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Sommario del 22/09/2010

Il Papa e la Santa Sede

  • Il Papa all’udienza generale: la visita nel Regno Unito conferma che l’Europa ha un’anima cristiana. Il commento dell'arcivescovo di Liverpool
  • Mons. Giovanni d'Aniello nominato nunzio apostolico in Thailandia e Cambogia e delegato apostolico in Myanmar e Laos
  • Il 3 ottobre la visita del Papa a Palermo per il raduno regionale delle famiglie e dei giovani
  • La testimonianza dei genitori di Chiara Badano, che sabato prossimo sarà proclamata Beata
  • Mons. Celli sul primo incontro dell'Ucip in Africa: evento storico per la stampa cattolica del continente
  • Mons. Tomasi: la difesa della proprietà intellettuale è un bene che non deve dimenticare i bisogni dei Paesi emergenti
  • Oggi in Primo Piano

  • Emergenza Pakistan, dopo l'Onu anche l'Unicef chiede aiuto per salvare 10 milioni di bambini
  • Il cardinale di Santiago del Cile sul dramma dei 33 minatori intrappolati: la preghiera è il loro conforto
  • La Giornata italiana contro l'usura, per sconfiggere il silenzio in cui prospera un fenomeno che colpisce 600 mila persone
  • Il ruolo del Vaticano negli equilibri europei analizzato nel libro "La Santa Sede alla Conferenza di Helsinki". Intervista con l'autore, Giovanni Barberini
  • Chiesa e SocietÓ

  • India. Giornata per la pace in Orissa tra dialogo interreligioso e timori per la tratta delle donne
  • L’amministratore apostolico di Mogadiscio sulla drammatica situazione in Somalia
  • Cina: nuovo vescovo coadiutore per l’arcidiocesi di Taiyuan nello Shanxi
  • Plenaria dei vescovi tedeschi. Mons. Zollitsch: poco ascoltate le vittime di abusi
  • Vienna: plenaria della Commissione mista per il dialogo tra cattolici e ortodossi
  • Usa: i vescovi chiedono di migliorare la politica fiscale in favore delle famiglie povere
  • El Salvador. I vescovi soddisfatti dalla legge anti-maras: “Uno strumento positivo”
  • Associazioni di solidarietà a sostegno delle donne africane
  • Al via il cammino di Guarigione delle memorie per i Paesi africani feriti dalle guerre
  • Malaysia. Proibita la ricostruzione della chiesa di una piccola comunità evangelica
  • Sul web programma di atenei di vari Paesi per il dialogo interculturale ed interreligioso
  • Terra Santa: celebrata domenica scorsa la festa annuale del santuario di Ortas
  • Domenica la 141.ma spedizione missionaria dei Salesiani
  • Mons. Crociata a Migrantes: “Missionari baluardo dell’accoglienza nel mondo”
  • Gmg Madrid 2011: presentato il ciclo di concerti per il Fondo di solidarietà
  • Spagna: edizione straordinaria della rivista Palabra dedicata alla Chiesa in America
  • A ottobre a Reggio Calabria la 46.ma Settimana sociale dei cattolici italiani
  • Pompei: nuova struttura socio-assistenziale per donne e bambini
  • Forum internazionale sulla stampa a Firenze, dedicato ai Paesi del Medio Oriente
  • 24 Ore nel Mondo

  • Precipita la crisi politico-istituzionale in Somalia: si dimette il primo ministro
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il Papa all’udienza generale: la visita nel Regno Unito conferma che l’Europa ha un’anima cristiana. Il commento dell'arcivescovo di Liverpool

    ◊   Un viaggio storico per ribadire che l’Europa ha un’anima cristiana: è quanto sottolineato dal Papa nell’udienza generale di stamani in Piazza San Pietro, tutta dedicata al recente viaggio apostolico nel Regno Unito. Benedetto XVI ha ripercorso i momenti forti della visita, culminata nella Beatificazione del cardinale John Henry Newman, domenica scorsa a Birmingham. Dal Papa anche un appello in favore del dialogo tra cattolici ed ortodossi, in occasione di un importante incontro a Vienna. Il servizio di Alessandro Gisotti:

    Un viaggio storico, intenso e bellissimo, in cui ho potuto “constatare quanto l’eredità cristiana si ancora forte e tuttora attiva in ogni strato della vita sociale”: Benedetto XVI ha sintetizzato così l’importanza del viaggio apostolico nel Regno Unito. Il Papa ha, inoltre, affermato che la visita “ha segnato una nuova importante fase nella lunga e complessa vicenda delle relazioni” tra popolo britannico e Santa Sede. “Il cuore dei britannici e la loro esistenza – ha osservato – sono aperti alla realtà di Dio e vi sono numerose espressioni di religiosità che questa mia visita ha posto ancora più in evidenza”:

    “Questo viaggio apostolico ha confermato in me una profonda convinzione: le antiche nazioni dell'Europa hanno un'anima cristiana, che costituisce un tutt’uno col 'genio' e la storia dei rispettivi popoli, e la Chiesa non cessa di lavorare per mantenere continuamente desta questa tradizione spirituale e culturale”.

    Il Papa ha ribadito che in questo viaggio ha voluto innanzitutto incoraggiare la comunità cattolica del Paese, parlando anche “al cuore di tutti gli abitanti del Regno Unito, nessuno escluso, della realtà vera dell’uomo, dei suoi bisogni più profondi, del suo destino ultimo”. Il Papa ha quindi ripercorso le tappe fondamentali del suo viaggio, a partire dal primo giorno in Scozia con l’incontro con la Regina Elisabetta ad Edimburgo e la Messa al Bellahouston Park di Glasgow:

    “A quell’assemblea liturgica riunita in attenta e partecipe preghiera, resa ancor più solenne da melodie tradizionali e canti coinvolgenti, ho ricordato l’importanza dell’evangelizzazione della cultura, specialmente nella nostra epoca in cui un pervasivo relativismo minaccia di oscurare l’immutabile verità sulla natura dell’uomo”.

    Ha così rivolto il suo pensiero alle due giornate londinesi, iniziate con il discorso al mondo dell’educazione cattolica, nel quale ha esortato i giovani a “non perseguire obiettivi limitati”, ma a puntare a qualcosa di più grande, “la vera felicità che si trova in Dio”. Il Papa ha anche incontrato i leader della altre religioni. Davvero memorabile poi il discorso a Westminster Hall, rivolto alla società civile e britannica:

    “In quel luogo così prestigioso ho sottolineato che la religione, per i legislatori, non deve rappresentare un problema da risolvere, ma un fattore che contribuisce in modo vitale al cammino storico e al dibattito pubblico della nazione, in particolare nel richiamare l’importanza essenziale del fondamento etico per le scelte nei vari settori della vita sociale”.

    Né il Papa ha mancato di rammentare la celebrazione ecumenica nell’Abbazia di Westminster, un momento “importante nei rapporti tra la Comunità cattolica e la Comunione anglicana”. Quindi, ha rivolto un pensiero speciale ai giovani incontrati al termine della Messa a Westminster Cathedral. “Con la loro presenza carica di entusiasmo ed insieme attenta e tiepida – ha detto – essi hanno dimostrato di voler essere i protagonisti di una nuova stagione di coraggiosa testimonianza, di fattiva solidarietà, di generoso impegno a servizio del Vangelo”. Il Papa ha inoltre ricordato “il momento intenso di commozione e di preghiera” vissuto nell’incontro con alcune vittime di abusi da parte di membri del clero:

    “Poco dopo, ho incontrato anche un gruppo di professionisti e volontari responsabili della protezione dei ragazzi e dei giovani negli ambienti ecclesiali, un aspetto particolarmente importante e presente nell’impegno pastorale della Chiesa. Li ho ringraziati e incoraggiati a continuare il loro lavoro, che si inserisce nella lunga tradizione della Chiesa di cura per il rispetto, l’educazione e la formazione delle nuove generazioni”.

    Benedetto XVI ha infine rammentato il culmine della sua visita nel Regno Unito, la Beatificazione del Cardinale Newman a Birmingham, preceduta dalla Veglia di preghiera ad Hyde Park, “in un’atmosfera di profondo raccoglimento”:

    “Alla moltitudine di fedeli, specialmente giovani, ho voluto riproporre la luminosa figura del Cardinale Newman, intellettuale e credente, il cui messaggio spirituale si può sintetizzare nella testimonianza che la via della coscienza non è chiusura nel proprio “io”, ma è apertura, conversione e obbedienza a Colui che è Via, Verità e Vita”.

    Il Papa ha quindi auspicato che questo “insigne scrittore e poeta”, “sapiente uomo di Dio” sia conosciuto da tutti attraverso i suoi scritti che “conservano ancora una straordinaria attualità”. Dopo la catechesi, nei saluti in italiano, Benedetto XVI ha ricordato che questa settimana si svolge a Vienna la riunione plenaria della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme. Riunione incentrata sul tema del ruolo del Vescovo di Roma nella comunione della Chiesa universale per la quale il Papa ha levato un vibrante appello:

    “L’obbedienza alla volontà del Signore Gesù, e la considerazione delle grandi sfide che oggi si presentano al cristianesimo, ci obbligano ad impegnarci seriamente nella causa del ristabilimento della piena comunione tra le Chiese. Esorto tutti a pregare intensamente per i lavori della Commissione e per un continuo sviluppo e consolidamento della pace e concordia tra i battezzati, affinché possiamo dare al mondo una testimonianza evangelica sempre più autentica”.

    Dunque, il Papa in udienza generale ha ripercorso il memorabile viaggio apostolico nel Regno Unito. Un evento davvero straordinario, come sottolinea l’arcivescovo di Liverpool, mons. Patrick Kelly, raggiunto telefonicamente in Inghilterra da Alessandro Gisotti:

    R. – Io dico meraviglioso, forse anche miracoloso! Sono sicuro che questo successo si può spiegare tutto soltanto con la preghiera. E’ una grazia, veramente, un dono dello Spirito Santo.

    D. – Abbiamo visto un grande entusiasmo, il Papa lo ha ricordato anche all’udienza generale …

    R. - Prima della visita sono uscite tante cose sulla stampa contro la visita, con tante domande difficili e alcuni hanno pensato forse non ci sarà nessuno, ma la gente è venuta fuori: migliaia di persone, una folla grandissima.

