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Sommario del 07/10/2010

Il Papa e la Santa Sede

  • Benedetto XVI ai giornalisti cattolici: Dio sia sempre al vertice dei vostri valori, testimoniate con passione la verità
  • Il Papa all'ambasciatore del Cile: preghiere e solidarietà alle vittime del sisma e ai 33 minatori di Atacama
  • Il Papa a Venezia e Aquileia il 7 e 8 maggio 2011: gioia e commozione del patriarca Angelo Scola
  • Altre udienze
  • Mons. Piacenza e mons. Sarah nominati alla guida della Congregazione per il Clero e di Cor Unum
  • Il Papa riceve il vicepresidente dell'Iran
  • Visita apostolica in Irlanda: incontri preparatori a Roma
  • Presentato il Convegno per i 20 anni del Codice di Diritto Canonico Orientale
  • Mons. Chullikat all’Onu: spostare le risorse dagli armamenti alla lotta alla povertà
  • La Santa Sede alla Fao: combattere la miseria materiale e spirituale dell'uomo
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Legge 40 sulla fecondazione assistita: il commento del prof. D'Agostino
  • Presentata alla Radio Vaticana la 46.ma Settimana sociale dei cattolici italiani
  • Mons. Kondrusiewicz: rinnovamento spirituale per superare la crisi demografica e familiare in Europa
  • Memoria della Beata Vergine del Rosario. Il Papa: riscoprire questa preghiera "semplice ma efficace"
  • Chiesa e SocietÓ

  • Appello delle confessioni cristiane in Nigeria: difendere l’unità del Paese
  • I sud-sudanesi che vivono nel Nord si sentono minacciati dal governo di Khartoum
  • Senegal. Il cardinale Sarr incontra il ministro dell'Interno: piena collaborazione tra Chiesa e Stato
  • Ucciso dai talebani un leader musulmano moderato anti-blasfemia e pro-dialogo
  • Filippine: vescovi invitati ad abbassare i toni, non a tacere sulla legge sulla salute riproduttiva
  • I cattolici hanno il diritto di parlare liberamente: intervento dell'arcidiocesi di Città del Messico
  • L'arcidiocesi di Los Angeles promuove l’ufficio per la pastorale dell'ambiente
  • L’Europarlamento ricorda il ruolo di Papa Wojtyla nella riunificazione della Germania
  • Per la prima volta un indiano eletto Rettore Generale dei Pallottini
  • Premio Nobel per la Letteratura 2010 allo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa
  • Premio “Harambee” a Frankie Gikandi, direttrice di un istituto in Kenya a sostegno della donna
  • Inaugurato a Gerusalemme un centro di spiritualità gestito dai cappuccini
  • 24 Ore nel Mondo

  • Afghanistan. Karzai apre il Consiglio di pace: al via il dialogo con i talebani
  • Il Papa e la Santa Sede



    Benedetto XVI ai giornalisti cattolici: Dio sia sempre al vertice dei vostri valori, testimoniate con passione la verità

    ◊   Aiutate l’uomo contemporaneo ad orientarsi a Cristo: così, Benedetto XVI ai partecipanti al Congresso mondiale della Stampa Cattolica, ricevuti stamani in udienza in Vaticano. Il Pontefice ha spronato i giornalisti cattolici a porre sempre Dio al vertice dei propri valori e a testimoniare la verità con passione e competenza. Il Papa ha inoltre messo in guardia dal rischio della confusione del reale con il virtuale, che può essere favorita dalle nuove tecnologie della comunicazione. L’indirizzo d’omaggio è stato rivolto dall’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del dicastero delle Comunicazioni Sociali, che ha organizzato il Congresso a cui hanno preso parte operatori della comunicazione provenienti da 85 Paesi. Il servizio di Alessandro Gisotti:

    Ponete sempre Dio “al vertice della scala dei valori”: è la vibrante esortazione di Benedetto XVI agli operatori dei media cattolici, chiamati a testimoniare la verità in tempi “segnati anche da tante ombre”:

    “Il vostro compito, cari operatori della stampa cattolica, è quello di aiutare l’uomo contemporaneo ad orientarsi a Cristo, unico Salvatore, e a tenere accesa nel mondo la fiaccola della speranza, per vivere degnamente l’oggi e costruire adeguatamente il futuro. Per questo vi esorto a rinnovare costantemente la vostra scelta personale per Cristo, attingendo da quelle risorse spirituali che la mentalità mondana sottovaluta, mentre sono preziose, anzi, indispensabili”.

    Il Papa ha ribadito che, anche di fronte alle attuali trasformazioni profonde nel mondo della comunicazione, la stampa cattolica deve quotidianamente impegnarsi a “percorrere la strada maestra della verità”:

    “La ricerca della verità dev’essere perseguita dai giornalisti cattolici con mente e cuore appassionati, ma anche con la professionalità di operatori competenti e dotati di mezzi adeguati ed efficaci. Ciò risulta ancora più importante nell’attuale momento storico, che chiede alla figura stessa del giornalista, quale mediatore dei flussi di informazione, di compiere un profondo mutamento”.

    Si è quindi soffermato sul peso sempre maggiore che l’immagine ha nel mondo della comunicazione. L’immagine, ha constatato, “può anche diventare indipendente dal reale, può dare vita ad un mondo virtuale, con varie conseguenze, la prima delle quali è il rischio dell’indifferenza nei confronti del vero”. Ed ha sottolineato che “le nuove tecnologie, assieme ai progressi che portano, possono rendere interscambiabili il vero e il falso, possono indurre a confondere il reale con il virtuale”:

    “La ripresa di un evento, lieto o triste, può essere consumata come spettacolo e non come occasione di riflessione. La ricerca delle vie per un’autentica promozione dell’uomo passa allora in secondo piano, perché l’evento viene presentato principalmente per suscitare emozioni. Questi aspetti suonano come campanello d’allarme: invitano a considerare il pericolo che il virtuale allontani dalla realtà e non stimoli alla ricerca del vero, della verità”.

    In tale contesto, dunque, la stampa cattolica è chiamata “in modo nuovo, ad esprimere fino in fondo le sue potenzialità e a dare ragione” della sua irrinunciabile missione. Ha così affermato che per la Chiesa “il mezzo e il messaggio coincidono”: il Figlio di Dio è infatti, allo stesso tempo, “messaggio di salvezza e mezzo attraverso il quale la salvezza si realizza”. E’ una realtà, ha detto, “accessibile a tutti” anche a quanti, “pur vivendo da protagonisti nella complessità del mondo, sono capaci di conservare l’onestà intellettuale propria dei ‘piccoli’ del Vangelo”: Ha infine ribadito quanto, per la Chiesa, sia oggi impegnativa la sfida della comunicazione:

    “I cristiani non possono ignorare la crisi di fede che è sopraggiunta nella società, o semplicemente confidare che il patrimonio di valori trasmesso lungo i secoli passati possa continuare ad ispirare e plasmare il futuro della famiglia umana. L’idea di vivere “come se Dio non esistesse” si è dimostrata deleteria: il mondo ha bisogno piuttosto di vivere “come se Dio esistesse”, anche se non c’è la forza di credere, altrimenti esso produce solo un “umanesimo disumano”.

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    Il Papa all'ambasciatore del Cile: preghiere e solidarietà alle vittime del sisma e ai 33 minatori di Atacama

    ◊   Quando la Chiesa difende i valori della vita dalla sua nascita alla sua fine naturale, o della famiglia fondata sul matrimonio, non lo fa per suoi interessi o principi religiosi ma sulla base di valori in coscienza condivisibili da tutti. E’ una delle affermazioni di Benedetto XVI nel discorso al nuovo ambasciatore del Cile presso la Santa Sede, Fernando Zegers Santa Cruz, ricevuto questa mattina in udienza per la presentazione delle Lettere credenziali. Ma le prime parole del Papa sono state all’insegna della solidarietà per i cileni, segnati di recente da due drammatiche vicende interne. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Il terremoto di gennaio – tre minuti devastanti quasi al nono grado della Scala Richter, con oltre 450 morti e decine di migliaia di edifici distrutti – e la vicenda dei 33 minatori intrappolati da due mesi in una prigione di roccia a 700 metri sotto terra, per i quali proprio in queste ore si profila un’insperata, nei tempi, quanto attesa liberazione, grazie al tunnel scavato dai soccorritori e giunto ormai a soli 100 metri da loro. Benedetto XVI ha citato subito questi due eventi che hanno scosso quest’anno il Cile, un Paese che, “pur geograficamente lontano da qui – ha detto – porto nel profondo del mio cuore”:

    “Desde el primer momento…
    Fin dall'inizio, ho voluto esprimere la mia vicinanza al popolo del Cile e, attraverso la visita del mio segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, ho inviato il mio conforto e speranza alle vittime, alle loro famiglie e ai molti che sono stati colpiti e che tengo presenti nelle mie preghiere. Né dimentico i minatori della regione di Atacama e dei loro cari, per il quali prego con fervore”.

    L’“unità” e la “risposta generosa e solidale” mostrate dal Cile in questa circostanza sono state molto apprezzate da Benedetto XVI. Il quale ha poi spostato il discorso sulle feste che la nazione latinoamericana celebra nel bicentenario dell’indipendenza. Questo, ha osservato il Papa, “mi offre l'occasione di sottolineare ancora una volta il ruolo svolto dalla Chiesa” tanto nella storia cilena, quanto nel “consolidamento dell’identità nazionale, profondamente influenzata dal sentimento cattolico”. E nell’ottica di una presenza ecclesiale attiva all’interno del Paese, Benedetto XVI ha citato anche il venticinquennale, festeggiato lo scorso anno, del Trattato di pace e di amicizia che, grazie alla mediazione di Giovanni Paolo II, risolse 30 anni fa una controversia territoriale tra Cile e Argentina, giunti a un passo dalla guerra:

    “Este Acuerdo histórico quedará…
    Questo storico accordo sarà per le generazioni future come un fulgido esempio del bene immenso che porta la pace e dell'importanza di preservare e promuovere quei valori morali e religiosi che costituiscono il tessuto più intimo dell'anima di un popolo”.

