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Sommario del 15/01/2011

Il Papa e la Santa Sede

  • Istituito l'Ordinariato per gli ex anglicani che entrano nella Chiesa cattolica. A Londra ordinati sacerdoti i primi tre ex vescovi della Comunione anglicana
  • Il Papa a una delegazione ecumenica finlandese: proseguire con impegno e fiducia il cammino verso l'unità
  • "Angeli Custodi" in Piazza San Pietro: così il Papa all'Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano
  • Alluvioni in Brasile: aumentano le vittime. Il messaggio di solidarietà del Papa
  • Il biologo svizzero Werner Arber nuovo presidente della Pontificia Accademia delle Scienze
  • Altre udienze e nomine
  • Anno giudiziario in Vaticano. Il cardinale Bertone: legalità a fondamento della società. La relazione di Picardi
  • Verso la Beatificazione di Papa Wojtyla: la gioia del cardinale Dziwisz
  • Possessi cardinalizi
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Tunisia: non si ferma la violenza dopo la fuga del presidente Ben Ali
  • Referendum su Mirafiori: vince il sì all'accordo
  • Il commento di padre Bruno Secondin al Vangelo della Domenica
  • Chiesa e Societā

  • L’arcivescovo di Yangon: libertà religiosa e pace sono decisive per il futuro del Myanmar
  • Nota dei vescovi messicani sulle elezioni nello Stato di Guerrero
  • Giovanni Paolo II patrono della Giornata mondiale della gioventù di Madrid
  • Domani Giornata Mondiale del Migrante sul tema “Una sola famiglia umana"
  • Dal 22 al 23 gennaio la colletta della Conferenza episcopale Usa per l’America Latina
  • Il metropolita Emmanuel chiede il ripristino della diretta del Natale ortodosso su Radio France
  • Taiwan. La diocesi di Kaohsiung festeggia 50 anni: lettera pastorale dell'arcivescovo
  • Papua Nuova Guinea: cinque giorni di incontro, spiritualità e festa per 520 giovani di Vanimo
  • La Congregazione di San Filippo Neri ricorda il Beato José Vaz nel terzo centenario della morte
  • Primo museo missionario multimediale e interattivo dedicato all’Amazzonia
  • 24 Ore nel Mondo

  • Italia. Berlusconi indagato per concussione e prostituzione minorile. Il premier: solo fango
  • Il Papa e la Santa Sede



    Istituito l'Ordinariato per gli ex anglicani che entrano nella Chiesa cattolica. A Londra ordinati sacerdoti i primi tre ex vescovi della Comunione anglicana

    ◊   La Congregazione per la Dottrina della Fede ha eretto oggi un Ordinariato Personale per i gruppi di pastori e i fedeli provenienti dalla Comunione anglicana desiderosi “di entrare nella piena e visibile comunione con la Chiesa Cattolica”. Contestualmente, come primo ordinario del nuovo organismo Benedetto XVI ha nominato il rev. Keith Newton, uno dei tre ex presuli anglicani che questa mattina, nella cattedrale londinese di Westminster, hanno ricevuto l’ordinazione sacerdotale per le mani del presidente della Conferenza episcopale inglese, l’arcivescovo Vincent Nichols. In una lettera di accoglienza, indirizzata ai tre nuovi ministri, il cardinale William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha impartito "di cuore" la benedizione a nome del Papa. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Una “struttura canonica che consente una riunione in forma corporativa” e permette “a coloro che erano anglicani di entrare in piena comunione con la Chiesa Cattolica”, pur “conservando elementi del loro caratteristico patrimonio anglicano”. E’ questa, nella sostanza la funzione dell’“Ordinariato Personale di Nostra Signora di Walsingham” istituito dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. La struttura, prima nel suo genere, è conforme alle disposizioni della Costituzione apostolica Anglicanorum coetibus, che Benedetto XVI aveva approvato il 4 novembre 2009 proprio allo scopo di permettere ai quei pastori e gruppi di fedeli anglicani – si calcola una cinquantina tra presuli e pastori e alcune centinaia di laici – di “entrare nella piena e visibile comunione con la Chiesa cattolica”, come specifica il documento del dicastero vaticano. Costituito dopo un’“accurata consultazione con la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles”, e posto sotto il patrocinio del Beato John Henry Newman, l’Ordinariato, sulla scorta dell’Anglicanorum coetibus, “mira a comporre – si legge nel documento ufficiale – da un lato l’intento di salvaguardare, all'interno della Chiesa Cattolica, le venerande tradizioni liturgiche, spirituali e pastorali anglicane e, dall’altro, il fatto che questi nuovi gruppi ed i rispettivi pastori siano pienamente integrati nella Chiesa Cattolica”.

    Come primo ordinario dell’organismo, il Papa ha nominato il 58.enne neo sacerdote cattolico Keith Newton, già vescovo in servizio attivo dal 2002 in seno alla Comunione anglicana, che proprio oggi – per le mani di mons. Vincent Nichols, capo dei vescovi cattolici d’Inghilterra e Galles – ha ricevuto l’ordinazione presbiterale nell’Abbazia di Westminster. A riceverla con lui anche gli altri due ex presuli anglicani entrati nella comunione con Roma, i revv. John Broadhurst e Andrew Burnham. A loro, stabilisce il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, spetta sia la “preparazione catechetica dei primi gruppi di anglicani in Inghilterra e Galles, che a Pasqua saranno ricevuti nella Chiesa Cattolica insieme con i loro pastori”, sia “l'accompagnamento dei ministri che si stanno preparando ad essere ordinati al sacerdozio cattolico”, che avverrà “attorno a Pentecoste”.

    Intensa, in particolare, è stata l’omelia pronunciata da mons. Nichols, durante la celebrazione a Westminster. Ringraziando il primate anglicano, Rowan Williams, per aver riconosciuto la sincerità e l'onestà del percorso che ha portato i tre neo sacerdoti alla comunione con Roma, il presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles ha definito “storico” questo giorno, realizzato grazie alla “coraggiosa leadership” di Benedetto XVI, capace di un “gesto profetico”. Ora, ha soggiunto rivolto ai tre ministri, vi attende un futuro “impegnativo”. “Nel darvi il benvenuto – ha detto mons. Nichols – riconosco pienamente le esigenze del viaggio che avete compiuto insieme con le vostre famiglie, con i molti anni di riflessione e di preghiera, di dolorose incomprensioni, di conflitti e incertezze (…) Questo viaggio, ovviamente, comporta qualche triste addio agli amici. Anche questo – ha affermato – noi lo riconosciamo e rafforza il calore della nostra accoglienza”.

    Di momento “unico e storico”, parla anche il prefetto del dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale William J. Levada, in una lettera indirizzata ai tre neo sacerdoti cattolici. Nel ricordare le tappe che hanno portato all’istituzione dell’Ordinariato e le sue funzioni, il porporato esprime l’auspicio che esso favorisca ciò che Benedetto XVI ha definito “un reciproco scambio di doni dai nostri rispettivi patrimoni spirituali”. E porgendo “di cuore” a nome del Papa la benedizione ai tre presbiteri e alle loro famiglie il cardinale Levada conclude: “Nell’incertezza che ogni periodo di transizione inevitabilmente comporta, desidero assicurare a tutti voi la nostra ammirazione e la nostra solidarietà nella preghiera”.

    Nel testo che sancisce la nascita dell’Ordinariato si fa menzione, poi, alla condizione di coniugati di alcuni dei neo sacerdoti ordinati oggi e di altri in procinto di entrare nella comunione con Roma, il documento ufficiale rammenta che “per ragioni dottrinali, la Chiesa non ammette in alcun caso l'ordinazione episcopale di uomini sposati”, ma che “nondimeno, la Costituzione Apostolica prevede, a certe condizioni, l'ordinazione come sacerdoti cattolici di ministri sposati già anglicani”. Lo stesso primo responsabile dell’Ordinariato, il rev. Keith Newton, è sposato e padre di tre figli, così come lo è un altro dei neo ordinati: le loro famiglie sono state accolte nella piena comunione con la Chiesa cattolica lo scorso primo gennaio.

    La normativa di questa nuova struttura, chiosa il dicastero vaticano, “è coerente con l'impegno per il dialogo ecumenico, che continua ad essere una priorità per la Chiesa Cattolica”. L'iniziativa che ha portato alla pubblicazione della Costituzione Apostolica e alla creazione dell’Ordinariato, si legge ancora, “è venuta da diversi gruppi di Anglicani, che hanno dichiarato di condividere la comune fede cattolica così come espressa nel Catechismo della Chiesa Cattolica e di riconoscere il ministero petrino come voluto da Cristo stesso per la Chiesa. Per essi – conclude il documento – è giunto il momento di esprimere tale unità implicita nella forma visibile della piena comunione”.

