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Sommario del 30/01/2011

Il Papa e la Santa Sede

  • Benedetto XVI all'Angelus: la Chiesa non teme le persecuzioni, il mondo si apra ai valori delle Beatitudini. Liberate le colombe della pace con i giovani dell'Acr
  • Oggi in Primo Piano

  • Egitto nel caos: oltre 100 morti, arresti, fuga di massa dalle carceri. Oscurata Al Jazeera
  • Giornata di Intercessione in Terra Santa, l'auspicio del Papa: maturino "concreti progetti di pace". Il commento di padre Pizzaballa
  • Caso Ruby, protesta delle donne: difendiamo la dignità. Intervista con suor Eugenia Bonetti
  • Giornata contro la lebbra: 650 mila nuovi contagi all'anno, l'India il Paese più colpito
  • La Giornata dei senza fissa dimora, Messa a Roma animata dalla Comunità di Sant'Egidio
  • Chiesa e SocietÓ

  • Leader cristiani e musulmani in Qatar contro il fanatismo religioso
  • Scontri fra cristiani e musulmani in Nigeria. Almeno due i morti
  • Irlanda: per l’Anno europeo del volontariato eventi in tutto il Paese
  • Irlanda. Al via oggi la Settimana nazionale delle scuole cattoliche
  • Si apre il primo febbraio a Strasburgo il primo Forum europeo di bioetica
  • Gmg 2011: un accordo con l’Organizzazione nazionale ciechi spagnoli
  • Un documentario sulle Giornate mondiali della gioventù in 21 lingue
  • Usa: dal 7 febbraio la Settimana nazionale per il matrimonio
  • Roma. Fiaccolata dopodomani in Campidoglio per i profughi eritrei nel Sinai
  • 24 Ore nel Mondo

  • Referendum sull'indipendenza del Sud Sudan: vince il "sì" col 99% dei voti
  • Il Papa e la Santa Sede



    Benedetto XVI all'Angelus: la Chiesa non teme le persecuzioni, il mondo si apra ai valori delle Beatitudini. Liberate le colombe della pace con i giovani dell'Acr

    ◊   La Chiesa non teme la persecuzione che contro di lei esercita una società troppo incline al benessere e poco ai valori dello spirito. Lo ha affermato questa mattina Benedetto XVI, commentando all’Angelus il Vangelo delle Beatitudini proposto oggi dalla liturgia. Al termine della preghiera mariana, il Papa ha ricordato la Giornata mondiale di lotta alla lebbra e quella di intercessione per la pace in Terra Santa, per poi concludere con il lancio delle colombe dalla finestra del suo studio, attorniato da due giovani dell’Azione Cattolica. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Il giorno in cui Gesù trasformò la montagna in una “cattedra” non lo fece per lanciare una nuova ideologia, ma per insegnare all’umanità che i beni del cielo saziano davvero la fame e asciugano per intero le lacrime di chi soffre, molto più delle ricchezze e delle consolazioni terrene. E’ l’insegnamento desunto da Benedetto XVI, che si è soffermato con una breve riflessione sul “grande discorso” – come lo ha definito – delle Beatitudini, quasi un Vangelo nel Vangelo. Il messaggio che Cristo lancia dalla montagna, proclamando “Beati” i reietti, “è diretto a tutto il mondo nel presente e nel futuro – ha affermato il Papa – e può essere compreso e vissuto solo nella sequela di Gesù”:

    “Non si tratta di una nuova ideologia, ma di un insegnamento che viene dall’alto e tocca la condizione umana, proprio quella che il Signore, incarnandosi, ha voluto assumere, per salvarla (...) Le Beatitudini sono un nuovo programma di vita, per liberarsi dai falsi valori del mondo e aprirsi ai veri beni, presenti e futuri. Quando, infatti, Dio consola, sazia la fame di giustizia, asciuga le lacrime degli afflitti, significa che, oltre a ricompensare ciascuno in modo sensibile, apre il Regno dei Cieli”.

    Prendendo spunto dal suo libro "Gesù di Nazareth", Benedetto XVI ha osservato che “le Beatitudini sono la trasposizione della croce e della risurrezione nell’esistenza dei discepoli”. Esse, ha soggiunto, “rispecchiano la vita del Figlio di Dio che si lascia perseguitare, disprezzare fino alla condanna a morte, affinché agli uomini sia donata la salvezza”. Un atteggiamento che ha profondamente inciso sui duemila anni di storia della Chiesa:

    “Il Vangelo delle Beatitudini si commenta con la storia stessa della Chiesa, la storia della santità cristiana, perché – come scrive San Paolo – ‘quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono’. Per questo la Chiesa non teme la povertà, il disprezzo, la persecuzione in una società spesso attratta dal benessere materiale e dal potere mondano”.

    Denso il post-Angelus, che ha visto il Papa entrare in dialogo diretto con le migliaia di giovanissimi dell’Azione Cattolica Ragazzi, circa cinquemila quelli in Piazza San Pietro, che hanno percorso le vie di Roma nella tradizionale “Carovana della pace”, per poi convergere nel colonnato del Bernini, guidati dal cardinale vicario, Agostino Vallini. Benedetto XVI li ha salutati con calore e poi ha ceduto il microfono a una giovane, che assieme a un bambino lo ha affiancato alla finestra. La ragazzina, dopo aver citato alcuni progetti di solidarietà promossi dall’Azione Cattolica Ragazzi, ha lanciato un appello alla pace:

    “Ultimamente abbiamo ascoltato tante brutte notizie. Troppe persone decidono di usare la violenza per imporre le proprie idee politiche e religiose. Tutte le volte che litighiamo con i compagni, i grandi ci dicono sempre che dobbiamo fare la pace, che dobbiamo parlare tra di noi e andare d’accordo. E noi oggi vorremmo dire la stessa cosa a tutti: dobbiamo volerci bene come fratelli, a qualsiasi religione o cultura apparteniamo!”.

    L'Angelus si è concluso con il tradizionale lancio di colombe in segno di pace, ma poco prima, il Papa si era soffermato sulla Giornata mondiale dei malati di lebbra, salutando l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, che proprio nel 2011 compie 50 anni di attività, e ha aggiunto una preghiera per chi ancora oggi è vittima della malattia:

    “La lebbra, pur essendo in regresso, purtroppo colpisce ancora molte persone in condizione di grave miseria. A tutti i malati assicuro una speciale preghiera, che estendo a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano a sconfiggere il morbo di Hansen”.

    Benedetto XVI ha augurato “serenità e prosperità” ai Paesi dell’Estremo Oriente che nei prossimi giorni celebreranno il capodanno lunare, quindi, in lingua francese, ha invitato i giovani a partecipare numerosi alla prossima Gmg di Madrid.

