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Sommario del 07/01/2011

Il Papa e la Santa Sede

  • Le Chiese Orientali celebrano il Natale tra imponenti misure di sicurezza
  • Il nunzio in Egitto: il Papa non incoraggia ingerenze ma chiede il rispetto della libertà religiosa
  • La Chiesa italiana vicina ai copti in questo Natale di sofferenza
  • Contenzioso tra Nicaragua e Costa Rica. Mons. Celli esorta alla ripresa del dialogo
  • Rinunce e nomine
  • Messa del cardinale Dias nella Cattedrale di Hanoi: fedeli a Cristo fino a dare la vita
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Dall'Algeria alla Tunisia, giovani in piazza nei Paesi del Maghreb in crisi
  • Europa: l'economia cresce poco. Italia: disoccupazione giovanile quasi al 29 per cento
  • Al via le celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'italia
  • Epifania, tempo per capire il senso del dono anche in economia: commento del prof. Bruni
  • Chiesa e SocietÓ

  • Francia. Appello dei leader religiosi contro le violenze anticristiane
  • La solidarietà dei cardinali Tettamanzi e Scola alla Chiesa copta ortodossa
  • Haiti. Rapporto Unicef a un anno dal terremoto: situazione drammatica per 4 milioni di bambini
  • Alluvioni nelle Filippine: almeno 25 i morti e 10mila sfollati
  • Inondazioni in Australia: forti timori per le nuovi piogge
  • Referendum in Sud Sudan: inizia la visita dei vescovi dell'Africa meridionale
  • Missione dei vescovi europei e nordamericani a sostegno dei cristiani in Terra Santa
  • Le priorità del nuovo arcivescovo di Santiago del Cile: educazione, diritto alla vita, famiglia, missione
  • Il cardinale Bačkis per l'Anno della Misericordia in Lituania: solo l'amore di Dio vince il male e la disperazione
  • Burkina Faso. La Chiesa consegna 30 case a lebbrosi sfollati a causa delle inondazioni
  • Angola. Aperta la Settimana pastorale dedicata alle famiglie
  • Indonesia. Nel Borneo sacerdoti e frati impegnati nella tutela dell’ambiente
  • Al Sacro Monte di Varallo un nuovo incontro sul tema della Natività
  • Si celebra il bicentenario della nascita del compositore ungherese Franz Liszt
  • 24 Ore nel Mondo

  • Attentato kamikaze dei talebani in Afghanistan: almeno 17 morti
  • Il Papa e la Santa Sede



    Le Chiese Orientali celebrano il Natale tra imponenti misure di sicurezza

    ◊   Le Chiese orientali che seguono il calendario giuliano celebrano oggi il Santo Natale. Ai fratelli e alle sorelle di queste comunità Benedetto XVI ha espresso ieri, dopo l’Angelus, i suoi più fervidi auguri. “La bontà di Dio – ha detto il Papa - rafforzi in tutti la fede, la speranza e la carità, e dia conforto alle comunità che sono nella prova”. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, riferendosi in particolare alla strage di Capodanno in Egitto ha affermato che la serie di attacchi contro i cristiani “appare sempre di più come un piano particolarmente malvagio di pulizia religiosa nel Medio Oriente”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

    (Canto ortodosso)

    Le Chiese Orientali celebrano oggi la nascita di Gesù affidando ogni speranza al Salvatore, il “Principe della pace”. Ma le celebrazioni natalizie si svolgono, in vari Paesi, tra imponenti misure di sicurezza per il timore di possibili attentati. In Medio Oriente i fedeli sono protetti da militari in assetto da combattimento. In Iraq, nella città di Mosul, le forze di sicurezza hanno trovato diversi ordigni e alcune cinture cariche di esplosivo nei pressi di una chiesa ortodossa. Anche in Europa poliziotti e agenti sorvegliano gli ingressi dei luoghi di culto. A far alzare il livello di allarme sono nuove minacce di integralisti legati ad Al Qaeda. Ma i timori non fermano i fedeli. In Egitto, in particolare, la comunità copta ha partecipato, nella notte, alle celebrazioni per la Veglia tra imponenti misure di sicurezza. Shenouda III, Papa di Alessandria e Patriarca dell'Episcopato di San Marco, ha ricordato nell’omelia le vittime dell’attentato di capodanno costato la vita a 23 persone e tutti i cristiani uccisi in nome della fede in vari Paesi. Anche la popolazione non cristiana ha manifestato la propria vicinanza. In Egitto molti fedeli musulmani hanno partecipato infatti alle funzioni natalizie per sottolineare la loro solidarietà nei confronti dei copti. Rigide misure di sicurezza sono state predisposte infine anche in Russia. Il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill ha celebrato nella notte la tradizionale liturgia della Veglia nella Cattedrale di Cristo Salvatore alla presenza di migliaia di persone, tra cui il presidente della Federazione russa Dimitri Medvedev. Nell’omelia il Patriarca ha detto che Dio, in risposta alle preghiere, “entra nella vita dell’uomo, lo sostiene per mano, ne rafforza la mente, l’animo e il corpo”. Ora come non mai – ha concluso il Patriarca – l’uomo “ha bisogno dell’aiuto di Dio, del Suo amore e della Sua misericordia”.

    (Canto ortodosso)

    Per la comunità copta, in particolare, le celebrazioni per il Natale sono dunque accompagnate dalle preghiere per le vittime della strage compiuta a capodanno ad Alessandria. Ascoltiamo al microfono di Amedeo Lomonaco il vescovo della diocesi copto-ortodossa di San Giorgio a Roma, mons. Barnaba El Soryany:

    R. – Noi abbiamo celebrato il Santo Natale nella notte, con la tristezza e le lacrime agli occhi, per l’attentato di Capodanno, in cui sono state uccise 23 persone della nostra comunità di Alessandria. Oggi c’è l’incontro con le famiglie, ma quest’anno a Natale non ci saranno auguri, perché il Natale per noi è spento: mancano la felicità e la gioia dei Natali passati.

    D. – Un Natale spirituale, scandito dalla preghiera, dal pensiero costante in particolare alla comunità così colpita di Alessandria d’Egitto...

    R. – Certo, c’è stata soltanto la cerimonia liturgica del Natale, solo la cerimonia.

    D. – Ieri anche il Papa all’Angelus ha ricordato le Chiese Orientali. Il Santo Padre ha espresso la propria vicinanza a queste comunità che sono messe duramente alla prova...

    R. – Siamo molto, molto grati per tutto quello che fa Papa Benedetto XVI per tutti i cristiani in Medio Oriente: ha convocato il Sinodo speciale per il Medio Oriente, aiuta la nostra comunità, si fa portavoce in tutta la comunità internazionale per proteggere i nostri fedeli in tutto il Medio Oriente. Il dialogo poi tra cattolici e ortodossi esiste dal ’73, quando Sua Santità Papa Shenouda venne in Vaticano, ai tempi di Papa Paolo VI. Abbiamo fatto passi importanti e vedo che tra le Chiese adesso – grazie a Dio - abbiamo fatto tanto e speriamo che si possa andare avanti nel tempo con questo dialogo.

    D. – Come lei ha detto “un Natale purtroppo spento”; ma qual è la luce che si può accendere comunque anche in questo momento così difficile?

    R. – Noi auguriamo a tutti i cristiani del mondo un anno sereno e tranquillo e portiamo la voce della pace a tutto il mondo. Il nostro messaggio, quest’anno, è: “Basta violenza! Basta terrorismo! Basta sangue!”. Io aggiungo soltanto che domenica prossima, 9 gennaio, dalle 14 alle 16, la comunità copta ortodossa cristiana a Roma farà una manifestazione in Piazza della Repubblica di solidarietà con i nostri fratelli cristiani in Egitto. (ap)

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    Il nunzio in Egitto: il Papa non incoraggia ingerenze ma chiede il rispetto della libertà religiosa

    ◊   Il Papa non incoraggia “ingerenze negli affari interni” di uno Stato, ma chiede a tutti, “individui e governi”, di rispettare il credo e la pratica religiosa “delle differenti comunità” per promuovere “società armoniose e pacifiche”. E’ quanto ribadisce l’arcivescovo Michael Louis Fitzgerald, nunzio apostolico in Egitto e delegato della Santa Sede alla Lega Araba, in una nota pubblicata oggi su diversi giornali in lingua araba. Il nunzio torna sulle parole del Pontefice all’Angelus del 2 gennaio in cui ha definito la strage alla chiesa copta di Alessandria un “vile gesto di morte”.

    Mons. Fitzgerald indica, in particolare, due aspetti: innanzitutto, il Papa ritiene che l’attacco ai cristiani abbia un effetto su tutta la popolazione egiziana; inoltre, il Pontefice chiede di rispondere all’attacco in modo non violento. Il nunzio in Egitto ricorda dunque che nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2011, il Papa chiede il rispetto della libertà religiosa per tutti, non solo per i cristiani. La nota di mons. Fitzgerald mette poi l’accento sull’annuncio che il Santo Padre parteciperà alle celebrazioni, in ottobre ad Assisi, per il 25.mo anniversario della Giornata di preghiera per la Pace voluta da Giovanni Paolo II. In tale occasione, sottolinea mons. Fitzgerald, Benedetto XVI inviterà i fedeli di tutte le religioni a rinnovare il proprio impegno a fare della fede uno strumento di pace. (A.G.)

