Il Papa risponde alla Lettera dei 138 saggi islamici per un rinnovato dialogo tra
cristiani e musulmani
E’ stata resa nota oggi la risposta di Benedetto XVI alla Lettera aperta indirizzata
al Santo Padre e ai responsabili di altre Chiese e confessioni cristiane il 13 ottobre
scorso in occasione della fine del Ramadan, da parte di un gruppo di 138 eminenti
personalità musulmane, dal titolo “Una Parola Comune tra Noi e Voi”. La lettera –
a firma del segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone – è indirizzata
al Principe Ghazi bin Uhamad bin Talhal, che appartiene alla famiglia reale di Giordania
ed è presidente dell’“Aal al-Bayt Institute for Islamic Thought”, tra i promotori
dell’iniziativa e che ha curato personalmente l’inoltro della Lettera stessa. Il servizio
è di Roberto Piermarini:
Nel ringraziare
e mostrare apprezzamento per la significativa iniziativa dell’eminente gruppo di personalità
musulmane, il Papa riafferma l’importanza del dialogo basato sul rispetto effettivo
della dignità della persona, sulla oggettiva conoscenza della religione dell’altro,
sulla condivisione dell’esperienza religiosa e sull’impegno comune a promuovere mutuo
rispetto e accettazione. In proposito il cardinale Jean-Louis Tauran,
presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, offre al microfono
di Giovanni Peduto alcune precisazioni ed una breve riflessione sulla Lettera del
Papa: R. – Nella Lettera, a parte un parere positivo sul contenuto
della missiva, è contenuta anche la disponibilità del Santo Padre a ricevere il Principe
Ghazi assieme ad una delegazione, ovviamente limitata, di firmatari della missiva,
e si prospetta anche un eventuale incontro di lavoro con questo Pontificio Consiglio.
D.
– E per quanto riguarda il testo, il contenuto della Lettera?
R.
– Nella Lettera, il cardinale dice che il Papa ha apprezzato molto lo spirito positivo,
non polemico, che ha ispirato il testo. Ovviamente senza ignorare le nostre differenze,
il Papa pensa che cristiani e musulmani possano lavorare assieme perché tutti, sia
cristiani sia musulmani, credono in un solo Dio che è Provvidenza, Creatore e Giudice
universale, che alla fine dei tempi darà il suo Giudizio sulle nostre azioni. Dunque,
dobbiamo tutti impegnarci per essere i suoi “fedeli” e per obbedire alla sua volontà.
E poi, c’è anche questo accenno molto importante a questa insistenza della Lettera
dei 138, che l’amore di Dio e l’amore del prossimo è nel fondo l’essenza di ogni religione.