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Sommario del 22/11/2010

Il Papa e la Santa Sede

  • Benedetto XVI ai nuovi cardinali: confido nel vostro sostegno per servire la Chiesa
  • Messaggio del Papa al Simposio dedicato al Beato John Henry Newman: vivere è scoprire la verità che Dio è amore
  • Il cordoglio di Benedetto XVI per la scomparsa del cardinale Urbano Navarrete: esemplare maestro di futuri sacerdoti
  • Nomine
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • La preghiera della Chiesa italiana per i cristiani in Iraq. Don Sacco: senza cristiani il Medio Oriente sarebbe snaturato
  • Haiti nel vortice del colera, ospedali pieni e 20 mila i contagi. Serve acqua potabile
  • L'Europa e la moneta unica nell'epoca della crisi. L'opinione dell'esperto, Paolo Savona
  • Il cardinale Sepe indice un Giubileo per Napoli: i rifiuti macchiano la dignità di tutti noi
  • Chiesa e SocietÓ

  • Pakistan: Asia Bibi in attesa della grazia del presidente Zardari
  • Iraq: dopo gli attacchi ai cristiani di Baghdad, 40 famiglie emigrano al Nord
  • Usa: accordo sul Battesimo tra vescovi cattolici e Chiese riformate
  • Anglicani: si apre domani il Sinodo della Chiesa d'Inghilterra
  • Bartolomeo I: "Il dialogo ecumenico avanza seppure con difficoltà"
  • Vescovi africani: l'irregolarità dei migranti non giustifica trattamenti disumani
  • Aids: 370 mila i bambini contagiati in Africa, dall’inizio di quest’anno
  • Sudan: il presunto attentatore del cardinale Wako scarcerato perché instabile di mente
  • Swaziland: Aids e tubercolosi hanno dimezzato le aspettative di vita
  • Rwanda: i missionari italiani chiedono la liberazione di un'oppositrice politica
  • Sri Lanka: le difficoltà degli ex bambini soldato ad avere una vita normale
  • Vietnam: aperta ieri a Ho Chi Minh City l’Assemblea generale del popolo di Dio
  • Inaugurata a Madrid l’Assemblea della Conferenza episcopale spagnola
  • Australia: al via a Sydney l'Assemblea plenaria dei vescovi
  • Cina. Ospitati nella diocesi di Guang Zhou gli Asian Games: un'occasione per evangelizzare
  • La vita nella comunità cattolica cinese di Chi Feng
  • Sud Corea-Giappone: il suicidio al centro del XVI incontro annuale di interscambio dei vescovi
  • America centrale: un sacerdote messicano denuncia la migrazione forzata
  • Perù: il cardinale Cipriani parla di un'urgente educazione morale
  • In Lituania il 2011 sarà l’Anno della Misericordia
  • Il premio “Madre Teresa” al cardinale Elio Sgreccia
  • 24 Ore nel Mondo

  • Ancora civili uccisi in Afghanistan
  • Il Papa e la Santa Sede



    Benedetto XVI ai nuovi cardinali: confido nel vostro sostegno per servire la Chiesa

    ◊   Il Papa e i cardinali sono chiamati a lavorare in comunione per l’unità e la santità del Popolo di Dio: è quanto affermato da Benedetto XVI nell’udienza di stamani ai 24 nuovi porporati, ricevuti in Aula Paolo VI, con i famigliari e i fedeli. Il Papa ha incoraggiato i nuovi cardinali a proseguire nella loro missione spirituale e apostolica e ad essere “attenti ascoltatori” delle varie voci nella Chiesa. Il servizio di Alessandro Gisotti:

    “Siate testimoni del Vangelo per donare al mondo la speranza di cui ha bisogno e per contribuire” a promuovere la pace e la fraternità: è l’esortazione di Benedetto XVI ai nuovi cardinali, in un discorso pronunciato in diverse lingue, secondo la nazionalità dei nuovi porporati. Parlando in francese, il Papa ha invitato i fedeli a pregare per i nuovi cardinali “affinché in comunione con il Successore di Pietro, lavorino efficacemente all’unità e alla santità del Popolo di Dio tutto intero”. Il Papa non ha poi mancato di riferirsi ai sentimenti e alle emozioni vissute in occasione della creazione dei 24 nuovi cardinali. Celebrazioni che “invitano a rivolgere lo sguardo alle dimensioni della Chiesa universale”:

    “Sono stati momenti di fervida preghiera e di profonda comunione, che oggi desideriamo prolungare con l'animo colmo di gratitudine verso il Signore, il quale ci ha dato la gioia di vivere una nuova pagina della storia della Chiesa”.

    Il Papa ha affermato di confidare nella preghiera e nel prezioso aiuto dei nuovi porporati chiamati “ad una stretta comunione” con il Papa e a servire la Chiesa con fedeltà. “Il vostro ministero – ha detto – si arricchisce di un ulteriore impegno nel sostenere il Successore di Pietro, nel suo universale servizio alla Chiesa”:

    “Mantenete fisso lo sguardo su Cristo, attingendo da Lui ogni grazia e spirituale conforto, sull'esempio luminoso dei Santi Cardinali, intrepidi servitori della Chiesa che nel corso dei secoli hanno reso gloria a Dio con esercizio eroico delle virtù e tenace fedeltà al Vangelo”.

    Anche nei saluti in inglese, il Pontefice ha ribadito che, sia in Curia che nelle diocesi, i nuovi cardinali sono chiamati a condividere in modo speciale “la sollecitudine per la Chiesa universale”. Il Papa, parlando ai nuovi cardinali italiani, ha osservato che la Chiesa che è in Italia “viene ad arricchire il Collegio cardinalizio di ulteriore saggezza pastorale ed entusiasmo apostolico”. Ha infine invocato sui porporati “la materna protezione della Vergine Maria, Madre della Chiesa, e della martire Santa Cecilia, di cui oggi celebriamo la memoria”:

    “La patrona della musica e del bel canto accompagni e sostenga il vostro impegno di essere nella Chiesa attenti ascoltatori delle varie voci, per rendere più profonda l’unità dei cuori”.

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    Messaggio del Papa al Simposio dedicato al Beato John Henry Newman: vivere è scoprire la verità che Dio è amore

    ◊   Il Beato John Henry Newman, “maestro nell’insegnarci che il primato di Dio è il primato della verità e dell’amore”, comprese la propria dipendenza “nell’essere da Colui che è il principio di tutte le cose”, trovando così nel Signore “l’origine e il senso” dell’identità personale. E’ quanto scrive Benedetto XVI nel messaggio per il Simposio internazionale intitolato “Il primato di Dio nella vita e negli scritti del beato John Henry Newman”. L’incontro, apertosi oggi a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana, è promosso dalla Facoltà di Teologia della medesima Università e dal Centro internazionale degli Amici di Newman. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

    Il cardinale John Henry Newman, proclamato Beato da Benedetto XVI lo scorso 19 settembre, si lasciò guidare da due criteri fondamentali. Il primo è “la santità piuttosto che la pace” e si traduce nella ferma volontà di “abbandonarsi fiduciosamente al Padre e di vivere nella fedeltà alla verità riconosciuta”. Mai il cardinale Newman – osserva il Papa – “si abbassò a falsi compromessi e si accontentò di facili consensi”. Rimase sempre onesto “nella ricerca della verità, fedele ai richiami della propria coscienza e proteso verso l’ideale di santità”.

    Il secondo criterio è ancorato alla constatazione che “la crescita è la sola espressione di vita”. Questo principio – sottolinea il Santo Padre – esprime compiutamente la disposizione del cardinale Newman “ad una continua conversione, trasformazione e crescita interiore”. L’esperienza di crescita “nella fedeltà a se stesso e alla volontà del Signore”, aggiunge il Pontefice, è racchiusa in queste note parole del beato John Henry Newman: “Qui sulla terra vivere è cambiare, e la perfezione è il risultato di molte trasformazioni”.

    Vivere è anche scoprire “la verità oggettiva di un Dio personale e vivente” che parla alla coscienza e rivela all’uomo la sua condizione di creatura. Ricordando le parole del cardinale Newman, il Papa sottolinea poi che “la ricerca della verità non deve essere appagamento di curiosità”. L’acquisizione della verità “non assomiglia in nulla all’eccitazione per una scoperta”. “Vi è una sola verità” è il primato di Dio – conclude il Pontefice – si traduce per Newman “nel primato della verità”, una verità che va cercata anzitutto disponendo “la propria interiorità all’accoglienza, in un confronto aperto e sincero con tutti e che trova il suo culmine nell’incontro con Cristo, via, verità e vita”.

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    Il cordoglio di Benedetto XVI per la scomparsa del cardinale Urbano Navarrete: esemplare maestro di futuri sacerdoti

    ◊   “Profonda stima sia per la sua testimonianza personale di vita cristiana e consacrata” sia per il suo “esemplare servizio alla formazione delle nuove generazioni specialmente dei sacerdoti”. Sono alcune delle parole con le quali Benedetto XVI ha ricordato, in un telegramma di cordoglio, la figura del cardinale gesuita spagnolo, Urbano Navarrete Cortés, deceduto oggi a Roma all’età di 90 anni. I funerali solenni saranno celebrati dopodomani, alle 11.30, nella Basilica Vaticana, presieduti dal cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio Cardinalizio. Al termine della celebrazione, Benedetto XVI rivolgerà la Sua parola ai presenti e presiederà il rito dell'Ultima Commendatio e della Valedictio. Alessandro De Carolis ricorda in un breve profilo il porporato scomparso:

    Un esperto e appassionato di Diritto canonico e in particolar modo di Diritto matrimoniale, del quale era diventato da tempo un punto di riferimento per la Santa Sede, che lo aveva nominato da tempo consultore di molti suoi dicasteri. Così viene ricordato il cardinale gesuita, Urbano Navarrete Cortés. La sua era una famiglia di agricoltori di Camarena de la sierra, località orientale della Spagna, nei pressi di Teruel, in Aragona. Lì il futuro porporato nasce il 25 maggio 1920, per poi vedere parte della sua famiglia dividersi a causa della Guerra civile. Proprio in quegli anni drammatici matura la sua vocazione nella Compagnia di Gesù. Vi entra nel 1937, in Italia, dove si trovava il noviziato della provincia di Aragona. Terminato il biennio, rientra in Spagna e parte il lungo periodo di studi e di formazione: quattro anni di studi umanistici nel centro del monastero di Veruela (Saragozza), tre anni di Filosofia nella facoltà di Sarriá (Barcellona) conclusi con la laurea, quattro anni di Teologia presso la facoltà di Oña (Burgos) conclusi con la laurea, quattro anni di Diritto canonico e Dottorato alla Pontificia Università Gregoriana, nella quale trascorrerà gran parte della sua vita come professore di Diritto matrimoniale, quindi come decano della Facoltà di Diritto canonico, su fino a ricoprire la carica di rettore per sei anni.

