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Sommario del 28/12/2011

Il Papa e la Santa Sede

  • Il Papa all’udienza generale: è in famiglia che si impara a pregare e a percepire il senso di Dio
  • Il 2011 di Benedetto XVI. Il bilancio di padre Lombardi: anno intenso e sereno, di grandi messaggi che ci fanno guardare in avanti
  • Nomine
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Il nunzio in Nigeria dopo gli attacchi anti-cristiani: estremisti sempre più forti nel Paese
  • Funerali di Kim Jong-il: delegazione sudcoreana incontra il nuovo leader
  • Siria. Gli osservatori ad Homs, ma salta l'incontro con i dimostranti. Damasco libera 755 detenuti
  • La Comunità ecumenica di Taizé a Berlino per ridare fiducia ai giovani
  • Betlemme: la sinfonia catechetica di Kiko Argüello su "La sofferenza degli innocenti"
  • Chiesa e SocietÓ

  • Rapporto Onu sul lavoro minorile: ogni anno nel mondo muoiono 22 mila bambini
  • Festa degli Innocenti Martiri in India: il cardinale Gracias ricorda aborti e persecuzioni
  • Natale in Nepal: chiese mai cosi affollate, non solo da cristiani
  • Uruguay: sì del Senato alla legalizzazione dell’aborto. Inascoltato l’appello dei vescovi
  • Argentina: i vescovi ricordano la povertà e l’esclusione di molti cittadini
  • Il Patriarca Bartolomeo: l’umanità non può superare la crisi se continua a disprezzare Dio
  • Attentati in Nigeria: cordoglio della Chiesa di Madrid per gli attacchi anticristiani
  • Malawi: è stato un Natale vissuto nella povertà
  • Senegal: appello del cardinale Sarr per elezioni pacifiche e trasparenti
  • Congo: accordo Caritas-Unione Europea per la gestione delle risorse forestali
  • Germania: prende il via a Magonza la 54ma Campagna dei "Cantori della stella"
  • Sud Corea: sul nucleare la Chiesa chiede di rispettare la volontà popolare
  • Pakistan: a Faisalabad presentati due libri religiosi sul Natale in urdu
  • Istat: nei prossimi 50 anni calerà dell'11% la forza lavoro in Italia ma triplicheranno gli immigrati
  • 24 Ore nel Mondo

  • L’Iran minaccia di chiudere lo stretto di Hormuz, crocevia del petrolio, in caso di sanzioni
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il Papa all’udienza generale: è in famiglia che si impara a pregare e a percepire il senso di Dio

    ◊   È la famiglia “la prima scuola di preghiera”. Lo ha affermato Benedetto XVI, che alla Santa Famiglia di Nazaret e al suo rapporto con la preghiera ha dedicato stamattina l’ultima udienza generale del 2011, presieduta in Aula Paolo VI. Il Papa ha ripercorso gli anni dell’infanzia e della giovinezza di Gesù insieme con Maria e Giuseppe, invitando i cristiani a “riscoprire la bellezza di pregare insieme” in casa. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Maestri del Maestro. Maria e Giuseppe maestri di preghiera del Figlio di Dio. Un mistero, reso ancor più nascosto dalla scarsità di informazioni ricavabili dal Vangelo, che Benedetto XVI ha voluto indagare intrecciando, nell’ultima catechesi dell’anno, il suo ciclo di riflessioni sulla preghiera e la festa imminente della Sacra Famiglia. Famiglia, quella dell’infanzia e della giovinezza di Gesù, che – ha affermato – è “icona della Chiesa domestica” per le famiglie cristiane di oggi:

    “La famiglia è Chiesa domestica e deve essere la prima scuola di preghiera. Nella famiglia i bambini, fin dalla più tenera età, possono imparare a percepire il senso di Dio, grazie all’insegnamento e all’esempio dei genitori: vivere in un'atmosfera segnata dalla presenza di Dio. Un’educazione autenticamente cristiana non può prescindere dall’esperienza della preghiera. Se non si impara a pregare in famiglia, sarà poi difficile riuscire a colmare questo vuoto”.

    Un vuoto certamente sconosciuto agli abitanti della casa di Nazaret dove ogni parola, gesto, azione rivelava una “singolare intimità” con Dio. Come, certamente, in Maria:

    “La contemplazione di Cristo ha in Maria il suo modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale, poiché è nel suo grembo che si è formato, prendendo da lei anche un’umana somiglianza. Alla contemplazione di Gesù nessuno si è dedicato con altrettanta assiduità di Maria (...) Sulla scia del Beato Papa Giovanni Paolo II, possiamo dire che la preghiera del Rosario trae il suo modello proprio da Maria, poiché consiste nel contemplare i misteri di Cristo in unione spirituale con la Madre del Signore”.

    Di Giuseppe il Vangelo non ha conservato parole, ma la Chiesa conserva di lui l’immagine e la sostanza di una persona, ha detto il Papa, “fedele, costante, operosa”. E che “sicuramente – ha aggiunto – ha educato Gesù alla preghiera, insieme con Maria”, sia portandolo con sé in sinagoga al sabato o alle “grandi feste del popolo d’Israele”, sia praticandola nei normali ritmi familiari:

    “Giuseppe, secondo la tradizione ebraica, avrà guidato la preghiera domestica sia nella quotidianità – al mattino, alla sera, ai pasti -, sia nelle principali ricorrenze religiose. Così, nel ritmo delle giornate trascorse a Nazaret, tra la semplice casa e il laboratorio di Giuseppe, Gesù ha imparato ad alternare preghiera e lavoro, e ad offrire a Dio anche la fatica per guadagnare il pane necessario alla famiglia”.

    Più complesso il rapporto di Gesù giovane con la preghiera. Benedetto XVI lo ha spiegato riferendosi all’episodio di quando, dodicenne, Gesù viene ritrovato dopo tre giorni dai genitori nel tempio di Gerusalemme, intento a occuparsi – come dirà loro – delle “cose del Padre mio”. È esattamente in questa parola, “Padre”, pronunciata – ha osservato il Papa – “con la consapevolezza del Figlio Unigenito”, che vi è “la chiave di accesso al mistero della preghiera cristiana”:

    “Gesù ci insegna come essere figli, proprio nell'essere col Padre nella preghiera. Il mistero cristologico, il mistero dell'esistenza cristiana è intimamente collegato, fondato sulla preghiera. Gesù insegnerà un giorno ai suoi discepoli a pregare, dicendo loro: quando pregate dite ‘Padre’. E, naturalmente, non ditelo solo con una parola, ditelo con la vostra esistenza, imparate sempre più a dire con la vostra esistenza: ‘Padre’; e così sarete veri figli nel Figlio, veri cristiani”.

    Sia nell’occasione del ritrovamento di Gesù nel tempio, sia in quella precedente, della presentazione del Figlio al Tempio poco dopo la nascita, Maria e Giuseppe vivono un aspetto tipico della preghiera, quello del pellegrinaggio, una “espressione religiosa – ha sottolineato il Papa – che si nutre di preghiera e al tempo stesso la alimenta”. In definitiva, ha concluso Benedetto XVI, “la Famiglia di Nazaret è il primo modello della Chiesa in cui, intorno alla presenza di Gesù e grazie alla sua mediazione, si vive tutti la relazione filiale con Dio Padre, che trasforma anche le relazioni interpersonali umane”. Un auspicio anche per le famiglie di oggi, purché siano capaci di riscoprire il primo valore necessario alla preghiera, che il Papa ha ricordato citando Paolo VI:

    “In primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! silenzio di Nazaret, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri”.

    Ai saluti conclusivi, dopo le catechesi nelle altre lingue, Benedetto XVI ha ricordato, fra gli altri, le Missionarie Figlie del Calvario impegnate nel Capitolo generale, e i Figli e le Figlie della Madonna del Divino Amore, a 50 anni dall’approvazione pontificia e alla loro istituzione canonica.

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    Il 2011 di Benedetto XVI. Il bilancio di padre Lombardi: anno intenso e sereno, di grandi messaggi che ci fanno guardare in avanti

    ◊   Anche il 2011 è stato un anno molto intenso per Benedetto XVI. Con il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi tracciamo un primo bilancio di quest’anno a partire dai viaggi internazionali. L’intervista è di Sergio Centofanti:

    R. – E’ giusto, perché i viaggi internazionali sono sempre punti di riferimento, nell’agenda del Papa di un anno. Vorrei incominciare a ricordare i due viaggi del centro dell’anno, cioè quello in Germania e quello in Spagna. Quello in Germania, anzitutto perché dice proprio la preoccupazione del Papa di parlare di Dio e di fare riferimento al primato di Dio nella società, anche in via di secolarizzazione di oggi, nel contesto europeo in particolare, nel suo Paese. Era un viaggio atteso, intensissimo, estremamente importante e credo che il discorso del Papa al Parlamento a Berlino rimanga uno dei grandi discorsi del Pontificato, facendo capire ad un uditorio molto ampio l’importanza del riferimento a Dio come saldo fondamento e punto di riferimento della convivenza umana dei valori fondamentali della convivenza e della tutela della dignità dell’uomo. Questo tema del primato di Dio ha un po’ dominato il viaggio in Germania, però nel contesto della secolarizzazione. Mentre in Spagna, nella Giornata mondiale della gioventù, che aveva preceduto il viaggio in Germania, c’è stata la grande esperienza della vitalità della fede, del suo futuro. Il Papa ha riletto con molta profondità questo viaggio in Spagna nell’ultimo discorso che ha fatto alla Curia, poco prima di Natale. E ha indicato, nelle sue riflessioni, che cosa annunciare e come annunciare per un modo nuovo e vitale di essere cristiani. Quindi, dalla Giornata mondiale della gioventù il Papa ha colto le indicazioni vive per la nuova evangelizzazione del mondo. Quindi, mentre la Germania mi è sembrato un ammonimento a conservare i valori fondamentali di riferimento in un tempo, in un mondo che è in fase di secolarizzazione, la Giornata mondiale della gioventù e la Spagna hanno indicato il lato positivo della presenza annunciante e viva della Chiesa nel mondo di oggi.