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    La Chiesa italiana vicina ai copti in questo Natale di sofferenza

    ◊   La Chiesa italiana si stringe con particolare affetto intorno alla comunità copta che celebra il Natale in un momento di grande prova. Ieri, nella Solennità dell’Epifania, nelle chiese italiane si è pregato per le vittime del terribile attentato del 31 dicembre scorso alla cattedrale di Alessandria d’Egitto. L’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha partecipato alla celebrazione del Natale copto nel capoluogo piemontese. Dal canto suo, il cardinale arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, ha levato un pressante appello affinché si ponga fine alle violenze anticristiane. Il presidente della Cei ha inoltre affermato che i cristiani sono perseguitati perché parlano di dignità e di uguaglianza per ogni persona. Al microfono di Alessandro Gisotti, il vescovo di Pistoia e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo, mons. Mansueto Bianchi, esprime solidarietà ai fedeli copti:

    R. – Quello che è successo ad Alessandria d’Egitto nei confronti dei copti è un evento che ha lasciato sconcertata e addoloratissima non solo l’intera comunità civile, ma anche le comunità cristiane. Ho visto il modo di reagire della gente nelle parrocchie: è stato veramente colmo di dolore, di sdegno, di partecipazione e di preghiera nei confronti di questi fratelli che sono stati aggrediti a motivo della loro identità e della loro fede.

    D. – Il cardinale Bagnasco ha chiesto con forza alle istituzioni, in particolare alle istituzioni europee, di adoperarsi per la difesa dei cristiani. Non bastano i comunicati stampa…

    R. – Certamente. Il cardinale Bagnasco credo che abbia messo – per così dire – il dito nella piaga, perché in Occidente c’è un atteggiamento pervasivo di disinteresse o la tendenza a sottrarsi, a ritirarsi rispetto alle espressioni e le ricadute sociali dell’esperienza cristiana e dell’esperienza religiosa in generale. Chiedere la difesa della libertà religiosa significa chiedere la difesa di un diritto fondamentale dell’uomo, anzi, di un diritto sorgivo che è a sua volta fonte, motivazione, senso di molti altri diritti e di molti altri spazi di libertà!

    D. – Il messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace di quest’anno sottolinea profeticamente e drammaticamente l’urgenza del rispetto della libertà religiosa. Benedetto XVI lo chiede per tutti, non solo per i cristiani…

    R. – Benedetto XVI lo chiede per tutti: lo chiede per l’esperienza religiosa, per l’esperienza di fede di ogni persona, di ogni uomo. Quindi, è una richiesta a 360 gradi che in questo senso coglie una dimensione della persona e non specificamente o esclusivamente la dimensione o l’espressione cristiana. Ovviamente, il Santo Padre nota – ed è questo un dato oggettivo – che purtroppo, oggi i cristiani sono quelli maggiormente aggrediti, e quindi anche quelli maggiormente perseguitati e quindi ancora quelli che portano in maniera maggiore il peso di questa esclusione e della coercizione di questo diritto.

    D. – Il sangue dei martiri – affermava Tertulliano – è seme di nuovi cristiani. La strage di Alessandria d’Egitto ci ricorda drammaticamente, ci va vivere oggi questa realtà…

    R. – Credo che l’esperienza che stanno vivendo queste comunità cristiane e che è, al momento, estremamente dolorosa, terrorizzante, in realtà diventa poi “promuovente” dell’immagine del cristianesimo e ne fa un’esperienza, una dimensione della vita che vale la vita e per la quale merita impegnare e giocare l’esistenza! (gf)

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    Contenzioso tra Nicaragua e Costa Rica. Mons. Celli esorta alla ripresa del dialogo

    ◊   Il presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, mons. Claudio Maria Celli, in visita in Nicaragua, ha lanciato un appello alla ripresa del dialogo con la Costa Rica. Il servizio di Roberta Barbi.

    Mons. Celli è giunto in Nicaragua in occasione del 50.mo anniversario della Radio Cattolica del Paese. Il suo appello riprende l’auspicio che aveva espresso il Papa nel Messaggio pronunciato in occasione del Natale, in cui il Santo Padre aveva manifestato la speranza che la nascita del Salvatore potesse incoraggiare il confronto pacifico tra i due Paesi. “Due popoli d’ispirazione cristiana, con le difficoltà della vita moderna, devono far incontrare i loro cammini nel dialogo e nella comprensione reciproca per risolvere in maniera pacifica le problematiche esistenti”, ha detto il presule nel corso di una conferenza stampa a Managua. Il conflitto tra Nicaragua e Costa Rica risale a metà ottobre, quando il governo di quest’ultimo accusò il Nicaragua di aver sconfinato versando rifiuti provenienti dal dragaggio del fiume San Juan sull’isola Calero e di aver aperto un canale che conduce da quest’isola a una laguna in territorio nicaraguense, occupando militarmente il settore. Il contenzioso è stato sottoposto anche alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja e mentre il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, si è dichiarato pronto a un dialogo “senza condizioni”, la presidente della Costa Rica, Laura Chinchilla, ha detto che accetterà il dialogo solo dopo il ritiro delle truppe di Managua dall’area interessata. “Da parte nostra possiamo solo accompagnare con la preghiera il cammino di questi due popoli – ha concluso mons. Celli – affinché s’incontrino nello spirito del Vangelo e si adoperino per trovare una soluzione comune al conflitto”.

    Questo contenzioso tra Nicaragua e Costa Rica arriva in un contesto sociale ed economico difficile come ci spiega il collega Luis Badilla, esperto di questioni latinoamericane, al microfono di Sergio Centofanti:

    R. – Sono due Paesi che affrontano gravi problemi, conseguenza in parte della crisi internazionale che adesso si fa sentire molto di più in America Latina, non solo in Centro America, e in particolare in Nicaragua che parte da livelli di sviluppo molto più bassi rispetto alla Costa Rica. Tutti e due i Paesi hanno una notevole stabilità politica però hanno questa difficoltà per quanto riguarda l’economia: non riescono a migliorare le loro esportazioni e soprattutto non riescono a far diminuire la povertà. Questa situazione accomuna i due Paesi e quindi quando si era parlato addirittura di una possibile guerra, c’è stata grande preoccupazione, in particolare negli ambienti più poveri perché ogni conflitto finisce per impoverire ancora di più!

    D. – In questa disputa qual è il ruolo della Chiesa in Nicaragua e in Costa Rica?

    R. – I due Episcopati di Nicaragua e Costa Rica hanno ribadito che c’è una sola via, ed è quella del dialogo, del consenso trovato insieme per risolvere una situazione che è molto meno grave di quanto non si sia pensato, ma che se non viene risolta in termini consensuali potrebbe incancrenirsi in modo pericoloso. (gf)

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    Rinunce e nomine

    ◊   Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di San Marco Argentano-Scalea (Italia), presentata da mons. Domenico Crusco, per raggiunti limiti di età. Gli succede mons. Leonardo Bonanno, del clero dell’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, vicario generale e moderatore della Curia della medesima arcidiocesi, Giudice del Tribunale Ecclesiastico Regionale. Mons. Leonardo Bonanno è nato a San Giovanni in Fiore, provincia ed arcidiocesi di Cosenza, il 18 ottobre 1947. È stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1971 per l’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano.

    Il Santo Padre ha nominato vescovo di Netzahualcóyotl (Messico) mons. Héctor Luis Morales Sánchez, finora vescovo prelato di Huautla. Mons. Morales Sánchez è nato a Tamuín, nello Stato di San Luis Potosí, il 12 settembre 1954. È stato ordinato sacerdote il 17 gennaio 1979, incardinandosi nella diocesi di Ciudad Valles. Il 15 ottobre 2005 Giovanni Paolo II lo ha nominato vescovo prelato di Huautla ed ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 17 gennaio 2006. In seno alla Conferenza Episcopale Messicana è attualmente responsabile della Dimensione Pastorale per l’adolescenza e la gioventù.

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    Messa del cardinale Dias nella Cattedrale di Hanoi: fedeli a Cristo fino a dare la vita

    ◊   Il cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, a conclusione delle celebrazioni per l’Anno Giubilare della Chiesa in Viet Nam, da lui presiedute come Inviato Speciale del Santo Padre, ha celebrato oggi nella Cattedrale di Hanoi una Messa in onore dei 117 martiri vietnamiti. Ha portato ai presenti il saluto caloroso e la benedizione del Papa: “siate certi – ha detto - che siete sempre nel cuore e nelle preghiere del Santo Padre. E io, come prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, sono vicino a voi ogni giorno nella preghiera e porto con sollecitudine la vita, le sfide e le preoccupazioni della Chiesa in Vietnam”. Il porporato, rievocando il martirio di Sant’Andrea Dung Lac e compagni, ha esortato i cristiani a compiere fedelmente il “dovere che Dio ha affidato a ciascuno, come padri e madri di famiglia, figli e figlie nella famiglia, come studenti, impiegati, operai, dirigenti ... Quando si guarda alla vita di Sant'Andrea Dung Lac – ha osservato - possiamo sottolineare la fedeltà e la precisione con cui ha compiuto il suo dovere di pastore, testimoniando così la sua profonda fede e il suo amore radicale per Cristo e per il suo gregge. Cari amici – ha concluso il cardinale Dias - ovunque siamo, anche noi dobbiamo compiere perfettamente il nostro dovere di cittadini e di cristiani, senza paura di testimoniare il nostro amore e la nostra fedeltà a Gesù Cristo e al suo Vangelo fino al dono della nostra vita, fino a versare il nostro sangue come Sant’Andrea Dung Lac e i suoi compagni martiri”. (S.C.)