    Ed erano molto numerosi, dunque, i bambini e gli adolescenti dell’Azione cattolica ragazzi (Acr) presenti stamani in Piazza San Pietro per assistere all’Angelus del Papa e salutare con un applauso le colombe della pace. I ragazzi hanno concluso, così, la “Carovana della Pace”, partita in mattinata da Piazza Navona. Isabella Piro ne ha parlato con don Giuseppe Forlai, assistente dell’ACR diocesana romana:

    R. – La Carovana della pace è un’iniziativa annuale dell’Azione Cattolica, riservata ai ragazzi di Azione Cattolica, aperta alle loro famiglie, per chiudere il “Mese della pace” che si vive a gennaio e che è costellato da varie iniziative dei diversi settori di Azione Cattolica. Quindi, è un’iniziativa che chiude un mese fatto di incontri, di approfondimenti e anche di momenti di preghiera. L’Azione Cattolica, a Roma, ha vissuto già il 13 gennaio, presso la Basilica del Sacro Cuore, la preghiera per i copti, vittime dell’attentato ad Alessandria d’Egitto, e il 16 gennaio ha vissuto un momento di testimonianza e di incontro nella parrocchia di Santa Maria delle Grazie. Infine, il 22 gennaio, i settori Giovani e Adulti hanno vissuto a San Carlo al Corso una veglia di preghiera.

    D. – Quindi, anche il tema di quest’anno, scelto per la "Carovana", si ispira al messaggio del Papa per la Giornata mondiale della Pace?

    R. – Sì, il tema della libertà religiosa è stato molto presente nella preparazione. I ragazzi di Azione Cattolica, comunque, si sono preparati a questo avvenimento con il sussidio per il mese della pace, che quest’anno aveva per titolo “Voi siete la luce del mondo”, dove sono descritte varie iniziative e vari momenti educativi, di approfondimento e di celebrazione, che preparano a vivere il mese della pace, naturalmente commisurato alla loro età. È ovvio, però, che il mese è sempre modulato sul tema del messaggio del Santo Padre.

    D. – Ogni anno la "Carovana della pace" viene legata ad un progetto solidale: cosa si è scelto per il 2011?

    R. – Quest’anno la Carovana è legata a due iniziative: la prima, a favore di un orfanotrofio gestito dalle Suore Ancelle dell’Immacolata Concezione, in Siberia, nella diocesi cattolica di San Giusepp, e la seconda iniziativa è a sostegno del Centro di crisi per i bambini di strada di San Pietroburgo. In questo centro lavorano insieme sacerdoti cattolici e ortodossi.

    D. – Cosa possono fare realmente i ragazzi, i bambini per costruire la pace?

    R. – Quello che possono fare i bambini è molto se lo fanno insieme alle famiglie. Sì, si possono educare i ragazzi all’interno dell’Azione Cattolica: per esempio, educazione alla pace nel gruppo significa avere un comportamento corretto, non arrivista, significa educare al perdono e così via. È chiaro, però, che poi l’educazione alla socialità e quindi anche alla pace è un’educazione che vede protagonista soprattutto la famiglia e quindi la scuola. Non possiamo pensare ad un’azione educativa isolata: è necessario che ci sia un patto educativo con la famiglia e con la scuola.

    D. – Qual è l’emozione dei bambini e dei ragazzi, secondo lei, nell’incontrare il Santo Padre?

    R. – L’emozione forte è sicuramente quella di incontrare il Santo Padre da vicino, ma soprattutto di rappresentare tutti i ragazzi di Azione Cattolica che sono lì. Per un ragazzo, per un bambino, comunque è una cosa da ricordare. La sostanza dell’iniziativa, al di là del gesto, che sicuramente è molto, molto importante, è che attraverso questi momenti si lanci un messaggio e si dia a questi ragazzi punti di riferimento di valore. Quindi, la parola del Santo Padre e anche questo gesto sono ordinati alla crescita di un’interiorità. La sostanza, insomma, è nel cuore. (ap)

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    Oggi in Primo Piano



    Egitto nel caos: oltre 100 morti, arresti, fuga di massa dalle carceri. Oscurata Al Jazeera

    ◊   In Egitto, continua a salire il bilancio degli scontri che durano ormai da cinque giorni e che stanno mettendo in ginocchio il Paese: secondo fonti di polizia, i morti sarebbero oltre 100. Blindata il Cairo, mentre a nord della capitale migliaia di detenuti sono evasi da un carcere in rivolta e decine di cadaveri sono stati ritrovati nei pressi di un’altra prigione nell’est. Le autorità hanno deciso di chiudere gli uffici della tv Araba Al Jazeera, ma anche oggi sono più di 10 mila i manifestanti scesi in piazza Tahrir contro il presidente Mubarak. Il servizio di Cecilia Seppia:

    Più di cento morti in un regime incalzato dalle proteste dei cittadini, la polizia che spara sulla folla e ora anche evasioni di massa dalle prigioni. In Egitto non c'è traccia di una tregua, nonostante il coprifuoco nelle città e le nomine decise dal presidente Mubarak, che ha affidato la vicepresidenza al capo dei Servizi segreti. La tensione cresce di ora in ora: l'ambasciata Usa al Cairo ha invitato i cittadini americani a lasciare l'Egitto prima possibile e così anche Turchia, Corea del Sud e Arabia Saudita. Da ieri è caos anche nelle carceri: oltre ad evasioni di massa fonti di sicurezza parlano di decine di cadaveri trovate in strada vicino la prigione Abu Zaabal dopo scontri con la polizia. Intanto, il governo imbavaglia l'informazione, ordinando la chiusura dell'ufficio della tv araba Al Jazeera, mette i sigilli a piazza Tahrir, luogo simbolo della protesta, schiera carri armati ed elicotteri. Ma ormai è rivolta: 10 mila manifestanti sono in piazza anche oggi, 450 arresti nella notte per furti, rapine e incendi, saccheggi anche nel museo archeologico del Sinai. Al lavoro la diplomazia internazionale: il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha invitato le parti alla moderazione: “La priorità - ha detto il capo della Farnesina - è fermare le violenze ed evitare ulteriori vittime civili”. Intanto, il giallo sulla scomparsa del presidente Mubarak sembra concluso, perché secondo l’agenzia di stampa ufficiale egiziana si sarebbe recato questa mattina in visita al quartier generale dell’esercito per un vertice con i militari. Infine, alcuni gruppi di opposizione hanno delegato El Baradei, ex direttore dell’Aiea e Premio Nobel per la pace a trattare con Mubarak un governo di transizione democratica.

