifugiarci” nelle mille anestesie “che ci presenta questa civilizzazione decadente”.







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