2009-11-09 15:32:55

Guinea Conakry: i vescovi chiedono a politici e militari di trovare un'intesa per il bene del popolo


Solo la popolazione della Guinea, attraverso il dialogo, può risolvere la crisi politica aggravatasi nelle ultime settimane: a sottolinearlo è mons. Vincent Coulibaly, arcivescovo di Conakry e presidente della Conferenza episcopale del Paese africano, in un messaggio pubblicato sulla stampa locale. Nel documento – di cui riferisce l’agenzia Misna – il presule ricorda la strage avvenuta il 28 settembre all’interno dello stadio di Conakry, dove i militari agli ordini della giunta al potere dall’anno scorso, hanno ucciso decine di militanti dell’opposizione. “Preghiamo i responsabili politici e militari – scrive mons. Coulibaly - di mettersi davvero al servizio del popolo, ascoltando tutte le classi sociali e in particolare i più poveri”. Nel messaggio l’arcivescovo denuncia un’ambiguità di fondo nelle politiche dei Paesi ricchi, suggerendo che i loro rapporti con la giunta militare e l’opposizione in Guinea possano essere influenzati dall’aspirazione a controllarne le risorse minerarie. “Le ricchezze del nostro Paese – chiede il presidente dei vescovi della Guinea – giocano un ruolo? Per quale motivo in alcune capitali europee questa grande attenzione mediatica? Perché non fu detto o fatto nulla nel febbraio 2007, quando in Guinea le vittime furono oltre 300 e molte infrastrutture furono distrutte?” Da ricordare che il sottosuolo della Guinea custodisce quasi la metà delle riserve mondiali di bauxite, la materia prima dalla quale si ricava l’alluminio. Il mese scorso la giunta militare ha annunciato un accordo con una società cinese, che prevede investimenti per l’equivalente di quattro miliardi e 700 milioni di euro, in cambio di un’alleanza con Pechino nello sfruttamento dei giacimenti minerari della Guinea. Lunedì è cominciato in Burkina Faso un difficile negoziato fra la giunta e l’opposizione, mediato dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas/Cedeao). Di recente sanzioni economiche e di altro genere nei confronti dei membri della giunta e dei loro collaboratori sono state adottate da vari Paesi e organismi regionali, tra i quali Francia, Stati Uniti, Unione Africana e Unione Europea. (R.G.)







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