    Dalla grave situazione in Egitto, agli scontri dei giorni scorsi in Tunisia, alle manifestazioni che hanno animato anche la capitale della Giordania, Amman. Cosa sta attraversando i Paesi del Nord Africa? Francesca Sabatinelli lo ha chiesto a Adnane Mokrani, docente di lingua e cultura islamica all’Università Gregoriana:

    R. – C’è un nuovo fenomeno di lotta pacifica per un cambiamento politico radicale e questo non solamente in Nordafrica o nei Paesi arabi, ma nel mondo islamico in generale. Ci ricordiamo dell’Onda verde in Iran, abbiamo visto la stessa cosa, dopo, in Tunisia e adesso in Egitto. C’è una grandissima sete di libertà e democrazia, che sono valori universali, naturali per tutti i popoli.

    D. – Noi ricordiamo bene ciò che però è accaduto in Iran. Ora, non sappiamo cosa accadrà in Egitto o in Tunisia. Negli altri Paesi quanto può giovare tutto questo al fondamentalismo?

    R. – Il fondamentalismo religioso, comunque, non è altro che l’altra faccia della dittatura: ne è il frutto. E questi dittatori in Tunisia e altrove, nel passato, hanno usato sempre la minaccia fondamentalista per spaventare l’Occidente e presentarsi come i difensori dell’Occidente contro il pericolo del fondamentalismo. E invece succede proprio il contrario: sono i dittatori che producono i fondamentalisti. Oggi, viviamo una fase direi post-islamista, nel senso che l’ideologia politica dell’islamismo è ormai superata: c’è una nuova coscienza, una nuova esigenza di libertà e di democrazia, che può essere la vera chiave per rispondere alle vere sfide della società.

    D. – Quindi, c’è una buona corresponsabilità in tutto ciò dei Paesi occidentali?

    R. – Sì, speriamo che l’Occidente, e l’Europa in particolare, aiutino questi Paesi nel loro cammino pacifico verso la libertà e la democrazia. Se guardiamo la storia della Tunisia e dell’Egitto, la Tunisia in 60 anni ha avuto solamente due presidenti. L’Egitto negli ultimi 60 anni ha avuto solamente tre presidenti. Non sono cose accettabili, oggi. Questi dittatori purtroppo sono stati amici dei grandi potenti del mondo. Adesso, c’è bisogno di una nuova coscienza mondiale, che aiuti i diritti di tutti i popoli alla democrazia, alla giustizia, allo sviluppo, alla libertà.

    D. – Noi sappiamo quello che finora è stato il ruolo dell’Egitto in ambito internazionale. Gli effetti di quelli che saranno i cambiamenti nel Paese che conseguenze potranno avere?

    R. – Sicuramente, l’Egitto ha un ruolo determinante nella geopolitica del Medio Oriente: è un Paese alleato degli Stati Uniti ed è il secondo Paese del mondo, dopo Israele, che riceve aiuti dagli Stati Uniti. Sicuramente, un cambiamento radicale nella leadership, nel governo, avrà conseguenze sia per la pace nel Medio Oriente, sia nei rapporti con Israele. La situazione egiziana è molto complessa. Quello che ha aiutato un poco in Tunisia è stata la neutralità dell’esercito. In Egitto, le cose non sono così chiare adesso.

    D. – Secondo lei, ci sarà un effetto-domino?

    R. – Penso di sì. Anche le manifestazioni in Yemen sono molto importanti, perché il presidente yemenita attuale regna da una quarantina d'anni. L’importanza della Tunisia è stata proprio la sorpresa, il successo eclatante e spettacolare che ha chiamato gli altri popoli a seguire l’esempio.(ap)

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    Giornata di Intercessione in Terra Santa, l'auspicio del Papa: maturino "concreti progetti di pace". Il commento di padre Pizzaballa

    ◊   Il Papa all’Angelus ha ricordato la “Terza Giornata Internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa” che ricorre oggi, e si è unito spiritualmente al Patriarca Latino di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa nell’invitare tutti a "pregare il Signore affinché faccia convergere le menti e i cuori a concreti progetti di pace". “Guardare quella parte del mondo nella prospettiva di Dio significa riconoscere in essa la 'culla' di un disegno universale di salvezza", spiegava Benedetto XVI nell’omelia per la solenne inaugurazione per l’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente. "Un mistero di comunione - affermava - che si attua nella libertà e chiede agli uomini una risposta”. Dal Pontefice, un richiamo alla responsabilità del singolo che sceglie di rispondere alla chiamata di Dio e di dare il suo contributo alla pace. Claudia Di Lorenzi ne ha parlato con padre Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa:

    R. – Quel messaggio dice a noi del Medio Oriente, ma un po’ a tutti, della responsabilità individuale, perché in genere si tende a scaricare sempre sui politici, sui religiosi. La prima cosa da fare, innanzitutto, è la preghiera, perché se dobbiamo – come dice il Papa – guardare quella terra dall’alto, con lo sguardo di Dio, dobbiamo innanzitutto nella preghiera capire, cercare di leggere con i suoi occhi. Libertà significa anche essere capaci di non lasciarsi dominare dalle passioni. Tutti vediamo come in Medio Oriente, in Terra Santa, a Gerusalemme, le passioni possano accecare. Invece, per avere questa libertà abbiamo bisogno di una certa distanza dalle cose, per poterle vedere meglio. L’altro elemento è cercare innanzitutto di capire e giudicare meno, lasciare sempre spazio alla possibilità di cambiare.

    D. - “I cristiani continueranno a dare il loro contributo – ha aggiunto il Papa – soprattutto con lo spirito delle Beatitudini evangeliche, che anima la pratica del perdono e della riconciliazione”. Il Papa traccia così il percorso che può condurre alla pace…

    R. - Questa è la via cristiana, che sicuramente non tutti vogliono comprendere, che non tutti accettano, ma non c’è un’altra via. Allora, il contributo che noi cristiani possiamo portare è proprio questo: quello della capacità di perdonare e di accogliere ciò che sembra fragile o non capace di cambiamento.

    D. - Ma la Pace in Medio Oriente passa necessariamente anche attraverso il rispetto della libertà religiosa e la cessazione di ogni violenza…

    R. - La libertà religiosa, l’accesso ai luoghi di culto, ai luoghi santi, la libertà di espressione religiosa sono il punto concreto per verificare le libertà in Medio Oriente.

