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Sommario del 21/10/2010

Il Papa e la Santa Sede

  • Il Papa riceve gli ambasciatori di Corea e Romania: i valori cristiani sono garanzia di giustizia e solidarietà
  • Altre udienze e nomine
  • Sinodo: no alla violenza in nome della religione. Cristiani, ebrei e musulmani uniti per la pace
  • Lungo applauso al Sinodo per i nuovi cardinali nominati dal Papa. Il patriarca Naguib: vedo una nuova alba in Medio Oriente
  • I giovani incontrano i Padri sinodali
  • Il cardinale Turkson al Regina Apostolorum: il cristianesimo è indispensabile al vero sviluppo
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Francia paralizzata dalle agitazioni. L'austerity arriva in Spagna, Regno Unito e Portogallo
  • Campania: si allarga la protesta contro le discariche
  • L'Europarlamento allunga il congedo di maternità e apre ai papà
  • Cisl e Associazioni familiari rilanciano un fisco giusto per la famiglia
  • Assegnati i premi al Religion Today Filmfestival
  • Chiesa e SocietÓ

  • Cardinale Van Thuân: domani l'apertura della fase diocesana per la causa di beatificazione
  • Bhutan: cristiano condannato a tre anni per proselitismo
  • L’allarme dell’esperto di demografia: mondo in pericolo per la "sottopopolazione”
  • La malaria uccide 200mila indiani ogni anno
  • Thailandia: un milione di alluvionati. Bangkok minacciata dalle acque
  • L’allarme di Save the Children: ad Haiti minori in pericolo
  • Ecuador: il neo arcivescovo di Quito invita al dialogo governo ed opposizione
  • Le donne del Congo vittime delle barbarie di guerra
  • Angola-Sāo Tomé: "famiglia e matrimonio" al centro dell'Assemblea dei vescovi
  • Allarme in Sudan per un’epidemia di leishmaniosi
  • Emergenza Pakistan: ancora 7 milioni i senza tetto. A Bruxelles vertice dei Paesi donatori
  • Il sondaggio dell’Acnur: i rimpatriati iracheni temono per la propria incolumità
  • Francia. Il cardinale Vingt-Trois: "sugli abusi sessuali occorre sempre vigilare"
  • Australia: si accende il dibattito sull’insegnamento dell’etica laica nelle scuole statali
  • Forum cattolico-ortodosso: Stato e Chiese partner per il bene comune delle società europee
  • L’Unione Africana celebra la Giornata dei diritti umani
  • Congo: a Kinshasa un nuovo centro che accoglie ragazze madri
  • Il Consiglio d’Europa approva la “Dichiarazione di Strasburgo” per l’integrazione dei rom
  • Roma: Veglia di preghiera per le missioni con il cardinale Vallini
  • Terza Marcia per la libertà dei popoli dedicata a birmani, iraniani, tibetani e uyghuri
  • L’Enciclopedia filosofica distribuita a partire da oggi insieme al Corriere della Sera
  • 24 Ore nel Mondo

  • Afghanistan: dolore e sconcerto per una nuova strage di bambini
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il Papa riceve gli ambasciatori di Corea e Romania: i valori cristiani sono garanzia di giustizia e solidarietà

    ◊   Il Papa, stamani, ha ricevuto in Vaticano i nuovi ambasciatori di Corea e Romania presso la Santa Sede per la presentazione delle Lettere credenziali. Ha incontrato prima il diplomatico asiatico Han Hong-soon: la Corea - ha detto - riveste un ruolo equilibratore nell’area dell’Asia-Pacifico, capace di crescita economica ma anche di investire nel campo della solidarietà. L'ambasciatore ha espresso, a nome del suo Paese, il desiderio che il Pontefice si rechi in visita in Corea. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Quasi 50 milioni di persone che hanno regalato a un piccolo Stato una “notevole” crescita economica negli ultimi anni, trasformandolo da Paese “beneficiario” a “donatore” di aiuti. E’ partita da questo dato la riflessione di Benedetto XVI al cospetto del nuovo diplomatico coreano. Un tale progresso, ha riconosciuto il Papa, “sarebbe inconcepibile senza un notevole grado di sviluppo industriale e la generosità del popolo coreano”. E tuttavia, ha messo in guardia:

    “There are dangers involved in rapid economic…
    Esistono pericoli in una rapida crescita economica che purtroppo possono aggirare molto facilmente considerazioni di tipo etico, con la conseguenza che gli elementi più poveri nella società tendono ad essere esclusi dalla loro legittima parte di prosperità della nazione. La crisi finanziaria degli ultimi anni ha esacerbato il problema, ma ha anche focalizzato l'attenzione sulla necessità di rinnovare i fondamenti etici di ogni attività economica e politica”.

    Incoraggiando il governo di Seoul “a garantire che la giustizia sociale e la cura del bene comune buon crescano a fianco della prosperità materiale”, il Papa è passato dalla situazione interna a quella internazionale, esprimendo l’apprezzamento della Santa Sede “per il ruolo attivo svolto dalla Repubblica di Corea” in particolare nella sua area geografica:

    “By promoting the peace and stability…
    Promuovendo la pace e la stabilità della penisola, così come la sicurezza e l'integrazione economica delle nazioni in tutta la regione dell’Asia-Pacifico, attraverso i suoi ampi collegamenti diplomatici con i Paesi africani, in particolare ospitando il mese prossimo il Summit del G20 a Seoul, il governo coreano ha dato ampia prova del suo ruolo come un attore importante sulla scena mondiale, e ha contribuito a garantire che il processo di globalizzazione sarà indirizzato da considerazioni di solidarietà e di fraternità”.

    Benedetto XVI si è poi soffermato sui rapporti di “proficua collaborazione” esistenti tra Santa Sede e autorità coreane e sul contributo offerto dalla Chiesa del Paese asiatico nel campo dell’istruzione e dell’educazione giovanile, nell’assistenza ai poveri e ai lavoratori immigrati, nella difesa della vita e della famiglia. Infine, il Pontefice ha ricordato il Congresso dei laici cattolici asiatici, ospitato proprio a Seoul in settembre. Proprio i laici coreani – ha notato il Papa, come del resto aveva fatto l’ambasciatore nel suo indirizzo di saluto – hanno annunciato per primi il Vangelo nel Paese e in tanti hanno pagato la fede morendo da martiri. Sono fiducioso che questa testimonianza, ha concluso Benedetto XVI, consentirà ai valori cristiani della giustizia e della solidarietà di permeare sempre più la vita pubblica in Corea.

    Successivamente, Benedetto XVI ha ricevuto il nuovo ambasciatore della Romania, Bogdan Tataru-Cazaban. Integrità, onestà e rettitudine - ha sottolineato nell'occasione il Pontefice - sono tre virtù essenziali per gestire la complessità crescente delle società odierne. Il servizio di Roberta Gisotti.

    20 anni fa, ha ricordato Benedetto XVI, “la Romania ha deciso di scrivere una nuova pagina della sua storia. Ma tanti anni vissuti sotto il giogo di un’ideologia totalitaria lasciano delle ferite profonde nella mentalità, nella vita politico-economica e negli individui”. Così “dopo i tempi dell’euforia e della libertà”, la Romania “si è impegnata - ha riconosciuto il Papa - con determinazione in un processo di ricostruzione e di guarigione”, e “la sua entrata nell’Unione Europea ha segnato anche una tappa importante nella ricerca di una democratizzazione autentica”. Tuttavia ora “per proseguire questo rinnovamento in profondità, le nuove sfide da raccogliere sono numerose” – ha ammonito il Santo Padre - al fine di evitare che la società romena “non si basi unicamente sulla ricerca del benessere e l’allettamento del profitto, conseguenza comprensibile d’un periodo di oltre 40 anni di privazioni”. Da qui l’invito a che prevalgano “l’integrità, l’onestà e la rettitudine” in tutte le componenti della società romena, così contribuendo “in modo efficace alla rigenerazione del tessuto politico, economico e sociale nella complessità crescente del mondo contemporaneo”.

    Ha sottolineato ancora il Papa che la Romania “è costituita da un mosaico di popoli. Una tale varietà - ha detto - può essere letta come un ostacolo all’unità nazionale ma anche essere vista come un arricchimento della sua identità”. E così anche ha ricordato che la Romania possiede “una lunga e ricca tradizione religiosa”, ferita anch'essa da decenni oscuri e “certe ferite sono tutt’ora vive”. Da qui l’auspicio a riparare le ingiustizie ereditate dal passato attraverso un doppio livello d’intervento: favorendo “un autentico dialogo tra lo Stato e i diversi responsabili religiosi” e “incoraggiando armoniose relazioni tra le differenti comunità religiose”. Benedetto XVI infine ha rimarcato: gli sforzi realizzati dai governi che si sono succeduti per stabilire relazioni tra la Chiesa cattolica e la Romania; la ripresa, ormai da 20 anni, dei rapporti diplomatici con la Santa Sede; e la nuova Legge sui culti.

    Rievocando la visita di Giovanni Paolo II in Romania, nel 1999, la prima in un Paese a maggioranza ortodossa, Benedetto XVI, ha assicurato che la Chiesa cattolica intende proseguire nel dialogo desiderato con l’insieme delle comunità cristiane. “La testimonianza di una fraternità tra cattolici e ortodossi, in uno spirito di carità e di giustizia - ha concluso - deve prevalere sulle difficoltà e aprire il cuore alla riconciliazione”.

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    Altre udienze e nomine

    ◊   Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina il cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

    Il Santo Padre ha accettato la rinuncia ad Abate Ordinario dell’Abbazia territoriale di Monte Oliveto Maggiore, in Italia, presentata dal padre abate dom Michelangelo Riccardo Tiribilli, della Congregazione Benedettina Olivetana, in conformità agli Statuti della medesima Congregazione. Il Papa ha nominato abate ordinario dell’Abbazia territoriale di Monte Oliveto Maggiore dom Diego Gualtiero Rosa, della Congregazione Benedettina Olivetana, finora abate del monastero di S. Maria del Pilastrello in Lendinara. Dom Diego Gualtiero Rosa è nato il 20 febbraio 1953 a Borgo Poncarale, provincia e diocesi di Brescia. Dopo gli studi liceali è entrato nel Noviziato dell'Abbazia di Monte Oliveto dove ha emesso la professione temporanea il 13 agosto 1972 e quella perpetua l’8 settembre 1976. Nel frattempo ha frequentato il quinquennio di Filosofia e Teologia, al termine del quale ha ricevuto l'ordinazione presbiterale il 22 giugno 1980.

