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Sommario del 31/01/2011

Il Papa e la Santa Sede

  • Il Papa invita i fedeli a testimoniare Cristo accanto ai sofferenti dove è più urgente la lotta contro le malattie
  • Cordoglio del Papa per le vittime del crollo di un palazzo nella città boliviana di Santa Cruz
  • Udienze
  • Nominato il nuovo vescovo di Alghero
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Egitto. La protesta non si ferma nonostante le aperture di Mubarak
  • Attesa per il pronunciamento del Consiglio dei Ministri dell’Ue sulle persecuzioni contro i cristiani
  • Myanmar: prima riunione del Parlamento eletto nelle consultazioni del 7 novembre
  • Fiaccolata a Roma per la liberazione dei profughi prigionieri nel Sinai
  • Webmaster cattolici: seminario sui nuovi modelli di informazione, da Twitter all'Ipad
  • Memoria di San Giovanni Bosco. Il rettore dell'Ups: apostolo dei giovani ed esempio per gli adulti
  • Chiesa e SocietÓ

  • Pakistan: celebrata la Preghiera per la pace in tutte le chiese
  • Corsica. Il vescovo di Ajaccio: “No all’indifferenza di fronte alle rivolte in Tunisia”
  • India: in migliaia in piazza contro la corruzione
  • L’India celebra Giovanni Paolo II, nel 25.mo anniversario della sua visita alla nazione
  • Nigeria: un Centro per aiutare giovani cristiani e musulmani dello Stato di Plateau
  • Mons. Mennini saluta la comunità russa con un appello all’unità tra cattolici e ortodossi
  • Presidenziali in Nicaragua: i vescovi invitano a rispettare la Costituzione
  • Costa Rica: al via il Congresso latinoamericano sulle Vocazioni
  • Sarà il Vietnam ad ospitare la X Assemblea plenaria deI vescovi dell'Asia nel 2012
  • Riunione a Gerusalemme dei vescovi dei Paesi nordici europei
  • Australia: il grazie dei vescovi agli insegnanti delle scuole cattoliche
  • Monaco: Congresso delle Conferenze episcopali europee sulla pastorale giovanile
  • L'arcivescovo di Singapore: educare i giovani alla sacralità dell’amore e della vita
  • Cina: un villaggio delle vocazioni sulla via della seta
  • Namibia: allerta nella regione di Caprivi per la rottura degli argini del fiume Zambezi
  • Gmg Madrid 2011: una pattuglia acrobatica per salutare il Papa
  • Spagna: le nuove sfide del fenomeno dell'emigrazione
  • In Austria la “Giornata dei bambini di strada” promossa dai Salesiani
  • Save the Children: rapporto sui bambini stranieri residenti in Italia
  • Terra Santa: nuova versione elettronica per la rivista della Custodia che compie 90 anni
  • 24 Ore nel Mondo

  • Via libera dell'Ue al congelamento dei beni dell'ex presidente tunisino Ben Ali
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il Papa invita i fedeli a testimoniare Cristo accanto ai sofferenti dove è più urgente la lotta contro le malattie

    ◊   “Perché in quei territori di missione dove più urgente è la lotta contro le malattie, le comunità cristiane sappiano testimoniare la presenza di Cristo accanto ai sofferenti”. E’ l’intenzione di preghiera missionaria di Benedetto XVI per il mese di febbraio. Un tema, questo, sul quale il Papa si è soffermato più volte. “Nonostante la malattia faccia parte dell’esperienza umana – ha affermato in occasione dell’Angelus dell’8 febbraio del 2009 - ad essa non riusciamo ad abituarci, non solo perché a volte diventa veramente pesante e grave, ma essenzialmente perché siamo fatti per la vita, per la vita completa”. “Quando siamo provati dal male e le nostre preghiere sembrano risultare vane” - ha aggiunto il Pontefice - “troviamo risposta nel Vangelo”. Ma come testimoniare la presenza di Cristo accanto ai sofferenti? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto a fra Marco Fabello, direttore della rivista Fatebenefratelli:

    R. - Sono le comunità cristiane più antiche che hanno forse fondamenti più profondi, che dovrebbero in qualche modo essere capaci di manifestare questa presenza di Cristo accanto ai sofferenti, soprattutto nei territori di missione, ma anche nelle nostre missioni quotidiane. Certo, in terra di missione ci sono meno mezzi, meno operatori disponibili, ma probabilmente c’è un terreno che sa accettare forse meglio il Vangelo, la Buona Novella, di quanto forse avvenga nei nostri Paesi, nelle nostre città.

    D. - A proposito di Vangelo: Gesù è sempre stato vicino a malati, storpi, ciechi e lebbrosi. Con quale spirito la Chiesa missionaria si accosta oggi al mondo della sofferenza?

    R. - Con lo stesso spirito con cui si accostava Gesù, quello dei primi cristiani: quello di andare incontro al fratello che ha bisogno di una mano, e questo non per fare un qualcosa di filantropico o altro, ma in nome di quel Gesù che da sempre ci ha insegnato che stare vicino ai poveri e ai bisognosi è già portare salute, è già portare, forse, la grazia della salvezza.

    D. - Le malattie sono molteplici ma quella più grave che affligge l’uomo di tutti i tempi è l’assenza di Dio nella vita della persone. Nelle terre di missione come si curano le sofferenze procurate da questa assenza?

    R. - La nostra azione dovrebbe essere quella di aiutare le persone ad avvicinarsi al Dio che ama, al Dio che non abbandona mai nessuno.

    D. - Il dolore e l’impotenza causati dalla malattia possono mettere la fede a dura prova. Come riscoprire allora il senso della sofferenza racchiuso nella Croce di Cristo, nella sua Passione e Resurrezione?

    R. - Questo è uno dei temi più importanti di cui siamo testimoni quasi quotidianamente: la sofferenza che molte volte, invece di avvicinare, allontana da Dio. Io credo che questa sia una grave prova che il cristiano vive e che può superare con la vicinanza degli altri fratelli, coloro che nonostante tutto sanno che Dio aiuta anche nelle difficoltà più gravi.

    D. - Sacerdoti, religiosi e laici che assistono i malati in molte parti del mondo sono dunque chiamati ad essere le mani e il cuore di Cristo per far risplendere le parole di Gesù: “Quello che avete fatto ad uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”...

    R. - Il pane da dare, l’acqua da porgere, il consiglio da portare a queste persone, oggi più che mai, è pane di speranza e acqua di salute. Forse quello che dobbiamo mettere in atto è innanzitutto essere noi convinti di amare Dio e poi trasferire questo amore che Dio ha per noi, e noi per Dio, agli altri fratelli. Se non amiamo i fratelli, soprattutto quelli che sono in maggiore difficoltà, come possiamo dire di amare Dio?

    D. - A proposito di amore e di impegno, l’Ordine ospedaliero Fatebenefratelli è presente in 50 Paesi dei cinque continenti, con circa 400 opere apostoliche. Come si traduce questa presenza nelle terre di missione?

    R. - Per noi essere in terra di missione significa stare in mezzo alle persone che hanno bisogno, che hanno molto bisogno, e assisterle. Poi il resto lo fa la Provvidenza, lo fa il Signore. (ma)

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    Cordoglio del Papa per le vittime del crollo di un palazzo nella città boliviana di Santa Cruz

    ◊   Il Papa ha espresso il suo profondo cordoglio per le vittime causate dal crollo di un palazzo avvenuto lunedì scorso nella città boliviana di Santa Cruz. I morti sono 12, ma almeno quattro persone mancherebbero ancora all’appello. Dopo una settimana di ricerche, i soccorritori hanno perso le speranze di trovare dei superstiti. Benedetto XVI, in un messaggio a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, ha assicurato la sua preghiera per i defunti e la sua vicinanza spirituale alle loro famiglie e ai feriti, augurando a questi ultimi “una pronta guarigione”. Il Papa incoraggia infine “a continuare a sostenere quanti sono stati colpiti da questa tragedia”.

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    Udienze

    ◊   Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in udienza il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, e mons. Javier Echevarría Rodríguez, vescovo tit. di Cilibia, prelato della Prelatura personale dell’Opus Dei.

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    Nominato il nuovo vescovo di Alghero

    ◊   Il Santo Padre ha nominato vescovo di Alghero-Bosa (Italia) don Mauro Maria Morfino, Salesiano, finora docente di Sacra Scrittura presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. Don Mauro Maria Morfino è nato ad Arborea (provincia di Oristano) il 23 marzo 1958. Ha frequentato il ginnasio nella casa di formazione dei Salesiani a Genzano di Roma. Dopo gli studi ginnasiali ha iniziato il noviziato a Lanuvio, concluso con la professione temporanea il 12 settembre 1975. Ha conseguito il Diploma Magistrale e nel 1978 ha ottenuto la Licenza in teoria e solfeggio. Il 25 settembre 1983 ha emesso la professione perpetua. È stato ordinato diacono ad Arborea il 29 giugno 1985 e presbitero il 19 luglio 1986. Ha conseguito il diploma di studi filosofici presso la Pontificia Facoltà della Sardegna; dal 1982 al 1992 ha completato gli studi accademici in Medio Oriente, conseguendo dapprima il Baccellierato in Sacra Teologia (1986), in seguito la Licenza in Scienze bibliche sempre a Gerusalemme (1988) ed infine il Dottorato di ricerca in Scienze bibliche sempre nella stessa città (1992). Dal 1992 ad oggi risiede nella comunità salesiana di Cagliari. È stato insegnante di educazione musicale nelle scuole Medie inferiori dal 1977 al 1980; segretario della Scuola Media "Don Bosco" ad Arborea dal 1981 al 1982; collaboratore con la Rappresentanza Pontificia a Gerusalemme dal 1987 al 1990; direttore spirituale del Pontificio Seminario Regionale Sardo dal 1995 al 1998; vice-preside della Pontificia Facoltà Teologica di Cagliari dal 1998 al 2006; dal 1992 è docente di Sacra Scrittura presso la medesima Facoltà Teologica. È autore di numerosi studi di carattere biblico pubblicati su varie riviste. Attualmente è ordinario di Scienze Bibliche e direttore del Dipartimento di Scienze Bibliche e Patristiche presso la Facoltà Teologica di Cagliari; docente per il Dottorato di Ricerca "Esegesi e Fonti di testi del Mediterraneo". Ha svolto una intensa attività nella conduzione di corsi di esercizi spirituali e nell’animazione biblica.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Nuovo programma di vita: all’Angelus il Papa parla delle beatitudini evangeliche.

    Sulla situazione politica in Brasile, in prima pagina, Giuseppe Fiorentino su Dilma e la ricerca dell’equilibrio.

    Agli antipodi del conformismo antisemita: in cultura, Anna Foa su “L’Osservatore Romano” di fronte alle leggi razziali del 1938.

    Dopo 150 anni in Italia si parla italiano: Luca Serianni sui meriti della scuola, dei giornali e anche della Chiesa.

    Il peso morale degli edifici: Timothy Verdon su Chiesa e chiese nella storia d'Italia.

    Un articolo del cardinale Gianfranco Ravasi dal titolo “Trittici biblici tra le pareti di carta”: studi esegetici sull’onda della “Verbum Domini”.

    A proposito di conversazioni sul fine vita, un articolo di Silvia Guidi dal titolo “Se un tabù diventa occasione di conoscenza”.

    Nell’informazione religiosa, don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, sulla beatificazione di Giovanni Paolo II.

