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Sommario del 12/01/2011

Il Papa e la Santa Sede

  • Il Papa all’udienza generale parla di Santa Caterina da Genova: il Purgatorio non è un luogo ma un fuoco interiore
  • Nominati i nuovi arcivescovi di Port-au-Prince e São Salvador da Bahia
  • L'Egitto richiama l'ambasciatore presso il Vaticano. La Santa Sede condivide le preoccupazioni del Cairo: evitare tensioni religiose
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Haiti. Messaggio del Papa ad un anno dal terremoto: ricostruire strutture materiali e convivenza civile
  • Il vescovo a Nazareth: in pericolo di estinzione i cristiani in Terra Santa
  • Australia almeno 16 morti per le inondazioni: preoccupante situazione a Brisbane
  • Continua a crescere il Pil della Germania. Le mani di Cina e Giappone sui bond europei
  • Chiesa e SocietÓ

  • Rapporto sulle persecuzioni in India: 149 attacchi anticristiani nel 2010
  • India: in Karnataka il pastore protestante aggredito chiede la protezione del governo
  • Pakistan: Asia Bibi teme seriamente per la sua vita
  • Pakistan. Il ministro Bhatti insiste: va abolita la legge sulla blasfemia
  • Laos. Celebravano il Natale: arrestati 11 cristiani, 3 restano in carcere
  • L'Iraq contro i Paesi del Nord Europa che rimpatriano forzatamente i suoi immigrati
  • Giornata della Conferenza europea delle Radio Cristiane sulla libertà religiosa
  • Sri Lanka: rapporto sulla riconciliazione tra tamil e cingalesi del vescovo di Mannar
  • Alluvioni in Sri Lanka: almeno 13 morti, 900 mila sfollati e raccolti distrutti
  • Indonesia: centinaia di sfollati per le inondazioni e l'eruzione del vulcano di Mount Merapi
  • Inghilterra. Mons. Nichols: l'ordinazione di tre ex vescovi anglicani è “un momento storico”
  • I presuli spagnoli chiedono il definitivo scioglimento dell'Eta
  • La Chiesa in Messico chiede libertà educativa e rispetto dei diritti degli immigrati
  • In Venezuela allarme per l'emergenza abitativa
  • Cina: l’apertura del nuovo anno all’insegna dell’evangelizzazione
  • Francia: l'episcopato si pronuncia sul progetto di legge sulla bioetica
  • Spagna: incontro di preparazione della Gmg di Madrid 2011
  • Croazia: il 2011 “Anno Boscovich”, nel 300° della nascita del grande saggio gesuita
  • I Gesuiti dell’Africa Centrale festeggiano i 50 anni di presenza nel Paese
  • I Salesiani in India danno il via ad una Radio per dar voce ai poveri
  • 24 Ore nel Mondo

  • Tunisi: la protesta arriva nella capitale. Violenti scontri tra manifestanti ed esercito
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il Papa all’udienza generale parla di Santa Caterina da Genova: il Purgatorio non è un luogo ma un fuoco interiore

    ◊   Santa Caterina da Genova, una laica vissuta a cavallo tra la metà del 15.mo secolo e il primo decennio del 16.mo, è stata questa mattina al centro dell’udienza generale di Benedetto XVI in Aula Paolo VI. Il Papa si è soffermato in particolare sulla descrizione che la Santa fece del Purgatorio, da lei indicato come una condizione interiore dell’anima che risale gradualmente all’originaria purezza divina. Al termine dell’udienza, Benedetto XVI ha ribadito che l’epoca attuale mette in luce per i cristiani “l’urgenza” di annunciare il Vangelo “con la loro vita”. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Non un luogo di tormenti sottoterra, ma un fuoco interiore che purifica l’anima. Cinquecento anni fa, così una donna genovese – che di mestiere faceva la direttrice del più grande ospedale cittadino dell’epoca – descrisse il Purgatorio. Nessuna scena apocalittica, come sarebbe stata più in tono con la sensibilità del tempo, ma l’immagine semplice e moderna di una fiamma che, consumando il peccato, riporta l’interiorità di un essere umano alla primitiva lucentezza. Ai novemila fedeli assiepati in Aula Paolo VI, Benedetto XVI ha riproposto la visione per cui la Santa di Genova passò alla storia, inquadrandola all’interno della sua vita di moglie e persona socialmente in vista, tentata da un decennio di mondanità che produce solo “vuoto” e “amarezza”, fino ad approdare all’incontro cruciale con Gesù, il 20 marzo 1473, durante una confessione bruscamente interrotta:

    “Inginocchiatasi davanti al sacerdote, ‘ricevette - come ella stessa scrive - una ferita al cuore, d’un immenso amor de Dio’, con una visione così chiara delle sue miserie e dei suoi difetti e, allo stesso tempo, della bontà di Dio, che quasi ne svenne. Fu toccata nel cuore da questa conoscenza di se stessa, della vita vuota che conduceva e della bontà di Dio. Da questa esperienza nacque la decisione che orientò tutta la sua vita, espressa nelle parole: ‘Non più mondo, non più peccati’”.

    Parte da qui, ha proseguito il Papa, la “vita di purificazione” di Caterina, segnata da un “costante dolore” per il peso del peccato, da un profondo contatto con Cristo nella preghiera e dall’acuta percezione della bontà di Dio. In questa esperienza di progressiva “unione mistica” – più tardi raccolta e descritta in un libro dal suo confessore – la futura Santa matura la sua percezione del Purgatorio. Una visione “originale”, ha riconosciuto il Pontefice, che pure non si configura come una vera e propria “rivelazione”:

    “Il primo tratto originale riguarda il ‘luogo’ della purificazione delle anime. Nel suo tempo lo si raffigurava principalmente con il ricorso ad immagini legate allo spazio: si pensava a un certo spazio, dove si troverebbe il Purgatorio. In Caterina, invece, il Purgatorio non è presentato come un elemento del paesaggio delle viscere della terra: è un fuoco non esteriore, ma interiore. Questo è il Purgatorio, un fuoco interiore”.

    In questa immagine e nei pensieri con i quali Caterina l’accompagna si condensa, ha considerato Benedetto XVI, il raffronto tra il “profondo dolore” patito per le sue personali miserie e l’“infinito amore di Dio” che l’ha perdonata. Anche questo influisce sull’immagine che la Santa genovese ha del Purgatorio:

    “Non si parte, infatti, dall’aldilà per raccontare i tormenti del Purgatorio - come era in uso a quel tempo e forse ancora oggi - e poi indicare la via per la purificazione o la conversione, ma la nostra Santa parte dall’esperienza propria interiore della sua vita in cammino verso l’eternità (…) L’anima è consapevole dell’immenso amore e della perfetta giustizia di Dio e, di conseguenza, soffre per non aver risposto in modo corretto e perfetto a tale amore, e proprio l’amore stesso a Dio diventa fiamma, l’amore stesso la purifica dalle sue scorie di peccato”.

    La spiritualità dei Caterina da Genova, ha osservato il Papa, si nutre di fonti teologiche antiche, come spesso accade nei Santi che sviluppano un intenso rapporto con il soprannaturale attraverso le letture sacre. Una costante che ha fatto soggiungere al Pontefice:

    “I Santi, nella loro esperienza di unione con Dio, raggiungono un sapere’ così profondo dei misteri divini, nel quale amore e conoscenza si compenetrano, da essere di aiuto agli stessi teologi nel loro impegno di studio, di intelligentia fidei, di intelligentia dei misteri della fede, di approfondimento reale dei misteri, per esempio di che cosa è il Purgatorio”.

    Attorno alla donna, immersa con grande disponibilità nei suoi doveri di responsabile d’ospedale, si coagulano negli anni entusiasmo e seguaci. Dio e il nosocomio, ha affermato il Papa, diventano i “poli” che riempiono totalmente la sua vita. Ma una vita tutt’altro che persa dietro e dentro fantasticherie interiori:

    “Cari amici, non dobbiamo mai dimenticare che quanto più amiamo Dio e siamo costanti nella preghiera, tanto più riusciremo ad amare veramente chi ci sta intorno, chi ci sta vicino, perché saremo capaci di vedere in ogni persona il volto del Signore, che ama senza limiti e distinzioni. La mistica non crea distanza dall’altro, non crea una vita astratta, ma piuttosto avvicina all’altro, perché si inizia a vedere e ad agire con gli occhi, con il cuore di Dio”.

    Proprio la particolare dedizione della Santa genovese verso gli ammalati ha suggerito al Papa un pensiero conclusivo:

    “Il servizio umile, fedele e generoso, che la Santa prestò per tutta la sua vita nell’ospedale di Pammatone, poi, è un luminoso esempio di carità per tutti e un incoraggiamento specialmente per le donne che danno un contributo fondamentale alla società e alla Chiesa con la loro preziosa opera, arricchita dalla loro sensibilità e dall’attenzione verso i più poveri e i più bisognosi”.

    E ai malati, così come ai giovani e ai nuovi sposi, Benedetto XVI ha poi affidato una sua premura al termine dell’udienza generale e dei saluti nelle altre lingue. “Le vicende di questa nostra epoca – ha detto – mettono ben in luce quanto sia urgente per i cristiani annunciare il Vangelo con la vita”. Siate dunque, ha concluso…

    “…seminatori di speranza e di gioia (…) a beneficio della Chiesa e del mondo”.

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    Nominati i nuovi arcivescovi di Port-au-Prince e São Salvador da Bahia

    ◊   Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di São Salvador da Bahia (Brasile), presentata dal cardinale Geraldo Majella Agnelo, per raggiunti limiti di età. Gli succede mons. Murilo Sebastião Ramos Krieger, finora arcivescovo di Florianópolis. Mons. Krieger è nato il 19 settembre 1943 in Brusque, nell'arcidiocesi di Florianópolis (Brasile). È entrato nel seminario della Congregazione del Sacro Cuore di Gesù, dove ha frequentato gli studi di primo e secondo grado. Ha completato gli studi di Filosofia nel convento della sua Congregazione a Brusque e quello di Teologia in Taubaté. Ha conseguito anche la licenza in Spiritualità a Roma ed ha frequentato alcuni corsi universitari in Brasile. Il 2 febbraio 1967 ha emesso la professione perpetua nella Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù e il 7 dicembre 1969 ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale. È stato vice-parroco in Taubaté, superiore dello Scolasticato Dehoniano e, successivamente, rettore dell'Istituto Teologico Dehoniano in quella medesima città, nonché superiore provinciale della Provincia brasiliana meridionale della sua Congregazione. Il 16 febbraio 1985 è stato eletto alla sede titolare di Lisinia, come vescovo ausiliare di Florianópolis; il 28 aprile successivo ha ricevuto la consacrazione episcopale. L'8 maggio 1991 è stato trasferito alla sede residenziale di Ponta Grossa, nello Stato di Paraná. Il 7 maggio 1997 è stato promosso arcivescovo di Maringá, sempre nello Stato di Paraná. Il 20 febbraio 2002 è stato trasferito alla sede arcivescovile metropolitana di Florianópolis, nello Stato di Santa Catarina.