    “Non si può pretendere di spiegare il trionfo della volontà di pace, armonia e comprensione se non si tiene conto – ha ribadito il Pontefice – di quanto profondamente radicato sia il seme del Vangelo nel cuore dei cileni”. E proprio nelle attuali circostanze, “in cui si deve far fronte alle molte sfide che minacciano l'identità culturale”, diventa importante – ha affermato – “incoraggiare soprattutto tra i giovani un sano orgoglio come pure la riscoperta e la rinascita della propria fede, la propria storia, la propria cultura, le proprie tradizioni, le ricchezze artistiche, e di ciò che costituisce il migliore e più ricco patrimonio spirituale e umano del Cile”:

    “Cuando la Iglesia alza su voz frente…
    Quando la Chiesa alza la voce di fronte alle grandi sfide e ai problemi come le guerre, la fame, l’estrema povertà di molti, la difesa della vita umana dal concepimento alla morte naturale, o la promozione della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, che è la prima responsabile dell'educazione dei figli, non lo fa per un interesse particolare o sulla base di principi che possono percepire soltanto coloro che professano una fede religiosa. Lo fa – rispettando le regole della convivenza democratica – nell'interesse della società e in nome di valori che ognuno può condividere con la sua retta ragione”.

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    Il Papa a Venezia e Aquileia il 7 e 8 maggio 2011: gioia e commozione del patriarca Angelo Scola

    ◊   Con grande gioia e commozione il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, ha annunciato oggi che il Papa ha accolto l'invito a compiere una visita pastorale ad Aquileia e a Venezia il 7 e 8 maggio 2011. Il viaggio di Benedetto XVI - ha sottolineato il cardinale Scola - arriva 26 anni dopo la visita di Giovanni Paolo II e a quasi 40 da quella di Paolo VI, “nel vincolo di grata memoria con Pio X, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo I, i tre Patriarchi Papi del secolo scorso''. Ma ascoltiamo il patriarca di Venezia al microfono di Sergio Centofanti:

    R. – E’ una grande gioia, è una grande commozione. Sono appena tornato dalla Basilica Cattedrale di San Marco, dove avevamo lì un incontro per l’inizio del nuovo anno pastorale con tutto il clero. L’ho comunicato e c’è stato un grandissimo applauso, anche perché questa venuta del Santo Padre, per quanto riguarda Venezia, viene a coincidere con il termine della visita pastorale che è in atto dal 2004 e quindi è per tutti noi una grande occasione, guardando alla testimonianza del Santo Padre, di ricentrare sulla vita di fede un annuncio integrale dell’avvenimento di Cristo, che mobiliti non soltanto i cristiani, ma li spalanchi e li apra in questa città delicata e fragile a proporre tutti i misteri della vita della fede e anche tutte le dimensioni e gli aspetti di rilevanza sociale, antropologica, di rapporto con il Creato, che il santo Evangelo, nella persona di Cristo, rappresenta. Quindi, io credo che sia un dono straordinario che il Santo Padre fa alla diocesi di Venezia. Poi c’è anche l’altro aspetto, che il Papa viene per tutto il Nord-Est e quindi verrà anche ad Aquileia, che è la Chiesa madre di moltissime Chiese, non soltanto del Nord-Est italiano, ma della Slovenia, della Croazia, dell’Austria, che saranno invitate, in vista anche della preparazione al secondo Convegno ecclesiale di Aquileia, che si terrà nel 2012, che coinvolge tutte queste Chiese e ripete un’esperienza che è stata molto importante, che si è effettuata nel ’90. Quindi, noi siamo nello stesso tempo commossi, grati e gioiosi per questa straordinaria notizia.

    D. – Quale realtà ecclesiale e sociale viene a trovare il Papa?

    R. – Bisogna distinguere qui l’elemento aquileiano della visita, che ha a che fare con il Nord-Est italiano e non solo, con le differenze che caratterizzano queste situazioni. Il Veneto è una realtà molto diversa sia dal Friuli-Venezia-Giulia che dal Trentino-Alto-Adige, per non parlare poi della Slovenia, della Croazia, dell’Austria e così via. Anche se tutte queste realtà hanno in comune quella che oggi viene chiamata la post-secolarità, cioè questa fase in cui molti parlano di una dimenticanza di Dio, ma assistiamo di fatto all’esplosione del fenomeno religioso, magari in maniera selvaggia, che ha bisogno di essere colto, interpretato o aiutato, come si è visto molto bene nel viaggio del Santo Padre, sia in Inghilterra che a Palermo. Per quanto riguarda Venezia, la situazione ha dei tratti in comune che sono tipici dell’uomo post-moderno, che è un uomo un po' barcollante sotto il peso di questi grandi cambiamenti, ma poi ha anche dei tratti specifici che derivano dalla splendida e fragile città che Venezia è. Quando venne Giovanni Paolo II disse che la missione di Venezia era già in casa, nel senso che milioni di persone la visitano da tutto il mondo. Oggi queste persone sono aumentate e superano i 20 milioni e Venezia si rivela così come una città dell’umanità, perché tutti vengono a Venezia e Venezia parla a tutti: qualunque cosa si fa a Venezia è già sul proscenio mondiale. La visita pastorale ha documentato l’esistenza di un nucleo resistente di fedeli intorno al 19, 20 per cento che sono ancora dediti alla pratica e sono molti i segni di vitalità cristiana e di testimonianza personale e pubblica, che possiamo incontrare. Ovviamente, come trovare la strada per proporre nella libertà e nello stesso tempo nella franchezza, agli uomini e alle donne di oggi, l’inevitabile rapporto con Dio? Certo, uno può vivere apparentemente anche senza Dio. Forse si può costruire anche una società umana senza Dio, però c’è da domandarsi se facendo così non si vada contro l’uomo e se si faccia una società che veramente non sia contro l’uomo. Quindi, questo è l’impegno che la visita del Santo Padre mette nel mio cuore. Ho visto come hanno reagito i sacerdoti stamattina: noi cercheremo di impegnarci al meglio perché la sua presenza parli a tutto il Nord-Est e alla nostra cara Venezia in particolare.

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    Altre udienze

    ◊   Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina anche il cardinale Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", e i vertici della Conferenza Episcopale del Venezuela.

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    Mons. Piacenza e mons. Sarah nominati alla guida della Congregazione per il Clero e di Cor Unum

    ◊   Due importanti nomine in Vaticano: il Papa ha designato due nuovi capi-dicastero. Nuovo prefetto della Congregazione per il Clero è l’arcivescovo Mauro Piacenza, finora segretario dello stesso dicastero: nato 66 anni fa a Genova, succede al cardinale brasiliano Cláudio Hummes, che lascia per raggiunti limiti d'età.

    Il Papa ha quindi nominato nuovo presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, mons. Robert Sarah, arcivescovo emerito di Conakry, finora segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli: nato 65 anni fa in Guinea, succede al cardinale tedesco Paul Josef Cordes, che ha presentato la rinuncia per raggiunti limiti d'età.

    Benedetto XVI ha quindi accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Manizales (Colombia), presentata da mons. Fabio Betancur Tirado, in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico. Gli succede mons. Gonzalo Restrepo Restrepo, finora arcivescovo coadiutore della medesima arcidiocesi metropolitana.

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    Il Papa riceve il vicepresidente dell'Iran

    ◊   Benedetto XVI ha incontrato ieri mattina, subito dopo l'udienza generale, il vicepresidente dell'Iran, Hojjat ol Eslam Haj Sayyed Mohammad Reza Mir Tajjadini. Durante il breve colloquio, svoltosi nello studio dell'Aula Paolo VI, è stato consegnato al Papa un messaggio del presidente della Repubblica islamica dell'Iran, Mahmoud Ahmadinejad: nella lettera, il capo di Stato iraniano esprime il proprio apprezzamento per l’intervento della Santa Sede contro il progetto di bruciare il Corano in occasione dell’anniversario degli attentati dell’11 settembre, sottolineando la necessità di una collaborazione contro l’islamofobia in Occidente.

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    Visita apostolica in Irlanda: incontri preparatori a Roma

    ◊   Si sono conclusi ieri a Roma gli incontri preparatori per la visita apostolica in Irlanda, decisa in seguito allo scandalo degli abusi sui minori da parte di esponenti del clero. Martedì scorso, il prefetto e il segretario della Congregazione per i Vescovi e rappresentanti della Santa Sede hanno incontrato i visitatori apostolici nominati dal Papa per la loro missione nelle quattro arcidiocesi irlandesi: il cardinale Cormac Murphy-O'Connor, arcivescovo emerito di Westminster; il cardinale Seán P. O'Malley, arcivescovo di Boston; mons. Thomas C. Collins, arcivescovo di Toronto; mons. Terrence T. Prendergast, arcivescovo di Ottawa. “Memori del tragico abuso di minori verificatosi in Irlanda – riferisce un comunicato della Sala Stampa vaticana – i partecipanti hanno discusso gli aspetti particolari di questa importante visita. Pastorale nella sua natura, la visita – si afferma – intende aiutare la Chiesa locale nel suo cammino di rinnovamento ed essere un segno del desiderio del Santo Padre, come Successore di Pietro, di offrire la sua pastorale sollecitudine per la Chiesa in Irlanda. I visitatori presteranno particolare attenzione alle vittime degli abusi e alle loro famiglie, ma incontreranno e ascolteranno anche altre persone, come autorità ecclesiastiche, fedeli laici e quanti sono coinvolti nella cruciale opera di salvaguardia dei bambini”.