    D. – C’è stato poi il viaggio in Benin …

    R. – Sì, il viaggio in Benin è stato uno degli appuntamenti fondamentali di quest’anno, anche perché coincideva con la presentazione al Continente africano del documento finale del Sinodo per l’Africa. Un documento che è bellissimo, chiaro e semplice. Diversi commentatori – anche non cattolici – lo hanno indicato come uno dei più bei documenti che esistono, oggi, per il Continente africano: trattando con ampiezza di orizzonti i suoi problemi, e indicando con fiducia motivi di speranza realistica con cui andare incontro al futuro, riconoscendo la dignità degli africani. E questo è stato anche il clima in cui si è svolto il viaggio. Il Papa è stato molto colpito dalla gioia, dalla vitalità di questo popolo che lo ha accolto. Un popolo che vive in difficoltà, che è povero, che ha certamente delle sofferenze e dei grandi problemi ma che manifesta una capacità di guardare in avanti e di gustare la gioia del vivere. Quindi, questo viaggio ha indicato molto efficacemente la capacità della Chiesa cattolica oggi di parlare al continente africano essendone parte, cioè una Chiesa non estranea all’Africa: non che parla per l’Africa dall’Europa, ma che parla all’Africa nell’Africa e dall’Africa. Questo senso di solidarietà, di accoglienza, di gioia, di partecipazione che il Papa ha vissuto in mezzo agli africani, ha espresso molto bene quello che si manifesta nell’impostazione del documento. Quindi, direi che questo è uno dei segni di speranza per il futuro dell’Africa e per il futuro della Chiesa in Africa e del suo servizio per il Continente.

    D. – Ad Assisi, il Papa ha rilanciato con forza il tema del dialogo …

    R. – Sì. Questo incontro di Assisi era molto atteso. Sappiamo che da tempo si dubitava se il Papa Benedetto XVI avrebbe ripreso i messaggi di Assisi del suo predecessore, se non avrebbe fatto dei passi indietro … In realtà, non è stata una semplice ripetizione degli incontri del passato ad Assisi, ma è stato un passo avanti, l’apertura di un nuovo orizzonte, perché il Papa ha colto – secondo il suo metodo di tornare ai punti fondamentali – il tema della ricerca della verità come unificante, e in questo ha potuto invitare ad Assisi non solo i rappresentanti delle altre confessioni cristiane o delle altre religioni, ma anche i sinceri ricercatori della verità, anche se non riconoscono un Dio. E questo è stato un elemento molto importante, che ha fatto sentire la comunione che già c’è tra coloro che si riferiscono a un Dio personale, ma ha fatto sentire a loro agio anche coloro che cercano – onestamente – la verità. E questo è stato un messaggio estremamente bello che si è posto in continuità anche con il tema del “Cortile dei Gentili” che il Papa aveva lanciato precedentemente e che viene portato avanti con impegno anche nella Chiesa. Quindi, anche se uno non guarda solo agli appuntamenti del Papa ma a quelli ecclesiali, il tema del “Cortile dei Gentili” e i suoi eventi è stato uno dei punti importanti della vita della Chiesa in quest’anno. Faccio anche notare che il Papa ha avuto anche altri importantissimi momenti di carattere ecumenico ed interreligioso: pensiamo agli incontri con i luterani in Germania, centrati sul primato di Dio; o pensiamo al grande discorso in Benin alle autorità del Paese, in cui il tema del dialogo interreligioso è stato toccato con profondità, molto direttamente.

    D. – Tra i documenti del 2011 spicca il Motu Proprio “Porta fidei” con cui il Papa ha indetto l’Anno della Fede a partire dall’ottobre 2012: quindi un tema che si ricollega alla nuova evangelizzazione. Qui ricordiamo anche la Messa per l’America Latina …

    R. – Sì: abbiamo infatti in questo anno degli agganci che ci fanno già guardare in avanti, verso l’anno prossimo. La Lettera di indizione dell’Anno della Fede è uno di questi: si collega a questo grande tema, che è uno dei temi del Pontificato – la nuova evangelizzazione – e al Sinodo che avverrà l’anno prossimo e quindi a questo contesto anche più ampio che il Papa vuole creare con il tema dell’Anno della Fede. In tempo breve noi avremo anche il sussidio preparato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, di suggerimenti pastorali per prepararsi all’Anno della Fede. Quindi dobbiamo vedere un cammino di preparazione che avrà poi un momento molto forte nel Sinodo del prossimo autunno. Anche l’altro evento che hai ricordato – la Messa per il bicentenario della indipendenza dei Paesi dell’America Latina – è stato collegato dal Papa con il suo prossimo viaggio, con l’annuncio atteso e comunque estremamente emozionante del suo desiderio di viaggiare verso Cuba e il Messico nella primavera prossima: sarà certamente uno degli appuntamenti-chiave dei prossimi mesi.

    D. – Tra le visite significative, invece, ricordiamo quella recente al carcere di Rebibbia …

    R. – Sì. Nel tempo natalizio, ogni anno, il Papa compie delle visite di solidarietà, delle visite di carità. Anche negli anni passati, ci sono state visite ai malati terminali, con i bambini ricoverati e così via. Quest’anno è stata la visita al carcere, che è stata estremamente importante ed emozionante e anche estremamente spontanea, con il dialogo tra il Papa e i carcerati, che ha toccato molto profondamente. Qui si vede come la Chiesa, anche lasciando alla società civile tutte le responsabilità di carattere legislativo, organizzativo di problemi drammatici come quello della giustizia e del carcere, però può dare un messaggio molto forte, molto vivo e profondo nel senso della riconciliazione, nel senso della speranza di un reinserimento anche di chi ha mancato nella società. Questo è un punto di cui credo che il mondo di oggi abbia un estremo bisogno: essere invitato a ricordarsi che anche chi ha sbagliato non dev’essere emarginato o eliminato dalla società, ma la vera grande giustizia si compie quando il male è superato nella riconciliazione, nel ritorno pieno alla convivenza pacifica di tutti coloro che hanno sbagliato e che ne sono stati esclusi.

    D. – C’è stato, poi, nel 2011 un evento particolare: il collegamento con la Stazione spaziale internazionale: il Papa ha parlato con gli astronauti …

    R. – Sì, questo è un evento a cui ho partecipato con molta intensità perché ho avuto una buona parte della responsabilità – anche tecnica – della sua realizzazione, e sono rimasto colpito di come gli astronauti fossero desiderosi di questo incontro con il Papa. E’ stata praticamente l’unica volta in cui tutti gli astronauti hanno partecipato insieme – erano 12 – ad un collegamento audiovisivo con la Terra. Di solito, parla uno con il suo presidente: questa volta erano tutti che volevano parlare con il Papa, vederlo e sentirlo. Ed è stata un’occasione straordinaria con cui il Papa ha dimostrato con grande gioia e disponibilità l’amicizia della Chiesa per la ricerca scientifica e tecnica messa a disposizione del bene dell’umanità: questo è il significato grande di questo incontro. Cioè: la Chiesa non ha paura della ricerca e del progresso della scienza e della tecnica, ma la vede con grande simpatia, ricordando però proprio che questa dev’essere indirizzata per il bene dell’umanità. E gli astronauti lo capivano benissimo: sentono molto anche questo messaggio. E quindi direi che è stato un evento che non va sottovalutato nel suo significato.

    D. – Il 1° maggio scorso c’è stato il grande evento della Beatificazione di Giovanni Paolo II …

    R. – I primi mesi dell’anno passato sono stati un po’ catalizzati dall’attesa di questo evento estremamente importante, perché richiamava la mobilitazione della Chiesa universale. Direi che è stato un evento vissuto con grandissima gioia, che ha espresso la fede della Chiesa nella vita del Beato con noi, cioè Giovanni Paolo II si manifesta veramente una persona viva e presente al cammino della Chiesa. Questo è sentito, vissuto spontaneamente da una quantità grandissima di fedeli, che poi vengono anche a trovarlo – simbolicamente – visitando la sua tomba in San Pietro, e questa è una cosa che continua, perché Giovanni Paolo II continuerà ad essere presente, cioè la Beatificazione non è un punto d’arrivo ma in un certo senso è una tappa di un cammino: molti guardano già alla canonizzazione pensando che naturalmente vi si arriverà! Molti, anche indipendentemente da questo, sentono il rapporto con lui come estremamente confortante, orientatore, entusiasmante … E qui vorrei ricordare che Papa Benedetto ci invita sempre a sentire i Santi ed i Beati come nostri compagni di cammino: quindi Giovanni Paolo II è uno un po’ speciale, perché conosciuto da tutto il mondo. Ma tutti i Santi ed i Beati che la Chiesa ci propone sono i nostri accompagnatori sulla strada della nostra vita nella fede verso il Signore.

    D. – Infine, il Papa ha continuato a svolgere il suo ruolo di catechista agli Angelus e alle udienze generali, e non dimentichiamo il secondo volume “Gesù di Nazaret” …

    R. – Benedetto XVI è una persona che vive profondamente la sua vocazione di maestro e di maestro non solo teologico ma anche spirituale. Io ammiro sempre immensamente questa sintesi di dottrina e spiritualità vissuta, che si sente nelle sue parole e si legge nei suoi scritti. Insegna con gli Angelus, con le udienze – adesso ha preso questo ciclo sulla preghiera che è molto utile anche proprio per la nostra vita spirituale; insegna con omelie meravigliose nelle grandi feste cristiane, e – per chi ha desiderio di approfondimento maggiore – ha dato anche un passo ulteriore nella realizzazione di questa grande opera su Gesù che egli vuole lasciarci, un po’ veramente come testamento del suo amore per Cristo, del suo amore personale, della sua ricerca personale del volto di Cristo. Il libro di quest’anno è quello dedicato alla Passione e alla Risurrezione: evidentemente il volume centrale della grande opera. Ma noi continuiamo ad aspettare e a sperare di avere anche il terzo, quello sull’infanzia, come completamento di questa presentazione straordinaria, profonda, viva di Gesù per noi, oggi.