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    Oggi in Primo Piano



    Egitto. La protesta non si ferma nonostante le aperture di Mubarak

    ◊   Sempre alta la tensione in Egitto, dove si registrano nuove manifestazioni in diverse città. I leader delle proteste hanno invocato uno sciopero generale ad oltranza, a partire da oggi, per chiedere le dimissioni del presidente Mubarak nonostante alcune timide aperture nei confronti dell’opposizione da parte del leader egiziano che oggi ha completato la nuova squadra di governo. Il servizio è di Eugenio Bonanata.

    Mubarak ha chiesto al primo ministro Shafik di mettersi in contatto con le opposizioni per avviare il processo democratico sollecitato anche dal capo della diplomazia europea Ashton. Tuttavia, nonostante le riforme promesse dal nuovo governo, che peraltro oggi ha prestato giuramento, i Fratelli Musulmani, hanno respinto qualsiasi proposta di dialogo. La principale forza politica antigovernativa ha invece avviato contatti con i vertici dell’Esercito – considerato l’unico interlocutore di fiducia - attraverso un costituendo comitato delle opposizioni guidato probabilmente dall’ex capo dell’Aiea El Baradei. E l’apertura del governo non ferma neanche i dimostranti. Manifestazioni sono in corso in diverse città mentre il Movimento 6 aprile – ispiratore della rivolta, ormai sette giorni fa - ha lanciato uno sciopero generale a tempo indeterminato, a cominciare da oggi, fino a quando non verranno accolte le richieste dell’opposizione che invoca in primis le dimissioni del presidente. “Mubarak ripete le stesse cose da 30 anni”, affermano i leader della protesta che hanno annunciato per domani al Cairo una marcia di un milione di persone. In migliaia sono radunati in piazza Tharir, dove si segnala la presenza di soldati americani armati sui tetti dell’ambasciata Usa che si trova nelle vicinanze. Poco fa la tv araba al Jazira, che sta raccontando al mondo la vicenda, ha annunciato l’arresto di quattro suoi giornalisti dopo la chiusura dei suoi uffici al Cairo decretata ieri dalle autorità. In Egitto l’insicurezza resta, dunque, protagonista. La tv pubblica egiziana ha dato notizia del blocco totale del traffico ferroviario mentre si registra caos all’aeroporto del Cairo. Molti tour operator hanno sospeso i viaggi nel Paese e diversi Stati hanno avviato il rimpatrio di personale diplomatico e turisti. Intanto si susseguono i saccheggi presso i siti archeologici con il governo che parla di oltre 4 mila arresti in questi giorni tra ladri e numerosi evasi. Il bilancio delle vittime, invece, è di 150 morti.

    Ma ascoltiamo due testimonianze dall’Egitto. La prima è quella di Heba, una giovane che lavora al Cairo, ma vive a Alessandria. L’ha intervistata Olivier Bonnel:

    R. – On commence vraiment à s’allarmer, parce que ..
    Iniziamo ad allarmarci veramente perché manca la sicurezza. In ogni quartiere nascono piccoli comitati civili di sorveglianza. C’è dialogo e collaborazione con l’esercito e questa è una novità. Invece la polizia è scomparsa! E quando è scomparsa hanno cominciato a verificarsi violenze e saccheggi. Io credo che tutto ciò sia il frutto di un piano preciso perché queste azioni di violenza non si possono semplicemente attribuire a gruppi di banditi. Non c’è logica, infatti, nell’attaccare ospedali o l’azienda dell’acqua. E’ veramente il senso del caos che si vuole diffondere. Ci si chiede come sia possibile che tutti gli agenti e il personale del Ministero degli Interni siano scomparsi: da ogni strada, da ogni regione … Veramente, non c’è logica …(gf)

    Sulla protesta ascoltiamo ora un altro giovane egiziano, Hady, che vive e lavora al Cairo. L’intervista è di Emer McCarthy:

    R. – I heard a lot of rumours about it’s a devolution of hungry people, …
    Ho sentito alcuni dire che questa è una rivoluzione di gente affamata, la rivoluzione dei poveri, ma non è cosi: questa è la rivoluzione dell’Egitto, non riguarda la fame. E noi stiamo tutti marciando in pace, uniti, come fratelli e sorelle appartenenti ai diversi livelli della società. C’è l’intero Egitto, non solo i poveri. E non siamo noi che stiamo distruggendo tutto; noi abbiamo delle richieste da avanzare: vogliamo una maggiore democrazia, maggiore rispetto per le persone, vogliamo che la gente abbia cibo e quello di cui c’è bisogno per vivere. Io non ho bisogno di nulla, ma manifesto con queste persone, perché questa è la mia gente, questa è la mia nazione! Ho visto persone morire, ho visto adulti e bambini inondati di gas lacrimogeni che non riuscivano più a respirare ... è stato davvero tragico vedere come la polizia abbia colpito normali cittadini, gente che camminava in pace, scandendo le loro domande. E’ stato veramente drammatico e continuerà, non credo che si fermerà ... continuerà ancora e ancora! (ap)

    A livello internazionale, l’Unione Europea, attraverso l'alto rappresentante della politica estera della Ue, Catherine Asthon, ha ribadito il proprio sostegno alla transizione democratica in Egitto senza però interferire sulle scelte del popolo che dovranno compiersi liberamente attraverso elezioni. Israele, invece, ha invitato i governi europei e gli Stati Uniti ad appoggiare Mubarak nell’interesse dell’Occidente e del Medio Oriente. Del resto l’Egitto ha sempre avuto un ruolo importantissimo di mediazione nell’area mediorientale. Salvatore Sabatino ne ha parlato con Eric Salerno, esperto di questioni internazionali:

    R. - Indubbiamente ha avuto un ruolo importante, ma non è un ruolo che è sempre piaciuto agli altri regimi e soprattutto non è sempre piaciuto ai popoli arabi della regione, perché è una mediazione che è sempre stata un po’ legata alla politica americana e a quella israeliana.

    D. - Il possibile avvento di El Baradei, che è una figura molto importante a livello internazionale, cambierà le carte in tavola o l’Egitto potrà continuare ad avere un ruolo di mediazione nell’area?

    R. - Se El Baradei riuscisse ad arrivare a governare il Paese, sicuramente avrebbe un ruolo molto equilibrato nella regione, probabilmente ancora più equilibrato e più stimato di quello di Mubarak. Il problema, è di vedere se El Baradei riesce ad arrivare a guidare un Paese dove la forza politica maggiore è sicuramente quella dei Fratelli musulmani.

    D. - L’Egitto è un Paese importante anche per gli investimenti di molti Paesi occidentali. Cambieranno le cose su questo fronte? Cosa si può prevedere?

    R. - Questo dipende da quello che succede in Egitto. L’Egitto è importante anche per l’Italia, molto importante: l'Italia è il primo partner commerciale dell’Egitto. Cosa succederà dopo, dipenderà da quale sarà la stabilità del Paese, perché se riescono a calmare le cose, ad andare avanti nella stessa maniera, direi che anzi potrebbe esserci uno sviluppo maggiore della partecipazione economica internazionale in Egitto, proprio perché con una maggiore stabilità si possono intraprendere nuove iniziative industriali e favorire quindi un’economia che ha bisogno di arrivare al popolo ancora di più di quanto non abbia fatto finora. (ma)

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    Attesa per il pronunciamento del Consiglio dei Ministri dell’Ue sulle persecuzioni contro i cristiani

    ◊   Oggi pomeriggio a Bruxelles si riunisce il Consiglio dei Ministri dell’UE. La situazione in Egitto sarà al centro dell’attenzione ma nell’ordine del giorno ci sono anche Sudan e altri Paesi. E poi c’è attesa per il pronunciamento sulle persecuzioni ai cristiani. Dalle indiscrezioni sembra che passerà una linea al ribasso con un riferimento generico. Il servizio di Fausta Speranza.

    Nella scorsa sessione del Parlamento Europeo è stata votata una Risoluzione chiara e netta in difesa dei cristiani e del principio di libertà religiosa. Oggi viene chiamato a pronunciarsi il Consiglio dei Ministri dei 27 Paesi ma al momento nella bozza del documento non compare la parola cristiani. Piuttosto si fa riferimento a violenze contro credenti. Una genericità che sorprende e che si accompagna a debolezza di intenti, come spiega l’europarlamentare Mario Mauro, promotore della Risoluzione:

    R. – Sì, da quello che sembra trasparire dalle indiscrezioni, non ci sarebbero indicazioni concrete per un lavoro a tutela dei cristiani. Questo vorrebbe dire, in quel caso, una cosa sola: che i ministri degli Affari esteri e soprattutto la commissaria Ashton si allontanerebbero dal popolo. Partiamo dal presupposto che i rappresentanti del popolo, eletti a suffragio universale nel Parlamento europeo, hanno chiaramente detto che cosa bisogna fare. Non solo l’indicazione del Parlamento era chiara, ma direi anche che, per molti versi, aveva fatto giustizia del sorprendente imbarazzo con cui le istituzioni europee per anni hanno accompagnato questa tematica. Finalmente, nel Parlamento europeo ci si è convinti - ed è stato un lavoro durissimo, portato avanti in questi anni - che esiste un problema di persecuzione dei cristiani e che non è un problema legato a una necessità di esibizione identitaria. Piuttosto è il problema di un venire meno della democrazia e della libertà per tutti, e attraverso il giudizio chiaro su questo tema si contrasta efficacemente anche la logica di organizzazioni terroristiche e la logica di discriminazione che ancora vige in molti Paesi, più di 50 nel mondo. Queste cose sono state scritte a chiare lettere in una Risoluzione che è importante anche solo fin dal titolo, perché parla non più degli attacchi a comunità cristiane qui o là nel mondo, ma del problema in sé nel legame con il contesto della libertà religiosa. Però, soprattutto, dà anche indicazioni concrete: dice all’Europa che non deve fare accordi e impostare partenariati con quei Paesi che non garantiscono la libertà religiosa e dà indicazioni concrete su come procedere sia dal punto di vista della messa a punto di questi accordi di partenariato, sia dal punto di vista del monitoraggio della libertà religiosa nel mondo. (bf)

    Il pronunciamento dell’Unione Europea arriva dopo quello la settimana scorsa del Consiglio d’Europa, organismo distinto di cui fanno parte 47 Paesi. Diciamo subito che è stato un pronunciamento netto e chiaro contro le persecuzioni ai cristiani, che è venuto dall’Assemblea parlamentare. In quel caso, questa si è pronunciata dopo il Comitato dei Ministri che invece era stato più generico, omettendo il termine cristiani. Dunque, al Consiglio d’Europa premeva la stessa indicazione alla genericità ma il passo in avanti è stato fatto. Sarebbe davvero triste vedere che i ministri dell’UE fanno qualcosa di meno dell’allargato Consiglio d’Europa, che contiene tutti i Paesi UE, più Turchia, Russia e tanti altri. In ogni caso, per capire la posta in gioco e l’importanza del pronunciamento della scorsa settimana, ascoltiamo mons. Aldo Giordano, Osservatore Permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa:

    R. – Innanzitutto, voglio affermare che il tema della libertà di religione, il tema della persecuzione dei cristiani, a cominciare dal Medio Oriente, è un tema oggi per fortuna molto presente e che per la prima volta registriamo una sensibilità su questo argomento. Il 19 gennaio c’è stato un dibattito del Comitato dei ministri dei 47 Paesi, un dibattito molto positivo e molto favorevole, in cui tutti hanno espresso la condanna per gli atti di violenza e la necessità di difendere il diritto umano della libertà di religione; c’è stato anche un ringraziamento per l’opera della Santa Sede e della Chiesa cattolica a favore di questa libertà fondamentale. Il giorno dopo, il Comitato dei Ministri ha elaborato una dichiarazione, e l’aspetto positivo di questa dichiarazione è che essa viene dal consenso unanime dei 47 Paesi. Il consenso naturalmente ha fatto sì che la dichiarazione possa apparire un poco generica, perché non ha voluto entrare nello specifico dei fatti o nello specifico dei cristiani, anche se è chiaro che l’allusione è ai recenti fatti drammatici. Il capitolo è stato poi affrontato dall’Assemblea parlamentare dove c’è stata una vasta maggioranza che ha votato un documento che è nato da un dibattito d’urgenza che la stessa Assemblea parlamentare ha accettato di fare. In questo documento c’è un riferimento chiaro alla persecuzione dei cristiani, al rischio che ci sia un progetto per eliminare la presenza dei cristiani da diversi Paesi del Medio Oriente, e il 27 gennaio, il testo è stato votato a grande maggioranza.

