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Sommario del 14/01/2011

Il Papa e la Santa Sede

  • Benedetto XVI approva il Decreto: Giovanni Paolo II sarà Beato il primo maggio 2011. La tomba trasferita dalle Grotte alla Basilica Vaticana. Agli altari anche Giuseppe Toniolo e un gruppo di suore martiri
  • Famiglia, vita, lavoro: il Papa ai rappresentanti di Regione Lazio, Comune e Provincia di Roma
  • Altre udienze e nomine
  • Il cardinale Sarah al rientro da Haiti: anche la Chiesa contribuisce alla rinascita del Paese
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Haiti un anno dopo, tanto resta da fare. Intervista con Marco Bertotto di Agire
  • "Schegge di vita" del carcere nel calendario ideato dai detenuti di Rebibbia. Il ricavato in solidarietà
  • Chiesa e SocietÓ

  • Pakistan: poco seguito alla protesta contro il Papa grazie al dialogo interreligioso
  • Indonesia: gli studiosi islamici in favore delle parole del Papa sulla libertà religiosa
  • I cristiani in India denunciano: le autorità complici degli estremisti in Karnataka
  • Lutto nella comunità cristiana pakistana: è morto il direttore del Christian Study Center
  • Copenhagen, riunione dei leader religiosi dell’Iraq sul terrorismo anticristiano
  • Consiglio Mondiale delle Chiese: a Tripoli incontro cristiano-islamico
  • Alluvioni in Brasile: la Chiesa si mobilita per aiutare le vittime
  • Il Papa Beato, entusiasmo alla riunione preparatoria della Gmg a Madrid
  • Panama: nella plenaria i vescovi hanno parlato di disuguaglianza sociale
  • L’episcopato del Nicaragua: il popolo non ha più fiducia nelle istituzioni
  • Congo: studenti in rivolta all'Università di Kinshasa
  • Fao: per frenare l'aumento dei prezzi alimentari servono investimenti
  • Usa: la preghiera del vescovo di Tucson per le vittime dell’attentato
  • Laurea honoris causa a mons. Twal: l'Europa ha "un'anima cultural-religiosa"
  • Terra Santa: una guida del Ministero del turismo d'Israele "sulle orme della Vergine Maria"
  • Germania: il presidente dei vescovi parla del "collaudato" rapporto Stato-Chiesa
  • Belgio: ripreso il lavoro della Commissione contro gli abusi
  • Portogallo: i vescovi preoccupati per i tagli alle scuole private
  • L'Istituzione Teresiana inaugurerà il suo primo centenario a Madrid
  • Da ieri l'Osservatore Romano e Tempi insieme in edicola
  • 24 Ore nel Mondo

  • Tunisia: il presidente Ben Ali apre al dialogo ma nel Paese continua a dilagare la protesta
  • Il Papa e la Santa Sede



    Benedetto XVI approva il Decreto: Giovanni Paolo II sarà Beato il primo maggio 2011. La tomba trasferita dalle Grotte alla Basilica Vaticana. Agli altari anche Giuseppe Toniolo e un gruppo di suore martiri

    ◊   Giovanni Paolo II sarà beatificato il prossimo primo maggio. La cerimonia sarà celebrata solennemente in Vaticano e sarà presieduta da Benedetto XVI. La data è stata ufficializzata questa mattina, con la firma da parte del Papa del Decreto di Beatificazione, nel quale figurano anche i nomi di altri prossimi candidati agli onori degli altari, tra i quali il prof. Giuseppe Toniolo – fondatore della Settimana sociale dei cattolici italiani – e cinque suore bosniache uccise in odio alla fede. Certamente, la notizia che in queste ore sta facendo velocemente il giro del mondo riguarda la figura di Papa Wojtyla, spentosi il 2 aprile 2005 e giunto al traguardo della Beatificazione dopo il riconoscimento di un miracolo avvenuto poco dopo la sua morte, riguardante una suora francese. Il cardinale di Cracovia, Stanislaw Dziwisz, si è detto "felice e intimidito" dalla notizia, mentre altrove i giovani polacchi si sono dati appuntamento stasera per cortei di festa e momenti di preghiera. Al microfono di Roberto Piermarini, il prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, il cardinale Angelo Amato, parla del miracolo attribuito a Giovanni Paolo II e del modo in cui si è sviluppato l’iter della Causa:

    R. - Dico subito che questa Causa ha avuto due facilitazioni. La prima riguarda l’esonero pontificio dall’attesa dei cinque anni per il suo inizio, e la seconda il passaggio per una corsia preferenziale, che non la mettesse in lista di attesa. Però, per quanto riguarda il rigore e l’accuratezza procedurale non ci sono stati sconti. La causa è stata trattata come le altre, seguendo tutti i passi previsti dalla legislazione della Congregazione delle Cause dei Santi. Anzi, se posso avanzare una mia prima constatazione, proprio per onorare degnamente la memoria di questo grande Pontefice, la causa è stata sottoposta a uno scrutinio particolarmente accurato, per fugare ogni dubbio e superare ogni difficoltà.

    D. - Cosa ci può dire ancora sul miracolo?

    R. - Si tratta della guarigione dal morbo di Parkinson della francese Suor Marie Simon Pierre. La malattia fu diagnosticata nel 2001 dal medico curante e anche da altri specialisti. La Suora ricevette le cure relative, che ovviamente più che guarirla, ne attenuavano in parte i dolori. Alla notizia della scomparsa di Papa Woityła, affetto dallo stesso morbo, Suor Marie e le consorelle iniziarono a invocare il defunto pontefice per la guarigione. Il 2 giugno 2005, stanca e oppressa dai dolori, la religiosa manifesta alla Superiora l’intenzione di voler essere esonerata dal lavoro professionale. Ma la superiora la invita a confidare nella intercessione di Giovanni Paolo II. Ritiratasi, la suora passa una notte tranquilla. Al risveglio si sente guarita. Sono scomparsi i dolori e non sente alcun irrigidimento nelle articolazioni. Era il 3 giugno 2005, festa del Sacro Cuore di Gesù. Interrompe subito la cura e si reca dal medico curante, il quale non può che constatarne la guarigione.

    Il direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi, incontrando i giornalisti si è soffermato sui motivi che hanno portato alla scelta del primo maggio come data per la cerimonia di Beatificazione di Giovanni Paolo II. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

    Giovanni Paolo II sarà proclamato Beato il prossimo primo maggio, domenica della Divina Misericordia. Padre Federico Lombardi ha ricordato l’importanza di questo giorno nella Liturgia:

    “E’ il giorno che già liturgicamente è centrato sui temi della misericordia, perché c’è l’apparizione di Gesù nel Cenacolo, con il cuore aperto e l’istituzione del Sacramento della Confessione e della Penitenza. E’, quindi, una domenica in cui la Liturgia parla molto della misericordia di Dio, manifestata da Cristo Risorto”.

    E il Pontificato di Papa Giovanni Paolo II è profondamente legato al tema della Misericordia:

    “Giovanni Paolo II ha istituito, ha proclamato questa domenica - la domenica dopo la Pasqua - Domenica della Divina Misericordia. In questa domenica ha canonizzato la grande apostola della Divina Misericordia, Suor Faustina Kowalska”.

    Dopo aver ricordato la canonizzazione di Suor Faustina, avvenuta il 30 aprile del 2000, Padre Lombardi ha sottolineato che il tema della Misericordia è presente anche in molti discorsi e testi di Papa Giovanni Paolo II e in particolare nell’Enciclica Dives in Misericordia:

    “Questa presenza del tema della teologia della Divina Misericordia, della spiritualità della Divina Misericordia è nella sua intera vita: quindi la Dives in misericordia. E poi alla fine, nel viaggio in Polonia del 2002, la dedicazione e la consacrazione del Santuario della Divina Misericordia, a Lagiewniki che è il luogo dove ha vissuto Santa Faustina, dove il Papa è andato. In quell’occasione ha affidato il mondo alla Divina Misericordia”.

    Il direttore della Sala Stampa Vaticana ha anche reso noto che la bara di Giovanni Paolo II sarà trasferita dalle Grotte Vaticane nella Basilica di San Pietro:

    “La bara del Santo Padre verrà trasferita dalle Grotte Vaticana, senza essere aperta - non ci sarà una esumazione - sotto l’altare della cappella di San Sebastiano”.

    Padre Federico Lombardi ha infine precisato che non è stato ancora deciso il giorno della memoria liturgica che verrà indicato dopo la Beatificazione. Tale giorno, in cui la Chiesa celebrerà la memoria del Beato Giovanni Paolo II, sarà stabilito dalla Congregazione per il Culto Divino.

    La Chiesa è in festa per la notizia della prossima Beatificazione di Giovanni Paolo II, che durante il suo ministero ha portato il nome di Cristo in ogni angolo del pianeta. Gli onori degli altari che ora lo attendono sono il riconoscimento dell’eccezionalità del suo rapporto con Dio e del suo essere un “intercessore” dell’uomo presso il cielo. Lo afferma il nostro direttore generale, padre Federico Lombardi, in questo editoriale per il settimanale d’informazione “Octava Dies” del Centro Televisivo Vaticano:

    Con l’approvazione da parte del Papa del decreto su un miracolo avvenuto per intercessione del Servo di Dio Giovanni Paolo II si apre la strada per la sua Beatificazione. La Chiesa riconosce cioè che Karol Wojtyla ha dato una testimonianza eminente ed esemplare di vita cristiana, è un amico e un intercessore che aiuta il popolo in cammino a rivolgersi a Dio e ad incontrarlo. Per quanto straordinarie, non sono quindi tanto le opere di Giovanni Paolo II ad attirare oggi la nostra attenzione, quanto la loro sorgente spirituale, la sua fede, la sua speranza, la sua carità.