    D. – Padre Lombardi, un bilancio molto intenso, questo del 2011 …

    R. – Sì, come tutti gli anni di ogni Pontificato, evidentemente, perché la Chiesa vive, vive nei diversi Continenti, con prospettive amplissime, affrontando problemi che la storia ci pone … Direi che Papa Benedetto XVI veramente ci ha accompagnati e ci ha guidati, in quest’anno, con grandissimi messaggi, con una intensità di azione e anche con serenità. Direi che forse rispetto ad altri anni precedenti, che sono stati anche un po’ più travagliati da fenomeni di crisi o di tensione, quest’anno è stato un anno molto bello, positivo, di grandi messaggi che ci fanno guardare in avanti. (gf)

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    Nomine

    ◊   Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Cachoeira do Sul (Brasile), presentata da mons. Irineu Sílvio Wilges, per raggiunti limiti di età. Gli succede mons. Remídio José Bohn, finora vescovo titolare di Uchi maggiore ed ausiliare di Porto Alegre. Mons. Bohn è nato a Feliz, nella diocesi di Montenegro, Stato di Rio Grande do Sul, il 21 maggio 1950. Il 29 novembre 1975 è stato ordinato sacerdote e incardinato nell’arcidiocesi di Porto Alegre, dove ha sempre svolto il suo ministero. Il 18 gennaio 2006 è stato nominato vescovo titolare di Uchi maggiore ed ausiliare dell’arcidiocesi di Porto Alegre e ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 17 marzo successivo.

    Il Santo Padre ha nominato vescovo di Diamantino (Brasile), mons. Vital Chitolina, trasferendolo dalla prelatura di Paranatinga. Mons. Vital Chitolina è nato il 3 gennaio 1954 a Tuparendi, nella diocesi di Santo Ângelo, Stato di Rio Grande do Sul. Il 25 febbraio 1984 ha emesso la professione solenne come membro della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù ed è stato ordinato sacerdote il 16 dicembre 1984. Il 23 dicembre 1997 è stato nominato il primo vescovo prelato della prelatura territoriale di Paranatinga e ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 19 aprile 1998.


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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   A scuola di preghiera nella casa di Nazaret: all'udienza generale il Papa parla della sacra Famiglia.

    In confidenza con il sacro: in prima pagina, Lucetta Scaraffia su una mostra a Sondrio.

    In rilievo, nell'informazione internazionale, la preoccupazione delle cancellerie per una possibile escalation delle violenze in Nigeria.

    In cultura, un articolo di Giovanni Preziosi dal titolo "Quando la Sindone andò ad Avellino": prima della Seconda Guerra Mondiale fu trasferita in gran segreto al Santuario dei Benedettini di Montevergine, alle pendici del Monte Partenio; e un articolo di Marco Bonatti sui risultati di cinque anni di ricerche sul sacro telo condotte da un'equipe specializzata dell'Enea.

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    Oggi in Primo Piano



    Il nunzio in Nigeria dopo gli attacchi anti-cristiani: estremisti sempre più forti nel Paese

    ◊   In Nigeria, anche la comunità islamica ha fermamente condannato gli attentati di Natale contro la comunità cristiana. Gli attacchi contro tre chiese cristiane del Paese, rivendicati dal gruppo fondamentalista islamico Boko Haram, hanno provocato almeno 40 morti e numerosi feriti. Il dramma della violenza, in Nigeria, è un vero e proprio cancro da estirpare. E’ quanto sottolinea al microfono di Amedeo Lomonaco il nunzio apostolico nel Paese, mons. Kasujja Augustine:

    R. – L’attacco di domenica, nel giorno di Natale, sembra mostrare esattamente che c’è un cancro che deve essere estirpato immediatamente, non soltanto dai cristiani o dalla politica; forse ci vorrebbe anche un incontro della Commissione nazionale interreligiosa tra cristiani e musulmani per studiare insieme come prevenire queste violenze. Come diceva l’autorità locale, se questa bomba così potente è arrivata in Chiesa, sicuramente qualche persona sapeva oppure ha visto.

    D. - Qual è in questo momento la situazione in Nigeria dopo gli attacchi che hanno colpito le chiese?

    R. – Dopo l’attacco alla chiesa di Santa Teresa c’è stato un gran nervosismo e anche rabbia. Mi sono recato là soltanto l’indomani, insieme con l’arcivescovo, dopo aver visitato i feriti all’ospedale ad Abuja, per consolarli e portare loro la presenza della Chiesa. Poi c’è stato il messaggio del Santo Padre nel giorno di Natale e nella Festa di Santo Stefano che ha aiutato a calmare gli spiriti, soprattutto nella zona dove è accaduto l’attacco. Ha aiutato molto, non soltanto per consolare, ma anche per recepire quanto accaduto con responsabilità piuttosto che con violenza. La stessa festa di Santo Stefano, il primo martire della Chiesa è già un’omelia per questo popolo che ha sofferto il giorno stesso di Natale. Alla celebrazione eucaristica di lunedì, festa di Santo Stefano - che è stata la prima Messa celebrata nella Chiesa di Santa Teresa dopo l’attentato - sono venuti molti fedeli. Questo significa che il messaggio del Santo Padre li ha incoraggiati.

    D. - Una prima lettura superficiale di quanto accaduto in Nigeria potrebbe far sembrare che si tratti di una guerra di religione. In realtà non è così. Sono altri i motivi legati a questi fatti così drammatici…

    R. – Vari osservatori non mancano di dire che dietro questi attacchi ci siano anche motivazioni politiche. Ma questo è da verificare… Già un mese fa, quando hanno arrestato un portavoce del movimento Boko Haram, sembra che questa persona abbia rivelato l’esistenza di alcuni contatti con esponenti politici. Uomini politici che stavano dietro gli ordini di questa gente.

    D. – Il gruppo Boko Haram avrebbe dunque contatti con il mondo politico della Nigeria…

    R. – In base a quanto è stato rivelato, quando è stato arrestato, il mese scorso, questo ex portavoce, condannato a tre anni di carcere, sembra sia vero.

    D. - E quale sarebbe l’interesse della politica nell’alimentare queste violenze?

    R. – Sembra che da quando abbiamo avuto le elezioni politiche ad aprile scorso, questo gruppo Boko Haram si sia rinforzato ancora di più. Immediatamente, dopo le elezioni, le violenze si sono intensificate, soprattutto nella parte settentrionale della Nigeria. C’è la voce secondo cui alcuni politici del nord non erano contenti che fosse stato eletto un presidente proveniente dal sud, un presidente cristiano…

    D. - C’è il rischio che nell’Africa subsahariana arrivi in modo purtroppo sempre più forte al Qaeda ed il fondamentalismo?

    R. – Boko Haram è un gruppo fondamentalista fondato nel 2002 e sta crescendo. I mezzi che aveva allora, oggi cominciano ad essere più sofisticati. Allora vuol dire che qualcuno li lascia passare ed entrare nel Paese. Ma è possibile fermare questo gruppo se ci sono le volontà. (bf)

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    Funerali di Kim Jong-il: delegazione sudcoreana incontra il nuovo leader

    ◊   Non sono stati ammessi stranieri, tantomeno media, ai funerali oggi di Kim Jong-il, il cosiddetto ‘caro leader’ della Corea del Nord deceduto il 17 dicembre. Al passaggio del feretro su una limousine nera con fiori bianchi e bandiera rossa, la folla si è lasciata andare a scene di pianto collettivo. A rendere omaggio alla salma nel memoriale di Kumsusan a Pyongyang si è recata una delegazione della Corea del Sud. Una visita autorizzata da Seoul in via eccezionale per l'ex first lady, Lee Hee Ho, e per la presidente del colosso industriale Hyundai, Hyun Jung-eun, che hanno personalmente espresso le loro condoglianze al nuovo leader Kim Jong-un. La visita delle due donne e l’incontro con il successore al potere, dunque, può essere il simbolo di un possibile riavvicinamento tra i due Paesi formalmente ancora in guerra anche se sotto armistizio? Fausta Speranza lo ha chiesto a Stefano Vecchia, giornalista che si occupa di questioni asiatiche:

    R. - Indubbiamente si è trattato di un evento particolare: di fatto è stato l’incontro a più alto livello tra esponenti nord coreani e sud coreani dall’anno 2000, quando vi fu l’incontro del leader nord coreano Kim Jong-il e il presidente sud coreano dell’epoca. Quindi è indubbiamente un passo avanti. Bisognerà, però, cercare di tener presenti le molti questioni tra le due Coree e i contenziosi in atto.

    D. - La Corea del Nord è un Paese povero che ha investito molto sul nucleare; dunque, oltre ai rapporti con la Corea del Sud, rappresenta a livello internazionale una questione aperta proprio per il nucleare. Grande alleato è la Cina, che però negli ultimi anni è cambiata molto di più di quanto sia cambiata Pyongyang. Cosa ci si può aspettare di nuovo nella geopolitica dell’area?

    R. - Indubbiamente un’ulteriore pressione diplomatica da parte dei grandi che cercano in qualche modo di controllare, di limitare o di addirittura chiudere l’esperienza nucleare militare nord coreana. La Cina stessa ha vasti interessi nel mantenere una Corea del Nord stabile e questo implica fare da mediatrice tra la Corea del Nord e, appunto, le diplomazie internazionali. La Cina teme fortemente una destabilizzazione del Nord che porterebbe un afflusso immenso di gente al di là dei confini, e quindi rischierebbe davvero di mettere in crisi lo stesso sistema cinese.

