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Sommario del 04/01/2011

Il Papa e la Santa Sede

  • Preservare le ricchezze del Creato per renderle disponibili a tutti: l’intenzione di preghiera del Papa per il mese di gennaio
  • Il cardinale Ivan Dias in Vietnam per le celebrazioni di chiusura del Giubileo della Chiesa locale
  • Il cardinale Rodè lascia la guida del dicastero per la Vita consacrata. Il Papa nomina al suo posto mons. João Braz de Aviz
  • Rinuncia in India
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Il ministro della Provincia francescana in Egitto esprime la vicinanza della comunità cattolica agli ortodossi dopo la strage del primo gennaio
  • Usa, vigilia del 112.mo Congresso. I repubblicani contro le riforme di Obama
  • Il bilancio del cardinale Sarr di Dakar sul 2010 dell'Africa
  • Cinema: Clint Eastwood fa i conti con l'aldilà nell'intenso "Hereafter"
  • Il ciclo sui documenti del Vaticano II: famiglia e sacerdozio alla luce della “Gaudium et Spes”
  • Chiesa e SocietÓ

  • Iraq: gesto di solidarietà dei leader musulmani ai cristiani del Paese
  • L’Ue difenda i cristiani nel mondo: l’appello di Mauro all’Europarlamento
  • La Chiesa cattolica svizzera solidale con i cristiani d'Egitto
  • India: false accuse contro il pastore cristiano aggredito dai radicali indù
  • Orissa: diacono il figlio di una vittima dei pogrom anticristiani
  • L’arcivescovo di Jos: assaltano i luoghi sacri cristiani per destabilizzare la Nigeria
  • Naufragio nel Golfo di Aden: oltre 40 le vittime
  • Haiti: l'impegno della Caritas italiana un anno dopo il terremoto
  • Il messaggio di pace del Papa è fonte di “grande speranza” per l'Indonesia
  • Il cardinale Bagnasco a Nomadelfia: segno della nostra origine e del nostro futuro
  • Spagna: il Messaggio dei vescovi per la Giornata del migrante
  • Inghilterra: il 15 gennaio tre vescovi ex anglicani saranno ordinati al sacerdozio cattolico
  • Inghilterra-Galles: in aumento i cattolici ma bassa frequenza alle Messe
  • Cina: la comunità cattolica raccoglie i frutti vocazionali all’inizio dell’anno nuovo
  • Rinnovamento nello Spirito: "La Chiesa indiana feconda anche a prezzo del martirio"
  • I vescovi svizzeri: no alla soppressione della norma contro l’incesto
  • Polonia: i “Cantori della Stella” di Czestochowa aiutano i bambini dell’Uganda
  • 24 Ore nel Mondo

  • Il presidente sudanese el Bashir in visita nel Sud del Paese assicura che sarà accettata l’eventuale secessione
  • Il Papa e la Santa Sede



    Preservare le ricchezze del Creato per renderle disponibili a tutti: l’intenzione di preghiera del Papa per il mese di gennaio

    ◊   “Perché le ricchezze del creato siano preservate, valorizzate e rese disponibili a tutti, come dono prezioso di Dio agli uomini”: è l’intenzione generale di preghiera di Benedetto XVI per il mese di gennaio. Un tema, quello della salvaguardia del Creato, sul quale il Papa si è soffermato più volte e a cui è dedicata anche una parte importante dell’Enciclica Caritas in Veritate. Il servizio di Alessandro Gisotti:

    “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”: per Benedetto XVI, la tutela dell’ambiente è fondamentale, tanto da dedicargli il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace dell’anno scorso. Un documento nel quale il Papa esorta gli uomini di buona volontà a rafforzare “quell’alleanza tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino”. Il Pontefice richiama dunque il senso di responsabilità che deve caratterizzare l’atteggiamento dell’umanità nei confronti delle risorse naturali:

    “L’umanità ha il dovere di proteggere questo tesoro e di impegnarsi contro un uso indiscriminato dei beni della terra. Senza un adeguato limite etico e morale, il comportamento umano può infatti trasformarsi in minaccia e sfida. (…) Imparare a rispettare l’ambiente insegna pure a rispettare gli altri e se stessi”. (Giornata mondiale del turismo, 27 settembre 2008)

    Serve uno “sviluppo umano integrale”, è l’appello del Papa che nella sua Enciclica Caritas in Veritate mette l’accento sulla necessità di nuovi stili di vita rispettosi del Creato e che guardino, senza egoismi, alle generazioni future:

    “Occorre puntare, allora, in modo veramente concertato, su un nuovo equilibro tra agricoltura, industria e servizi, perché lo sviluppo sia sostenibile, a nessuno manchino il pane e il lavoro, e l’aria, l’acqua e le altre risorse primarie siano preservate come beni universali (cfr Enc. Caritas in veritate, 27)”. (Angelus 14 novembre 2010)

    Più volte, il Pontefice, in particolare nel perdurare della crisi economica, invita ad “una revisione profonda del modello di sviluppo economico globale”. Alla salvaguardia del Creato dedica un’intera catechesi, all’udienza generale del 26 agosto 2009. La Chiesa, sottolinea il Papa, è impegnata nella difesa della terra, dell’acqua e dell’aria, adoperandosi per proteggere l’uomo contro la distruzione di se stesso:

    “I differenti fenomeni di degrado ambientale e le calamità naturali, che purtroppo non raramente la cronaca registra, ci richiamano l’urgenza del rispetto dovuto alla natura, recuperando e valorizzando, nella vita di ogni giorno, un corretto rapporto con l’ambiente”. (Udienza Generale, 26 agosto 2009)

    La comunità internazionale come i singoli governi, è l’appello di Benedetto XVI, devono dare dei segnali concreti nel contrastare le modalità dannose d’utilizzo delle risorse naturali:

    “I costi economici e sociali, derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni, riconosciuti in maniera trasparente, vanno supportati da coloro che ne usufruiscono, e non da altre popolazioni o dalle generazioni future. La protezione dell’ambiente, la tutela delle risorse e del clima richiedono che i responsabili internazionali agiscano congiuntamente nel rispetto della legge e della solidarietà, soprattutto nei confronti delle regioni più deboli della terra”. (Udienza generale, 26 agosto 2009)

    Un appello che si fa ancor più pressante alla vigilia dell’apertura della Conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici di Copenaghen del dicembre 2009:


    “La salvaguardia del creato postula l’adozione di stili di vita sobri e responsabili, soprattutto verso i poveri e le generazioni future. In questa prospettiva, per garantire pieno successo alla Conferenza, invito tutte le persone di buona volontà a rispettare le leggi poste da Dio nella natura e a riscoprire la dimensione morale della vita umana”. (Angelus 6 dicembre 2009)

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    Il cardinale Ivan Dias in Vietnam per le celebrazioni di chiusura del Giubileo della Chiesa locale

    ◊   Il cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, si trova oggi al Santuario mariano di La Vang come inviato speciale di Benedetto XVI alle celebrazioni per la chiusura dell’Anno Giubilare della Chiesa in Vietnam. Le cerimonie si protrarranno fino al giorno dell’Epifania, alla presenza di centinaia di migliaia di fedeli. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Un triduo di ringraziamento per tre secoli e mezzo di presenza del Vangelo in Vietnam. A tanto risale la creazione nello Stato asiatico dei due Vicariati apostolici (Dang Trong Dang Ngoai) che impiantarono il seme della Chiesa locale e che sfociarono, 50 anni fa, nell’istituzione della gerarchia cattolica. Anche quest’ultimo anniversario rientra nel novero del Giubileo che sia apre oggi, alla presenza dell’inviato pontificio, il cardinale Ivan Dias, e che ha il suo “cuore” nell’antico e intensamente “vissuto” Santuario mariano di La Vang dove, sul finire del XVIII secolo, la Madonna apparve a un gruppo di cattolici costretti ad abbandonare le città a causa della persecuzione che si accaniva contro di loro. Erano stati accusati dai collaboratori del re del tempo di essere responsabili della presenza francese sul suolo vietnamita, e dunque decisero di rifugiarsi nella foresta di La Vang, nonostante vi imperversassero fame, malattie e belve. Durante una delle recite del Rosario cui erano devoti la Vergine apparve loro per la prima volta, attorniata da due angeli e con il Bambino in braccio, accompagnando la visione con segni straordinari. Da quel momento, il Santuario di La Vang divenne uno dei luoghi mariani dell’Asia per eccellenza e nel 1961 Giovanni XXIII lo elevava al rango di Basilica Minore.

    Con l’insediamento del regime comunista nel Sud del Vietnam, il territorio del Santuario fu confiscato dal governo, ma la devozione popolare tornò a manifestarsi con forza nel 1998, in occasione del bicentenario della prima Apparizione, allorché oltre duecentomila fedeli giunsero al Santuario per venerare la loro Protettrice, sfidando il divieto delle autorità statali. Di recente, per decisione governativa, la quasi totalità del territorio confiscato è stata restituita all’Arcidiocesi di Huê, che ha presentato il progetto per la costruzione di una nuova e più ampia Basilica, grazie al sostegno dei cattolici del Paese e della diaspora. Tra le le liturgie eucaristiche e penitenziali di queste giornate giubilari spicca proprio la benedizione della prima pietra del nuovo tempio che farà a nome del Papa il cardinale Dias, suggellendo la chiusura di un anno di grazia per la Chiesa e per l’intera comunità cattolica vietnamita, che conta circa otto milioni di fedeli, suddivisi in oltre 2.200 parrocchie, rette da 2.900 sacerdoti. Le religiose sono 10 mila, 1.500 i seminaristi e 40 mila i catechisti.

