Tunisia, cresce l'attesa in vista delle elezioni del 23 ottobre
Il 23 ottobre la Tunisia è chiamata al voto per eleggere l’Assemblea costituente,
che sarà incaricata di redigere una nuova Costituzione, nove mesi dopo la caduta di
Ben Alì, fuggito - dopo 23 anni al potere - in Arabia Saudita nel gennaio scorso,
a seguito delle massicce proteste di piazza scoppiate a fine 2010, con l’avvio della
cosiddetta primavera araba. ''Queste elezioni - ha affermato l'Alto rappresentante
Ue per la Politica estera, Catherine Ashton - rappresentano un momento storico nel
processo di transizione della Tunisia verso la democrazia". "Per la prima volta -
ha aggiunto - i cittadini tunisini avranno l'opportunità di scegliere liberamente
i propri rappresentanti''. A coordinare gli osservatori internazionali che avranno
il compito di monitorare ogni processo, affinché le elezioni avvengano in modo regolare,
è il parlamentare italiano Riccardo Migliori, vice presidente dell’Organizzazione
per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Giada Aquilino gli ha
chiesto come la Tunisia si stia preparando all’appuntamento:
R. – Vive
in una condizione di straordinaria attesa, di passione civile. E’ un Paese che si
è risvegliato da un lungo sonno, soprattutto grazie ai propri giovani, che vogliono
impadronirsi – da protagonisti – del loro futuro. C’è un lavoro febbrile per organizzare
le prime, vere, grandi elezioni democratiche. Basti dire che sono già state individuate
seimila sedi scolastiche nelle quali si svolgeranno le elezioni e si stanno addestrando
30 mila scrutatori. Pensiamo anche alla certosina legge elettorale, che prevede l’alternanza
uomo-donna nelle liste elettorali. Per la prima volta - ed è perciò un fatto di grande
rilievo - il Parlamento dovrà avere la presenza di under 30: la rivoluzione è stata
fatta dai giovani e, quindi, i giovani devono essere presenti non solo come dato anagrafico
ma anche come caratteristica culturale.
D. – L’Osce com’è impegnata?
R.
– Va precisato che ci sono centinaia di parlamentari, tra le varie organizzazioni
internazionali, che saranno presenti a Tunisi: ci sarà poi la Fondazione Carter e
l’ex presidente Jimmy Carter presiederà la missione statunitense. Andando a Tunisi
temevo di trovare qualcuno che, sia nei nostri confronti sia verso l’Unione Europea
e del Consiglio d’Europa, sostenesse una sorta d’ingerenza rispetto alla sovranità
tunisina. Invece no: c’è la volontà che tutto il mondo certifichi che, quelle tunisine,
sono elezioni libere e giuste, dove tutti sono stati posti nelle condizioni di gareggiare.
Basti pensare che in alcune circoscrizioni elettorali come Tunisi ci sono più di 100
partiti che si confrontano. Prima, di fatto, si poteva presentare soltanto il partito
del presidente Ben Ali. Adesso, invece, si possono presentare tutti. Si è voluto sottolineare
proprio questo “tutti”. Quindi, anche al di là delle visioni differenti tra i partiti
d’ispirazione religiosa e quelli d’ispirazione laica, vi è una comunità che, in questo
momento, è molto unita nella speranza ed anche nella fiducia verso le organizzazioni
internazionali. Queste organizzazioni vanno lì a certificare che quelle saranno le
prime, vere, grandi elezioni democratiche nel Nord Africa, come “battistrada” delle
libertà in vista delle elezioni del 25 novembre in Marocco e poi di quelle che dovrebbero
esserci, tra novembre e dicembre, pure in Egitto.
D. – Negli ultimi
giorni sono però state registrate violenze tribali sul territorio. Avete notizia anche
di tentativi d’inquinamento delle liste elettorali o altri episodi?
R.
– Ci sono episodi preoccupanti, che non riguardano l’essenza della società tunisina.
Mi spiego: chi vuole che la rivoluzione non si istituzionalizzi, tenta disperatamente
di non far svolgere le elezioni. Da qui incidenti come quelli che si sono registrati
nel sud della Tunisia, dove l’esercito ha avuto un brutto scontro a fuoco con armati
che provenivano da territori confinanti con la Repubblica algerina o l’aggressione
ad un candidato del partito laico. Allo stato dei fatti, si tratta di fenomeni circoscritti.
E’ chiaro, però, che mancando un mese alla data delle elezioni c’è il rischio che
questi fenomeni siano più marcati da qui al 23 ottobre.
D. – E il rischio
di estremismi? R. – Questa è la questione fondamentale. Devo dire che ho
trovato, incontrando anche i maggiori partiti tunisini, un grande senso di responsabilità
e sono convinto che la nuova Costituzione – perché si tratta di eleggere un’Assemblea
costituente – sarà democratica. Una Costituzione in cui si troverà equilibrio tra
le varie anime del Paese, perché nessuno avrà la maggioranza assoluta e nessuno avrà,
alla fine, i numeri per poter fare una Costituzione a proprio piacimento. (vv)