    D. - L’evento si svolge in concomitanza con la “quinta Preghiera Straordinaria di tutte le Chiese per la Riconciliazione, l’Unità e la Pace, cominciando da Gerusalemme”, a sua volta coincidente con la “Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani” che si celebra a Gerusalemme. In questa prospettiva, l’unità delle Chiese cristiane quale alimento può dare al processo di pace in quest’area del mondo?

    R. - Potrebbe essere sicuramente un grande contributo, perché è notorio come le divisioni tra cristiani, che in Medio Oriente diventano tangibili, siano un ostacolo. Tuttavia, il Medio Oriente è anche luogo dove, nonostante tutto, i cristiani si incontrano e pregano insieme. Tutte le confessioni cristiane vivono insieme da secoli e hanno lì le loro radici. Il cuore della vita cristiana batte a Gerusalemme e se il cuore funziona bene e opera in armonia tutto il corpo ne risente.

    D. - La Giornata di Intercessione per la Pace in Terra Santa, ha detto il nunzio apostolico in Israele, mons. Antonio Franco, vuole essere “anche sostegno e accompagnamento allo sforzo umano dei politici e dei diplomatici che tentano vie di soluzione”. L’invito ad agire responsabilmente per la pace è rivolto, dunque, anche ai capi di stato e di governo di tutto il mondo…

    R. - La loro responsabilità è enorme. La politica è il soggetto principale che può portare la pace. I religiosi, l’opinione pubblica, la preghiera sono un elemento determinante nella vita delle coscienze, ma che, poi, deve essere concretizzato, incarnato e questo è un compito che spetta ai politici.

    D. - Il mondo assiste con apprensione alle rivolte che stanno scoppiando in tutto il Nordafrica e il Medio Oriente. Come guarda ai rivolgimenti in atto?

    R. - Innanzitutto, con grande sorpresa, mista ad attesa e preoccupazione: attesa per quello che potrà accadere, perché sono cambiamenti che tutti avvertiamo epocali. Nessuno di noi avrebbe immaginato cose di questo genere, fino a pochi mesi fa. Questo significa che ci sono delle spinte, soprattutto nel mondo arabo, che adesso hanno trovato espressione esterna visibile. Questo è sicuramente un segno positivo, ma anche preoccupante perché non sappiamo come finirà tutto questo. Ci auguriamo con il minor spargimento di violenza e di sangue possibile, e ci auguriamo che il rispetto delle minoranze religiose venga conservato.(ap)

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    Caso Ruby, protesta delle donne: difendiamo la dignità. Intervista con suor Eugenia Bonetti

    ◊   Il caso Ruby e la dignità della donna. A migliaia, in numerose città d’Italia, le donne hanno manifestato ieri contro il premier, Silvio Berlusconi. La vicenda, sulla quale è in corso un’indagine della magistratura, continua a suscitare prese di posizione da parte della società civile, ma anche nel mondo ecclesiale. Sempre di ieri, è il monito del cardinale arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, che invitato a un atteggiamento di “esemplarità” coloro che sono chiamati “a guidare il Paese”. E tra le voci di indignazione per ciò che le recenti vicende di cronaca stanno significando circa la dignità della donna, c’è anche quella di suor Eugenia Bonetti, responsabile dell’Ufficio Tratta donne e minori dell’Unione superiori maggiori d’Italia. Gabriella Ceraso l’ha intervistata:

    R. – Di fronte alla realtà di queste settimane, ci sentiamo veramente umiliate e anche indignate per come stanno strumentalizzando la donna come corpo, come oggetto, come merce, come bellezza esteriore, tranne che la donna come dignità, che è una realtà sacra, profonda, di cui noi dobbiamo renderci conto. E’ proprio la presenza della donna nel mondo che cambia tante situazioni, perché la donna non è solo corpo, ma è mente, cuore, accoglienza, dedizione. Noi abbiamo contatti ogni giorno con donne che vogliono riacquistare la dignità, la libertà, l’identità a loro tolta. Quindi, abbiamo sentito il bisogno di ribellarci a questa proposta di donna, perché poi diventa una proposta, una vita diversa che è fatta di festini, di allettamenti, di tante cose che, nel sostrato, non sono la donna.

    D. – Chi parla fa questa differenza: escort e prostitute. Ma c’è una differenza? Si tratta comunque di vittime anche in questo caso?

    R. – Queste donne subiscono anche loro la pressione fatta dai mass media, dagli stereotipi di queste situazioni, che non sono reali, non sono vere. In fondo in fondo, rivelano che c’è un grande vuoto e un grande bisogno di emergere come donna, accolta nella sua identità, nella sua dignità.

    D. – Tutti questi particolari, queste notizie che stanno emergendo in questi giorni, potrebbero anche essere visti come lo specchio di qualcosa che è ormai piuttosto pervasivo nella nostra cultura - nei programmi, nelle notizie televisive: un’immagine di donna che è sempre la stessa...

    R. – E’ latente, ma sta emergendo con una grande forza proprio perché tutto richiama quello. E io qui dico, a noi donne - che non abbiamo più il coraggio di intervenire, di reagire e a molte donne, molte mamme alle quali sembra che la figlia che vive questa realtà possa avere un futuro, una carriera - dico che invece questa ragazza diventa una persona vuota: vuota di senso, vuota di valori. Si può fare carriera anche nel mondo dello spettacolo, ma in modo dignitoso. Quindi, ridiamo alle nostre giovani la possibilità di impegnarsi nel loro mondo femminile con serietà, con responsabilità e avremo allora anche un mondo migliore.(ap)

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    Giornata contro la lebbra: 650 mila nuovi contagi all'anno, l'India il Paese più colpito

    ◊   Lo ha ricordato Benedetto XVI all'Angelus di stamattina, parlando della "grave miseria" che affligge ancora oggi i malati di lebbra: ogni anno nel mondo vengono diagnosticati circa 650 mila nuovi casi di contagio, di cui il 70 per cento in India. Ma anche Mozambico, Indonesia, Repubblica Democratica del Congo e Brasile hanno riscontrato aumenti rilevanti. La 58.ma Giornata mondiale dei malati di lebbra, che si celebra oggi sul tema “C’è un solo cielo per tutto il mondo”, richiama l’attenzione sulla gravità di questa malattia. L’Aifo, Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, da anni lavora per sensibilizzare l’opinione pubblica e per raccogliere fondi a favore di progetti di sostegno in quei Paesi in cui la lebbra è ancora diffusa. In molte piazze italiane saranno allestiti i banchetti della solidarietà, dove sarà possibile acquistare vasetti di miele. Fino al 10 febbraio, inoltre, è attivo il numero di Sms 45 592 al quale si può donare un euro. Anna Rita Cristaino ha intervistato Simona del Re, consigliera nazionale dell’Aifo, sulle iniziativa che sta promuovendo l’Associazione:

    R. - L’Aifo, in questo periodo, è impegnata a tutto campo, in mille piazze italiane, con l’iniziativa “Il miele della solidarietà” per dare forza al nostro impegno - ormai più che cinquantennale - al fianco dei malati di lebbra: quest’anno è dedicato specificatamente all’Africa. Oggi, occorre ancora parlare - anche in Italia - in modo positivo di ciò che si fa e quindi questa Giornata rappresenta un momento positivo, proprio perché possiamo veramente salvare la bellezza dell’uomo dalla lebbra.