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    Il cardinale Rodè lascia la guida del dicastero per la Vita consacrata. Il Papa nomina al suo posto mons. João Braz de Aviz

    ◊   Il 76.enne cardinale Franc Rodé lascia il suo incarico di prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, carica che ricopriva dal 2004. Benedetto XVI ha accolto la rinuncia presentata dal porporato per raggiunti limiti d'età e al suo posto ha chiamato l’arcivescovo di Brasilia, João Braz de Aviz. Originario di Mafra, nella diocesi brasiliana di Joinville, SC – dov’è nato 63 anni fa – dopo aver frequentato gli studi filosofici nel Seminario maggiore "Rainha dos Apóstolos" di Curitiba e nella Facoltà di Palmas, PR, ha completato gli studi teologici a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana, conseguendovi la Licenza, e presso la Pontificia Università Lateranense, dove nel 1992 si è laureato in teologia dogmatica.

    Ordinato Sacerdote nel 1972, e incardinato nella diocesi di Apucarana, ha svolto il proprio ministero come parroco in diverse parrocchie, come rettore dei Seminari Maggiori di Apucarana e di Londrina, e come docente di teologia dogmatica presso l'Istituto teologico Paolo VI a Londrina. E' stato anche membro del Consiglio presbiterale e del Collegio dei consultori, nonché coordinatore generale, della pastorale diocesana di Apucarana. Il 6 aprile 1994 è stato eletto ausiliare dell'arcidiocesi di Vitória, ricevendo la consacrazione episcopale il 31 maggio successivo. Trasferito come vescovo di Ponta Grossa il nell’agosto del 1998, e promosso ad arcivescovo di Maringá nel luglio 2002, è stato nominato arcivescovo di Brasília il 28 gennaio 2004. Nel maggio scorso, ha organizzato il 16.mo Congresso eucaristico nazionale, in coincidenza con il 50.mo anniversario della città.

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    Rinuncia in India

    ◊   In India, Benedetto XVI ha accettato la rinuncia per raggiunti limiti di età all'ufficio di ausiliare dell’arcidiocesi di Bombay, presentata da mons. Percival Joseph –Fernandez.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Amore e religione, da Omero a Flaubert: in prima pagina, un editoriale di Lucetta Scaraffia.

    Materie prime, la crisi presenta il conto: in rilievo, nell’informazione internazionale, la crescita delle economie emergenti che sta causando pesanti rialzi dei prezzi di oro, gasolio e frumento.

    Nel rinascimento la cultura dava da mangiare: in cultura, Simona Verrazzo recensisce una mostra sull’Ospedale degli Innocenti a Firenze.

    Un articolo di Marco Agostini dal titolo “Come parlerebbe la ‘Deposizione’”: il capolavoro di Caravaggio riletto in base alla collocazione originaria nella chiesa di Santa Maria in Vallicella.

    Non solo pesantezza: Sandro Barbagallo sulla mostra, a Villa Medici, dedicata a Simone Weil.

    La sessantesima volta del santuario di Ise: Claudia Di Giovanni su un documentario giapponese del 1975 recuperato nella Filmoteca vaticana.

    Un articolo di Angelo Paoluzi dal titolo “Quando Paratore tornò al liceo”: la rinascita del premio di poesia e critica letteraria Città di Tagliacozzo.

    A scuola dalla maestra dei teologi: Mario Pangallo su Angela da Foligno e la conoscenza mistica.

    La voce dei cristiani è il grido di dolore dell’umanità: nell’informazione vaticana, intervista di Mario Ponzi al cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

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    Oggi in Primo Piano



    Il ministro della Provincia francescana in Egitto esprime la vicinanza della comunità cattolica agli ortodossi dopo la strage del primo gennaio

    ◊   Si aggrava il bilancio delle vittime dell’attentato compiuto a capodanno, ad Alessandria, in una chiesa della comunità copta ortodossa. I morti sono almeno 23 ma il numero sembra purtroppo destinato ad aumentare perché sono alcuni feriti versano in gravi condizioni. La comunità cattolica egiziana esprime dolore e vicinanza alla comunità copta ortodossa. Ascoltiamo fra Kamal William, ministro della provincia francescana in Egitto, raggiunto telefonicamente nel Paese nordafricano da Amedeo Lomonaco:

    R. – Siamo vicini, con i sentimenti e con la preghiera, specialmente alle famiglie delle vittime. Non possiamo fare di più. Dobbiamo ritrovarci tutti in chiesa, per far sentire che siamo vicini a tutta la comunità cristiana.

    D. – L'attentato di Capodanno nella chiesa copta dei Due Santi ad Alessandria è una pagina tragica non solo per la comunità cristiana, ma per tutto l’Egitto...

    R. – Non soltanto la comunità cattolica, ma tutti i cristiani, tutta la comunità egiziana ed anche i musulmani hanno accolto con grande dolore la notizia del massacro di molti innocenti, che uscivano dalla chiesa e avevano appena pregato per il Capodanno, sperando che fosse un anno più sereno. E’ stato davvero uno shock per tutti.

    D. – Il prossimo 7 gennaio, la Chiesa ortodossa copta in Egitto celebrerà il Natale. Il timore di possibili nuovi attentati non fermerà i fedeli...

    R. – Anche il Patriarca Shenouda lo ha ripetuto più volte, dicendo: “Il terrorismo non ci impedirà di andare a festeggiare il Natale”. Certo, non ci saranno manifestazioni di gioia nelle case e nelle famiglie, ma ci sarà solo una festa spirituale in chiesa.

    D. – Qual è oggi in Egitto la realtà della comunità cattolica copta e quali, in particolare, gli sforzi nel dialogo con il mondo musulmano?

    R. – Siamo un piccolo gregge, una piccola comunità, perché fra tutti i cattolici di tutti i riti forse non si arriverà nemmeno a 250 mila persone. Comunque, la comunità, anche se piccola, si fa sentire nella testimonianza di vita. Ci sono i contatti per un dialogo diretto fra i musulmani e la comunità cattolica. Prima il dialogo era fra i musulmani e la comunità cristiana, ora invece c’è un contatto diretto tra la comunità musulmana e quella cattolica. E questo è già un grande passo avanti, perché ci dice che la Chiesa cattolica, la comunità cattolica, ha la sua consistenza, anche se è piccola. (ap)

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    Usa, vigilia del 112.mo Congresso. I repubblicani contro le riforme di Obama

    ◊   Si apre, domani, formalmente il 112.mo Congresso statunitense. La nuova maggioranza repubblicana ha annunciato che, già a partire dalla prima riunione dell’anno, comincerà a lavorare per abrogare le riforme varate finora dall’amministrazione Obama, cominciando da quella sanitaria. Su questo annuncio, Eugenio Bonanata ha intervistato Nico Perrone, docente di Storia americana presso l'Università di Bari:

    R. - Secondo me, non si tratta di un annuncio simbolico, perché i repubblicani vogliono realmente dare battaglia. Che questo possa poi significare realmente un pericolo per la legge sanitaria, io direi di no: perché bisogna tener presente che i repubblicani non hanno la maggioranza in tutti e due i rami del parlamento americano. La riforma sanitaria non piace ai repubblicani, non piace ad una parte considerevole dell’America, non piace addirittura ad una parte degli stessi democratici, ma la riforma sanitaria oramai c’è e farla cadere sarebbe un trauma troppo forte per l’America. Certo, è che la riforma sanitaria dovrà essere rivista. Si tenga presente che il costo per il Paese - il costo generale per il Paese - del nuovo regime sanitario è il punto essenziale sul quale batteranno i repubblicani. C’è qualcosa di nuovo che va sottolineato, qualcosa che cambierà nella politica di Obama.

    D. - Quali saranno le conseguenze sul mandato di Obama, da qui al termine del suo mandato?

    R. - La necessità da parte di Obama di fare più politica di quanta non ne abbia fatta finora. Il presidente americano è stato sempre considerato nel mondo - e lo era anche nei fatti - una sorta di potere assoluto, che aveva un rapporto molto scarso con le Camere e con il parlamento, perché godeva sostanzialmente della maggioranza, da una parte e dall’altra: c’era sì la possibilità di qualche piccolo intoppo, di qualche incidente, ma sostanzialmente la maggioranza l’aveva. Obama, invece, la maggioranza non ce l’ha. Obama, la maggioranza se la deve guadagnare e questo - secondo me - è un fatto altamente positivo, perché mette alla prova il presidente e lo costringe a fare politica sul serio e, quindi, non ad esercitare un grande potere senza doverne dare conto.

    D. - Questo potrà bloccare, in qualche modo, il corso riformatore di Obama e soprattutto in questo momento in cui l’economia ha sempre bisogno di soluzioni nuove?