    D. – All’udienza generale il Papa ha detto che questa visita nel Regno Unito conferma che l’Europa ha un’anima cristiana …

    R. – Io sono stato impegnato con i convegnisti, con i rappresentanti delle altre confessioni religiose e pensavo: soltanto il Santo Padre può rivolgere un invito per tutta questa gente a venire insieme. Al centro c’era la parola del Santo Padre, Cristo come salvatore di tutti, in un viaggio di dialogo.

    D. - Il Papa ha detto all’udienza che questo viaggio segna una nuova fase per i rapporti tra popolo britannico e Santa Sede. Quali sono le sue aspettative, le sue speranze?

    R. – Penso che abbiamo visto l’importanza di avere valori su cui essere d’accordo alla base di tutte le leggi e le decisioni del governo sia locale sia nazionale, altrimenti non é possibile avere una democrazia forte. Se c’è disintegrazione poi il pericolo è grandissimo. Se si fonda tutto sui valori, invece, abbiamo la speranza per il futuro, per un segno di pace. E la pace, come ha detto tante volte Paolo VI, viene dalla giustizia.

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    Mons. Giovanni d'Aniello nominato nunzio apostolico in Thailandia e Cambogia e delegato apostolico in Myanmar e Laos

    ◊   Benedetto XVI ha nominato nunzio apostolico in Thailandia e Cambogia e delegato apostolico in Myanmar e Laos l’arcivescovo Giovanni d'Aniello, finora nunzio apostolico nella Repubblica Democratica del Congo.

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    Il 3 ottobre la visita del Papa a Palermo per il raduno regionale delle famiglie e dei giovani

    ◊   La Sala Stampa Vaticana ha pubblicato oggi il programma dettagliato della visita pastorale che Benedetto XVI compirà domenica 3 ottobre prossimo a Palermo, in occasione del raduno ecclesiale regionale delle famiglie e dei giovani. Il Papa partirà alle 8.15 in aereo dall’aeroporto di Roma Ciampino e atterrerà circa un’ora dopo allo scalo palermitano “Falcone e Borsellino”. Alle 10 è previsto il saluto alla città al Foro Italico di Palermo, dove alle 10.30 il Pontefice presiederà la Messa conclusa dalla recita dell’Angelus.

    Dopo il pranzo con i vescovi della Sicilia, Benedetto XVI si intratterrà alle 17 con i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i seminaristi nella Cattedrale cittadina, quindi – alle 18 – sarà la volta dell’incontro con i giovani in Piazza Politeama. Conclusi gli appuntamenti, alle 19.15 l’aereo papale ripartirà per Roma-Ciampino, dove l’arrivo è previsto per le 20.45.

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    La testimonianza dei genitori di Chiara Badano, che sabato prossimo sarà proclamata Beata

    ◊   Sono attesi in migliaia da tutto il mondo, soprattutto giovani, al Santuario romano del Divino Amore, dove sabato prossimo sarà celebrata la Beatificazione della Venerabile Serva di Dio, Chiara Badano. Originaria di Sassello in Liguria, dove nasce nel 1971, Chiara riceve un’educazione cristiana. Studentessa e sportiva aderisce al Movimento dei Focolari di Chiara Lubich, nel quale scopre Dio Amore e rinforza la sua scelta di vivere con autenticità il Vangelo. Poi la malattia: un osteosarcoma che la porta, a 19 anni, alla morte. Immediata l’eco della straordinarietà della sua breve esistenza, le conversioni e poi un miracolo riconosciuto dalla Chiesa. La sua storia però comincia in famiglia. Sentiamo al microfono di Benedetta Rinaldi, Teresa e Ruggero Badano, genitori di Chiara:

    R. – Sì, all’epoca desideravamo un figlio e l’abbiamo dovuto aspettare 11 anni, per cui quando Chiara è arrivata c’è parsa subito un dono. L’avevo chiesta alla Madonna in un santuario della nostra diocesi e così è stato. Questa figlia completava la nostra unione. Cresceva bella, sana e ci dava tanta gioia, ma avvertivamo, e questo l’abbiamo avvertito subito, che non era solo figlia nostra, prima di tutto era figlia di Dio. Dovevamo crescerla, rispettandola nella sua libertà.

    D. – Avete mai avuto presentimenti sul fatto che vi sarebbe stato chiesto qualcosa in più?

    R. – Io non ce l’avevo, ma la mia mamma, che era una donna di grandissima fede, via via che Chiara cresceva, ogni tanto mi diceva: “Questa tua figlia non è di questo mondo”.

    D. – Ma quel era il rapporto di Chiara con la religione?

    R. – Questa cosa è venuta gradatamente, perché fin da piccola le insegnavo a pregare e le dicevo che lei aveva due papà: uno lo poteva vedere e l’altro no. A quello, però, poteva comunque chiedere ogni cosa con una confidenza estrema, perché lui l’avrebbe ascoltata.

    D. – Quando, però, i genitori sopravvivono ai propri figli e questo dono come è stato elargito viene tolto...

    R. – Durante tutto questo cammino, Chiara ci ha insegnato come si fa a fare la volontà di Dio, come ha fatto lei, perché non bisogna dire solo sì, quando tutto va bene.

    D. – Signor Ruggero, il fatto di vedere riconosciuto anche dalla Chiesa che sua figlia è Beata, che effetto le fa?

    R. – E’ una cosa troppo grande: come un mistero che ci prende dentro tutti, ma che fino ad un certo punto riesco a capire. Noi abbiamo vissuto in una dimensione, come se fossimo su un aereo. Io ero lì con Maria Teresa e Chiara e vedevo la malattia, il dolore, la paralisi alle gambe. Erano laggiù, non ci toccavano, ma questo non è stato merito nostro.

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    Mons. Celli sul primo incontro dell'Ucip in Africa: evento storico per la stampa cattolica del continente

    ◊   “I media al servizio della pace, della giustizia e del buon governo in un mondo di disuguaglianze e povertà”: ha avuto questo titolo il Congresso mondiale dell’Unione internazionale della stampa cattolica (Ucip), tenutosi la scorsa settimana a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. Professionalità in rapporto all’impegno cristiano è stato uno dei binari di confronto del raduno, che ha visto molti esperti di ogni parte del mondo. Ma il primo dato da rilevare, spiega alla Radio Vaticana l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, è che per la prima volta un appuntamento di questo tipo si sia svolto nel continente africano. L’intervista al presule è di Lydia O’Kane, della redazione inglese della nostra emittente:

    R. – E’ certamente di una grande importanza, perché è la prima volta che in un Paese africana ha luogo un Congresso mondiale dell’Ucip: il Congresso ha giocato un ruolo importantissimo perché secondo me la prima cosa significativa è che si è fatto il Congresso, al di là dei possibili risultati. Si è dato un segnale profondo, stimolante a tutta la realtà africana.

    D. – Un incontro positivo, dunque: perché, secondo lei?

    R. – Perché, per la prima volta, ha visto riuniti rappresentanti della stampa e della stampa cattolica africana, e li ha visti discutere su varie problematiche. E questo per me è veramente il primo elemento che va sottolineato, perché l’Africa innegabilmente ancora ha delle difficoltà ad affrontare la grande, complessa problematica della stampa e della stampa cattolica. Tutti erano consapevoli del significato “storico” di questo Congresso, perché marcherà senza dubbio una tappa positiva nello sviluppo della stampa e della stampa cattolica in Africa.

    D. – Recentemente, si sono riunite a Nairobi alcune agenzie di stampa cattolica legate a varie Congregazioni missionarie. Durante questa riunione, è stata presa un’importante decisione…

    R. – E’ stata presa la decisione – che io ritengo, anche questa, storica – di pervenire nel giro di pochi mesi ad una agenzia di stampa cattolica africana, perché fino adesso l’Africa con i suoi problemi, con le sue questioni, è conosciuta in Europa e nel mondo attraverso le grandi agenzie di stampa europee o americane. Il che vuol dire che l’Africa veniva letta nelle sue problematiche, nelle sue movenze, nelle sue tensioni di sviluppo attraverso gli occhi di giornalisti europei o americani, ma mai da occhi africani. Questa nuova agenzia, un domani, favorirà un approfondimento, una conoscenza, una lettura di tutte le movenze di sviluppo africano attraverso occhi africani.

    D. – Tornando al convegno dell’Ucip, qual è il messaggio che ha lanciato?

    R. – Lo stesso presidente della Repubblica del Burkina Faso è venuto per partecipare all’apertura del Congresso, e c'erano le massime autorità politiche e religiose. Era presente anche tutta la Conferenza episcopale e questo è stato certamente un messaggio lanciato non solo al Burkina Faso, ma un messaggio lanciato a tutta l’Africa. Il che vuol dire che le autorità civili e religiose del Paese erano convinte del significato, della valenza storica del Congresso stesso. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Mons. Tomasi: la difesa della proprietà intellettuale è un bene che non deve dimenticare i bisogni dei Paesi emergenti

    ◊   Difendere la proprietà intellettuale rientra nel novero della tutela dei diritti umani sanciti dalla Dichiarazione Universale delle Nazioni Unite e consente il progresso di una civiltà. Ma perché ciò produca un reale benessere, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, occorre che le tali norme di tutela siano modulate su regimi di equità. Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all’Onu di Ginevra. Il presule è intervenuto all’Assemblea generale dell’Organizzazione mondiale della Proprietà intellettuale. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    L’autore di un’opera letteraria, scientifica, artistica ha diritto a veder difesa da apposite leggi la sua creazione, così come a trarne una ricompensa morale e/o economica. Tale creazione diventa un contributo allo sviluppo culturale del suo Paese, di un continente, talvolta dell’intera umanità. Ma come si declina questo diritto quando a essere interessati sono i Paesi in via di sviluppo? In questo caso, la difesa della proprietà intellettuale va calibrata sulle situazioni contingenti di quei Paesi per evitare che il previsto vantaggio non si trasformi in un boomerang a causa di leggi troppo severe o mal concepite. Su questo argomento ha ruotato l’intervento di mons. Silvano Maria Tomasi alla 48.ma serie di incontri promossi dall’Assemblea generale dell’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale.