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    Il Papa a una delegazione ecumenica finlandese: proseguire con impegno e fiducia il cammino verso l'unità

    ◊   “L’ecumenismo è sempre frutto dell’azione di Dio”. Così il Papa ricevendo una delegazione ecumenica proveniente dalla Finlandia, che in questi giorni si trova tradizionalmente a Roma per la festa di Sant’Enrico, patrono del Paese scandinavo. A pochi giorni dall’inizio della Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani, Benedetto XVI ha ribadito l’importanza di proseguire nel cammino ecumenico, rafforzando la collaborazione tra luterani e cattolici, per raggiungere una visione comune della Chiesa. Il servizio di Cecilia Seppia:

    Un segno concreto di speranza, un impegno visibile per il dialogo, ma soprattutto il desiderio di realizzare la volontà di Cristo ed essere una cosa sola in Lui. Così il Papa saluta il tradizionale pellegrinaggio a Roma di una delegazione ecumenica proveniente dalla Finlandia. La vostra visita afferma il Pontefice testimonia che i rapporti tra luterani e cattolici e in generale tra i cristiani del vostro Paese, sono aperti, amichevoli e tesi alla cooperazione, ma -dice- bisogna lavorare insieme per raggiungere la piena unità nella fede:

    “Ancora non abbiamo raggiunto lo scopo del movimento ecumenico, cioè l’unità piena della fede, ma nel dialogo sono maturati molti elementi di concordanza che ci rafforzano nel nostro comune desiderio di realizzare la volontà di nostro Signore Gesù Cristo, perché tutti siamo una cosa sola".

    Benedetto XVI sottolinea poi l’importanza del rapporto finale sul tema della Giustificazione nella vita della Chiesa, realizzato dal Gruppo di dialogo luterano-cattolico del Nord, definendolo un risultato positivo nella strada verso l’ecumenismo:

    "Approfondire la nostra comprensione della Giustificazione, ci aiuterà a raggiungere una visione comune della Chiesa e dell’autorità episcopale. La nostra speranza è che con l’aiuto dello Spirito Santo le tante persone impegnate nell'ecumenismo possano contribuire ulteriormente alla realizzazione di questo compito".

    “Siamo tutti consapevoli -afferma il Papa- che il cammino ecumenico è diventato più difficile e per certi versi più impegnativo”, per questo ricorda l’importanza della preghiera nel sostenere ogni sforzo umano, ribadendo che l’ecumenismo in definitiva è sempre frutto dell’azione di Dio. Pensando alla settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che quest’anno si svolge sul tema: “Uniti nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera” (cfr Atti 2,42), il Santo Padre invoca lo Spirito di verità, affinchè risvegli e renda fruttuoso ogni slancio per l’unità, quindi invita a guardare con gioia quanto è stato già raggiunto, chiedendo ancora per il futuro un impegno responsabile.

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    "Angeli Custodi" in Piazza San Pietro: così il Papa all'Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano

    ◊   Benedetto XVI ha ricevuto stamani l’Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano per il consueto scambio di auguri in occasione del nuovo anno. Agli agenti il Papa ha manifestato il suo apprezzamento per il servizio reso, auspicando che esso possa anche nutrire la fede cristiana di ciascuno. Il servizio di Tiziana Campisi:

    Un lavoro che richiede “non poca pazienza, perseveranza, sacrificio e disponibilità all’ascolto”: così il Papa ha definito l’impegno quotidiano dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano. Parlando questa mattina, nella Sala Clementina, a dirigenti, agenti e altro personale addetto a garantire la sicurezza di Piazza San Pietro e delle altre zone di pertinenza del Vaticano, Benedetto XVI ha voluto manifestare il suo “apprezzamento per l’impegno e la professionalità” con cui funzionari e agenti della Polizia di Stato, “quasi come ‘angeli custodi’, vegliano giorno e notte sul Vaticano, garantendo la necessaria sicurezza e ponendosi al servizio dei pellegrini”:

    “Si tratta di un servizio quanto mai utile al tranquillo e sicuro svolgimento delle manifestazioni spirituali e religiose che si svolgono specialmente nella Piazza San Pietro”.

    Sottolineando poi la diligenza e la sollecitudine della Polizia di Stato nell’opera di vigilanza, il Pontefice non ha dimenticato di osservare quanta delicatezza essa richieda ed ha aggiunto l’auspicio che essa possa anche indurre ogni agente ad una profonda riflessione interiore:

    “La vostra significativa presenza nel cuore della cristianità, dove folle di fedeli giungono senza sosta per incontrare il Successore di Pietro e per visitare le tombe degli Apostoli, susciti sempre più in ciascuno di voi il proposito di ravvivare sempre più la dimensione spirituale della vita, come pure l’impegno ad approfondire la vostra fede cristiana, testimoniandola con gioia attraverso una condotta coerente”.

    Accogliendo l’Ispettorato di Polizia, il Papa ha inoltre esteso il suo affettuoso saluto ai familiari e agli agenti che non hanno potuto prendere parte all’incontro perché in turno di servizio a Piazza San Pietro. Infine, ricordando che l’incarnazione di Dio “è l’Eterno che entra nel tempo e lo riempie della sua pienezza; è la luce che illumina e rischiara quanti stanno nelle tenebre; è il Figlio di Dio che reca all’umanità la salvezza”, ha esortato ad accogliere Cristo “sempre con fiducia e gioia” e a ricorrere alla materna intercessione di Maria affidandole il nuovo anno “da poco iniziato, affinché sia per tutti un tempo di speranza e di pace”.

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    Alluvioni in Brasile: aumentano le vittime. Il messaggio di solidarietà del Papa

    ◊   In Brasile è salito ad oltre 550 morti il bilancio delle inondazioni che in questi giorni hanno devastato lo Stato di Rio de Janeiro. Ancora da accertare il numero dei dispersi. I senza tetto, invece, secondo le prime stime, sarebbero 12 mila. A definire il quadro è stata la Protezione Civile locale, mentre sul posto proseguono le operazioni di soccorso che tuttavia rischiano di essere ostacolate da nuove perturbazioni in arrivo. Proprio per questo le autorità locali hanno esortato la gente a lasciare le proprie abitazioni per raggiungere zone più sicure. Intanto cominciano ad arrivare i primi aiuti economici e ieri anche la Conferenza episcopale italiana ha stanziato un milione di euro per fronteggiare le prime emergenze. Oggi, in un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, inviato al vescovo di Petropolis Filippo Santoro, il Papa ha espresso la sua "solidarietà spirituale alla cara popolazione" dello Stato di Rio "in quest'ora difficile" affidando "le vittime a Dio misericordioso" e invocando "assistenza e conosolazione divina per gli sfollati e per quanti soffrono fisicamente e moralmente". E i bisogni concreti della gente, in effetti, sono davvero molti, come spiega ai microfoni del collega della redazione brasiliana, Silvonei Protz, l’arcivescovo di Rio de Janeiro, mons. Orani João Tempesta:

    R. – La Chiesa è vicina a tutte le famiglie. Bisogna vedere adesso cosa fare per il futuro, perché queste persone hanno perso tutto: la casa, i loro beni. Molti sono i morti – più di 500 – le strade non sono più praticabili e molte sono chiuse e c’è bisogno ora di sapere quale sia la via migliore per arrivare nelle città più colpite, Nova Friburgo e Petropolis.

    D. – Qual è la risposta dei brasiliani a questa tragedia nazionale?

    R. – E’ una bella risposta. Tanti volontari e l’esercito sono venuti ad aiutare a Rio de Janeiro. Sono arrivate anche tante donazioni di denaro, di viveri, di vestiti... C’è stata una risposta di solidarietà molto bella. (ap)

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    Il biologo svizzero Werner Arber nuovo presidente della Pontificia Accademia delle Scienze

    ◊   Il Santo Padre ha nominato presidente della Pontificia Accademia delle Scienze l'accademico Werner Arber, professore emerito di Microbiologia all'Università di Basilea. Nato a Gränichen (Svizzera) il 3 giugno 1929, Biologo molecolare, Professore emerito di Microbiologia all'Università di Basilea, il prof. Arber ha ricevuto il Premio Nobel per la Fisiologia e Medicina nel 1978 insieme con Hamilton O. Smith e Daniel Nathans. Dopo aver compiuto gli studi a Zurigo e a Ginerva, si è recato negli Stati Uniti d'America, dove ha lavorato con Joe Bertani, Gunther Stent, Joshua Lederberg e Salvador Edwards Luria. Si è dedicato in particolare allo studio del meccanismo di difesa della cellula batterica nei confronti dei virus. La sua opera è legata alla scoperta di particolari enzimi, le endonucleasi di restrizione, che possono venire impiegati nello studio dell'organizzazione genetica e che aprono la via all'ingegneria genetica. A Ginevra iniziò nel 1960 le sue ricerche sulle modificazioni indotte nel DNA del fago e osservò che la restrizione era accompagnata da una degradazione dello stesso DNA. Queste prime osservazioni portarono alla scoperta dell'endonucleasi di DNA. I frammenti così ottenuti si possono unire ad altri frammenti di DNA diverso, creando in tal modo del nuovo DNA ricombinante. Le conseguenze di questa scoperta hanno portato, tra l'altro, all'utilizzazione di culture di batteri, opportunamente trattati, per la produzione di ormoni, come l'insulina ed enzimi rari. Il prof. Arber ha ricoperto diverse cariche in Organismi scientifici a livello internazionale ed è stato Presidente dell'ICSU (International Council for Science). Nominato accademico pontificio nel 1981, è consigliere della Pontificia Accademia delle Scienze dal 1995.