    Il Santo Padre ha nominato vescovo di Cartago (Colombia) mons. José Alejandro Castaño Arbeláez, finora vescovo titolare di Castello di Tatroporto ed ausiliare dell’arcidiocesi di Cali. Mons. José Alejandro Castaño Arbeláez è nato a La Ceja, diocesi di Sonsón-Rionegro, il primo aprile 1945. Emessa la professione solenne nell’Ordine degli Agostiniani Recolletti il 28 gennaio 1967, è stato ordinato sacerdote l’8 dicembre 1971. Nominato vescovo titolare di Castello di Tatroporto ed ausiliare dell’arcidiocesi di Cali il 13 novembre 2006, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 27 gennaio 2007.

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    Sinodo: no alla violenza in nome della religione. Cristiani, ebrei e musulmani uniti per la pace

    ◊   Con la presentazione dell’elenco unico delle Proposizioni finali, alla presenza del Papa, si è conclusa questa mattina la dodicesima Congregazione generale del Sinodo per il Medio Oriente, in corso in Vaticano sul tema della “comunione e testimonianza”. L’elenco unico, ancora provvisorio, verrà poi emendato dai Circoli minori, che lavoreranno a porte chiuse nel pomeriggio. Le Proposizioni emendate saranno infine messe ai voti sabato prossimo. Il servizio di Isabella Piro:

    La presenza cristiana in Medio Oriente, la comunione ecclesiale e la testimonianza: sono questi, in generale, i tre macro-temi analizzati dall’elenco unico delle Proposizioni. Macro-temi che, naturalmente, sintetizzano tutti gli interventi pronunciati in Aula nei giorni scorsi. Premessa, quindi, l’importanza della Parola di Dio, la cui lettura e meditazione va incoraggiata e promossa, si affronta il tema delle persecuzioni dei cristiani, contro le quali si chiede aiuto alla comunità internazionale perché ponga fine elle tensioni e ristabilisca la pace nella regione mediorientale. Il Sinodo analizza poi la questione delle migrazioni, sia esterne che interne, con l’esortazione ai fedeli a non vendere le proprietà in patria ed il suggerimento ad incoraggiare i pellegrinaggi, formare seminaristi per le missioni, accogliere i lavoratori immigrati tutelandoli sul piano giuridico ed umanitario.

    Riguardo alla comunione ecclesiale, si ricorda che l’ecumenismo è opera dello Spirito Santo e si ribadisce il dono rappresentato dai movimenti ecclesiali che operino in unione con i vescovi locali, il sostegno alla pastorale delle vocazioni, l’unificazione delle date del Natale e della Pasqua e l’istituzione di una festa annuale per i martiri delle Chiese Orientali. Centrale, poi, l’incoraggiamento alla vita monastica e contemplativa, così come ai giovani e alle donne, sia laiche che religiose, a servizio della famiglia, dell’educazione e della salute. Forte l’appello a valorizzare la catechesi perché il Vangelo sia proposto senza timidezza né provocazione. Attenzione specifica viene posta alla salvaguardia del creato, ai mass media, alla missione, alla famiglia, alla Dottrina sociale della Chiesa e alla liturgia: tutti ambiti, dice il Sinodo, da rilanciare e rinnovare con uno sguardo al contesto contemporaneo. E ancora: l’elenco unico delle Proposizioni apre la pagina del dialogo interreligioso che va rafforzato purificando la memoria e perdonando il passato. Banditi fanatismo ed estremismo, antisemitismo ed antigiudaismo, fondamentalismo e violenza in nome della religione. Cristiani, ebrei e musulmani lavorino insieme per promuovere la libertà, la giustizia e la pace.

    L’elenco unico delle Proposizioni, ancora provvisorio, affida poi a Maria tutto il Medio Oriente. E dedicato alla Vergine è il dono che il Papa ha offerto oggi a tutti i partecipanti al Sinodo, ovvero una formella in bronzo riproducente un particolare de “L’Assunzione di Maria” del Tiepolo. Durante la Congregazione, si sono rivolti ai Padri Sinodali anche alcuni delegati fraterni: a legare i loro interventi, l’impegno comune delle Chiese nel sostegno ai cristiani del Medio Oriente, un impegno da portare avanti con amore e coraggio, senza paternalismi esagerati. Ricordata anche la particolare situazione di Cipro, isola divisa dal confine turco, e la necessità di non cedere al confessionalismo, ma di parlare con un’unica voce poiché, hanno ribadito i delegati fraterni, la forza delle Chiese è il mutuo rispetto.

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    Lungo applauso al Sinodo per i nuovi cardinali nominati dal Papa. Il patriarca Naguib: vedo una nuova alba in Medio Oriente

    ◊   Al termine dei lavori della Congregazione di questa mattina un lungo applauso ha salutato i nuovi cardinali nominati ieri dal Papa. Tra questi c’è il relatore del Sinodo per il Medio Oriente, il patriarca di Alessandria dei Copti Antonios Naguib che, al microfono di Paolo Ondarza, racconta la gioia e la sorpresa con cui ha accolto la notizia.

    R. – Quando ho avuto la notizia dal cardinale segretario di Stato, che me l’aveva comunicata “sub secretum” una settimana fa, certamente è stata una sorpresa. Ho già 76 anni e quindi era lontano, lontano dal mio pensiero e dalla mia prospettiva, e l’ho detto al cardinale Bertone. E lui mi ha risposto: “Sì, ma il Santo Padre vuole, in occasione di questo Sinodo per il Medio Oriente, vuole esprimere la sua prossimità, il suo affetto per la Chiesa orientale, ed è un segno prima di tutto per le Chiese in Medio Oriente ed anche un appello ad una maggiore collaborazione nel servizio universale della Chiesa cattolica, in comunione con Sua Santità e con la Santa Sede”.

    D. – Con quale spirito, con quale stato d’animo si appresta ad affrontare questo nuovo mandato?

    R. – Lo accetto con gratitudine e con disponibilità. E’ stato sempre così nella mia vita: quando la Chiesa chiede un servizio, è Dio che lo chiede e non è possibile dire di no.

    D. – Un bilancio complessivo di questi lavori del Sinodo …

    R. – Certamente ci hanno dato un grande incoraggiamento per quanto riguarda la nostra presenza nella Regione, affinché sia una presenza portatrice della presenza di Gesù e dell’opera di Gesù, opera di amore e di servizio per tutti i nostri fratelli e sorelle nella Regione. Dunque, un incoraggiamento ad una maggiore comunione tra noi e ad un maggiore servizio. La nostra testimonianza è presenza e servizio. Così ci mettiamo in dialogo con gli altri.

    D. – L’alba nuova per il Medio Oriente, di cui si è parlato, è iniziata?

    R. – Mi sembra di sì. A noi, adesso, spetta il compito di viverla e di proseguire il lavoro mettendo in pratica gli orientamenti e lo spirito del Sinodo.

    I cristiani costituiscono spesso un punto di riferimento in Medio Oriente attraverso l’attività in campo educativo, socio-assistenziale e sanitario. E’ il caso delle Suore Francescane del Cuore Immacolato di Maria, conosciute anche come Francescane d’Egitto, attive nei territori dell’Autorità Palestinese, in Israele, Siria e Iraq. Al microfono di Paolo Ondarza sentiamo suor Telesphora Pavlou, docente presso lo Studio Teologico San Salvatore di Gerusalemme e presente tra gli esperti al Sinodo.

    R. – In questo Medio Oriente tribolato da diversi conflitti politici, le nostre suore – con tanto sacrificio ma anche con tanto amore – si dedicano a diverse opere: nel campo educativo, dove abbiamo scuole con diverse specializzazioni, e anche nel campo assistenziale abbiamo una casa che accoglie bambine e bambini orfani, ma anche casi sociali particolari, come ad esempio bambini i cui genitori sono divorziati oppure si trovano in prigione, o sono vittime dell’alcool o malati mentalmente, e via dicendo.

    D. – Naturalmente, vi rivolgete non solo ai cristiani ma anche agli ebrei e ai musulmani …

    R. – Sì! Abbiamo, ad esempio, il nostro ospedale, completamente gestito da noi a Haifa, conosciuto come “ospedale italiano”, dove i nostri pazienti e anche il nostro personale è costituito da musulmani, ebrei e cristiani. Nel curare le malattie del corpo al tempo stesso si cura il rapporto umano con tutte le religioni. Quindi noi facciamo ecumenismo nella pratica. Come anche nelle nostre scuole, accogliamo tutti: sia musulmani, sia cristiani senza nessuna distinzione.

    D. – Nel lavorare insieme sicuramente emergeranno differenze, ma l’obiettivo è comune. Quindi è questo che unisce?

    R. – La finalità è comune, certamente. L’intento è questo: rendere tutte le persone felici e competenti al tempo stesso.

    D. – Qual è il suo auspicio per questo Sinodo?

    R. – Certamente questo Sinodo aiuterà moltissimo a ravvicinarci. Adesso dire quando avverrà la piena comunione non è possibile… lasciamo lavorare lo Spirito Santo, che è l’autore di ogni comunione; ma certamente la collaborazione umana che da questo Sinodo è stata tanto facilitata ed aiutata contribuirà moltissimo. Per questo invochiamo Maria Santissima, la Madre della Chiesa, colei che ha dato origine alla Chiesa, all’unità della Chiesa, alla comunione della Chiesa. Attraverso la sua preghiera Maria ha incoraggiato gli apostoli, dopo la morte di Gesù, a radunarsi ancora insieme e ad invocare lo Spirito Santo, nonostante fossero pieni di paure. Che Maria ci ottenga davvero questa unità e questa comunione!