    Gli economisti, ha rilevato, “riconoscono diversi meccanismi attraverso i quali diritti di proprietà intellettuale (DPI), possono stimolare lo sviluppo economico”. Ma i riscontri di tale progresso, ha proseguito, sono finora “frammentati e un po’ contraddittori”. Un “sistema forte di protezione – ha osservato mons. Tomasi – potrebbe aumentare ma anche limitare la crescita economica”, a seconda degli ambiti in cui questa tutela viene applicata. “Infatti – è stata la valutazione dell’osservatore vaticano – le economie in via di sviluppo potrebbero subire delle perdite nette di benessere nel breve periodo, perché molti dei costi della protezione potrebbero emergere prima della dinamica dei benefici”. Ecco perché, ha soggiunto, spesso è “difficile organizzare una convergenza di interessi a favore della riforma della proprietà intellettuale nei Paesi in via di sviluppo”.

    L'adozione, in questi contesti, di forti diritti di proprietà intellettuale è spesso difesa da chi sostiene – ha ricordato il presule – che questa riforma attrarrà nuovi significativi flussi di tecnologia, un fiorire di innovazioni locali e dell’industria culturale, e una più rapida riduzione del divario tecnologico tra Paesi in via di sviluppo e Paesi sviluppati. Tuttavia, va riconosciuto che è altamente improbabile che il miglioramento del diritto alla proprietà intellettuale produca di per sé tali benefici”. E questo perché, ha affermato mons. Tomasi, “l'aumento dei benefici derivanti da diritti di proprietà intellettuale nei Paesi dipende dalla loro capacità di assorbire e sviluppare tecnologie e nuovi prodotti”.

    Sono dunque tre, per il rappresentante vaticano, le questioni “fondamentali” da tenere presenti. Primo, favorire la formazione scolastica secondaria e universitaria perché è dimostrato, ha detto, che “la capacità di adattarsi alle nuove tecnologie per usi industriali a livello locale viene migliorata se essa si unisce a livelli elevati di istruzione e a un adeguato capitale umano qualificato”. Secondo, non va dimenticato che “l'assorbimento di tecnologie straniere per l’aumento della produttività dipende dalle performance di ricerca e sviluppo delle imprese locali”. E ciò vuol dire che va promossa “un’efficace politica tecnologica” – tramite conferenze e partenariati – che miri all’ammodernamento tecnico nelle imprese nazionali e, in un orizzonte più ampio, al progresso dei mercati finanziari perché i Paesi emergenti siano in grado di gestire “i significativi rischi connessi con lo sviluppo della tecnologia”. Terzo, considerare che in molti Paesi “un problema rilevante è l'incapacità degli enti di ricerca di portare le loro invenzioni sul mercato, in modo utile”. Di conseguenza, ha concluso mons. Tomasi, un più severo diritto alla proprietà intellettuale non solo sarebbe di aiuto in questo contesto, ma lo sarebbe anche per i contratti di sviluppo tra istituti e imprese, favorendo “una maggiore flessibilità per i ricercatori a formare nuove occasioni di business”.

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    Oggi in Primo Piano



    Emergenza Pakistan, dopo l'Onu anche l'Unicef chiede aiuto per salvare 10 milioni di bambini

    ◊   Oltre 10 milioni di bambini sono stati colpiti dalle inondazioni in Pakistan. L’Unicef, in un nuovo Rapporto pubblicato ieri, rivede al rialzo la cifra necessaria a coprire gli interventi e alla comunità internazionale chiede 252,3 milioni di dollari. Ad oggi, la carenza segnalata dall’organizzazione è pari a 160,8 milioni di dollari. L’operazione umanitaria dell'Unicef si concentra sui settori dell'acqua e dell'igiene, della nutrizione, della salute, dell'istruzione e protezione dell'infanzia. Ha garantito vaccinazioni contro la polio e il morbillo a circa un milione di bambini. Molto c’è ancora da fare, ed è possibile aiutare anche online, attraverso il sito dell’organizzazione. Roberto Salvan, direttore di Unicef-Italia, intervistato da Francesca Sabatinelli:

    R. - Sul terreno i problemi, le necessità e i bisogni sono emersi con tutta la loro durezza e difficoltà. In queste inondazioni sono stati coinvolti oltre 20 milioni di persone e almeno il 50 per cento di loro sono bambini e adolescenti. Attraverso questo nuovo piano dell’intervento, si è anche allungato il periodo e, quindi, lavoreremo fino al luglio 2011 con le risorse che raccoglieremo in questo periodo.

    D. - Roberto Salvan, purtroppo accanto a questa immane tragedia, che si sta rivelando sempre più grave di giorno in giorno, c’è stata invece una disattenzione - e questo lo abbiamo detto fin dall’inizio - e continua ad esserci della comunità internazionale: forse perché le cifre delle vittime non sono state così importanti sin da subito?

    R. - Probabilmente, questa è la ragione. Ha colpito molto di più lo tsunami e il terremoto di Haiti, dove la quantità di persone coinvolte era notevolmente inferiore, perché le vittime sono poche migliaia. Dobbiamo ricordare che questa parte del mondo è abituata ai monsoni, all’acqua ed era perciò anche abbastanza preparati all’arrivo di queste piogge battenti e devastanti. Il problema è che un quinto del Pakistan è stato totalmente sommerso per settimane, alcune aree hanno ancora una forte presenza di acqua, e sono stati portati via interi raccolti. Il fatto che manchi il cibo - e in previsione mancherà per almeno 6-10 mesi, proprio perché i raccolti dovranno essere riseminati e dovranno crescere - dà la dimensione del problema. Un problema di assistenza per 20 milioni di persone delle quali la comunità internazionale si deve far carico. Il Pakistan è poi, purtroppo, in un punto "caldo" della realtà mondiale, dove ci sono conflitti e tensioni di tipo politico e di tipo religioso.

    D. - Salvan, quali sono le cose che più vi preoccupano? Cos’è che avete timore di non riuscire ad arginare?

    R. - Il rischio di infezioni e che ci siano - così come ci sono stati - dei casi di colera, che possa poi diffondersi per la carenza di igiene. Sono fondamentali la vaccinazione, la potabilizzazione dell’acqua e l’installazione, nei punti e nei luoghi dove le famiglie si concentrano, di servizi igienici, perché altrimenti le infezioni rischiano di diventare un problema grave. Ma soprattutto, è necessario il ritorno alla normalità per i bambini. Quando si parla di 10 milioni di bambini che, in qualche modo, stanno perdendo la scuola e non hanno la possibilità di ritornare alla vita normale, questo diventerà - se non si interverrà rapidamente anche sul terreno educativo - un problema che si trascinerà poi nel tempo. La protezione e l’istruzione diventeranno fra 3-4 mesi le priorità dell’Unicef, affinché tutti i bambini possano davvero tornare alle scuole. Le scuole sono ora usate come rifugio e, quindi, non sono assolutamente funzionanti.

    Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha chiesto nei giorni scorsi una “risposta urgente” della comunità internazionale per il Pakistan, devastato dalle alluvioni di luglio. Venerdì l’Onu aveva già lanciato un appello per 2 miliardi di dollari di aiuti per il Paese asiatico. Tra le organizzazioni impegnate sul campo, Medici senza frontiere. Debora Donnini ha raggiunto telefonicamente Pierluigi Testa, capo-missione di Msf in Pakistan:

    R. – Penso che quello che dobbiamo fare adesso è di continuare ad aiutare la struttura sanitaria, il Ministero della salute pubblica, e quindi tutte queste strutture sanitarie, che prima erano inondate completamente dall’acqua e che ora hanno bisogno di un supporto maggiore. Dobbiamo reclutare lo staff anche a livello locale, per poter assicurare una copertura in ambito sanitario più globale. Adesso, abbiamo in corso un’epidemia dovuta a malnutrizione. Il nostro progetto gira intorno a 1100 bambini malnutriti, che sono giornalmente presi a carico dai nostri medici.

    D. – Qual è l’impegno, anche a livello numerico di Medici senza frontiere in Pakistan?

    R. – Noi siamo siamo al livello di un milione di litri di acqua potabile distribuita al giorno, 60 mila kit distribuiti alle famiglie. Quando parlo di kit si intende sapone, salviette per potersi asciugare, spazzolini da denti, dei pezzi di plastica per poter avere un tetto con cui coprirsi, semplici bidoni per poter conservare l’acqua che noi distribuiamo. Sono queste le esigenze base che noi vediamo, insieme all’acqua potabile, per evitare contaminazione di malattie diarreiche. Adesso, sempre di più, stiamo avendo problemi con donne incinte, che stanno venendo da noi perché le strutture sanitarie non funzionano.

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    Il cardinale di Santiago del Cile sul dramma dei 33 minatori intrappolati: la preghiera è il loro conforto

    ◊   In Cile, si sono concluse le prime due fasi delle operazioni di salvataggio dei 33 minatori imprigionati nella miniera di San José dal 5 agosto. E’ in funzione ora la terza trivella, che aprirà un canale al ritmo di circa 30 metri al giorno. Il ministro delle Attività minerarie, Golborne, ha reso noto che potrebbero essere tratti in salvo entro novembre. Il via alla nuova fase dei soccorsi è stato dato in questi giorni dal presidente, Sebastián Piñera, che ha parlato con i minatori e ha incontrato i loro familiari. Ma in che modo il Paese e la Chiesa cilena stanno vivendo queste settimane così difficili? Linda Giannattasio lo ha chiesto all’arcivescovo di Santiago del Cile, il cardinale Francisco Javier Errázuriz Ossa:

    R. - Tutti i giorni preghiamo per loro. Nella preghiera dei fedeli, in tutte le Messe, si prega per loro. Tutto il Paese sta seguendo quello che accade all’interno della miniera e, grazie a Dio, i lavoratori imprigionati stanno bene, e non soltanto per quanto riguarda la salute ma anche dal punto di vista spirituale. Fin dall’inizio, quando non avevano ancora un contatto con l’esterno, i minatori hanno suddiviso la giornata in diverse parti e una parte era dedicata proprio alla preghiera: la fede ha rappresentato per loro il vero sostegno, assieme all’amore per la propria famiglia. E’ stato per noi incredibile vedere come abbiano festeggiato il giorno dell’anniversario dell’indipendenza del nostro Paese - 200 anni, quest’anno - ballando, cantando, sventolando la bandiera del Cile e con animo molto festoso.

    D. - A più di un mese, da quando cioè questi minatori sono rimasti intrappolati, come stanno vivendo i loro familiari?

    R. - I familiari sono fuori, sopra la miniera. Tutti i giorni sono qui, insieme anche con i sacerdoti. C’è un momento di preghiera la sera ed è veramente commovente come lo spirito della fede riesca a portare avanti questa speranza.