    Le opere sono da ammirare proprio perché sono espressione della profondità e dell’autenticità del suo rapporto con Dio, del suo amore per Cristo e per tutte le persone umane, a cominciare dai poveri e i deboli; del suo tenero rapporto filiale con la Madre di Gesù. Lo ricordiamo quindi nel suo profondo e prolungato raccoglimento in preghiera; nel suo desiderio di celebrare e annunciare Gesù redentore e salvatore dell’uomo, di farlo conoscere e amare dai giovani e da tutto il mondo; nel suo intrattenersi con affetto sui malati e i sofferenti, nel visitare i popoli più bisognosi di cibo e di giustizia; infine, nella sua paziente e verissima esperienza di personale sofferenza, di malattia vissuta nella fede, davanti a Dio e davanti a tutti noi. La sua vita e il suo Pontificato sono stati percorsi dalla passione di far conoscere al mondo intero in cui egli è vissuto - il mondo della nostra drammatica storia al trapasso dei millenni - la consolante ed entusiasmante grandezza della misericordia di Dio: di questa il mondo ha bisogno. Perciò, giustamente, avremo la gioia di celebrare la Beatificazione solenne nel giorno in cui egli stesso ha voluto che tutta la Chiesa rivolga il suo sguardo e la sua preghiera a questa Divina Misericordia.

    Nell’elenco dei prossimi Beati per i quali Benedetto XVI ha firmato oggi i Decreti spicca la figura, definita da mons. Amato, “di grande rilievo culturale”, del prof. Giuseppe Toniolo, laico e padre di famiglia, ordinario di Economia politica all’Università di Pisa, vissuto tra il 1845 e il 1918 ed esponente di primo piano del cattolicesimo sociale in Italia. “Commovente”, ha proseguito il prefetto per le Cause dei Santi, è poi la vicenda del brutale martirio subito – tra il 15 e il 23 dicembre 1941 – da cinque suore cattoliche bosniache, dell’Istituto delle Figlie della Divina Carità, uccise in odio alla fede “semplicemente perché erano religiose addette al soccorso dei bambini e dei poveri”. Agli onori degli altari salirà anche la Venerabile Madre Antonia Maria Verna, fondatrice dell’Istituto della Carità dell’Immacolata Concezione d’Ivrea, vissuta a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento.

    Gli altri decreti, ha spiegato il cardinale Amato, riguardano le virtù eroiche del siciliano Antonio Franco, Prelato di S. Lucia del Mela (1585-1626); del tedesco Francesco Maria della Croce Jordan, fondatore dei Salvatoriani (1848-1918); del sacerdote americano Nelson Baker (1842-1936); dell’adolescente spagnolo Faustino Pérez-Manglaro, postulante della Compagnia di Maria (1946-1963), e della brasiliana Francesca di Paola di Gesù, conosciuta come “Nha Chica” (1810-1895), che spese la sua vita nella preghiera e nell’esercizio della carità verso i poveri. “Sono tutte figure affascinanti – ha concluso il porporato – la cui fama di santità è molto diffusa nei Paesi di origine e che costituiscono sempre degli esempi di grande attualità nella testimonianza evangelica”.

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    Famiglia, vita, lavoro: il Papa ai rappresentanti di Regione Lazio, Comune e Provincia di Roma

    ◊   Politiche organiche per la famiglia e garanzie perché le donne possano conciliare famiglia e lavoro: è l’appello lanciato dal Papa nel discorso ai Rappresentanti delle istituzioni della Regione Lazio, del Comune e della Provincia di Roma. Il Papa ha ricevuto l’on. Renata Polverini, presidente della Giunta regionale del Lazio, l’on. Giovanni Alemanno, sindaco di Roma, e l’on. Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma. Benedetto XVI ha parlato anche di rispetto della vita sotto diversi punti di vista, di crisi economica e in particolare di mancanza di lavoro per i giovani. Il servizio di Fausta Speranza:

    Il Papa chiede per la famiglia “politiche organiche che non si limitino a proporre soluzioni ai problemi contingenti, ma abbiano come scopo il suo consolidamento e sviluppo e siano accompagnate da un’adeguata opera educativa”. La famiglia è “culla originaria della società”, afferma, in cui i figli apprendono valori fondamentali:

    “E’ nella famiglia che i figli apprendono i valori umani e cristiani che consentono una convivenza costruttiva e pacifica. È nella famiglia che si imparano la solidarietà fra le generazioni, il rispetto delle regole, il perdono e l’accoglienza dell’altro. È nella propria casa che i giovani, sperimentando l’affetto dei genitori, scoprono che cosa sia l’amore e imparano ad amare".

    Benedetto XVI sottolinea l’opera educativa per citare alcuni aspetti di crisi della famiglia amplificati a volte dai “gravi fatti di violenza che a volte purtroppo accadono”. E a proposito di valori da apprendere, il Papa sottolinea l’importanza di “imparare a vivere l’amore nella logica del dono di sé, con una visione alta e oblativa della sessualità”:

    “L’amore umano non sia ridotto ad oggetto da consumare (...) possa essere percepito e vissuto come esperienza fondamentale che dà senso e finalità all’esistenza”.

    E poi la vita: “Molte coppie desidererebbero accogliere il dono di nuovi figli, ma sono spinte ad attendere”, spiega il Papa, che senza mezzi termini afferma:

    “E’ necessario sostenere concretamente la maternità, come pure garantire alle donne che svolgono una professione la possibilità di conciliare famiglia e lavoro. Troppe volte, infatti, esse sono poste nella necessità di scegliere tra i due”. “Lo sviluppo di adeguate politiche di aiuto, come pure di strutture destinate all’infanzia, quali gli asili-nido, anche quelli gestiti da famiglie, può aiutare a far sì che il figlio non sia visto come un problema, ma come un dono e una gioia grande".

    Quindi, il pensiero al numero elevato di aborti praticati nella regione Lazio. Benedetto XVI chiede che i “Consultori siano in condizione di aiutare le donne a superare le cause che possono indurre ad interrompere la gravidanza”. Per poi esprimere apprezzamento per “la legge vigente nella Regione Lazio che prevede il cosiddetto ‘quoziente familiare’ considerando il figlio concepito quale componente della famiglia”. E’ ancora la vita al centro delle parole del Papa quando parla di anziani, come “una grande ricchezza per la società”. Il Pontefice chiede il rispetto della vita fino al suo termine naturale e chiede che gli anziani non siano soli:

    “Le loro conoscenze, la loro esperienza e la loro saggezza sono un patrimonio per i giovani, che hanno bisogno di maestri di vita”.

    Il pensiero del Papa va poi alla “grave e persistente crisi economica” e alla “grave questione del lavoro”:

    “I giovani, in particolare, che dopo anni di preparazione non vedono sbocchi lavorativi e possibilità di inserimento sociale e di progettazione del futuro, si sentono spesso delusi e sono tentati di rifiutare la stessa società. Il prolungarsi di simili situazioni causa tensioni sociali, che vengono sfruttate dalle organizzazioni criminali per proporre attività illecite.”

    Dunque, l’appello:

    “È urgente che, pur nel difficile momento, si faccia ogni sforzo per promuovere politiche occupazionali, che possano garantire un lavoro e un sostentamento dignitoso, condizione indispensabile per dare vita a nuove famiglie".

    Famiglia, vita, giovani, lavoro: termini che tornano fortemente collegati tra loro.

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    Altre udienze e nomine

    ◊   Benedetto XVI ha ricevuto in udienza il Professor Andrea Riccardi, Fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Alle 18, il Papa riceve il cardinale William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Nei Paesi Bassi, il Pontefice ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Rotterdam, presentata per raggiunti limiti di età da mons. Adrianus Herman van Luyn, Salesiano.

    Negli Stati Uniti, Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Altoona-Johnstown, presentata per raggiunti limiti di età da mons. Joseph V. Adamec. Al suo posto, il Papa ha nominato mons. Mark L. Bartchak, del clero della diocesi di Erie, vicario giudiziale. Il 55.enne neo presule ha frequentato il Saint Mark Seminary per gli studi filosofici e il Christ the King Seminary ad East Aurora (New York) per quelli teologici. Ha ottenuto la Licenza e, nel 1992, il Dottorato in Diritto Canonico presso la Catholic University of America. Ordinato sacerdote, è stato fra l’altro difensore del vincolo nel Tribunale ecclesiastico, vicario per gli Affari canonici. E’ Membro dell’Executive Committee and Administrative Board della Pennsylvania Catholic Conference. Oltre all’inglese, conosce il latino, l’italiano, lo spagnolo e il francese. Nel 2009 è stato nominato Cappellano di Sua Santità.

    Sempre negli Stati Uniti, il Papa ha nominato ausiliare dell’arcidiocesi di Indianapolis il sacerdote Christopher J. Coyne, del clero dell’arcidiocesi di Boston, parroco della St. Margaret Mary Parish a Westwood. Mons. Coyne, 52 anni, ha frequentato l’University of Lowell dove ha conseguito il Baccalaureato in Filosofia e il Saint John Seminary di Brighton dove ha conseguito il Master of Divinity nel 1990. Ha ottenuto la Licenza e il Dottorato in Sacra Liturgia presso il Pontificio Ateneo San Anselmo a Roma. Dopo l’ordinazione sacerdotale, ha ricoperto gli incarichi di viceparroco, docente, direttore diocesano dell’Ufficio Liturgico, Cabinet Secretary for Public Relations and Spokesperson dell’arcidiocesi di Boston. parroco della Our Lady Help of Christians Parish a Newton.

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    Il cardinale Sarah al rientro da Haiti: anche la Chiesa contribuisce alla rinascita del Paese

    ◊   Ad un anno di distanza dal terremoto che ha provocato oltre 250 mila morti, la popolazione di Haiti è ancora colpita da gravi emergenze, tra cui grandi difficoltà nella ricostruzione, l’epidemia di colera e l’instabilità politica. Alla popolazione del Paese caraibico il cardinale Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, ha portato nei giorni scorsi il conforto e l’aiuto concreto di Benedetto XVI. Durante la visita ad Haiti, avvenuta in occasione del primo anniversario del sisma, il porporato ha incontrato, tra gli altri, i vescovi e i responsabili delle Caritas e delle organizzazioni di volontariato. A tutti, il presidente di Cor Unum ha espresso la vicinanza del Santo Padre. Il porporato è stato raggiunto telefonicamente a Port au Prince da Amedeo Lomonaco, poco prima della partenza dal Paese caraibico:

    R. – Il Santo Padre è veramente molto vicino al popolo haitiano. Questa mia visita ha toccato molto questa gente, perché sente la vicinanza del Santo Padre, avverte che tiene particolarmente alla ricostruzione dell’uomo. Ricostruzione che mi sembra poi il lavoro più difficile e più importante. Sono molto contento perché in questa visita ho avuto modo di incontrare alcune agenzie che lavorano per aiutare la Chiesa e la gente. Vedo la grande solidarietà e la comunione, non soltanto della Chiesa cattolica. Tante persone vengono qui per aiutare il popolo di Haiti. E’ un popolo che forse meriterebbe un po’ più di organizzazione, un governo più forte, però le cose vanno così. Dobbiamo continuare ad aiutare queste persone, pregare per Haiti.

