2009-11-13 14:28:05

Il cardinale Bertone ha ricordato a Montecitorio la storica visita di Giovanni Paolo II al parlamento italiano del 14 novembre 2002


La Camera dei deputati italiana ha voluto celebrare ieri il settimo anniversario della storica visita di Giovanni Paolo II al parlamento del Paese, avvenuta il 14 novembre 2002. Su invito del presidente della Camera, Gianfranco Fini - con il quale si è anche intrattenuto a colloquio privato per mezz’ora - il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha offerto un ricordo di quella giornata, toccando molti dei temi sociali ed etici allora affrontati da Papa Wojtyla: dalla difesa della vita alla libertà di istruzione, dalla tutela della famiglia al principio della laicità dello Stato. Il servizio di Alessandro De Carolis:RealAudioMP3

“Testimone nella sofferenza, amante della verità, educatore dei giovani”, ma soprattutto “un uomo di preghiera”, perché ogni gesto col quale ha guidato la Chiesa per oltre 25 anni scaturiva da un intimo rapporto con Dio. Il cardinale Tarcisio Bertone ha ricordato così Giovanni Paolo II, e di ognuno dei tratti messi in risalto ha offerto un ricordo ai parlamentari italiani, che ieri sera si sono dati appuntamento nella Sala della Lupa per commemorare il primo intervento della storia di un Pontefice nell’Aula di Montecitorio. Quei “lenti passi” con i quali il 14 novembre del 2002 Giovanni Paolo II raggiunse lo scranno più alto della Camera hanno offerto al segretario di Stato il primo spunto per ribadire il principio per cui, secondo le parole di Papa Wojtyla, “le leggi dello Stato” non devono ledere “in nessun modo il diritto alla vita”, ma piuttosto tutelarla, sia che la vita “sia embrionale o morente”. Quindi, parlando del rapporto tra Chiesa e istituzioni civili, il cardinale Bertone ha sottolineato il rischio di deriva di una democrazia quando essa si allei con il relativismo etico. Un concetto col quale, sette anni fa, Giovanni Paolo II suscitò un apprezzamento corale:

“Infatti, se non esiste nessuna verità ultima che guidi e orienti l'azione politica, annotavo in un'altra Lettera enciclica, la Centesimus annus, ‘le idee e le convinzioni possono essere facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo (applausi) aperto oppure subdolo, come dimostra la storia’".

Il discorso del cardinale Bertone ha poi posto l’accento sul carisma del Pontefice “educatore”, qual era Papa Wojtyla. Rammentando le mobilitazioni di massa delle Gmg, il porporato ha parlato del “valore fondamentale dell’educazione per la costruzione della società” e “l’insostituibile ruolo della famiglia”, come fece Giovanni Paolo II in quella storica giornata del 2002:
 
“Una Nazione sollecita del proprio futuro favorisce lo sviluppo della scuola in un sano clima di libertà, e non lesina gli sforzi per migliorarne la qualità, in stretta connessione con le famiglie e con tutte le componenti sociali, così come del resto avviene nella maggior parte dei Paesi europei”.

 
Infine, il valore della spiritualità e della speranza che scaturisce dall’amore al Crocifisso, al quale Giovanni Paolo II si aggrappò quasi in quell’ultimo Venerdì Santo della sua vita. “Anche nel contesto attuale”, ha concluso il segretario di Stato, lo “sguardo al trascendente si rivela necessario” e la storia dell’Italia dimostra questo essa “abbia attinto a quest’intima unione tra la dimensione verticale verso Dio e l’impeto del servizio al prossimo”. L’auspicio finale del cardinale Bertone è stato lo stesso di Papa Wojtyla, la ripetizione di quelle parole che sette anni fa furono salutate da un grande applauso:

 
“L'amata Nazione italiana possa continuare, nel presente e nel futuro, a vivere secondo la sua luminosa tradizione, sapendo ricavare da essa nuovi e abbondanti frutti di civiltà, per il progresso materiale e spirituale del mondo intero. Dio benedica l'Italia!” (applausi).







All the contents on this site are copyrighted ©.