    D. - Ricordiamo che il nuovo leader della Corea del Nord è il nipote di Kim Il-sung, il vero protagonista della guerra di Corea del ’50-’53, che resta per il Paese il ‘presidente eterno’: suo figlio, proprio il ‘caro leader’ appena deceduto, ha assunto varie cariche nel partito e a capo delle forze armate in un arco di tempo di 3 anni. Ora sembra che la fase di assunzione dei poteri per Kim Jong-un, anche se ha solo 27 anni, sarà più rapida: significa che cambiano i tempi anche per Pyongyang?

    R. - Diciamo che la successione così rapida di Kim Jong-un è stata una questione di necessità, essendo il padre deceduto improvvisamente. La successione è stata preparata in tempi molto rapidi, e Kim Jong Un non ha il potere assoluto, non ha la presa soprattutto sui militari e sui vertici del partito; quindi è solo una transizione, indubbiamente difficile e ricca di incognite.

    D. - A livello internazionale, oltre alle perplessità sul nucleare, oltre a tutta la geopolitica dell’area, c’è anche un discorso economico, perché la Corea del Sud in questo momento sta guardando molto alla Cina, che a sua volta, guarda più agli interessi economici che non all’ideologia della Corea del Nord. È vero che sta prevalendo l’aspetto economico?

    R. – Corea del Sud e Cina hanno bisogno di un passaggio, in questo momento precluso dalla Corea del Nord. La Corea del Nord è quasi impermeabile a ogni transito che non sia quello aereo. Quindi, questo rende difficile un collegamento diretto, stretto di tipo commerciale tra Corea del Sud e Repubblica popolare cinese, che in questo momento è importante per entrambi. Teniamo a mente l’esempio di una ferrovia trans-coreana che arriverebbe fino a Pechino e che ora è bloccata, appunto, dall’intransigenza di Pyongyang.

    D. - Nominiamo un altro grande alleato della Corea del Nord, un alleato storico, cioè la Russia: la Russia in questo momento ha cercato di fare un accordo per un gasdotto che dalla Siberia attraverso la Corea del Nord arrivi in Corea del Sud, quindi anche la Russia è più concentrata sul piano economico … E’ così?

    R. – Certo, e molto più che la Cina, in qualche modo, perché la Russia non ha interessi strategici diretti che sono invece interessi della Cina. La Russia non teme gli effetti immediati destabilizzanti che un cambio della guardia improvviso nella Corea del Nord potrebbe portare. (bi)

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    Siria. Gli osservatori ad Homs, ma salta l'incontro con i dimostranti. Damasco libera 755 detenuti

    ◊   Prosegue in Siria la missione degli osservatori della Lega araba, per verificare la situazione nel Paese dopo 10 mesi di manifestazioni pro democrazia. Ad Homs, i dimostranti si sono rifiutati di incontrarli perché accompagnati dai militari. Intanto, il regime ha liberato 755 manifestanti arrestati nel corso delle proteste. Per una testimonianza su quanto sta avvenendo a Homs e nel resto della Siria, Giada Aquilino ha intervistato il medico siriano Feisal Al Mohamad, da 42 anni in Italia, attualmente coordinatore generale dell’Unione dei coordinamenti in Italia per il sostegno alla rivoluzione siriana:

    R. – L’informazione che abbiamo noi è che ci sono morti tutti i giorni e che ieri durante la missione degli ispettori ci sono state vittime. Gli accompagnatori degli stessi osservatori, appartenenti al regime, hanno detto: “Vedete, quelli che sparano non sono militari, sono civili”. Le definiscono bande finanziate e armate dall’estero. Ma per noi sono militari vestiti in abiti civili.

    D. – Come avete raccolto queste informazioni?

    R. – Direttamente dagli abitanti, con il telefono. Sappiamo addirittura il nome e il cognome dei morti.

    D. – Il capo degli osservatori, Al Dabi, ha detto che non sono stati visti carri armati in giro ad Homs...

    R. – I carri armati sono stati ritirati nelle caserme e ce ne sono molte ad Homs. Nella città, infatti, c’è una scuola militare molto grossa e una altrettanto grossa caserma, una delle più importanti caserme del Paese.

    D. – Quale altro dato avete?

    R. – Ieri si sono raccolti circa 70, 80 mila dimostranti che volevano manifestare. Li hanno bloccati perché non arrivassero nella zona dove si erano dati appuntamento per il raduno. Quindi, gli osservatori non sono riusciti a vedere i manifestanti.

    D. – Secondo lei, quindi, qual è la situazione in Siria in queste ore?

    R. – In Siria, dal momento in cui hanno deciso di mandare gli osservatori, i morti sono triplicati e quadruplicati in alcuni giorni, con un aumento del numero dei bambini. Quindi, non so fino a che punto si possa parlare di ispettori che potrebbero risolvere il problema. I posti di blocco continuano, le sparatorie continuano e i cecchini continuano a stare sui tetti delle case. Non so, quindi, se questo sia il prezzo da pagare per dire che questa missione è fallita ed eventualmente far sì che le cose evolvano in modo da mandare tutto al Consiglio di Sicurezza – cosa che noi auspichiamo – oppure se è tutta una ‘sceneggiata’ che stanno facendo, perché la situazione geopolitica è quella che è e conta l’Iran, le esercitazioni nello stretto di Hormuz, la questione del petrolio e così via. Bisogna quindi affrontare la questione secondo vari punti di vista.

    D. – Lei è medico e ha parlato di un aumento delle morti, anche tra i bambini. Quali sono le emergenze sanitarie più grandi in questo momento in Siria?

    R. – In Siria non è che manchino i medicinali: mancano più coperte che medicinali. Ad Homs, per esempio, hanno fatto qualcosa di davvero disumano: prendere gli abiti e le coperte e bruciarle, usando i bambini come arma di ricatto, di fronte ai genitori. Si muore dal freddo. La città di Homs è una città molto fredda. E, mancando il gasolio che è l’unico elemento usato per il riscaldamento, cosa succede? Coperte non ce ne sono, gasolio non ce n’è: si alzano le mani e la bandiera, per riscaldare i propri figli. Questo è il ricatto che usano. (ap)

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    La Comunità ecumenica di Taizé a Berlino per ridare fiducia ai giovani

    ◊   Berlino accoglie migliaia di giovani, provenienti da diversi Paesi, per il “Pellegrinaggio di fiducia”, il raduno promosso dalla Comunità ecumenica di Taizé da oggi fino al primo gennaio. Il Papa, in un messaggio, ha incoraggiato i partecipanti ad “aprire percorsi di fiducia in tutto il mondo”. Ma quale atmosfera si respira nella città tedesca? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto ad una ragazza italiana, Silvia, arrivata a Berlino per prendere parte al raduno:

    R. – Stanno arrivando giovani da tutti i Paesi europei e anche da altri Stati del resto del mondo. C’è una bella atmosfera e si vede proprio l’accoglienza. C’è una grande collaborazione, sono tutti pronti ad aiutare, a dare informazioni ma anche le stesse persone del posto, sapendo di questo incontro, sono molto disponibili.

    D. – Ognuno di voi ha ricevuto la lettera di frère Alois intitolata “Verso una nuova solidarietà”. Cosa vuol dire per un giovane oggi avere fiducia in un mondo veramente solidale? E’ possibile o c’è ancora, purtroppo, il peso opprimente di una società complessa dove ci sono molte preoccupazioni legate al lavoro e anche ad altre situazioni difficili?

    R. – E’ molto difficile vedere opportunità e avere fiducia nel futuro perché ci viene presentato un mondo, una società che non è delle più semplici, per poter affrontare il futuro che dovremo vivere. Però sono molto fiduciosa e speranzosa in un avvenire che possa essere a nostro vantaggio.

    D. – Fiduciosa nelle relazioni autentiche…

    R. – Nell’esperienza, per esempio, di Taizé e Berlino ci si sente meno soli. A volte io come giovane mi sento un po’ sola, senza un grande avvenire di fronte, ma quando ci si trova in tanti si vede che c’è speranza, si vede che ce la si può fare.

    D. – E poi Berlino è una testimonianza anche forte di come si possano superare ostacoli e barriere…

    R. – Infatti, sono convinta che la scelta di questa città calzi a pennello con il messaggio che si vuole dare, che è appunto la fiducia, la solidarietà, la voglia di superare alcune barriere, l’unione: l’unione tra tutte le varie religioni, le varie confessioni religiose, le varie culture. Non si guardano gli altri basandosi su pregiudizi, ma con la voglia invece di stringere un legame, di avere relazioni, di condividere. (bf)

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    Betlemme: la sinfonia catechetica di Kiko Argüello su "La sofferenza degli innocenti"

    ◊   Una composizione musicale, celebrativa e catechetica, in onore della Vergine Maria, sul dolore di chi non ha colpa. E’ "La sofferenza degli Innocenti" la sinfonia composta da Kiko Argüello tra gli iniziatori del Cammino neo-catecumenale. L’esecuzione dell’opera, ieri pomeriggio alla Convention Palace di Betlemme, nell’ambito di un’ampia celebrazione di preghiera e riflessione comune sul dolore e sulla speranza, introdotta dal patriarca latino di Gerusalemme Fuad Twal. Presenti in 1700 tra arabi cristiani, ortodossi, anglicani e musulmani. I musicisti, 180 giovani spagnoli e italiani, oggi alle 19.00 replicheranno il concerto a Gerusalemme, al Teatro del Municipio, alla presenza di rabbini ed esponenti del mondo ebraico. Il servizio di Gabriella Ceraso.