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   I sapienti, la stella e il Bambino: nella solennità dell’Epifania la Messa e l’Angelus del Papa.

    Sul referendum di domenica prossima, in prima pagina un fondo di Pierluigi Natalia dal titolo: “Il Sud Sudan alla sfida di una secessione pacifica”.

    In rilievo, nell’informazione internazionale, l’allarme del segretario al Tesoro statunitense per l’innalzamento del tetto del debito pubblico.

    Con la fine del mondo dietro l’angolo: in cultura, Manlio Simonetti recensisce il libro di Giorgio Otranto: “Per una storia dell'Italia tardo antica”.

    Il tempo svela le menzogne, ovvero quando “L’Osservatore della Domenica” smontò sul nascere il caso Pio XII: il saggio di Pietro Pastorelli nel volume “Singolarissimo giornale. I 150 anni dell’Osservatore Romano”.

    Per carità di patria studiate la storia: Ernesto Galli della Loggia sul “Corriere della Sera”.

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    Oggi in Primo Piano



    Dall'Algeria alla Tunisia, giovani in piazza nei Paesi del Maghreb in crisi

    ◊   Algeria e Tunisia sono in questi giorni accomunate da una forte tensione sociale. Ad Algeri, in altre città ed in Cabilia da alcuni giorni si segnalano violente proteste di piazza contro una legge, poi ritirata, che ha innescato l’aumento dei prezzi di prodotti alimentari di largo consumo. Anche in Tunisia scioperi e manifestazioni in vari settori del lavoro contro la piaga della disoccupazione. Sono soprattutto le fasce giovanili che stanno facendo sentire ai governi la voce del dissenso. Ma c’è un filo conduttore tra queste due situazioni? Giancarlo La Vella lo ha chiesto a Luciano Ardesi, esperto di Nord Africa, raggiunto telefonicamente a Tunisi:

    R. - Il filo conduttore è la crisi economica internazionale che ha colpito anche questi Paesi. Siamo di fronte ad un nuovo ciclo delle rivolte che periodicamente toccano questi Paesi, però rispetto ad esempio alle rivolte degli anni ’80 ci sono sicuramente elementi nuovi. Sia in Tunisia che in Algeria sono i giovani che sono in prima linea nella rivolta e nella protesta popolare e questo non deve stupire, visto che tre quarti della popolazione del Maghreb è formata da giovani che hanno meno di 30 anni. Ad esasperare gli animi non è solo la crisi: la mancanza di lavoro in primo luogo, l’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità o la mancanza di alloggio, ma comune a questa protesta è la perdita di credibilità delle autorità politiche presso i giovani, presso la popolazione, perché non hanno saputo mantenere le promesse.

    D. - Siamo abituati a guardare ai giovani del Nord Africa come a persone che fuggono dal proprio Paese per andare in cerca di fortuna, di solito in Europa. Questa protesta ha il significato invece del voler rimanere nel proprio Paese per migliorare le cose?

    R. – Certo! Infatti, non dimentichiamo che questi giovani hanno goduto comunque di una scolarizzazione di massa, quindi sono persone già formate che però non trovano lavoro: non lo trovano né a livello della propria formazione, né trovano un lavoro qualunque, perché ormai anche i lavori tradizionali, come il piccolo commercio, hanno esaurito tutte le possibilità che avevano. La cosa fondamentale è che compare la richiesta di alloggi, la richiesta di lavoro, ma anche la richiesta d’integrazione nel sistema. Ecco, questi elementi fanno dire che oggi più che mai i giovani del Maghreb vogliono restare nel proprio Paese, per poter dire la loro, per avere voce in capitolo.

    D. - E’ una situazione che può rientrare in tempi brevi, o è l’inizio di una crisi che potrebbe essere anche lunga?

    R. - In entrambi i Paesi, ma soprattutto in Tunisia, la repressione è molto forte: c’è una grossa sorveglianza da parte del potere. Negli anni scorsi questi cicli di rivolte non hanno poi avuto la possibilità di continuare, proprio a causa della repressione forte, esercitata con tutti i mezzi.

    D. - Tu sei a Tunisi. Ecco, anche oggi si preannuncia come una giornata calda…

    R. - Sì, è stato un continuo di proteste; si è cercato in diversi modi di scoraggiare la protesta popolare, soprattutto il suo dilagare. Credo che in questi giorni lo scontento si stia manifestando forse più intensamente rispetto alla storia recente del Paese, proprio per questo generale rifiuto da parte di un sistema che non concede alcuna libertà di espressione e non prevede alcuna possibilità d’interlocuzione con il potere. (ma)

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    Europa: l'economia cresce poco. Italia: disoccupazione giovanile quasi al 29 per cento

    ◊   Il Prodotto Interno Lordo in Europa continua a crescere, ma in modo debole. Il Pil dei sedici Paesi della zona dell’euro e dell’Unione europea è infatti aumentato dello 0,3% nel terzo trimestre dell’anno, secondo Eurostat. Il dato è stato rivisto al ribasso rispetto allo 0,4% della stima pubblicata a novembre scorso. Per il presidente della Bce, la Banca Centrale Europea, Jean Claude Trichet, i Paesi europei devono concentrarsi sul “consolidamento di bilancio per rafforzare il potenziale di crescita delle economie”. Adesso - ha sottolineato - è l'ora che ogni Paese si assuma le sue responsabilità perché la Bce, nel campo della politica monetaria, non può sostituire la irresponsabilità di nessuno. In Italia, intanto, i dati Istat mettono in luce un aumento della disoccupazione giovanile, salita al 28,9 per cento. Alessandro Guarasci ha intervistato l’economista Luigi Paganetto.

    R. - E’ chiaro che sta accadendo qualcosa di nuovo: è la capacità di un’area del mondo – di più aree del mondo – di crescere, e dell’area europea di non crescere abbastanza. Questo è un punto veramente importante perché se non mettiamo in moto la crescita, anche il problema del debito pubblico, anche i problemi del deficit si aggravano piuttosto che risolversi.

    D. - Professore, secondo lei, in Italia e in Europa la crisi è ancora troppo debole e soprattutto, da quali fattori dipende questa debolezza?

    R. - Io credo dalla nostra difficoltà a realizzare prodotti nuovi, a misurarci con le sfide dei Paesi che stanno cambiando. La Germania è l’unico Paese che progredisce, ma non bisogna dimenticare che la Germania ha fatto degli investimenti importanti sulle innovazioni tecnologiche.

    D. - Secondo lei, c’è il rischio di una crescita debole accompagnata da una disoccupazione addirittura in aumento?

    R. - Anche se la disoccupazione non fosse in aumento, quello che preoccupa è l’assenza di qualsiasi segnale d’inversione della rotta. Non bisogna dimenticare che se è vero che sono stati messi in cassa integrazione tutti quelli che hanno perduto la possibilità di lavorare nelle fabbriche perché le fabbriche non hanno ordinativi, è vero anche che questo è un “provvedimento-tampone” a cui bisogna rispondere con la capacità del sistema industriale di trovare nuove opportunità. Altrimenti, il rischio è che si guardi al mantenimento di una situazione nel tentativo di evitare quindi - come è giusto che sia - difficoltà per le famiglie, che però ci sono comunque perché l’indennità che queste famiglie ricevono certamente non equivalgono allo stipendio precedentemente percepito. Inoltre, la prospettiva che manca è quella del futuro e questo riguarda soprattutto i giovani.

    D. - Questo vuol dire che c’è ancora troppo poca flessibilità in entrata oppure il meccanismo in qualche modo si è inceppato?

    R. – Direi che il meccanismo di creazione di nuove opportunità si è proprio inceppato. Non bisogna dimenticare che il cambiamento è l’elemento fondamentale di qualunque sistema economico. Per far “riprendere la macchina” bisogna immaginare politiche che a parità di spese, senza incidere sul bilancio - e si può fare - facciano aumentare la competitività del sistema e soprattutto facciano aumentare il grado di concorrenza di aree importanti dell’economia italiana. Bisogna muoversi da questa situazione in cui, alla fine, rischiamo di tutelare sì, in maniera parziale, le famiglie ma non i giovani. Questo dovremmo cercare di superarlo. (bf)

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    Al via le celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'italia

    ◊   Al via oggi ufficialmente le celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia, ricorrenza che vedrà, nel corso del 2011, la Penisola interessata da diverse manifestazioni. Per cominciare, è stata scelta Reggio Emilia, città che nel 1797 ha dato i natali al Tricolore, simbolo dell’unità. A visitare oggi i luoghi storici legati a questo evento, il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, con i sindaci delle città che sono state capitali: Firenze, Torino e Roma. A loro, il presidente della Repubblica ha consegnato la copia del primo Tricolore, inaugurando poi una mostra sul tema della bandiera. Nel suo intervento ancora una volta Napolitano ha ribadito il significato del Tricolore invitando la classe politica a partecipare ai festeggiamenti. Gabriella Ceraso ne ha parlato con Giovanni Sabbatucci, ordinario di Storia Contemporanea all’Università “La Sapienza” di Roma.