    D. - Si conosce poco della malattia: sembra quasi che sia una malattia che ormai non colpisca più nessuno…

    R. - Molto è stato fatto. Non possiamo dire che non sia stato fatto nulla rispetto alla diagnosi e alla prevenzione. Tuttavia, eistono ancora 15 milioni di ex malati, perché la lebbra - lo sappiamo bene - lascia questo segno che sfigura l’uomo, crea delle menomazioni. Noi abbiamo 15 milioni di persone che hanno avuto la lebbra e che sono coinvolte nei nostri progetti di riabilitazione, fisica e sociale. La lotta alla lebbra significa anche reinserimento delle persone che hanno avuto questa malattia.

    D. - Anche nei Paesi europei, ci possono essere ancora casi di lebbra?

    R. - Ci possono essere, ma esclusivamente per frutto della migrazione. Anche in Italia qualche caso è stato diagnostica, ma chiaramente preso in tempo. Noi parliamo di fasce di popolazione nel mondo, dove c’è povertà e dove non ci sono servizi sanitari locali… E’ chiaro che in quei luoghi la lotta alla lebbra è più difficile.

    D. - In cosa consistono i vostri interventi?

    R. - Diagnostichiamo la malattia, curiamo le persone, reinseriamo nelle comunità queste persone, dicendo che la malattia della lebbra è curabile ed educando il contesto sociale - quindi le comunità e le famiglie - a reinserire le persone che hanno avuto questa malattia. Questo è certamente il lavoro più grande svolto dall’Aifo: aiutare a riabilitare le persone attraverso il microcredito e il coinvolgimento della comunità locale. Lavoriamo insieme alle persone del posto, dando loro la possibilità di creare autosviluppo.

    D. - Nel novembre del 2010, l’Onu ha approvato le linee e i principi per l’eliminazione della discriminazione nei confronti dei malati di lebbra. Quanto è importante questa Dichiarazione per la tutela dei diritti dei malati di lebbra?

    R. - Sicuramente questa Dichiarazione è importante. Ma, ahimè, se ne parla molto poco. Per noi è una grande “forza di cittadinanza” - usando le parole di Raul Follereau - per dare giustizia e dignità a migliaia di persone che subiscono la malattia della lebbra: perché la disabilità diventa forza, sostegno, quando si considera la persona come tale, come un cittadino del mondo. (mg)

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    La Giornata dei senza fissa dimora, Messa a Roma animata dalla Comunità di Sant'Egidio

    ◊   Uccisi dal freddo in una città che li ignora. Un triste fenomeno che quest’inverno ha già colpito a Roma sette persone senza fissa dimora, che sono state ricordate questa mattina, insieme a tutti gli scomparsi degli anni precedenti, dalla Comunità di Sant'Egidio in una celebrazione nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. La Messa, come ogni anno, è stata dedicata a Modesta Valenti, un’anziana donna scomparsa nell’indifferenza generale nel 1983. Francesca Zuccari, responsabile della Comunità di Sant'Egidio per i senzatetto ha raccontato la sua storia ai microfoni di Michele Raviart:

    R. – Modesta era un’anziana di 71 anni che viveva nella zona della Stazione Termini e dormiva per strada. Il 31 gennaio del 1983 ebbe un malore, ma siccome era sporca ed aveva i pidocchi, l’ambulanza non volle soccorrerla e Modesta morì lì alla Stazione. Da allora, la Comunità di Sant’Egidio, in questa celebrazione, ricorda lei e tutte le persone che negli anni sono morte per strada e che nessuno ricorderebbe.

    D. – Quanti sono i senza fissa dimora a Roma?

    R. – Noi contiamo che siano circa seimila le persone che vivono in questa situazione di disagio: il 30-40% circa sono italiani e possono essere persone adulte che hanno perso il lavoro e, molto più frequentemente, persone che fino a poco tempo fa facevano una vita abbastanza normale e che sono state poi travolte da eventi della vita dove non sono stati affiancati dalla famiglia o dai servizi. Quindi, hanno avuto uno sfratto, la perdita del lavoro, una malattia. L’altro 60-70% sono stranieri che vengono qui in Italia in cerca di un futuro migliore e che nel primo periodo soprattutto si trovano per strada, perché è difficile trovare una sistemazione a prezzi accessibili, anche lavorando.

    D. – Cosa sta facendo Sant’Egidio in questo momento per i senzatetto?

    R. – Noi continuiamo ad intensificare la nostra presenza in tutte le zone della città, cercando di raggiungere poi le persone più isolate. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una “periferizzazione” di queste persone, che quindi dal centro si sono spostate sempre più verso la periferia e luoghi più difficilmente accessibili. A Trastevere abbiamo aperto, come ogni anno, un piccolo spazio di accoglienza per una ventina di persone.

    D. – Quali sono, secondo lei, le misure da intraprendere per aiutare queste persone? Cosa andrebbe fatto di più?

    R. – La cosa più importante è quella di creare un sistema di servizi che aiuti queste persone ad uscire definitivamente dal circuito della povertà: non solo servizi cosiddetti di bassa soglia, ma anche individuare dei percorsi per inserirsi dal punto di vista dell’alloggio e lavorativo e sociale. (ap)

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    Chiesa e SocietÓ



    Leader cristiani e musulmani in Qatar contro il fanatismo religioso

    ◊   Sarà un momento di riflessione sulla necessità di contrastare il fanatismo religioso l’incontro che si terrà il 2 e 3 febbraio prossimi a Doha, capitale del Qatar. Promosso dalla Lega Araba, l’incontro vedrà la partecipazione di leader cristiani e musulmani, fra cui monsignor Fouad Twal, patriarca latino di Gerusalemme, che al Sir ha spiegato che l'iniziativa “nasce probabilmente sulla scia dell'ondata di terrore e di condanna derivata dai massacri di Baghdad e Alessandria d'Egitto”. Secondo il presule, “dai massacri di Iraq ed Egitto si è risvegliata una coscienza da parte dei leader musulmani sul pericolo del radicalismo” e varie reazioni positive sono emerse più ampiamente nel mondo musulmano dopo gli attentati. “In questi giorni ho letto su vari giornali arabi commenti splendidi di intellettuali musulmani che avvertivano dei rischi del fanatismo religioso”, ha aggiunto mons. Twal, riferendo che molti musulmani, dopo l'attentato ad Alessandria d'Egitto, si sono recati in ospedale per donare sangue per i feriti cristiani. “In questi eventi drammatici – ha concluso il presule – emerge tutto il senso di umanità dei credenti, sul quale siamo chiamati a costruire insieme la convivenza e la tolleranza”. (C.D.L.)