    D. – Alla fine, dunque, il Consiglio d’Europa ha licenziato un voto più che positivo di 47 Paesi, di denuncia delle persecuzioni e di denuncia di persecuzioni - espressamente detto - contro cristiani?

    R. – Proprio così! E questo documento domanda anche un impegno concreto su punti concreti da sostenere, da parte dei Paesi membri e del Consiglio d’Europa.

    D. – Questa sensibilità per le tematiche è dovuta a tragici eventi di persecuzioni e di violenze che si sono registrate negli ultimi mesi in diverse aree del mondo. Ma il Consiglio d’Europa ha prestato attenzione anche perché ha accolto una delegazione di vescovi che hanno potuto raccontare in viva voce quanto accade. E’ così?

    R. – Esattamente! L’attenzione dell’opinione pubblica, e anche delle istituzioni, è legata alle tragedie avvenute. Noi, però, speriamo che l’attenzione non sia viva soltanto al momento delle tragedie, ma che su questo problema, l’attenzione rimanga poi come fatto stabile. A metà dicembre è venuta qui a Strasburgo una delegazione di vescovi dell’Iraq, che ha incontrato i parlamentari dell’Unione Europea, ma anche i responsabili del Consiglio d’Europa, dell’organismo a 47 Paesi, e questo ha sensibilizzato parecchio sul tema. Infatti, il Comitato dei Ministri ha fatto la sua discussione legandola proprio ai fatti dell’Iraq e alla visita dei vescovi. Per il dibattito dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, che ha emanato il testo del 27 gennaio, è stata molto utile la presenza di una ulteriore delegazione di persone provenienti dal Medio Oriente, come il vescovo cattolico di Aleppo e i rappresentanti delle Chiese ortodosse, orientali e protestanti della regione. Il 25 gennaio, un gruppo di organismi non governativi ha organizzato, con il nostro aiuto, un seminario presso il Consiglio d’Europa. Avevamo prenotato una sala con 100 posti e a sorpresa abbiamo dovuto domandare una sala che potesse contenere oltre il doppio delle persone, per quante adesioni avevamo avuto, compresi parlamentari, funzionari e persone sensibili alla tematica.

    D. – La voce, dunque, della Chiesa è stata ascoltata, il grido della Chiesa sofferente per le persecuzioni?

    R. – Mi sembra veramente che in questo momento sia ascoltata. La preoccupazione è che non siano solo le tragedie che costringano ad ascoltare questa voce, ma che diventi quasi una posizione normale, una posizione culturale di attenzione. Molte persone sono rimaste sorprese nel notare come quella dei cristiani sia, in percentuale, la persecuzione più alta, nel mondo, per motivi religiosi. I vescovi dell’Iraq ci hanno portato le foto delle persone massacrate nella chiesa di Baghdad: quando, dietro ai drammi e alle tragedie, si vedono i volti delle persone, tutto arriva più direttamente ai cuori. (ap)

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    Myanmar: prima riunione del Parlamento eletto nelle consultazioni del 7 novembre

    ◊   In Myanmar si è riunito per la prima volta questa mattina il Parlamento eletto nelle elezioni del 7 novembre scorso. Si tratta di un evento, la riunione dell'assemblea parlamentare, che non avveniva da decenni. Nell’assemblea non vi sono rappresentanti della Lega Nazionale per la Democrazia, il principale partito d’opposizione, guidato dal premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi, recentemente scarcerata dal regime militare. Quest’ultima, in un’intervista al Financial Times, ha ribadito che dalle elezioni non c’è da attendersi alcun cambiamento sostanziale per il Paese. Giancarlo La Vella ne ha parlato con Cecilia Brighi, responsabile del Dipartimento Politiche Internazionali della Cisl:

    R. – Penso che sia veramente un avvenimento di facciata. Sappiamo tutti che cosa sono state queste elezioni: sono il risultato di una Costituzione che sostituisce il potere militare con un potere civile gestito dagli stessi militari di prima. Oltre il 70 per cento dei seggi sono in mano all’ex organizzazione paramilitare birmana e l’altro 25 per cento è in mano ai militari designati dalla Giunta. Purtroppo, i governi non vedono l’ora di ricominciare a fare affari con la Birmania che è un Paese molto appetibile da questo punto di vista.

    D. – Come a dire che l’opposizione in Birmania rimane sempre stretta all’angolo …

    R. – Un elemento chiave è che nessun giornalista straniero ha avuto la possibilità di poter seguire questa prima riunione del Parlamento. Quindi, dal punto di vista della repressione non è cambiato niente. Martedì scorso si è discusso al Consiglio Onu dei Diritti Umani della continua violazione dei diritti umani fondamentali. Quintana, che è il rappresentante speciale Onu per la Birmania, ha detto che tali crimini sono da considerare crimini contro l’umanità e crimini di guerra e ha chiesto la costituzione di una commissione speciale delle Nazioni Unite per esaminare tali cose. Quindi, la situazione in Birmania è rimasta tale e quale da questo punto di vista.

    D. – Quale possibilità d’azione avrà Aung San Suu Kyi, che rimane l’emblema della difesa dei diritti umani in Birmania?

    R. - Questo è l’unico elemento importante di questa situazione. Aung San Suu Kyi oggi è leader, anche se ovviamente si teme per la sua incolumità, e lei ora sta riorganizzando la rete dell’opposizione democratica. Questa è l’unica novità positiva.

    D. – In un mondo sempre più globalizzato come quello di oggi il regime in Birmania appare come qualcosa ormai fuori dal tempo?

    R. – Certo, però è un regime sostenuto da Paesi come la Cina. Poi, c’è l’India che non vuole lasciare spazio alla Cina e quindi, ovviamente, sta rincorrendo gli investimenti cinesi. Però, quello che stiamo vedendo in Medio Oriente è emblematico. Bisogna anche dire che la Giunta militare sta nascondendo al popolo birmano tutte le notizie che arrivano dall’Egitto, dalla Tunisia e dall’Algeria, perché teme che ci possa essere una recrudescenza dei movimenti del 2007. La storia ci insegna che ci sono sempre dei punti di rottura: quando avverrà nuovamente il punto di rottura in Birmania, e se le organizzazioni democratiche verranno aiutate, probabilmente, ci sarà un salto di qualità positivo. (bf)

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    Fiaccolata a Roma per la liberazione dei profughi prigionieri nel Sinai

    ◊   Fiaccolata domani sera, sulla scalinata del Campidoglio a Roma, per chiedere la liberazione dei profughi nel Sinai, che da due mesi sono sequestrati e torturati da bande di beduini. Ad organizzare la manifestazione alcune delle organizzazioni che da tempo chiedono l’intervento della comunità internazionale, tra le quali il Consiglio Italiano per i rifugiati, l’Agenzia Habeshia e il Centro Astalli. Servizio di Francesca Sabatinelli:

    Non sono più soltanto 250 i poveretti nelle mani dei beduini del Sinai al confine con Israele. Il numero dei profughi, in maggioranza eritrei ed etiopi, ma provenienti anche da altre parti del Corno d’Africa, è cresciuto, così come il numero dei gruppi di predoni. Lo conferma padre Mussie Zerai, dell’agenzia Habescia:

    “Stiamo scoprendo sempre nuovi gruppi. In parte già sapevamo che si trattava di 15-20 bande di trafficanti, però fino a qualche settimana fa l’unico contatto che avevamo, era legato ai 250 eritrei. Poi, successivamente, stiamo venendo a conoscenza dell’esistenza di altri gruppi. L’ultimo contatto, ad esempio, è stato con una ragazzina di 15 anni che è nelle mani di questi sequestratori che la vogliono vendere ad una clinica, il che implica il discorso del traffico di organi. Questa è la situazione: mi diceva questa ragazzina che sono in 120 nelle mani di questo nuovo gruppo mentre un altro gruppo, con cui sono entrato in contatto qualche giorno fa, parlava di altre 54 persone; invece, del vecchio gruppo dei 250 ne sono rimasti 27: due donne incinte sono state liberate dietro il pagamento del riscatto. Una donna, invece, esattamente il 25 gennaio, incinta di cinque mesi, ha perso il suo bambino dopo una serie di maltrattamenti e violenze che ha subito”.

    Allarmare l’opinione pubblica, e sollecitare l’intervento della Comunità internazionale, è l’obbiettivo di questa manifestazione. “Vogliamo che l’Europa si svegli!”, è il richiamo di Christopher Hein, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati:

    “Sarà una manifestazione dove diciamo chiaramente che c’è una responsabilità anche degli Stati, cominciando da quelli dell’Europa, che in questi ultimi tempi hanno chiuso le frontiere a chi, spesso per motivi di guerra o di persecuzione, voleva entrare nel territorio. Noi chiediamo all’Europa di offrire un’evacuazione umanitaria di questi profughi, quindi condivisione delle responsabilità, tanto con l’Egitto - dove si trovano - come con Israele. Ci rendiamo conto che l’attuale situazione in Egitto, rende il tutto ancora più difficile. C’è anche un paradosso che vogliamo mettere in luce: si parla tanto della lotta contro il traffico di persone, ma alla luce dei fatti, dobbiamo constatare che le uniche persone che sono state liberate, sono state liberate perché i familiari disperati, alla fine, hanno pagato il riscatto di 8 mila dollari a persona”.

    Una fiaccolata fatta di lumi e silenzio, assicurano gli organizzatori, per denunciare e testimoniare. (ma)

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    Webmaster cattolici: seminario sui nuovi modelli di informazione, da Twitter all'Ipad

    ◊   Cos’è l’informazione, qual è il suo mercato, quali sono le sue principali caratteristiche e quali le principali linee di crisi che la attraversano? Sono alcune delle domande che animeranno il seminario intitolato “Da Twitter all’Ipad, nuovi paradigmi e modelli di informazione” e promosso dall’Associazione dei Webmaster cattolici italiani e dalla Cei. L’incontro, che si apre oggi e si concluderà il prossimo 8 febbraio, affronta anche due tematiche centrali nella relazione tra nuove tecnologie e informazione. Le illustra, al microfono di Antonella Palermo, il coordinatore del seminario, il prof. Pier Cesare Rivoltella, docente di Didattica e Tecnologie dell’istruzione all’Università del Sacro Cuore:

    R. - La prima questione è quella che riguarda il modo in cui i media digitali e sociali abbiano trasformato il ruolo dell’utente. Nel mondo degli smartphone e del social network, ciascuno di noi non si limita a ricevere informazioni ma le può anche produrre e collocare in rete con grande facilità. Questo modifica parecchio le cose dal punto di vista dell’etica pubblica della comunicazione. La seconda questione è proprio la trasformazione del lavoro del giornalista, anche perché cambia completamente tutta la filiera della notizia. Basti pensare a come Twitter sia diventato una vera e propria agenzia di informazione con tutta una serie di caratteristiche interessantissime, nel bene e nel male. Nel bene, perché Twitter sfugge ai controlli della censura anche in quei Paesi i cui governi esercitano un controllo ferreo sulla circolazione delle informazioni: grazie a Twitter ci arrivano informazioni su cui molto spesso i media possono costruire notizie che altrimenti non potrebbero costruire. Dall’altra parte, gli svantaggi sono evidenti. Se in Twitter chiunque può diventare giornalista lo può diventare senza quel training tecnico, ma soprattutto deontologico, che normalmente un giornalista ha. Non è detto che l’utente anonimo della rete abbia conoscenza e consapevolezza di che cosa significhi scrivere nello spazio pubblico.