    Ieri, il cardinale Seán B. Brady, arcivescovo di Armagh, mons. Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino, mons. Dermot Clifford, arcivescovo di Cashel e Emly, e mons. Michael Neary, arcivescovo di Tuam, hanno celebrato la Santa Messa dello Spirito Santo con i visitatori e i superiori della Congregazione per i Vescovi e della Segreteria di Stato. Il successivo incontro, segnato da "calore fraterno e collaborazione reciproca", ha riassunto le discussioni del giorno precedente, concentrandosi sulla organizzazione della visita apostolica e sulle arcidiocesi coinvolte. “Tutti i partecipanti – conclude il comunicato - sperano che questo impegno significativo possa essere uno strumento di purificazione e di guarigione per la Chiesa in Irlanda e aiuti a contribuire a ripristinare la fiducia e la speranza dei fedeli” in questo Paese.

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    Presentato il Convegno per i 20 anni del Codice di Diritto Canonico Orientale

    ◊   20 anni fa la promulgazione del Codice di Diritto Canonico Orientale. A segnare l’anniversario si aprirà domani a Roma un Convegno di studio, organizzato dal Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, in collaborazione con la Congregazione per le Chiese Orientali, il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e il Pontificio Istituto Orientale. Stamane la presentazione dell’evento nella Sala Stampa vaticana, presenti i rappresentanti dei dicasteri promotori. Il servizio di Roberta Gisotti.

    Un appuntamento importante non solo celebrativo del passato ma proiettato nel futuro, che giunge alla vigilia del Sinodo per il Medio Oriente, previsto dal 10 al 24 ottobre. Ad illustrare gli obiettivi del Convegno è stato mons. Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, manifestando soddisfazione per l’interesse suscitato dall’iniziativa:

    “…soddisfazione sia per la riuscita collaborazione fra tre dicasteri vaticani ed un Pontificio Istituto che rende di fatto questo Convegno una manifestazione a carattere interdicasteriale, sia per la numerosa presenza qualificata di studiosi, cultori ed operatori del diritto canonico, professori e studenti per un totale di oltre 400 iscritti, tra i quali esponenti del mondo ortodosso e di altre Chiese e confessioni cristiane".

    Ma a chi è rivolto il Codice di Diritto Canonico Orientale? Lo ha ricordato mons. Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru, segretario del medesimo dicastero. E’ la norma comune – ha spiegato - alle 23 Chiese sui iuris della Chiesa cattolica, cosi chiamate perché ciascuna gode di una propria autonomia organizzativa e disciplinare, con un proprio capo sottoposto al Papa e la possibilità di emanare un diritto proprio sulla base del Codice comune. Chiese raggruppate attorno alle cinque grandi tradizioni orientali: alessandrina, antiochena, armena, caldea e bizantina. Ma solo poche per motivi vari, tra cui l’instabilità sociale di alcune regioni orientali, hanno sviluppato in questi 20 anni un diritto proprio, o solo norme provvisorie e parziali. Da qui l’obiettivo a partire da questo Convegno di stimolare tale diritto particolare. Altro versante d’impegno, sarà l’aspetto ecumenico, come ha sottolineato mons. Arrieta:

    “È con l’aiuto di questi strumenti giuridici e di queste tradizioni disciplinari che la Chiesa cerca di capire meglio le tradizioni e la disciplina delle Chiese non ancora in piena comunione, ricercando così nella tradizione cattolica di Oriente strumenti che siano validi per una piena unità”.

    Il Convegno in due giorni, domani e sabato mattina, si chiuderà con l’udienza ai partecipanti di Benedetto XVI.

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    Mons. Chullikat all’Onu: spostare le risorse dagli armamenti alla lotta alla povertà

    ◊   La comunità internazionale è chiamata ad assumersi pienamente la responsabilità della lotta contro la povertà: è il richiamo di mons. Francis Chullikatt, intervenuto nei giorni scorsi al Palazzo di Vetro di New York sull’impiego delle risorse a favore dei diritti umani e dello sviluppo. L’osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu ha osservato che, dal 2007 al 2009, nonostante la crisi economica, le spese per gli armamenti sono cresciute del 15 per cento a livello globale. Un dato allarmante, è stato il suo monito, se si considera che 1.4 miliardi di persone nel mondo vivono con meno di 1.25 dollari al giorno. Per questo, ha avvertito il presule, sconfiggere la povertà “non è un ostacolo insormontabile se le nazioni muovono le risorse da programmi destinati alla distruzione a quelli che promuovono la vita e lo sviluppo”. In particolare, ha ribadito che vanno contrastati quei programmi di sviluppo che includono l’aborto. Quindi, ha sottolineato che la libertà religiosa è un diritto fondamentale e che vanno condannate tutte le forme di intolleranza religiosa. Per questo, ha concluso mons. Chullikatt, non basta accrescere le risorse finanziarie, ma anche aumentare il rispetto per la fede. (A.G.)

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    La Santa Sede alla Fao: combattere la miseria materiale e spirituale dell'uomo

    ◊   Un invito a inquadrare la questione della lotta alla fame nel mondo in una prospettiva etica, che coinvolga la persona nella sua interezza, in modo da combattere la miseria in tutte le sue forme: materiali e spirituali. Sono stati questi gli argomenti principali dell’intervento dell’osservatore permanente della Santa Sede presso la Fao, mons. Renato Volante, alla 30.ma Conferenza regionale dell’organismo per l’Asia e il Pacifico, che si è conclusa nei giorni scorsi in Corea. La lotta alla fame e alla povertà è un tema particolarmente sentito in quest’area, dove, ha ricordato il presule, si concentra oltre metà della popolazione mondiale. La Santa Sede, all’indomani della chiusura del Vertice sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio, ha ribadito la priorità dell’argomento, mettendo in guardia dal pericolo che si accetti una situazione di divario crescente nello sviluppo dei vari Paesi ed evidenziando, contemporaneamente, le iniziative che si stanno realizzando a livello internazionale. La sicurezza alimentare, dunque, deve essere un obiettivo concreto, anche se difficile da raggiungere: entro il 2015, è stato ribadito, dovrà essere dimezzato il numero degli affamati nel mondo. Fra gli strumenti più idonei che si hanno a disposizione, il rappresentante vaticano ha sottolineato lo sviluppo delle aree rurali attraverso l’incremento della produzione agricola: ciò permetterà di far fronte alla carenza di cibo, di ridistribuire le risorse alimentari e, al tempo stesso, di salvaguardare l’ambiente. Per raggiungere questo obiettivo, la strada da seguire consiste nel coniugare le conoscenze e gli usi tradizionali delle società con il progresso scientifico e tecnologico e riconoscere la centralità della persona nei processi decisionali, troppo spesso guidati da sole considerazioni tecniche. A questo proposito, infine, mons. Volante ha ricordato le parole di Benedetto XVI al Vertice mondiale sulla Sicurezza alimentare del novembre 2009: “Per combattere e vincere la fame è essenziale cominciare a ridefinire i concetti e i principi sin qui applicati nelle relazioni internazionali – aveva detto il Papa – solo in nome della comune appartenenza alla famiglia umana universale si può richiedere a ogni popolo e quindi a ogni Paese di essere solidale”. (A cura di Roberta Barbi)

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Verità e realtà cuore della sfida comunicativa: Benedetto XVI ribadisce l’irrinunciabile missione dei giornalisti cattolici nell’era digitale.

    In prima pagina, Luca M. Possati sulla buona economia che contrasta la crisi.

    Consolidare un’identità nazionale segnata da un sentimento cattolico: nell’informazione internazionale, il Papa al nuovo ambasciatore del Cile presso la Santa Sede.

    Tutti resteranno sorpresi: in cultura, l’annuncio - alla Buchmesse di Francoforte - del libro con l’intervista di Peter Seewald a Benedetto XVI e del suo secondo volume su Gesù di Nazareth.

    La Chiesa è con la scienza quando questa è al servizio dell’uomo: Angelo Vescovi, direttore scientifico Biobanca di Terni, sull'inizio della produzione di cellule staminali cerebrali per la sperimentazione umana.

    Nella solitudine in cerca delle “semplici figure d'amore”: Isabella Farinelli su un convegno, a La Verna, dedicato a Dino Campana.

    Alle fonti dell’umanesimo: una sintesi della lectio tenuta dal direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, all'Università Cattolica del Sacro Cuore.

    Se Pallade aiuta gli architetti delle molecole: Maria Maggi sui Nobel per la chimica (con la notizia del premio per la letteratura a Mario Vargas Llosa).

    Un articolo di Silvia Guidi dal titolo “Umberto Eco e i ‘protocolli in pentola’”: su “Pagine Ebraiche” un dossier sulla diffusione di un classico dell’antisemitismo.

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    Oggi in Primo Piano



    Legge 40 sulla fecondazione assistita: il commento del prof. D'Agostino

    ◊   “In Italia c’è un movimento libertario che vuole limitare in tutti i modi l’operatività della legge 40”. Così, il prof. Francesco D’Agostino, ordinario di Filosofia del Diritto a Tor Vergata, presidente dei giuristi cattolici e presidente onorario, del Comitato nazionale di bioetica, commentando la decisione della prima sezione del Tribunale civile di Firenze di sollevare il dubbio di costituzionalità sulla norma, della legge sulla fecondazione artificiale, che vieta alle coppie sterili di accedere alla fecondazione eterologa. Dal canto suo, il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha affermato che sulla procreazione "c'è una legge e va rispettata''. Sulla questione, Massimiliano Menichetti ha intervistato il prof. D’Agostino.

