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Sommario del 10/10/2010

Il Papa e la Santa Sede

  • Pace e giustizia indispensabili per il Medio Oriente: così, il Papa nella Messa di apertura del Sinodo per la regione
  • All’Angelus, Benedetto XVI esorta la Chiesa del Medio Oriente ad essere strumento di riconciliazione
  • Un grande evento spirituale e di speranza: le aspettative sul Sinodo del vescovo William Shomali e del nunzio Antonio Franco
  • Benedetto XVI in visita a Lamezia Terme il 9 ottobre 2011
  • Il cardinale Bertone nella Messa per quattro nuovi vescovi: annunciate con forza e autorevolezza la Parola di Dio
  • Oggi in Primo Piano

  • In Sudan, tensione in vista del referendum sull’autodeterminazione del Sud del Paese
  • Diritto dell’Ue e confessioni religiose al centro di un convegno a Roma del Centro Studi sugli Enti ecclesiastici
  • Lottare contro l'emarginazione: l'appello dell'Onu nell'odierna Giornata mondiale della salute mentale
  • Un audiolibro per ricordare il giudice Rosario Livatino ucciso dalla Mafia
  • Chiesa e SocietÓ

  • Congo: 300 partecipanti al Congresso Missionario dei giovani a Kinshasa
  • Il vescovo di Bissau rilancia l’iniziativa “Voz da Paz”
  • A Bologna un convegno per la cooperazione fra Europa e Africa
  • In Ecuador, il IV Forum Sociale Mondiale delle Migrazioni
  • Papua Nuova Guinea: la Chiesa per l’emancipazione della donna
  • Il dramma della tratta in Africa: migliaia le donne ridotte in schiavitù
  • A Roma, in prima mondiale, l’Oratorio “Sei Grande Karol”
  • Giornata Mondiale contro la Pena di morte: appello agli Usa da Amnesty International
  • 24 Ore nel Mondo

  • La Chiesa cubana annuncia la decisione del governo dell’Avana di liberare tre detenuti politici
  • Il Papa e la Santa Sede



    Pace e giustizia indispensabili per il Medio Oriente: così, il Papa nella Messa di apertura del Sinodo per la regione

    ◊   “Vivere dignitosamente nella propria patria è un diritto umano fondamentale” e “occorre favorire condizioni di pace e di giustizia” nella regione mediorientale: è l’appello lanciato da Benedetto XVI, durante la Messa di apertura del Sinodo per il Medio Oriente, celebrata stamani nella Basilica Vaticana. Al centro dell’omelia del Papa, anche il richiamo a proseguire un dialogo costruttivo con ebrei e musulmani ed a vivere in comunione. Il Vangelo è stato letto in latino ed in greco, mentre nelle intenzioni di preghiera si è auspicato “lo sviluppo della laicità positiva dello Stato e la promozione dei diritti umani”. L’Assemblea sinodale per il Medio Oriente proseguirà in Vaticano fino al 24 ottobre e rifletterà sul tema della “comunione e testimonianza”. Il servizio di Isabella Piro:

    (canto)

    Una “porzione del Popolo di Dio preziosa ed amata”: così, il Papa definisce il Medio Oriente. Una terra che ha vissuto “vicende spesso difficili e tormentate”, sulla quale il Sinodo dei vescovi è chiamato a riflettere per comprendere “il presente ed il futuro dei fedeli e delle popolazioni” locali. Centrale, ribadisce Benedetto XVI, il ringraziamento al “Signore della storia” che ha permesso che il Medio Oriente vedesse sempre “la continuità della presenza dei cristiani”:

    “Questa regione del mondo, Dio la vede da una prospettiva diversa, si direbbe ‘dall’alto’: è la terra di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; la terra dell’esodo e del ritorno dall’esilio; la terra del tempio e dei profeti; la terra in cui il Figlio Unigenito è nato da Maria, dove ha vissuto, è morto ed è risorto; la culla della Chiesa, costituita per portare il Vangelo di Cristo sino ai confini del mondo. E noi pure, come credenti, guardiamo al Medio Oriente con questo sguardo, nella prospettiva della storia della salvezza”.

    La Chiesa, continua il Papa, “è costituita per essere, in mezzo agli uomini, segno e strumento dell’unico e universale progetto salvifico di Dio” ed è questa la prospettiva con la quale occorre guardare al Medio Oriente:

    “Guardare quella parte del mondo nella prospettiva di Dio significa riconoscere in essa la ‘culla’ di un disegno universale di salvezza nell’amore, un mistero di comunione che si attua nella libertà e perciò chiede agli uomini una risposta”.

    Il Santo Padre, poi, ricorda il tema del Sinodo dei vescovi, dedicato alla comunione e alla testimonianza:

    “Senza comunione non può esserci testimonianza: la grande testimonianza è proprio la vita di comunione. (…) Questa comunione è la vita stessa di Dio che si comunica nello Spirito Santo, mediante Gesù Cristo. È dunque un dono, non qualcosa che dobbiamo anzitutto costruire noi con le nostre forze. Ed è proprio per questo che interpella la nostra libertà e attende la nostra risposta: la comunione ci chiede sempre conversione, come dono che va sempre meglio accolto e realizzato”.

    “Il Sinodo dei vescovi è un momento privilegiato”, continua Benedetto XVI, in cui rinnovare “la grazia della Pentecoste” affinché “la Buona Novella sia annunciata con franchezza e possa essere accolta da tutti”. Essenziale, allora, comprendere lo scopo dell’Assise sinodale:

    “Lo scopo di questa Assise sinodale è prevalentemente pastorale. Pur non potendo ignorare la delicata e a volte drammatica situazione sociale e politica di alcuni Paesi, i Pastori delle Chiese in Medio Oriente desiderano concentrarsi sugli aspetti propri della loro missione. (…) Questa occasione è poi propizia per proseguire costruttivamente il dialogo con gli ebrei, ai quali ci lega in modo indissolubile la lunga storia dell’Alleanza, come pure con i musulmani”.

    Auspicando che, “a livello personale, familiare e sociale”, “i fedeli sentano la gioia di vivere in Terra Santa”, ravvivando “la coscienza di essere pietre vive della Chiesa in Medio Oriente”, nonostante le difficoltà, il Papa lancia un forte appello:

    “Quello di vivere dignitosamente nella propria patria è anzitutto un diritto umano fondamentale: perciò occorre favorire condizioni di pace e di giustizia, indispensabili per uno sviluppo armonioso di tutti gli abitanti della regione. Tutti dunque sono chiamati a dare il proprio contributo: la comunità internazionale, sostenendo un cammino affidabile, leale e costruttivo verso la pace; le religioni maggiormente presenti nella regione, nel promuovere i valori spirituali e culturali che uniscono gli uomini ed escludono ogni espressione di violenza. I cristiani continueranno a dare il loro contributo non soltanto con le opere di promozione sociale, quali gli istituti di educazione e di sanità, ma soprattutto con lo spirito delle Beatitudini evangeliche, che anima la pratica del perdono e della riconciliazione”.