    Il Santo Padre ha nominato arcivescovo di Port-au-Prince (Haïti) mons. Guire Poulard, finora vescovo di Les Cayes. Mons. Guire Poulard è nato il 6 gennaio 1942 a Delatte (Petit-Goâve), nell’arcidiocesi di Port-au-Prince. Ha compiuto gli studi primari presso i Fratelli dell’Istruzione Cristiana a Petit-Goâve. Ha completato gli studi secondari successivamente presso il Lycée Faustin Soulouque a Petit-Goâve, il Collège Notre-Dame de Lourdes a Port-de-Paix e il Petit Séminaire-Collège Saint Martial di Port-au-Prince. Ha seguito poi i corsi filosofici e teologici al Grand Séminaire Notre-Dame a Port-au-Prince. È stato ordinato sacerdote il 25 giugno 1972 per l’arcidiocesi di Port-au-Prince. Nel 1982-1983 ha seguito i corsi dell’anno di Pastorale presso l’Institut Théologique des Jeunes Eglises a Lille (Francia). Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: vice-parroco a Jacmel (1972-1975); amministratore della parrocchia di Jacmel (1975-1976); amministratore della parrocchia di Belladère (1972-1982); amministratore della parrocchia di Saut-d’Eau (1983-1986); amministratore della parrocchia di Saint-Pierre a Petionville (1986-1988). Eletto vescovo di Jacmel il 25 febbraio 1988, è stato consacrato il 15 maggio successivo. Il 9 marzo 2009 è stato trasferito alla sede vescovile di Les Cayes.

    Il Santo Padre ha nominato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Port-au-Prince (Haïti) mons. Glandas Marie Erick Toussaint, del clero della diocesi di Port-au-Prince, finora parroco della cattedrale e direttore della Caritas di Port-au-Prince, assegnandogli la sede titolare vescovile di Senez. Mons. Glandas Marie Erick Toussaint è nato il 19 maggio 1965 a Grande Savane, nell’arcidiocesi di Port-au-Prince. Dopo gli studi secondari al Collège Saint-Martial di Port-au-Prince, è entrato nel Seminario Maggiore Nazionale Notre-Dame d’Haïti, dove ha percorso tutta la sua formazione al sacerdozio, ottenendo il Baccalaureato in Teologia. È stato ordinato sacerdote il 13 novembre 1994 per l’arcidiocesi di Port-au-Prince. Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi ministeriali: vicario parrocchiale della cattedrale di Port-au-Prince dal 1994 al 2000; quindi parroco della parrocchia dell’Assunta a Petit-Goâve dal 2005 al 2007. Dal 2007 è parroco della cattedrale e, contemporaneamente, dal 2008, direttore della Caritas di Port-au- Prince.

    Benedetto XVI ha ricevuto ieri in udienza il cardinale Joachim Meisner, arcivescovo di Colonia (Germania).

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    L'Egitto richiama l'ambasciatore presso il Vaticano. La Santa Sede condivide le preoccupazioni del Cairo: evitare tensioni religiose

    ◊   La Santa Sede condivide pienamente la preoccupazione del governo egiziano per “evitare l’escalation dello scontro e delle tensioni per motivazioni religiose”. Così mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, nell’incontro di ieri con l’ambasciatore dell’Egitto presso la Santa Sede. In giornata, la signora Lamia Aly Hamada Mekhemar era stata richiamata al Cairo per consultazioni. Nelle stesse ore, un nuovo atto di violenza colpiva la locale comunità cristiana egiziana, anche se è stato accertato che il movente non fosse settario. Il servizio di Giada Aquilino:

    La sparatoria che ha causato ieri la morte di un cristiano copto su un treno in viaggio tra l'Alto Egitto e il Cairo non era frutto di un attacco settario, come invece ipotizzato in un primo momento da alcuni media. Lo hanno riferito le autorità locali, dopo l'interrogatorio del giovane sottufficiale autore del gesto che ha causato anche altri 5 feriti ed è giunto a meno di due settimane dalla strage di Capodanno contro la comunità copto-ortodossa di Alessandria d’Egitto, con un bilancio di oltre 20 vittime e un’ottantina di feriti. La giornata di ieri è stata contraddistinta dalle consultazioni diplomatiche. L’Egitto ha richiamato proprio per consultazioni l’ambasciatrice presso la Santa Sede. La decisione - secondo il Ministero degli Esteri del Cairo - è avvenuta “sullo sfondo delle dichiarazioni del Vaticano concernenti gli affari interni egiziani”. In seguito all’attentato di Capodanno, il Papa aveva espresso solidarietà ai copti e rivolto un appello alle autorità del Medio Oriente per la protezione dei cristiani. Ieri sera, poi, la signora Lamia Aly Hamada Mekhemar è stata ricevuta da mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati. Un comunicato del direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha reso noto che nel corso dell’incontro l’ambasciatrice “ha fatto presenti le preoccupazioni del suo Governo nel difficile momento attuale, e ha potuto ricevere le informazioni e raccogliere gli elementi utili per riferire adeguatamente sui recenti interventi del Santo Padre, in particolare sulla libertà religiosa e sulla protezione dei cristiani nel Medio Oriente". Sottolineando che "la Santa Sede partecipa all’emozione dell’intero popolo egiziano, colpito dall’attentato di Alessandria", mons. Mamberti - prosegue il comunicato - "ha assicurato che essa condivide pienamente la preoccupazione del Governo di 'evitare l’escalation dello scontro e delle tensioni per motivazioni religiose' ed apprezza gli sforzi che esso fa in tale direzione”.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Quel filo d’oro tra l’uomo e Dio: all’udienza generale il Papa parla di santa Caterina da Genova.

    In rilievo, nell’informazione internazionale, Haiti e la lunga sfida della ricostruzione a un anno dal devastante terremoto.

    Quella volta che Stalin arrestò un romanzo: in cultura, Gaetano Vallini recensisce un saggio di Frank Ellis sulla letteratura russa sovietica e postsovietica dedicata alla seconda guerra mondiale.

    La bohème di Modì: Sandro Barbagallo sulla vita romanzesca di Amedeo Modigliani (e un figlio illegittimo che si fece prete), su una mostra al Mart di Rovereto e sull’esposizione che, a Catania, ha presentato un presunto inedito ritratto di Sant’Agata.

    Il moderato che sognava la Conciliazione: la presentazione di Francesco Malgeri al libro di Giovanni Battista Crispolti “Filippo Crispolti. La mediazione impossibile verso il fascismo”.

    Balle giornalistiche denunciate da “l’Unità”.

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    Oggi in Primo Piano



    Haiti. Messaggio del Papa ad un anno dal terremoto: ricostruire strutture materiali e convivenza civile

    ◊   Oggi per Haiti è il giorno del ricordo. Ad un anno dal devastante terremoto che il 12 gennaio 2010 causò 250 mila morti e immani distruzioni, il cardinale Robert Sarah celebra una solenne liturgia, nella capitale Port-au- Prince sulla spianata antistante la Cattedrale distrutta dal sisma. Il servizio di Sergio Centofanti.

    Ad un anno dal terremoto la situazione ad Haiti resta drammatica: sono oltre un milione le persone, di cui la metà bambini, che continuano a vivere nelle tende, mentre un’epidemia di colera ha provocato quasi 3.800 morti da ottobre. La ricostruzione appare ancora lontana. La violenza endemica. Oggi il cardinale Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, celebra la Messa davanti alle macerie della Cattedrale di Port-au-Prince portando un Messaggio del Papa, la sua benedizione e solidarietà. Benedetto XVI esprime il suo “incoraggiamento e affetto” alla popolazione haitiana, assicurando la sua preghiera, specialmente per coloro che sono morti, e offre “una parola di speranza in queste circostanze particolarmente difficili. Infatti – afferma – è il momento di ricostruire adesso, non solo le strutture materiali, ma soprattutto la convivenza civile, sociale e religiosa”. Auspica quindi “che il popolo haitiano sia il primo protagonista della sua storia attuale e del suo futuro, contando anche sull’aiuto internazionale, che – sottolinea - ha già mostrato segni di grande generosità attraverso il sostegno economico e volontari giunti da tutti i Paesi”. “Vi Affido all'intercessione di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, Patrona di Haiti – conclude il Messaggio del Papa - che sono sicuro, dall’alto del cielo, non rimane indifferente alle vostre preghiere. Che Dio benedica tutti gli haitiani!”. Proprio oggi il Papa ha nominato nuovo arcivescovo di Port-au-Prince mons. Guire Poulard, finora vescovo di Les Cayes, e il suo ausiliare, mons. Erick Toussaint, finora parroco della Cattedrale e direttore della Caritas di Port-au-Prince, entrambi impegnati in questi mesi al fianco dei più poveri tra i poveri. Ieri il cardinale Sarah aveva presieduto una Messa nel campo sfollati di Parc Acra. La sua missione, durante la quale ha portato un aiuto concreto del Papa per la ricostruzione di scuole e Chiese, si concluderà domani con l’incontro con le religiose di Maria “Paridaens” che nel terremoto hanno perso 15 consorelle. Ma sulla situazione nel Paese ascoltiamo mons. Louis Kébreau, arcivescovo di Cap-Haïtien e presidente della Conferenza Episcopale di Haiti, al microfono di Hélène Destombes:

    R. - Un an après le séisme, eh bien, c’est triste de le dire, les gens sont encore …
    Un anno dopo il sisma - è triste dirlo! - la gente vive ancora nelle tende. Dopo un certo numero di riunioni - a Parigi, a Montréal, a Santo Domingo - dove sono stati promessi miliardi di dollari, a tutt’adesso non abbiamo visto niente; la gente è arrivata al limite. Oltre a tutto questo - prima il sisma, poi il ciclone Thomas - adesso si è aggiunta anche la crisi elettorale che ha provocato una grande rabbia nella gente che grida ad una voce: “Noi siamo stanchi!”. La violenza corre nelle nostre strade; per il momento, c’è una specie di tregua; si percepisce però che la gente è molto tesa. Veramente, non sappiamo cosa ci aspetta ancora!

    D. - Il Paese stenta a ricostruirsi: perché?

    R. - Si on regarde au niveau gouvernemental, il y devait avoir un projet de société …
    Dal punto di vista governativo, sembrava che dovesse esserci un programma per la società haitiana: ne hanno parlato, hanno parlato di ricostruire Port-au-Prince, ci sono progetti un po’ ovunque. Ma sul piano concreto, non si riesce a comprendere cosa stia succedendo! Manca una leadership, manca al potere un uomo lungimirante che abbia idee chiare e chiari orientamenti su quello che dev’essere fatto. C’è un problema di fondo: ci sono un numero infinito di Ong nel Paese, sono più di 10 mila! Cosa stanno facendo? Ci chiediamo se non ne approfittino e alla fine questo denaro vada a rimpinguare i loro conti. Intanto però, l’unica vera grande vittima è il popolo haitiano, che geme nella sofferenza, nella miseria e che ancora non vede prospettive per l’avvenire.

    D. - Subito dopo il terremoto, c’è stata una grande ondata di solidarietà nei riguardi di Haiti. Oggi, la comunità internazionale è ancora sufficientemente mobilitata?