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    I giovani incontrano i Padri sinodali

    ◊   I semi che il Sinodo per il Medio Oriente in corso può far germogliare, ma anche le nuove sfide che la Chiesa deve affrontare in Iraq, Iran e Terra Santa, dove i giovani possono avere un ruolo attivo nella costruzione della pace. Di tutto questo si è parlato nell’incontro organizzato dagli scout della Compagnia di San Giorgio, Agesci Lazio e Scout d’Europa, con alcuni Padri sinodali nella parrocchia romana di San Pio V. I dettagli nel servizio di Roberta Barbi:

    “I giovani devono portare i loro sogni e il loro entusiasmo, le loro provocazioni. Un respiro di libertà in un mondo a volte troppo ingessato. I giovani devono ‘rompere’, in tutti i sensi, con il passato e costruire, insieme, la pace”. Così il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, racconta quali sono i suoi auspici per il difficile territorio in cui opera, che è un mosaico di tradizioni e culture molto diverse. Qui i cattolici, una minoranza dentro una minoranza, pari all’1 per cento della popolazione totale, possono fare da ponte tra israeliani e palestinesi. I giovani sono una speranza per il futuro, soprattutto se educati a essere “buoni cristiani e buoni cittadini”, come gli scout cattolici, ricorda mons. Cyril Vasil, segretario della Congregazione per le le Chiese Orientali. Diversa è la condizione della Chiesa in Iraq e in Iran, dove il cristianesimo è ben radicato e precede l’Islam, come raccontano due testimoni d’eccezione: Georges Casmoussa, vescovo di Mosul, e Ramzi Garmou, arcivescovo di Teheran. Dall’Iraq, dall’inizio della guerra, nel 2003, sono scappati circa 40mila cristiani, molte chiese sono state bombardate e alcuni sacerdoti rapiti e uccisi. “Viviamo un Calvario – ha detto il presule – ma se la nostra fede è forte, non possiamo sentirci senza speranza e aspettiamo la Resurrezione del nostro Paese e del nostro popolo”. Non molto diversa la situazione in Iran, dove su 73 milioni di abitanti i cristiani non superano i centomila: “La Chiesa iraniana è un piccolo gregge – ha detto mons. Garmou – ma Gesù ci dice che non dobbiamo avere paura; anche un piccolo gregge può fare grandi cose!”. A scandire il ritmo degli interventi, alcuni canti di pace eseguiti dai seminaristi del Collegio Urbano. Tra loro ci sono caldei, copti, maroniti e siro-antiocheni, ma cantano insieme in aramaico, la lingua di Gesù, un linguaggio di pace e unità che è proprio della Chiesa universale.

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    Il cardinale Turkson al Regina Apostolorum: il cristianesimo è indispensabile al vero sviluppo

    ◊   Nel panorama sociale di oggi, dove “i confini fra sviluppo e sottosviluppo, principalmente a causa della globalizzazione, si sono fatti più labili, Nord e Sud non sono più sinonimi di mondo ricco e sviluppato da una parte e mondo povero e sottosviluppato dall’altra; le differenze culturali si sono sfumate; le migrazioni sono aumentate e le tipologie si sono moltiplicate”, la Chiesa, con la sua Dottrina sociale, vuol partire “dalla realtà terrena per illuminarla con la luce del Vangelo”. Lo ha sottolineato questa mattina il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nella Lectio Inauguralis tenuta all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma per l’apertura dell’anno accademico. Sviluppando il tema dell’attualità e della rilevanza oggi della dottrina sociale della Chiesa alla luce della Caritas in veritate, il porporato ha affermato che se “specie nel mondo occidentale aggredito dalla secolarizzazione, è sopraggiunta una profonda crisi di fede che ha invaso la società, una crisi che non si può ignorare confidando semplicemente che il futuro della società continui a restare ancorato al patrimonio di valori cristiani trasmesso nei secoli”, la Chiesa “deve assumere come compito primario quello di dimostrare che ‘l’adesione ai valori del Cristianesimo è elemento non solo utile, ma indispensabile per la costruzione di una buona società e di un vero sviluppo umano integrale’”. Ma “come può la pretesa della Caritas in veritate, secondo la quale Dio è indispensabile alla realizzazione dello sviluppo umano integrale, non soffocare l’autonomia delle realtà terrene, la responsabilità umana, l’importanza dei saperi scientifici?”, si è chiesto il cardinale Turkson. La risposta sta nel fatto che la Dottrina sociale della Chiesa si “colloca al crocevia, al punto d’incontro, fra fede e ragione. E’ così che questa disciplina, con il suo carattere di interdisciplinarietà, mette chi la applica in grado di dialogare con i saperi dell’uomo, senza mortificarli, ma, invitandoli a scendere maggiormente in profondità dentro se stessi, compie la funzione di ‘purificarli’”. Ma uno spunto di riflessione, ha osservato il presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, lo offre la stessa Caritas in veritate, quando afferma che “il sapere umano è insufficiente e le conclusioni delle scienze non potranno indicare da sole la via verso lo sviluppo integrale dell'uomo. C'è sempre bisogno di spingersi più in là: lo richiede la carità nella verità. Andare oltre, però, non significa mai prescindere dalle conclusioni della ragione né contraddire i suoi risultati”. (A cura di Tiziana Campisi)

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   In prima pagina, un fondo di Lucetta Scaraffia dal titolo "I monaci di Tibhirine e il sondaggio dell'"Economist": esce in Italia il film "Des hommes et des Dieux, recensito, nella cultura, da Emilio Ranzato.

    Nell'informazione internazionale, il Papa ai nuovi ambasciatori di Corea e Romania.

    Nell'informazione vaticana, i lavori sinodali.

    Nell'informazione religiosa, l'intervento del ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, al convegno, in Campidoglio, su "Medio Oriente. La testimonianza cristiana al servizio della pace".

    Il vero senso della ricchezza: in cultura, Luca M. Possati su un incontro, a Roma, dedicato a etica e finanza.

    Un articolo di Maria Maggi dal titolo "Il mondo all'inseguimento della rapidità": storia e caratteristiche del San Gottardo, il tunnel ferroviario più lungo del mondo.

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    Oggi in Primo Piano



    Francia paralizzata dalle agitazioni. L'austerity arriva in Spagna, Regno Unito e Portogallo

    ◊   Non accenna a calmarsi la protesta sociale in Francia contro la riforma delle pensioni che innalza l’età pensionabile da 60 a 62 anni. Il testo stasera potrebbe essere adottato in Senato, mentre in tutta Europa i governi si apprestano a varare nuove misure antideficit. Il servizio è di Marco Guerra:

    Un Paese paralizzato: dai trasporti alla scuola, passando per le pompe di benzina. Per il sesto giorno consecutivo migliaia di manifestanti sono scesi in piazza contro la riforma del settore pensionistico. Stasera il testo potrebbe essere approvato al Senato, ma i sindacati oggi pomeriggio decideranno probabilmente di proseguire la mobilitazione anche la prossima settimana, perché la legge dovrà essere poi convalidata dalla commissione paritaria Assemblea-Senato. Intanto, le 12 raffinerie del Paese continuano ad essere paralizzate, così come decine di depositi di carburante. Anche oggi 5.000 pompe di benzina sono chiuse al pubblico su un totale di 12.300. A Marsiglia per cinque ore è stato bloccato l'aeroporto, e continua lo sciopero della nettezza urbana, così come a Tolosa. Sulle strade, i camion hanno imposto stamattina almeno 12 posti di blocco provocando maxi ingorghi un po' ovunque. Il governo, dal canto suo, si mostra fermo: il presidente Sarkozy ha definito “scandalose” le violenze registrate a Lione, dove in due giorni sono state fermate circa 120 persone, ed ha garantito che “i violenti non avranno l'ultima parola”. L’inquilino dell’Eliseo sa di avere l’appoggio di tutti i governi europei che in queste settimane si apprestano a varare durissime misure anti deficit. Ieri il premier Brown ha presentato le ricette salva bilancio fra cui l’innalzamento dell’età pensionabile a 66 anni. Sempre ieri il primo via libera alla finanziaria anti-crisi spagnola che prevede tagli dell’8% al bilancio. Rinviato invece il voto sulla manovra portoghese per consentire al governo socialista di trovare un accordo con l’opposizione sull’aumento delle tasse.

    Dunque sono diversi i governi, che, nel tentativo di fronteggiare la crisi, incontrano il malcontento popolare. Sulle conseguenze sociali di questo momento a livello europeo Eugenio Bonanata ha intervistato Domenico De Masi, docente di Sociologia del Lavoro presso L’università La Sapienza di Roma:

    R. - Intanto, per capire le conseguenze, bisogna forse risalire alle cause. Noi abbiamo alcuni fattori che stanno modificando completamente il sistema socio-economico mondiale: da una parte il progresso scientifico-tecnologico e dall’altra la globalizzazione, la diffusione dei mezzi di comunicazioni di massa, la scolarizzazione diffusa. Sono tutti elementi, questi, che ci stanno facendo passare da una società ad assetto industriale ad una società in assetto post-industriale. Una società cioè in cui prevale la produzione di beni immateriali: servizi, informazioni, simboli, valori ed estetica. In questa situazione ci sono praticamente Paesi che stanno conservando il monopolio della produzione di idee e stanno spostando nei Paesi emergenti le loro fabbriche, perché vendono poco ed inquinano molto, e conviene farle lì anche perché c’è manodopera a basso costo. Questo comporta praticamente che vi sia un rimescolamento delle forze economiche mondiali. Il vecchio mondo - cominciando dall’Europa, ma ormai anche l’America - sta cedendo aliquote di ricchezza ai Paesi del terzo mondo e questo comporta ovviamente che il primo mondo si debba adattare a sistemi e a tenori di vita completamente diversi.

    D. – Professore si può parlare in Europa di uno scollamento tra la politica e la società?

    R. - Sono entrambe disorientate, perché entrambe non sanno uscire dal vicolo cieco in cui si sono cacciate con il declino dell’industria e l’emergere del post industriale. D’altra parte abbiamo pregato per venti secoli Iddio perché risolvesse il problema della miseria dei Paesi poveri ed ora ci sta ascoltando e, quindi, bisogna abituarsi a ripartire le ricchezze mondiali, che sono ricchezze abbastanza limitate, finite e non più divise tra pochi ricchi e moltissimi poveri, ma tra un certo numero crescente di ricchi.

    D. - Secondo lei, ci si può aspettare una recrudescenza delle manifestazioni di protesta…

    R. - Non c’è dubbio che bisogna aspettarsi questo.

    D. - Cosa consigliare alle imprese europee in questo momento?

    R. - Di ridurre gli orari di lavoro in modo da consentire a tutti un poco di lavoro in più, cominciando naturalmente dai manager che stanno dieci ore al giorno in ufficio togliendo il lavoro ai loro figli.

    D. - Professore, un’ultima considerazione relativa ai consumatori: cosa consigliare a loro in questa fase?

    R. - Di consumare soprattutto “sapere” in modo da arricchire il proprio bagaglio culturale. Questo consente di vivere meglio anche con meno soldi, perché il problema non è quello di accumulare più cose, ma di dare più senso alle cose che già abbiamo.

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    Campania: si allarga la protesta contro le discariche

    ◊   Sembra precipitare la situazione in Campania dove la gente protesta contro le discariche. A Boscoreale, vicino a Napoli, un gruppo di persone armate di bastoni ha distrutto le vetrine di diversi negozi del centro storico, mentre una bandiera italiana è stata bruciata. I disordini sono avvenuti dopo l’annuncio dell’apertura di una seconda discarica in località cava Vitiello a Terzigno. Per tutta la notte si sono verificati scontri tra abitanti e forze dell’ordine, con lancio di fumogeni e cariche della polizia, ma il governatore della Campania, Stefano Caldoro, ha ribadito che il piano rifiuti va applicato in tutte le sue parti. Alessandro Guarasci ha intervistato il professor Gerardo Cianella dell’associazione Medici per l’ambiente, che ha condotto studi sugli effetti delle discariche.