    Infine, Benedetto XVI affida i lavori sinodali ai Santi della “terra benedetta” del Medio Oriente e alla protezione di Maria, invocando, ancora una volta, la pace.

    (canto)

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    All’Angelus, Benedetto XVI esorta la Chiesa del Medio Oriente ad essere strumento di riconciliazione

    ◊   All’Angelus, davanti ad una Piazza San Pietro gremita di fedeli, Benedetto XVI è tornato a parlare del Sinodo per il Medio Oriente ed ha auspicato che la Chiesa di quella regione sia “segno e strumento di unità e riconciliazione”. Il Papa ha quindi affidato l’assise sinodale all’intercessione della Vergine Maria, in particolare in questo mese di ottobre dedicato alla preghiera mariana del Rosario. Il servizio di Alessandro Gisotti:

    La Chiesa del Medio Oriente non si scoraggi e prosegua nell'annunciare il messaggio perenne di Cristo. All’Angelus, Benedetto XVI ha messo l’accento sull’importanza del Sinodo per la regione, apertosi solennemente in San Pietro. In particolare, ha osservato, in un momento in cui i cristiani “si trovano spesso a sopportare condizioni di vita difficili, sia a livello personale che familiare e di comunità”, l’annuncio evangelico deve risuonare “ancora più necessario e urgente”. Quindi, ha levato un appello per la riconciliazione nel Medio Oriente:

    “In quei Paesi, purtroppo segnati da profonde divisioni e lacerati da annosi conflitti, la Chiesa è chiamata ad essere segno e strumento di unità e di riconciliazione, sul modello della prima comunità di Gerusalemme, nella quale la moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola”.

    Il Papa ha così invitato tutti i fedeli a pregare Dio affinché il Sinodo sia accompagnato da “un’abbondante effusione di doni dello Spirito Santo”. Si è poi soffermato sul Rosario a cui è dedicato il mese di ottobre. Una preghiera, ha detto il Papa, “antica e sempre nuova”. Una “preghiera biblica - ha detto richiamando Karol Wojtyla - tutta intessuta di Sacra Scrittura”:

    “E’ preghiera del cuore, in cui la ripetizione dell’'Ave Maria' orienta il pensiero e l’affetto verso Cristo, e quindi si fa supplica fiduciosa alla Madre sua e nostra. E’ preghiera che aiuta a meditare la Parola di Dio e ad assimilare la Comunione eucaristica, sul modello di Maria che custodiva nel suo cuore tutto ciò che Gesù faceva e diceva, e la sua stessa presenza”.

    Alla Vergine Maria, tanto amata e venerata in Medio Oriente, il Papa ha dunque affidato l’assemblea sinodale, “affinché i cristiani di quella regione si rafforzino nella comunione e diano a tutti testimonianza del Vangelo dell’amore e della pace”. Al momento dei saluti ai pellegrini, parlando in polacco, Benedetto XVI ha ricordato che oggi ricorre la decima Giornata Papale. Ha così invitato tutti i credenti a procedere “sull’evangelica via della verità e dell’amore che ha indicato Giovanni Paolo II”.

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    Un grande evento spirituale e di speranza: le aspettative sul Sinodo del vescovo William Shomali e del nunzio Antonio Franco

    ◊   Dopo la Messa solenne di stamani in San Pietro, inizieranno domani mattina i lavori del Sinodo per il Medio Oriente. Grande l’attesa per questo evento che riunisce 185 Padri sinodali a rappresentanza di 5.5 milioni di cattolici di 16 Paesi, oltre a Gerusalemme e i Territori Palestinesi. Ma quali frutti attendersi da questo Sinodo? Tracey McClure lo ha chiesto a mons. William Shomali, vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme:

    R. - Direi che dipende da quanto preghiamo, perché abbiamo bisogno della sapienza dello Spirito Santo per dire la cosa giusta, al momento giusto e nel posto giusto. Noi sappiamo, in base all’esperienza, che una verità detta in un tempo non opportuno, può anche fare del male. Allora io prego il Signore, affinché i nostri vescovi siano anzitutto ispirati dallo Spirito Santo per dire quello che debbono dire, per dire la verità, ma con carità perché una verità senza carità non è vera. Quando parleremo di temi e di relazioni interreligiose, bisogna essere veramente prudenti. Possiamo parlare del fatto che la comunità cristiana vive male, che è perseguitata, ma questo sarà controproducente: avremo esattamente il contrario di quello che ci aspettiamo. Possiamo dire la verità, ma non dobbiamo generalizzare mai. E questo anche quando parliamo di temi politici, bisogna fare attenzione. La finalità del Sinodo non è politica. Prima di tutto è spirituale: come consolidare e come fortificare la fede basata sulla Parola Dio per creare una maggiore comunione e testimonianza. Dobbiamo anzitutto costruire la fede della comunità cristiana e cercare di migliorare le relazioni di comunione fra le diverse Chiese: questa è la cosa più importante del Sinodo e dobbiamo lavorare su questo.

    Sulle speranze per il Sinodo ascoltiamo, infine, mons. Antonio Franco, nunzio apostolico in Israele e delegato apostolico per Gerusalemme e i Territori palestinesi, sempre al microfono di Tracey McClure:

    R. – Noi siamo credenti e quindi siamo persone che vivono di speranza e di attesa, e la speranza prima di tutto è teologale; quindi, la speranza nell’azione di Dio che attraverso gli uomini, le realtà umane nelle situazioni e nelle circostanze concrete, attua un piano che è sempre un piano di Salvezza, un piano per il bene dell’umanità. Io sono molto fiducioso che il Signore in questa speciale occasione in cui sono riuniti i vescovi, i responsabili delle comunità ecclesiali di tutti i Paesi del Medio Oriente, anche attraverso queste realtà, che avranno tutti i pregi e anche tutti i limiti delle realtà umane, porterà un nuovo entusiasmo, una nuova forza, nuove motivazioni e ideali per far progredire la comprensione, il rispetto, l’amore e quindi la pace. Tutto questo viene dall’Alto: non è che siamo noi che operiamo e compiamo queste trasformazioni. E’ l’azione di Dio che, attraverso le persone umane, attua il suo piano. Quindi c’è molta speranza!