    R. – Evidentemente il giudice di Firenze non ha preso sul serio l’art. 1 della legge, che dichiara esplicitamente di voler tutelare gli interessi di tutte le parti coinvolte, ivi compreso il nascituro. Non c’è alcun dubbio che il divieto dell’eterologa è un modo per garantire il nascituro: impedire il sorgere di quelle situazioni obiettivamente traumatiche che conseguono alla fecondazione eterologa, in cui si raddoppia la figura del padre o addirittura in cui si triplica la figura della madre. Quindi, è perfettamente coerente con il principio di parità di trattamento ed eguaglianza della nostra Costituzione, fatto proprio dalla legge 40, e speriamo che la Corte ne prenda atto e agisca di conseguenza.

    D. – Ciò che viene posto all’attenzione della Suprema Corte è anche l’obbligo di recepire il diritto comunitario. In particolare si fa riferimento ad una sentenza emessa dalla Corte di Strasburgo, che ha condannato l’Austria a risarcire il danno ad una coppia e ad eliminare il divieto di fecondazione eterologa contenuto in una legge analoga a quella italiana. Il diritto comunitario, dunque, può incidere in modo così forte su una legge italiana su questioni di bioetica?

    R. – L’opinione prevalente è che le questioni bioetiche possano essere regolate esclusivamente dal diritto interno di ogni Paese e che non si possa sovrapporre al diritto interno qualunque indicazione di tipo comunitario. Speriamo che questo nodo venga risolto, perché è vero quanto lei ha detto riguardo alla legislazione austriaca e ritengo che il dettato della Corte europea sia stato assolutamente inopportuno e giuridicamente sbagliato.

    D. – La legge 40 ha messo un punto a quello che veniva definito il "far west procreativo". Ed ha subito innescato delle dure reazioni. Nel 2009 un altro intervento della Corte costituzionale ha modificato tra l’altro la modalità di impianto degli embrioni. Secondo lei, stiamo assistendo ad una serie di attacchi che tendono a destrutturare la portata stessa della normativa?

    R. – La legge 40 è una legge dal contenuto eticamente forte, non possiamo nasconderlo, e che va in controtendenza rispetto ad alcune indicazioni libertarie che nel nostro Paese sono molto vivaci. Dire che abbiamo un movimento libertario che vorrebbe cancellare tutti i limiti della legge 40 non significa dire che questo movimento libertario trovi consenso nel nostro Paese. Tant’è vero che il referendum contro la legge 40 è naufragato vistosamente, dando quindi un segnale molto preciso, facendoci capire che l’opinione pubblica era fondamentalmente dalla parte della legge 40. Però, è vero, abbiamo un movimento libertario che ritiene repressiva la legge 40 e che cerca in tutti i modi di limitarne l’operatività. Chi crede nella democrazia dovrebbe credere che le leggi si riformano in Parlamento, in primo luogo, e non attraverso vie oblique. In questo caso mi auguro proprio che la Corte costituzionale riconosca, come ha fatto altre volte, che su questioni etiche fondamentali la sovranità spetta al Parlamento, perché la Costituzione non ci dà nessuna indicazione né in un senso né nell’altro per quello che riguarda una pratica come quella della fecondazione assistita, che quando fu scritta la Costituzione non era nella mente di nessuno.

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    Presentata alla Radio Vaticana la 46.ma Settimana sociale dei cattolici italiani

    ◊   “La politica non ha il monopolio del bene comune”. Luca Diotallevi, vicepresidente del Comitato che ha organizzato la 46.ma Settimana sociale dei cattolici italiani, ha spiegato in questo modo il senso di tale avvenimento che si terrà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre. La quattro giorni di dibattiti è stata presentata stamani nella sede della nostra emittente. Per il presidente della Settimana, mons. Arrigo Miglio, sarà un momento “di ascolto e ricerca” per tutta la Chiesa. Nel documento preparatorio si sottolinea come il bene comune passi anche attraverso un rafforzamento dello Stato sociale. Alessandro Guarasci ne ha parlato col segretario del Comitato, Edoardo Patriarca:

    R. - Questo è un passaggio di grandissimo livello perché il welfare è un welfare che deve sostenere la coesione sociale. Io dico spesso che questo Paese potrà riprendere a crescere se avrà un welfare finalmente diverso da quello che abbiamo pensato sino ad oggi, più attento alle persone, soprattutto più attento alla famiglia. Lì poniamo ancora una volta la questione della famiglia. Un welfare che non si misura sulla capacità di sostenere questo soggetto importante che è la famiglia, è un welfare faticoso e fasullo.

    D. - Ecco, sta passando il federalismo fiscale: temete un aumento delle differenze tra un’area e l’altra del Paese?

    R. - Noi abbiamo soltanto ribadito che un federalismo è buono se ha a cuore tutto il Paese, quindi se è un federalismo veramente solidale. Non un federalismo “per abbandono”, diciamo nel documento, ma un federalismo che sostiene anche le parti più affaticate di questo Paese, e se è un federalismo attento alla sussidiarietà, cioè che non ricrea altri nuovi venti centralismi ma davvero aiuta il cittadino a misurarsi e a incontrarsi con coloro che detengono la responsabilità dei beni pubblici.

    D. - Serve una nuova generazione di cattolici impegnati in politica, secondo lei?

    R. - Io credo che ci voglia una nuova generazione. Forse, non penso all'aspetto anagrafico, penso a una generazione che sappia misurarsi con i problemi del Paese, che abbia un quadro chiaro della Dottrina sociale della Chiesa e al contempo sia concretamente radicata sui territori. Io sono ottimista, nel senso che penso che la nuova generazione - vecchia o nuova che sia in termini anagrafici - stia nascendo nei territori. Nei comuni abbiamo tanti bravi consiglieri, abbiamo tanti bravi sindaci che stanno davvero sperimentando una politica a misura di persone e di famiglia, anche di bene comune. Forse da lì stanno nascendo i nuclei di questa nuova stagione di cattolici impegnati in politica.

    D. - Temete un aumento dello scontro politico in atto, anche dei toni? Per esempio, ieri c’è stata questa forte contestazione alla Cisl …

    R. - Io ho detto più spesso che tali questioni non vanno per nulla sottovalutate. Io vengo da una stagione - ero giovane - che ricordo bene, negli anni ’70, drammatica. Qualcuno sottovaluta questi gesti. E’ bene, invece, tenerli ben presenti, in grande considerazione, perché sono segni di un Paese che sta ripiombando in uno scontro ideologico che non lo aiuterà certo a uscir fuori dalla crisi.

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    Mons. Kondrusiewicz: rinnovamento spirituale per superare la crisi demografica e familiare in Europa

    ◊   Si è conclusa nei giorni scorsi a Zagabria l’assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, incentrato sul tema “Demografia e famiglia in Europa”. I vescovi hanno analizzato la crisi demografica e della famiglia nel Vecchio continente, da addurre a una profonda crisi morale e soprattutto spirituale, che caratterizzano la società di oggi. Ariana Anic, del programma croato della nostra emittente, ne ha parlato con mons. Tadeusz Kondrusiewicz, arcivescovo di Minsk-Mohilev:

    R. – Mi ricordo quanto io sono nato in Bielorussia, al tempo dell'Unione Sovietica, non c'erano sacerdoti. Nel mio paesino le Chiese erano sempre aperte e ogni domenica tutti andavamo in Chiesa. Non c’era la Santa Messa e qualcuno poteva dire: a che scopo? Ma lo scopo era grande. Il bambino cresceva sapendo che la domenica è “Dies Dominica”, il giorno del Signore. Quando racconto queste cose, alcuni dicono: ma oggi c’è un’altra situazione, un altro clima. Sì, ma si deve capire questo: se nelle famiglie non ci sarà lo spirito della preghiera, non ci sarà lo spirito della Domenica, della vera Domenica, della vera fede con cui si può superare la crisi demografica e della famiglia.

    D. - Quali sono le preoccupazioni della Chiesa nei confronti della famiglia e in che modo la Chiesa oggi può sostenerla?

    R. – I vescovi di tutti i Paesi dell’Europa sono molto preoccupati per la crisi della famiglia. Oggi tutti dicono: si vede, viviamo nel tempo dell’inverno demografico. Oggi proviamo a trovare qualche strada per risolvere il problema. Ci sono tante proposte, c’è l’aiuto finanziario dello Stato per le famiglie, l’educazione degli sposi alla responsabilità per il futuro. Ma mi pare che dobbiamo toccare un altro problema: la causa della crisi, anche della crisi delle famiglie, della crisi demografica, è la crisi morale. La Chiesa deve rafforzare la sua attività per educare la gente a non vivere solo secondo le norme della legge, dell’economia, della politica, non solo a preoccuparsi delle cose sociali, ma a ritornare a vivere secondo i principi del Vangelo.

    D. – Quali sfide le famiglie europee devono affrontare nella società di oggi?

    R. – Le sfide delle famiglie sono le stesse in tutta l’Europa. Il centro deve essere la vita spirituale, senza questa vita spirituale non vedo come risolvere il problema anche nel mio Paese. Nel campo delle famiglie, nel campo demografico, lavoriamo insieme con le Chiese ortodosse e abbiamo buonissimi rapporti.

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    Memoria della Beata Vergine del Rosario. Il Papa: riscoprire questa preghiera "semplice ma efficace"

    ◊   La Chiesa – come ha ricordato ieri il Papa all’udienza generale - celebra oggi la memoria della Beata Vergine Maria del Rosario. Una ricorrenza istituita da San Pio V per commemorare la vittoria riportata dalle nazioni cristiane nel 1571 a Lepanto contro la flotta islamica. Il servizio di Sergio Centofanti.

