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Sommario del 21/09/2010

Il Papa e la Santa Sede

  • Le parole del Papa nel Regno Unito
  • Vertice Onu sugli obiettivi del Millennio. ll cardinale Turkson: combattere la povertà, non i poveri
  • Rinuncia e nomina
  • Santa Sede: piena trasparenza dello Ior e massima fiducia nei suoi dirigenti
  • Riaperta dopo tre anni di lavori la Biblioteca Apostolica Vaticana
  • Il Pontificio Consiglio della Cultura promuove un Forum per lo sviluppo in Africa
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Campagna di preghiera in Sudan in vista del referendum sull'indipendenza del sud
  • Elezioni in Myanmar: esclusa dal voto la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi
  • Ban Ki-moon: i governi diano ai giovani un mondo di pace
  • Giornata Mondiale contro l’Alzheimer: 20 milioni i malati nel mondo
  • Chiesa e SocietÓ

  • Pakistan: paura fra i cristiani di Karachi, condannati alla “precarietà”
  • L'impegno di Ecpat-Italia e Cifa Onlus per i bambini pakistani vittime delle alluvioni
  • La testimonianza del nunzio apostolico ad Haiti: “La ricostruzione non è ancora iniziata”
  • Obiettivi del Millennio: premiati i progressi di tre Paesi africani e tre asiatici
  • I vescovi del Mediterraneo accendono i riflettori su libertà religiosa e reciprocità
  • Lettera del compianto mons. Padovese sul prossimo Sinodo: "Il perdono contro l'odio e la vendetta"
  • Il Patriarca latino di Gerusalemme: “Non c’è pace per un popolo solo”
  • Rapporto dell’Oms sulla violenza tra i giovani in Europa: 15mila vittime all’anno
  • Libano: Unicef e Un ponte per… unite per il diritto all’istruzione
  • India: il cardinale Gracias invita a pregare per il verdetto sulla moschea di Ayodhya
  • Francia: il no dei vescovi al progetto di legge sull’immigrazione
  • Congo: microcredito per 17 giovani della Cité Guanella
  • Parte domenica il tradizionale pellegrinaggio dell’Unitalsi a Lourdes
  • Progetto per una nuova cultura per i 50 anni della marcia Perugia-Assisi
  • Suor Luzia Premoli è la nuova Superiora generale delle Missionarie Comboniane
  • Scomparsa a Milano Sandra Mondaini, aveva 79 anni
  • 24 Ore nel Mondo

  • Pressing della Comunità internazionale su Israele per la moratoria degli insediamenti
  • Il Papa e la Santa Sede



    Le parole del Papa nel Regno Unito

    ◊   Ampia eco continua ad avere nei media internazionali la visita del Papa nel Regno Unito, conclusa domenica scorsa dopo quattro giorni di incontri e celebrazioni di grande intensità e partecipazione. Benedetto XVI ha lasciato al Paese un messaggio chiaro e profondo. Ripercorriamone i passaggi principali in questo servizio di Sergio Centofanti:

    Il Papa era partito per il Regno Unito tra le preoccupazioni di tanti per le polemiche, l’attesa di manifestazioni anticattoliche e opposizioni varie. Ai giornalisti in volo per la Gran Bretagna, Benedetto XVI aveva subito manifestato i suoi sentimenti:

    “Devo dire che non sono preoccupato … i Paesi occidentali hanno tutti, ognuno nel loro modo specifico e secondo la loro propria storia, hanno forti correnti anticlericali e anticattoliche, ma hanno anche sempre una presenza forte di fede ... Naturalmente la Gran Bretagna ha una sua propria storia di anticattolicesimo, questo è ovvio, ma è anche un Paese di una grande storia di tolleranza. E così sono sicuro che da una parte vi sarà un’accoglienza positiva dai cattolici e dai credenti, generalmente; attenzione da quanti cercano come andare avanti in questo nostro tempo, e rispetto e tolleranza reciproca dove c’è un anticattolicesimo. Vado avanti con grande coraggio e con gioia”.

    Le previsioni dell’attesa sono state totalmente capovolte: il Papa ha ricevuto un’accoglienza che in pochi forse immaginavano. Ha portato con dolcezza e rispetto “la luce gentile della fede”, come la chiamava il cardinale Newman, in una terra che ha sete di Dio, anche se appare secolarizzata. Ha parlato dal suo cuore al cuore dei britannici: Gesù – ha detto – è nel cuore di ognuno di noi, “è sempre là, aspettando tranquillamente che possiamo raccoglierci con Lui ed ascoltare la sua voce”, facendo silenzio in mezzo ai tanti rumori del quotidiano “perché è nel silenzio che troviamo Dio”.

    “True happiness is to be found in God…”
    Ha invitato, in particolare i giovani, a cercare la vera gioia, perché la tragedia è che in tanti non riescono mai a trovarla, “perché la cercano nei posti sbagliati. La soluzione è molto semplice: la vera felicità va cercata in Dio”.

    “Witnesses of the beauty of holiness…”
    Ha esortato i laici a testimoniare la bellezza della fede, della gioia e della libertà che possono nascere solo da “una relazione viva con Cristo”, da una preghiera costante e attraverso la grazia dei sacramenti. E sulla scia del cardinale Newman ha auspicato un laicato intelligente e ben istruito, “un laicato non arrogante … non polemico”, che sa bene cosa credere e cosa non credere, dando ragione della propria fede.

    “One of the greatest challenges facing us today…”
    “Una delle più grandi sfide oggi è come parlare in maniera convincente … del potere liberante della parola di Dio ad un mondo che troppo spesso vede il Vangelo come un limite alla libertà umana”. Ma l’annuncio della verità non mira al facile consenso, perché “la potenza di convincere” viene dalla verità stessa “e non dall’umana eloquenza o dai ragionamenti”. La Chiesa non fa proselitismo, non cerca di essere attrattiva a tutti i costi:

    “Direi che una Chiesa che cerca soprattutto di essere attrattiva sarebbe già su una strada sbagliata. Perché la Chiesa non lavora per sé, non lavora per aumentare i propri numeri e così il proprio potere. La Chiesa è al servizio di un Altro, serve non per sé, per essere un corpo forte, ma serve per rendere accessibile l’annuncio di Gesù Cristo”.

    E la fedeltà alla verità – ha sottolineato – comporta “un grande prezzo da pagare” anche quando non si tratta di dare la vita ma di “essere additati come irrilevanti, ridicolizzati o fatti segno di parodia. E tuttavia la Chiesa non si può esimere dal dovere di proclamare Cristo e il suo Vangelo”.

    “I cannot but voice my concern at the increasing marginalization…”
    Il Papa ha sottolineato un paradosso: il fatto che la religione, in particolare il cristianesimo, subisca una “crescente marginalizzazione” proprio in Paesi che “attribuiscono alla tolleranza un grande valore”. Alla base degli ideali moderni di libertà c’è il cristianesimo, eppure proprio laddove si esalta questa libertà vi è chi oggi vuole mettere a tacere la fede o relegarla alla sfera puramente privata, obbligando i cristiani impegnati in politica ad agire contro la propria coscienza. In questo senso – ha spiegato – la figura di san Tommaso Moro che ha pagato con la vita la scelta di servire Dio prima del suo sovrano, resta di scottante attualità. Il Papa lancia un accorato appello al rispetto della libertà di coscienza, a fondare la politica su principi morali oggettivi che, insieme, la ragione e la fede, con una reciproca opera correttiva, possono far emergere.

    Toccante è stato l’incontro con alcune vittime di abusi da parte di esponenti del clero, una piaga – ha detto – “che mina seriamente la credibilità” della Chiesa. Ha espresso profondo dolore, vergogna, umiliazione per questi “inqualificabili crimini” ribadendo l’impegno per l’aiuto delle vittime, la trasparenza, la prevenzione e la collaborazione con le autorità civili per consegnare alla giustizia i colpevoli:

    “Queste rivelazioni sono state per me uno choc. Sono una grande tristezza, è difficile capire come questa perversione del ministero sacerdotale era possibile … è una grande tristezza, tristezza anche che l’autorità della Chiesa non era sufficientemente vigilante e non sufficientemente veloce, decisa, nel prendere le misure necessarie. Per tutto questo … mi sembra che dobbiamo adesso realizzare proprio un tempo di penitenza, un tempo di umiltà, e rinnovare e reimparare un’assoluta sincerità”.

    Calorosamente fraterni gli incontri con gli anglicani e le altre confessioni cristiane: Benedetto XVI ha invocato l’unità, dono di Dio, sottolineando l’urgenza di una testimonianza comune del Vangelo, “libera dal conformismo intellettuale o dal facile adattamento allo spirito del tempo” e dalle tendenze a vivere la fede come una questione soggettiva e di opinione personale.

    “The prophetic voice of Christians…”
    Ai vescovi ha chiesto di farsi voce profetica a favore dei più poveri, soprattutto in questo tempo di crisi, promuovendo la pratica della virtù nella vita pubblica in un contesto di “crescente cinismo”. Il suo invito è quello di presentare “il messaggio vivificante del Vangelo, compresi quegli elementi che sfidano le diffuse convinzioni della cultura odierna”. Ha quindi esortato i rappresentanti delle altre religioni a lavorare insieme per il bene dell’umanità, un obiettivo raggiungibile solo a partire dal rispetto della libertà religiosa.