    Padre Navarrete Cortés vive da protagonista la stagione del Concilio Vaticano II e la revisione che l’assise produrrà anche per ciò che riguarda il Codice di diritto canonico. Entra a far parte del gruppo di lavoro per la revisione del Diritto matrimoniale del Codice della Chiesa latina e del Codice delle Chiese orientali e più tardi viene nominato membro della Pontificia commissione per la redazione dell'istruzione Dignitas connubii sui processi matrimoniali. Tra gli organismi di Curia, diviene consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede, del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi. Riceve il titolo di “doctor” honoris causa dalla Pontifica Università di Salamanca e dall'Università cattolica Pázmány Péter di Budapest. La sua bibliografia comprende circa 150 titoli, una selezione dei quali, scritti in latino o in italiano, è stata raccolta in un volume di 1.200 pagine, edito dalla Biblioteca de Autores Españoles di Madrid, con il titolo “Derecho Matrimonial Canónico. Evolución a la luz del Concilio Vaticano II”. Benedetto XVI lo crea e pubblica cardinale nel Concistoro del 24 novembre 2007.

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    Nomine

    ◊   In Italia, Benedetto XVI ha nominato coadiutore di Vigevano, con il titolo di arcivescovo ad personam, mons. Vincenzo Di Mauro, finora segretario della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede. Originario di Monza, 62 anni, il presule ha compiuto gli studi nei seminari milanesi di Masnago, di Seveso, del Duomo, di Saronno e di Venegono. Ha conseguito la laurea in Lettere moderne e giornalismo presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Ordinato sacerdote, è stato, fra l’altro, rettore del Santuario di Sant'Antonio Abate in Milano, assistente dell'Arcivescovo per la Cattedra per i non Credenti, assistente dell'Azione Cattolica ragazzi e dei Maestri Cattolici. Dal 1994 al ‘98, nel dicastero pontificio dei Laici, ha svolto l'incarico di seguire la Sezione Movimenti e Associazioni. Rientrato nell’arcidiocesi di Milano e nominato parroco di Santa Maria di Caravaggio, nel 2004 è tornato a Roma e nominato delegato della Sezione Ordinaria dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Dal 2007, eletto vescovo titolare di Arpi, è segretario della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.

    In Honduras, il Papa ha nominato coadiutore di Juticalpa padre José Bonello, deli Minori francescani, finora vicario generale della diocesi di Comayagua e parroco di “Santa Ana” in La libertad. Il neo presule ha 49 anni ed è originario di Malta. Ha proseguito gli studi filosofici e teologici presso l’Istituto Nazionale di Studi Ecclesiastici Religiosi di Malta (Inserm). Dopo l’ordinazione, è stato maestro dei postulanti e promotore delle vocazioni della sua provincia francescana, quindi ha lavorato come parroco di “Santa Ana” in La Libertad, nella diocesi di Comayagua.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   In prima pagina, un editoriale del direttore dal titolo "L'anello dei cardinali".

    Il Papa prega per l'Iraq e per la libertà religiosa nel mondo: all'Angelus Benedetto XVI si unisce all'iniziativa promossa dai vescovi italiani.

    Per una sessualità più umana e responsabile: nota del direttore della Sala Stampa della Santa Sede.

    In rilievo, nell'informazione internazionale, l'imprevisto incontro tra Obama e Medvedev a margine del Consiglio Nato-Russia a Lisbona.

    Pubblicati gli atti del convegno (maggio 2008) per il quarantesimo anniversario dell'"Humane vitae": in cultura, dal volume curato da Lucetta Scaraffia, anticipazione di un testo poco noto scritto nel 1995 dal cardinale Joseph Ratzinger intitolato "Paolo VI avvocato della persona umana" e stralci dall'introduzione della curatrice.

    Paladino della verità in attesa dell'eterna felicità: il messaggio di Benedetto XVI per il simposio, alla Pontificia Università Gregoriana, su "Il primato di Dio nella vita e negli scritti del beato John Henry Newman" e il testo di Hermann Geissler, direttore dell'International Centre of Newman Friends, che riassume i temi dell'incontro.

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    Oggi in Primo Piano



    La preghiera della Chiesa italiana per i cristiani in Iraq. Don Sacco: senza cristiani il Medio Oriente sarebbe snaturato

    ◊   La Chiesa italiana ha dedicato la giornata di ieri alla preghiera per i cristiani perseguitati in Iraq, ricordando in particolare l’attentato del 31 ottobre scorso alla Cattedrale siro-cattolica di Baghdad, costato la vita a oltre 50 fedeli, tra cui numerosi bambini e due sacerdoti. Sul significato dell’iniziativa, Giancarlo La Vella ha intervistato don Renato Sacco, di Pax Christi, particolarmente vicino ai cristiani iracheni:

    R. - Innanzitutto, colpisce il guardare alla grande sofferenza di una situazione che si prolunga nel tempo, e al fatto che ogni anno questa situazione cresce. Basta ricordare i numeri: in questi ultimi cinque anni, più di 900 cristiani uccisi - diversi preti e un vescovo, quello di Mosul - e più di 50 chiese attaccate… E’ una strage, una tragedia, un momento di grande paura, con il rischio reale che i cristiani in quella terra perdano la fiducia di poter restare, ma forse non la speranza di poter restare. Certo, la fatica è molto grande e credo che ci sia in gioco una grande spartizione di potere, dove sono le minoranze a pagare.

    D. - Sul piano istituzionale, intanto, si sta creando il nuovo Iraq, col rischio che ne venga fuori un Paese senza l’importante apporto - che storicamente c’è sempre stato - dei cristiani ormai costretti all’esodo: che Iraq sarebbe quello senza una parte così importante?

    R. - Come dicono in molti, anche musulmani, un Iraq senza cristiani non solo rappresenterebbe una grande perdita, ma sarebbe una sconfitta per l’Iraq, per tutto il Medio Oriente e - credo - con riflessi per tutta la comunità internazionale: se la pace è la convivialità delle differenze, creando un Paese dove le differenze non esistono più, si rischia di cancellare la possibilità della convivenza. Io credo sia invece importante fare di tutto perché ci sia questa convivenza etnica, culturale, religiosa, politica, di appartenenza… L’Iraq è un mosaico: cancellare questo mosaico, sarebbe un disastro.

    D. - Secondo lei, c’è una strada da suggerire agli iracheni e a tutta la comunità internazionale per riportare, anzitutto, la pace nel Paese?

    R. - Una questione è sicuramente rappresentata dal grande business delle armi: la guerra - come sappiamo - è una grande occasione di guadagno. Nel 2009, l’Iraq ha stipulato contratti di alcuni miliardi di euro. Questo vuol dire che in quella terra, già così segnata da morte e da violenze, invece di inserire elementi e strumenti di pace, noi inseriamo strumenti di guerra, che non fanno altro che alimentare l’odio. Proprio domani parleremo di questo a Roma, davanti al Senato, perché l’Italia ha una legge importante - la 185 del ’90 - voluta soprattutto dagli ambienti missionari e religiosi: ora si vorrebbe allentare il controllo, favorendo la vendita e l’export delle armi. Credo che questa non sia una strada per la pace.(mg)

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    Haiti nel vortice del colera, ospedali pieni e 20 mila i contagi. Serve acqua potabile

    ◊   Si continua a morire di colera, ad Haiti: l’ultimo bilancio delle vittime supera mille e duecento morti. L’emergenza dell’epidemia si aggiunge a quella del disastroso terremoto dello scorso mese di gennaio. In questo scenario, sono a rischio le elezioni generali del prossimo 28 novembre, già rinviate a causa del sisma. Tra grandi difficoltà le organizzazioni internazionali cercano di fronteggiare la diffusione del virus. Da uno degli ospedali a Port-au-Prince, sentiamo la testimonianza della giornalista Sara Milanese:

    L’odore di cloro è la prima cosa che colpisce appena entrati nell’ambulatorio di Suor Marcella, missionaria francescana, che da cinque anni vive a Port-au-Prince. Subito dopo si capisce la violenza della malattia. La piccola entrata e le due salette dell’ambulatorio sono piene: uomini, donne, bambini, tutti malati di colera. Di fianco ad ogni lettino, da un lato la flebo, dall’altro il secchio per il vomito, praticamente solo acqua. Siamo a Wharf Jeremy, quartiere periferico di Cité Soleil, la bidonville più grande di Port-au-Prince: questa è la parte più recente, la più vicina al porto, ci vivono centomila persone ed è qui che si sono registrati i primi casi di colera della città. Il contagio, però, ha ormai raggiunto anche le altre bidonville e praticamente tutte le città dell’isola. La paura del contagio cresce, ma per ora la malattia resta confinata nelle baraccopoli e nei campi di tende, dove dal terremoto di gennaio vivono ancora centinaia di migliaia di persone. Il timore per il colera si somma alle tensioni per le elezioni di domenica prossima. Per ora, le contestazioni si sono fermate. A Cap Haitien, dove ci sono state le prime proteste contro la presenza della Minustah, la missione militare dell’Onu accusata di aver introdotto il colera nel Paese, è stato riaperto l’aeroporto. I manifestanti hanno tolto le barricate lungo le strade, che per giorni hanno isolato la città. Resta forte il sospetto che ci siano stati dei tentativi politici di pilotare le manifestazioni in vista del voto, ma il malcontento popolare è vero e sicuramente spontaneo. Impossibile prevedere cosa succederà nei prossimi giorni.

