2008-09-28 09:19:58

Un anno alla guida dell'Osservatore Romano: intervista con il prof. Vian


Domani ricorre il primo anniversario della nomina, da parte del Papa, del prof. Giovanni Maria Vian a direttore responsabile de L’Osservatore Romano. Storico del cristianesimo, 56 anni, il prof. Vian è l’undicesimo direttore del quotidiano della Santa Sede. Roberto Piermarini gli ha chiesto un bilancio di quest’anno: RealAudioMP3

 
R. - Una grande soddisfazione, perché lavorare a “L’Osservatore Romano” è bello, oltre che impegnativo. Ma è soprattutto una grande responsabilità, al servizio del Papa, della Santa Sede, di tutta la Chiesa.

 
D. – “L’Osservatore Romano” di Giovanni Maria Vian per cosa si vuole contraddistinguere?

 
R. – E’ un giornale che vuole sviluppare alcune caratteristiche, che erano già presenti nella sua storia - che è una storia molto lunga, 147 anni - secondo le indicazioni date dal Papa e dal segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone; un respiro internazionale più ampio, da tutti i punti di vista, cioè proprio l’informazione generale, l’informazione culturale e l’informazione religiosa, continuando a essere il giornale del Papa e quindi un’informazione che documenti in modo completo l’attività del Romano Pontefice e della Curia, ma anche degli organismi pontifici, delle rappresentanze pontificie nel mondo, e che nello stesso tempo cerchi di farlo combinando questo suo compito di documentazione con la natura di organo proprio di stampa, quindi giornalistica.

 
D. – Quali le critiche più ricorrenti alla linea del giornale, quali gli elogi più significativi?

 
R. – Critiche sono state all’inizio rivolte al fatto che è sembrata sparire l’informazione italiana e romana. In realtà non è così, perché l’informazione italiana è ben presente nell’informazione internazionale e nell’informazione internazionale religiosa, com’è presente un’attenzione molto spiccata per Roma, in quanto diocesi del Papa.

 
D. – E gli elogi più significativi?

 
R. – Piace questa veste più ariosa. Il giornale si legge più facilmente, è un giornale più semplice, di sole otto pagine. Piace, appunto, l’attenzione al panorama internazionale; piacciono le interviste che stiamo utilizzando in maniera molto più intensa che non in passato; piace il dibattito culturale, che si è fatto molto intenso; e infine lo spazio che abbiamo dato alle firme femminili. E questo, ci tengo a dirlo, su richiesta esplicita del Papa e del cardinale segretario di Stato.

 
D. – Come si pensa di potenziare la distribuzione del quotidiano?

 
R. – Stiamo cercando vari modi per essere presenti. Abbiamo molto sviluppato, intanto, il nostro sito all’interno di quello della Santa Sede, che - a noi piace ricordarlo - è un sito eccellente. Larga parte del giornale, la prima parte, la più importante, è tutta presente, ogni giorno, già la sera, con tutte le foto del giornale, a colori e ormai anche un archivio che comincia a diventare importante. Abbiamo, oltre gli editoriali del direttore, anche tutti i commenti usciti in prima pagina, che sono commenti autorevoli ed interessanti, e tutte le interviste.

 
D. – Cosa cambierà ancora nel giornale, ecco, guardando un po’ al futuro dell’Osservatore Romano?

 
R. – Da questo punto di vista, certamente potenzieremo ancora di più il sito, proprio per una richiesta esplicita del segretario di Stato, anche perché è questo il modo in cui oggi vengono utilizzati di più i giornali. Cercheremo anche di informare sempre di più e sempre meglio non soltanto per quanto riguarda l’attività della Santa Sede, ma l’attività internazionale e l’attività della Chiesa cattolica, delle altre confessioni cristiane, delle altre religioni. Abbiamo aperto il giornale, ancora di più, a firme non cattoliche.

 
D. – Ha avuto modo di sapere cosa ne pensa il Papa di questa nuova veste dell’Osservatore Romano?

 
R. – Il Papa segue con attenzione l’informazione e segue con attenzione anche il suo giornale. All’inizio, quando lo abbiamo semplificato e abbiamo molto ridotto le foto, ci ha detto proprio esplicitamente che forse qualche foto in più era meglio metterla. Ed è questo che ci ha poi indotti a questa maggiore attenzione all’uso delle immagini - e non soltanto di fotografie, ma anche di riproduzioni di opere d’arte - in un modo che sia informativo e non soltanto illustrativo.







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