    “Society today needs clear voices…”
    La società odierna – ha detto il Papa – ha bisogno di “voci chiare” che sappiano “irradiare Cristo”: “ciascuno di noi - ha concluso - ha una missione, ciascuno di noi è chiamato a cambiare il mondo” testimoniando la misericordia del Signore crocifisso, “sorgente della nostra vita e della nostra salvezza”.

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    Vertice Onu sugli obiettivi del Millennio. ll cardinale Turkson: combattere la povertà, non i poveri

    ◊   Non abbiate paura dei poveri: l’invito del cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, rivolto ieri al Vertice, in corso nel Palazzo di Vetro dell’Onu a New York, per fare il punto sugli obiettivi di sviluppo del Millennio. Il porporato a capo della delegazione della Santa Sede ha chiesto ai governi dei Paesi sviluppati e non, di assumersi le proprie responsabilità nella lotta alla povertà. Il servizio di Roberta Gisotti.

    “Gli obiettivi di sviluppo del Millennio dovrebbero servire a combattere la povertà non ad eliminare i poveri!”, ha esclamato il cardinale Turkson in casa Onu. Guai “a diffondere e ad imporre stili di vita egoistici o, peggio ancora, politiche demografiche quale conveniente mezzo per ridurre il numero dei popoli poveri”. Sarebbe un “segno malevolo e miope”. Al contrario, ha aggiunto il porporato, bisogna “dare ai Paesi poveri una struttura accessibile di finanza e commercio e aiutarli a promuovere la buona governance e la partecipazione della società civile” per contribuire effettivamente al benessere di tutti.

    Del resto, ha sottolineato ancora il capo della delegazione vaticana, “tutti i Governi, sia dei Paesi sviluppati che in via di sviluppo devono assumersi le proprie responsabilità per combattere la corruzione contro una sconsiderata e talvolta immorale condotta nel campo degli affari e della finanza, cosi come l’irresponsabilità e l’evasione fiscale, al fine di garantire lo stato di diritto e promuovere gli aspetti umani dello sviluppo come l’educazione, la sicurezza lavorativa e l’assistenza sanitaria per tutti”.

    Infine un’accusa precisa: se innumerevoli vittime innocenti, intere popolazioni, sono state abbandonate a seguito della crisi finanziaria internazionale, ciò si deve “alla condotta immorale e irresponsabile dei grandi operatori finanziari privati insieme alla mancanza di lungimiranza e controllo da parte dei Governi e della comunità internazionale”. Inoltre, ha aggiunto il porporato, “i Governi - sia donatori che beneficiari - non dovrebbero interferire o ostacolare il particolare carattere e l’autonomia delle organizzazioni religiose e civili” impegnate nel campo dello sviluppo; piuttosto dovrebbero rispettosamente incoraggiarle, promuoverle e sostenerle per quanto possibile finanziariamente. “La generosità e la dedizione delle organizzazioni religiose e civili dovrebbe ispirare gli organismi governative e internazionali a fare altrettanti sforzi”.

    Tra gli altri ostacoli alla sviluppo il presidente di Giustizia e Pace, ha indicato il “nazionalismo eccessivo” e l’“interesse corporativo”, così pure “le vecchie e nuove ideologie”, che fomentano le guerre e i conflitti, ed anche “i traffici illegali di persone, droghe e preziose materie prime”, la mancanza di scrupoli di taluni imprenditori, il riciclaggio di denari nei cosiddetti ‘paradisi fiscali’. Sono tutte realtà che deviano le già limitate risorse per lo sviluppo nei Paesi poveri.

    Lottare contro la povertà materiale è “un obiettivo strategico e nobile”, ha concluso il rappresentate della Santa Sede, “ma in questo sforzo non dimentichiamo mai che la povertà materiale è collegata alla povertà relazionale, emozionale e spirituale”. La persona umana deve essere al centro della nostra ricerca per lo sviluppo, non deve essere vista come “un peso” ma come “parte della soluzione”.

    Uno dei passi più significativi dell’intervento del cardinale Peter Turkson al Palazzo di Vetro dell’Onu a New York, è stato quello riguardante la necessità di dare ai Paesi poveri una struttura accessibile di finanza e commercio per contribuire effettivamente al benessere di tutti. Salvatore Sabatino ha chiesto un commento al prof. Stefano Zamagni, docente di Economia Politica presso l’Università di Bologna e consultore del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace:

    R. – Questo discorso del cardinale Turkson si richiama a quella che ormai è un’opinione ampiamente condivisa, che i Paesi poveri non possono continuare ad essere aiutati con la logica dell’assistenzialismo, perché l’aiuto assistenzialistico non libera le capacità che sappiamo esistono presso quelle popolazioni. L’altro punto del discorso del cardinale è quello di mettere in moto un meccanismo, urgentemente, per creare un fondo ed è questa la ragione per cui si propone quella che ormai è nota come la “Tobin tax”, cioè una tassazione sui movimenti speculativi dei capitali, dell’ordine dello 0,05 per cento, quindi quasi irrilevante, ma che a livello mondiale darebbe un gettito molto elevato.

    D. – Il cardinale Turkson ha aggiunto anche che gli obiettivi di sviluppo del Millennio dovrebbero servire a combattere la povertà, non ad eliminare i poveri. Un appello importante, ma anche una denuncia...

    R. – Esatto, è anche una denuncia, perché evidentemente ci ricorda la distinzione fondamentale tra povertà e miseria. La miseria è un male, la povertà, se interpretata come virtù, cioè come distacco e soprattutto distacco dall’avarizia, è invece qualcosa di positivo. D’altra parte, in qualche pagina del Vangelo c’è scritto che i poveri li avremo sempre con noi. Quindi, la nostra lotta è contro le cause generatrici della miseria, perché oggi dobbiamo sapere che la miseria è uno scandalo, non è solo un’ingiustizia, perché potrebbe essere combattuta e non viene combattuta.

    D. – Ad oggi, solo pochi degli obiettivi prefissati nel campo della salute, dell’istruzione, dell’alimentazione e dello sviluppo sono stati conseguiti. Quanto la crisi economica ha influito su questo mancato raggiungimento degli obiettivi e quante invece sono state le responsabilità della comunità internazionale?

    R. – Direi non più di tanto. Lo so che oggi è di moda attribuire tutti i mali dell’umanità alla crisi. Non dimentichiamo che la crisi è cominciata solo tre anni fa e questi problemi, che sono di natura endemica, già si conoscevano cinque, dieci, quindici anni fa. Certo, la crisi ora non sta aiutando la soluzione, nella misura in cui i diversi Paesi hanno ridotto la partecipazione ai piani di sviluppo. Le cause, però, generatrici del sottosviluppo sono legate alla terza rivoluzione industriale e non tanto alla globalizzazione, come spesso si dice. Terza rivoluzione industriale vuol dire economia della conoscenza. E allora, i Paesi dove, per una ragione o per l’altra, non si è investito in capitale umano, in educazione, scuole e così via, vedono allontanata la propria posizione di benessere dagli altri.

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    Rinuncia e nomina

    ◊   Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Matadi (Repubblica Democratica del Congo), presentata da mons. Gabriel Kembo Mamputu, per raggiunti limiti di età. Gli succede mons. Daniel Nlandu Mayi, coadiutore della medesima diocesi.

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    Santa Sede: piena trasparenza dello Ior e massima fiducia nei suoi dirigenti

    ◊   La Segreteria di Stato della Santa Sede ribadisce, in un comunicato, la piena trasparenza delle operazioni finanziarie dello Ior e la massima fiducia nel presidente e nel direttore generale dell’Istituto, che risultano indagati dalla Procura di Roma, secondo quanto riferiscono le agenzie, per violazione della normativa europea sulla prevenzione del riciclaggio. Questo il testo integrale del comunicato:

    “È nota la chiara volontà, più volte manifestata da parte delle autorità della Santa Sede, di piena trasparenza per quanto riguarda le operazioni finanziarie dell’Istituto per le Opere di Religione (Ior). Ciò richiede che siano messe in atto tutte le procedure finalizzate a prevenire terrorismo e riciclaggio di capitali. Per questo le autorità dello Ior da tempo si stanno adoperando nei necessari contatti e incontri, sia con la Banca d’Italia sia con gli organismi internazionali competenti – Organisation for Economic Co-operation and Development (Oecd) e Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale contro il riciclaggio di capitali (Gafi) – per l’inserimento della Santa Sede nella cosiddetta White List. La Santa Sede manifesta perciò perplessità e meraviglia per l’iniziativa della Procura di Roma, tenendo conto che i dati informativi necessari sono già disponibili presso l’ufficio competente della Banca d’Italia, e operazioni analoghe hanno luogo correntemente con altri istituti di credito italiani. Quanto poi agli importi citati si fa presente che si tratta di operazioni di giroconto per tesoreria presso istituti di credito non italiani il cui destinatario è il medesimo Ior. La Santa Sede tiene perciò a esprimere la massima fiducia nel presidente e nel direttore generale dello Ior”.