    R. – Penso che sarebbe strano se un Paese, una nazione, uno Stato non celebrasse date come questa. Nel caso dell’Italia, poi, esiste una tradizione, una letteratura di questo evento che non possono essere rimosse: possono essere invece riviste in modo critico e non esclusivamente celebrativo.

    D. – E a proposito del Risorgimento, il capo dello Stato ha sollecitato un approccio che ponga in piena luce il decisivo avanzamento storico consentito all’Italia dalla nascita dello Stato nazionale. Fu, dunque, un avanzamento?

    R. – Assolutamente sì! Un avanzamento decisivo e la premessa, soprattutto, per progressi ulteriori che indubbiamente ci sono stati; un avanzamento sul piano dell’avvicinamento ai modelli dell’Europa più progredita. E’ questo l’approccio giusto, piuttosto che celebrare le patrie battaglie, le sacre memorie, nel rispolverare le icone risorgimentali…

    D. – I valori intorno a cui si è riunita l’Italia 150 anni fa, sono gli stessi di oggi?

    R. – Assolutamente no! Una certa idea di patria e di nazione, tutta basata sui miti e sui valori del sangue, della parentela, è oggi inutilizzabile per un discorso democratico. Bisogna, però, anche aggiungere che l’unità d’Italia non si è fatta solo su questi miti nazional-patriottici, ma si è fatta anche su un progetto che era sostanzialmente un progetto liberale, costituzionale che conteneva un messaggio di libertà. Questa, secondo me, è la parte meno caduca, che ci sentiamo di dover difendere.

    D. – Il presidente della Repubblica ha detto che il senso della storia dell’Italia unita è vivo tra la gente, e poi ha richiamato invece i politici e ha chiesto a tutti di partecipare a queste celebrazioni. Questo vuol dire che la gente non si è disaffezionata al concetto d’Italia unita, mentre la politica sì?

    R. – Io non credo che ci sia una differenza così netta. Abbiamo avuto da parte dei politici manifestazioni di indifferenza, addirittura di ostilità e, in altri casi, un approccio un po’ distratto, superficiale. Non sopravvaluterei, però, neanche tutto questo entusiasmo popolare. Diciamo che c’è un atteggiamento complessivamente non negativo.

    D. – Secondo lei, questi 150 anni che cosa hanno insegnato all’Italia, proprio per guardare avanti?

    R. – Stando insieme e avendo delle istituzioni comuni e avendo delle istituzioni libere si può andare meglio, si può andare peggio, ma non si rischiano le catastrofi che invece i regimi autoritari hanno portato all’Italia e a tanti altri Paesi. (ap)

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    Epifania, tempo per capire il senso del dono anche in economia: commento del prof. Bruni

    ◊   Ieri la Chiesa ha celebrato la Solennità dell’Epifania. Si tratta di una festa cui è legato anche il concetto di dono: è Gesù Cristo infatti, che si manifesta al mondo, il dono per eccellenza che Dio ha fatto all’umanità. E doni offrono al Bambino i Magi giunti a Betlemme. Le categorie del dono e della gratuità, presenti nell’ambito del sociale, di recente sono ricomparse anche nei dibattiti in campo economico e perfino nelle dinamiche di mercato. Ma se nella vita quotidiana il “regalo” è qualcosa che si dà o si riceve senza obbligo di ricambio, si può dire la stessa cosa in economia? Adriana Masotti ne ha parlato con il prof. Luigino Bruni, docente di economia politica all'Università Bicocca di Milano e all’Istituto Sophia di Loppiano, fondato dal Movimento dei Focolari:

    R. – L’economia conosce più forme di dono e di gratuità. Alcune possiamo definirle buone e civili, altre meno. Il dono che l’economia conosce tradizionalmente è la filantropia, è la donazione, pensiamo al mondo del volontariato …. Questa, sicuramente, è una dimensione di una buona gratuità, di un buon dono, però secondo me non esaurisce la ricchezza che è espressione di dono, di gratuità ... La parola gratuità deriva dalla parola greca “karis” che ha che fare non solo con il dare qualcosa di materiale o con la donazione, con un “che cosa faccio”, ma ha molto a che fare con il “come lo faccio”, con l’atteggiamento; è più una modalità di azione che non un contenuto dell’azione stessa: è come faccio un contratto, come mi rapporto con l’altro quando faccio una donazione, è una modalità dei rapporti umani. Io amo molto fare l’esempio della microfinanza, del microcredito nel mondo. I microprestiti non sono dei doni, sono dei contratti, però questo contratto vissuto con questa dimensione di gratuità ha liberato molte più persone dalla povertà che non tante donazioni internazionali o di filantropi.

    D. – Entrando nel mercato senza aspetti dichiaratamente di solidarietà, può esistere questa dimensione?

    R. - Certamente esiste. Io sono convinto che se dal mercato più normale, dalle borse valori alle organizzazioni più commerciali che possiamo immaginare, noi togliessimo la gratuità si bloccherebbe tutto nell’arco di un mattino: la gratuità è ciò che rende possibile l’incontro umano al di là dei protocolli e delle procedure. Quindi, la gratuità è proprio questa dimensione di eccedenza antropologica: c’è negli esseri umani qualcosa che va oltre i doveri legati ai protocolli, alle gerarchie, gli organigramma ed entra in gioco la persona.

    D. – Lei ha scritto: “la categoria fondativa del circuito del dono non è la gratuità ma la reciprocità”...

    R. – Sì, questo è un grande tema. Esiste un paradosso nella vita lavorativa. Tutti noi sappiamo che lavoriamo veramente quando siamo di più rispetto al lavoro che stiamo facendo. Il paradosso è che le imprese non hanno strumenti per riconoscere questo “di più”, perché se io per riconoscerti questo “di più” ti pago di più, ovviamente, il “di più” diventa dovuto e scompare. Ma se non faccio nulla, scompare lo stesso perché le persone si intristiscono. Quindi, c’è questo bisogno di reciprocità nelle persone ed è fondamentale e fondativo. Nella vita in comune la norma fondativa è veramente la reciprocità, non è soltanto il dono. Infatti, se al mio dono non corrisponde un incontro di doni, nel tempo questa mia capacità di dono tenderà a deteriorarsi e a trasformarsi addirittura in atteggiamenti di cinismo, di delusione di un dono che non incontra risposta. (bf)

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    Chiesa e SocietÓ



    Francia. Appello dei leader religiosi contro le violenze anticristiane

    ◊   “In quanto responsabili religiosi affermiamo con fermezza che nessuno può utilizzare le religioni che rappresentiamo, per legittimare la violenza, la segregazione e perfino il disprezzo per un essere umano”. E’ quanto si legge in una dichiarazione diffusa in Francia dai membri della Conferenza dei capi di culto del Paese - riferisce il Sir - sottoscritta dai responsabili delle Chiese cristiane (il pastore Claude Baty, il cardianle André Vingt-Trois e il metropolita ortodosso Emmanuel), dal Gran rabbino di Francia Gilles Bernheim, da Mohammed Moussaoui, presidente del Consiglio francese del culto musulmano e il rev. Olivier Wang-Genh, presidente dell’Unione buddista. “Con una sola voce”, i leader religiosi “condannano con forza i recenti attacchi a Baghdad e Alessandria contro la comunità cristiana. Queste violenze, compiute ‘nel nome di Dio’ contro altri credenti sono inaccettabili, feriscono non solo una religione, ma l'intera umanità”. “Noi incoraggiamo i fedeli delle nostre comunità a non chiudersi in se stessi e lasciarsi andare alla paura”. “Non vogliamo che la religione sia manipolata per qualsiasi scopo. Noi desideriamo essere operatori di pace nel nostro Paese e in tutto il mondo”. L’appello si rivolge agli “uomini e donne di buona volontà, credenti e non credenti” perché “non cessino di lavorare per la riconciliazione sapendo che l'odio degli altri è una malattia mortale per l'intera società”.

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    La solidarietà dei cardinali Tettamanzi e Scola alla Chiesa copta ortodossa

    ◊   La solennità dell’Epifania appena passata è stata un’occasione di preghiera per le vittime dell’attentato di Capodanno alla chiesa copta ortodossa di Alessandria d’Egitto. Un ricordo particolare delle vittime è stato fatto dal patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, nell’omelia della Messa celebrata nella Basilica di San Marco. Durante l’offertorio, 12 rose rosse sono state portate all’altare e al termine della celebrazione poste sull’altare della Madonna Nicopeia, icona particolarmente cara ai veneziani: questa offerta, detta “bócolo”, appartiene alla tradizione locale e in genere si ripete ogni anno il 25 aprile, giorno in cui la Chiesa festeggia la memoria liturgica di San Marco, ma stavolta è stata anticipata in segno di solidarietà con la Chiesa alessandrina nata, al pari di quella veneziana, grazie all’azione missionaria dell’evangelista Marco. Il Patriarca di Venezia ha accompagnato il gesto dicendo: "I martiri danno la vita per Cristo, guidati non solo da una stella, come i Magi, ma dallo Spirito di Gesù morto e risorto per noi. Per tutti gli uomini credenti o non credenti essi indicano la via della libertà religiosa e della pace". Anche l’arcivescovo di Milano, cadinale Dionigi Tettamanzi, ha fatto riferimento alla vicenda e riprendendo le parole del profeta Isaia ha manifestato la speranza di “costruire la nuova Gerusalemme” pur in giorni così difficili. “Il sentimento comune è quello della delusione dell’incertezza del futuro: l’attesa manifestazione di Dio tarda ad apparire – ha detto il porporato nell’omelia in Duomo – il ritardo della manifestazione del Signore terminerà quando il popolo di Gerusalemme accetterà di fuggire dall’ingiustizia”. C’è, dunque, bisogno di “un nuovo esodo”, inteso come la conversione del cuore. L’arcivescovo, durante la celebrazione con i Migranti per la Festa dei Popoli, ha espresso solidarietà a ortodossi e copti alla vigilia del loro Natale, che ricorre oggi, e invitato i fedeli a pregare affinché cessino violenze e persecuzioni. “Tutti, nella misura in cui siamo consapevoli di essere una sola famiglia umana, abbiamo la nostra parte di responsabilità nel processo di integrazione degli immigrati”, ha aggiunto il porporato richiamando le parole di Benedetto XVI sull’unità dell’intera famiglia umana nel messaggio per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. (A cura di Roberta Barbi)