    R. – Esiste purtroppo una cancerogenesi ambientale a Napoli. I numeri dei tumori al polmone sono aumentati del 50 per cento negli ultimi anni, in rapporto anche alle abitazioni di molti malati nei pressi di discariche abusive, tossiche e nocive. Anche per la discarica che hanno fatto a Chiaiano le preoccupazioni sono grandi, perché lì i rifiuti vengono depositati così come sono e naturalmente non c’è possibilità di controllo da parte della comunità scientifica, medica e geologica. Abbiamo rilevato anche il fatto di come sia stata realizzata questa discarica: infatti c’è il rischio di percolato, perché non c’è un fondo compatto di argilla. Prevediamo che nel tempo ci saranno percolati tossici che inquineranno le falde acquifere con grave danno della salute ambientale nella città di Napoli.

    D. – Quanto è pericoloso il percolato? Può poi finire nelle falde acquifere e, dunque, nel rubinetto di casa?

    R. – La percentuale dei rifiuti tossici è superiore al 50 per cento. E’ il rifiuto organico, liquido, umido che ci preoccupa moltissimo e che forma percolati con gravi rischi per la salute, perché c’è rischio di passaggio nelle falde. Noi abbiamo previsto che fra dieci anni ci saranno delle catastrofi qui in zona. Già abbiamo un aumento di tumori, di linfomi, di malformazioni infantili e queste patologie naturalmente sono destinate a crescere purtroppo.

    D. – Secondo lei, nella discarica di Terzigno, si stanno riproponendo le condizioni di quella di Chiaiano?

    R. – Pure quelle sono discariche in cui il versamento non è selezionato e differenziato, ma viene messo tutto lì così com’è. Questo è il problema grosso: la differenziazione dei rifiuti. Dal Nord, purtroppo, poi sono stati trasportati rifiuti tossici industriali che hanno inquinato questa terra. Le faccio un esempio: noi abbiamo le zucchine, che stiamo coltivando nella zona di Chianura - una zona purtroppo ad alto rischio di inquinamento ambientale per la discarica dei Pisani degli anni scorsi - zucchine che hanno già assorbito diossina. Il rischio è che il popolo si alimenti di questi ortaggi e si avveleni. Allora noi abbiamo proposto ai magistrati di fare un rilevamento, un monitoraggio sui vegetali della zona a rischio e sugli esseri viventi, perché i rischi sono grandissimi. La colpa è sempre dello sversamento dei rifiuti fatto in maniera sconsiderata e criminale in queste zone, già dagli anni passati.

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    L'Europarlamento allunga il congedo di maternità e apre ai papà

    ◊   Il Parlamento europeo ha approvato ieri in prima lettura la proposta di direttiva sui congedi parentali. Il congedo di maternità dovrà essere di 20 settimane, al 100% dello stipendio, sei delle quali obbligatorie dopo il parto. I padri dovranno avere diritto a stare accanto ai figli per almeno due settimane sempre a paga completa. Il testo - approvato ieri a Strasburgo con 390 sì, 192 no e 59 astensioni - passerà ai governi europei e di nuovo all’Europarlamento. Un passo importante, spiega al microfono di Debora Donnini, Alessandro Rosina, professore di demografia all’Università Cattolica di Milano.

    R. – L’Europa ha bisogno di investire maggiormente sulla famiglia, sulla fecondità perché è il continente più in sofferenza da questo punto di vista. Il segnale positivo, letto anche in termini di attenzione per l’Italia è, soprattutto, quello di incentivare la possibilità che ci sia un congedo di paternità di fatto, retribuito al cento per cento: può contribuire a quel cambiamento culturale che possa consentire ai padri di avere un ruolo anche all’interno della famiglia.

    D. - Si temono polemiche in alcuni Paesi dove il congedo è minore. La novità in Italia riguarda in parte il congedo per i padri, mentre è già di cinque mesi per le madri, ma all’80 per cento dello stipendio. In Italia, però, ci sono altri problemi sul fronte delle politiche familiari …

    R. – Proprio il fatto che l’Italia, comunque, ha un congedo di maternità che è già più esteso, pur soffrendo di livelli di fecondità notevolmente più bassi rispetto ad altri Paesi - non solo alla Francia, ma anche alla media europea - fa capire che ci sono altre misure importanti che riguardano la possibilità di aiutare le famiglie, ad esempio anche dal punto di vista fiscale. Qui siamo veramente molto indietro; bisognerebbe fare uno sforzo in più perché il rischio di povertà, anche e soprattutto per le famiglie che vanno oltre il secondo figlio, è particolarmente accentuato da noi. Inoltre, siccome è crescente la partecipazione femminile al mercato del lavoro, è giusto che questo non penalizzi la famiglia e per questo è importante investire in misure di conciliazione. Noi siamo molto indietro da questo punto di vista; pensiamo, ad esempio, alla bassa copertura degli asili nido.

    D. – Alcuni, però, ritengono che nel lungo tempo la norma potrebbe penalizzare le donne nelle assunzioni?

    R. – Sì, questa riflessione c’è. Quando il congedo di maternità è troppo rigido e troppo lungo, può diventare addirittura penalizzante per le donne: all’interno dell’ambito lavorativo, potrebbero magari anche essere viste dal datore di lavoro come un costo eccessivo. Va detto, però, che altri studi fanno vedere come investire in politiche di conciliazione, magari anche in termini di congedi più flessibili, che pure consentano alle famiglie di vivere meglio la loro vita relazionale all’interno della famiglia stessa, ha ricadute molto positive anche nell’ambito del lavoro. Infatti, la ricchezza famigliare ha come conseguenza effetti positivi sulla serenità e sull’impegno lavorativo.

    D. - Un tempo c’erano allarmi sulla sovrappopolazione. Questa scelta da parte dell’Europa indica un’inversione di tendenza: cioè, si è capita l’importanza di sostenere la crescita demografica da molti punti di vista …

    R. – C’è tutta una serie di studi anche qui che fanno vedere le ricadute economiche causate dal declino demografico della popolazione europea rispetto agli altri continenti, ma anche le conseguenze della denatalità in termini di invecchiamento e di riduzione quindi, in prospettiva, della popolazione attiva. Questo, a sua volta, si combina con l’ampio divario tra il numero di figli desiderato dalle coppie europee e il numero realizzato che, invece, è notevolmente più basso. Questo chiama fortemente in causa quelle politiche che possano consentire alle coppie che desiderano figli la possibilità non di fare un passo indietro ma semmai un passo in più.

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    Cisl e Associazioni familiari rilanciano un fisco giusto per la famiglia

    ◊   Famiglia e lavoro: queste le linee guida che, secondo gli intenti espressi, ispireranno in Italia la riforma fiscale che ieri ha mosso i primi passi nell’incontro tra governo e parti sociali a cui seguiranno ora dei tavoli tecnici. L’obiettivo è arrivare nel giro di un mese alla presentazione nel Consiglio dei ministri della legge delega da portare poi in Parlamento. E intanto sempre ieri, su iniziativa di Cisl e Forum delle Associazioni familiari, si è tenuto a Roma un convegno sul tema: “La centralità della famiglia: contrattazione sociale e riforma fiscale”. Riorganizzare il fisco e consentire alle famiglie di avere più risorse per svolgere il loro compito educativo, l’obiettivo comune emerso. Tra le proposte del sindacato, un nuovo assegno familiare che consentirebbe di erogare circa mille euro in più a famiglia, che si affianca all’idea del Forum di istituire un “Fattore familiare”. Linda Giannattasio ne ha parlato con Francesco Belletti, presidente del Forum:

    R. – L’incontro è stato un primo grande momento importante di collaborazione tra il Forum delle Associazioni familiari e la Cisl, quindi finalmente la famiglia e il lavoro sono alleati per il benessere delle persone. Si è raggiunta la condivisione sull’idea che bisogna riorganizzare il nostro fisco per sostenere le famiglie con carichi familiari, perché oggi la situazione è insostenibile ed ingiusta.

    D. – Tema centrale è stato appunto un fisco a misura di famiglia. Cosa significa?

    R. – Chiediamo che nell’imposizione fiscale si riconosca che quando una famiglia sceglie di avere un figlio, quei costi non possano essere tassati, perché l’educazione di un bambino è un valore anche per la società. Invece oggi le famiglie si sentono sole, abbandonate … I giovani, quando nasce un figlio, si rendono conto che è un fattore di impoverimento: lo consideriamo inaccettabile.

    D. – Quali sono le vostre proposte? Voi avete parlato di un “fattore famiglia” …

    R. – La proposta della Cisl è ancora attestata su un’idea di un assegno al nucleo familiare. Anche nel nostro sistema è prevista la possibilità di utilizzare un assegno specifico per il nucleo, ma noi chiediamo di istituire una sorta di “no-tax area”, quindi una zona di reddito che non viene tassata e che varierà in funzione del numero dei figli. Questo consentirebbe di far contribuire ciascuno secondo le sue ricchezze realmente disponibili. L’articolo 53 della Costituzione dice che ognuno deve contribuire al fisco secondo la propria capacità contributiva: ecco, secondo noi la capacità contributiva dipende direttamente dal numero di persone. Restituire capacità di spesa alleggerendo il peso fiscale sulle famiglie con figli, consentirà anche al sistema economico di mettersi in movimento perché oggi le famiglie con figli spendono molto meno di quello che dovrebbero. Crediamo che questa sia una sfida anche per il Paese: far ripartire il Paese facendo ripartire la famiglia.

    D. – Quali sono, secondo voi, i punti critici del sistema di oggi? Quelli per i quali è necessaria una riforma, subito?

    R. – Diciamo che oggi il sistema non vede la famiglia come rilevante dal punto di vista fiscale, quindi a parità di reddito più o meno c’è una tassa uguale su chi ha tre figli e su chi non ne ha nessuno. Crediamo che sia necessaria una riforma radicale. Chiediamo che la famiglia sia una delle direttrici strategiche del nostro Paese per l’equità.