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    Altre udienze e nomine

    ◊   Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina anche il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, e il cardinale Agustín García-Gasco Vicente, arcivescovo emerito di Valencia (Spagna).

    Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Aversa (Italia), presentata da mons. Mario Milano, arcivescovo-vescovo della medesima diocesi, in conformità al can. 401 §2 del Codice di Diritto Canonico. Il Papa ha nominato vescovo di Aversa mons. Angelo Spinillo, finora Vescovo di Teggiano-Policastro. Mons. Angelo Spinillo è nato a Sant’Arsenio, provincia di Salerno e diocesi di Teggiano-Policastro, il 1° maggio 1951. È stato ordinato presbitero il 15 luglio 1978 per la diocesi di Teggiano-Policastro. Eletto alla Chiesa di Teggiano-Policastro il 18 marzo 2000, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 13 maggio dello stesso anno. Attualmente è membro della Commissione Episcopale della CEI per la famiglia e la vita.

    Il Santo Padre ha eretto la nuova diocesi di Bo, in Sierra Leone, per dismembramento dall’arcidiocesi di Freetown and Bo, rendendola suffraganea della medesima sede metropolitana, e ha nominato primo vescovo di Bo il rev. Charles Allieu Matthew Campbell, del clero dell’arcidiocesi di Freetown and Bo, direttore spirituale del St. Paul’s Major Seminary, a Freetown. Il rev. Charles Allieu Matthew Campbell è nato il 25 gennaio 1961 a Njala, Kori Chiefdom, nel Distretto di Moyamba, arcidiocesi di Freetown and Bo, in una famiglia musulmana. È stato ordinato sacerdote nella chiesa parrocchiale del Cuore Immacolato a Bo, il 9 aprile 1986. La chiesa parrocchiale di Immaculate Heart of Mary, diventa la Chiesa Cattedrale della nuova diocesi.

    Il Santo Padre ha nominato ausiliare della diocesi di Chipata (Zambia) il rev. Benjamin Phiri, del clero di Chipata, attualmente rettore del Seminario Nazionale Maggiore Teologico St. Dominic di Lusaka, assegnandogli la sede titolare vescovile di Nachingwea. Il rev. Benjamin Phiri è nato il 14 giugno 1959, nel villaggio Chongololo (Distretto di Petauke), diocesi di Chipata. È stato ordinato sacerdote il 14 settembre 1986, incardinato nella Diocesi di Chipata.

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    Anno giudiziario in Vaticano. Il cardinale Bertone: legalità a fondamento della società. La relazione di Picardi

    ◊   Con la Messa celebrata dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone nella cappella del Governatorato e la relazione del promotore di Giustizia Nicola Picardi, è stato inaugurato stamane l’82.mo Anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. Il prof. Picardi in particolare ha parlato delle recenti nuove normative in tema di riciclaggio e ha messo in luce l’evoluzione da “Stato apparato” a “Stato di diritto”. Presenti anche le più alte autorità giudiziarie italiane, alti esponenti dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia penitenziaria. Il servizio di Fausta Speranza:

    La società ha bisogno di “legalità” ma anche di ricordare che “al di sopra di ogni legge umana c’è la Legge di Dio, fondamento della legge naturale e della morale oggettiva”. Così il cardinale Bertone, nell’omelia, invita a “non cadere nella morale soggettivistica”. Parole rivolte a tutti e alle quali segue la relazione del procuratore di Giustizia, che traccia un bilancio del lavoro fatto dal Tribunale del Vaticano nel 2010 e guarda al futuro. Nuove norme antiriciclaggio, avvenimento principale dell’anno appena concluso. Ma il prof. Picardi non vuole parlare di “svolta storica”. La Caritas in Veritate, che si richiama alla Populorum Progressio di Paolo VI, “pone un nesso intimo tra ‘etica della vita’ e ‘etica dell’economia’ e il Motu Proprio contro riciclaggio e finanziamento del terrorismo si legge in questa ottica. Dunque, Picardi parla di continuità. In definitiva, il Papa ha constatato che “la pace, in una società sempre più globalizzata, è minacciata anche dall’uso improprio del mercato e dell’economia, nonché dalla violenza, terribile e distruttrice del terrorismo” e che di fronte a tutto questo la comunità internazionale si sta sempre più dotando di principi e strumenti giuridici che permettono di prevenire e contrastare il fenomeno del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo”. E con il Motu Proprio ha voluto che la Santa Sede facesse proprie queste regole. Una curiosità: la nuova legislazione è per alcuni aspetti più severa di quella italiana, prevedendo anche il reato di 'autoriciclaggio', cioè il riciclaggio commesso dallo stesso autore del reato presupposto, non previsto nella legislazione italiana''.

    Dunque, continuità ma anche evoluzione. Il prof. Picardi ne mette in luce una di rilievo: tra “Stato apparato” e “Stato di diritto”. Lo Stato Vaticano è uno Stato particolare, non ha una popolazione stabile, un popolo di nazionalità vaticana, ma solo dipendenti e funzionari. Manca diremmo della comunità, spiega Picardi. Da qui la tendenza ad essere solo Stato apparato, cioè uno Stato che governa se stesso. Però, qualcosa sta cambiando:

    “Abbiamo avanzato l'idea che lo Stato Vaticano progressivamente si è andato, però, 'autolimitando', sottoponendo cioè se stesso al proprio diritto, ed oggi finisce per assumere la caratteristica di uno Stato di diritto”.

    Un esempio secondo Picardi è il Nuovo Statuto dell’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica, entrato in vigore il 1° gennaio 2010:

    "Innanzitutto al dipendente viene offerta una opzione fra via arbitrale e via giudiziaria in tutti i suoi gradi. Nello Stato Vaticano, conformandosi come Stato di diritto, la legge impera non solo sui suoi dipendenti, che costituiscono parte rilevante dell'apparato, ma anche nei confronti dello Stato stesso. Al dipendente è assicurato quel diritto a un ricorso effettivo dinnanzi ad un giudice, conformemente del resto con l'art. 17 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea".

    Ci sono poi parole di auspicio per il futuro sul piano internazionale: “Occorre favorire – dice il prof. Picardi - il ricorso alla via delle convenzioni internazionali e degli accordi sull’assistenza giudiziaria internazionale”.

    “La cooperazione internazionale non può però limitarsi all’ambito processuale, ma molto importante è l'ambito informativo, investigativo e di Polizia giudiziaria. Di particolare rilievo è il fatto che l'organizzazione internazionale della Polizia criminale - l'Interpol - già nel 2008 ha approvato all'unanimità l'adesione dello Stato della Città del Vaticano all'Interpol. A giudizio di questo ufficio un ulteriore passo potrebbe essere importante nell'adesione ad Europol, che poi è una filiazione dell'Interpol e l'Eurojust (Agenzia Europea con sede all'Aja) che ormai da sette anni sta svolgendo una vasta azione contro il terrorismo internazionale e con riguardo anche alla lotta contro il crimine transfrontaliero".

    Picardi spiega come in materia penale, si segua “la tradizionale via diplomatica”' e lo stesso valga per la notifica degli atti da e nei confronti degli altri Stati. Ma, ferma restando ''la peculiarita' dell'ordinamento vaticano'', ''non sempre e non tutti i problemi possono risolversi con accordi diretti fra magistrati di diversi Stati''.

    In particolare in tema di “esecuzione all’estero delle misure afflittive” decise dalle autorità vaticane e il “ricovero all’estero per trattamenti sanitari obbligatori”. Quest’ultimo caso ci richiama all’assistenza per la donna con problemi psichici che si è gettata verso il Papa nella Basilica di San Pietro nella Notte di Natale del 2009, il cui caso è stato sviluppato nell’Anno giudiziario 2010.

    Resta da dire che nel 2010 nello Stato della Città del Vaticano il carico complessivo di cause civili è stato pari a 1.126 procedimenti e quello penale a 171 procedimenti Il promotore di Giustizia spiega che ''i processi in cui sono implicati i cittadini vaticani, ovvero abitanti della Città del Vaticano, sono ... un numero esiguo: quanto al penale non raggiungono nemmeno un punto percentuale. Gli alti rapporti dipendono invece dal fatto che, da un lato in Vaticano (e in particolare nella Basilica di San Pietro e nei Musei Vaticani) transitano ogni anno oltre 18 milioni di turisti e pellegrini. Dall'altro, il Vaticano, pur costituendo una enclave nella Città di Roma, ha rapporti diretti con tutto il mondo, per cui i procedimenti instaurati nello Stato della Città del Vaticano presentano, di solito, elementi di estraneità'', come parti residenti all'estero, contratti stipulati o da eseguirsi all'estero.