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    Haiti. Rapporto Unicef a un anno dal terremoto: situazione drammatica per 4 milioni di bambini

    ◊   A quasi un anno dal terremoto del 12 gennaio 2010 che devastò Haiti, l’Unicef fa il punto della situazione dei minori nell’isola, presentando il rapporto “Bambini di Haiti. Un anno dopo”. Le condizioni in cui versano ancora ben 4 milioni di bambini è drammatica: non hanno accesso all’acqua pulita, alle latrine, ai servizi sanitari e scolastici e sono minacciati da malattie, dalla scarsità d’igiene dilagante e dall’orribile fenomeno della tratta. Inoltre 380mila bambini vivono ancora in campi per sfollati. Già prima del 12 gennaio di un anno fa, solo il 19 per cento degli haitiani aveva accesso ai servizi di base, dato che ha subìto un drastico calo dopo il sisma. L’agenzia Onu per l’infanzia si è adoperata molto in questi mesi, provvedendo con massicce campagne di vaccinazioni contro poliomielite, morbillo e difterite, la distribuzione di 360mila zanzariere che hanno raggiunto 163mila famiglie, il trasporto, nella fase culminante dell’emergenza, di autocisterne di acqua potabile, di cloro e compresse per la disinfezione della stessa. Molto è stato fatto anche nel settore dell’istruzione, ma nonostante ciò più della metà dei bambini di Haiti allo stato attuale non frequenta la scuola: il terremoto, infine, ha evidenziato i problemi strutturali profondamente radicati nell’infanzia dell’isola, a partire dalla malnutrizione cronica che colpisce un bambino su tre al di sotto dei cinque anni d’età. (R.B.)

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    Alluvioni nelle Filippine: almeno 25 i morti e 10mila sfollati

    ◊   Si aggrava il bilancio delle vittime delle alluvioni che da una settimana colpiscono le Filippine: l’ultimo aggiornamento riferisce di almeno 25 morti, 10mila sfollati e oltre 450mila persone coinvolte. Le regioni più colpite sono quella del Butuan e la fascia orientale dell’isola meridionale del Mindanao, soprattutto la provincia di Surigao del sud, dove hanno bisogno di aiuto oltre 30mila famiglie. I soccorsi alle aree rimaste isolate dalle inondazioni sono portati dall’esercito e dalla Croce Rossa locale, mentre le previsioni meteorologiche indicano pioggia fino alla fine della settimana. (R.B.)

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    Inondazioni in Australia: forti timori per le nuovi piogge

    ◊   Continua l’emergenza in Australia, in ginocchio per quelle che sono già state ribattezzate “le peggiori inondazioni mai verificatesi negli ultimi 50 anni”. Mentre le previsioni meteo non promettono nulla di buono e indicano pioggia per tutto il fine settimana, allo stato attuale sono 22 le città e i centri minori che stanno affrontando le maggiori difficoltà, mentre il bilancio conta quattromila persone evacuate, 1200 abitazioni sommerse dall’acqua e 11mila andate distrutte. Le persone rimaste isolate, stando ai dati forniti alla Fides dall’arcidiocesi di Sydney, sarebbero circa 75mila. L’area coinvolta è vasta quanto Francia e Germania messe insieme e particolarmente colpite sono state le zone del Queensland, il vicino Stato del Nuovo Galles del sud e le città di Rockhampton, per ora solo sfiorata dalla piena del fiume, di Emerald e di Theodore, già colpita dalle alluvioni a marzo, dove la furia del fiume Dawson ha spazzato via la storica chiesa cattolica del Sacro Cuore. Ovunque sono andati persi raccolti e sono morti molti capi di bestiame, collegamenti e vie di comunicazione sono interrotte e quindi azzerati i rifornimenti, mentre si comincia a temere per animali velenosi come serpenti e coccodrilli che, spinti fuori dal proprio habitat, cercheranno rifugio al coperto. Per i prossimi giorni si tiene d’occhio, inoltre, l’avanzamento della piena dei fiumi, mentre il fenomeno meteorologico La Nina, responsabile delle precipitazioni, si prevede che insisterà per tutta l’estate australe. Impossibile, per ora, secondo le autorità, fare una stima dei danni che comunque non dovrebbero essere inferiori a 3,8 miliardi di euro. (R.B.)

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    Referendum in Sud Sudan: inizia la visita dei vescovi dell'Africa meridionale

    ◊   Inizia oggi la visita in Sudan di una delegazione della Conferenza Episcopale dell’Africa Meridionale (Sabcb) guidata dal cardinale Wilfried Napier, arcivescovo di Durban, con il compito di contribuire all’osservazione del referendum per l’autodeterminazione del Sud Sudan. Il cardinale sarà ospite dell’arcivescovo di Juba, mons. Paulino Lokodu Loro, e farà parte di un gruppo ecumenico di monitoraggio proveniente da tutta l’Africa. Dal 1994 la Sabcb si è fortemente impegnata nel sostegno al popolo del Sud Sudan, ospitando, tra l’altro, un ufficio per il Sudan nell’ambito del Dipartimento Giustizia e Pace presso il suo Segretariato di Pretoria. Solo nel 2010 sono state compiute sei visite di solidarietà in Sudan. Il cardinale Napier ha definito la consultazione popolare “un opportunità storica, poiché concede alla gente comune, che ha sopportato il fardello della guerra civile e l’esclusione dallo sviluppo, la possibilità di vedersi restituire la propria dignità”. Accompagna il cardinale, padre Sean O’Leary, direttore del Denis Hurley Peace Institute (Dhpi), costituito dalla Sabcb come progetto della Conferenza per tutta l’Africa ai fini della giustizia, della pace e della riconciliazione. Per padre O’Leary il referendum è “un voto importante non solo per il popolo del Sud Sudan, ma come potenziale inizio per riscrivere molti dei confini artificiali creati in Africa durante la Conferenza di Berlino del 1876. Riveste quindi un’importanza per tutto il territorio africano. Potremmo vedere l’inizio di una nuova ondata di spinte per l’indipendenza. Come è avvenuto in Sud Africa nel 1994, ciò a cui stiamo assistendo è la nascita di una nuova Nazione” Il cardinale arcivescovo di Durban e padre O’Leary rimarranno in Sudan fino al 12 gennaio; è con loro anche padre Chris Townsend, responsabile per l’informazione della Conferenza Episcopale dell’Africa Meridionale. (M.V.)

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    Missione dei vescovi europei e nordamericani a sostegno dei cristiani in Terra Santa

    ◊   I membri e delegati delle Conferenze episcopali a sostegno dei cristiani di Terra Santa giungeranno domani a Gerusalemme per le loro annuali riunioni e visite alle comunità locali; saranno rappresentati all’incontro gli Episcopati di Inghilterra e Galles, Stati Uniti, Canada, Albania, Paesi Nordici, Spagna e Germania, insieme al Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa e all’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Interverranno inoltre alle sessioni membri dell’Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa e della Custodia di Terra Santa, nonché il nunzio apostolico, arcivescovo Antonio Franco. L’incontro del “Gruppo di Coordinamento” riprende il tema dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi “La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola (At 4,32)» e focalizza in particolare il “Messaggio al Popolo di Dio” diffuso al termine dell’assise, svoltasi – lo ricordiamo – nell’ottobre 2010 in Vaticano. Aprirà i lavori S. B. Fouad Twal, Patriarca di Gerusalemme dei Latini e presidente dell’Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa. La riflessione parte dall’attività locale a favore dell’ecumenismo svolta insieme alle comunità ortodosse e protestante, nella ricerca dell’unità e nell’impegno per il bene di tutti i cristiani. Verranno anche esaminati il tema della libertà religiosa in Israele e nei Territori Palestinesi, lo sviluppo dei lavori della Commissione Bilaterale Permanente tra Santa Sede e Stato di Israele e la ripresa dei colloqui tra la Santa Sede e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. L’agenda comprende inoltre uno spazio dedicato al dialogo interreligioso con l’Islam, in cui si ribadisce la ferma volontà dei cattolici di promuovere con i concittadini musulmani la costruzione di società civili sulla base della cittadinanza, della libertà religiosa e della libertà di coscienza; si sottolineerà la comune responsabilità nella promozione della giustizia e della pace, nonché dei valori della vita e della famiglia. Per quanto concerne il dialogo interreligioso con l’Ebraismo, l’accento verrà posto sul comune impegno per una pace autentica, giusta e duratura, nell’ascolto e nell’adempimento della Parola di Dio, che deve muovere ogni persona a trattare il prossimo secondo i comandamenti divini. In successivi momenti dell’incontro l’attenzione dei partecipanti si soffermerà sull’educazione al dialogo nelle scuole cattoliche in Israele e in Palestina, sulla testimonianza della carità, in particolare verso i poveri, gli emarginati, gli infermi e i rifugiati, e sulla missione della vita consacrata nella terra del Signore. Non mancherà un riferimento ai pellegrinaggi in Terra Santa e al ruolo dei pellegrini, quali strumenti di pace e di riconciliazione. La riunione si concluderà nella mattinata di sabato 13 gennaio con una conferenza stampa, durante la quale verrà diffuso il “Messaggio ai cristiani in Terra Santa”, unitamente al comunicato finale sugli esiti dei lavori. (M.V.)