    R. - Je crois qu’il faut continuer a sonner cette cloche pour que personne ne s’endort …
    Credo che sia necessario continuare a suonare la campana affinché nessuno si addormenti sul problema di Haiti. Abbiamo sempre più abbiamo bisogno della solidarietà internazionale per uscire da questa situazione di stallo. Haiti ha bisogno oggi di lavoro e di solidarietà per tornare a scoprire che non è il Paese povero e miserabile come viene dipinto. Haiti ha delle ricchezze, le ricchezze del suo popolo con i suoi valori che caratterizzano il suo stile di vita: l’accoglienza, la condivisione, la comprensione. Servono però le strutture, serve l’accompagnamento ed è proprio su questo che noi come Chiesa stiamo lavorando, per realizzare appunto questo “accompagnamento” del popolo di Dio.

    D. – E quale potrà essere il ruolo della Chiesa?

    R. - Ce d’accompagner le peuple. …
    Quello di accompagnare il suo popolo e per fare questo bisogna rimettere in piedi le parrocchie, la cattedrale, il Seminario maggiore ... tutto questo rientra in un piano d’azione che stiamo pianificando per aiutare veramente questo popolo a stare in piedi. Ora, per esempio, c’è il colera: la Chiesa è presente, attraverso i dispensari, gli ospedali e si impegna ad accompagnare le persone e ad aiutarle a superare questa ulteriore crisi per potere almeno gustare la vita, oggi, ad Haiti! (gf)

    Per un bilancio ascoltiamo l’ambasciatore haitiano presso la Santa Sede, Carl-Henri Guiteau, al microfono di Hélène Destombes:

    R. - C’est difficile de faire un bilan…
    E’ difficile riuscire a fare un bilancio un anno dopo una catastrofe di tali proporzioni. E’ necessario anzitutto sottolineare la resistenza straordinaria del popolo haitiano, che malgrado sia ancora in mezzo alle macerie e nelle tende dà un senso alla vita. Questo è un popolo che ha sofferto molto nella sua storia ma che ha imparato a sorridere, a vivere. Tuttavia c’è un limite a questa capacità di adattamento. Bisogna anche sottolineare che l’aiuto umanitario è stato essenziale ed è arrivato da tutti i Paesi del mondo, permettendo di ridare speranza tante persone. Ora, a livello della ricostruzione - bisogna dirlo francamente – la situazione è penosa: ci sono state molte promesse, ma non abbiamo visto ancora segni reali di ricostruzione. Abbiamo la sensazione che non sia stato fatto molto in tale direzione.

    D. – Ora, dopo il terremoto, c’è anche una drammatica epidemia di colera: quali sono oggi i segni di speranza nel Paese?

    R. - Il faut dire que le peuple haïtien n’a pas d’autres…
    Bisogna dire che il popolo haitiano non ha altra scelta se non quella di sperare. Quello che è importante oggi è che la comunità internazionale e la Chiesa cattolica alimentino questa speranza, affinché questa speranza possa essere uno strumento di cambiamento che il popolo attende.

    D. – Oggi pomeriggio il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone celebra una Messa nella Basilica di Santa Maria Maggiore per commemorare le vittime del sisma insieme al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede e altre autorità …

    R. - Est importante pour le peuple haïtien…E’ importante per il popolo haitiano che la comunità haitiana presente a Roma, la Santa Sede e il Corpo Diplomatico presso la Santa Sede e presso il Quirinale partecipino insieme ad una celebrazione per ricordare il primo anniversario di questo terremoto. Si è trattato di un evento talmente drammatico e tragico che è importante evidenziare questa data, che sarà l’occasione per riaffermare la solidarietà, della quale Haiti ha oggi immenso bisogno per avviare la sua ricostruzione. (mg)

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    Il vescovo a Nazareth: in pericolo di estinzione i cristiani in Terra Santa

    ◊   Si avvia verso la conclusione il viaggio in Terra Santa del Gruppo di Coordinamento delle Conferenze episcopali di Europa e Nord America a sostegno delle comunità cristiane locali e per la promozione della pace e del dialogo interreligioso. Domani la conferenza stampa finale. Intanto torna a salire la tensione a Gaza. Dopo un lancio di razzi palestinesi, l’aviazione israeliana ha compiuto tre raid sulla Striscia, uccidendo un militante della Jihad islamica. Sull’importanza della missione dei vescovi europei e nordamericani e la situazione politica, ascoltiamo mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, vicario patriarcale latino per Israele e vescovo a Nazareth, al microfono di Sergio Centofanti:

    R. - Per noi questa visita è molto importante, perché noi siamo una piccola minoranza e siamo una minoranza che - come sappiamo - è minacciata di estinguersi. Vogliamo che questo impegno di favorire e di promuovere la presenza cristiana in Terra Santa non sia soltanto una nostra responsabilità, ma - come lo ha ripetuto e lo ripete continuamente il Santo Padre - sia una responsabilità di tutta la comunità cristiana.

    D. - La situazione sta diventando nuovamente critica: sta riesplodendo la tensione a Gaza, con attacchi di razzi palestinesi e la conseguente risposta israeliana…

    R. - Naturalmente speriamo che ci sia un controllo dei nervi, che ci sia un controllo della situazione. Speriamo che ci sia anche una proporzione nelle risposte: non vogliamo che a causa di alcune mosse infelici, ci siano poi delle reazioni sproporzionate, come purtroppo è successo in passato. Noi, come Chiesa, crediamo - e questo lo abbiamo sempre detto e continuiamo a ripeterlo - che la violenza, qualsiasi violenza e da qualsiasi parte arrivi, non sia assolutamente la strada da percorrere per trovare una soluzione. Anche l’esperienza ce lo dice! Solo il negoziato, solo il dialogo tra le parti potrà portare ad una soluzione vera e duratura.

    D. - C’è anche la questione degli insediamenti ebraici nei Territori palestinesi, che incide su questo dialogo...

    R. - Per il momento il problema delle colonie rappresenta veramente il grande ostacolo per il raggiungimento e per il progresso verso la pace.

    D. - Quali speranze hanno i cristiani della Terra Santa? Quale futuro vedono?

    R. - Il futuro non è chiaro ed è quello che ci rattrista più di tutto. Non sappiamo quale potrebbe essere anche perché non vediamo ancora le condizioni minime per una vera pace. Ci deve essere una pace duratura basata sulla giustizia! Purtroppo, attualmente, siamo lontani da queste condizioni di base per poter ottenere una vera pace! (mg)

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    Australia almeno 16 morti per le inondazioni: preoccupante situazione a Brisbane

    ◊   Il dramma delle inondazioni continua a devastare il nord est dell’Australia. Il bilancio delle vittime, ancora provvisorio, è di almeno 16 morti. I dispersi, inoltre, sono più di 60. Molteplici gli sforzi della Chiesa e della Caritas per aiutare la popolazione. Benedetto XVI, tramite il Pontificio Consiglio Cor Unum, ha donato 50 mila dollari. L’emergenza in queste ore riguarda soprattutto la città di Brisbane, dove a destare preoccupazione è lo straripamento dell’omonimo fiume. Migliaia di persone hanno lasciato le loro case e hanno trovato rifugio nei centri di evacuazione. A Brisbane Amedeo Lomonaco ha raggiunto telefonicamente Daniela Motta, in missione in Australia con la sua famiglia con il cammino neocatecumenale:

    R. – Questa alluvione riguarda soprattutto la parte vicina al fiume di Brisbane. C'è l’alta marea, il mare che spinge all’interno il fiume e il fiume che cerca di uscire verso il mare e per questo sta straripando nella parte centrale della città che è la zona più bassa rispetto al livello del mare. Tutta la parte orientale è completamente alluvionata e così tutta una parte della City, che è stata costruita intorno al fiume. Per il momento, hanno chiuso le arterie principali che portano all’interno della città e sono state evacuate tutte le zone intorno al fiume, dove l’acqua è già arrivata al tetto di alcune case. Mio marito e i miei figli sono andati a dare una mano e ci siamo aiutati per quello che si poteva.

    D. – A quale scenario si può accostare la devastazione di questa alluvione?

    R. – E’ come un vulcano in eruzione, perché il fiume che entra lentamente dentro la città sembra lava che si espande e per la quale non puoi fare niente, puoi solo guardare.

    D. – Tra l’altro è una situazione di emergenza nel Nord-Est dell’Australia che si protrae da diversi giorni...

    R. – E’ un mese che questa gente si sta dando da fare per soccorrere prima il nord, poi Kenton e poi giù, giù a scendere fino a Brisbane. Quindi, è proprio uno stato di allarme generale di una vasta area, di cui molta parte è rurale e quindi è molto difficile da raggiungere.

    D. – Sono arrivati aiuti economici da diversi Paesi, anche dal Papa, tramite il Pontificio Consiglio Cor Unum. Questa solidarietà, oltre ad essere un aiuto concreto, è anche un importante segnale di speranza per il futuro. Un gesto, quello del Santo Padre, che sottolinea la vicinanza della Chiesa alla popolazione...

    R. – Penso che sia importante soprattutto il fatto che sentano la vicinanza del Santo Padre, non solo economicamente – chiaramente – perché questo è un luogo dove la gente ha bisogno soprattutto di un supporto spirituale: quello che ci vuole è proprio sentire che il Signore ci è vicino, che non siamo abbandonati e che la Chiesa è presente. Quello che non hanno fatto i soldi qui, può farlo solo la Chiesa. In Australia la gente non sta male, non si vive male. Si vive male da un punto di vista umano, in senso psicologico. La gente non sa a chi rivolgersi, soprattutto durante eventi come questo, dove i soldi non possono niente: non possono fermare l’alluvione; si può ricostruire, ma non è la stessa cosa. Psicologicamente la gente, quando è affranta e afflitta, quando ha perso i propri cari, non ha bisogno dei soldi: le preghiere invece fanno tanto! (ap)

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    Continua a crescere il Pil della Germania. Le mani di Cina e Giappone sui bond europei

    ◊   Dati confortanti per la produzione industriale europea che, secondo Eurostat, in novembre ha registrato un aumento dell’1,4% rispetto al mese precedente. Più netta la crescita su base annua con un + 7,8%. È per quanto riguarda il Prodotto interno lordo la Germania si conferma la locomotiva d’Europa con una crescita nel 2010 del 3,6%, il dato più rilevante dall'unificazione tedesca. Intanto in molti Stati membri dell’Ue prosegue lo sforzo per ridurre il debito pubblico e per dare stabilità all’Euro, mentre il commissario agli affari economici, Olli Rehn, chiede ulteriori risorse per il fondo salva Stati. E in questa direzione va il collocamento avvenuto oggi sui mercati di titoli di stato portoghesi per oltre 1200 milioni di euro, con Cina e Giappone in prima linea nel contendersi l’acquisto del debito pubblico dei Paesi in difficoltà. Per un’analisi della situazione Marco Guerra ha sentito il prof. Mario Deaglio, docente di Economia Internazionale presso l’Università di Torino:

    R. – Direi che non ci sia scontro tra Cina e Giappone, tutte e due hanno lo stesso problema e cioè sono troppo piene di dollari: le loro banche centrali e i loro investitori. Ciascun investitore saggio cerca di differenziare un po’ i suoi investimenti. Quindi, la scelta dell’euro è una scelta logica. Si aggiungono a questo probabilmente - per la Cina in particolare - motivazioni di tipo politico-economico, cioè il tentativo di attrarre l’Europa nella sua orbita o per lo meno di avvicinarla un poco.