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    Benedetto XVI in visita a Lamezia Terme il 9 ottobre 2011

    ◊   Benedetto XVI sarà in visita in terra calabrese, tra un anno esatto. Il 9 ottobre 2011, nella mattinata, il Papa celebrerà una Messa a Lamezia Terme. Quindi, nel pomeriggio, si trasferirà a Serra San Bruno per la celebrazione dei Vespri con la comunità dei certosini. La notizia del viaggio pastorale, di cui riferisce l’Osservatore Romano, è stata annunciata dal vescovo di Lamezia, mons. Luigi Antonio Cantafora, e dal priore della Certosa, padre Jacques Dupont.

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    Il cardinale Bertone nella Messa per quattro nuovi vescovi: annunciate con forza e autorevolezza la Parola di Dio

    ◊   Il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha celebrato ieri pomeriggio nella Basilica Vaticana la Messa per l’ordinazione episcopale di quattro presuli. I nuovi vescovi sono mons. Giorgio Lingua, mons. Joseph Tobin, mons. Ignacio Carrasco e mons. Enrico Dal Covolo. Nell’omelia, il cardinale Bertone ha messo l’accento sulla missione del vescovo chiamato ad annunciare con forza il Vangelo e ad essere "costruttore di comunione" per i fedeli. Il servizio di Alessandro Gisotti:

    (canto)

    “Per imitare il Buon Pastore è richiesto un grande coraggio, ma soprattutto un grande amore”, la “capacità di donarsi totalmente”: è quanto affermato dal cardinale Tarcisio Bertone a quattro nuovi vescovi, ordinati nella Basilica Vaticana. A loro, il porporato ha sottolineato che compito dei vescovi, successori degli Apostoli, è “condurre l’intera umanità sulla via della salvezza manifestata da Dio”:

    “Il Vescovo è chiamato ad annunciare con forza e autorevolezza la parola che libera e salva: annuncia che Gesù è vivo, che ha vinto la morte e dal suo Sacrificio scaturisce la vita eterna per tutti coloro che nel corso dei secoli credono in Lui. Il Vescovo rende presente Cristo nell’Eucaristia e in tutti i Sacramenti con i quali si edifica la Chiesa, la comunità dei credenti; è costruttore di comunione perché guida la Chiesa con l’amore del Buon Pastore”.

    Il cardinale Bertone si è dunque rivolto personalmente ai nuovi presuli. A mons. Lingua, nuovo rappresentante pontificio in Iraq e in Giordania, ha augurato di essere “a sostegno delle comunità cristiane sparse in quelle terre così tribolate”, per le quali dovrà “essere messaggero di pace e di speranza”. Ha pregato dunque per mons. Tobin, “a cui è affidato il delicato compito di collaborare nella Curia Romana, quale segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica”, per mons. Carrasco, neo presidente della Pontificia Accademia per la Vita, e mons. Dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense. Il porporato li ha così invitati a riconoscere le “molteplici miserie che affliggono l’umanità”, dalla povertà alla disgregazione della famiglia:

    “Entrate sempre più in intimità di vita con Cristo, perché Egli possa amare con il vostro cuore, guardare con i vostri occhi, parlare con la vostra bocca, operare con le vostre mani”.

    Quindi, ha assicurato ai nuovi vescovi la vicinanza e la benedizione del Papa, alla quale ha aggiunto un suo caloroso augurio:

    “Cari Fratelli scelti da Dio per il ministero episcopale, auguro a ciascuno di voi di essere sempre fedeli e gioiosi portatori del Vangelo, mostrando l’universale respiro della missione della Chiesa”.

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    Oggi in Primo Piano



    In Sudan, tensione in vista del referendum sull’autodeterminazione del Sud del Paese

    ◊   A poco meno di tre mesi dal referendum sull’autodeterminazione del Sud Sudan sono arrivati nel Paese i rappresentanti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per sostenere gli sforzi per la pacificazione dell’area. La situazione sul terreno, tuttavia, resta altamente instabile e si susseguono gli scontri tra esercito sudanese e formazioni ribelli del sud. In questi giorni, un dipendente della missione di peacekeeping dell’Onu è stato rapito nel Darfur. Intanto, il presidente Bashir ha detto che nel Sud Sudan si rischia la guerra civile. Sulla situazione nel Paese africano, Stefano Leszczynski ha intervistato Irene Panozzo, giornalista esperta della questione sudanese:

    R. – Chiaramente la visita dei rappresentanti del Consiglio di Sicurezza è un modo per premere su entrambi le parti, cercando di porre l’attenzione sullo svolgimento del referendum del 9 gennaio, ma anche di ricordare che continua a esserci una situazione di instabilità e di guerra.

    D. – Il fatto che i preparativi per questo referendum siano molto in ritardo rispetto a quella che dovrà essere l’ampiezza dell’evento, l’importanza di questo evento elettorale, cosa significa?

    R. – L’accusa del governo del Sud Sudan è che Khartoum, quindi il governo nazionale, ma in questo caso, in particolare, il partito del National Congress, il partito del presidente Bashir, stia ritardando apposta tutti i preparativi per il referendum in modo da renderlo più difficile, se non impossibile da condurre. Poi, sicuramente ci sono anche delle obiettive difficoltà, dei ritardi organizzativi. Ci sono stati grandi ritardi rispetto alla tabella di marcia inizialmente prevista dal trattato di pace del 2005.

    D. – In sostanza cosa cambia con questo referendum se ci sarà il voto in favore dell’autodeterminazione?

    R. – Naturalmente se i sud sudanesi sceglieranno l’indipendenza e il Sud Sudan, quindi, da regione di un Sudan più ampio diventerà uno Stato a sé stante, questo necessariamente porrà le due capitali e i due governi, Juba e Khartoum, di fronte a tutta una serie di decisioni su come gestire questa separazione ufficialmente consensuale delle due parti del Paese, che riguardano appunto una serie di ampi problemi tra cui la spartizione delle risorse. Gran parte dei campi petroliferi sudanesi si trovano a cavallo del confine tra Nord e Sud Sudan.