    Continua a crescere ad Haiti il numero dei morti per l’epidemia di colera: le ultime informazioni parlano di 1.250 persone decedute e di oltre 20 mila ammalati. Intanto, ad otto giorni dal voto, quattro dei 19 candidati alle presidenziali hanno chiesto un rinvio delle elezioni perché le autorità possano concentrarsi sull'epidemia. Debora Donnini ha intervistato Freja Raddi, responsabile nel Paese caraibico dei progetti di Medici senza Frontiere, rientrata da pochi giorni da Haiti:

    R. - La situazione ad Haiti è sicuramente una situazione critica sia nei nostri centri, che siamo riusciti ad installare, sia nel nord del Paese, sia a Port-au-Prince. Siamo completamente inondati dal numero dei pazienti che ci arrivano. A livello della gestione di questa malattia, ci sono diverse problematiche e questo perché ad Haiti è una malattia che non è conosciuta; la gente ha paura e non c’è una risposta sufficiente per gestire il livello di propagazione di questa malattia.

    D. - Si parla di circa 1.250 morti e di 20 mila persone ammalate: cosa chiede Medici senza frontiere?

    R. - Sfortunatamente, non c’è stata una risposta veloce per cercare di rallentare il propagamento della malattia. Uno dei grandi problemi, ad Haiti, è la mancanza dell’acqua potabile e la mancata clorazione dell’acqua. Un altro problema che abbiamo incontrato è quello relativo alla gestione dei rifiuti e questo rappresenta un grossissimo problema per evitare, poi, la contaminazione: sto parlando soprattutto dei rifiuti delle strutture mediche.

    D. - Medici senza frontiere cosa chiede, quindi, alla comunità internazionale per poter agire al meglio?

    R. - Chiede un intervento più forte, soprattutto nel fornire acqua potabile e clorata alle comunità colpite dalla malattia in tutto il Paese. Chiede la costruzione di latrine e l’organizzazione di un sistema di rimozione dei rifiuti, con - ovviamente - la conseguente gestione del loro smaltimento, soprattutto per le strutture mediche, per prevenire ulteriori contaminazioni. Chiede, infine, di installare dei punti acqua per la reidratazione orale nelle aree in cui si registrano i casi di colera e assicurare la rimozione e la sepoltura dei cadaveri. Il nostro team di Msf lavora 24 ore su 24: ha dei ritmi abbastanza sostenuti, siamo riusciti anche a portare all’interno del Paese più di 240 tonnellate di materiale medico e logistico per rispondere il più velocemente possibile a questa epidemia.(mg)

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    L'Europa e la moneta unica nell'epoca della crisi. L'opinione dell'esperto, Paolo Savona

    ◊   Dopo la crisi greca, l’economia europea è ora colpita anche da quella irlandese. Di fronte a questi nuovi squilibri ci si interroga, in particolare, sul ruolo della moneta unica, l’euro, nel contesto di un mercato complesso come quello comunitario. Secondo alcuni economisti, il ritorno alla moneta unica nazionale potrebbe portare diversi Paesi ad un rilancio di competitività, grazie ad un cambio più favorevole. Ma quanto è realistico pensare ad un abbandono dell’euro? Risponde al microfono di Luca Collodi, il prof. Paolo Savona, economista e preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università “Guglielmo Marconi” di Roma:

    R. – Il problema è se questa sia una scelta o se sia un risultato inevitabile, che emergerà - prima o dopo - se non si passa all’unione politica.

    D. – Lei non esclude l’evenienza di tornare alla lira, al marco, al franco e ad altre monete europee?

    R. – Un Paese serio - come io penso che sia tuttora il nostro Paese - deve avere un programma, un’ipotesi, un "piano B", che preveda anche questa possibilità. Non è detto che non ci sia, noi non lo sappiamo. Io sollecito, quindi, le autorità dicendo: dove necessario, noi siamo pronti a fronteggiare un evento di questa natura. A mio avviso, bisognerebbe aprire un serio dibattito: l’euro è stato creato con l’idea che dovesse essere il veicolo principale per l’unione politica. Questo, a mio avviso, non si è realizzato. Non si è realizzato soprattutto per quei Paesi che hanno respinto la costituzione proposta un paio di anni fa: tra questi c’è la Francia, ancor prima della Germania. C’è, poi, la Germania che non sembra avere la volontà di legare le proprie sorti a quelle del resto d’Europa. Quindi, sempre secondo me, è stato violato lo spirito con cui è stato creato l’euro.

    D. – Non c’è, in questa Unione Europea, un’idea un po’ troppo grande di Europa, che non ha poi riscontro nella percezione dei singoli popoli europei, ancora legati a una visione nazionale?

    R. – Questo oggi è vero. Ed è per questo che io pongo il dibattito: chiedo cioè di dibattere sulle condizioni in base alle quali stiamo in Europa e sulle prospettive che l’Europa ci offre. In passato non era così e allora la domanda che ci si pone è: come mai l’idea di Europa - l’idea cioè che avevano i padri fondatori, ovvero quella di creare un'unione politica europea - non si è poi realizzata? Il motivo, per me, è che lo stesso euro e il Trattato di Maastricht poggiavano su un documento che sosteneva che se avessimo sottoscritto il Trattato, ci sarebbe stato un incremento dello sviluppo nell’ordine del quattro per cento: questo, però, non si è mai realizzato. Stiamo navigando all’uno per cento e navigare all’uno per cento significa che perdiamo posti di lavoro: gli economisti hanno stimato che per difendere il livello di occupazione bisogna crescere al tre per cento, che è, in effetti, l’obiettivo minimo che hanno oggi gli Stati Uniti. Non è possibile allora mandare un messaggio, dicendo al popolo che deve votare, ma che una parte – oggi siamo già al dieci per cento – rimarrà senza lavoro, tanto più - ahimè - che questa parte è rappresentata proprio dai giovani. Il discorso è molto grave. Io capisco che il dibattito italiano è sovrastato di problemi interni, ma i pericoli non vengono dall’interno, perché - prima o dopo - sistemeremo questi problemi interni. I pericoli vengono dall’esterno e, quindi, occorre un serio dibattito. (ma)

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    Il cardinale Sepe indice un Giubileo per Napoli: i rifiuti macchiano la dignità di tutti noi

    ◊   Il prossimo 16 dicembre Napoli celebrerà uno speciale Giubileo indetto dall’arcivescovo del capoluogo campano, il cardinale Crescenzio Sepe. Per la città partenopea, che sembra “imprigionata da mille problemi”, è l’occasione per chiamare a raccolta tutti gli uomini di buona volontà - imprenditori, intellettuali, sindacalisti o cittadini comuni - in modo da “incentivare atti di responsabilità” e superare molteplici emergenze. Tra queste, continua a destare grande preoccupazione l’allarmante situazione dei rifiuti, un dramma non nuovo come sottolinea al microfono di Federico Piana proprio il cardinale Crescenzio Sepe:

    R. – Il problema non è solo di oggi, purtroppo è un dramma che dura da tanto tempo e lo si vive in una maniera dolorosa, perché è una macchia che non solo imbratta l’immagine, ma che adesso va a colpire anche la salute, va a colpire anche la dignità di ogni cittadino. Si continua a dare l’immagine di una Napoli così sporca, di una Napoli incivile, mentre da tanto tempo si sarebbe potuta affrontare questa emergenza come una sfida e risolverla, così come è risolta in altre parti del mondo.

    D. – Lei ha parlato di storicità di questo problema, però, è possibile risalire a qualche responsabilità?

    R. – Sì, è inutile fare nomi e cognomi. Certamente ci sono le responsabilità. Chi ha la responsabilità, deve capire che non si può sorvolare o trovare una soluzione momentanea, ma si tratta di una soluzione che va trovata e in modo definitivo, altrimenti continueremo sempre a tenerci queste macchie sulla coscienza.

    D. - Cosa si sente di dire a quelle persone che stanno manifestando in piazza e che continuano, giorno dopo giorno, a bloccare la cava di Terzigno e che, nelle prossime ore, torneranno in strada?

    R. - Queste persone difendono anche la salute, perché dalle analisi che sono state eseguite è stato evidenziato che ci sono delle infiltrazioni anche nei terreni, nelle acque, nelle sorgenti… Bisognerebbe, però, che tutti insieme, ci prendessimo la responsabilità di tutto questo, perché dalla salvaguardia di quello che è il bene primario, la salute, si possa poi avere uno sguardo più allargato: qui siamo coinvolti un po’ tutti.

    D. – Eminenza, per riuscire a dare un po’ uno scossone anche alla società civile, alla Napoli che vuole reagire, ha organizzato un Giubileo particolare per Napoli, che parte il 16 dicembre...

    R. – Abbiamo indetto questo Giubileo per Napoli, proprio perché vorremmo sensibilizzare e mobilitare tutte le coscienze, le parti positive e le grandi eccellenze che si trovano a Napoli: non solo il problema dei rifiuti, ma i tanti altri gravi problemi che ci attanagliano, possano trovare una soluzione e, con la partecipazione e la presa di coscienza di tutti, dare dei segni concreti. Vorrei che fosse un momento di riflessione, un momento di ascolto e anche di penitenza. Un momento di solidarietà, di attenzione agli altri, testimoniando così un po’ di speranza per il nostro territorio. (ma)