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    Riaperta dopo tre anni di lavori la Biblioteca Apostolica Vaticana

    ◊   Dopo tre anni di lavori, la Biblioteca Apostolica Vaticana ha riaperto ieri i suoi archivi a ricercatori, docenti e studenti del mondo intero, mettendo a loro disposizione un patrimonio di circa 150mila volumi manoscritti, un milione di libri stampati, di cui 8.400 incunaboli, e centinaia di migliaia tra monete, medaglie, stampe e incisioni. Fabio Colagrande ha chiesto al prof. Ambrogio Piazzoni, vice-prefetto della Biblioteca, come sia andato il primo giorno di apertura:

    R. - Secondo le attese è andata molto bene e, dopo tre anni di chiusura, c’era una grande aspettativa. Gli studiosi che si sono presentati qui il primo giorno, erano in realtà meno di quelli che rappresentano la nostra media di persone: erano 65 persone, mentre normalmente abbiamo 130-140 persone ogni giorno. Probabilmente anche perché spaventati dall’idea che ci sarebbe stata troppa affluenza. Tutto è andato bene. Naturalmente si è verificato anche qualche piccolo inconveniente, che però si è già risolto, come imparare a far funzionare bene le tessere elettroniche che danno ora accesso a vari servizi, oltre che all’ingresso stesso alla Biblioteca e ai vari percorsi, perché ci sono dei percorsi particolari che devono fare gli studiosi. La gente era molto emozionata e - direi - perfino commossa. Ho parlato con qualcuno degli studiosi, che è arrivato ieri, e questa idea della commozione del poter finalmente ritornare qui a studiare era un sentimento molto diffuso.

    D. - Immagino che anche per voi vedere di nuovo animarsi le sale, dopo mesi e mesi di cantiere, deve essere stata una bella emozione?

    R. - La Biblioteca senza le persone che ci vengono a studiare è un edificio quasi morto. Certo, questo periodo è stato agitassimo, con gli operai che andavano e venivano, e caratterizzato da continui rumori, ma non è questa la sua natura: la sua natura è quella del silenzio, con persone che stanno pensando, che stanno leggendo e che, da questa lettura, traggono motivi e momenti di grande crescita.

    D. - Professor Piazzoni, se non sbaglio, nel patrimonio della Biblioteca Vaticana, oltre ad un milione di stampati, ci sono anche circa 150 mila volumi manoscritti. I lavori di ristrutturazione e restauro hanno riguardato anche le sale e gli ambienti dove si conservano questi preziosi manoscritti?

    R. - Naturalmente c’è il deposito, che è un deposito sotterraneo, nel quale erano conservati prima e nel quale sono tuttora conservati. Durante questo periodo sono stati del tutto trasferiti, il deposito è stato interamente vuotato e sistemato con alcune novità, come rivestimenti particolari antipolvere, la costruzione di una uscita di sicurezza che non c’era, la riclimatizzazione e la riumidificazione con l’uso di strumentalizzazione nuova e ben sistemata. Abbiamo anche approfittato dell’occasione per costruire una piccola sala di deposito speciale per i papiri che hanno bisogno di condizioni climatiche diverse.

    D. - Diciamo anche che lo spirito di servizio, lo spirito umanistico ed universale con cui svolgete il vostro servizio alla Biblioteca Vaticana, fa sì che questo non sia solo un ruolo di conservazione di libri e manoscritti, ma sia anche un luogo di incontro, mi sembra…

    R. - Certamente sì. Le parole che aveva usato Papa Niccolò V, alla metà del ‘400, per indicare la Biblioteca che stava fondando era quello di costruire questa nuova istituzione per quella che lui chiamava la “comune utilità degli uomini di scienza”. E’ stata una innovazione molto importante, perché significava una biblioteca pubblica, in qualche modo, e non soltanto riservata alla Curia. In realtà questa missione - la comune utilità degli uomini - è la missione che ancora oggi ci sforziamo di compiere. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Il Pontificio Consiglio della Cultura promuove un Forum per lo sviluppo in Africa

    ◊   Il Pontificio Consiglio della Cultura, in collaborazione con la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha intenzione di dare vita ad un Forum insieme con i rappresentanti delle varie organizzazioni ecclesiastiche, internazionali e non-governative, per trovare le vie e i mezzi strategici attraverso i quali - riferisce un comunicato del dicastero - lo “sviluppo” in Africa possa essere promosso, facendo della persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, il punto centrale di ogni considerazione e di ogni iniziativa. Il Forum, che avrà luogo nel marzo 2011, si prefigge di articolare la riflessione sul tema: "Culture, identità dei popoli e sviluppo in Africa e nella diaspora nera". Inoltre, ambisce a diventare un luogo di riflessione permanente da cui provengono proposte concrete, consentendo un impegno effettivo nel campo della cultura e dell’educazione, come trampolino per lo sviluppo dell’Africa. I due dicasteri continuano a sostenere che la riflessione comune dei pastori e dei teologi dell’Africa e della diaspora è di una importanza decisiva. La Chiesa è convinta che qualsiasi sviluppo inizi e sia imperniato sul messaggio evangelico. Il prossimo incontro di preparazione avrà luogo dal 27 settembre al primo ottobre presso il Centro pastorale e missionario RECOWA/CERAO (Conferenza Episcopale regionale dell'Africa occidentale) a Abidjan. Il colloquio cercherà di produrre uno sforzo serio di riflessione con i responsabili del posto. Così, verrà a costituirsi il soggetto ecclesiale che sarà il partner cattolico del Forum, che si spera di veder nascere l’anno prossimo.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   In prima pagina, un comunicato della Santa Sede che rinnova la fiducia ai vertici dello Ior.

    Economia e identità cristiana: in cultura, la prefazione del cardinale Tarcisio Bertone al volume “Denaro e paradiso. I cattolici e l'economia globale” di Ettore Gotti Tedeschi e Rino Camilleri, con uno stralcio del primo capitolo.

    In prima pagina, il vescovo Giuseppe Merisi, presidente della Caritas italiana, su ritardi e squilibri inaccettabili nella lotta alla povertà.

    Garantire l'accesso universale all'acqua: nell'informazione internazionale, intervento della Santa Sede a Ginevra.

    In cultura, un articolo di Marco Beck dal titolo “Quell''ardente spiro'”: ultimata l'edizione italiana della “Storia degli Inglesi” di Beda il venerabile.

    Se non c'è posto per le “signorine grandi firme”: a conclusione della 65.ma edizione della Sagra Musicale Umbra, Marcello Filotei intervista il direttore artistico, Alberto Batisti.

    A lezione di giornalismo dal reporter Enea Silvio Piccolomini: Silvia Guidi sul festival “Pordenonelegge”, conclusosi tra il quattrocentesco “De Europa” e le moderne problematiche della comunicazione di massa.

    La notizia della morte di Sandra Mondaini.

    Nell'informazione vaticana, sul viaggio del Papa nel Regno Unito intervista di Gianluca Biccini all'arcivescovo Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani.

    Nell'informazione religiosa, il cardinale Michele Giordano recensisce il libro di monsignor Ugo Dovere “Il buon governo del clero. Cultura e religione nella Napoli di antico regime”.

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    Oggi in Primo Piano



    Campagna di preghiera in Sudan in vista del referendum sull'indipendenza del sud

    ◊   “101 giorni di preghiera per la pace in Sudan”. È la campagna lanciata oggi dall’organizzazione “Solidarietà con il Sudan del Sud” per preparare la popolazione allo storico referendum elettorale del 9 gennaio 2011, con cui i sudanesi del sud decideranno per l’unità o l’indipendenza della parte meridionale del Paese. L’iniziativa mira a promuovere un clima di pace e partecipazione, al di là del risultato che uscirà dalle urne. Ci riferisce Marco Guerra:

    "Signore Gesù, tu ci hai detto, 'vi lascio la pace vi do la mia pace'. Prenditi cura dei tuoi fratelli e sorelle del Sudan mentre si preparano al referendum". Da oggi questa preghiera riecheggerà in ogni diocesi del Sudan, accompagnando la popolazione del sud del Paese - popolata in maggioranza da cristiani e appartenenti alle religioni tradizionali - all’appuntamento del 9 gennaio 2011, quando voterà per rimanere insieme con il resto del Sudan o per la formazione di un nuovo Stato indipendente. La campagna è promossa dall’organizzazione religiosa “Solidarietà con il Sud Sudan”, in prima linea nel difficile processo di riconciliazione seguito ad oltre 20 anni di guerre. Sentiamo la responsabile dell’organizzazione Suor Patricia Murray:

    R. – This is a very important step in the life and history …
    Questo è davvero un un passo importante nella vita e nella storia di questo popolo, in particolare nel Sud, ma in realtà del Paese intero perché le decisioni prese riguarderanno chiunque in Sudan, sia che vinca l’unità, sia che vinca l'indipendenza. Quando sono in ballo decisioni di questa portata, la Chiesa – nella sua saggezza – sempre ci invita ad affidare le nostre decisioni alla preghiera. Così abbiamo iniziato a chiederci come avremmo potuto noi, come associazione – “Solidarietà per il Sud Sudan” –, sostenere specialmente l’opera della Conferenza episcopale del Sud Sudan. Suor Chaty Arata, della Congregazione delle School Sisters of Notre Dame e direttrice del nostro servizio pastorale, ha notato che tra la Giornata internazionale della pace – che si celebra proprio oggi – e il primo gennaio, che è il giorno in cui la Chiesa cattolica celebra la Giornata mondiale della pace, intercorrono effettivamente 101 giorni. Così lei ha pensato: non sarebbe bellissimo se, durante questi 101 giorni, da qualche parte nel Sudan ci fosse un’attività di preghiera o eventi di sensibilizzazione alla pace?

    D. - Sono tanti gli eventi che si susseguiranno su tutto il territorio in questi 101 giorni per coinvolgere i tutti fedeli nel processo di pace...