    Un omaggio a Maria, la Vergine cui una spada ha trafitto il cuore, secondo la profezia di Simeone; alla Madre che, insieme a suo Figlio, ha patito per la salvezza del mondo; a Colei che si è sottomessa allo scandalo della sofferenza degli innocenti nella sua propria carne: questo è espresso nei quattro movimenti della sinfonia di Kiko Argüello che con la musica e con le voci rievoca il Getsemani, ovvero la sofferenza di Gesù dinanzi al Calice del Padre; il lamento di Maria sotto la Croce e poi il perdono invocato dal Cristo crocifisso per tutti gli uomini. E infine, quella spada contro la Vergine, quella spada che rappresenta il male del mondo che colpisce gli innocenti, dinanzi al quale tutti siamo chiamati alla conversione. Così Kiko Argüello, che introduce la sua sinfonia spiegandone anche la genesi, a partire da un’esperienza personale: quella di aver trovato nella gente schiacciata, abbandonata, violentata e offesa in tutto il mondo l’immagine del Cristo crocifisso:

    “Ma Dio si è fatto uomo per prendersi lui la sofferenza di tutti gli innocenti. E’ Lui l’innocente totale, l’agnello condotto al macello senza aprire bocca. Colui che porta su di sé i peccati di tutti”.

    Dunque, la sofferenza degli innocenti non è il silenzio di Dio, e il dolore non è senza speranza. Non c’è infatti – dice Kiko – solo la spada a trafiggere il cuore della Vergine, ma c’è anche il Calice che Gesù beve per la nostra redenzione. Ed è per questo che il concerto si chiude con il canto del “Resurrexit”. La celebrazione a Betlemme si conclude con una preghiera comune per la pace nel mondo, per tutti gli innocenti che soffrono. Ma le ultime parole lasciate alla platea sono quelle del patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal che si sofferma, attualizzandolo, sul tema della serata: quello della sofferenza.

    “Noi, Chiesa di Gerusalemme, abbiamo vissuto questo mistero della sofferenza. Questo grido di sofferenza e di dolore fa parte della nostra vita. Siamo Chiesa del Calvario e della Croce, ‘Via Crucis’ che non ci dà l’impressione di finire molto rapidamente. Eppure, il Calvario che è nostro, non è lontano: appena dieci metri da una tomba vuota. Siamo Chiesa del Calvario, però allo stesso tempo siamo Chiesa e della gioia e della resurrezione e dell’‘Alelluja’ e della speranza, e nessuno ci potrà trattenere dal cantare il nostro ‘Alleluja’!”. (gf)

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    Chiesa e SocietÓ



    Rapporto Onu sul lavoro minorile: ogni anno nel mondo muoiono 22 mila bambini

    ◊   Dei 215 milioni di bambini e bambine che lavorano in tutto il mondo, oltre la metà, 115 milioni, lo fanno in condizioni pericolose per la salute fisica, la sicurezza e lo sviluppo emotivo e morale. E’ quanto emerge dalla VIII Fase del Programma Scream (Difesa dei Diritti dei Bambini attraverso l’Educazione, le Arti e i Mezzi di Comunicazione) presentata dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil) nella sede di Madrid. Ogni anno in tutto il mondo muoiono 22 mila minori a causa del lavoro, e molti altri riportano incidenti e malattie, superiori rispetto agli adulti. Ogni minuto un bambino lavoratore subisce un incidente, una patologia o un trauma psicologico collegato con il lavoro. Il programma - riferisce l'agenzia Fides - è stato lanciato nel 2003 con l’obiettivo di rendere consapevoli studenti, insegnanti e cittadini circa le peggiori forme di lavoro minorile. Quest’anno, tra le varie attività di sensibilizzazione anche in altri ambiti culturali e creativi, sono state organizzate mostre fotografiche con immagini che riportano le condizioni di vita e lo sfruttamento minorile negli stati di El Salvador, Guatemala, Honduras e Nicaragua, dove i bambini lavorano nei campi, nelle discariche, come domestici, nei cantieri edili o nelle miniere. Nel 2010, a L’Aja, nel corso della Conferenza mondiale sul lavoro minorile, è stata evidenziata la necessità di procedere con maggiore celerità verso l’eliminazione, nel 2016, delle peggiori forme di lavoro infantile. (R.P.)

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    Festa degli Innocenti Martiri in India: il cardinale Gracias ricorda aborti e persecuzioni

    ◊   Nella società attuale “l’Erode moderno è chi pratica feticidi e infanticidi femminili, chi limita la libertà religiosa e chi viola i diritti umani”. È la riflessione del cardinale Oswald Gracias, presidente della Conferenza episcopale indiana e arcivescovo di Mumbai, in occasione della Festa dei Santi innocenti martiri, che si celebra oggi. Secondo il cardinale, anche segretario generale della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (Fabc), “chi uccide feti femminili ha paura di Dio e delle donne. Vuole che il denaro diventi il suo dio. Nella mente di queste persone, c’è il convincimento che le donne sono solo un problema economico. Nostro Signore è venuto a portare vita in abbondanza, e penso che chiunque limiti le possibilità di vivere, è come Erode. Oggi, le persone hanno paura di far vivere le altre persone”. Anche la persecuzione dei cristiani in India - riferisce l'agenzia AsiaNews - ricorda il martirio degli innocenti a Betlemme. “Chi viola la libertà religiosa – prosegue il cardinale Gracias –, attacca i cristiani solo perché credono in Gesù e in nostro Signore. Quelle persone che sopprimono i diritti umani, alimentano la corruzione e seguono il materialismo, stanno distruggendo Cristo e la vita”. (R.P.)

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    Natale in Nepal: chiese mai cosi affollate, non solo da cristiani

    ◊   “Le celebrazioni del Natale 2011 sono state le più numerose nella storia” del Nepal. Lo affermano - riferisce l’agenzia Asianews - i leader cristiani, sottolineando la partecipazione di migliaia di non cristiani alle Messe cattoliche e protestanti celebrate in tutto il Paese asiatico. Mons. Anthony Sharma, vescovo di Kathmandu, racconta che una folla di oltre 2 mila persone era presente alla Messa di Natale nella cattedrale dell’Assunzione di Latitpur, - che può contenere circa 1000 fedeli - in passato colpita da un attentato terrorista. Il presule afferma che molta gente ha seguito la Messa dalla strada, costringendo il servizio d’ordine a lasciare spalancate le porte, che in questi anni sono sempre rimaste chiuse a causa del rischio attentati. Nell’omelia, davanti a centinaia di non cristiani, mons. Sharma ha invitato tutti a “seguire l’esempio di Cristo che ha sacrificato la sua vita per l’umanità” ed ha incoraggiato i membri delle diverse religioni a lavorare per la pace. Anche la Messa celebrata dalla comunità protestante di Kathmandu è stata seguita da migliaia di persone. Narayan Sharma, vescovo protestante della Gyaneshwor Church, sottolinea che l’edificio era pieno oltre la normale capienza. Numerosa è stata anche la partecipazione alla Veglia natalizia nel centro della capitale. Dopo la caduta della monarchia indù nel 2006, per rilanciare il turismo il governo ha deciso di rendere il Natale festa nazionale. La maggiore sicurezza ha permesso ai cristiani di celebrare le Messe in pubblico, di esporre immagini e addobbi sacri nei negozi e fuori dalle chiese e dalle abitazioni. A tutt’oggi i cattolici sono oltre 10 mila, 4 mila in più rispetto al 2006, anno della proclamazione dello Stato laico. Per intrattenere i turisti giunti a Kathmandu a festeggiare il Natale, quest’anno le autorità locali hanno organizzato una serie di iniziative laiche fra cui concerti natalizi, distribuzioni di doni per i bambini, canti e balli. Nishant Shrestha, responsabile marketing di uno dei più importanti centri commerciali della capitale è stupito dal modo con cui la popolazione indù ha festeggiato il Natale. “Ciò mostra che i cristiani sono in rapida crescita nel Paese – afferma – è bello vedere la gente condividere i valori di pace e armonia simbolo della festa cristiana”. (R.G.)

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    Uruguay: sì del Senato alla legalizzazione dell’aborto. Inascoltato l’appello dei vescovi

    ◊   Il Senato dell’Uruguay ha approvato ieri il progetto di legge sulla legalizzazione dell’aborto. Il testo, presentato dalla coalizione di sinistra Frente Amplio, attribuisce alla madre la possibilità di decidere l’aborto entro le prime 12 settimane dalla data di concepimento, come sua scelta esclusiva, mentre non esistono limiti di tempo in casi speciali come lo stupro o la diagnosi di gravi malattie del feto. Nei prossimi mesi, il disegno di legge passerà all’approvazione della Camera dei deputati dove, comunque, il Frente Amplio gode di netta maggioranza. Resta così inascoltata la voce della Chiesa che, nei giorni scorsi, aveva ribadito l’importanza della tutela della vita sin dal concepimento. “La vita è sacra e divina”: aveva scritto mons. Jaime Fuentes, vescovo di Minas, in Uruguay, in una lettera aperta inviata al Senato uruguayano. Nella missiva, mons. Fuentes chiedeva ai senatori: “Cosa pretendete di fare con la legge sull’aborto? Non basta la violenza che vediamo ogni giorno? Volete facilitare quella più grande, ovvero uccidere i bambini nel grembo delle loro madri?” E ancora, il vescovo di Minas chiedeva: “Pensate che, attraverso la legalizzazione, l’aborto cesserà di essere un crimine che grava sulla coscienza della donna che lo commette? Credete che questa sarà una legge progressista perché permetterà alle donne di decidere del proprio corpo?”. No, scriveva ancora il presule, “questo non è quello che pensano le donne dell’Uruguay”. Il vescovo, poi, ricordava il calo demografico registrato nel Paese negli ultimi anni, di fronte al quale, paradossalmente, “la risposta vuole essere quella di pensare che l’aborto sia un diritto della donna, disconoscendo così il diritto alla vita del nascituro?”. Ma davvero, chiedeva mons. Fuentes, “la vita di un innocente sarà vittima della politica?”. “Viviamo tempi che richiedono grandezza di spirito – concludeva il vescovo di Minas – Bisogna cercare soluzioni umane per la più grande ed umana delle situazioni. Il Senato ed il popolo uruguayani hanno le capacità di trovarle”. La diatriba sull’interruzione volontaria di gravidanza va avanti in Uruguay da diversi anni: l'11 novembre 2008 il Parlamento del Paese approvò un disegno di legge sulla “Salute sessuale e riproduttiva” che definiva, in determinate circostanze, l’aborto nelle prime dodici settimane di gravidanza come diritto della donna. Si stabilivano, inoltre, i doveri del medico e i tempi per la presentazione dell'obiezione di coscienza da parte dei professionisti sanitari e si modificavano gli articoli del Codice penale riferiti al “crimine dell'aborto”, introducendo un'ampia, anche se non totale, depenalizzazione di questa pratica. Tre giorni dopo, tuttavia, l'allora presidente Tabaré Vázquez, medico, pose il veto sul disegno di legge ed inviò al Parlamento un messaggio in cui spiegava la sua decisione con riferimenti a dati scientifici, ai diritti stabiliti nella Costituzione e agli impegni assunti dall'Uruguay con la firma delle Convenzioni sui diritti umani. “C'è un consenso sul fatto che l'aborto è un male sociale che bisogna evitare - scrisse l'ex presidente - Nei Paesi in cui è stato depenalizzato, gli aborti sono aumentati”. L'allora Capo di Stato dichiarò infine che il vero grado di civiltà di una cultura “si misura in rapporto a come si difendono i più bisognosi”. (A cura di Isabella Piro)