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    Chiesa e SocietÓ



    Pakistan: Asia Bibi in attesa della grazia del presidente Zardari

    ◊   Il governatore del Punjab, Salman Taseer ha detto sabato scorso che spera che l’appello di Asia Bibi, la donna cristiana imprigionata e condannata a morte con un accusa di blasfemia sarà approvato e firmato dal presidente Asif Ali Zardari. Salman Taseer - che parlava ai giornalisti dopo aver visitato Asia Bibi nella prigione distrettuale di Shaihupura- ha affermato la donna prima di essere consegnata alla polizia e denunciata per bvlasfemia. è stata stuprata dai suoi agizzini. Ha detto che la richiesta di grazie di Asia Bibi è già stata mandata al presidente e che sperava che quest’ultimo desse la sua approvazione, firmando presto il documento. “Non ha niente a che fare con la religione; ha a che fare con l’umanità” ha detto il governatore del Punjab. Taseer ha detto anche che la gente povera e senza risorse è trascinata in casi del genere e messa alla berlina. Ha aggiunto che non voleva commentare il verdetto del tribunale. “Ho dei bambini piccoli, per amor di Dio, liberatemi” ha detto Asia Bibi, con un velo che le copriva tutto fuorché gli occhi. Sidra, la figlia diciottenne di Asia Bibi, ha detto ad AsiaNews: “Vorrei che mia madre venisse liberata in tempo per Natale, così che lo possiamo celebrare insieme”. L'intera famiglia di Asia Bibi attende la decisione del presidente Asif Ali. ''Io voglio solo rivedere la mia mamma'', ha detto la piccola Asha, che è disabile, mentre le lacrime le scendevano sulle guance. Ha appena dieci anni ed è uno dei cinque figli di Asia Bibi. Il più grande è Naseem, sposato, che vive altrove, mentre gli altri sono Imran (22 anni), Sidra (18) ed Esham (nove). ''Ho rivisto dopo tanto tempo la mia mamma martedì'', aggiunge Asha, confessando di avere timore "che lei possa morire in carcere''. Ieri attivisti per i diritti umani della “All Pakistan Minorities Alliance” (Apma) - riferisce l'agenzia Fides - hanno manifestato in strada a Lahore chiedendo il rilascio di Asia Bibi e l’abrogazione della legge sulla blasfemia, che causa enormi sofferenze alle minoranze religiose. La protesta era guidata da Najmi Saleem, cristiana, coordinatrice femminile della Apma, e membro dell’Assemblea provinciale del Punjab, che ha dichiarato a Fides: “Le minoranze in Pakistan vivono sotto costante minaccia di violenza. Asia Bibi non ha commesso alcun crimine e merita la libertà. Continueremo la nostra lotta per l’abolizione della legge sulla blasfemia, anche se sappiamo che è molto difficile in un paese dove dilaga l’estremismo islamico. I militanti minacciano di morte me e chiunque si impegni per l’abolizione: ma la nostra speranza non muore. Abbiamo anche l’appoggio di numerose Ong e personalità musulmane, dato che la legge colpisce anche i musulmani”. In risposta alla manifestazione dell’Apma, i leader religiosi islamici dell’organizzazione Tahafuz Namoos-e-Risalat Mahaz hanno annunciato che “resisteranno strenuamente a ogni tentativo del governo di abolire la legge” e che “ogni modifica dev’essere concordata con i leader islamici”. (R.P.)

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    Iraq: dopo gli attacchi ai cristiani di Baghdad, 40 famiglie emigrano al Nord

    ◊   Dopo l’ultimo attacco alla comunità cristiana in Iraq, un nuovo esodo di famiglie da Baghdad si sta dirigendo verso il nord del Paese. In seguito alla strage terrorista alla chiesa siro-cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso nella capitale il 31 ottobre, le minacce di Al Qaeda di eliminare i cristiani dal Medio Oriente e le esplosioni mirate davanti a case nei quartieri abitati dai cristiani, 40 famiglie si sono trasferite a Sulaimaniya. In 30 - riporta l'agenzia AsiaNews - vivono negli edifici della chiesa parrocchiale San Giuseppe e 10 sono ospitate da famiglie della zona. Il Consiglio parrocchiale offre cibo a tutti. Il 20 novembre, l’arcivescovo cattolico di Kirkuk, mons. Louis Sako, ha visitato le famiglie portando aiuto materiale e incoraggiandole a sperare "in un futuro migliore". Durante l’incontro alcune persone hanno raccontato la loro esperienza dell’attacco del 31 ottobre, in cui sono morti 44 fedeli, due preti e sette guardie della sicurezza; e hanno manifestato la loro paura di ritornare nella capitale e la loro delusione nella politica del governo. All’incontro ha partecipato anche la moglie del presidente iracheno, il curdo Jalal Talabani, la quale ha visitato le famiglie, portando la sua solidarietà e offendo aiuto alla loro sofferenza. L’arcivescovo e il Consiglio della parrocchia si sono impegnati per cercare di garantire gli studi ai ragazzi delle famiglie emigrate e un’abitazione degna per coloro che vogliano rimanere a Sulaimaniya. A prendersi cura dei nuovi emigrati cristiani saranno il parroco e le suore caldee dell’Immacolata: con la preghiera, momenti di canto e programmi religiosi e sociali, raccontano dalla cittadina nord-irachena, cercheranno di aiutare tutti a dimenticare l’enorme trauma e l’attuale sofferenza. (R.P.)

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    Usa: accordo sul Battesimo tra vescovi cattolici e Chiese riformate

    ◊   La Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha approvato un accordo in cui riconosce come valido il Battesimo di quattro comunità cristiane riformate. E’ stato anche votato l'Accordo Comune di Riconoscimento Reciproco del Battesimo, durante la celebrazione dell'Assemblea plenaria che si è tenuta a Baltimora, nel Maryland. L'accordo è stato il risultato di sei anni di studio e dibattiti tra i rappresentanti della Conferenza episcopale statunitense, la Chiesa presbiteriana degli Usa, la Chiesa riformata d'America, la Chiesa riformata cristiana e la Chiesa unita di Cristo. Mons. Wilton Gregory, arcivescovo di Atlanta e presidente del Comitato dell'episcopato statunitense per le Questioni ecumeniche e interreligiose, ha reso noto all’agenzia Zenit che questa votazione rappresenta “una pietra miliare nel viaggio ecumenico. Insieme ai nostri fratelli e alle nostre sorelle della Riforma di queste quattro Chiese, - ha dichiarato -, noi vescovi cattolici possiamo affermare ancora una volta che il Battesimo è la base della vera, pur se incompleta, unità che abbiamo in Cristo”. Il presule ha poi spiegato, che una volta approvato dalle altre quattro denominazioni, l'accordo “permetterà ai ministri cattolici di presupporre che il Battesimo realizzato in queste comunità è 'vero Battesimo' come inteso nella dottrina e nelle leggi cattoliche”. La Conferenza episcopale ha segnalato pertanto che l'accordo comune prevede che il Battesimo è “il vincolo sacramentale di unità per il Corpo di Cristo, che si realizza solo una volta, da parte di un ministro autorizzato, con acqua, utilizzando la formula trinitaria delle Scritture di 'Padre, Figlio e Spirito Santo'”. Le altre Conferenze episcopali nel mondo hanno sottoscritto accordi simili con le comunità protestanti locali, ma questo documento è “senza precedenti” per la Chiesa cattolica negli Stati Uniti. La Chiesa cattolica in generale, ha riconosciuto la validità della maggior parte delle principali comunioni cristiane dal Concilio Vaticano II. Nel 2002, dal canto suo, il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani ha esortato le Conferenze episcopali, a riunirsi con le comunità cristiane locali, per discutere sulla comprensione reciproca del Battesimo e chiarire dubbi e domande sulla reciprocità delle pratiche all’interno delle varie Chiese. (C.P.)

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    Anglicani: si apre domani il Sinodo della Chiesa d'Inghilterra

    ◊   Sarà il dibattito sull’ “Anglican communion covenant” il punto più importante messo in agenda dal Sinodo generale della Chiesa di Inghilterra che si aprirà domani. Si tratta di un documento che cerca di stabilire un “patto” all’interno della Comunione anglicana per mantenere vivo il dialogo al proprio interno su questioni che la dividono come le unioni tra gay e l’ordinazione di sacerdoti omosessuali. Il Sinodo generale della Chiesa di Inghilterra sarà aperto dalla Regina alla Church House dopo una Eucarestia celebrata nella Westminster abbey dall’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams. Il Sinodo - riferisce l'agenzia Sir - si chiuderà nel tardo pomeriggio di mercoledì dopo un discorso dello stesso Williams. L’idea di un “Patto della Comunione anglicana” era stata proposta per la prima volta nel “Rapporto Windsor” del 2004. “Si è pensato a questa soluzione”, spiega Steve Jenkins, portavoce della “Chiesa di Inghilterra”, “come a un modo di migliorare i rapporti e le comunicazioni tra le diverse chiese che fanno parte della Comunione anglicana. Il patto illustra dei principi, delle linee guida su come le Chiese devono mettersi in rapporto tra di loro e come possono risolvere delle dispute”. Il testo era stato mandato, lo scorso dicembre, a tutte le Chiese della Comunione anglicana perché lo approvassero. Se il Sinodo deciderà mercoledì di adottarlo, il Patto verrà poi mandato alle diocesi della “Chiesa di Inghilterra”. Se verrà approvato da oltre metà delle diocesi e, all’interno di ciascuna, da oltre il 50% dei voti, il patto tornerà al Sinodo che potrebbe approvarlo nel 2012. Prima non è possibile. Steve Jenkins spiega ancora che “non vi saranno conseguenze per le chiese che decidono di non sottoscriverlo. Continueranno a far parte della comunione anglicana”. Il risultato del voto sul Patto si saprà nella tarda mattinata di mercoledì prossimo. Rispondendo alle critiche di coloro che, all’interno della comunione anglicana, sostengono che il “patto” la renderebbe “più dogmatica”, Rowan Williams ha scritto, nella sua lettera di Pentecoste alla comunione anglicana, che “il patto non è pensato come uno strumento di controllo. Siamo a un punto nella nostra vita in comune dove comunicazioni interrotte e rapporti fragili hanno generato un clima di sfiducia. Qualsiasi cosa accada alle nostre strutture dobbiamo preservare dei rapporti di lavoro e luoghi per scambi e discussioni”. (R.P.)