    D. - Quali sono, in questo momento, le vostre maggiori preoccupazioni e le vostre speranze?

    R. - Grazie a Dio non abbiamo tante preoccupazioni. E’ chiaro che non possiamo sapere con certezza se qualcuno un giorno si ammalerà. Finora, però, stanno bene, senza angosce e con animo veramente fiducioso per un loro ritorno alla libertà. La solidarietà, la fede, la forza spirituale di ciascuno di questi lavoratori è veramente una cosa straordinaria.

    D. - State avvertendo anche la solidarietà internazionale: tutto il mondo si sta mobilitando per questo caso...

    R. - E’ un appoggio veramente straordinario e solidale, quello che abbiamo ricevuto da tutto il mondo. Straordinarie le parole del Santo Padre, la domenica successiva alla notizia, una volta stabilito un contatto con loro, e l’invio di una corona per ciascuno di loro per pregare in queste settimane, che io ho portato personalmente alla miniera lo scorso 2 settembre.

    D. - Eminenza, c’è un appello che si sente di lanciare o una testimonianza che vuole lasciare?

    R. - Vorrei soprattutto ringraziare, perché la preghiera è per noi così importante. Quando si sa che tutta la Chiesa sta pregando per queste persone, questo è per noi di grande importanza. C’è una testimonianza veramente bella, perché il Paese sta cercando di fare tutto il possibile per riuscire a salvare queste 33 vite. E’ una cosa straordinaria.

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    La Giornata italiana contro l'usura, per sconfiggere il silenzio in cui prospera un fenomeno che colpisce 600 mila persone

    ◊   E’ in aumento l'allarme usura in Italia. Si aggira intorno ai 20 miliardi di euro il tributo pagato dai commercianti ogni anno, 600 mila le vittime, compresi imprenditori e artigiani, 53 le imprese costrette a chiudere ogni giorno. Questi alcuni dati presentati ieri a Roma in occasione del "No usura day" promosso da Sos impresa-Confesercenti. In crescita l’usura gestita dalla criminalità organizzata, mentre a diminuire in maniera sistematica e inarrestabile è il numero delle denunce. Adriana Masotti ne ha parlato con Lino Busà, presidente di S.O.S.Impresa:

    R. - Certamente sospinta dalla crisi economica, l’usura cresce e cresce nel silenzio. E’ per questo che abbiamo organizzato questo “No usura day”, proprio per richiamare l’attenzione su un reato particolarmente odioso, anche per dire che l’usura di oggi è un qualcosa di diverso dall’usura di qualche anno fa. L’usura è diventata business per le organizzazioni criminali, che sono soprattutto interessate a questo mercato per riuscire ad impossessarsi di beni ed aziende, che permettono poi di riciclare i loro denari. L’usura è anche oggetto, però, di molte reti di persone, professionisti e funzionari in giacca e cravatta, che si annidano nei tribunali delle esecuzioni, nelle aste fallimentari ed anche loro più che lucrare sugli interessi sono interessati ad impossessarsi dei bei e delle aziende.

    D. - Come mai le denunce invece di crescere diminuiscono?

    R. - L’usura non viene denunciata, anzitutto, per paura, per vergogna ed anche perché non sono ancora in campo strumenti che aiutino nella fase di inserimento, nell’economia e nella società le persone vittime di usura, quasi che un percorso di collaborazione sia non utile a liberarsi del tutto da questo tipo di fenomeno. L’aiuto economico è importante soprattutto se tempestivo: anche questo di per sé non è sufficiente, se non viene accompagnato al reinserimento sociale delle vittime.

    D. - Le Regioni più coinvolte sono la Campania, il Lazio e la Sicilia…

    R. - Sì, la Campania, il Lazio e la Sicilia. L’usura è però un reato che va da Ragusa a Bolzano. Seppure in forme diverse e in una dimensione più criminale al Sud e una dimensione più da “colletti bianchi” al Nord, ma è presente in tutta Italia.

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    Il ruolo del Vaticano negli equilibri europei analizzato nel libro "La Santa Sede alla Conferenza di Helsinki". Intervista con l'autore, Giovanni Barberini

    ◊   “La Santa Sede alla Conferenza di Helsinki”: è il titolo del libro del prof. Giovanni Barberini, giurista esperto di diritto ecclesiastico e di relazioni internazionali. Il volume, edito da Cantagalli, sarà presentato oggi pomeriggio all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, presenti il cardinale Achille Silvestrini, l’ambasciatore Paolo Pucci e il prof. Francesco Margiotta Broglio. Roberta Gisotti ha chiesto all’autore quale sia stato il ruolo della diplomazia vaticana, in piena Guerra fredda, per la riuscita degli accordi di Helsinki, che diedero vita all’attuale organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce):

    R. – Fu un ruolo che io ritengo molto, molto importante, almeno per due motivi: prima di tutto, perché la Santa Sede – allora governata da quel grande uomo di Stato che era Paolo VI con il suo collaboratore, il grandissimo diplomatico mons. Casaroli – seppe inserirsi sulla scena internazionale in un momento particolarmente difficile e delicato. In ciò, devo dire, anche sotto la pressione – può sembrare strano – dell’allora Unione Sovietica, che aveva intravisto, era convinta del ruolo che avrebbe potuto giocare la Santa Sede nelle relazioni internazionali, per la distensione e per la pace. L’altra questione che va sottolineata è la formulazione di quello che è passato alla storia come il settimo principio del decalogo di Helsinki: cioè, la libertà di pensiero, di coscienza, di religione, che fu una rivendicazione non di carattere generale o meno che meno in favore della fede cattolica, ma costituì la base ideologica per tutti i movimenti di dissenso che poi portarono gradualmente alla caduta dei regimi comunisti.

    D. – Passiamo all’Osce di oggi, che resta la più vasta organizzazione regionale per la sicurezza. Ma quale importanza riveste, nell’attuale scacchiere internazionale? Qualcuno dice anche che sia un organismo superato …

    R. – Io ritengo che, come molte organizzazioni internazionali, anche l’Osce stia passando un momento non vogliamo dire di crisi, ma di trasformazione, come lo sta passando la Nato: la stessa Unione Europea ha problemi, il Consiglio d’Europa pure. Non mi meraviglio allora che anche l’Osce stenti a trovare il suo ruolo. E’ chiaro che questo ruolo, oggi, deve essere trovato coordinandosi con le altre organizzazioni internazionali, in particolare con la Nato. Perché la sicurezza non può essere più affidata soltanto alla Nato, ma deve abbracciare anche uno scacchiere che va ben al di là dei confini della Nato: si pensi agli Stati dell’Asia centrale, per esempio.

    D. – Professore, il ruolo dell’Osce è forse anche offuscato da altri organismi di maggiore interesse economico: non crede che oggi viviamo tempi di sbilanciato asservimento della politica all’economia?

    R. – Certamente. Però, non dimentichiamo una cosa: stante il complesso delle relazioni economiche e i problemi di carattere finanziario che stringono il mondo intero – e l’abbiamo visto recentemente – è anche vero che gli Stati, soprattutto gli Stati europei, questa enorme massa di Stati europei, compresi poi gli Stati Uniti e il Canada, non può fare a meno di un sistema di sicurezza che sia globale e che consenta anche relazioni economiche e finanziarie, più pacifiche, più equilibrate. Quindi, le due cose – l’aspetto economico e l’aspetto della sicurezza politico-militare – non sono in contraddizione ma devono essere coordinate.

    D. – Professore, un concetto di sicurezza basato su principi etici?

    R. – Certamente. E qui, se mi permette, mi rifaccio a quello che ha sempre detto e insegnato il grande collaboratore di Paolo VI, mons. Casaroli. Allora la pace si reggeva sull’equilibrio del terrore e più o meno ha funzionato, perché ha impedito che scoppiasse la terza guerra mondiale. Però, io penso che oggi non sia più un problema di equilibrio, inteso come 50 anni fa, ma sia un problema di equilibrio ragionato, rispettoso l’uno dell’altro. E in particolare, si tratta di trovare un equilibrio tra le varie aree che compongono questo immenso mondo "europeo", che ormai va dall’Iran, praticamente, fino agli Stati Uniti d’America.

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    Chiesa e SocietÓ



    India. Giornata per la pace in Orissa tra dialogo interreligioso e timori per la tratta delle donne

    ◊   Attività comuni ai membri di varie confessioni per promuovere il dialogo interreligioso e l’armonia tra le popolazioni di religione diversa, soprattutto tra cristiani e indù: sono state queste le iniziative intraprese dalla Chiesa dell’Orissa, in India, per la Giornata internazionale per la Pace, che è stata celebrata ieri. “La Chiesa sta compiendo tutti gli sforzi necessari per eliminare la diffidenza e la paura tra le persone”, ha detto l’arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, mons. Raphael Cheenath, ad AsiaNews. L’impegno della Chiesa locale per costruire la pace arriva a due anni di distanza dai pogrom anticristiani, che, tra il dicembre 2007 e l’agosto 2008, hanno causato la morte di 93 persone; la fuga di 50mila altre, alcune delle quali vivono in campi profughi, altre, tornate nelle loro case, sono state costrette con la forza a convertirsi all’induismo; la distruzione di 6500 case, 350 chiese e 45 scuole. A tutt’oggi, la maggior parte dei responsabili è impunita e al processo molti testimoni sono stati messi a tacere con violenza e minacce. Così, ieri, le parrocchie di Kandhamal, il distretto principale dello Stato dell’Orissa, hanno organizzato attività all’aperto comunitarie, seminari, momenti di gioco e di sport. “Stiamo cercando di collaborare con tutti quei settori della società che desiderano lavorare per la pace – ha detto il supervisore per la Chiesa del processo di pace a Kandhamal, padre Bijaya Kumar – al momento è il nostro principale obiettivo”. Ma i pogrom hanno lasciato in Orissa una dura eredità: quella della tratta di giovani donne, che coinvolge, soprattutto, ragazze cristiane, come denuncia sempre mons. Raphael Cheenath alla Fides. Il presule assicura l’impegno della Chiesa locale nel contrasto a questo odioso fenomeno e nella protezione di queste giovani vite, attraverso la Commissione diocesana per le donne: una équipe di quattro volontari guidata da suor Justine Senapai, che sta collaborando attivamente con le ong locali. (R.B.)

