2008-02-22 15:03:59

Passare dalle parole ai fatti: lo chiede mons. Mondello dopo la relazione dell'Antimafia sulla 'ndrangheta


Una grande holding criminale con strutture sociali ed economiche. E’ il profilo della ‘ndrangheta delineato dalla relazione annuale della Commissione parlamentare antimafia. Negli ultimi decenni – si legge nel documento – la ‘ndrangheta si è trasformata “da mafia arcaica a mafia imprenditrice, anche grazie ai grandi flussi finanziari dello Stato e dell'Unione Europea destinati alla Calabria”. Nel testo si sottolinea, inoltre, che la ‘ndrangheta, definita il gruppo criminale più moderno e più potente per il traffico di droga, presenta caratteristiche simili alla rete terroristica di al Qaeda. La relazione descrive, dunque, una realtà preoccupante ma non nuova sull'organizzazione criminale calabrese. Di fronte a questo scenario, è necessaria l'adozione di urgenti e concrete misure. E' quanto sottolinea, al microfono di Fabio Colagrande, l'arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, mons. Vittorio Luigi Mondello, presidente della Conferenza episcopale calabra:RealAudioMP3


R. – Ogni volta che c’è una relazione dell’Antimafia, da alcuni anni a questa parte, vengono ripetute le stesse cose. Io mi meraviglio del fatto che malgrado si sappiano queste cose, non vengano presi provvedimenti. Se di fatto si sa che in quel dato ambito della vita politica, della vita sociale, della vita economica ci sono intromissioni illegali, è chiaro che uno Stato si difende e cerca di eliminare queste illegalità. Perché ci si limita soltanto a fare delle relazioni e poi non succede mai niente dopo queste relazioni? Sono, forse, fatte per infamare sempre di più e lasciare nella sua condizione questo povero Meridione? Sono i punti interrogativi che mi pongo.

 
D. – Mons. Mondello, nella relazioni il presidente dell’Antimafia Forgione invita i partiti a scegliere con oculatezza i candidati, perché altrimenti la Calabria non ce la può fare…

 
R. – Questa è una cosa giustissima. Mi pare logico che chi è inquisito o chi si trova in questa situazione, non debba andare al Parlamento, perché evidentemente questi nulla faranno per eliminare l’illegalità presente nelle varie branche della vita della società.

 
D. – Si parla di una debolezza della politica in Calabria…

 
R. – Non c’è una classe politica all’altezza della situazione della nostra regione per poter risolvere i problemi della gente. Mancano di capacità progettuale, mancano di capacità di interventi seri, che non si riducano solo in buoni propositi, ma passino alla realizzazione di questi.

 
D. – Eccellenza, l’Antimafia segnala che nessun industriale della Calabria ha denunciato infiltrazioni dell’’ndrangheta…

 
R. – Vede, gli industriali della Calabria purtroppo vivono in una situazione molto differente da quella in cui vivono gli industriali del Nord. E questo perché gli industriali della Calabria sono sotto il giogo di questi prepotenti e molto spesso devono sottostare per poter vivere e per poter andare avanti, magari accontentandosi di minori guadagni pur di poter continuare la loro vita. Sapendo queste cose, è chiaro che noi non possiamo chiedere l’eroismo a questi industriali. L’eroismo si può chiedere in alcune situazioni particolari ma non può essere uno stile di vita. Sarebbe una cosa bella ma non si può chiedere che tutti siano eroici nella loro vita quotidiana.

 
D. – Eccellenza, voi vescovi della Calabria avevate preso, ancora una volta, una posizione molto forte contro la mafia, contro la 'ndrangheta nel novembre scorso. E’ necessario anche ribadire che è incompatibile proprio l’affiliazione alla mafia, alla 'ndrangheta, con la fede, con la pratica cattolica?

 
R. – Noi diciamo che è un peccato grave e che appartenere alla mafia significa andare contro i principi della Chiesa. Noi possiamo dire questo ma poi molti come recepiscono queste nostre parole? Ci fanno parlare e poi i mafiosi magari si fanno il segno della croce prima di ammazzare qualcuno. Questo non vuol dire che quelli che si fanno il segno della croce siano cristiani: lo fanno come un modo tradizionale di vita che li porta a non comprendere quale differenza ci sia tra l’essere cristiano e l’essere mafioso.

 
D. – Come Chiesa calabrese, come continuate la vostra lotta contro questa forma di peccato?

 
R. – Lo facciamo attraverso una formazione, a partire dai giovani, facendo capire che questa onorata società non è per nulla onorata e appartenere ad essa non è un onore ma un disonore, perché per molti, anche ragazzini, c’è la mentalità - e ancora non si è sradicata questa mentalità - che appartenere a queste cosche è una cosa bella, una cosa nobile. Noi dobbiamo sfatare questa mentalità, combatterla, far capire che quelli sono delinquenti che vanno condannati e puniti.







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