    R. - Secondo me, questo rallenterà - e lo ha già un pochino rallentato - il grande slancio di Obama. Il presidente Usa deve fare i conti con l’opposizione. Non credo che i repubblicani abbiano realmente il proposito di mettere Obama in crisi, in grande difficoltà. I repubblicani stanno lavorando per prepararsi il consenso per le prossime elezioni. Non credo che vogliano subito cercare qualcosa di clamoroso, anche perché non hanno tutti i due i rami del parlamento. Lasciano, però, intendere, dicono con molta chiarezza ad Obama: “Qui si deve fare politica”. E Obama nella politica è molto bravo, perché Obama la politica la sa fare… Quindi, io credo che Obama riuscirà a reggere a questa prova molto difficile e riuscirà forse addirittura a creare le premesse per preparare la prossima campagna elettorale. (mg)

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    Il bilancio del cardinale Sarr di Dakar sul 2010 dell'Africa

    ◊   L’anno che si è appena chiuso ha visto il continente africano impegnato sulla strada della democrazia – con tornate elettorali in molti dei suoi Paesi – ma anche epicentro di tensioni sociali e conflitti che hanno causato, purtroppo, molte vittime. La collega della redazione francese della nostra emittente, Hélène Destombes, ha chiesto una riflessione al cardinale Théodore-Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar in Senegal, a partire da un bilancio sulla vita della Chiesa africana nel 2010:

    R. – Au niveau de la vie de l’Eglise, l’événement important que je retiens …
    Per quanto riguarda la vita della Chiesa, l’avvenimento importante è stato lo svolgimento della 15.ma plenaria del Simposio delle Conferenze episcopali dell’Africa e del Madagascar ad Accra, in Ghana. Nel corso di questa assemblea, ci siamo richiamati allo spirito e alle conclusioni del Sinodo speciale per l’Africa e al suo messaggio. Nelle risoluzioni finali abbiamo allora menzionato l’elaborazione di un piano d’azione strategico, pastorale. In questo piano d’azione, si chiede una maggiore efficacia del Simposio, perché esso funzioni meglio, ma anche il fatto che a livello di Chiese d’Africa noi ci impegniamo a studiare un sistema per promuovere maggiormente un processo di responsabilizzazione, e al fine di favorire ovunque nella Chiesa qualsiasi cosa che permetta alle comunità cristiane di raggiungere l’autosufficienza, ma anche invogliare i cattolici del mondo africano ad uno spirito di indipendenza che porti ad una responsabilizzazione anche nell’ambito della vita economica e così via.

    D. – Il 2010 è stato caratterizzato, in terra africana, da molte elezioni: in Guinea, in Burundi, in Rwanda e, recentemente, in Costa d’Avorio dove la situazione rimane molto tesa. Quali indicazioni emergono da questi scrutini per quanto riguarda lo stato del processo di democratizzazione dell’Africa?

    R. – Je pense que il y a des endroits ou ces processus électorales semblent avoir fait …
    Penso che ci siano degli ambiti in cui questi processi elettorali sembrano aver fatto dei progressi, come ad esempio in Guinea Conakry. Ci sono stati anche altri Paesi nei quali si sono svolte elezioni andate a buon fine. Il caso della Costa d’Avorio, per contro, rimane penoso e preoccupante, ma non è il solo. Penso, a questo proposito, che piuttosto che valutare l’utilizzo della forza e della violenza per risolvere la situazione, si possa ancora tentare la via del dialogo, come ha auspicato anche il capo della Cedeao. Anche noi capi religiosi, cristiani e musulmani, stiamo valutando l’ipotesi di un nostro intervento, se è ancora possibile farlo. Questo per dire che, malgrado tutto, la capacità dell’Africa di prendere in mano il suo destino si realizza anche in queste situazioni: vediamo, infatti, che gli africani sono sempre più coinvolti nella soluzione delle crisi che si manifestino nell’uno o nell’altro Paese. E io penso che questo, nonostante tutto, sia indice di progresso.

    D. – L’anno passato ha visto un crescendo di scontri etnici che, in alcuni Paesi come la Nigeria, si sono tradotti in scontri tra cristiani e musulmani. Qual è il vostro messaggio riguardo a questo stato di cose?

    R. – Je pense que c’est le message toujours qu’il faut que l’Eglise in particulier, …
    Credo sia sempre il messaggio secondo il quale è necessario che la Chiesa in particolare, ma più in generale tutte le comunità religiose, riflettano in primo luogo – ed è un mio grande augurio, personalmente l’ho ripetuto più volte – sulla violenza e sulla fede. E’ necessario che i fedeli si interroghino in profondità: si può dire veramente che, in nome di Dio, si può esercitare la violenza sul prossimo? In secondo luogo, penso che noi capi religiosi, musulmani, cristiani e delle religioni tradizionali, dobbiamo riflettere insieme per valutare cosa possiamo fare, insieme, per intervenire nei diversi conflitti, per prevenirli e, perché no?, mettere fine agli stessi una volta per tutte.

    D. – Quali sono le sue speranze per il 2011?

    R. – Mes espoirs, pour moi c’est toujours un leitmotiv, …
    La mia speranza – per me è un leitmotiv – è che gli africani finalmente prendano coscienza delle loro responsabilità nei riguardi del loro destino. Nessuno potrà gestire lo sviluppo dell’Africa al posto loro: sono loro stessi che devono pensare il loro sviluppo e realizzarlo. Nelle generazioni giovani si riconoscono dei segni che, ai miei occhi, sono sempre più positivi, e sono ottimista. (gf)

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    Cinema: Clint Eastwood fa i conti con l'aldilà nell'intenso "Hereafter"

    ◊   Esce domani sugli schermi italiani “Hereafter”, l’atteso film dell’ottantenne regista e attore americano, Clint Eastwood, capace come sempre di affrontare temi delicatissimi e non facili con una singolare e personale sintassi cinematografica. Questa volta le strade dolorose di tre personaggi, che in diverso modo hanno contatti con l’aldilà, inaspettatamente s’incrociano per condividere dolore, consolazione e speranza. Il servizio di Luca Pellegrini:

    (clip audio)

    Senta, senta, senta, senta! Ho portato dei soldi ...

    Non voglio i suoi soldi ...

    Tutto quello che avevo io l’ho perduto! Mia figlia, la mia unica figlia, una bambina ... Voglio solo parlarle! La prego, voglio parlare con la mia bambina! Voglio parlare con la mia bambina!

    Io non posso aiutarla, non lo faccio più, per favore!

    Signor Lonegan, ho dei soldi!

    Lui, George di San Francisco - è l’attore Matt Damon, sempre assai bravo - non parla più con i morti. Lo faceva, a scopo di lucro, ma star"Hereaftere a contatto con loro e la morte tutti i giorni - come lui spiega - non è vita. Così è tornato a fare l'operaio, invano. Marie, invece, giornalista francese di successo, con lo tsunami del 2004 la morte l'ha vista in faccia e questa sensazione la tormenta, è convinta d'avere vissuto un'esperienza vera di conoscenza e ora, perché tutto nelle sue giornate parigine si affloscia diventando irrisorio e inutile, la vuole raccontare in un libro. Che nascerà. Infine, a Londra, due gemelli di dieci anni sono tra loro unitissimi e solidali per affrontare e aiutare una mamma drogata e così sopravvivere: ma uno viene strappato via per un incidente tragico e l'altro, debole e solo, si dispera perché non cede dinanzi alla realtà della separazione e vuole ancora ricevere da lui consigli di vita, che non può più dare.

    Una trilogia dell'aldilà, tre storie diversissime e in fondo tutte e tre molto umane e molto penose, di quella pena che ingrigisce l'anima e che alla fine, per caso, s'incontreranno. Clint Eastwood ha ottant'anni: si trova davanti, probabilmente, un mondo che elude, cancella, ridicolizza l'ineluttabile incontro con la morte, insieme alla tensione, spesso occultata sotto la fattispecie della ragione, del benessere, della paura o della semplice stoltezza, di prepararsi. Ci spiega, con un’arte cinematografica di perfetta e personale consistenza, che è necessario affrontarla con forza e quiete, o almeno con quegli interrogativi che non fanno mai male quando posti in tempo sulla strada dell'esistenza che va verso la fine.

    In questo film, dunque, con i morti si parla, li si vede in una luce accecante, li si cerca, si è convinti di poter avere un "contatto" con loro, come medicina, come speranza. Il regista americano sviluppa con le sue immagini delicatissime, i dialoghi e i silenzi perfetti e la consistenza sicura e fluida della narrazione, come potrebbe essere - condizionale obbligatorio - l'"hereafter", l'aldilà. Lo fa senza il peso di condizionamenti ideologici, verità apodittiche, sprezzanti giudizi che aggrediscono la metafisica, antiquate ideologie new-age, spicciole filosofie impregnate di qualunquismo trascendente. E' proprio sull'assenza di tesi - e, invece, con molti, molti dubbi, come quando dimostra quanti ciarlatani infestano, con il loro paranormale da strapazzo, il dolore vero di molti - che il film di Eastwood, pur seminando interrogativi inquieti, non spinge le onde sismiche della critica nel campo delicato del proprio credo escatologico, non distribuisce vane illusioni per adescare gli scettici, insomma il mistero sul dopo nel suo film rimane decisamente inalterato. Dando, invece, molto spazio al mistero del prima: che è quello della vita, di due cuori che s'incontrano, dei rapporti che si spezzano, delle sofferenze che non si cancellano, delle colpe che non si possono dire, delle lacrime di dolore e dei rari sorrisi di felicità. E di quel momento difficile nel quale ci si dice addio, non è detto per sempre.