    D. – Nei giorni scorsi è stato diffuso il messaggio di Benedetto XVI per la 45.ma Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. “Oggi - scrive il Papa - ci si trova di fronte alla sfida dell’essere autentici, fedeli a se stessi”, senza cedere all’illusione di costruire artificialmente il proprio profilo pubblico ...

    R. – Il messaggio è molto bello. Mi verrebbe da dire però che il problema dell’autenticità e della fedeltà a se stessi nella nostra società va ben al di là della nostra presenza in rete, come la cronaca degli ultimi giorni drammaticamente ha evidenziato. Il problema dell’autenticità e della fedeltà a se stessi riguarda tanti ambiti, alcuni dei quali molto poco virtuali. Se mancano l’identità, la fedeltà e l’autenticità nascono problemi seri che rischiano di avere degli impatti pesanti anche dal punto di vista educativo. Questo vale per il social network ma vale a livello "macrosociale". Nella maggior parte dei casi il problema è di noi adulti perché l’esercizio che facciamo spesso è di proiettare i problemi sulle giovani generazioni: “Non sono più come una volta, non prestano più attenzione … ”, ed anche le tecnologie sembrerebbero un problema dei giovani. Se poi si vanno ad esaminare le trasgressioni nel social network ci si accorge che sono soprattutto degli adulti. Il problema dei giovani sono gli adulti: a 360 gradi! (bf)

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    Memoria di San Giovanni Bosco. Il rettore dell'Ups: apostolo dei giovani ed esempio per gli adulti

    ◊   Prevenire anziché reprimere: san Giovani Bosco seppe farlo attraverso l’amore prodigato verso i giovani nell’Italia, in via di formazione nel secolo XIX. Oggi, nella festa di questa grande personalità nella storia Chiesa, ci si chiede cosa resta di più attuale del suo apostolato. Roberta Gisotti ha intervistato don Carlo Nanni rettore magnifico della Pontificia Università Salesiana (Ups):

    D. - Professor Nanni, il cuore del messaggio di Giovanni Bosco resta vivo anche per i ragazzi di oggi?

    R. – Sì, senza dubbio. Anzi, forse, oggi più che ieri: c’è il problema del prevenire invece di reprimere, del poter dare spazio ai talenti di ognuno. Don Bosco diceva che anche nel ragazzo più disgraziato c’è un punto accessibile al bene. Credo che la generazione adulta dovrebbe mettersi bene in testa questo. Anzitutto, proprio nel modo di atteggiarsi: non deve essere negativo e pessimista. Io dicevo a più d’uno che don Bosco ha fatto gli italiani! Quest’anno siamo a 150 anni dall’Unità d’Italia: don Bosco l’ha fatta prima di D’Azeglio e prima di Cavour, cioè permettendo a persone che sarebbero state emarginate di essere, invece, protagoniste nella loro realtà. Credo che questo sia l’imperativo categorico che don Bosco lascia a noi salesiani e a tutti quelli che sono preoccupati, perché la questione educativa, oggi più che mai, è importante, proprio per permettere una cittadinanza attiva, democratica, responsabile, ma che dia anche la possibilità alle persone di sentire che la loro vita ha un senso.

    D. - Professor Nanni, effettivamente, nell’immaginario collettivo i giovani vengono descritti come colpiti da insicurezze personali e sociali, da precarietà nel lavoro, da crisi di valori morali, ma le chiedo: è proprio così? Dal suo osservatorio privilegiato, lei li vede così, questi giovani?

    R. – No, assolutamente no. La prima insicurezza è di noi adulti che non riusciamo a saper controllare, dominare una situazione che è complessa. Ma per quanto mi riguarda e per quello che posso constatare direttamente ci sono molti, molti giovani, non meno che nel passato, che hanno invece questa intenzione grande di vita. Certo, bisogna sostenerli con un ambiente adeguato, con politiche giovanili adeguate che non ci sono e che non sembrano essere nella preoccupazione di chi ci governa, in tutt’altre faccende affaccendato. Mentre, invece, se si potessero avere persone adulte che testimonino la possibilità di vivere in una forma umanamente degna, se si desse mano a politiche educative per l’ingresso dei giovani nel mondo adulto ma anche in quello di una vera cultura formativa, allora credo che le cose potrebbero essere molto diverse. Ma se non c’è questo impegno concreto, se i primi a non farci vedere una umanità forte, grande e degna di valore, sono quelli che ci governano, è chiaro che allora non si può chiedere ai giovani quello che noi adulti non riusciamo a fare e forse, neppure a volere. (bf)

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    Chiesa e SocietÓ



    Pakistan: celebrata la Preghiera per la pace in tutte le chiese

    ◊   La Giornata di preghiera e di digiuno per la pace celebrata ieri, in tutte le chiese del Pakistan, è stata ed è “un luminoso segno di speranza per tutto il Paese che può servire a cambiare i cuori e a riscoprire il bene della pace e dell’armonia”. Così parla allagenzia Fides padre John Shakir Nadeem, Segretario esecutivo della Commissione episcopale per la Comunicazioni Sociali, che ha preso parte alle celebrazioni. All’iniziativa dei cristiani hanno aderito leader e fedeli di altre minoranze religiose, nonché numerosi musulmani, desiderosi di costruire un Paese migliore, all’insegna della riconciliazione e del bene comune. Contemporaneamente, nella giornata di ieri, a Lahore come in altre città, oltre 40mila militanti islamici radicali hanno dimostrato contro la revisione della legge sulla blasfemia, contro la liberazione di Asia Bibi, contro gli Stati Uniti e contro il Papa, accusato di interferenza. “Questa, spiega a Fides il sacerdote, é la differenza fondamentale:noi non siamo contro nessuno, abbiamo pregato e digiunato, perché crediamo nel valore della pace e vogliamo dare, in questo modo, il nostro contributo, in quanto cristiani”. La Giornata, indetta dai vescovi pakistani, ha registrano una massiccia affluenza in tutte le diocesi. A Lahore una speciale veglia di preghiera si è tenuta nella chiesa cattolica di Santa Maria, dei padri francescani cappuccini, con la partecipazione di mons. Lawrence Saldanha, arcivescovo della città e presidente della Conferenza episcopale e di Peter Jacob, Segretario esecutivo della Commissione “Giustizia e Pace”. Erano presenti anche esponenti di altre confessioni cristiane, delle minoranze religiose, come gli indù, e leader musulmani. “Occorre ascoltare la voce della coscienza, che ci conduce verso la pace e verso il bene” ha detto mons. Saldanha. Anche i leader musulmani presenti hanno letto versi del Corano che parlano di pace, ribadendo che l’urgenza del Paese è soprattutto la pace. I fedeli presenti hanno ricordato e pregato anche per Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte ingiustamente con l’accusa di blasfemia. Di fronte alle manifestazioni dei gruppi islamisti radicali, l’assemblea si è detta concorde nella volontà di portare anche a loro un messaggio di dialogo, in nome del bene della nazione, affidandolo ai musulmani moderati, che potranno farsene promotori, nella speranza di abbassare la tensione e la polarizzazione che attraversa la società. (C.S.)

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    Corsica. Il vescovo di Ajaccio: “No all’indifferenza di fronte alle rivolte in Tunisia”

    ◊   “Non possiamo restare indifferenti di fronte agli avvenimenti in Tunisia”: è quanto afferma, in una nota, mons. Jean-Luc Brunin, vescovo di Ajaccio, in Corsica, in riferimento alle rivolte in atto da alcune settimane nel Paese africano. Il carovita ed un clima politico di tensione sono all’origine delle proteste, che hanno provocato la morte di diverse persone ed hanno visto scendere in piazza i giovani, i giornalisti e gli attivisti per i diritti umani. “Il sentimento di interdipendenza creato dalla globalizzazione – spiega mons. Brunin – ci rende attenti a ciò che avviene in Tunisia”. Per questo, continua il presule, quanto accade “ci riguarda, in base a quella cittadinanza mondiale che Giovanni Paolo II, nel Messaggio per la Giornata Mondiale per la Pace 2005, definiva così: “L’appartenenza alla famiglia umana conferisce ad ogni persona una specie di cittadinanza mondiale, rendendola titolare di diritti e di doveri, essendo gli uomini uniti da una comunanza di origine e di supremo destino. La condanna del razzismo, la tutela delle minoranze, l'assistenza ai profughi e ai rifugiati, la mobilitazione della solidarietà internazionale nei confronti di tutti i bisognosi, non sono che coerenti applicazioni del principio della cittadinanza mondiale”. Mons. Brunin sottolinea, poi, come i manifestanti siano scesi in piazza in modo pacifico e come, invece, sia stato l’intervento della polizia a provocare numerose vittime. “Il ricorso alle armi e alla violenza – dice il presule – è sempre contro produttivo ed è il segno dell’illegittimità di una posizione e della debolezza dei violenti”. Nelle proteste, il presule legge “il rifiuto dell’ingiustizia e dell’iniquità e la condanna di un regime politico corrotto”, “asservito agli interessi particolari ed incapace di tutelare il bene comune della popolazione”. A dimostrazione, ribadisce il vescovo di Ajaccio, che “la negazione politica dell’interesse generale è inesorabilmente destinata alla sconfitta”. Infine, mons. Brunin saluta gli avvenimenti in Tunisia “come una speranza per l’avvenire, non solo di questo popolo e di questo Paese così vicino a noi, ma anche dell’umanità intera. Ringraziamo il popolo tunisino per averci ricordato, al costo della vita, che la violenza e la corruzione sono destinate alla sconfitta”. (I.P.)

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    India: in migliaia in piazza contro la corruzione

    ◊   Manifestazioni e cortei di protesta ieri a Nuova Delhi e in diverse città dell’india. Migliaia di dimostranti sono scesi in piazza, nel giorno del 63° anniversario della morte del Mahatma Gandhi, per protestare contro la corruzione e il malgoverno. Tra la folla erano presenti anche i cattolici indiani. “La corruzione ha origine laddove il denaro diventa più prezioso di una persona” – ha commentato mons. Vincent Concessao, arcivescovo di Delhi all’agenzia Sir, condannando i numerosi episodi di corruzione nella vita politica e sociale del Paese. Muhammad Badani, leader musulmano, ha giudicato la gravità della corruzione pari al terrorismo. Secondo lo swami indù Agnivesh, invece, la corruzione ha contribuito ad aumentare la povertà in India. (M.I.)

