2007-05-01 15:33:56

Repressa manifestazione ad Istanbul


In Turchia, si accentua la pericolosa combinazione tra le proteste di piazza e la crisi politica alimentata dai timori dell’opposizione di una possibile erosione della laicità dello Stato. Ieri, il premier Recep Tayyp Erdogan, leader del partito filo-islamico ‘Giustizia e Sviluppo’, ha pronunciato un discorso per difendere la candidatura del ministro degli Esteri, Abdullah Gul, alla presidenza della Repubblica. Il primo ministro ha sottolineato che la Turchia deve conservare “la stabilità la fiducia, la pace, l’unità e la solidarietà nazionale”. Ma ad Istanbul, dove la situazione è sempre più tesa, è stata duramente repressa una manifestazione convocata per celebrare il primo maggio. Il servizio di Amedeo Lomonaco: RealAudioMP3

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Alla preoccupazione per la crisi politica si aggiungono nuovi disordini: ad Istanbul le forze dell’ordine sono intervenute per impedire una manifestazione organizzata nella centrale piazza Taksim per commemorare la strage del primo maggio del 1977, quando gli agenti di polizia spararono contro la folla uccidendo 38 persone. Da allora, in Turchia sono vietate le manifestazioni del primo maggio. Ma sindacati e movimenti di sinistra hanno comunque deciso di celebrare questa ricorrenza. La reazione della polizia è stata immediata: gli agenti hanno usato i lacrimogeni e arrestato almeno 600 persone. Oltre ai disordini, si devono poi registrare le sempre più forti tensioni per la crisi istituzionale. Ieri, il premier Erdogan ha lanciato un appello per l’unità all’indomani dell’imponente manifestazione di piazza, organizzata ad Istanbul da associazioni laiche. Erdogan ha anche ricordato le buone condizioni in cui versa l’economia turca dopo la grande crisi del 2001. Ma la situazione economica, in questi giorni, non appare rosea e il valore della lira turca continua a scendere. La crisi politica si è aggravata lo scorso 28 aprile, quando i vertici militari hanno minacciato di intervenire per difendere la laicità della Turchia. Il governo sostiene che la separazione tra Stato e religione, voluta dal fondatore del Paese, Mustafa Kemal Ataturk, non è in pericolo. L’opposizione teme, invece, una predominanza di esponenti islamici nelle istituzioni e ha boicottato, venerdì scorso, la votazione per la candidatura di Gul non consentendo il raggiungimento del numero legale di 367 deputati. Il ministro degli Esteri turco ha annunciato, però, di non voler ritirare la propria candidatura. Entro domani è attesa la decisione della Corte suprema sulla validità della votazione. Se il ricorso sarà accolto, sarà avviata la procedura per organizzare elezioni anticipate entro 90 giorni.

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