    Il Papa, ieri, ha invitato a riscoprire “il valore della preghiera del Rosario come via per un incontro personale con Cristo”. Il Rosario nasce nel 1200 con San Domenico di Guzmán: devotissimo della Madre di Dio, il fondatore dell’Ordine dei Predicatori, per aiutare i poveri a vivere la fede, insegna a meditare sui misteri dell’Incarnazione recitando l’Ave Maria. Una preghiera per tutti, “semplice ma efficace” ha affermato Benedetto XVI:

    “Il Rosario è preghiera contemplativa accessibile a tutti: grandi e piccoli, laici e chierici, colti e poco istruiti. E’ vincolo spirituale con Maria per rimanere uniti a Gesù, per conformarsi a Lui, assimilarne i sentimenti e comportarsi come Lui si è comportato. Il Rosario è ‘arma’ spirituale nella lotta contro il male, contro ogni violenza, per la pace nei cuori, nelle famiglie, nella società e nel mondo”. (Omelia della Messa a Pompei, 19 ottobre 2008)

    Benedetto XVI ha esortato in particolare i giovani a fare del Rosario una “preghiera d'ogni giorno” in un “fiducioso abbandono nelle mani di Dio”:

    “Il Rosario, quando è pregato in modo autentico, non meccanico e superficiale ma profondo, reca infatti pace e riconciliazione. Contiene in sé la potenza risanatrice del Nome santissimo di Gesù, invocato con fede e con amore al centro di ogni Ave Maria”. (Riflessione a conclusione del Rosario a Santa Maria Maggiore, 3 maggio 2008)

    Il Papa invita ad affidarsi alla Beata Vergine del Rosario nello spirito del Magnificat che ci spiega perché Maria sia Beata:

    "E' Beata perché ha creduto: per la fede, infatti, ha accolto la Parola del Signore e ha concepito il Verbo incarnato. La sua fede Le ha fatto vedere che i troni dei potenti di questo mondo sono tutti provvisori, mentre il trono di Dio è l’unica roccia che non muta e non cade”. (Riflessione a conclusione del Rosario in Piazza San Pietro, 31 maggio 2008)

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    Chiesa e SocietÓ



    Appello delle confessioni cristiane in Nigeria: difendere l’unità del Paese

    ◊   Non può essere il sangue versato in una giornata di festa importante per la nazione a condizionare l'unità della Nigeria. Dopo gli attentati e le vittime del primo ottobre, durante la parata militare che celebrava il 50.mo di indipendenza, la Christian Association of Nigeria (Can), Associazione che riunisce le principali confessioni cristiane nigeriane, compresa la Chiesa cattolica, denuncia - riferisce l'agenzia Fides - che l’unità del Paese è minacciata dalla situazione politica venutasi a determinare dopo il duplice attentato. Bisogna resistere alle manipolazioni politiche, esorta la Can, che chiede alle autorità che l’inchiesta sull’attentato sia condotta nell’interesse della nazione e non sia condizionata da pressioni provenienti da nessuna parte. La tensione politica è cresciuta nel Paese dopo che il Servizio di sicurezza ha fermato (poi rilasciato) Raymond Dokpesi, direttore della campagna elettorale di Ibrahim Babangida, l’ex dittatore militare che ha governato il Paese dal 1985 al 1993, e ora in lizza per la candidatura alle presidenziali del 2011 per conto del Partito democratico del popolo (Pdp), ovvero la formazione in cui milita l’attuale presidente nigeriano, Goodluck Jonathan. Esponenti dell’opposizione hanno espresso preoccupazione per il clima politico che minaccerebbe il tranquillo svolgimento dell’imminente campagna elettorale. In particolare, il fatto che il presidente Jonathan abbia scagionato i ribelli del Mend (Movimento di Emancipazione del Delta del Niger) come sospetti per l’attentato del primo ottobre (nonostante siano giunte alcune rivendicazioni attribuite al gruppo di guerriglia attivo nel sud del Paese), è visto dai suoi avversari politici come un tentativo di salvare il provvedimento di amnistia da lui concessa ai membri del Mend che depongono le armi. (A.D.C.)

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    I sud-sudanesi che vivono nel Nord si sentono minacciati dal governo di Khartoum

    ◊   I cittadini sud-sudanesi che vivono nel Nord del Paese “si sentono minacciati”. A denunciarlo in un’intervista esclusiva a “Good News Radio” è il segretario generale della Conferenza dei vescovi cattolici del Sudan , padre Santino Maurino Morokomomo. “La vita dei sud-sudanesi nel Nord è in questo momento minacciata”, ha affermato il sacerdote citato dall’agenzia Cisa, spiegando che il governo di Khartoum guarda con crescente ostilità la presenza di cittadini del Sud, sapendo che la maggioranza è favorevole all’indipendenza e sarebbe pronto ad espellerli. Molti sud-sudanesi, ha precisato, vorrebbero fare rientro nella loro terra di origine, ma non possono permettersi il viaggio. Per questo il sacerdote si è appellato alle autorità di Khartoum e alla comunità internazionale affinché intervengano “prima che accada il peggio”. Il timore, espresso più volte in questi mesi dai vescovi del Paese, è infatti che in caso di vittoria del sì all’indipendenza al referendum del prossimo 3 gennaio 2011, il governo nel Nord possa scatenare persecuzioni contro i cittadini del Sud, in maggioranza cristiani, e le Chiese presenti in questa parte del Paese. Alcune recenti dichiarazioni del ministro dell’Informazione, Kamal Mohamed Obeid, sembrano confermare queste preoccupazioni. Il ministro, citato dall’agenzia ufficiale Suna, avrebbe detto che se “il risultato del referendum sarà la separazione, i cittadini del Sud perderanno i diritti civili e saranno considerati come cittadini di uno Stato straniero”. Il referendum di gennaio sarà al centro dell’Assemblea plenaria straordinaria dei vescovi cattolici del Sudan che si terrà dall’8 al 15 novembre a Rumbek, capitale del Lakes State. L’assemblea si concentrerà sullo svolgimento pacifico della consultazione e su altre questioni di interesse per la Chiesa in Sudan. (L.Z.)

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    Senegal. Il cardinale Sarr incontra il ministro dell'Interno: piena collaborazione tra Chiesa e Stato

    ◊   “Incarnare i valori positivi permette di servire meglio il proprio prossimo e lo Stato … dobbiamo essere attori della pace sociale”: è quanto ha affermato il cardinale Théodore Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar, in Senegal, dopo aver ricevuto, martedì scorso, la visita di cortesia del ministro dell’Interno, Me Ousmane Ngom, che ha manifestato la volontà di rinforzare il partenariato tra autorità spirituali e politiche. Secondo il ministro, come riferisce il sito www.fr.allafrica.com, i leader religiosi sono i migliori canali per far giungere messaggi positivi alla gente. Me Ousmane Ngom, che sta visitando le diverse famiglie religiose del Paese al fine di stabilire rapporti di collaborazione, ha riferito al porporato che il governo conta sui leader religiosi come partner privilegiati perché i senegalesi siano animati da giustizia, onestà, amore per il lavoro e fede in Dio. “Saremo in permanente contatto con i leader religiosi per raccogliere i loro consigli, suggerimenti e raccomandazioni – ha detto il ministro dell’Interno – e li ascolteremo anche per raccogliere il malcontento della popolazione” Il cardinale Sarr ha assicurato al ministro le proprie preghiere e quelle della comunità cristiana perché i politici possano essere sostenuti nella loro missione ed ha aggiunto che lo sviluppo del Paese non deve essere solo economico, ma deve anche abbracciare l’ambito spirituale, morale ed intellettuale che sono i fondamenti dello sviluppo integrale dell’uomo. Il porporato, che ha auspicato da parte del governo il “rispetto della giustizia e della verità”, così come “la volontà di fare del bene”, ha aggiunto che la Chiesa spera sempre nella pace in Casamance ed ha specificato di essere disposto ad offrire il proprio contributo alle autorità perché il sud del Paese raggiunga la stabilità. (T.C.)

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    Ucciso dai talebani un leader musulmano moderato anti-blasfemia e pro-dialogo

    ◊   “La sua scomparsa è una grave perdita per l’islam moderato e dialogico del Pakistan. E’ un colpo al dialogo interreligioso; è un avvertimento per tutti i musulmani che si dichiarano contrari alla iniqua legge sulla blasfemia”: con queste parole l’intellettuale cattolico Francis Mehboob Sada, Direttore del “Christian Study Center” (CSC) di Rawalpindi, commenta all’Agenzia Fides l’assassinio di Mohammad Farooq Khan, importante leader musulmano, vicecancelliere all’Università Islamica di Swat, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa (ex Frontiera di Nordovest). Farooq Khan, che era anche uno psichiatra, è stato freddato il 3 ottobre, a Merdan, nella clinica dove operava, da due sicari che si sono spacciati per pazienti. Secondo le prime indagini, dietro l’assassinio vi sono i gruppi talebani che infestano la zona e che vedevano con grande fastidio l’intensa attività di conferenziere e opinion leader della vittima. Francis Mehboob Sada spiega a Fides: “Farooq Khan è un’altra vittima dell’estremismo islamico. La sua visione dell’Islam centrata sui valori della persona e sui diritti umani, era ferocemente avversata dai talebani. Il coraggio con cui difendeva pubblicamente queste idee gli è costato la vita. Era un ottimo amico del Christian Study Center. Partecipava alle nostre conferenze e ai seminari, con animo dialogico e spirito costruttivo. Eravamo in sintonia su tanti temi che attraversano la società pakistana, come quello dell’urgenza di abolire la legge sulla blasfemia. Oggi partecipiamo al lutto della sua famiglia. Si tratta di una grave perdita per l’islam pakistano e per tutto il paese. Sono pochi gli intellettuali musulmani che potranno raccogliere la sua eredità e portare avanti idee moderate con altrettanto coraggio”. Il Direttore del CSC ricorda la visione di Farooq: “Diceva di essere un umanista, di volere il bene dell’umanità, difendendo la dignità di ogni essere umano. I suoi valori di riferimento erano: uguaglianza, democrazia, giustizia, onestà, merito, lavoro, stato di diritto, testimonianza e pazienza, istruzione. In quanto musulmano, nella sua visione l’islam aveva il dovere di rispettare tali valori. Era critico verso interpretazioni restrittive della fede islamica. Al di sopra di tutto, ripeteva, vi è la dignità e lo sviluppo della persona”. La comunità cristiana e i difensori dei diritti umani in Pakistan hanno perso un amico e un prezioso alleato.