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    Le priorità del nuovo arcivescovo di Santiago del Cile: educazione, diritto alla vita, famiglia, missione

    ◊   “Il Paese ha bisogno di una formazione centrata sulla persona umana, che deve cercare la comunione con gli altri, vale a dire, una educazione alla solidarietà, con una dimensione spirituale”: lo afferma il neo eletto arcivescovo di Santiago, mons. Ricardo Ezzati, in una lunga intervista al giornale "Encuentro", pubblicazione dell'arcidiocesi di Santiago, segnalata all’Agenzia Fides dalla Conferenza Episcopale del Cile. Nella edizione di oggi, 7 gennaio, l’arcivescovo parla di numerosi problemi attuali come l'aborto, i giovani, la pubblica istruzione e l’evangelizzazione. Riguardo all’aborto mons. Ricardo Ezzati afferma: “La vita è il diritto primo e fondamentale che sottende tutti gli altri diritti. Come possiamo dire che una nazione rispetta i diritti delle persone se non rispetta il primo e fondamentale di questi diritti ?”. Sulla missione della Chiesa: “La Chiesa esiste per evangelizzare. La gioia e la missione della Chiesa è l'evangelizzazione. Il più grande contributo che la Chiesa può offrire alla società cilena è che ogni cileno possa incontrare Gesù Cristo e trovare in Lui il senso della vita”. Sul tema della cultura e della famiglia, l’arcivescovo precisa che “non si deve confondere cultura con fenomeno. Il fatto che nella società di oggi siano presenti vari tipi di famiglia non è necessariamente una espressione culturale, è un fenomeno che deve essere preso in considerazione perché poi diventa una sfida. Cultura significa coltivare ciò che è buono, vero, più nobile. Pertanto la famiglia ideale da vivere dentro la società dovrà essere concepita come un santuario della vita, dell'amore, della comunione, della crescita personale e comunitaria”. Al termine dell'intervista mons. Ezzati chiede di unirsi a lui nell'immenso lavoro che lo attende come Pastore di Santiago. Mons. Ezzati prenderà possesso della diocesi il 15 gennaio, durante una cerimonia nella Cattedrale metropolitana. Mons. Ricardo Ezzati compie 69 anni oggi, 7 gennaio.

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    Il cardinale Bačkis per l'Anno della Misericordia in Lituania: solo l'amore di Dio vince il male e la disperazione

    ◊   In una Lettera pastorale scritta per la solennità dell’Epifania, il cardinale arcivescovo di Vilnius, Audrys Juozas Bačkis, spiega i motivi che hanno indotto l’Episcopato lituano a proclamare il 2011 “Anno della Misericordia” e offre alcune indicazioni per vivere l’Anno in pienezza spirituale. Per secoli – si legge nella Lettera – la Divina Misericordia ha bussato al cuore umano ferito dal peccato, dalle sofferenze, dalla disperazione; si è sprigionata dal cuore di Gesù con un nuovo accento e uno speciale incoraggiamento nel nostro Paese, poiché a suor Faustina Kowalska, vissuta a Vilnius, fu affidato dal nostro Salvatore il compito di proclamare la Sua misericordia a tutta l’umanità. Un messaggio che invita ogni persona a conoscere la grazia della Misericordia Divina, ad accettarla nella propria vita attraverso la conversione e il Sacramento della Riconciliazione e a condividerla con altri. Citando la Lettera di San Paolo agli Efesini, il cardinale sottolinea come nella Misericordia Divina si manifesti l’amore di Dio abbondantemente riversato su di noi in Cristo Gesù. Di questa misericordia il Signore Gesù rende testimonianza con le Sue opere, in particolare dando la Sua stessa vita per la vita dell’umanità. Cristo, crocifisso e risorto, ci ha dato il Suo Spirito, che proclama incessantemente l’amore di Dio presente nel mondo, più potente di ogni genere di male che possa toccare l’uomo. Credere in questo amore - come insegna l’Enciclica “Dives in Misericordia” - significa credere nella Misericordia Divina. E il perdono che scaturisce dal cuore trafitto di Dio ci rivela che nessun peccato umano potrà mai superare l’amore misericordioso di Dio: solo il libero arbitrio dell’uomo, rifiutando la grazia donata attraverso la Croce e la Risurrezione - può porre limiti all’azione dell’amore misericordioso di Dio. L’arcivescovo di Vilnius rivolge quindi l’invito ad accettare la Divina Misericordia attraverso il riconoscimento dei propri peccati e la conversione. In un mondo che non crede all’esistenza del peccato – un cancro che penetra nella vita delle persone e delle famiglie, distruggendola dall’interno – la grazia della conversione proposta da Cristo ci invita a rinunciare alle nostre colpe per scegliere di vivere nuovamente la vita libera e degna dei figli di Dio. Davanti alla schiavitù del peccato esistono solo due possibilità: la disperazione o la conversione. Mentre la prima è inerte e lascia sprofondare la persona in un abisso sempre maggiore, la seconda “è un salto audace nelle mani di Dio”, il quale – con le parole di sant’Agostino – ci ha creati senza il nostro aiuto, ma non ci salverà senza il nostro consenso”. Mentre sperimentiamo la Divina Misericordia con la confessione dei peccati e il pentimento sincero, siamo invitati a condividerla nella famiglia, nella comunità e nella società. La Misericordia è perdono, comprensione e speranza e si propaga con la testimonianza della nostra fede e della nostra fiducia in Dio. “Beati i misericordiosi, poiché riceveranno misericordia” (Mt 5,7). La misericordia - prosegue la Lettera in suo passo successivo - genera misericordia e diffonde la pace. Dobbiamo unicamente rivolgere gli occhi al Signore e dirGli: “Signore in te confido” per essere in grado, con l’aiuto di Dio, di portare bontà, amore e consolazione al prossimo. Molto si può fare con una parola buona o un gesto di incoraggiamento e di consolazione: le porte della misericordia aprono alle persone la via della speranza che illumina il nostro viaggio su questa terra e gli conferisce un valore eterno. Mentre celebriamo l’Anno della Misericordia Divina – conclude il cardinale – impariamo a conoscere l’Autore della misericordia, l’unico a poter superare il male e la disperazione che imprigionano il mondo. Condividiamo generosamente con altri il tesoro dell’amore e della bontà di Dio. Riuniamoci insieme per pregare il Rosario della Divina Misericordia insegnato da Gesù in un piccolo angolo di Vilnius.Invitiamo infine tutti i lituani a recarsi in pellegrinaggio a Vilnius per pregare davanti alle immagini della Madre della Misericordia e al quadro di Gesù Misericordioso venerato nel Santuario omonimo. Insieme al Servo di Dio Giovanni Paolo II, vi imploro – questo l’appello finale del cardinale – “di aiutare gli uomini di oggi a sperimentare l’amore misericordioso affinché possa salvare l’umanità con il suo splendore. La misericordia è necessaria affinché ogni ingiustizia nel nostro mondo possa scomparire davanti allo splendore della verità”. (A cura di Marina Vitalini)

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    Burkina Faso. La Chiesa consegna 30 case a lebbrosi sfollati a causa delle inondazioni

    ◊   Trenta nuove abitazioni per i lebbrosi sono state consegnate ieri a Ouagadougou, nel Burkina Faso, dal nunzio apostolico Vito Rallo e dall’arcivescovo Philippe Ouédraogo ad alcuni assistiti del Centro San Camillo di Paspanga. Si tratta, riferisce la testata www.lobservateur.bf, di persone che hanno perso le loro case nelle inondazioni del primo settembre 2009. E’ stato proprio il nunzio apostolico ad aver offerto i primi soccorsi agli sfollati e ad aver stanziato dei fondi per la ricostruzione di trenta alloggi per 30 famiglie di lebbrosi. Mons. Rallo è stato accolto nel quartiere di Paspanga tra canti di lode a Dio e danze tradizionali. A nome di tutti i malati ha parlato Rasmané Compaoré, che ha parlato dei diversi aiuti offerti da sempre dalla Chiesa cattolica. “I malati devono avere il sorriso, la gioia e l’amore di Dio – ha detto fra Vincent Luise, responsabile del Centro San Camillo – hanno diritto al rispetto e alla dignità”. Mons. Ouédraogo ha sottolineato che se la Chiesa non manifesta misericordia non è quella di Dio, mentre il nunzio apostolico ha affermato che “la lebbra del cuore, del peccato e della mancanza d’amore è peggiore della lebbra fisica” ed ha chiesto di pregare per quanti si ritengono più felici dei lebbrosi “ma che soffrono di lebbra interiore”. (T.C.)