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    Il ciclo sui documenti del Vaticano II: famiglia e sacerdozio alla luce della “Gaudium et Spes”

    ◊   La Chiesa al servizio della famiglia: è uno dei temi sottolineati con maggiore convinzione nella Costituzione conciliare Gaudium et Spes. Un documento profetico sulle problematiche che mettono oggi in difficoltà l’istituzione familiare. Il gesuita, padre Dariusz Kowalczyk, si sofferma su questo aspetto della Costituzione dogmatica nella nona puntata della sua rubrica dedicata alla riscoperta dei documenti conciliari:

    La costituzione Gaudium et spes voleva evidenziare come il Concilio “intende la presenza e l'azione della Chiesa nel mondo contemporaneo” (n.2). Considerando i momenti principali dell’incontro tra Chiesa e società, la Costituzione ha posto in prima posizione la famiglia in quanto “il bene della persona e della società umana e cristiana è strettamente connesso con una felice situazione della comunità coniugale e familiare”.

    Oggi si discute molto dei diversi sintomi della crisi nella Chiesa. In quel contesto, la domanda più spesso sollevata riguarda la condizione dei sacerdoti. E’ ovvio che la qualità dei pastori influisce fortemente sulla qualità delle comunità cristiane. E' anche vero, però, che la crisi della Chiesa, scarsità e debolezza delle vocazioni sacerdotali comprese, è conseguente alla crisi della famiglia cattolica.

    Le analisi presentate durante il Concilio e relative alla debolezza della famiglia purtroppo sono oggi ancora più attuali che 45 anni fa. L’istituzione della famiglia – leggiamo nella Gaudium et spes – è oscurata dalla piaga del divorzio, dal cosiddetto libero amore, dall'egoismo e da pratiche illecite contro la fecondità, e inoltre, dalle condizioni economiche che portano turbamenti nella vita familiare (cfr n. 47). Giovanni Paolo II, nella lettera Novo millennio ineunte ha affermato che, per quanto riguarda la famiglia, “la Chiesa non può cedere alle pressioni di una certa cultura, anche se diffusa e talvolta militante”.

    Il Concilio chiama tutti i cristiani all'impegno a favore della famiglia “tanto con la testimonianza della propria vita, quanto con un'azione concorde con gli uomini di buona volontà” (n. 52). La Chiesa più che mai ha bisogno degli uomini e delle donne che con saggezza rispondano a quella chiamata. Anzi, la famiglia dovrebbe diventare la prospettiva principale dell’ecumenismo e del dialogo tra religioni.

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    Chiesa e SocietÓ



    Iraq: gesto di solidarietà dei leader musulmani ai cristiani del Paese

    ◊   In un momento di forte tensione che li vede al centro di un’escalation di violenze mirate, i cristiani d’Iraq ricevono la solidarietà dei leader musulmani. Ieri - riferisce l'agenzia AsiaNews - una ventina di sceicchi delle tribù arabe di Nassiriyia, Kerbala, Diwaniyia, Imara, Bassorah hanno reso visita all'arcivescovado caldeo di Kirkuk per portare gli auguri di buon anno, ma soprattutto per esprimere solidarietà e preoccupazione per la massiccia emigrazione dei cristiani, in particolare dopo l'attentato contro la cattedrale di Baghdad il 31 ottobre e quello alla chiesa copta di Alessandria d’Egitto il 31 dicembre. Al pranzo con l’arcivescovo, mons. Louis Sako, gli sceicchi hanno espresso di persona la loro condanna degli attacchi contro i cristiani e il loro sdegno. “Un Iraq senza cristiani non è Iraq”, ha detto uno dei rappresentanti arabi. Un altro gli ha fatto eco raccontando che la sua tribù era cristiana prima dell’arrivo dell’islam nel VII secolo e spiegando che “non si possono dimenticare le proprie radici”. C’è stato anche chi ha messo in evidenza il “bisogno di rinforzare lo spirito della fraternità perché noi tutti siamo figli di Adamo e di Abramo”. Gli sceicchi hanno portato in dono a mons. Sako una spada per simboleggiare la loro offerta di protezione ai cristiani. Ma l'arcivescovo, pur ringraziando, ha risposto subito che “la spada dei cristiani è l’amore. L'attacco contro persone innocenti, come ha detto il Papa, è una offesa a Dio e all'umanità. Se vogliamo costruire il vivere insieme in armonia bisogna educare i nostri bambini nel rispetto degli altri diversi di noi, nel rispetto della loro religione, cultura ed etnia, nel rispetto del mosaico umano creato da Dio”, ha detto l’arcivescovo caldeo. “Distruggerlo è distruggere non solo la pace ma la vita stessa”, ha concluso il presule. Dopo il pranzo tutta le delegazione ha visitato la cattedrale di Kirkuk. L’arcivescovo ha spiegato la preghiera cristiana e come nella Chiesa, uomini e donne insieme lodano Dio. (R.P.)

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    L’Ue difenda i cristiani nel mondo: l’appello di Mauro all’Europarlamento

    ◊   “L’Unione europea, attraverso l’Alto rappresentante Catherine Ashton, prenda subito iniziative concrete a favore della libertà religiosa e in difesa dei cristiani nel mondo”: è l’appello formulato da Mario Mauro, deputato italiano al Parlamento Ue, che sottolinea la terrificante escalation di violenza, terrore e morte che ha colpito le comunità cristiane in diversi paesi nel mondo. Cristianesimo e occidente, per i gruppi fondamentalisti che stanno dilaniando le comunità cristiane di mezzo mondo, spiega Mauro, rappresentano il nemico da distruggere. Caratteristica del fondamentalismo è inoltre prendere Dio come pretesto per un progetto di potere. Spesso i cristiani sono ostaggi e oggetto di vessazioni e persecuzioni, magari in quei paesi dove sono nulla dal punto di vista della consistenza sociale. In tanti paesi il cristianesimo viene confuso volutamente con l’occidente proprio per aumentare l’audience e le possibilità di successo per meglio conseguire quel progetto di potere. “Occuparsi della libertà religiosa dei cristiani nel mondo – aggiunge Mario Mauro - non significa semplicemente difendere gli interessi di una categoria. La libertà religiosa costituisce un oggettivo fattore di riconoscimento del rispetto dei diritti dell’uomo. Le violenze subite dai cristiani rappresentano infatti una ferita e una sfida alla dignità della persona. Occuparsi della libertà religiosa vuol dire allora affrontare una grave emergenza del nostro tempo”. L’eurodeputato ricorda che il Consiglio Ue alla fine del 2009 ha inserito nelle proprie conclusioni una dichiarazione sulla libertà religiosa, ma chiede anche all’Ue di assumere una leadership internazionale per questa battaglia. “Una leadership – conclude- tesa non a creare tensioni con i paesi islamici, ma al contrario ad evitare che i più esposti tra questi paesi vengano risucchiati nel vortice del fondamentalismo”. (C.S.)

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    La Chiesa cattolica svizzera solidale con i cristiani d'Egitto

    ◊   I vescovi svizzeri - attraverso un comunicato firmato dal loro presidente mons. Norbert Brunner - esprimono il loro dolore e compatiscono la sorte di quei cristiani che in Egitto a fine anno hanno subito il barbaro attentato mentre stavano frequentando la Santa Messa. A nome della Chiesa cattolica in Svizzera, i vescovi esprimono le loro sincere condoglianze ai presuli, sacerdoti e fedeli della Chiesa sorella copta. E' foriero di speranza vedere che in molte parti del mondo i musulmani hanno levato la loro voce per condannare questa follia e spingere i loro dignitari religiosi e politici a distanziarsi risolutamente da tali atti e a garantire la libertà e la protezione della minoranza cristiana in Paesi a prevalenza islamica. Da parecchio tempo la Conferenza dei vescovi svizzeri si impegna in un dialogo tra cristiani e musulmani. A questo proposito una delegazione del Gruppo di lavoro Islam della Conferenza dei vescovi, guidata da mons. Pier Giacomo Grampa, visiterà prossimamente l'Iran. (I.P.)