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    L’India celebra Giovanni Paolo II, nel 25.mo anniversario della sua visita alla nazione

    ◊   Da domani, 1° febbraio, l’India celebra il 25° anniversario della visita di Giovanni Paolo II nella nazione asiatica, avvenuta nel 1986. “Sarà un evento capace di portare all’India un forte messaggio di pace, di giustizia e di unità”, spiega allagenzia Fides padre Joseph Babu Karakombil, portavoce della Conferenza episcopale dell’India, sottolineando come il Paese nel suo vasto pluralismo culturale, religioso e politico abbia bisogno di recuperare un messaggio di giustizia, abbattendo ogni disuguaglianza fra il progresso e la ricchezza di alcuni, l’estrema povertà e l’emarginazione di altri. Tante le iniziative per l’occasione: il fitto programma, prevede 10 giorni di celebrazioni dal 1° all’11 febbraio, guidate dal cardinale Murphy O’Connor, inviato speciale di Benedetto XVI. Le celebrazioni si svolgeranno in 5 grandi città indiane, in rappresentanza di tutta la nazione: New Delhi, Ranchi, Calcutta, Cohin, Mumbai e in ognuna gli eventi organizzati verteranno su un tema particolare, caro alla spiritualità e all’azione pastorale di Giovani Paolo II. A New Delhi il tema sarà “le vocazioni”; a Ranchi “l’attenzione agli indigeni e ai dalit”, a Calcutta – dove saranno protagoniste le suore di Madre Teresa – si rifletterà su “carità e servizio sociale”; a Cochin, in Kerala, il focus sarà sull’evangelizzazione, mentre a Mumbai si concluderà ricordando “il dialogo, i giovani e la famiglia”. Domani, a New Delhi, in apertura delle celebrazioni, verrà presentato un libro, edito dal Conferenza episcopale, che ripercorre la visita in India di Giovani Paolo II, che toccò ben 14 località. Il testo contiene testimonianze di vescovi, religiosi e anche di leader indù. Inoltre verrà inaugurata una statua del Papa all’interno della nunziatura apostolica. Il 2 febbraio si terrà una solenne Messa nella cattedrale di New Delhi, alla presenza del nunzio apostolico, mons. Salvatore Pennacchio e anche qui sarà posta una statua di Papa Wojtyla. E’ previsto poi un meeting speciale con i religiosi e le religiose sul tema della “vocazione”. Il 3 febbraio, la visita del cardinale O ‘Connor renderà omaggio al monumento eretto in onore del Mahatma Gandhi, ricordandone l’impegno per disegnare un paese dove la libertà di religione è tutelata e ha un posto importante. (C.S.)

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    Nigeria: un Centro per aiutare giovani cristiani e musulmani dello Stato di Plateau

    ◊   Un Centro di formazione aperto ai giovani cristiani e musulmani è stato inaugurato il 27 gennaio scorso ad Hai-Hong, Bokkos, a 70 km da Jos, capitale dello Stato nigeriano di Plateau, dove negli ultimi tempi si susseguono scontri tra diverse comunità. Il Centro è stato fondato dall’arcidiocesi di Jos con il supporto di Misereor, l’organizzazione umanitaria della Conferenza episcopale tedesca. “La cerimonia di inaugurazione è stata molto apprezzata e applaudita dal numeroso pubblico – comunica all’agenzia Fides mons. Ignatius Ayau Kaigama, arcivescovo di Jos - la cui presenza è indicativa del desiderio di molti nello stato di Plateau di aiutare i giovani a intraprendere la strada dello sviluppo positivo piuttosto che imboccare la violenza per risolvere i problemi socio-economici, politici, etnici e religiosi. Si tratta - prosegue mons. Kaigama - di un umile sforzo da parte della Chiesa cattolica, che potrebbe essere replicato dai quartieri, dagli enti locali, dallo Stato e dalla Federazione nazionale. Indica chiaramente che si può fare molto per i giovani se c'è la volontà politica. In una rappresentazione teatrale organizzata dagli studenti del Centro, musulmani e cristiani, si vede come i giovani siano manipolati da leader politici e religiosi egoisti, e come i giovani dovrebbe resistere a queste manipolazioni da parte di coloro che li incitano alla violenza dando loro piccole somme di denaro”. Il Centro ha attivato per ora solo un corso di formazione per carpentieri per circa 35 ragazzi. Successivamente il programma prevede corsi aperti anche alle ragazze. Oltre alla formazione professionale, gli studenti vengono aiutati ad approfondire la loro fede ed a percorrere le vie del dialogo. Vi sono infatti due insegnanti di religione, uno per l'islam e l'altro per il cristianesimo. L'insegnante di religione islamica insegna agli studenti musulmani mentre l'insegnante di religione cristiana istruisce gli studenti cristiani. Le classi sono organizzate in modo tale che gli studenti musulmani ricevano un’istruzione di base sul cristianesimo e, viceversa, l'insegnante musulmano impartisce alcune lezioni sull’islam agli studenti cristiani. Gli studenti poi hanno lezioni comuni per imparare l'arte del dialogo, della riconciliazione e della tolleranza, invece di ricorrere alla violenza alla minima divergenza. “Certo, è meglio accendere una candela che maledire l'oscurità - conclude mons. Kaigama -. Così tanto è stato detto sulla violenza giovanile derivante dalla pigrizia, dalla scarsa istruzione o dalla povertà, quanto poco è stato fatto per porre rimedio alla situazione. Speriamo che questo piccolo sforzo aprirà gli occhi al governo, agli enti non governativi di volontariato e a tutte le persone di buona volontà”. (R.P.)

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    Mons. Mennini saluta la comunità russa con un appello all’unità tra cattolici e ortodossi

    ◊   Con un appello all’unità, contro la “rassegnazione alla divisione” tra cattolici e ortodossi, il nunzio apostolico mons. Antonio Mennini, ha salutato la comunità russa prima della sua partenza per la Gran Bretagna, dove Benedetto XVI lo ha nominato suo rappresentante lo scorso 18 dicembre. Ieri, per la messa di saluto a mons. Mennini, la cattedrale cattolica della Madre di Dio a Mosca era gremita di fedeli. Alla funzione, oltre il nunzio uscente, era presente l’arcivescovo nella capitale russa, mons. Paolo Pezzi. Nella sua omelia - riferisce l'agenzia AsiasNews - il presule ha ringraziato Mennini per il lavoro svolto e ha rivolto un pensiero alle vittime dell’attentato terroristico all’aeroporto Domodedovo, dove il 24 gennaio sono morte 35 persone. Nominato nunzio in Russia da Giovanni Paolo II nel 2002, mons. Mennini, 63 anni, si dedicherà ora ai rapporti con la Chiesa anglicana, dopo aver vissuto in prima persona un rinnovato clima di collaborazione con il Patriarcato di Mosca. Nel suo messaggio di commiato ai fedeli russi, il nunzio stesso ha ricordato i passi avanti compiuti dalla Chiesa in Russia. “La Chiesa cattolica, così come la Chiesa ortodossa – ha spiegato - con la perestroika è uscita da un lungo periodo di persecuzioni e di prove. Ora, pian piano, questi problemi stanno risolvendosi e i cattolici si sentono sempre più parte integrante della comunità sociale del Paese. Questo comporta un’apertura graduale alla collaborazione e al dialogo sia a livello sociale, sia anche ecclesiale”. Mons. Mennini ha poi voluto sottolineare come, seppur in una condizione di minoranza, i cattolici siano riusciti a ritagliarsi un ruolo importante nella collaborazione con i fratelli ortodossi: “Campi privilegiati sono la cultura, l’educazione e il servizio sociale, anche perché cresce la consapevolezza che i cristiani debbano rispondere insieme alle crescenti sfide lanciate dalla società secolarista”. Ha poi ribadito il concetto, ipotizzando che “oggi il contributo della Chiesa cattolica potrebbe forse essere quello di offrire alla Chiesa e alla società russe la propria testimonianza ed esperienza di presenza cristiana, soprattutto nei campi della cultura e del sociale, che per circostanze storiche in Russia sono rimasti lungamente monopolio del regime ateo”. “Mi sembra che i cattolici russi – ha esortato il nunzio - potranno trovare il proprio posto e scoprire la propria missione all’interno della società nella misura in cui approfondiranno sempre più la conoscenza e l’esperienza della propria tradizione, della propria ‘cattolicità’”. Si è poi congedato dalla comunità con un augurio per la “vostra testimonianza quotidiana”: “Non rassegnatevi mai alla divisione come se fosse un fatto normale o addirittura auspicabile, non distinguete mai tra ‘noi’ e ‘loro’, non misurate mai la risposta che ricevete alle vostre iniziative. Partecipate dello stesso amore che consumava Gesù…fatevi “tutto a tutti per guadagnare almeno alcuni’ (1 Cor 9,22)”. L’appello all’unità, ha poi sottolineato Mennini, si riferisce non solo ai rapporti con i “fratelli di altre fedi e confessioni cristiane”, ma anche “all’interno della stessa comunità cattolica, delle associazioni, delle parrocchie, delle famiglie”. “Che tutti siano uno, perché il mondo creda”, diventi dunque oggetto della vostra preghiera quotidiana e della vita”, ha concluso il nunzio. (R.P.)

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    Presidenziali in Nicaragua: i vescovi invitano a rispettare la Costituzione

    ◊   I vescovi del Nicaragua hanno ribadito ancora una volta la necessità di rispettare la Costituzione che sancisce il divieto per il Presidente della Repubblica di essere rieletto, criticando i giudici della Corte che hanno approvato la rielezione del presidente Daniel Ortega, anche se questa viola la Costituzione del Paese. I giudici e i dirigenti del Partito Liberale Costituzionalista - riferisce l'agenzia Fides - si sono scusati per la loro passività dinanzi alle mosse giudiziarie proposte dal partito di governo, il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale. Mons. Silvio José Báez Ortega, vescovo ausiliare di Managua, ha detto che l'affronto alla Costituzione rimane uno dei più gravi danni al Paese. "Noi, come Pastori, abbiamo alzato la voce denunciando questo fatto come peccato" ha detto il vescovo, ora sta ai cittadini chiedere il rispetto della Costituzione, perché i vescovi non possono comportarsi come leader politici. “Noi non pensiamo assolutamente di organizzare il popolo, né di organizzare marce o promuovere qualsiasi cosa simile. Noi abbiamo fatto ciò che dobbiamo fare dal punto di vista della fede” ha spiegato chiaramente il presule. Mons. Bernardo Hombach, vescovo emerito di Granada, ha detto che non è la rielezione del presidente Daniel Ortega ciò che deve preoccupare profondamente il popolo, ma la mancanza di rispetto per ciò che dice la Costituzione della Repubblica. Perfino l’opposizione nicaraguense ha proposto al Tribunale elettorale la partecipazione di osservatori internazionali per le elezioni presidenziali del prossimo novembre. (R.P.)