    D. – La solenne liturgia in suffragio delle vittime, tenutasi mercoledì scorso, giorno del primo anniversario del terremoto, sulla spianata antistante la cattedrale distrutta dal sisma, ha rappresentato il momento culminante di questa visita ad Haiti...

    R. – Abbiamo celebrato l’anniversario in modo molto commovente. E’ stato un momento di fervore ed anche di speranza. Ho visto la Conferenza episcopale decisa a contribuire alla ricostruzione del Paese e della Chiesa. E’ molto doloroso vedere la capitale Port au Prince completamente distrutta: la cattedrale, le Chiese, le scuole. E’ una cosa che fa veramente soffrire.

    D. – Nel messaggio ad un anno dal terremoto, il Papa ha ricordato che “adesso è il momento di ricostruire soprattutto la convivenza civile, sociale e religiosa”. Su quali premesse e su quali basi può avvenire questa ricostruzione?

    R. – Penso che la Chiesa potrebbe fare un lavoro molto importante. E’ facile ricostruire le Chiese e le case distrutte. Ma ricostruire la comunità, il popolo di Haiti, mi sembra un lavoro più difficile. La Chiesa però, con la vicinanza del Santo Padre e con la preghiera, potrebbe ricostruire questo popolo, che non è soltanto distrutto ma anche diviso. E’ un popolo che si trova a vivere un momento difficile, non si sa come andranno a finire le elezioni, si temono anche delle violenze. Penso che qui la Chiesa debba giocare un ruolo molto importante di riconciliazione, di comunione, di lavoro insieme per 'rifare' il popolo ed il Paese.

    D. – Anche la preghiera è determinante per ricostruire un Paese...

    R. – Ho visto gente che pregava con delle candele. Vuol dire che il popolo ha visto quanto la preghiera sia importante per ricostruire non solo il Paese ma anche il popolo di Dio. La Chiesa e i vescovi devono quindi programmare una pastorale di preghiera e promuovere anche delle attività di istruzione, perché ad Haiti mancano anche le scuole e la formazione è molto importante per contribuire a rifondare il Paese.(vv)

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Una vita esemplare: in prima pagina, un editoriale del direttore sulla beatificazione, il primo maggio, di Giovanni Paolo II.

    Nell’informazione internazionale, Stefano Girola, da Brisbane, sulle drammatiche conseguenze delle alluvioni nel nordest dell’Australia.

    Fieramente antimoderno: in cultura, Tommaso Megna sul nuovo barocco di Philippe Casanova.

    Pacelli e Roosvelt in nome della pace: Giulia D’Alessio su dialogo e rapporti diplomatici fra Stati Uniti e Santa Sede dagli anni Trenta alla seconda guerra mondiale.

    Dal punto di vista di Dio: sulla differenza tra il possibile e l’impossibile nel rapporto con il trascendente, l’articolo di Jean-Luc Marion nel prossimo numero di “Vita e Pensiero”.

    Unità d’Italia tra forchetta e coltello, ovvero quando il cibo ha un rapporto stretto con la politica e l’economia: l’articolo di Francesco Occhetta nel quaderno in uscita il 15 gennaio de “La Civiltà Cattolica”.

    La morte di Rudolf Pesch, biblista ed esegeta cattolico di fama mondiale.

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    Oggi in Primo Piano



    Haiti un anno dopo, tanto resta da fare. Intervista con Marco Bertotto di Agire

    ◊   Grazie alle donazioni degli italiani, le Ong legate ad Agire, l'Agenzia italiana risposta emergenze, hanno portato soccorso a 250 mila persone vittime del terremoto di Haiti di un anno fa. I 14,7 milioni di euro raccolti hanno contribuito alla distribuzione di cibo, acque a beni di prima necessità. Sono stati allestiti rifugi temporanei per oltre cinquemila persone e 41 campi di accoglienza forniti di latrine e di punti acqua. Trebtadue le strutture educative temporanee, che hanno consentito la ripresa delle lezioni per circa 25 mila bambini. “Non sarebbe però corretto sostenere che l’emergenza è stata affrontata e risolta”, è l'opinione di Marco Bertotto, direttore di Agire, “resta ancora molto da fare”. Francesca Sabatinelli lo ha intervistato:

    R. - Oggi, siamo nella fase in cui la ricostruzione dovrebbe partire, ma ci sono molti ostacoli che impediscono di attivare effettivamente la ricostruzione e soprattutto ci sono ancora un milione e 300 mila persone nei campi sfollati e che richiamano la comunità internazionale e le agenzie umanitarie ad un obbligo di accelerare i lavori, di migliorare la qualità della risposta di intervento, con una sempre maggiore efficacia e velocità.

    D. - Queste difficoltà da cosa sono dettate, esattamente?

    R. - Anzitutto, da una situazione che già prima del terremoto era drammatica: Haiti era il Paese più povero dell’emisfero occidentale, il 50 per cento degli haitiani non aveva accesso all’acqua potabile e il 70 per cento degli haitiani viveva con 2 dollari al giorno. La situazione era già difficile prima e paradossalmente gli aiuti umanitari, dopo il terremoto, hanno migliorato una situazione per molti aspetti drammatica, portando un livello di sostegno e di aiuto che non preesisteva al terremoto. C’è una situazione complessa legata anche alla situazione d’instabilità politica che vive il Paese: non avere un interlocutore locale, un governo con sufficiente responsabilità e potere per intervenire su alcuni aspetti centrali, fa sì che l’aiuto umanitario copra delle falle ma non riesca ad affrontare sistematicamente quelli che sono i nodi strutturali. Poi, ci sono i ritardi da parte della comunità internazionale: solo una quota dei fondi che i governi avevano promesso - fondi pubblici messi a disposizione dalla comunità internazionale e dai governi - è effettivamente arrivata ad Haiti. Tutto questo sta rallentando la macchina degli aiuti e ci mette oggi nelle condizioni di parlare di una situazione che ancora necessita di grande impegno e di grandi sforzi.

    D. - In percentuale, quanto è arrivato e quando vi aspettavate? Parliamo sempre dei fondi degli Stati…

    R. - Le stime degli ultimi giorni, fornite dalla Commissione per la ricostruzione, parlano di circa il 60 per cento dei fondi arrivati, mentre alla fine del 2010 eravamo al 40 per cento. Quindi, questo anniversario è servito - forse - ad accelerare un po’ la disponibilità dei governi a mantenere delle promesse che certamente erano ben più importanti appena dopo il 12 gennaio 2010. Evidentemente, questi ritardi sono anche legati alla situazione d’instabilità politica: senza un governo locale, molti Paesi donatori non si fidano ad inviare dei fondi che poi non saprebbero garantire nel loro utilizzo.

    D. - Da ottobre, anche questa nuova emergenza che è dettata dall’epidemia di colera…

    R. - Sì, è un’emergenza nell’emergenza. Ci sono già 3.650 vittime: il Ministero della salute parla di un’espansione nei prossimi 12 mesi dell’epidemia ad almeno 400 mila persone. Questo, evidentemente, pone delle enormi sfide alle agenzie umanitarie. Quello che le Ong di Agire hanno cercato di fare è stato di contenere l’epidemia, di intervenire con la gestione di centri per il trattamento terapeutico del colera, con attività di sensibilizzazione e di prevenzione, con interventi di igiene pubblica per la fornitura di acqua potabile, la potabilizzazione delle acque, la moltiplicazione della presenza di latrine e di punti acqua nei campi e in edifici ad uso comunitario. Tutto questo rischia, purtroppo, di essere insufficiente di fronte ad una rapidità di sviluppo dell’epidemia che ci mette realmente di fronte a una corsa contro il tempo. (mg)

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    "Schegge di vita" del carcere nel calendario ideato dai detenuti di Rebibbia. Il ricavato in solidarietà

    ◊   E' stato presentato in questi giorni a Roma un calendario di solidarietà che ha per promotori i detenuti, protagonisti di immagini e testi: si tratta del calendario “Schegge di vita nella casa di reclusione Rebibbia”, pubblicato da Infinito edizioni. Il ricavato sarà devoluto all’Associazione “A Roma Insieme”, che si occupa dei bambini del Nido presente nel carcere romano. Su questa iniziativa e sulla condizione dei piccoli che vivono con le loro madri detenute, Andrea Rustichelli ha sentito Maria Falcone, docente del gruppo pedagogico di Rebibbia e curatrice del calendario:

    R. - Alle madri è consentito di tenere presso di sé i figli fino all’età di tre anni. Quindi, per la cura e l’assistenza dei bambini sono organizzati appositi asili nido. Gli asili nido all’interno dell’Istituto sono gestiti dai volontari, da vari enti, per cui noi operatori, noi detenuti, abbiamo voluto contribuire a favorire nuove forme di educazione e nuove forme civili con il contributo che deriverà dalla vendita del calendario ai bambini tramite l’associazione “A Roma Insieme”.