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    Filippine: vescovi invitati ad abbassare i toni, non a tacere sulla legge sulla salute riproduttiva

    ◊   Il segretario della Commissione episcopale filippina per la comunicazione sociale e i media, padre Francis Lucas, ha smentito che i vescovi abbiano ricevuto l’”ordine” di evitare ulteriori dichiarazioni a proposito della legge sulla salute riproduttiva (Reproductive Health Bill, conosciuta anche come Bill 96), al centro di un braccio di ferro tra la Chiesa e il governo del neo-presidente Benigno Aquino III. Parlando ieri alla stampa, il sacerdote ha precisato che il presidente della Conferenza episcopale, mons. Nereo Odchimar, si è limitato ad invitare i confratelli ad abbassare i toni per lasciare aperto il canale del dialogo con il governo, come auspicato dall’Ufficio del presidente. Le voci di un presunto “bavaglio” ai vescovi sono circolate dopo le affermazioni del segretario esecutivo della Commissione episcopale per la famiglia e la vita, secondo cui la Chiesa si sarebbe astenuta da “dichiarazioni non necessarie” fino all’apertura di un tavolo di negoziati con il governo sulla questione, anticipata in questi giorni dallo stesso Ufficio presidenziale. La linea conciliante indicata da mons. Odchimar, trova il pieno sostegno di mons. Oscar Cruz, arcivescovo emerito di Lingayen-Dagupan ed ex presidente della CBCP: “Penso che sia una scelta dettata dalla prudenza – ha dichiarato il presule citato dall’agenzia Ucan -. Il dialogo è una cosa buona. Se in tempi di guerra c’è il cessate il fuoco, perché non in questo miserevole scontro?”. Intanto, il cardinale Ricardo Vidal, arcivescovo di Cebu, ha confermato che la Chiesa filippina esclude l’ipotesi di una scomunica contro il presidente Aquino per le sue posizioni a favore della legge, intenzione erroneamente attribuita nei giorni scorsi dai media a mons. Odchimar. I vescovi – ha detto il porporato - sono d’accordo sul fatto che la scomunica è applicabile solo a chi pratica aborti, non a chi sostiene la contraccezione. Il dibattito sul Reproductive Health Bill è in corso da quattro anni. La legge rifiuta l’aborto clinico, ma promuove un programma di pianificazione familiare, che impedisce alle coppie di avere più di due figli, pena il pagamento di una sanzione e in alcuni casi il carcere. A sostegno del programma essa sponsorizza la diffusione in tutte le scuole e luoghi pubblici di pillole anticoncezionali, finora vietate per legge, preservativi e promuove la sterilizzazione volontaria. Chiesa e associazioni cattoliche pro – life promuovono invece il Natural Family Programme (Nfp), che mira a diffondere tra la popolazione una cultura di responsabilità e amore basata sui valori cristiani. Nonostante le pressioni dell’Onu per una soluzione rapida al “problema” della sovrappopolazione, la legge non ha mai raggiunto in parlamento il quorum di 120 voti necessari per la sua approvazione. Il risultato è dovuto all’opposizione dei parlamentari cattolici e all’appoggio personale della ex presidente Gloria Arroyo, che durante il suo mandato si è sempre detta contraria a politiche di pianificazione familiare e all’aborto. (A cura di Lisa Zengarini)

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    I cattolici hanno il diritto di parlare liberamente: intervento dell'arcidiocesi di Città del Messico

    ◊   Laicità non equivale ad anticlericalismo. E la netta e necessaria separazione tra la Chiesa e lo Stato non comporta la proibizione per i cattolici, membri del clero o fedeli laici, d'intervenire su questioni d'interesse pubblico in forza del proprio credo religioso. È quanto viene con fermezza ribadito in un editoriale del servizio d'informazione dell'arcidiocesi di Città del Messico, come riferisce L’Osservatore Romano. «È molto grave — si legge nella nota — che un dipendente pubblico, non importa chi esso sia, non sappia interpretare il significato della separazione tra Chiesa e Stato e ritiene che i cittadini non abbiano il diritto d'esprimere il loro punto di vista, quando possono essere motivati dalle loro convinzioni religiose». L'arcidiocesi spiega il senso della separazione tra Chiesa e Stato sancita nella Costituzione messicana. In essa il riferimento all'autonomia delle strutture politiche riguardo alle istituzioni religiose comporta il riconoscimento dell'importanza dei gruppi religiosi. E le uniche limitazioni previste — viene ricordato — riguardano il divieto per il clero alla propaganda politica, a ricoprire incarichi pubblici e a opporsi alle leggi del Paese. Al contrario — viene rilevato — «in nessun luogo si dice che i ministri religiosi o coloro che professano una particolare fede religiosa non possano esprimere le loro convinzioni e vivere coerentemente con esse». Allo stesso modo, «a nessun cittadino messicano può essere impedito di parlare liberamente e d'esprimere i propri pareri sulle questioni che riguardano tutti, finché non commette un reato». L'arcidiocesi di Città del Messico difende così il diritto dei membri della Chiesa cattolica a intervenire pubblicamente su questioni delicate e attuali come la difesa della vita umana in tutte le sue fasi e la tutela della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Sottolineando poi anche che un autentico pluralismo deve necessariamente poter consentire a tutti i cittadini di uno Stato la possibilità d'esprimersi liberamente e di poter così partecipare alla costruzione della società. Secondo la nota, il dovere delle autorità civili e politiche è quello di garantire a tutti l'esercizio di questi diritti di libertà. E chi crede, con le «minacce» e le «intimidazioni», di ergersi a «pseudo-difensore» dello Stato laico finisce paradossalmente per indebolire quello stesso Stato che invece vorrebbe rafforzare. Nei giorni scorsi anche «El Semanario», il giornale dell'arcidiocesi di Guadalajara, ha sottolineato come in Messico il superamento della confusione tra laicismo e anticlericalismo è ancora un traguardo lontano dall'essere raggiunto. In un articolo a firma di padre Maurilio Martinez Tamayo si evidenzia, infatti, come prevalgano ancora, soprattutto da parte di funzionari governativi e gruppi politici, i tentativi di ridurre al silenzio gli esponenti religiosi.

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    L'arcidiocesi di Los Angeles promuove l’ufficio per la pastorale dell'ambiente

    ◊   «Educare e ispirare i cattolici e gli altri membri della comunità ad agire per il rispetto e la tutela del creato»: è la finalità del nuovo ufficio per la pastorale dell'ambiente promosso dall'arcidiocesi di Los Angeles. L'iniziativa – riferisce l’agenzia Cns ripresa dall’Osservatore Romano - è stata presentata nel giorno dedicato alla festa di san Francesco d'Assisi, con una lettera a firma del cardinale arcivescovo di Los Angeles, Roger Michael Mahony, ispirata dalle parole del messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace 2010 «Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato». Nella lettera il porporato ha esortato i fedeli «a non rimanere indifferenti alle questioni legate alla tutela del creato e alle profonde ripercussioni che hanno sull'esistenza umana». In particolare, il cardinale si è riferito alle persone più povere che subiscono gli effetti, talvolta catastrofici, dell'incuranza ambientale. A tale riguardo, l'arcivescovo di Los Angeles ha fatto appello ai cattolici «a pregare e ad agire in difesa dei poveri e dei più vulnerabili in tutto il mondo, approfondendo la conoscenza sugli effetti dei mutamenti climatici, influenzati dagli stili di vita consumistici». Tre sono i subcomitati interni all'ufficio che contribuiranno alla pastorale: Justice, Formation e Development. Il primo ha il compito di assistere i fedeli delle parrocchie nel trovare soluzioni ai problemi legati allo sviluppo e all'ambiente, favorendo le relazioni con le organizzazioni locali che da tempo sono impegnate sul tema in questione. Il secondo concerne la diffusione di informazioni per la formazione dei parrocchiani, mentre il terzo fornirà assistenza per individuare le soluzioni pratiche per migliorare l'utilizzo delle risorse naturali, a partire da quelle idriche. A essere coinvolte nell'iniziativa — che diverrà parte integrante delle attività di 288 parrocchie — saranno soprattutto le nuove generazioni. La pastorale verrà promossa nelle high schools, come contributo alla formazione degli studenti. «Abbiamo la responsabilità di tutelare il creato — ha sottolineato il cardinale Mahony — per le future generazioni». Il lancio del nuovo ufficio pastorale sarà accompagnato anche da cinque specifiche celebrazioni eucaristiche nel territorio dell'arcidiocesi che si terranno nelle domeniche che vanno dal 10 al 31 ottobre. Le celebrazioni avverranno nelle regioni di San Fernando, San Pedro, San Grabriel, Santa Barbara, Our Lady of the Angels. L'iniziativa trae ispirazione anche dal programma «Caring for God's Creation» della Conferenza episcopale degli Stati Uniti. L'episcopato ha attivato un sito internet «Trasforming our world: our catholic faith in action» che tra i vari contenuti per promuovere in maniera più efficace la dottrina sociale della Chiesa ricorda la necessità di un uso corretto delle risorse della terra.

