2008-02-26 14:41:41

Ecologia e ideologie ecologiste nel nuovo libro di mons. Crepaldi


‘Ecologia ambientale ed ecologia umana: politiche dell’ambiente e Dottrina sociale della Chiesa’: è il titolo di un libro uscito in questi giorni e scritto dal segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, il vescovo Giampaolo Crepaldi, assieme al professor Paolo Togni. Il volume riferisce le preoccupazioni e l'impegno della Chiesa per la salvaguardia del Creato e nello stesso tempo critica la cosiddetta ideologia ambientalista. Ascoltiamo in proposito lo stesso mons. Crepaldi al microfono di Giovanni Peduto:RealAudioMP3
 
R. – I fautori dell’ecologismo come ideologia sono spesso così solerti nel rispetto della natura fino però ad arrivare a bloccare lo sviluppo economico. Non battono, però, ciglio quando la tecnica e la bioingegneria invadano l’uomo stesso e lo fabbricano in laboratorio. Si preoccupano per i rischi di estinzione della tigre in India, ma passano poi sopra il sacrificio di embrioni umani. Quello che il libro cerca di individuare e di denunciare è che la lacuna principale di un certo tipo di ambientalismo odierno è quello di voler salvare la natura, concentrandosi soltanto sulla natura. Per riuscire, però, ad ottenere dei risultati è necessario invece concentrarsi non sulla natura, materialmente intesa: questo è il messaggio che ci viene dalla Dottrina sociale della Chiesa. E’, quindi, necessario concentrarsi sull’uomo, sulla sua vocazione e, in fin dei conti, anche su Dio che ha voluto associare e unire l’uomo alla sua creazione. Ecco il limite delle ideologie ambientaliste odierne.

 
D. - Cosa si dice nel volume a proposito del legame fra attività umana e cambiamenti climatici?

 
R. – E’ fuori dubbio che al giorno d’oggi assistiamo a dei cambiamenti climatici e su questo l’accordo è ovviamente unanime. L’accordo non c’è più, invece, quando si vanno ad individuare le ragioni ed i motivi dei cambiamenti climatici. E si formano due posizioni fortemente polarizzate e noi al Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace abbiamo avuto la possibilità di costatarlo nei seminari che abbiamo tenuto sui cambiamenti climatici. Da una parte ci sono coloro che imputano alle attività umane la colpa e trovano lì il peccato originale di tutti i cambiamenti climatici: questa è una posizione che ha per certi versi un po’ di ragione, ma non ha certo tutte le ragioni. Dall’altra parte ci sono invece coloro che dicono che i cambiamenti climatici sono solo un fattore, un fenomeno di carattere naturale e che avvengono quindi ciclicamente nella storia della natura ambientale e dell’ambiente: anche questa, però, è una posizione un po’ radicale. La Dottrina sociale della Chiesa pone una strada, una linea mediana di equilibrio, in cui invita l’uomo a non sfruttare la terra perché è un dono di Dio, ma neanche ad immaginare un rispetto tale della terra che lo porti a non utilizzarla, a non coltivarla, a non renderla una creatura a servizio dell’uomo. E’ proprio questa posizione di equilibrio che il volume vuole indicare, fra queste due posizioni polarizzate e che sono posizioni che riguardano non soltanto il tema dei cambiamenti climatici, ma riguardano anche l’utilizzo delle biotecnologie, degli organismi geneticamente modificati. C’è anche la comunità scientifica che si trova in questa condizione di forte contrasto, di forte polarizzazione.

 
D. - Lei parla anche di energia: per uno sviluppo sostenibile quali strade percorrere?

 
R. – Il problema dell’energia è un problema molto, molto, molto attuale ed è diventato ormai dirompente: da una parte lo constatiamo ogni giorno noi che viviamo nei Paesi occidentali con il continuo aumento del prezzo del petrolio; e, dall’altra parte si stanno affacciando sullo scenario economico mondiale Paesi e straordinarie potenze economiche che sono in una fase di grande sviluppo economico e che hanno bisogno di una grande energia. Faccio evidentemente riferimento sia alla Cina che all’India. Io credo che siamo in una fase iniziale di problemi molto complessi, che dovranno essere affrontati con grande sapienza. Vedo che il tema dell’energia è entrato ripetutamente nei discorsi e nel magistero di Benedetto XVI. Voglio qui richiamare soprattutto i due messaggi della Giornata Mondiale della Pace: quello dello scorso anno e quello di quest’anno. Il Santo Padre invita la comunità internazionale a riflettere attentamente sul tema dell’energia in modo che questa riflessione possa portare ad un governo nel segno della solidarietà internazionale, affinché i Paesi poveri non vengano ulteriormente tagliati fuori da questa grande problematica.

 
D. - Alla fine del libro c’è un decalogo per un ambiente a misura d’uomo: come sintetizzarlo?

 
R. – Lo potrei sintetizzare in questa maniera: l’uomo non è nemico della natura. Il progresso, lo sviluppo, l’aumento della popolazione non sono nemici della natura. Non è con il pauperismo o con la decrescita che si riuscirà a limitare il degrado ambientale, ma è necessaria una nuova assunzione di responsabilità e quindi ricostruendo l’ecologia umana, la coscienza morale delle persone, i veri valori dello stare insieme. Nell’ultima Enciclica “Spe salvi”, Benedetto XVI parla dei monaci di San Bernardo di Chiaravalle ed afferma che i monaci dissodavano i boschi, ma non senza dissodare le anime. “Nessuna positiva strutturazione del mondo – si legge nell’Enciclica – può nascere laddove le anime inselvatichiscono”. Questa è un po’ la sintesi del decalogo che propongo alla fine del volume.







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