    D. – Dopo Grecia e Irlanda, l’attenzione si sta focalizzando sul debito del Portogallo. Dobbiamo temere un altro terremoto nel Vecchio Continente?

    R. – Questi sono dei piccoli tremori, in realtà. La Grecia, il Portogallo e l’Irlanda sono tre Paesi la cui finanza fa una frazione di qualche punto percentuale sull’intero debito europeo. Ciò che in realtà possiamo temere è la Spagna: se la Spagna si trovasse veramente in difficoltà, allora le fondamenta dell’euro potrebbero ricevere qualche scossa, perché tutti i Paesi dell’euro sarebbero chiamati con le nuove norme a sostenerla. Quindi, se la crisi raggiungesse la Spagna, cambierebbe le sue dimensioni.

    D. – Con il perdurare della crisi a quale costo sarà possibile contenere il debito pubblico dei Paesi europei?

    R. – Il costo lo stiamo già vedendo nell’aumento del numero dei disoccupati, che rispetto ad un anno fa è aumentato di due o tre punti percentuali: si tratta di oltre una decina di milioni di disoccupati in più. I governi, tagliando la spesa pubblica, causano sicuramente uno stimolo depressivo sulle economie, legato alla necessità di tagliare i debiti.

    D. – Eppure le attenzioni di Bruxelles sembrano rivolte solo al debito pubblico...

    R. – In una società globalizzata, dominata dalla finanza, c’è un certo disinteresse per la disoccupazione. Si pensa che la gente subirà, sopporterà le situazioni di difficoltà che ha davanti. In realtà, potrebbe anche darsi che la gente a un certo punto mandi a casa i governanti e questo lo vediamo nelle difficoltà crescenti e nell’impopolarità crescente dei governi. Ricordiamoci che in Europa abbiamo molti Paesi dove i governi hanno maggioranze instabili o addirittura governi di minoranza. Non c’è solo il caso italiano, ma anche i Paesi Bassi, la Svezia, la stessa Gran Bretagna, che ha una coalizione molto insolita al suo interno, c’è la Germania, dove il governo della cancelliera Merkel ha perso il controllo della Camera Alta. In sostanza, è una situazione che ha al fondo una durezza e una tempestosità nell’ambito dell’economia reale e dei problemi sociali, che molto spesso facciamo finta di non vedere. (ap)

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    Chiesa e SocietÓ



    Rapporto sulle persecuzioni in India: 149 attacchi anticristiani nel 2010

    ◊   Sono stati 149 gli attacchi anticristiani in India nel 2010: è quanto afferma un rapporto dell’Evangelical Fellowship of India, organizzazione che riunisce le comunità cristiane di diverse denominazioni protestanti. Secondo il rapporto inviato all’agenzia Fides, la violenza, perpetrata da gruppi estremisti indù, ha toccato 18 Stati della Federazione indiana, e si è verificata in particolare negli stati di Karnataka, Andra Pradesh (India meridionale), Madhya Pradesh e Chattisgarh (India centrale). Negli anni precedenti, gli episodi di maggiore gravità si erano registrati nella Stato dell’Orissa. Proprio l’attenzione dedicata all’Orissa dalle cronache internazionali, e dunque dalle autorità locali, ha fatto sì che nello Stato la violenza cessasse quasi del tutto. In altre aree, invece, i gruppi estremisti indù – che sono i principali fautori delle aggressioni – hanno continuato ad agire indisturbati, nella generale indifferenza o impunità, anche perché spesso le autorità civili al potere appartengono al partito nazionalista indù Bjp (Baratiya Janata Party), che legittima e protegge i gruppi estremisti. Secondo il documento inviato a Fides, gli attacchi includono violenza su persone luoghi, istituzioni e anche su intere comunità riunite per le liturgie. Si denuncia, in particolare la violenza, anche sessuale, sulle donne cristiane, registrata specialmente nello stato del Karnataka, per intimidazione o per conversioni forzate all’induismo. L’impunità dei colpevoli, si afferma nel Rapporto, è la ragione principale per cui le aggressioni continuano. Il Rapporto segnala anche l’uso della propaganda anticristiana operata da molti mass-media, che serve ad alimentare l’odio religioso e istigare alla violenza. Le comunità cristiane indiane ribadiscono l’appello alle autorità di governo e di polizia per una maggiore protezione, per la libertà religiosa e la difesa dei diritti inalienabili di tutti i cittadini indiani, qualunque fede professino. (R.P.)

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    India: in Karnataka il pastore protestante aggredito chiede la protezione del governo

    ◊   Isaac Samuel, il pastore protestante sfuggito per miracolo a un attentato mortale il 2 gennaio a Davanagere, nel Karnataka, chiede protezione per sé e per i suoi confratelli. Isaac Samuel è stato aggredito da un gruppo di estremisti indù armati di mannaia mentre conduceva un servizio di preghiera a Davanagere. In seguito i suoi aggressori hanno sporto denuncia contro di lui, affermando che stava compiendo conversioni, e che istigava all’odio religioso. Isaac Samuel ha subìto ferite curate con 11 punti di sutura. In un'intervista esclusiva all'agenzia AsiaNews, egli rigetta le accuse di proselitismo e spiega: “Stavo conducendo un pacifico servizio di preghiera per i nomadi Akki Pikki, che sto seguendo da due anni. Mai in precedenza ho ricevuto accuse di attività di conversione”. “Gli Akki Pikki - continua - sono tribù nomadi che vivono in un accampamento di squatter e la nostra chiesa è una piccola capanna nella colonia di squatter. Ho sempre e solo detto a questi nomadi dell’amore di Gesù Cristo; la preghiera e l’adorazione danno speranza a questa gente, e per questo sono stato aggredito”. Isaac Samuel ha poi rivolto un appello: “Vorrei che il governo del Karnataka desse protezione a me e alla mia famiglia, in modo che io possa condurre i servizi di preghiera in tranquillità. E che dia protezione a tutti gli altri pastori cristiani in Karnataka che sono attaccati regolarmente dagli estremisti Hindutva”. Isaac Samuel ha poi denunciato la collusione della polizia con gli estremisti: “Queste 15 famiglie nomadi con cui stavo pregando sono state cacciate via dalla polizia, subito dopo l’aggressione subita il 2 gennaio. Sono fra le persone più povere e marginalizzate, e hanno vissuto in questo accampamento per dieci anni e anche di più, e la polizia le ha obbligate ad andarsene via, senza dare loro nessun altro posto o rifugio. E’ una grossa ingiustizia - afferma - verso questa povera gente". (R.P.)

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    Pakistan: Asia Bibi teme seriamente per la sua vita

    ◊   Asia Bibi è stanca e preoccupata. E’ giù di morale, è provata psicologicamente. Piange spesso e vorrebbe rivedere i suoi figli. Si sente costantemente in pericolo. Chiede e si affida all’aiuto di Dio. E’ quanto l’agenzia Fides apprende da fonti vicine alla famiglia della donna, condannata a morte per blasfemia e rinchiusa nel carcere di Sheikhupura. Ieri il marito Ashiq Bibi ha potuto incontrarla in prigione e ha riferito “lo stato di prostrazione psicologica e di disperazione” in cui versa Asia. Dopo l’uccisione del governatore del Punjab, Salman Taseer, e dopo le minacce di gruppi terroristi, in carcere le misure di sicurezza sono state rafforzate: le visite alla donna sono consentite solo al marito. Asia ha definito Taseer “un uomo buono e giusto, un alleato nella mia lotta contro l’ingiustizia e per l’abolizione della legge sulla blasfemia”, affermando sconsolata: “Chi ci proteggerà adesso? Siamo tutti in pericolo”. Fonti di Fides notano la situazione di estrema tensione e polarizzazione nel Paese: dopo le recenti manifestazioni di gruppi islamici radicali che hanno elogiato e definito “eroe” l’assassino del governatore, invitando i militanti a uccidere Asia Bibi e tutti coloro che vogliono modificare la normativa sulla blasfemia, anche la famiglia di Asia è in pericolo di vita, e vive ora in un rifugio nascosto. Gli stessi avvocati e quanti forniscono aiuto materiale alla famiglia sono a rischio. Haroon Barket Masih, a capo della “Masihi Foundation”, che garantisce assistenza ad Asia Bibi e alla sua famiglia, nota in un colloquio con Fides. “Oggi ci sono 10 milioni di potenziali killer di Asia. Taseer è stato ucciso; il ministro Shahbaz Bhatthi o l’ex ministro Sherry Rehman sono stati condannati a morte dagli estremisti. Ma il governo, con il premier Gilani e il ministro per la giustizia, ha detto apertamente che non intende modificare in alcun modo la legge sulla blasfemia. L’esecutivo è ostaggio dei fondamentalisti: in tal modo si allontana dai principi e dalla visione democratica e legittima patenti violazioni dei diritti umani, Mi chiedo: oggi chi è al potere in Pakistan? Il governo o i leader religiosi radicali?”. Gli avvocati di Asia Bibi, intanto, informano che l’Alta Corte d Lahore, probabilmente non fisserà a breve la data della prima udienza del processo di appello, data la tensione sociale, politica e religiosa che attraversa il Paese. Si teme infatti che se Asia Bibi dovesse essere chiamata a comparire in tribunale, potrebbe diventare un facile bersaglio e aggiungersi alle 35 vittime di omicidi extragiudiziali già avvenuti ai danni di persone accusate di blasfemia. Sui blog e sul web in Pakistan, infatti, centinaia di militanti si offrono spontaneamente per uccidere Asia Bibi, nella certezza di guadagnare il paradiso. (R.P.)

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    Pakistan. Il ministro Bhatti insiste: va abolita la legge sulla blasfemia

    ◊   La controversa legge sulla blasfemia in vigore in Pakistan “deve essere emendata” per evitare il massacro della minoranza cristiana nel Paese. E’ quanto chiarisce , in un’intervista riportata dal quotidiano Avvenire, il Ministro delle Minoranze pachistano, Shahbaz Bhatti, in riferimento all’appello lanciato lunedì da Benedetto XVI parlando in Vaticano al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, che ha chiesto l’abrogazione della legge. “Non possiamo permettere l’oltraggio di religioni o personalità religiose - dichiara il ministro di fede cattolica - ma gli estremisti islamici hanno abusato di questa legge per colpire le minoranze”. Bhatti sottolinea, quindi, che la legge sulle minoranze “serve come pretesto per atti di ingiustizia e violenza”. Il ministro parla quindi del caso di Asia Bibi, la donna condannata a morte sulla base della controversa legge sulla blasfemia perché sospettata di avere insultato il profeta Maometto. Secondo Bhatti, inoltre, le recenti manifestazioni di massa dei partiti islamici in Pakistan non mettono in discussione la volontà del Partito del Popolo Pakistano(Ppp), del presidente Asif Ali Zardari, di emendare la legge sulla blasfemia e salvare la vita di persone come Asia Bibi. In Pakistan comunque non è stata eseguita nessuna sentenza capitale in relazione alla legge sulla blasfemia, nonostante sia prevista. La scorsa settimana, però, un estremista musulmano ha ucciso il governatore del Punjab, Salman Taseer, per le critiche che egli aveva rivolto alla controversa legge. (C.P.)