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    L’amministratore apostolico di Mogadiscio sulla drammatica situazione in Somalia

    ◊   “Se la comunità internazionale abbandonasse la leadership e la popolazione somala di fronte alle proprie responsabilità vi potrebbe essere un momento di chiarificazione, non vi sarebbe più l’alibi delle interferenze straniere e i somali sarebbero costretti a elaborare una politica seria per uscire finalmente dalla crisi”. È molto critico mons. Giorgio Bertin, amministratore apostolico di Mogadiscio e contemporaneamente vescovo di Gibuti, nel suo colloquio con l’agenzia Fides, sulla situazione che si è venuta a creare nel Paese del Corno d’Africa. Ieri, le dimissioni del Primo ministro Omar Abdirashid, che seguono mesi di tensione tra le più alte cariche dello Stato, iniziate a maggio, quando il presidente Ahmed aveva annunciato che avrebbe designato un nuovo premier, dopo che il governo di transizione nazionale era stato battuto in Parlamento su un voto di fiducia. Quel voto, definito da Sharmarke “incostituzionale”, e le altre divergenze hanno portato all’esautorazione del presidente della Camera. “Le ambizioni personali e le rivalità per il controllo delle risorse donate dalla comunità internazionale sono al fondamento delle dimissioni del Primo ministro”, ha ammonito il presule, secondo il quale, ora, il rischio maggiore per la Somalia sta nel fondamentalismo islamico, che potrebbe estendersi ai Paesi vicini, e nella possibilità di una guerra civile tra i vari gruppi. Dalla sua posizione di osservatore interno, mons. Bertin delinea i possibili scenari futuri: una divisione interna tra gli Shabab, scontri tra questi e l’altro gruppo di integralisti, Hizbollah. Mentre i primi sembrano essere un movimento inter-clanico, gli altri sono legati solo ad alcuni clan somali. “Potrebbe però anche prevalere il desiderio di pace della popolazione – conclude il vescovo – che sarebbe disposta ad accettare anche limitazioni della libertà pur di ritrovare la serenità e un regime in grado di garantire un minimo di sicurezza e di ordine”. (R.B.)

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    Cina: nuovo vescovo coadiutore per l’arcidiocesi di Taiyuan nello Shanxi

    ◊   Giovedì scorso, nella chiesa cattedrale dell’Immacolata Concezione, ha avuto luogo la consacrazione episcopale di mons. Paolo Meng Ningyou, quale coadiutore di Taiyuan. Il presule appartiene al clero diocesano e ha 47 anni e 19 di sacerdozio. La sua nomina era stata approvata dalla Santa Sede per l’ufficio di vescovo coadiutore di Taiyuan. Le autorità cinesi hanno permesso la sua ordinazione. La solenne liturgia è stata presieduta da mons. Silvestro Li Jiantang, ottantaquattrenne vescovo diocesano di Taiyuan, coadiuvato da mons. Giovanni Huo Cheng di Fenyang, mons. Giuseppe Li Jing di Ningsia, mons. Giovanni Battista Wang Jin di Yuci e mons. Paolo Meng Qinglu di Hohot; tutti presuli in comunione con il Santo Padre e riconosciuti dal governo cinese. Alla cerimonia hanno partecipato almeno 120 sacerdoti, provenienti da varie province e municipalità (Shanxi, Hunan, Hebei, Henan, Pechino e Shanghai), e oltre 5mila fedeli, sistemati all’interno della cattedrale e nel cortile adiacente. Mons. Meng è nato nel 1963 a Taiyuan. Entrato nel seminario minore nel 1984, è passato poi in quello maggiore dello Shanxi e nel seminario nazionale di Pechino. Ordinato sacerdote il 30 giugno 1991, per un periodo di tempo ha insegnato nel seminario nazionale. Fra il 1994 e il 1996 ha preso parte a delegazioni cinesi che hanno visitato l’Europa, Hong Kong, la Corea e Taiwan. Nel 1999 è stato inviato a studiare in Irlanda e, nel 2003, all’Università di Lovanio (Belgio); al rientro in Cina nel 2004, ha continuato l’insegnamento nel seminario nazionale. Nel 2006 è stato nominato vicario generale di Taiyuan e parroco della cattedrale. L’arcidiocesi di Taiyuan conta, attualmente, più di 100.000 fedeli, in prevalenza contadini od operai. Vi sono una sessantina di sacerdoti e un centinaio di religiose, alcuni dispensari e un centro sociale. Mons. Meng ha chiesto a tutti i sacerdoti di essere uniti fra loro e ha promesso di impegnarsi a governare la diocesi in comunione con la Chiesa universale. Il presule spera di sviluppare fra la popolazione l’interesse per la fede e la religione. La comunità diocesana ha affidato mons. Meng alla protezione materna della Vergine Maria, che è particolarmente venerata nei due Santuari locali, visitati ogni anno da pellegrini delle diocesi limitrofe. (R.P.)

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    Plenaria dei vescovi tedeschi. Mons. Zollitsch: poco ascoltate le vittime di abusi

    ◊   Si è aperta lunedì e si chiuderà domani l’assemblea plenaria della Conferenza episcopale tedesca a Fulda. Il tema principale dell’incontro è lo scandalo degli abusi che “ha causato una perdita consistente di fiducia nella Chiesa”, ha detto il presidente, mons. Robert Zollitsch. Così, al centro della riflessione, c’è l’individuazione di una migliore prevenzione degli abusi. “Abbiamo ascoltato troppo poco le vittime – ha detto il presule, le cui parole sono state riferite dal Sir – giudicato male gli errori e orientato troppo spesso le nostre azioni a ottenere che la reputazione della Chiesa rimanesse intatta”. Il presidente della Conferenza episcopale ha, inoltre, posto l’accento sul dialogo sul futuro corso della Chiesa: “Il nuovo inizio che cerchiamo parte da noi stessi”, ha detto mons. Zollitsch che ha incoraggiato verso un “ampio processo di riflessione, l’immagine del sacerdote, la svolta nelle comunità, la responsabilità dei laici, così come il linguaggio dell’annuncio e questioni relative a famiglia, relazioni e sessualità”. Infine, pur avendo rilevato alcune ambiguità da parte dei media, il presidente dei vescovi ha respinto l’ipotesi che lo scandalo sia stato fomentato dai media o dagli oppositori della Chiesa per indebolirla. (R.B.)

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    Vienna: plenaria della Commissione mista per il dialogo tra cattolici e ortodossi

    ◊   Grazie all’ospitalità dell’arcivescovo di Vienna, cardinale Cristoph Schönborn, la Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa, lunedì è tornata a riunirsi nella capitale austriaca. La XII assemblea plenaria è interamente dedicata allo studio del ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa del primo millennio. La Commissione, composta da due rappresentanti per ognuna delle due Chiese ortodosse autocefale e da altrettanti membri cattolici, è guidata dall’arcivescovo Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’unità dei cristiani e dal metropolita di Pergamo, Ioannis Zizioulas, del Patriarcato ecumenico. Il primato petrino nella Chiesa universale è il tema centrale della nuova fase di dialogo tra cattolici e ortodossi dopo che, nella sessione plenaria di Ravenna nel 2007, entrambi concordarono, come riportato nel documento finale, sul fatto che Roma “in quanto Chiesa che presiede nella carità, occupava il primo posto nella taxis e che il vescovo di Roma era pertanto il ‘protos’, cioè il primo, tra i patriarchi”. Resta da studiare, invece, in modo più approfondito, la questione del ruolo del vescovo di Roma nella comunione di tutte le Chiese. Per quest’assemblea la Commissione mista ha elaborato una scaletta che si concentrerà sul primo millennio, quando i cristiani d’Oriente e Occidente erano uniti e già dal 2008 due sottocommissioni, una in lingua inglese e una in lingua francese, sono al lavoro su questo tema. Nell’esame della funzione specifica del vescovo della “prima sede” nel corso del primo millennio, si cercherà una lettura comune dei fatti storici e delle testimonianze relative al tema in oggetto, per giungere a un’interpretazione condivisa. La plenaria si concluderà lunedì 27 settembre. (R.B.)

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    Usa: i vescovi chiedono di migliorare la politica fiscale in favore delle famiglie povere

    ◊   La Conferenza episcopale degli Stati Uniti, tramite mons. William Murphy, vescovo di Rockville centre, New York, presidente del Comitato sulla giustizia sociale e lo sviluppo umano, chiede al Congresso Usa di “dare attenzione prioritaria alle famiglie lavoratrici povere e ai loro figli nell’attuale dibattito sulla politica fiscale”. Mons. Murphy - riferisce l'agenzia Sir - ha scritto una lettera al Congresso in data 20 settembre, chiedendo ai congressisti che “mantengano e migliorino” la “Child tax credit”, ossia il credito su ogni figlio a carico. “Nella nostra nazione la povertà è in aumento”, afferma mons. Murphy, facendo notare che ogni politica fiscale “può migliorare o peggiorare questa sfida morale”. Il vescovo ricorda le cifre recenti fornite dall’Ufficio statistiche Usa (U.S. Census bureau), che registra, nel 2009, circa 46,3 milioni di poveri. Le modifiche introdotte in merito a questa tassa “potrebbero portare sotto la soglia di povertà circa 3 milioni di bambini”. A seconda delle decisioni del Congresso, precisa mons. Murphy, “questi lavoratori vulnerabili e i loro figli rischiano di stare peggio di prima. I principi etici condivisi da tutti noi statunitensi – conclude – ci portano a riconoscere che abbiamo la responsabilità sociale e civica di aiutare queste famiglie e i loro figli”. (R.P.)