    D. - Cosa si può fare per migliorare la condizione dei bambini e delle loro madri in carcere, cosa manca loro?

    R. - Sicuramente per migliorare la condizione dei bambini, il primo passo è che i bambini escano dal carcere. Infatti, sono attualmente in discussione delle leggi in parlamento, che prevedono la costruzione di case-famiglie: case dove i bambini insieme alle loro madri vengano ospitati. Per una società civile non è concepibile che i bambini stiano dietro le sbarre. E’ giusto darsi da fare nel senso di tirarli fuori. Noi con i calendari da una parte abbiamo voluto far sapere agli altri che esiste una peculiarità nel mondo carcerario italiano, che è proprio quella dei bambini reclusi insieme alle loro madri, e dall’altra parte abbiamo voluto anche far conoscere la condizione dei reclusi. Infatti, le carceri italiane sono sovraffollate: la capienza regolamentare è di 43 mila detenuti a fronte di una capienza effettiva di 70 mila.(bf)

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    Chiesa e SocietÓ



    Pakistan: poco seguito alla protesta contro il Papa grazie al dialogo interreligioso

    ◊   Un tam tam messo in atto dalla Commissione interreligiosa diocesana di Faisalabad ha di fatto disinnescato la protesta pianificata contro Benedetto XVI da un'alleanza di organizzazioni estremiste islamiche, che intendevano condannare l’intervento del Papa per l’abrogazione della legge sulla blasfemia in Pakistan. La Commissione interreligiosa, informano fonti locali all'agenzia Fides, nei giorni scorsi ha diffuso una campagna di e-mail e un passaparola per scoraggiare la gente dal prendere parte alla protesta. Il tutto in nome del dialogo, dell’armonia, della legittimità che il Papa possa esprimersi su temi che toccano i diritti umani, la giustizia e la libertà religiosa. La società di Faisalabad ha recepito positivamente tali indicazioni e solo uno sparuto gruppo di radicali è sceso in piazza, senza alcun seguito. Nella città di Karachi, invece, la protesta si è svolta ma senza incidenti anticristiani, mentre a Islamabad ci ha pensato una giornata di pioggia a scoraggiare molti dal manifestare. Il premier Raza Gilani, comunque, ha assicurato che il governo si batterà contro "l’uso distorto" della legge sulla blasfemia, che ha causato la condanna a morte della cristiana Asia Bibi. (R.P.)

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    Indonesia: gli studiosi islamici in favore delle parole del Papa sulla libertà religiosa

    ◊   I docenti delle scuole islamiche dell’Indonesia, Paese che, con 200 milioni di abitanti il 79% dei quali di religione musulmana, risulta il Paese a maggioranza islamica più importante del mondo, hanno commentato favorevolmente il discorso del Papa al corpo diplomatico. “Il Papa ha dato un serio monito ai leader delle nazioni sul rischio di marginalizzazione della religione nella società - ha detto all'agenzia AsiaNews Ahmad Bagdja, docente della Nahdlatul Ulama, ribadendo poi l’importanza dei Pancasila, i cinque valori proclamati dai padri fondatori dell’Indonesia – se ciascuno di noi s’impegna a essere un buon cristiano o un buon musulmano è innegabile che sarà anche un buon cittadino”. L’Indonesia ha tra i suoi principi fondanti la laicità dello Stato e la libertà religiosa, che spesso, però, non vengono rispettate. L’ex rettore dell’università islamica di Jakarta a Cipitat, Azyumardi Azra, fa notare che l’estremismo esiste anche in altre religioni e che nei Paesi islamici, spesso, i conflitti e le violazioni della libertà religiosa non sono dovuti solo all’estremismo, ma anche a fattori politici: “Quello che è accaduto in Iraq è espressione dell’instabilità politica che da anni grava nel Paese – cita come esempio, sottolineando quanto sia necessario che le popolazioni colgano il vero spirito della propria fede, cioè la pace e l’amore – se questi due aspetti venissero praticati in pubblico, il fondamentalismo religioso non sarebbe così forte”. Anche Ulul Ma Huda, docente di Al Hidayah a Purwokerto, è intervenuto, imputando l’attuale caos all’interferenza dello Stato nelle questioni personali dei cittadini: “Il modo più efficace per frenare tale fenomeno è un intenso dialogo tra musulmani moderati e cristiani, per ridurre la povertà con una collaborazione reciproca”. (R.B.)

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    I cristiani in India denunciano: le autorità complici degli estremisti in Karnataka

    ◊   In Karnataka le autorità di polizia sono troppo spesso complici con gli estremisti Hindutva, come dimostra il caso del pastore Isaac Samuel. E almeno 200 giovani cristiani si trovano a rispondere di false accuse lanciate contro di loro nei disordini del 2008, seguiti agli attacchi degli estremisti indù, che invece continuano a restare impuniti. Il Global Council of Indian Christians (Gcic) denuncia questa disparità di trattamento, e le collusioni locali, stilando un bilancio provvisorio della situazione delle violenze commesse contro la minoranza cristiana in Karnataka. Parlando in esclusiva all'agenzia AsiaNews, Sajan K. George, presidente del Gcic ha detto: “Sulla base delle denunce registrate presso la Commissione nazionale per i diritti umani dell’India e la Commissione per i diritti umani dello Stato, almeno 28 attacchi sono stati registrati fra l’agosto e il settembre 2008. E ancora adesso la gioventù cristiana della zona deve fronteggiare circa 200 casi di denunce in tribunale collegate con i disordini che hanno fatto seguito agli attacchi organizzati e ben pianificati contro le chiese e i luoghi di preghiera intorno a Dakhina Sannada il 14 e il 15 settembre 2008. Ma al contrario le denunce contro gli aggressori, che sono membri dello Sri Ram Sena, non hanno avuto seguito”. Sajan K. George aggiunge: “E’ causa di seria preoccupazione il fatto che il futuro di giovani cristiani innocenti sia messo in pericolo, con false accuse depositate contro di loro. A causa di queste false accuse, vengono negate loro opportunità di lavoro. Molte denunce sono state registrare dalle autorità grazie a pressioni dall’esterno. Mentre non è stato fatto nulla da parte dei responsabili locali per perseguire coloro che si sono responsabili di violenze e aggressioni verso i cristiani. E ciò è avvenuto a dispetto delle indicazioni precise emanate dalla Commissione per i diritti umani”. Il presidente del Gcic fa un appello al governo del Karnataka: “Deve prendere immediate iniziative per proteggere le vite e le proprietà della microscopica comunità cristiana. E soprattutto deve assicurare alla comunità cristiana, come vuole la nostra Costituzione nazionale, la possibilità di praticare in pace la propria fede, e garantire la sicurezza dei luoghi di culto”. (R.P.)

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    Lutto nella comunità cristiana pakistana: è morto il direttore del Christian Study Center

    ◊   La comunità cristiana in Pakistan perde un personaggio importante, uno degli alfieri del dialogo interreligioso e nella campagna anti-blasfemia. Il cattolico Francis Mehboob Sada, direttore del “Christian Study Center” (Csc) di Rawalpindi è deceduto in ospedale a Islamabad. Mehboob Sada era ricoverato da alcuni mesi e le sue condizioni si sono aggravate in seguito alle complicazioni di una polmonite. I funerali si sono celebrati oggi nella cattedrale di San Giuseppe a Rawalpindi, alla presenza di una grande folla di persone: molti fedeli cattolici, cristiani di altre confessioni, attivisti per i diritti umani, musulmani che hanno reso omaggio alla figura di un intellettuale, stimato da tutti. Il suo impegno e la sua competenza – di cui l’agenzia Fides ha più volte beneficiato – erano una risorsa preziosa per la Chiesa cattolica e per tutta la comunità cristiana in Pakistan. Il Christian Study Center è un istituto che nell’ultimo quinquennio, sotto la guida di Sada, era divenuto un punto di riferimento per il dialogo interreligioso, per il monitoraggio della condizione delle minoranze religiose, per la difesa dei diritti umani, per l’impegno nella formazione e nell’istruzione dei giovani, per la campagna abolizionista della legge sulla blasfemia. In un colloquio con l’agenzia Fides, mons. Joseph Coutts, membro del Consiglio di Amministrazione del Csc, esprimendo tristezza e cordoglio alla famiglia, lo ricorda così. “Era persona altamente qualificata: insegnante, scrittore, intellettuale ma anche persona molto semplice e amichevole con tutti. Grazie a lui il Centro ha aperto nuove strade nel dialogo interreligioso e interculturale, calandolo dal livello dei leader religiosi fino alla base sociale di tutti i semplici cittadini”. Laureato in Filosofia all’Università Alla Iqbal di Islamabad, aveva conseguito un master in Educazione, letteratura urdu e sociologia. Era stato direttore della Associazione della stampa cattolica in Pakistan ed era membro della Commissione per il Dialogo Interreligioso e l’Ecumenismo, nella Conferenza episcopale. Insignito di vari premi, grazie alla sua competenza nell’urdu, si è distinto per il lavoro di traduzione e circolazione di opere di filosofia e teologia cristiana in Pakistan. In Italia era un collaboratore della rivista “Oasis”. (R.P.)

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    Copenhagen, riunione dei leader religiosi dell’Iraq sul terrorismo anticristiano

    ◊   “Il vero nemico è il terrorismo, non l’Islam”: così il reverendo Andrew White, vicario di San Giorgio a Baghdad, l’ultima chiesa anglicana rimasta in Iraq, ha parlato al margine dell’incontro in corso a Copenhagen tra responsabili musulmani e cristiani. “La maggioranza dei musulmani in Iraq non è contro i cristiani – riferisce L’Osservatore Romano – e i cristiani non vivono in ghetti, ma assieme ai musulmani”. Alla riunione, organizzata dal governo danese e dall’ong britannica The foundation for relief and reconciliation in the Middle East, hanno partecipato personalità quali il leader sciita Abdulhaleem al-Zubairi; lo sceicco sunnita Abdul Latif Humamyem, consigliere del primo ministro Nouri al-Maliki; il segretario generale del Movimento democratico assiro, Yonnadan Kanna e l’arcivescovo ortodosso Avak Asadourian, primate della diocesi armena d’Iraq. “Il Cristianesimo è presente in Iraq molto prima dell’Islam – ha ricordato ancora il reverendo White – rappresenta le radici di questo Paese e, se si tagliano queste radici, la pianta morirà e noi non lo vogliamo per nessuno”. All’incontro sul terrorismo anticristiano, del quale l’ultimo drammatico episodio è ricorso il 31 ottobre con l’attacco alla cattedrale siro-cattolica di Baghdad, rivendicato dal ramo iracheno di al Qaeda, è intervenuto anche il ministro degli Affari esteri danese, Lene Espersen: “Questo gruppo di leader religiosi hanno il potere e l’influenza per negoziare, a nome delle persone che rappresentano, per disconoscere qualsiasi legittimità all’uso della violenza e per fare appello alla riconciliazione e alla pace”. (R.B.)

