Grande attesa per la riapertura a settembre della Biblioteca Apostolica Vaticana.
Con noi, il prefetto mons. Pasini
Tra due mesi, il 20 settembre, dopo tre anni di lavori di ristrutturazione e restauro,
la Biblioteca Apostolica Vaticana riapre finalmente i battenti. Manoscritti, carte
d'archivio, libri, stampe, disegni, monete e medaglie, di una delle raccolte più preziose
del mondo, torneranno così a disposizione di studiosi e ricercatori. La tessera elettronica,
la consultazione dei cataloghi on-line sulla rete interna wi-fi e le nuove procedure
di sicurezza, sono alcune delle principali innovazioni informatiche. Il 13 settembre
prossimo, una conferenza stampa nel Salone Sistino racconterà tutte le principali
novità e gli eventi connessi con la riapertura, come spiega - al microfono di Fabio
Colagrande - il prefetto della Biblioteca, mons. Cesare Pasini:
R. – Sarà
una conferenza in cui vorremo mostrare ai giornalisti che parteciperanno e, quindi,
a tutte le persone che poi troveranno questa notizia, che cosa abbiamo fatto all’interno
di questo ampio progetto. Parlerà il cardinale Farina, Bibliotecario di Santa Romana
Chiesa, che appunto illustrerà il progetto nel suo insieme, che riguarda la Biblioteca
e che non coinvolge soltanto i lavori di questi tre anni ma altre imprese precedenti
e successive. Per esempio, l’impresa successiva sarà la riapertura del Salone Sistino
che diventerà sala di lettura della Biblioteca, tra qualche anno, accanto alle altre
sale di consultazione. Si descriveranno poi i lavori fatti; inviteremo anche i nostri
sponsor, in particolare la ditta Italcementi che ci ha sovvenzionato l’uno e l’altro
ascensore nuovo che abbiamo installato; parleranno, ovviamente, anche le maestranze
degli uffici tecnici del Governatorato per descrivere questi aspetti dei lavori.
D.
– Aspetti che hanno un’importanza strutturale. Ma si tratta anche di un restauro che
ha avuto un’attenzione alla funzionalità e all’estetica, vero?
R. –
Sì! Il fatto di avere avuto la Biblioteca chiusa per tre anni ha consentito di fare
tanti lavori che poi vengono a frutto degli studiosi, perché si possano muovere meglio
o perché abbiano dei servizi informatizzati più raffinati. Tutto l’insieme è stato
ridipinto, riabbellito, ristrutturato, rinnovato…
D. – Poco fa, parlavamo
di questo Salone Sistino che recentemente è stato riannesso alla Biblioteca Vaticana
e che tra qualche anno sarà nuovamente a disposizione degli studiosi…
R.
– Sì: questo Salone lungo i secoli – dal 1590 circa fino al Pontificato di Leone XIII,
quindi per tre secoli – è stata la sala che conservava i manoscritti della Biblioteca;
noi ora non potremmo rimettervi i manoscritti perché è bene che questi siano in un
deposito climatizzato, adeguato, come si trovano ormai da decenni. Tuttavia, potremmo
permettere agli studiosi di venire in questo magnifico tempio della cultura, pieno
di storia, che è la Biblioteca, e anche qui studiare come nelle altre sale di consultazione.
D.
– Mons. Pasini, ci eravamo sentiti qualche tempo fa per parlare di un lavoro importante
che fa parte dell’attività propria della Biblioteca, e cioè il progetto di digitalizzazione
del patrimonio dei manoscritti della Biblioteca Vaticana. Stavate lavorando al cosiddetto
“testbed”, cioè alla fase che precede l’avvio della digitalizzazione. A che punto
siamo, adesso?
R. – Il “testbed” è concluso, direi felicemente concluso.
E’ servito a riappuntare alcuni aspetti, proprio perché il “testbed” è un banco di
prova che permette queste verifiche. Ora siamo pronti a partire. Di fatto, partiremo
in tono minore per i prossimi mesi, perché siamo ancora alla ricerca dei fondi. Siamo
non solo speranzosi, ma convinti di arrivare al “dunque”, che probabilmente potrà
essere il 2011, in cui ci muoveremo in ampiezza su questo progetto. Ma assicuro che
già da settembre, pur a ranghi ridotti e a poco personale per questo progetto, partiremo!