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    El Salvador. I vescovi soddisfatti dalla legge anti-maras: “Uno strumento positivo”

    ◊   "La Chiesa salvadoregna ritiene che la legge che mette al bando le famigerate ‘maras’, cioè le bande giovanili metropolitane che hanno fatto della violenza un modo di vivere, entrata in vigore domenica, sia “uno strumento positivo". Così l’ha definita l'arcivescovo di San Salvador, mons. Luis Escobar Alas. "Nessuno di noi può anticipare il futuro di questa legge né tantomeno possiamo dire ora quanto sarà di aiuto per affrontare il problema - ha aggiunto l'arcivescovo - pensiamo, come abbiamo detto più volte, che si tratti di uno strumento positivo e che corrisponda allo sforzo concreto che fanno le autorità e il Paese per venir a capo di questo fenomeno". Per il presule, la legge, che tra l'altro introduce pene fino a 10 anni di carcere nei casi di reati gravi, "può essere utile per annientare la spirale di violenza e ci auguriamo che abbia effetti positivi per uscire da questa crisi tanto dolorosa e che provoca tanti male a tutti noi". Auspicando un'applicazione tempestiva ed efficace della legge, mons. Escobar Alas ha rilevato che al tempo stesso “non va persa di vista la dimensione della riabilitazione e del reinserimento di coloro che prendono coscienza del male causato e si ravvedono”. Sulla legge, nel Paese si è discusso molto e per lungo tempo, ma la tragedia in cui 14 persone morirono bruciate all'interno di autobus, come conseguenza delle azioni di alcune di queste bande, ha fatto sì che l'intera discussione del provvedimento fosse accelerata e molte perplessità fossero superate per arrivare a un’approvazione immediata. "Ora che la legge è stata approvata - ha concluso mons. Escobar Alas - va ricordato che in una società democratica vanno sempre cercate strade per superare questi problemi attraverso programmi di prevenzione e reinserimento". Secondo il presule "occorre affrontare globalmente le molte violenze che lacerano il Paese", che nell’ultimo anno registra ogni giorno 12 omicidi e decine e decine di furti e rapine a mano armata. (A cura di Luis Badilla)

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    Associazioni di solidarietà a sostegno delle donne africane

    ◊   Le donne come motore del processo di pacificazione e stabilizzazione del continente africano: è questo il contributo alla Giornata della Pace, che si è celebrata ieri in tutto il mondo, portato dal Cipsi, il coordinamento di 48 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale. “Il loro ruolo è evidente in ogni parte del mondo e in particolare in Africa – ha dichiarato al Sir Angelo Barbera, il presidente del Cipsi – da anni teatro di conflitti e guerre spesso provocati e alimentati dall’occidente per il possesso delle materie prime e delle risorse di cui il continente è ricco”. D’altronde, assicurare alle donne africane una partecipazione totale e paritaria nella risoluzione delle sfide di pace e sicurezza, raggiungere l’obiettivo della parità di genere, dell’uguaglianza e del ruolo fondamentale che ricoprono nella società, fa parte del processo di normalizzazione dell’Africa. Proprio in direzione di questo obiettivo, Cipsi, insieme con ChiAma l’Africa, promuove una campagna di riconoscimento e valorizzazione delle donne in Africa e appoggia Noppaw, la campagna che propone di assegnare alle donne africane nel loro insieme il Premio Nobel per la Pace 2011. Dal 26 al 31 ottobre a Dakar, in Senegal, si terrà il seminario di studio e confronto sulla campagna Noppaw: “Portando sulle spalle i pesi e le speranze dell’Africa”. (R.B.)

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    Al via il cammino di Guarigione delle memorie per i Paesi africani feriti dalle guerre

    ◊   Un cammino di “Guarigione delle memorie” per quei Paesi dell’Africa che hanno sofferto la violenza di conflitti e guerre. Sarà promosso dalle Chiese del Consiglio Ecumenico delle Chiese (Coe), della Conferenza delle Chiese di tutta l’Africa (Ceta) e della Federazione luterana mondiale (FLM) attraverso diverse tappe previste lungo il corso di tre anni. L’iniziativa, si legge sul sito www.oikoumene.org, è dell’Istituto per la guarigione delle memorie, che ha sede a Città del Capo, in Sudafrica, e dove dal 5 all’11 settembre si è svolto un incontro per i rappresentanti della Chiesa dell’Africa australe. Quaranta i partecipanti provenienti da Sudafrica, Angola, Botswana, Malawi, Mozambico, Lesotho, Swaziland, Namibia e Zimbabwe che hanno condiviso le loro esperienze ed hanno discusso di politica, famiglia, violenze e problematiche sociali. Obiettivo dell’incontro, che ha incluso momenti di formazione e dialogo, era in particolare quello di illustrare la metodologia dell’Istituto per la guarigione delle memorie di fronte alle ferite causate da violenza politica, ingiustizia economica, tensioni fra gruppi religiosi. Nel programma dei colloqui volti a contribuire più efficacemente alla guarigione e alla riconciliazione degli individui, delle comunità e dei Paesi sono previsti nel 2011 incontri nell’Africa dell’ovest e nell’Africa centrale, mentre nel 2012 nell’Africa dell’est. Nel 2013 l’incontro finale del cammino di “Guarigione delle memorie” sarà ospitato dall’assemblea generale della Ceta. (T.C.)

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    Malaysia. Proibita la ricostruzione della chiesa di una piccola comunità evangelica

    ◊   La piccola comunità cristiana evangelica di Pos Pasik, 600 fedeli battezzati indigeni di Orang Asli, nello Stato del Kelantan, in Malaysia, non potranno ricostruire la propria chiesetta di bambù, spazzata via dalle inondazioni nel 2001. La denuncia all’agenzia Fides arriva dall’Associazione cristiana evangelica nazionale in Malaysia. Nonostante la comunità, infatti, abbia fatto regolare richiesta per la ricostruzione del luogo di culto al governo locale, il Dipartimento degli affari degli Orang Asli hanno immediatamente bloccato l’edificazione, senza un motivo apparente. “Casi come questo rientrano nel diritto al culto e alla libertà religiosa (che è garantito dalla Costituzione) - sottolinea Tan Kong Beng, segretario esecutivo della Federazione cristiana malaysiana – crediamo che la libertà religiosa vada garantita e promossa per tutti i cittadini, e che costituisca un principio irrinunciabile”. Il caso, ora, sarà sottoposto al neonato Comitato interreligioso, creato dal governo malaysiano proprio per dirimere questioni di questo tipo. L’area di Pos Pasik è coperta da foreste e in essa, dal 1985, agisce la Federazione cristiana della Malaysia, che comprende la Chiesa cattolica, le Chiese protestanti affiliate al Consiglio delle Chiese della Malaysia, l’Associazione cristiana evangelica nazionale e rappresenta oltre il 90% dei cristiani nel Paese, che costituiscono l’8% dei 28 milioni di cittadini. (R.B.)

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    Sul web programma di atenei di vari Paesi per il dialogo interculturale ed interreligioso

    ◊   L’integrazione dei musulmani in Europa, la presenza dei cristiani in Medio Oriente, gli obiettivi e le modalità del dialogo interculturale e interreligioso: su questi temi rifletteranno 18 studenti e 6 docenti di cinque diverse università di Egitto, Italia, Libano, Polonia grazie ad un progetto dell’organizzazione non governativa libanese Adyan Foundation. Si tratta, come scrive terrasanta.net, di un Erasmus virtuale che coinvolge atenei della sponda sud del Mediterraneo e che ha per oggetto l’integrazione delle minoranze e il rapporto fra fede, identità e ordinamenti civili nelle società multiculturali e multireligiose. L’Understanding programme, questo il nome del progetto, sfrutta le illimitate opportunità offerte da Internet e dalla condivisione di interessi, valori, ed esperienze nei social network. Gli atenei coinvolti sono la Notre Dame University di Zouk (nord di Beirut), la Ahram Canadian University del Cairo, la Tischner European University di Cracovia e le Pontificie Università Gregoriana e San Tommaso d'Aquino di Roma. Il programma si svolge nell’arco di 14 settimane su una piattaforma online dalla quale verranno scaricate ricerche, tesine, statistiche, quiz, esercizi, video, in un lavoro individuale e collettivo, e intende mostrare le differenze fra le varie culture religiose oltre ad indicare il modo in cui esse plasmano il rapporto all’interno delle comunità e all’esterno, fra maggioranza e minoranza. Ad aprile, gli studenti si incontreranno per una settimana in Italia per tracciare le conclusioni. La Adyan Foundation opera nelle scuole superiori e nelle università e promuove iniziative di riconciliazione nella società civile attraverso il lavoro di 6 accademici fondatori, 40 giovani volontari libanesi appartenenti a varie confessioni religiose e 15 consulenti. (T.C.)

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    Terra Santa: celebrata domenica scorsa la festa annuale del santuario di Ortas

    ◊   Più di mille fedeli nei pressi di Betlemme, in Terra Santa, hanno partecipato domenica scorsa alla festa annuale del santuario di Ortas. Erano presenti, riferisce il sito www.lpj.org, anche mons. William Shomali, vescovo ausiliare del patriarcato latino di Gerusalemme, il vicesindaco di Betlemme George Saader, parroci della zona, alcuni religiosi salesiani e francescani e i seminaristi di Beit Jala. Il nome del santuario, da “Hortus Conclusus” (Giardino chiuso), risale ai Crociati che vollero fare riferimento al Cantico dei Cantici, pare composto da Salomone nelle vicinanze delle “vasche” poco sopra il villaggio – oggi abitato da musulmani – in cui si trova il luogo di culto. La fondazione risale al 1495, quando una epidemia di peste si diffuse nella città di Chiavari in Italia, e colpì centinaia di persone. Fu allora che una donna pia fece un voto: se la sua famiglia fosse rimasta in buona salute, ella avrebbe fatto costruire un santuario. La vicenda è ricordata in un dipinto murale e poiché Hortus Conclusus è anche il nome attribuito alla Vergine Maria per significare la sua verginità da qui il toponimo di Nostra Signora dell’Hortus Conclusus. Un secolo più tardi, la Santa Vergine apparve a un mercante della città e gli chiese di costruire un santuario in questo luogo per rianimare la devozione dei fedeli. Dopo il 1610 i pellegrini vi affluirono in gran numero per supplicare e ringraziare la Vergine Maria. (T.C.)

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    Domenica la 141.ma spedizione missionaria dei Salesiani

    ◊   Dalla Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino-Valdocco, luogo simbolo della missione salesiana, domenica 26 settembre 42 nuovi missionari saranno inviati in tutto il mondo. A consegnare il mandato della 141.ma spedizione missionaria, sarà il Rettor Maggiore dei Salesiani, don Pascual Chávez, in una cerimonia che ricorderà da vicino la prima, presieduta da don Bosco l’11 novembre 1875, e servirà a ribadire la vocazione missionaria globale della congregazione. Don Bosco, il fondatore dei Salesiani, venne proclamato Santo da Papa Pio XI. A ricevere il crocifisso missionario, 24 Salesiani provenienti dall’Asia (10 dal solo Vietnam), 7 dall’Europa, 5 dall’America e 6 dall’Africa, che quest’anno, per la prima volta, offre più missionari di quanti ne riceva. Insieme a loro, inoltre, partiranno anche 8 missionarie delle Figlie di Maria Ausiliatrice e 22 volontari laici. Nel corso del 2010, infine, già tre missionari erano partiti verso Haiti e le isole Fiji. Il carisma salesiano, con la sua opzione preferenziale per i poveri, riguarda anche le numerose sacche di povertà materiale e spirituale che nascono attorno alle moderne città occidentali. (R.B.)