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    Bartolomeo I: "Il dialogo ecumenico avanza seppure con difficoltà"

    ◊   Il dialogo ecumenico tra cattolici e ortodossi “sta avanzando, seppure con difficoltà. Esiste buona volontà da entrambe le parti, dove sono presenti teologi e vescovi molto preparati”. Lo ha dichiarato all'agenzia Sir il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, al termine di un incontro con i partecipanti a un convegno promosso dalla “Brevivet”, tour operator leader nel settore dei viaggi culturali e di carattere religioso, che si è chiuso ieri a Istanbul. “Abbiamo la consapevolezza che non possiamo risolvere problemi accumulatisi in quasi dieci secoli in un breve lasso di tempo, un giorno, un mese o un anno” ha aggiunto il patriarca che ha definito “molto importante” il cammino ecumenico cattolico-ortodosso svoltosi in questi ultimi 50 anni. “A partire – ha detto - da Giovanni XXIII, col quale abbiamo inaugurato un nuovo periodo nelle nostre relazioni, non più segnate da ostilità, indifferenza ma da amore reciproco, preghiera e volontà di camminare insieme, perché, come diceva il cardinale Johannes G. Maria Willebrands, grande sostenitore dell’ecumenismo, l’unità si fa con piccoli passi”. A tale riguardo Bartolomeo I ha fatto anche il punto dei lavori della commissione mista cattolico-ortodossa: “in questo momento stiamo esaminando il tema del primato del vescovo di Roma, nel contesto della chiesa cristiana. Recentemente abbiamo avuto una riunione a Vienna della Commissione mista, dove è stato deciso di cambiare l’Instrumentum laboris. Davanti ci sono gli appuntamenti di un nuovo incontro della Commissione nel 2011 e della plenaria nel 2012”. Parlando agli oltre 60 partecipanti al convegno, provenienti da Israele, Libano, Siria, Tunisia, Giordania, Slovenia, Polonia, Svizzera, Turchia e Italia, il patriarca ha ricordato l’importanza del pellegrinaggio e delle sue ricadute anche sul piano ecumenico: “il pellegrinaggio – ha rimarcato Bartolomeo I – non è un viaggio turistico. E’ un viaggio della fede che porta frutti dal punto vista della riconciliazione e la presenza dei pellegrini è utile perché aiuta i popoli e le culture ad incontrarsi e dialogare per lavorare insieme per il bene dell’umanità. In Turchia, poi, e a Istanbul, in particolare, ci sono molti luoghi e gente da incontrare. Efeso, Pergamo, Antiochia, sono luoghi storici dove, tra l’altro, celebro l’Eucarestia, anche in chiese abbandonate, grazie al permesso gentilmente concesso dalle autorità locali”. “Quest’anno abbiamo avuto una benedizione speciale, grazie al Governo, di poter celebrare a Trebisonda dove fu ucciso don Andrea Santoro e dove esiste un monastero del IV secolo dedicato alla Vergine. Dopo la guerra tra greci e turchi, il monastero divenne un museo ma vi abbiamo celebrato davanti a fedeli venuti dalla Georgia, Grecia e Russia. Era la prima volta che accadeva dopo 90 anni”. Il cammino ecumenico vive anche di questi segni: “dal 14 al 16 maggio 2011 andrò in Cappadocia insieme a Rowan Williams, primate degli anglicani”. Nel suo intervento Bartolomeo I ha dedicato un ricordo a Giovanni Paolo II, la cui “eredità spirituale è ancora viva e presente nelle relazioni tra le nostre chiese sorelle. Amicizia e collaborazione che continuano anche con Benedetto XVI che ci ha onorato della sua visita nel 2006 e che per due volte mi ha invitato a Roma, per aprire l’Anno Paolino e per intervenire al Sinodo dei vescovi. Sono avvenimenti storici dal punto di vista ecumenico”. Nel chiudere il suo saluto Bartolomeo I ha ricordato l’appuntamento del 30 novembre, festa di s. Andrea, patrono del patriarcato: “come accade ormai da oltre 30 anni, aspettiamo la delegazione vaticana. Quest’anno sarà guidata, per la prima volta, dal neo cardinale svizzero, Kurt Koch. Con lui, anche se solo in veste di pellegrino anche l’arcivescovo di Bordeaux, il cardinale Jean-Pierre Ricard”. (R.P.)

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    Vescovi africani: l'irregolarità dei migranti non giustifica trattamenti disumani

    ◊   Una ferma condanna “dei molti pregiudizi e maltrattamenti che incontrano i migranti, soprattutto quelli dall’Africa”. E un appello “ai Paesi coinvolti perché applichino le loro leggi sull’immigrazione in maniera giusta ed onesta”. Sono contenuti nel Messaggio dei partecipanti all’incontro su “I nuovi volti delle migrazioni in Africa – Cause, sfide e prospettive dal secondo Sinodo africano e il ruolo della Chiesa in Africa”, che si è svolto il 16 e 17 novembre a Roma, per iniziativa del Secam (Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar) e dell’Icmc (International catholic migration commission). Vi hanno preso parte delegati di 22 Paesi e Conferenze episcopali africane. Anche nel più dettagliato resoconto finale della consultazione - riporta l'agenzia Sir - viene ribadito che “la discriminazione e il rifiuto degli stranieri producono il degrado della dignità umana tra i migranti irregolari ingiustamente puniti”. “L’irregolarità della situazione rispetto alle norme costituzionali e alle politiche nazionali”, sottolineano, “non può giustificare trattamenti disumani” nei confronti di uomini e donne “che cercano una vita migliore”. Ai Paesi sviluppati (circa 50 milioni nel mondo, secondo gli organizzatori del convegno), viene dunque chiesto di “non costruire solo barriere ma di prevenire le migrazioni aiutando i Paesi africani a risolvere i rispettivi problemi economici e socio-politici”. Le cause delle migrazioni in Africa, osservano nel messaggio, sono dovute alla “povertà, alle guerre, alla disoccupazione”, perciò si chiede anche ai governanti africani di “creare una clima di sicurezza e libertà, insieme ad altre condizioni necessarie in termini di buon governo, promozione dei principi democratici e creazione di opportunità lavorative”, in modo tale da “dissuadere i cittadini dalla fuga dai propri Paesi, quantomeno per ridurre le migrazioni”. Alla Chiesa in Africa i convegnisti propongono di “esercitare il proprio ruolo profetico cercando soluzioni a ciò che spinge una persona a migrare, dando attenzione ai diritti umani e alla dignità sociale di questi nostri fratelli e sorelle”. Secam e Icmc si dicono pronti a collaborare con la società civile organizzata e con le organizzazioni governative, in particolare l’Unione africana, per “informare ed educare i nostri compagni africani sugli effetti negativi delle migrazioni, su ciò che significa vivere in un Paese che non è il proprio. Devono capire che vivere in Europa, Nord America e Medio Oriente non è così roseo come probabilmente immaginano”. (R.P.)

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    Aids: 370 mila i bambini contagiati in Africa, dall’inizio di quest’anno

    ◊   Secondo i dati più recenti dell'Aids Epidemic Update, pubblicati dall'UnAids e dall'Oms, risulta che nel 2007 in tutto il mondo c'erano 2,1 milioni di bambini con meno di 15 anni di età affetti da Hiv; di questi 1,8 milioni nell'Africa subsahariana. I nuovi contagi tra i bambini africani – riferisce la “Campaign to End Pediatric Aids” (Cepa) - sono stati quest'anno 370 mila. 91 mila i bambini sieropositivi in Malawi, dove la situazione è aggravata dalla mancanza di cure e trattamenti adeguati: 27 mila sono in stato avanzato di malattia e solo i due terzi sono in cura con farmaci antiretrovirali. Non esiste infatti un trattamento pediatrico per i bambini sieropositivi nel Paese, che prendono i farmaci per adulti in dosi ridotte. La Cepa - riporta l'agenzia Fides - ha fatto quindi appello ai governi di tutta l'Africa affinchè aumentino gli stanziamenti per l'accesso universale sanitario agli adulti e ai bambini. (R.G.)

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    Sudan: il presunto attentatore del cardinale Wako scarcerato perché instabile di mente

    ◊   Hamdan Mohamed Abdurrahman, l’uomo che avrebbe attentato alla vita del cardinale sudanese Gabriel Zubeir Wako, arcivescovo di Khartoum, è stato rilasciato perché incapace di intendere e volere. Lo riporta la Sudan Catholic Radio. Il 10 ottobre, - ricorda l'agenzia Fides - durante la Messa per le celebrazione di San Daniele Combini, l’uomo fu fermato dal maestro di cerimonie mentre si dirigeva all’altare con una spada tradizionale. “È ora emerso che dopo un mese di prigione, il signor Mohammed è stato liberato perché la polizia afferma che non è mentalmente responsabile” afferma Sudan Catholic Radio che ha riportato la notizia. “Non è chiaro se l’uomo sia stato visitato dai medici che hanno dichiarato che non può essere giudicato a causa del suo disturbo mentale oppure se necessiti di un trattamento psichiatrico” conclude l'emittente. (R.P.)

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    Swaziland: Aids e tubercolosi hanno dimezzato le aspettative di vita

    ◊   Tra il 1990 e il 2007 – riferisce l’agenzia Misna - l’aspettativa di vita in Swaziland si è dimezzata passando da 60 a 31 anni. E’ il dato più preoccupante che emerge da un rapporto pubblicato dall’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere (Msf) in cui si addebita alla concomitanza di due persistenti malattie - tubercolosi e aids - il drastico calo registrato. Secondo stime correnti, il 26% della popolazione ha contratto il virus Hiv ed ogni 100 mila abitanti si contano 1198 casi di tubercolosi, alcuni di un ceppo particolarmente resistente. Una doppia battaglia che lo Swaziland sta combattendo, dicono i responsabili di Msf, ma con successi ancora troppo marginali. Secondo Aymeric Péguilla, capo della missione di Msf in Swaziland, uno dei motivi principali che hanno finora ostacolato una risposta efficace è la mancanza di adeguate e raggiungibili strutture sanitarie. “Nonostante lo Swaziland sia un piccolo Paese - afferma Péguilla – esso è prevalentemente rurale costituito di innumerevoli poco popolati e isolati villaggi”. Il governo ha risposto alle due emergenze con strutture centralizzate che costringono chi è malato a lunghi e difficili percorsi. Una situazione che peggiora per i malati che hanno contratto aids e tubercolosi – nell’80% dei casi - costretti a rivolgersi a strutture diverse in luoghi differenti. (R.G.)

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    Rwanda: i missionari italiani chiedono la liberazione di un'oppositrice politica

    ◊   “Liberate Victoire Ingabire”: è l’appello dei missionari italiani, diffuso dalla rivista “Nigrizia”, in favore di Victoire Ingabire Umuhoza, in carcere dal 14 ottobre, principale oppositrice politica dell'attuale regime ruandese del presidente Paul Kagame. La Commissione giustizia, pace e salvaguardia del creato della Conferenza degli istituti missionari italiani (Cimi) risponde all'appello della Piattaforma internazionale “Basta impunità in Rwanda” e chiede all’opinione pubblica di mobilitarsi. “Dal giorno dell'arresto – si legge nell’appello – Victoire Ingabire è tenuta ammanettata e nuda. È stato permesso solo al suo avvocato di visitarla, mentre è stato negato alla Croce Rossa l'ingresso al carcere. Victoire sta pagando la sua ferma e nonviolenta opposizione al regime che, per impedirle di partecipare alle elezioni presidenziali, con prove irrisorie, l'accusa di fiancheggiare un gruppo terroristico”. Le recenti ingiustizie in Rwanda - riferisce l'agenzia Sir - sono già state denunciate da Amnesty international e dall'Alto commissariato Onu per i diritti umani. “Il regime di Kagame, indifferente alle accuse e contando sui crediti che l'Occidente gli concede in maniera costante – sottolineano i missionari -, continua ad accanirsi in modo inumano e vergognoso contro i suoi oppositori e contro chiunque, giornalisti compresi, critichi il suo regime”. (R.P.)

