2009-11-01 10:51:09

Somalia: un milione di civili in fuga dalle violenze


Sono oltre un milione i profughi che cercano scampo dalla violenza in Somalia: molti di loro spesso approdano sulle coste dello Yemen. E’ una realtà drammatica e purtroppo ignorata dai grandi canali dell’informazione. Varie le organizzazioni non governative che hanno il coraggio di operare in quest’area in cui regna l'anarchia e che fa gola a gruppi integralisti islamici legati alla rete internazionale del terrorismo. Tra queste Ong c'è Intersos. Giuseppe Petrocelli ha raccolto il commento di Marco Rotelli, responsabile di questa associazione per la zona del Corno d’Africa:RealAudioMP3

R. – In Somalia si parla di oltre un milione, si arriva fino a più di un milione e mezzo di sfollati interni, che lasciano in gran parte la capitale Mogadiscio, che è l’area quasi sempre più interessata dagli scontri e da un flusso migratorio, che risale il Paese verso nord, attraversa il golfo di Aden e si dirige in Yemen, per poi continuare in molti casi verso l’Arabia Saudita e in altri Paesi, che possono fornire delle garanzie di una vita migliore.

 
D. – Qual è il numero di questi rifugiati?

 
R. – Conosciamo solamente il numero di rifugiati che una volta arrivati in Yemen decidono di rimanerci e attraversano un percorso di registrazione e quindi lasciano una traccia nel Paese. I numeri certi sono: circa 14 mila persone nel campo di Karan, una decina di migliaia di persone nella baraccopoli somala alla periferia della città di Aden e numeri simili per la città di Sanaa, la capitale yemenita. Altri numeri sono delle interpretazioni e delle estrapolazioni di dati. Si parla di 70 mila somali in generale.

 
D. – Quali sono le condizioni di questi sfollati, di questi profughi?

 
R. – In Somalia la situazione è chiaramente molto precaria, perché oltre alle normali condizioni che un profugo rischia di attraversare durante il viaggio che lo porta verso i campi di sfollamento, c’è da considerare che l’inaccessibilità quasi totale del Paese da parte delle organizzazioni internazionali determina una difficoltà molto, molto evidente nel fornire aiuto. Quando riescono a raggiungere in condizioni precarie le coste dello Yemen arrivano sfiniti da giornate di viaggio e alcuni arrivano purtroppo già cadaveri.

 
D. – In Somalia la situazione è critica e, dunque, non c’è soluzione positiva per i somali?

 
R. – Ricordiamoci che i gruppi cosiddetti insorgenti, i gruppi radicali in questo momento controllano gran parte del Paese e il governo transitorio, invece, controlla delle zone molto piccole della capitale. La soluzione potrà avvenire solamente quando le parti in causa riusciranno a trovare una modalità, un meccanismo per dialogare e per trovare una forma di governo che tuteli se non altro tutta la popolazione civile, che mai come oggi è esposta ed è vittima diretta degli effetti del conflitto e vittima indiretta per l’assoluta inesistenza di un sistema che non ha servizi di base, come l’acqua, la sanità e l’educazione, per esempio. E’ chiaro che organizzazioni come Intersos fanno il possibile, ma non possono sostituirsi ad un processo che deve essere per forza governativo e deve essere pubblico, gestito dai somali in Somalia.







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