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    Consiglio Mondiale delle Chiese: a Tripoli incontro cristiano-islamico

    ◊   “Chi è il mio vicino ?”: questa domanda è stata il filo conduttore dell'intervento del reverendo Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio Mondiale delle Chiese (Wcc) di Ginevra, sul tema del dialogo e della cooperazione tra cristiani e musulmani svoltosi nei giorni scorsi, presso il campus della World Islamic Call Society (Wics) di Tripoli, in Libia. Ad un pubblico di docenti e studenti, il rev. Olav Fykse Tveit ha spiegato che chiedersi “chi è il mio vicino” è una domanda quanto mai attuale nel mondo d'oggi dove avvengono cambiamenti radicali a causa delle vaste migrazioni che portano gruppi etnici, con tradizioni tra loro molto diverse, a vivere fianco a fianco. Tveit ha sottolineato che l'arrivo d'immigrati musulmani e cristiani nella Norvegia, è stato uno degli eventi più significativi per la nostra società e ha provocato l'impegno di diverse organizzazioni religiose a dare il loro contributo per migliorare la convivenza. Il segretario del Wcc - riferisce L’Osservatore Romano - ha quindi ricordato che, a causa delle nuove tecnologie di comunicazione, “noi tutti ci troviamo a vivere in un villaggio globale dove, sempre più spesso, bisogna chiedersi: chi è il mio vicino?”. Tuttavia questo incremento delle relazioni, che rende evidente la nostra interdipendenza con chi vive intorno, ci induce a cambiare la prima domanda con quest'altra: “Che tipo di vicino sono io per gli altri?”. Dopo aver chiarito la comune discendenza da Abramo dei cristiani, degli ebrei e dei musulmani, il segretario generale ha spiegato il concetto di solidarietà cristiana per i vicini , prendendo spunto dal brano del Vangelo di Luca dove l'apostolo riferisce la parabola del “buon samaritano” narrata da Gesù. In questa parabola Gesù ha cambiato la domanda da “chi è il mio vicino?” in quella “chi sembra tra i tre essere realmente un buon vicino?”. Questo è l’interrogativo che anche noi dobbiamo porci perché, quando ci troviamo realmente nel bisogno dell'altro, la risposta non è poi così difficile. Il segretario del Wcc ha quindi ricordato che quest'anno i membri dell'organizzazione celebrano il quarantesimo anniversario della creazione del dipartimento per il dialogo interreligioso e che le relazioni tra cristiani e musulmani sono sempre state al centro dell'attenzione di quanti hanno avuto, in questo lungo arco di tempo la responsabilità dell'organizzazione. “La cooperazione con la Wics — ha aggiunto — dimostra chiaramente come la cooperazione può svilupparsi nel reciproco rispetto”. A Tripoli il reverendo Olav Fykse Tveit è arrivato domenica proveniente da Il Cairo, in Egitto. Qui aveva incontrato il Patriarca copto Shenouda III per esprimere le personali condoglianze per le vittime dell'attacco terroristico alla Chiesa dei Santi di Alessandria, avvenuto alla vigilia del nuovo anno. (C.P.)

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    Alluvioni in Brasile: la Chiesa si mobilita per aiutare le vittime

    ◊   La Chiesa brasiliana si mobilita in favore delle popolazioni colpite dalle alluvioni, che hanno provocato finora oltre 500 vittime e 13 mila persone senza tetto nello Stato di Rio de Janeiro. Mons. Filippo Santoro, vescovo di Petrópolis, Nova Friburgo e Teresópolis descrive una “situazione drammatica”. Tutti i parroci della diocesi sono stati mobilitati e in tutte le chiese stanno dando accoglienza agli sfollati, prestando il primo soccorso e raccogliendo offerte e beni di prima necessità. “Ancora molte regioni rimangono isolate perché i fiumi ne bloccano l’accesso – spiega mons. Santoro ripreso dall'agenzia Sir -. So che ci vivono delle persone ma è difficile raggiungerle. Insieme ai vigili del fuoco, ai sacerdoti e alle comunità stiamo cercando di aiutare tutti”. Il vicario episcopale per la carità sociale dell’arcidiocesi di Rio de Janeiro, don Manuel Oliveira Manangão ha detto di voler mettere a disposizione un fondo di riserva destinato alle emergenze. Anche la cattedrale di Rio de Janeiro sta ricevendo donazioni per gli sfollati. La Caritas di Rio de Janeiro ha già mandato 20mila reais (circa 9000 euro) alla diocesi di Petrópolis. La Conferenza episcopale brasiliana e la Caritas brasiliana stanno per lanciare una raccolta fondi nazionale. Solidarietà è stata espressa dai vescovi delle altre regioni brasiliane. (R.P.)

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    Il Papa Beato, entusiasmo alla riunione preparatoria della Gmg a Madrid

    ◊   La parola più pronunciata è “fantastico”. In tutte le lingue del mondo. Giovanni Paolo II diventerà beato il 1° maggio prossimo e i giovani della Giornata Mondiale di Madrid fanno festa. Nella capitale spagnola è in corso il II incontro preparatorio dell’evento e all’Escorial, l’antico palazzo dell’Imperatore Filippo II, sono riuniti i delegati di 84 Conferenze episcopali nazionali e 44 movimenti e associazioni. La notizia giunge alla fine della mattinata di lavori e suscita grande entusiasmo. Sandra Cortes, spagnola, è entusiasta: “Il 1° maggio sarò in prima fila a Roma”, afferma. Eva Janosikova, slovacca, commenta: “È fantastico. Non poteva esserci momento migliore per questo annuncio”. Edward Dampah, dal Ghana, afferma: “Non ho mai avuto dubbi sulla santità di Giovanni Paolo II. Vederla riconosciuta anche dalla Chiesa è commovente”. Queste sono solo alcune delle reazioni a caldo dei 300 delegati che stanno organizzando il prossimo appuntamento di quella che resta sicuramente l’invenzione più bella del Pontificato di Karol Wojtyla. “Siamo i suoi giovani – fanno notare Stella Romcke e Katarina Lindberg della Norvegia – oggi facciamo festa e preghiamo insieme con lui”. I sentimenti comuni vengono riassunti dal cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici e testimone oculare della nascita delle Gmg: “Sono felice e commosso per questa notizia - ha dichiarato il porporato polacco - e soprattutto di averla appresa in un momento come questo, mentre è in corso la preparazione di una nuova Giornata Mondiale della Gioventù. Karol Wojtyla si è sempre definito un amico dei giovani, ma un amico esigente e la sua decisione di convocare i ragazzi di tutto il mondo resta valida anche oggi, nell’era di internet e delle reti sociali. La sua fu davvero una scelta profetica e controcorrente che ha dato grandi frutti. I frutti, appunto, della santità”. (Da Madrid, Mimmo Muolo)

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    Panama: nella plenaria i vescovi hanno parlato di disuguaglianza sociale

    ◊   A conclusione della loro 191.ma Assemblea plenaria, i vescovi di Panama si dichiarano soddisfatti per l’andamento della Missione continentale e per i frutti che già sono visibili non solo a livello nazionale, ma soprattutto nelle singole realtà diocesane. Si tratta, ricordano i presuli, di buone premesse per arrivare nel 2013 alle celebrazioni del mezzo millennio di storia dall’inizio della prima evangelizzazione. Riflettendo sulla realtà nazionale, i vescovi esprimono alcune preoccupazioni per la popolazione, a partire dalla disponibilità di acqua potabile in diverse aree del Paese: i vescovi, oltre ad allertare le autorità affinché adottino soluzioni adeguate e tempestive, chiedono, soprattutto, una seria politica di prevenzione. D’altra parte, l’episcopato panamense si pronuncia, con angoscia e preoccupazione, sulla crescita della disuguaglianza sociale. Nel Paese, scrivono, accanto a settori, regioni e attività economica di pregevole livello di sviluppo, persistono gravi fenomeni di povertà ed esclusione. “Questa povertà - si legge nella dichiarazione - non è frutto della mancanza di risorse, bensì da una distribuzione diseguale sia degli introiti che delle opportunità”. Il Paese cresce economicamente e ciò, osservano, è motivo di gioia, “ma questa crescita non si riflette in una maggiore equità e giustizia sociale”. Nonostante siano stati varati alcuni programmi lodevoli che vanno sostenuti e finanziati, i vescovi rinnovano l’importanza del bene comune e soprattutto l’importanza delle azioni che fanno diventare realtà ciò che tutti proclamano a parole. Infine, i vescovi hanno fatto riferimento al vecchio problema dell’industria mineraria, sul quale si sono già pronunciati in passato: “È una questione che semina inquietudine fra la gente”, dicono. “Non tutti gli investimenti sono desiderabili, soprattutto quanto non si tiene presente il rispetto dell’ambiente e della salute delle persone”, è il loro commento all’analisi della penetrazione dell’industria mineraria nella regione. In particolare i vescovi rinnovano le loro preoccupazioni per la deforestazione, l’uso di sostanze chimiche inquinanti, la devastazione della flora e della fauna così come della biodiversità, tutte piaghe che purtroppo un certo modo di fare industria mineraria ha comportato in diverse nazioni del Centroamerica. La dichiarazione termina citando le parole di Benedetto XVI al nuovo ambasciatore di Panama presso la Santa Sede, il 30 ottobre 2009: “Non bisogna lesinare sforzi per promuovere un sistema giuridico efficiente e indipendente, e bisogna agire in ogni ambito con onestà, trasparenza nella gestione comunitaria, professionalità e diligenza nella risoluzione dei problemi che riguardano i cittadini. Ciò favorirà lo sviluppo di una società giusta e fraterna, nella quale nessun settore della popolazione si veda dimenticato o esposto alla violenza e all’ emarginazione”. (A cura di Luis Badilla)

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    L’episcopato del Nicaragua: il popolo non ha più fiducia nelle istituzioni