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    Assegnati i premi al Religion Today Filmfestival

    ◊   E’ andato alla docufiction ‘No Greater Love’ il Gran premio “Nello spirito della Fede” della XIII edizione di Religion Today Filmfestival. Ieri nella sede della nostra emittente la consegna da parte della giuria internazionale dei premi ai vincitori del concorso 2010, che si conferma in grande crescita. C’era per noi Eugenio Bonanata:

    La manifestazione ha superato le aspettative, sia in termini di partecipazione che di qualità dei contenuti. I film quest’anno sono stati chiamati a misurarsi con un tema non facile: “Viaggi della fede, viaggi della speranza”. La dimensione del viaggio, dunque, come pellegrinaggio e come migrazione forzata dalla propria terra. Cinquantasette le pellicole in concorso, provenienti da 22 Paesi e rappresentative di un vasto panorama religioso. Tutte hanno saputo rappresentare la complessità della società contemporanea. Katia Malatesta, direttrice del Festival:

    “Non smettiamo di interrogarci su cosa vogliamo raggiungere, su quelli che sono i nostri obiettivi, che sono principalmente obiettivi di dialogo e di promozione di un cinema che abbia dei contenuti culturali, religiosi, spirituali, umani importanti”.

    Chiaro, dunque, il messaggio consegnato al pubblico, soprattutto ai più giovani che hanno affollato le proiezioni.

    “Ormai è del tutto inattuale pensare di poter chiudere le porte a chi è diverso da noi, perché l’altro, non solo lo troviamo nelle classi dei nostri bambini, non solo lo troviamo nelle kebabberie, che abbondano in tutte le nostre città, ma ci entra in casa attraverso Internet, attraverso le nuove tecnologie che, soprattutto i nostri giovani, hanno imparato a padroneggiare completamente, e allora meglio conoscerlo questo altro”.

    Il Miglior Film è andato a “Lourdes”, pellicola che approfondisce gli interrogativi di una donna paralizzata, che torna a ballare dopo un suo pellegrinaggio nel santuario francese. La giuria ha premiato come Miglior Cortometraggio “Salim”.

    “Un cortometraggio italiano che ci parla di un ragazzo musulmano che trova rifugio, inseguito dalla polizia, in una Chiesa cattolica, ed è l’inizio di un percorso di incontro, un altro piccolo viaggio”.

    Forte anche la dimensione sociale dell’edizione, sottolineata da numerose opere attente ai temi della disabilità, del disagio e dell’esclusione.

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    Chiesa e SocietÓ



    Cardinale Van Thuân: domani l'apertura della fase diocesana per la causa di beatificazione

    ◊   Si apre domani mattina nel Palazzo Lateranense di Roma l’inchiesta diocesana sulla vita, sulle virtù e sulla fama di santità del Servo di Dio François-Xavier Nguyên Van Thuân, cardinale vietnamita, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace dal 1998 al 2002. La solenne cerimonia inizia alle 12 nella Sala della Conciliazione con un canto di apertura e la lettura del verbale. Seguiranno gli interventi del cardinale Vicario Agostino Vallini e del cardinale Peter K. A. Turkson, presidente del dicastero vaticano per la giustizia e per la pace. Nella circostanza il Pontificio Consiglio, la “Fondazione San Matteo in memoria del cardinale Van Thuân e la Fondazione statunitense cardinal François-Xavier Nguyên Van Thuân hanno promosso una serie di eventi volti a ricordare la figura e la testimonianza di santità lasciata dal porporato. Sempre domani, alle ore 8.30 presso la chiesa di Santa Maria della Scala in Roma, il cardinale Turkson presiede una Liturgia Eucaristica in suffragio del Servo di Dio, alla quale parteciperanno il dicastero, cardinali, vescovi, familiari, figli spirituali e amici. Alle 10.30, nella Pontificia Università Lateranense, avrà luogo la cerimonia di consegna dei Premi Van Thuân, giunti alla terza edizione. La statuetta di San Matteo, simbolo del Premio, è stata quest’anno assegnata al dott. Juan Somavia, direttore generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. La Fondazione promuove inoltre il Premio Van Thuân-Solidarietà e Sviluppo, allo scopo di sostenere economicamente realtà umanitarie impegnate in Paesi in sviluppo nella difesa dei diritti umani, attraverso la diffusione dei principi evangelici e sulle linee guida della dottrina sociale della Chiesa. In questa terza edizione il riconoscimento è attribuito a mons. Giuseppe Molinari, arcivescovo dell’Aquila, al sacerdote brasiliano Marcelo Rossi, alla Fondazione St. Camille attiva in Burundi, alla Comunità di Haiti delle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli. Concluderà la giornata un concerto-testimonianza, in cui verrà rappresentato un lavoro artistico ispirato al cardinale Van Thuân dal titolo “Testimone di speranza”; l’iniziativa si tiene alle 19.00 presso la Basilica romana di Sant’Antonio in via Merulana. (A cura di Marina Vitalini)

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    Bhutan: cristiano condannato a tre anni per proselitismo

    ◊   Un tribunale bhutanese ha condannato a tre anni di carcere Prem Singh Gurung, cristiano protestante di etnia nepalese, per aver proiettato un film con contenuti cristiani. Il reato è di “tentata promozione di disordini civili”. La sentenza risale al 6 ottobre scorso e solo il 18 ottobre il quotidiano nazionale Kuensel ha diffuso la notizia ripresa oggi dall'agenzia AsiaNews. Originario di Sarpang (Bhutan del Sud), Gurung è stato arrestato quattro mesi fa, dopo che alcuni abitanti dei villaggi di Gonggaon e Smikharkha (distretto di Jigmecholin) lo avevano denunciato per aver mostrato loro dei filmati con a tema il cristianesimo. Durante il processo i giudici, hanno accusato Gurung di “tentata promozione di disordini civili”, perché non avevano prove a supporto del reato di disturbo dell’ordine pubblico. Dal 2006 il governo del Bhutan ha iniziato a promuovere la democrazia, dopo secoli di monarchia assoluta che proibiva la pratica di religioni diverse dal buddismo. La nuova costituzione varata nel 2008 prevede la libertà di fede per tutti i bhutanesi, previa la segnalazione alle autorità competenti. Tuttavia è vietato il proselitismo, la pubblicazione di bibbie, la costruzione di scuole cristiane e l’ingresso ai religiosi. Fino ad oggi i cristiani sono ancora costretti a praticare in privato la loro fede. In luglio, il governo ha proposto una modifica nel codice penale che per disincentivare il proselitismo e la conversione a religioni diverse dal buddismo utilizza la coercizione e altre forme detentive. La condanna di Gurung ha scatenato nel Paese nuove polemiche contro i cristiani, contestate però dai bhutanesi residenti all’estero che considerano l’intolleranza religiosa promossa dal governo come un attentato al nuovo regime democratico. Nei giorni scorsi, il Kuensel ha pubblicato un articolo di Sona Ongmo, donna bhutanese residente a New York, che descrivendosi come "un aspirante buddista", ha condannato sia l’arresto di Gurung che le tattiche di proselitismo utilizzate dai cristiani protestanti. La Ongmo invita il governo ad essere tollerante verso le religioni diverse dal buddismo e sottolinea che in un Paese democratico la popolazione deve avere il diritto di scegliere e praticare la propria fede. (R.P.)

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    L’allarme dell’esperto di demografia: mondo in pericolo per la "sottopopolazione”

    ◊   Il vero pericolo per il mondo non è la sovrappopolazione, bensì una decrescita demografica più rapida del previsto: a lanciare l’allarme dalle pagine del numero di novembre della rivista “Foreign Policy” è Phillip Longman, uno dei più illustri esperti di demografia a livello mondiale. Lo studioso afferma che probabilmente la popolazione mondiale inizierà a decrescere a partire dal 2070, non dopo essere cresciuta molto velocemente (nei prossimi quarant’anni, infatti, aumenterà da 6 miliardi e 900 milioni a 9 miliardi e 100 milioni, secondo le previsioni del Dipartimento delle Nazioni Unite che se ne occupa) ma non a causa di più nascite, bensì per un aumento del numero degli anziani derivante dall’allungamento della vita media. L'agenzia AsiaNews cita, infine, uno studio riportato recentemente da “Nature”, secondo il quale, appunto, la popolazione inizierà ad avere segno negativo a partire dal 2070. Se questo è il trend (in Russia già oggi la popolazione è inferiore di 7 milioni al 1991) si calcola che nel 2150 la popolazione globale sarà la metà di quella attuale. (R.B.)

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    La malaria uccide 200mila indiani ogni anno

    ◊   Uno studio del “Center for Global Health Research” con sede a Toronto afferma che più di 200mila muoiono ogni anno a causa della malaria, smentendo in maniera clamorosa le cifre dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che fissavano in circa 15mila all’anno i decessi attribuiti a questa malattia nel subcontinente. I ricercatori di Toronto - riferisce l'agenzia AsiaNews - hanno basato le loro stime su un’indagine sul campo condotta intervistando i parenti di più di 122mila persone decedute fra il 2001 e il 2003. E le cifre ottenute, scrivono, “superano largamente” i 15mila citati dall’Oms. Lo studio è stato pubblicato oggi nel giornale specializzato “The Lancet”. La malaria colpisce circa 250 milioni di persone nel mondo ogni anno, e ne uccide circa un milione; per la grande maggioranza si tratta di bambini che vivono in Africa, secondo l’Oms. E’ la terza malattia infettiva più letale dopo l’Aids e la tubercolosi. Lo studio pubblicato oggi da “The Lancet” dimostra che la situazione in India è decisamente peggiore di quanto si creda. “Ciò dimostra che la malaria uccide molte più persone di quanto si supponeva in precedenza – ha dichiarato uno degli autori della ricerca, Prabhat Jha -. Questo è in realtà il primo studio a livello nazionale che ha raccolto informazioni direttamente dalle comunità”. La ragione per cui le cifre dell’Oms mostrano una tale discrepanza (per difetto) va cercata probabilmente nel fatto che l’Oms prende in considerazione solo le morti ufficialmente confermate, e limitate a quelli che si sono rivolti ai servizi di assistenza. E le statistiche in più sono limitate ad alcuni stati (Orissa, Chattisgarh, Jharkhand) e al Nord Est. Mentre lo studio di “The Lancet” afferma che la maggior parte dei decessi avviene nelle zone rurali, e senza che le persone abbiano richiesto assistenza. (R.P.)