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    Angola. Aperta la Settimana pastorale dedicata alle famiglie

    ◊   Le famiglie devono recuperare le vere origini culturali per costruire una società di veri valori morali e civici. Lo ha detto, scrive la testata on line www.partalangop.co.ao, mons. José de Queirós Alves, arcivescovo di Huambo, in Angola, commentando il messaggio di fine anno del capo dello Stato, José Eduardo dos Santos, che ha evidenziato gli attuali problemi vissuti dalle famiglie. Per il presule, che ha aperto, al Grande Seminario di Cristo Re di Huambo, la XIX Settimana pastorale dedicata alle famiglie, i nuclei familiari devono cercare di capire chi sono, da dove vengono, dove vanno e dove contano di arrivare per analizzare, identificare, affrontare e risolvere le diverse difficoltà che toccano la società. “Dobbiamo prendere coscienza che viviamo uno choc di civiltà in varie parti del mondo – ha affermato il presule – per questo è compito delle famiglie preparare gli adolescenti e i giovani a saper cogliere il meglio di ogni cultura”. Per mons. de Queirós Alves le famiglie che vivono negli ambienti rurali hanno una certa unità e mantengono una certa forza tra loro, quindi ha aggiunto che lì dove si riscontra violenza domestica occorre costituire comunità strutturate sul dialogo e l’amore reciproco. “Le famiglie – ha precisato l’arcivescovo di Huambo – devono ricostruirsi interiormente ed impegnarsi a migliorare la qualità dell’ambiente in cui i bambini vengono cresciuti, perché ci sia responsabilità e attenzione alla spiritualità”. Nell’ambito della Settimana dedicata alle famiglie e ai loro problemi, perché possano essere trovate soluzioni alla luce del Vangelo, saranno affrontante come tematiche il matrimonio oggi, il matrimonio secondo le Sacre Scritture, l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e la sua morale cristiana. (T.C)

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    Indonesia. Nel Borneo sacerdoti e frati impegnati nella tutela dell’ambiente

    ◊   Nel 2010, secondo gli esperti, sono ben 65 i fiumi e cinque i laghi inseriti nella lista nera dei beni contaminati “a causa dell’attività dell’uomo” in Indonesia, dove l’allarme inquinamento è stato lanciato da ambientalisti cattolici. AsiaNews riferisce che la Chiesa locale è impegnata in prima linea: un gruppo di sacerdoti, infatti, ha avviato progetti di rimboschimento in alcune aree, finalizzati al recupero della flora e della fauna. In particolare padre Matheus Yuli, che lavora a stretto contatto con le popolazioni native dei dayak, nella diocesi di Ketapang, nel Borneo occidentale (l’isola del Borneo è grande cinque volte l’isola di Java) denuncia le devastazioni compiute in passato da speculatori e magnati del legno. Nell’area sono attivi anche progetti di rimboschimento avviati da frati cappuccini: “All’inizio è stata un’impresa – è la testimonianza di padre Sanmuel Sidin Oton, di etnia dayak – perché non è stato facile convincere i tribali che fosse possibile trasformare terreni aridi in zone verdi”. Tra gli obiettivi realizzati, il rimboschimento di 100 ettari di terreno a Tunggal Hill, nel distretto di Kubu Raya. (R.B.)

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    Al Sacro Monte di Varallo un nuovo incontro sul tema della Natività

    ◊   Una nuova occasione per ammirare i restauri terminati al Complesso di Betlemme del Sacro Monte di Varallo, patrimonio dell’umanità, è data dall’incontro, in programma domani a partire dalle 10.15, con Ernesto Oliviero, il fondatore del Sermig-Arsenale della Pace, che parlerà del tema “La nascita di Gesù nel suo tempo e nell’oggi”. L’incontro si svolgerà presso la Casina d’Adda del Sacro Monte, che si trova in Piemonte, in provincia di Vercelli. A seguire, Salvatore Natoli, docente di filosofia all’università Bicocca di Milano, interverrà su “La nascita di Gesù tra memoria, tradizione e storia”, in dialogo con don Ermis Segatti, referente per la cultura e l’università dell’arcidiocesi di Torino. Il complesso di Betlemme, costituito da cinque cappelle, rappresentanti l’Arrivo dei Magi, la Natività, l’Adorazione dei Pastori, la Presentazione al Tempio e il Secondo sogno di Giuseppe, per quanto riguarda la disposizione spaziale e i dettagli costruttivi, ricalca la Basilica inferiore della Natività di Betlemme, in Terra Santa, per volere esplicito del fondatore del Sacro Monte, padre Bernardino Caimi. (R.B.)

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    Si celebra il bicentenario della nascita del compositore ungherese Franz Listz

    ◊   Come il 2010 è stato l'anno delle celebrazioni chopiniane, così il 2011 si apre nel nome di un altro importante compositore, questa volta ungherese: Franz Liszt, nato nell'ottobre del 1811. Eppure, tanto il primo è entrato nell'empireo dei grandi del mondo, tanto il secondo, pur nella sua indiscutibile grandezza, è avvicinato ancora con diffidenza, cosicché i lisztiani convinti sono in netta minoranza. Ma c'è un pianista italiano che dalla giovanissima età lo studia, lo esegue e ne è diventato uno dei più importanti e riconosciuti interpreti del mondo: Michele Campanella. Per lui questo 2011 è decisamente uno degli anni più importanti della carriera artistica, tanto da dedicarlo solo ed esclusivamente al pianista magiaro, sull'opera del quale ha voluto anche scrivere un volume, "Il mio Liszt", che uscirà per la Bompiani a marzo, un ulteriore atto d'amore. Questa sera iniziano per Campanella le celebrazioni lisztiane con un concerto, come solista, inserito nella stagione da camera dell'Accademia di Santa Cecilia: alle 20.30 alla Sala Sinopoli Campanella offrirà un programma di assolute rarità, tra le quali la Sancta Dorothea, La lugubre gondola, Nuages gris, l’incantevole e magico En Rêve del 1885, scritto da Liszt al limitare dell’esistenza, la demoniaca Bagatelle sans tonalité del 1885, la rarissima Ave Maria (Die Glocken von Rom) e infine il ciclo celeberrimo del Deuxième Année de Pèlerinage: Italie, composto tra il 1837 e il 1856. Domani e dopodomani, invece, 8 e 9 gennaio, sempre al Parco della Musica di Roma, prosegue l'omaggio lisztiano con una delle imprese più difficili e titaniche, ideata da Campanella: si tratta di vere e proprie maratone lisztiane, affidate a ben 75 pianisti, per nove ore di musica al giorno, impegnati nell'esecuzione integrale delle opere per pianoforte del compositore magiaro. Nella prima giornata, quella di sabato, si potranno ascoltare le trascrizioni per pianoforte delle Sinfonie di Beethoven e domenica composizioni ispirate ai grandi romantici tedeschi. L'attività di Michele Campanella proseguirà, poi, con altri concerti come solista in questo mese a Torino, Terni e L'Aquila, poi a marzo nuovamente a Roma, a seguire Napoli e Buenos Aires e l'impegno con l'Orchestra Cherubini per l’esecuzione, in una sola serata, come solista e direttore, di tutta la musica per pianoforte e orchestra di Liszt, una tournée che toccherà diverse città italiane fino ad arrivare a Varsavia e Mosca. Infine, il 30 settembre prossimo, Campanella raggiungerà Riccardo Muti a Chicago per il culmine delle celebrazioni lisztiane con l’esecuzione, insieme alla Chicago Symphony Orchestra, del Primo Concerto per pianoforte e orchestra: un incontro storico, un concerto che già si preannuncia memorabile. (A cura di Luca Pellegrini)

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    24 Ore nel Mondo



    Attentato kamikaze dei talebani in Afghanistan: almeno 17 morti

    ◊   In Afghanistan, si registra un nuovo sanguinoso attentato nei pressi di Kandahar. Almeno 17 i morti ed una ventina i feriti. Il servizio di Barbara Schiavulli:

    Nel mirino Ramazan Akaa, capo di una forza di elite regionale di teste di cuoio: era dal barbiere prima della funzione del venerdì, quando un kamikaze ha attraversato il mercato, si è fatto largo tra i clienti e si è fatto esplodere, seminando il terrore a Spin Boldak, un centinaio di chilometri ad est della turbolenta Kandahar, roccaforte della militanza talebana, lungo il confine con il Pakistan. “Un atto brutale e disumano commesso dai nemici dell’islam”, è il commento di Zalmai Ayubi, portavoce del governatore di Kandahar, che punta il dito contro i talebani, che oggi hanno anche minacciato l’Olanda per l’invio di nuovi istruttori in Afghanistan. L’esplosione non è altro che l’ennesimo segno dell’instabilità che impregna il Paese, soprattutto il Sud, dove si continua a combattere e le vittime civili ad aumentare: secondo le Nazioni Unite almeno il 20 per cento in più rispetto al 2009.

    Nel nord ovest del Pakistan un drone uccide 5 ribelli
    È di almeno cinque militanti uccisi il bilancio di un raid condotto da un drone americano nel Waziristan del Nord, provincia nord-occidentale del Pakistan. Secondo fonti di intelligence, l’aereo spia telecomandato avrebbe sparato quattro missili contro un veicolo che viaggiava nella regione tribale al confine con l'Afghanistan.