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    Costa Rica: al via il Congresso latinoamericano sulle Vocazioni

    ◊   La diocesi di Cartago, in Costa Rica, ospita da oggi al 5 febbraio il II Congresso Continentale Latinoamericano sulle Vocazioni, promosso dal Dipartimento per le Vocazioni e i Ministeri del Celam (Consiglio Episcopale Latinoamericano). Obiettivo generale dell’incontro è quello di rafforzare la cultura vocazionale, affinché i battezzati assumano la loro vocazione di discepoli e missionari di Cristo in America Latina nel tempo presente. Sono stati inoltre individuati alcuni obiettivi specifici, che mirano a porre in rilievo gli aspetti principali della realtà contemporanea in grado di incidere più profondamente nella dinamica vocazionale; i partecipanti si soffermeranno anche sulla consapevolezza della cultura vocazionale tra i battezzati e sulla riflessione intorno al “progetto del Padre per l’umanità di oggi”. Si intende presentare la vocazione battesimale come “asse trasversale” di tutta l’azione pastorale della Chiesa, intorno a cui elaborare piste concrete di animazione vocazionale e criteri per la proposta di itinerari vocazionali che sappiano rispondere alle sfide e alle attese dell’oggi. Ad orientare i lavori del Congresso sarà in particolare il Documento di Aparecida, che così si esprime in merito all’azione ecclesiale a favore delle vocazioni: «La pastorale vocazionale, che è responsabilità di tutto il popolo di Dio, inizia nella famiglia e continua nella comunità cristiana; deve essere rivolta ai bambini e particolarmente ai giovani, per aiutarli a scoprire il senso della vita e il progetto di Dio per ciascuno di loro, accompagnandoli nel loro processo di discernimento. Pienamente integrata nell’ambito della pastorale ordinaria, la pastorale vocazionale è frutto di una solida pastorale di insieme, nelle famiglie, nella parrocchia, nella scuola cattolica e nelle altre istituzioni ecclesiali. E’ necessario intensificare in diversi modi la preghiera per le vocazioni, con cui si contribuisce anche a creare una maggiore consapevolezza e recettività davanti alla chiamata del Signore, nonché promuovere e coordinare diverse iniziative vocazionali. Le vocazioni sono un dono di Dio; pertanto, in ogni diocesi, non devono mancare speciali preghiere al “Signore della messe” (Da, n. 314)». (M.V.)

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    Sarà il Vietnam ad ospitare la X Assemblea plenaria deI vescovi dell'Asia nel 2012

    ◊   Il Comitato centrale della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia (Fabc) ha deciso di fare svolgere la sua X Assemblea plenaria per la prima volta in Vietnam. La decisione è stata presa due settimane fa a una riunione a Bangkok, in Thailandia, a cui hanno preso parte, tra gli altri, mons. Peter Nguyen Van Kham, vice-segretario generale della Conferenza episcopale vietnamita e il cardinale Jean Baptiste Pham Minh Man, arcivescovo di Ho Chi Minh City, la città candidata ad ospitare l’evento. All’agenzia Ucan il cardinale Man ha espresso grande gioia per la scelta: “Siamo molto felici di accogliere la prossima plenaria per la prima nel nostro Paese dall’istituzione della Fabc nel 1970”, ha detto, esprimendo l’auspicio che l’evento possa promuovere la solidarietà , la fratellanza e la comunione tra le Chiese in Asia. Per quanto riguarda l’organizzazione - ha precisato il porporato - la Chiesa vietnamita attende di avere la lista completa dei partecipanti entro il mese di settembre 2012 prima di chiedere l’autorizzazione al governo. La Fabc riunisce attualmente 15 Conferenze episcopali: Bangladesh, India, Indonesia, Giappone , Kazakhstan, Corea, Laos e Cambogia, Malaysia, Singapore e Brunei, Myanmar, Pakistan, Filippine, Sri Lanka, Taiwan, Thailandia e Vietnam. A queste vanno aggiunti dieci membri associati che sono: Hong Kong, Macao, Mongolia, Nepal, Kyrgyzstan, Siberia (Russia), Tajikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Timor Est. L’ultima assemblea plenaria si è svolta nel 2009 a Manila, nelle Filippine, sul tema “Vivere l’Eucaristia in Asia”. (L.Z.)

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    Riunione a Gerusalemme dei vescovi dei Paesi nordici europei

    ◊   La Conferenza episcopale dei Paesi nordici europei si riunisce a Gerusalemme da oggi al 7 febbraio, per un incontro che oltre ad esaminare tematiche di interesse comune vuole anche essere un pellegrinaggio ai Luoghi Santi e un gesto di sostegno delle Chiese nordiche alle minoranze cristiane e al dialogo per la giustizia, la pace e la convivenza multietnica e multireligiosa. Nel corso delle sessioni di lavoro i vescovi individueranno provvedimenti comuni contro gli abusi sui minori nelle diocesi, in vista della stesura di un “direttorio” unico da applicare in tutto il territorio sottoposto alla giurisdizione della Conferenza. L’attenzione dei presuli si soffermerà inoltre sull’identità e i principi formativi del Seminario cattolico, al fine dell’elaborazione di relative linee-guida e sulla questione della posizione della Chiesa cattolica nei confronti del matrimonio omosessuale, questione che sarà al centro di una Lettera pastorale comune di prossima pubblicazione. Prendono parte alla riunione i vescovi di Stoccolma, mons. Lars Anders Arborelius, di Copenhagen, mons. Czeslaw Kozon, di Oslo, mons. Bernt Ivar Eidsvig, di Helsinki, mons. Teemu Sippo, di Reykjavik, mons. Peter Bürcher e il prelato di Tromsø, Berislav Grgić. Durante la plenaria il vescovo di Stoccolma e presidente della Conferenza riferirà sugli esiti dell’incontro tra i vescovi africani ed europei (Secam-Ccee), svoltosi nel novembre scorso ad Abidjan sul tema della missione ad gentes. (M.V.)

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    Australia: il grazie dei vescovi agli insegnanti delle scuole cattoliche

    ◊   Un lavoro prezioso, svolto con grande dedizione: così mons. Greg O’Kelly, presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica in Australia, ha definito il lavoro svolto dagli insegnanti delle scuole cattoliche del Paese. In occasione dell’inizio di un nuovo anno scolastico, il presule ha ringraziato ed incoraggiato tutti i docenti: “Nelle scuole cattoliche australiane – ha detto – operano circa 50mila insegnanti che hanno un’enorme influenza sulla formazione dei giovani”. Ribadendo ’importanza di “un profondo impegno personale nel trasmettere i valori dell’educazione cattolica”, mons. O’Kelly ha espresso apprezzamento per la testimonianza che i docenti offrono dei “principi cari alla scuola cattolica”. “La Chiesa cattolica – ha continuato il vescovo australiano – ha sempre dato un grande valore all’insegnamento per i giovani. E questo ci rimanda al ministero di Gesù, che ha posto i bambini al centro della sua attenzione, come narra il Vangelo di Marco (10, 13-14)” in cui Gesù benedice i fanciulli. “Questo impegno di lunga data – ha ricordato ancora mons. O’Kelly – ha fatto sì che, nel nostro Paese, un bambino su cinque frequenti una scuola cattolica”. Quindi, il presule ha sottolineato che “gli insegnanti hanno una responsabilità straordinaria” poiché “l’insegnamento è una delle attività più nobili e creative dell’umanità. La dimensione spirituale aiuta la formazione umana dello studente ben oltre la singola materia di studio”. Infine, il vescovo australiano ha concluso con un auspicio: “La mia preghiera per questo anno scolastico è che gli insegnati delle scuole cattoliche siano all’altezza della sfida di essere eccellenti educatori”. (I.P.)

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    Monaco: Congresso delle Conferenze episcopali europee sulla pastorale giovanile

    ◊   “C’è nel cuore dei docenti, degli studenti e del personale amministrativo, delle nostre comunità universitarie e della cultura europea un nuovo bisogno di Dio. Per questo la pastorale universitaria non deve occuparsi unicamente degli studenti ma deve lavorare per stabilire l’incontro tra la ricchezza del messaggio del Vangelo e la pluralità dei campi del sapere umano”. E’ la conclusione contenuta nel comunicato finale, diffuso oggi, dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa al termine del Congresso Europeo sulla pastorale universitaria. Una 3 giorni intensa che ha riunito a Monaco di Baviera 60 delegati di 23 Conferenze episcopali d’Europa e rappresentanti di associazioni e movimenti universitari per riflettere sul tema: “Formazione, educazione e Vangelo. Prospettive della pastorale universitaria in Europa”. L’incontro - ospitato dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Freising, è stato anche occasione per tratteggiare il profilo dello studente universitario di oggi. Dalla relazione di Tino Bargel dell’università di Costanza emerge un giovane che cerca più l’efficienza in vista di un futuro lavoro e che ha meno chiaro i valori di base, inoltre è spesso restio a partecipare ad azioni comuni. Da qui la proposta di mons. Sergio Lanza, assistente ecclesiastico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, a far diventare l’università una sorta di “campus di evangelizzazione”. Dopo secoli di tragica separazione tra fede e cultura, ha spiegato il presule, “si profila per la comunità cristiana l’opportunità di un’assunzione di un ruolo profetico e la pastorale dell’intelligenza è il cammino giusto da intraprendere”. E’ stato poi il cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest, a concludere il Congresso affrontando il tema del rapporto fede-ragione. “Nelle comunità universitarie – ha detto - i vari scienziati, ciascuno con la propria competenza professionale possono contribuire a questo dialogo e possono offrire con le loro ricerche congiunte il collegamento della nostra fede cristiana con la prassi della vita nelle nostre società”. (C.S.)

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    L'arcivescovo di Singapore: educare i giovani alla sacralità dell’amore e della vita

    ◊   La Chiesa rimane fedele a ciò che si dimostra positivo per la persona umana, e sostiene la dignità e la sacralità dell’amore e della vita. Questo deve essere comunicato anche nei programmi di educazione sessuale nelle scuole cattoliche di Singapore. È quanto afferma l’arcivescovo Nicholas Chia nel suo messaggio alle scuole cattoliche, ripreso dall'agenzia AsiaNews. Per mons. Chia: “Anche se la nostra è una società laica dove nessun gruppo religioso ha il diritto di imporre le proprie convinzioni sugli altri, le scuole cattoliche dovrebbero rimanere fedeli alla dottrina ufficiale della Chiesa”. “Nel contesto delle nostre scuole – spiega l’arcivescovo – troverei inaccettabile se gli studenti ricevessero un messaggio contraddittorio sul sesso prematrimoniale, o sui metodi contraccettivi”. Egli ha inoltre indicato il desiderio della Chiesa di lavorare con il Consiglio governativo per la promozione della salute sulle questioni della sessualità. Citando le encicliche "Casti Connubi" di Pio XI e "Humanae Vitae" di Paolo VI, l’arcivescovo ha sottolineato che la contraccezione è sbagliata qualsiasi metodo venga adoperato. L’arcivescovo Chia ha concluso il suo messaggio ringraziando le scuole cattoliche per il ruolo che svolgono nella crescita morale, spirituale, intellettuale e fisica dei giovani. “Cerchiamo di avere il coraggio delle nostre convinzioni, e di portare educazione e valori veri nella sessualità e in tutti gli altri aspetti della vita scolastica”. (R.P.)

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    Cina: un villaggio delle vocazioni sulla via della seta

    ◊   Un piccolo villaggio sulla via della seta abitato da 660 contadini, di cui più di 400 sono cattolici per un totale di circa 130 famiglie, negli ultimi anni ha dato alla Chiesa 14 vocazioni: 7 sacerdoti, un diacono, 3 religiose, due seminaristi maggiori e un seminarista minore. Si tratta del villaggio di Zan Jia Cun, nel distretto di Fu Feng della diocesi di Zhou Zhi, nella provincia dello Shaan Xi. Secondo le informazioni pervenute all’agenzia Fides, l’intera diocesi è famosa per le sue abbondanti vocazioni, tanto che è stata soprannominata “la diocesi delle vocazioni”. Il parroco del villaggio commenta: “tante persone ci chiedono quale sia il nostro segreto. A dire la verità, non sappiamo se si tratti di segreto o meno: viviamo intensamente la nostra fede, le famiglie intere pregano insieme quotidianamente, sabato e domenica la Messa e gli incontri di preghiera sono gli appuntamenti fissi per tutti. Anche i fedeli dei villaggi intorno vengono da noi. Penso che queste piccole testimonianza quotidiane hanno costruito la base di una evangelizzazione eloquente e nello stesso tempo utile anche per la formazione delle vocazioni. I bambini sono educati secondo i principi religiosi e in maniera semplice, dall’asilo alla scuola media. Le suore seguono costantemente la loro formazione con il catechismo e l’insegnamento della religione. Qui non c’è mai bisogno di preparare la lista per i turni dell’adorazione eucaristica notturna nella Settimana Santa oppure in altre circostanze, perché la chiesa è sempre piena, 24 ore su 24”. In questo villaggio vengono spesso in visita altre comunità cattoliche, per scambiare le esperienze sull’evangelizzazione e sulle vocazioni, ma vengono anche i non cattolici, perché questo piccolo villaggio sulla via della seta è anche un modello di sviluppo economico. “Alcuni non cattolici ci chiedono perché siamo così felici, e noi rispondiamo perché abbiamo la fede – conclude il parroco - . Quando i fedeli hanno avuto le possibilità economiche, la prima cosa a cui hanno pensato è stata quella di costruire, rinnovare e migliorare la casa di Dio. La nostra chiesa è la più bella di tutta la zona. (R.P.)