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    Scontri fra cristiani e musulmani in Nigeria. Almeno due i morti

    ◊   Ancora violenze in Nigeria. Almeno due i morti negli scontri fra cristiani e musulmani avvenuti ieri nella città di Jos, nel centro del Paese. Il bilancio è fornito dalle forze dell’ordine, anche se fonti locali, fra cui alcuni esponenti della comunità musulmana in Nigeria e responsabili delle forze dell’ordine, parlano di almeno 15 vittime. Nella giornata di ieri, chiese, moschee e stazioni di rifornimento di carburante della città sono state date alle fiamme. Le violenze sono scoppiate dopo il ferimento di tre studenti in un villaggio a maggioranza musulmana. (C.D.L.)

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    Irlanda: per l’Anno europeo del volontariato eventi in tutto il Paese

    ◊   Decine di eventi in Irlanda scandiscono le celebrazioni dell’Anno europeo del volontariato, lanciato lo scorso 8 gennaio a Budapest. L’iniziativa itinerante promossa dall’Unione Europea per portare in tutte le capitali degli Stati membri un padiglione con i contenuti e i messaggi dell’Anno giungerà a Dublino a fine agosto – riferisce una nota del Sir – e consentirà alle organizzazioni di volontariato di condividere la loro esperienza e presentare le proprie attività. Fra gli eventi in programma nel Paese nordeuropeo, si segnalano iniziative negli ospedali, nelle scuole, nel settore dei servizi sociali come in quello della tutela dei diritti degli animali. Centinaia di altri eventi saranno poi promossi nel resto d’Europa. “La pratica del volontariato” è la “fonte di energia rinnovabile più importante d'Irlanda – ha spiegato Marian Harkin, europarlamentare irlandese – ed è necessario che l’opera dei volontari venga “riconosciuta come un prezioso contributo alle economie nazionali”. “In alcuni Paesi – ha aggiunto Harkin – il contributo del volontariato ben organizzato è stato stimato tra il 3 e il 5% del Prodotto interno lordo. È stato inoltre stabilito dall’Organizzazione internazionale lavoro (Ilo) che un euro investito in organizzazioni di volontariato offre un rendimento compreso tra i 5 e gli 8 euro, quindi il volontariato è una grande risorsa per i governi”. (C.D.L.)

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    Irlanda. Al via oggi la Settimana nazionale delle scuole cattoliche

    ◊   Si apre oggi in Irlanda la Settimana nazionale delle scuole cattoliche sul tema “Scuole cattoliche. Radicate in Gesù Cristo”, ispirato alla Lettera pastorale di Benedetto XVI ai cattolici d’Irlanda. Nel documento, pubblicato il 20 marzo 2010, il Santo Padre incoraggia i bambini e i giovani irlandesi a "cercare una relazione personale” con Gesù “perché non tradirà mai” la loro fiducia. In vista dell’evento – riferisce il Sir – che si concluderà il 5 febbraio, sono stati distribuiti sussidi liturgici e riflessioni sull’educazione cattolica e proposte iniziative variegate: tutte le scuole primarie irlandesi sono state invitate a dar spazio ad un momento di incontro fra gli alunni e i loro nonni, nella giornata del 2 febbraio, mentre gli studenti delle scuole superiori dovranno preparare una presentazione sulla storia del loro istituto, sul Santo Patrono e sui risultati raggiunti dal personale docente e dagli alunni. Nelle scuole sarà inoltre proposta una riflessione guidata sulla Lettera pastorale del Papa. (C.D.L.)

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    Si apre il primo febbraio a Strasburgo il primo Forum europeo di bioetica

    ◊   Con il patrocinio del Consiglio d’Europa, si tiene dal 1 al 5 febbraio a Strasburgo il primo Forum europeo di bioetica (Feb) sul tema “Dall’inizio alla fine della vita. L’umano mi riguarda”. Una cinque giorni di condivisione e confronto aperta al pubblico – spiegano i promotori – per “pensare l’Uomo di fronte ai progressi della scienza e delle tecniche che toccano il suo corpo”, nella convinzione che “la bioetica non è una torre d’avorio ma riguarda tutti”. Ricco il programma degli incontri, dove si segnalano 14 dibattiti cui parteciperanno 60 relatori, e poi incontri culturali e giornate a tema, fra cui una in particolare dedicata ai giovani, il 2 febbraio, presso il Consiglio d’Europa. Tra i temi in agenda, quello del “fine vita”, insieme alle problematiche connesse al sostegno degli anziani e al loro ruolo nella comunità civile. Più in generale, si parlerà di “principi che fondano le scelte in materia di bioetica e i valori con i quali è tenuta a confrontarsi una società pluriculturale come la nostra”, dell’importanza di “garantire a tutti pari accesso alle cure” e pieno rispetto della “dignità del corpo umano”. Ad aprire il Forum, martedì primo febbraio, sarà Israël Nisand, fondatore e vicepresidente del Forum europeo di bioetica. Il giorno seguente, presso l’emiciclo del Consiglio regionale d’Alsazia, è in programma l’incontro “Parole di religioni” sul tema “Onora il padre e la madre”. Interverranno René Guttman, Gran rabbino di Strasburgo e del Basso Reno e membro Consiglio scientifico Feb. Con lui, vi saranno mons. Christian Kratz, vescovo ausiliare di Strasburgo e delegato della Conferenza episcopale di Francia presso la Comece (Commissione episcopati Comunità europea), il teologo protestante Karsten Lehmkühler (Università di Strasburgo), l’imam Dielloul Seddiki, direttore dell’Istituto di teologia della Grande moschea di Parigi, e O. Reigen Wang Genh, presidente dell’Unione buddisti di Francia. Il 3 febbraio, poi, Maud de Boer-Buquicchio, segretario generale aggiunto del CdE, aprirà una tavola rotonda su “Invecchiare in Europa, quali percezioni, quali pratiche”. (C.D.L.)

