2007-05-06 13:03:24

Il cardinale Kasper ricorda il cardinale ungherese Mindszenty nell'anniversario della morte


Il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha presieduto questa mattina nella Chiesa romana di Santo Stefano Rotondo al Celio una concelebrazione eucaristica nel 32.mo anniversario della morte del cardinale ungherese József Mindszenty. Perseguitato dal regime comunista ungherese, il cardinale Mindszenty trascorse numerosi anni nelle carceri del Paese per poi morire in esilio a Vienna il 6 maggio 1975. Per ricordare questo coraggioso testimone del Vangelo Marta Vertse ha intervistato lo stesso cardinale Kasper: RealAudioMP3

R. – Il cardinale Mindszenty è stato un testimone, un simbolo della resistenza contro un sistema inumano, un sistema ateo, un sistema contro Dio e contro gli uomini. Il cardinale Mindszenty è, quindi, un martire nel senso proprio del termine. Il martire nella Bibbia è, infatti, un testimone, che dà la testimonianza e non soltanto con le parole, ma con la sua vita e la sua sofferenza.

 
D. – Quale messaggio rappresenta il cardinale Mindszenty per le generazione di oggi che non lo conoscono?

 
R. – Le generazioni di oggi e soprattutto i giovani che ovviamente non erano presenti in quel tempo non possono riuscire ad immaginare questa situazione. Si tratta di esempi, di simboli che dobbiamo ricordare anche per dare speranza, per dare forza ai giovani di oggi, affinché si affidino alla forza dello Spirito, alla forza della fede ed affinché abbiano speranza anche in situazioni molto difficili. Questo cardinale lo ha fatto e ha sofferto molto. Non si è trattato soltanto della sua resistenza al comunismo perchè il cardinale Mindszenty ha resistito prima ai comunisti e poi ha resistito ai nazisti, e ha pagato sempre con la prigione. Ha protestato contro l’espulsione dei tedeschi in Ungheria, ma ha anche protestato contro l’espulsione degli ungheresi in Slovacchia. Il cardinale Mindszenty ha sempre preso la parola in favore dei diritti degli uomini, che sono i diritti di Dio.

 
D. – Il cardinale Mindszenty, durante la sua lunga prigionia, teneva sempre con sé un santino con Gesù agonizzante, vinto ma vittorioso. Possiamo dire anche di lui che è stato vinto, ma che è lui il vincitore?

 
R. – L’epitaffio sulla sua tomba dice: “humiliatus in vita, exaltatus in morte”. questo è proprio un motto cristologico: Gesù è stato vinto sulla Croce, ma ha conquistato la morte. Anche il cardinale Mindszenty è stato vinto nella sua vita, sotto molti aspetti, ma il suo spirito ha prevalso alla fine. Il cardinale Mindszenty ha certamente contribuito al crollo del comunismo.







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