    Rammarico dell’esercito israeliano per il palestinese ucciso a Hebron
    L'esercito israeliano ha espresso “rammarico” per l'uccisione di un anziano palestinese avvenuta oggi a Hebron (Cisgiordania) nel corso di un’operazione per la cattura di ricercati di Hamas. Il comandante militare della Cisgiordania, generale Avi Mizrahi, ha ordinato che sull'episodio venga svolta una celere inchiesta. Intanto sempre in Cisgiordania, in particolare nel villaggio di Bìlin, oggi associazioni di donne, sindacati, partiti politici, organizzazioni della società civile palestinese e israeliana, ma anche attivisti internazionali, faranno una pacifica manifestazione per ricordare Jawaher Abu Rahme, la donna palestinese di 36 anni uccisa dai gas lacrimogeni lanciati sui manifestanti dall’esercito israeliano il 31 dicembre, nel villaggio della Cisgiordania. La manifestazione coincide con la protesta settimanale di Bìlin: un appuntamento nonviolento contro l’occupazione, la costruzione del muro, la confisca delle terre e l’espansione delle colonie.

    L’Ue spinge per un nuovo appuntamento 5+1 sul nucleare iraniano
    È possibile che sia fissato “a Istanbul più tardi in questo mese” un nuovo appuntamento per il negoziato tra il gruppo 5+1 e le autorità di Teheran sulla questione del programma nucleare iraniano. Lo ha riferito la portavoce di Catherine Ashton, responsabile della politica estera della Ue, precisando che Teheran non ha “ancora dato risposte”. Secondo altre fonti comunitarie la data dell'appuntamento potrebbe cominciare il 20 gennaio per concludersi il 22. La portavoce ha anche ribadito che, per quanto riguarda le ispezioni nei siti iraniani, “sono gli ispettori dell'Aiea i meglio piazzati per poter fare i controlli”. “Pensiamo che sia questa la strada giusta per intervenire” ha aggiunto Maja Kocijancic.

    Attentato a Loder in Yemen
    Cinque soldati sono stati uccisi ed altri due feriti nel corso di un attacco con razzi e mitragliatrici nella provincia dello Yemen meridionale di Abyan, nella città di Loder. È stato colpito un convoglio di militari che scortava un camion carico di viveri diretto verso le basi militari della regione. Loder è stata in agosto teatro di violenti combattimenti tra esercito e sostenitori di al Qaeda che avevano causato 33 morti.

    In Costa d’Avorio l’Onu chiede l’interruzione di erronee campagne mediatiche
    I sostenitori del presidente uscente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, che ha rifiutato di abbandonare il potere malgrado il riconoscimento internazionale della vittoria del suo oppositore alle recenti elezioni, Alassane Ouattara, hanno inaugurato una nuova campagna mediatica contro la missione di mantenimento della pace dell’ONU presente nel Paese. “L’UNOCI (Operazione ONU in Costa d’Avorio) richiede l’immediata cessazione di questa campagna ostile”, ha affermato il portavoce della missione, riferendosi alla recente trasmissione, da alcune settimane, da parte di canali statali controllati da Gbagbo, di due persone ferite presentate come vittime del fuoco di pattuglie dell’UNOCI ad Abobo. “Questa campagna deve essere stata pianificata ai più alti livelli dal presidente Gbagbo”, ha aggiunto il portavoce. “I toni si sono rapidamente inaspriti e la campagna sta mobilitando attori ai più alti livelli nel gruppo del presidente Gbagbo”. Allo stesso tempo, l’UNOCI ha denunciato nuove violazioni dei diritti umani, tra cui incursioni armate mandate dal gruppo di Gbagbo a colpire i quartieri generali dell’opposizione, ma anche arresti arbitrari e vittime di abusi. All’UNOCI è stato chiesto da tutte le parti di certificare i risultati delle elezioni di novembre; l’UNOCI ha deciso di proclamare la vittoria del leader dell’opposizione, Alassane Ouattara, confermando quanto riportato dalla Commissione elettorale indipendente. A quel punto Gbagbo ha richiesto il ritiro dell’UNOCI, rifiutato dall’ONU, mentre i media sotto il suo controllo hanno iniziato una prima campagna contro la missione. Le organizzazioni regionali e molti paesi hanno riconosciuto la vittoria di Ouattara, incluso l’Unione Africana (UA) e la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS), malgrado finora i tentativi di convincere Gbagbo a lasciare il potere siano stati vani. Il Segretario Generale Ban Ki-moon, che ha riaffermato la vittoria di Ouattara, sta dialogando con UA e ECOWAS per cercare una soluzione diplomatica alla vicenda.

    Italia. Manifestazione per i diritti dei lavoratori immigrati
    “Lo Stato deve intervenire per aiutare l’economia di queste terre”. Così don Giuseppe Varrà, parroco di San Giuseppe Battista a Rosarno, ad un anno esatto dagli scontri che segnarono il paese della piana di Gioia Tauro. Due braccianti africani vennero “gambizzati”, seguirono giorni di violenze e tensione con i residenti. Al centro delle proteste, lo sfruttamento e la mancanza di lavoro. I migranti, lo ricordiamo, vivevano ammassati in edifici fatiscenti senza acqua né luce. Oggi, manifestazioni in favore dei diritti dei lavoratori e contro il lavoro nero si sono tenute a Rosarno, Reggio Calabria e Roma dove una delegazione composta da rappresentanti dell’Osservatorio Antirazzista e da due lavoratori immigrati, sono stati ricevuti al ministero dell’Agricoltura. Al microfono di Massimiliano Menichetti ascoltiamo lo stesso don Giuseppe Varrà:

    D. - La situazione è più tranquilla sotto molti punti di vista, però non è tra le migliori: ad esempio dal punto di vista abitativo in molte case, soprattutto nelle campagne, vivono dieci, dodici persone.

    D. – In queste case c’è acqua, luce?

    R. – In quelle del centro sì; in periferia e nelle campagne, no: non c’è luce, non c’è acqua ...

    R. - A questo si aggiunge che c’è poco lavoro e quello che c’è è sottopagato e non ci sono garanzie: come se ne esce?

    R. – Qui è l’economia che deve essere affrontata in maniera decisa. L’economia della piana di Rosarno si basa sugli agrumi e gli agrumi si vendono a 5 centesimi al chilo – 5, non 50! E’ chiaro, quindi, che chi produce agrumi non ne ha nessuna convenienza perché non ne ricava niente. Mi auguro che il governo centrale cominci a pensare seriamente alla situazione economica di questa terra.

    D. - Ad un anno da quegli scontri, chi è intervenuto per dare una possibilità a queste persone?

    R. – Nessuno. Nessuno, a partire dai commissari prefettizi, per continuare con la Regione e con lo Stato. Lo Stato è stato capace solamente di deportare; promesse tante, progetti, ma niente di concreto.

    D. – Il sindaco darà la possibilità a 120 immigrati di vivere in un campo che sarà allestito entro la prossima settimana. E’ sufficiente?

    R. – In parte aiuta, certo, però considerando che gli immigrati sono 600, 700 è chiaro che ... meglio che niente! Bisogna considerare che non è solo Rosarno che si è trovata in questa situazione: i fatti di Rosarno non erano soltanto i fatti di Rosarno: erano i fatti di Rizzìconi, di Drosi, di Gioia, di San Ferdinando ...

    D. - In sostanza, state operando voi come Chiesa, parrocchie, insieme alle associazioni umanitarie?

    R. - Noi facciamo quello che possiamo. Andiamo incontro alle necessità, alle prime necessità: la mensa durante la settimana, la distribuzione di indumenti ... Sono le cose che servono immediatamente perché molti di loro non hanno vestiti, non hanno medicine ...

    D. – Per favorire l’integrazione voi avete anche avviato una scuola …

    R. – Sì: una scuola di lingua italiana. E’ stata una delle cose più belle che abbiamo fatto. In parrocchia, abbiamo gente che viene a Messa, che ha battezzato i propri bambini africani, rumeni, bulgari ... Non c’è un’integrazione perfetta, però c’è spirito di accoglienza. Mi auguro veramente che si continui sulla strada dell’accoglienza, per un’integrazione ancora più forte, più grande. Però, se non si risolve la situazione dal punto di vista economico, non si risolve niente! (bf)

    Oltre 4.700 allevamenti chiusi in Germania per contaminazione da diossina
    Oltre 4.700 allevamenti di polli e suini sono stati chiusi temporaneamente in Germania a causa della contaminazione da diossina di uova e mangimi. Si allarga così lo scandalo alimentare nel Paese, che ha già portato a un drastico calo delle vendite di questi prodotti, infliggendo un duro colpo alla fiducia dei consumatori nel sistema di controlli del settore. Proprio oggi, inoltre, è emerso che la società al centro dello scandalo - la Harles und Jentzch, dello Schleswig-Holstein (nord) - sapeva già dal marzo 2010 che i propri grassi alimentari contenevano elevati livelli di diossina. La notizia, pubblicata dal quotidiano Hannoversche Allgemeine Zeitung (Haz), è stata confermata dal ministero dell'Agricoltura dello Schleswig-Holstein. Il ministero ha tenuto a precisare di essere stato informato solo il 27 dicembre scorso dei risultati dei test eseguiti dalla Harles und Jentzch il 19 marzo 2010. Secondo il giornale, le analisi indicavano che i livelli di diossina rilevati nei grassi alimentari destinati alla produzione di mangimi erano due volte superiori alla norma. Tuttavia, la società non ha comunicato alle autorità regionali i risultati dei test eseguiti di propria iniziativa. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LV no. 7

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