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    Gmg 2011: un accordo con l’Organizzazione nazionale ciechi spagnoli

    ◊   L’obiettivo è quello di consentire alle persone con disabilità visiva di celebrare la Giornata in condizioni che ne consentano la piena, soddisfacente e proficua partecipazione, in linea con i “valori di integrazione tipici della Gmg”. E’ questo lo spirito che sottende l’accordo siglato fra gli Organizzatori della Giornata Mondiale della Gioventù, ad agosto a Madrid, e l'Organizzazione nazionale dei ciechi spagnoli (Once), secondo quanto dichiarato dalla vicepresidente, Yolanda Martin, e rilanciato dal Sir. L'organizzazione spagnola si è impegnata a reclutare volontari tra i suoi dipendenti e tra le organizzazioni delle persone con disabilità e a formare personale che possa accogliere i pellegrini disabili che parteciperanno all’evento, stimati in circa cinquemila. Antonio Mayor, direttore della comunicazione e immagine della Once, ha assicurato che l’organizzazione garantirà l’accesso e l’assistenza a tutte le persone disabili che vorranno presentarsi e ha espresso l’auspicio che questo “sia un esempio di come si lavora in favore dei disabili”. La Once parteciperà anche ad una valutazione tecnica dell’accessibilità del sito web della Gmg per i disabili, dei luoghi che ospiteranno gli eventi della Gmg, e pure delle strutture scelte per dare loro alloggio. (C.D.L.)

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    Un documentario sulle Giornate mondiali della gioventù in 21 lingue

    ◊   Si intitola “La forza del Vangelo” e ripercorre la storia delle Giornate mondiali della gioventù, voluta da Papa Giovanni Paolo II, in vista del prossimo appuntamento di Madrid, dal 16 al 21 agosto: è un documentario, prodotto in 21 lingue, da "Net for God", una rete internazionale di preghiera e formazione cristiana per la pace e l'unità tra le Chiese e i Paesi. Introdotto da monsignor Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto e incaricato per dieci anni dell'organizzazione e del coordinamento delle Giornate mondiali della gioventù, il film propone la testimonianza di molti giovani la cui vita è stata cambiata totalmente dopo l'incontro con Dio. (C.D.L.)

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    Usa: dal 7 febbraio la Settimana nazionale per il matrimonio

    ◊   Dal 7 al 14 febbraio prossimi, la Chiesa degli Stati Uniti celebrerà la “Settimana nazionale per il matrimonio”: un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul valore insostituibile del matrimonio tradizionale quale fondamento della società, sui benefici che esso produce per la società stessa e sulla necessità di rafforzarlo. Promossa per il secondo anno consecutivo dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb) l’iniziativa è espressione dell’impegno in difesa dell’istituto matrimoniale considerato prioritario dall’episcopato americano. “Questa iniziativa – afferma in una lettera ai confratelli il neopresidente della Commissione episcopale per i laici, il matrimonio, la vita familiare e la gioventù, mons. Kevin Rhoades – è uno sforzo comune di fedeli, media, istituti educativi e gruppi non-profit per influenzare la cultura”. Tra gli obiettivi della Settimana nazionale per il matrimonio – evidenzia ancora mons. Rhoades – vi è poi quello di sottolineare come solo l’unione stabile tra un uomo e una donna possa assicurare il migliore interesse dei bambini. La lettera invita poi le diocesi e le parrocchie americane ad aderire ad un’altra iniziativa sul matrimonio, ancora a febbraio: il “World Mariage Day”, un appuntamento promosso dal movimento internazionale Mariage Encounter che le diocesi americane celebreranno il 13 febbraio. (C.D.L.)

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    Roma. Fiaccolata dopodomani in Campidoglio per i profughi eritrei nel Sinai

    ◊   Chiederanno il rilascio dei 250 profughi eritrei sequestrati da mesi nel deserto egiziano del Sinai i partecipanti alla fiaccolata silenziosa che si terrà in Campidoglio, lungo la monumentale scalinata, il prossimo primo febbraio. Rispetto al gruppo degli ostaggi – aggiorna sulla situazione don Mussie Zerai, presidente dell’Agenzia Habeshia che promuove la manifestazione assieme al Consiglio italiano per i rifugiati CIR, all’Associazione “A Buon diritto” e al Centro Astalli - “non sappiamo che fine abbiano fatto un centinaio di persone” e nell’ipotesi che siano “finite nelle carceri egiziane (…) chiediamo che gli operatori dell’Unhcr possano visitarle ed accogliere le loro richieste di asilo politico”. Don Zerai, riferisce l'agenzia Sir, ricorda inoltre che “il governo egiziano, in quanto firmatario della Convenzione di Ginevra del 1951, deve garantire a queste persone l’accesso al diritto di asilo” e informa che altre 27 persone sono ancora nelle mani dei trafficanti a Rafah e “stanno vivendo ore drammatiche”. In particolare – continua il sacerdote – “la donna incinta al quinto mese, dopo i maltrattamenti dei giorni precedenti, ieri pomeriggio ha perso il bambino che portava in grembo. Ora teme per la sua vita, perché continua a perdere sangue, senza ricevere nessuna cura medica”. Un altro ragazzo, dopo essere stato “picchiato selvaggiamente dai predoni, giace a terra da giorni, in condizioni di salute fortemente compromesse”. Secondo il resoconto del sacerdote eritreo, al gruppo di prigionieri si sarebbero “aggiunti 38 nuovi profughi, ignari di tutto quello che sta succedendo”. Don Zerai torna a chiedere all’Europa di “non voltare le spalle a queste persone”, denunciando “il silenzio dei governi della regione”. “Il parlamento europeo – è l’ appello finale – si attivi usando tutti gli strumenti giuridici e diplomatici a disposizione per ottenere dai governi coinvolti in questa drammatica situazione un intervento risolutivo per liberare e proteggere i profughi che ora sono tenuti in condizione di schiavitù nel Sinai”. (C.D.L.)

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    24 Ore nel Mondo



    Referendum sull'indipendenza del Sud Sudan: vince il "sì" col 99% dei voti

    ◊   In Sudan, vittoria del si al referendum per la secessione del sud del Paese. Il risultato arriva dopo circa un mese dal voto. Lo ha annunciato il responsabile della Commissione elettorale meridionale, Chan Reec Madut, specificando che oltre il 99% di chi ha votato nelle dieci regioni interessate ha scelto la nascita di un nuovo Stato autonomo e indipendente. Intanto, l’onda della protesta nordafricana sembra essere arrivata anche qui. Oggi, un migliaio di studenti, provenienti dall’Università islamica Omdurman, ha ingaggiato scontri con la polizia a Karthum. Cinque manifestanti sono stati arrestati. Una delle icone della protesta è Luis Moreno Ocampo, procuratore del Tribunale internazionale per i crimini contro l'umanità, che ha incriminato il presidente sudanese, Omar al-Bashir, con l'accusa di genocidio nel Darfur.