    R. – Each diocese has developed its own committee. …
    Ogni diocesi ha istituito un suo proprio comitato, considerando cosa possa essere possibile e praticabile, e come possa essere coinvolta la popolazione locale nel miglior modo possibile, ad ogni livello: la gioventù, i catechisti, i parrocchiani, il clero e via dicendo. Ovviamente, in alcune diocesi si stanno organizzando Messe per la pace, in altre si organizzano maratone della pace, veglie di preghiera, workshop per la pace … Una delle sfide, in un Paese che ha sofferto per lungo tempo la guerra, è “imparare a fare la pace”. Un giovane mi ha detto: “Ho imparato a fare la guerra. Ora, insegnami a fare la pace”.

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    Elezioni in Myanmar: esclusa dal voto la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi

    ◊   Il Myanmar si prepara alle elezioni generali del prossimo 7 novembre, ma la leader dell'opposizione birmana Aung San Suu Kyi non potrà votare. Il nome della premio Nobel infatti "non compare nella lista degli aventi diritto al voto", ha fatto sapere un funzionario di Bahan, la città dove Aung San Suu Kyi vive agli arresti domiciliari, prolungati ad agosto dell’anno scorso di altri 18 mesi. Ma perché la leader della Lega Nazionale per la Democrazia non potrà recarsi alle urne? Risponde Piergiorgio Pescali, autore di molti reportage giornalistici in Myanmar, intervistato da Giada Aquilino:

    R. – La Costituzione non permette ai prigionieri politici di prendere parte al voto ed inoltre impedisce ai birmani che hanno figli con passaporto straniero di essere eletti in Parlamento. Aung San Suu Kyi ha due figli con passaporto britannico, quindi non potrà né partecipare al voto né essere eletta.

    D. – Quelle del 7 novembre saranno le prime elezioni dopo 20 anni. Che voto sarà?

    R. – Probabilmente diverso da quello del 1990, quando il partito di Aung San Suu Kyi ottenne la maggioranza assoluta dei voti; è diverso perché la Costituzione promulgata nel 2008 - per la prima volta dal 1962, quando i militari andarono al potere in Birmania - dà la possibilità ai civili di partecipare alla vita politica e al governo del Paese. Quindi, nonostante tutte le critiche che si possano fare a questa Costituzione, c’è in effetti uno spiraglio di democrazia. Resterà però da vedere se i militari manterranno le loro promesse.

    D. – Come si presenta il partito di Aung San Suu Kyi, cioè la Lega nazionale per la democrazia?

    R. – Si presenta estremamente diviso. C’è la dirigenza storica, rappresentata da Aung San Suu Kyi e da Win Tin, che rifiuta la partecipazione alle elezioni, perché ritiene che la Costituzione varata nel 2008 non garantisca i diritti democratici e civili della Birmania. C’è invece la parte più giovane del partito che partecipa comunque alle elezioni.

    D. – Sei appena tornato dal Myanmar: che Paese è oggi?

    R. – Nel 2008 c’è stato il tifone Nargis che ha provocato centinaia di migliaia di vittime: il Paese è ancora in ginocchio dal punto di vista economico. Invece, dal punto di vista politico oramai il numero uno e il numero due della giunta militare - Than Shwe e Maung Aye - sono anziani e malati e quindi, dopo le elezioni di novembre, andranno in pensione. Stanno dunque cercando con queste elezioni e con questa Costituzione di ritagliarsi una figura che li protegga da eventuali destituzioni.

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    Ban Ki-moon: i governi diano ai giovani un mondo di pace

    ◊   Oggi, Giornata internazionale della Pace. In un messaggio, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon ha chiesto ai governi di dare in particolar modo ai giovani, a volte vulnerabili alle forze dell’estremismo, un mondo di tolleranza. In Italia, la Tavola della Pace ha presentato la propria mobilitazione in vista della consueta marcia, che si terrà da Perugia ad Assisi il prossimo 25 settembre 2011. Alessandro Guarasci:

    Una nuova cultura di pace passa attraverso tanti piccoli gesti quotidiani, ma anche attraverso la stampa. La Tavola della Pace intende parlarne per un anno intero, da qui al 25 settembre 2011, e oggi ha fatto il punto della situazione, tra l’altro, con le Associazioni che si occupano di informazione. Per l’occasione l’Osservatorio Tg di Articolo 21 ha monitorato i telegiornali nazionali nel periodo 6-17 settembre. Sentiamo Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace, e Alberto Baldazzi, ideatore dell’Osservatorio Tg:

    D. - Flavio Lotti, una giornata per sensibilizzare la stampa ai temi della pace e della guerra...

    R. - Pace è una parola che è stata persino cancellata dal dibattito politico e spesso compare nell’informazione in modo molto deformato, lontano dalla realtà. La pace, invece, è quel bene più profondo e di cui abbiamo disperato bisogno se vogliamo davvero vivere una vita migliore.

    D. - Questo serve anche per formare le coscienze…

    R. - Assolutamente sì. Noi abbiamo bisogno di una nuova scala di valori; abbiamo bisogno di riscoprire i valori che sono anche al centro della nostra Costituzione; abbiamo bisogno di ridare loro un vero peso, una vera sostanza. Dobbiamo riscoprire il loro significato autentico. E’ quello che vogliamo fare con il programma che oggi lanciamo, un programma di un anno centrato sull’educazione, sulla formazione, sull’informazione e sul protagonismo dei giovani.

    D. - Alberto Baldazzi, i Tg italiani quanto spazio dedicano ai temi della pace e, più in generale, quelli che riguardano l’attualità internazionale?

    R. - Siamo intorno al 20 per cento, ma è un 20 per cento apparente, perché una sottodivisione ci porta a dire che per un circa 20 per cento questi stessi titoli e questi stessi argomenti fanno riferimento esclusivamente ad una dinamica di infoentertainment e di gossip. Mi piace segnale che dopo Berlusconi, nel periodo marzo-aprile, il cognome più citato dai titoli dei Tg italiani è stato Clooney, subito dopo Sarkozy e nella logica Bruni-Sarkozy. La guerra è guerra soltanto se ci sono truppe europee, occidentali o italiane.

    D. - Insomma, dei Tg molto provinciali?

    R. - Sì, molto provinciali. E questa è una caratteristica soprattutto dei Tg italiani. Sicuramente c’è una disattenzione sostanziale ai temi internazionali. Faccio un altro esempio, che è aberrante: nelle ultime due settimane, l’intera titolazione dei Tg italiani di prima serata ha regalato zero titoli alla vicenda del Pakistan e delle alluvioni.

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    Giornata Mondiale contro l’Alzheimer: 20 milioni i malati nel mondo

    ◊   Si svolge oggi la 17esima Giornata Mondiale contro l’Alzheimer. La malattia colpisce circa 20 milioni di persone in tutto il mondo, mentre i casi in Italia sono 600mila. Un dramma per le famiglie e un costo sociale stimato in 604 miliardi di dollari l’anno. Michele Raviart ha sentito Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia, la maggiore organizzazione nazionale dedicata alla ricerca medica e all’assistenza ai malati.

    R. – E’ una malattia molto democratica: colpisce tutti, indiscriminatamente, in ogni luogo. I Paesi in via di sviluppo sono quelli che hanno minor numero di malati di Alzheimer. La previsione è che nei prossimi anni aumenteranno sempre di più, perché anche lì il tenore di vita sta migliorando, a poco a poco, per cui la vita si allunga e quindi ci sono maggiori probabilità di ammalarsi di Alzheimer.

    D. – A che punto è la ricerca scientifica su questa malattia?

    R. – La ricerca sta muovendosi molto, però i fondi sull’Alzheimer dovrebbero essere aumentati di 15 volte per pareggiare quelli delle malattie cardiologiche e 30 volte per essere pari a quelle contro il cancro. E’ quindi quasi incomprensibile che si faccia poco – relativamente – per questa malattia che colpisce tanta gente, e questo a livello mondiale.

    D. – C’è un coordinamento internazionale?

    R. – C’è una Conferenza annuale internazionale; in questa occasione, tutti i ricercatori si riuniscono – circa 3 mila persone – e presentano tutti i dati. Il grosso del problema rimane sempre che non da tutte le parti del mondo ci sono gli stessi standard, per cui ci sono delle difficoltà. Ma in ogni caso, la ricerca sta andando avanti anche se, purtroppo, per il momento non c’è ancora niente di risolutivo.

    D. – Come è possibile prevenire la malattia di Alzheimer?

    R. – Si stanno facendo degli studi. Dato che la malattia di Alzheimer è quasi sempre provocata dalle malattie cardiologiche, uno stile di vita sano è quello che – presumibilmente – può servire più di altre cose. Quello che fa bene al cuore, fa bene anche al cervello.

    D. – L’assistenza in Italia è sufficiente?

    R. – Sono le note dolenti: l’assistenza non è sufficiente in nessuna regione d’Italia. Noi presentiamo a Milano, in un convegno, un nostro progetto che è stato il censimento e la valutazione di tutti i servizi e di tutte le strutture per i malati di Alzheimer in Lombardia, perché vogliamo che in tutta Italia venga fatto questo censimento. Questo è il primo bisogno che hanno le famiglie: sapere almeno dove andare.