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    Diritto dell’Ue e confessioni religiose al centro di un convegno a Roma del Centro Studi sugli Enti ecclesiastici

    ◊   "Diritto dell’Unione europea e status delle confessioni religiose" : è stato questo il tema del convegno, organizzato a Roma dal Cesen, Centro studi sugli enti ecclesiastici, con la partecipazione dell’Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, mons. Aldo Giordano, e di molti relatori. Tra questi il segretario generale della Comece, la Commissione degli episcopati della Comunità Europea, mons. Piotr Mazurkiewicz. Nell’intervista di Fausta Speranza, spiega le nuove prospettive aperte dall’articolo 17 del Trattato di Lisbona con cui l’Unione Europea ha riformato le basi costituzionali delle istituzioni. Articolo che riguarda i rapporti dell’Ue con le Chiese:

    R. – A livello giuridico il Trattato di Lisbona e l’art. 17 hanno cambiato la nostra situazione. Da una parte, noi avevamo un dialogo con le istituzioni europee di tipo informale, prima del Trattato di Lisbona e c’era quindi già una pratica, i cui effetti si sono avuti in un anno o due. Posso dire che abbiamo sperimentato una nuova apertura nell’istituzione. C’è, infatti, la volontà di stare in contatto con noi in maniera pubblica e questa è una cosa nuova. Mi pare, poi, che in questi mesi avremo degli incontri con i rappresentanti delle diverse istituzioni, per parlare e riflettere insieme su cosa dice questo articolo, quale obbligo abbiano le istituzioni e quali strutture debbano affrontare questo dialogo. Abbiamo due cose molto importanti in questo articolo. La prima cosa è che l’Unione Europea non ha delle competenze sulla religione e anche sul contesto dello status delle Chiese nei Paesi membri. Abbiamo ricevuto quindi la garanzia che l’Unione Europea non prenderà nessuna iniziativa in futuro per armonizzare questo diritto, questa situazione molto diversa e questa situazione giuridica delle Chiese europee. D’altra parte, le istituzioni sono obbligate ad un dialogo con le Chiese, e in questo momento si parla di dialogo, di scambio di opinioni, di contatti, di punti vista ed idee.

    A parte le prospettive del nuovo Trattato di Lisbona, interessa molto la questione di nuovi diritti o presunti tali che cercano di affermarsi accanto a quelli riconosciuti dalla Convenzione dei diritti dell’uomo che compie 60 anni il prossimo 3 novembre. Fausta Speranza ne ha parlato con la prof.ssa Marta Cartabia, dell’Università di Milano-Bicocca:

    R. – La peculiarità del nostro tempo è che a queste nuove domande di regolamentazione giuridica spesso si risponde in termini di diritti individuali, nuovi diritti individuali, che non vengono creati dal nulla, ma vengono fatti derivare da alcuni diritti scritti, già esistenti, attraverso delle interpretazioni evolutive o creatrici di nuovi diritti.

    D. – Proprio in questi giorni il Consiglio d’Europa ha bocciato una risoluzione sull’obiezione di coscienza o meglio una risoluzione in cui si voleva in qualche modo minare il diritto all’obiezione di coscienza, portando avanti l’istanza del diritto all’aborto e, dunque, del dovere dei medici di assistere comunque donne che vogliono abortire. C’è qualche tendenza a rivedere quelli che erano i valori fondamentali e soprattutto, magari, a creare nuovi diritti che non abbiano questo fondamento poi così riconosciuto dalla Convenzione europea dei diritti umani, perché in questo caso il diritto all’aborto non è un diritto riconosciuto, esiste il diritto alla vita semmai e le legislazioni nazionali riconoscono l’eccezione al diritto alla vita. Qual è la sfida?

    R. – Il problema serio è che questi nuovi diritti vengono introdotti non attraverso una riflessione generale sui cambiamenti che la nostra società ha subito e quindi gli adeguamenti che necessitano anche documenti che sono stati scritti alla metà del secolo scorso, come la Convenzione, ma piuttosto sono dei diritti che vengono aggiunti o per via giurisprudenzale o attraverso queste risoluzioni, nuove convenzioni da parte di organismi internazionali. Questo fatto, che compaiano nuovi diritti - e non si parla di diritto all’aborto, ma magari il linguaggio è quello dei diritti alla salute riproduttiva, che ha tutta un’ambiguità sua - che vengono introdotti in modo isolato, fuori da un contesto generale, tende a creare una situazione per cui i "nuovi diritti" vengono concepiti come assoluti. Se noi guardiamo solo ed esclusivamente il problema dell’interruzione della gravidanza, qualunque forma di obiezione di coscienza appare sotto la luce di una possibile compromissione di quella esigenza. Se noi guardiamo invece nel complesso qual è il tipo di atteggiamento che un ordinamento vuole avere di fronte alla vita, che è il valore tutelato positivamente, allora questo divieto di obiezione di coscienza o questa spinta che veramente aveva delle radici già da qualche tempo - nell’area delle istituzioni dell’Unione Europea c’era questo dibattito in corso – allora assume una luce totalmente diversa, perché non compare più come un limite al diritto che si vuole difendere sul supposto diritto. Si potrebbe discutere sull’idea dell’aborto come diritto individuale, ma invece compare nella luce sua propria, che è quella della libertà di coscienza e questa sì che ha delle radici anche nel diritto positivo.

    D. – Per fortuna in questo caso è stata bocciata...

    R. – In questo caso ho appreso anch’io la notizia che mi ha piacevolmente sorpreso, perché in qualche modo la tendenza del dibattito andava invece in una direzione opposta.

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    Lottare contro l'emarginazione: l'appello dell'Onu nell'odierna Giornata mondiale della salute mentale

    ◊   Lottare contro l’emarginazione di chi soffre di disturbi psichici e sostenere cure e prevenzione con stanziamenti e risorse umane adeguate. Questo, in sintesi, l’invito del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon per l’odierna Giornata mondiale della salute mentale dedicata quest’anno al rapporto tra benessere psichico e malattie croniche. Secondo l’Oms, nel mondo sono 450 milioni le persone che soffrono di disordini mentali che, in circa la metà dei casi, iniziano prima dei 14 anni. Schizofrenia e bipolarismo le patologie più diffuse. Gabriella Ceraso ha chiesto un commento a Michele Tansella, psichiatra e direttore del centro ricerche dell’Oms di Verona.

    R. – Sono dati veritieri. Quello delle malattie mentali è uno dei problemi di sanità pubblica prevalenti nel mondo. Da un punto di vista della sofferenza che provocano, l’impatto è più del doppio della sofferenza determinata da tutte le forme di cancro. Un altro dato importante è quello dell’età di insorgenza. Si sta capendo sempre di più che il fatto di avere disturbi emotivi in giovane età è un fattore di rischio per contrarli poi anche nell’età adulta. Si sottolinea con ciò l’importanza della prevenzione.