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    Namibia: allerta nella regione di Caprivi per la rottura degli argini del fiume Zambezi

    ◊   Oltre mille persone sono state "trasferite in modo permanente" da 32 villaggi a rischio di inondazione di Caprivi, la provincia più settentrionale della Namibia, che si prepara alla piena record del fiume Zambezi prevista per questo periodo dell'anno. I media locali riferiscono che 1.021 abitanti della circoscrizione di Kabbe, quartiere pianeggiante lungo il fiume, nella parte orientale di Caprivi, sono state trasferite in quella rurale di Katima Mulilo. Secondo l'ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) si prevede che i livelli delle acque in una settimana raggiungeranno livelli critici. tra i 3.5 e i 4 metri. Considerando le attuali inondazioni in Angola e Zambia, se le piogge continueranno nella regione di Katima Mulilo le acque raggiungeranno i 6 metri e anche più. Nel 2004 era stata registrata la peggiore inondazione dal 1958, il fiume aveva superato i 7 metri di altezza nella regione di Katima Mulilo e le inondazioni avevano danneggiato 50 mila persone. Lo Zambezi, il quarto fiume più grande del continente, nasce in Zambia e attraversa l'Angola, lungo i confini di Namibia e Botswana, poi di nuovo in Zambia, lungo il confine con lo Zimbabwe e attraverso il Mozambico, dove raggiunge l'Oceano Indiano circa 150 km a nord della città portuale di Beira. Secondo quanto riferito dalla Croce Rossa della Namibia a Schuckmansburg, circa 50 km ad ovest di Katima Mulilo, Muliwa Island e i villaggi nella parte settentrionale di Caprivi sono completamente allagati, bisogna urgentemente intervenire per trasferire tutti i villaggi circostanti Schuckmansburg, comprese le scuole. Nel frattempo è stato creato un centro per l'accoglienza di 4.600 persone. (R.P.)

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    Gmg Madrid 2011: una pattuglia acrobatica per salutare il Papa

    ◊   Lavori in corso a Madrid per la Giornata mondiale della Gioventù che si svolgerà nella capitale spagnola dal 16 al 21 agosto prossimo. A meno di 200 giorni dal suo inizio la città si sta preparando per accogliere i giovani pellegrini da tutto il mondo, le stime parlano di circa 2 milioni per gli appuntamenti finali. Nelle piazze e strade principali compaiono già i manifesti di benvenuto, mentre luoghi emblematici, come il museo del Prado, la Borsa e il palazzo delle Poste stanno rinnovando l’illuminazione. Inoltre, secondo quanto riferisce l’agenzia Sir, cominciano anche a trapelare notizie circa l’accoglienza di Benedetto XVI dall’aeroporto di Barajas a piazza Cibeles, nelle cui immediate vicinanze si trova la Porta di Alcalà, dove il Papa incontrerà i ragazzi. A scortare il Pontefice nel tragitto sarà la Guardia Reale mentre la pattuglia acrobatica “Aquila” dell’Aeronautica militare disegnerà in cielo la bandiera vaticana e spagnola. Anche un gruppo di motociclisti, europei ha dato disponibilità ad accompagnare il Santo Padre sin dal suo arrivo a Barajas. Per promuovere la partecipazione alla Gmg scendono in campo anche i nonni: è di questi giorni il lancio della campagna pubblicitaria della Giornata che vede protagonisti gli over 60, alcuni dei quali hanno anche dato la loro disponibilità in qualità di volontari. Per l’occasione è stato anche creato un club di nonni, la cui tessera numero uno è andata a Rosa Garcia, madre di 13 figli, nonna di 24 nipoti e bisnonna di 7. (C.S.)

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    Spagna: le nuove sfide del fenomeno dell'emigrazione

    ◊   La richiesta di "leggi che favoriscano l'integrazione degli immigrati, che possano favorire lo sviluppo professionale e così possano permettere una sistemazione decente, in modo che tutta la famiglia possa vivere" è stata avanzata dall'arcivescovo di Valencia, in Spagna, mons. Carlos Osoro, nella sua "Lettera ad un immigrato per meditare insieme", nell’ambito del ciclo di lettere che scrive ogni settimana a diverse categorie di persone. Nella lettera pubblicata per celebrare la "Giornata delle Migrazioni" nell'arcidiocesi di Valencia, il presule osserva che "la situazione di essere straniero rende più difficili tutte le esigenze sociali", inoltre bisogna "superare gli atteggiamenti nazionalistici da parte di tutti" e invita "ad affrontare tutte le manifestazioni di razzismo e xenofobia". Secondo l'arcivescovo Osoro, "solo un genuino amore evangelico potrà essere abbastanza forte per passare dalla tolleranza al rispetto reale delle differenze", come "solo la grazia salvifica di Gesù Cristo può farci superare questa sfida ogni giorno per trasformare l'egoismo in generosità, la paura in accoglienza e il rifiuto in solidarietà". Il fenomeno dell'emigrazione "pone sempre nuove sfide" e, nel caso dei cristiani, "dovrebbe renderci più sensibili e ricordare che il Signore stesso è stato un emigrante" scrive l’arcivescovo. La nota inviata all’agenzia Fides dall’arcidiocesi di Valencia afferma che bisogna ricordare che tra gli immigrati “ci sono spesso i più vulnerabili”, questo è un riferimento ai “clandestini, ai rifugiati, a coloro che chiedono asilo, agli sfollati a causa di violenti conflitti in corso in molte parti della terra e alle vittime del terribile crimine della tratta di esseri umani”, per questo mons. Osoro sostiene che i migranti, “chiunque siano, nella comunità cattolica, hanno la loro famiglia”. Ieri pomeriggio centinaia di immigrati hanno partecipato alla Messa presieduta dal vescovo ausiliare di Valencia, mons. Enrique Benavent, in occasione della Giornata delle Migrazioni, organizzata per il Programma di servizio sociale dell'arcidiocesi e dalla Caritas diocesana di Valencia. (R.P.)

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    In Austria la “Giornata dei bambini di strada” promossa dai Salesiani

    ◊   Per celebrare la memoria di Don Bosco che ricorre oggi 31 gennaio, l’Ong Salesiana austriaca “Jugend Eine Welt” celebra la “Giornata dei bambini di strada” con tante attività di sensibilizzazione, informazione e una raccolta fondi, quest’anno destinati ai bimbi di Haiti. Stando ai dati diffusi dall’Unicef oggi nel mondo sono circa 30 milioni i piccoli abbandonati per strada, vittime di trafficanti di droga, sfruttatori del lavoro e della prostituzione minorile, soprattutto in America Latina e Africa Centrale, ma anche in molti Paesi dell’est Europa. Dopo il terribile sisma che ha colpito Haiti, il fenomeno si è esteso anche nel Paese caraibico, dove molti bambini sono rimasti orfani. Per questo l’Ong Salesiana ha elaborato risorse didattiche e multimediali (testimonianze, preghiere, canzoni) da portare nelle scuole e nelle parrocchie per sensibilizzarli sulla realtà di molti loro coetanei. Quest’anno l’iniziativa gode anche del contributo di due testimonial d’eccezione: il vescovo ausiliario di Vienna mons. Franz Scharl e l’amministratore delegato di Jew Reinhard Heiserer, che si sono prestati a svolgere per una giornata l’attività di “lustrascarpe” in segno di solidarietà con i milioni di bambini che non possono frequentare le scuole e sono costretti a svolgere questo lavoro. Ad Haiti, grazie ai volontari, è già stata ricostruita la scuola salesiana nel quartiere di Citè Soleil, tra i più poveri di Port-au-Prince. (C.S.)

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    Save the Children: rapporto sui bambini stranieri residenti in Italia

    ◊   Cresce la presenza di bambini e adolescenti stranieri residenti in Italia, ma si restringono le maglie dell’accoglienza e dell’inclusione. E’ la denuncia di Save the Children, che ha pubblicato ieri il suo Rapporto annuale su “I minori stranieri in Italia”. Secondo il Rapporto, negli ultimi 7 anni il numero di minori stranieri residenti è più che raddoppiato, passando “da 412.432 al 1° gennaio 2004 a 932.000 al 1° gennaio 2010, pari all’8% della popolazione minorile italiana”, rilevando pure che “la maggior parte dei minori stranieri residenti - circa 572.000, il 10.4% in più rispetto al 2009 - è nata in Italia”. Si tratta della “generazione 2”, che oggi vive accanto ad un altro sottogruppo, quello della cosiddetta “generazione 1 e mezzo”, che è invece costituita dai minori, rimasti nella prima infanzia con i nonni nel Paese di origine, che raggiungono i genitori in Italia solo nella prima adolescenza. “Si tratta di ragazzi che possono incontrare gravi problemi di inserimento – spiega Save the Children – sia dal punto di vista scolastico che familiare, e che necessitano di particolare attenzione e sostegno”. Rispetto alla distribuzione sul suolo nazionale, i dati dell’Associazione riferiscono che la percentuale più alta di minori stranieri si rileva nelle città del nord Italia, fra cui Cremona (col 27.6% di minori stranieri sul totale della popolazione straniera), Lodi (27.3), Brescia (27.2), Mantova (27), Bergamo (26.9) sono le prime cinque. “Nella gran parte di esse l’incidenza della popolazione minorile straniera su quella italiana è superiore al 15%, cioè un minore su 6 è straniero”. Una presenza che, secondo le ultime stime dell’Istat “è cresciuta ulteriormente nel corso del 2010: 104 mila sono infatti i nuovi nati stranieri lo scorso anno, pari al 18,8% del totale delle nascite”. Uno spazio particolare del Rapporto è poi dedicato alla condizione dei minori non accompagnati, circa 4.438, di cui “il 90% sono maschi, per la gran parte (l’85%) fra i 15 e i 17 anni ma non mancano 12.enni, 13.enni e 14.enni. Il gruppo più numeroso è costituito dai minori afgani (20%), seguito dai minori provenienti dal Marocco (14.7), Egitto (11), Albania (9), Bangladesh (5). Diminuisce invece il numero dei minori provenienti dai Paesi del Corno d’Africa, presumibilmente – dice Save the Children – a seguito dell’accordo fra Italia e Libia, che ha causato il respingimento di migranti, inclusi minori, rintracciati in acque internazionali e diretti verso l’Italia: sarebbero “centinaia i minori rimasti in Libia senza che si abbia alcuna garanzia circa il rispetto dei loro diritti fondamentali”. Per ciò che riguarda le politiche di sicurezza adottate recentemente dall’Italia sul fronte della lotta all’immigrazione clandestina, secondo Save the children diversi provvedimenti piuttosto che favorire il progresso di integrazione finiscono per ostacolarlo: “A causa degli stringenti requisiti imposti dalla legge sulla sicurezza per la conversione del permesso di soggiorno al compimento dei 18 anni, molti minori stranieri arrivati a 17 anni rischiano di vedere invalidato il loro percorso formativo e di integrazione e di ritrovarsi 'clandestini' da un giorno all’altro”. E per promuovere l’integrazione nelle scuole “Save the Children ritiene che la strada da percorrere non sia quella delle soglie di sbarramento per gli alunni stranieri nelle classi, ma vi sia bisogno di rafforzare la scuola con risorse e strumenti”. Richiamando l’attenzione sul dramma dei capofamiglia stranieri che, seppur entrati regolarmente in Italia, in caso di perdita del lavoro rischiano “automaticamente di commettere il “reato di clandestinità” e di interrompere il percorso di integrazione di tutta la famiglia, l’organizzazione umanitaria ribadisce la necessità di potenziare, piuttosto che demolire, le risorse destinate ai servizi per l’infanzia. Il Rapporto di Save the Children si concentra infine sugli episodi degli sgomberi di insediamenti rom, “avvenuti – è la denuncia – senza la definizione di percorsi di accoglienza e integrazione. Provvedimenti che hanno contribuito di fatto ad un affievolimento dei diritti dei minori, in violazione dei principi generali dell’ordinamento italiano e degli standard di diritto internazionale”. (A cura di Claudia Di Lorenzi)