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    India: false accuse contro il pastore cristiano aggredito dai radicali indù

    ◊   Due predicatori cristiani, assistenti del pastore Isaac Samuel, aggredito domenica scorsa mentre teneva un servizio religioso, sono stati arrestati dalla polizia di Davanagere, nel Karnataka. I predicatori Babu e Krisna sono stati presi dagli agenti mentre erano nell’ospedale di Davanagere, dove è ricoverato Isaac Samuel, e portati al posto di polizia di Gandhi Nagar per essere interrogati. Subito dopo sono stati arrestati, e accusati formalmente di “Promuovere inimicizia fra gruppi diversi in base alla religione”. Funzionari di polizia hanno detto all'agenzia AsiaNews che Basraj, un attivista del Bajrang Dal, un movimento radicale indù, ha avanzato una denuncia contro il pastore Isaac Samuel in base all’art. 153 del Codice penale indiano per “Promuovere inimicizia fra gruppi diversi in base alla religione”. L’arresto è stato duramente criticato da Sajan K. George, presidente del Consiglio globale dei cristiani indiani. Sajan ha dichiarato all'agenzia AsiaNews: “I due predicatori erano presenti al servizio religioso per il Nuovo anno guidato dal pastore Isaac Samuel. Entrambi si stavano prendendo cura del Pastore in ospedale quando gli agenti, col pretesto di raccogliere informazioni sull’aggressione, li hanno portati al posto di polizia e li hanno arrestati”. Il presidente ha criticato duramente le collusioni fra radicali indù e polizia. “Gli estremisti prima hanno interrotto un servizio religioso, hanno picchiato il pastore e i fedeli, li hanno minacciati delle peggiori conseguenze, e infine sono riusciti a farli arrestare. Questa è una macchia sulla nostra democrazia laica”. I radicali indù per sostenere le loro accuse hanno fatto circolare una versione distorta dell’accaduto. Sostengono che il pastore Samuel era impegnato in un lavoro di conversione, e che si è fatto male da solo mentre stava fuggendo davanti ai suoi aggressori indù. Il Consiglio globale dei cristiani indiani smentisce formalmente questa versione, basandosi oltre che sulle testimonianze dei presenti, sul referto medico. L’ospedale di Davanagere, dove Isaac Samuel è ricoverato, in corsia di emergenza, ha certificato che le ferite sono state causate da una mannaia. (R.P.)

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    Orissa: diacono il figlio di una vittima dei pogrom anticristiani

    ◊   Il rischio di nuove violenze e le discriminazioni da parte dei radicali indù, non fermano le sfide della Chiesa cattolica dell’Orissa. Oggi, nella con-cattedrale di S. Vincenzo di Bubhaneswar (Kandhamal) due seminaristi sono ordinati sacerdoti, tre invece hanno intrapreso il diaconato. Tra questi Joboraj Digal, figlio di uno dei martiri dei pogrom anticristiani dell’estate 2008, che afferma all'agenzia AsiaNews: “Sono felice di essere divenuto diacono per servire il mio popolo sofferente. Non ho paura di dedicare la mia vita per Gesù, anche se gli estremisti indù hanno ucciso mio padre proprio per la sua fede”. Secondo padre Ajaya Sabhasundar, padre spirituale dei cinque seminaristi, la persecuzione, nonostante le sua drammaticità, ha rinvigorito la fede di molti cattolici. “I pogrom hanno fatto sì che il nostro popolo esprima ora la fede con più coraggio e convinzione. La persecuzione fa parte della storia della Chiesa e la nostra gente l’ha sperimentata nella sua vita e questo ha rafforzato la loro fede. Una di queste testimonianze è l’ordinazione di questi cinque giovani. A celebrare la messa di ordinazione mons. Raphael Cheenath, arcivescovo di Cuttach-Bubhaneswar, che davanti a oltre 50 sacerdoti e 500 fedeli ha affermato: “La Chiesa di Kandhamal ha bisogno di più uomini e donne per servire il nostra comunità e mantenere viva la fede tra la gente”. “Attraverso la morte di un padre, abbiamo ora un missionario per la nostra gente. Siamo grati a Dio per il dono del sacrificio e il dono di un missionario ". L’arcivescovo ha aggiunto che la missione della Chiesa in Orissa continuerà nonostante le discriminazioni. Parlando in merito al messaggio del Santo Padre per la Giornata mondiale per la pace, mons. Cheenath ha sottolineato che “la sfida pastorale della Chiesa in India è quella di portare la luce di Cristo e la pace in tutti gli aspetti della vita come sottolineato dal Papa nel suo messaggio”. (R.P.)

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    L’arcivescovo di Jos: assaltano i luoghi sacri cristiani per destabilizzare la Nigeria

    ◊   “Si è trattato di un attacco ai luoghi simbolici del cristianesimo. A differenza di altri incidenti accaduti in passato che avevano anche altre cause, gli attacchi di Natale hanno una chiara motivazione religiosa”. Così riferisce all'agenzia Fides mons. Ignatius Ayau Kaigama, arcivescovo di Jos, capitale dello Stato nigeriano di Plateau. Alla vigilia di Natale, lo ricordiamo, una serie di esplosioni ha colpito alcune località di Jos provocando decine di morti e almeno un centinaio di feriti. Nei giorni successivi diversi luoghi di culto cristiani sono stati attaccati da uomini armati nell’area di Maiduguri, nel nord-est della Nigeria, provocando altre vittime. Gli assalti sono stati rivendicati dalla setta islamista Boko Haram. La violenza non ha risparmiato la capitale federale, Abuja, dove a Capodanno una bomba esplosa in un mercato nei pressi di una caserma ha provocato almeno 4 morti e decine di feriti. “Occorre però stare attenti a giungere a conclusioni affrettate” dice mons. Kaigama, chiedendo alle autorità di condurre un’inchiesta approfondita senza escludere nessuna pista, per fare chiarezza sugli ultimi avvenimenti. “La mia impressione è che queste violenze facciano parte di un piano di destabilizzazione della Nigeria e che qualcuno dall’esterno del Paese stia soffiando sul fuoco” dice mons. Kaigama che assicura: “è una sensazione fondata su alcuni fatti”. In particolare, spiega, esistono due differenze fondamentali tra gli assalti di Natale e gli scontri accaduti nell’area di Jos nel recente passato. In primo luogo gli scontri scoppiati a Jos e dintorni avevano una componente religiosa che era mischiata ad altre motivazioni: le frustrazioni dei giovani disoccupati; le rivalità tra pastori e agricoltori; le tensioni etniche tra “indigeni” e immigrati da altre regioni del Paese. Gli attacchi di Natale hanno invece un chiaro significato religioso - assicura il presule - perché si sono voluti colpire i simboli del cristianesimo durante la sua festività più sacra, assieme alla Pasqua. In secondo luogo, negli scontri passati si è fatto uso di armi da taglio e di qualche fucile. In questo caso, invece si è fatto uso di esplosivo. Gli ordigni sono stati confezionati probabilmente in loco ma mi chiedo chi ha insegnato agli attentatori il modo di produrli. "Per questo penso che gli ultimi avvenimenti vadano oltre la Nigeria” conclude l’arcivescovo di Jos. (C.S.)

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    Naufragio nel Golfo di Aden: oltre 40 le vittime

    ◊   È di almeno 43 vittime e una quarantina di dispersi il bilancio del naufragio di due imbarcazioni di migranti africani affondate nel Golfo di Aden mentre cercavano di raggiungere lo Yemen: lo ha riferito il ministero degli Interni di Sana’a, in un comunicato all’agenzia Misna. Secondo informazioni fornite dai guardiacoste, entrambe le imbarcazioni si sono rovesciate a causa delle onde alimentate dal maltempo. Le vittime per lo più di nazionalità etiopica, sarebbero morti di fronte alle spiagge della provincia di Taez mentre tre somali si sarebbero salvati. Sono invece ufficialmente dispersi i “35 o 40” migranti etiopici a bordo di una seconda imbarcazione, naufragata a largo della provincia di Lahej. Tra di loro, si precisa nella nota del ministero degli Interni, ci sono donne e bambini. La “tragedia” dei migranti che provano ad attraversare il Golfo di Aden in fuga da guerra e povertà è stata denunciata il mese scorso dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr). In un rapporto dell’ente si stima che tra il gennaio e l’ottobre 2010 a raggiungere le coste dello Yemen abbiano provato circa 13.000 somali e 30.000 etiopici. (C.P.)

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    Haiti: l'impegno della Caritas italiana un anno dopo il terremoto

    ◊   Ad Haiti prosegue senza sosta l’impegno della Caritas per portare aiuto alla popolazione a quasi un anno dal terribile sisma che il 12 gennaio 2010 ha colpito il Paese provocando circa 230 mila vittime, oltre 300 mila feriti e un milione e mezzo di senza tetto. Complessivamente la rete Caritas ha raggiunto finora 2,3 milioni di persone con aiuti per oltre 37 milioni di euro. Sono stati attivati centinaia di “punti acqua” per approvvigionamento acqua potabile, bagni e latrine. Oltre 59 mila persone hanno ricevuto assistenza medica e sono state visitate in ambulatori e in cliniche mobili; 17 mila famiglie hanno ricevuto kit per la costruzione di ripari di emergenza, inoltre sono stati allestiti spazi ludico-ricreativi per 2.300 bambini. Altre 100 mila persone stanno beneficiando dei programmi di prevenzione e informazione avviati per fronteggiare la nuova emergenza colera, a Port-au-Prince e nella diocesi di Gonaives, nella zona dell'Artibonite. In particolare Caritas Italiana è presente ad Haiti con tre operatori per il coordinamento degli aiuti e a sostegno della Caritas locale attiva con centinaia di operatori e volontari in tutte e dieci le diocesi del Paese. 51 i progetti finora avviati, per circa 9,3 milioni di euro, di cui 3,2 milioni destinati all'emergenza, 3 milioni alla ricostruzione e la restante somma in ambito socio-economico, sanitario e formativo. “Le statistiche, i numeri e le voci di budget, dice mons. Vittorio Nozza direttore di Caritas Italiana - non possono raccontare il faccia a faccia con la tragedia, la fatica di abitare l’emergenza, la scelta di mettersi a servizio da compagni di strada e non da maestri ma per sostenere la popolazione, ribadisce, è fondamentale proseguire su un cammino comune che richiederà un coinvolgimento sempre più intenso, soprattutto nel medio e lungo periodo, nelle difficili fasi di riabilitazione e di ricostruzione”. (C.S.)