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    Chiesa e SocietÓ



    Pakistan: paura fra i cristiani di Karachi, condannati alla “precarietà”

    ◊   “Non ci sono minacce imminenti, ma la paura nella comunità cristiana è comunque palpabile. In Pakistan noi cristiani siamo in una condizione di forte precarietà: non sappiamo cosa potrà accadere nei prossimi cinque minuti”, dice all’agenzia Fides padre Saleh Diego, presidente della “Commissione Giustizia e Pace” della diocesi di Karachi, all’indomani della notizia di un attacco, avvenuto la sera del 18 settembre, a una chiesa cristiana Pentecostale, nel quartiere di Shah Latif Town, a Karachi. La chiesa è stata attaccata e saccheggiata da un gruppo di estremisti islamici che hanno bruciato arredi e libri sacri. Secondo fonti locali, l’attacco è legato alla vicenda della “Giornata del rogo del Corano”, che non ha ancora spento la sua eco, e che tuttora viene utilizzata da alcuni leader musulmani estremisti per alimentare l’odio anticristiano. Padre Saleh Diego aggiunge: “Condanniamo l’attacco, chiediamo la protezione del governo e, come comunità cristiana in Pakistan, la possibilità di vivere tranquillamente e liberamente nel nostro Paese. Esigiamo il rispetto per tutti i luoghi sacri e per i libri sacri, di qualsiasi religione”. Il sacerdote, che è anche Cancelliere della diocesi di Karachi, racconta: “Ho appena parlato con il vescovo, mons. Evarist Pinto, che ha espresso la sua preoccupazione: vogliamo evitare che, come accaduto nei mesi passati, episodi di violenza contro luoghi o quartieri cristiani possano espandersi ad altre parti della città”. Certo, nota padre Diego, non si possono tralasciare i “gesti avventati” di alcune denominazioni cristiane protestanti, che hanno un atteggiamento ben poco dialogico verso i musulmani: “La chiesa attaccata, nata due o tre anni fa, sorgeva nel bel mezzo di un quartiere musulmano, non aveva un Pastore e ben pochi cristiani la frequentavano. Era molto esposta ed era un facile bersaglio per gli estremisti”, spiega. In questa situazione, la Chiesa cattolica di Karachi è attiva nel dialogo con le altre comunità religiose e con le istituzioni per disinnescare altre tensioni. “Stiamo costituendo, a livello cittadino, uno speciale ‘Comitato per la pace’ che riunirà leader cristiani di diverse confessioni, e che coinvolgerà leader musulmani e leader civili. Continuiamo a lavorare per l’armonia religiosa e sociale, un bene prezioso, da tutelare nella nostra città”. (R.P.)

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    L'impegno di Ecpat-Italia e Cifa Onlus per i bambini pakistani vittime delle alluvioni

    ◊   “In Pakistan il numero di persone coinvolte nelle inondazioni, più di 20 milioni di cui 3,5 milioni di bambini, potrebbe superare quello delle persone colpite dallo tsunami del 2004, nonché dal terremoto ad Haiti del 2010”. L’allarme è stato lanciato ieri da Ecpat-Italia e Cifa Onlus, impegnate a fornire un aiuto concreto ai bambini pakistani tramite la Pakistan Pediatric Association (Ppa), organizzazione non governativa locale affiliata alla rete Ecpat, esperta nella gestione di emergenze umanitarie che coinvolgono l’infanzia. “Al momento stiamo provvedendo a fornire soccorso medico e protezione a bambini coinvolti dalle inondazioni e alle loro famiglie” spiega all'agenzia Sir, Tufail Mohammed, medico e responsabile della Ppa: “La situazione è molto seria e continueremo con questi ritmi almeno fino alla fine di dicembre. La combinazione di morte, distruzione e malattia, costituisce un pericolo costante per i nostri bambini”. I fondi raccolti saranno destinati a sostenere le attività della Pakistan Pediatric Association per allestire spazi per bambini; interventi medici per bambini feriti o malati; supporto psicologico ai bambini colpiti dal disastro. (M.G.)

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    La testimonianza del nunzio apostolico ad Haiti: “La ricostruzione non è ancora iniziata”

    ◊   Un’emergenza umanitaria che non accenna a fermarsi, campi per sfollati che si moltiplicano invece di diminuire e la fase di ricostruzione vera e propria ancora lungi dall’essere avviata: è questa la fotografia, drammatica, di Haiti, che fa il nunzio apostolico Bernardito Auza all’agenzia Fides a oltre nove mesi dal terremoto che ha sconvolto l’isola il 12 gennaio 2010. “La situazione umanitaria è sempre quella di emergenza – è la testimonianza del presule – oltre un milione di sfollati vivono ancora in campi di fortuna, che in questi mesi sono aumentati, e una soluzione, fino ad ora, pare introvabile”. Il primo campo di transizione allestito dal governo in collaborazione con la comunità internazionale a Corail, a nordest dalla capitale Port-au-Prince, che doveva servire al reinserimento degli sfollati, è miseramente fallito e la metà delle diecimila persone ospitate sono tornate in città. “A mio avviso la soluzione migliore è quella adottata dal Catholic Relief Services, che riporta le famiglie nelle loro comunità d’origine e nei luoghi dove sorgevano le loro case – continua il nunzio apostolico – costruire case definitive non è nemmeno in agenda, sarebbe troppo costoso, anche se ci sono alcune ong che cercano di costruire case permanenti”. “La fase di ricostruzione – insiste il presule – non è ancora cominciata, i progetti non sono stati definiti. Anche la Chiesa ha tantissimi progetti, come quello della ricostruzione della cattedrale e del Seminario maggiore nazionale”. Infine le elezioni, in programma ad Haiti il 28 novembre prossimo, occupano in questo periodo, secondo il presule, l’attenzione di tutti: “I problemi politici e logistici sono enormi, ma Haiti e la comunità internazionale credono che occorra tenere le elezioni per consolidare la stabilità politica”, ha concluso. (R.B.)

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    Obiettivi del Millennio: premiati i progressi di tre Paesi africani e tre asiatici

    ◊   Tre Paesi africani e tre asiatici sono stati premiati dalle Nazioni Unite per i progressi fatti in vista del raggiungimento degli Obiettivi del millennio, entro il 2015. Tra i primi, specifica l’agenzia Misna, la Sierra Leone, premiata per i risultati conseguiti nella lotta contro la diffusione di malattie quali l’aids e la malaria; il Rwanda, doppiamente premiato per la riduzione della mortalità infantile e per quella materna, e la Liberia, per la promozione dell’uguaglianza di genere e l’inserimento nel tessuto politico e sociale di un numero sempre crescente di donne: da cinque anni a questa parte, infatti, è il primo Stato africano ad avere un presidente donna, Ellen Johnson-Sirleaf. Per l’Asia, invece, a ricevere riconoscimenti sono stati la Cambogia per la lotta al contagio di malattie gravi; il Nepal e il Bangladesh, ai quali, rispettivamente, sono stati attribuiti notevoli sforzi contro la mortalità materna e infantile. (R.B.)

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    I vescovi del Mediterraneo accendono i riflettori su libertà religiosa e reciprocità

    ◊   Attenzione e rispetto per le religioni e per le culture, riconoscendone pari dignità a prescindere dal numero di coloro che ne sono interpreti. È l’appello rivolto a tutti i Paesi del bacino del Mediterraneo a firma dell’arcivescovo Thomas Yeh Sheng-nan, nunzio apostolico in Algeria e Tunisia, da Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, da Maroun Lahham, arcivescovo di Tunisi, da Ghaleb Abdalla Bader, arcivescovo metropolita di Algeri, da Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, e da Kamal Batish, vescovo ausiliare emerito di Gerusalemme. Il richiamo alla libertà religiosa è stato presentato nell’ambito di “Sponde”, la manifestazione dedicata al confronto interculturale promossa dalla diocesi di Mazara del Vallo e dal Ministero degli esteri italiano. Nel testo, di cui dà notizia L’Avvenire, i presuli precisano che non si tratta solo di perseguire la reciprocità ma di garantire spazi e ambiti di libertà alle persone e ai valori di cui sono portatrici. “A tutte le chiese d’Europa chiediamo di premere sull’opinione pubblica affinché in tutti i Paesi del Mediterraneo venga tutelata la libertà religiosa e diritti delle minoranze”, ha affermato il vescovo di Tunisi Lahham. “Il senso di solitudine che viviamo non è vittimismo ma un dato di fatto”, sottolinea l’arcivescovo di Algeri Ghaleb Abdalla Bader. Dal canto suo, mons. Mogavero ha ricordato la figura del vescovo Luigi Padovese, ucciso nel giugno scorso in Turchia, denunciando come “l’uccisione di cristiani e membri del clero non faccia notizia e non venga accolta senza indignazione”. L’incontro si è aperto con un messaggio di Benedetto XVI che esorta a coniugare l’accoglienza con il rispetto delle leggi per un’autentica integrazione. Nel telegramma, il pontefice incoraggia, infine, le comunità ecclesiali del Mediterraneo ad aprirsi al fenomeno migratorio non solo con interventi di solidarietà ma anche con un’opportuna opera di prima evangelizzazione tra la moltitudine di immigrati non cristiani”. (M.G.)

