2012-06-29 19:43:09

Siria, vigilia del vertice a Ginevra per rilanciare il piano Annan


Il Consiglio europeo ha incluso la Siria nelle bozze di conclusioni. I leader europei chiedono un’inchiesta internazionale che individui i responsabili delle violazioni di diritti umani, condannano la violenza e i massacri dei civili, e chiedono al regime di fermare subito gli attacchi contro la popolazione. L’Unicef intanto lancia un appello: occorrono 11 milioni di euro per salvare un numero sempre più crescente di bambini rifugiati siriani. Francesca Sabatinelli RealAudioMP3
Continua ad infierire sulla popolazione il regime. Sono decine, si parla di oltre 40, i morti, in gran parte donne e bambini, vittime dell’ennesimo massacro avvenuto stavolta a Douma, nella regione di Damasco. Assad però ora è impegnato a cercare risposte alle nuove mosse di Ankara che ieri, al confine tra i due paesi, ha schierato batterie antimissile, carri armati e truppe che ora si trovano di fronte i 170 carri armati piazzati dai siriani. Dopo l’abbattimento di un jet turco la tensione è altissima, i turchi avrebbero chiesto alla Nato di imporre una no-fly zone sulla Siria, mentre si attende l’esito della riunione di domani a Ginevra dei cinque membri del consiglio di Sicurezza dell’Onu, Ue e diversi paesi arabi, affinché si possa scongiurare la guerra fra i due paesi. Si studierà il piano Annan che propone un esecutivo di unità nazionale quale possibilità per fermare i massacri, con l’esclusione di chi potrebbe nuocere alla transizione. Un punto che fa ribadire a Mosca la sua posizione: sì al cambiamento volto ad un’intesa nazionale no ad una soluzione esterna, il destino di Assad dovrà essere deciso dal popolo siriano. Con queste premesse è possibile in partenza che questo vertice sia fallimentare? Benedetta Capelli ha rivolto la domanda a Fabrizio Battistelli, presidente di Archivio Disarmo: RealAudioMP3

R. - No, non credo possa definirsi fallito in partenza, perché le posizioni sono variegate anche nel fronte del “no”, nel fronte cioè di tutti quei Paesi che, sulla base anche di esperienze recenti – pensiamo al caso Libia – guardano con diffidenza ad interventi promossi e guidati dall’Occidente. Un conto è la posizione della Cina, che è stranamente – in qualche modo – possibilista; un altro punto di vista è quello espresso dai Paesi della Lega Araba; un altro punto di vista ancora è quello di un alleato occidentale importante, ma proiettato nel mondo islamico come la Turchia. Insomma qualche margine di manovra c’è.
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D. – Per quanto riguarda l’ipotesi di un governo di unità nazionale aperto ai lealisti di Assad è possibile che questa ipotesi venga accettata, anche se ha generato dei malumori non indifferenti?


R. – Potrebbe essere un’ipotesi di evidente compromesso e un compromesso che possiamo anche definire al ribasso, ma che ha dalla sua il dato di essere realistico: se si guarda bene ad un bilancio delle “primavere arabe” si vede che in più occasioni la soluzione non è stata molto lontana da questa. Nelle situazioni dell’area il fatto che i governi lascino delle personalità, che poi possono servire anche a capovolgere il destino politico che fino a quel momento hanno servito, non sarebbe una novità.


D. – Veniamo alla tensione Siria-Turchia: ci sarebbero 170 carri armati a Nord di Aleppo, vicino al confine con la Turchia che, da parte sua, ha chiesto la creazione di una “no fly zone”. Quali scenari ipotizzare da questo punto di vista?


R. – Di tutto devo dire che questa evoluzione del rapporto fra i due Paesi confinanti è veramente la più sorprendente: nessuno sei mesi fa avrebbe potuto immaginare che dalla crisi interna della Siria sarebbe sfociata una crisi fra due Paesi che finora avevano avuto sostanzialmente dei buoni rapporti di vicinato, pur nell’assoluta diversità del sistema politico che, nel caso turco, è indubbiamente democratico rappresentativo. I campi a cui appartengono l’uno e l’altro Paese sono diversi, ma il rapporto e le relazioni tra vicini erano buone. Lì Assad ha fatto "l’errore del secolo" per quello che riguarda il suo governo: quello di andare a litigare con un vicino molto forte, molto importante, molto centrale, ideologicamente non etichettabile come al servizio dell’Occidente, perché – pur essendo incardinato nell’area occidentale sul piano istituzionale – a livello politico Erdogan è rappresentante di un partito musulmano, sia pure moderato, e quindi non accusabile di collusione con l’Occidente. Probabilmente il nervosismo provocato dalla repressione del movimento popolare in Siria da parte del governo di Assad e alcuni errori di calcolo sulla tolleranza anche del vicino hanno portato a una crisi pericolosissima per Assad, che lo isola politicamente e un domani – ma c’è augurarsi di no – potrebbe anche dare vita a qualche forma di conflitto tra questi due importanti Paesi. C’è solo da augurarsi, per gli equilibri internazionali e per la pace nell’area, che questo non accada.











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