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    Sri Lanka: le difficoltà degli ex bambini soldato ad avere una vita normale

    ◊   Da quando il governo dello Sri Lanka, circa un anno fa, ha dichiarato vittoria contro il Liberation Tigers of Tamil Eelam (Ltte), gli ex bambini soldato che militavano tra le sue fila, sono tornati a casa, ma sono ancora tanti ad avere problemi di reinserimento oltre a gravi ferite psicologiche e alla difficoltà di sentirsi riaccettati nella società. Secondo le ultime stime dell'Unicef, tra il 2002 e il 2007, sono stati reclutati oltre 6.900 bambini dal Ltte. Dagli anni 80, le tigri Tamil hanno arruolato forzatamente bambini come sentinelle, e negli anni '90 anche per combattere. Al termine dei conflitti, a maggio 2009, - riferisce l'agenzia Fides - il governo ha cercato di reintegrare i bambini nella società offrendo loro assistenza e formazione professionale, e aiutandoli ad iscriversi nelle scuole. Ad aprile scorso, il governo ha chiuso gli ultimi centri per la riabilitazione degli ex bambini soldato nella città settentrionale di Vavuniya. Secondo l'Unicef, 588 bambini sono rientrati in famiglia, nove sono rimasti in case di accoglienza e altri 54 sono tornati nei collegi per studiare. I bambini hanno notevoli meccanismi di difesa che possono anche bloccare il devastante trauma psicologico che hanno subito. Con il tempo, molti sono riusciti a dimenticare o a mettere da parte le loro terribili esperienze passate. Tuttavia il trauma della vita a contatto con armi, morti, guerra, ha serie ripercussioni sulla loro crescita psicologica. Molti hanno difficoltà a fidarsi e ad intraprendere relazioni con gli altri, oltre ad avere problemi con la gestione della rabbia. Tutte questi fattori influiscono pesantemente per il reinserimento nelle famiglie, nelle scuole e nelle comunità. (R.P.)

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    Vietnam: aperta ieri a Ho Chi Minh City l’Assemblea generale del popolo di Dio

    ◊   Per la prima volta, nella storia della Chiesa del Vietnam, ieri tutte le componenti del popolo di Dio di tutto il Paese si sono riunite per l’apertura dell’Assemblea generale del popolo di Dio, il momento forse più significativo dell’attuale anno giubilare della Chiesa vietnamita. Nell’ambito del Giubileo, che ricorda i 350 anni dell’arrivo del cattolicesimo in Vietnam e i 50 anni dell’istituzione della gerarchia nazionale, l’Assemblea vuole, nelle parole del presidente della Conferenza episcopale vietnamita, mons. Nguyen Van Nhon, costruire col dialogo la comunione nella Chiesa e costruire la comunità. Organizzata dal Centro pastorale della diocesi di Saigon - riferisce l'agenzia AsiaNews - l’Assemblea si è aperta ieri pomeriggio e proseguirà fino al 25 di questo mese. Sono oltre 300 i rappresentanti di tutte le componenti ecclesiali, compresi i vescovi delle 26 diocesi, sacerdoti, laici e ospiti internazionali, accolti nella cattedrale di Notre Dame. L’Assemblea rappresenta una opportunità per aiutare il cammino della Chiesa nella nuova realtà di un Paese che cambia rapidamente e si sviluppa incessantemente, con l’obiettivo di costruire “la casa della Chiesa vietnamita”. “Noi - come ha detto mons. Van Nohon – siamo invitati a unire i nostri sforzi con lo Spirito Santo per costruire la comunione nella Chiesa attraverso vie praticabili e realizzabili. Questo è il dialogo. Noi dialoghiamo insieme con la nostra umanità, cultura e specialmente attraverso la verità nella carità per costruire la nostra comunità. E abbiamo bisogno di dialogare con Dio attraverso la preghiera”. (R.P.)

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    Inaugurata a Madrid l’Assemblea della Conferenza episcopale spagnola

    ◊   E’ iniziata oggi a Madrid, la seconda assemblea annuale della Conferenza episcopale spagnola con un discorso del presidente, cardinale Antonio M. Rouco Varela e con parole di saluto, a nome del Santo Padre, di mons. Renzo Fratini, nunzio della Santa Sede in Spagna. Numerosi gli argomenti previsti nell’agenda dell’Assemblea. All’approvazione dei vescovi sarà sottoposto un documento intitolato “Criteri sulla cooperazione missionaria”, presentato da mons. Ramon del Hoyo, vescovo di Jaen e presidente della Commissione episcopale di missioni e cooperazione tra le Chiese. Un altro documento intitolato “Progetto di coordinamento della parrocchia, la famiglia, e la scuola per la trasmissione della fede” sarà presentato da mons. Casimiro Lopez, vescovo di Segorbe-Castellón e presidente della Commissione episcopale per la catechesi. Tra i diversi interventi a carattere informativo mettiamo in risalto quello di mons. José Ignacio Munilla, vescovo di San Sebastián, responsabile della Pastorale giovanile, sulla preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù, prevista a Madrid per il prossimo mese di agosto. Nel suo intervento, il cardinale Antonio M. Rouco Varela ha offerto un ampio commento sul significato e l’importanza della visita di Benedetto XVI nei giorni 6-7 novembre a Santiago di Compostela e a Barcellona. Ha ricordato poi alcuni argomenti fondamentali dei piani di evangelizzazione approvati dai vescovi spagnoli negli ultimi anni. Infine ha suggerito per i tempi attuali tre obiettivi pastorali: la formazione nella fede per i bambini, i giovani e gli adulti”; l’insegnamento del Vangelo del matrimonio e la famiglia; la celebrazione eucaristica domenicale. Mons. Rouco si è riferito poi alla pubblicazione dell’esortazione postsinodale “Verbum Domini”. Ha mostrato la sua soddisfazione per una felice coincidenza: infatti, i prossimi giorni uscirà la versione ufficiale delle Sacre Scritture in lingua spagnola, un testo che progressivamente sarà introdotto nei testi liturgici. Il cardinale Rouco ha aggiunto che tra il 7 e il 9 febbraio si terrà un importante congresso biblico. Da parte sua, nel suo breve intervento, mons. Fratini ha messo in risalto i messaggi del Papa durante la sua visita a Santiago di Compostela e Barcellona e a questo riguardo ha ricordato le parole con le quali l’Osservatore Romano ha intitolato un suo servizio sul viaggio: “Dalla Spagna una speranza per l’Europa”. I lavori di questa 96ma Assemblea dei vescovi spagnoli si concluderanno venerdì prossimo con una conferenza stampa. (Dalla Spagna, Ignacio Arregui)

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    Australia: al via a Sydney l'Assemblea plenaria dei vescovi

    ◊   I vescovi dell’Australia tengono a Sydney fino al 26 novembre, la loro plenaria autunnale, presso il Centro di spiritualità “Mary MacKillop” dove è custodita la tomba della prima Santa australiana. Nel corso dei lavori verranno presentate relazioni sull’attività di ognuna delle Commissioni episcopali della Conferenza. La discussione includerà questioni di carattere ecumenico e pastorale e uno scambio sulle principali questioni di attualità del Paese. Parteciperanno alla plenaria in qualità di osservatori, sr. Anne Derwin, delle religiose di san Guseppe del Sacro Cuore, il verbita padre Timothy Norton e sr Marie Duffy, delle religiose della Misericordia, in rappresentanza delle consacrate e dei consacrati australiani. (M.V.)

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    Cina. Ospitati nella diocesi di Guang Zhou gli Asian Games: un'occasione per evangelizzare

    ◊   "La Chiesa di Guang Zhou è come una finestra, che offre la possibilità a tutti i partecipanti agli Asian Games ed anche a quanti non vi partecipano, di conoscere la comunità cattolica di Guang Zhou, e addirittura la comunità cattolica cinese che noi rappresentiamo. E’ un’ottima opportunità per promuovere l’evangelizzazione”. Con queste parole mons. Giuseppe Gan Junqiu, vescovo della diocesi di Guang Zhou, ha mobilitato l’intera diocesi per offrire il miglior servizio religioso cattolico possibile ai 12 mila atleti provenuti da 45 Paesi e regioni per gli Asian Games, in corso dal 12 al 27 novembre nella provincia del Guang Dong, di cui è capitale Guang Zhou, sede della diocesi. “Abbiamo mandato - ha spiegato mons. Gan Junqiu ad Asia News - 2 sacerdoti, 2 religiose e 16 volontari universitari cattolici nel villaggio dei Giochi, con abiti e simboli religiosi cattolici. La cattedrale di Shi Shi dedicata al Sacro Cuore di Gesù e la parrocchia della Madonna di Lourdes sono i punti di riferimento. Inoltre fin dal marzo scorso avevamo mobilitato tutti i fedeli della provincia per pregare per i Giochi, preparare i sussidi e i volantini cattolici in diverse lingue con differenti destinatari: quelli per le parrocchie, quelli per il villaggio degli atleti, altri da distribuire per strada…. Oggi i nostri fedeli escono con questi volantini per distribuirli a tutti coloro che incontrano”. Nel villaggio – ha riferito ancora il presule - “si celebra la Messa tutti i giorni alle 9, la domenica alle 7, alle 10 e alle 15 del pomeriggio, in lingua inglese. Ogni giorno una settantina di persone vengono per la Messa. Per rendere un servizio migliore, ho invitato un sacerdote laureato in psicologia negli Stati Uniti ad offrire sostegno religioso ma anche psicologico. Le suore della Congregazione diocesana di Nostra Signora della Cina dell’Immacolata Concezione mi raccontano che per loro è una grande opportunità di evangelizzazione e di far conoscere la figura delle religiose cattoliche cinesi”. (R.G.)