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    Lettera del compianto mons. Padovese sul prossimo Sinodo: "Il perdono contro l'odio e la vendetta"

    ◊   “La fecondità del perdono di fronte alla sterile alternativa dell’odio e della vendetta” per portare pace al Medio Oriente. E’ l’auspicio di mons. Luigi Padovese, presidente dei vescovi turchi, ucciso il 3 giugno scorso a Iskenderun, in Turchia, contenuto in una sua lettera, datata 3 aprile 2010, due mesi prima della morte, inviata a suor Chiara Laura Serboli, abbadessa del Monastero Santa Chiara di Camerino, in occasione della canonizzazione della beata Camilla Battista da Varano che avverrà domenica 17 ottobre, durante il Sinodo per il Medio Oriente. “Le Chiese del Medio Oriente – scrive mons. Padovese che ha lavorato alla stesura dell’Instrumentum laboris - vivono da anni situazioni di grande tribolazione spesso culminanti in atti di vera e propria persecuzione, come avviene purtroppo, con frequenza quotidiana, in Iraq e non solo. Non a caso il tema centrale del Sinodo sarà ‘La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza’. Lo stesso Benedetto XVI, nello scegliere questo tema, ha voluto sottolineare il bisogno e la sete di pace che il Medio Oriente vive. L’indicazione del Papa ci invita a riflettere innanzitutto sulla comunione e sulla testimonianza che la Chiesa è chiamata a dare nel contesto di un territorio così tormentato come il nostro”. Nella lettera mons. Padovese chiede alla comunità delle clarisse di Camerino di pregare perché “questa terra martoriata trasformi tanto dolore in invocazione di pace e annuncio di perdono. Le tragiche vicende politiche che travolsero la famiglia di Camilla Battista, fino ad arrivare allo sterminio dei suoi cari e all’esilio per lei, pur nella drammaticità non ebbero la meglio su questa donna. Ella ebbe la forza interiore di pregare per i suoi nemici fino a trasformare l’odio di cui era stata fatta oggetto in occasione di perdono e di amore eroico”. Per mons. Padovese, “queste stesse virtù, oggi, a distanza di 500 anni, ne fanno un modello per tutta la Chiesa e per tutti gli uomini. Per questo mi sento di dire che, anche per i cristiani delle nostre comunità vessate dalla persecuzione e dalla violenza, la beata Camilla Battista può diventare un esempio di riconciliazione e un’occasione per ritrovare speranza attingendo alla sorgente della Passione di Cristo”. La lettera è stata pubblicata integralmente nella rivista delle Clarisse “Forma Sororum, Lo sguardo di Chiara d’Assisi oggi”. (R.P.)

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    Il Patriarca latino di Gerusalemme: “Non c’è pace per un popolo solo”

    ◊   Si è conclusa ieri la visita di tre giorni del Patriarca latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal, a Como, città alla quale è legato da un profondo vincolo di amicizia. Durante la tre giorni, il presule è tornato sul tema dei nuovi colloqui di pace in Medio Oriente avviati il 3 settembre tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente palestinese Mahmoud Abbas: “Entrambe le parti hanno dimostrato buona volontà a collaborare per la pace – ha detto - ma aspettiamo il 30 settembre per vedere se vi sarà da parte di Israele il rinnovo della moratoria per la sospensione della costruzione di insediamenti in Cisgiordania”. “Non ci sarà mai la pace per un popolo solo – ha sottolineato il Patriarca al Sir – entrambi i popoli sono stanchi della violenza”. Il Patriarcato di Gerusalemme si estende su diversi Paesi e comprende, oltre a Israele e ai Territori palestinesi, anche la Giordania e Cipro. “Da entrambe le parti ci sono fanatici ed estremisti – ha aggiunto il Patriarca – per questo è importante non lasciare a loro l’ultima parola e spero che i leader delle due parti abbiano il coraggio di farlo e andare oltre”. Da parte sua, il vescovo di Como, mons. Diego Coletti, ha annunciato un nuovo pellegrinaggio della diocesi in Terra Santa e il sostegno di un progetto per le attività di catechesi del Patriarcato. Il presule, inoltre, è intervenuto in merito al prossimo Sinodo dei vescovi del Medio Oriente: “Servirà a ridare unità alle stesse 13 Chiese presenti in Terra Santa, segnate da tante divisioni – ha detto – perché dalla comunione possa nascere la testimonianza”. “La Chiesa in Terra Santa – ha concluso il vescovo di Como – è chiamata a essere un ponte tra israeliani e palestinesi, avendo il coraggio di parlare non per calcolo o per paura, ma per essere fedeli alla verità e aiutando ad abbattere tutti i muri, non solo quelli materiali, ma anche quelli nei cuori delle persone”. (R.B.)

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    Rapporto dell’Oms sulla violenza tra i giovani in Europa: 15mila vittime all’anno

    ◊   Il primo rapporto europeo sulla prevenzione della violenza e degli accoltellamenti tra i giovani, promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), il più esaustivo mai pubblicato, scatta una drammatica fotografia dei giovani del vecchio continente: circa 15mila l’anno, infatti, muoiono di morte violenta, che è la terza causa di decesso nella fascia d’età compresa fra i 10 e i 29 anni. “Ciò fornisce argomenti convincenti per aumentare gli investimenti nella prevenzione della violenza – ha commentato i dati il direttore regionale di Oms per l’Europa, Zsuzsanna Jakab - specialmente in un momento storico in cui una disoccupazione crescente e uno Stato sociale indebolito sono associati a un aumento della violenza”. Ben 4 omicidi su 10, specifica il rapporto, sono commessi con armi bianche e per ogni giovane che muore, una ventina sono ricoverati in ospedale per ferite. Portare con sé un coltello, è la denuncia contenuta nel rapporto, è comune in alcuni Paesi, mentre l’uso di armi da fuoco e lo strangolamento sono gli altri mezzi utilizzati dagli omicidi. Lo stato di ricchezza e il sesso sono altri fattori che incidono sulla violenza: 9 delitti su 10 sono commessi in Paesi a basso reddito e i poveri sono i soggetti più a rischio; l’80% delle vittime, infine, sono maschi. L’Oms conclude affermando che una risposta organizzata della società può essere un metodo di prevenzione efficace della violenza e che la chiave di volta è costituita da un approccio di sanità pubblica: affrontare queste cause, infatti, è una responsabilità sociale che ricade su molti settori come la sanità, l’istruzione, il welfare, il lavoro, la giustizia e i governi locali. (R.B.)

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    Libano: Unicef e Un ponte per… unite per il diritto all’istruzione

    ◊   Si chiamano rispettivamente “Farah Lebanon” e “Adotta una scuola” i progetti di Un ponte per… e Unicef in Libano, finalizzati a ridurre l’abbandono scolastico dei bambini e a migliorare le condizioni di vita e di crescita. Il primo progetto, promosso dalla Ong, ha interessato la zona orientale di Beqaa tra il 2007 e il 2010, coinvolgendo 17 scuole pubbliche di 17 villaggi diversi e si è posto l’obiettivo di promuovere il ruolo della scuola pubblica e di rafforzare la capacità e la partecipazione delle comunità locali nella creazione di uno spazio dedicato ai più piccoli. Il progetto è sfociato in un laboratorio d’espressione dedito ad attività ricreative, gestite da associazioni di volontariato specializzate nel settore educativo e ha portato l’iniziativa nelle zone rurali, dove rappresenta l’unico luogo di coesione sociale tra generazioni e classi diverse. Il progetto dell’agenzia Onu per l’infanzia, “Adotta una scuola”, invece, riguarda la componente dei diritti dei bambini, come quello alla partecipazione, al gioco, al riposo e alla cultura. Tranne alcune aree, infatti, in Libano non esiste un vero programma di politiche pubbliche rivolte a garantire il diritto all’infanzia, anche se dal 1955 è assicurato l’accesso gratuito alle scuole che spesso, soprattutto nelle campagne, sono costrette a chiudere per mancanza di studenti. (R.B.)

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    India: il cardinale Gracias invita a pregare per il verdetto sulla moschea di Ayodhya

    ◊   “Continuare a lottare per la libertà religiosa e per il rispetto dei luoghi di culto, diritti fondamentali per il progresso e lo sviluppo. Essi fanno parte della nostra eredità culturale e sono protetti dalla nostra Costituzione: ma più di tutto, sono fondamento della dignità dell’uomo”. Con questo atteggiamento di apertura e dialogo il presidente della Conferenza episcopale indiana e arcivescovo di Bombay, cardinale Oswald Gracias, aspetta il verdetto sulla moschea dell’Uttar Pradesh, atteso per venerdì 24 settembre. I giudici, ricorda l'agenzia AsiaNews, sono chiamati a esprimersi sulla distruzione della moschea di Barbar, ad Ayodhya, avvenuta il 6 dicembre 1992 ad opera di 150mila militanti dell’organizzazione estremista indù Sangh Parivar, in cui morirono circa duemila persone. Il porporato, invitando la popolazione a pregare per il verdetto, ricorda che “l’India ha una tradizione pluralista di pace” e che questa “deve essere difesa a tutti i costi”. Il cardinale è stato il primo leader religioso a chiedere ai propri fedeli di pregare per un verdetto che “potrebbe provocare violenze tra le comunità musulmana e indù, scontri che a loro volta causerebbero tensione e disordine sociale”. “Il verdetto non riguarda solo musulmani e indù, ma tutti noi – ha concluso il cardinale Gracias – dobbiamo impegnarci affinché non si affermi soltanto il potere economico dell’India, ma anche la sua autorità spirituale e morale tra le nazioni. La Chiesa non è parte in questa causa, ma ha un ruolo da svolgere: essere ponte di comprensione, tolleranza e rispetto. Per questo dobbiamo usare la preghiera, che è l’arma più potente che abbiamo”. (R.B.)