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    Argentina: i vescovi ricordano la povertà e l’esclusione di molti cittadini

    ◊   In occasione della celebrazione del Natale, i vescovi dell’Argentina hanno voluto esprimere la propria preoccupazione per la situazione dei poveri e degli esclusi, e hanno ribadito che la vita deve essere protetta dalla legge fin dal concepimento, durante lo sviluppo e fino alla morte naturale. Nei loro messaggi alle diverse comunità diocesane, di cui è pervenuta copia all’agenzia Fides, i vescovi hanno sottolineato la situazione di esclusione, gli abusi, le violenze e l'emarginazione crescente dei giovani, che vivono in una povertà strutturale. Infatti l'estrema povertà è diventata ormai strutturale, come dimostrano le statistiche allarmanti che rilevano come molti adolescenti e giovani siano figli di genitori non non hanno mai lavorato. Non si tratta solo dell'impossibilità o della difficoltà di trovare un lavoro, ma della perdita della “cultura del lavoro”, il che significa un grande declino sociale e culturale. Nelle parole dell'arcivescovo di Santa Fé e nuovo presidente della Conferenza dei vescovi argentini, mons. José María Arancedo, si evidenzia che "la violenza e l'abuso infantile, la presenza della droga che danneggia i nostri giovani, l’emarginazione e l’esclusione, continuano ad essere le sfide che dobbiamo assumere in modo urgente". Da parte sua, l'arcivescovo di Mar del Plata, mons. Antonio Marino, ha detto che è un compito urgente lavorare per sradicare la povertà, istruire e educare senza esclusioni e difendere l'integrità fisica dei giovani. L'arcivescovo di Tucuman, mons. Alfredo Zecca, ha sottolineato che molte volte non c’è l’esatta comprensione dei termini, in quanto avversario non significa nemico, discutere non significa litigare, e le cose importanti meritano di essere discusse. Proprio per questo c'è un legislatore, il parlamento, le istituzioni che possono promuovere incontri. Mons. Zecca ha anche aggiunto: "Benedetto sia Dio perché possiamo, in una società democratica e pluralista, esprimere i nostri pensieri, e dobbiamo sempre ringraziare per avere la libertà d’espressione". (R.P.)

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    Il Patriarca Bartolomeo: l’umanità non può superare la crisi se continua a disprezzare Dio

    ◊   “Non si può superare la crisi che affligge l’umanità se si continua a disprezzare Dio”: è il messaggio natalizio di Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, ispirato al canto degli angeli nella notte di Natale, ‘Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama’. Il Patriarca - riferisce l'agenzia AsiaNews - sottolinea l’importanza dell’incarnazione del Figlio di Dio e l’urgenza di accoglierlo fra gli uomini. Ma la grande maggioranza degli uomini - biasima Bartolomeo – “non glorifica Dio né con le proprie opere, né con le proprie labbra e alcuni di loro mettono anche in dubbio la stessa esistenza di Dio e la sua presenza nella loro vita”. E, “sono certamente molti quelli che danno a Dio la responsabilità per quanto di spiacevole accade nella loro vita”. Commentando poi la l’annuncio degli Angeli “e pace in Terra”, Bartolomeo I, si chiede: “In quale stato si trova la pace sulla Terra, quando quasi la metà del mondo la sta facendo, e l’altra parte la sta preparando? L’annuncio – spiega - è naturalmente anzitutto una promessa di Dio: se gli uomini seguiranno la strada indicata loro dal Bimbo che nasce, giungeranno alla pace interiore e alla convivenza pacifica. Ma ahimè, - esclama il Patriarca ecumenico - una gran parte di uomini si commuove ed è attratta dai tamburi di guerra e si cruccia nell’udire la promessa di una vita di pace. Non parliamo qui solo degli zeloti degli scontri bellici con armi, - rimarca Bartolemeo - ma soprattutto di coloro che trasformano la nobile competizione in conflitto e assalto al prossimo, e mirano all’annientamento del rivale. Da questo punto di vista, la guerra appare come una realtà tra i membri di gruppi sociali e schieramenti contrapposti - di ogni tipo; etnici, religiosi, sportivi e quant’altro - e l’animo dei loro membri si plasma trasformandoli in militanti guerrieri, piuttosto che in operatori di pace. Questo tuttavia non annulla la verità dell’annuncio degli Angeli, perché attraverso la Nascita di Cristo e l’accoglimento dei Suoi insegnamenti, la pace sulla Terra prevarrà davvero. Cristo è venuto portando la pace e se questa non signoreggia nel mondo, responsabili sono gli uomini che non l’hanno accettata e vissuta, e non Dio che ce l’ha offerta. La sola via di salvezza dalle crisi belliche, economiche, e di ogni natura - conclude Bartolomeo - è il nostro Signore Gesù Cristo, il quale ci assicura che lui stesso è la Via, la Verità e la Vita”. (R.G.)

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    Attentati in Nigeria: cordoglio della Chiesa di Madrid per gli attacchi anticristiani

    ◊   “La violenza è un percorso che porta solo dolore, distruzione e morte. La riconciliazione e l’amore sono gli unici modi per raggiungere la pace”: questo è uno dei passi più significativi della lettera che il cardinale Antonio Maria Rouco Varela, presidente dei vescovi spagnoli, ha indirizzato ieri al suo omologo della Nigeria, mons. Alaba Job. La missiva arriva a tre giorni dai numerosi attacchi contro le chiese cristiane avvenuti nel nord del Paese africano e costati la vita ad almeno 40 persone. Un “assurdo gesto” – come lo ha definito il Papa all’Angelus del 26 dicembre - rivendicato dal gruppo estremista islamico Boko Haram. “Noi vescovi spagnoli – si legge nella lettera del cardinale Rouco Varela – siamo vicini ai fratelli della comunità cristiana in Nigeria, ai vescovi, ai sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli laici. Chiediamo al Signore che, in questi momenti di dura prova, li rafforzi perché continuino a dare l’esempio con la testimonianza della loro vita, favorendo una convivenza pacifica”. Allo stesso tempo, la Conferenza episcopale iberica condanna “questi crimini orribili che distorcono il vero significato della religione, la quale è fonte di pace. Gli attacchi sono un chiaro esempio che il terrorismo è sempre il risultato di un odio cieco ed assurdo”. Di qui, l’appello lanciato a tutta la comunità internazionale perché “non cessi nell’impegno di condannare tali attentati”. Infine, i vescovi di Spagna pregano perché “il diritto fondamentale alla libertà religiosa, sia della comunità cattolica come di tutti, venga sempre rispettato”. (I.P.)

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    Malawi: è stato un Natale vissuto nella povertà

    ◊   “Il grano appena spuntato ha invano atteso la rugiada della notte per sopravvivere ancora qualche giorno. Poi è seccato tutto. Sopravvivono qua e là alcune piantine più robuste di cotone, il resto è stato letteralmente cancellato. Bisognerà ricominciare tutto daccapo. Tante famiglie non hanno nemmeno più la semente per quando arriveranno le piogge. Tre mesi dopo gli inizi della stagione delle piogge nei campi non c'è nulla. Come vivere il Natale tra questa povertà?” comunica all’agenzia Fides padre Piergiorgio Gamba, missionario monfortano che vive in Malawi da oltre 30 anni. A questo si aggiunge la cattiva gestione politica dell’economia nazionale. “Mai il Paese era caduto così in basso. ‘Malawi is sinking’, sta affondando, dice il Comitato Giustizia e Pace della Chiesa cattolica” riferisce padre Gamba. Con il tasso di cambio della moneta locale tenuto artificialmente alto per motivi politici, manca la corrente elettrica e si avverte in maniera molto pesante la carenza di carburante: “da sole queste mancanze mettono in ginocchio anche un piccolo Paese all'80% dedito all’agricoltura e la cui gente vive nei villaggi” afferma il missionario. In città si formano lunghe file di automobili letteralmente abbandonate in prossimità delle pompe di benzina. “I prezzi ormai sono incontrollabili e nessuno offre un preventivo che sia valido per pochi giorni. Le materie che venivano acquistate all'estero e poi trasformate sul posto non possono più essere acquistate se non al mercato nero. Il cemento è introvabile, il ferro è sempre più scarso...” Il regime usa inoltre il pugno di ferro per tenere sotto controllo la situazione e impedire l’esplodere della protesta sociale. La polizia si vanta di aver fermato o arrestato più di 4000 persone, con il pretesto di voler assicurare un Natale sereno alla popolazione. “Un ulteriore segnale dello sbando del Paese è l'apertura del Lotto, che settimanalmente promette dieci milioni di Kwacha a un vincitore che potrà ‘sognare una nuova vita’. Da questa settimana c’è pure il ‘Gratta e Vinci’ patrocinato da un businessman cinese” racconta padre Gamba. (R.P.)