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    Il messaggio di pace del Papa è fonte di “grande speranza” per l'Indonesia

    ◊   Il messaggio di pace di inizio anno del Papa porta “grande speranza” all’Indonesia e all’intera comunità internazionale, in particolare quando invita al “rispetto” e alla “comprensione reciproca”. È quanto afferma padre Aloys Budipurnomo, capo della Commissione interreligiosa dell’arcidiocesi di Semarang (Giava centrale), che sottolinea il rapporto fra le parole di Benedetto XVI e i principi promossi dai Pancasila, i cinque punti fondanti della Repubblica indonesiana che garantiscono – fra gli altri – la libertà religiosa. Ma l’Indonesia non è solo Pancasila, aggiunge il religioso all'agenzia AsiaNews, perché all’interno della comunità vale anche il principio della “unità nella diversità”. Padre Aloys spiega che “il messaggio di Benedetto XVI ” ha “seminato ottimismo” in tutto il popolo indonesiano perché riguarda alcuni principi contenuti nei Pancasila e che sono “alla base della nostra filosofia di vita” dal 1945. Egli precisa inoltre che i valori fondanti restano validi nonostante gli episodi di violenza a sfondo confessionale e chiarisce che “cristiani, cattolici, buddisti, indù, confuciani o musulmani sono moralmente obbligati” a seguirli nella vita di tutti i giorni, insieme al motto “unità nella diversità”. La pensa in maniera analoga padre Benny Susetyo, esponente della Commissione interreligiosa della Conferenza episcopale indonesiana (Kwi), che bolla come “immorale” la pratica della violenza “in nome della fede religiosa”. Il sacerdote della diocesi di Malang, provincia di East Giava, sottolinea che “la violenza interreligiosa porta instabilità a livello sociale” e “fomenta l’odio”; di segno opposto il messaggio del Papa, commenta il religioso, perché “ci dona ancora una volta la luce” ricordando “l’importanza del rispetto reciproco” anche sotto il profilo “interconfessionale”. Nel “teatro indonesiano”, conclude padre Benny, il messaggio del pontefice promuove “pace e tolleranza”. (R.P.)

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    Il cardinale Bagnasco a Nomadelfia: segno della nostra origine e del nostro futuro

    ◊   Nomadelfia è una “intuizione felice e provvidenziale di don Zeno” che “arricchisce la moltitudine dei carismi con i quali lo Spirito abbellisce il volto della Chiesa”. Così l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, durante la sua visita presso la cittadina toscana vicino Grosseto. Una realtà, ha detto il porporato parlando ai membri della comunità, in cui si riconosce la fraternità evangelica, la coscienza vivissima della centralità della famiglia e l’accoglienza: “un segno della nostra origine e del nostro futuro”. Il porporato, scrive l'agenzia Sir - ha poi parlato della necessità di rimanere con Dio ed accettare la gradualità del cammino interiore, invitando i fedeli a gustare il cuore del Mistero, perseverando accanto ad esso, senza fretta. “In una società dove tutto si consuma subito e si passa ad altro in nome di nuove esperienze c’è un enorme bisogno di imparare di nuovo la pazienza, i ritmi del tempo - ha proseguito il porporato -, quei ritmi che il contatto con la natura fa comprendere meglio” Costruisce l’uomo, la sua personalità, la sua fede, edifica la comunità cristiana”. L’arcivescovo ha poi spiegato che la fede si rafforza solo donandola e condividendola, quindi ha ribadito l’importanza di potersi fidare di qualcuno nella vita, così come accade a Nomadelfia, dove l’affidabilità è un tesoro da non perdere ma da far crescere con le nuove generazioni. “Essere affidabili - ha detto Bagnasco - significa parlare e agire senza calcoli propri perché si è liberi; e si è liberi quando si è trovato il tesoro del campo, la perla preziosa che vale più di tutte le altre”. Per questo, ha aggiunto il cardinale Bagnasco, “se Gesù è la perla e il tesoro su cui giocare la vita, allora siamo liberi veramente e affidabili” altrimenti “avremo sempre paura di perdere qualcosa, di restare indietro, e vivremo ripiegati su noi stessi, rinchiusi e tristi”. Infine, il presidente della Cei ha ricordato l’importanza di seguire la Chiesa, il magistero petrino e la parola dei vescovi “successori degli apostoli e maestri autentici”. “Per essere sicuri che noi crediamo nel Gesù storico, il Gesù che hanno conosciuto i Dodici, la sua persona, le sue parole, i suoi gesti, i suoi miracoli, la sua morte e risurrezione - ha aggiunto il cardinale - dobbiamo guardare al Papa, ascoltare la sua parola” (C.S.)

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    Spagna: il Messaggio dei vescovi per la Giornata del migrante

    ◊   Il “diritto fondamentale di ogni persona a lasciare la sua terra e ad andare in un altro Paese che offra migliori possibilità, senza essere costretto ad abbandonare la sua famiglia, la sua religione, la sua cultura” e il “diritto proprio degli Stati a regolare i flussi migratori con giustizia, solidarietà e senso del bene comune” sono ribaditi dai vescovi della Commissione episcopale per le migrazioni della Conferenza episcopale spagnola, nel loro Messaggio in vista della prossima Giornata del migrante e del rifugiato, che si celebrerà il 16 gennaio. Il tema scelto dal Santo Padre - riferisce l'agenzia Fides - è “Una sola famiglia umana” e si tratta, per i vescovi spagnoli, di “annuncio, invito, denuncia e programma”, nella grave situazione che sta attraversando la nostra società, che “influisce tanto negativamente su molte famiglie, soprattutto le famiglie di immigrati. I diritti dei migranti a vivere come membri della famiglia umana e il corrispondente obbligo verso di loro di accoglienza, sostegno, solidarietà e fraternità hanno fondamento nella condizione di tutti gli esseri umani di essere figli dello stesso Dio Padre, dal quale deriva la comune vocazione di fratelli” prosegue il testo, che sottolinea come “abbiamo una origine comune, il medesimo fine, lo stesso habitat, un cammino comune, sebbene viviamo in differenti situazioni”. Una di queste situazioni è l’emigrazione, che comunque “non pregiudica la comune appartenenza alla stessa ed unica famiglia umana“, cui si aggiunge il fenomeno ambiguo della globalizzazione. Di fronte alla dura realtà, “aggravata dalla crisi economica e non sempre favorita dalle leggi, che colpiscono immigrati e rifugiati, è necessario recuperare la centralità della persona umana e della sua dignità, con i corrispondenti e inalienabili diritti e doveri”. La Chiesa, scrivono ancora i Vescovi, “deve essere pioniera nel compito di accogliere i diversi, aiutarli nel loro processo di incorporazione nella nuova società e nella comunità cristiana”, inoltre nella sua realtà di cattolica, “la Chiesa e i cattolici devono essere segno e strumento della realtà dell’unica famiglia di Dio, di cui fanno parte uomini e donne diversi per provenienza, razza, cultura, classe socale”. Infine il messaggio sottolinea che “la Chiesa, nelle sue comunità, nella sua vita, nella sua azione, nelle sue manifestazioni, deve costituire un segno di speranza in una società tentata dalla disperazione”. (R.P.)

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    Inghilterra: il 15 gennaio tre vescovi ex anglicani saranno ordinati al sacerdozio cattolico

    ◊   I tre vescovi ex anglicani che sono stati accolti nella Chiesa cattolica il 1° gennaio scorso, saranno ordinati al sacerdozio cattolico nella Cattedrale di Westminster il 15 gennaio. A confermare la notizia che da ieri circolava sulla stampa inglese, è oggi una nota della Conferenza episcopale inglese, che rifà il punto della situazione. “L'8 novembre scorso – si legge nel comunicato ripreso dall'agenzia Sir -, cinque Vescovi della Chiesa d'Inghilterra (tre nel ministero attivo, due in pensione) hanno annunciato l'intenzione di cessare dal pubblico ministero episcopale e di rassegnare le dimissioni dalle proprie responsabilità pastorali nella Chiesa d'Inghilterra, con effetto dal 31 dicembre 2010”. A seguito di questa decisione, John Broadhurst, Andrew Burnham e Keith Newton (i tre ex vescovi che erano ancora nel ministero attivo) sono stati ricevuti insieme ad alcuni membri delle loro famiglie nella piena comunione con la Chiesa cattolica durante la Messa del 1° gennaio 2011, nella cattedrale di Westminster. Sono state accolte anche tre ex suore anglicane”. La Conferenza episcopale fa sapere che “per rispetto della vita privata degli interessati e delle loro famiglie” non ne è stato dato preavviso pubblico. (R.P.)