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    Thailandia: un milione di alluvionati. Bangkok minacciata dalle acque

    ◊   Almeno 17 vittime e quasi un milione di persone colpite da maltempo e alluvioni che da più giorni investono la Thailandia: è l'ultimo bilancio diffuso dal dipartimento di prevenzione e risposta alle calamità naturali, che dipende dal ministero degli Interni. Finito sotto l'acqua - riferisce l'agenzia Misna - un quarto del territorio nazionale, più di 6810 comuni in 21 province su 76. "Al di là degli aiuti umanitari urgenti, i problemi delle città devono essere affrontati con attenzione per risolvere nel lungo termine i danni causati dalle alluvioni" ha detto il primo ministro Abhisit Vejjajiva dopo aver visitato la provincia di Lop Buri, a circa 150 chilometri a nord della capitale, Bangkok. Le previsioni dei prossimi giorni alimentano nuovi timori : "L'aumento del livello dell'acqua tra Lop Buri e Bangkok associato a forti maree attese a breve potrebbero causare l'allagamento della capitale" ha avvertito Vejjajiva che lunedì, dalla provincia rurale di Nakhon Ratchasima (nord-est), aveva definito queste "le più gravi inondazioni degli ultimi 50 anni". Danni ad infrastrutture pubbliche e abitazioni private vengono stimati in quasi 500mila euro, oltre alla distruzione di colture e seri ripercussioni sulla crescita economica del Paese. Le forti piogge e alluvioni che stanno investendo più Paesi asiatici hanno già provocato vittime nel nord delle Filippine, dopo il passaggio del tifone 'Megi' che si sta spostando verso la Cina meridionale, e più di 40 morti in Vietnam. (R.P.)

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    L’allarme di Save the Children: ad Haiti minori in pericolo

    ◊   “Restavec”: una parola apparentemente innocua, che nella lingua di Haiti, l’isola sconvolta a gennaio dal terremoto, nasconde un abisso di orrore per i bambini colpiti dal sisma. Indica la condizione di schiavitù in cui vivono molti, ceduti dalle famiglie disperate a qualcuno che, almeno, è in grado di sfamarli. Ma non è l’unico baratro in cui sono sprofondati gli abitanti più piccoli e più indifesi: Save the Children, insieme con molte Ong locali, sta realizzando per conto dell’Onu un censimento dei minori. Circa 800mila girano tra i campi, abbandonati dai genitori ed esposti a fame, sete, malattie, o, peggio, al pericolo dei trafficanti di esseri umani. I campi degli sfollati sono molto difficili da tenere sotto controllo e vi si registrano “molti casi di abuso e violenza sessuale sui minori”, è la drammatica testimonianza di una volontaria, riportata dal quotidiano Avvenire. Finora le Ong hanno censito 10mila bambini e Save the Children ne ha inseriti 400mila in istituti scolastici, formando 2300 insegnanti. La scuola d Haiti è teoricamente partita il 4 ottobre, ma per tanti è assai difficile frequentarla, dal momento che molte strutture sono andate distrutte. In queste condizioni l’isola si avvicina alle elezioni presidenziali, in programma il 28 novembre prossimo. (R.B.)

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    Ecuador: il neo arcivescovo di Quito invita al dialogo governo ed opposizione

    ◊   Mons. Fausto Gabriel Trávez Trávez, che domani prenderà possesso della sede arcivescovile di Quito e diventerà primate della Chiesa cattolica in Ecuador, ha sollecitato il governo e l'opposizione a “cedere un poco” per superare le divergenze manifestate in seguito alla rivolta da parte di alcuni membri della polizia alla fine di settembre. “Dinanzi a tutti i problemi e a tutte le difficoltà, dobbiamo mettere al primo posto il dialogo. Bisogna abbassare la guardia, ascoltare e cedere un poco da ognuna delle parti, per poter dire che abbiamo raggiunto un dialogo” ha detto mons. Trávez alla stampa locale. Questa è la prima dichiarazione ufficiale del nuovo arcivescovo di Quito, nominato l’11 settembre scorso, in relazione alla rivolta del 30 settembre, in cui membri della polizia hanno protestato contro l'eliminazione degli incentivi salariali. Mons. Trávez non ha commentato i fatti di quel giorno, perché era in ritiro spirituale, e non ha quindi seguito gli eventi da vicino, come ha detto. Tuttavia ha inviato un messaggio di "riconciliazione" sia al governo che all'opposizione, per superare le loro divergenze che si sono allargate dopo questi eventi, definiti dal governo dell'Ecuador come un tentativo di colpo di stato. Mons. Trávez ha detto che spesso, quando si avvia il dialogo, le due parti si rendono conto che in realtà perseguono gli stessi interessi. “Noi tutti vogliamo il bene del Paese, tutti noi vogliamo lo sviluppo del Paese e tutti gli ecuadoegni vogliono star bene e sostenersi l'uno con l'altro. Quindi, credo che il dialogo sia la chiave per risolvere le controversie”, ha aggiunto il neo arcivescovo di Quito. A questo proposito, egli ha sottolineato che il compito della Chiesa non è cercare dei colpevoli, ma fornire delle soluzioni e, a suo avviso, l'unica soluzione è quella del “dialogo e della fratellanza”. Mons. Trávez ha detto inoltre di non sapere di preciso quali azioni debbano ora essere intraprese da governo e opposizione per risolvere le loro differenze, “tutto quello che so è ciò che io devo fare. Io sono il padre di tutti, e i figli devono essere richiamati alla riconciliazione, al dialogo e allo sviluppo”. L’arcivescovo ha concluso dicendo che è disposto ad “ascoltare e ricevere” tutti gli ecuadoregni, indipendentemente dalle loro idee politiche, per fare in modo che il Paese torni ad essere unito. (R.P.)

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    Le donne del Congo vittime delle barbarie di guerra

    ◊   “Atti concreti che sradichino il problema alla radice”: è questo ciò che vogliono e chiedono a gran voce le donne del Congo, vittime da vent’anni degli aspetti più brutali del conflitto nel Paese africano. Troppo spesso infatti, riporta l’agenzia Fides, le donne vengono coinvolte in atti barbarici tesi all’annientamento dell’umanità, come stupri di massa, obbligate all’incesto e a subire violenze carnali. Suor Teresina Caffi, missionaria di Maria, saveriana, in occasione della marcia mondiale delle donne, tenutasi il 17 ottobre in Congo, ha parlato a loro nome, difendendo il diritto di vivere una vita tranquilla: “Dal 1996, il conflitto non riguarda più solo gli eserciti e miliziani, ma anche le donne e le famiglie dei villaggi. Dobbiamo divulgare il dossier delle Nazioni Unite che ha denunciato il fenomeno e che tenta di sradicare alcune credenze che incitano a tali forme di violenze. Bisogna evitare che altre donne muoiano perché resistono alle violenze e garantire un futuro dignitoso a quei figli che sono stati vittime di incesti o testimoni degli stupri delle mamme”. Nella regione del Kivu, nel Congo dell’est, dove lavora la missionaria, sono attive alcune Ong che si occupano di recuperare le donne che hanno subito violenze, ma molto spesso la loro attività ha fatto del dramma delle donne, una fonte di commercio. (M.O.)

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    Angola-Sāo Tomé: "famiglia e matrimonio" al centro dell'Assemblea dei vescovi

    ◊   “La famiglia e il matrimonio” è il tema della seconda Assemblea plenaria della Ceast (Conferência Episcopal de Angola e Sāo Tomé) che si è aperta ieri a Luanda. Durante la settimana di Assemblea, presieduta da mons. Gabriel Mbilingi, arcivescovo di Lubango e presidente della Ceast, - riferisce l'agenzia Fides - i vescovi elaboreranno il piano pastorale per il triennio 2011 - 2013, sulla base del tema generale: "Famiglia, alzati e cammina". Durante la sessione di apertura, il presidente del Ceast ha ricordato alcuni dei principali eventi che hanno segnato la vita della Chiesa dopo l'ultima riunione dei vescovi, in particolare la chiusura dell’Anno Sacerdotale. “Penso che possiamo continuare a raccogliere i frutti di questo anno stabilito dal Santo Padre per il bene di tutta la comunità ecclesiale, richiamando l'attenzione sull'importanza, la dignità, la missione del sacerdote, una persona che ama” ha detto mons. Mbilingi. Tra gli altri eventi ricordati dal presidente della Ceast vi sono la celebrazione dei 70 anni di vita di tre diocesi (le arcidiocesi di Luanda e di Huambo e la diocesi di Bie), e il primo Congresso catechistico, tenutasi a Kuito Bie. A questo proposito mons. Mbilingi ha detto che il Congresso è stato “l'occasione per rilanciare il ministero del catechista nel futuro dell’ evangelizzazione della nostra terra”. Per quanto riguarda la vita sociale, il presidente della Ceast ha richiamato l'attenzione su uno dei punti del recente discorso alla nazione del Presidente della Repubblica, relativo al recupero dei valori morali. "Questo è un campo specifico nostro, pur con la collaborazione di tutta la comunità umana” ha precisato mons. Mbilingi. L’arcivescovo di Lubango ha quindi suggerito: “Forse sarebbe bene ripensare la questione di offrire lezioni di morale e religione nelle scuole, almeno nelle scuole cattoliche”. Il presidente della Ceast si è infine soffermato su alcune problematiche sociali quali la disoccupazione, l’esclusione sociale, la povertà e la criminalità. (R.P.)

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    Allarme in Sudan per un’epidemia di leishmaniosi

    ◊   In Sudan scatta l’allarme per la recrudescenza di un’epidemia di leishmaniosi viscerale, una malattia nota anche con il nome di Kala-azar, che secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nella parte meridionale del Paese, quest’anno ha raggiunto un numero di casi sei volte superiore a quelli degli anni scorsi. L’agenzia Fides riporta in proposito alcuni dati: dal settembre 2009, quando è iniziata l’epidemia che ha registrato un picco durante la stagione delle piogge, i casi accertati sono 6363 e 303 i decessi. Le aree più colpite sono quelle di Malakal, Baliet e Jonglei nell’Upper Nile State, ma qualche caso si è verificato anche negli Stati di Unity ed Eastern Equatoria. La malattia, causata da un parassita e curabile con un mese di iniezioni di sodium stibogluconate, nell’area è ciclica a causa della malnutrizione infantile, che riduce le difese immunitarie dei bambini. (R.B.)