    ◊   “Il popolo nicaraguense nutre molta sfiducia nei confronti delle istituzioni pubbliche che si dedicano alle attività politiche di partito”. Così, ieri, nella città di Leòn, il segretario della Conferenza episcopale del Nicaragua, mons. René Sándigo, ha riassunto l’impressione dei vescovi al termine della due giorni di assemblea plenaria. I presuli, prima di affrontare la situazione ecclesiale e le principali sfide dell’evangelizzazione, infatti, hanno voluto fare una ricognizione sul momento sociopolitico, economico e cultuale che sta vivendo il Paese. In tale contesto, i presuli ritengono di fondamentale importanza “offrire ai nicaraguensi l’utile accompagnamento della dottrina sociale della Chiesa”. “Il popolo ha perso la speranza - ha osservato il presidente dell’episcopato - è deluso e non ha fiducia nella leadership dei politici. Perciò è urgente e necessario formare nuove generazioni” di governanti cercando, al tempo stesso, di fare in modo che i giovani siano inglobati “nelle generazioni odierne di politici nei quali la popolazione non ha fiducia”. D’altra parte, il segretario dell’episcopato ha anticipato che nel mese di settembre, nella prospettiva del processo elettorale in programma, i vescovi pubblicheranno un’esortazione pastorale. Nel frattempo, ha poi spiegato, “staremo molto attenti nel monitoraggio della realtà nazionale” e “non desideriamo anticipare giudizi su queste questioni poiché è nostro proposito esprimere ciò che pensa il nostro popolo illuminando questi pensieri con la luce del Vangelo e della dottrina sociale”. Con riferimento al recente appello del Presidente Daniel Ortega, che ha chiesto una campagna elettorale senza attacchi e senza insulti, mons. René Sándigo ha commentato: “È importante ricordare quanto ha detto il Presidente, soprattutto se un domani si farà ricorso proprio a ciò che oggi si condanna”. Da parte sua, l’arcivescovo di Managua, mons. Leopoldo Brenes ha voluto ricordare la richiesta avanzata dalla Chiesa: che le elezioni siano controllate da organismi internazionali poiché, ha osservato mons. Juan Abelardo Mata, è palese la “sfiducia che il popolo del Nicaragua nutre nei confronti del Consiglio supremo elettorale. È una questione di fiducia di grande importanza per la correttezza del processo”, ha concluso. (L.B.)

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    Congo: studenti in rivolta all'Università di Kinshasa

    ◊   “La situazione non è ancora sotto controllo perché sono segnalati ancora degli scontri” dicono all’agenzia Fides fonti della Chiesa locale da Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, dove è in atto una rivolta degli studenti dall’Université de Kinshasa. “La rivolta è scoppiato dopo il ritrovamento del corpo di un universitario, impiccato ad un albero per inscenare un suicidio, ma si è poi scoperto che aveva una pallottola in corpo” spiegano le fonti di Fides che per motivi di sicurezza non desiderano essere citate. “Gli studenti, che denunciano la grave situazione di insicurezza nel campus universitario, hanno reagito in modo violento, bruciando alcune automobile, alcuni uffici dell’università, la residenza del rettore e un edificio in costruzione, di proprietà del Primo Ministro, Adolphe Munito”. Le forze dell’ordine hanno reagito usando anche armi da fuoco. Secondo alcune fonti almeno due persone sono state uccise da pallottole ‘vaganti’. Altre fonti affermano che il numero di morti oscillerebbe tra gli otto e i dodici. Gli studenti da tempo sono diffidenti nei confronti della polizia perché non garantisce la loro sicurezza. Fino a qualche tempo fa, il campus universitario era dotato di un proprio servizio di sicurezza, formato da guardie disarmate. Dopo l’uccisione di uno studente, questa forza è stata sostituita da poliziotti armati. Gli studenti hanno visto questo fatto come una provocazione ed un aggravamento dell’insicurezza”. Secondo la stampa congolese, negli incidenti si sarebbero infiltrati alcuni criminali comuni che hanno approfittato del caos per commettere saccheggi. “Al di là dell’aspetto relativo alla sicurezza, la rivolta degli studenti deriva da un disagio profondo, per la mancanza di strutture e per la disorganizzazione dell’università pubblica” concludono le fonti di Fides. (R.P.)

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    Fao: per frenare l'aumento dei prezzi alimentari servono investimenti

    ◊   È la mancanza di investimenti nel settore dell’agricoltura, soprattutto nei Paesi poveri, la causa strutturale dell’instabilità dei prezzi dei prodotti alimentari: lo ha detto ieri sera il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, convinto che il 2011 possa essere un anno difficile. In una conferenza stampa convocata a Roma a pochi mesi dalla fine del suo mandato, Diouf ha sottolineato che la “volatilità” dei prezzi dei beni alimentari resta un problema in molte regioni del mondo. Pur senza far riferimento ai recenti disordini legati al carovita in diversi paesi dell’Africa settentrionale - riferisce l'agenzia Misna - il direttore della Fao ha detto che il problema dell’instabilità dei prezzi delle derrate sarà al centro dell’impegno dell’Onu e dei paesi del G20. Secondo l’ultimo Indice sui beni alimentari pubblicato dalla Fao, sul piano internazionale i prezzi del cibo hanno raggiunto il picco del 2008. Ma al di là di fattori congiunturali restano i nodi di sempre. “Il vero problema – ha detto Diouf - è la causa della volatilità, ovvero il venir meno negli ultimi 20 anni degli investimenti e delle sovvenzioni nell’agricoltura soprattutto nei Paesi poveri”. A giugno Diouf lascerà la guida della Fao dopo 18 anni. Le candidature per la sua successione dovrebbero essere ufficializzate a febbraio. (R.P.)

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    Usa: la preghiera del vescovo di Tucson per le vittime dell’attentato

    ◊   C’è stata grande partecipazione alla celebrazione in ricordo delle vittime della sparatoria avvenuta sabato scorso, in cui hanno perso la vita sei persone ed è rimasta ferita la parlamentare democratica Gabrielle Giffords, officiata nella chiesa di Santa Odilia a Tucson dal vescovo della città, mons. Gerald Frederick Kicanas. Oltre ai parenti delle vittime e ai numerosi fedeli, hanno partecipato anche persone non direttamente legate alla comunità ecclesiale: “Siamo una comunità in lutto, una comunità in lacrime, una comunità che lotta e che si domanda come sia potuto accadere un evento così tragico – sono state le parole del presule, riportate dall’Osservatore Romano – siamo grati per l’interessamento da parte di tutti, dell’amore e della solidarietà nei nostri confronti. Ciascuno di noi è orgoglioso del coraggio degli abitanti di Tucson che hanno reagito istantaneamente per aiutare i feriti insieme al personale medico dell’ospedale”. E proprio ai feriti, a coloro i quali lottano per la vita, è andato il primo pensiero: “Dio li ama e si prenderà cura di loro perché vuole la loro piena ripresa”. Commosso il ricordo delle vittime, tra cui, ricordiamo, c’è una bambina di nove anni: “Dio le conosce tutte per nome perché sono figlie e figli suoi. Sono creature che Egli ama, li riceve e li accoglie nella sua casa”. “I ricordi di quel sabato mattina ci perseguiteranno in ogni luogo e per molto tempo – ha concluso il presule – questa celebrazione liturgica ci esorti a fare tesoro di ogni momento trascorso con i nostri cari a trovare il modo per lavorare insieme e cooperare, nonostante le differenze, e per migliorare la nostra comunità. Possa questa Messa spingerci a impegnarci per liberare la nostra comunità dalla violenza e da tutto ciò che la causa e la incoraggia”. (R.B.)

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    Laurea honoris causa a mons. Twal: l'Europa ha "un'anima cultural-religiosa"

    ◊   “Un uomo che ha sempre favorito un leale e franco dialogo tra cattolici, cristiani di altre confessioni, ebrei e musulmani”. Così il vescovo della cittadina siciliana di Piazza Armerina, mons. Michele Pennisi, ha presentato il Patriarca latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal, al quale l’università Kore di Enna ha conferito oggi la laurea honoris causa in giurisprudenza. Il Patriarca ha scelto di parlare di identità culturale e di globalizzazione, nella lectio magistralis che ha tenuto: la scelta, ha precisato, è motivata dalla necessità di confrontarsi con le sfide della globalizzazione e con il suo impatto sulle nostre varie identità. “La globalizzazione a priori non è né buona né cattiva, sarà ciò che le persone ne faranno”, ha ricordato facendo sue le parole di Giovanni Paolo II, riprese anche da Benedetto XVI nella sua ultima enciclica. In un contesto globalizzato, la Chiesa deve basarsi su due principi: il valore inalienabile della persona umana e il valore delle culture umane che nessun potere esterno ha il diritto di sminuire e, ancor meno, di distruggere. Quando si parla di cultura, infatti, si parla di qualcosa di essenziale all’essere umano, ma si deve parlare anche di pluralità di culture. Ma se la cultura diventa sempre più globale, come si può parlare oggi di identità culturale? Il Patriarca latino di Gerusalemme la mette in relazione con la libertà di coscienza e con una rispettosa libertà di espressione. “È necessario avviare un nuovo progetto di globalizzazione che rispetti il principio dell’interdipendenza, ma anche della differenziazione – ha affermato – in cui l’individuo sia in condizione di ritrovare la propria identità culturale e religiosa”. Anche nell’ultimo Sinodo per le Chiese Orientali, riunitosi in Vaticano nell’ottobre 2010, si è sottolineato come il modo di pregare sia espressione della cultura e dell’identità di un popolo. Il Patriarca latino di Gerusalemme riprende ancora una volta l’insegnamento di Giovanni Paolo II: “Occorre globalizzare la solidarietà”, ed evidenzia come l’Europa, innegabilmente, abbia un’origine culturale-religiosa: è proprio in questa sua anima che il Vecchio continente trova una “meravigliosa universalità”. (A cura di Roberta Barbi)

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    Terra Santa: una guida del Ministero del turismo d'Israele "sulle orme della Vergine Maria"