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    La vita nella comunità cattolica cinese di Chi Feng

    ◊   La comunione della comunità, la preghiera, seguire la guida dello Spirito Santo sono gli elementi indispensabili per lo sviluppo della Chiesa. Così, sotto la guida spirituale di padre Jac Kuepers, i sacerdoti della diocesi di Chi Feng (Zhao Meng) della Mongolia Interna hanno condiviso questi temi durante 5 giorni di ritiro spirituale annuale. Secondo le informazioni pervenute all’agenzia Fides, un altro evento significativo per la Chiesa locale si è svolto il 18 novembre, quando sono stati ordinati 4 sacerdoti diocesani. La solenne celebrazione si è svolta nella cattedrale di Chi Feng, presieduta da mons. Paolo Pei Jun Min, Vescovo della diocesi di Liao Ning. Una cinquantina di sacerdoti di Chi Feng, della Corea del sud e provenienti da altre diocesi hanno concelebrato il rito. Hanno preso parte all’ordinazione oltre 1.500 fedeli insieme a 16 religiose della Congregazione diocesana. Il cattolicesimo è arrivato nella zona di Chi Feng della Mongolia Interna, intorno all’anno 1835, grazie ai missionari della Società per le Missioni Estere di Parigi (Mep). Dal 1840 divenne missione dei Lazzaristi. Nel 1932 è eretta la Prefettura apostolica. Dopo la rivoluzione culturale cinese, la diocesi di Chi Feng ha dovuto mandare i suoi primi seminaristi al seminario di Pechino nel 1983, grazie all’impegno e alla dedizione dei 6 vecchi sacerdoti usciti dalla prigione. Oggi la diocesi conta oltre 50 mila fedeli con 8 parrocchie. (R.P.)

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    Sud Corea-Giappone: il suicidio al centro del XVI incontro annuale di interscambio dei vescovi

    ◊   Dal 16 al 18 novembre si è svolto a Cheongju, in Corea del Sud, il XVI incontro annuale di interscambio culturale e spirituale dei vescovi del Giappone e della Corea del Sud. L’incontro, cui hanno partecipato 19 vescovi coreani e 13 vescovi giapponesi guidati dai loro rispettivi presidenti, è stato dedicato quest’anno al tema del suicidio, un problema comune ai due Paesi asiatici che detengono tra i più alti tassi di suicidi nel mondo. In particolare, se in termini assoluti il numero di suicidi è più alto in Giappone, in percentuale questo triste primato nell’area Ocse spetta proprio alla Corea del Sud. Alla riunione sono state analizzate le situazioni dei due Paesi, per capire le cause del fenomeno e confrontare le strategie pastorali per porvi rimedio. Le due delegazioni hanno convenuto che l’aumento dei suicidi, soprattutto tra i giovani, va attribuito da un lato all’esasperata competitività dell’attuale modello economico e, dall’altro, all’indebolimento delle strutture sociali tradizionali come la famiglia, con il conseguente progressivo isolamento dell’individuo, lasciato solo nei momenti di crisi. Come ha infatti spiegato all’agenzia Églises d’Asie Michael Hong Kang–eui dell’Associazione coreana per la prevenzione del suicidio, il numero dei suicidi in Corea del Sud è andato aumentando di pari passo con lo sviluppo economico di questi ultimi 50 anni e ha subito un’ulteriore impennata dopo la crisi dei mercati finanziari asiatici del 1997-98. Anche per i vescovi giapponesi la causa principale dell’alto tasso di suicidi nel Paese del Sol Levante è da attribuire alla crisi del modello sociale tradizionale. In queste condizioni – è stato evidenziato - le difficoltà economiche, la disoccupazione, l’indebitamento diventano tutti fattori che nel lungo termine possono spingere una persona a gesti estremi. La Chiesa – è stata quindi la conclusione dell’incontro – può svolgere un ruolo importante per sopperire al venire meno di questa solidarietà sociale. Essa “dovrebbe essere il luogo dove le persone possono esprimere le loro angosce e sofferenze. Dovremmo prestare un orecchio attento a questa richiesta di aiuto”, ha sottolineato mons. James Koda Kazuo, vescovo ausiliare di tokyo e vice-presidente della Caritas Giappone. Iniziati nel 1995 con lo scopo di promuovere l’amicizia tra i due Episcopati dopo le ferite lasciate dall’occupazione giapponese della Penisola coreana durante la Seconda Guerra Mondiale, gli incontri annuali tra i vescovi giapponesi e sud-coreani sono diventati nel corso degli anni un’importante occasione di scambio e di confronto sulle sfide pastorali comuni. Il prossimo appuntamento è previsto nel novembre 2011 in Giappone. (L.Z.)

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    America centrale: un sacerdote messicano denuncia la migrazione forzata

    ◊   “La criminalità organizzata, in complicità con le autorità dell’immigrazione e della sicurezza in Messico, hanno seminato un clima di persecuzione, dolore e morte per i migranti del Centro America”: è quanto ha denuncito padre Pedro Pantoja Arreola, nell’ambito dell'Incontro Continentale Latinoamericano di Pastorale per i Migranti, svoltosi a Bogotà dal 17 al 20 novembre. Padre Arreola, consulente del progetto "Frontiera con giustizia del Messico" – riferisce l’agenzia Fides - è anche responsabile della casa “Belen Posada del Migrante”, a Saltillo nello Stato di Coahuila, 400 chilometri dal confine tra Messico e Stati Uniti, dove ogni giorno trovano rifugio circa 200 immigrati dal Centro America. La migrazione forzata è un "calvario crudele", storie di estorsione, sequestro e perfino di morte. Padre Pantoja ha affermato inoltre che la migrazione del Centro America vive oggi "il peggior momento". Nel 2009 sono stati compiuti circa 18 mila sequestri di migranti, cosa che ha generato un profitto di 25 milioni di dollari alla criminalità organizzata. (R.G.)

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    Perù: il cardinale Cipriani parla di un'urgente educazione morale

    ◊   Il cardinale Juan Luis Cipriani, arcivescovo di Lima, ieri nella cattedrale della città, ha sottolineato l'urgente necessità di educare alla morale affinché le persone possano distinguere il bene dal male. “Oggi – ha precisato – è urgente chiarire la gravità di una frode, di un furto, altrimenti tutti potrebbero mentire, rubare, abusare”. Il cardinale ha sollecitato i presenti ad un serio esame di coscienza e a confidare sempre nell’aiuto di Dio per superare i problemi e le difficoltà. “Attraverso i sacramenti e la catechesi lasciamo che Cristo guidi le nostre scelte, per avere una coscienza ben formata, per avere un'enorme fede”, ha precisato il porporato. Inoltre Cipriani ha rivalutato il sacramento della Confessione per chiedere perdono di abusi, ingiustizie, menzogne; nel sacramento dell'Eucaristia invece è possibile trovare forza, speranza e gioia. Il cardinale ha poi ricordato che tutti i cattolici hanno il dovere di perseverare in Cristo e quindi di pregare, lottare e ricercare sempre la verità. “Il destino di un cattolico è lottare per amore, fino all'ultimo istante. Bisogna vincere l'ultima battaglia, e poichè non sappiamo quale sia l'ultima, bisogna vincere quella attuale, quella di oggi, in casa, sul lavoro, con gli amici”: è questo il suo messaggio conclusivo con l’invito a pregare, cercare e conoscere Dio. (C.P.)

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    In Lituania il 2011 sarà l’Anno della Misericordia

    ◊   Il 2011 in Lituania sarà l’Anno della Misericordia: lo hanno annunciato i vescovi che domenica scorsa si sono ritrovati nella Cappella della Porta dell’Aurora a Vilnius per inaugurare la settimana annuale di celebrazioni e manifestazioni in onore della Madonna, Mater Misericordiae, che si concluderà domani. Nel corso dell’anno prossimo, è questo l’obiettivo dei presuli, si approfondirà il tema della Misericordia di Dio attraverso l’immagine del Gesù Misericordioso e la storia delle apparizioni. In programma celebrazioni in tutte le diocesi e pellegrinaggi al Santuario della Divina Misericordia a Vilnius, dove vissero Santa Faustina Kowalska e il Beato Michele Sopocko, venerati come i due apostoli della Misericordia. L’immagine del Gesù Misericordioso, inoltre, sarà portata in tutte le parrocchie del Paese. Il culmine delle celebrazioni sarà il 1° maggio, seconda domenica di Pasqua, detta “della Misericordia”, in cui si svolgerà il Congresso nazionale della Divina Misericordia. (R.B.)

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    Il premio “Madre Teresa” al cardinale Elio Sgreccia

    ◊   Il cardinale Elio Sgreccia è il vincitore del Premio Europeo per la vita “Madre Teresa di Calcutta” nell'edizione del 2010. Il premio “Madre Teresa” è una sorta di premio Nobel per la vita ed è stato istituito nel 2008, in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, su iniziativa del Movimento per la Vita italiano e con l’adesione dei Movimenti per la vita e per la famiglia europei. Il riconoscimento viene conferito a personalità che si sono distinte nel difendere il diritto alla vita dei bambini non ancora nati e nel sostenere la famiglia naturale. A consegnare il Premio il presidente del Movimento per la Vita (MpV) Carlo Casini, nel corso del XXX convegno dei Centri di Aiuto alla Vita. “L'attribuzione del riconoscimento al porporato è in perfetta linea con la sua storia quale fondatore della bioetica personalistica ontologicamente fondata”, ha dichiarato il responsabile del MpV all’agenzia Zenit. Casini ha ricordato che si deve al Cardinale Sgreccia la costituzione in tutto il mondo di ben 45 Centri di Bioetica. Nel suo lungo curriculum, figura anche la pubblicazione - nel 1986 - del suo primo manuale di bioetica, un testo fondamentale tradotto in varie lingue ed edito diverse volte. Dal 1990 il porporato è stato membro del Comitato nazionale per la Bioetica, e dal 2004 presidente della Fondazione “Ut Vita Habeant” e dell'associazione “Donum Vitae”. Vicedirettore della rivista “Medicina e Morale”, ha pubblicato oltre 400 lavori su riviste italiane e straniere. La laurea “honoris causa” gli è stata attribuita dalle Università del Messico, del Cile e dell’Argentina. Casini al termine del suo intervento ha espresso il suo affettuoso grazie al cardinale per la vicinanza che ha sempre dimostrato soprattutto nei momenti di scelte difficili in difesa della vita. (C.P.)