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    Laos. Celebravano il Natale: arrestati 11 cristiani, 3 restano in carcere

    ◊   Sono ancora in galera tre leader cristiani, arrestati dalla polizia laotiana durante un raid lo scorso 4 gennaio. Lo riferisce il gruppo attivista Human Rights Watch for Lao Religious Freedom (Hrwlrf), secondo cui l’accusa è aver “organizzato un incontro segreto”. In realtà - riferisce l'agenzia AsiaNews - i fedeli si erano riuniti per pregare e avevano ottenuto i permessi necessari dalle autorità di governo. In un primo tempo le forze dell’ordine avevano prelevato 11 persone, ma otto di loro sono state rilasciate nei giorni successivi al fermo. Fonti di Hrwlrf confermano che i tre leader protestanti – il pastore Wanna, Chanlai e Kan – devono rispondere di “reato politico”. Essi sono originari del distretto di Hinboun, nella provincia di Khammouan (Laos centrale) e sono figure di primo piano delle chiese domestiche di Khammouan. L'arresto del 4 gennaio è avvenuto nella casa di preghiera di Wanna in occasione delle celebrazioni legate al Natale. Nel mese di dicembre, egli aveva informato i funzionari che avrebbe tenuto una veglia per il 5 gennaio. Per la Lao Evangelical Church – associazione cristiana legata al partito comunista – le celebrazioni ufficiali legate al Natale vanno dal 5 dicembre al prossimo 15 gennaio. La sera del 4 gennaio un gruppo di agenti ha fatto irruzione nella casa di Wanna e arrestato per “incontro segreto” gli 11 presenti che, in quel momento, stavano consumando il pasto serale. Gli arresti avvenuti nei giorni scorsi sono solo l’ultimo episodio di una serie di violazioni alla libertà religiosa nella provincia laotiana di Khammouan. Nel maggio scorso il pastore Wanna e altri cristiani avevano subito imprigionamenti, pressioni e minacce di morte; il rilascio è avvenuto solo in seguito alla firma di un documento in cui “rinunciavano alla loro fede”. Le famiglie che frequentavano la casa di preghiera hanno dovuto trascorrere giorni di “ri-educazione” e subire l’accusa di “collusione con il nemico” (gli Stati Uniti). (R.P.)

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    L'Iraq contro i Paesi del Nord Europa che rimpatriano forzatamente i suoi immigrati

    ◊   Continua il calvario dei profughi iracheni immigrati in Nord Europa, dove le autorità – riferisce l’agenzia AsiaNews - rimpatriano forzatamente i richiedenti asili, le cui le domande vengono rifiutate. Così avviene in Gran Bretagna, Francia, Olanda, Norvegia e Svezia, sebbene questa pratica sia stata condannata in sede di Unione europea. A protestare è il governo di Baghdad, che tramite l’ambasciatore iracheno a Stoccolma, Hussain al-Ameri, intervistato alla Radio Sveriges, fa sapere che è pronto ad accettare chi torna volontariamente in Iraq, mentre permangono “questioni serie che riguardano i rimpatri forzati”. Un accordo tra Svezia e Iraq sul rientro degli immigrati è entrato in vigore nel 2008. Da allora, circa 5 mila iracheni sono tornati volontariamente, mentre più di 800 sono stati rimandati indietro contro la loro volontà, stando alle cifre fornite dal quotidiano svedese Svenska Dagbladet (SvD). Per questo, il ministro iracheno per l’Immigrazione, Dindar Najman Shaifiq al-Dosky, ha deciso di aprire un dialogo con Stoccolma e altri governi europei per garantire il giusto trattamento ai richiedenti asilo respinti. Secondo l’accordo, agli iracheni non ritenuti bisognosi di protezione e che non vogliono tornare a casa volontariamente “viene ordinato di lasciare la Svezia”, ma si prevede anche che il rimpatrio avvenga “umanamente, su basi ragionevoli e in modo organizzato”. Spesso però, a quanto raccontano gli stessi profughi, queste clausole non vengono rispettate: i “deportati” arrivano all’aeroporto di Baghdad, vengono esaminati dalle autorità irachene e poi trattenuti dalla polizia per verificare i documenti prima di essere mandati a casa. Succede spesso, però, che il tempo di custodia duri anche una settimana intera: famiglie con donne e bambini fermi per giorni in stazioni di polizia con la prospettiva di uscire in strada ed essere di nuovo alla mercé di terrorismo e criminalità. Ad ottobre 2009, un’inchiesta della Radio svedese aveva denunciato la deportazione di iracheni, soprattutto tra quelli appartenenti a minoranza religiose e notoriamente più esposti a persecuzione. Amnesty International ha fatto notare che la maggior parte delle nuove domande dei richiedenti asilo iracheni sono state respinte dopo che il Consiglio svedese per l'immigrazione e la Corte d'appello per l’immigrazione hanno deciso nel 2009 che “in Iraq non vi è un conflitto armato interno”. Baghdad sta cercando di chiarire l’interpretazione svedese dell’accordo sui rimpatri, mentre il ministro per l’Immigrazione di Stoccolma, Tobias Billström non vede motivi validi per interrompere le deportazioni e sottolinea come il governo iracheno non abbia mai avanzato la proposta di rinegoziare l’accordo. Voli charter con “deportati” dalla Svezia sono stati fermati più volte prima dell’inizio dell’inverno su richiesta della Corte europea per i diritti dell’uomo, che sta esaminando l’appello sporto dai richiedenti asilo iracheni. (R.G.)

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    Giornata della Conferenza europea delle Radio Cristiane sulla libertà religiosa

    ◊   “Libertà religiosa, via per la pace”: riprende il tema della Giornata Mondiale della Pace 2011 la Giornata della Cerc (Conferenza europea delle Radio Cristiane) che verrà celebrata il prossimo 24 gennaio. “L’iniziativa – informa una nota – vuole risvegliare le coscienze su questo tema che ha avuto, proprio recentemente, manifestazioni tragiche in Egitto e in Iraq, ma che si rivela anche nei Paesi europei in maniera più sottile”. “In effetti – continua la nota – le comunità religiose, in particolare quelle cristiane, sono oggi il bersaglio di attacchi e persecuzioni un po’ ovunque in tutto il mondo. Queste comunità hanno bisogno delle nostre preghiere e della nostra solidarietà”. Quindi, la Cerc ribadisce: “Il ruolo delle radio cristiane è quello di aiutare i propri ascoltatori a riconoscere le minacce e gli attacchi più nascosti e ad affrontarli in quanto cristiani e costruttori di pace, e la libertà religiosa, la possibilità di esprimere la propria fede – conclude la Cerc, citando il Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Pace di quest’anno – è in effetti, condizione e strumento della pace”. Per le celebrazioni del 24 gennaio, la Conferenza europea delle Radio Cristiane suggerisce di organizzare dei momenti di preghiera, magari interreligiosa, insieme ai rappresentati di diverse comunità. Nata nel 1994 a Bruxelles, la Cerc raggruppa attualmente oltre 650 emittenti radiofoniche commerciali o senza scopo di lucro in 15 Paesi europei. I suoi membri condividono la visione cristiana ed hanno l’obiettivo di promuovere la democrazia e i diritti umani, di favorire la nascita di una coscienza europea in direzione di un vero umanesimo cristiano e di collaborare con le autorità europee e con altre organizzazioni internazionali nel settore della comunicazione. Ogni emittente ha un proprio palinsesto che diffonde notiziari, testimonianze, programmi religiosi e dialogo con gli ascoltatori. (I.P.)

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    Sri Lanka: rapporto sulla riconciliazione tra tamil e cingalesi del vescovo di Mannar

    ◊   “È importante imparare la lezione dalla nostra storia, per andare avanti e al tempo stesso poter prevenire violenze e conflitti”: inizia così il rapporto che il vescovo della diocesi di Mannar Rayappu Joseph, il vicario generale padre Victor Sosai e padre Xavier Croos hanno presentato lo scorso 8 gennaio alla Lessons Learnt and Reconciliation Commission (Llrc). I rappresentanti della diocesi parlano a nome della popolazione tamil di Mannar, tra le più colpite durante la guerra conclusasi nel 2009. Nello studio le tre personalità sottolineano che la Llrc , la Commissione creata dal presidente Mahinda Rajapaksa per indagare e fare luce sugli eventi del periodo 2002-2009 , rappresenta un’opportunità per l’intero popolo dello Sri Lanka di fare un passo verso la riconciliazione. Per raggiungere un riavvicinamento autentico e durevole, i rappresentanti cattolici credono sia “indispensabile affrontare le radici del conflitto e della guerra”, in primo luogo le questioni che interessano i tamil: il riconoscimento della loro realtà politica; la lingua; la terra; l’istruzione; la condivisione del potere politico.“Siamo inoltre convinti che sia fondamentale, per qualunque sforzo verso la riconciliazione, guardare al periodo precedente il febbraio del 2002, come alle radici del conflitto e alle ragioni di una guerra che ha causato tanto dolore e distruzione. Infatti – continua la nota dei rappresentanti cattolici – l’Ltte Liberation Tigers of Tamil Eelam e gli altri gruppi armati tamil non sono la causa ma i risultati del conflitto. Pur riconoscendo le colpe dell’Ltte, vogliamo sottolineare che il popolo teme più le forze armate del governo e i servizi segreti che li ritiene responsabili di molti dei loro mali”. Il documento reso noto dall’agenzia AsiaNews si conclude ribadendo tre elementi chiave per la riconciliazione: riconoscimento della verità oggettiva e totale di quanto accaduto durante il conflitto, in particolare nelle sue fasi finali; una soluzione politica del conflitto etnico, che garantirà anche buon governo e uno Stato di diritto, basato sulla partecipazione di tutti in un arco di tempo prestabilito; affrontare i problemi più immediati, come l’aiuto alle persone colpite durante la guerra. (C.P)

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    Alluvioni in Sri Lanka: almeno 13 morti, 900 mila sfollati e raccolti distrutti

    ◊   Le alluvioni che hanno colpito lo Sri Lanka, e che hanno provocato almeno 13 morti, - riferisce l’agenzia Misna - potrebbero aver distrutto metà dei raccolti agricoli della regione orientale dell’isola. Fonti governative informano della creazione di 351 campi per l’accoglienza degli sfollati, il cui numero si avvicina ai 130.000, mentre il totale delle persone colpite dalle alluvioni supera gli 860.000. I distretti maggiormente colpiti sono quelli orientali di Batticaoloa e Ampara. In quest’ultimo sta intervenendo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), la quale sottolinea che l’area era già economicamente depressa e soffriva ancora degli effetti dello tsunami del 2004. Il governo cingalese sta inviando aiuti per via aerea. Le scuole sono chiuse nelle province del Centro Nord, del Centro e dell’Est. (R.G.)