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    Inghilterra-Galles: in aumento i cattolici ma bassa frequenza alle Messe

    ◊   In Inghilterra e Galles sempre più persone sono entrate in comunione con la Chiesa di Roma; in aumento anche battesimi e matrimoni celebrati con il rito cattolico. E’ quanto emerge dai dati forniti dalla “2011 Catholic Directory”, l’annuario statistico della Chiesa cattolica locale che dimostra come nel 2009, (questo è l'anno preso in considerazione) si siano convertite al cattolicesimo 5.247 persone, circa mille in più rispetto allo scorso anno. I battesimi sono stati oltre 64 mila con un aumento di 500, nello stesso periodo di tempo, benché questa cifra comprenda i bambini battezzati fino all’età di sette anni. I matrimoni invece 9.968, contro i 9.932 dell’anno precedente, il livello più alto in tre anni. Ma se l’aumento delle conversioni viene salutato dalla Chiesa come una buona notizia, dall’altra parte preoccupa una brusca diminuzione di persone che hanno frequentato la messa ogni settimana: sarebbero infatti circa 20 mila in meno. Quarantadue parrocchie hanno chiuso durante l’anno e il numero di altre chiese aperte al pubblico è diminuito. Stabile il numero di sacerdoti diocesani con oltre 3.500 preti, mentre è salito quello dei diaconi permanenti, per il quinto anno consecutivo, raggiungendo quota 752. Secondo il vescovo di Portsmouth, mons. Crispian Hollis, l’aumento dei cattolici è un segno della “sete di fede” dei giovani: “la Chiesa offre loro qualcosa di sostanziale, fondato sulla comunità che a lungo termine si rivela attraente”. (C.S.)

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    Cina: la comunità cattolica raccoglie i frutti vocazionali all’inizio dell’anno nuovo

    ◊   La comunità cattolica cinese del continente raccoglie già i primi frutti vocazionali all’inizio del nuovo anno civile. Secondo le informazioni pervenute all’agenzia Fides, il 1° gennaio, solennità di Maria Madre di Dio, oltre 2.000 fedeli della diocesi di Ba Meng, nella Mongolia interna, hanno partecipato all’ordinazione sacerdotale di don Duan Yong Kun ed all’ordinazione diaconale di due seminaristi, che è stata presieduta da mons. Du Jiang, ordinario della diocesi, insediatosi ufficialmente lo scorso 8 aprile. Oltre ai sacerdoti diocesani, hanno concelebrato la solenne liturgia di ordinazione una ventina di sacerdoti provenienti dalla provincia dell’He Bei. Mons. Du ha raccomandato ai tre nuovi ordinati di “dedicarsi completamente a Cristo, alla Chiesa e ai fedeli, in quanto si diventa pescatori di uomini esercitando il servizio della carità”. Quindi ha invitato tutti alla preghiera e all’accompagnamento spirituale perché “il nuovo sacerdote, che ha compiuto ben 15 anni di cammino vocazionale, e i due diaconi, possano compiere nel modo migliore la missione dell’evangelizzazione”. Sempre il 1° gennaio 2011, due suore della Congregazione diocesana del Sacro Cuore di Gesù della diocesi di Xian Xian (oggi Cang Zhou) hanno emesso i voti perpetui nelle mani del vescovo, mons. Giuseppe Li Lian Gui e altre due giovani sono entrate ufficialmente nel postulantato. (R.P.)

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    Rinnovamento nello Spirito: "La Chiesa indiana feconda anche a prezzo del martirio"

    ◊   “ Ho vissuto una profonda esperienza di fede e ammirato una limpida testimonianza di giovinezza spirituale della Chiesa che vive in Paesi ad alta persecuzione cristiana”. Lo ha dichiarato oggi il presidente nazionale del Rinnovamento Spirito Santo (Rns), Salvatore Martinez, al ritorno dall’India dove ha partecipato alla Conferenza giubilare del Movimento Internazionale Jesus Youth con relatori provenienti dall’Asia, dall’Africa, dagli Usa. “La nuova evangelizzazione, oggi passa in modo privilegiato -ha aggiunto Martinez- dalle iniziative contagiose che profilano in America Latina e in Asia”. Il presidente del Rns ha reso noto all’agenzia Sir che in India ha trovato tanta maturità , preparazione, dedizione. “Il Paese-ha aggiunto- sta rinverdendo l’antica tradizione cristiana di cui è depositario e che la storia fa risalire allo stesso apostolo San Tommaso. Non c’è dubbio che sia in atto una speciale benedizione di Dio in terre orientali spesso martoriate dal radicalismo di isolate frange religiose: lo racconta il numero impressionante di vocazioni sacerdotali e religiose, accanto a quelle di missionari laici, che rendono bella e feconda la Chiesa anche a prezzo del martirio”. (C.P.)

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    I vescovi svizzeri: no alla soppressione della norma contro l’incesto

    ◊   “L’incesto è un attacco contro la famiglia e l’ordine sociale e non può essere ritenuto un reato sessuale come un altro”. E’ quanto ribadisce la Conferenza episcopale svizzera (Ces) che ha rigettato la proposta di soppressione dell’art. 213 del codice penale svizzero, che punisce l’incesto, avanzata da alcuni esponenti politici. La posizione della Ces è contenuta nella risposta alla consultazione sulla legge federale di armonizzazione delle sanzioni del Codice penale, del Codice penale militare e del diritto penale accessorio. La proposta, presentata come abrogazione di una disposizione che avrebbe per i firmatari solo un significato marginale, secondo i vescovi svizzeri è da considerare invece come un “atto grave che minaccia l'ordine sociale”. La soppressione dell’art. 213 viene inoltre giustificata mostrando che le minacce all'integrità sessuale dei minori possono essere punite adeguatamente attraverso gli articoli 187-191 del codice penale in merito a pedofilia, stupri e violenza sessuale su incapace. “Una proposta che non riconosce il significato particolare che un reato come l’incesto possiede e che influenza la formazione del bambino” ribadiscono i presuli ricordando come la Francia abbia da poco reintrodotto il crimine dell’incesto commesso su minori. “L’incesto – concludono – nega il legame che c’è tra i membri della famiglia e disgrega quest’ultima, fondamento dell’ordine sociale. E ciò vale anche quando si verifica tra due adulti consenzienti”. (C.S.)

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    Polonia: i “Cantori della Stella” di Czestochowa aiutano i bambini dell’Uganda

    ◊   L’iniziativa dei “Cantori della Stella”, nata oltre 50 anni fa in Germania come iniziativa di solidarietà della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria, si è diffusa in diverse altre nazioni, soprattutto del centro Europa. Anche i bambini e i ragazzi dell’arcidiocesi di Czestochowa dell’Infanzia Missionaria, nei giorni che vanno dal 26 dicembre 2010 al 6 gennaio 2011 stanno partecipando alla loro attività natalizia di solidarietà missionaria. In questi giorni infatti, come migliaia di loro coetanei in diverse nazioni, i “Cantori della Stella” busseranno alle porte delle case delle famiglie di Czestochowa, raccogliendo offerte per i loro coetanei che soffrono in tutto il mondo. In particolare - riferisce l'agenzia Fides - la campagna del tempo di Natale è dedicata ad aiutare, materialmente e spiritualmente, i bambini dell’Uganda. “I bambini dell’Uganda soffrono molto. Non possiamo deludere le loro speranze” ha detto don Jacek Gancarek, direttore delle Pontificie Opere Missionarie dell’arcidiocesi di Częstochowa, esortando i giovani Sternisnger polacchi. (R.P.)

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    24 Ore nel Mondo



    Il presidente sudanese el Bashir in visita nel Sud del Paese assicura che sarà accettata l’eventuale secessione

    ◊   Nel corso di una rara visita nel Sud Sudan, oggi, il presidente Omar el Bashir ha affermato che rispetterà l'esito del referendum in programma il 9 gennaio prossimo, anche se ciò dovesse comportare la secessione tra Sud e Nord. ''Personalmente sarò triste se il Sudan dovesse separarsi. Ma allo stesso tempo sarò felice se riusciremo a raggiungere la pace in Sudan'', ha affermato il presidente a cinque giorni dall'attesa storica consultazione. In caso di secessione, sono molti gli interessi in gioco a partire dallo sfruttamento delle risorse naturali, petrolio ed acqua, in primo luogo. Dalla Casa Bianca sono arrivati segnali di forte attenzione sull’area, in particolare dopo la strage di cristiani avvenuta in Egitto. Per tracciare un quadro dei principali problemi connessi al referendum per l’indipendenza del Sud Sudan, Stefano Leszczynski ha intervistato un responsabile della Campagna italiana per il Sudan di cui per motivi di sicurezza non riveliamo l'identità:

    R. – Le questioni aperte sono molte e, al momento, non essendo stato raggiunto nessuno accordo specifico post referendiario, non abbiamo neanche una chiara visione di quella che potrà essere la situazione, successivamente alla proclamazione dei risultati del referendum. Per quel che riguarda il petrolio, noi sappiamo che la maggior parte dei pozzi sono in territori del Sud Sudan, mentre l’oleodotto porta poi il petrolio al nord, verso Port Sudan, dopo essere stato raffinato nelle raffinerie di Khartoum. Quindi, è evidente che l’economia del petrolio in qualche modo è costruita su un Paese unito e comunque dovrà essere necessario un accordo fra le due parti, perché entrambe possono continuare a beneficiare di questa risorsa.