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    24 Ore nel Mondo



    Ancora civili uccisi in Afghanistan

    ◊   L'esplosione di un rudimentale ordigno ha causato la morte di quattro civili e il ferimento di altri due nella provincia orientale afghana di Paktiya. Intanto a Jalalabad, capoluogo della vicina provincia di Nangahar, un risciò a motore su cui era nascosta una carica esplosiva è saltato in aria. Lo ha riferito il responsabile del distretto di Ghanikhel, Hajji Zalmay, prima che potesse avvicinarsi all'obiettivo prescelto. La deflagrazione ha provocato la morte di un civile ed il ferimento di altri due.

    Iniziati i lavori per la barriera tra Egitto e Israele
    Iniziano oggi i lavori di costruzione di una barriera che correrà lungo il confine fra Egitto ed Israele per 240 chilometri complessivi. Lo ha reso noto il ministero israeliano della Difesa. La necessità di una separazione fisica fra i due Paesi è stata riscontrata nei mesi scorsi dal governo israeliano, che si è detto sempre più allarmato per il costante afflusso dal Sinai di infiltrati africani in cerca di lavoro. Secondo le stime della stampa, dall'inizio del 2010 sono entrate illegalmente in Israele 12 mila persone e il numero mensile di ingressi è in aumento costante. Anche se questa barriera è stata concepita essenzialmente per far fronte all'immigrazione illegale, i responsabili israeliani ritengono che essa sarà utile anche nel prevenire varie attività di contrabbando frequenti tra il Sinai e il Neghev. Servirà anche ad ostacolare l'infiltrazione di terroristi. Nel settore Nord la nuova barriera si collegherà a quella costruita dall'Egitto lungo il confine fra il Sinai e la striscia di Gaza. Per il completamento dell'opera Israele ha stanziato 1,35 miliardi di shekel, circa 270 milioni di euro. Un funzionario del ministero della Difesa, citato dal quotidiano Haaretz, ha affermato che i lavori si svolgeranno “a ritmo serrato”.

    A febbraio il processo a due cittadini americani in Iran per spionaggio
    È stato fissato per il 6 febbraio del 2011 il processo a due cittadini americani in carcere da quasi 16 mesi in Iran con l'accusa di ingresso illegale nel Paese e spionaggio. Lo ha detto oggi all'Ansa il loro avvocato, Massud Shafii.

    Via libera al piano di salvataggio UE dell’Irlanda: ora il piano di austerity di Dublino
    Via libera dei 16 ministri delle Finanze dell'Eurozona al salvataggio del settore bancario irlandese. “Una garanzia di salvezza dell'Euro e della stabilità dell'Ue”, hanno commentato gli stessi titolari delle politiche economiche. Dopo giorni di tentennamenti Dublino è, dunque, pronta ad accogliere il piano di aiuti. Anche qui, come ad Atene, verrà varato un piano di austerity, di cui ancora non si conoscono i dettagli. Il documento è passato al vaglio degli esperti dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale, che dovranno decidere l’entità del pacchetto. L’Irlanda fino a pochi anni fa era considerata un modello di sviluppo per tutta l’Europa. Quali sono i motivi che hanno portato alla situazione reale? Salvatore Sabatino lo ha chiesto all’economista Giacomo Vaciago, docente di Politica Economica nell'Università Cattolica di Milano:

    R. - Negli scorsi anni, così come altri Paesi europei - basti pensare a Grecia, Spagna e Portogallo - anche l’Irlanda ha conosciuto, purtroppo, i guai provocati da una speculazione immobiliare, che ha portato ad illudersi che costruendo case a prezzi crescenti si fosse più ricchi: questo non è mica vero! La produttività aumentava finché arrivavano investimenti industriali, finché rappresentavano una piattaforma per la crescita rivolta all’Europa. Negli ultimi anni la “bolla” ha fatto solo male all’Irlanda, così come a tutti gli altri Paesi che hanno conosciuto questa deformazione della loro crescita.

    D. - Professore, lei crede che ci siano delle grosse responsabilità nella gestione di questa crisi, Si doveva, insomma, intervenire prima. Ora cosa possiamo attenderci?

    R. - Io spero che la capacità dei governi europei di occuparsi di ciò che hanno in comune - cominciando dalla moneta, l’euro - migliori perché la crisi esplosa un anno fa ad Atene, diventa crisi anche irlandese già a maggio di quest’anno ed ora siamo a novembre. Aspettare non serva mai a migliorare le cose!

    D. - Quanto ad ulteriori riflessi sulla comunità europea, crede che il pessimismo e la paura del fallimento possano, di fatto, pesare ulteriormente sulla crisi in atto rallentando la ripresa?

    R. - La sensazione, rafforzata da quanto vediamo tutti i giorni sulle borse e sui mercati, è che c’è incertezza e quindi pessimismo anche nelle famiglie, anche nelle imprese che hanno la sensazione di una situazione non governata. I governi possono essere di destra o di sinistra, ma sono utili se prendono provvedimenti che risolvono i problemi! (mg)

    A Berlino chiusa la cupola del Reichstag per rischio attentato
    La grande cupola di vetro del Reichstag è stata chiusa al pubblico, dopo che si è appreso che lo storico palazzo berlinese in cui ha sede il Parlamento tedesco è nel mirino di Al Qaeda. L'ufficio stampa del Bundestag ha fatto sapere che la grande terrazza panoramica sul tetto del Reichstag rimarrà chiusa a tempo indeterminato, precisando però che le visite di gruppo già prenotate per l'interno dell'edificio sono confermate. Il ministro dell'Interno della città-Stato di Berlino, Ehrhart Koerting (Spd), ha definito "plausibili" le minacce terroristiche contro obiettivi simbolici nella capitale tedesca e ha riferito che la polizia federale ha inviato 60 agenti di rinforzo da altre zone del Paese. Già da giovedi' scorso il Reichstag era stato circondato da transenne metalliche, in modo da canalizzare e controllare l'accesso dei visitatori. Nel talk-show domenicale della tv Ard, il ministro dell'Interno, Thomas de Maiziere (Cdu), aveva criticato lo "Spiegel" per le presunte rivelazioni su un piano di Al Qaeda per assaltare il Reichstag.

    Incontro a sorpresa tra Obama e Medvedev a Lisbona a conclusione del vertice Nato
    A sorpresa, i presidenti degli Stati Uniti, Barack Obama, e della Federazione Russa, Dmitri Medvedev, hanno avuto un colloquio di 15-20 minuti, ieri, prima di lasciare Lisbona dopo il Consiglio Nato-Russia. Non era previsto, è stato un incontro informale ed improvvisato, e si è svolto alla sola presenza di un interprete. Il servizio di Fausta Speranza

    È stato Obama a chiedere l'incontro a quattr'occhi. Mentre l'AirForceOne, l'aereo presidenziale, riportava il presidente a Washington, uno dei suoi stretti collaboratori – o qualcuno ipotizza lo stesso presidente - ha raccontato ai giornalisti al seguito di un incontro “molto cordiale” su temi 'caldi' e controversi come la situazione in Georgia o le difficoltà appena emerse per la ratifica Usa del Trattato Start sul disarmo. Obama fa sapere che ai vertici non si deve parlare “soltanto di cooperazione, ma anche affrontare le differenze” perché solo così “si possono ridurre le incomprensioni che portano a conseguenze imprevedibili”. E sulle difficoltà per lo Start, secondo la Casa Bianca, Medvedev ha espresso “fiducia”. Da parte sua, incontrando i giornalisti prima di lasciare Lisbona, Medvedev ha fatto un breve accenno alla sua chiacchierata con Obama, che gli ha garantito di fare il massimo per lo Start. Fin qui le indiscrezioni sull’inatteso faccia a faccia. Ci sono poi i risultati del vertice: il presidente russo ha parlato di “vertice storico” visto il rilancio delle relazioni Usa-Russia. Sul futuro scudo antimissile Nato Medvedev si è detto prudente: non è esclusa la partecipazione della Russia ma in tempi lunghi. Se si pensa che la Russia aveva reagito malissimo all'ombrello antimissile Usa lanciato da George W. Bush, da schierare in Polonia e in Repubblica Ceca, mentre Medvedev è invece pronto a cooperare su quello Nato proposto da Obama, il passo avanti si commenta da sé. E ci sono anche fatti concreti: Medvedev ha abbandonato l'idea di installare missili a Kaliningrad, sul Baltico, e ha cancellato il contratto di vendita di missili S300 all'Iran.

    Provocazione in tema di nucleare dalla Corea del Nord
    Il nuovo impianto di arricchimento dell'uranio della Corea del Nord è un fatto 'spiacevole’, ma 'non rappresenta un elemento di crisì. Lo ha detto oggi l'inviato speciale statunitense in Corea del Nord, Stephen Bosworth, citato dall'agenzia Yonhap di Seul. Il nuovo impianto, secondo Washington, è “un'altra provocazione” di questi ultimi 20 anni, che potrebbe essere utilizzata dalla Corea del Nord per ottenere concessioni dalla comunità internazionale.

    Sono tutti vivi i 29 minatori intrappolati nel sud est della Cina
    Sono tutti vivi i 29 minatori intrappolati nel fondo di una miniera nel sud est della Cina. Lo scrive l'agenzia nuova Cina. Ieri era stata diffusa la notizia secondo la quale 28 minatori erano rimasti intrappolati sotto terra a causa di abbondanti inondazioni. L'incidente è avvenuto ieri mattina nella miniera di carbone di Batian, nei dintorni della città di Neijiang, nella provincia del Sichuan. In quel momento erano al lavoro 41 minatori. Quando l'inondazione ha cominciato a bloccare la miniera, 13 lavoratori sono riusciti a risalire e a salvarsi, gli altri sono rimasti intrappolati. Stamane, invece, l'agenzia di stato cinese, nell'annunciare che i minatori sono in vita e che sono cominciate le operazioni di soccorso, ha riferito che gli operai intrappolati sono 29.(Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIV no. 326

    E' possibile ricevere gratuitamente, via posta elettronica, l'edizione quotidiana del Bollettino del Radiogiornale. La richiesta può essere effettuata sulla home page del sito www.radiovaticana.va/italiano.

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