    ◊   “Sulle orme della Vergine Maria” (In the footsteps of the Virgin Mary) è questo il titolo di un piccolo testo, edito dal Ministero del Turismo israeliano, presentato nei giorni scorsi a Gerusalemme, e rivolto agli operatori turistici e organizzatori di pellegrinaggi che cercano di arricchire e diversificare la loro esperienza spirituale in Terra Santa. Il libretto, secondo quanto riferito dalla Custodia di Terra Santa, si propone come guida pratica, recensendo tutti i luoghi che hanno visto passare la Vergine Maria, o ai quali si può collegare una tradizione o un culto mariano. “Il pellegrinaggio può segnare una svolta importante nella vita di un credente. Esso permette di vedere, sentire e toccare i luoghi legati alla Bibbia” ha detto padre Pierbattista Pizzaballa alla presentazione, precisando tuttavia che “questo libretto destinato ai tour operator non contiene quel lato spirituale tipico del pellegrinaggio ma si pone come una guida per orientare i turisti e informare gli operatori del settore”. Un parere - riferisce l'agenzia Sir - ribadito anche dal patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, che ieri, presentando ai giornalisti il messaggio finale dei vescovi di Usa, Ue e Canada al termine della loro visita annuale, ha avvertito anche del rischio di “propaganda” del Governo israeliano, dietro questa iniziativa. Dal canto suo, l’editrice del progetto, Lina Haddad ha ricordato che “è naturale parlare di Maria in questo paese, che è la sua patria e che ha visto compiersi gli avvenimenti più importanti della sua vita”. La pubblicazione giunge all’inizio del 2011, anno che si prevede possa bissare se non superare il successo del 2010 nel corso del quale sono entrati in Israele 3,45 milioni tra turisti e pellegrini secondo dati del Ministero del Turismo israeliano. Il 69% di loro erano cristiani, e di questi, la metà cattolici. La brochure, presentata in inglese, dovrebbe essere tradotta “da qui a un mese” in italiano, francese spagnolo, portoghese e polacco. È inoltre scaricabile dal sito www.holyland-pilgrimage.org/. Per il lancio del progetto, il Ministero del turismo ha organizzato l’incontro, alternando a brevi interventi, il coro femminile Naama, che ha interpretato canti cristiani in latino e in arabo e un canto religioso in ebraico. L’incontro ha avuto luogo ai piedi della montagna della Visitazione. (R.P.)

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    Germania: il presidente dei vescovi parla del "collaudato" rapporto Stato-Chiesa

    ◊   “Abbiamo un rapporto Stato-Chiesa equilibrato e collaudato”. Lo ha affermato ieri a Berlino mons. Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk). Durante la cerimonia di nomina del nuovo direttore dell’Istituto per il diritto della religione, - riferisce l'agenzia Sir - mons. Zollitsch ha sottolineato che “la separazione tra religione e politica è un’importante conquista dello sviluppo moderno” e una “condizione fondamentale affinché la vita e la convivenza possano riuscire in una libera società”. Al proposito, il presidente della Dbk ha evidenziato il valore della libertà di fede e di coscienza, garantite dalla costituzione tedesca, opponendo un rifiuto all’ipotesi di attenuare il rapporto Stato-Chiesa e auspicando piuttosto che “l’ordinamento costituzionale di Stato e religione continui ad essere conservato”. Mons. Zollitsch ha ricordato l’aumentato interesse per la religione: “Il nuovo pluralismo religioso nel nostro Paese trova corrispondenza in molte forme libere di orientamento religioso. Le Chiese non danno per scontata la maggiore attenzione verso il mondo religioso”. Il presidente della Dbk ha invece valutato con cautela le evoluzioni in area europea, mettendo in guardia da un ordinamento differenziato della libertà di religione a seconda dello Stato membro. (R.P.)

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    Belgio: ripreso il lavoro della Commissione contro gli abusi

    ◊   La Commissione Lalieux sugli abusi sessuali è tornata a riunirsi il 10 gennaio scorso con l'audizione dei padri Daniel Sonveaux, presidente della Coreb (Conferenza dei Religiosi del Belgio) e Erik De Sutter, presidente della Vru (Unie van Religieuzen van Vlaanderen). Il primo – riferisce l’agenzia Sir - è stato ascoltato anche come gesuita Provinciale del sud del Belgio e del Lussemburgo. Da parte francofona si contano 36 superiori per 955 religiosi (di cui il 20% ha meno di 60 anni) e 125 superiore per 2.300 religiose (di cui il 10% ha meno di 60 anni). Le cifre sono più consistenti per la parte olandese: 9.000 suore e 2.000 religiosi. Entrambi i religiosi interrogati - si legge in un articolato resoconto della Conferenza episcopale belga - hanno sottolineato di non essere stati coinvolti nella questione degli abusi sessuali, di non aver mai ricevuto censure di alcun tipo né di aver avuto contatti con i comitati di inchiesta istituiti dalla Chiesa. Padre Sonveaux è stato ascoltato anche come provinciale dei gesuiti che in Belgio sono 215, ripartiti in 19 comunità. (L.Z.)

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    Portogallo: i vescovi preoccupati per i tagli alle scuole private

    ◊   Il Consiglio permanente della Conferenza episcopale portoghese (Cep) ha manifestato la sua “grande preoccupazione” di fronte alle nuove regole del finanziamento statale previsto per l’insegnamento privato e cooperativo, parlando di “minacce alla democrazia del Paese”. Al termine della riunione, tenutasi a Fatima, il segretario della Cep, mons. Manuel Morujão ha dichiarato all’agenzia Sir che “le modifiche introdotte dal Governo sull’educazione costituiscono un arretramento non democratico”. “Vogliamo sperare che gli organi governativi aprano il cuore e l’intelligenza dinanzi alla realtà di scuole che saranno costrette a chiudere, ponendo migliaia di professori nella disoccupazione e causando problemi di instabilità sociale”. Nel presente mese di gennaio entrerà infatti in vigore il decreto n. 1324 A/2010, mediante il quale il Ministero dell’Educazione ha fissato un sussidio annuale di 80.000 euro, da concedere alle istituzioni di insegnamento privato e cooperativo. “Si tratta di tagli di spesa che si aggirano attorno al 30%, che toccheranno inevitabilmente progetti alternativi e di qualità, e che colpiranno in particolare scuole che si trovano in luoghi che non offrono alcuna altra opportunità educativa, creando un danno sociale irreparabile”, ha concluso il portavoce dei vescovi.(C.P.)

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    L'Istituzione Teresiana inaugurerà il suo primo centenario a Madrid

    ◊   L'Istituzione Teresiana annuncia l'inizio delle commemorazioni giubilari del suo primo centenario. L’ associazione cattolica internazionale di fedeli offre un calendario di eventi realizzati in trenta Paesi di quattro continenti. All'apertura del centenario, il cardinale Antonio María Rouco Varela presiederà domani una concelebrazione solenne nella cattedraledell'Almudena di Madrid. Nel calendario delle attività, di carattere internazionale, continentale e locale, figurano incontri e conferenze internazionali, riunioni destinate ai giovani ed eventi culturali. Le commemorazioni hanno un tema comune:“Dalla memoria all'impegno”. Nel 1911, tra Covadonga e Oviedo, San Pietro Poveda, allora giovane sacerdote, avviò l'idea e l'insieme di azioni che fecero sorgere un nuovo carisma nella Chiesa e un'opera educativa e culturale per la società: l'Istituzione Teresiana. Il compito di trasformare realtà e situazioni ingiuste attraverso l'istruzione venne realizzato soprattutto da donne professioniste, preparate sulle correnti più avanzate di ogni epoca. Ciò favorì, in vari settori della cultura e della conoscenza così come nell'ambito socio-educativo, il lavoro con numerosi collaboratori, molti dei quali si sono integrati progressivamente nelle varie associazioni dell'Istituzione Teresiana. L'opera è oggi un'organizzazione di laici formata da donne e uomini che vivono il proprio impegno e le loro responsabilità nella società secondo lo stile dei primi cristiani. Movimenti di giovani ed educatori partecipano alla spiritualità e all'orizzonte di significato e azione dell'Istituzione. (C.P.)

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    Da ieri l'Osservatore Romano e Tempi insieme in edicola

    ◊   “Quando un paio d’anni fa ci fu offerta l’opportunità di presentarci e scambiare due parole con Benedetto XVI, non avremmo mai immaginato che Tempi e L’Osservatore romano avrebbero camminato insieme. E invece è successo. Sia gli abbonati che gli acquirenti in edicola riceveranno i due giornali insieme senza costi aggiuntivi”. Così si legge nell’editoriale di ieri del settimanale milanese diretto da Luigi Amicone, nel quale presenta questa nuova iniziativa che prevede la diffusione di Tempi e l’Osservatore Romano insieme. “ Lo scopo del sodalizio – spiega Amicone all’agenzia Sir è stata l’ occasione del 150esimo anniversario dalla fondazione dell’Osservatore Romano; avevamo intenzione di fare un regalo al Santo Padre. Da qui la proposta di sostenere la conoscenza del suo Magistero anche attraverso la diffusione dell’edizione del giornale Vaticano che cura la pubblicazione degli interventi svolti dal Pontefice nel corso della settimana”. (C.P.)

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    24 Ore nel Mondo



    Tunisia: il presidente Ben Ali apre al dialogo ma nel Paese continua a dilagare la protesta

    ◊   L'intervento televisivo di ieri del presidente Ben Ali non è riuscito a riportare la calma in Tunisia. Una grande manifestazione di protesta - con almeno cinquemila persone - è in corso nella capitale, all'indomani delle parole con cui il presidente aveva cercato di fermare la rivolta annunciando che non si ricandiderà alle elezioni del 2014. Il punto della situazione nel servizio di Marco Guerra:

    “Faremo un sit-in fino alla caduta di Ben Ali”: non si placa la rabbia dei manifestanti all’indomani del discorso televisivo del capo dello Stato. Tunisi in queste ore è teatro della prima grande dimostrazione dope le rivolte del 1984. Migliaia di persone hanno sfilato dalla sede del sindacato Ugtt verso il Ministero dell'interno, dove è stato raggiunto dal corteo degli avvocati e tante gente comune. Nel prime ore del pomeriggio oltre 5000 persone erano ancora ferme davanti a quello che è stato soprannominato il “Ministero del terrore”. La marcia, che inizialmente contava poche decine di persone, si è presto gonfiata nonostante la massiccia presenza di poliziotti che non sono mai intervenuti per fermarla. Il clima è pacifico e quasi festoso. La gente cerca i giornalisti per esprimere il proprio malcontento. Intanto, secondo testimonianze, scontri sono avvenuti tra opposte fazioni in una località a nord della capitale. L’annuncio della non ricandidatura nel 2014, l’ordine di non sparare sui manifestanti e le aperture sulla libertà di stampa, l’accesso a Internet e la promessa della riduzione dei prezzi di generi come pane e zucchero non sono bastati al presidente Ben Ali per placare gli animi di una nazione esasperata. Per uscire da questa fase di stallo, si cerca anche una soluzione politica. Il ministro degli Esteri, Morjane, non ha escluso la formazione di un governo di unità nazionale, chiamando in causa il leader del Partito democratico progressista, formazione dell'opposizione legale, ma non rappresentata in parlamento.