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    Senegal: appello del cardinale Sarr per elezioni pacifiche e trasparenti

    ◊   Una campagna elettorale senza violenze ed uno scrutinio libero e trasparente dei voti: è quanto chiede il cardinale Théodore Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar, in vista delle elezioni presidenziali che il Senegal vivrà nel febbraio 2012. Nei giorni scorsi, durante un incontro con la stampa per presentare il suo Messaggio di Natale, il porporato ha lanciato un appello per la costruzione di un Paese realmente democratico, pacifico e creatore di nuove possibilità di sviluppo, grazie ad una politica basata sulla buona governance e sul rispetto della Costituzione. “Ci auguriamo – ha detto il cardinale Sarr – che la prossima tornata elettorale si svolga con trasparenza, verità e pace per mantenere il nostro Senegal nel gruppo delle nazioni interessate all’umanità che è presente in ogni uomo”. Quindi, il porporato ha sottolineato che il Paese ha bisogno di stabilità: “La nostra cara nazione vive una situazione difficile e complessa ed oggi più che mai ha bisogno di pace”, ha detto, facendo particolare riferimento alla situazione in Casamance, regione a sud del Paese, teatro dal 1982 di continui conflitti a causa di movimenti indipendentisti. Il cardinale Sarr ha poi messo in luce come, “nel periodo pre-elettorale, vengano sprecate molto energie per conquistare i voti degli elettori e molte strategie per ottenere il potere di questo Paese che sanguina e che vede moltiplicarsi le zone di insicurezza”. Per questo, ha ribadito l’arcivescovo di Dakar, bisogna chiedersi se ci sono uomini e donne di buona volontà che sappiano porre al centro dei loro programmi politici la fine delle violenze tra cittadini. E si tratta di un interrogativo che deve interessare tutti: leader religiosi, candidati alle presidenziali e membri della società civile. Poi, il porporato ha espresso il suo apprezzamento sugli sviluppi compiuti dal Senegal nel campo della salute, dell’economia, della cultura; tuttavia, egli ha invitato il Paese a non perdere di vista altri campi più importanti, come l’etica e la morale: “Dobbiamo deplorare la perdita reale dei valori e dei punti di riferimento nella coscienza”, ha affermato. Infine, il cardinale Sarr si è detto comunque ottimista sull’organizzazione di elezioni trasparenti e democratiche, a patto che i leader politici cambino i loro cuori induriti dall’inganno, dalla brama di potere e dalla violenza e si armino solo della preghiera per ottenere la pace, in modo da promuovere gesti concreti di solidarietà e di rispetto dell’altro. (I.P.)

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    Congo: accordo Caritas-Unione Europea per la gestione delle risorse forestali

    ◊   La Caritas Congo e l’Unione Europea hanno siglato, nei giorni scorsi, una convenzione per la sovvenzione di un progetto dedicato alla gestione delle risorse forestali del Paese africano. Tale progetto, informa il sito della Caritas Congo, ha l’obiettivo di “coinvolgere la società civile della Provincia del Basso Congo nel processo di negoziazione sul partenariato volontario tra il Paese e l’Ue, per garantire i diritti della popolazione locale sulle risorse forestali”. Il piano di lavoro prevede una tempistica di tre anni, dal 1° febbraio 2012 al 28 febbraio 2015, e sarà realizzato attraverso il Servizio Caritas per la promozione e lo sviluppo (Spd) e l’Ufficio diocesano per lo sviluppo della Caritas di Boma. Ulteriori aiuti giungeranno anche dalla Caritas dell’Austria. “Questo progetto – afferma Thaddée Barena, coordinatore nazionale Spd - costituisce un passo decisivo per l'impegno della rete nazionale della Caritas nella promozione di una gestione duratura e comunitaria delle risorse naturali del Paese". D’altronde, la deforestazione è ritenuta responsabile del 20% delle emissioni dei gas-serra; proprio per questo, l’Unione Europea sta portando avanti iniziative urgenti per salvaguardare quel patrimonio dell’umanità rappresentato dalle foreste. Tra il 2004 ed il 2009, infatti, la Commissione europea ha donato 42milioni di euro alla Repubblica Democratica del Congo, attraverso un progetto intitolato “Proteggere la foresta, tra sfide mondiali e realtà locali”. Tali finanziamenti sono stati, naturalmente, destinati in gran parte alla salvaguardia diretta delle risorse naturali, ma l’idea dell’Ue è quella di offrire anche un appoggio istituzionale progressivo all’amministrazione del Congo, per permetterle di rafforzarsi e ristrutturarsi in modo autonomo, soprattutto nel settore tecnico-sociale e nel campo delle attività in proprio. La sigla della convenzione con la Caritas Congo rientra, dunque, nell’ambito di tale prospettiva. (I.P.)

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    Germania: prende il via a Magonza la 54ma Campagna dei "Cantori della stella"

    ◊   Viene inaugurata oggi a Magonza, in Germania, la 54.ma campagna di raccolta fondi dell’Opera tedesca dell’Infanzia Missionaria “I cantori della stella”. Intitolata ai “Re Magi”, l’iniziativa riunirà nella città tedesca circa 2.500 bambini e ragazzi con gli abiti dei tre “saggi d’Oriente”, provenienti non solo dalla diocesi di Magonza, ma anche dalle dodici arcidiocesi tedesche. All’insegna del motto “Bussate alle porte, insistete sui vostri diritti” i ragazzi si faranno ambasciatori e paladini dei diritti dei loro coetanei di tutto il mondo, in particolare dei meno fortunati; la loro azione ricorderà da un lato le ferite inferte ai diritti stessi da povertà e violenza, dall’altro, l’esigenza di garantire l’assistenza sanitaria e l’istruzione. Anche in Nicaragua, il Paese scelto come simbolo della campagna 2012, i diritti dei più piccoli sono calpestati da molti ed abusi, maltrattamenti e violenza domestica sono all’ordine del giorno; per propiziare la fine di violazioni e ingiustizie, i “cantori della stella” promuovono nel Paese centroamericano anche progetti in cui i bambini si impegnano per la difesa dei loro diritti, diventando più forti e capaci di difendersi dagli abusi. La giornata inaugurale comprenderà, tra i diversi momenti, l’accoglienza e il saluto ai giovani del cardinale Karl Lehmann, vescovo di Magonza, nella piazza del Mercato; seguiranno laboratori e spazi di approfondimento sul tema dei diritti dell’infanzia e sulla vita dei bambini in Nicaragua in alcune scuole della città. Il lancio della nuova Azione missionaria giovanile culminerà e si concluderà con la Santa Messa presieduta dal cardinale Lehmann nella cattedrale cittadina dedicata a San Martino, che con il povero volle dividere il proprio mantello. (A cura di Marina Vitalini)

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    Sud Corea: sul nucleare la Chiesa chiede di rispettare la volontà popolare

    ◊   Sulla questione del nucleare, bisogna rispettare la volontà popolare: è quanto chiede la Commissione Giustizia e Pace della diocesi di Wonju, in Corea del Sud, dopo che l’impresa statale “Korea Hydro and Nuclear Power” (Khnp) ha annunciato, nei giorni scorsi, di aver scelto due siti per la costruzione di due nuovi impianti nucleari. Le due località prescelte sono la contea di Yeongdeok-gun e la città di Samcheok, che rientra nella diocesi di Wonju. La scelta verrà ora valutata dal punto di vista ambientale e quindi, entro il prossimo anno, sarà sottoposta al voto finale del governo di Seul. Ma secondo la Chiesa locale, almeno tre quarti della popolazione è contraria al progetto e tale contrarietà è andata crescendo dopo il disastro nucleare avvenuto a Fukushima, in Giappone, nel marzo scorso. Di qui, l’appello di Giustizia e Pace a considerare la decisione della Khnp come una scelta “unilaterale”, che rappresenta solo “una violenza dello Stato contro le persone”. Inoltre, la Commissione sottolinea che l’incremento degli impianti nucleari in Corea del Sud – dove già se ne registrano 21 ed altri 11 sono in costruzione – va controcorrente rispetto all’opposizione a tali forme di energia che si riscontra a livello mondiale. Da segnalare che non è la prima volta che la Chiesa sudcoreana si esprime sull’argomento: già nel maggio scorso, il presidente della Conferenza episcopale locale, mons. Peter Kaung U-il, aveva scritto un articolo intitolato “Riflessione cristiana sull’energia nucleare”. Nel testo, il presule invitava a ripensare le politiche sull’energia nucleare per abbracciare i criteri dell’ecosostenibilità. In caso di incidenti, infatti, continuava il presule, i costi per il ripristino dell’ecosistema superano di gran lunga i benefici dell’uso del nucleare e la questione più urgente da affrontare resta sempre quella dello smaltimento delle scorie radioattive, la cui conservazione nel sottosuolo causa inquinamento del terreno e delle acque. Infine, mons. Kaung U-il concludeva: “L’ambiente è un dono del Creatore , è di tutti e per questo va rispettato”. (I.P.)

