2007-05-25 15:47:18

A 400 anni dalla morte, la Chiesa ricorda Santa Maria Maddalena de' Pazzi, mistica carmelitana


400 anni fa, il 25 maggio 1607, moriva, a 41 anni, Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, mistica carmelitana nata e vissuta a Firenze, ardente promotrice della riforma della Chiesa. Numerose oggi le celebrazioni, promosse sia dalla famiglia carmelitana in tutto il mondo sia dalla Chiesa fiorentina. Ma quale influsso ha avuto questa Santa nella Chiesa? Giovanni Peduto lo ha chiesto al teologo carmelitano padre Bruno Secondin: RealAudioMP3
 
R. – Un influsso particolarmente fecondo, soprattutto riguardo alla sua passione per la riforma della Chiesa, al suo amore al Verbo Incarnato, ma anche riguardo alla sua stessa esperienza che è fatta non tanto di riflessioni personali su qualche idea di Dio, ma per esempio quando andava in estasi, lei partiva sempre dal testo letto nella Liturgia ed è perciò particolarmente interessante il suo patrimonio, poiché ci porta ad essere quello che noi vorremmo essere e che non riusciamo ad essere e cioè capaci di portare il mistero celebrato alla profondità personale, ad una riflessione meditativa che è fede amante, che è contemplazione ardente. Lei, forse anche più di Santa Teresa, è riuscita a mostrare il legame fra esperienza personale mistica e celebrazione del mistero eucaristico, che è la fonte anche dell’autenticità di ogni mistica. Una terza cosa è il fatto che ha sempre percepito la sua comunità nei momenti di estasi, anche i più accesi, come presente e coinvolta in questa sua esperienza. Non ha mai vissuto la sua esperienza mistica come un’ascesa verticale che escludesse gli altri. Ha sempre sentito la sua comunità come beneficiaria, ma anche come oggetto della sua intercessione e del suo stesso amore del mistero inesprimibile di Dio.

 
D. – E’ ancora attuale il suo messaggio a quattrocento anni dalla morte?

 
R. – Ci sono molte possibilità di sentirla vicina: il legame tra Liturgia ed esperienza spirituale; la passione per una Chiesa che allora faticava a mettersi sul corretto rinnovamento e che oggi non sempre riesce ad avere questo slancio di purificazione e di fedeltà autentica, ma anche la sua capacità di dire le cose di Dio con un gusto estetico, con le immagini, con il linguaggio, con le parole - a volte anche contorte - per esprimere un qualcosa che non era esprimibile. E’ molto vicina a noi. C’è poi la sua sensibilità missionaria: per lei la missionarietà non era tanto offrire qualcosa affinché gli altri si convertissero, ma era mettersi in qualche modo dalla parte di coloro che non riescono a percepire il dono della salvezza, e quasi abbracciarli perché si avvicinino, come del resto ha fatto Santa Teresina. Teologicamente, letterariamente, come persona calda e forte, con il coraggio di parlare di una Chiesa che deve veramente appassionarsi per un volto pulito e fedele al suo Signore, ecco questa Santa ci è davvero molto vicina. Certo, il suo linguaggio è un linguaggio del Cinquecento, è quindi un po’ difficile per chi non ha molto familiarità. Io che l’ho studiata a lungo, l’ho trovata veramente capace di ispirarmi per le tante cose che sento molto attuali.







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