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    Emergenza Pakistan: ancora 7 milioni i senza tetto. A Bruxelles vertice dei Paesi donatori

    ◊   Prosegue l’emergenza sanitaria in Pakistan, dove a tre mesi dalle alluvioni sono ancora 7 milioni i senza tetto. Le epidemie continuano a colpire la popolazione: tifo, colera malaria, febbre emorragica, infezioni intestinali, agli occhi e malattie della pelle. Le persone che hanno bisogno di assistenza sanitaria urgente sono 14 milioni. L’agenzia Fides ha raccolto in merito la testimonianza di padre Waseem Walter, responsabile della parrocchia di Ibang, particolarmente colpita dalle alluvioni: “Grazie alle donazioni possiamo continuare il nostro intervento sanitario nel campo medico che abbiamo allestito, cercando di coprire il fabbisogno dell’intero distretto di Jhang Sadar”. Il sacerdote racconta che attraverso la Fondazione per la Promozione umana e la salute sono state assistite 935 persone con la distribuzione di beni di prima necessità, 315 sono state vaccinate contro il colera e 250 contro il tifo, 700 sono state curate da infezioni intestinali e 510 per problemi alla pelle o agli occhi. Una goccia nell'oceano di necessità ma che mostra come dall'amore e la solidarietà di poche persone si possa fare tanto. Domani si riuniscono a Bruxelles i Paesi donatori del cosiddetto cartello degli "Amici del Pakistan". Per l'Italia parteciperà il ministro degli Esteri Frattini. (R.B.)

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    Il sondaggio dell’Acnur: i rimpatriati iracheni temono per la propria incolumità

    ◊   Tra l’aprile e l’agosto scorsi, l’Acnur ha condotto un sondaggio sulla situazione dei rifugiati iracheni che sono tornati a Baghdad dai Paesi confinanti. Il sondaggio proseguirà poi nelle città di Kirkuk, Mosul, Anbar e Diyala. Il 61% degli intervistati, un campione di 2353 persone, raggiunti telefonicamente o di persona, si è pentito di essere tornato in Iraq a causa dell’assenza di sicurezza, dei rischi per l’incolumità personale e della mancanza di un lavoro stabile. Tra gli altri problemi segnalati, l’inadeguatezza dell’accesso ai servizi pubblici, compresa la sanità, e l’irregolarità della fornitura di energia elettrica. Dei rifugiati rimpatriati, il 34% non è sicuro di restare definitivamente in Iraq e l’87 ha affermato che le proprie entrate economiche non sono sufficienti a coprire le necessità delle proprie famiglie. L’Acnur, comunque, continua ad aiutare i rifugiati che manifestano liberamente la propria intenzione di tornare in Iraq: dal 2007 al 2010, ha assistito 2965 iracheni a rimpatriare e ha stanziato 100 milioni di dollari per far fronte alle esigenze di vita degli sfollati interni. (R.B.)

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    Francia. Il cardinale Vingt-Trois: "sugli abusi sessuali occorre sempre vigilare"

    ◊   “La Conferenza dei vescovi francesi riafferma il suo impegno a lottare contro la pedofilia”: così il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente dell’episcopato di Francia, ha presentato la pubblicazione del testo “Lottare contro la pedofilia. Guida per gli educatori”, che è la riattualizzazione di un’opera precedente. Nel volume si prende atto dei cambiamenti intervenuti nella legislazione francese, come l’allungamento dei tempi di prescrizione del reato e degli sviluppi di internet, e si espongono le modifiche in merito apportate al diritto canonico dalla Santa Sede nel giugno scorso. “Occorre sempre vigilare – ha detto il porporato, le cui parole sono riportate dall'agenzia Sir – sui casi isolati di abusi sessuali su minori che sono commessi ogni anno nella Chiesa cattolica come in altri istituzioni”. Secondo un’inchiesta condotta dalle diocesi francesi, al 2008 erano 51 i sacerdoti accusati di reati di pedofilia in Francia, 9 quelli in prigione e 45 coloro che avevano scontato la pena: poco più di un centinaio su una popolazione totale di 19.640 preti. L’arcivescovo di Parigi, infine, ha ricordato come il Papa sia “intervenuto più volte per condannare questi abusi con una fermezza esemplare, ricordando che questi fatti sono puniti sia dalla giustizia civile che dalla legge della Chiesa cattolica, e che il perdono non sostituisce la giustizia”. (R.B.)

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    Australia: si accende il dibattito sull’insegnamento dell’etica laica nelle scuole statali

    ◊   Entra nel vivo in Australia il dibattito tra i corsi di etica e di religione, sui quali c’è molta confusione. L’introduzione dei corsi di etica nelle scuole elementari, infatti, richiederebbe al governo l’erogazione di ingenti risorse finanziarie e organizzative, mentre gli insegnanti di religione sono volontari e, dunque, a costo zero. Secondo alcuni, inoltre, i corsi di etica sono nati come una valida alternativa per gli studenti che non frequentano l’ora di religione: “I corsi di religione fanno parte del curriculum delle scuole pubbliche da più di cento anni – spiega il direttore della Confraternita della dottrina cristiana dell’arcidiocesi di Sydney, Robert Haddad, le cui parole sono riportate dall’Osservatore Romano – però non sono facoltativi come quelli di etica”. Anche molti vescovi sono intervenuti sull’argomento: “La promozione dell’insegnamento dell’etica laica nelle scuole statali mostra una generale ostilità verso la religione”, ha detto il cardinale George Pell, arcivescovo di Sydney, sottolineando che secondo le statistiche il 60% degli australiani si professa cristiano. Nonostante ciò, ai corsi di etica “tutti gli studenti sono stati invitati a partecipare, compresi quelli precedentemente iscritti ai corsi di religione”, gli fa eco il vescovo di Wollongong, mons. Peter William Ingham. La posizione della Chiesa, comunque, non è contraria all’introduzione dei corsi di etica, specifica il presule, ma questa “era stata lasciata fuori dal dialogo, pur essendo il principale fornitore di religione”. (R.B.)

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    Forum cattolico-ortodosso: Stato e Chiese partner per il bene comune delle società europee

    ◊   Stato e Chiese partner per la costruzione del bene comune nelle società europee. E’ quanto sta emergendo a Rodi al secondo Forum cattolico-ortodosso in corso (fino a domani) sul tema “Relazioni Chiesa–Stato. Prospettive teologiche e storiche”. All’incontro stanno partecipando 17 delegati del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa della Chiesa cattolica e 17 rappresentanti delle Chiese Ortodosse in Europa. I partecipanti stanno oggi lavorando alla redazione di un messaggio finale. In un'intervista all'agenzia Sir, il cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) fa il punto delle discussioni. “La società europea – dice - sta scoprendo la necessità di valori oggettivi anche per evitare l’anarchia, la sua stessa crisi. Esperienza fatta purtroppo nei Paesi dell’Est. La società sta cercando valori condivisi che corrispondono ai valori antropologici che sotto la luce della nostra fede, le Chiese conoscono, ne fanno soprattutto esperienza. Tutto questo perché la ragione dell’uomo è capace di conoscere la verità oggettiva su se stesso e sul mondo. Questa è la nostra comune convinzione. D’altra parte – prosegue il cardinale - vediamo anche che le società cominciano a prendere atto della necessità di questi valori e verità oggettive e cercano di avere un contatto con le comunità che trasmettono una visione del mondo secondo la fede. Ci si rende conto che lo Stato in sé, separato ermeticamente da qualsiasi gruppo di convinzione religiosa e di fede, non è capace di creare autonomamente o arbitrariamente dei valori. E per questo deve cercare questi valori nella società, e nel cuore degli uomini che vivono nella società. In questo senso le Chiese hanno un ruolo molto speciale da compiere anche per il funzionamento degli Stati”. Sul significato “ecumenico” del Forum, il cardinale ha precisato: “noi non vogliamo discutere su principi di teologia” per cui esiste una apposita Commissione mista internazionale di dialogo. “Ma in base alle nostre convinzioni teologiche che è condivisa in moltissimi punti, cerchiamo di valutare le situazioni che si manifestano nel nostro continente, di elaborare proposte concrete e laddove è possibile, di trovare i modi per agire insieme, con proposte e azioni comuni da presentare alla società”. (R.P.)

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    L’Unione Africana celebra la Giornata dei diritti umani

    ◊   Oggi l’Unione Africana (Ua) celebra la Giornata dei diritti umani, che cade il 21 ottobre in ricordo dell’entrata in vigore, ormai 24 anni fa, della Carta africana sui diritti umani, in cui sono elencati gli standard umanitari riconosciuti dalla comunità internazionale e formalizzati i valori propri del continente, come i diritti socioculturali. Il tema di quest’anno è “l’attuazione dei diritti umani, decisiva per assicurare all’Africa una pace sostenibile”, pensato per far riflettere e ricordare alle popolazioni e ai dirigenti dei vari Paesi il proprio impegno nella promozione e nella salvaguardia dei diritti stessi. L'agenzia Misna riferisce di una nota diffusa per l’occasione dall’Ua: “La protezione e la promozione dei diritti umani sono cruciali per realizzare lo sviluppo sostenibile del continente – si legge - e al tempo stesso rappresentano valori cardine per l’Unione africana”. Il 2010, tra l’altro, è l’anno che l’organizzazione che ha sede ad Addis Abeba, in Etiopia, ha dedicato alla pace e alla sicurezza del continente. Tra i diritti più frequentemente ignorati, infine, la libertà di stampa: secondo un rapporto diffuso ieri da Reporter senza frontiere, infatti, nonostante i progressi compiuti in alcuni Paesi, la strada per i giornalisti africani che raccontano la propria terra, è ancora in salita. (R.B.)

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    Congo: a Kinshasa un nuovo centro che accoglie ragazze madri

    ◊   Un centro per ragazze madri senza casa è stato inaugurato pochi giorni fa nel quartiere Nsanga, a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo. Ne dà notizia l’agenzia Zenit, precisando che l’apertura del centro è stata promossa dall’Opera Don Guanella, da Comic Relief e War Child e che le attività coinvolgeranno per tre anni un migliaio di giovani tra i 16 e i 18 anni. Nella zona da qualche tempo gli operatori hanno intrapreso un’attività “di sensibilizzazione e informazione tra le ragazze e le bambine incontrate durante la notte”, ha spiegato il direttore, fra’ Mauro Cecchinato, illustrando il progetto che mette a disposizione delle donne che ne hanno bisogno 20 persone tra educatori, infermieri e maestri. La struttura offrirà alle ragazze la soddisfazione dei bisogni primari, come una doccia, il lavaggio degli abiti, pasti caldi e un riparo per la notte, ma anche, nel pomeriggio, momenti di ascolto e la possibilità di essere curate nell’infermeria. Il centro è dedicato a suor Maria Clementina Anuarite, religiosa molto nota in Congo, che si convertì al cattolicesimo e morì eroicamente per non aver ceduto a un colonnello. Giovanni Paolo II la proclamò Beata nel 1985. (R.B.)