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    Indonesia: centinaia di sfollati per le inondazioni e l'eruzione del vulcano di Mount Merapi

    ◊   Sono centinaia le persone evacuate in seguito alle gravi inondazioni causate dall'acqua piovana mista alle rocce vulcaniche e alle sabbie che hanno spazzato via le strade e danneggiato sei villaggi nel distretto di Magelang, 26 km dalla cima del vulcano ancora attivo di Mount Merapi. Secondo le ultime stime della Federazione Internazionale della Croce Rossa del distretto di Magelang, - riportate dall'agenzia Fides - oltre 3 mila persone continuano a vivere in aree alluvionate. Le inondazioni causate dal fiume Blongkeng hanno sommerso e distrutto le case nel villaggio di Ngempak, i centri di pronto soccorso e le scuole elementari del sottodistretto di Ngluwar. Dai primi di gennaio, la lava e il fango provenienti dalle pendici di Mount Merapi hanno iniziato ad inondare case e fattorie. Effetti ancora più devastanti sono stati riscontrati dalla Croce Rossa, intervenuta a favore di molte persone rimaste intrappolate nelle loro abitazioni nel villaggio di Sirihan ed evacuate in uffici del governo e nelle scuole. Altre 600 persone sono state soccorse nel villaggio di Ngrajek. Le eruzioni vulcaniche sono iniziate alla fine del mese di ottobre 2010 ed hanno causato 386 morti e 131 feriti. 300 mila persone sono rientrate nelle loro abitazioni, a 11 mila rimangono sfollate nei campi di accoglienza. (R.P.)

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    Inghilterra. Mons. Nichols: l'ordinazione di tre ex vescovi anglicani è “un momento storico”

    ◊   “È un momento unico e la comunità cattolica in Inghilterra e Galles è onorata di far parte di questo sviluppo storico nella vita della Chiesa universale”. Con queste parole l’arcivescovo Vincent Nichols, presidente della Conferenza episcopale inglese, ha annunciato ieri alla stampa che sabato prossimo ordinerà nella cattedrale di Westminster, John Broadhurst, Andrew Burnham e Keith Newton, i tre ex vescovi anglicani che hanno chiesto di entrare in comunione con la Chiesa cattolica, usufruendo della possibilità offerta da Benedetto XVI con la Costituzione apostolica “Anglicanorum coetibus”. Mons. Nichols ha comunicato che “prima o dopo questa data”, la Santa Sede annuncerà “la creazione del primo dell'Ordinariato per i gruppi di fedeli anglicani e il loro clero che hanno chiesto di entrare in piena comunione nella Chiesa cattolica”. A loro, l’arcivescovo Nichols ha rivolto parole di benvenuto: “Offriamo un caloroso benvenuto a questi tre ex vescovi della Chiesa d'Inghilterra. Diamo il benvenuto a coloro che desiderano unirsi a loro nella piena comunione con il Papa nella unità visibile della Chiesa cattolica. Riconosciamo il viaggio che stanno facendo con le sue partenze dolorose e le sue incertezze. Riconosciamo la profondità della loro ricerca condotta nella preghiera e il desiderio che li conduce a vivere all'interno della comunità della Chiesa cattolica”. L’arcivescovo di Westmister ha espresso anche gratitudine per la Comunione anglicana e l’arcivescovo Rowan Williams. “Siamo profondamente grati – ha scritto - per la profondità del rapporto che esiste qui tra la Chiesa cattolica e la Comunione anglicana. Questa relazione, positiva, forte e costante è il contesto in cui si svolge l’importante iniziativa di sabato. Siamo grati, anche, per la leadership sensibile dell'arcivescovo di Canterbury. Egli riconosce l'integrità di coloro che hanno cercato di unirsi nell'Ordinariato ed ha loro assicurato la sua preghiera. Questo è il nobile spirito di vero ecumenismo tra i seguaci di Cristo”. Mons. Nichols ha poi aggiunto: “Papa Benedetto XVI ha chiarito le proprie intenzioni: che l'Ordinariato può servire la più ampia causa dell’unità visibile tra le nostre due chiese, dimostrando in pratica la misura alla quale siamo chiamati a dare l'un all'altro nel nostro comune servizio al Signore. Con questo in cuore, egli descrive questo passaggio come 'un gesto profetico'”. (I.P.)

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    I presuli spagnoli chiedono il definitivo scioglimento dell'Eta

    ◊   I vescovi spagnoli delle Province basche e della Navarra hanno diffuso un comunicato - riportato da L'Osservatore Romano - nel quale ribadiscono «l'esigenza morale dello scioglimento definitivo e incondizionato» dell'Eta, dopo che lunedì, il gruppo terroristico ha annunciato un cessate il fuoco «generale, permanente e verificabile internazionalmente», sollecitando al tempo stesso un'intesa «sull'autodeterminazione e sul diritto a decidere, compresa l'indipendenza» della regione basca che, secondo l'Eta, costituisce il «nucleo del conflitto politico». Nella nota diffusa dalla diocesi di San Sebastián — riferisce l'agenzia Aci Prensa — i presuli manifestano il loro anelito e la loro speranza di pace e chiedono al popolo cristiano di intensificare in questi momenti la preghiera, «invocando Cristo come principe della pace e Maria come conforto degli afflitti e di tutti coloro che soffrono a causa della violenza». (R.P.)

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    La Chiesa in Messico chiede libertà educativa e rispetto dei diritti degli immigrati

    ◊   Un appello alla libertà religiosa e al rispetto dei diritti degli immigrati – riferisce L’Osservatore Romano - è stato lanciato dall'arcivescovo di Léon e presidente della Conferenza episcopale del Messico, mons. José Guadalupe Martín Rábago. “Senza libertà religiosa - ha dichiarato il presule - non è possibile creare una società giusta e, di conseguenza, stabilire una pace autentica e duratura per l'intera famiglia umana”. Mons. Martín Rábago ha sottolineato “la necessità della libertà di educazione anche nelle scuole statali in modo che i genitori possano decidere il futuro dei loro figli. Se un Governo impone un'educazione religiosa di qualsiasi fede, o di educazione antireligiosa, direttamente o indirettamente, sarebbe una vera ingiustizia contro la libertà”. L'arcivescovo ha anche spiegato che “lo Stato deve essere più tollerante e accogliente. Nei Paesi moderni nessuna confessione religiosa è imposta come una religione di Stato. Tuttavia, la neutralità non impedisce la cooperazione. I funzionari pubblici devono esercitare il loro diritto alla libertà religiosa”. Infine l'arcivescovo di Léon ha ribadito che “la costruzione della pace richiede che i diritti umani di ogni cittadino vengano riconosciuti e rispettati e che lo Stato debba assicurare le condizioni adatte per essere correttamente esercitati. In questo momento di gravi violenze che il nostro Paese sta subendo non dobbiamo dimenticare che l'obiettivo rimane la pace autentica”. E a proposito di violenze, decine di immigrati centroamericani e alcuni attivisti del Messico hanno compiuto una marcia nel sud-est del Paese per protestare contro le violenze subite dai migranti clandestini che cercano di raggiungere gli Stati Uniti. I manifestanti hanno percorso circa trenta chilometri, dalla città di Arriaga (Chiapas) fino a Chahuites (Oaxaca). Durante la marcia i manifestanti hanno portato degli striscioni per denunciare le violazioni dei diritti dei migranti, l'abuso di autorità, l'incursione da parte delle forze di sicurezza e i sequestri di immigrati clandestini. A Chahuites i manifestanti hanno anche fatto una processione silenziosa. Chahuites è il luogo dove la criminalità organizzata avrebbe rapito lo scorso dicembre 50 centroamericani, la cui sorte è tutt'ora ignota. (R.G.)

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    In Venezuela allarme per l'emergenza abitativa

    ◊   La Chiesa in Venezuela è seriamente preoccupata per l'espropriazione da parte del Governo di terreni e fabbricati. Il cardinale Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas, ha spiegato che si tratta di un problema molto serio perché in alcuni casi gli espropri eseguiti non hanno rispettato le procedure stabilite dalla Costituzione. “Se è vero che le espropriazioni sono un diritto dello Stato - ha dichiarato il porporato durante la messa celebrata nella chiesa di Nostra Signora della Visitazione - è anche palese che tali iniziative debbano rispettare le regole della Costituzione e pare che in alcuni casi i procedimenti di esproprio non le abbiano rispettate”. Il cardinale ha spiegato all’Osservatore Romano che vi è una carenza di alloggi nel Paese e ha avvertito che “questa grave situazione non potrà essere risolta in pochi mesi. Dobbiamo conciliare - ha detto - gli interessi e i diritti di tutte le persone e il Governo dovrebbe lavorare per consentire tutto ciò”. Nell'ultima settimana, il Governo venezuelano ha espropriato diversi terreni che saranno utilizzati per costruire le case alle vittime dell'alluvione. Secondo l'Osservatorio dei diritti della proprietà in Venezuela, dal 2005 al 2010 si sono verificati 1.729 casi di “violazione di proprietà” da parte del Governo e che solo nell'ultimo anno si sono verificati 535 espropri. Il cardinale Urosa Savino ha ribadito che in questo modo non si risolve la drammatica carenza abitativa in cui versa il Paese e che è aggravata dalle alluvioni del mese scorso che hanno provocato, nello Stato di Falcon, danni ingenti e distrutto più di 130mila abitazioni. Per questo la Chiesa in Venezuela si dice preoccupata dinanzi a questa tragedia e auspica un intervento immediato del Governo e dei dirigenti locali e regionali. Anche il presidente della Conferenza episcopale del Venezuela (Cev) monsignor Ubaldo Santana, arcivescovo di Maracaibo, nei giorni scorsi, ha lanciato un appello chiedendo maggiore collaborazione “per superare in questo momento ogni tipo di conflitto politico, di partito, elettorale e ideologico”. Più volte l'arcivescovo di Caracas ha esortato tutti a lavorare per il bene del Paese e della comunità. “È importante - ha detto il cardinale - che tutti i venezuelani lavorino per la pace, qualunque sia il posto di lavoro che occupano nella società”. (C.P.)

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    Cina: l’apertura del nuovo anno all’insegna dell’evangelizzazione

    ◊   L’evangelizzazione ha segnato l’inizio dell’anno nuovo delle comunità cattoliche continentali con la formazione, la testimonianza e lo scambio delle esperienze di fede e di evangelizzazione. Secondo le informazioni pervenute all’agenzia Fides, la lettura della Sacra Scrittura, un rinnovato metodo di evangelizzazione che risponda alle attuali esigenze sociali, l’attiva partecipazione alla vita sociale e il rinnovamento dell’immagine della Chiesa sono i punti cruciali per il 2011. La diocesi di Xian Xian (oggi Cang Zhou) è famosa per il grande numero di sacerdoti, di religiose e di vocazioni, quindi in un certo senso viene considerata come modello dell’evangelizzazione. Così la diocesi di Han Dan ha voluto apprendere dalla sua esperienza ed a questo scopo ha portato i suoi operatori pastorali laici a compiere una visita a Xian Xian dal 4 al 9 gennaio. Secondo l’organizzatore dell’incontro “questo scambio efficace porterà frutti missionari visibili”. Oltre 90 fedeli laici della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù della diocesi di Xu Zhou hanno partecipato alla formazione spirituale dal 3 all’8 gennaio. Grazie alla spiegazione e alla condivisione, guidata da due suore della Congregazione del Sacro Cuore della diocesi di Xi An, tutti hanno rinnovato il loro impegno missionario. Una quarantina di fedeli della cattedrale della diocesi di Yu Ci ha compiuto la visita alla cattedrale della diocesi di Tai Yuan l’8 gennaio. I temi dell’evangelizzazione e della vita di fede hanno dominato la condivisione con un centinaio di parrocchiani di Tai Yuan. La formazione all’evangelizzazione della parrocchia di Long Rao di Xing Tai è del tutto particolare, perché un terzo dei partecipanti è costituito da non-cristiani. Dal 5 gennaio 110 persone hanno preso parte al corso di formazione perché l’evangelizzazione si diffonda in tutta la Cina continentale. (R.P.)