    D. – A fronte di tutto ciò, l’Oms segnala non solo un enorme squilibrio nella distribuzione di risorse umane tra Paesi a basso e medio reddito e quelli ad alto reddito, ma soprattutto un problema diffuso di risorse statali messe a disposizione. Qual è la situazione, per esempio, in Italia, rispetto a questo problema?

    R. – Nel nostro Paese solo il 3, 4 per cento del budget totale dedicato alla Sanità è utilizzato per la cura dei disturbi mentali. Dovrebbe essere il 12, 14 per cento. E’ il 12 per cento in Inghilterra ed è all’incirca il 10 per cento in Australia. Quindi, c’è uno squilibrio tra bisogni e risposte, che deve far riflettere.

    D. – La malattia mentale, il disagio psichico, è in crescita o sta cambiando?

    R. – Non è in crescita, ma sta cambiando. In realtà, è la percezione dell’importanza di questi disturbi che è aumentata. Sta cambiando perché ci sono alcune patologie che riflettono i tempi moderni. I disturbi che riguardano l’adolescenza e la giovane età adulta sono in aumento: per esempio, l’associazione tra uso di sostanze e disturbi psicotici.

    D. – Quali azioni intraprendere a livello economico, a livello di formazione. Dove sono i vuoti da colmare?

    R. – I vuoti sono un po’ dappertutto. E’ un vuoto quello relativo alle risorse, che sono insufficienti; un altro è quello di adeguare la formazione alle necessità di servizi nuovi, dopo il fallimento del modello manicomiale; collegare la pratica quotidiana con la ricerca scientifica e soprattutto quella applicata, per sperare in un futuro migliore.

    D. – Tema della giornata quest’anno è la relazione tra malattie mentali e patologie fisiche. Come definire questo rapporto e cosa fare?

    R. – E’ bidirezionale, per cui qualunque servizio di salute mentale moderno dovrebbe promuovere la salute fisica, incoraggiare a seguire questi pazienti, perché facciano uno "screening", in quanto si tratta qualche volta di pazienti che trascurano la loro salute fisica più degli altri.

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    Un audiolibro per ricordare il giudice Rosario Livatino ucciso dalla Mafia

    ◊   "Qualcosa si è spezzato''. E’ il titolo dell'audiolibro della Caritas Italiana e Multimedia San Paolo dedicato al giudice Rosario Livatino, ucciso dalla Mafia il 21 settembre 1990. Scritti, testimonianze e documenti privati, ricostruiscono il pensiero e la coscienza di un grande uomo, che accanto al Codice Penale teneva sempre il Vangelo. A leggere i brani di questa opera editoriale molti personaggi noti, tra i quali l’attore Giulio Scarpati, il giornalista Rai Gianni Bianco ed i campioni dello sport Luca Toni e Nicola Legrottaglie. Il servizio è di Salvatore Sabatino:

    (musica)

    21 settembre 1990: il giudice Rosario Livatino viene ucciso dalla Mafia sulla statale per Agrigento, il suo volto insanguinato scuote le coscienze del mondo. Tutti lo conoscono come il “giudice ragazzino”, il giovane magistrato che lotta contro la criminalità organizzata, armato solo dal senso dello Stato che ha animato per intero la sua breve ed intensa esistenza:

    "Di feroce violenza e gratuita crudeltà è connotato l’omicidio di un giudice semplice e coraggioso..."

    L’audiolibro dal titolo “Qualcosa si è spezzato” dà voce alla sua anima di cristiano, di uomo forte e fragile, fino alla sua tragica fine:

    "...l’uccisione di un solo uomo a quella di due o tre carabinieri...".

    Aveva certamente paura della morte Rosario Livatino, non comprendeva la violenza, non gli apparteneva. Lui, che accanto al codice penale teneva sempre il Vangelo. Mons. Franco Montenegro, arcivescovo di Agrigento:

    “Il bello di Livatino è che era un giovane e quindi anche i giovani possono essere portatori di grandi valori. Essi non devono soltanto attendere che gli altri glieli trasmettino, perché in ogni uomo c’è sempre quella piantina che domani può diventare il grande albero. Era un uomo, un professionista che faceva sul serio la sua professione di magistrato. Prima lavorò per otto mesi all’intendenza di finanza come funzionario e lo ricordano tutti come una persona impegnata, seria e disponibile. E’ stato un giovane cristiano che ha creduto in questo Dio che è amore ed ha saputo far abbracciare la professione con la fede”.

    “Il compito dell’operatore del diritto, del magistrato, è quello di decidere. Decidere è scegliere e a volte scegliere fra numerose strade o soluzioni”.

    Tanti i volti noti dello spettacolo, dello sport e della cultura che hanno dato voce al pensiero di Rosario Livatino, tra i quali il giornalista Rai Gianni Bianco:

    “Avevo 20 anni quando Rosario Livatino è stato ucciso, quindi professionalmente non c’ero. Si è trattato di rivivere quegli istanti e provare a ritornare su quella statale per capire cosa quest’uomo ha potuto vivere in quell’istante e in quelli successivi. Quindi sì, è una grande emozione perché comunque, di fatto, è quasi un mio coetaneo, è uno che ha vissuto così intensamente ed è certamente un modello, anche per la professione che faccio”.

    “...Il pentito parla e l’aula di Corte d’Assise ascolta ammutolita il racconto in diretta dell’agguato al giudice Rosario Livatino...”.

    Un lavoro importante, che porta all’ascolto un Rosario Livatino sconosciuto. Lui, così schivo e riservato eppure così grande, un lavoro reso possibile grazie all’impegno di don Giuseppe Livatino della diocesi di Agrigento, cugino del magistrato, che parla dell’eredità lasciata alla madre dal “giudice ragazzino”:

    “All’ennesima domanda: ‘Ma lei perdona gli uccisori di suo figlio?’, rispondeva ‘Io li perdono, li perdono anche perché lui leggeva ogni giorno questo libro – il Vangelo – ed oggi mi avrebbe detto e ripetuto di perdonare’. Questa è veramente un’immagine del cuore spezzato di una madre. La madre si è ammalata subito dopo, non ha retto completamente all’urto della malattia ma soprattutto del dolore spirituale, del dolore psicologico. Ha però lasciato in tutti questo grande bisogno, prima di tutto di umanità e poi il grande bisogno di vivere concretamente la fede”.