    Germania scontro treni: almeno 10 morti
    Almeno dieci persone sono morte e altre 40 sono rimaste ferite, in seguito ad uno scontro tra un treno merci ed un regionale nella regione di Magdeburgo, in Germania. Lo hanno reso noto polizia e vigili del fuoco, specificando che alcuni feriti, già trasportati in ospedale, versano in gravissime condizioni. Tra le vittime anche il conducente e un assistente di viaggio. Per ora restano sconosciute le cause dello scontro, forse un errore umano, ma secondo l’agenzia tedesca Dpa si tratta di uno dei più gravi incidenti ferroviari avvenuti in Germania negli ultimi anni.

    Russia risolto il caso sull’attentato di Mosca
    Svolta sul caso dell'attentato all'aeroporto internazionale Domodedovo di Mosca, costato la vita a 35 persone. Ad annunciarlo il portavoce del Comitato di inchiesta, Markin, che ha parlato di una risoluzione definitiva delle indagini. Secondo le prime informazioni, il kamikaze responsabile dell’attacco aveva 20 anni, era originario del Nord del Caucaso e la sua azione mirava a colpire soprattutto cittadini stranieri. “Non è stato un caso – precisa Markin – che l'atto di terrorismo sia stato commesso nella hall degli arrivi internazionali”.

    Tunisia
    Calma apparente in Tunisia, dopo le proteste dei giorni scorsi, seguite al rimpasto di governo. Oggi, il leader islamista tunisino, Rached Ghannouchi, in esilio da 22 anni, ha lasciato Londra ed è tornato in patria. Ghannouchi era stato condannato a morte dal regime del deposto presidente Zine el Abidine Ben Ali, a sua volta costretto a fuggire con la famiglia in Arabia Saudita dopo la “rivoluzione dei gelsomini”. Il leader islamista ha annunciato che non intendere correre per la carica presidenziale, ma che è intenzionato a trasformare il proprio movimento in un partito capace di competere alle prossime elezioni.

    Algeria: l’opposizione marcia in Cabilia per cambio regime
    Migliaia di persone hanno partecipato ieri a Bejaia, nella regione algerina della Cabilia, ad una manifestazione organizzata dal partito d’opposizione, il Raggruppamento per la cultura e la democrazia (RCD), per chiedere un “cambiamento di regime” e la revoca dello Stato d’emergenza, in vigore dal 1992. Lo ha riferito Said Saidi, leader del partito, annunciando per il 12 febbraio prossimo una nuova protesta ad Algeri a cui parteciperanno anche sindacati autonomi e associazioni. Intanto oggi, nella capitale, due giovani di 26 e 21 anni si sono dati fuoco in strada. Il più grande è morto dopo essere stato portato in ospedale.

    Yemen
    Nello Yemen, decine di dimostranti che manifestavano per chiedere le dimissioni del presidente, Ali Abdullah Saleh, si sono scontrati ieri sera con sostenitori del regime. Violenti proteste sono esplose davanti l’ambasciata egiziana a Sanaa, per esprimere solidarietà contro la rivolta anti Mubarak, esplosa nel Paese. Sul posto sono arrivati anche sostenitori del governo, alcuni dei quali armati di coltello, che hanno attaccato i manifestanti e li hanno costretti a disperdersi. Nel frattempo, il partito al governo ha chiesto di aprire un tavolo di dialogo con l'opposizione.

    Iran
    A larga maggioranza, il parlamento iraniano ha approvato la nomina presidenziale del nuovo ministro degli Esteri, Ali Akbar Salehi. L’ex capo dell'Agenzia atomica della Repubblica islamica aveva preso il posto di Manouchehr Mottaki, destituito lo scorso 13 dicembre dal capo di Stato, Ahmadinejad. I voti favorevoli sono stati 146 su 243, 60 i contrari, 35 gli astenuti.

    Nulla di fatto sui negoziati per l'indipendenza del Sahara occidentale
    I negoziati tra Marocco e Fronte Polisario sulla questione di un referendum per l’indipendenza del Sahara occidentale si sono nuovamente conclusi all’Onu di New York con un nulla di fatto. Una situazione di stallo che perdura da oltre 35 anni e che continua ad alimentare uno dei maggiori conflitti dimenticati della storia contemporanea. A lanciare l’allarme sono le organizzazioni umanitarie non governative e le associazioni saharawi per i diritti umani, che denunciano la grave situazione umanitaria venutasi a creare tra gli oltre 200 mila rifugiati che vivono nelle tendopoli dell’Algeria meridionale. A preoccupare i profughi saharawi è in particolare l’impotenza delle Nazioni Unite: nonostante la presenza di una missione di caschi blu, non riesce a garantire la sicurezza di quanti si trovano nelle aree contese. Stefano Leszczynski ha intervistato Giulia Olmi, esperta della questione del Sahara occidentale per il CISP – Comitato internazionale per lo sviluppo dei Popoli:

    R. – Il nodo principale è che la decisione, la concretezza delle Nazioni Unite gravita sempre intorno al Consiglio di Sicurezza, che è quello i cui pareri poi sono vincolanti. C’è un problema di riforma molto grande delle Nazioni Unite, di riequilibrio dei suoi stessi poteri decisionali.

    D. – Si parla di una presenza di circa 200 mila persone nei campi profughi nell’Algeria meridionale. Qual è la condizione di vita di queste persone?

    R. – Se uno considera che da 35 anni sono rifugiati in un territorio straniero, in un territorio e in una situazione precaria, sembra veramente di parlare di un miracolo. Anzitutto, si autogestiscono, essendo una Repubblica in esilio. Ma certo, dopo 35 anni, il problema è che devono svilupparsi come uomini, come persone e ne hanno il diritto.

    D. – Le Nazioni Unite sono bloccate come sistema sulla soluzione della questione saharawi. L’Unione Europea non si dimostra sufficientemente forte. Si ha quasi l’impressione insomma che ci sia anche forse un interesse politico nel mantenere la situazione così com’è...

    R. – Fa comodo a chi in questa terra ha interesse di controllare quelle risorse naturali molto forti, che sono i fosfati, la pesca, l’olio e i gas. E ora ne stanno beneficiando l’Unione Europea e alcuni Paesi in particolare dell’Unione Europea – la Spagna e la Francia – e questo poi si specchia a livello politico con chi appoggia certe risoluzioni e chi non le appoggia. (ap) (Panoramica internazionale a cura di Cecilia Seppia)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LV no. 30

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