2012-02-01 16:35:22

Disoccupazione, Acli: piano straordinario per i giovani


Andrea Olivero, presidente nazionale Acli
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"I dati sulla disoccupazione pubblicati dall'Istat non ci sorprendono perché questa linea di tendenza è costante da almeno due anni. Ci preoccupa quanto stia crescendo quantitativamente la disoccupazione e quanto in Italia sia concentrata tra i giovani, con cifre superiori alla media europea. Stiamo facendo pagare la crisi in particolare a una generazione, buttando via le risorse più preziose per il Paese e ipotecando la prospettiva di tenuta della coesione sociale del Paese.
La riforma del lavoro a cui lavora il Governo con le parti sociali non può essere sufficiente per invertire la tendenza. Serve un piano straordinario per l'occupazione giovanile. Serve porre risorse economiche nuove su questo capitolo. Il nostro sistema scolastico e formativo, rispetto a quello tedesco, vive un deficit troppo marcato. Non riesce a portare i giovani verso quel lavoro che c'è, ma anzi li mortifica spingendoli alla dispoccupazione.

Serve un esteso impiego del nuovo apprendistato come strumento prevalente dell'occupazione dei giovani che necessitano di percorsi professionalizzanti. Stage e tirocinii per avvicinare il mondo della scuola a quello del lavoro. Un potenziamento dell'offerta di formazione professionale. Migliorare le politiche attive per l'inserimento dei giovani nel lavoro e per sviluppare intermediazione di manodopera. E ancora una fiscalità di vantaggio per le imprese che assumono giovani e soprattutto per quei giovani che sviluppano attività d'impresa. Quest'ultimi dovrebbero godere anche di un accesso al credito agevolato.

Ma purtroppo c'è sempre un elemento ideologico ogni volta che si parla di lavoro nel nostro Paese. Per questo nelle trattative tra parti sociali e Governo resta lo scoglio dell'art. 18. In realtà non vedo come oggi le proposte in campo vadano ad indebolire la prospettiva dell'art. 18. Non dobbiamo sostenere una legge o un articolato ma un principio che è quello della stabilità del lavoro. Noi abbiamo proposto un contratto di lavoro prevalentemente a tempo indeterminato che possa avere maggiore flessibilità nei primi tre anni, ma questo non annulla l'art. 18. Anzi fa sì che più giovani, entrando in un percorso ordinario di lavoro con un contratto collettivo, siano spinti verso quella forma privilegiata che è il contratto a tempo indeterminato e quindi è garantito anche dall'art. 18. Bisogna stare attenti a non fare delle campagne ideologiche su questo tema e
rischiare poi di non tutelare quei tantissimi giovani - la maggiorparte - che di garanzie rispetto alla stabilità del lavoro non ne hanno proprio nessuna.

I proiettili spediti ieri al ministro Fornero, alla Marcegaglia e ai leader sindacali ci preoocupano. Si stanno infatti saldando tra di loro proteste che hanno obiettivi tra loro molto diversi. Quelle corporative di soggetti che sono stati colpiti nei loro interessi a quelle di persone esasperate che faticano ad arrivare a fine mese. Dobbiamo stare molto attenti. Pensiamo che il Governo debba, nei prossimi mesi, dare dei segnali chiari a sostegno di quanti sono in maggiore difficoltà, per far sì che non ci siano fronti sociali estesi che possano ingenerare movimenti pericolosi e dare consenso a pochi sparuti estremisti che cercano di soffiare sul fuoco. Sarebbe estremamente pericoloso perché la coesione sociale è un punto determinante per tentare di uscire dalla crisi".
(Intervista a cura di Fabio Colagrande)







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