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    Verso la Beatificazione di Papa Wojtyla: la gioia del cardinale Dziwisz

    ◊   Grande gioia in tutta la Chiesa e in particolare in Polonia per l’annuncio, ieri, della Beatificazione di Giovanni Paolo II il prossimo primo maggio, nella Domenica della Divina Misericordia. Migliaia di giovani si sono dati appuntamento in diverse città polacche per incontri di preghiera e cortei di ringraziamento. Adriana Masotti ha raccolto il commento del cardinale Stanislao Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, che fu segretario particolare di Papa Wojtyla:

    R. – Per me, malgrado da sempre lo abbia sperato, quando è arrivata la notizia è stata una grande sorpresa… Sono contentissimo di questo annuncio della Beatificazione di Giovanni Paolo II il primo maggio prossimo. Lo speravamo tutti e quando è arrivata la notizia è stata veramente una grande gioia, non solo mia, ma di tutta la Chiesa di Cracovia, di tutta la Polonia. E’ stata una grande gioia per tutte quelle persone che, durante i funerali, hanno gridato: “Santo subito”. E questo piano piano si compie. E poi c'è la gioia per la scelta del 1° maggio, non come 1°maggio, ma come Domenica della Divina Misericordia, la prima domenica dopo Pasqua. Questo mistero, questo messaggio della misericordia che il Papa Giovanni Paolo II ha portato in tutto il mondo è unito alla sua stessa Beatificazione. Si può dire che questo è stato il Papa della Misericordia.

    D. – Eminenza, quanto era presente il desiderio, l’obiettivo, la spinta verso la santità nel percorso spirituale e nella vita anche quotidiana di Papa Wojtyla?

    R. – Lui, sin da giovane, è sempre stato un uomo di grande preghiera, di grande comunione con Dio. Viveva sempre in quest’ottica profonda di vivere immerso in Dio. Sin dall’inizio ha sempre curato tanto la preghiera: non ha dimenticato mai la meditazione, l’adorazione, la Via Crucis. Ogni giovedì sera, faceva un’ora di adorazione. Posso dire che Giovanni Paolo II è stato un uomo soprattutto di preghiera. Lui stesso una volta mi ha detto che per un Papa la cosa più importante è pregare per la Chiesa e per il mondo.

    D. – La cerimonia di Beatificazione sarà senz’altro un evento di grande portata, tutti noi ci ricordiamo ancora la folla enorme presente ai funerali. Quindi, anche in Polonia, ci si comincia a preparare per quella giornata…

    R. – Sì, anche se ancora non abbiamo avuto tempo di pensare nel dettaglio. Adesso cominceremo a prepararci spiritualmente in tutte le parrocchie e nelle nostre diocesi a questo grande avvenimento che sarà la Beatificazione. Questa Beatificazione è una conferma importante – una conferma certo non ultima – di santità e anche di testimonianza di fede per la Chiesa e per tutta la gente di buona volontà. (mg)

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    Possessi cardinalizi

    ◊   L’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice dà comunicazione delle prese di possesso che avranno luogo nei prossimi giorni:

    Sabato 22 gennaio, alle ore 18.30, il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, prenderà possesso del Titolo di Santa Maria Odigitria dei Siciliani, Via del Tritone, 82.

    Sabato 22 gennaio, alle ore 18, il cardinale Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa, prenderà possesso del Titolo di Santa Maria "Regina Pacis" in Ostia mare, Piazza Regina Pacis, 13.

    Domenica 23 gennaio, alle ore 11, il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, prenderà possesso della Diaconia di San Giorgio in Velabro, Via del Velabro, 19.

    Domenica 30 gennaio, alle ore 11.30, il cardinale Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", prenderà possesso della Diaconia di San Giovanni Bosco in Via Tuscolana, Viale dei Salesiani, 9.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Istituito l'Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham per pastori e fedeli anglicani che entrano nella comunione con la Chiesa cattolica.

    Udienze del Papa ad una delegazione ecumenica della Finlandia e all’Ispettorato di Pubblica sicurezza presso il Vaticano.

    Il primato della legge morale: il cardinale Tarcisio Bertone durante la Messa che ha preceduto la cerimonia inaugurale dell'Anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, con un articolo di Fabrizio Contessa sulla relazione del promotore di giustizia Nicola Picardi.

    Quale futuro per il Libano: nell'informazione internazionale, Luca M. Possati sulla crisi politica tra Hariri ed Hezbollah.

    Chi ha messo il sale nella zuppa cosmica?: in cultura, sull'evoluzione della vita sulla Terra anticipazione dell'articolo di Fiorenzo Fachino che sarà pubblicato nel prossimo numero della rivista "Vita e Pensiero".

    Immaginazione al potere (spirituale): Marco Tibaldi sulla chiesa del Gesù.

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    Oggi in Primo Piano



    Tunisia: non si ferma la violenza dopo la fuga del presidente Ben Ali

    ◊   Resta tesa la situazione in Tunisia dopo i disordini avvenuti nella notte in seguito alla fuga del presidente Ben Ali in Arabia Saudita. Scontri a Monastir dove è stata incendiata la prigione e ci sono almeno 42 vittime, mentre a Mahdia le vittime sono almeno 10. Intanto, cresce la preoccupazione internazionale per una soluzione democratica della crisi. Il servizio di Stefano Leszczynski:

    Il premier tunisino, Mohammed Ghannouchi, che ha assunto la guida del Paese dopo la fuga all'estero del presidente Ben Ali, ha avviato le consultazioni con i principali partiti per la formazione di un nuovo governo di coalizione, capace di indire delle nuove elezioni presidenziali entro i prossimi 60 giorni. Il Consiglio costituzionale tunisino ha infatti ufficialmente riconosciuto che la sede presidenziale è vacante. Intanto, l'Unione Europea ha ribadito per voce dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Catherine Ashton, la "disponibilità a contribuire a trovare soluzioni democratiche durature". Un appello del tutto simile è giunto anche dal Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Al momento la situazione ha riacquistato una relativa calma e sono stati riaperti gli aeroporti e lo spazio aereo. Per le strade della capitale presidiate dall’esercito si trovano soprattutto gli stranieri che cercano di lasciare il Paese. Lo stato di emergenza proclamato dal governo ad interim ieri sera perdura anche se a Tunisi è stato al momento sospeso il coprifuoco. Più difficile la situazione nella città di Monastir dove è stata data alle fiamme la prigione e decine di detenuti sono stati uccisi durante un’evasione di massa, stessa scena anche nella città di Mahdia, dove i morti sono almeno 10. Disordini e saccheggi si sono verificati anche a Biserta, 60 km a ovest di Tunisi sulla costa. Secondo fonti vicine all’opposizione vi sarebbe un coinvolgimento anche di esponenti della forza di sicurezza presidenziale nei saccheggi in corso negli ultimi giorni in Tunisia, tanto che anche il capo della Guardia presidenziale, Ali Seriati, sarebbe stato arrestato.

    Sull’attuale situazione dopo la fuga del presidente Ben Ali, ascoltiamo l’inviato speciale del Corriere della Sera, Lorenzo Cremonesi, raggiunto telefonicamente a Tunisi da Giada Aquilino:

    R. - Tutto è in sviluppo. Bisogna vedere cosa succederà nelle piazze, cosa faranno queste bande di ragazzini, di gente delle periferie, che hanno assaltato in modo disordinato negozi, uffici, banche. L’importante è che adesso ritorni la calma e non è affatto detto che ciò avvenga. C’è poi un grande scontro di potere all’interno degli organismi dirigenziali: non è detto che la compagine che vediamo oggi duri fino al voto. Bisogna instaurare tutta una serie di meccanismi, fare in modo che si arrivi davvero alle elezioni.