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    Francia: l'episcopato si pronuncia sul progetto di legge sulla bioetica

    ◊   In vista del dibattito parlamentare, i vescovi francesi hanno espresso il loro punto di vista per quel che concerne alcune questioni di bioetica consegnando, ai deputati dell'Assemblea nazionale, una nota contenente alcune proposte per proteggere la dignità di tutti . Citando il rapporto finale degli Stati generali della bioetica — che si sono svolti nel primo semestre del 2009 — la Conferenza episcopale ribadisce che “la Francia è un Paese sovrano che non deve sottomettersi alla pressione internazionale in materia etica”. Mettere a punto la legislazione in materia di bioetica è, dunque, una “questione di umanità”. Il provvedimento - riferisce L’Osservatore Romano - depositato all'Assemblea nazionale il 20 ottobre 2010, è stato rinviato per l'esame a una commissione speciale presieduta da Alain Claeys e il cui relatore è Jean Leonetti, il padre del progetto di legge. I lavori della commissione, cominciati il 1° dicembre, prevedono una serie di audizioni di professionisti nel campo sanitario e di tavole rotonde sugli argomenti in discussione. Per la persona alla quale viene diagnosticata un'anomalia genetica, il provvedimento prende in considerazione i modi per facilitare l'informazione dei membri legati alla sua famiglia, stabilendo in anticipo, con il medico, le modalità di questa informazione in un documento scritto. I vescovi si chiedono se non sia il caso che l'interessato venga accompagnato da uno psicologo o da una persona di fiducia quando deve affrontare l'annuncio della diagnosi, e se, per rispettare la sua libertà, non occorra prevedere la possibilità di revocare quel documento. Il progetto di legge esamina inoltre il ricorso alla cosiddetta donazione incrociata di organi, nel rispetto del principio dell'anonimato, quando il donatore è incompatibile con il recettore, ma non affronta il tema della donazione post mortem, realizzata oggi secondo il regime del consenso presunto. “Perché non preferire il regime della scelta assunta prima della morte, più rispettosa della libertà?”, si chiede la Chiesa, auspicando in tal senso una maggiore campagna di informazione nelle famiglie. Per quanto riguarda la diagnosi prenatale, viene ritenuto giusto fornire notizie prima e dopo ogni esame e ricevere il “consenso libero e informato” della donna incinta. Ma in caso di rischio accertato, la donna “dovrebbe ricevere sistematicamente, salvo opposizione da parte sua, un'informazione sulla presa di coscienza dell'anomalia diagnosticata, senza che questa informazione sia discriminatoria nei confronti delle persone disabili”. “Un'informazione oggettiva sui risultati scientifici e sulle terapie ottenute permetterebbe un dibattito parlamentare di qualità”, scrivono i vescovi, secondo i quali dovrebbero essere presi in considerazione i progressi scientifici sulle cellule staminali adulte e i risultati delle ricerche sugli embrioni di animali. In conclusione, la Conferenza episcopale dichiara che “ una riflessione coerente sui valori fondamentali messi in gioco da scelte particolari darebbe un senso al valore etico che il divieto della ricerca sull'embrione umano promuove per il futuro della società: la protezione dei più vulnerabili è un bene per la società, e suo dovere”. (C.P.)

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    Spagna: incontro di preparazione della Gmg di Madrid 2011

    ◊   Oggi, il secondo incontro di preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù del 2011, riunisce all’Escorial (Madrid), fino al 15 gennaio, i responsabili del Pontificio Consiglio per i Laici e i membri del Comitato spagnolo della “Giornata”, insieme ai delegati delle Conferenze episcopali e di istituzioni ecclesiali di ambito internazionale per un aggiornamento sull’organizzazione dell’evento. La XXVI Gmg – lo ricordiamo – si terrà a Madrid dal 16 al 21 agosto prossimi, alla presenza di Benedetto XVI. A rappresentare la Chiesa italiana all’incontro saranno don Nicolò Anselmi e don Domenico Beneventi, rispettivamente responsabile del Servizio nazionale della Cei per la pastorale giovanile e collaboratore del Servizio medesimo. Oggi pomeriggio, presso la sede madrilena del Comitato, una conferenza stampa informerà sui contenuti principali di questo II incontro e sull’andamento dei preparativi. Saranno presenti i cardinali Stanisław Ryłko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, e Antonio María Rouco Varela, arcivescovo di Madrid e presidente del Comitato organizzatore locale, nonché alcuni delegati provenienti da vari Paesi. (M.V.)

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    Croazia: il 2011 “Anno Boscovich”, nel 300° della nascita del grande saggio gesuita

    ◊   Il Parlamento della Croazia – riferisce l’agenzia Zenit - ha deciso di proclamare il 2011 “Anno Boscovich”, in occasione del 300mo anniversario della nascita del gesuita e saggio croato. Fisico, astronomo, matematico, architetto, filosofo e diplomatico, padre Ruggero Giuseppe Boscovich Bettera nacque nel 1711 a Dubrovnik e morì a Milano nel 1787. Inventore del telescopio acromatico e precursore dell'atomismo moderno, ricevette dai Papi del suo tempo l'incarico per varie missioni scientifiche e diplomatiche. Tra le altre cose, consolidò la cupola della Basilica di San Pietro e la torre centrale della cattedrale di Milano. Questo anniversario fa parte degli eventi ai quali l'Unesco si è associata nel 2010-2011. Per i Gesuiti sarà un'opportunità per “promuovere la missione e suscitare vocazioni nelle istituzioni universitarie ed educative”, segnala un comunicato della Compagnia di Gesù, informando che la Facoltà di Filosofia di Zagabria organizzerà nel novembre 2011 un Congresso internazionale sulla figura di padre Boscovich. (R.G.)

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    I Gesuiti dell’Africa Centrale festeggiano i 50 anni di presenza nel Paese

    ◊   Era l’8 dicembre del 1961 quando veniva istituita la Provincia della Compagnia di Gesù in Africa Centrale (Ace). A cinquant’anni da quell’importante momento, l’Ace si prepara a celebrare l’anniversario con numerose iniziative, articolate lungo tutto l’arco del 2011. Tanti gli spunti e i temi di riflessione al centro delle celebrazioni, che coinvolgeranno diverse città africane: si inizia il 15 gennaio con un incontro a Kimwenza dedicato alla formazione dei gesuiti; si prosegue il 19 febbraio, nella stessa sede, con un convegno su “L’apostolato spirituale”; il 19 marzo, invece, sarà la volta de “L’apostolato parrocchiale”. Momento centrale delle celebrazioni sarà poi l’incontro dei membri dell’Ace con il Preposito generale della Compagnia di Gesù, padre Adolfo Nicolás, incontro in programma per il mese di aprile. Si tornerà a riflettere sull’apostolato nel mese di giugno, con due incontri dedicati, rispettivamente, alla sfera sociale e alla sfera intellettuale. Tra settembre ed ottobre, invece, i padri gesuiti analizzeranno il rapporto tra “Cultura e mass media”, mentre a novembre si parlerà della “collaborazione al cuore della missione”. Il giubileo dell’Ace prevede anche una mostra sulle opere dei missionari gesuiti nella regione: l’esposizione sarà ospitata, dal 28 novembre al 6 dicembre, dal Centro culturale Boboto di Gombe, in Nigeria. Le celebrazioni giubilari si concluderanno il 7 dicembre 2011 con una Messa solenne a Kinshasa. (I.P.)

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    I Salesiani in India danno il via ad una Radio per dar voce ai poveri

    ◊   La comunità salesiana in India ha ora una stazione radiofonica. “Radio Nagar 90.4Fm” darà il via alle trasmissioni domani , per dare voce ai poveri e servire gli strati più umili della città. E’ grazie all’intervento della Snehalaya Foundation, che inizia il percorso della Radio. L’organizzazione indiana ha impiegato tre anni e mezzo per procurarsi le licenze e adempiere a tutte le formalità richieste dal Ministero dell’Informazione e della trasmissione. Un sondaggio effettuato dagli studenti di Scienze Politiche della Premraj Sarda College, ha evidenziato il desiderio della gente di Nagar di avere una propria radio e l’importanza che questa avrebbe nel tessuto sociale. (C.P.)

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    24 Ore nel Mondo



    Tunisi: la protesta arriva nella capitale. Violenti scontri tra manifestanti ed esercito

    ◊   Sembra aggravarsi la situazione in Tunisia. Violenti scontri sono scoppiati nel centro di Tunisi tra manifestanti e ed esercito. Secondo al Jazira, cinque persone sono state uccise. Tra le vittime anche un professore universitario. Aggredita una troupe del Tg3 mentre seguiva le manifestazioni. Nessuna conseguenza per i due giornalisti. La capitale è presidiata dai blindati. Nuovi disordini anche a Kasserine (Tunisia centro-occidentale), dove la polizia ha usato lacrimogeni. Stamani, la portavoce del capo della diplomazia Ue, Ashton, ha ribadito la sua ferma condanna per l'uso “sproporzionato” della forza fatto dalla polizia in Tunisia. Intanto su Internet si susseguono voci di un possibile golpe, dopo il presunto rifiuto dell'esercito di disperdere i manifestanti. Da parte sua, il presidente tunisino, Ben Ali, ha nominato un nuovo ministro dell'Interno e ha ordinato il rilascio di tutte le persone arrestate in seguito ai disordini degli ultimi giorni. Lo ha detto in conferenza stampa il premier tunisino, Mohammed Ghannouci, aggiungendo che il nuovo ministro dell'Interno è Ahmed Fraa, ex accademico e sottosegretario. Il presidente ha anche deciso la creazione di una commissione speciale che indaghi sulla corruzione e sui comportamenti di alcuni funzionari pubblici.

    In Algeria nuova condanna per il leader di al Qaeda nel Maghreb
    Per l'ennesima volta, il leader di al Qaeda per il Maghreb islamico, Abdelmalek Droukdel, alias Abou Moussab, è stato condannato alla pena capitale in contumacia. Insieme con lui, il Tribunale di Boumerdes, 50 km ad est di Algeri, ha condannato a morte altri 16 terroristi tra cui cinque emiri, accusati di “appartenenza ad un gruppo terroristico e omicidio volontario”. Hanno partecipato, rende noto la stampa algerina, a diversi attentanti compiuti in Cabilia, a Tizi Ouzou e Boumerdes, in particolare all'attacco del 2007 contro una caserma a Yakourene. L'emiro alla guida del braccio nordafricano di Al Qaeda è stato già condannato a morte a più riprese da diversi tribunali algerini.