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    Mons. Crociata a Migrantes: “Missionari baluardo dell’accoglienza nel mondo”

    ◊   Le missioni rappresentano una "esperienza di servizio a fianco degli emigranti italiani in Europa in comunione tra la Chiesa di partenza e quella di arrivo”. Così il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, nell’omelia che ha aperto l’ultimo giorno di lavori dei delegati e coordinatori delle Missioni cattoliche italiane in Europa. “L’appuntamento organizzato a Roma dalla Fondazione Migrantes punta anche a una verifica delle missioni in seguito alle trasformazioni in atto". “Una presenza quella dei missionari - ha aggiunto mons. Crociata - vicina alla vita dei connazionali che vivono all’estero” e che costituisce un baluardo "per i migranti affinché trovino accoglienza in ogni parte del mondo". “Una realtà – ha concluso – “vissuta nella gratuità”, che accompagna “il cammino e la vita concreta delle persone”.

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    Gmg Madrid 2011: presentato il ciclo di concerti per il Fondo di solidarietà

    ◊   Quattro concerti di musica classica per consentire al linguaggio universale della bellezza e della musica di parlare ai giovani: è la prima delle iniziative del Dipartimento della Cultura che ha organizzato il Festival della Gioventù, contenitore culturale della Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà a Madrid dal 15 al 21 agosto 2011. Le performance, specifica l’agenzia Sir, serviranno anche a finanziare il Fondo di solidarietà della Gmg che pagherà il viaggio ai giovani provenienti dai Paesi più poveri. Il Festival comprenderà progetti culturali che arrivano dai quattro angoli del mondo: finora ne sono pervenuti 300 da Spagna, Italia, Unione europea e America Latina e spaziano dalla danza alla musica e al teatro, fino a mostre di lavori sociali, produzioni audiovisive e attività che affrontino questioni di attualità da una prospettiva cristiana. Il ruolo fondamentale della musica nella vita di ognuno era stato già sottolineato da Benedetto XVI in occasione del concerto per il suo 80.mo genetliaco: “La musica è un importante cammino di bellezza”, aveva detto il Papa. I concerti del ciclo “Gmg-Excelentia” si terranno nell’Auditorium nazionale di Madrid; in preparazione, per il 29 aprile, un grande coro di 200 voci cui parteciperà, probabilmente, l’ensemble di professionisti del King’s College di Cambridge. (R.B.)

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    Spagna: edizione straordinaria della rivista Palabra dedicata alla Chiesa in America

    ◊   Durante un evento organizzato ieri dalla rivista Palabra e dal Centro Accademico Romano Fundacion (Carf), è stato presentato a Madrid il numero speciale della rivista sul tema "La Chiesa in America, duecento anni dopo l'indipendenza". Nell’occasione il vescovo ausiliare di Caracas, mons. Fernando José Castro Aguayo, ha messo in evidenza che questa edizione speciale della rivista offre una visione approfondita della situazione della Chiesa in America, inoltre ha sottolineato l'importanza del sacerdote nella missione evangelizzatrice della Chiesa: "Tutti dovremmo essere discepoli e missionari di Gesù Cristo. Ma la presenza del sacerdote è insostituibile. Una parrocchia senza sacerdote è una tragedia. Andrebbe contro la missione della Chiesa pensare che il sacerdote non sia necessario". Secondo quanto riferisce l’agenzia Fides, durante la presentazione il diacono Yosep Guzman, della diocesi di Huancavelica (Perù), ha evidenziato la scarsità di sacerdoti in America Latina. In particolare, ad Huancavelica c'è un sacerdote ogni 12.000 abitanti. Malgrado la povertà materiale che esiste in molti luoghi, "c'è un forte desiderio di Dio e della Chiesa" ha aggiunto. Il direttore della rivista Palabra, Alfonso Riobó, ha ricordato che questo è il primo evento organizzato insieme dalla rivista e dal Carf, visto l'interesse comune di entrambe le entità per la formazione dei sacerdoti. Egli ha anche fatto una panoramica dei “numeri speciali” della rivista, che appaiono regolarmente nei mesi di aprile e di agosto/settembre. La Spagna è il Paese europeo che ha il numero più alto di sacerdoti missionari in America: oltre alle diverse congregazioni religiose che mantengono le missioni in America Latina, c’è anche l’Ieme (Istituto Spagnolo per le Missione Estere) che nel suo lungo percorso missionario, con 100 anni di storia alle spalle, riunisce i sacerdoti diocesani che desiderano partecipare all’attività missionaria della Chiesa. (R.P.)

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    A ottobre a Reggio Calabria la 46.ma Settimana sociale dei cattolici italiani

    ◊   Si svolgerà dal 14 al 17 ottobre a Reggio Calabria la 46.ma Settimana sociale dei cattolici italiani, intitolata “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese”. L’agenzia Zenit fornisce alcuni dettagli sul programma: l’apertura dei lavori avverrà presso il Teatro comunale Francesco Cilea con l’introduzione di mons. Arrigo Miglio, presidente del comitato scientifico organizzatore delle Settimane e vescovo di Ivrea, e la prolusione del presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco. Il giorno seguente, previste le conferenze del docente di Relazioni internazionali all’Università Cattolica Vittorio Emanuele Parsi, del presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, del rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi, che inquadreranno il contesto italiano e internazionale all’interno del quale si articoleranno le riflessioni dell’assemblea. Successivamente ci si sposterà al Centro congressi Altafiumara per le cinque assemblee tematiche “Intraprendere nel lavoro e nell’impresa”, “Educare per crescere”, “Includere le nuove presenze”, “Slegare la mobilità sociale”, “Completare la transizione istituzionale”. Per l’ultima sessione dei lavori, “Un Paese solidale. Storie, racconti, esperienze, immagini” è previsto l’intervento del direttore del Centro diocesano per la Pastorale della cultura di Palermo, Giuseppe Savagnone, che parlerà del recente documento che la Chiesa italiana ha dedicato al Mezzogiorno. L’ultima giornata, in programma la celebrazione conclusiva officiata dal vescovo di Reggio Calabria-Bova, Vittorio Luigi Mondello e la messa in comune dei lavori coordinata dal segretario del comitato, Edoardo Patriarca. (R.B.)

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    Pompei: nuova struttura socio-assistenziale per donne e bambini

    ◊   Si chiama “Progetto Aisha” l’iniziativa rivolta alle donne e ai bambini che vivono un disagio sociale, economico o anche psichico, per tutelarne la salute, sostenerne e valorizzarne l’autonomia, nonché facilitarne l’accesso ai servizi sociali, di istruzione e formazione, sanitari e socio-sanitari. Questa struttura, ospitata presso il Centro educativo “Beata Vergine del Rosario” del santuario di Pompei, prevede l’apertura, oltre che di uno sportello informativo, anche di due studi medici, uno pediatrico e uno con unità materno-infantile, dove le consulenze saranno effettuate gratuitamente. L’apertura di sportelli informativi è prevista anche presso le sedi della “Misericordia” dei comuni coinvolti nel progetto. Promossa dalle Confraternite “Misericordia” di Gragnano, Pompei, Atripalda e Vico Equense, in collaborazione con lo stesso Centro, la struttura sarà realizzata con fondi del protocollo di intesa tra fondazioni bancarie e volontariato. I dettagli del progetto e le modalità di funzionamento saranno presentate sabato prossimo, nel Centro Educativo “Beata Vergine del Rosario”, nel corso di un convegno al quale parteciperanno: Mons. Carlo Liberati, arcivescovo Prelato e Delegato pontificio di Pompei; Giuseppe De Stefano, presidente del “Centro Servizi per il Volontariato” di Napoli; Antonietta Bianco, governatore della Misericordia di Pompei, e le autorità dei comuni coinvolti nell’iniziativa. L’iniziativa nasce dall’unione tra il carisma pompeiano del Beato Bartolo Longo, apostolo della Carità, e la secolare tradizione delle Misericordie toscane, affermatesi come una delle principali realtà di volontariato nel recupero dei giovani a forme di partecipazione alla cittadinanza attiva, sottraendo parte di quell’humus a forte rischio sociale che costituisce terreno di facile reclutamento per attività illecite e violente. (A.B.)

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    Forum internazionale sulla stampa a Firenze, dedicato ai Paesi del Medio Oriente

    ◊   Domani, a Firenze, Forum internazionale sulla libertà di stampa con Saad Kiwan, giornalista libanese, direttore della Fondazione Samir Kassir, Stefano Marcelli, giornalista Rai, presidente di Isf (Information Safety and Freedom) associazione per la libertà di stampa nel mondo e in collegamento web con i bloggers libanesi Hani Naim, Salim Al-lawzi, Assaad Thebian. L’incontro sul tema “Libertà mediate”, sarà ospitato, a partire dalle 17.30, alle Murate di Firenze, dove in serata saranno presentati i reportages “La stampa nel mirino” e “Primavera appassita”, realizzati da Stefano Marcelli per la trasmissione “Mediterraneo”, in collaborazione tra Rai (Italia)-France3 (Francia)-Entv (Algeria), e “Faces applaudine alone”, viaggio inedito del videomaker libanese Ahmad Ghossein, nella Beirut ridotta in macerie dall’invasione israeliana del 1982. Oltre ai temi più scottanti di alcune realtà mediorientali, soprattutto in Siria e Libano, i relatori insieme ad alcuni rappresentanti delle istituzioni fiorentine discuteranno anche dell’informazione in Italia. Omaggio particolare sarà reso alla memoria di Samir Kassir, giornalista di padre palestinese e madre siriana, morto a Beirut il 2 giugno 2005 nell’esplosione di un’autobomba, sostenitore della democratizzazione della Siria e la fine della tutela siriana sul Libano. (A cura di Roberta Gisotti)

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    24 Ore nel Mondo



    Precipita la crisi politico-istituzionale in Somalia: si dimette il primo ministro

    ◊   E’ sempre più grave la crisi politico-istituzionale in Somalia, mentre nel Paese proseguono i combattimenti tra ribelli Al Shabaab e soldati del governo transitorio, sostenuti dalla forza di pace dell'Amisom. Ieri, intanto, sono giunte le dimissioni del primo ministro Sharmarke. Un evento che tuttavia non ha impedito ai peacekeeper africani di lanciare un appello ai guerriglieri, affinché depongano le armi e contribuiscano al bene del Paese. Un segnale di apertura che Mario Raffaelli, presidente di Amref Italia ed esperto di Somalia ritiene che potrebbe segnare un cambiamento di strategia da parte della comunità internazionale verso la Somalia. L’intervista di Stefano Leszczynski:

    R. – Nei prossimi giorni – il 26 e 27 – si terrà a Madrid una riunione dell’International Contact Group sulla Somalia e quindi lì già si vedrà se c’è una maturazione da parte della comunità internazionale della necessità di arricchire un po’ il proprio approccio e non limitarlo all’azione militare che si è visto non essere efficace per risolvere il problema – non da solo, almeno. E quindi, dietro a questo primo appello c’è una strategia: quella di cercare di aprire un dialogo con quanti, all’interno degli insorti somali e inclusi gli Shabab possono essere interessati a trovare un percorso per uscire da questa situazione drammatica.