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    Il Consiglio d’Europa approva la “Dichiarazione di Strasburgo” per l’integrazione dei rom

    ◊   Nuove linee guida per una vera integrazione della popolazione rom sono state indicate dalla “Dichiarazione di Strasburgo”, approvata ieri dai 47 Paesi del Consiglio d’Europa. Il documento, riferisce l’agenzia Misna, dice no alle discriminazioni e contemporaneamente invita gli Stati membri a concedere loro la cittadinanza, a lavorare concretamente per la loro inclusione sociale, soprattutto per quanto concerne l’istruzione, alloggi adeguati e la soddisfazione dei bisogni sanitari. Il documento prevede, inoltre, un nuovo piano formativo per i mediatori culturali e per i giuristi che assisteranno la comunità rom nel processo di integrazione: il progetto si impone di formare almeno 1400 mediatori l’anno, ma lo sforzo e i fondi, oltre che dal Consiglio, dovranno pervenire anche dagli Stati membri. I mediatori sono, infatti, considerati il punto chiave del progetto, il legame più immediato tra le norme previste e le realtà del territorio, e potranno essere espressione della stessa comunità rom o persone che, per motivi professionali, si trovano a stretto contatto con queste comunità. (M.O.)

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    Roma: Veglia di preghiera per le missioni con il cardinale Vallini

    ◊   Il cardinale Vicario Agostino Vallini presiedeRà questa sera alle 20.30 la Veglia diocesana di preghiera per le missioni, nella basilica di San Giovanni in Laterano. La Veglia si ispira al tema della Giornata Missionaria Mondiale “Spezzare pane per tutti i popoli”, per sottolineare la dimensione della condivisione della Parola, dell’Eucaristia e delle risorse necessarie alla vita di ogni persona. Il cardinale Vicario conferirà il mandato a 10 missionari sul punto di iniziare la loro missione “ad gentes”: si recheranno in Zambia, Algeria, Repubblica Democratica del Congo e Timor Est. Una testimonianza particolarmente significativa verrà da mons. Ruggero Franceschini, arcivescovo metropolita di Smirne e amministratore apostolico dell’Anatolia, che esporrà le difficoltà e le speranza della Chiesa in Turchia. La preghiera della comunità diocesana romana sarà anche accompagnata da un gesto di solidarietà, mediante una raccolta di fondi da destinare alle popolazioni del Pakistan colpite dalle alluvioni estive. (M.V.)

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    Terza Marcia per la libertà dei popoli dedicata a birmani, iraniani, tibetani e uyghuri

    ◊   Terza Marcia internazionale per la libertà dei popoli, dedicata a birmani, iraniani, tibetani e uyghuri. L’iniziativa, promossa dall’associazione culturale Società Libera, si svolgerà a Roma sabato prossimo 23 ottobre. Appuntamento alle 15.30 a piazza Bocca della Verità per raggiungere piazza Navona. Sarà una “manifestazione silenziosa” – sottolineano i promotori – “indipendente ed apartitica”, volta a difendere il principio di libertà e di autodeterminazione dei popoli. A guidare la Marcia saranno il monaco birmano U Nan Da Sa Ra, l’esponente della resistenza iraniana Mahmoud Hakamian, la presidente della Comunità Tibetana Kalsang Dolker e Rebiya Kadeer, leader spirituale della minoranza Uyghura, costantemente repressa dal governo cinese. “E’ rilevante – spiega una nota - che i rappresentanti di quattro popoli manifestino unitariamente, a dimostrazione che la salvaguardia dei diritti umani non può non assumere un carattere globale”. Da qui l’impegno profuso da Società Libera nel sostenere e diffondere la causa di quanti in ogni angolo del Pianeta lottano per affermare i diritti umani universali (R.G.)

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    L’Enciclopedia filosofica distribuita a partire da oggi insieme al Corriere della Sera

    ◊   Un evento culturale importante: l’Enciclopedia filosofica, recentemente pubblicata presso Bompiani, verrà distribuita settimanalmente, a partire da oggi, insieme al Corriere della Sera. L’Enciclopedia filosofica è stata il contributo più rilevante del Centro studi filosofici di Gallarate alla cultura filosofica non solo italiana. La prima edizione è uscita nel 1957 e si è continuato il lavoro fino alla seconda edizione del 1967. Ora è stata interamente aggiornata con 10 anni di lavoro anche grazie al coinvolgimento del Servizio nazionale per il Progetto culturale della Conferenza episcopale italiana e della Provincia d’Italia della Compagnia di Gesù. L’Opera, che è stata bene accolta dagli esperti, finalmente sarà distribuita su larga scala e uscirà in 20 volumi al prezzo di 14.90 euro. Verranno aggiunti in questa edizione i volumi degli Indici analitici. L’Enciclopedia ambisce ad essere la ricognizione più esauriente della cultura filosofica attuale (con 10.100 voci e 24 aree disciplinari) e si distingue soprattutto per la sua completezza sia per quanto concerne gli autori sia per quanto riguarda i concetti filosofici fondamentali. Ad essa hanno collaborato 1667 autori di 135 istituti universitari italiani e stranieri. L’Enciclopedia percorre nei suoi molteplici aspetti i sentieri della filosofia, anche nelle intersezioni con altre discipline: dal diritto alla politica, dall’economia alla sociologia, dalla psicologia alla pedagogia, dalla storia delle religioni alla teologia. “Un’opera enciclopedica deve registrare, per quanto possibile – sottolinea il presidente del Comitato scientifico del Centro studi filosofici di Gallarate e direttore generale dell’Enciclopedia filosofica, Virgilio Melchiorre - lo stato attuale della scienza in questione. Si è cercato di comporre un’opera di largo respiro pluralistico. Ciò non toglie – aggiunge Melchiorre – che nell’Enciclopedia sia presente un nucleo speculativo di largo spessore teoretico, sul filo della tradizione classica: una tradizione che è stata articolata in modo organico, sempre con dialettica attenzione rispetto alle sollecitazioni del pensiero contemporaneo. Penso a voci quali Metafisica, Filosofia, Dio ecc. Il lettore attento potrà ben ritrovare quell’idea, tanto antica quanto attuale, della filosofia come ricerca dell’ultimo senso, come fondazione radicale del sapere”. (S.C.)

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    24 Ore nel Mondo



    Afghanistan: dolore e sconcerto per una nuova strage di bambini

    ◊   Sconcerto e dolore in Afghanistan, dove l’esplosione di un ordigno al passaggio di uno scuolabus ha provocato ieri la morte di 8 bimbe e di un adulto. A Kabul, intanto, proseguono le trattative con i talebani volute da Karzai. I negoziati – secondo la stampa internazionale – si svolgono con l’appoggio delle forze della Nato.

    Pakistan violenze
    Ancora violenze in Pakistan. Almeno sei militanti integralisti islamici sono stati uccisi da un'esplosione avvenuta oggi nella regione nordoccidentale di Kurram, al confine con l'Afghanistan. Secondo la stampa pakistana, tra di loro c'è anche un comandante locale dei ribelli. Nella regione è in corso da diversi mesi una campagna militare di Islamabad contro le roccaforti dei talebani e i militanti di al Qaida.

    Europa - patto di stabilità
    L'Europarlamento ha criticato il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il presidente francese, Nicolas Sarkozy, per l’accordo che ammorbidisce la riforma del patto di stabilità. Il cosiddetto "'patto di Deauville" è stato attaccato dai quattro principali gruppi di Strasburgo, non solo dai socialdemocratici di S&D, dai liberaldemocratici dell'Alde o dai Verdi, ma anche e soprattutto dal Ppe (cui appartengono i partiti del presidente francese e del cancelliere tedesca), il quale ha giudicato “un fallimento” l'accordo Merkel-Sarkozy. Secondo i socialisti, si tratta di un compromesso “grazie al quale i Paesi membri potranno continuare a fare quello che vogliono nella zona euro senza preoccuparsi delle conseguenze”.

    Serbia - Unione Europea
    La Serbia più vicina all’Unione Europea dopo che il parlamento sloveno ha ratificato l'Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa) fra Belgrado e l’Unione Europea. L'Asa è una tappa importante per i Paesi in cammino verso l'adesione all'Ue. Lo scorso giugno Bruxelles aveva deciso di sbloccare il processo di ratifica di tale accordo, congelato per l'ostinata opposizione dell'Olanda, che esige da Belgrado l'arresto di Mladic, l'ex capo militare serbo-bosniaco ricercato dal Tribunale penale internazionale dell'Aja per genocidio e crimini contro l'umanità.

    Russia privatizzazioni
    Modernizzare il Paese e gestire la crisi economica. Con questi obiettivi la Russia ha avviato un consistente programma di privatizzazione. Il piano, che attende la firma del presidente Medvedev, prevede la cessione di quote di 900 compagnie a partecipazione statale. Ferrovie e banche tra i settori coinvolti.

    Tribunale internazionale per il Rwanda. Ridotta pena a sacerdote cattolico
    I giudici della Camera d’appello del Tribunale penale internazionale per il Rwanda hanno ridotto a 23 anni la condanna agli arresti comminata lo scorso anno a padre Emmanuel Rukundo, ex-cappellano militare giudicato colpevole di genocidio, assassinio e sterminio. Nelle motivazioni si precisa che, in primo grado, il Tribunale aveva erroneamente accusato padre Rukundo di aver “commesso” atti di genocidio nei confronti delle persone rifugiatesi nel Saint Joseph's College e nel seminario minore Saint Léon, nella cittadina centrale di Gitarama. L’ex-cappellano è stato comunque riconosciuto colpevole di aver “istigato e collaborato” ai crimini contestatigli.

    Arabia Saudita
    L’Arabia Saudita si dota di nuovi armamenti per combattere la minaccia iraniana nel Paese. E con gli Usa si appresta a firmare un mega contratto di acquisto per la cessione di armi, per un valore di 60 miliardi di dollari. Si tratta del maggior accordo del genere nella storia americana e il Congresso, chiamato ad approvarlo, potrà modificarlo o ritardarlo.

    Gli Usa criticano la Cina per la detenzione del Premio Nobel per la Pace
    Tra Washington e Pechino c'è un "radicale disaccordo" sul destino di Liu Xiaobo, il dissidente premiato con il Nobel per la pace 2010. Lo ha affermato il ministro della Giustizia americano, Eric Holder, nel corso della sua visita in Cina. "Il presidente Obama ha chiarito la nostra posizione sul tema. Crediamo che la Cina debba rispettare i diritti umani basilari di tutti i suoi cittadini, compreso Liu", ha aggiunto Holder. Il 54.enne Liu Xiaobo sta scontando una condanna a 11 anni per i suoi scritti sulla democrazia. (Panoramica internazionale a cura di Marco Guerra)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIV no. 294

    E' possibile ricevere gratuitamente, via posta elettronica, l'edizione quotidiana del Bollettino del Radiogiornale. La richiesta può essere effettuata sulla home page del sito www.radiovaticana.va/italiano.

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