Messaggio del Papa per i 1600 anni dalla morte di San Giovanni Crisostomo
Ha parlato “appassionatamente dell’unità della Chiesa sparsa nel mondo”, ha denunciato
il contrasto che nel IV secolo esisteva “tra lo spreco stravagante dei ricchi e l’indigenza
dei poveri”, si è adoperato per offrire assistenza agli ammalati. Sono alcuni aspetti
della personalità di San Giovanni Crisostomo che Benedetto XVI ha voluto ricordare
in un messaggio indirizzato ai partecipanti al convegno che si è aperto stamani a
Roma, all’Istituto Patristico Augustinianum, per ricordare i 1.600 anni dalla morte
del Padre della Chiesa. Un’occasione, scrive il Papa, “per incrementare gli studi
su di lui, recuperarne gli insegnamenti e diffonderne la devozione”. Il servizio di
Tiziana Campisi:
Di lui
i secoli ci hanno tramandato la forza espressiva della predicazione e l’efficacia
delle parole, lasciandoci immaginare quel tono suadente e quelle espressioni del suo
dire che gli valsero il titolo di “Bocca d’oro”, in greco Crisostomo. A lui, scrive
Benedetto XVI, si deve la promozione di “quel fruttuoso incontro fra il messaggio
cristiano e la cultura ellenica” e quel “grande impegno nel rendere l’insegnamento
della Chiesa accessibile alle persone semplici”, ma “anche ai dissenzienti, preferendo
usare verso di essi la pazienza piuttosto che l’aggressività, poiché credeva – sottolinea
il Papa – che per vincere un errore teologico, ‘nulla è più efficace della moderazione
e della gentilezza’”. Infaticabile predicatore della Chiesa di Antiochia, Giovanni
Crisostomo soleva spesso ripetere ai suoi fedeli che a “caratterizzare l’impegno civico
dei cristiani” deve essere “in particolare il rifiuto di mezzi violenti nella promozione
di cambiamenti politici e sociali”.
Vescovo di Costantinopoli
nel 398, riforma il clero e sprona i presbiteri “a vivere in conformità con il Vangelo”.
Rifugge “ogni ostentazione di lusso” ed adotta “uno stile di vita modesto”, distribuisce
l’elemosina ai poveri e “suggerisce ai ricchi di accogliere i senzatetto nelle loro
case”. Nel suo messaggio Benedetto XVI descrive poi che “tanto fu persistente la sua
difesa del povero e il rimprovero per chi era troppo ricco, da suscitare il disappunto
e anche l’ostilità contro di lui da parte di alcuni ricchi e di quanti detenevano
… il potere politico”. Fu condannato due volte dall’imperatore all’esilio, ma “la
sua coraggiosa testimonianza in difesa della fede ecclesiale” e “la sua generosa dedizione
al ministero pastorale” non vennero mai meno.
A
ricordo della sua “sollecitudine per la Sacra Liturgia”, “una delle più ricche espressioni
della Liturgia orientale porta … il suo nome”. Giovanni Crisostomo aveva capito, aggiunge
il Papa, che “la Divina Liturgia pone spiritualmente il credente tra la vita terrena
e le realtà celesti … promesse dal Signore”. Esortava spesso “i fedeli ad accostarsi
degnamente all’altare del Signore, ‘non con leggerezza … non per abitudine e formalità’,
ma con ‘sincerità e purezza di spirito’”, ribadendo “che la preparazione alla Santa
Comunione deve includere il pentimento dei peccati e la gratitudine per il sacrificio
compiuto da Cristo per la nostra salvezza”. “Dalla contemplazione del Mistero” il
Crisostomo non dimenticava mai di trarre “conseguenze morali”, si legge del dottore
della Chiesa nel messaggio del Santo Padre, e ai suoi uditori spiegava che “la comunione
con il Corpo e il Sangue di Cristo … obbliga a offrire assistenza materiale ai poveri
e agli affamati”.
Non dimenticò nemmeno gli ammalati
Crisostomo e per loro costruì ospedali; affermava che “l’assistenza materiale della
Chiesa si deve estendere ad ogni bisognoso, senza tener conto del credo religioso:
‘il bisognoso appartiene a Dio, anche se pagano o Ebreo. Anche se non crede, è degno
di aiuto'". Benedetto XVI definisce poi straordinario lo “sforzo messo in opera da
San Giovanni Crisostomo per promuovere la riconciliazione e la piena comunione tra
i cristiani d’Oriente e d’Occidente”.
Il Santo vescovo
annoverato tra i grandi Padri d’Oriente “parlò appassionatamente dell’unità della
Chiesa sparsa nel mondo”, riteneva che “quando una parte della Chiesa soffre per una
ferita, tutta la Chiesa soffre per la stessa ferita” e che “nella Chiesa non c’è spazio
per le divisioni”; essa esiste, esclamava, “non perché quanti si sono riuniti si dividano,
ma perché quanti sono divisi possano unirsi”.
“Per
quanto tempo ancora saremo inchiodati alla realtà presente? Quanto ancora ci vorrà
prima che possiamo riscuoterci? Per quanto ancora trascureremo la nostra salvezza?”:
conclude il suo messaggio con queste parole del Crisostomo il Papa, ricordando con
il Padre della Chiesa che Cristo è da glorificare non solo con la fede ma anche con
le opere, perché solo questo connubio ci condurrà “per la grazia e l’amorevole tenerezza
del nostro Signore Gesù Cristo” alla vita eterna.