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    L’Europarlamento ricorda il ruolo di Papa Wojtyla nella riunificazione della Germania

    ◊   Si è tenuta stamani all’Europarlamento una seduta solenne per ricordare il 20.mo anniversario della riunificazione della Germania. All’evento, riferisce l’Ansa, sono intervenuti l’ultimo primo ministro della Repubblica Democratica Tedesca, Lothar de Maiziere, e l’ex presidente della Commissione europea, Jacques Delors. Entrambi hanno ricordato nei loro interventi il ruolo straordinario avuto da Giovanni Paolo II nel determinare la crisi del comunismo, la caduta del Muro di Berlino e dunque la riunificazione del popolo tedesco. De Maiziere ha rammentato che i regimi comunisti non erano stati intaccati dalle rivolte di Berlino nel 1953, di Budapest nel 1956 e di Praga nel 1968. ''Era un regime - ha affermato il politico tedesco - che non si poteva riformare ma solo rovesciare. E con l'elezione del Papa polacco nel 1978 tutto è cambiato. E' arrivato da Giovanni Paolo II il segnale di cambiamento che ha poi travolto l'Europa. E gli scioperi di Danzica nel 1980 hanno reso visibile l'inizio di un processo che non si sarebbe più potuto fermare''. Dal canto suo, Delors, che all’epoca della riunificazione tedesca era a capo della Commissione europea, ha ricordato l’energia che i polacchi ricevettero dall’elezione di Karol Wojtyla al Soglio di Pietro e dalla sua celeberrima esortazione a “Non avere paura”, pronunciata nella Messa di inizio Pontificato. (A.G.)

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    Per la prima volta un indiano eletto Rettore Generale dei Pallottini

    ◊   I delegati della XX Assemblea Generale della Società dell’Apostolato Cattolico (SAC) hanno eletto per la prima volta un confratello indiano a successore del fondatore, San Vincenzo Pallotti (1795-1850): don Jacob Nampudakam è il nuovo Rettore Generale, eletto il 4 ottobre. Lo riferisce la Fides. La XX Assemblea Generale della SAC si è aperta il 20 settembre presso la Casa Divin Maestro di Ariccia (Roma) e si concluderà il 15 ottobre. Il motto dell’Assemblea è “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20,21) ed il tema principale è: “Ravvivare la fede e riaccendere la carità”: Apostoli di Gesù nel mondo che cambia. Don Nampudakam è nato il 10 agosto 1955 ad Ayyampara, nello stato del Kerala, India. E’ stato ordinato sacerdote nel 1981, dopo aver compiuto gli studi teologici nel Seminario St. Charles di Nagpur. Dopo l'ordinazione sacerdotale, ha lavorato come direttore spirituale, direttore del Centro di Animazione Pallottina, Segretario Generale e Consultore Generale della Società. Negli ultimi dodici anni è stato anche Segretario del Segretariato Generale della Società per la formazione. Don Jacob è diplomato in filosofia e spiritualità e ha conseguito la licenza in psicologia presso l'Istituto di Psicologia dell'Università Gregoriana di Roma. La storia dei Pallottini in India è iniziata nel 1951, con i missionari della Provincia tedesca del 'Cuore di Gesù' di Friedberg. Solo nel 1989 è stata eretta la Provincia SAC dell’India, trasformata in tre entità nel 2001 con i centri di Nagpur, Bangalore e Raipur. La Società dell'Apostolato Cattolico venne fondata, come comunità di sacerdoti e fratelli, nel 1835 a Roma, da San Vincenzo Pallotti. Attualmente ne fanno parte più di 2.300 membri, che vivono in oltre 300 comunità, sparse in più di 40 paesi di tutti i continenti, impegnati nella gestione di centri di formazione, nelle parrocchie, nella formazione dei giovani, nella stampa, nelle missioni.

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    Premio Nobel per la Letteratura 2010 allo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa

    ◊   È stato assegnato al peruviano Mario Vargas Llosa, 74 anni, il Premio Nobel per la Letteratura 2010. Autore di opere come “La casa verde”, lo scrittore - si legge nelle motivazioni dell’Accademia di Svezia - ha meritato il riconoscimento “per la sua cartografia delle strutture del potere e per le acute immagini della resistenza, rivolta e sconfitta dell’individuo”. Oltre ai romanzi, si è occupato spesso di scrittura per il cinema, per il teatro, di saggi e di giornalismo. Convinto che gli scrittori abbiano anche responsabilità politiche, ha partecipato spesso a dibattiti pubblici e nel 1990 è stato perfino candidato alla presidenza del Perù, sconfitto poi da Fujimori. Avvicinatosi alla rivoluzione cubana, è passato dalle iniziali simpatie castriste al liberismo radicale. Il suo esordio alla penna lo ebbe nel 1963 con il romanzo "La città e i cani". La sua opera principale è considerata “La casa verde”, del 1965, tradotta in 20 lingue. A novembre uscirà “Il sogno del Celta”, ispirato al personaggio del diplomatico britannico Roger Casement, che documentò le atrocità contro gli indigeni in Congo.

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    Premio “Harambee” a Frankie Gikandi, direttrice di un istituto in Kenya a sostegno della donna

    ◊   Frankie Gikandi, direttrice dell'Istituto Kimlea in Kenya, ha vinto il Premio Harambee alla "promozione della donna africana". Lo riferisce il Sir. Il riconoscimento è stato consegnato in occasione dell’anniversario della fondazione di Harambee Africa International onlus, associazione nata il 6 ottobre 2002 nel giorno della canonizzazione di San Josemaria Escrivà, fondatore dell’Opus Dei. Dal 1992 Kimlea promuove la formazione della donna keniota, soprattutto in ambito rurale. "A Kimlea lavoriamo quotidianamente per contribuire all'attuazione concreta degli Obiettivi del Millennio", afferma Gikandi, cresciuta nella regione rurale di Nyeri. Ed è stata proprio l'esperienza personale ad ispirare la nascita di Kimlea, con l'obiettivo di "costruire la speranza per le donne rurali in Kenya". Per Frankie Gikandi istruzione e sanità sono le priorità per il Paese. "Più di 20.000 persone sono state trattate presso la clinica grazie al Chep Program (Children's Health Programme) – racconta -. Abbiamo inoltre formato più di 2.000 donne, consentendo loro di accedere al mondo del lavoro nei settori del commercio, delle imprese e dei servizi. Molte di loro, inoltre, hanno avviato attività nel settore agricolo". Harambee (nella lingua Swahili significa: "insieme") Africa International onlus è un'associazione internazionale che promuove iniziative di educazione in Africa e sull'Africa.

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    Inaugurato a Gerusalemme un centro di spiritualità gestito dai cappuccini

    ◊   “Io sono la luce del mondo”: si chiama così il centro di spiritualità dei cappuccini inaugurato la scorsa settimana a Gerusalemme, in Terra Santa. Alla cerimonia, riferisce il sito www.lpj.org, erano presenti il nunzio apostolico mons. Antonio Franco, il patriarca latino di Gerusalemme mons. Fouad Twal, il patriarca emerito mons. Michel Sabbah, il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, il ministro generale dei cappuccini fr. Mauro Jöhri e il vescovo di Bergamo mons. Francesco Beschi. Il centro, un edificio che nel passato ha ospitato comunità religiose ed è stato adibito a vari scopi, accoglierà adesso frati che vorranno frequentare corsi presso gli istituti teologici di Gerusalemme, prendere parte ad esercizi spirituali o trascorrere un periodo sabbatico. La struttura dei frati cappuccini offre anzitutto un ristoro spirituale, oltre a seminari di studio e corsi di formazione specialistica destinati a sacerdoti, religiosi, catechisti, operatori pastorali. Ci sono voluti diversi anni per portare a termine il progetto di ristrutturazione e per ricordare con gratitudine coloro che hanno dedicato impegno e passione alla sua realizzazione: in uno dei giardini, sono stati messi a dimora dieci ulivi. (T.C.)

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    24 Ore nel Mondo



    Afghanistan. Karzai apre il Consiglio di pace: al via il dialogo con i talebani

    ◊   Il presidente afghano, Hamid Karzai, ha inaugurato l'Alto Consiglio di pace, che dovrebbe avviare un processo di integrazione dei talebani e degli insorti. Karzai ha ribadito l'invito al dialogo ai gruppi ribelli. Il Consiglio comprende 68 membri tra i quali gli ex presidenti Burhanuddin Rabbani e Sibghatullah Mujadadi. Il progetto era stato approvato a giugno in occasione della Loya jirga per la pace a Kabul. Intanto, arrivano nuove conferme dei negoziati segreti avviati da Karzai con alcune frange della guerriglia affinché abbandonino le armi. Notizie, dunque, che fanno sperare per il futuro del Paese, anche se la situazione sul terreno resta difficile come conferma Luca Lo Presti, direttore dell’ong Pangea Onlus, raggiunto telefonicamente a Kabul da Stefano Leszczynski:

    R. – Questa jirga della pace ci può dare qualche speranza, ma la popolazione non vede ancora una luce. E l’interrogativo che tutti si pongono qua – ed io riporto solo la voce di strada – è alla fine: chi sono questi talebani? Perché nessuno li vuole qui. Anzitutto, in molti dubitano del fatto che siano afghani, perché con questi attacchi omicidi e suicidi uccidono gli afghani stessi.

    D. – Insomma, l’impressione dal terreno non è buona. La popolazione civile come sta vivendo in questo periodo?

    R. – Faccio un esempio su tutti: gli aiuti umanitari, così tanto decantati. Qui, le scuole funzionano solo due ore al giorno: dalle 8.00 alle 10.00 del mattino, perché non ci sono i soldi per pagare gli insegnanti. E la stessa qualità degli insegnanti è bassissima, perché chi era veramente edotto è fuori dal Paese e gli insegnanti che sono qui, con salari verso la soglia della povertà, sanno a malapena leggere e scrivere. Chiaramente, ciò stride con il potere economico e geopolitico che questi signori della guerra, i colletti bianchi della guerra, vogliono gestire rispetto a quelle che sono le condizioni reali della vita, in un Paese che sembra non riuscire a progredire e dove si ha la convinzione che nessuno voglia farlo progredire.

    D. – Quindi, la sensazione è che fino ad oggi nessuno ha lavorato, in realtà, alla ricostruzione di un tessuto sociale in Afghanistan...