    (musica)

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    Chiesa e SocietÓ



    Congo: 300 partecipanti al Congresso Missionario dei giovani a Kinshasa

    ◊   Si conclude oggi, a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, il Congresso Missionario dei giovani inaugurato lo scorso 7 ottobre, con la collaborazione delle Pontificie Opere Missionarie e di diverse congregazioni e gruppi missionari. Presso il centro Shalom, del monastero dei Canonici Regolari Premostratensi, oltre 300 partecipanti hanno riflettuto sulle opportunità e le difficoltà incontrate nell’opera di diffusione del Vangelo. Fra gli ostacoli - secondo una sintesi offerta dall'agenzia Fides - vi sono la mancanza di esperienza e di formazione e le scarse occasioni di confronto, di scambio e di riflessione comune. Secondo gli organizzatori del Congresso, l’apertura all’universale e alla solidarietà senza frontiere è assente in diversi movimenti e gruppi di giovani, mentre l’animazione missionaria rimane un concetto nuovo nella pastorale giovanile. A partire da queste considerazioni, l’incontro ha inteso risvegliare la coscienza missionaria dei giovani promuovendo l’animazione missionaria nelle parrocchie e sensibilizzando all’impegno nella realtà locale, come in quella globale. Dopo i saluti di oggi i partecipanti al convegno saranno inviati in missione dall’11 al 23 ottobre in diverse parrocchie di Kinshasa e Kisantu per fare animazione missionaria e sensibilizzare i giovani alla Giornata Mondiale delle Missioni, in programma per il prossimo 24 ottobre. (C.D.L.)

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    Il vescovo di Bissau rilancia l’iniziativa “Voz da Paz”

    ◊   In Guinea Bissau, il lancio della newsletter “Eco da Voz da Paz”, neonato bollettino d’informazione on line, è occasione per la Chiesa locale di rilancio del progetto omonimo, operativo sul territorio nazionale dal 2008. Per l’occasione il vescovo di Bissau, capitale del Paese africano, mons. José Camnate na Bissign, ha ricordato gli obiettivi del progetto e le numerose iniziative attuate per favorire la pace e la riconciliazione nazionale. Fra queste, una campagna di ascolto di tutti i guineani nel Paese e nella diaspora, per comprendere quali siano gli ostacoli alla pace. Le opinioni raccolte – è l’anticipazione dell'agenziaFides – saranno riunite in una pubblicazione. Tra i temi trattati nella newsletter anche la situazione delle forze di difesa e sicurezza del Paese - che hanno esercitato fin dall’indipendenza una forte influenza sulla vita politica della Guinea Bissau - dei precedenti della riforma militare e delle strategie del progetto “Voz da Paz” per assicurare il successo della stessa riforma. “Parole come riconciliazione, giustizia e pace sembrano vocaboli vecchi e logori, spesso utilizzati in tanti discorsi di circostanza, ma comunque non sono entrati in profondità nel cuore e nella mente di molti guineani”, ha ammonito il presule. In questa prospettiva – ha quindi spiegato - "la creazione della newsletter è un altro passo in avanti verso l’auspicata riconciliazione nazionale e verso la pace che noi tutti desideriamo". (C.D.L.)

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    A Bologna un convegno per la cooperazione fra Europa e Africa

    ◊   “Nella cooperazione internazionale la giustizia da sola non basta. Deve essere sempre accompagnata dalla carità”. Lo ha detto il cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio consiglio della giustizia e della pace aprendo a Bologna il convegno “Per una nuova stagione di cooperazione euro-africana” promosso dal Cefa, l’organizzazione non governativa del Movimento cristiano lavoratori impegnata da anni in programmi finalizzati allo sviluppo sostenibile delle regioni rurali. Programmi con azioni rivolte ai settori agricolo, zootecnico, dell'energia e della tutela ambientale, della difesa e recupero delle acque, a cui si associano attività specifiche di animazione sociale, formazione e di educazione igienico-sanitaria. “Giustizia” ha osservato il presidente del dicastero vaticano “non significa solo agire correttamente ma soprattutto trattare l’altra persona con carità. Questo principio consente di andare oltre la mera questione dei diritti e dei doveri”. Senza la carità, ha aggiunto il porporato, la cooperazione internazionale “rischia di ridursi al rapporto tra coloro che danno e coloro che ricevono”. Senza carità, ha insistito il cardinale Turkson, “è come se mancasse il mezzo più adeguato allo sviluppo. Con la conseguenza che anche i migliori progetti hanno come risultato quello di non portare frutto”. Nella seconda giornata del convegno si è affrontato un tema molto attuale: il nuovo interesse delle imprese per l’Africa. Si tratta di verificare, è la sfida lanciata dai promotori dell’iniziativa, se è un rapporto dove il vantaggio è reciproco o se si profila una nuova “colonizzazione” del continente. (A cura di Stefano Andrini)

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    In Ecuador, il IV Forum Sociale Mondiale delle Migrazioni

    ◊   Sul tema “I popoli in movimento per una cittadinanza universale” si è aperto l’8 ottobre a Quito, in Ecuador, il IV Forum Sociale Mondiale delle Migrazioni (Fsmm). Fino a martedì prossimo - riporta l’agenzia Fides - 3 mila partecipanti, provenienti da circa 90 Paesi, si confrontano per cercare soluzioni ai pregiudizi e le discriminazioni che spesso colpiscono i popoli migranti. In particolare, il dibattito si concentra su 4 punti: “Crisi globale e flussi migratori”, “Diritti umani e migrazione”, “Diversità, convivenza e trasformazioni socio culturali” e “Nuove forme di schiavitù, sfruttamento e servitù”, e ancora su interculturalità, religiosità e il problema dei rapporti fra etnie diverse. I lavori si svolgono presso la Casa della Cultura Ecuatoriana, la Pontificia Università Cattolica dell’Ecuador (Puce), l’Università Politécnica Salesiana (Ups) e la Escuela Politécnica Nacional (Epn), e si articolano in workshop, tavole rotonde e assemblee plenarie. (C.D.L.)