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    Francia: il no dei vescovi al progetto di legge sull’immigrazione

    ◊   Un no fermo e deciso al progetto di legge sull’immigrazione proposto in Francia dal Ministro Eric Besson, che sarà discusso entro la fine del mese dall’Assemblea nazionale, arriva dai sette vescovi della Commissione episcopale per la Missione della Chiesa universale. “Il governo deve regolamentare i flussi migratori tenendo conto del bene comune”, scrivono i presuli, che si concentrano in particolar modo, riferisce l’agenzia Sir, sul tema del diritto d’asilo. “È sempre stato difeso dalla Chiesa; – affermano i vescovi – le misure che tendono a diminuire il sostegno o le garanzie del giusto processo sono inaccettabili. L’intervento da parte del tribunale della libertà è fondamentale per ascoltare la parola delle persone private della libertà. Ritardare questa azione o limitarla nei luoghi di maggiore fragilità viola questo diritto, anche nel contesto della detenzione amministrativa”. I sette presuli, infine, ricordano l’apporto che i migranti, “con il loro lavoro, la loro energia e il loro onore” danno alla Francia ed esortano a non dimenticare le difficoltà che questi hanno dovuto affrontare dal momento in cui hanno lasciato il loro Paese d’origine. (R.B.)

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    Congo: microcredito per 17 giovani della Cité Guanella

    ◊   Nuova esperienza di autonomia e responsabilità per 17 giovani accolti nella Citè Guanella, 11 dei quali già reinseriti in quattro villaggi circostanti e 6 ancora minori, sotto tutela dei guanelliani, fino al compimento della maggiore età. Il progetto, - riferisce l'agenzia Fides - partito alla fine di maggio, ha previsto un programma specifico di formazione al microcredito, per la realizzazione e la gestione di microimprese. “Le attività scelte dai giovani, si legge in una nota di padre Guido Matarrese, responsabile della Citè Guanella, sono per la maggior parte agricole e prevedono la coltivazione di un ettaro di terreno con culture miste: manioca, melanzane pluviali, peperoncino pluviale, verdure locali. Uno dei giovani ha preferito realizzare una boutique commerciale a Kinshasa, mentre un altro, ha scelto di avviare una piccola attività come barbiere in città”. I sei minorenni, di circa 17 anni, sono stati coinvolti nell’avviamento di una boutique per la vendita di prodotti vari di consumo presso la Cité Guanella. “Il ricavato in questo caso, sottolinea padre Guido, servirà in primis a saldare il credito ricevuto e successivamente ad accumulare il piccolo capitale che permetterà a ciascuno dei 6 giovani, una volta raggiunti i 18 anni, di diventare autonomi economicamente, prendendo ciascuno la propria strada”. L’iniziativa è stata curata dalla ong italiana Cisp (Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli), che ha ottenuto un finanziamento specifico per la promozione del progetto. (R.P.)

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    Parte domenica il tradizionale pellegrinaggio dell’Unitalsi a Lourdes

    ◊   Diciassette aerei, altrettanti treni e una nave con a bordo più di 14mila persone tra religiosi, volontari, personale medico e ammalati da tutta Italia, partiranno domenica 26 settembre alla volta di Lourdes. Si tratta del tradizionale pellegrinaggio al Santuario mariano organizzato dall’Unitalsi, che ha scelto il tema “Fare il segno della croce con Bernadette”. Alla guida del pellegrinaggio, riporta l’agenzia Sir, l’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, mons. Luigi Moretti, affiancato dal presidente dell’Unione, Antonio Diella, dal direttore della rivista delle Pontificie Opere Missionarie, padre Giulio Albanese e da due testimonial d’eccezione: Giusy Versace, atleta paralimpica, e Simona Atzori, pittrice e ballerina. Interverrà anche Carlo Castagna, l’uomo cui uccisero moglie, figlia e nipotino nella strage di Erba. Durante il pellegrinaggio, il 30 settembre, a Lourdes è prevista una “merenda italiana” cui prenderanno parte il vescovo della città, Jacques Perrier, il sindaco Jean-Pierre Artiganave e il console d’Italia, Cesare Morbelli. All’interno del santuario, infine, sarà allestito lo spazio “La città dei progetti”. (R.B.)

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    Progetto per una nuova cultura per i 50 anni della marcia Perugia-Assisi

    ◊   “Costruiamo insieme una nuova cultura”: così si chiama il progetto promosso dal Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani e della Tavola della pace in occasione del 50.mo anniversario della marcia Perugia-Assisi del 25 settembre 2011. L’invito alle scuole coinvolte è quello di diventare “laboratori di valori” e di inserire nei programmi per l’anno scolastico appena iniziato percorsi educativi che includano almeno uno dei cinque elementi: cittadinanza e Costituzione; i sette valori costituzionali; l’educazione all’uso critico dei media, all’informazione e alla comunicazione; l’educazione all’azione e la promozione del protagonismo dei giovani e degli studenti; la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia e dei 50 anni della marcia per la pace Perugia-Assisi. L’appuntamento del 25 settembre 2011, quindi, segnerà il culmine dei tanti percorsi educativi affrontati e l’occasione per condividere i frutti concreti del lavoro svolto, una grande esperienza formativa in cui ognuno potrà contribuire personalmente allo sviluppo della cultura della pace e del rispetto dei diritti umani. (R.B.)

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    Suor Luzia Premoli è la nuova Superiora generale delle Missionarie Comboniane

    ◊   Suor Luzia Premoli, brasiliana, è la nuova Superiora generale delle suore Missionarie Comboniane, eletta il 20 settembre dal XIX Capitolo generale della congregazione, che si sta svolgendo nella Casa madre, a Verona, dal 1° settembre scorso. Sr. Luzia è la XII Superiora generale della Congregazione, la prima non italiana. Nei prossimi giorni - riferisce l'agenzia Fides - le Capitolari sono chiamate ad eleggere le quattro Consigliere Generali che affiancheranno Sr. Luzia in questo ministero per il prossimo sessennio. Sr. Luzia è nata a Linhares, ES (Brasile) nel 1955. Dopo la Prima Professione nel 1983, si è laureata in psicologia ed ha raggiunto la circoscrizione del Mozambico nel 1989, dove ha vissuto per 8 anni prestando un ministero nella pastorale educativa della donna, nella formazione accademica nel Seminario Interdiocesano e nella formazione degli insegnanti. Nel contempo ha servito anche come Economa provinciale. Nel 1997 è tornata in Brasile per assumere il servizio di Formatrice del Noviziato, dove nel frattempo ha conseguito il Master in psicopedagogia con specializzazione in Counseling. Nel 2005 è stata eletta Superiora provinciale della circoscrizione del Brasile. (R.P.)

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    Scomparsa a Milano Sandra Mondaini, aveva 79 anni

    ◊   Si è spenta oggi poco dopo le 13 all’ospedale San Raffaele di Milano, dove era ricoverata da dieci giorni a causa di una grave insufficienza respiratoria, Sandra Mondaini, popolare comica e conduttrice televisiva. La morte dell’attrice, che aveva 79 anni, segue di pochi mesi quella di Raimondo Vianello, con cui aveva fatto coppia nella vita e nel lavoro. La scomparsa di Vianello, infatti, avvenuta il 15 aprile scorso all’età di 88 anni, l’aveva profondamente toccata. Sandra, già seriamente malata di cancro e costretta da tre anni su una sedia rotelle dalla vasculite, da allora non ha fatto altro che entrare e uscire dagli ospedali, provata dal tragico lutto e dalla solitudine, dopo 52 anni di vita insieme. Soubrette con Macario, attrice di teatro dalla grande disciplina, che puntò tutto sulla recitazione in un’epoca in cui la donna di spettacolo era tutta paillettes e lustrini, era un’icona per grandi e piccini, che l’avevano conosciuta e apprezzata nei panni del clown tenero e pasticcione Sbirulino. Nel 1958, poi, l’incontro con il giovane Raimondo, e l’inizio di un sodalizio di vita e di lavoro, che troverà il suo habitat naturale sul piccolo schermo: una delle loro ultime fatiche, infatti, la sitcom “Casa Vianello” per oltre 20 anni è stata un format televisivo inossidabile. (A cura di Roberta Barbi)

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    24 Ore nel Mondo



    Pressing della Comunità internazionale su Israele per la moratoria degli insediamenti

    ◊   La Comunità internazionale continua a chiedere ad Israele di prorogare la moratoria degli insediamenti in Cisgiordania al fine di ottenere un buon esito dei colloqui diretti avviati con i palestinesi. E' pronto a chiederlo il cosiddetto Quartetto per il Medio Oriente - composto da Unione Europea, Usa Russia e Onu – mentre lo ha già fatto il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che oggi ha incontrato il presidente israeliano Shimon Peres a margine del Vertice contro la povertà a New York. Intanto i vertici dello Stato Ebraico sembrano convergere sull’idea di indire un referendum popolare sull’eventuale accordo di pace con i palestinesi. Ma sulla questione degli insediamenti, che rischia di compromettere le trattative, Eugenio Bonanata ha intervistato Marcella Emiliani, docente di Sviluppo del Medio Oriente all’Università di Bologna:

    R. – E’ il punto più delicato di tutti, assieme a quello del futuro di Gerusalemme, cosa che non si sottolinea mai abbastanza. Non è solo il numero degli insediamenti che si è moltiplicato esponenzialmente, ma anche dove questi insediamenti vengono poi costruiti e fabbricati. Sono ormai talmente 'incistati' dentro i territori che virtualmente dovrebbero tornare ai palestinesi, da rendere estremamente complicata la restituzione.