    D. – Oltre a questo c’è anche qualche timore per le popolazioni cristiane che si trovano nell’area, come mai?

    R. – I timori possono essere giustificati più in generale su alcune affermazioni che ci sono state nei giorni scorsi da parte del partito al potere, in particolare del presidente il quale citava la possibilità che il Nord Sudan, una volta eliminata la parte Sud del Paese, abbracciasse la sharia come legge ufficiale di tutto lo Stato e in qualche modo andasse verso l’instaurazione di un regime fondamentalista, riducendo le libertà, non solo dei cristiani che sicuramente potrebbero essere vittime, ma anche in generale di tutta la società civile moderata e che in qualche modo è presente, è viva, per quello che è possibile al momento in tutto il nord del Paese.

    D. – C’è anche, poi, l’attenzione delle grandi potenze su quest’area...

    R. – È chiaro che ci sono diversi interessi in gioco, è evidente che il Sud Sudan in questo momento è una zona che potrebbe diventare di influenza, è già di influenza per esempio degli Stati Uniti. Per quel che riguarda il Nord Sudan, ci sono interessi cinesi molto forti, ci sono a quanto pare interessi comunque anche delle grandi potenze del Medio Oriente, del Pakistan, Iran fra tutte, di avere più influenza nel nord del Paese. Sono l’Egitto da una parte, la Libia dall’altra che evidentemente non vedono molto positivamente questa secessione del Sud Sudan. Il problema è anche che in questi anni, in realtà, la Comunità internazionale ha mancato il suo dovere principale, che sarebbe stato quello di affiancare i due partiti che hanno poi firmato l’accordo globale di pace, quello del Nord e quello del Sud, in un processo di consolidamento di uno Stato unitario, in cui le libertà e i diritti di tutte le popolazioni di questo grande Paese, fossero garantite. (ma)

    Ucciso il governatore del Punjab a Islamabad
    Il governatore della provincia pachistana del Punjab è stato ucciso in un agguato avvenuto a Islamabad, lo riferiscono media pachistani. Il Pakistan è in piena crisi politica dopo che domenica il premier Yusuf Raza Gilani ha perso la maggioranza in parlamento dopo l'uscita dalla coalizione di governo di un partito del Sindh. Secondo la televisione è accaduto nei pressi del Kohsar market in una zona della capitale frequentata da turisti.

    Almeno 5 bambini feriti nell’esplosione di uno scuolabus nel Sud del Pakistan
    Almeno cinque scolari sono stati feriti oggi nell'esplosione di uno scuolabus nella provincia del Pakistan meridionale del Baluchistan, vicino al confine con l'Iran. Tre di loro sono in gravi condizioni. Sul veicolo viaggiavano circa 30 bambini appartenenti a famiglie di un gruppo paramilitare che controlla la frontiera.

    2043 persone uccise negli ultimi 5 anni da droni Usa nel nordovest del Pakistan
    Un totale di 2.043 persone sono state uccise dagli attacchi con aerei droni americani negli ultimi cinque anni nelle regioni tribali nord occidentali. In particolare, il 2010 è stato un anno record con 929 vittime. Lo riporta la televisione "Geo" citando un rapporto di un centro di studi chiamato "Conflict Monitoring Center", che non compare però in alcun sito pubblico su Internet. Secondo lo studio, che definisce le operazioni segrete della Cia “come una campagna di vendetta assassina”, la maggior parte dei morti “risultano civili”. Il 17 dicembre scorso è stato il giorno più sanguinoso con 54 morti in tre raid nella regione di Khyber, al confine afghano. L'anno scorso, in particolare, ha visto un attacco ogni quattro giorni. Per quanto riguarda i civili, lo studio fa notare che “la gente delle aree tribali di solito ha indosso armi e munizioni” e siccome “gli aerei droni identificano chiunque sia armato come un nemico” molti civili innocenti rimangono uccisi dai missili lanciati dai velivoli senza pilota.

    L’Iran invita alcuni Paesi ma non Germania, Francia e Gran Bretagna ai siti nucleari
    L'Iran ha invitato due dei Paesi del gruppo 5+1 a visitare siti nucleari nel Paese, ovvero la Cina e la Russia, ma non gli Stati Uniti, la Germania, la Francia e la Gran Bretagna. Lo si apprende da fonti diplomatiche presso l'Aiea a Vienna. L’invito è per il 15 e 16 gennaio ai siti nucleari di Bushehr e Natanz. Oltre alla Cina e alla Russia, sono stati invitati l’Ungheria in quanto presidente di turno dell'Ue, il gruppo dei Paesi non allineati presso il consiglio dei governatori dell'Aiea ed i Paesi appartenenti alla Lega araba nell'ambito dello stesso consiglio, Egitto e Cuba.

    La magistratura iraniana ipotizza riduzione di pena per Sakineh
    Se ci saranno le condizioni per farlo, i giudici iraniani “faranno del loro meglio” per ridurre la pena di Sakineh ed evitarle quindi l'esecuzione capitale. Lo ha detto oggi il portavoce del ministero degli Esteri. È tuttavia tornato a condannare quelle che ha definito “pressioni di carattere politico” esercitate sul caso da Paesi occidentali, in particolare dalla Francia e dalla Germania, avvertendo che questo comportamento può avere “effetti controproducenti”. Due giorni fa Malek Ajdar Shariri, il capo dell'apparato giudiziario della provincia dell'Azerbaigian dell'Est, dove Sakineh è incarcerata, aveva detto di non escludere la possibilità di un annullamento della condanna alla lapidazione, già sospesa la scorsa estate. “Tutto è possibile”, aveva detto il magistrato quando un giornalista dell'agenzia Fars gli aveva chiesto se la sentenza potesse essere annullata.

    Bomba a Kabul dopo mesi di assenza di attentati: feriti 3 civili e un poliziotto
    Una bomba posta in una borsa è esplosa stamani in una strada del centro di Kabul, ferendo tre civili e un poliziotto afghano. Ci sono stati pochi attacchi a Kabul dallo scorso settembre, da quando la città è stata circondata da un cosiddetto "anello di ferro" in occasione delle elezioni parlamentari.

    Non migliora la situazione nel nordest dell'Australia colpito da violente alluvioni
    Lo Stato del Queensland nel nordest tropicale dell'Australia si prepara ad affrontare nuovi disastri, in preda alle più gravi inondazioni in decenni che hanno colpito più di 200 mila persone in un'area grande quanto Francia e Germania messe insieme. Il servizio di Fausta Speranza:

    I fiumi in piena continuano a causare devastazione. È salito a 10 il numero di morti dalla fine di novembre a causa di piogge e inondazioni. La città colpita più gravemente è Rockhampton (77 mila abitanti) presso la foce del fiume Fitzroy, 600 km a nord di Brisbane, che da ieri sera è completamente isolata via terra ed in buona parte sommersa dalle acque. L'aeroporto resta chiuso e la città è ormai raggiungibile solo con elicotteri militari. Il livello del fiume continua a salire e si prevede raggiungerà domani la punta massima di 9,4 metri, mentre tutto attorno l'enorme lago creato da settimane di forti piogge si riversa lentamente nell'Oceano. Ai residenti, che circolano in barca, viene raccomandato di non entrare in acqua, non solo per il rischio di essere trascinati via, ma anche per la presenza di rottami, di serpenti in fuga e anche di coccodrilli. A tutti i più evidenti problemi si aggiunge il tormento di sciami di zanzare, con il rischio che possano trasmettere la febbre dengue. Incalcolabili i danni in un'economia che dipende da agricoltura, allevamento e miniere. L'alluvione ha fermato le operazioni nel 75% delle miniere di carbone dello Stato, che rifornisce metà del carbone coke nel mondo, necessario per la produzione di acciaio. Secondo il Consiglio minerario del Queensland il costo al settore raggiunge il miliardo di dollari australiani (circa 750 milioni di euro) in perdite di produzione. Oltre 12 miniere sono inondate e le altre operano a capacità ridotta.

    L’inviato Usa in Sud Corea chiede una ripresa di negoziati seri sul nucleare coreano
    L'inviato Usa per le politiche sulla Corea del Nord, Stephen Bosworth, spera che “negoziati seri” sull'abbandono del programma nucleare di Pyongyang possano riprendere nel prossimo futuro. “Crediamo che negoziati seri debbano essere al centro di qualsiasi strategia per trattare con la Corea del Nord e non vediamo l'ora di poterli lanciare in un tempo ragionevolmente prossimo”, ha spiegato Bosworth, appena giunto in Corea del Sud per una missione in Estremo Oriente. Il diplomatico americano ha in calendario incontri con il capo delegazione sudcoreano per il tavolo a Sei (che coinvolge le due Coree, Cina, Russia, Usa e Giappone), Wi Sung-lac, e il ministro degli Esteri Kim Sung-hwan, allo scopo di discutere le condizioni per la ripresa dei negoziati in fase di stallo dal dicembre 2008. Il viaggio di Bosworth, infatti, toccherà pure Cina e Giappone, a pochi giorni dal summit tra il presidente americano Barack Obama e quello cinese Hu Jintao fissato per il 19 gennaio a Washington, dove si prevede che la Corea del Nord debba essere uno degli argomenti chiave. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LV no. 4

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