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    Papua Nuova Guinea: la Chiesa per l’emancipazione della donna

    ◊   L’auspicio è che “le donne papuane lottino e acquisiscano le libertà, il riconoscimento dell’uguaglianza, della dignità e della corresponsabilità nella Chiesa, nella società e nella politica”. E’ quanto è emerso dall’ultimo Congresso delle donne cattoliche tenutosi recentemente ad Aitape, in Papua Nuova Guinea, seconda una nota di Fides. Sotto la guida dei rappresentanti della Chiesa locale, fra cui mons. Otto Separy, vescovo di Aitape, un centinaio di rappresentanti dei movimenti e delle realtà femminili cattoliche, provenienti da cinque diocesi della nazione, hanno dato vita ad una intensa settimana di riflessione, confronto e dibattito per ribadire il valore della vita, dell’uguaglianza e della libertà per le donne in Papua Nuova Guinea, e per sottolinearne il ruolo nella famiglia, nel matrimonio e nella nuova evangelizzazione, in sintonia con l’Esortazione Apostolica post-sinodale di Giovanni Paolo II “La Chiesa in Oceania”. Ai presenti mons. Separy ha ribadito la necessità di abolire il “commercio delle mogli” - che nel Paese vengono vendute dai genitori ai futuri mariti per poche migliaia di Euro - e di contrastare il progetto di legge che intende approvare e diffondere nella nazione le “case di prostituzione”. Il presule ha poi espresso il proprio dissenso verso la pratica della poligamia, diffusa nel Paese, la quale – ha spiegato - “non fa parte della nostra cultura papuana, è stata introdotta da stranieri asiatici. E’ contro la Bibbia e contro il diritto di uguaglianza. Con la poligamia il maschio legalizza la sua infedeltà alla propria moglie”. Sul tema della contraccezione il vescovo di Aitape ha quindi sottolineato che “Contraccezione, condom, aborto: sono tutte manifestazioni del rendere la donna oggetto e manipolazione del maschio, senza che questi abbia coscienza della dignità della donna e rispetto per essa e per la sua natura e ruolo di sposa e madre”. Il vescovo ha esortato quindi a “diffondere la conoscenza e la pratica dei metodi naturali e l’idea della paternità e maternità responsabile”, come pure a sradicare il generale atteggiamento di sottomissione e di accettazione della realtà esistente, da parte delle donne papuane. (C.D.L.)

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    Il dramma della tratta in Africa: migliaia le donne ridotte in schiavitù

    ◊   Sono costrette a lavorare contro la propria volontà, sottomesse a pratiche come sfruttamento sessuale e servitù. E’ il dramma di migliaia di donne africane, vittime della tratta, secondo una inchiesta condotta in Mali dalla National Agency for the Prohibition of Traffic in Persons and Other Related matters (Naptip). Il dossier registra l'esistenza di campi schiavi popolati da ragazze nigeriane in Mali, Costa d'Avorio, Burkina-Faso, Niger, Libia, Marocco e Capo Verde, e la presenza di molte case di tolleranza a Bamako, Mopti e Kayes, in Mali, in particolare presso i campi di estrazione mineraria. L'agenzia ha chiesto alla Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale (Ecowas) di rivedere la convenzione Ecowas-Ecas per l'adeguamento delle strategie per il contrasto alla tratta delle donne, firmata da tutti gli Stati membri della regione nel 2006. (C.D.L.)

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    A Roma, in prima mondiale, l’Oratorio “Sei Grande Karol”

    ◊   In occasione dell’anniversario dell’elezione a Pontefice del Venerabile Giovanni Paolo II, il 16 ottobre prossimo, nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia, a Roma, verrà eseguito in prima mondiale l’Oratorio per soli, coro polifonico e orchestra sinfonica “Sei Grande Karol”, diretto dal Maestro Ezio Monti e scritto dal padre camilliano Carlo Colafranceschi. L’autore del componimento – si legge in una nota diffusa da Zenit - ebbe un particolare legame spirituale con il Papa Giovanni Paolo II, in virtù del ruolo di Priore da lui ricoperto presso l’Ospedale San Giovanni in Laterano. Padre Carlo ricorda, in particolare, la visita del Santo Padre in ospedale avvenuta il 25 aprile del 1992 quando donò al Pontefice un prezioso ostensorio realizzato grazie alla generosità dei malati. “L’ostensorio al di là del valore intrinseco - sottolinea il padre camilliano - ne aveva uno simbolico ben più importante, dal momento che racchiudeva i misteri dolorosi e gaudiosi di centinaia di fedeli anonimi”. A quell’incontro si deve l’ispirazione per un Oratorio dedicato al Grande Giovanni Paolo II, il grande comunicatore, il trascinatore di folle, l’amato padre di tanti fedeli sparsi in tutto il mondo. L’opera musicale ripercorre le tappe più significative del Pontificato di Karol Wojtyla e sarà trasmessa in diretta televisiva da TelePace. (C.D.L.)

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    Giornata Mondiale contro la Pena di morte: appello agli Usa da Amnesty International

    ◊   Un appello agli Stati Uniti affinché firmino la moratoria contro la pena di morte. A lanciarlo è Amnesty International in occasione della Giornata Mondiale contro la pena capitale, che ricorre oggi. Agli Usa è dedicato questo appuntamento globale. La ragione è nei numeri: 41 le persone giustiziate dall’inizio dell’anno, 52 nel 2009 insieme a 106 condanne comminate. E dal 1977, anno in cui sono riprese le esecuzioni dopo una sospensione di 10 anni - ricorda Amnesty - sono state messe a morte più di 1200 persone, principalmente in Texas, Virginia e Oklahoma; oltre 130 prigionieri sono stati rilasciati dai bracci della morte perché innocenti. Per celebrare la giornata numerose iniziative promosse da Amnesty prendono avvio oggi in 30 città italiane. Si concluderanno il 30 novembre, con l'evento “Città per la vita”, promosso dalla Comunità di Sant'Egidio, l'appuntamento mondiale che prevede l'illuminazione di monumenti ed edifici in oltre 1000 città, mentre si moltiplicano gli appelli per salvare la vita a due carcerati afroamericani condannati a morte. In vista dell'appuntamento odierno, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che condanna l'uso della pena capitale in ogni caso e in qualsiasi circostanza e ha chiesto una moratoria mondiale sulle esecuzioni. Per dicembre è invece atteso il voto dell'Assemblea Generale dell’Onu su un nuovo documento contro la pena capitale. (C.D.L.)