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    Pakistan: a Faisalabad presentati due libri religiosi sul Natale in urdu

    ◊   Tra decorazioni floreali e ghirlande, la diocesi di Faisalabad ha presentato due libri religiosi in urdu, scritti da sacerdoti pakistani, che secondo il vicario generale della diocesi p. Khalid Rasheed Asi sono “utili strumenti per professori che vogliono spiegare ai loro studenti il senso del Natale”. Il primo testo s’intitola “Prastish” (“Culto”) ed è di padre Iftikhar Moon, il secondo “Christmas and Basharat” (“Natale ed evangelizzazione”), di padre Younas Shahzad. Alla presentazione, tenutasi nella chiesa del Santo Rosario di Faisalabad, hanno partecipato sacerdoti, catechisti, suore, insegnanti, studenti e attivisti sociali. In particolare, il libro “Christmas and Basharat” di padre Younas ha suscitato i commenti più positivi. Secondo padre Khalid Rasheed Asi, “con la sua spiritualità, l’autore ha illuminato i lettori. Il libro - riferisce l'agenzia AsiaNews - spiega in modo chiaro che la nascita di Gesù e la Buona novella si concentrano sui poveri, i bisognosi e i peccatori”. Per padre Iftikjar Moon, autore dell’altro testo religioso, il libro di padre Younas “spiega bene l’importanza di alcuni simboli del Natale, come il presepe, l’albero e le stelle. È una bella combinazione di amore, pace ed evangelizzazione: ciò di cui la società di oggi ha urgente bisogno”. Lo stesso padre Younas a proposito del suo libro spiega: “L’ho scritto in un linguaggio molto semplice, per poter raggiungere il maggior numero di persone. Spero che aiuti i lettori a crescere in fede, consapevolezza e saggezza”. (R.P.)

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    Istat: nei prossimi 50 anni calerà dell'11% la forza lavoro in Italia ma triplicheranno gli immigrati

    ◊   Potremmo dire scontata e un tantino sfocata la fotografia scattata dall’Istituto nazionale di statistica sul futuro della popolazione residente in Italia da qui al 2065, quando saranno 61 milioni e 300 mila ad abitare la penisola, con un picco di 63,9 milioni nel 2042. Non molti di più rispetto agli attuali 60 milioni 900 mila ma invecchiati: l’età media salirà infatti da 43,5 nel 2011 al 49,8 nel 2059, per poi fermarsi. Gli ultra 65enni oggi pari al 20,3% della popolazione cresceranno infatti al 32% nel 2043 e resteranno più o meno stabili fino al 2056. Per contro i minori di 15 anni oggi pari al 14% scenderanno al 12,4% nel 2037 per assestarsi fino al 2065, con stime che oscillano però dall’11 al 14%. Stranieri in rilevante aumento: triplicheranno dagli odierni 4 milioni 600 mila ai 14 milioni 100 mila del 2065. Di certo preoccupa il calo dell’11% della popolazione in età lavorativa, tra i 15 e 64 anni: dal 65,7% oggi al minimo del 54,3% nel 2056 per attestarsi al 54,7% nel 2065. Questo vorrà dire che il rapporto di dipendenza tra anziani con più di 65 anni e lavoratori oggi al 30,9% salirà al 59,7% nel 2065. C’è da augurarsi che la politica faccia buon uso di questi dati per pianificare politiche sociali attente ai cambiamenti in atto. (A cura di Roberta Gisotti)

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    24 Ore nel Mondo



    L’Iran minaccia di chiudere lo stretto di Hormuz, crocevia del petrolio, in caso di sanzioni

    ◊   Il crocevia del petrolio verrà sbarrato se nuove sanzioni economiche colpiranno Teheran. L'Iran usa la potente arma commerciale dell'oro nero per intimidire l'Occidente e minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il traffico mondiale del greggio, nel caso in cui, come ritorsione al programma nucleare di Teheran, siano varate nuove sanzioni contro le sue esportazioni petrolifere. L'avvertimento è stato lanciato dal primo vicepresidente iraniano, Mohammad Reza Rahimi. Lo Stretto di Hormuz, che divide l'Iran dall'Oman, nel suo punto più stretto conta solo 6,5 chilometri di mare navigabili e, congiungendo il Golfo Persico al Mar Arabico, rappresenta l'unica via di accesso al mare aperto per i grandi esportatori di petrolio affacciati sul Golfo. Nel 2009, il 33% del greggio trasportato via mare è passato per Hormuz, il 17% del petrolio commerciato complessivamente nel pianeta. E lo stesso avviene per il gas naturale allo stato liquido estratto dal Qatar, Paese leader nel settore. Da qui la certezza che la chiusura di Hormuz innescherebbe un balzo del prezzo dei barili, con ampie ripercussioni sul traffico mondiale del greggio.

    Dopo tre mesi riprende al Cairo il processo a Mubarak
    Riprende oggi al Cairo, dopo tre mesi di interruzione, il processo al deposto presidente egiziano, Hosni Mubarak, giunto in tribunale in ambulanza e trasportato nell'aula con una barella. Mubarak, 83 anni, ammalato da tempo, partecipa come le altre volte alle udienze di un processo che lo vede alla sbarra con l'accusa di aver deliberatamente fatto sparare sulla folla durante le dimostrazioni e la rivolta popolare che hanno portato alle sue dimissioni l'11 febbraio scorso.

    Ancora sangue in Somalia
    Almeno dieci soldati etiopi sono stati uccisi a 30 chilometri dalla base militare di Baladweyne, nella Somalia centrale, da una bomba fatta esplodere a distanza. Intanto i media locali riportano che sono in corso pesanti combattimenti tra i miliziani di al Shabaab e le truppe alleate del Governo federale somalo di transizione e del Kenya nel villaggio di Burgabo, della regione del Basso Giuba, a sud della Somalia. Almeno dieci combattenti del movimento legato ad al Qaeda sono stati uccisi e decine feriti, secondo quanto riferito da Kofi Dahir Mohamed, ufficiale militare del governo somalo per il Basso Giuba. Aerei da guerra kenyani, invece, hanno attaccato una base militare di al Shabaab nella regione di Gedo, uccidendo almeno quattro militanti e ferendone altri sei. L'offensiva aerea ha interessato la zona rurale di Garbaharay, dove i militanti islamici somali addestrano centinaia di nuove reclute, alcune appena poco più che bambini, assoldate nel sud della Somalia.

    Razzo da Gaza in Israele senza danni
    Un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza è caduto stamani in Israele, nel Neghev, senza scoppiare e senza perciò causare vittime e neppure danni, secondo un portavoce della polizia israeliana. Il tiro del razzo è stato preceduto alcune ore prima da due raid dell'aviazione israeliana, che hanno causato almeno un morto e una ventina di feriti. Un portavoce militare ha detto che sono stati colpiti membri del movimento internazionale della jihad islamica, impegnati a preparare un attacco contro Israele partendo dal confine con l'Egitto nel Sinai.

    Attesa per la sorte dei 18 marinai della "Enrico Ievoli Marnavi" sequestrata ieri
    C’è attesa per la sorte dei 18 marinai a bordo della nave italiana "Enrico Ievoli", sequestrata ieri dai pirati somali a largo delle coste dell’Oman. La Farnesina segue da vicino la vicenda e ha avviato contatti immediati con l’equipaggio. È stato chiesto il massimo riserbo. Eugenio Bonanata:

    L’unità di crisi del Ministero degli esteri ha messo a punto le prossime mosse durante una lunga riunione operativa, svoltasi ieri pomeriggio alla presenza dell’armatore napoletano della Marnavi, Domenico Ievoli. Non si conoscono i dettagli del piano ma è chiaro che, come in altri casi del genere, si lavora a stretto contatto con la Marina militare e con le altre strutture statali. Il ministro degli Esteri, Terzi, ha chiesto di mantenere lo stretto riserbo per favorire l’esito positivo del sequestro. Le ultime notizie dalla nave risalgono a ieri, quando il comandante Musumeci è riuscito a parlare telefonicamente con l’armatore. “Stiamo tutti bene”, ha detto, l’imbarcazione è in navigazione verso una località sconosciuta, presumibilmente la Somalia. Stessa meta della "Savinia Caylin", l’altro mercantile italiano che si appresta a tornare in patria dopo sei mesi trascorsi in mano ai pirati. In queste ore, c’è apprensione soprattutto in Sicilia, da dove provengono i sei marinai dell’equipaggio della Ievoli, altri cinque sono ucraini e sette sono indiani.

    Nei primi mesi del 2012 possibili significative privatizzazioni in Grecia
    Il fondo statale greco per le privatizzazioni (Taiped) annuncia di lavorare a pieno ritmo già dal primo trimestre del nuovo anno, in quanto, come riferisce il quotidiano Kathimerini, ha già scelto quali beni dello Stato dovrebbero essere i primi ad essere alienati. Le vendite dell'azienda pubblica del gas (Depa), dell'authority del gas Hellenic Transmission System (Desfa), dell'indutria Hellenic Defense Systems (Eas), dell'azienda delle scommesse sui cavalli (Odie), della compagnia metallurgica e di estrazioni petrolifere Larco e di un piccolo numero di proprietà immobiliari sono quelle che hanno maggiori probabilità di suscitare interesse nei primi mesi del 2012, secondo fonti del Taiped. Le stesse fonti sostengono che l'esito delle privatizzazioni già pronte, così come quelle già avviate, come per l'azienda delle lotterie statali e per il vecchio aeroporto di Elliniko, nei pressi di Atene, dipendono in primo luogo dagli sviluppi della situazione economica in Europa e, in misura minore, dal clima in Grecia.

    Primo voto a favore del parlamento indiano sulla legge anticorruzione
    Approvata dal parlamento indiano la legge per la lotta alla corruzione. Il provvedimento, passato alla Camera bassa, dovrà ora essere vagliato dal Senato. La nuova normativa, proposta dal governo, non ha tuttavia soddisfatto le opposizioni, che la ritengono insufficiente a contrastare il fenomeno della corruzione.

    Ancora contestazioni in Russia per le elezioni legislative
    In Russia, tensioni e discussione politica proseguono dopo le contestate elezioni legislative. Il premier, Vladimir Putin, che intende ricandidarsi alla presidenza, accusa l’opposizione di volere creare solo caos nel Paese, ma la critica al partito di maggioranza è ancora forte e la piazza continua ad essere teatro di forti contestazioni. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LV no. 362

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    Segreteria di redazione: Gloria Fontana, Mara Gentili, Anna Poce e Beatrice Filibeck, con la collaborazione di Vera Viselli.