    D. - Ci sono rischi che frange estreme possano prendere il sopravvento?

    R. - Questo è sempre stato il motivo, per le potenze occidentali - Stati Uniti ed Europa in testa - per puntellare, in qualche modo, Ben Ali. La Tunisia, come già detto nei giorni scorsi, è un Paese laico e quella di queste ore è una rivolta laica, però c’è da chiedersi quali sono i gruppi organizzati veramente in grado, in questa regione, di gestire delle persone, di avere dei soldi, dei fondi. Innanzi tutto Al Qaeda; poi i Fratelli musulmani, che in Tunisia non ci sono, ma non dimentichiamo che questo caos allarga i controlli alle frontiere, le rende più elastiche e permette ad eventuali “cellule dormienti” di agire, di aggiungere caos al caos. Questa è la paura di tanti. Bisogna dire inoltre che c’è l’esercito e, forse, il politico che più riuscirà ad ingraziarselo, a lavorare con esso, sarà quello che gestirà la transizione verso le elezioni. (vv)

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    Referendum su Mirafiori: vince il sì all'accordo

    ◊   In Italia con il 54,1% di sì, i lavoratori dello stabilimento Fiat di Mirafiori hanno approvato l’accordo siglato lo scorso 23 dicembre tra azienda e sindacati metalmeccanici. Ad eccezione della Fiom-Cgil, che rifiuta tuttora qualsiasi firma tecnica, chiede di riaprire la trattativa sulla rappresentanza e si prepara allo sciopero generale. Per l’Amministratore delegato Marchionne la scelta è storica e non intacca i diritti dei lavoratori. Il governo, col ministro Sacconi, parla di una nuova fase nelle relazioni industriali e richiama l’azienda agli impegni presi. Per il Pd il risultato va rispettato ma anche il disagio dei lavoratori. Il servizio di Giampiero Guadagni:

    Lo scrutinio, terminato soltanto all’alba, ha registrato, a lungo, un vero e proprio testa a testa. Decisivo si è rivelato il massiccio consenso degli impiegati, mentre nei reparti del montaggio la maggioranza si è espressa per il “no”. Altro dato significativo è l’altissima affluenza ai seggi. Ha votato infatti il 96 per cento: 5218 lavoratori su 5431 aventi diritto. “Una decisione sofferta: hanno vinto le ragioni del lavoro”, è il primo commento dei leader di Cisl e Uil, che - assicurano - saranno tutelati anche coloro che hanno votato contro. L’accordo per Mirafiori, che compreso l’indotto riguarda 70 mila dipendenti Fiat, ha lacerato i rapporti tra sindacati, con i metalmeccanici della Cgil in prima linea contro il piano Marchionne, piano che prevede dal prossimo anno la produzione Mirafiori di Suv per i marchi Gip e Alfa Romeo. Tra i punti principali dell’accordo: lotta all’assenteismo, aumento dei turni settimanali, riduzione delle pause, incrementi di salari, grazie soprattutto alle maggiorazioni per il turno di notte.

    Per un commento sull’esito del referendum, al microfono di Gabriella Ceraso, Michel Martone, ordinario di diritto del lavoro alla Luiss di Roma:

    R. - Si tratta di un risultato sofferto ma importante, perché l’industria automobilistica adesso ha un futuro nel nostro Paese, un futuro di rilancio, di investimenti. Il sindacato, ora, è di fronte ad una nuova, straordinaria sfida: esigere che la Fiat e Marchionne rispettino gli impegni che hanno preso con quest’accordo per mantenere l’industria automobilistica nel nostro Paese. I lavoratori se lo meritano. Se lo meritano perché sono andati a votare, dando una prova importante di democrazia e perché hanno accettato un regime di lavoro che è particolarmente faticoso e per il quale si impegneranno.

    D. - I decenni di lotte sindacali e di conquiste per i diritti dei lavoratori sono compromessi?

    R. - Non c’è lesione dei diritti riconosciuti dalle leggi. C’è modifica delle tutele, cioè qual è la disciplina delle pause. Allo stesso modo, rispetto ai turni orari, la modifica dei turni è probabilmente la misura più problematica, perché quando vengono cambiati i turni ad un lavoratore questi deve riorganizzare la propria vita, ma la maggioranza dei lavoratori ha accettato tutto questo. La modifica, quindi, è in ordine alle tutele e non è una riduzione dei diritti. Un punto importante da dire, però, è che questi maggiori sacrifici da parte dei lavoratori sono sacrifici che vengono remunerati e che l’alternativa, se avesse vinto il fronte del “no”, sarebbe stata ben più drammatica.

    D. - A livello di rappresentatività, tutele perse o acquisite?

    R. - Tutele perse a cominciare dalla Fiom. Marchionne è tornato alla tutela base, che è lo Statuto dei lavoratori. Statuto che la stessa Fiom, non più di qualche mese fa, considerava una legge fondamentale ed intoccabile e che invece, oggi, l’ha portata in questa paradossale situazione: essersi opposta ad un accordo in nome della rappresentanza della classe operaia ed essere però finita fuori dai cancelli, lontana dai lavoratori.

    D. - Quali margini di discussione ci sono sotto questo punto di vista?

    R. - Oggi la palla torna alle parti sociali. Adesso dobbiamo trovare un nuovo sistema di regole, che non venga imposto dal Parlamento - attraverso una legge che richiederebbe anni e che non è arrivata già nei precedenti 60 anni - ma venga invece trovato tra i sindacati, attraverso un accordo interconfederale. Un primo esempio potrebbe essere, come avevano già concordato Cgil, Cisl e Uil prima del veto della Fiom, dalla bozza del 2008, che prevedeva di importare le regole della democrazia sindacale prevista nel pubblico impiego all’interno dell’impiego privato. Anche alla luce dei risultati sarebbe importante ripartire da quella bozza per indicare un sistema di regole che sia condiviso da tutti e che venga accettato da tutti.

    D. - Si è votato secondo lei anche sulla scorta della paura?

    R. - Certo. La verità di questa vicenda è che dimostra la situazione nella quale noi ci troviamo. Purtroppo la pressione globale, il nostro grande debito pubblico e le difficoltà economiche nelle quali versa il nostro Paese, sono state scaricate sui lavoratori italiani.

    D. - Ci sono dei doveri di responsabilità sociali anche verso il territorio oltre che doveri di responsabilità di rappresentanza cui la Fiat, da oggi in poi, va richiamata?

    R. - Assolutamente. Sono doveri di responsabilità, anzitutto fare tutto quello che è necessario per rilanciare quest’azienda. Lo deve in primis ai lavoratori che hanno firmato per il “sì”, poi a quelli che hanno votato per il “no”, lo deve nei confronti del Paese e del territorio.

    D. - E’ anche vero che sta solo alla sua coscienza, perché a livello di implicazioni industriali ormai è completamente autonomo…

    R. - Sta solo alla sua coscienza, ma allora non avrebbe avuto senso fare tutta questa battaglia. Il punto, ora, è che venga controllata. Sono sicuro che da questo punto di vista anche il governo vigilerà, i sindacati vigileranno. (vv)

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    Il commento di padre Bruno Secondin al Vangelo della Domenica

    ◊   In questa seconda Domenica del Tempo ordinario la liturgia ci propone il passo evangelico in cui Giovanni Battista, vedendo Gesù venire verso di lui, dice:

    “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! … Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui”.

    Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del padre carmelitano Bruno Secondin, docente di Teologia spirituale alla Pontificia Università Gregoriana:

    Con la solenne testimonianza del Battista sulla identità di Gesù ormai adulto, che si presenta sulla scena, entriamo con questa domenica nel periodo liturgico detto “Tempo ordinario”. “Ecco l’agnello di Dio!”, esclama Giovanni, con tono di gioia e stupore. È la proclamazione che noi ripetiamo in ogni Messa, invocando purificazione e pace. L’immagine rimanda sia alla tradizione biblica dell’agnello pasquale che a quella del servo innocente e solidale del profeta Isaia. C’è poi anche il simbolo della colomba, evocato nella spiegazione di Giovanni sulla sua esperienza interiore: ha visto planare lo Spirito e stabilirsi in Gesù, proprio come fa una colomba quando si posa. Dall’esperienza interiore nasce la testimonianza, resa credibile proprio dallo stile di vita di Giovanni e dalla sua apertura mentale e di cuore alla novità dei segni di Dio. Agnello e colomba, simboli da decodificare - e non solo poetiche immagini – per capire lo stile di vita cristiana. Tutti e due richiamano l’innocenza, la dolcezza, la semplicità, come commenta san Bernardo. Applicati a Gesù Cristo, nella prospettiva della salvezza compiuta, questi due simboli esprimono innocenza e fiducia, non malizia; amore e solidarietà non violenza o fanatismo; trasparenza e gioia, non prestigio o ipocrisia. Linee guida da vivere, se davvero seguiamo l’agnello di Dio.