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    24 Ore nel Mondo



    La Chiesa cubana annuncia la decisione del governo dell’Avana di liberare tre detenuti politici

    ◊   A Cuba altri tre prigionieri politici, detenuti da molti anni nelle carceri dell’Avana, saranno rilasciati presto dalle autorità dell’isola. Lo ha annunciato la Chiesa locale, dopo il dialogo avviato con il governo che ha già deciso la graduale liberazione di una cinquantina di prigionieri. Eugenio Bonanata ne ha parlato con il collega Luis Badilla, esperto di questioni sud americane:

    R. – Questa decisione del governo dell’Avana conferma la validità e la serietà degli accordi che sono stati presi fra il governo e le alte autorità della Chiesa cubana. Quindi, questa mediazione che la Chiesa porta avanti ormai da diversi mesi sta dando, seppure lentamente, frutti importanti. Inoltre non va dimenticato che questa liberazione arriva nel contesto di misure economiche molto drastiche per riformare il sistema, fra cui la ricollocazione di 500 mila impiegati pubblici. Questo suggerisce che il governo cubano ha bisogno di un certo consenso sociale per poter andare avanti con tali riforme. La questione dei dissidenti politici o dei prigionieri politici va risolta.

    D. – Va sottolineato il fatto che questi detenuti non fanno parte del gruppo di oppositori, di cui è già stata concordata la liberazione, e che sono dei prigionieri storici...

    R. – Ciò dimostra che il governo vuole veramente, almeno fino ad ora, risolvere il problema alla radice. Del primo gruppo fanno parte 52 persone detenute dal 2003 in poi. Questi tre, invece, sono in carcere da parecchi anni, uno dal 1987. Uno è stato accusato di aver sequestrato un aereo per fuggire da Cuba e un altro ancora è stato accusato, perché è stato trovato un arsenale nella sua casa. Insomma la loro incarcerazione risale a 20 - 25 anni fa. Quindi, così come si parla di comandanti storici della rivoluzione, noi possiamo parlare in questo caso di prigionieri politici storici. E questa è una novità in assoluto.

    Cile minatori
    In Cile le autorità hanno previsto per mercoledì prossimo l’avvio delle operazioni di risalita dei 33 minatori, intrappolati in un giacimento dallo scorso mese di agosto. In queste ore si procede alla messa in sicurezza del tunnel, che ieri ha raggiunto il gruppo in fondo alla miniera a 700 metri di profondità. Si tratta di rivestire le pareti, in alcuni tratti, con cerchi metallici. Terminata questa operazione inizierà la fase di salvataggio vera e propria attraverso una capsula – una sorta di ascensore – che verrà calata nel cunicolo e che riporterà in superficie gli operai uno per volta.

    Afghanistan
    Rientreranno domani mattina all’aeroporto romano di Ciampino le salme dei quattro soldati italiani morti ieri in Afghanistan durante un’imboscata nella provincia di Farah. I funerali si svolgeranno probabilmente martedì. Oggi, intanto, i talebani hanno rivendicato l’attacco attraverso un comunicato. A livello politico, l’Alto consiglio di pace ha nominato l’ex presidente Rabbani a capo dell’organismo creato in questi giorni per mediare con gli insorti.

    Pakistan
    In Pakistan, un nuovo raid condotto da aerei senza pilota americani ha provocato la morte di almeno 4 presunti miliziani. E' successo nella regione tribale del Waziristan del Nord. Proprio oggi, inoltre, sono state riaperte le frontiere di Torkam al passaggio dei convogli della Nato con rifornimenti per le truppe in Afghanistan. In questi giorni le autorità di Islamabad avevano decretato la chiusura in seguito alla morte di due suoi soldati ad opera di elicotteri Usa.

    Israele
    Gli aspiranti cittadini di Israele dovranno giurare fedeltà non solo allo Stato ma al Paese quale entità "ebraica e democratica". E’ quanto prevede la nuova legge sulla cittadinanza al voto oggi in parlamento. Il provvedimento ha innescato un aspro dibattito politico. Per il premier Netanyahu, la legge, sostenuta dalla destra radicale Israel Beitenu, “rappresenta l'essenza del sionismo”. Netta, invece, l’opposizione dei laburisti che parlano di un provvedimento confinante con il fascismo.

    Kirghizistan
    Urne aperte stamattina in Kirghizistan per le elezioni legislative, destinate a segnare la nascita della prima democrazia parlamentare dell’Asia. La tornata si svolge in un clima di tensione dopo i violenti scontri interetnici dei mesi scorsi, con il governo provvisorio, insediatosi ad aprile, che non è riuscito a ripristinare la piena stabilizzazione.

    Cina
    In Cina, la moglie del Nobel per la Pace 2010, Liu Xiaobo, ha incontrato suo marito nel carcere dove si trova detenuto per informarlo dell’assegnazione del riconoscimento. Lo ha reso noto l’Osservatorio per i diritti umani di Hong Kong. In queste ore, la sorte della donna aveva destato preoccupazione, dopo che la polizia ieri l’aveva prelevata nel suo appartamento.

    Birmania
    Possibile liberazione, in Birmania, di 11mila prigionieri in vista delle elezioni di novembre. L’intenzione del regime è stata comunicata da fonti ufficiali, precisando che i rilasci avverranno a partire dai prossimi giorni. L’obiettivo è quello di consentire a tutti di votare. Non è chiaro se verranno rilasciati anche gli oltre 2 mila oppositori politici che si trovano nelle carceri del Paese.

    Corea del Nord
    Il leader nordcoreano Kim Jong-il e il suo terzogenito, Kim Jong-un, suo atteso successore, hanno assistito alla parata militare organizzata oggi a Pyongyang per celebrare i 65 anni della fondazione del Partito dei Lavoratori. Media locali riferiscono di una massiccia partecipazione all’evento, annunciato in questi giorni come il più grande mai realizzato nel Paese.

    Corea del Sud
    Il più noto disertore del regime nord coreano, Hwang Jang-yop, è stato trovato morto oggi nella sua abitazione a Seoul, la capitale della Corea del Sud, dove si era rifugiato nel 1997 in seguito alla sua fuga da Pyongyang dove era diventato il più stretto collaboratore di Kim Jong-il. L’uomo, 87 anni, sarebbe deceduto per un arresto cardiaco ma le autorità locali hanno avviato un'indagine per chiarire le cause del decesso. In questi anni sono stati diversi i tentativi di ucciderlo.

    Ungheria
    In Ungheria è rientrato l’allarme per il cedimento del serbatoio di fango tossico nell’impianto di lavorazione dell’alluminio, che, il 4 ottobre scorso, ha originato il peggiore disastro ecologico del Paese. Le squadre di soccorso dovrebbero terminare domani la costruzione del muro protettivo della struttura, mentre prosegue la pulizia del territorio che impegna mille e 500 uomini. La Protezione civile ha fatto sapere che l’inquinamento dei corsi d’acqua è in diminuzione. Enormi i danni all’ecosistema.(Panoramica internazionale a cura di Eugenio Bonanata)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIV no. 283

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