    R. – Qualche sforzo è stato fatto adesso, perché veniva la stampa per documentare le azioni. L’unico posto dove si sta un po’ meglio è Herat, dove un signore della guerra, peraltro non certo una persona portatrice di diritti umani, ha dedicato parte delle sue attenzioni alla popolazione civile. E’, però un’iniziativa di uno dei tanti signori della guerra - in questo caso Ismail Khan - che ha deciso in maniera quasi "socialista" di portare beneficio alla sua popolazione, gestendo però una sharia in maniera cruenta e non vivendo di certo una situazione di rispetto dei diritti umani. Io ho l’impressione che come sempre la popolazione civile - come in ogni conflitto, come in ogni parte del mondo, dove gli interessi geopolitici ed economici sono grandi - sia solo una pedina su una scacchiera, dove si gioca un grande gioco.

    Pakistan, raid droni Usa
    Proseguono i raid americani sulle roccaforti dei talebani in Pakistan. E' è di almeno undici morti il bilancio degli ultimi due attacchi portati da aerei senza piloti statunitensi nella regione tribale del Waziristan. Il governo di Islamabad ha protestato ufficialmente per l’intensificarsi dei bombardamenti sul proprio territorio, definendoli controproducenti in termini di “conquista dei cuori e delle menti della popolazione”.

    Terrorismo Europa
    L'allarme attentati in Europa rilanciato dalle autorità statunitensi “è reale” e non va assolutamente sottovalutato. Lo ha detto il coordinatore della lotta al terrorismo dell’Unione Europea, a poche ore dal Consiglio dei ministri degli Interni della Ue che si tiene oggi a Lussemburgo e che mira alla definizione di una strategia comune, anche in seguito alle segnalazioni di cittadini occidentali jiadisti, pronti a colpire dopo un periodo di addestramento in Afghanistan e Pakistan.

    Ungheria
    All'indomani della fuoriuscita di oltre un milione di metri cubi di fango tossico da un impianto di alluminio ad Ajka, nell'ovest dell’Ungheria, si fa la conta del disastro ambientale e del numero delle vittime. Gli sforzi delle autorità sono volti a scongiurare una contaminazione delle acque dei fiumi. Particolare attenzione è rivolta al Danubio, che è stato raggiunto dai liquidi tossici in mattinata. Tuttavia, secondo la Protezione civile ungherese, il valori registrati per il momento non risultano allarmanti per l’ecosistema del secondo fiume europeo, mentre risulta compromesso quello dell’affluente Marcal.

    Nuova giornata di scioperi in Grecia: fermo tutto il settore pubblico
    Nuova giornata di scioperi in Grecia. Incrociano le braccia i dipendenti pubblici: fermi uffici statali, amministrazioni locali, poste, dogane e ospedali. Al blocco aderiscono anche i controllori di volo, che hanno paralizzato per quattro ore il traffico nazionale e internazionale. Lo sciopero, che si aggiunge ai sette generali già indetti contro l'austerity, è stato convocato dalle principali firme sindacali per bloccare la prevista riforma della busta paga degli statali. Alla protesta aderiscono anche gli studenti, che stanno occupando più di 100 tra scuole e università in tutto il Paese. Il premier, Papandreu, ha annunciato che qualunque sia la revisione al rialzo del deficit 2009 da parte di Eurostat “non vi saranno nuove misure” di austerità che graveranno sui cittadini.

    Francia, modifiche alla riforma sulle pensioni per aiutare le mamme in difficoltà
    Non si ferma il dibattito sulle riforme del sistema pensionistico in Francia. Dopo le mobilitazioni nazionali degli scorsi giorni, il presidente Sarkozy ha annunciato la modifica di alcune misure in favore di particolari categorie di donne. Gli emendamenti presentati permetteranno alle madri di almeno tre bambini o ai genitori di bambini con handicap, di beneficiare di una pensione a tasso massimo a 65 anni invece che a 67, come previsto dalla riforma. Per finanziare l'aumento dei costi, stimato in 3,4 miliardi di euro, il governo aumenterà le tasse sui guadagni nelle vendite immobiliari.

    Caldo record in Russia, aumentate le vittime in tutto il Paese
    È di oltre 191 mila morti il drammatico bilancio del caldo record che lo scorso agosto ha imperversato sulla Federazione Russa, circa 41 mila vittime in più rispetto all'agosto dell’anno precedente. Secondo le stime ufficiali diffuse oggi dall’Agenzia statistica di Stato, tra le zone più colpite fugura la regione di Volgograd, l'ex Stalingrado, con un incremento nei decessi del 75,2 per cento, seguita dalle regioni di Lipetsk (+68,7%) e di Mosca, dove l’aumento è stato del 68,6 per cento. Oltre alla canicola killer, le cause dell’aumento dei decessi vanno riscontrate anche nei devastanti incendi che hanno provocato nubi tossiche in diversi parti del Paese.

    Italia: attacco all sede della Cisl
    Unanime solidarietà dal mondo politico italiano nei confronti della Cisl all’indomani degli attacchi subiti alla sede nazionale del sindacato a Roma. Ieri mattina, esponenti di un gruppo non identificato, che si firma “Action diritti in movimento”, avevano imbrattato gli uffici con uova e vernice rossa e lanciato alcuni fumogeni. L’episodio, su cui indaga ora la Digos, è solo l’ultimo di una serie di attacchi e contestazioni che di recente hanno avuto come obiettivo la Cisl, accusata di eccessiva condiscendenza nei confronti del governo e della dirigenza della Fiat, in un momento cruciale per decisioni che riguardano l’occupazione e i diritti dei lavoratori. Che cosa sta succedendo, dunque, all’interno delle forze sindacali? Luca Collodi lo ha chiesto al segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni:

    R. – Sta succedendo che taluni vogliono neutralizzare la nostra autonomia e la nostra libertà, la libertà di un’organizzazione con quattro milioni e mezzo di iscritti. Non si vuole fare esercitare questa libertà e questa autonomia, e non solo da parte di alcuni facinorosi. Non mi preoccupano tanto loro, mi preoccupa il clima che si crea prima, quando la mia organizzazione non dovrebbe essere libera di trattare i fatti che riguardano la sua vocazione - quella di fare accordi per milioni di lavoratori, per esempio in questo caso assieme alla Uil - perché c’è un’altra che non è d’accordo. Oppure, che non dovrebbe affermare che non esistono governi amici e governi nemici e questo poi, qualora si arrivi ad accordi, comporta che qualcuno ti dice che tu in questo modo invalidi la Costituzione.

    D. – Oggi, sul quotidiano Repubblica, Guglielmo Epifani dice: siamo pronti a punire chi sbaglia, ma non prendiamo lezioni da nessuno …

    R. – Che Epifani dica che punirà chi sbaglia nella sua organizzazione è un fatto positivo. Però, mi permetto di dire che farebbe bene a ritornare indietro con la moviola e rivedersi tutti i cartelli che ingiuriavano la Cisl per dire ai suoi che quelle cose sono sbagliate e sono il carburante per accendere situazioni nelle quali potrebbero inserirsi elementi davvero molto pericolosi. Io voglio molto bene all’unità di tutte le associazioni dei sindacati, perché questo fa il bene del Paese, dell’Italia. Ma una unità che nega il pluralismo credo che non serva. Serve, invece, far evolvere culturalmente e politicamente e nei rapporti la cultura del rispetto di ciascuna posizione, in un Paese dove la classe politica, per la verità, si comporta al contrario lanciando accuse tutti i giorni e smarrendo anche il senso della responsabilità.

    Cina – Ue economia
    Si è chiuso tra le tensioni il Summit tenutosi ieri a Bruxelles tra Unione Europea e Cina, tanto da far saltare la conferenza stampa finale, anche se le motivazioni ufficiali sono state di tipo logistico. Il premier cinese, Wen Jiabao, ha ribadito il suo "no" alla rivalutazione dello yuan, spiegando che un apprezzamento brusco della valuta di Pechino “porterebbe molte imprese cinesi al fallimento”, creando così “problemi sociali”. Il pressing per il rialzo della valuta cinese era iniziato lunedì scorso, nel corso del Vertice Ue con i maggiori Paesi asiatici.

    Cina, inondazioni
    In Cina, si aggrava il bilancio delle forti piogge torrenziali che si stanno abbattendo in particolare sulla provincia insulare di Hainan. Oltre 130 mila persone sono state evacuate e più di 550 villaggi sono stati sommersi dalle inondazioni, inclusi numerosi resort turistici. Le autorità non hanno segnalato vittime.

    Cile, quasi liberi i minatori
    Svolta positiva nelle operazioni di salvataggio dei minatori cileni. Dopo l’empasse tecnico di ieri, gli operatori sono riusciti a scavare fino 500 metri di profondità, fermandosi a soli 120 metri dalla camera di sicurezza dove sono rifugiati i 33 lavoratori. Tuttavia i soccorritori fanno sapere che gli ultimi metri presentano i rischi maggiori e sono previste diverse soste per analizzare i materiali e le condizioni del tunnel scavato. Rimane, dunque, ancora incerta la data esatta in cui verranno liberati i minatori anche se è certo che avverrà tra il prossimo fine settimana e martedì 12 ottobre.

    Incidente aereo in Tagikistan: è giallo sulle vittime
    Incidente aereo in Tagikistan dove un elicottero militare impegnato in azioni di guerriglia contro i fondamentalisti islamici attivi nella zona è precipitato. Ancora incerto il bilancio dei morti: fonti militari annunciano la morte di tutti e 28 i militari a bordo, mentre l'ufficio della guardia nazionale ha confermato solo quattro decessi chiarendo che l'incidente sarebbe stato causato da una avaria al motore. (Panoramica internazionale a cura di Marco Guerra e Marco Onali)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIV no. 280

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