    D. – Con le dimissioni del premier, la situazione politica della Somalia può andare peggiorando o potrebbero esserci anche cambiamenti positivi?

    R. – La comunità internazionale ha fatto nei giorni scorsi un appello pressante al governo somalo perché smettesse – appunto – questa guerriglia all’interno di un governo che fa fatica a controllare porzioni di Mogadiscio; vediamo se questa soluzione può rappresentare un punto di svolta o meno.

    D. – Anche qui però c’è sempre un personaggio esterno, che questa volta è rappresentato dall’Etiopia: è effettivamente un’incognita, questo Paese, per la Somalia?

    R. – L’Etiopia è un giocatore di primo piano, ovviamente, in questo scacchiere perché è la superpotenza regionale e perché ha degli interessi legittimi, delle preoccupazioni legittime per quanto riguarda la propria sicurezza. Il problema è che l’Etiopia spesso sceglie una scorciatoia per seguire questi interessi, anche legittimi, che è quella – appunto – dell’interferenza, del controllo sul governo o addirittura dell’intervento militare che non è il modo migliore per affrontare i problemi!

    D. – Sempre meno arrivano notizie sulla condizione umanitaria della popolazione …

    R. – Il fatto stesso che non arrivino più notizie testimonia la gravità, sia perché non si è nemmeno più in grado di seguire sul campo, mancando delle antenne, una presenza internazionale consistente e diffusa, sia perché questa, che era stata dichiarata due anni fa la peggiore emergenza a livello internazionale è rimasta tale e si è cronicizzata. Purtroppo, appunto, nell’indifferenza di gran parte della comunità internazionale.

    Niger-Francia
    La cellula di Al-Qaeda per il Maghreb ha rivendicato il rapimento dei 5 cittadini francesi e 2 africani avvenuto in Niger lo scorso giovedì. Il comunicato, inviato ad Al-Jazira, ammonisce la Francia dal compiere “stupidi gesti”. Continua intanto a salire in Francia l’allerta terrorismo, dove il pericolo di attentati, dichiara la polizia, non è mai stato così alto.

    Nigeria
    La “Commissione elettorale nazionale indipendente” ha proposto di posticipare la data delle elezioni presidenziali in Nigeria. Le elezioni, previste per il prossimo 22 gennaio, potrebbero slittare ad aprile per preparare al meglio la campagna elettorale. La proposta, appoggiata dai leader di numerosi partiti politici e da diversi osservatori internazionali, dovrà essere approvata in questi giorni.

    India - alluvioni
    Dopo il Pakistan, le piogge monsoniche stanno flagellando anche il nord dell’India, dove si registrano almeno cento vittime per crolli, frane e straripamenti del fiume Gange. Da New Delhi, ci riferisce Maria Grazia Coggiola:

    Il maltempo continua a flagellare l’India dove, secondo alcune stime, sono state colpite tre milioni di persone. E' tuttavia difficile fare un bilancio dei danni che sono enormi, soprattutto all’agricoltura. Le inondazioni, causate dalla piena del Gange e dei suoi affluenti, hanno devastato parte dei raccolti del popoloso Stato dell’Uttar Pradesh. L’esercito è al lavoro per soccorrere gli alluvionati e sgomberare le strade nello Stato himalayano dell’Uttarakhand, che è stato il più colpito dalle piogge monsoniche record. Preoccupa anche la situazione a New Delhi dove il fiume Yamuna è di due metri sopra al livello di guardia. La capitale si trova a dover affrontare una marea di polemiche, in questi giorni, per le carenze nell’organizzazione dei Giochi del Commonwealth: a poco meno di due settimane dall’inizio dell’evento sportivo, alcuni impianti e il villaggio degli atleti non sono ancora pronti. Ieri è crollata una passerella pedonale nei pressi dello stadio principale e oggi è caduta parte del soffitto di un palazzetto adiacente.

    Summit Onu sugli “Obiettivi Millennio”
    Giunto in dirittura d’arrivo il summit Onu sugli Obiettivi del Millennio, che ha visto la presenza al Palazzo di Vetro di New York, di oltre 100 tra capi di Stato e di Governo. L’appuntamento si chiude oggi con una promessa di un super stanziamento di 40 miliardi dollari per la salute di donne e bambini. La cifra è stata raccolta attraverso le donazioni di governi, singoli filantropi e associazioni. Nel darne l'annuncio, Ban Ki-moon si è mostrato entusiasta, anche se molti esperti indipendenti esprimono scetticismo.

    Medio Oriente
    A New York, crocevia in questi tre giorni della politica internazionale – si è riunito anche il quartetto per il Medio Oriente - Usa, Russia, Unione Europea e Onu - che in un comunicato ha esortato Israele a estendere la durata del congelamento delle costruzione di nuovi insediamenti, fissata per il 26 settembre. “I prossimi 10 giorni – ha detto prima della riunione un portavoce di Abu Mazen, anche lui a New York - saranno decisivi e determineranno il destino dei negoziati diretti con Israele”. Dal canto suo, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu ha auspicato che i colloqui con i palestinesi continuino anche dopo la fine della moratoria. Intanto, sul terreno resta alta la tensione: incidenti e scontri fra dimostranti palestinesi e reparti della polizia israeliana sono divampati nelle ultime ore in un rione palestinese di Gerusalemme, dopo che un uomo è stato ucciso da un agente israeliano.

    Afghanistan
    Soddisfazione generale per l’andamento del voto in Afghanistan, dove ieri si sono chiuse le urne per le elezioni legislative. Oltre quattro milioni gli afghani che hanno votato, ma sono almeno 4000 le denunce di brogli ed irregolarità. E a poche ore dall’apertura dello scrutinio l'ex candidato alla presidenza, Abdullah Abdullah, ha assicurato che la sua coalizione “Alleanza nazionale per il cambiamento e la speranza” si aggiudicherà almeno 100 dei 249 seggi della Wolesi Jirga. Intanto, sul terreno la situazione resta difficile, tanto che il 2010 è diventato l'anno più sanguinoso per le truppe Nato dall'inizio della guerra nel 2001. Nella notte le forze di Kabul e della Nato hanno ucciso almeno 27 talebani in un’operazione congiunta nella provincia sud-orientale di Khost. Sempre nel sud un soldato della coalizione internazionale ha perso la vita per lo scoppio di un ordigno artigianale.

    Iran
    Una violenta esplosione è stata registrata stamani nella città iraniana di Mahabad, a nord ovest di Teheran. Al momento le vittime segnalate sono nove, perlopiù parte donne e bambini. Decine i feriti. La deflagrazione ha preso di mira una parata militare in corso, per il 30.mo anniversario dell'inizio della guerra Iran-Iraq. Il governatore locale ha detto che si tratterebbe di un attentato opera di elementi “controrivoluzionari”.

    Italia: esplosivo sequestrato nel porto di Gioia Tauro
    Le forze dell’ordine italiane hanno sequestrato nel porto di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, diverse tonnellate di T4, un potente esplosivo, che era nascosto in un container tra i sacchi di latte in polvere. L’ipotesi più accreditata dagli inquirenti è quella del terrorismo internazionale; il carico infatti proveniva dall'Iran ed era diretto in Siria. La Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha aperto un’inchiesta per accertare il motivo del passaggio dell'esplosivo nel porto di Gioia Tauro.

    Stati Uniti - pena di morte
    Monta la polemica nell’opinione pubblica americana per le due esecuzioni capitali previste per questa settimana negli Stati Uniti. In Virginia, sarà giustiziata giovedì Teresa Lewis, accusata di aver ucciso figlio e marito, dopo che la Corte Suprema ha rigettato l’appello della difesa che sostiene l’incapacità di intendere e di volere della donna. In Georgia invece, è stata posticipata a venerdì l’esecuzione di Brandon Rhode, accusato di triplice omicidio, dopo che ha tentato il suicidio a poche ore dall’esecuzione.

    Stati Uniti - legge militari gay
    Bocciata dal Senato americano la proposta di abrogazione della legge “Don’t ask, Don’t tell”, norma che prevede la possibilità per gli omosessuali di rendere servizio nelle forze armate senza esplicitare il proprio orientamento sessuale. Compatto il fronte repubblicano, forte dell’appoggio dei senatori indipendenti e due senatrici democratiche, delusa invece la Casa Bianca.

    Grecia protesta camionisti
    Non si placa in Grecia il braccio di ferro tra sindacati e governo. Nella mattinata di oggi è stata approvata la controversa norma di liberalizzazione del settore dei trasporti. I camionisti, oltre a proseguire nel blocco della capitale e di altre città del Paese, hanno indetto lo sciopero generale per il 7 ottobre. Appoggio al capo del governo arriva, invece, dagli Stati Uniti, che applaudono alle norme varate per il risanamento dei conti.

    Turchia fondamentalisti
    Attacco di un gruppo islamico a due vernissage nel cuore di Istanbul. Durante l’inaugurazione di due gallerie d’arte nel quartiere di Tophane, a Istanbul, un gruppo di fanatici islamici, al grido di “Allah Akbar”, ha attaccato i circa cento partecipanti con bastoni, coltelli e spranghe ferendone cinque. (Panoramica internazionale a cura di Marco Guerra)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIV no. 265

    E' possibile ricevere gratuitamente, via posta elettronica, l'edizione quotidiana del Bollettino del Radiogiornale. La richiesta può essere effettuata sulla home page del sito www.radiovaticana.va/italiano.

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