2007-04-26 16:09:02

Terra Santa e Libano: timori e speranze del patriarca Sfeir e mons. Twal


Resta alta la tensione tra Israele e la guerriglia palestinese, braccio militare di Hamas, anche se la tregua siglata il 26 novembre scorso sembra continuare a reggere. Tuttavia, il capo del governo israeliano Ehud Olmert ribadisce che gli attacchi di martedì con razzi Qassam contro il territorio israeliano non resteranno senza risposta. Il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, ha comunque sottolineato che gli incontri periodici con il premier Olmert proseguiranno. Ma quali sono le difficoltà che ostacolano il dialogo israelo palestinese? Stefano Leszczynski lo ha chiesto a mons. Fouad Twal, coadiutore del Patriarcato Latino di Gerusalemme: RealAudioMP3

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R. – Noi invitiamo al dialogo, perché un vero dialogo ancora non si è avuto. C’è un conflitto politico con ripercussioni religiose, che non fanno che aggravare la situazione. Il dialogo per essere fattivo deve basarsi su un minimo di fiducia reciproca. In Palestina, finora, non c’è fiducia, anzi c’è al contrario una forte sfiducia. Abbiamo bisogno di un mediatore esterno, che faccia in modo di trasmettere più fiducia tra le due parti in conflitto, così da poter mettere sul tavolo tutti quei problemi che si ha ancora paura ad affrontare, come il problema relativo a Gerusalemme, il problema dei rifugiati, il problema delle frontiere. Sono tutte questioni che ancora non si osano toccare, perché non c’è una fiducia reciproca.

D. – Eccellenza, chi potrebbe intervenire in questa crisi?

R. – Io credo che tutti possono e devono cercare di fare in modo di arrivare ad avere quello che attualmente manca e quindi una volontà politica di risolvere la situazione. Gli Stati Uniti non si sono ancora convinti del fatto che l’origine di tutta la crisi in Medio Oriente è da ricercare proprio nella situazione palestinese, che da 50-60 non ha ancora trovato una soluzione. Tanto più che gli Stati Uniti potrebbero fare veramente molto nella situazione. L’Europa ha sempre avuto, in verità, un ruolo finanziario ed economico; l’Europa non ha mai avuto nella crisi del Medio Oriente un ruolo politico. A livello internazionale avvertiamo, però, che qualcosa si sta muovendo.

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E la situazione resta precaria anche in Libano. Lo ha affermato ai nostri microfoni il Patriarca di Antiochia dei Maroniti, il cardinale Nasrallah Pierre Sfeir, in questi giorni a Roma. L'intervista è di Jamal Ward, del Programma arabo della nostra emittente: RealAudioMP3

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R. – La situation actuelle au Liban est inquietante, parce-que comme tout le monde sait ...
La situazione attuale in Libano è inquietante perché, come tutti sanno, è una situazione molto precaria. E’ importante, però, notare una cosa: ed è che in tutto il Medio Oriente non esiste uno Stato in cui la libertà sia così ampia come in Libano. E’ praticamente l’unico Paese in cui vi siano ancora delle libertà anche se, purtroppo, ne è derivato un grande caos. Ma il Libano è libero, e prova ne sia quanto è accaduto finora: ci sono state delle manifestazioni, i dimostranti hanno montato delle tende sulla pubblica piazza da tre mesi e nessuno li ha cacciati via con la forza, e continuano a stare lì. E’ la dimostrazione che in Libano la libertà è riconosciuta; è solo che – purtroppo, ripeto – la libertà si è trasformata in caos e questo fa sì che molti giovani lasciano il Libano per trovare lavoro altrove, sia nei Paesi arabi sia in Paesi molto più lontani, come l’Australia, il Canada e gli Stati Uniti.

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