    D. – Quali sono le possibilità per gli Stati Uniti di convincere Israele su questo fronte?

    R. – Farò un discorso un po’ cinico. Gli Stati Uniti finanziano ogni anno gran parte del budget israeliano. In altri frangenti della storia hanno saputo usare i cordoni della borsa per portare Israele ai tavoli dei negoziati. Quindi, lo strumento finanziario è indubbiamente uno strumento principe. Certo, per arrivare ad attuare un aut-aut come questo, bisognerebbe che Israele e Stati Uniti arrivassero ai ferri corti, ma volendo gli Stati Uniti hanno lo strumento.

    D. – Sul versante palestinese, Abu Mazen ha fatto sapere nei giorni scorsi che ha intenzione di dimettersi in caso di fallimento dei negoziati con Israele. Bisogna credere a questo annuncio? Come valutarlo?

    R. – La minaccia di Abu Mazen è più che altro una minaccia nei confronti degli Stati Uniti: o mi sostenete o sostenete le mie esigenze oppure vi verrà a mancare un interlocutore, e a quel punto la maggior parte della responsabilità degli eventuali fallimenti ricadrà su di voi. La minaccia di dimissioni da parte di Abu Mazen è, purtroppo per lui, l’unica arma che ha per farsi ascoltare, non ne ha altre. Le altre armi sono quelle che usa Hamas: l’arma del terrorismo. Ma la componente Fatah-Abu Mazen sembra averci rinunciato.

    Afghanistan
    In Afghanistan 9 militari della forza internazionale sono morti nel sud del Paese per lo schianto dell’elicottero su cui viaggiavano. I talebani hanno rivendicato l’abbattimento del velivolo, ma l’Isaf non ha confermato. L’episodio porta a 529 il numero dei soldati stranieri deceduti nel Paese nel corso del 2010, che diventa l’anno più sanguinoso per la NATO dall’inizio della guerra. Anche l’Onu, in un rapporto diffuso oggi, segnala il peggioramento della sicurezza nel Paese rispetto al 2009. Intanto, sul fronte delle elezioni, che si sono svolte sabato scorso, sono arrivati a circa 1500 i ricorsi per presunte irregolarità, raccolti fino ad ora dalla Commissione per i reclami elettorali di Kabul. Il termine per la presentazione delle denunce scade oggi.

    Iraq
    Militari ancora nel mirino della guerriglia in Afghanistan. Due soldati iracheni hanno perso la vita ed un terzo è rimasto ferito stamattina per l’esplosione di un ordigno artigianale al passaggio del loro veicolo. Teatro dell’attentato, il pieno centro della città settentrionale di Kirkuk.

    Iran
    L’Iran è disponibile a riprendere i colloqui sul programma nucleare con la comunità internazionale. Lo ha annunciato un portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, che però non ha fornito una collocazione temporale precisa, limitandosi a parlare di un “prossimo futuro”.

    Inondazioni in India
    Prosegue l’emergenza maltempo nella zona nord dell’India colpita in questi giorni da incessanti piogge monsoniche. Il bilancio è di 120 morti e di migliaia di sfollati per le esondazioni del fiume Gange e di altri corsi d’acqua, che interessano oltre mille villaggi. Stato di massima allerta anche a Nuova Delhi nel timore dello straripamento del fiume Yamuna che ha raggiunto il livello record degli ultimi 30 anni. In città è crollato un ponte in costruzione provocando il ferimento di un operaio.

    Kashmir-India
    Spiragli di dialogo nel Kashmir indiano, dopo le violente manifestazioni separatiste dei giorni scorsi. Il leader di uno dei gruppi più radicali ha accettato di incontrare il gruppo di deputati, inviato nella regione dal governo di Nuova Delhi, nel tentativo di disinnescare la crisi. Secondo un’emittente televisiva locale l’uomo avrebbe consegnato un pacchetto di cinque proposte in cambio della fine delle proteste. Tutti gli altri, invece, gruppi hanno boicottato i colloqui. La popolazione ha attaccato verbalmente la delegazione mentre si recava in ospedale per visitare i feriti dei recenti scontri.

    Pakistan-Kashmir
    Tragedia nel Kashmir pachistano. Almeno 15 studenti sono morti stamattina quando lo scuolabus su cui viaggiavano è precipitato in un fiume. A bordo c’erano una trentina di ragazzi tra i 10 e i 15 anni: solo cinque sono stati recuperati vivi, mentre gli altri risultano dispersi.

    Pakistan
    Aerei senza pilota americani in azione nelle ultime 24 ore in Pakistan, contro postazioni della guerriglia. Il raid, avvenuto nella zona tribale al confine con l’Afghanistan, ha provocato la morte di almeno 4 sospetti miliziani. A Karachi, nel sud del Paese, gli ultimi episodi di violenza di questi giorni si sono conclusi con un bilancio di 17 morti, tra cui 4 attivisti politici.

    Somalia
    Sempre più complicata la situazione in Somalia: ieri un attentatore si è fatto esplodere nei pressi del palazzo presidenziale di Mogadiscio, oggi invece si è dimesso il capo del governo transitorio, Sharmarke. La decisione – ha spiegato – è nell’interesse del Paese avendo fallito la lotta contro i ribelli islamici. Il presidente Shaarif ha quindi avviato nuove consultazioni.

    Algeria
    Non si placano in Algeria le violenze di matrice terroristica. In mattinata, nella capitale Algeri, un ordigno è esploso in un viale del mercato di Bordj Menaiel al passaggio di una pattuglia di polizia, uccidendo i due agenti a bordo. Per il momento non è giunta alcuna rivendicazione. Si sospetta sia opera della cellula maghrebina di Al-Qaida.

    Marocco-Sahara occidentale
    Il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha invitato il re del Marocco Mohamed VI a riprendere gli incontri con il fronte Polisario per dare una svolta alla questione del Sahara occidentale. Le controparti sono tuttavia ferme sulle loro decisioni: Rabat è disposta a concedere l’autonomia, il fronte chiede invece un referendum sull’indipendenza.

    Consiglio d’Europa-Francia
    Nuove critiche alla Francia in merito alle ultime misure in tema di immigrazione. Il Consiglio d’Europa le ha definite insufficienti e incapaci di garantire il pieno rispetto dei diritti dei migranti. In una lettera inviata al ministro francese per l'Immigrazione Eric Besson, il commissario per i Diritti umani del’organismo, Thomas Hammarberg, afferma che Parigi deve migliorare questi provvedimenti.

    Moldavia
    In Moldavia la Corte costituzionale si è pronunciata per lo scioglimento del Parlamento e per lo svolgimento di elezioni legislative, in seguito al blocco dell’Assemblea che da oltre un anno non riesce ad eleggere il nuovo presidente. Lo scorso 5 settembre è fallito, per scarsa affluenza alle urne, anche il referendum sul ritorno delle elezioni presidenziali dirette nel Paese. Secondo gli osservatori la tornata elettorale potrebbe svolgersi il prossimo 28 novembre.

    Cina-Giappone
    Ancora tesi i rapporti tra Cina e Giappone. A margine dell’Assemblea generale dell’ONU a New York le due diplomazie hanno smentito la possibilità di un incontro tra i due premier, dopo le recenti schermaglie che hanno coinvolto Pechino e Tokio.

    Nord Corea
    È prevista per martedì prossimo, 28 settembre, la riunione del Partito dei lavoratori coreano che sceglierà il futuro leader del Paese. A distanza di circa 30 anni dall’ultima convocazione l’Assemblea secondo gli osservatori nominerà quasi certamente Kim Jong-un, figlio dell’attuale capo di stato, Kim Jong-il afflitto da gravi problemi di salute.

    Cina-Pakistan
    In corso trattative tra Cina e Pakistan per la costruzione di un nuovo reattore nucleare in territorio pakistano. Lo riferiscono media cinesi, ricordando che si tratta del secondo reattore costruito da una società cinese in Pakistan. Preoccupazione è stata espressa dagli Stati Uniti per il mancato via libera da parte dell’Autorità internazionale per la diffusione dell’energia atomica a scopi civili, che si occupa di controllare la non proliferazione delle armi atomiche nel mondo.

    Usa-Haiti
    USA e Haiti hanno firmato ieri un accordo con un’impresa sudcoreana per l’apertura di uno stabilimento tessile nella capitale dell’isola che darà lavoro a 10 mila persone. L’accordo, che prevede una serie di investimenti locali, mira alla ripresa economica del Paese. La decisione è tuttavia stata criticata dai sindacati per il salario previsto, considerato troppo basso, 3 dollari al giorno.

    Filippine
    Il governo di Manila ha varato un piano di aiuti per le popolazioni del Sud delle Filippine. Il provvedimento prevede lo stanziamento di fondi destinati a sviluppare le infrastrutture e i servizi di base. In questo modo l’esecutivo vuole tentare di risolvere il conflitto che da più di 30 anni sconvolge le provincie del sud e che ha causato più di 150 mila morti e, solo nel 2008, 750 mila rifugiati.

    Cuba-Brasile
    Il Brasile aiuterà Cuba nello sviluppo della piccola e media impresa. E’ quanto affermato dal ministro degli Affari Esteri brasiliano, che al Palazzo di Vetro di New York, ha parlato di un piano di sviluppo che prevede il trasferimento di 500 mila lavoratori dal settore pubblico - impiegati in attività considerate improduttive - al settore privato nel tentativo di rendere l’economia cubana più efficiente e competitiva. (Panoramica internazionale a cura di Eugenio Bonanata e Marco Onali)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIV no. 264

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