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    Chiesa e Societā



    L’arcivescovo di Yangon: libertà religiosa e pace sono decisive per il futuro del Myanmar

    ◊   Libertà religiosa e pace sono elementi e valori decisivi per assicurare un prospero futuro al Myanmar: è quanto afferma mons. Charles Bo, arcivescovo di Yangon, all’Agenzia Fides, commentando il messaggio del Santo Padre “Libertà religiosa, via alla pace”, contestualizzandolo nella situazione del Myanmar. Come riferito a Fides, i contenuti del messaggio sono stati illustrati dall’arcivescovo ai fedeli cattolici e anche ai funzionari e rappresentanti delle autorità statali del Myanmar, nel corso di incontri – come quello in occasione dell’anniversario dell’indipendenza del Myanmar – in cui l’arcivescovo ha potuto tracciare le prospettive per il nuovo anno, esponendo e attualizzando le parole del Papa. Il presule rimarca le parole del Messaggio: “Ogni persona deve poter esercitare liberamente il diritto di professare e di manifestare, individualmente o comunitariamente, la propria religione o la propria fede, sia in pubblico che in privato, nell’insegnamento, nelle pratiche, nelle pubblicazioni, nel culto e nell’osservanza dei riti” (n.5). Questo, sottolinea mons. Bo, è un principio universalmente valido per tutta l’umanità e tutte le nazioni. L’arcivescovo ricorda che nel XVII secolo alcuni colonizzatori cristiani hanno imposto la conversione agli indigeni birmani, affermando che casi e storie di “conversioni forzate” si sono verificate nella storia del cristianesimo ma anche in quella di atre religioni, come l’islam o il buddismo. Tali forme, ha assicurato, sono sempre da deplorare e condannare, sia per il passato sia quando si verificano nel tempo presente. Mons. Bo nota che oggi i fedeli cristiani del Myanmar, per essere promossi a posizioni sociali di un certo livello, devono abbandonare la fede cristiana; mentre in alcune aree tribali del Myanmar i simboli e edifici cristiani come le croci vengono rimossi a causa dell’influenza di missionari buddisti. L’arcivescovo rileva anche, dal Messaggio del Papa, “il sostegno che ogni comunità religiosa offre alla società”, ricordando che, prima della nazionalizzazione avvenuta nel 1965, la Chiesa cattolica del Myanmar gestiva nel paese numerose scuole e ospedali, con ottimi risultati e frutti: “A quel tempo il sistema educativo del Mynamar era noto ed eccelleva in tutta l’Asia. Dopo la nazionalizzazione, invece, si è fortemente impoverito ed è peggiorato sempre più: è un fatto innegabile”. Per questo la Chiesa cattolica auspica che – in base alla nuova Carta costituzionale e in accordo con le autorità statali – possa esserle nuovamente concessa l’autorizzazione ad aprire e gestire scuole e università private. Mons. Bo ha enfatizzato, infine, la necessità di migliorare sempre più il dialogo fra le istituzioni civili e religiose, per contribuire insieme al bene comune, al progresso e alla prosperità della nazione birmana.

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    Nota dei vescovi messicani sulle elezioni nello Stato di Guerrero

    ◊   «La partecipazione alla vita comunitaria non è soltanto una delle maggiori aspirazioni del cittadino, chiamato a esercitare liberamente e responsabilmente il proprio ruolo civico con e per gli altri, ma anche uno dei pilastri di tutti gli ordinamenti democratici»: è con questo richiamo alla dottrina sociale della Chiesa che, in Messico, i vescovi della provincia ecclesiastica di Acapulco si rivolgono, con una nota, ai fedeli che dovranno partecipare, il prossimo 30 gennaio, alle elezioni per il rinnovo del Governo nello Stato di Guerrero. Lo riferisce L’Osservatore Romano. Nell'esortare al dovere civico, i firmatari, tra i quali l'arcivescovo di Acapulco, Carlos Garfias Merlos, ricordano che «il voto è allo stesso tempo un diritto e un dovere che deve essere esercitato con grande responsabilità e attenzione». Varie sono le proposte indicate dai presuli per promuovere il sano sviluppo della società: tra queste, si indicano come prioritarie il contrasto alla violenza, la lotta alla povertà e alla disoccupazione e l'educazione dei giovani. Si tratta, è scritto, «di alcune preoccupazioni urgenti per l'episcopato da porre all'attenzione del futuro governatore dello Stato». Per quanto concerne il primo aspetto, i vescovi ritengono utile «prevedere una corretta pianificazione e organizzazione del sistema di sicurezza nello Stato e promuovere l'educazione sociale delle persone, affinché tutti diventino responsabili per la pace». La lotta alla povertà estrema è un altro dei punti propositivi: si tratta, è spiegato, «di garantire cibo, cure sanitarie e lavoro, favorendo la cooperazione reciproca e l'organizzazione per lanciare programmi di sviluppo». Allo stesso modo, i vescovi ritengono «urgente e indispensabile offrire spazi ai giovani» nel campo dell'istruzione. A tale riguardo, concludono, «per votare è necessario conoscere in maniera responsabile e valutare non soltanto i programmi e le piattaforme politiche dei partiti, ma anche la qualità morale di ogni candidato, le loro competenze ed esperienze, l'onestà intellettuale e la rettitudine nelle vite personali, nelle famiglie e nella società». La nota dei vescovi della provincia ecclesiastica di Acapulco si inserisce nel costante impegno della comunità cattolica per favorire il bene comune. In occasione delle celebrazioni del bicentenario dell'indipendenza del Messico e del centenario della rivoluzione, la Conferenza episcopale ha pubblicato una Lettera pastorale nella quale si ribadisce la collaborazione «nella costruzione di un futuro di speranza, nella convinzione che tutti devono essere protagonisti degli avvenimenti e non soltanto spettatori».

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    Giovanni Paolo II patrono della Giornata mondiale della gioventù di Madrid

    ◊   Giovanni Paolo II dopo la Beatificazione sarà il nuovo patrono della Gmg di Madrid. Lo ha annunciato ieri sera nella capitale spagnola il cardinale Stanisław Ryłko presidente del Pontificio Consiglio per i Laici. Il porporato polacco conclude oggi il secondo incontro preparatorio cui hanno preso parte i delegati di 84 Paesi e 44 movimenti e associazioni di tutto il mondo. “Siamo felici di avere tra i nostri patroni anche Giovanni Paolo II”, ha detto Ryłko ai delegati che hanno accolto la notizia con un grande applauso. Papa Wojtyla si aggiunge così agli altri patroni come San Giovanni della Croce e Santa Teresa D’Avila, una scelta che appare naturale per colui che delle GMG è stato l’ideatore e il primo sostenitore. Intanto procede la preparazione dell’evento che secondo le previsioni porterà a Madrid due milioni di giovani per l’incontro con Benedetto XVI dal 16 al 21 agosto prossimi. “Ma gli aspetti organizzativi - ha detto ieri il cardinale Ryłko - non devono distrarci dall’obiettivo centrale di ogni Giornata Mondiale della Gioventù che è quello di avvicinare i giovani a Cristo, proprio come voleva Giovanni Paolo II”. (Da Madrid, Mimmo Muolo)

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    Domani Giornata Mondiale del Migrante sul tema “Una sola famiglia umana"

    ◊   Domani la Chiesa celebra la 97.ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato sul tema “Una sola famiglia umana ”, titolo del Messaggio di Benedetto XVI per l’occasione. In Italia, la celebrazione centrale della “Giornata” sarà presieduta nella Cattedrale di Genova dal cardinale arcivescovo Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. A Roma, nella Basilica di Santa Pudenziana alle 17.30, una Santa Messa sarà presieduta da mons. Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale dei migranti, con la partecipazione delle comunità filippina, romena e latinoamericana, che costituiscono i gruppi di immigrazione più consistenti presenti nella capitale.

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    Dal 22 al 23 gennaio la colletta della Conferenza episcopale Usa per l’America Latina

    ◊   Si svolgerà dal 22 al 23 gennaio la colletta nazionale promossa ogni anno dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti (USCCB) per la Chiesa in America Latina. La raccolta, che si tiene ormai da 45 anni, serve a finanziare progetti missionari, di formazione e di catechesi promossi dalle diocesi sudamericane. Il tema scelto per questa edizione è “Keep the Faith” (Conserva la fede) e sintetizza bene lo scopo della colletta e le sfide che attendono oggi la Chiesa in America Latina e nei Caraibi: dalla crescente scarsità di sacerdoti e di personale catechistico preparato, alle migrazioni all’aggressivo proselitismo delle sette. Nel 2010 è stata raccolta la significativa somma di 7,5 milioni di dollari che hanno finanziato più di 400 progetti: il 23 per cento è andato alla formazione di seminaristi e religiosi, il 13 per cento alla formazione di agenti pastorali laici, il 43 per ceto a sostegno delle attività pastorali promosse nelle parrocchie, diocesi e scuole cattoliche e il 5 per cento alla costruzione di cappelle temporanee in Cile dopo il terremoto che ha devastato il Paese nel febbraio dell’anno scorso. Anche se destinati per lo più a progetti pastorali, una parte dei fondi viene infatti usata anche per la ricostruzione chiese e strutture in aree distrutte da gravi calamità naturali. È il caso ad esempio anche di Haiti colpita dal sisma di un anno fa, per il quale la USCCB ha predisposto un piano denominato Program for the Reconstruction of the Church in Haiti (Proche). Il piano mette a disposizione fondi per ricostruire settanta edifici sacri e parrocchiali distrutti dalle scosse oltre a riparare i danni subiti dai seminari e dalle scuole cattoliche nel Paese. A questa come ad altre emergenze i cattolici degli Stati Uniti hanno risposto con grande generosità, come ha confermato presidente del sotto-comitato per l’America Latina della USCBB, mons. José Gòmez: “Il 2010 è stato un anno straordinario per la colletta, sia per la quantità degli interventi richiesti, sia per la risposta dei cattolici di tutti gli Stati Uniti. Attraverso il nostro generoso sostegno alla Chiesa in America Latina stiamo servendo il Corpo di Cristo e condividendo la comunione nello stesso corpo”, ha detto l’arcivescovo. (A cura di Lisa Zengarini)