    L'intervento televisivo di ieri del presidente Ben Ali non è dunque riuscito ad abbassare la tensione nel Paese. Giada Aquilino ha sentito l'opinione dell’inviato speciale del Corriere della Sera, Lorenzo Cremonesi, raggiunto telefonicamente a Tunisi:

    R. - A giudicare dalle reazioni di piazza di questa mattina, direi che non si sono fermate le manifestazioni. Ieri il discorso sembrava aver soddisfatto - anche se in parte - le richieste dei manifestanti e per due ragioni principali. La prima: Ben Alì ha promesso di non ricandidarsi alle elezioni presidenziali del 2014. La seconda: l’assicurazione che la polizia non userà violenza e non sparerà contro i manifestanti. In realtà, questa mattina - già verso le 9.30 - ci sono stati grossi assembramenti in tutte le principali città del Paese, così come a Tunisi, dove lo sciopero previsto per oggi è stato mantenuto. La gente dice che Ben Alì non la soddisfa più, che la polizia ha sparato e deve ora pagare per i crimini che ha commesso e che, soprattutto, Ben Alì deve andarsene e deve lasciare subito l’incarico: chiede, quindi, le dimissioni del presidente e le elezioni subito.

    D. - Ben Alì potrebbe davvero lasciare il potere dopo oltre vent’anni?

    R. – La situazione sta veramente cambiando. Non dimentichiamo che Ben Alì, tre giorni fa, ha fatto un discorso molto duro: ha chiamato i manifestanti “terroristi” e ha criminalizzato l’intero movimento di protesta, pur facendo delle vaghe promesse di apertura. Ieri, era già tutto cambiato.

    D. – Ma potrebbe esserci il rischio che poi si apra una lotta di potere per la successione al presidente?

    R. – Questo è il problema. Chi, quali forze, in quale modo lo sostituiranno è tutto da vedere, è tutto aperto. Non c’è una vera dinamica che conduca a una successione democratica. Per ora le cose sono in mano alla piazza e non dimentichiamo che la cosa è nata in modo molto spontaneo. La situazione è in totale evoluzione e non si possono fare grandi previsioni.

    D. – Le manifestazioni contro il carovita, dalla Tunisia all’Algeria, si estendono ora anche alla Giordania e al Sudan, soprattutto in aree molto depresse. Che segnale è?

    R. – C’è stato uno svolgersi speculare degli avvenimenti in Algeria e in Tunisia. Anche se in Algeria sembra che la situazione sia stata controllata più rapidamente, però è un Paese molto più ricco. In Tunisia non c’è reddito, anche se c’è il turismo: le risorse naturali sono nulle e, quindi, il Paese è molto più povero. Però la Tunisia non è fondamentalista: questo è un Paese profondamente laico, dove l’uguaglianza tra uomo e donna è assolutamente una realtà. La vera minaccia è che, davanti al vuoto di potere, i fondamentalisti potrebbero prendere piede. (bf)

    Brasile-alluvioni
    E' salito a 500 morti il bilancio delle vittime per le alluvioni e le frane in Brasile che hanno devastato tre città nella zona montuosa intorno a Rio de Janeiro. La protezione civile ha registrato anche 13 mila gli sfollati e si teme per la sorte dei 20 mila abitanti della località di Sao Josè, completamente isolata dalla furia delle acque. Il governatore dello Stato di Rio ha chiesto l'intervento delle Forze armate dopo aver sorvolato assieme alla presidente brasiliana, Rousseff, le zone più colpite.

    Sudan
    La cosiddetta "guerra del pane" rischia di allargarsi anche ad altri Paesi. Scontri sono stati registrati ieri in Sudan, dove è in corso lo spoglio per il referendum sull’autodeterminazione del Sud. A Khartoum e Gezira, gli studenti scesi in piazza per manifestare contro il caro-prezzi si sono scontrati con la polizia. Imprecisato il numero degli arrestati. Sarebbero almeno 5 i feriti.

    Australia-alluvioni
    Australia in gravi difficoltà per le alluvioni che hanno devastato lo Stato del Queensland, provocando oltre 20 morti e decine di dispersi. Ora l’emergenza si è spostata negli Stati sudorientali di Victoria e Tasmania, dove si segnalano evacuazioni di massa per le piogge torrenziali e il timore di inondazioni. La situazione più critica resta, però, quella di Brisbane, dove l’acqua ha cominciato a defluire, facendo emergere le crude immagini della devastazione. Per una testimonianza diretta su quanto accaduto nella terza città più grande d’Australia, Salvatore Sabatino ha raggiunto telefonicamente proprio a Brisbane il collega Stefano Giròla. Ascoltiamo:

    R. – Moltissime case, circa 20 mila edifici compresi anche uffici o negozi, sono stati devastati. Ci sono ancora moltissime persone e moltissimi negozi che non hanno l’energia elettrica, circa 43 mila. Tutto questo è visibile, tra l’altro sotto un bellissimo sole, perché negli ultimi due-tre giorni a Brisbane è arrivato il sole dopo tanti mesi di pioggia. Bisogna dire, poi, che la pulizia è già in pieno svolgimento. Moltissime persone sono nelle strade e nei negozi a darsi da fare per iniziare l’immane opera di ricostruzione.

    D. – Si parla di un colpo durissimo anche per l’economia, non solo della città ma dell’intero Paese…

    R. – Il Queensland è uno dei grandi polmoni agrari e rurali, ma anche minerari, dell’Australia. Ci sono moltissime risorse agricole e poi alcune tra le più importanti miniere, soprattutto di carbone. Se si tiene conto che circa l’80 per cento del territorio del Queensland è stato inondato, potete farvi un’idea delle conseguenze economiche. E’ ancora un po’ presto per quantificare i danni, anche se le cifre di cui si parla sono nell’ordine delle decine di miliardi di dollari, con un impatto dell’1 per cento circa sul prodotto interno lordo australiano.

    D. – Ha commosso tutti la storia del piccolo Jordan, morto per salvare il fratellino: ci puoi riassumere la sua vicenda, che è una delle tante, drammatiche che avete vissuto in questi giorni?

    R. – Bisogna dire che queste situazioni portano alla luce anche aspetti che restituiscono fiducia nel genere umano: grandi esempi di solidarietà e di altruismo. Il caso specifico cui vi riferite è quello di questo ragazzino di 13 anni, Jordan Rice, di Toowoomba, la cittadina a circa un centinaio di chilometri a nord di Brisbane, che si è ritrovato al centro di una sorta di tsunami interno, a questa grande onda che quasi all’improvviso ha spazzato la città di Toowoomba. Lui era in macchina con la madre e il fratellino minore. Si sono arrampicati sul tetto della macchina e un camionista di passaggio si è buttato con una corda per cercare di soccorrerli. Si era rivolto subito verso Jordan che, pur essendo terrorizzato dall’acqua e pur non sapendo nuotare, ha detto al camionista: “Prendi mio fratello”. Il camionista ha preso il fratellino e quando poi è tornato per soccorrere Jordan e la madre, purtroppo erano già stati spazzati via dall’onda. (gf)

    Pakistan
    Nuova ondata di violenze in Pakistan. almeno 18 persone sono state uccise nelle ultime 24 ore nella metropoli meridionale di Karachi, dove ormai da mesi è in corso un violento regolamento di conti tra gruppi politici rivali e bande criminali. Tra le vittime, anche un giornalista della televisione privata Geo Tv, assassinato ieri sera. Altri sette morti e 13 feriti si contano in un villaggio del Nord Waziristan, bombardato con colpi di mortaio provenienti dal limitrofo territorio afghano.

    Giappone-governo
    Il Giappone si prepara al varo di un nuovo governo. Il premier, Naoto Kan, annuncerà oggi il rimpasto dell’esecutivo di centrosinistra per fronteggiare la crisi economica e rilanciare la sua popolarità, in preoccupante calo. All’interno della nuova compagine potrebbe trovare spazio anche Kaoru Yosano, ex ministro delle Finanze, liberaldemocratico, sostenitore del risanamento dei conti pubblici. Fra gli obiettivi dichiarati, la riforma fiscale e il rilancio della crescita.

    Cina-Giappone-Corea
    Tappa a Seul oggi per il segretario alla Difesa americano, Robert Gates, che ha auspicato una ripresa dei negoziati a sei sul nucleare nordcoreano, invitando però Pyongyang a cessare ogni provocazione. Ieri, da Tokyo Gates ha ribadito che l’alleanza tra Stati Uniti e Giappone è vitale per la sicurezza dell’area asiatica ed ha anche espresso preoccupazione per lo sviluppo militare della Cina.

    Fiat
    In Italia, 5.500 lavoratori della Fiat di Mirafiori stanno votando da ieri sera sull’accordo per il rilancio dello stabilimento torinese. L’esito del referendum dovrebbe essere noto nella tarda serata. L’intesa in discussione è stata firmata lo scorso 23 dicembre dall’azienda e da tutti i sindacati metalmeccanici, ad eccezione della Fiom Cgil.

    Nigeria
    Il presidente nigeriano, Jonathan, ha vinto le primarie del Partito popolare democratico, battendo l’altro sfidante, Abubakar, in vista delle consultazioni presidenziali di aprile. Decisiva la sua affermazione in alcuni Stati del nord musulmano.

    Costa d’Avorio
    Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha messo in guardia le forze fedeli al presidente uscente della Costa d’Avorio, Gbabo, rifiutatosi di abbandonare il potere malgrado la sconfitta elettorale, che dovranno rendere conto dinanzi alla legge dei propri attacchi criminali contro le forze di pace Onu nel Paese. Al tempo stesso, la responsabile Onu per gli Affari umanitari ha detto che le vite di migliaia di ivoriani sono in pericolo, a causa dell’escalation della crisi che ha impedito al vincitore delle elezioni, Ouattara, di insediarsi, nonostante la stessa Onu e la comunità internazionale abbiano riconosciuto la sua vittoria. (Panoramica internazionale a cura di Marco Guerra)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LV no. 14

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