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    Terra Santa: nuova versione elettronica per la rivista della Custodia che compie 90 anni

    ◊   Con il numero di gennaio-febbraio 2011 entra nel suo 90° anno di vita “Terrasanta”, la rivista della Custodia dei francescani. Nata nel 1921 a Gerusalemme con l’obiettivo di informare i pellegrini italiani sull’attualità dei Luoghi Santi, la rivista ha saputo mantenersi al passo coi tempi adattandosi ai nuovi canali di comunicazione. Dal 2006 il magazine, bimestrale, esce in 64 pagine a colori e si avvale della collaborazione di insigni studiosi e giornalisti che hanno a cuore la terra di Gesù. Viene realizzata a Milano presso lo storico Centro di Propaganda e Stampa di Terra Santa di via Gherardini, sede delle Edizioni Terra Santa. Dal 2006, la versione cartacea è affiancata dalla testata online Terrasanta.net: non una semplice “versione online” della storica rivista, ma un vero e proprio giornale che permette di seguire quotidianamente l’attualità mediorientale e di accedere a contenuti e approfondimenti sempre nuovi. Nel 2009 Terrasanta è sbarcata nel mondo dei social network con una pagina su Facebook, in cui sono rilanciati i contenuti principali del giornale, le iniziative e le pubblicazioni delle Edizioni Terra Santa; un modo per rimanere in contatto anche con i lettori. Per festeggiare i 90 anni, a partire dal numero di gennaio-febbraio 2011 la rivista esce con un restyling grafico e con un’importante novità. Terrasanta è infatti disponibile anche in versione elettronica: i singoli numeri potranno essere acquistati in formato elettronico (pdf) direttamente sul sito www.edizioniterrasanta.it. Analogamente, sarà possibile attivare un abbonamento annuale alla rivista elettronica e ricevere periodicamente tutte le uscite, per leggerle comodamente da casa ed averle sempre con sé. (R.P.)

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    24 Ore nel Mondo



    Via libera dell'Ue al congelamento dei beni dell'ex presidente tunisino Ben Ali

    ◊   L’Unione Europea ha stabilito il congelamento dei beni per il deposto presidente tunisino Ben Ali e la sua consorte accusandoli di “appropriazione indebita di fondi dello Stato”. I coniugi sarebbero scappati da Tunisi con una tonnellata e mezzo di lingotti d'oro pari a 45 milioni di euro, una piccola parte dell'immenso patrimonio accumulato in 23 anni dalla famiglia dell'ex presidente.

    Algeria
    In Algeria gli impiegati di una banca alle porte di Algeri hanno deciso di scioperare oggi in segno di solidarietà con un agente della sicurezza dell'agenzia che ieri ha tentato di darsi fuoco insieme alla figlia portatrice di handicap. Anche altre filiali dello stesso istituto di credito hanno aderito alla protesta. Nelle ultime settimane sono almeno 16 le persone che nel Paese hanno provato a darsi fuoco per protesta contro il disagio sociale. Tre sono morte in seguito alle ustioni riportate.

    Niger
    Urne aperte oggi in Niger per le elezioni presidenziali a circa un anno dal colpo di Stato militare che ha portato alla caduta del governo di Mamadou Tandja. Poco più di 7 milioni di elettori sono chiamati a scegliere tra 10 candidati tra i quali, per la prima volta, c’è anche una donna. Se nessuno di loro raggiungerà la maggioranza al primo turno – cosa ritenuta probabile dagli osservatori – si andrà al ballottaggio fissato per il prossimo 12 marzo.

    Pakistan
    In Pakistan è salito a cinque morti e 15 feriti il bilancio di un attentato suicida avvenuto oggi a Peshawar. Ad agire sarebbe stato un adolescente, che si è fatto saltare in aria vicino ad una camionetta della polizia che stava effettuando un pattugliamento. Tra le vittime ci sono anche due passanti. Un ministro provinciale ha ribadito che "questi attacchi non indeboliranno l'impegno del governo nella lotta contro gli islamisti''.

    Kazakhstan
    In Kazakhstan la Corte Costituzionale ha bocciato la proposta di legge, approvata dal parlamento, per consentire una modifica della Costituzione che permettesse un referendum sul prolungamento di 10 anni del mandato presidenziale Nazarbaiev. Lo stesso presidente, che guida il Paese dal crollo dell'Urss, si era rivolto all’organismo per una valutazione sulla legalità del provvedimento. La risposta è stata che la legge, che avrebbe di fatto cancellato il voto presidenziale del 2012 e del 2017, “non è conforme alla Costituzione”.

    Venezuela, a un mese dalle inondazioni
    Sempre più drammatica la situazione in Venezuela, dove ad un mese dalle inondazioni che hanno colpito il Paese, oltre 100 mila persone risultano ancora sfollate. Il governo ha disposto un piano di aiuti e promesso la costruzione di 150 mila abitazioni. Scetticismo è stato espresso dall’opposizione che ha espresso preoccupazione per il diffondersi di epidemie, come il colera, tra i senza tetto. Il servizio è di Barbara Meo Evoli:

    Le piogge intense iniziate a novembre e terminate a dicembre in Venezuela hanno lasciato più di 100 mila persone senza tetto e hanno causato la morte di altre 29. Il fenomeno climatico la ‘Niña’, dovuto a delle correnti d'acqua più fredde del solito sulla costa del Pacifico, ha colpito in Sudamerica non solo il Venezuela, ma anche duramente la Colombia e il Brasile. Le gravissime conseguenze delle piogge in Venezuela sono dovute all’assenza di un piano regolatore e alla costruzione alla rinfusa di milioni di ‘ranchitos’, così si chiamano le ‘favelas’. A Caracas i 60 mila sfollati hanno trovato rifugio in 70 alberghi, un centinaio di scuole, vari ospedali e in un vasto accampamento costruito nella zona militare di Fuerte Tiuna. A causa dell’uso degli istituti scolastici come rifugi, il governo di Hugo Chávez ha decretato la sospensione delle lezioni. Per affrontare la crisi inoltre il governo ‘bolivariano’ ha varato un decreto con cui si concede un prestito a un tasso di interesse vantaggioso alle famiglie evacuate e ha stabilito il condono parziale o totale dei debiti contratti dai piccoli e medi produttori agricoli. Con il 30 per cento della popolazione senza casa, l’esecutivo ha promesso di costruire 150 mila abitazioni nell’arco del 2011. Felipe Lumingi, 28 anni, è scappato il 30 novembre prima che la sua casa crollasse. Figlio di un italiano emigrato in Venezuela, è nato a Petare, una delle ‘favelas’ più grandi dell’America latina e lì ha trascorso tutta la sua vita:

    R. - Despues de dias y dias de lluvias…
    Dopo giorni e giorni di pioggia le pareti cominciavano a scricchiolare e, con mia moglie e i nostri cinque figli, abbiamo deciso di abbandonare la casa e rifugiarci da un’amica. Mentre eravamo ospiti abbiamo saputo che la casa è stata travolta dall'acqua. Abbiamo perso quasi tutto. Fortunatamente il governo ci ha dato degli alloggi temporanei in questi edifici pubblici del Ministero dell’Elettricità. In questa struttura, in ogni abitazione vive una famiglia e siamo in tutto circa 700 persone; ci servono anche gratuitamente la colazione, il pranzo e la cena. Vogliamo poterci ricostruire il nostro nido, anche se umile. Il governo sta edificando degli immobili per gli sfollati nella periferia di Caracas, non sappiamo quando saranno pronti e se ci saranno abbastanza appartamenti per tutti.

    Irlanda
    In Irlanda la Banca Centrale ha rivisto al ribasso le stime di crescita dell'isola nel 2011. Il Prodotto interno lordo – ha fatto sapere il bollettino trimestrale dell’organismo - segnerà probabilmente un rialzo dell'1%, in calo rispetto al 2,4% stimato ad ottobre, ha detto la banca. Intanto, mentre in seno all’Unione Europea si discute della possibilità di rafforzare il cosiddetto fondo salva stati, c’è da registrare un balzo in avanti dell'inflazione nei sedici Paesi che compongono l'area dell'euro. In gennaio, secondo la stima flash di Eurostat, si dovrebbe attestare al 2,4%. A dicembre era stata del 2,2%, superando così la soglia del 2% per la prima volta dal novembre 2008.

    Italia-immigrazione
    In Italia al via stamattina alle 8 il cosiddetto 'click day', la procedura telematica che prevede l'ingresso nel Paese di quasi 100 mila lavoratori stranieri in base a quanto stabilito dal decreto flussi. Determinate per il buon esito delle pratiche la velocità dei datori di lavoro, in quanto saranno accolte le domande che arriveranno prima al 'cervellone' del ministero dell’Interno. La fase odierna, che prevede oltre 52 mila ingressi, è diretta a quei lavoratori provenienti da Paesi che hanno sottoscritto accordi di cooperazione con l’Italia. Le altre scadenze sono il 2 febbraio, per 30 mila posti tra colf e badanti, e il 3 febbraio per la conversione in permessi di soggiorno per lavoro subordinato non stagionale di 11mila permessi per studio, tirocinio e lavoro stagionale e all'ammissione di 4mila extracomunitari che abbiano completato programmi di formazione nel Paese di origine.

    Italia-terrorismo
    In Calabria la polizia ha arrestato tre immigrati di nazionalità marocchina sospettati di condurre addestramento ad attività terroristiche internazionali. In particolare utilizzavano internet per procurarsi e diffondere documenti sull’uso di armi, esplosivi e di software destinati al sabotaggio di sistemi informatici. L’operazione, a seguito di intercettazioni, è stata condotta nella zona di Catanzaro e Lametia Terme. (Panoramica internazionale a cura di Eugenio Bonanata)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LV no. 31

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    E' possibile ricevere gratuitamente, via posta elettronica, l'edizione quotidiana del Bollettino del Radiogiornale. La richiesta può essere effettuata sulla home page del sito www.radiovaticana.va/italiano.

    Segreteria di redazione: Gloria Fontana, Mara Gentili, Anna Poce e Beatrice Filibeck, con la collaborazione di Vera Viselli e Miriam Ayele.