    Morti in attentato a Kabul
    È di almeno quattro morti e 30 feriti il bilancio provvisorio di un attentato suicida realizzato oggi nel centro di Kabul contro un autobus che trasportava dipendenti dei servizi di intelligence (Nds) afghani verso il loro posto di lavoro. Lo riferisce ToloNews Tv. Secondo il corrispondente della tv araba al Jazeera, i morti sarebbero però almeno otto e 27 i feriti. Il kamikaze, si è appreso, è entrato in azione verso le 8 nel quartiere centrale di Serahi Alauddin, a poca distanza dal parlamento e da altri edifici governativi. Nella provincia orientale afghana di Kunar, il vicecapo dei servizi di intelligence è morto oggi assieme al suo autista quando il veicolo su cui viaggiava ha urtato un rudimentale ordigno esplosivo (Ied).

    Due maestre uccise in Pakistan: bomba contro lo scuolabus
    Due maestre pakistane sono state uccise da due bombe esplose al passaggio di uno scuolabus a Peshawar, il turbolento capoluogo della provincia nordoccidentale di Khyber Pakhtunkhwa. Lo riferisce la televisione Ary, precisando che la deflagrazione ha causato diversi feriti. L'attacco è avvenuto nella strada Panjgai, ora isolata dalla polizia giunta sul posto per gli accertamenti. Non si conosce ancora la natura dei due ordigni. Stamattina, a Peshawar, un'altra esplosione aveva distrutto una centralina di distribuzione della corrente elettrica. Non si sono registrate vittime.

    Pakistan, uccisi militanti da drone nel Nord Waziristan
    Almeno quattro sospetti militanti islamici sono stati uccisi da un attacco lanciato da un aereo drone americano nella regione tribale del Nord Waziristan, nel nordovest del Pakistan, dove negli ultimi mesi si sono concentrate analoghe operazioni contro talebani e militanti di Al Qaeda. Secondo quanto riferisce la tv Geo News, alcuni missili hanno centrato un edificio nel villaggio di Haiderkhel, nei pressi della principale città di Miranshah vicino al confine con l'Afghanistan. Una fonte locale ha detto che “alcune delle vittime sono straniere”. Il raid, il quinto del nuovo anno, coincide con l'arrivo a Islamabad del vicepresidente americano, Joe Biden, che ieri è giunto a sorpresa a Kabul per discutere con il presidente, Hamid Karzai, del piano generale per il ritiro delle truppe statunitensi.

    L’Iran definisce i negoziati di Istanbul un'ultima chance
    Il prossimo round negoziale a Istanbul sul dossier nucleare iraniano potrebbe essere "l'ultima chance" per i Paesi occidentali: lo ha detto il rappresentante iraniano presso l'Agenzia atomica internazionale (Aiea), Ali Asghar Soltanieh. "Potrebbe essere l'ultima chance, perchè con le barre di combustibile prodotte in Iran, probabilmente il parlamento non consentirà al governo di negoziare o inviare l'uranio al di fuori del Paese, e gli incontri di Istanbul potrebbero essere l'ultima chance per l'Occidente di tornare a dialogare", ha detto Soltanieh ai media francesi.

    Referendum in Sudan: al voto più della metà degli aventi diritto
    Oltre il 60% degli aventi diritto al voto nel referendum sull'indipendenza del sud Sudan hanno espresso la loro preferenza, un dato che rende valida la consultazione. Lo ha detto oggi un portavoce del Movimento per la liberazione de Sud Sudan (Splm). Non c'è stata conferma di questo dato dalla Commissione che organizza il voto. La consultazione, cominciata domenica scorsa, dura una settimana.

    Tensione nel governo libanese: ministri dell’opposizione minacciano dimissioni
    I ministri dell'opposizione nel governo di unità nazionale libanese hanno minacciato di dimettersi se non verrà accolta la loro richiesta di convocare una riunione dell'esecutivo. Motivo: prendere una decisione sulla spinosa questione del Tribunale internazionale (Tsl), che indaga sull'assassinio nel 2005 dell'ex premier libanese, Rafik Hariri. Da mesi, il governo libanese è bloccato dal braccio di ferro con il movimento Hezbollah che chiede al premier, Saad Hariri, di interrompere la collaborazione con il Tribunale speciale per il Libano. Il Tsl ha sede in Olanda ed è presieduto dal giudice italiano, Antonio Cassese, e prevedibilmente nelle prossime settimane dovrebbe giungere all'incriminazione di alcuni membri dello stesso Hezbollah.

    Errore dei piloti: rapporto sulla sciagura aerea in cui è morto Lech Kaczinsky
    La causa principale della sciagura aerea nella quale, il 10 aprile 2010, sono morti il presidente polacco, Lech Kaczinsky, e 94 alti funzionari polacchi è stata un errore dei piloti. Lo rivela il rapporto sull'incidente consegnato dal comitato intergovernativo dell'aviazione russa. In particolare, la mancata decisione dei piloti di effettuare un atterraggio di emergenza in un altro aeroporto, nonostante gli avvertimenti dei controllori di volo russi sulle cattive condizioni meteo.

    Scontri in Costa d’Avorio: morti 5 poliziotti
    Almeno cinque agenti di polizia sono morti nei nuovi scontri scoppiati oggi a Abidjan, capitale della Costa d'Avorio, tra i sostenitori di Laurent Gbagbo e quelli del presidente eletto Alassane Ouattara. Lo riferiscono testimoni, precisando di aver udito forti esplosioni e un intenso scambio di colpi d'arma da fuoco. Ieri, almeno cinque persone, tra le quali tre poliziotti, sono rimaste uccise negli scontri tra i due gruppi rivali. Le violenze nel Paese sono divampate dopo le elezioni del novembre scorso che hanno sancito la vittoria di Ouattara, anche se il presidente uscente Gbagbo si è finora rifiutato di accettare la sconfitta. Secondo i dati forniti dall'Onu, dallo scorso dicembre i morti sono stati oltre 200.

    Italia, vicenda Fiat
    In Italia, è stato confermato ufficialmente che il referendum sull’accordo a Mirafiori si terrà domani e dopodomani. Ieri, era stato ipotizzato un possibile slittamento. Si parla del voto chiesto in relazione ai nuovi accordi di lavoro e all’ipotesi di uno spostamento dello stabilimento. Il gruppo sindacale Fiom, unico gruppo a non aver sottoscritto il nuovo accordo, accusa oggi i dirigenti della Fiat di incontrare i gruppi di lavoratori per chiedere di votare "sì", mentre gli esponenti dell'azienda affermano di dover spiegare l’accordo. In tarda mattinata, ai cancelli di Mirafiori ci sono stati forti tensioni, urla, liti e slogan all’arrivo del leader di Sinistra Ecologia e Libertà, Nichi Vendola, contrario al referendum. La contestazione era organizzata dai sindacalisti della Fismic. Per una riflessione sulla questione della Fiat Mirafiori, Luca Collodi ha intervistato Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli:

    R. - Nessuno discute del fatto che in una situazione di crisi, come quella attuale, si possano chiedere sacrifici. Anzi, sono gli stessi lavoratori che comprendono la necessità di andare a garantire innanzitutto il posto di lavoro.

    D. - Olivero, qualche sacrificio, però, anche come segno di esempio e di buona volontà, dovrebbe farlo anche la stessa Fiat, con i propri manager…

    R. - Esattamente. Però, poi ci vogliono delle risposte: se alcuni aspetti, come quello certamente relativo alle risorse dei top manager, sono aspetti per certi versi simbolici, è anche vero che hanno una loro efficacia, poiché indicano una certa responsabilità. Il secondo passaggio è che l’azienda deve riuscire a cambiare il modello di relazioni interne, coinvolgendo maggiormente e dando garanzie.

    D. - Quindi sarebbe giusto che la Fiat offrisse, per così dire, una contropartita ai sindacati?

    R. - Esattamente. Marchionne non può fare le dichiarazioni che ha fatto in questi giorni, senza che questo gli venga alquanto rinfacciato. Non può dire: “Noi ce ne andiamo in Canada”. Non è così la questione. Il patrimonio Fiat, l’impresa Fiat non è nella sua assoluta disponibilità. Da questo punto di vista, noi dobbiamo essere sempre più coscienti di questo elemento: in questi anni di crisi - io penso anche al mondo cattolico e alle grandi riflessioni che si sono avviate a seguito della Caritas in Veritate - ci dicono che l’impresa ha un valore etico nella misura in cui è un’impresa che si assume le proprie responsabilità nei confronti della società. E Fiat non deve fuggire a questo: Fiat ha delle responsabilità rispetto ad una città, rispetto a un Paese e deve, da questo punto di vista, non alzare il tono. Deve invece assumersele e trovare le soluzioni, confrontandosi di volta in volta con quelle forze dei lavoratori, quelle forze sindacali, che in maniera responsabile, senza demagogie, si pongono il problema della sostenibilità. (mg)

    Almeno 11 detenuti morti in un carcere nel nord del Messico
    Almeno undici detenuti sono morti ieri durante scontri in un carcere della città di Gomez Palacio, nel nord del Messico. Lo hanno detto all'Afp le autorità giudiziarie dello Stato di Durango. Fonti penitenziarie hanno in seguito reso noto che si è trattato di una battaglia fra detenuti. La stessa prigione era stata al centro di uno scandalo il luglio scorso quando alcune guardie carcerarie erano state accusate di aver liberato dei prigionieri per permettere loro di intervenire in faide legate al narcotraffico. Secondo la Procura dello Stato di Durango, almeno tre massacri in città vicine, con un bilancio totale di 35 morti, erano stati commessi da detenuti del carcere di Gomez Palacio.

    Ad Hanoi il Congresso quinquennale del Partito comunista vietnamita
    Si è aperto stamani, ad Hanoi, il Congresso quinquennale del Partito comunista vietnamita (Pcv), grande assise politica che ha il compito di tracciare gli orientamenti socioeconomici dei prossimi anni nel Paese e a designare nuovi dirigenti. Circa 1.400 rappresentanti del partito discuteranno nell'arco di otto giorni per designare i 150 membri del Comitato centrale, che a sua volta eleggerà i 15/18 membri dell'Ufficio politico, supremo organo del potere. Questo "politburo" sancirà infine le nomine nei posti-chiave, decise dopo mesi di trattative. Secondo gli osservatori, Nguyen Tan Dung, 61 anni, premier dal giugno 2006 e membro dell'Ufficio politico dal 1997, manterrà con ogni probabilità le sue cariche. Il partito unico, che governa dal 1954 sul Nord e dal 1975 sul Vietnam riunificato, si propone di costruire un “moderno Paese industrializzato” entro il 2020. In questa fase, il Paese vive una grave crisi economica causata da una forte inflazione, con una moneta debole e un enorme deficit commerciale. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LV no. 12

    E' possibile ricevere gratuitamente, via posta elettronica, l'edizione quotidiana del Bollettino del Radiogiornale. La richiesta può essere effettuata sulla home page del sito www.radiovaticana.va/italiano.

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