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    Il metropolita Emmanuel chiede il ripristino della diretta del Natale ortodosso su Radio France

    ◊   Il metropolita Emmanuel, presidente dell'Assemblea dei vescovi ortodossi di Francia nonché presidente della Conferenza delle Chiese europee, ha inviato una lettera di protesta a Olivier Poivre d'Arvor, direttore di «France Culture», chiedendogli di ripristinare la trasmissione radiofonica della liturgia del Natale ortodosso — che secondo il calendario giuliano si celebra il 7 gennaio — improvvisamente soppressa alla vigilia dell'evento. Questa trasmissione, ricorda Emmanuel, fa parte della storica programmazione di «France Culture» (risale addirittura alla metà degli anni Trenta del secolo scorso) e, in occasione delle feste di Natale e di Pasqua, è ascoltata da tutti quei fedeli cristiani ortodossi, residenti anche all'estero, che, a causa dell'età, della malattia, di un ricovero ospedaliero o altro, non possono recarsi in un luogo di culto. La mancata diffusione radiofonica, il 7 gennaio scorso, della tradizionale liturgia natalizia dalla cattedrale russa di Saint-Alexandre-Nevsky a Parigi, ha provocato la reazione anche dell'«Observatoire de la christianophobie», che ha invitato tutti i cristiani, ortodossi, cattolici e protestanti, a scrivere ai responsabili di «France Culture» chiedendo di ripristinare la trasmissione. Secondo quanto riferisce il Service orthodoxe de presse, interrogato al riguardo, Sylvain Jaffré, delegato alla produzione e all'emissione di «France Culture», ha spiegato che la soppressione della trasmissione della liturgia del Natale ortodosso è stata una scelta del direttore, Olivier Poivre d'Arvor, d'accordo con il presidente e direttore generale Jean-Luc Hees. Dopo aver riletto il capitolato d'oneri di «Radio France» (il gruppo di cui «France Culture» fa parte), i responsabili hanno ritenuto che «il loro unico obbligo contrattuale consisteva nei programmi religiosi della domenica mattina». Di conseguenza hanno deciso di cancellare d'ora in poi le altre trasmissioni, sia per gli ortodossi sia per i protestanti e i cattolici (compresa ad esempio la messa di mezzanotte a Natale). Tuttavia, ed è soprattutto questo ad aver scatenato le polemiche, in un comunicato del 29 novembre scorso i responsabili di «France Culture» avevano confermato la diffusione in diretta della celebrazione del 7 gennaio nella cattedrale di Saint-Alexandre-Nevsky, una delle più antiche chiese ortodosse del Paese, la cui inaugurazione risale al 1861. La Chiesa ortodossa in Francia è composta da diocesi e comunità di tradizione e cultura differenti (russa, greca, antiochena, romena, serba, georgiana) che testimoniano, insieme o separatamente, le loro rispettive peculiarità. Massimo organismo di rappresentanza è appunto l'Assemblea dei vescovi ortodossi, istituita nel 1997, che ha sostituito il Comitato inter-episcopale ortodosso. Si dichiara di religione ortodossa — secondo un recente sondaggio — circa l'1 per cento della popolazione francese.

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    Taiwan. La diocesi di Kaohsiung festeggia 50 anni: lettera pastorale dell'arcivescovo

    ◊   Una serie di celebrazioni che si svolgono a turno nei 9 decanati, uno per mese, da gennaio a settembre, per pregare intensamente per il Paese, per la popolazione, per la diocesi e per tutti i fedeli, perché ricevano abbondanti benedizioni e grazie del Signore. Quindi le celebrazioni comunitarie da ottobre a dicembre: così la diocesi di Kaohsiung dell’isola di Taiwan sta celebrando i 50 anni della sua istituzione. I festeggiamenti si sono aperti con la solenne Eucaristia presieduta dall’arcivescovo Peter Liu, a capodanno. Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, dal 12 al 28 febbraio si svolgerà nella Cattedrale una manifestazione dedicata alla Madonna del Rosario sul tema “Fede, Chiesa particolare, immagini sacre e chiese”. Nel mese di ottobre, in occasione della festa patronale della diocesi, è prevista una grande celebrazione. Il mese di dicembre, nella festa della Madonna di Wan Jin che è Patrona della Basilica, ci sarà il culmine dei festeggiamenti per i 50 anni di fondazione, per questo la diocesi invita i singoli fedeli, le intere famiglie e le parrocchie ad intraprendere il pellegrinaggio. Rivolgendosi ai circa 45.000 fedeli della diocesi, mons. Liu ha appena pubblicato la sua lettera pastorale, che si divide in tre parti: ripercorrere l’anno 2010; cento anni di fondazione del paese e 50 anni di fondazione della diocesi; rispondere alla celebrazione dell’Anno dei Laici puntando sull’evangelizzazione e sulla pastorale. L’arcivescovo propone nella sua lettera una serie di riflessioni: l’invito a “prendere il largo”; l’urgente necessità della santità e delle vocazioni sacerdotali; la profonda spiritualità e la concreta attività dei leader della comunità; rendere il santuario del Monte delle Beatitudini una meta dell’evangelizzazione; la celebrazione dell’Anno dei Laici. Infine il pastore della diocesi di Kaohsing invoca l’intercessione di Maria Vergine e dell’Apostolo delle Genti, San Paolo, per realizzare tutti gli impegni previsti dal programma pastorale.

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    Papua Nuova Guinea: cinque giorni di incontro, spiritualità e festa per 520 giovani di Vanimo

    ◊   Un grande raduno dei giovani cattolici della zona costiera della diocesi di Vanimo si è concluso questa mattina nei locali del seminario minore San Giovanni Maria Vianney. Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, 520 giovani provenienti dai villaggi delle 4 parrocchie della costa, accompagnati dai loro parroci, che hanno presieduto a turno la celebrazione eucaristica del mattino, per cinque giorni hanno vissuto un’esperienza di vita comunitaria contraddistinta dall’ascolto della Parola di Dio, dalla preghiera e dalla riflessione comune, guidati dal vescovo di Vanimo, Cesare Bonivento, dal vicario generale mons. Thomas Tomy, da padre Augustine e dall’équipe del Centro diocesano pro life e per la lotta all’aids. I giovani hanno rallegrato le serate con canti, scenette e danze locali preparati e realizzati da loro. In questa circostanza per la prima volta si sono svolte le Olimpiadi diocesane della gioventù. La buona riuscita dell’evento si deve al lavoro svolto dal comitato organizzatore, guidato dal vescovo, ed anche all’associazione delle donne cattoliche, che si sono occupate della cucina condividendo i prodotti ortofrutticoli dei vari villaggi. I giovani hanno chiesto che ci sia un seguito a questo raduno, perciò un comitato giovanile diocesano dovrà dare continuità all’iniziativa. In particolare i giovani hanno espresso il desiderio di una formazione permanente, a livello diocesano e parrocchiale.

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    La Congregazione di San Filippo Neri ricorda il Beato José Vaz nel terzo centenario della morte

