2010-02-23 15:38:48

Italia: appello per dire no ai "foto-ricatti". Petizione di fotografi e studiosi dell'immagine


“No ai foto-ricatti’’: è l’appello lanciato in Italia da alcuni fotografi e studiosi della fotografia, che hanno pubblicato una nota di protesta per avviare una raccolta di firme, pubblicata da Fotografia&Informazione. “Da diversi mesi – si legge nel documento - il mondo dell’editoria e del giornalismo fotografico è al centro di notizie di cronaca relative a vicende giudiziarie, nelle quali le immagini fotografiche sono utilizzate come pretesto di inaccettabili pratiche ricattatorie. Per ognuno di noi - fotografi, studiosi, operatori delle immagini - il valore delle riprese è costituito dall’accuratezza della testimonianza, dalla completezza documentaria, in certi casi dalla creatività degli autori. Produrre, valutare e utilizzare fotografie in ambito giornalistico e documentario, significa per noi far conoscere meglio il mondo attraverso di esse. Per questo motivo siamo contro ogni manipolazione e ogni censura che non sia motivata da valori etici o dal rispetto della privacy. Ci appare quindi inammissibile – prosegue la nota - che esistano e si diffondano pratiche mirate all’occultamento delle immagini; o alla loro pubblicazione, solo in cambio di somme di danaro dai soggetti ritratti, o di altri meno confessabili vantaggi. Chi lavora per e attraverso le immagini, come tutti noi - scrivono i firmatari dell’appello - non può accettare questo offensivo capovolgimento di ruoli. Tanto meno possiamo accettare che il discredito, le ombre sul nostro lavoro, attraverso ingiuste generalizzazioni, si diffondano e ci travolgano. Crediamo che le fotografie, ed ogni tipo di immagine ottica, non debbano restare chiuse nelle casseforti. Esse nascono in vista della loro diffusione più estesa, per una civile informazione, per un’opinione pubblica più matura e, in prospettiva, per favorire una maggiore cultura visiva. Non dovrebbero mai essere usate strumentalmente attraverso minacce e ricatti. Tutto ciò infatti si trasformerebbe, alla fine, - conclude la nota - in un ricatto anche per la nostra professione, i nostri diritti, le nostre idee. E ovviamente anche in un peggioramento della qualità dell’informazione nel nostro Paese. (R.G.)







All the contents on this site are copyrighted ©.