    ◊   La figura e l’opera del Beato José Vaz, oratoriano, vengono specialmente ricordate domani dalla Congregazione di San Filippo Neri e da numerose diocesi asiatiche, in occasione del III centenario della morte. Discendente da una famiglia di bramini, il futuro missionario nacque il 21 aprile 1651 a Benaulim, un villaggio nel territorio di Goa, allora capitale delle colonie portoghesi di Estremo Oriente; ricevette la prima istruzione culturale e spirituale dai genitori, devoti cattolici, prima degli studi umanistici all’Università dei Gesuiti, a Goa, e della formazione teologica presso il Collegio dei Domenicani. Dopo l’ordinazione sacerdotale ricevuta nel 1676, fu invitato dal patriarca di Goa a svolgere il ministero sacerdotale a Kanara, dove si fermò per alcuni anni, distinguendosi per lo zelo apostolico. Tornato a Goa, si unì nel 1686 ad un piccolo gruppo di sacerdoti e pose la novella comunità sotto la regola dell’Oratorio di San Filippo Neri, il grande apostolo della Roma cinquecentesca che aveva sempre desiderato di raggiungere le Indie per la missione ad gentes, prima di convincersi a considerare come sue “Indie” i luoghi romani del degrado e della sofferenza. Alcuni mesi dopo, nell’aprile 1687, lasciò la sua terra e la comunità per recarsi missionario con due soli compagni nell’isola di Ceylon, attuale Sri Lanka, dove i conquistatori olandesi impedivano ai sacerdoti cattolici il libero svolgimento della loro missione. Si stabilì in un primo momento a Jaffna, tentando di stabilire un contatto con quei cattolici che erano stati costretti a nascondersi dal regime calvinista e con quanti avevano abbandonato la fede per la pressione delle autorità. Dopo circa nove anni di apostolato a Jaffna, decise di continuare la sua missione all’interno dell’isola, nel regno indipendente di Kandy. Arrestato come spia, venne imprigionato nel palazzo reale di Kandy, ottenendo la propria liberazione grazie ad alcuni prodigi, tra cui il “miracolo della pioggia”, che liberò il Paese dalla perdurante siccità. Da quel momento ottenne la protezione del sovrano di Kandy, che lo autorizzò ad esercitare il suo ministero in quel territorio. Nel 1696 giunsero a Ceylon gli Oratoriani di Goa, insieme ai quali il P. Vaz poté costituire la missione oratoriana nell’isola, contribuendo in modo determinante alla rinascita del cattolicesimo in Ceylon. Alla sua morte, avvenuta a Kandy il 16 gennaio 1711, l’oratoriano lasciava un’abbondante messe spirituale, con circa centomila Battesimi amministrati negli anni e l’edificazione di decine di chiese e cappelle. Ieri, la Procura Generale degli Oratoriani ha commemorato il Beato Vaz a Mérida (Messico), in occasione della consegna ufficiale del Rescritto Apostolico che ha eretto canonicamente in Congregazione dell’Oratorio la comunità di Mérida, avviata nel 1999 da due Padri oratoriani di Città del Messico. (M.V.)

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    Primo museo missionario multimediale e interattivo dedicato all’Amazzonia

    ◊   Sarà inaugurato venerdì 4 febbraio, ad Assisi, il nuovo Museo Missionario dei Frati Cappuccini dell’Umbria. Si chiama MUMA (MUseo Missionario Amazzonia), e sarà il primo museo del mondo nel suo genere. A renderlo unico – riferisce la Fides - è stata la scelta di trasformare un museo missionario tradizionale in un museo interamente multimediale e interattivo. La sede è la stessa del precedente museo nato nel 1973, via San Francesco 19, ma tutto il resto è stato profondamente trasformato: gli spazi sono stati ridisegnati, le teche sono diventate postazioni digitali, le foto hanno acquisito parola e movimento, l’illuminazione è diventata parte integrante dell’allestimento, i rumori della foresta hanno sostituito il silenzio, i volti dei protagonisti hanno voce. La guida al museo è una sofisticatissima cuffia in italiano, inglese e portoghese. In questo modo la visita al museo diventa una vera e propria esperienza sensoriale. Il MUMA racconta 100 anni di presenza missionaria dei Cappuccini della regione umbra nell’Amazzonia occidentale, nella regione brasiliana dell’Alto Solimoes, al confine con Perù e Colombia. Il MUMA è un museo storico, etnografico, scientifico, missionario: racconta la storia dello sviluppo sociale, economico e culturale dell’Alto Solimoes; l’incontro con la nazione indigena dei Ticuna e con il mondo multicolore brasiliano; l’impegno dei religiosi cappuccini, prima umbri poi brasiliani, che hanno costruito chiese, ospedali, scuole, fabbriche. Il MUMA è stato voluto dalla Provincia Cappuccina Serafica dell’Umbria, studiato e realizzato dalla NOVA-T in collaborazione con Interactive Sound.

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    24 Ore nel Mondo



    Italia. Berlusconi indagato per concussione e prostituzione minorile. Il premier: solo fango

    ◊   In Italia, dibattito politico resta centrato sull’inchiesta della Procura di Milano che ha indagato il premier, Silvio Berlusconi, per le ipotesi di reato di “concussione” e di “prostituzione minorile” in merito alla vicenda Ruby. Il capo dell’esecutivo parla dell’ennesima macchinazione giudiziaria. Dura, invece, la reazione delle opposizioni. Il servizio è di Eugenio Bonanata:

    La persecuzione dei giudici continua ma non fermerà la volontà di cambiare il Paese. Questo il pensiero del premier che oggi, in una nota, ha ribadito che i pubblici ministeri di Milano, in “spregio di ogni norma” hanno raccolto “soltanto chiacchiere”, “senza alcuna rilevanza penale”, stravolgendo in modo “inverosimile e grottesco” la realtà dei fatti. Si tratta dell’ennesimo “tentativo di eliminarmi dalla scena politica”, ha aggiunto, mentre la Procura, che presto chiederà il giudizio immediato, lo ha invitato a comparire per l’interrogatorio tra il 21 e il 23 gennaio prossimi. Berlusconi ha già risposto che non vede l’ora di difendersi in tribunale. I suoi legali, invece, hanno contestato la competenza della Procura milanese e ritengono comunque che si tratti di un’intromissione gravissima nella vita privata del premier. Il Pdl parla di un logoro copione, ma ribadisce la volontà di andare avanti nell’azione di governo, forte dell’arrivo di nuovi parlamentari nella compagine di maggioranza. Molti i ministri scesi in capo in queste ore. Per quello dell’interno, Maroni, la vicenda non crea nessun danno alla credibilità del governo, mentre il capo della Farnesina, Franco Frattini, lamenta una “spettacolarità mai vista nemmeno per l’arresto dei capimafia”. Nessuna polemica dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, il quale ha preferito non commentare quelle che ha definito “le nuove tristi vicende che riguardano” il premier. “Ci vergogniamo davanti al mondo”, ha detto invece il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, mentre l’Italia dei Valori ha chiesto al Viminale di chiarire in parlamento le pressioni esercitate a suo tempo sulla Questura di Milano per ottenere il rilascio della ragazza marocchina. Sul fronte dell’indagine, dopo le perquisizioni di ieri nell’abitazione di Ruby a Genova e nell’ufficio del consigliere lombardo del Pdl, Nicol Minetti, già ascoltata dai magistrati, si attende il via libera della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera per effettuare quella presso gli studi del tesoriere di fiducia del premier, Giuseppe Spinelli.

    Costa D’Avorio
    Sono ormai circa 250 i morti accertati dall'inizio della crisi in Costa d'Avorio, dopo il contestato ballottaggio presidenziale del 28 novembre scorso. Lo ha fatto sapere l’Onu. Intanto, l’ex leader ribelle ivoriano, Soro, confermato primo ministro dal presidente riconosciuto dalla comunità internazionale, Ouattara, è tornato ad invocare un intervento militare esterno per scongiurare il rischio di una guerra civile. Dal canto suo, l’Unione Europea ha rafforzato le sanzioni contro il capo di stato uscente, Gbagbo.

    Pakistan
    Nuovo attacco dei guerriglieri in Pakistan contro i rifornimenti alle truppe della Nato diretti in Afghanistan. I ribelli, la notte scorsa, hanno dato alle fiamme almeno 16 autocisterne cariche di carburante per i soldati alleati, parcheggiate in attesa di riprendere all’alba il viaggio verso la frontiera afghana. Cinque miliziani, inoltre, sono morti per l’esplosione di una mina al passaggio del veicolo su cui viaggiavano, nella regione tribale di Orakzai, nella zona nordoccidentale. Infine, nella città di Karachi, prosegue l’ondata di omicidi selettivi che negli ultimi tre giorni ha provocato una ventina di vittime nell’ambito della rivalità tra due formazioni politiche.

    Iraq
    In Iraq, tre soldati statunitensi hanno perso la vita e un quarto è rimasto ferito in due diversi episodi avvenuti oggi nel nord e nel centro del Paese. In un caso, probabilmente, si è trattato di "fuoco amico" da parte di militari iracheni, che hanno sparato contro quelli Usa durante una esercitazione congiunta nei pressi di Mosul. In questo modo, sale a 4.435 il numero di perdite subite dagli Stati Uniti in Iraq dall’inizio del conflitto nel 2003.

    Egitto
    Allarme in Egitto per un nuovo attentato, fortunatamente senza vittime. E’ stata fatta saltare una mina magnetica nascosta sotto un’auto parcheggiata nella rimessa del Monastero copto di Deir as-Suriani, una novantina di chilometri a nordovest del Cairo. L'esplosione avrebbe semidistrutto il locale e provocato gravi danni anche al complesso. Illesi i religiosi del Monastero.

    Libano
    Nel pieno della crisi politica in Libano, dopo le dimissioni dal governo Hariri di 10 ministri Hezbollah e di uno indipendente, il capo del movimento sciita, Hassan Nasrallah, parlerà domani della caduta dell’esecutivo. Lunedì e martedì prossimi, si terranno invece le consultazioni del presidente Suleiman in vista un nuovo governo per uscire dall’impasse. (Panoramica internazionale a cura di Eugenio Bonanata)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LV no. 15

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